La collaborazione tra Dmt e RCS Sport & Events si rafforza ulteriormente. L’azienda veronese di calzature tecniche per il ciclismo continuerà difatti ad essere protagonista nel mondo delle grandi competizioni, consolidando la propria presenza come “Official Partner” e “Official Shoe” di tre iconiche corse del calendario WorldTour: Strade Bianche, Milano-Sanremo e Il Lombardia.
Ma l’impegno di Dmt non si limiterà solo agli eventi professionistici. Il brand sarà al fianco di RCS Sport & Events anche per le competizioni amatoriali, come la Gran Fondo Strade Bianche e la Gran Fondo Il Lombardia in programma il prossimo 12 ottobre 2025, appuntamenti che ogni anno richiamano migliaia di ciclisti da tutto il mondo.
Oltre alla forte esposizione mediatica garantita dai percorsi di gara, Dmt sarà presente con il proprio “truck” espositivo negli Expo Village, ma anche all’arrivo della Milano-Sanremo. Qui gli appassionati potranno vedere da vicino e testare le calzature del marchio, scelte da campioni come Tadej Pogacar, Juan Ayuso, Elia Viviani e molti altri.
Juan Ayuso testimonial DmtJuan Ayuso testimonial Dmt
Tre classiche… la storia del ciclismo
Strade Bianche, pur essendo una corsa relativamente giovane (nata nel 2007), è già diventata una delle gare più affascinanti del calendario, tanto da essere definita la “sesta Monumento”. Gli sterrati delle Crete Senesi e l’iconico arrivo in Piazza del Campo, nel centro di Siena, la rendono da sempre una competizione unica nel suo genere.
La Milano-Sanremo, soprannominata la “Classicissima”, è la prima Monumento della stagione e con i suoi quasi 300 chilometri è la più lunga in calendario. La sua conclusione, con le ascese della Cipressa e del Poggio, è sinonimo di emozioni e colpi di scena fino agli ultimi metri…
A chiudere il trittico c’è Il Lombardia, la “Classica delle Foglie Morte”, una gara riservata agli scalatori, che si sfidano su un percorso impegnativo in quello che rappresenta l’ultimo grande appuntamento della stagione ciclistica internazionale.
Tadej Pogacar con Federico e Philippe ZecchettoTadej Pogacar con Federico e Philippe Zecchetto
«Siamo davvero felici di rinnovare la partnership con RCS Sport anche per la corrente stagione 2025 – ha dichiarato Dante Luisetti, il General Manager di Dmt – partecipare a eventi del calibro di Strade Bianche, Milano-Sanremo e Il Lombardia significa essere presenti nel cuore del grande ciclismo. Queste gare sono un’eccellenza del nostro sport e rispecchiano i valori di innovazione e qualità che da sempre guidano Dmt. Grazie a questa rinnovata collaborazione, Dmt consolida la propria presenza nel ciclismo d’elite, confermando un ruolo di riferimento per atleti e appassionati di tutto il mondo».
Marco Compri è l'allenatore per palestra dei pistard azzurri. Gli abbiamo chiesto la differenza di forza tra gli stradisti usciti dal Giro e i pistard puri.
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Dopo gli impegni olimpici del 2024, quest’anno Filippo Ganna si è preso un anno sabbatico dalla pista, e si concentrerà solo sulle prove in strada. A luglio tornerà al Tour De France, ma prima lo aspetta una primavera su cui punta molto, con gli obiettivi dichiarati della Milano-Sanremo e della Parigi-Roubaix.
Alla Classicissima l’abbiamo già visto a suo agio sia l’anno scorso, quando è stato fermato solo da un problema meccanico nella discesa del Poggio, che il precedente, quando ha colto il 2° posto. Alla Roubaix torna dopo il buon 6° posto del 2023, quando ha dimostrato di potersela giocare con i migliori specialisti. Come si è preparato per questi appuntamenti? Cos’è cambiato rispetto agli inverni precedenti? Ne abbiamo parlato con Dario Cioni, l’allenatore di Top Ganna.
Cioni controlla la bici di Ganna al Tour de Wallonie del 2023 (foto Ineos Grenadiers)Cioni controlla la bici di Ganna al Tour de Wallonie del 2023 (foto Ineos Grenadiers)
Dario, com’è andata la preparazione di Filippo?
L’inverno è andato bene, senza inconvenienti, solo un mezzo raffreddore. Filippo ha fatto due ritiri a Gran Canaria dove c’è un meteo ottimale rispetto ad altri luoghi, e ci può concentrare solo sul lavoro senza perdere neanche un giorno. Si è allenato bene, i valori dei test sono postivi, ora si tratta solo di vedere se abbiamo fatto tutto giusto.
Avete cambiato qualcosa rispetto alla passata stagione?
Rispetto all’anno scorso non ci sono le Olimpiadi, questo ci ha permesso di fare un avvicinamento completamente diverso già dall’inverno. L’anno scorso è partito un pochino più tranquillo perché l’obiettivo principale era più avanti nella stagione, invece quest’anno ha potuto concentrarsi al 100% sulle classiche. Come avvicinamento è più simile al 2023 e anche i valori nei test sono in linea con quell’anno.
Parigi-Roubaix 2023, Filippo Ganna con Stefan Kung a ruota Parigi-Roubaix 2023, Filippo Ganna con Stefan Kung a ruota
Nel 2024 però, nonostante la preparazione più “lenta”, Filippo alla Sanremo è andato fortissimo, e senza quel problema meccanico chissà come sarebbe finita
Il problema non era stato tanto per la Sanremo quanto per la Roubaix. Alla Sanremo c’è sì un sforzo importante, ma solo nel finale. La Roubaix invece è tutto un altro discorso a livello di dispendio energetico e quindi di preparazione.
Ha già fatto le ricognizioni sui percorsi?
Non ancora, ma sono entrambe in programma. Dopo la Tirreno-Adriatico andrà a provare la Sanremo e dopo il primo blocco di classiche andremo sulle strade della Roubaix.
Ganna alla Sanremo del 2023, che ha chiuso al 2° posto Ganna alla Sanremo del 2023, che ha chiuso al 2° posto
Restando alla classica del pavè, nel 2023 Filippo è arrivato sesto, giocandosela con i migliori per buona parte della gara. Cos’ha imparato da quell’esperienza?
Difficile dirlo, sicuramente ha imparato molto perché ha corso ad altissimi livelli, con i più forti al mondo. Credo che lo capiremo quel giorno. Poi in due anni alcuni materiali sono progrediti, credo che quest’anno userà i tubeless da 32mm. Sono comunque cose che deciderà dopo la ricognizione.
Negli ultimi giorni si rincorrono voci sulla presenza di Pogacar alla Roubaix. Tu come la vedi?
Sarebbe certamente un avversario in più da tenere d’occhio, ma potenzialmente anche un alleato in più.
Un alleato?
Sì perché se qualcun altro va via, lui può essere un importante uomo in più che aiuta nell’inseguimento.
In questo 2025 Ganna ha già dimostrato una buona forma, cogliendo un 3° posto in volata alla Volta ao AlgarveIn questo 2025 Ganna ha già dimostrato una buona forma, cogliendo un 3° posto in volata alla Volta ao Algarve
Passiamo alla Sanremo. Avete già pensato ad una tattica?
Il punto chiave è l’inizio della Cipressa, la cosa più importante, anzi fondamentale, è essere nelle prime posizioni quando il gruppo la imbocca. Altrimenti, con le velocità con cui si fa quella salita oggi, recuperare diventa molto dura.
In squadra saranno tutti per Filippo o magari avrete anche una seconda punta?
Dipende un po’ da come andrà la corsa. Sarà importante avere qualcuno che possa entrare in certi attacchi pericolosi, specie se uno degli altri big cercherà di anticipare. Comunque siamo fiduciosi, Filippo sta bene come si è visto in questo inizio di stagione dove è stato anche un po’ sfortunato. Alla Volta ao Algarve ha fatto un ottimo terzo posto in volata in rimonta, sarebbe bastato pochissimo per vincere.
I successi tra i professionisti di Ganna, Sobrero, Balsamo e Longo Borghini sono straordinari. Come sta crescendo il movimento ciclistico giovanile piemontese da cui provengono? Lo abbiamo chiesto al Coordinatore Tecnici Regionali, Francesco Giuliani
Se c’è una cosa che si può ammettere tranquillamente è che con Tadej Pogacar c’è sempre da stare all’erta. Perché ogni corsa riserva sorprese, forse anche perché il campione del mondo è sempre sotto i riflettori. Nella prima tappa prova a fare lo sprint? Gli dicono che come velocista ha molto da imparare. Il giorno dopo è terzo a cronometro? E giù critiche anche da parte di giornali e giornalisti affermati. Poi però, appena la strada si rizza sotto le ruote, lo sloveno mette tutto in chiaro: se c’è lui, non si passa…
A cronometro lo sloveno aveva colto il terzo posto e su qualche giornale sono piovute criticheA cronometro lo sloveno aveva colto il terzo posto e su qualche giornale sono piovute critiche
Una corsa divisa in due parti
Questa è la prima parte del UAE Tour. Poi c’è la seconda: tutti pensano che sarà un lento (per modo di dire…) procedere verso l’ultima frazione, quella dello Jebel Hafeet, con l’arrivo in salita. Ma con lui non è mai così ed ecco che nella tappa del venerdì fa il numero ad effetto, va in fuga per 110 chilometri. Il gruppo non sa che fare, i commentatori non capiscono. Alla fine finisce 36°, fresco come una rosa, con l’espressione del divertimento puro. Il contrario del giorno successivo, quando se ne resta in gruppo e alla fine ammette: «Mi sono annoiato».
Essere con Tadej è come stare sull’ottovolante e Andrej Hauptman, da anni suo diesse ma soprattutto amico, lo sa bene: «Quell’attacco è nato quasi per scherzo. Aveva pensato di rompere la monotonia dando verve alla corsa, ma si aspettava che qualcuno lo seguisse, invece sono rimasti in gruppo e allora ha tirato avanti, incurante di come sarebbe andata a finire, pensando a fare una buona sgambata. Certo, si fosse trattato di un altro corridore avrei detto che era meglio evitare, ma lui è speciale…».
Nella tappa di Jebel Jais uno scatto nel finale gli era valsa la prima vittoria 2025 e la maglia di leaderNella tappa di Jebel Jais uno scatto nel finale gli era valsa la prima vittoria 2025 e la maglia di leader
Il fatto di essere imprevedibile è una delle caratteristiche che lo rende unico, secondo te?
Una delle tante. Io dico sempre che per certi versi è un artista, che interpreta i suoi vezzi, che si lascia andare alla fantasia. In fin dei conti poi, ha quasi sempre ragione lui.
Dopo la tappa ne parlate?
Certo, mettiamo a confronto le nostre idee, come facciamo sempre prima di una corsa, così facciamo dopo. Molti sono rimasti colpiti dalle sue dichiarazioni del dopo la tappa di sabato, quando ha detto di essersi annoiato. Tadej è uno che ama visceralmente l’azione, il coinvolgimento. Per lui pedalare non è mai un gesto meccanico, vuole che abbia sempre un senso. Questo significa anche che onora ogni gara come se fosse una grande classica o la tappa di un grande giro. Tadej è così: magari è in testa alla corsa e si mette a tirare per un compagno, magari anche la volata. Per me è anche bellissimo avere a disposizione uno così. Anche se qualche volta mi fa sobbalzare il cuore…
Un fine settimana che ha fatto discutere: venerdì una fuga di oltre 100 chilometriSabato una corsa protetto dai suoi, ma a fine tappa l’ammissione: «Mi sono annoiato»Domenica la frazione dello Jebel Hafeet ed ecco il Pogacar che tutti conosciamo: incontenibileUn fine settimana che ha fatto discutere: venerdì una fuga di oltre 100 chilometriSabato una corsa protetto dai suoi, ma a fine tappa l’ammissione: «Mi sono annoiato»Domenica la frazione dello Jebel Hafeet ed ecco il Pogacar che tutti conosciamo: incontenibile
Tu hai corso per anni: quando ti trovi nel gruppo uno così, talmente superiore e che fa cose contro la logica, non sbaraglia anche tutte le tattiche di corsa?
Questa è un’altra delle cose che ne fanno un corridore unico. Io sì, ero corridore, ma non era la stessa cosa, io facevo sempre tanta fatica. Ormai sono anni che lavoro con lui e vedo che ha la capacità di trasformare tutto in un gioco, anche per combattere la noia. Questo è bellissimo, anche perché non fa mai nulla che non sia ammesso. Certo, così mette in difficoltà le altre squadre, me ne rendo conto…
Un conto però è una tappa di una corsa pur importante come il Uae Tour, un altro quando in ballo ci sono i traguardi che fanno una carriera, come una classica o un Grande Giro…
Calma: Pogacar anche quando fa quelle che qualcuno potrebbe considerare “mattane”, lo fa sempre a ragion veduta. Venerdì la tappa era piatta, non c’era vento, sapeva che quello sforzo non gli sarebbe rimasto sulle gambe. Quando si tratta di corse importanti anche lui sa benissimo che ogni stilla di energia è importante e corre sempre per attuare un piano, mai per fare azioni fini a se stesse.
Tadej Pogacar e il suo diesse Andrej Hauptman. Entrambi sono arrivati alla UAE nel 2019Tadej Pogacar e il suo diesse Andrej Hauptman. Entrambi sono arrivati alla UAE nel 2019
Siamo a meno di un mese dal primo di questi obiettivi, la Sanremo che anche, soprattutto per un corridore come lui è difficile da interpretare. Ci sta già pensando?
Diciamo che ci sto pensando soprattutto io, per capire la tattica giusta e gli uomini più adatti per affrontarla. Se rendere la corsa dura da lontano, se aspettare la parte finale, se portar via un gruppetto verso lo sprint finale o magari altro. Manca tempo, ma ci stiamo ragionando, vagliando ogni possibilità perché la Classicissima è la corsa che più di ogni altra sfugge a qualsiasi regola tattica. Lì veramente serve il tocco dell’artista…
La stagione dell’iridato sarà lunga, come lo hai visto in terra araba?
Siamo esattamente dove volevamo essere. A livello alto, ma c’è margine, c’è lavoro da fare. Abbiamo cambiato il suo calendario rispetto al passato, farà solo il Delfinato come corsa a tappe da qui al Tour, per il resto solo corse d’un giorno. Siamo tranquilli, la squadra gira benissimo sia quando si corre per lui che quando Tadej non c’è. Dobbiamo solo pensare a lavorare e a guardare avanti, state tranquilli che di noia non si parlerà più…
Il Fiandre mette in luce Pogacar ed evidenzia la sua inesperienza. Al contrario, Van der Poel stavolta fa sfoggio di lucidità. E in volata, un capolavoro
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Valerio Conti si prepara a un 2025 ricco di sfide con la Solution Tech-Vini Fantini. La squadra toscana ha ottenuto una wild card per due tra le corse più prestigiose della stagione italiana: Strade Bianche e Milano-Sanremo. Due opportunità importanti per mettersi in mostra contro i grandi team WorldTour, ma anche due gare dove per una professional il divario con i migliori può rendere difficile puntare al risultato.
Come affronteranno dunque queste competizioni? Ha senso sognare il colpaccio (se non altro per ben figurare) o meglio puntare su obiettivi più alla portata? Valerio ci racconta il suo approccio a queste corse, ma anche le sensazioni sulla nuova stagione: dai nuovi materiali, al team rinnovato.
Secondo Conti sta nascendo un gruppo giovane e più competitivo dell’anno scorso. Come affronteranno Strade Bianche e Sanremo?Secondo Conti sta nascendo un gruppo giovane e più competitivo dell’anno scorso. Come affronteranno Strade Bianche e Sanremo?
Valerio, partiamo da qui: parteciperai a Strade Bianche e Milano-Sanremo?
All’inizio la Strade Bianche non era nel mio programma, ma mi sta venendo voglia di farla e al 99 per cento ci sarò. Proprio nel weekend ho fatto la richiesta alla squadra. Riguardo alla Milano-Sanremo invece dipenderà dal mio calendario. Se andrò in Taiwan e in Thailandia, corse molto importanti per noi, non potrò esserci, perché sono concomitanti con la Classicissima.
Come mai questa voglia?
Perché tutto sommato sento di stare bene. Sto pedalando benone e la gamba è buona. Inizierò pochi giorni prima a Laigueglia e queste due gare insieme potrebbero darmi qualcosa in più.
Per una squadra professional come la vostra, come si affrontano queste due corse così importanti?
Correre in Italia in gare così prestigiose è bellissimo e porta visibilità agli sponsor. Oltre al risultato, che è difficile da ottenere, per noi anche una fuga ben assortita è importante. Stare in diretta per ore ci dà valore. L’obiettivo è essere presenti, cercare appunto la fuga o anche un piazzamento. E questo potrebbe essere possibile soprattutto in una gara come la Sanremo.
Perché più alla Sanremo?
Primo perché è una Monumento e poi perché alla Sanremo è più semplice per noi e per entrare in fuga. L’anno scorso ci siamo riusciti io e Tsarenko. La Strade Bianche è più dura, si corre di gambe e anche la fuga va via di gambe. Gli scatti iniziano subito e spesso la fuga buona non parte nemmeno o ci mette moltissimo. Alla Strade Bianche meglio stare davanti che restare nel gruppo, ma non è facile. Alla Sanremo invece, dopo che la fuga è partita, salvo rarissimi casi, si resta avanti per molti chilometri.
Cosa si pensa una volta in fuga alla Sanremo? Quasi 300 chilometri di gara: non sono pochi…
Pensi che almeno sei in televisione! Scherzi a parte, essere davanti non è facile, anche molte WorldTour vogliono entrare in fuga ormai. Quando sei in fuga è bello, ti godi il momento. Poi, man mano che ti avvicini ai Capi, alla Cipressa, la testa lavora ancora di più, ma sai che il gruppo arriverà. A quel punto l’obiettivo è resistere il più possibile, magari fino all’inizio della Cipressa.
Conti (a sinistra) in fuga lo scorso anno alla Sanremo: ben 243 km di attaccoConti (a sinistra) in fuga lo scorso anno alla Sanremo: ben 243 km di attacco
Quali sono le strategie in una fuga lunga come quella della Sanremo?
Devi fare un ritmo costante, quasi come fosse una cronometro, ma non subito a tutta. Se rompi il gruppetto della fuga troppo presto e si resta in pochi, ti riprendono prima. Meglio una doppia fila fatta bene, compatta, tenere un passo regolare e aumentare piano, piano. Il traguardo a quel punto non è tanto la linea d’arrivo, ma vedere fino a che punto si riesce a stare davanti. L’obiettivo è fare più chilometri possibili in fuga.
Valerio, hai accennato alle corse in Asia, gare che danno punti e che sono più accessibili per le professional e ormai anche per alcune WorldTour. Di conseguenza questi grandi obiettivi come Strade Bianche e Sanremo come si approcciano? Meglio schierare le formazioni top nelle corse asiatiche?
Cerchiamo comunque di arrivarci bene. Siamo coscienti che non sono obiettivi alla nostra portata, ma c’è comunque la voglia di fare bene, di mettersi in mostra, di onorare la gara. Si dà il massimo assolutamente.
Avete un nuovo sponsor, Solution Tech: quali sono le impressioni di questa “nuova” squadra?
Per me la squadra ha fatto uno step in avanti. Molti corridori non sono stati rinnovati, mentre sono arrivati tanti giovani con grinta e voglia di emergere. Lorenzo Quartucci, per esempio, ha già mostrato buone cose. Idem Alexandre Balmer. Gli altri li valuteremo in gara. Avere una squadra professional in Italia è difficile, ma il nostro obiettivo è fare i punti per entrare nel ranking (top 30, ndr) e avere di nuovo la possibilità di andare al Giro d’Italia.
Tu e Sbaragli ormai siete i veterani: questo è anche il vostro ruolo nel team?
Un po’ sì, perché qui l’ambiente è ancora quello di qualche anno fa, dove si imparava dai veterani. Oggi il ciclismo è cambiato: la tecnologia ha creato la perfezione, i giovani sanno già tutto. Non c’è più bisogno della maturazione, delle esperienze trasmesse dai “vecchi”. Scendi a colazione e hai già i grammi di cibo pesati, per dire… Questo ha reso più forti i giovani, ma ha tolto qualcosa ai veterani, almeno come insegnanti.
Un bel cambio, anche dal punto di vista dei materiali…
Quest’anno abbiamo fatto un salto di qualità: va detto. Le bici Pardus sono più leggere e veloci. La mia pesa un chilo spaccato in meno rispetto all’anno scorso. E anche le ruote Elitewheels, sono super scorrevoli. Materiali così ti danno fiducia e stimoli in più.
Nelle prime gare qualche buon piazzamento e persino una vittoria (quella di Rajovic nella prima tappa del Tour de Sharjah) per la Solution TechNelle prime gare qualche buon piazzamento e persino una vittoria (quella di Rajovic nella prima tappa del Tour de Sharjah) per la Solution Tech
Quale sarà il tuo calendario, Valerio?
Inizio con Laigueglia. Poi appunto Strade Bianche e credo farò Taiwan e Thailandia. A seguire ci sarà una primavera piuttosto piena con il Giro d’Abruzzo e probabilmente il Tour of the Alps. Se non andrò in Trentino andrò al Giro di Turchia.
Quanto cambia una stagione senza un Grande Giro?
Cambia tanto. Un Grande Giro ti porta al top della forma e ti migliora anche per la seconda parte della stagione. Se non lo fai, devi gestirti diversamente, allenarti alla perfezione, fare più richiami, più gare. Con un grande Giro invece, la gamba viene da sola. E se ti sai gestire bene, il volume di quella condizione che ti lasciano le tre settimane, te lo porti dietro per il resto della stagione.
Con l’addio di Frassi, chi sarà il vostro direttore di riferimento?
Francesco Frassi era un punto di riferimento enorme. Non solo un grande direttore sportivo, ma anche una persona speciale. Qui aveva un ruolo totale. Ha ricevuto la chiamata dalla Israel-Premier Tech e ha accettato. Quest’anno ci saranno ancora Marco Zamparella, Serge Parsani e i nuovi arrivati Leonardo Canciani e Filippo Fuochi, che collaboreranno tutti insieme.
Ad inizio gennaio Wout Van Aert ha ufficializzato il suo calendario per il 2025, che sarà focalizzato su Giro delle Fiandre, Parigi-Roubaix, Giro d’Italia e Tour de France. Come già l’anno scorso dunque non parteciperà alla Milano-Sanremo, l’unica classica monumento che ha già vinto e che per certi aspetti potrebbe sembrare la più adatta alle sue caratteristiche. A causa della caduta alla Dwars door Vlaanderen la scorsa stagione non abbiamo potuto vederlo sulle pietre che contano, e quindi quest’anno sarà il primo vero test di questo suo calendario.
Ma, detto questo, siamo sicuri che saltare la Classicissima sia una scelta azzeccata per un corridore totale come lui? Non è un azzardo sacrificare uno degli appuntamenti più importanti dell’annoper puntare tutta la primavera sul Fiandre – dove dovrà vedersela con mostri come Van Der Poel e Pogacar – e sulla Roubaix – dove le incognite sono incalcolabili e la sfortuna è sempre dietro l’angolo, come si è visto nel 2023? Ne abbiamo parlato con Pippo Pozzato, che come Van Aert ha vinto una Sanremo e colto piazzamenti importanti nelle classiche delle pietre.
Filippo Pozzato alla partenza del mondiale gravel 2022Filippo Pozzato al mondiale gravel 2022
Filippo, come vedi questa scelta?
Certamente mi dispiace non vederlo lì, in una gara così adatta a lui. Forse sì è un po’ un azzardo, ma mi pare di aver capito che abbia scelto di non andare per allenarsi al meglio per la seconda parte della primavera, Giro compreso. Mi fa strano che uno come lui non ci sia, però è anche vero che nel ciclismo moderno devi puntare solo certi obiettivi, quindi da una certo punto di vista lo capisco.
Ai tuoi tempi era diverso?
Totalmente. Considerate solo che io in certe stagioni ho fatto anche 110 giorni di corsa, loro se va bene ne fanno la metà. Adesso fanno molta più intensità in allenamento e infatti arrivano alle gare già che volano. A me per esempio non piaceva troppo andare in altura, preferivo correre. Adesso però quel ciclismo non esiste più. Soprattutto negli ultimi due-tre anni secondo me c’è stato un cambiamento grandissimo in questo senso.
La caduta di Van Aert alla Dwars door Vlaanderen, che gli è costata buona parte della scorsa stagioneLa caduta di Van Aert alla Dwars door Vlaanderen, che gli è costata buona parte della scorsa stagione
Anche per questo tu hai sempre corso tutte e tre le prime monumento, perché era più semplice ai tuoi tempi?
Secondo me sì. Poi la Sanremo è davvero una gara particolare. Al Fiandre viene fuori chi ha più gambe, alla Sanremo invece ci sono mille incognite perché è davvero aperta a tutti. Io ho sfiorato la vittoria un sacco di volte per un motivo o per l’altro, e alla fine non l’ho vinta l’anno in cui andavo più forte, ma quello in cui ha girato tutto giusto.
Credi sia questo uno dei motivi di questa scelta, perché la Sanremo è comunque un terno al lotto e quindi meglio puntare su altro?
No, non credo, penso contino molto di più altri fattori. Poi, se devo dire la verità, io ho sempre pensato che la corsa perfetta di Van Aert sia il Fiandre.
Van Aert al Fiandre 2020, battuto in volata da Van Der PoelVan Aert al Fiandre 2020, battuto in volata da Van Der Poel
Anche contro Van Der Poel e Pogacar?
Se è al top della forma credo se la possa giocare benissimo, sì. Gli altri sono due fenomeni, certo, ma devono comunque riuscire a staccarlo se non vogliono trovarselo in volata. A livello di motore puro credo che sia il più forte, l’ho sempre detto. Il suo problema è che non lima tanto, non sa muoversi come Van Der Poel, forse gli manca qualcosa tecnicamente, come spesso si vede anche nel ciclocross.
Però Van Der Poel le classiche di primavera le fa tutte…
Ma Van Der Poel corre in una maniera diversa, ha una squadra in cui può fare praticamente quello che vuole. Al Tour magari tira qualche volata, ma aiutare un capitano che il Tour può vincerlo, come fa Van Aert, è tutta un’altra questione. Dopodiché, torno a dire, corridori come Van Der Poel gareggiano davvero poco e non so come facciano ad andare così forte. Questo ti dà davvero l’idea della differenza tra il mio ciclismo e quello che c’è adesso, non capisco come facciano ad allenarsi con quell’intensità senza l’adrenalina delle corse. Devi davvero essere sempre super concentrato, e quindi credo che mentalmente sia più difficile.
Wout Van Aert festeggia con Julian Alaphilippe la sua vittoria alla Milano-Sanremo 2020. Lo rivedremo nel 2026?Wout Van Aert festeggia con Julian Alaphilippe la sua vittoria alla Milano-Sanremo 2020. Lo rivedremo nel 2026?
Quindi alla fine sei d’accordo con la scelta di Van Aert e della squadra?
La Sanremo, il Fiandre e la Roubaix dovresti sempre farle secondo me, ma se è una scelta tecnica e io la capisco. Poi non mi sento di avere la competenza per giudicare i metodi di preparazione che ci sono adesso io, perché appunto è tutto diverso, e sicuramente loro avranno fatto tutti i calcoli, come anche nella scorsa stagione. Infatti avrei voluto vederlo anche l’anno scorso perché andava davvero fortissimo prima dell’incidente.
Per rivederlo alla Sanremo allora dobbiamo sperare che quest’anno vinca il Fiandre o la Roubaix?
Questa potrebbe essere una buona soluzione. Come tifosi di Van Aert e del ciclismo forse dovremmo augurarcelo tutti.
Sfida a distanza e vittoria nello stesso giorno per Van der Poel in Italia e Van Aert in Belgio. Due strade diverse per arrivare alla sfida del Fiandre
Manca ancora tanto, tantissimo, eppure già si parla della Milano – Sanremo come abbiamo visto qualche giorno fa con i 20 anni del trionfo di Petacchi, ma lo si fa anche in ottica futura e soprattutto sul grande atteso: Tadej Pogacar. Come dovrà fare per vincerla? Secondo molti, per non dire tutti, nell’ambiente del ciclismo la Classicissima potrebbe essere la spina nel fianco dell’asso della UAE Emirates, la gara più difficile da conquistare per lui. E in effetti viste le caratteristiche fisiche di Pogacar e visto il percorso si fa fatica a non essere d’accordo.
Ma allora come potrebbero fare Pogacar e la sua squadra a vincere la Sanremo? Con che tattica? Lo abbiamo chiesto ad alcuni direttori sportivi che con la Classicissima hanno ed hanno avuto, anche come corridori, un certo feeling.
Pareri discordanti emergono sulle tattiche da impostare, ma su una cosa sono d’accordo: il meteo avverso. Freddo, pioggia e vento, potrebbe essere gli alleati più preziosi per lo sloveno, se non l’unica chance di vittoria.
Piva ipotizza una corsa dura sin dal Turchino. Ma alla UAE servirebbe una squadra super e anche una seconda punta che possa dare garanziePiva ipotizza una corsa dura sin dal Turchino. Ma alla UAE servirebbe una squadra super e anche una seconda punta che possa dare garanzie
Piva, attacco lungo
Lo scorso anno, con il secondo posto di Michael Matthews, la Jayco-AlUla ha dimostrato di avere una solida conoscenza della gara, ma è evidente che c’è una componente di incertezza che può cambiare radicalmente le sorti della corsa. Per Valerio Piva, è stata addirittura l’occasione mancata del 2024.
«Secondo me – dice Piva – la chiave sta nel fare una selezione precoce, anticipando gli attacchi e cercando di sfondare già prima del Poggio. La difficoltà principale di Pogacar alla Sanremo è che l’idea di una volata finale a ranghi ristretti è davvero difficile per lui. La salita del Poggio è corta e le possibilità di un attacco vincente sono limitate e se non ha già staccato i velocisti più potenti… gli diventa dura poi.
«Penso che la soluzione migliore per Pogacar potrebbe essere quella di cercare un attacco solitario, o almeno un attacco in un piccolo gruppo che sia in grado di arrivare al traguardo facendo la Cipressa veramente forte, forte».
Piva dunque è per una selezione precoce. Lui ipotizza qualche mossa addirittura sul Turchino o la sua discesa. La discesa Turchino, o anche quella del Poggio, possono essere un trampolino di lancio, Pogacar potrebbe avere la possibilità di fare la differenza se le condizioni meteo sono brutte. La Sanremo è una corsa che non si vince mai facilmente e Pogacar dovrà farci i conti.
«Il meteo avverso è sicuramente una componente fondamentale – riprende Piva – In passato abbiamo visto come un po’ di fortuna, unita a un attacco deciso, possa fare la differenza. Ricordo quando vinse Chiappucci, io avevo Argentin. Pogacar avrà bisogno di sfruttare questa variabile al meglio, ma anche la sua condizione fisica e mentale dovranno essere impeccabili. E lo stesso vale per la sua squadra. Uno dei grandi problemi è che tutti lo aspettano e tutti sanno quel che può fare. Servirebbe una seconda punta molto importante, un vice che potrebbe vincerla veramente. In quel modo correre del tutto contro di lui potrebbe un po’ cambiare le cose.
«Credo che la Sanremo per Pogacar rimarrà una delle corse più difficili da vincere. Serve anche un po’ di fortuna. Io ho avuto Gilbert che era uno specialista e non ci è mai riuscito. Al contrario Cavendish l’ha vinta alla prima partecipazione. Pensate che a Cav dissi: “L’hai vinta oggi, rischi di non vincerla più”. E infatti…».
Cipressa a tutta? Okay, ma andare via da solo lì è dura anche se ti chiami PogacarCipressa a tutta? Okay, ma andare via da solo lì è dura anche se ti chiami Pogacar
Zanini, sul Poggio ma…
«La Milano-Sanremo è una corsa che ha sempre avuto un fascino particolare, anche quando ero corridore. A differenza di altre classiche, qui non basta essere veloci o forti sulle salite. La Sanremo è una gara che richiede molto più di una semplice gamba in salita. Pogacar, ha sicuramente le caratteristiche fisiche per vincere questa corsa, ma ci sono una serie di variabili che entrano in gioco. Il percorso è sempre lo stesso, ma il livello di velocità è aumentato, così come la preparazione dei corridori, che ora hanno un approccio completamente diverso rispetto al passato»: Stefano Zanini, direttore dell’Astana-Qazaqstan, va direttamente al nocciolo della questione.
Se fossi il direttore sportivo della UAE, la mia strategia sarebbe quella di puntare su un attacco deciso sul Poggio. Come detto, la corsa è sempre più veloce, quindi non ha senso tentare qualcosa di lontano, come attaccare dalla discesa del Turchino o dalla Cipressa, come avveniva in passato. Oggi il ritmo è talmente alto che se provi ad andare via da lontano, rischi di bruciarti troppo presto. Invece, l’idea è quella di fare un attacco secco, deciso, sull’ultimo tratto del Poggio. Pogacar può essere in grado di anticipare i rivali con uno scatto potente, come fece Van der Poel due anni fa. Ma non è facile».
Per “Zazà” il Poggio è il punto chiave, ma anche su quella salita ormai tutti si aspettano l’attacco. Se Pogacar aspetta troppo rischia di non fare la differenza. «La mia idea sarebbe quella di attaccare prima del punto classico, quando spiana per intenderci, ma un po’ prima a metà della salita. Intorno al chilometro e mezzo dalla cima, in modo da avere un vantaggio un po’ più ampio quando inizia la discesa. Chiaro che anche la squadra lo deve portare ottimamente all’imbocco del Poggio e anche prima deve impostare un ritmo che faccia male».
Anche Zanini insiste poi sulla questione meteo: «Se ci fosse la pioggia, ad esempio, sarebbe più difficile mantenere un ritmo elevato sulla Cipressa e sul Poggio e quindi ci sarebbe un po’ più di possibilità di fare la differenza. Tra l’altro abbiamo visto che lui sa guidare bene anche in queste condizioni. Potrebbe essere il momento giusto per provare a staccare gli altri: col maltempo cambia tutto».
Il meteo avverso potrebbe essere l’alleato speciale di Pogacar. Ci vorrebbe una Sanremo tipo quella del 2013 quando addirittura nevicòIl meteo avverso potrebbe essere l’alleato speciale di Pogacar. Ci vorrebbe una Sanremo tipo quella del 2013 quando addirittura nevicò
Pellizotti, all-in sul Poggio
La Milano-Sanremo è una delle gare più affascinanti e complicate da vincere, anche per i direttori sportivi, cosa che però Franco Pellizotti è riuscito a fare tre anni fa, ormai, con Mohoric.
«Come corridore – racconta Pellizotti – non era la mia corsa, ma mi è sempre piaciuta moltissimo. Credo che Pogacar abbia tutte le potenzialità per vincerla, ma deve affrontarla con una strategia molto mirata. La Sanremo è una corsa che si decide sui dettagli, e ci sono diversi modi per tentare di conquistarla, ma bisogna essere estremamente lucidi nella scelta dei momenti giusti per attaccare».
«Oggi non si può più pensare di fare la corsa da lontano. La Cipressa è diventata troppo veloce per essere un punto utile per fare selezione. Oggi si deve puntare al Poggio. Il segreto è riuscire a fare il vuoto prima dell’ultimo tratto, ma senza bruciarsi troppo presto. Qui entra in gioco anche la gestione della squadra, che deve essere impeccabile. Bisogna arrivare al Poggio con gli uomini giusti, e non è mai facile trovare il giusto equilibrio. Ne servono almeno tre per il Poggio. Quello che tira in pianura sull’Aurelia, quello che ti porta all’imbocco vero e proprio, perché quella fase è cruciale per le velocità che si sviluppano: quel corridore spenderà tantissimo e non sarà in grado di aiutare Tadej successivamente. E appunto un terzo compagno che lo aiuti nella prima parte del Poggio. Altro aspetto: Pogacar non deve stare oltre la quinta, sesta posizione. Altrimenti con i tornanti del Poggio ad ogni uscita prenderebbe delle frustate e avrebbe già 2″-3″ di ritardo dalla testa».
«Alla Sanremo – conclude il diesse della Bahrain Victorious – il meteo può fare la differenza. Se piove, se c’è vento, allora le cose cambiano, e la corsa si fa più selettiva. In quel caso Pogacar potrebbe sfruttare le condizioni meteo per fare il vuoto prima del Poggio. Col bagnato, se il gruppo è allungato, allora l’attacco può avvenire anche sulla Cipressa, magari con l’aiuto della squadra, cercando di guadagnare terreno prima che il gruppo si riorganizzi. Andare via tra Cipressa e Poggio? E’ quasi impossibile, anche perché poi tutti lo marcherebbero».
Alessandro Petacchi ha vinto la Milano-Sanremo nel 2005 con uno sprint imperiale. Erano anni in cui spesso si arrivava in via Roma con il gruppo compatto e a spuntarla erano i velocisti. Nel frattempo il ciclismo è cambiato, e vedere la Classicissima decidersi con una volata di molti corridori è diventato sempre più raro. E forse per questo più affascinante.
Abbiamo raggiunto al telefono Petacchi per farci raccontare quali sono, secondo lui, i possibili scenari della prossima Sanremo, che si correrà il 22 marzo 2025. Vent’anni dopo la sua.
Il podio della Milano-Sanremo 2024: Michael Matthews, Jasper Philipsen, Tadej PogacarMilano-Sanremo 2024, Jasper Philipsen e Tadej Pogacar
Petacchi, parliamo di Milano-Sanremo, la classica più imprevedibile del calendario.
La Sanremo è la gara più incerta tra le cinque Monumento, perché è la prima della stagione, il percorso è vario e conta anche più del solito la condizione degli atleti. Ogni edizione sono almeno 10-15 che possono vincerla. Non come il Lombardia o la Roubaix, dove i nomi sono due o tre. La Sanremo è sicuramente la più complicata da indovinare e la sua bellezza sta esattamente lì.
Iniziamo da sua maestà Pogacar. Il 2025 potrebbe già essere l’anno buono per quella che è forse la Monumento più difficile da vincere per lui?
Sicuramente il suo obiettivo è vincere più classiche possibili. L’ha detto e ridetto, e l’ha anche fatto. Quel che è certo è che se l’ha vinta Nibali, può vincerla anche lui. Sa che deve fare il diavolo a quattro in salita perché non può arrivare in una volata di gruppo. Deve avere anche un po’ di fortuna, lui stare benissimo e gli altri un po’ meno. Ma questa è la Sanremo ed è il suo bello, la può vincere davvero qualunque tipo di corridore.
Lo scatto di Pogacar sul Poggio nell’edizione 2024Lo scatto di Pogacar sul Poggio nell’edizione 2024
Se fossi in ammiraglia della UAE che tattica faresti? L’anno scorso hanno spremuto la squadra sulla Cipressa ma poi sul Poggio il capitano non aveva più molti uomini…
Per come la vedo io non hanno sbagliato più di tanto. Sul Poggio non serve troppo la squadra, quando sei nelle prime posizioni e hai 2-3 compagni bastano, talmente si va veloce. Comunque cercherei di portare gli uomini più adatti, passisti-scalatori, anche se è normale che la UAE abbia corridori più da corse a tappe. Per dire, uno come Adam Yates non è adattissimo alla Sanremo.
Quindi come li faresti muovere?
Farei lavorare la squadra sulla Cipressa perché è lì che devi mettere tutti al limite, soprattutto i velocisti, cosa che l’anno scorso non gli è riuscita. Perché se vai in difficoltà sulla Cipressa, la Sanremo non la vinci, questo è chiaro. Poi Wellens e Del Toro me li terrei sul Poggio. Però devono stare anche loro bene, anzi benissimo, e non è facile. Ricordiamoci che comunque l’anno scorso Pogacar ha fatto terzo nonostante gli scatti in salita. Non avevo mai visto una cosa simile, di solito chi attacca lì poi si stacca. Ma lui è Pogacar e infatti è un corridore eccezionale, ed è giusto che vinca questa corsa prima o poi.
L’abbraccio fra Van der Poel e il vincitore 2024 Jasper PhilipsenL’abbraccio fra Van der Poel e il vincitore 2024 Jasper Philipsen
L’altro grande favorito è Van der Poel. La sensazione è che l’anno scorso più che cercare di vincerla abbia voluto farla perdere a Pogacar per favorire Philipsen. Credi che nel 2025 andrà ancora così?
Credo che Van der Poel farà la sua corsa fino in cima al Poggio e poi vedrà. Se poi in fondo alla discesa ci dovesse essere ancora Philipsen, credo che correrà per lui. Se invece già sul Poggio lui e Pogacar riuscissero ad andare, credo si darebbero cambi regolari fino in fondo, anche perché, almeno in teoria, Van der Poel in volata sarebbe avvantaggiato. Quest’anno ha tirato un po’ il freno in discesa, anche perché aveva già vinto la Sanremo, l’anno prossimo vedremo, potrebbe essere sia questo che quello.
Un altro favorito ogni anno è Van Aert, che sembra fatto apposta per questa gara. Non a caso è l’unica Monumento che ha vinto finora. Dopo le cadute del 2024 sarà ancora capace di essere tra i protagonisti?
Mi è dispiaciuto tanto che quest’anno sia caduto prima di Fiandre e Roubaix. Avevano ragionato bene, facendo meno gare più mirate, un avvicinamento perfetto. Speriamo che questo sia il suo anno buono. Certo, se scattano Van Der Poel e soprattutto Pogačar, Van Aert non può cercare di rispondere, deve tenerli il più vicino possibile salvando la gamba, senza per forza seguire in prima persona. Anche perché Pogačar peserà 15 chili in meno di lui. Comunque gli scenari sono tantissimi.
Van Aert ha vinto la Sanremo nel 2020, battendo allo sprint AlaphilippeVan Aert ha vinto la Sanremo nel 2020, battendo allo sprint Alaphilippe
Per esempio?
Se nel gruppetto in cima al Poggio ci fosse ancora Philipsen, per Van Aert andrebbe bene, perché così potrebbe temporeggiare e capire un po’ la situazione. Se dovesse arrivare in una volata a due contro Van der Poel l’olandese credo sarebbe avvantaggiato, perché la velocità di partenza sarebbe probabilmente più bassa. In uno sprint a tre, invece, magari proprio con Pogacar che dovrebbe anticipare, potrebbe essere avvantaggiato Van Aert. Quali che siano gli scenari, quando uno come Van Aert parte e sta bene può sempre vincere, quindi non si può non considerarlo.
Passiamo a Matthews, che l’anno scorso è arrivato secondo, e sembra voglia puntarci ancora. Secondo te se la può giocare contro gli altri mostri sacri?
Credo proprio di sì. Si è già piazzato molto bene, è vero che comincia ad avere una certa età ma è molto veloce, e tra quelli veloci è quello che forse fa meno fatica in salita. Pur con le dovute differenze mi ricorda Freire, che non a caso ha vinto tre Sanremo. Matthews deve fare un po’ la stessa gara di Van Aert, cercare di resistere e poi fare la sua volata. Come tra l’altro ha fatto quest’anno, dove non a caso è arrivato secondo per pochissimo. Anche perché l’arrivo è ottimo per lui, tende un po’ all’insù, la velocità non è mai altissima e si equilibrano le forze.
Nel 2024 Michael Matthews ha sfiorato la vittoria, arrivando secondo di un soffioNel 2024 Michael Matthews ha sfiorato la vittoria, arrivando secondo di un soffio
Anche Pedersen è un nome da tenere in grande considerazione?
Sicuramente. Anche se uno che col suo fisico ha bisogno di alte velocità per dare il meglio, è anche capace di partire lungo, ai 300 metri, perché vuole lanciarsi al meglio. In una Sanremo può fare una grande volata, è un arrivo adattissimo a lui. Se scollina il meglio possibile e poi, magari, ha ancora uno come Stuyven a fianco, per gli altri sono dolori. Ecco, se io avessi un compagno come Stuyven in una gara così, lo seguirei come un’ombra.
Parlando di compagni di squadra di Pedersen, Milan potrebbe avere delle possibilità o il tracciato è troppo duro per lui?
L’ostacolo per lui potrebbe essere non il Poggio, ma la Cipressa. Anche se il primo vero scoglio è Capo Berta, io capivo lì se potevo vincere oppure no. Ci arrivi dopo 260 km veloci e lì fai il primo vero sforzo, perché tutti vogliono stare davanti per non correre rischi in discesa e lì capisci come stai. Quest’anno Milan ha speso molto già sul Berta e poi infatti ha pagato sulla Cipressa. Ma se la prossima volta riuscisse a stare bene a ruota e risparmiare energie, perché no. Anche se non è facile per lui avendo in squadra un corridore come Pedersen, in teoria più adatto. Però in Lidl-Trek potrebbero voler provare a giocarsela con le due punte, e allora può provare a fare la sua gara. Gambe permettendo, naturalmente.
L’anno scorso Ganna ha dimostrato di potersela giocare con i miglioriL’anno scorso Ganna ha dimostrato di potersela giocare con i migliori
Un italiano che abbiamo visto brillante l’anno scorso è Filippo Ganna.
La Sanremo è una gara a cui tiene e in cui ha dimostrato di poter fare molto bene. Peccato per quest’anno: era in ottima posizione sul Poggio, ma poi ha avuto quel problema al cambio. Lui può provare uno scatto appena dopo la discesa, anche se è in un gruppetto di 10-15 corridori e se parte da dietro ce la può fare. Un chilometro e mezzo ai 60 all’ora lui ce l’ha… Poi chiaro che sarebbe più facile se tutti fossero isolati, senza compagni di squadra, perché chi va a prenderlo poi ha perso.
Quali sorprese potrebbero esserci l’anno prossimo?
Se ci fosse un meteo avverso allora potrebbe cambiare tutto. Un corridore singolo in gran forma soffre meno anche il freddo e la pioggia, ma le squadre invece sono più disunite, le discese fanno più selezione, c’è più nervosismo generale. E questo conta, molto.
Secondo Petacchi una possibile sorpresa potrebbe essere il giovane belga Arnaud De Lie, qui in fuga con Van der PoelSecondo Petacchi una possibile sorpresa potrebbe essere il giovane belga Arnaud De Lie, qui in fuga con Van der Poel
Per quanto riguarda possibili outsider invece?
Bauhaus è uno che ci prova sempre, uno tosto, potrebbe regalare sorprese. Poi anche De Lie è un corridore che può vincere una Sanremo. Va forte negli strappi, è vero che è molto giovane, ma ha grandi qualità.
Alessandro, finiamo con una domanda impossibile per la classica più imprevedibile. Ma dopotutto siamo qui apposta. Vent’anni dopo di te, chi vince?
Diciamo che vedere vincere la maglia di campione del mondo è sempre bello… Se vince la Sanremo contro un lotto di avversari di questo calibro, che sono sulla carta molto più adatti a lui a questa corsa, sarebbe davvero qualcosa di unico. D’altronde Pogacar ci ha abituati a stravolgere le normali regole del ciclismo.
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«Mi dispiace molto che l’azione dei miei tre ragazzi, sabato alla Milano-Sanremo, sia passata così sotto silenzio. Si guarda sempre e solo al risultato finale, all’ordine d’arrivo dimenticando che il ciclismo è impegno, prestazione, ha tanto altro da dire». Sono sferzanti le parole di Ivan Basso, il manager della Polti-Kometa anche a distanza di qualche giorno dalla Classicissima, dove Andrea Pietrobon, Davide Bais e Mirco Maestri hanno costruito un’azione durata ben 250 chilometri, in compagnia di altri 8 corridori (tra cui, è giusto sottolinearlo, un altro trio dello stesso team, la Corratec-Vini Fantini con Baldaccini, Conti e Tsarenko).
Una fuga dove c’era la chiara sensazione che nulla fosse stato lasciato al caso, ma che anzi era la messa in pratica di un progetto partito da lontano: «Noi abbiamo presentato alla Sanremo una squadra con un velocista come Lonardi che aveva il compito di tenersi il più possibile attaccato agli altri sprinter del gruppo, poi un manipolo di attaccanti. Dovevamo ritagliarci uno spazio in una gara molto particolare, perché ha un copione già scritto».
Per Basso l’azione dei 12 ragazzi alla Classicissima non è stata considerata nel dovuto modoPer Basso l’azione dei 12 ragazzi alla Classicissima non è stata considerata nel dovuto modo
In che senso?
A differenza di tante altre corse, la Milano-Sanremo è come se avesse un copione prestabilito. Alla vigilia tutti dicevano che la Uae avrebbe cercato di far selezione per lanciare Pogacar, che Tadej e Van der Poel avrebbero cercato di fare la differenza sulla Cipressa o sul Poggio e che la corsa si sarebbe risolta o nella sfida a due o con un manipolo ristrettissimo di corridori. E così è stato, la trama è stata rispettata. Noi in questa lettura dovevamo ritagliarci un nostro spazio e potevamo farlo solo con la fuga a lunga gittata.
Perché dici che alla vostra azione non è stato dato il giusto risalto?
Perché ormai le fughe vengono date per scontate, ma non è così. C’è un metodo per andarci e devi impararlo, faticando, correndo, prendendo vento in faccia. Non è facile, non è scritto che la fuga parta e soprattutto con chi. I ragazzi sono stati bravissimi, già dopo 15 chilometri hanno beccato l’azione giusta anche con altri corridori dalle caratteristiche simili. Non è un caso ad esempio se nella stessa fuga c’erano Maestri e Tonelli, lo avevano fatto anche lo scorso anno, perché hanno quel tipo di fiuto.
Maestri e Pietrobon. L’azione del team era stata pianificata alla vigilia della corsaMaestri e Pietrobon. L’azione del team era stata pianificata alla vigilia della corsa
Che valore ha avuto una fuga così lunga?
Altissimo perché ha dato un’impronta alla corsa. In quel gruppo di 12 coraggiosi c’erano corridori molto bravi, forti e non è un caso se il gruppo non ha permesso che si raggiungessero grandi distacchi, li ha sempre tenuti a tiro. Quell’azione ha costretto i team a lavorare sempre, per tutta la gara e quindi ha anche influito sul loro rendimento nel corso della giornata.
Pensi che abbia influito anche sulle strategie di corsa del team più forti? Ad esempio la Uae che doveva rendere la corsa dura prima che Pogacar partisse…
Questo non lo credo, squadre simili sono attrezzate a tirare per tutta la giornata come si vede sempre nei grandi Giri. Sanno come affrontare queste giornate, alla fine la trama di cui sopra si è comunque svolta senza grandi sorprese, ma certamente ha caratterizzato la corsa.
Un’altra fuga lunghissima per Davide Bais, ripreso solo poco prima del PoggioUn’altra fuga lunghissima per Davide Bais, ripreso solo poco prima del Poggio
Ti aspettavi che Bais arrivasse così lontano, fino quasi all’imbocco del Poggio?
Questo è un tema che mi preme molto affrontare. Davide è un corridore italiano che sta maturando, che si sta caratterizzando per la sua capacità di andare in fuga. Si sta costruendo come atleta. Se prendi vento in faccia ti aumenta l’autostima.Oggi ti prendono a 15 chilometri dall’arrivo, domani a 10 ma verrà il giorno che al traguardo ci arrivi e lui l’ha già dimostrato al Giro d’Italia. Quando però avviene, non è un caso e non c’è da stupirsi. C’è da capire che anche quella vittoria sarà stata frutto di strategia, di un lavoro partito da molto lontano. Maestri ci aveva provato alla Tirreno-Adriatico, ci ha riprovato alla Sanremo e ci riproverà. Quando ci riuscirà (e io ne sono sicuro), sarà frutto di tutte queste occasioni che non sono andate a vuoto, non sono state tempo sprecato, anzi.
Secondo te quali erano le condizioni perché la fuga arrivasse?
Serviva innanzitutto una sottovalutazione da parte delle altre squadre, di quelle principali, ma c’erano diesse molto esperti, che infatti hanno subito sollecitato i loro ragazzi a mettersi all’opera tenendola vicina. Poi che ci fossero condizioni climatiche adatte. Se ci fosse stato un forte vento a favore soprattutto sulla costa, quando si arrivava ai meno 30, allora per il gruppo sarebbe stato complicato rimettere le cose a posto. Ribadisco, a volte le fughe arrivano, non vanno prese sottogamba e soprattutto vanno valutate nel dovuto modo, dando il giusto risalto a chi le compie. Io ricordo che avevo un compagno che proprio grazie alle fughe è diventato famoso, Jens Voigt, perché di corse ne ha vinte così e anche corse di spicco.
Anche la Corratec-Vini Fantini ha piazzato 3 corridori in fugaAnche la Corratec-Vini Fantini ha piazzato 3 corridori in fuga
Questa delle fughe sta diventando un vostro marchio di fabbrica?
Sì, ma non siamo solo questo. Io ho davanti agli occhi i numeri pazzeschi che Pietrobon, Bais e Maestri hanno realizzato sabato, mettono dentro cavalli nel motore e se li ritroveranno più avanti. Io dico che il loro rendimento rispecchia questa prima parte di stagione.
Com’è stata secondo te?
Molto positiva. Abbiamo realizzato il quadruplo dei punti Uci rispetto allo scorso anno, con 3 vittorie. Ma io guardo anche oltre: quando fai doppia attività e vedi che ottieni risultati in contemporanea significa che la squadra funziona e non parlo solo dei corridori, ma di tutto lo staff. Siamo cresciuti in maniera esponenziale, abbiamo perso elementi importanti in campagna acquisti come avevo sottolineato, ma ne abbiamo presi altri validissimi e soprattutto stiamo valorizzando i nostri talenti coltivati piano piano. Guardate Piganzoli com’è andato alla Tirreno… Diamo valore alle prestazioni, non solo ai risultati, anche perché se a vincere sono sempre gli stessi, gli altri che cosa devono fare? Il ciclismo è qualcosa di molto più complesso che uno stringato ordine d’arrivo.
Eccoci alla settimana della Milano-Sanremo, una delle più attese di tutto l’anno. Si corre sabato e la febbre sale. Come la vivono gli atleti? Come si gestiscono tra Parigi-Nizza o Tirreno-Adriatico e la Classicissima appunto? Lo abbiamo chiesto a Christian Scaroni.
Il corridore dell’Astana-Qazaqstan lo abbiamo intercettato quando era di ritorno proprio dal sopralluogo della Sanremo.
«Avendo finito la Parigi-Nizza appena al di là del confine con l’Italia, abbiamo deciso di ottimizzare i tempi e fare la ricognizione del finale già lunedì. La sera stessa della corsa ho lasciato Nizza con il meccanico che mi ha portato a Laigueglia, dove c’era Mario Manzoni. Ieri abbiamo fatto questa prova del percorso».
Per Scaroni, pro’ dal 2020, si avvicina il debutto alla SanremoPer Scaroni, pro’ dal 2020, si avvicina il debutto alla Sanremo
Quindi Christian, ieri (lunedì) cosa hai fatto?
Ho fatto gli ultimi 50 chilometri della Sanremo. Da prima della Cipressa al Poggio e l’ho ripetuto due volte. Queste salite non le ho fatte a spasso, ma venendo da otto giorni di corsa, la gamba non era proprio super! Però il secondo Poggio l’ho fatto abbastanza “allegro”. Poi sono tornato in hotel: doccia e ritorno con Manzoni verso casa in Lombardia.
Questa ricognizione serve solo per le salite o anche per le discese?
Anche per le discese, eccome… In quella del Poggio però non ho potuto tirare più di tanto perché il fondo era bagnato e il traffico era aperto. Ma il vero problema non erano tanto le auto, quanto le vie laterali che si infilano tra i muri e non lasciano spazi di manovra. A casa, tra quello che ho visto e Veloviewer continuerò a studiare. Anche perché per me sarà la prima Sanremo.
E siamo a martedì, cosa prevedeva oggi il menù?
Un po’ come ho detto prima, la Parigi-Nizza si fa sentire, così ho fatto un oretta e mezza, quasi due, di scarico. Recuperare è molto importante dopo otto tappe corse in quel modo.
Il profilo della prossima Sanremo: partenza da Pavia e una decina di chilometri in meno del solitoIl profilo della prossima Sanremo: partenza da Pavia e una decina di chilometri in meno del solito
Mercoledì?
Devo fare quasi 5 ore, con un po’ di lavori di velocizzazione, cioè dietro motore e delle accelerazioni da 30”. Poi questo allenamento, l’unico vero della settimana, dipenderà molto anche dalle mie sensazioni. Qualora dovessi essere troppo stanco, non insisterei.
Il giorno dopo: giovedì?
Più o meno quello che ho fatto martedì, quindi un paio d’ore tranquille. A quel punto, nel pomeriggio mi sposterò a Pavia. A me piace fare le cose con calma, specie prima di corse tanto importanti. In questo modo la mattina dopo mi sveglio già in hotel, faccio colazione lì. Ed esco anche con qualche compagno. La decisione di partire prima è molto soggettiva: c’è anche chi preferisce arrivare all’ultimo e stare un giorno in più a casa. E chi, come me, partire un giorno prima.
Venerdì: alla vigilia cosa farai?
Credo un’oretta con dei “lavoretti” di attivazione (quindi lavori brevi e intensi, ndr)così da non arrivare ingolfato alla partenza…Che poi con quasi 300 chilometri di corsa, neanche è così fondamentale. Però serve, specie se si dovesse partire forte. E comunque in Francia si è fatto tanto volume e tanta intensità. I ritmi erano sempre vertiginosi. Pensate che nella tappa più dura, nella quale si pensava potesse andare arrivare la fuga, sono passate due ore perché questa partisse. Io c’ero ma poi la Ineos ha chiuso.
In Francia Scaroni ha lottato per le tappe. Volendo, aveva i numeri anche per la generale. La scelta è stata fatta a monte col teamIn Francia Scaroni ha lottato per le tappe. Volendo, aveva i numeri anche per la generale. La scelta è stata fatta col team
E sabato la tua prima Sanremo!
Eh già, la prima Sanremo, una bella emozione. Anche perché sto bene. Alla Parigi-Nizza non ho raccolto molto perché abbiamo deciso sin da subito di uscire di classifica e avere più spazio per puntare alle tappe. Ho preso tre fughe su tre, ma nessuna è arrivata. Ho provato anche a lottare per la maglia a pois, ma poi se l’è presa Remco con gli attacchi nelle ultime due tappe. Io voglio una vittoria a tutti i costi, la squadra lo sa, e per questo ho preferito uscire di classifica. Non volevo lottare per un ottavo o decimo posto nella generale, ma viste come sono andate le fughe… Però dai, le sensazioni sono buone.
Hai già anche il programma del post gara?
Rientrerò la sera stessa daSanremo e poi farò 3-4 giorni di stacco totale. E’ dall’Australia che corro e devo arrivare al Giro d’Italia. In più per fine marzo è previsto un camp in altura sul Teide.
Scaroni preferisce le ruote alte, sempre. Per la Sanremo dunque non dovrebbe avere nessun problemaScaroni preferisce le ruote alte, sempre. Per la Sanremo dunque non dovrebbe avere nessun problema
Christian, nella nostra “settimana tipo” parliamo anche di alimentazione: come ti regolerai? Quando inizierai il famoso carico di carboidrati?
Seguirò un’alimentazione molto regolare: con parte di carboidrati e fonte proteica sia a pranzo che a cena. Io poi mangio sempre i carboidrati la sera. Magari a cena prediligo il riso alla pasta, condito con olio e parmigiano. Poi i dettagli della Sanremo, compresa l’alimentazione in gara, li vedremo giovedì sera direttamente con il nutrizionista, Luca Simoni.
Invece dopo questo sopralluogo hai qualche idea particolare sul setup della tua Wilier?
Nulla di particolare. Io mi trovo molto bene con le ruote da 60 millimetri che uso anche in salita. I rapporti sono il 54-40 e l’11-34, ma visto il percorso sto pensando anche ad un 55. Vedremo giovedì con il meccanico. Anche per questo mi piace andare prima, così faccio la sgambata provando l’assetto da gara.
Il brand venete Dmt ha iniziato la stagione delle Classiche, esordio vincente alla Strade Bianche e poi Sanremo, tanti i protagonisti che indossano le loro calzature