Vleuten 2022

Van Vleuten in calo? La Guarischi garantisce di no…

16.04.2022
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Fino allo scorso anno, quando si parlava della Parigi-Roubaix al femminile in procinto di essere inserita nel calendario internazionale, ad Annemiek Van Vleuten si illuminavano gli occhi. La campionessa vincitutto olandese non nascondeva le sue ambizioni sulla classicissima del pavé facendone quasi l’obiettivo primario, pur in una stagione contraddistinta da eventi come Olimpiadi e Mondiali. Oggi però la stella della Movistar non è alla partenza della seconda edizione e la cosa stupisce.

Per capire il perché bisogna tornare indietro, all’edizione passata, disputata a ottobre con un clima autunnale in tutto e per tutto, con la pioggia che rendeva i solchi fra una pietra e l’altra vere fosse piene di fango, con la superficie di quelle stesse pietre simile a saponette. Annemiek è stata tra le tante che hanno pagato dazio, un dazio pesante, con la frattura dell’osso pubico in due punti: «Addio vacanze, addio periodo di ricarica – recitava in un suo post su Instagram – mi è capitato tante volte, ma stavolta le energie sono finite via…».

Vleuten Roubaix 2021
L’olandese teneva molto alla Roubaix, ma l’esperienza è stata traumatica (foto Gomez Sport)
Vleuten Roubaix 2021
L’olandese teneva molto alla Roubaix, ma l’esperienza è stata traumatica (foto Gomez Sport)

Un sogno diventato un incubo

L’olandese ha rivisto le proprie priorità e chissà, forse la ripresa sicuramente difficile da quell’infortunio di fine stagione ha un po’ influito su questo 2022. Che giudicare negativo sarebbe forse eccessivo, ma certamente, per chi conosce la straordinaria potenza e superiorità dimostrate in più occasioni dall’arancione, lascia un po’ interdetti.

Annemiek non ci sarà, Barbara Guarischi invece sì. L’azzurra ha condiviso molte giornate di gara con la sua capitana in questa stagione e può quindi testimoniare validamente su come la stella del ciclismo mondiale se la stia passando: «Annemiek aveva già deciso di non fare la Roubaix e puntare tutto sulle classiche delle Ardenne. Non si era fatta male solo all’osso pubico, ma anche al bacino, è rimasta scottata da quell’esperienza e ha deciso di non riprovarci. Non è una gara semplice anche sull’asciutto, figuriamoci sul bagnato. Noi punteremo sulla Norsgaard, che nel 2021 finì sesta e la francese Biannic che fu 21esima, io correrò in loro supporto».

Vleuten Norsgaard
Senza la Van Vleuten, sarà la Norsgaard (a destra) la punta della squadra
Vleuten Norsgaard
Senza la Van Vleuten, sarà la Norsgaard (a destra) la punta della squadra
Se guardiamo finora alla stagione della Van Vleuten, è vero che ha tre vittorie in carniere, ma la sensazione è che i suoi scatti poderosi non riescano più a fare quella differenza enorme che vedevamo fino allo scorso anno…

Non è del tutto vero. Bisogna capire che il livello è cresciuto tantissimo, i valori medi sono molto più alti, è tutto all’estremo. Sembra strano dirlo da un anno all’altro, ma è davvero così. Sono in tante che vogliono e possono vincere. Guardate l’ultimo Fiandre: su quei muri Annemiek riusciva ancora a staccare tutte, ma invece di scollinare con un vantaggio cospicuo, le altre tenevano 10-15 secondi e potevano riagganciarsi. Su salite brevi non riesce a fare la differenza, ma io sono convinta che su ascese più lunghe riesca ancora a scavare un solco. La Freccia Vallone sarà in tal senso un ottimo test.

La Van Vleuten ha perso due volte dalla Kopecky, alla Strade Bianche e al Fiandre che sono due corse fra le più impegnative. Possono aver lasciato, queste sconfitte, un peso psicologico sulla tua capitana?

Io non credo, non solo per la maturità di Annemiek. La belga è cresciuta in salita, così riesce a tenere meglio e quando te la trovi allo sprint, sai che quella è una che fino a un paio di anni fa vinceva le volate di gruppo. Annemiek allo sprint non è ferma, ma con la Kopecky è difficile che la spunti, per questo doveva spendere di più nel cercare di staccarla e questo ha pesato, sia in Toscana che in Belgio.

Annemiek a parte, come giudichi l’inizio di stagione della vostra squadra?

Siamo andati abbastanza bene. Abbiamo forse vinto qualcosa meno, manca soprattutto il Fiandre, ma siamo comunque sempre protagoniste, abbiamo avuto tre vittorie con Annemiek e Emma Norsgaard ha vinto Le Samyn, se guardate le Top 10 ci siamo sempre. Come dicevo, questo è un ciclismo molto più combattuto e livellato, dov’è difficile vincere.

Vleuten Kopecky 2022
La Van Vleuten ha provato più volte a staccare la Kopecky, sapendo di essere inferiore in volata
Vleuten Kopecky 2022
La Van Vleuten ha provato più volte a staccare la Kopecky, sapendo di essere inferiore in volata
Da che cosa dipende questo cambiamento repentino?

Stiamo vivendo un’evoluzione a 300 all’ora. Il ciclismo femminile si sta evolvendo, è un ciclismo molto più professionale, dove non manca nulla rispetto a quello maschile a livello di preparazione, nutrizione e tutto il resto e questo fa sì che il livello salga. Il problema semmai è che il calendario ci impone di correre quasi sempre.

La differenza con i vostri colleghi è che lì le squadre WorldTour sono composte da 31 corridori, voi da 14: credi che sia tempo di allargare i roster?

Non è così semplice: ingaggiare altre cicliste significa anche aumentare lo staff, le ammiraglie, il materiale tecnico… Bisogna fare investimenti enormi e molti team non sono in grado di farlo a quei livelli. Molti parlano di aumentare il numero di cicliste, ma non si riflette su quel che significa.

E’ pur vero però che ciò vi costringe a veri tour de force…

E’ difficile essere sempre presenti, forse servirebbe rallentare un po’, rivedere il calendario per renderlo più equilibrato.

Guarischi 2022
Per Barbara Guarischi un inizio anno a buoni livelli, anche se senza acuti di classifica
Guarischi 2022
Per Barbara Guarischi un inizio anno a buoni livelli, anche se senza acuti di classifica
Veniamo a Barbara: sei contenta di come stai andando?

Sì, finora ho sempre portato a termine i miei compiti e quando c’è stata la possibilità di mettermi in mostra, l’ho colta. Ora aspetto la Roubaix e poi mi prenderò uno stacco in vista degli impegni successivi, saltando le Ardenne. Andrò in altura e continuerò con la pista: ho fatto almeno un lavoro a settimana e ne ho sempre tratto giovamento.

Ti vedremo al Giro o al Tour?

Non so ancora, la società deve stabilirlo. Mi hanno già detto che sarò al Giro di Danimarca e alla Ride to London, altre due gare a tappe. Poi si vedrà…

Vince la Kopecky, domina la Sd Worx, Cecchini racconta

03.04.2022
5 min
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Oudenaarde esplode in un boato quando Lotte Kopecky vince la volata a tre, per di più battendo un’olandese, la Van Vleuten. Perché okay la sportività per Van der Poel, ma dopo una doppietta “orange” tra gli uomini, una vittoria olandese anche tra le donne sarebbe stato troppo. Qui già i musi erano lunghi per l’assenza di Van Aert. Per fortuna la campionessa nazionale ha tenuto alte le sorti del Belgio. Lei e le sue compagne del Team Sd Worx hanno davvero corso alla grande.

Una raggiante Elena Cecchini ci racconta la corsa della sua SD Worx
Una raggiante Elena Cecchini ci racconta la corsa della sua SD Worx

Dominio Sd Worx

Il Fiandre delle donne scatta dalla piazza di Oudenaarde, in linea d’aria 400 metri dietro l’arrivo. E’ una vera Ronde. Il clima è esattamente quello degli uomini. E se le danno di santa ragione anche loro. Anzi, forse anche di più. 

E’ Elena Cecchini, compagna di squadra di Lotte Kopecky che ci porta nella corsa.

«Con questa squadra certe corse si sentono all’inverosimile – racconta soddisfatta Elena, come se avesse vinto lei stessa – Avevamo un po’ di pressione perché dopo questo “tre su tre” della Trek-Segafredo… Sapete, c’è un po’ di competizione!

«A parte gli scherzi, le gare scorse forse erano un po’ troppo facili per noi, per il nostro stile di corsa e oggi che c’era la possibilità tutte noi abbiamo fatto il possibile per vincere».

Ordini di scuderia

La festa ad Oudenaarde prosegue. I bar, i camioncini dello street-food e i ristoranti continuano a lavorare. E c’è da festeggiare per il podio che qui, come protocollo vuole, vede il primo uomo e la prima donna insieme. 

«Lotte – continua Elena – è una grande campionessa e per lei vincere la Ronde con il tricolore sulle spalle credo sia il massimo. Penso che non ci sia qualcosa di più bello in carriera. Se lo merita, ce lo meritiamo».

«Si lavorava per la Kopecky. Soprattutto in quella situazione nel finale con due su tre delle nostre. La Van Vleuten è fortissima, ma si sa che Lotte in volata ha qualcosa in più. Pertanto quelli erano gli ordini di scuderia, anche perché facendo così anche Chantal (Van den Broek-Blaak, ndr) per radio mi ha detto che sapeva di poter fare podio. E averne due sul podio qui è una grande cosa».

Koppenberg spartiacque 

Una corsa più dura quella donne rispetto al passato. Più chilometri (quasi dieci), ma soprattutto rispetto allo scorso anno è stato inserito il Koppenberg: 600 metri terribili. E questo ha influito sull’andamento della corsa. E’ stato un po’ uno spartiacque.

«Dal Koppenberg in poi – spiega Elena – essere lì davanti è stata durissima. Molte, io compresa,  dopo quel muro non abbiamo avuto più le gambe. Il mio lavoro era di aiutare a tenere davanti le ragazze proprio fino al Koppenberg e poi semmai entrare nell’attacco successivo. E in quest’ultimo passaggio mi sono un po’ mancate le gambe appunto».

«Però siamo state unite e poi per radio avevamo il supporto di Anne Van der Breggen, che in una gara così con la sua esperienza sa bene cosa significa soffrire in quei momenti, come sul Paterberg. Ci ha detto che le ragazze erano tutte stanche e quindi dovevamo continuare. E’ bello essere parte di questa squadra in giornate così».

«Bisogna anche considerare che siamo quasi alla fine delle prime classiche, per cui tante sono pronte per le Ardenne, ma tante altre iniziano ad essere stanche».

Applausi a Oudenaarde

Si dice sempre che il ciclismo femminile sia in crescita. Ebbene, oggi più di altre volte, tutto ciò è stato palpabile. Oudenaarde ha preparato un’accoglienza incredibile. Al via davvero tanti tifosi e gente con autografi e cartoline come per gli uomini.

In particolare ci ha colpito un bambino, Lino, sette anni, piccolo ciclista. Appassionatissimo. Conosceva tutte le ragazze e alle sue preferite regalava una maglia fatta con una sorta di “Lego” che riproduceva i colori del team a cui apparteneva. Tutte si sono fatte la foto.

«Davvero una partenza molto bella – ha detto la Cecchini – Sul palco mi sono fermata un attimo a guardare la piazza di Oudenaarde per godermi il momento. E’ sempre bellissimo correre qui. Nelle settimane scorse abbiamo avuto questo tempo un po’ anomalo, ma il Belgio è questo. Secondo me sono giornate come oggi, dove piove, dove c’è qualche fiocco di neve, dove c’è il pubblico che ti ripagano. Che ne vale la pena».