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Ulissi, la gamba c’è. Ora caccia a vittorie e maglia azzurra

07.08.2022
4 min
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Un buon Tour de Pologne per Diego Ulissi, al rientro dopo lo stop estivo, tra l’altro viziato dal Covid preso al Giro di Svizzera. Ma Diego non si è perso d’animo. Ha lavorato, e bene, nella sua Toscana. La sua Donoratico con questo caldo e il mare appena al di là dell’Aurelia era il posto ideale per restare freschi e trovare quel giusto mix con il riposo dopo gli allenamenti.

Ulissi, l’eterno giovane del ciclismo italiano, ha compiuto da poco 33 anni. Ma l’entusiasmo e la fame sono sempre gli stessi. Qualche giorno fa al Polonia, per esempio, c’era la cronometro individuale. Una crono che il corridore della UAE Emirates ha affrontato a tutta. «Era un buon test. Certi sforzi sono utili anche per analizzare i dati e la condizione. E poi ero quarto in classifica».

Per il toscano un buon 17° posto a 53″ da Arensman, ma soprattutto un tassello importante per continuare a lavorare.

Ulissi al termine della crono di Rusinski con il body aperto sulla schiena
Ulissi al termine della crono di Rusinski con il body aperto sulla schiena
Diego, come stai?

Non male dai. Sono andato in Polonia ed era più di un mese che non gareggiavo. Ho ripreso discretamente, la gamba gira anche se non è ancora ottimale.

Non avevi finito lo Svizzera a causa del Covid…

E’ la seconda volta che lo prendevo, ma stavolta sono stato asintomatico, non mi ha dato fastidio. A febbraio sì che ero stato male. Sono dovuto stare fermo e attento. Con il mio problema al cuore non potevo rischiare nulla. Meglio stare fermo cinque giorni in più che creare “casini”. E anche stavolta sono stato attento, perdere diversi giorni di allenamento non è il massimo. Ma in carriera ne ho passate di peggio. A 33 anni non sono queste le cose che mi scoraggiano.

Decisamente no!

Poi, lo sapete, ogni stagione ha una storia a sé. Ci sono anni in cui non vai fortissimo e vinci. E stagioni in cui voli e porti a casa 2-3 vittorie in meno. Però io sono contento di quanto fatto sin qui quest’anno. Spesso mi sono messo a disposizione, ho lavorato per la squadra, sono stato presente…

In Polonia Ulissi rientrava dopo lo stop per Covid allo Svizzera
In Polonia Ulissi rientrava dopo lo stop per Covid allo Svizzera
Quale sarà il tuo calendario adesso? Farai anche la Vuelta?

No, niente Vuelta. In carriera tra l’altro non ho mai fatto due grandi Giri nella stessa stagione, ma solo uno. Dopo il Polonia farò il Tour du Limousin, Plouay, le due prove canadesi e quelle italiane fino al Lombardia. Insomma gare di un giorno o brevi corse a tappe più adatte alle mie caratteristiche. E poi spero nel mondiale.

Sempre più campioni andranno in Canada: ma come sono queste corse nordamericane?

Carine davvero. Posti molto belli, sempre un’ottima cornice di pubblico e poi solitamente si corrono in circuiti… come in un mondiale.

Mondiale, parolina magica! Ci pensi? Hai parlato con il cittì Bennati?

Ci siamo confrontati e dobbiamo vedere come andranno le corse e a quel punto ne riparleremo. La maglia azzurra è unica, fantastica… ma bisogna guadagnarsela. In Italia siamo tanti pretendenti e spettano a Bennati le scelte.

Cosa sai del percorso australiano?

Che alla fine sarà parecchio esigente secondo me. Insomma, il dislivello parla da solo, vero che non ci sono salite lunghe, ma lo strappo finale sembra essere davvero duro e, con una distanza superiore ai 260 chilometri, alla fine resterà nelle gambe a tanti.

Che foto! Bennati (oggi cittì) guida il treno azzurro a Bergen. Trentin, Puccio e Ulissi alla sua ruota. Saranno protagonisti anche in Australia
Bennati (oggi cittì) guida il treno azzurro a Bergen. Trentin, Puccio e Ulissi alla sua ruota. Saranno protagonisti anche in Australia
Hai detto che le salite non sono lunghe: conta più il dislivello complessivo o la loro lunghezza? Perché il dislivello è da tappa alpina…

Però bisogna fare una distinzione importante fra tappa alpina, magari inserita nella seconda o terza settimana di un Giro, e il dislivello in una corsa di un giorno. Le salite, specie se sono brevi in questo secondo caso sono più esplosive e cambia molto.

Insomma non è per gli scalatori puri. Chi potranno essere i favoriti?

I protagonisti sono sempre quelli. Il primo nome che mi viene in mente è Van Aert, basta pensare all’ultimo Tour: faceva paura per come andava! Poi Van der Poel. Lo stesso Tadej (Pogacar, ndr) se riesce a ritrovare la sua gamba per il finale di stagione. E per me anche Alaphilippe. Lui era ripartito bene dopo la caduta alla Liegi, ma si è dovuto rifermare subito per il Covid. Ma quel percorso potrebbe essere per lui.

I francesi parlavano anche di Demare?

Eh, ma così allora è aperto a tutti! Per me no, troppo esigente per i velocisti come lui.