Tadej Pogacar, Milano-Sanremo 2026, vittoria, UAE Team Emirates

La Sanremo di Pogacar, costruita (anche) con i consigli di Bonifazio

24.03.2026
5 min
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Tadej Pogacar ha avuto una guida d’eccezione nel suo avvicinamento, vincente, alla Milano-Sanremo, e si tratta di Niccolò Bonifazio. L’ex professionista che sulle strade dove si decide la Classicissima ci è cresciuto e sulle quali si è allenato una vita. Anche ora che non è più in gruppo e si sta preparando a nuove sfide, a partire dal triathlon di Andora.

Sul web sono girate diverse immagini dello sloveno a ruota di uno scooter, guidato proprio da Niccolò Bonifazio, mentre saliva a velocità supersonica il Poggio. Lo stesso Pogacar ha ammesso che l’ossessione verso la Milano-Sanremo lo ha portato a ripeterne infinite volte gli ultimi 30 chilometri. Il campione del mondo ha trovato in Bonifazio un alleato con i fiocchi, ricordando anche nella conferenza stampa del post gara il suo prezioso aiuto. 

Tadej Pogacar, Niccolò Bonifazio, dietro moto sul Poggio (frame preso da video Instagram t0pbike/Francesco Ruvolo)
Tadej Pogacar ha ripetuto infinite volte il Poggio, spesso dietro moto insieme a Bonifazio (frame da video Instagram t0pbike/Francesco Ruvolo)
Tadej Pogacar, Niccolò Bonifazio, dietro moto sul Poggio (frame preso da video Instagram t0pbike/Francesco Ruvolo)
Tadej Pogacar ha ripetuto infinite volte il Poggio, spesso dietro moto insieme a Bonifazio (frame da video Instagram t0pbike/Francesco Ruvolo)

«La prima Cipressa che abbiamo fatto insieme – ci racconta Bonifazio, raggiunto al telefono nei giorni dopo il trionfo di Pogacar – è stata un anno fa. Ero in zona Imperia e stavo affrontando una delle mie prime uscite in bici dopo il ritiro e l’ho visto passarmi accanto. Così l’ho raggiunto, ci siamo salutati e mi ha detto di fare qualche chilometro insieme a lui. Ci siamo trovati a salire la Cipressa e in discesa mi è venuto naturale parlare con lui a proposito delle traiettorie da prendere».

E da lì sei diventato il suo “mentore”…

Sa che abito vicino e che ho dedicato tutta la mia vita alla Sanremo, conosco queste strade a memoria. Insomma, mi sono trovato ad accompagnarlo nel fare qualche dietro moto sia sulla Cipressa che sul Poggio. 

Non un compito facile?

Assolutamente no, anche perché sono salite particolari, oltre al grande traffico (cosa che ha sottolineato lo stesso Pogacar, ndr) bisogna conoscere ogni curva. Cipressa e Poggio sono salite brevi ed esposte al vento, per cui è importante sapere di cosa ha bisogno un ciclista quando è dietro moto. Io da atleta l’ho fatta tantissime volte, per cui di esperienza ne ho.

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Tom Pidcock, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team
I consigli di Bonifazio sono stati principalmente rivolti alle discese, dove conta spingere sempre per non far rifiatare gli avversari
Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Tom Pidcock, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team
I consigli di Bonifazio sono stati principalmente rivolti alle discese, dove conta spingere sempre per non far rifiatare gli avversari
Che consigli si danno al campione del mondo?

Pochi ma mirati, qualche confronto sulle traiettorie da tenere in discesa, quali possono essere i punti critici in salita. Alla fine ogni dettaglio conta, se guardate alla Sanremo del 2025 e quella di quest’anno ci sono tante piccole differenze che hanno permesso a Pogacar di vincere.

Quali?

Una cosa sulla quale ci siamo confrontati, per quanto riguarda le discese, è di non lasciare il tempo agli avversari di respirare. Lo scorso anno Van Der Poel ha avuto il tempo anche di fare dello stretching e di rifiatare. Quest’anno Pogacar ha preso le curve nella maniera giusta, sapeva dove pedalare, dove chiudere la traiettoria, quando rilanciare. 

Niccolò Bonifazio, Milano-Sanremo 2019
Era il 2019 e proprio nella discesa della Cipressa, Bonifazio fu protagonista di un’azione incredibile
Niccolò Bonifazio, Milano-Sanremo 2019
Era il 2019 e proprio nella discesa della Cipressa, Bonifazio fu protagonista di un’azione incredibile
Dietro c’è il tuo zampino?

Pogacar è eccezionale, ma qualche piccola dritta mi sono permesso di dargliela. Ad esempio: nella discesa della Cipressa c’è una curva a imbuto sulla destra, la stessa dove ero scattato io nel 2019. Lì Pogacar ha preso due o tre metri a Van Der Poel e Pidcock, questo li ha costretti a rilanciare e fare fatica. Lui era davanti e, se tieni alta la velocità, gli altri dietro non si rilassano, anzi. C’è una cosa che mi ha impressionato.

Quale?

Il suo atteggiamento dopo la caduta. E’ risalito in bici e con un grande tranquillità è tornato in gruppo, ha attaccato e poi si è messo davanti in discesa ed è andato forte mettendo in crisi gli altri. 

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates
Anche sulle salite i consigli di Bonifazio sono stati utili, qui nel tratto dove la Cipressa spiana Del Toro tiene l’andatura alta
Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates
Anche sulle salite i consigli di Bonifazio sono stati utili, qui nel tratto dove la Cipressa spiana Del Toro tiene l’andatura alta
E’ l’attenzione ai dettagli che gli ha permesso di vincere?

Assolutamente. Lui a mio avviso già nel 2025 avrebbe potuto vincere, quest’anno ha trovato gli aspetti fondamentali sui quali fare la differenza. Un altro punto sul quale gli ho dato un consiglio è quello in cui sono cadute nella corsa donne, sempre nella discesa della Cipressa. Anche Pogacar in quel punto tendeva ad allungare e tagliare secco, gli ho detto di entrare più tranquillo. 

Nella discesa del Poggio Pidcock ha detto di essere sempre stato al limite…

Quella è una discesa veloce, in tre minuti finisce. Parlando con Pogacar gli ho detto che sono cinque tornanti sui quali si deve sempre rilanciare. Alla Sanremo bisogna essere mentalizzati su salita e discesa. Altrimenti gli uomini veloci, come VDP, recuperano. Tadej è stato bravo a riempire quei buchi dove di solito loro avevano modo di rifiatare. Se ci pensate lo scorso anno Ganna in discesa era rientrato. 

Le salite sono state motivo di confronto?

Sì, abbiamo parlato un po’ dell’approccio. Lo sapeva già, ma gli ho detto che la prima parte della Cipressa si fa di slancio. Mentre poi arrivi nel punto in cui spiana e hai modo di respirare, lì è importante avere un compagno che tiene alto il ritmo. La parte finale, quella più dura, inizia dopo un tornante a destra

Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro e ogni curva del finale (immagine Instagram)
Mercoledì prima della Milano-Sanremo, Pogacar insieme a Bonifazio in un’ultima ricognizione (immagine Instagram)
Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro e ogni curva del finale (immagine Instagram)
Mercoledì prima della Milano-Sanremo, Pogacar insieme a Bonifazio in un’ultima ricognizione (immagine Instagram)
Si sale veloce, anche lì contano le traiettorie?

Certamente non si può fare una curva “quadrata”, parlando gli ho detto che fare bene e ad alta velocità quel tornante ti mette in condizione di affrontare il tratto duro con ottimo slancio, e dietro fanno fatica. E’ sulla Cipressa che rompi la corsa. 

Avete anche pedalato insieme mercoledì, un ultimo ripasso?

Una pedalata per rivedere il percorso, ma nessun trucchetto dell’ultimo minuto: quando si arriva a pochi giorni dalla gara si parla di altro. Si scambiano quattro battute al bar per sgomberare la mente, ormai il lavoro era stato fatto.  

Unibet Rose Rockets, Dmt

Dmt protagonista a Strade Bianche e Sanremo con POGI’S e KR0 EVO

16.03.2026
4 min
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Dmt continua a rafforzare il proprio legame con due delle gare più iconiche del calendario ciclistico internazionale: Strade Bianche e Milano-Sanremo. Due appuntamenti profondamente diversi tra loro, ma accomunati da un fascino unico e da una forte identità nel panorama delle grandi classiche.

La Strade Bianche – appena disputata – nonostante la giovane età rispetto alle grandi corse monumento, si è rapidamente affermata come una delle gare più spettacolari del ciclismo moderno. Il mix tra sterrati toscani, paesaggi mozzafiato e l’arrivo scenografico in Piazza del Campo a Siena ha conquistato pubblico, media e corridori… In pochi anni questa la corsa organizzata da RCS Sport è entrata stabilmente tra gli appuntamenti più attesi della stagione.

Dall’altra parte invece c’è la Milano-Sanremo, la “Classicissima”, una delle cinque Monumento del ciclismo mondiale. Con i suoi quasi 300 chilometri rappresenta la corsa di un giorno più lunga del calendario. Un percorso che cresce progressivamente di intensità fino agli ultimi venti minuti di gara, quando la sequenza Cipressa–Poggio definisce spesso il vincitore finale.

In entrambe queste corse, Dmt è stata e sarà protagonista ai piedi di alcuni dei corridori più forti del gruppo.

Unibet Rocket Rose
Il Team Unibet Rocket Rose quest’anno farà il suo debutto in un Grande Giro, saranno presenti alla Corsa Rosa
Unibet Rocket Rose
Il Team Unibet Rocket Rose quest’anno farà il suo debutto in un Grande Giro, saranno presenti alla Corsa Rosa

Unibet Tietema Rockets con Dmt

Oltre alla fortissima sponsorizzazione del brand veronese con il Campione del Mondo Tadej Pogacar, Dmt supporta anche l’intera squadra Unibet Tietema Rockets, una delle realtà più innovative del ciclismo professionistico. Il team fondato dall’ex corridore e imprenditore Bas Tietema rappresenta un caso interessante nel panorama internazionale. La squadra ha difatti costruito negli anni una community digitale molto attiva, utilizzando social media e contenuti video per avvicinare nuovi appassionati al ciclismo.

«Questa collaborazione con i ragazzi della Unibet Rose Rockets – ha dichiarato Mattia Viel, Global Sponsorship Manager di Dmt – va ben oltre la semplice sponsorizzazione tecnica. Il progetto Rockets offre difatti un approccio innovativo alla comunicazione sportiva. La squadra riesce a generare grande visibilità mediatica e ad attirare nuovi fan, contribuendo allo sviluppo dell’immagine del nostro brand anche al di fuori dei canali tradizionali».

Ridurre i Rockets ad un semplice progetto di marketing sarebbe però un errore. La squadra franco-olandese ha infatti costruito una formazione sempre più competitiva. Durante l’inverno sono arrivati due corridori di grande esperienza come Dylan Groenewegen, vincitore di sei tappe al Tour de France, e Wout Poels, già trionfatore alla Liegi‑Bastogne‑Liegi. Nel roster figurano anche corridori di talento come Victor Lafay, capace di vincere tappe sia al Giro d’Italia sia al Tour de France, e lo slovacco Lukás Kubis.

La partecipazione alle grandi classiche italiane rappresenta una tappa importante nel percorso di crescita del team, che ha ottenuto anche uno storico invito al Giro d’Italia.

Unibet Rose Rockets, Strade Bianche, Dmt
Unibet Rose Rockets insieme a Dmt è stata protagonista anche alle Strade Bianche
Unibet Rose Rockets, Strade Bianche, Dmt
Unibet Rose Rockets insieme a Dmt è stata protagonista anche alle Strade Bianche

POGI’S e KR0 EVO Superlight: 100% performance

Il lavoro a stretto contatto con i professionisti permette a Dmt di sviluppare costantemente i propri modelli top di gamma.

Le POGI’S sono progettate attorno alle esigenze di Pogacar. La versione Superlight punta su leggerezza, aerodinamica e rigidità. E’ una scarpa pensata per le lunghe distanze e per una distribuzione efficiente della potenza durante tutta la pedalata.

Il modello KR0 EVO, invece, rappresentano uno dei modelli storici del marchio. Sono state sviluppate insieme a Elia Viviani e si distinguono per il sistema di chiusura con doppio rotore BOA Li2, che consente una regolazione micrometrica anche nei momenti più intensi della gara.

La nuova versione KR0 EVO Superlight introduce ulteriori miglioramenti tecnici. La tomaia in Aeroflex Knit utilizza un filato avanzato che combina traspirabilità, elasticità e resistenza. Il materiale si adatta naturalmente alla forma del piede, migliorando comfort e stabilità. La fascia collopiede in TPU garantisce supporto durante la fase di spinta, mentre la nuova suola in carbonio Superlight è progettata per massimizzare la trasmissione della potenza. Il peso dichiarato è di appena 215 grammi nella taglia 42.

Entrambi i modelli mantengono lo stile distintivo di Dmt: linee pulite, design essenziale e una calzata che unisce comfort, precisione e reattività. Un equilibrio che continua a convincere alcuni dei migliori corridori del mondo…

Dmt

EDITORIALE / Lo spettacolo (negato) del Fiandre

07.04.2025
5 min
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BRUGES (Belgio) – La ragazza alle reception dell’hotel di Kortrijk ci ha salutato con il rammarico di non essere sul percorso del Fiandre assieme al gruppo di famiglie e amici con cui lo segue da quando è piccola. Deve lavorare, ma sottolinea che domenica prossima sarà alla Roubaix. Li vedranno in tre punti e poi, quando la corsa sarà nel Carrefour de l’Arbre, si fermeranno in un caffè per assistere al finale. Pensiamo a lei mentre emergiamo dal parcheggio nel centro di Bruges, accanto al parcheggio delle squadre, compiaciuti per il privilegio di avere un posto riservato al centro della scena.

La piazza del mercato è uno stadio rumoroso e variopinto. Le guglie dei palazzi danno un tocco di fiaba gotica ai preliminari della grande battaglia. La strada che vi conduce dal parcheggio è una passerella assordante, in cui i corridori vengono chiamati per nome, applauditi, venerati. Per scortare alla firma i big è stato predisposto un servizio di steward sul monopattino elettrico che indicano loro la via. Alessandro Romele, debuttante al primo anno da pro’, racconta di aver avuto i brividi e immaginiamo sensazioni identiche quando nella prima fuga ha aperto la strada al passaggio del gruppo.

Piccole sbavature: per la conferenza stampa di Pogacar si è dovuto attendere il podio in comune con Kopecky: un tempo eterno…
Piccole sbavature: per la conferenza stampa di Pogacar si è dovuto attendere il podio in comune con Kopecky: un tempo eterno…

La cura del tifoso

Il ciclismo e il Belgio sono tutt’uno. Non c’è un dettaglio che non sia curato al meglio. Una piazza immensa: quest’anno Bruges, l’anno prossimo Anversa. Opportunità di merchandising e consumazioni lungo il percorso. Servizi di navetta. Agenzie che ti portano nei vari punti per vederli passare. Maxi schermi dovunque. La domenica del Fiandre è una festa a parte, ma non c’è corsa WorldTour che non abbia un seguito massiccio. Per la Ronde ci si ferma. Quando si sa che allo spettacolo penseranno Pogacar, Van der Poel, Pedersen, Ganna, Van Aert, la Kopecky, Wiebes, Van der Breggen, Longo Borghini, Niewiadoma e gli altri, c’è da capire che l’afflusso di pubblico si moltiplichi.

Peccato che sulle tavole degli italiani questo banchetto non sia arrivato, se non attraverso immagini televisive a pagamento (ottimo comunque il lavoro di Eurosport) e articoli scritti impastando comunicati da parte di bravi giornalisti tenuti in redazione, come se essere quassù non valesse il costo del biglietto. Si è detto, letto e commentato della RAI che non ha acquistato i diritti, va anche segnalata però l’assenza dei quotidiani. Per il Fiandre di Pogacar su Pedersen e Van der Poel, in Belgio c’erano 5 fotografi italiani e 3 giornalisti. Si potrebbe pensare: meglio, così fate più visite. Invece no: se il sistema si indebolisce, ci indeboliamo tutti, il ciclismo per primo.

Pavia ha accolto la Sanremo con grande calore, ma il suo palcoscenico naturale sarebbe Piazza Duomo a Milano
Pavia ha accolto la Sanremo con grande calore, ma il suo palcoscenico naturale sarebbe Piazza Duomo a Milano

Calcio, nient’altro che il calcio

Se lo sport è specchio della cultura di un Paese, allora in tutto questo si rintracciano le consuetudini di un’Italia dominata dagli interessi di pochi a scapito degli altri. Schiacciata in ambito sportivo dal calcio e dai suoi debiti oceanici per i quali si ricatta il Governo, perché se finisce il calcio, finisce la vita. Ne siete davvero sicuri? L’informazione è monotematica. Parla di due guerre e nasconde le altre cento. Parla dei dazi per distrarre dagli aumenti e i nuovi armamenti. E ti serve un buffet ricchissimo di partite, schiacciando il resto in fondo all’elenco e legittimando quelli che leggono il giornale dalla fine. Il pubblico, al pari dei figli, andrebbe invece educato.

Mandare un inviato al Fiandre non significa danneggiare il calcio, significa accrescere la cultura sportiva che paradossalmente renderebbe più ricco e competente anche il pubblico degli altri sport. Significa avere un piatto forte da offrire e non un semplice artificio di parole. Invece si insiste in direzione unica e il resto non conta. Se poi ci chiediamo il motivo per cui le aziende non investano altrove, magari la risposta ce la siamo appena data.

La prima pagine de L’Equipe di oggi è un tributo alla grandezza di Pogacar e del Fiandre
La prima pagine de L’Equipe di oggi è un tributo alla grandezza di Pogacar e del Fiandre

Le pari opportunità

Il Fiandre propone nello stesso giorno la gara degli uomini e quella delle donne, come la Sanremo. Partenze separate, entrambe trattate con pari enfasi e spiegamento di forze: i primi da Bruges, le seconda da Oudenaarde. Se una sbavatura vogliamo rintracciare, sta nell’averci costretto a iniziare il lavoro alle 19,30 per aspettare l’arrivo delle donne e far parlare solo dopo il vincitore degli uomini. Per il resto, ha prevalso un gigantismo che ha dato del ciclismo un’immagine quasi sacrale. Ben altra cosa rispetto alla miniaturizzazione di casa nostra, fatta di una piazza bella come una bomboniera, ma piccola e soffocata dall’hospitality dei vip. Un palco basso e invisibile dalle retrovie e quel senso di doversi togliere presto dai piedi, per non disturbare. La Milano-Sanremo dovrebbe tornare nel centro di Milano, con il Duomo sullo sfondo e la politica dovrebbe spingere perché accada. Il ciclismo ha una storia da rivendicare, ma si fa dura se i primi a voltarle le spalle sono coloro che dovrebbero raccontarla e magari anche venderla.

Mentre siamo presi da tanto elucubrare, ci assale il dubbio di aver indugiato troppo nel vittimismo. Magari in Belgio va così, ci diciamo, perché hanno Van Aert e Van der Poel è nato appena oltre il confine. Perché forse non hanno altri sport da magnificare. Deve essere per questo, ci diciamo. E mentre ce ne siamo ormai convinti, apriamo L’Equipe e restiamo a bocca spalancata. Prima pagina per Pogacar, da testa a piedi. Le cinque successive per il Fiandre, eppure i francesi non vincono un Fiandre dal 1992 (con Jacky Durand) e non hanno all’orizzonte qualcuno che prometta di farlo. Il grande spettacolo dello sport non ha bandiera e non richiede necessariamente un costo di ingresso. Nessuna tessera del tifoso per assistere alla Ronde, biglietti solo nelle aree vip. Per il resto, bastavano solo qualche birra e tanta voglia di assistere a uno spettacolo pazzesco.

Ganna e la prestazione monstre a Sanremo: frutto della mente

30.03.2025
5 min
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La Milano-Sanremo continua a tenere banco, lo spettacolo che ci ha regalato ha tenuto tutti con il fiato sospeso e con gli occhi incollati alla strada. Da una parte c’era il campione del mondo, Tadej Pogacar, mattatore della passata stagione e che ha iniziato il 2025 con lo stesso piglio. Dall’altra parte gli sfidanti: Mathieu Van der Poel e Filippo Ganna. Quello che più ha colpito è stata la prestazione di “Top Ganna”, un continuo ghigno di fatica era scolpito sul suo volto. Ha messo tutto quello che aveva e anche qualcosa in più per rientrare tutte le volte sulle ruote dei primi due. Ecco, proprio qui sta la chiave di lettura di questo articolo, in quel qualcosa in più che Ganna ha messo in gioco. 

Il secondo posto di Ganna alla Sanremo è figlio di tante gambe e di altrettanta determinazione
Il secondo posto di Ganna alla Sanremo è figlio di tante gambe e di altrettanta determinazione

La forza di soffrire 

Un post su Instagram di Adriano Malori ha riassunto perfettamente la corsa e lo spirito dell’azzurro: “Ultimamente dopo ogni gara c’è la sfida sui social media a chi pubblica per primo la potenza di un ciclista o quanto tempo è passato a tot watt per chilo, ma c’è una componente molto importante che mai nessuno tiene in conto:  Le palle”. 

«Io sono una signora e una mental coach e quindi dico la testa». Risponde sorridendo Paola Pagani, alla quale ci siamo affidati per capire quale sia questo “qualcosa in più” messo in corsa da Ganna. «Perché è quella la componente che spesso fa la differenza. In atleti di primo livello non è quasi mai un problema di gambe, ma è la mente che ti fa resistere quel qualcosa in più. Alla Sanremo Ganna aveva le gambe che bruciavano ma la sua testa gli ha fatto dire: “Ok, sei qua, resisti, puoi starci, non mollare”». 

Ganna ha dovuto fare sforzi incredibili per resistere alle bordate di Pogacar su Cipressa e Poggio
Ganna ha dovuto fare sforzi incredibili per resistere alle bordate di Pogacar su Cipressa e Poggio

Motore o freno

Gran parte della prestazione di Filippo Ganna è data dagli allenamenti e dalle sue qualità atletiche, questo non lo dobbiamo dimenticare. Tuttavia per resistere a certi attacchi serve una grande forza mentale, che non è sempre facile trovare. 

«La testa può essere un grande acceleratore o un grande nemico – continua Paola Pagani – perché tanti atleti si fermano appena sentono di fare fatica. Il tutto cambia quando cominciamo a ragionare sul fatto che anche gli altri faticano. Diciamo che la testa diventa un acceleratore quando metabolizzano questo concetto. Però grande parte dello sforzo passa da noi, allenarsi serve anche a sapere quali sensazioni proverai in gara. Ai miei ragazzi dico sempre che anche Pogacar fa fatica, nel ciclismo questa componente non manca mai. Bisogna agganciarsi al fatto che questo sforzo lo posso sopportare e allora si riesce a fare una prestazione come quella di Ganna».

Per alcuni chilometri il corridore della Ineos è stato un puntino sfocato sullo sfondo dello schermo
Per alcuni chilometri il corridore della Ineos è stato un puntino sfocato sullo sfondo dello schermo

Oltre i numeri

In un ciclismo che si basa sempre più sui numeri e i valori che gli atleti riescono a esprimere sta sparendo la componente umana. Invece Ganna ci ha ricordato che in bici ci salgono delle persone e che la differenza spesso è nella voglia di vincere e primeggiare, di dimostrare che qualcosa è possibile. 

«A proposito – spiega Paola Pagani – porto l’esempio del primo uomo che è riuscito a correre il miglio sotto i 4 minuti. Fino al 1956 si credeva che fosse impossibile, i medici dicevano che per l’essere umano fosse nocivo. Finché è arrivato Roger Bannister, un inglese, che è riuscito a correre il miglio in 3 minuti e 59 secondi e 56 centesimi. Ganna a suo modo ha fatto la stessa cosa, ha visto quei watt e ha capito di poter stare lì insieme a due mostri sacri. Sapete cosa è successo dopo che Bannister ha corso il miglio sotto i 4 minuti? Quell’anno, nel 1956, altri 16 atleti sono riusciti a fare la stessa cosa».

La forza di “Top Ganna” è stata quella di non mollare mai e di tenere ben focalizzato il suo obiettivo
La forza di “Top Ganna” è stata quella di non mollare mai e di tenere ben focalizzato il suo obiettivo

Dimostrare l’impossibile

Le ultime parole della mental coach aprono uno spiraglio interessante nel discorso. Dopo quasi un anno di dominio indiscusso Ganna e Van der Poel hanno battuto Pogacar. Lo sloveno nel 2024 e in questi primi mesi del 2025 non ha vinto solamente tre gare alle quali ha partecipato: la Sanremo dello scorso anno, il GP Quebec e di nuovo la Classicissima. 

«Hanno dimostrato che è battibile – dice Pagani – perché lo hanno battuto. Quando è scattato sulla Cipressa tutti hanno pensato potesse scavare un solco tra sé e gli altri, facendo quello cui ci ha abituato ultimamente. E invece gli sono stati dietro. La storia dell’essere umano è ricca di eventi che si pensava fossero impossibili e sono stati resi possibili da persone che con impegno e dedizione si sono messe e le hanno fatte. Quindi tu vai con la consapevolezza di aver fatto tutto il necessario riesci a superare i tuoi limiti. Ognuno ha il suo limite, non può essercene uno uguale per tutti. Ganna ha visto qual è il suo. Lui e Van der Poel hanno dimostrato che Pogacar è battibile, ora sta agli altri provarci». 

«La convinzione di possibilità – conclude – è una delle più forti, io devo essere convinto di quello che posso fare. Se lo sono metto in gioco tutte le mie capacità, il mio potenziale e il lavoro per arrivare dove voglio. Ma se parto già con il tarlo che tanto non è possibile magari metterò in gioco tutto quello ho ma ad un certo punto tenderò a autosabotarmi».

L’era del mono inizia alla Classicissima, ma vince la tradizione

23.03.2025
7 min
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PAVIA – La Classicissima è diventata una fucina di chicche tecniche e l’edizione 2025 della Sanremo verrà ricordata anche per la grande presenza di corridori che hanno scelto la corona singola anteriore (anche se la bici del vincitore montava una combinazione standard).

Non c’è solo la questione rapporti, anche se ci sarà un’esplosione dell’argomento. Ruote nuove, gomme velocissime con pressioni sempre più basse (complice anche la pioggia in partenza), manubri strettissimi e molto altro.

Aeroad CFR (standard), come nel 2023

Apriamo la ressegna delle chicche tecniche con le bici della squadra del vincitore, sempre con verniciatura personalizzata, ma non la medesima della Tirreno-Adriatico. Canyon Aeroad CFR per l’intera Alpecin-Deceuninck.

Ruote Shimano Dura Ace tra C50 e C60, tubeless Pirelli da 28 millimetri e soprattutto il doppio (ormai classico) plateau anteriore 54/40 (tutto Shimano). Ci ha colpito la scelta di tutti i corridori, con i pignoni posteriori 11-30 (non 11-34). Insomma, una bici perfettamente standard (colorazione a parte) come quella vittoriosa del 2023.

Una squadra intera con il monocorona

Tutti i corridori con la Trek Madone, ruote Bontrager da 51 millimetri e tubeless Pirelli P Zero RS. Tutti gli atleti con la scala dei pignoni 10/33 e tutti con la corona singola da 54 denti. Il solo Pedersen ha chiesto di montare la corona da 56.

Tubeless Continental in versione TT

I team che utilizzano gli pneumatici Continental hanno montato (indistintamente dalle ruote) la versione TT, quella normalmente dedicata alla bici da crono.

Qualche atleta del Team Uno-X e Decathlon-Ag2R ha chiesto di montare sulla ruota anteriore il tubeless Aero111. Le pressioni di gonfiaggio comprese tra le 4 e 4,5 atmosfere, come ci ha confermato Matteo Cornacchione del Team Ineos-Grenadiers. Una “mosca bianca” è Geraint Thomas, che ha utilizzato la sezione da 25 millimetri.

Una corona Digirit da 56 per Wright
Una corona Digirit da 56 per Wright

56 denti anche per Wright

Non è passata inosservata la corona da 56 denti montata sulla Merida Reacto del britannico del Team Bahrain-Victorious (poi decimo al traguardo). Corona Digirit alluminio/carbonio, guida-catena e cassetta posteriore 11/34.

Le sensazioni contano ancora

Aranburu del Team Cofidis, con tutta probabilità l’unico corridore senza misuratore di potenza, non sulla guarnitura, non integrato ai pedali. Tutti i corridori del team francese, usano i pedali Keo Blade Power. Nell’epoca dei watt è una dettaglio che merita di essere sottolineato.

Scott Addict RC con monocorona per Pidcock

Unico atleta del Team Q36.5 ad usare la Addict, mentre i suoi compagni hanno scelto la Foil RC. Pidcock ha usato una corona singola da 54 denti, pignoni posteriori 10/33 e tubeless Vittoria da 28. La lunghezza delle pedivelle? 165.

Tubeless Vittoria da 29
Tubeless Vittoria da 29

Vittoria da 29 alla Classicissima

Non tutte le squadre lo usano, perché? Perché è specifico per ruote con canali interni da 24/25 millimetri di larghezza, come ad esempio le Reserve montate sulle Cervélo del Team Visma-Lease a Bike.

Pressioni di gonfiaggio? Esattamente nel mezzo tra i 28 ed i 30, ci hanno detto dallo staff dei meccanici, senza entrare nel dettaglio. Le Vittoria da 29 non cambiano le caratteristiche di design del battistrada, se paragonate alle 28 e 30.

Ruote Vision con raggi in carbonio

Viste sulla Cannondale del Team EF-Easy-Post. Spunta l’acronimo RS e tutti i corridori hanno montato un profilo da 45 millimetri. Cerchio panciuto (si dice wide), raggi in carbonio con nipples esterno e innestati dritti sulle flange dei mozzi.

Anche i mozzi hanno un design rinnovato (confrontati con quelli montati sulle Metron SL), svasati e quasi asimmetrici.

Ursus Enigma, c’è un’identità

Iniziano ad avere un’identità precisa le ruote Ursus montare sulle Lapierre Xelius in dotazione al Team Pic-Nic-PosteNL. Proxima 50 e Proxima 60 (le scritte applicate sui mozzi), rispettivamente per il profilo da 50 e 60 millimetri. Vedremo se verrano ufficializzate in futuro.

Ecco i tubeless Cadex

Li avevamo notati alle prime corse in Australia ed eccoli qui. Tubeless Cadex da 30, fianco color para e tutti montati sulle Cadex 50 Ultra. Particolarmente basse le pressioni di utilizzo ci hanno detto i meccanici del team, tra le 3,9, non oltre le 4,4 atmosfere.

Diversa la scelta del modello di bici, tra Propel (ad esempio anche per il nostro Filippo Zana) e TCR.

BMC Teammachine R Mpc per Alaphilippe
BMC Teammachine R Mpc per Alaphilippe

Una Mpc per Alaphilippe (e solo per lui)

BMC Teammachine R tutta nera per il francese del Team Tudor. E’ la versione Mpc, quella particolare e unica nel suo genere, quasi artigianale, più leggera e più rigida della versione standard. Al team di Cancellara ne sono state consegnate 3 in totale. Nei prossimi giorni dedicheremo un articolo apposito a questa bici fuori dagli schemi, già presentata con dovizia di particolari ai mondiali di Zurigo.

Manubrio da 34 e leve in giù per Van Der Hoorn

Sulla Cube Aero dell’olandese del Team Intermarché non passa inosservato il manubrio strettissimo, largo 34 centimetri. Altro dettaglio (più unico che raro, considerando i canoni attuali) è relativo agli shifter Dura-Ace che puntano verso il basso.

Pogacar stanco (e deluso) ma non molla. «Tornerò ancora»

22.03.2025
5 min
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SANREMO – Saranno contenti i suoi detrattori, quelli che “tanto vince sempre lui”. Oggi Tadej Pogacar non ha vinto, ma che corsa ci ha regalato? Se questa è stata una delle Milano-Sanremo più belle di sempre, il merito è anche e soprattutto suo. Forcing incredibile sulla Cipressa, i tre favoriti che scappano e ancora scatti nei denti. Fa-vo-lo-sa.

Ma se la Classicissima numero 116 è stata bellissima, lo stesso non si può dire delle reazioni in casa UAE Emirates. Attenzione, lo ribadiamo prima di ogni benché minima polemica: nessun funerale, nessuna tragedia. Anzi, sempre massima disponibilità nel parlare, cosa non scontata in certi momenti, ma è chiaro che il terzo posto non basta. E questo dimostra quanto Pogacar e i suoi ci tenessero… e ci tengano ancora. La battuta strappata già a microfoni spenti prima di uscire dalla mix zone vale oro: «Ci riproverò ancora».

L’azione di Pogacar, VdP e Ganna è iniziata sulla Cipressa
L’azione di Pogacar, VdP e Ganna è iniziata sulla Cipressa

Terzo posto

Dunque anche i supereroi possono non vincere. La Sanremo sfugge ancora una volta a Pogacar, che da tempo non vedevamo così stanco. Quando parte lo sprint è ormai troppo schiacciato e quei cinque metri regalati a Van der Poel, forse per lanciarsi, gli risultano fatali.
«Secondo me – dice il team principal di UAE Mauro Gianetti – Mathieu se ne è accorto ed è partito. Ma non è facile». A quel punto, forse Van der Poel e soprattutto Pogacar si aspettavano che Ganna tirasse dritto. Invece, tutto si è mischiato.

Forse il terzo posto è figlio di uno scatto di troppo sul Poggio o di aver tirato troppo dopo essere scappati sulla Cipressa. Forse, forse… quanti sono. Troppi. E la storia non si fa con i “se” e con i “ma”. A mettere le cose in chiaro è stato proprio Pogacar.

«Io credo – ha detto lo sloveno stanco come poche volte lo abbiamo visto – di aver disputato una delle migliori gare della mia carriera. Nelle prime tre ore e mezza di corsa mi sono sentito davvero bene. L’ultima parte è stata bellissima. Sono felice di come abbiamo corso con la squadra. Ci abbiamo provato in ogni modo. E’ stato un ottimo lavoro. Ho dato il 100 per cento e sono arrivato terzo».

Sul Poggio scollinano in due: i tre tentativi di Pogacar non sono bastati a fare la differenza
Sul Poggio scollinano in due: i tre tentativi di Pogacar non sono bastati a fare la differenza

Nessun rimpianto

«Negli ultimi 300 metri tutti e tre abbiamo avuto le stesse possibilità di vincere. Rivedendo la volata, abbiamo iniziato a sprintare allo stesso tempo. Ripeto, non si poteva fare nient’altro, né io, né la squadra. Sono molto orgoglioso di come abbiamo corso oggi. Ogni anno facciamo meglio. Mostriamo più aggressività e volontà. Analizzeremo il tutto e vedremo se abbiamo sbagliato. Ma oggi semplicemente c’è stato qualcuno più forte».

La folla resta accalcata attorno al bus della UAE Emirates. E’ incredibile quanta gente ci sia. Tutti con gli smartphone in mano, pronti per una foto o magari un selfie con Pogacar. La gente lo ama e forse questa sconfitta lo rende ancora più grande.
«Non ho rimpianti – conclude Pogacar, che man mano ritrova un timido sorriso – Sono felice di essere riuscito a dare tutto. Per un tratto sulla Cipressa avevo cinque metri? Sì, ma non è facile fare la differenza. Dovrò aggiungere un po’ di muscolatura».

Sprint tirato, alla fine VdP che aveva quei 5 metri di vantaggio li ha mantenuti. I tre sono arrivati nell’ordine in cui erano posizionati ad inizio volata
Sprint tirato, alla fine VdP che aveva quei 5 metri di vantaggio li ha mantenuti. I tre sono arrivati nell’ordine in cui erano posizionati ad inizio volata

Che finale

«Siamo comunque soddisfatti – dice Gianetti – è stata una gara bellissima in cui tre grandissimi campioni si sono scattati nei denti senza risparmiarsi e alla fine siamo contenti. Non corriamo da soli. Certo, nei primi cinque minuti dopo l’arrivo, mentre si cambiava, non era soddisfattissimo, ma ora già va meglio».

Gianetti spiega come, in fin dei conti, si aspettassero una corsa così. Sapevano che avrebbero trovato un grande Van der Poel.
«Alla fine questa rivalità fa bene allo sport. Tadej è consapevole che non è da solo e che non è facile staccare certi corridori su certe salite. Salite che si fanno a più di 40 all’ora e a ruota si sta bene. Anche risparmiare solo 10 watt in questo ciclismo può fare la differenza. Anzi, oltre a Ganna e VdP, ci aspettavamo anche Pedersen, che alla Parigi-Nizza ha lavorato benissimo. Sapevamo che VdP ci sarebbe stato. Anche se non ha fatto una Tirreno brillante, lui è un cecchino nel centrare gli appuntamenti cerchiati in rosso e si sa preparare molto bene».

Forcing mostruoso di Wellens, prima (in foto), e Narvaez, poi, sulla Cipressa
Forcing mostruoso di Wellens, prima (in foto), e Narvaez, poi, sulla Cipressa

Cipressa diversa?

La Sanremo è andata, insomma, come si aspettava la UAE. Magari non si aspettavano il contrattacco di VdP sul Poggio, ma quello scatto poteva anche costare caro all’olandese stesso in volata. Torniamo al discorso dei “se” e dei “ma”.

Tuttavia qualcosa di più concreto c’è invece riguardo alla Cipressa. A Gianetti, infatti, abbiamo chiesto se gli è mancato un uomo, Del Toro nello specifico.

«In parte è mancato, ma non corriamo da soli. Prenderla davanti non è stato facile per nessuno: né per Tadej né per Del Toro. A quel punto, se anche lui fosse stato lì, ne avremmo avuti ben quattro che potevano giocarsi la Sanremo. Chiaro che Narvaez non avrebbe quella trenata così forte e dietro, di rimessa, ci sarebbe stato uno fra Del Toro, Wellens o Narvaez stesso. Noi volevamo fare la corsa dura sulla Cipressa e l’abbiamo fatta».

Bennati e il ballo delle coppie fra Cipressa, Poggio e volata

21.03.2025
6 min
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Poco più di 24 ore e conosceremo il vincitore della Milano-Sanremo numero 116. Una Classicissima di campioni, di grandi squadre e, soprattutto, di super coppie. Jasper Philipsen e Mathieu Van der Poel per la Alpecin-Deceuninck, Tadej Pogacar e Jonathan Narvaez per la UAE Emirates, Jonathan Milan e Mads Pedersen per Lidl-Trek, Filippo Ganna e Ben Swift per la Ineos Grenadiers: quasi tutti possibili vincitori, con strategie che si incrociano e soluzioni tattiche che possono ribaltare l’esito della corsa. Viene quasi da pensare che la Classicissima si trasformi in un grande ballo, dove il percorso è la strada fra Cipressa, Poggio e lo sprint finale, in cui ogni coppia proverà a dettare il proprio ritmo.

Di queste super coppie parliamo con Daniele Bennati, ex corridore e, fino a pochi mesi fa, commissario tecnico della nazionale italiana. Molti di questi atleti li ha conosciuti da vicino, li ha studiati e sa bene cosa possono fare sulla strada per Sanremo. Il “Benna” di Classicissime ne ha all’attivo ben 14, la prima delle quali nel 2003, come si nota nella foto di apertura, in cui tirò per Cipollini iridato. Qualcosa di buono dunque potrà dirci!

Philipsen e Van der Poel, oltre ad essere gli ultimi due vincitori della Sanremo si conoscono alla grande. Jasper però non ci arriva bene dopo la caduta alla Nokere Koerse
Philipsen e Van der Poel, oltre ad essere gli ultimi due vincitori della Sanremo si conoscono alla grande. Jasper però non ci arriva bene dopo la caduta alla Nokere Koerse

Van der Poel e Philipsen

Daniele, si sta delineando uno scacchiere particolare, un ballo delle coppie. Partiamo dai due dell’Alpecin: come se la possono giocare? Perché possono essere favoriti?

Beh, sicuramente sono tra i favoriti. Sono gli ultimi due vincitori e hanno caratteristiche complementari. Van der Poel, se arriva in volata, può fare un lavoro eccezionale per Philipsen, come ultimo uomo di lusso, quello che tutti vorrebbero avere. Ma allo stesso tempo può giocarsi le sue carte prima, attaccando sul Poggio e affrontando la discesa da solo, come ha già dimostrato di saper fare. E aggiungerei: e se alla fine VdP tirasse la volata all’altro compagno, Kaden Groves?

Forse anche tatticamente i due dell’Alpecin sono quelli con l’interpretazione più semplice della corsa…

Vero, loro fino al Poggio non dovranno fare assolutamente nulla. VdP dovrà seguire Pogacar, mentre Philipsen dovrà difendersi fino allo sprint. La UAE avrà la responsabilità di fare la corsa più dura possibile, ma ammesso che alla Sanremo si possa veramente selezionare il gruppo. Il meteo quest’anno potrebbe essere determinante: se dovesse piovere (come sembra, ndr), Pogacar avrebbe più possibilità.

Perché?

Perché se dovesse piovere un corridore come Pogacar può fare la differenza. Un certo meteo è come avere un compagno di squadra forte. Se non c’è mal tempo è veramente difficile fare la selezione, anche se ti chiami Pogacar. Quando ha vinto Vincenzo Nibali, che non l’ha vinta a caso perché comunque ci ha sempre creduto, c’erano delle condizioni meteo favorevoli. Io c’ero quel giorno. Sul Poggio c’era un forte vento laterale e Vincenzo è riuscito a fare la differenza. Quindi il meteo può sempre essere un fattore determinante per il risultato della Milano-Sanremo. Oggi si va talmente veloci che sulla Cipressa è sempre più difficile fare selezione, mentre se la discesa dovesse essere bagnata allora sì che ci sarebbe un bello sparpaglìo.

Secondo Bennati, nonostante un corridore brillante come Narvaez (e non vanno dimenticati Del Toro e Wellens) la UAE correrà per Pogacar
Secondo Bennati, nonostante un corridore brillante come Narvaez (e non vanno dimenticati Del Toro e Wellens) la UAE correrà per Pogacar

Pogacar e Narvaez

Passiamo al grande atteso Tadej Pogacar, che ha in Narvaez una spalla vincente, uno con la botta secca come abbiamo visto lo scorso anno a Torino al Giro…

Narvaez è forte, non ha grandi risultati alla Sanremo, ma può essere un’alternativa molto interessante a Pogacar perché va forte in salita ed ha un’alta punta di velocità. La sua velocità lo rende una valida alternativa. La UAE però a mio avviso avrà una sola carta da giocare: Pogacar. La squadra lavorerà per lui, cercando di rendere la gara dura già dalla Cipressa.

Valerio Piva ci disse che per Pogacar sarebbe stato ideale avere un co-capitano con reali chance di vittoria, magari per un’azione sulla Cipressa o addirittura sul Poggio Narvaez può essere mandato in avanscoperta…

Ci sta, ma più passa il tempo, più diventa difficile fare la differenza in salita. La UAE dovrà rendere la Cipressa più veloce possibile per stancare gli avversari, poi Pogacar dovrà trovare l’attacco giusto sul Poggio.

Questo attacco Pogacar deve anticiparlo o sempre nella parte finale del Poggio?

La Sanremo è imprevedibile. Quando Van der Poel ha vinto, ha attaccato negli ultimi 200 metri del Poggio, ha preso 25 metri a Tadej ed è arrivato al traguardo con una quindicina di secondi. Non conta solo dove attacchi, ma anche come e soprattutto la continuità che riesci a dare sulla discesa, che è tecnica e richiede continui rilanci. E Van der Poel in tal senso è bravissimo tecnicamente. Nella discesa del Poggio serve tecnica, ma anche tanta potenza. Ogni rilancio è una volata.

Watt da vendere per i due giganti della Lidl-Trek, Milan e Pedersen
Watt da vendere per i due giganti della Lidl-Trek, Milan e Pedersen

Pedersen e Milan

La coppia della Lidl-Trek sembra la più simile come caratteristiche: due bestioni di potenza. Cosa ci dici di loro?

Io non li vedo così simili. Pedersen ha un grande fondo ed è stato campione del mondo, ha le caratteristiche per vincere una Milano-Sanremo. Milan è fortissimo allo sprint. Qualcosa di differente potrebbero fare. Jonathan deve cercare di perdere il meno possibile sul Poggio per potersi giocare le sue carte allo sprint.

E Pedersen?

Pedersen avrà l’obbligo di anticipare. Non ha paura di attaccare da lontano e sa stare dietro a chi vuole fare la corsa dura. È una coppia interessante, entrambi possono vincere.

Loro dovranno solo difendersi?

Non necessariamente. Pedersen come detto può fare anche altro. Alla Parigi-Nizza l’abbiamo visto bene e sa andare forte anche dopo una lunga distanza e anche col maltempo. Mads è un lottatore. Non sarei stupito se provasse a seguire i grandi attacchi.

Mentre Milan?

Jonatahn non deve fare assolutamente niente. Deve stare a ruota, cercare di prendere le salite più avanti possibile e stare tranquillo. Tenere duro. E una volta sull’Aurelia se sarà ancora lì davanti, dovrà fare lo sprint. Immagino che si sfilerà e sull’Aurelia dovrà cercare di ricompattarsi con il gruppetto. Perché per poter vincere lui ci deve essere un gruppetto. A quel punto Pedersen, che in teoria dovrebbe esserci, potrebbe aiutarlo alla grande.

Ganna e Ben Swift. Qui c’è un leader ma la forza della coppia sta nell’obiettivo: portare Pippo al meglio ai piedi del Poggio
Ganna e Ben Swift. Qui c’è un leader ma la forza della coppia sta nell’obiettivo: portare Pippo al meglio ai piedi del Poggio

Ganna e Swift

Daniele, passiamo all’ultima super coppia: Filippo Ganna e Ben Swift. Qui il vincente designato è uno solo però, ovvero Pippo…

Filippo sta benissimo e Swift è un compagno fondamentale. Ha una grandissima esperienza, soprattutto alla Sanremo, dove ha disputato dieci edizioni senza mai ritirarsi, chiudendo due volte sul podio (terzo nel 2014 e secondo nel 2016, ndr). Sarà cruciale per Pippo nel tenere le posizioni nel finale. Ben sa fare molto bene il road capitain

E Ganna come potrà giocarsi le sue carte?

Può aspettare fino all’ultimo e attaccare sull’Aurelia, può provare sul Poggio, oppure giocarsi la volata ristretta. Con Philipsen sarebbe battuto, ma ricordiamoci che alla Sanremo lo sprint arriva dopo 300 chilometri e questo cambia tutto.

Con Van der Poel, Pogacar, Philipsen e magari qualche altro uomo veloce isolato, come Girmay per esempio, giocarsela allo sprint è un bel rischio…

Sì, ma Ganna ha dimostrato di essere veloce anche dopo corse lunghe. Se fossi in lui, con un gruppo ristretto sull’Aurelia, tenterei di attaccare.

Ma un attacco di Ganna se lo aspettano tutti…

Anche quando vinse Cancellara, tutti sapevano che avrebbe attaccato lì. Ma se hai il motore giusto, anche se te lo aspettano, non è facile prenderti. Sicuramente questa è la carta migliore per Pippo.

Il top per Ganna sarebbe avere Swift pronto a chiudere…

Alla Sanremo, nel finale, ci sono sempre pochi compagni. Ma con queste coppie potrebbe cambiare qualcosa. Chi chiude su Ganna sa che ha perso la corsa. Per questo, per lui, l’attacco è una delle migliori strategie. Tuttavia sono convinto che potrebbe anche vincere in volata.

Tirreno-Adriatico 2025 ,Andrea Vendrame

Vendrame va al Catalunya e la Classicissima la guarda in tivù

20.03.2025
4 min
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La tappa di Colfiorito dell’ultima Tirreno-Adriatico era lunga 239 chilometri. Pioveva da tutto il giorno e quando i più forti si sono presentati nello stretto arrivo, il solo capace di nascondersi e saltare fuori al momento giusto è stato Andrea Vendrame (foto di apertura). Pioveva anche a Sappada, lo scorso 24 maggio, quando il trevigiano conquistò la tappa del Giro a capo di 147 chilometri di fuga.

Vendrame sa vincere quando il tempo è brutto. E dato che sabato alla Milano-Sanremo si annuncia pioggia, sembra veramente strano che la Decathlon-Ag2r abbia deciso di non portarlo. Fra Bennett (il solo dei 7 prescelti ad aver vinto: due tappe al Tour de la Provence, categoria 2.1), De Pestel, Gautherat, Gudmestad, Lafay, Naesen e Paret Peintre un posto per l’unico italiano della squadra, per giunta vincente nel WorldTour e in condizione, non si trovava?

Al Giro d’Italia 2024, la vittoria di Sappada era già venuta a capo di una giornata sotto la pioggia
Al Giro d’Italia 2024, la vittoria di Sappada era già venuta a capo di una giornata sotto la pioggia

Emozioni e imprevisti

Ovviamente si tratta della considerazione di chi scrive, perché Vendrame sa stare al suo posto e non si lamenta. Ha imparato a godere delle conquiste raggiunte, progettandone di nuove, in questo suo correre fatto di emozioni e grandi scariche di adrenalina. Il periodo gli è favorevole, non era andata male neppure alla Strade Bianche, secondo migliore italiano al traguardo: un secondo più lento di Formolo.

«Ma quella è una corsa dai mille imprevisti – racconta – abbiamo visto i risultati e le foto. Tante cadute, tante forature, un disastro tutta la giornata. Purtroppo sul Sante Marie, ero ruota di Pello Bilbao e mi sono mancati quei 30-40 metri per scollinare con il primo gruppo. Però la condizione si è vista ed è buona. Alla Tirreno l’obiettivo era la tappa di Colfiorito ed è andata di lusso».

Anche nella tappa di montagna del sabato verso Frontignano, Vendrame ha ritentato la fuga
Anche nella tappa di montagna del sabato verso Frontignano, Vendrame ha ritentato la fuga

L’estro di Bettini

Emozioni e imprevisti sono il soggetto di una sua riflessione social, che ci è parsa interessante da approfondire. Nel ciclismo dei numeri esatti, dei test, dei rapporti fra chili e watt che smontano qualsiasi sogno, leggere di uno che parla di emozioni e imprevisti ti fa credere nuovamente nelle favole. Soprattutto uno che sta lì e le corse se le gioca col duro lavoro, ma anche la scaltrezza di azzeccare la mossa giusta al momento giusto. Uno come Bettini, facendo tutte le proporzioni: uno che non vince solo con le gambe, ma anche con lo spirito.

«L’imprevisto a Colfiorito – spiega – vista la lunghezza della tappa, è stata la pioggia. Però è andato tutto bene, bisognava mantenere la calma nel finale e gestirla al meglio. Sapevo di avere una buona condizione, la gamba c’era e infatti ci ho riprovato anche nei giorni successivi. Però vi confermo che la testa conta tanto.

«Se hai una mentalità forte, è fatta al 90 per cento. Bisogna mantenere la calma, sapersi gestire e non farsi prendere dal panico. Il giorno di Trasacco, quando ha vinto Kooij, ero rimasto tagliato indietro e ad inseguire da solo, mi sarei finito. Invece la fortuna ha voluto che Landa davanti abbia bucato, sia stato ripreso e poi la squadra lo ha portato ancora sui primi. E io da disperso che ero, alla fine sono arrivato sesto».

Da solo sui tornanti del Monte Grappa al Giro del 2024: Vendrame ama andare all’attacco
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Dal Catalunya al Giro

L’imprevisto sarebbe a questo punto essere schierato per la Sanremo, ma in apparenza non sono state previste eccezioni, a meno di ripensamenti nelle prossime ore.

«Per cui per ora la Sanremo resta un sogno – chiude Vendrame – perché la squadra mi ha comunicato da tempo che non l’avrei fatta. Da programma sono previsto al Catalogna, ma è chiaro che essendo l’unico italiano del team, un po’ dispiaccia. Per questo poi comincerò a pensare al Giro d’Italia, l’obiettivo principale dell’annata, dove correrò per vincere una tappa».

Tirreno, festa per due: brinda anche Milan. Che farà a Sanremo?

16.03.2025
5 min
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Non so se è troppo presto pensare di poter fare una bella Sanremo – dice Milan – so però che ci arriveremo con una squadra molto forte e unita, quindi vedremo. Io cercherò di dare il meglio, di tenere il più duro possibile sul Poggio e soprattutto sulla Cipressa. So che faranno un passo fortissimo. Come sempre, ci saranno degli attacchi. Per me sarà fondamentale scollinare nelle prime posizioni per poi magari giocarmela in volata. Però sono cose che si potranno capire solamente quando saremo là. Sarà fondamentale, durante questa settimana prima della Milano-Sanremo, recuperare bene, soprattutto dalle botte. Anche se non sto male, anzi. Va meglio di quello che pensavo e poi vedremo sabato…».

Il podio finale con due italiani – Ganna e Tiberi – come non succedeva dal 2010
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Dalla caduta alla volata

Con la vittoria di ieri a Frontignano, Juan Ayuso mette la firma sulla sessantesima edizione della Tirreno-Adriatico. Jonathan Milan ha vinto la tappa conclusiva dopo quella di Follonica, quarto successo italiano, dimostrando che se un velocista ha il richiamo dell’ultima volata, ha qualche incentivo in più a tenere duro. E Milan di motivi per andare prima a casa ne ha avuti anche parecchi, vista la caduta nel giorno di Colfiorito e le pene dei giorni successivi per superarne i postumi.

«Era importante portare a termine questa Tirreno-Adriatico – dice Milan – un po’ come chiudere il cerchio. Era un obiettivo, avremmo voluto cogliere qualche altro risultato durante la settimana, però non sono stato tanto bene ed è stato importante recuperare. Subito dopo la caduta ho pensato davvero di fermarmi. Ero veramente dolorante e avevo problemi soprattutto per il gomito e la caviglia. La botta sul fianco è uscita solo dopo, quando mi sono reso conto che non riuscivo a fare forza con la gamba sinistra.

«Ovviamente quando si cade, i momenti subito successivi sono quelli più dolorosi. Però essendo ripartito e avendo ancora qualche chilometro prima del traguardo – prosegue Milan – sono riuscito a sciogliere il tutto e non è andata nemmeno così male. Aver potuto pedalare mi ha fatto capire che non ci fosse niente di rotto, solo tante botte. Ed è andata veramente bene così. Da quel giorno, ho cercato semplicemente di sprecare meno energie possibili e fare gruppetto quando si poteva fare. Giorno dopo giorno, è stato fondamentale il lavoro della squadra. Quindi ringrazio i miei ragazzi per tutto quello che hanno fatto e sono contento per questo sprint».

I tanti treni di Milan

Sia Milan sia Ganna hanno evitato accuratamente di entrare nello specifico della collaborazione che proprio in questa ultima tappa li ha visti aiutarsi a vicenda. Milan per spianare la strada di Ganna nella volata al traguardo volante, che gli ha reso il secondo posto in classifica finale. Ganna nel tirare per arrivare senza scossoni alla volata finale. E’ stato come se sul gruppo fosse sceso lo spirito del quartetto azzurro. E l’assenza di Consonni nel treno di Milan è stata sopperita dall’aiuto dell’altro compagno di nazionale.

«Purtroppo Simone è andato a casa qualche giorno fa perché è stato male – prosegue Milan – anzi spero che si rimetta anche lui. Oggi è stato un po’ diverso, il suo lavoro l’ha fatto Teuns. Questi lead-out li abbiamo già provati nei training camp di dicembre e di gennaio, per essere pronti a cambiare nei momenti in cui qualcuno mancasse. Penso che sia anche una chiave che rende il mio treno molto forte. Tutti hanno fatto il loro grandissimo lavoro e spero che Jasper (Stuyven, caduto ai 150 metri, ndr) si rimetta per le prossime gare. Spero che non si sia fatto tanto male e che siano solo escoriazioni, dopo l’arrivo non l’ho visto tanto bene. Se ho parlato con Ganna? Gli ho fatto i complimenti per la sua settimana, quanto all’aver collaborato, penso che si siano sommate un po’ di cose fra loro».

Stuyven ha lanciato Milan poi è caduto: per fortuna per lui niente di rotto ed è in volo verso Monaco
Stuyven ha lanciato Milan poi è caduto: per fortuna per lui niente di rotto ed è in volo verso Monaco

Non solo Pogacar

La Sanremo torna come il rintocco di un pendolo nelle domande e nelle risposte. Il suo favorito è Ganna, per averlo visto andare fortissimo e averne offerto abbondante prova in questi giorni. Del suo ruolo ha già detto, ma è difficile che Jonathan Milan si lasci condizionare dalla posta in palio. Non fu così anche quando venne schierato alle Olimpiadi di Tokyo e a vent’anni trascinò il quartetto verso l’oro olimpico?

«Per me tutte le gare che faccio sono importanti – conferma Milan, rispondendo a una domanda sulla vigilia della Sanremo – da quella che sulla carta vale un po’ meno a quella più chiusa. Le prendo tutte in maniera molto seria, perché è bene concentrarsi e mantenere la routine di partire e dare sempre il 100 per cento. E’ quello che cerco di fare, per arrivare al risultato e anche per divertirmi. Anche per questo, dopo la Roubaix farò una settimana di stacco e poi vorrei andare un paio di giorni ad allenarmi in pista. Per fare qualche lavoro di forza, qualche sprint, lavorare sull’agilità e anche per allenarmi con i ragazzi.

«Non ho rituali, tranne essere concentrato e cercare di essere rilassato nei giorni prima della gara e anche in allenamento. Non parto mai battuto. Va bene che alla Sanremo ci sarà Pogacar, ad esempio, ma non sarà il solo. Ci saranno molti top rider e penso che un altro grande nome da fare è quello di Ganna. Oltre a Pogacar bisognerà guardare anche lui, ma io personalmente non parto mai per il secondo posto. Poi è chiaro che se si parla di una tappa di salita o di una corsa troppo dura per me, non posso farci tanto».