Sfilata iridata a Etten-Leur, il mondiale dei criterium

23.08.2023
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Quello di Etten-Leur lo chiamano “il campionato del mondo dei criterium”, forse anche per la ricchezza che viene messa ogni anno sul piatto e che permette di attirare anche i campioni più ritrosi. L’anno scorso ad esempio, nessuno riuscì ad attirare il vincitore del Tour Jonas Vingegaard, tranne loro. Tutto grazie a una serie di generosi sponsor olandesi e ai 280 euro con cui migliaia di vip pagano il loro posto nell’area riservata.

La Canyon Aeroad di Van der Poel s’è vestita dell’iride, come la sua “sorellina” nel ciclocross
La Canyon Aeroad di Van der Poel s’è vestita dell’iride, come la sua “sorellina” nel ciclocross

Il jet per Van der Poel

Per il Criterium di Etten-Leur, cittadina del Brabante Settentrionale al confine con il Belgio, si fanno delle vere e proprie follie, come ad esempio andare in Spagna con un volo privato per prelevare il campione del mondo Mathieu Van der Poel e portarlo a correre. Sono partiti sabato sera, sono riusciti ad atterrare all’aeroporto di Malaga e da lì, con il prezioso passeggero iridato a bordo, sono atterrati a Breda. Dall’aeroporto, sono bastati quindici minuti per arrivare nel centro della festa.

«Avevano già insistito dopo il Tour – ha ammesso Van der Poel, stupito – ma io avevo declinato l’invito. Però dopo il mondiale ho pensato che avrei dovuto mostrare la maglia da qualche parte e tutto sommato Etten-Leur non è molto lontano da dove vivo. Così ho potuto indossare per la prima volta la maglia iridata. Avevo già la valigia pronta, si è trattato solo di tornare a casa un giorno prima del previsto».

Van der Poel ha anticipato di un giorno il rientro dalle vacanze a bordo di un jet privato
Van der Poel ha anticipato di un giorno il rientro dalle vacanze a bordo di un jet privato

Tre giorni a Marbella

Chi magari pensava che l’olandese fosse in Spagna per il solito ritiro, prenderebbe una cantonata. Van der Poel infatti si è concesso una meritatissima vacanza dopo il Tour, il mondiale strada di Glasgow e quello finito troppo presto sulla mountain bike.

«Dopo quella caduta – ha raccontato a Het Nieuwsbladero così rigido che ho passato comunque due giorni sulla bici per recuperare un po’ di elasticità. Poi ho trascorso tre giorni a Marbella con un gruppo di amici e diciamo solo che ci sono state delle belle serate molto intense. Avevo bisogno di decompressione. Il mondiale è stato l’ultimo grande obiettivo della stagione, anche se forse non mi rendo ancora bene conto di quello che ho fatto. Forse ci riuscirò una volta che la stagione sarà davvero finita».

L’intrusa iridata: la belga Kopecky in Olanda fra le olandesi Vollering e Wiebes. Tutte di casa SD Worx
L’intrusa iridata: la belga Kopecky in Olanda fra le olandesi Vollering e Wiebes. Tutte di casa SD Worx

Un salto a Parigi

Però quella caduta brucia, soprattutto considerando il suo orgoglio sconfinato. Per cui la sua vacanza e la successiva partecipazione al criterium olandese sono serviti per sentirgli ammettere qualcosa di più.

«Sto accarezzando l’idea – ha detto – di partecipare al test event di mountain bike a Parigi a fine settembre. Quindi dovrei continuare ad allenarmi e nel frattempo voglio anche correre qualche gara su strada. Non so ancora quale sarà il programma, molto dipenderà da come mi sentirò in allenamento. La voglia di mostrare la maglia c’è, ma se potessi scegliere, mi piacerebbe davvero tanto vincere il Fiandre con questo simbolo addosso».

Vollering a braccia alzate, come sul Tourmalet, come alla fine del Tour che ha vinto
Vollering a braccia alzate, come sul Tourmalet, come alla fine del Tour che ha vinto

Kopecky e il surf

A Etten-Leur c’era anche una ricca partecipazione femminile. Lotte Kopecky, chiaramente, ma anche Demi Vollering, con la sua maglia gialla del Tour e anche Annemiek Van Vleuten, olandese che a fine anno si ritirerà ma per i tifosi olandesi è ormai una leggenda.

Raccontano gli organizzatori (che per l’iridata della SD Worx non hanno dovuto mandare un aereo), che quando si è sparsa la voce della sua partecipazione, il sito internet del criterium è andato in crash, tanta è la sua popolarità anche in Olanda.

Anche Kopecky ha raccontato qualcosa di sé e dell’emozione iridata, ma anche lei forse non è ancora pienamente consapevole della portata del trionfo.

«E’ la prima volta che indosso questa maglia su una bicicletta – ha ammesso – non ho pedalato molto negli ultimi giorni. Una volta l’ho messa sulla tavola da surf (ridendo, ndr). L’ho trovato divertente, ma ho ancora bisogno di qualche lezione. Finalmente ho avuto una vacanza, cosa che non accade spesso. Mi sono davvero goduta quella settimana senza obblighi, ma per capire se adesso nella mia carriera cambierà qualcosa, dovremo aspettare le prossime settimane».

Anche per Kopecky una bici iridata, ma pantaloncino nero che incontra di più il suo gusto
Anche per Kopecky una bici iridata, ma pantaloncino nero che incontra di più il suo gusto

Domenica Kopecky correrà la Schaal Sels a Merksem e forse sarà alla partenza della Classic Lorient a Plouay: «Ma soprattutto voglio divertirmi – ha detto a Het Nieuwsblad prima di lasciare Etten-Leur – senza alcun obiettivo. Voglio capire se c’è ancora grinta, voglio rilassarmi e quando posso, voglio dormire un’oretta di più. Diciamo che negli ultimi giorni non sono mancate le feste».

Kopecky, un vero gigante: Glasgow sbancata con tre ori

13.08.2023
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GLASGOW – Forse è la vita che l’ha fatta arrabbiare e adesso ogni volta che sale sulla bicicletta, Lotte Kopecky ha una dedica da fare. L’ultimo inverno è stato duro. La morte di suo fratello Seppe, che era il suo idolo e l’aveva convinta a correre in bici, l’ha scossa fino alle fondamenta. Erano sempre insieme, anche nel fare le cose sbagliate. Poi la separazione da Kieran De Fauw, compagno e allenatore, che lo scorso anno l’ha guidata alla vittoria della Strade Bianche e del Fiandre e al secondo posto ai mondiali di Wollongong, l’ha costretta a riorganizzarsi la vita. Colpi che avrebbero potuto abbatterla, dai quali invece la fresca campionessa del mondo è uscita più dura e determinata.

Sul podio ai fianchi di Kopecky, la compagna Vollering e Cecile Ludwig
Sul podio ai fianchi di Kopecky, la compagna Vollering e Cecile Ludwig

Un anno molto duro

Così oggi, sul circuito di Glasgow che tanti avevano descritto come cucito sulle sue caratteristiche, Kopecky si è messa la vita sulle spalle e ha giocato le sue carte incurante delle altre. Soprattutto quando si è resa conto che le altre avevano riconosciuto la sua forza e mai e poi mai la avrebbero aiutata a raggiungere il suo obiettivo: il terzo titolo mondiale nella stessa settimana, dopo quelli dell’eliminazione e della corsa a punti in pista (cui va sommato il bronzo dell’omnium).

«Non so a cosa stessi pensando quando ho tagliato il traguardo – racconta – finora è stato un anno fantastico, ma anche molto duro. Non so cosa continui a spingermi, ma questa vittoria significa molto per me. Davanti alla morte di mio fratello avrei potuto decidere di restare sul divano di casa o di ripartire in bici: ho scelto la seconda. E questo è un sogno che si avvera. Sono migliorata tanto. Conosco il mio corpo e come reagisce. Penso di aver trovato buon equilibrio tra l’allenamento e la parte divertente del ciclismo. L’aspetto mentale è importante, mentre prima pensavo sempre e solo ad allenarmi. Invece ho imparato a stare bene come persona, quando non sono una ciclista».

E’ stato un anno pieno di successi, ma anche molto duro: commozione più che giustificata
E’ stato un anno pieno di successi, ma anche molto duro: commozione più che giustificata

Una gara nervosa

Potente come quando le gambe andrebbero anche da sole, Kopecky ha corso per tutto il giorno al vento, al punto da far pensare che la volesse buttare a tutti i costi, spalancando la porta a Vollering e Van Vleuten, ma anche a Marlene Reusser e la solita Cecile Ludwig. Invece quel che non era chiaro era la quantità pazzesca di forze ancora a sua disposizione.

«E’ stata una gara molto nervosa – dice – la collaborazione davanti non è stata la classica cosa che racconteresti quando torni a casa. Le incitavo perché mi aiutassero, ma non sapevo quale fosse la loro condizione, per cui ho cominciato a guardare solo me stessa. Non ero nervosa per le mie condizioni, ma Elise Chabbey era un minuto e mezzo davanti a noi e avevamo visto che su questo percorso non è facile riportare qualcuno indietro. Ero venuta a vederlo e avevo capito quanto fosse importante e necessario correre davanti, anche se significava spendere di più». 

Il diritto di vincere

La corsa infatti è cambiata dopo che Chabbey è stata ripresa e Kopecky ha potuto guardare finalmente in faccia le avversarie e attaccare per andare al traguardo. Lo ha fatto a 7 chilometri dalla fine e poi non si è mai voltata indietro.

«Devo ringraziare Sanne Cant per i suoi sforzi nei primi giri – spiega – e anche Justine Ghekiere ha fatto bene quando le ho chiesto di tenere il ritmo. Julie Van de Velde mi ha aiutato a rientrare nel gruppo dopo che ho dovuto cambiare bici. Ma ho davvero sentito che avrei vinto in cima a Montrose Street. La corsa è stata allo sfinimento. Non ero sicura, ma una volta che sono arrivata in cima a 1,5 chilometri dall’arrivo, ho capito che ce l’avrei fatta. Non è stato facile lottare contro le mie compagne di club, anche perché siamo ottime amiche. Ma oggi ognuna di noi sapeva di avere il diritto di vincere. Poi fuori corsa ci saremmo fatte reciprocamente i complimenti, come poi è successo».

Tre mondiali in 7 giorni

Dicono che in Belgio sia diventata popolare anche giù dalla bici, che non possa andarsene in giro senza essere fermata, al pari di quanto accade ai colleghi maschi. Lei arrossisce e ride, quasi non spiegandosi il perché ciò accada. Però poi tira fuori la grinta e molla un altro scatto.

«Il Belgio è un grande paese del ciclismo – dice – ma la parte femminile è in ritardo. Sono orgogliosa di aver dimostrato di poter vincere anche le corse più importanti. Spero che queste vittorie servano per convincere le ragazze e gli sponsor che c’è spazio anche per noi. Dopo i due mondiali in pista, ho pensato che sarebbe stato quasi impossibile aggiungerne un altro oggi. Tre volte campione del mondo in sette giorni. Troppo pazzo per spiegarlo con delle semplici parole…».

Dentro al trionfo della SD-Worx con Elena Cecchini

31.07.2023
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E’ stata la squadra più forte di tutte e di tutto. La SD Worx non solo ha dominato il Tour Femmes, ma ha saputo gestire una serie di circostanze avverse e discusse che avrebbero potuto negare loro il successo finale. Stavolta il termine “corazzata” calza a pennello per la formazione olandese e da Elena Cecchini ci siamo fatti raccontare il dietro le quinte di questa ultima settimana vissuta ad alta intensità.

Vittoria da gustare

Quattro tappe vinte su otto, la maglia gialla e la verde portate dall’inizio alla fine e la classifica a squadre. La leadership della SD Worx è stata netta, sono quindi meritati i festeggiamenti di fine Tour. Cecchini ha qualche minuto libero prima di andare a cena con compagne e staff. L’emozione c’è, ma non prende il sopravvento nella sua voce, lei è sempre molto lucida. E naturalmente anche consapevole di quello che hanno appena fatto.

«Per stasera (ieri sera, ndr) avevamo già deciso che saremmo state tutte assieme – spiega la friulana – a prescindere di come sarebbe andato il Tour. Nei programmi c’era di rientrare a casa lunedì. A maggior ragione ci godiamo la serata celebrando queste vittorie. Abbiamo finito con un podio tutto nostro nella crono. Questi risultati sono importanti per tutto il nostro gruppo, per i nostri sponsor. Per noi ogni gara è importante, lo abbiamo sempre detto. Solitamente non ci poniamo pressioni però quest’anno il “peso” del Tour si è fatto sentire parecchio. Non sono state giornate semplici per noi. Sono successe cose che potevano creare instabilità a livello mentale. Nei nostri confronti sono state prese decisioni contestabili, ma siamo sempre rimaste concentrate».

Dove nasce il trionfo

Quinta tappa, Vollering fora e sfrutta la scia della sua ammiraglia guidata dal diesse Danny Stam per rientrare nella coda del gruppo principale. Senza entrare troppo nel merito, sono scene che si vedono spesso nelle gare maschili e femminili in un limbo del regolamento, ma per la giuria non va bene. Stam viene espulso dalla corsa e Vollering subisce venti secondi di penalizzazione nella generale. Sanzioni che possono costare il Tour. La SD Worx protesta e prende atto della decisione.

Al Tour Vollering è salita a quota 15 vittorie stagionali, mentre Kopecky a 11. Il totale della SD Worx è di 53 e non è finita
Al Tour Vollering è salita a quota 15 vittorie stagionali, mentre Kopecky a 11. Il totale della SD Worx è di 53 e non è finita

«Sembrava quasi – commenta Cecchini – che ci stessero aspettando al varco apposta. Che commettessimo qualcosa di strano per punirci. E’ una sensazione che abbiamo avuto. Quest’anno è come se dessimo fastidio perché vinciamo tanto, ma non ricordano ad esempio che Wiebes vinceva venti corse all’anno anche alla DSM. E poi personalmente ero rimasta molto scottata da quello che era successo alla Vuelta. Demi (Vollering, ndr) attaccata mentre stava facendo la pipì. Tra gli uomini quella è una pausa serena e ininfluente, da noi invece diventa un momento di ulteriore stress. Pensate che alla sesta tappa una mia compagna ed io ci siamo fermate per farla, ma Anna (Van der Breggen, l’altra diesse, ndr) ci ha detto che non potevamo rischiare nuovamente dopo l’esclusione di Danny. Credevamo di rientrare sfruttando la scia delle altre ammiraglie come capita sempre ed invece tutte le macchine ci sorpassavano veloci.

«In ogni caso – continua nell’analisi – non ci siamo demotivate. Danny è rimasto con noi lo stesso e professava calma. La nostra squadra è molto solida ed unita, ma in queste difficoltà ci siamo strette ulteriormente. E’ scattato qualcosa in più. Abbiamo capito subito che non aveva senso sprecare energie psicofisiche preziose per cercare di far valere le nostre ragioni. In questo Tour sono stata in camera con Demi e l’ho sempre vista tranquilla. Sapeva che quei venti secondi li avrebbe potuti recuperare grazie alla sua condizione e a noi. Ha gestito tutto alla grande. Anche Lotte (Kopecky, ndr) è stata favolosa nel resistere più che poteva sul Tourmalet. Vederla lì ha destabilizzato le avversarie, ma secondo me lei non vedeva l’ora che Demi scattasse per poter salire bene del proprio passo. Quella è stata una tattica. Come squadra mi sento di dire che possiamo affrontare e superare tutto».

Con l’espulsione di Stam, Anna Van der Breggen in ammiraglia sapeva di avere gli occhi della Giuria puntati addosso
Con l’espulsione di Stam, Anna Van der Breggen in ammiraglia sapeva di avere gli occhi della Giuria puntati addosso

Compagne leader

La SD Worx al Tour è arrivata a quota 53 vittorie stagionali. E dietro a queste c’è sempre chi fa un lavoro fondamentale ed oscuro. Cecchini si sente molto tagliata per questo ruolo quasi da mettere da parte le ambizioni personali anche se la formazione olandese ha dimostrato che c’è spazio per tutte. Ci sono ancora tanti obiettivi da centrare ma quello del Tour com’è stato preparato?

«Ho corso anche il Giro Donne – prosegue la 31enne cinque volte tricolore tra strada e crono – e sono gare totalmente diverse sia nel livello che nel percorso. Se avete fatto caso, al Tour non abbiamo mai avuto una giornata calma. Siamo andate sempre molto forte. Anche lo stress si è fatto sentire. Vollering e Kopecky hanno fatto bene a puntare solo al Tour. E’ una gara in cui devi essere fresca mentalmente se vuoi vincere o ottenere il massimo. Credo che nei prossimi anni molte atlete non potranno più correre Giro e Tour sperando di fare bene in entrambi. Anche se spero che il Giro, con l’organizzazione di Rcs Sport, possa crescere di importanza come il Tour».

Una vittoria, la maglia verde e seconda nella generale. Kopecky scatenata al Tour, per Cecchini è la favorita al mondiale
Una vittoria, la maglia verde e seconda nella generale. Kopecky scatenata al Tour, per Cecchini è la favorita al mondiale

«Non so se arriveremo a sessanta vittorie – conclude Cecchini – però posso dirvi che le mie compagne correranno il Tour of Scandinavia come in Francia. Stiamo solo pensando a goderci questa stagione perché poi il 2024 sarà anno olimpico e sappiamo che potrebbero esserci delle variabili. Piuttosto posso dirvi che Kopecky sarà la favorita numero uno per il mondiale di Glasgow. Lo dico senza paura perché è giusto che la nostra nazionale lo sappia per inventarci qualcosa per batterla. Anche Lorena (Wiebes, ndr) sarà fortissima, ma Lotte è uscita con una forma strepitosa. Sapevo che stava molto bene, ma non mi aspettavo così tanto. In salita è andata forte e altrettanto a crono, riuscendo ad arrivare seconda nella generale del Tour. Non è poco per lei. Ora io farò qualche giorno di riposo recuperando una botta subita nella terza tappa poi mi concentrerò sul mondiale».

Vollering, il sogno Tour si avvera. Podio per Kopecky

30.07.2023
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E’ un’immensa festa SD Worx quella che colora la serata di Pau, nell’ombra francese dei Pirenei. Ci sono la tappa di Marlene Reusser, la maglia verde di Lotte Kopecky e la gialla di Demi Vollering, entrambe sul podio finale del Tour Femmes. Là sopra, con il terzo posto preso dalla sorridente Kasha Niewiadoma, per la prima volta da tre anni a questa parte, non sale Annemiek Van Vleuten. Il passaggio di consegne c’è stato ieri sul Tourmalet, ma da qui a dare per finita l’olandese campionessa del mondo il passo è forse un po’ affrettato. Una giornata storta ci può stare, ma ancora di più è palese la differenza fra chi ha corso e vinto il Giro e chi invece ha preparato il Tour.

«Ovviamente ho lavorato sodo – racconta Vollering sul filo dell’incredulità – ma non è solo duro lavoro, è anche crederci. Sono tante cose, tutte insieme. Hai un sogno per cui lavori sodo, ma devi anche mantenerti calmo e trovare un buon equilibrio nella tua vita per realizzarlo».

Un Tour imperiale per la SD Worx, con Kopecky, Vollering, Reusser, Cecchini, Bredewold e Majerus
Un Tour imperiale per la SD Worx, con Kopecky, Vollering, Reusser, Cecchini, Bredewold e Majerus

L’ultima crono

Difficilmente una crono alla fine del Tour, anche se si tratta di un Tour di sole nove tappe, riscrive il verdetto del giorno prima sulla montagna. E se è stata sorprendente la prova di Lotte Kopecky sul Tourmalet, non ha di certo stupito la sua grande crono, che le ha permesso di salire sul secondo gradino del podio. Allo stesso modo in cui era scritto che una bella prova l’avrebbe fatta Niewiadoma.

«Niente male per una velocista – sorride la campionessa belga della crono – quasi non so cosa mi stia succedendo. Sono arrivata al Tour in buona forma, ma non avrei mai pensato al podio. Mi sono sorpresa soprattutto ieri, ma questa settimana in genere è stata più di quanto avessi mai immaginato. E’ stato pazzesco fare tutto il Tour in maglia gialla e vincerlo poi con Demi. Non so in realtà se sia stata la migliore crono della mia carriera. Avevo fatto un’ottima strategia con il mio allenatore e sono stata in grado di esprimere tutta la forza che mi era rimasta. Non me l’aspettavo dopo ieri. E’ stato emozionante, ma ha funzionato. Incredibile».

Amarezza Van Vleuten

I conti non tornano per Annemiek Van Vleuten. Il suo livello stellare del Giro d’Italia Donne sembra essere sparito, contro quello altrettanto stellare della SD Worx, contro la loro programmazione e contro la somma delle fatiche che dal Giro d’Italia l’hanno condotta alla sfida francese.

«Non so cosa sia andato storto negli ultimi due giorni – ha detto all’olandese NOS – ma di certo non sono l’Annemiek che posso essere. Questo è ovviamente molto duro nel mio ultimo Tour de France. Ieri sul Tourmalet mi sono sentita male, non come mi sento normalmente. Oggi ho dato il massimo per mantenere il podio, ma ho subito capito che sarebbe stato difficile. Mi dispiace molto essere giù dal podio, soprattutto perché il team ha lavorato per me tutta la settimana. Fortunatamente, ho vinto il Tour l’anno scorso. Questa corsa occuperà sempre un posto speciale nel mio cuore».

Cambio della guardia

L’ennesimo abbraccio con Demi Vollering questa volta sembra diverso. Difficile dire se ogni volta ci sia per Kopecky una punta di rammarico, ma in questo caso, nonostante tutto il Tour al comando, anche la belga sapeva che non avrebbe potuto scavalcare il Tourmalet da prima della classifica. Quello doveva essere terreno per Demi Vollering e nessuno, del resto poteva prevedere che Van Vleuten non avrebbe avuto la forza per scalzare Kopecky dalla maglia gialla.

«Avevo fissato in anticipo – spiega Vollering – una serie di obiettivi per questo Tour de France. Uno era chiaramente il Tourmalet, ma volevo anche fare una bella prova contro il tempo con uno sguardo al futuro. Voglio andare al mondiale crono con un buon feeling e questa giornata è stata molto importante. Mi sono sentita bene tutto l’anno e molto stabile insieme ad Anna Van der Breggen che fa i miei programmi di allenamento. Penso di dover ancora realizzare che ho appena vinto il Tour de France, mi servirà qualche giorno in più con la famiglia per capire tutto. Oppure forse capirò qualcosa stasera quando festeggerò con la squadra. In ogni caso, non vedo l’ora che questo caos finisca e io possa riprendere fiato».

Guarischi, al Thuringen un’altra vittoria che vale tanto

03.06.2023
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«Dite che mi piace questa gara a tappe?» E’ la risposta divertita che ci manda via messaggio Barbara Guarischi dopo il suo sigillo al Thuringen Ladies Tour, dove ne aveva già timbrato un altro nel 2019. Questa regione nel cuore della Germania le porta bene e il successo di dieci giorni fa, come quello di allora, ha un sapore particolare per il suo morale.

Bisogna dire che il Thuringen Ladies Tour è stato letteralmente dominato dalla SD-Worx. Vittoria nella cronosquadre di apertura poi altri cinque successi in altrettante frazioni con cinque atlete diverse oltre, naturalmente, alla vittoria della generale con Kopecky. Vista così può sembrare tutto semplice, ma Guarischi sa che dietro c’è poco di scontato e tanto lavoro invernale che sta dando tanti frutti.

Doppia volata

A Schmolln sul traguardo della terza tappa Guarischi ha centrato la sua undicesima vittoria in carriera, con la sua capitana Wiebes accanto che esultava più di lei. Una felicità dilagante che ha abbracciato tutto il team.

«Se uno legge l’ordine d’arrivo o guarda la foto dell’arrivo – racconta la medaglia d’oro del Mediterraneo 2022 – può sembrare che sia stata una vittoria facile o concordata, invece non è proprio stato così. Nel finale erano fuori Alonso e Vanpachtenbeke (rispettivamente di Ceratizit WNT e Parkhotel Valkenburg, ndr) ed avevano ancora un bel margine di vantaggio. Lorena aveva detto fin dal mattino che la volata l’avrei fatta io e che loro avrebbero lavorato per me. Solo che a 5 chilometri dalla fine non riuscivamo a guadagnare e così sono andata da Lorena dicendole che avrei tirato io per portare lei alla volata. Così è stato per un po’ poi quando abbiamo messo nel mirino le due fuggitive, Wiebes e Kopecky mi sono venute vicine e mi hanno ribadito che avrei sprintato io».

Nelle prime tappe Guarischi ha goduto di più libertà d’azione. Un riconoscimento al suo lavoro (foto Aust)
Nelle prime tappe Guarischi ha goduto di più libertà d’azione. Un riconoscimento al suo lavoro (foto Aust)

«Lotte ha dato una trenata impressionante fino ai 400 metri – prosegue Guarischi – e a quel punto ho dovuto fare una prima volata per andare a riprendere la prima fuggitiva ed una seconda per saltare Alonso (poi terza, ndr) proprio negli ultimi cento metri che intanto aveva allungato. C’erano un paio di curve veloci ravvicinate nel finale e ho dovuto calcolare bene i tempi per non vanificare tutto. Per me è stato un grande onore poter sfruttare il lavoro di Lotte, Lorena e delle altre ragazze».

Significato profondo

Ci sono vittorie che aggiornano le statistiche e altre che valgono qualcosa più del primo posto. Quattro anni fa Guarischi in Turingia aveva festeggiato sotto la pioggia un successo importante dopo tre anni tribolati e incostanti. Alcune sfumature sono le stesse di allora anche se sono cambiate tante cose.

«Quando vinci – spiega la 32enne velocista – c’è sempre dietro un valore legato a qualcosa. Sono contentissima chiaramente, soprattutto per il significato che ha questo successo. Prima di tutto perché dopo aver disputato una bella primavera mi sono presa la bronchite a metà aprile. Ho fatto una settimana di febbre ed una di convalescenza che mi hanno buttato un po’ giù, sia fisicamente che moralmente. Pensavo di aver vanificato tutta la buona condizione che avevo».

La SD Worx ha vinto la cronosquadre inaugurale. L’affiatamento è alla base del gruppo
La SD Worx ha vinto la cronosquadre inaugurale. L’affiatamento è alla base del gruppo

«Sono stata in altura a Livigno per ventidue giorni – continua Guarischi – dove ho recuperato bene però sono rientrata alle corse un po’ tesa proprio perché credevo di non essere all’altezza come prima. Invece prima Anna (la diesse Van der Breggen, ndr) poi le mie compagne mi hanno dato fiducia. Anzi quella fiducia, più che la vittoria in sé, è stato un premio al lavoro che avevo svolto nei mesi precedenti. Questo è l’altro grande significato che ha quel risultato».

Spazio per tutte

Al momento il 2023 della SD-Worx è una cavalcata che fa impallidire le straordinarie annate precedenti quando erano protagoniste assolute Van der Breggen o Blaak (appena diventata mamma di Noa Brigitte). Finora sono trentadue le vittorie del team olandese, solo una in meno del 2021 e due del 2016, e l’impressione che il conto possa salire ancora. A parte il super trio Vollering-Wiebes-Kopecky, tutte possono ritagliarsi un proprio spazio sapendo di centrare il bottino pieno.

«Da fuori sembra facile correre nella SD-Worx – commenta Guarischi – ma nel ciclismo di oggi non c’è nulla di facile. Piuttosto mi sento di dire che siamo noi brave a fare in modo che sia così. La nostra squadra è unita e ci sacrifichiamo tanto affinché tutto sia o vada al posto giusto. Per noi ogni gara è importante, come abbiamo ampiamente dimostrato, poi è normale che qualcosa possa sfuggire. La Roubaix, un po’ sfortunata, oppure la Vuelta, persa per pochi secondi, sono due esempi ma nel complesso siamo davvero soddisfatte».

Una a testa. Wiebes, Uneken, Kopecky, Bredewold e Guarischi sono andate a bersaglio al Thuringen (foto Nowak)
Una a testa. Wiebes, Uneken, Kopecky, Bredewold e Guarischi sono andate a bersaglio al Thuringen (foto Nowak)

«Io come altre ragazze – conclude – sono stata chiamata per fare un certo tipo di lavoro per le leader. L’opportunità per noi di avere carta bianca c’è e ci sarà ma in gare di un gradino inferiore. Per ora io sono molto contenta dell’affinità con Lorena. E’ nata subito e in corsa dove vado io, lei c’è. E devo dirvi che anche con Lotte va benissimo. Inizialmente ero un po’ titubante perché abbiamo corso poco insieme poi alla Veenendaal Classic le abbiamo fatto un treno perfetto, ha vinto contro velociste più pure di lei ed è arrivata un’ulteriore iniezione di fiducia tra noi. Prossimamente farò la Hageland, il Lotto Belgium Tour, il Giro Donne poi tornerò a Livigno per tre settimane. Correre in queste condizioni in questo team è davvero bello, sembra che sia qui da sempre».

Persico, un bel Fiandre. «Ma ora penso alle Ardenne»

07.04.2023
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L’azione di Lotte Kopecky sull’Oude Kwaremont, che ha deciso il Giro delle Fiandre, è stata potenza pura. La campionessa belga si è tolta dalle ruote l’unica atleta che era riuscita a rimanere con lei: Silvia Persico. La bergamasca del UAE Team ADQ ha chiuso poi quarta sul traguardo di Oudenaarde, seconda delle italiane, dietro a Elisa Longo Borghini.

«Tutto sommato – ci racconta mentre sta andando a fare i massaggi – sono felice del mio quarto posto. Per i primi due giorni dopo la corsa ero leggermente amareggiata, poi mi è passata, alla fine ho dato tutto quello che avevo».

Dopo il Koppenberg si sono avvantaggiate in quattro, in ordine: Reusser, Kopecky, Persico e Wiebes
Dopo il Koppenberg si sono avvantaggiate in quattro, in ordine: Reusser, Kopecky, Persico e Wiebes

Koppenberg primo punto chiave

Sulle pietre del Koppenberg la corsa delle donne si è accesa. Persico e tre atlete della SD Worx, tra cui Lotte Kopecky, si sono avvantaggiate, complice una caduta nelle prime posizioni che ha causato un rallentamento in gruppo. 

«Lo avevamo già visto dalla ricognizione – ci confida – che il Koppenberg sarebbe stato un punto chiave della corsa. Abbiamo provato a farlo a piedi, capendo fin da subito che ripartire su quelle pendenze sarebbe stato difficilissimo. L’obiettivo, concordato con i diesse nelle riunioni pre gara, era prenderlo nelle prime posizioni. Chiara (Consonni, ndr) mi ha dato una grande mano nel tratto di pianura che precedeva il Koppenberg.

«E’ uno dei Muri più impegnativi del Fiandre, lungo, con pendenze toste, anche se lontano dal traguardo risulta decisivo. Per molte delle mie compagne rappresentava una finish line, il posto nel quale terminare il loro lavoro. Dalla tattica prestabilita saremmo dovute rimanere in tre della UAE ADQ: Bastianelli, Consonni ed io. Chiara però quel giorno non si sentiva bene e così si è messa a nostra disposizione».

Silvia Persico nella morsa della SD Worx ha tenuto testa a Wiebes e Kopecky
Silvia Persico nella morsa della SD Worx ha tenuto testa a Wiebes e Kopecky

Fra tre fuochi

«Sul Koppenberg – afferma – è successo quello che avevamo pensato in partenza. Una mezza caduta in testa al gruppo ha messo in croce le altre. Così davanti, oltre a me, sono rimaste tre atlete della SD Worx: Kopecky, Wiebes e Reusser.

Persico all’inizio ha collaborato con le compagne di fuga, senza farsi intimorire. L’occasione era ghiotta e mettere più secondi possibili con le inseguitrici era fondamentale

«Anche dalla macchina – continua Silvia Persico – mi hanno detto di collaborare. E’ stata la mossa giusta a mio modo di vedere, non sono rimasta passiva a subire il ritmo delle avversarie, ma mi sono data da fare. Certo, sarebbe stato meglio non essere in mezzo ad atlete della stessa squadra, ma è andata così. Sono dell’idea che anche se mi fossi messa a ruota, non sarebbe cambiato nulla. In quell’azione non ho sprecato tante energie, ho sempre cercato di andare il più regolare possibile. Una volta sul Taaienberg – prosegue la bergamasca – si è staccata Wiebes. Ho respirato un po’ e siamo andate via ancora del nostro passo».

Le inseguitrici hanno agganciato la Persico solamente sul Paterberg
Le inseguitrici hanno agganciato la Persico solamente sul Paterberg

Oude Kwaremont: il giudice

Sulla strada verso l’Oude Kwaremont dal trio di testa si è staccata anche Reusser, e così si è formato il duo Persico/Kopecky. Le inseguitrici non riuscivano a guadagnare terreno, complici la fatica ed il poco accordo. Lotte Kopecky ha preso in testa il penultimo muro, l’Oude Kwaremont, ed ha imposto il suo ritmo. Silvia Persico ha tentato di tenere il passo, ma la pedalata della belga era più incisiva. 

«Kopecky – conferma Persico – ha avuto una marcia in più sull’Oude Kwaremont. Lo avevo visto già dai Muri precedenti, ma in quel caso ero riuscita a rimanere agganciata perché lo sforzo era di breve durata. La differenza in quei due chilometri è stata tanta, le mie gambe non hanno retto. Kopecky ha fatto la differenza proprio dove serviva molta forza, non ho potuto fare nulla. Una volta staccata ho deciso di andare su regolare e di aspettare il gruppetto dietro di me, che mi ha raggiunto solamente sul Paterberg».

In volata la bergamasca è stata anticipata da Vollering e Longo Borghini: quarto posto finale
In volata la bergamasca ha concluso quarta, dietro a Vollering e Longo Borghini

Volata beffarda

La volata del gruppetto è stata vinta da Demi Vollering che ha coronato una grande giornata per la SD Worx. Una doppietta come quella delle Strade Bianche, ma questa volta a posizioni invertite. Alle spalle dell’olandese si è piazzata Elisa Longo Borghini, per Silvia Persico è arrivato un quarto posto, con qualche rammarico, forse. 

«Non è stata la mia migliore volata – ammette – ma ero davvero poco lucida. Sarebbe stato meglio battezzare la ruota della Vollering. In più, ho fatto un errore di valutazione nel lanciare lo sprint e sono partita troppo tardi, per saltare la Longo mi sarebbero serviti due o tre metri in più di strada. Tuttavia, il rettilineo di Oudenaarde è difficile da interpretare, perché la strada scende leggermente ma poi spiana. Ti invoglia a partire ma poi rischi di rimanere piantata nel mezzo. Alla fine mi sono confrontata anche con Arzeni ed entrambi ci siamo ritenuti soddisfatti. La corsa è stata studiata e gestita nel migliore dei modi. Ora mi aspettano un po’ di giorni di allenamento a casa e poi ripartirò in vista delle Ardenne».

Vince Kopecky, ma la Longo rinasce… allo sprint

02.04.2023
5 min
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Mentre Lotte Kopecky festeggia una vittoria preparata nei dettagli, in un angolo Elisa Longo Borghini batte i denti per il freddo e si chiede come sia stato possibile arrivare terza, dopo tutto quello che ha passato per il Covid e per giunta in uno sprint di gruppo.

La gara delle donne si è conclusa all’imbrunire, per la scelta un po’ balorda (questa volta) degli organizzatori di farle partire alle 13 e arrivare ben oltre la gara degli uomini, quando il pubblico ha già cominciato a sfollare. Perché?

Kopecky come Pogacar

La belga del Team SD Worx è emersa da due riunioni tattiche nello stesso stile di quella di un’ora celebrata alla vigilia della Strade Bianche. Questa volta ne sono servite due: una ieri sera e una stamattina.

«Non mi aspettavo di vincere così – dice – ma non c’è un modo migliore per farlo. Prima io e seconda Demi Vollering: possiamo parlare di una giornata perfetta. I chilometri finali sono stati i più difficili, pieni di vento contrario. Non ero affatto fiduciosa quando ho attaccato e se devo dirvi come ho fatto a resistere… Non lo so!».

Gli uomini partono da Bruges, le donne da Oudenaarde, peccato per gli orari un po’ balordi
Gli uomini partono da Bruges, le donne da Oudenaarde, peccato per gli orari un po’ balordi

Si sprinta per la Longo

Elisa Longo Borghini al confronto ha meno certezze granitiche, se non quella di avere una tempra veramente tosta. Dopo dieci giorni a trascinarsi dentro casa con ogni possibile dolore fisico, il rientro alla Dwars door Vlaanderen aveva già lasciato intuire qualcosa, ma la prova di oggi è davvero sbalorditiva.

«Non me lo sarei mai aspettata – dice – e quando il gruppo si è spezzato in due, ho detto che avrei aiutato Shirin Van Anrooij (la vincitrice del Trofeo Binda, ndr). Ho fatto un grande sforzo con Lucinda Brand per cercare di riprendere la fuga e quando negli ultimi 10 chilometri mi hanno detto che puntavano su di me per lo sprint, quasi mi cade il mondo addosso. L’ho fatto per ricambiare la fiducia della squadra. Dovevo finire il lavoro nel miglior modo possibile».

Silvia Persico nella morsa della SD Worx ha tenuto testa a Vollering e Kopecky
Silvia Persico nella morsa della SD Worx ha tenuto testa a Vollering e Kopecky

Gli sprint con Mosca

La Longo di prima si sarebbe rassegnata al quarto posto, quella di adesso non si arrende e parla da campionessa, con una consapevolezza forse nuova. A tratti si commuove, come se avesse vinto. E a pensarci, in qualche modo si può davvero parlare di una vittoria.

«Si vede che tutti gli sprint al cartello che faccio con Jacopo – sorride – stanno dando i loro frutti. E’ davvero strano avere compagne di squadra che mi cercano per lo sprint, soprattutto perché abbiamo ragazze più veloci di me. Per questo voglio ringraziare tutti nel team per la fiducia, soprattutto sapendo che vengo da un periodo così strano. Si sono presi cura di me e per questo voglio ringraziare il mio direttore sportivo Ina Teutenberg e tutti quelli che lavorano nell’ombra, come i massaggiatori, i meccanici e anche l’addetto stampa (che è vicino a lei e sorride, ndr).

Mentalità vincente

La reazione più bella, Elisa ce l’ha parlando dell’inseguimento alle due ragazze della SD Worx che erano allo scoperto con Silvia Persico: gran bella prova anche la sua.

«E’ stato durissimo inseguirle – ammette – posso mostrarvi i miei dati per farvi vedere quanto è stato difficile. A un certo punto non devi pensare sempre a queste ragazze come a delle creature imbattibili, altrimenti perdi la gara. Ultimamente ho guardato molte gare in televisione e sembrava che ogni volta che erano loro in prima fila, il gruppo si arrendesse, come se non ci fosse possibilità. Invece noi siamo la Trek-Segafredo e dobbiamo fare la nostra gara. Facciamo la nostra gara, ci atteniamo al piano, proviamo a recuperare i primi e proviamo anche a vincere la gara.

«Detto questo, mi sono sentita davvero male tutto il giorno, non avrei mai pensato di poter fare un podio. Ho dato un altro grande shock al sistema, come è già successo nei giorni scorsi. Ma forse è il modo migliore per giocarsi le gare. La Roubaix? E’ un’altra corsa. Lo so che l’ho vinta, ma si corre sabato e questa volta inizierò a pensarci solo da venerdì…».

SD Worx più completa con Wiebes. Ce ne parla Lars Boom

08.09.2022
5 min
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Ci sono offerte davanti alle quali non ci si può girare dall’altra parte. Quando ti chiama la formazione più forte per proporti un ruolo importante, devi prenderti il tempo per riflettere e cercare di dare la risposta più giusta. Una risposta affermativa, diremmo.

E’ quello che accaduto a Lorena Wiebes. Quando si è fatta sotto la SD Worx con una proposta irrinunciabile, la campionessa europea ha detto subito di sì. Contratto fino al 2025 per la velocista più forte in circolazione. Attenzione, piccolo inciso. Lo stesso incipit potremmo replicarlo fra qualche settimana quando parleremo della stessa squadra e di un’altra atleta.

La trattativa

Wiebes – che nel frattempo ha toccato 21 vittorie stagionali grazie a due tappe e classifica generale al Simac Ladies Tour – ha potuto accasarsi nella sua futura squadra sfruttando una clausola contrattuale prevista nel contratto con il Team DSM (sua attuale formazione) con il quale era legata per altre tre stagioni. Se fossero infatti arrivate offerte economiche più vantaggiose, Lorena sarebbe potuta partire. Così è stato, con tanto di accordo tra le due società olandesi al termine di una consultazione congiunta.

«Devo dirvi sinceramente – ci spiega al telefono Lars Boom, diesse della SD Worx, in uno degli ultimi giorni di vacanza dopo il Tour of Scandinavia – che non so quando sono nati i primi contatti con lei. Del trasferimento di Wiebes se ne è occupato Danny Stam (l’altro diesse, ndr) però è ovvio che una atleta come lei interessi a tante squadre. Noi tenevamo sotto osservazione la sua situazione e quando abbiamo saputo che poteva liberarsi, ci siamo fatti avanti. Il suo arrivo ci porterà gioia».

Lorena Wiebes passerà nella SD Worx grazie ad una clausola rescissoria nel contratto con il Team DSM
Lorena Wiebes passerà nella SD Worx grazie ad una clausola rescissoria nel contratto con il Team DSM

La sprinter mancante

La corazzata SD Worx va così ad arricchirsi dell’ennesimo tassello importante. «Prendendo Lorena – prosegue l’ex pro’ 36enne, vincitore della tappa di Arenberg al Tour 2014 – non solo ci siamo assicurati la sprinter migliore del mondo, ma abbiamo anche coperto un vuoto in quel settore. Ci mancava una velocista pura. Finora le volate di gruppo le ha fatte Kopecky che sa essere molto competitiva in quei frangenti, ma ha dimostrato di essere un altro tipo di corridore.

«Lotte ha vinto corse come Strade Bianche e Fiandre, che ad oggi sono fuori portata per Wiebes. Tuttavia credo che Lorena possa alzare ulteriormente il suo livello non solo nelle volate ma anche in altre corse al momento troppo dure per lei. Comunque fra loro due non ci sarà assolutamente alcuna concorrenza interna».

Un treno per Lorena

Quest’anno Wiebes ha dominato gli sprint con o senza treno, ma alla SD Worx non vogliono lasciare nulla al caso.

«Dobbiamo ancora valutare – continua Boom, che ha guidato il suo team all’ultimo Giro Donne – se inserire qualche altro profilo, però abbiamo corridori che possono tirare una volata a Lorena. Penso a ragazze come Elena e Chantal (rispettivamente Cecchini e Van den Broek-Blaak, ndr) che sanno lavorare molto bene in qualsiasi circostanza, anche nei finali allo sprint. Possiamo darci nuovi obiettivi su corse nelle quali prima partivamo meno favorite. E comunque dovremo considerare il calendario, cercando di distribuire la nostra squadra in modo giusto magari in gare concomitanti».

Reparti ben coperti

Oltre a Wiebes approderanno in SD Worx anche le passiste Femke Markus e Mischa Bredewold, entrambe dalla Parkhotel Valkenburg. Con loro si abbasserà l’età media del roster in considerazione della partenza della 36enne Ashleigh Moolman all’AG Insurance NXTG Team. La scalatrice sudafricana, seconda al Giro Donne un anno fa, verrà sostituita?

«No, siamo ben coperti in quei ruoli per le gare a tappe – dice Boom – con due ragazze molto forti. Abbiamo Demi Vollering, che garantisce risultati e qualità. E poi abbiamo Niamh Fisher-Black, che se ricordate vi ho già presentato proprio a luglio al Giro. Su di lei puntiamo molto, visto che è ancora molto giovane. Entrambe possono crescere, possono fare un ulteriore step. Anche loro avranno il giusto supporto dalle compagne più adatte per la salita».

Demi Vollering sarà la leader per le gare a tappe alternandosi a Niamh Fisher-Black
Demi Vollering sarà la leader per le gare a tappe alternandosi a Niamh Fisher-Black

Scambio di esperienze

Il tempo sta quasi per scadere. In sottofondo si sentono le figlie che lo reclamano più per mostrargli qualcosa che hanno cucinato per lui, anche se onestamente è molto difficile decifrare l’olandese. Chiudiamo la chiacchierata con papà Boom chiedendogli come si trovi nella sua squadra.

«Mi piace lavorare con le nostre ragazze – dice – è stimolante. Cerco di dare il mio contributo in termini di consigli, con l’intento di farle migliorare o dare loro una differente visione delle cose. Così come cerco di supportarle in ogni situazione, prima, durante e dopo la corsa. Però anch’io sto imparando da loro e mi piace questo aspetto».

A Bergamo trionfa la Vos, ma Persico sfiora il colpaccio in casa

06.07.2022
6 min
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Passa il tempo, però Marianne Vos non passa mai di moda. La fuoriclasse della Jumbo-Visma mette il sigillo nella Sarnico-Bergamo, sesta tappa del Giro d’Italia Donne battendo Kopecky e la bergamasca Persico in un gruppetto ristretto di undici atlete. E a distanza di dieci anni la 35enne olandese va a migliorare il secondo posto ottenuto dietro Emma Johansson nella stessa identica frazione di quell’edizione della corsa rosa.

«Sto ancora cercando di riprendere fiato – spiega Vos, al trentaduesimo successo nel Giro Donne – perché ho fatto diversi sprint nel finale. Prima per andare in testa al gruppo, poi per prendere davanti l’ultima salita ed infine la volata conclusiva. E’ stata una tappa abbastanza difficile, ma è stato davvero bello prendermi questa vittoria. Il team si è comportato molto bene, cercando di aiutarmi. Non mi aspettavo due vittorie in questo Giro, ma quando si vince ci si pone sempre un nuovo obiettivo. Posso dire di essere molto soddisfatta».

Proprio sull’ultima difficoltà altimetrica di giornata – la Boccola, ovvero Bergamo Alta – c’è l’allungo deciso di Longo Borghini. Sulla ruota dell’ossolana della Trek-Segafredo si incollano la Vos e Mavi Garcia e sembra l’azione giusta. Invece no. Le tre non trovano l’accordo. I loro 12” di vantaggio ai -2 dalla fine crollano in un baleno e le più immediate inseguitrici rientrano. La Faulkner parte secca sul lato sinistro della strada (che tende a scendere), ma si ritrova a tirare lo sprint a tutte le altre, anziché alla sua compagna Spratt. Persico intuisce che c’è spazio per fare il colpaccio in casa, ma figuratevi se una come la Vos si lascia sfuggire situazioni del genere.

Silvia profeta in patria

Il boato che il pubblico di Bergamo ha tributato alla Persico quando è salita sul terzo gradino del podio è di quelli da pelle d’oca. Lei ci teneva nonostante al mattino mascherasse più o meno bene un po’ di tensione.

«Conoscevo ogni buca di queste strade – racconta la 25enne della Valcar-Travel&Servicema sulla Boccola ero un po’ attardata. Sull’ultima discesa ne ho approfittato prendendo la scia della Van Vleuten (sempre in maglia rosa, ndr) che stava rientrando. Sentivo la gara perché questa tappa la volevo dal primo giorno. Sono contenta di come è andata. Voglio ringraziare tutte le persone che sono venute a fare il tifo per me e la squadra.

«Dopo questo bel podio – prosegue – vorrei prendermi qualcosa di più. C’è ancora tempo per una vittoria in questo Giro, sperando comunque che arrivi il prima possibile. Domani c’è l’arrivo in quota sul Maniva. Avevo fatto una ricognizione, è una salita lunga e dura. In ogni caso ci proverò. La nazionale? Finché non vestirò la maglia, non do nulla per sicuro e quindi continuerò a lavorare come sempre».

Kopecky fiduciosa

In seconda posizione ha chiuso Kopecky, che ristabilisce parzialmente il bilancio fin qui opaco del suo Giro. Prima di sentirla mentre è sui rulli a defaticare, Elena Cecchini ci anticipa che il morale della sua compagna è salito un po’ di più e che ora con questo piazzamento in squadra c’è una maggiore serenità.

«Penso che tutti fossero al limite sull’ultima salita – ci dice la 27enne belga della SD Worx – poi allo sprint una della BikeExchange è partita a sinistra lanciando praticamente Marianne. Io però non avevo una velocità abbastanza alta per prenderla e passarla. Ci riproverò ancora al prossimo sprint. Il traguardo di Padova e quelli del Tour de France Femmes sono adesso i miei principali obiettivi. Oggi ho avuto buoni riferimenti riguardo la mia condizione. Rispetto al primo giorno sento di stare meglio. Ho fiducia nei prossimi giorni»-

Kopecky si è infilata il gilet refrigerante per defaticare nel post tappa
Kopecky si è infilata il gilet refrigerante per defaticare nel post tappa

Longo show

A giudicare dalla grinta con cui ha attaccato lo strappo di Bergamo Alta, Elisa Longo Borghini non ha risentito minimamente della caduta patita il giorno prima a Reggio Emilia. Anzi, sembra quasi che avesse voglia di scaricare sui pedali quel tipo di frustrazione.

«Ci tenevo tanto a questa tappa perché questo è il finale del Lombardia – commenta la trentenne della Trek-Segafredo – e personalmente spero che un giorno si possa correre l’edizione femminile di questa classica. E magari staccarle tutte senza portarmi dietro la Vos (dice sorridendo, ndr). Oggi la squadra ha lavorato alla grande per me, ho avuto un treno di campionesse al mio servizio. Avrei voluto davvero vincere ma c’è sempre qualcuno che mi rovina i piani.

«Eravamo in tre ad un certo punto ,ma ognuno ha le proprie tattiche e il suo modo di correre. Credo che Marianne abbia pensato a qualcosa di diverso rispetto a me e Mavi Garcia. Magari se non ci fosse stata la spagnola, non avrebbero chiuso visto che lei poteva prendere la maglia rosa. Queste però sono le corse e bisogna prenderle così come sono. Peccato».

Elisa Longo Borghini ha infiammato il finale di tappa sulla Boccola. Meritava qualcosa in più
Elisa Longo Borghini ha infiammato il finale di tappa sulla Boccola. Meritava qualcosa in più

Partita ancora aperta

Se conosciamo un minimo Elisa sappiamo che nelle prossime tre tappe di montagna, lei ci riproverà. Tenterà di sicuro di andarsi a ritagliare il suo spazio.

«Noi abbiamo sempre detto che avremmo puntato alle tappe – conclude Longo Borghini, sempre quarta a 5′ nella generale – e questa l’avevamo cerchiata in rosso. Non è finita qua però. Spero di aver dato spettacolo oggi, probabilmente anche verso quello spettatore col quale ho preso il mio rischio per non perdere le ruote nelle curve in discesa (scherza, ndr).

«A Cesena ho avuto una battuta d’arresto per un colpo di caldo. Sono stata male ma sono ugualmente contenta di come ho combattuto e reagito in quel frangente, memore anche di quello che avevo avuto nel 2020 (seconda tappa, ndr). Stavolta sono rimasta e sono arrivata al traguardo meglio».

Domani il menu della settima tappa prevede l’arrivo in quota la Passa Maniva al termine di una scalata ufficialmente lunga 10 chilometri (al 7,8% e punte al 13%) anche se la strada inizia a salire molto prima. In cima sapremo se il Giro Donne si è riaperto o meno.