Giro d'Italia 2026, Voghera-Milano, Fredrik Dversnes Lavik, Uno-X Mobililty

A Milano l’imboscata di Dversnes Lavik e la confusione dei velocisti

24.05.2026
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MILANO – La giornata che vede il Giro d’Italia attraversare Milano si racchiude in due momenti chiave, il primo è nei gesti di Fredrik Dversnes Lavik e di Mirco Maestri. Con il norvegese della Uno-X Mobility che esulta presentandosi alla città e al pubblico della corsa rosa in quella che è la sua prima vittoria in un Grande Giro. Con il secondo che deve ancora arrendersi, per l’ennesima volta, rimandando l’appuntamento con la vittoria.

La fuga di quattro corridori è arrivata al traguardo, complice un atteggiamento del gruppo che ha portato ad allungare la neutralizzazione all’ultimo giro del circuito. Victor Campenaerts, poi la maglia rosa Jonas Vingegaard sono stati a parlare con il Presidente di Giuria. Il risultato è di aver aperto la strada ai fuggitivi. Mentre il gruppo si guardava per capire cosa fare i quattro davanti sono andati a tutta, portando a casa una tappa corsa ai 51,063 chilometri orari di media. 

Il norvegese Fredrik Dversnes Lavik trova la sua prima vittoria di tappa in un Grande Giro
Il norvegese Fredrik Dversnes Lavik trova la sua prima vittoria di tappa in un Grande Giro

Il coraggio di provarci

Fredrik Dversnes Lavik parla con la medaglia a simboleggiare la vittoria di tappa che pende dal collo e gli sfiora le potenti gambe. E’ stato il più forte dei quattro fuggitivi, mettendo nel sacco Mirco Maestri e il compagno Bais, ai delusi si aggiunge anche Martin Marcellusi che nella volata ristretta ha trovato il terzo posto. 

«Davanti abbiamo lavorato bene e in perfetta collaborazione fin dall’inizio – commenta il vincitore di tappa – con cambi regolari e andatura sostenuta. Sapevamo che potesse essere una tappa insidiosa, con un circuito cittadino e totalmente pianeggiante. In più si è aggiunto un vento che spesso soffiava alle spalle. Ho iniziato a crederci con il passare dei chilometri, appena siamo arrivati ad avere due minuti e mezzo di vantaggio ho capito che dietro avrebbero dovuto pedalare davvero forte per riprenderci. Nel momento in cui, a cinque chilometri dall’arrivo, non ho visto l’ombra del gruppo su di noi ho realizzato di potermi giocare qualcosa di importante. Nel lanciare lo sprint sono riuscito a scegliere il momento giusto, e sono felice che sia bastato.

«In squadra avevamo parlato del fatto che avrei cercato di tendere un’imboscata al gruppo in una delle grandi città come Napoli, Milano o Roma. Oggi ci siamo riusciti, ed è stata una cosa enorme».

L’amarezza degli italiani

I grandi sconfitti di oggi sono stati gli azzurri Mirco Maestri e Martin Marcellusi che nella volata che poteva valere tanto per loro e per le loro squadre sono stati battuti dal norvegese Dversnes Lavik, che ne ha strozzato l’urlo in gola.

«Sapevamo che il circuito cittadino sarebbe stato parecchio tortuoso – commenta Maestri – e che il gruppo avrebbe faticato a chiudere sulla fuga. Mattia (Bais, ndr) ha fatto un lavoro eccezionale. Ho sentito dire che il gruppo ha sbagliato i tempi, io credo che siamo andati forte noi davanti. Mi dispiace per Mattia Bais, perché ha lavorato tanto per me, ed eravamo d’accordo che avrei provato io a giocarmi la tappa. In squadra ognuno è a disposizione dell’altro quando serve e non guardiamo in faccia a nulla e nessuno nel farlo. La cosa importante era portare a casa una tappa, perché corriamo sempre con coraggio e all’attacco».

«Maestri e Dversnes Lavik erano più veloci di me – racconta Marcellusi dopo l’arrivo – lo sapevo, inoltre da parte loro ho visto una pedalata migliore rispetto alla mia. Abbiamo fatto un capolavoro, non pensavo saremmo riusciti ad arrivare al traguardo. E’ un terzo posto che dà morale, oggi è una dimostrazione che bisogna crederci sempre anche quando sembra non avere senso».

La Lidl-Trek rimanda ancora la vittoria di tappa, per Consonni è solamente un momento negativo, è davvero così?
La Lidl-Trek rimanda ancora la vittoria di tappa, per Consonni è solamente un momento negativo, è davvero così?

La Lidl-Trek non gira

Inutile nasconderlo, alla vigilia di questo Giro d’Italia si contavano le tappe che Jonathan Milan avrebbe potuto vincere come si contano le palline su un abaco. Invece il pallottoliere del velocista friulano è ancora fermo a zero mentre sulla seconda settimana della corsa rosa cala il sipario. Jonathan Milan parla, il tono di voce è di quelli che fanno capire come la delusione ci sia e sia forte. Fatica a spiegare e il cordone che la squadra fa intorno a lui non aiuta a capire. 

«La squadra ha fatto un lavoro incredibile – dice il gigante di Buja – tutti quanti, dal primo all’ultimo. I quattro davanti sono andati davvero forte, perché anche noi eravamo a tutta ma faticavamo a chiudere. Non penso sia mancata collaborazione o che sia stato un errore di calcolo, ci abbiamo creduto tanto con la speranza di riprendere la fuga ma non è bastato». 

«Dietro abbiamo lavorato tanto per chiudere – gli fa eco Simone Consonni – ma non ci siamo riusciti. Nei circuiti è sempre difficile, ma tutte le squadre hanno collaborato. Le gambe andavano bene, ora guarderemo a Roma, ma prima il riposo. In squadra stiamo bene, lo spirito è alto. Tante volte con lavori non al top abbiamo vinto. Sono periodi, continuiamo a lavorare al massimo e la vittoria arriverà». 

Vingegaard padrone

In tutti i sensi, perché il danese della Visma Lease a Bike si gode la prima giornata in maglia rosa con apparente tranquillità. Inoltre la squadra è stata spesso a colloquio con il Presidente di Giuria per chiedere di aumentare i chilometri di neutralizzazione. Si è arrivati a fermare il cronometro all’ultimo dei giri previsti. Victor Campenaerts, in qualità di membro in gruppo del CPA ha parlato con la giuria. Una fase di colloquio che ha sicuramente influenzato l’opera di rimonta del gruppo. 

«Avrei parlato con la giuria anche se non fossi stato in maglia rosa – commenta Vingegaard – ma farlo da leader della generale ha un potere maggiore. Appena entrati in città ci siamo resi conto che probabilmente non era il percorso più sicuro e ne abbiamo parlato in gruppo. Siamo andati dalla giuria e dall’organizzazione, abbiamo parlato con loro e ci hanno ascoltato davvero».

Simone Consonni, anche lui rappresentante dei corridori presso il CPA risponde brevemente riguardo la scelta di neutralizzare la tappa.

«E’ difficile parlare con qualcuno quando si va a 60 o 70 all’ora su un percorso del genere», dice l’uomo della Lidl-Trek. «Magari a certe cose si sarebbero potute pensare prima, però è difficile da dire ora». 

Giro d'Italia 2026, Lidl-Trek, Jonathan Milan

Milan, la strada verso lo sprint perfetto è in salita

24.05.2026
7 min
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Oggi è il giorno della rivincita, della verità, del riscatto. Chiamiamolo come ci pare, resta il fatto che la volata di Milano avrà i fari puntati su un solo corridore: Jonathan Milan. Quarto a Burgas e secondo a Sofia, il velocista della Lidl-Trek finora non ha trovato il giusto tempo con il treno per imporre le sue condizioni. Nell’arrivo di Napoli invece, si è capito troppo tardi che sarebbe valsa la pena fare la corsa su altri e non sui velocisti.

Proprio sul breve rettilineo di Piazza del Plebiscito, alle spalle del vincitore Ballerini, il secondo posto di Stuyven ha però messo l’accento sulla delicata situazione del treno Lidl-Trek. Lo stesso belga, che nelle due volate precedenti aveva lavorato per Magnier, ha lasciato la squadra per avere i suoi spazi nelle classiche. Se alla sua assenza si somma quella di Edward Theuns, si vede bene che il treno del Tour 2025, che permise a Milan di vincere due tappe e conquistare la maglia verde, si è sgretolato. Resiste Consonni, ma per sue caratteristiche il bergamasco ha bisogno di qualcuno che tenga la velocità ben più alta.

Commentando le prime volate, Petacchi osservò che, come lui negli anni d’oro, Milan non è un velocista, quanto piuttosto uno degli atleti veloci più potenti del gruppo: per vincere ha pertanto bisogno di iniziare la volata a velocità altissima, concludendola con la sua solita esplosione di watt. Che cosa possiamo aspettarci oggi dal suo treno? Lo abbiamo chiesto a Luca Guercilena, general manager della Lidl-Trek, che a fine 2023 prelevò Jonathan dalla Bahrain Victorious.

Luca Guercilena è il manager della Lidl-Trek: la squadra nata grazie a lui nel 2011 con il nome di Leopard Trek
Luca Guercilena è il manager della Lidl-Trek: la squadra nata grazie a lui nel 2011 con il nome di Leopard Trek
Luca Guercilena è il manager della Lidl-Trek: la squadra nata grazie a lui nel 2011 con il nome di Leopard Trek
Luca Guercilena è il manager della Lidl-Trek: la squadra nata grazie a lui nel 2011 con il nome di Leopard Trek
La sensazione di un treno meno attrezzato del solito è solo nostra?

Diciamo che la mancanza di Theuns per questioni familiari ha il suo peso. Sua moglie ha avuto una gravidanza un po’ complicata e ha partorito la domenica dell’ultima tappa in Bulgaria. Avere un atleta come lui che riesce ad allungare il gruppo, è sicuramente meglio sia per Jonathan che per Simone. Se ci fosse stato anche lui assieme a Walscheid, avremmo avuto il treno più completo. Così ovviamente è un po’ più complesso.

Come vanno i sostituti?

Teutenberg è alla prima esperienza in un Grande Giro e ovviamente i meccanismi non sono quelli che Milan aveva con gli altri, quindi è inevitabile che ci sia qualche problemino. Detto questo, è ovvio che su arrivi complicati non è scontato che Consonni da solo possa portare fuori Milan.

Perdona la domanda da bar: si è fatto tutto il possibile per trattenere Stuyven oppure la sua voglia di andarsene non era in vendita?

Il suo ragionamento è partito dal fatto che abbia ancora dei desideri di leadership: non tanto per il discorso delle volate quanto per le classiche. Mi sembra evidente che abbia fatto una scelta ponderata e corretta legata alle aspettative personali più che al tirare le volate.

La partenza di Stuyven ha indebolito di tanto il treno di Milan
La partenza di Stuyven ha indebolito di tanto il treno di Milan
La partenza di Stuyven ha indebolito di tanto il treno di Milan
La partenza di Stuyven ha indebolito di tanto il treno di Milan
Quindi è stato più un problema di convivenza con Pedersen che con Milan?

Non si trattava di incompatibilità, perché i due vanno d’accordo. Però è chiaro che con Mads andavano a sovrapporsi sugli stessi obiettivi. La questione è stata sostanzialmente questa.

La sensazione è che Jonathan nel finale preferisca a volte mollare il treno e scegliere altre ruote da cui lanciare lo sprint.

Nella prima volata in Bulgaria, in realtà, le cose stavano andando anche abbastanza bene con una volata bella lanciata. Poi il corridore della Soudal giustamente ha fatto il buco su Walscheid diminuendo la velocità ed è chiaro che Johnny lanciato riesce a esprimere tutta la sua potenza in un certo modo, Johnny non lanciato ha avuto un rimbalzo all’indietro. Di fatto la volata si è interrotta e in quel caso per lui uscire è più complicato. Nella terza tappa invece è partito abbastanza lungo. Quando la volata diventa caotica, se non ha l’uomo che lo porta fuori, tende a saltare subito sulle ruote di altri e magari questo limita l’espressione della sua potenza.

Insicurezza sua o mancanza della squadra?

E’ ovvio che è responsabilità della squadra, che deve metterlo nella posizione giusta. Ad oggi non ci siamo riusciti, non possiamo nasconderci dietro un dito. Il gruppo che abbiamo qui al Giro è in grado di fare un treno per lanciarlo nel modo giusto, per cui dobbiamo riuscire a farlo.

Volata di Sofia, Milan è partito molto lungo ma ha sbandato su una buca: Magnier al centro ha vinto come su un binario
Bramati ha preso Magnier sotto la sua ala e lo sta proteggendo come fece anni fa con il primo Evenepoel
Volata di Sofia, Milan è partito molto lungo ma ha sbandato su una buca: Magnier al centro ha vinto come su un binario
Milan è stato coinvolto nella scelta degli uomini per il Giro oppure le convocazioni sono partite dai coach?

No, è stato coinvolto. In realtà non abbiamo avuto tantissime alternative. Ghebreigzabhier è il suo uomo per tirare. Poi abbiamo Sobrero, che tutto sommato una mano per allungare un po’ il gruppo la può dare. Poi, togliendo Theuns, i nomi per tirare le volate sono quelli. Si poteva rischiare eventualmente un Soderqvist, ma è un ragazzo di primo anno e avremmo corso il rischio di non averlo più dopo i primi cinque giorni. Bisogna fare anche questi ragionamenti.

Secondo te state trovando più difficoltà nel pilotarlo negli ultimi 400 metri o nei chilometri precedenti?

Credo che i meccanismi del finale, soprattutto con Simone (Consonni, ndr), ci siano. Se lasci Milan al 200 metri e davanti ha strada libera, la volata è quasi sicura. Invece la parte precedente è quella più complicata, soprattutto se devi fare un treno che lo lasci a velocità molto alta perché lui possa fare la differenza. Ai tempi di Petacchi era tutto diverso, non so se si possa fare un paragone.

Perché?

Erano anche altri tempi, Alessandro aveva tutta la squadra per sé: partivano in 9 e 8 gli tiravano la volata, per cui costruivi tutto su un solo obiettivo. Probabilmente in futuro anche noi dovremo definire quali sono i Giri in cui puntare a vincere la maglia a punti e le volate e quelli in cui si punterà un po’ più sulla salita. In questo periodo di transizione sono state fatte delle scelte che tutelassero tutti gli obiettivi possibili.

L'assenza di Theuns al Giro si sta facendo sentire: il belga è assente per esigenze familiari
La mancanza di Theuns al Giro si sta facendo sentire: il belga è assente per esigenze familiari
L'assenza di Theuns al Giro si sta facendo sentire: il belga è assente per esigenze familiari
La mancanza di Theuns al Giro si sta facendo sentire: il belga è assente per esigenze familiari
Visto che nasci allenatore, cosa dici a chi critica le volate di Milan con quella frequenza così elevata di pedalata?

Le sue caratteristiche sono quelle, come allenatore puoi solo migliorarle. A cambiarle, rischi di andare in senso opposto. Non possiamo dimenticarci che viene dalla pista, dove hanno cadenze di pedalata superiori in allenamento e in gara. Quello è il suo modo di fare le volate. Abbiamo già lavorato tanto sulla parte superiore del corpo, ma se dal punto di vista neuromuscolare e coordinativo, quelle sono le sue caratteristiche, cambiarle è veramente difficile e controproducente. Poi comunque, sul piano della performance pura, quando fai 2.000 watt non importa che li faccia a 110 o 120 pedalate.

Si è detto che quella frequenza lo abbia penalizzato quando ha preso la buca che lo ha fatto rallentare…

Quello lo vedo più riferito a come impugna il manubrio. E’ una caratteristica che abbiamo già migliorato tanto, ma resta l’attitudine di tirare molto di braccia, mentre in certi frangenti devi far scorrere la bicicletta in modo più fluido. Perché se finisci nella buca, è vero che slitti con la ruota dietro, ma accade perché ci sei andato dentro duro con la ruota davanti.

Si può intervenire su questo?

Ne abbiamo chiacchierato insieme anche a proposito della Roubaix. Bisogna lavorare per guadagnare un po’ di leggerezza nella gestione del manubrio, perché è lì dove ha spesso problemi, sia in volata sia magari sul pavé. Quindi corre il rischio di insaccarsi o di bucare, perché va a picchiare in modo violento nella buca o contro il pavé. Quello è un lavoro che si può fare, resta però che se è in grado di fare 2.000 watt, la potenza e la gamba ci sono.

L'intesa fra Consonni e Milan è eccellente, un po' meno il treno per arrivare agli ultimi 300 metri
L’intesa fra Consonni e Milan è eccellente, un po’ meno il treno per arrivare agli ultimi 300 metri
L'intesa fra Consonni e Milan è eccellente, un po' meno il treno per arrivare agli ultimi 300 metri
L’intesa fra Consonni e Milan è eccellente, un po’ meno il treno per arrivare agli ultimi 300 metri
Sulla carta restano Milano, oggi, e Roma l’ultimo giorno. La mancanza di risultati porta con sé il nervosismo?

No, nervosismo no, nel senso che saremmo stupidi se diventassimo nervosi. Siamo abituati ad avere la pressione di dover vincere, questo è un dato di fatto, quindi la pressione deve solo motivare i corridori a essere più concentrati per portare a casa il risultato. Cedere al nervosismo è deleterio, per cui il compito mio e dei direttori è l’esatto opposto. Cercare di tenere i corridori concentrati e tranquilli per sfruttare tutte le qualità. Se sconfinassimo nella tensione nervosa, avremmo già perso in partenza.

La Unibet ha ingaggiato Kittel per dare un riferimento tecnico a Groenewegen: può essere un’idea anche per voi coinvolgere un ex velocista per Milan?

Kittel era un velocista e anche importante, tenete conto che l’inserimento di Eisel è stato dettato anche dal fatto che per anni è stato un uomo chiave in treni importanti, quindi l’idea c’era già. Però sicuramente tutte le strade sono aperte, per cui se ci sarà la possibilità di avere un consulente specializzato per le volate, sicuramente sarà accettabile.

Giro d'Italia 2026, 3a tappa, Sofia, Bulgaria, Jonathan Milan

Milan secondo, vince Magnier: l’analisi di Petacchi

10.05.2026
5 min
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Tutto in pochi secondi. Dopo i 175 chilometri di eterna fatica per Tarozzi, Tonelli e Sevilla in fuga, a Magnier è bastata una raffica di colpi di pedale ad altissima potenza per concedere il bis dopo la vittoria di Burgas e lasciarsi dietro Milan e Groenewegen. E’ parso una beffa che dopo il finale su asfalto da biliardo, gli ultimi metri si siano corsi sul fondo irregolare di autobloccanti, a causa dei quali le bici hanno preso a saltare e vibrare perdendo aderenza.

Soprattutto quella di Milan, che si è lanciato presto, ma nel momento di massima spinta è parsa scomporsi e perdere velocità. Più composta e potente, l’azione di Magnier ha permesso al giovane francese di affiancare il friulano e poi saltarlo.

«Vincere due tappe su tre in Bulgaria – ha detto il francese – è come un sogno. Abbiamo controllato la corsa per tutta la giornata e volevamo essere piazzati al meglio all’ultimo chilometro e così è successo. Ho esultato, ma a dire il vero non ero sicuro di aver vinto. Sono davvero felice, battere Milan e Groenewegen mi fa sentire tra i migliori velocisti al mondo. Adesso andiamo in Italia e vedremo quante altre tappe potrò puntare. Sei anni fa guardavo in tv Arnaud Démare vincere con la maglia ciclamino. Mi ha mandato un messaggio dicendomi di fare lo stesso. Sono felice di esserci riuscito».

Milan e il treno

Difficile dire perché nello scatenarsi della volata, Jonathan abbia perso la ruota di Consonni che avrebbe dovuto lanciarlo e si sia messo in coda al treno della Unibet-Rose. Nell’intervista dopo tappa, il friulano non ha citato problemi particolari, salvo l’essere partito forse troppo presto. Per questo abbiamo pensato di coinvolgere nel ragionamento Alessandro Petacchi, uno che come Milan preferiva le volate ben lanciate.

«Non so bene cosa sia successo a Jonathan – dice Petacchi – se gli sia andata via la bici, se sia entrato sui sanpietrini e abbia sbandato. Non ho capito se ha avuto quel problema, perché ho visto che a un certo punto si è seduto. Perché il treno della Lidl-Trek si sia disunito è da capire, possono esserci mille motivi. Magari Consonni non stava bene, ma comunque andavano fortissimo e Milan ha pensato di sfruttare il lavoro di qualcun altro. Tutto sommato, era messo anche abbastanza bene. Quando è partito, era davanti. Mancavano più di 200 metri e Magnier l’ha rimontato bene. Non so però se perché lui ha rallentato per un problema».

La fuga di 175 chilometri di Tonelli, Tarozzi e Sevilla è stata ripresa solo nell'ultimo chilometro
La fuga di 175 chilometri di Tonelli, Tarozzi e Sevilla è stata ripresa solo nell’ultimo chilometro
La fuga di 175 chilometri di Tonelli, Tarozzi e Sevilla è stata ripresa solo nell'ultimo chilometro
La fuga di 175 chilometri di Tonelli, Tarozzi e Sevilla è stata ripresa solo nell’ultimo chilometro

Giusto anticipare?

Anche al Processo alla Tappa, Martinello ha tirato in ballo l’azione scomposta di Milan e forse quella su un fondo così irregolare lo ha penalizzato, mentre Magnier è parso più composto e omogeneo nella spinta.

«Sicuramente – spiega Petacchi – su una strada fatta così non puoi andare tanto agile. Il primo giorno Milan mi era sembrato un po’ duro, forse perché la strada saliva oppure era arrivato un po’ al gancio. Visto che oggi c’era quel tipo di fondo, ha fatto bene a scattare prima di entrarci. Perché se ci entri con velocità, la perdi un po’ meno rapidamente. Poi Jonathan potrebbe aver avuto un salto di catena oppure nel punto in cui ha perso un po’ di aderenza, magari ha preso un avvallamento. Va detto che Magnier ha recuperato bene. Al momento sta andando davvero forte. Milan potrebbe aver avuto un problema di aderenza, ma l’altro ha recuperato davvero tanto».

Il Giro saluta la Bulgaria e la cattedrale Aleksandr Nevskij di Sofia con Silva in maglia rosa
Il Giro saluta la Bulgaria e la cattedrale Aleksandr Nevskij di Sofia con Silva in maglia rosa
Il Giro saluta la Bulgaria e la cattedrale Aleksandr Nevskij di Sofia con Silva in maglia rosa
Il Giro saluta la Bulgaria e la cattedrale Aleksandr Nevskij di Sofia con Silva in maglia rosa

Bisogno di essere lanciato

Se Milan fatica a sfruttare sino in fondo il lavoro del treno, usando la squadra soltanto per chiudere sulle fughe e non per farsi pilotare negli sprint, non rischia di diventare involontariamente l’ultimo uomo per chi riesca a prendergli la ruota?

«Sapete – ragiona Petacchi – lui ha bisogno di essere lanciato, questo è chiaro. Un omone come Milan alla volata deve arrivarci veloce. Se parti a velocità più basse, puoi essere potente quanto vuoi, ma per spostare una massa come la sua ci vuole di più rispetto a uno più esplosivo e più leggero. E’ chiaro che deve essere lanciato e se si accorge di non esserlo, magari preferisce fare 20 metri in più, ma lanciarsi da solo. E’ sempre il rischio di chi è potente e non è un velocista puro.

«Io prediligevo essere molto lanciato, perché sullo scatto con un velocista, ero battuto 10 volte su 10. Lo stesso Cipollini non potevi portarlo a velocità bassa, doveva essere più lanciato per esprimersi al meglio. Per cui a volte capitava di utilizzare il treno per chiudere su una fuga e poi mi arrangiavo. Se stai bene e vedi che la velocità non è altissima, tante volte preferisci partire lungo. Ho sempre detto che la volata è meglio perderla sull’arrivo che non disputarla. Per questo a volte cercavo di muovermi prima per essere sicuro di non essere anticipato. Se uno con le mie stesse caratteristiche viene anticipato, è più facile che perda, piuttosto che vinca».

Il Giro sta affrontando il trasferimento verso Lamezia Terme e domani trascorrerà il primo giorno di riposo a Catanzaro. Nello staff della Lidl-Trek troveranno certamente il modo di approfondire il discorso, in quello della Soudal-Quick Step trascorreranno una giornata ben più leggera. Poi sarà già martedì e la corsa ripartirà alla volta di Cosenza.

Paul Magnier, Burgas 2026 Giro

La rosa di Magnier, la profezia di Bramati. Il Giro inizia così

08.05.2026
6 min
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BURGAS (Bulgaria) – Sarà pure facile dirlo dopo, ma stamattina a Nessebar dopo aver incrociato Davide Bramati, eravamo quasi certi che avrebbe vinto Paul Magnier. Il Brama aveva un sorrisetto… E appena gli abbiamo chiesto come stesse il suo pupillo, lui ci ha detto: «Vedrete – pausa – vedrete oggi», e ancora un sorrisetto malizioso di chi la sapeva già lunga. «Sarà Dries Van Gestel a fargli da leadout».

La Soudal-Quick Step ha provato più di altri il finale. Due volte solo ieri. E già un giorno prima era sul tracciato. Ci credevano eccome a questo progetto rosa. In fin dei conti Bramati non poteva restare a bocca asciutta dopo che lo scorso anno non aveva riportato a casa neanche una tappa. Una rarità per questo team e per questo diesse.

Il 109° Giro d'Italia è scattato dalla bellissima Nessebar, il cui centro storico è una vera perla
Il 109° Giro d’Italia è scattato sul Mar Nero, da Nessebar, il cui centro storico è una vera perla
Il 109° Giro d'Italia è scattato dalla bellissima Nessebar, il cui centro storico è una vera perla
Il 109° Giro d’Italia è scattato sul Mar Nero, da Nessebar, il cui centro storico è una vera perla

Bramati profeta

Dal sole di Nessabr il gruppo va incontro alla piccola perturbazione che risale da sud. Porta nuvole, umidità e anche qualche goccia di pioggia a un certo punto. Ma poca roba. Il grande assente è invece il vento. O almeno è molto più basso rispetto alle attese.

Tutto fila tranquillo, tutto sommato. La fuga delle due squadre italiane, con Tarozzi e Roja rispettivamente di Bardiani-CSF e Polti-Visit Malta, e il plotone sornione dietro. Ma poi ai meno 15 si accendono i motori. Tutti i ragazzi ci hanno parlato di velocità folli e ritmi che improvvisamente sono diventati stellari.

«Si andava sempre sul filo dei 70 all’ora – ci racconta sorridente Andrea Raccagni Noviero – incredibile. Abbiamo vinto. Io dovevo lasciare i miei compagni ai meno tre e così ho fatto. Poi non ho visto un granché. Ma sono contento. Davvero un bel debutto al Giro d’Italia».

Qualche minuto ed ecco scendere dall’ammiraglia Bramati. Inizia il lungo carosello di abbracci e pacche sulle spalle. E il primo tocca proprio a Raccagni Noviero.

«Devo fare i complimenti alla squadra, chapeau – attacca il Brama – tutti hanno svolto il loro lavoro alla perfezione. Ci tenevamo moltissimo a questa tappa. E anche alla maglia rosa. Sapevamo che poteva essere una grande opportunità e siamo riusciti a catturarla. E’ anche la nostra vittoria più importante da inizio anno. Sapevo che stava bene e insisto ancora sull’ottimo lavoro di squadra.

«Sono due giorni che ne parliamo. Tutti sapevano di questi chilometri finali pericolosi, con la strada che si restringeva. C’è stata una caduta. Però questo è il ciclismo. Paul sapeva che aveva anche una grande responsabilità e ha chiuso il lavoro di una squadra che ha lavorato per lui in modo importante: abbiamo tirato tutto il giorno per questo».

In qualche modo Bramati tira in ballo il discorso della pressione. Stamattina ci diceva che Magnier era tranquillo. Invece ci hanno riferito che alla fine un po’ di pressione il giovane francese la sentiva eccome. Ma si diventa grandi anche così.

Ancora Bramati: «Se la difenderemo domani? Domani è un altro giorno, la tappa è molto lunga (e il finale piuttosto duro, ndr). Intanto ci godiamo il successo di oggi».

Milan, che succede?

Ma per chi festeggia, c’è anche chi ride meno. Il Milan solare del mattino è chiaramente più mogio al pomeriggio. Ci sta, altrimenti non sarebbe il campione che è. La prima volata, specie dopo una tappa breve e facile, è sempre molto insidiosa.

«Cosa è successo? – spiega Milan – E’ successo che nel finale ci siamo un po’ persi. Ma è difficile come tutte le volate. Non è facile mettere il gruppo in fila a 70 all’ora. Io ai meno tre, dove ci siamo disuniti, mi sono fatto un chilometro e mezzo tutto fuori al vento per risalire e lì ho speso veramente tanto. Ai trecento metri ho trovato poi la ruota di un corridore, che neanche ricordo chi fosse, ma non era un mio compagno. Ai 280-250 metri poi non so cosa stessi aspettando a partire, ma quando mi sono alzato… è andata così. Le gambe erano un po’ in croce. Hanno fatto un bellissimo lavoro quelli della Soudal-Quick Step: onore a loro».

Parlare in queste situazioni non è facile, specie quando sei il favorito e non vinci. Onore dunque al friulano. Ma guardando il bicchiere mezzo pieno, visto che era rimasto dietro, c’è di buono che non sia stato coinvolto nella caduta.

«Non so cosa sia successo, ero davanti. Ho sentito qualcosa, non so a quanti metri fosse. Spero solo che nessuno si sia fatto male. Ora analizzeremo il tutto e chiuderemo la pagina di questa giornata».

Paul Magnier (classe 2004) è al secondo Giro d'Italia. Stasera dormirà in maglia rosa
Paul Magnier (classe 2004) è al secondo Giro d’Italia. Stasera dormirà in maglia rosa
Paul Magnier (classe 2004) è al secondo Giro d'Italia. Stasera dormirà in maglia rosa
Paul Magnier (classe 2004) è al secondo Giro d’Italia. Stasera dormirà in maglia rosa

Magnier e una rosa di peso

Infine chiudiamo con il vincitore. Paul Magnier è il ritratto della felicità. E’ maglia rosa. E anche bianca e ciclamino. I colleghi francesi se lo godono con un certo orgoglio. Sul podio continua a ridere. Ma è un sorriso consapevole del fatto che oggi ha cambiato qualcosa nella sua carriera. E non è un caso che la prima cosa che ha detto e ripetuto sia stata: «E’ la mia prima vittoria contro i grandi. Quest’anno il mio obiettivo è quello di crescere. Magari ottenere meno vittorie del 2025 ma più prestigiose». Non si può dire che non sia sulla strada giusta.

«Sono emozionato e orgoglioso della mia prestazione e di quella della mia squadra. Jasper Stuyven ha fatto un lavoro incredibile quando mancavano quattro chilometri e in tutta la fase di preparazione dello sprint».

Anche secondo Magnier la sua Soudal-Quick Step è stata un’orchestra che ha suonato una sinfonia perfetta. I ragazzi di Bramati si sono trovati al posto giusto, al momento giusto: come avevano programmato. Sono riusciti sempre a prendere e a tenere il lato sinistro della carreggiata, quello più stretto, e non l’hanno mollato. Se non quando da dietro è partito lo sprint che invece si è svolto sulla destra.

«Ayco Bastiaens ha tirato tutta la giornata – ha detto ancora con lucidità Magnier – per controllare la fuga. Poi ai cinque chilometri dalla fine siamo andati tutti in testa (l’esatto contrario di quanto accaduto ai Lidl-Trek, ndr). E nel chilometro finale Jasper Stuyven e Dries Van Gestel hanno fatto un lavoro straordinario. Perfetto».

«Sono arrivato al Giro d’Italia con l’ambizione di vincere e conquistare la maglia rosa, un obiettivo in cui credevo fin dal ritiro in altura. Sono felicissimo di esserci riuscito. Questa è una delle volate più ambite della stagione. Per la ciclamino c’è tempo. Intanto non vedo l’ora di partire domani con questa maglia addosso… che è una leggenda».

Jonathan Milan, Burgas Giro 2026

Milan mira alla rosa, Consonni racconta. Una notte al via

07.05.2026
6 min
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NESSEBAR (Bulgaria) – Anche oggi soffia il vento. Non è forte, ma è costante. Fresco. E’ da qui che domani scatterà il Giro d’Italia 2026. Nessebar, anch’essa affacciata sul Mar Nero, è una sorta di Rimini della Bulgaria. Ci sono locali e hotel uno dietro l’altro. E’ la giornata di vigilia del Giro e l’attesa sale sempre di più. Specie fra i velocisti. Specie per quello più atteso: Jonathan Milan. Ieri è bastata un’occhiata, un rapido saluto, per vederlo carico e sereno. E sorridente…

L’hotel della Lidl-Trek di Milan, ma anche di tantissime altre squadre, è un mega resort lussuosissimo. Fuori i meccanici lavorano sulle belve che domani si sfideranno sul filo dei 70 all’ora e dentro c’è un viavai di tecnici, sponsor, procuratori, atleti. E domani una volata che vale la maglia rosa: quanti sprinter dormiranno sereni?

Simone Consonni si gode gli ultimi momenti di relax. Da domani si entra in corsa e lui sarà l'ultimo uomo di Milan
Simone Consonni si gode gli ultimi momenti di relax. Da domani si entra in corsa e lui sarà l’ultimo uomo di Milan
Simone Consonni si gode gli ultimi momenti di relax. Da domani si entra in corsa e lui sarà l'ultimo uomo di Milan
Simone Consonni si gode gli ultimi momenti di relax. Da domani si entra in corsa e lui sarà l’ultimo uomo di Milan

Un caffè con Consonni

Uno di questi è Simone Consonni. Lo troviamo che sta prendendo un caffè. Gli ultimi momenti di relax prima della grande e gioiosa battaglia rosa. Ma più che ultimi momenti di relax, forse sembrano i primi.

«In effetti sono stati giorni intensi – racconta Simone – da quando siamo arrivati alla sgambata di stamattina è stato tutto un susseguirsi di eventi, riunioni. Persino i controlli alle 7 del mattino, che per noi erano come se fossero le sei. Ma ci siamo dai…

«Poi in un hotel così grande è anche bello starci. Vedi tanti corridori e in qualche modo senti che, man mano che passano le ore e si avvicina il via, inizia a salire quel pizzico di piacevole tensione. E allora anche incontrarsi in hotel diventa un gioco di sguardi. Quasi di sfida».

Simone racconta come sia rimasto piacevolmente colpito dalla Bulgaria. Che tutto sommato si sta bene. E le strade non sono male. Che il clima è buono. Stamattina, nella pausa caffè, hanno anche incontrato Jonas Vingegaard ed è stato cordiale come sempre.

Tutti a Burgas

Stamattina erano a Burgas. E abbiamo visto passare molte squadre. Infatti hanno provato la parte cittadina del circuito che domani assegnerà la tappa e, di conseguenza, la prima maglia rosa del Giro 2026. C’erano operai al lavoro che ripulivano le strade dal ghiaino con la vecchia scopa di paglia… e lo smartphone in mano, le transenne montate. Il tutto mentre il traffico di Burgas che scorreva quasi ignaro di quello che sta per succedere. Quasi. Perché i cartelli del Giro sono ovunque e perché ieri la popolazione ha risposto presente alla grande.

«Abbiamo provato il finale oggi perché, come dicevo, è stato tutto un corri, corri – ci racconta Consonni – e devo dire che almeno facendolo in allenamento sembra impegnativo. Ci sono tutti lunghi strappi dolci. E’ un saliscendi che può far male. In corsa non si dovrebbero sentire o fare la differenza, ma certo è che se capiti in qualche intoppo, se devi frenare e ripartire, allora il discorso cambia. E possono diventare duri per davvero.

Milan ha vinto la maglia ciclamino nel 2023 e nel 2024. Va a caccia della terza
Milan ha vinto la maglia ciclamino nel 2023 e nel 2024. Va a caccia della terza
Milan ha vinto la maglia ciclamino nel 2023 e nel 2024. Va a caccia della terza

La tempesta perfetta

«Anche il finale, con l’ultima curva che tira, non è male per Milan. E non lo è perché serve potenza: se si è dietro si fa più difficoltà a risalire. Mentre se fosse stato il contrario, anche se si era davanti, poi poteva piombare qualcuno all’improvviso da dietro. No, bene dai. Jonathan sta bene. Anche lui inizia a sentire la corsa. Vediamo un po’. Ma non sarà facile perché ci sono tanti corridori che possono fare bene. Almeno una quindicina».

Almeno una quindicina, dice Consonni. E in effetti non ha tutti i torti. I presupposti per la tempesta perfetta ci sono tutti. Il vento non manca, anche se domani è dato in attenuazione. La tappa è breve, 147 chilometri e piatta. E’ la prima frazione e oltre alla tappa c’è in palio la maglia rosa. E’ un arrivo per sprinter, ma non è iper veloce. Le energie sono fresche per tutti e la voglia di mettersi in mostra non manca di certo. «Il fatto che ci sia una speranza, anche piccola, per tanti atleti, renderà la corsa molto nervosa. Imprevedibile. Per questo domani bisognerà interpretare la tappa come una classica», ha aggiunto Consonni.

Milan, il treno e la bici

Intanto fuori i meccanici stanno preparando la Trek di Milan. L’hanno tenuta per ultima. Giulio Ciccone sistemava la sua, che sarà tutta nera e con lo stemma del Pirata sull’orizzontale. Jonathan userà una monocorona molto grande. Sta bene e non lo ha nascosto. Ha lavorato tanto per questo Giro d’Italia. In fin dei conti è la maglia verde uscente del Tour de France e può puntare alla terza maglia ciclamino. E’ senza dubbio lui il faro degli sprinter.

Anche se il livello, ci dicono gli esperti, è molto più alto di quello che sembra in fatto di ruote veloci. «Ci sono nomi molto validi e corridori in forma. Vedrete che le tappe in volata saranno bellissime», ci aveva detto en passant Jacopo Guarnieri. Non bisogna farsi ingannare dal fatto che non ci siano Tim Merlier e Jasper Philipsen.

«E’ un giorno molto importante per me – ha detto ieri tra le varie interviste in mixed zone Milan – ma non sarà facile. Il percorso lungo la costa ci espone al vento trasversale e si potrebbe frazionare il gruppo. L’anno scorso ho vinto al Tour, ma anche in quel caso i ventagli avevano già smembrato il gruppo. Anche questa volta mi aspetto che tutti i miei avversari siano in forma smagliante e dovrò dare il massimo.

«Dopo la Roubaix ho lasciato la bici ferma per tre giorni, cosa di cui avevo davvero bisogno. Poi ho ripreso gradualmente e ho persino fatto degli allenamenti in pista. Nel complesso la preparazione è stata davvero ottima. La primavera è andata bene».

Milan però si presenta con un treno un po’ rivisto. Non c’è Edward Theuns che era un po’ il road captain e, da uomo esperto in casa Lidl-Trek, hanno inserito al suo posto un giovane: Tim Torn Teutenberg. Tuttavia saranno soprattutto Max Walscheid e appunto Simone Consonni a scortare Jonathan negli ultimi mille metri. Simone in particolare sarà il lead out.

Ma il friulano non si spaventa: «La cosa più importante è che ho sempre avuto un treno forte in questa squadra, e così è ancora adesso».

CRIVIT, Lidl-Trek

CRIVIT “veste” il tempo libero della Lidl-Trek

04.05.2026
3 min
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Come sanno molto bene gli appassionati di ciclismo la divisa da gara della Lidl-Trek è realizzata da Santini, da anni partner tecnico del team giallo-rosso-blu. Se l’azienda bergamasca è la fedele compagna di gara di Pedersen, Milan e compagni, al tempo libero ci pensa CRIVIT, in qualità di Official Partner della formazione tedesca. Il marchio di proprietà della stessa Lidl è presente sulla maglia da gara (lo troviamo sulle maniche, ndr), ma soprattutto firma l’abbigliamento da indossare lontano dalle corse. CRIVIT fornisce infatti ad atleti, ma anche allo staff della squadra tedesca, capi leggeri che uniscono comfort e stile, ideali per viaggi, pause e attività sportive al di fuori delle competizioni. Parliamo di  abbigliamento moderno, elegante e nello stesso tempo funzionale.

Jonathan Milan, Tirreno-Adriatico 2026, settima tappa, vittoria, Lidl-Trek
La firma CRIVIT si trova anche sull’abbigliamento da gara della Lidl-Trek
Jonathan Milan, Tirreno-Adriatico 2026, settima tappa, vittoria, Lidl-Trek
La firma CRIVIT si trova anche sull’abbigliamento da gara della Lidl-Trek

Per uno stile di vita attivo

Come anticipato, il marchio CRIVIT è di proprietà di Lidl. Offre una gamma unica di abbigliamento e attrezzature sportive per varie attività. Che si tratti di fitness, ciclismo, campeggio, outdoor, corsa, sport di squadra o individuali, invernali o acquatici, CRIVIT fornisce tutto il necessario per uno stile di vita attivo, garantendo il miglior rapporto qualità-prezzo. Il brand si concentra sul benessere dell’individuo promuovendo una vita all’insegna dello sport e del movimento. In quest’ottica rientra la partnership con la Lidl-Trek che vuole essere da spunto per invitare ogni persona a essere attiva, ciascuna trovando il proprio modo per esserlo.

A confermare questa policy aziendale è Thomas Rohregger, Head of Competence Center Lidl Cycling presso Lidl International: «CRIVIT supera i confini dell’agonismo a due ruote e ispira al benessere nella vita di tutti i giorni», ha dichiarato Thomas Rohregger. «Non importa se sei un ciclista professionista o se pratichi un altro sport: tutti coloro che condividono lo stesso spirito e inseguono i propri obiettivi con passione si ritrovano uniti sotto lo stesso brand».

Shirin Van Anrooij, Lidl-Trek, stagione 2026
L’azienda bergamasca CRIVIT fornisce l’abbigliamento anche alla formazione femminile
Shirin Van Anrooij, Lidl-Trek, stagione 2026
L’azienda bergamasca CRIVIT fornisce l’abbigliamento anche alla formazione femminile

Parola al campione

Una delle stelle della Lidl-Trek è sicuramente Jonathan Milan. Il velocista azzurro si è così espresso sull’importanza di avere un partner in grado di fornire prodotti di alta qualità anche al di fuori delle gare.

«Anche quando non gareggiamo, ci sentiamo a nostro agio con abiti casual, sportivi ed eleganti durante i viaggi e nella vita di tutti i giorni», ha affermato Jonathan Milan. «Ci piace rimanere attivi e quindi apprezziamo l’abbigliamento che supporta il nostro stile di vita dinamico. L’abbigliamento di squadra che ci unisce anche fuori dalla gara ci aiuta a rafforzare lo spirito di gruppo. Crediamo sia fantastico che sport e movimento possano essere facilmente integrati nella vita quotidiana con l’abbigliamento giusto, e CRIVIT è il partner perfetto per noi in questo senso».

CRIVIT

Tour de France 2025, Valenciennes, Jonathan Milan, borraccia, integratore Unbroken

Milan, il recupero e la novità Unbroken

30.04.2026
4 min
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Nel ciclismo professionistico, il recupero è diventato tanto importante quanto l’allenamento stesso. Le gare sono sempre più intense, i calendari più fitti e i margini di miglioramento sempre più sottili. In questo contesto, ogni dettaglio conta: dall’alimentazione alla qualità del sonno, fino alla scelta degli integratori.

Tra questi, Unbroken si sta ritagliando uno spazio interessante nel mondo del ciclismo professionistico, anche grazie all’esperienza diretta di atleti di alto livello, anzi altissimo, come Jonathan Milan, il velocista del team Lidl-Trek che nel 2025 ha saputo portare la bandiera italiana anche sul podio di Parigi, conquistando l’ambita maglia verde, valida per la classifica a punti del Tour de France.

Con lui abbiamo scambiato due chiacchiere, per capire cosa contraddistingua Unbroken da altri integratori per il recupero, presenti in un mercato che si espande di più ogni giorno. Spesso, infatti, il limite di questi supplementi alla performance non sono tanto la loro qualità e composizione, quanto la difficoltà nel mantenerne un uso costante. Per cui, dopo qualche mese di successo, finiscono per essere scartati e dimenticati. 

Sul pullman della Lidl-Trek ciascun corridore ha la sua borraccia e le sue tabs Unbroken
Sul pullman della Lidl-Trek ciascun corridore ha la sua borraccia e le sue tabs Unbroken
Sul pullman della Lidl-Trek ciascun corridore ha la sua borraccia e le sue tabs Unbroken
Sul pullman della Lidl-Trek ciascun corridore ha la sua borraccia e le sue tabs Unbroken
Da quanto tempo utilizzi Unbroken e come lo inserisci nella tua routine quotidiana?

Me lo ha fatto conoscere il team prima che diventasse sponsor ufficiale. Si inserisce facilmente nella vita quotidiana di uno sportivo, perché non richiede nessuna preparazione complicata, quindi diventa semplicemente una parte naturale della tua routine di recupero.

Quando va assunto: tutti i giorni o solamente nei periodi di allenamento e gara più intensi?

Ogni corridore lo usa in modo leggermente diverso: c’è chi lo prende subito dopo aver tagliato il traguardo, chi sul pullman, chi prima di andare a dormire. Io potrei essere un po’ meno rigido nell’assunzione durante le settimane di allenamento più leggere, ma onestamente non c’è un momento sbagliato per prenderlo. Mattina, pomeriggio, sera e funziona per tutta la stagione.

L’efficacia di un integratore per il recupero si misura spesso con le sensazioni del giorno successivo, come ad esempio la presenza di DOMS, ovvero dei dolori muscolari tipici del recupero, ma anche valutando la costanza di allenamento.

Da quando lo utilizzi, hai notato benefici concreti nel recupero?

I benefici sono ben documentati all’interno del team, non solo per il recupero, ma anche per il sonno e il benessere generale. Contiene gli aminoacidi e i micronutrienti che aiutano i muscoli a ripararsi e a ridurre i dolori muscolari. Il recupero post-gara è un processo fondamentale per noi e Unbroken è ora una parte integrante di questo processo. In un Grande Giro, quando lo fai per tre settimane di fila, la differenza cumulativa è significativa.

UAE Tour 2026, tre tappe vinte per Jonathan Milan, ora atteso al Giro d'Italia
UAE Tour 2026, tre tappe vinte per Jonathan Milan, ora atteso al Giro d’Italia
UAE Tour 2026, tre tappe vinte per Jonathan Milan, ora atteso al Giro d'Italia
UAE Tour 2026, tre tappe vinte per Jonathan Milan, ora atteso al Giro d’Italia
A livello gastrointestinale sappiamo che i ciclisti sono esposti a forte stress per cui è importante che un integratore sia anche facile da digerire ed assorbire. Come valuti la tollerabilità del prodotto, soprattutto in condizioni di stress fisico elevato o dopo sforzi prolungati?

Durante un Grande Giro assumiamo enormi quantità di cibo e bevande tutto il giorno e questo mette a dura prova il corpo. Il fatto che Unbroken venga assorbito rapidamente e non provochi alcun disturbo digestivo non è una cosa da poco, in quel contesto conta davvero molto.

Spesso gli integratori non mancano di efficacia in laboratorio, ma poi essendo poco pratici o per un sapore poco gradevole, gli atleti perdono di costanza e precisione nell’assunzione. Un prodotto troppo dolce, artificiale o pesante rischia di essere abbandonato, soprattutto dopo ore di gara o allenamento. Una bevanda fresca e leggera, invece, si inserisce più facilmente nella routine quotidiana, soprattutto se la si può assumere in qualsiasi momento.

Pensi che la disponibilità in diversi gusti di Unbroken e il suo formato in compresse effervescenti ti aiutino nell’essere costante con questa integrazione? 

Ognuno ha le proprie preferenze e aiuta il fatto che è disponibile in vari gusti, così c’è qualcosa per ogni umore e per ogni momento della stagione. La compressa si scioglie perfettamente e si ottiene una bevanda leggera e fresca. Niente di pesante, niente di artificiale.

Anche Elisa Balsamo da quest'anno usa Unbroken per il recupero dopo gara (foto Lidl-Trek)
Anche Elisa Balsamo da quest’anno usa Unbroken per il recupero dopo gara (foto Lidl-Trek)
Anche Elisa Balsamo da quest'anno usa Unbroken per il recupero dopo gara (foto Lidl-Trek)
Anche Elisa Balsamo da quest’anno usa Unbroken per il recupero dopo gara (foto Lidl-Trek)
In conclusione, quali sono gli aspetti caratteristici di Unbroken che più ti piacciono? 

Ciò che distingue Unbroken è che è allo stesso tempo scientificamente valido e semplice da usare. Viene assorbito rapidamente, quindi il recupero inizia subito. Non c’è niente da misurare o preparare, lo prendi e basta. Per atleti che operano al nostro livello, avere qualcosa che funziona davvero e non aggiunge nessuna complessità è esattamente ciò di cui hai bisogno.

P.S. Un’ultima nota a margine, molto interessante per ottenere un risparmio sull’acquisto del prodotto: sul portale Unbroken è attiva un’offerta che permette di avere un tubo di Unbroken in omaggio (ogni 3) e le spese incluse (codice 3PLUS1, entro il 31 Maggio 2026).

Jonatha Milan, pavè

Una settimana alla Gand, cosa farà Milan? Parla Larrazabal

22.03.2026
6 min
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Lasciata la Milano-Sanremo alle spalle, il grande ciclismo guarda già al Nord. Jonathan Milan non era al via della Classicissima, fermato da un forte raffreddore arrivato subito dopo il successo a San Benedetto del Tronto, sede dell’ultima tappa della Tirreno-Adriatico.

Un intoppo che ne ha rallentato il percorso, ma senza cambiare i piani: il friulano è atteso protagonista nelle classiche del Nord, a partire dalla Gand-Wevelgem (da quest’anno In Flanders Fields-In Wevelgem). Per capire approccio, aspettative e margini di crescita, abbiamo parlato con Josu Larrazabal, responsabile della performance in casa Lidl-Trek.

Josu Larrazabal è il capo dei preparatori in casa Lidl-Trek
Josu Larrazabal è il capo dei preparatori in casa Lidl-Trek
Innanzitutto, come sta Johnny dopo questo piccolo malanno?

E’ tornato in bici già da tre giorni. Si sta riprendendo e anche procede con gradualità. Fino ad oggi non ha svolto lavori specifici, deve prima recuperare bene. Poi speriamo possa tornare al 100 per cento e ritrovare anche quel qualcosa in più che ti lascia una corsa come la Tirreno.

Sanremo finita da poche ore e in qualche modo siamo già proiettati verso il Nord… L’anno scorso Milan aveva lavorato anche per la squadra. Quest’anno come ci arriva?

Le classiche sono un progetto da costruire nel tempo. Non si tratta solo di una corsa, ma di sviluppare il potenziale. C’è una componente tecnica enorme: forature, cadute, conoscenza dei settori. Tutto questo si acquisisce con esperienza, in un percorso di medio periodo. E noi lo stiamo facendo questo percorso.

Ma è nelle corde di Milan?

Quando hai il talento di Milan puoi fare tutto anche subito. Ma il nostro compito è costruire un processo, essere pronti quando arriva l’occasione. In alcune corse la volata è possibile, in altre no. Spesso non c’è una squadra in grado di controllare davvero la corsa. Sono gare imprevedibili. Puoi provare a intervenire negli ultimi chilometri, ma non sempre è possibile. In corse come la Roubaix non si parla di volata, ma di resistenza, presenza davanti e capacità di correre all’attacco.

Nel 2025 la Gand finì con la vittoria di Pedersen, la piazza d'onore di Merlier e il terzo posto di Milan
Nel 2025 la Gand finì con la vittoria di Pedersen, la piazza d’onore di Merlier e il terzo posto di Milan
Nel 2025 la Gand finì con la vittoria di Pedersen, la piazza d'onore di Merlier e il terzo posto di Milan
Nel 2025 la Gand finì con la vittoria di Pedersen, la piazza d’onore di Merlier e il terzo posto di Milan
Quindi con Milan state pensando anche alla Roubaix?

Milan è un corridore da Roubaix. Nel progetto classiche, al di là delle vittorie intermedie, l’obiettivo è arrivare un giorno a vincere quella corsa. Ma prima devi vincere anche le altre gare, una Dwaars dor Vlaanderen, una Kuurne, una Gand: corse in cui hai più possibilità di vincere allo sprint, magari non di gruppo completo.

L’hai appena nominata ed è la prima delle grandi corse: concentriamoci sulla Gand-Wevelgem. Che ruolo avrà Milan?

Sarà simile all’anno scorso. L’obiettivo è vincere come squadra. Se hai un compagno davanti con margine, come è stato proprio un anno fa con Mads Pedersen, non puoi pensare alla volata. I velocisti devono superare il circuito del Kemmelberg e poi si decide il finale. Certo è che se Milan resta nel gruppo giusto, si lavora per lui. Insomma, non si parte con un piano specifico, ma lo si valuta in corsa. Ripeto, non è solo questione di fare la volata.

Cosa intendi quando dici che non è solo una questione di volata?

Che Milan deve correre con mentalità da “classicomane”. Se un giorno deve vincere una Roubaix, deve anche cambiare approccio mentale. Deve essere pronto anche ad attaccare, ad entrare nelle fughe. Lui per natura è più conservativo…

Per Larrazabal è determinante cambiare mentalità per Milan. Non più aspettare lo sprint, ma buttarsi nella mischia
Per Larrazabal, Milan dovrà cambiare mentalità: non più aspettare lo sprint, ma buttarsi nella mischia
Per Larrazabal, Milan dovrà cambiare mentalità: non più aspettare lo sprint, ma buttarsi nella mischia
Milan è ancora troppo pesante per questi muri fiamminghi?

Nel ciclismo di Fabian Cancellara o Peter Sagan, Milan sarebbe già tra i migliori. Oggi gli scalatori sono più completi e più versatili. E lo sono anche perché hanno inserito pavè e sterrati nei Grandi Giri. Corridori come Tadej Pogacar, ovviamente, mettono in difficoltà in salita gente come Milan, ma lui è in crescita. Con il tempo diventerà sempre più resistente e competitivo, magari non per i muri del Fiandre, sono realista, ma di certo per la Roubaix.

Attualmente l’esperienza può essere il suo anello debole?

Sì, ma è normale. E’ un passaggio che hanno fatto tutti. Come dicevo, serve costruire una mentalità diversa. Non deve aspettare solo la volata, ma sviluppare nuovi automatismi, anche cognitivi. Nelle classiche devi essere pronto a fare fatica subito e a correre in modo più aperto e aggressivo. Non sempre al risparmio aspettando lo sprint finale. Devi essere pronto e consapevole.

Pronto per cosa?

Devi sapere che magari per un’ora non riesci a mangiare perché c’è bagarre, che devi prendere aria, che devi correre magari sotto la pioggia e portare un attacco anche se hai la mantellina. Che puoi entrare in una fuga… Poi consideriamo anche che queste corse alla fine si corrono un mese all’anno e non è facile per nessuno. Almeno che tu non sia un belga o un olandese che è nato e vissuto lì.

Chiaro, tutt’altro approccio mentale. Invece sul pavé com’è la guida di Milan?

Sta migliorando. Certo, con il suo peso deve essere molto più sensibile e delicato di un Pogacar. Il materiale, specie con lui, è portato al limite e Milan deve farne una gestione ottimale. Per questo è importante un buon setting per lui, ma siamo messi bene in tal senso. Penso per esempio a Pedersen l’anno scorso, che alla Roubaix era il più pesante fra VdP e Pogacar. Era nella scia di Van Der Poel, gli è uscito di ruota per non prendere polvere e in quel momento ha pizzicato una pietra.

Jonathan Milan, Tirreno 2026
Milan ha vinto alla Tirreno pur non essendo al top, questo lascia ottime speranze per le prossime settimane
Jonathan Milan, Tirreno 2026
Milan ha vinto alla Tirreno pur non essendo al top, questo lascia ottime speranze per le prossime settimane
Non si finisce mai di imparare…

Certo, meglio magari stare a due metri, spendere un po’ di più ma vedere meglio. In qualche modo ritorna il discorso dell’esperienza e del correre con una certa mentalità. Per il resto Milan sul pavé se la cava e per altri aspetti il suo peso lo aiuta.

Insomma Josu, Milan i numeri per vincere la Gand ce li ha?

Certo che ce li ha, ed è pronto per farlo. Quest’anno abbiamo cambiato un po’ il piano rispetto all’anno scorso. Nel 2025 eravamo partiti forti dopo un bell’inverno, sicuramente abbiamo raggiunto il picco troppo presto. Dopo la Tirreno, invece di vedere un picco extra, c’è stata una sorta di plateau. E non siamo arrivati alla Roubaix nella migliore condizione. Quest’anno abbiamo posticipato un po’ il carico, rischiando di arrivare un filo indietro alla Tirreno ma con lo spazio per crescere dopo.

E forse anche per questo Milan ha detto di aver sofferto moltissimo nella Corsa dei Due Mari?

Esatto, per questo motivo e perché è uscita fuori una Tirreno durissima. Ma sono scelte. Se volevamo fare bene nelle classiche del Nord qualcosa dovevamo sacrificare. Ma quel che volevamo era uscire dalla Tirreno in crescita e ci siamo riusciti al netto del piccolo malanno che ha avuto. Che poi ha anche vinto: e quindi bene così. Oggi in pochi riescono a vincere pur non essendo al 100 per cento. Per quello siamo fiduciosi.

Tirreno-Adriatico 2026, settima tappa, Jonathan Milan

Le volate di inizio stagione: Milan il re e dietro Philipsen e Brennan

17.03.2026
4 min
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L’ultima volata della Tirreno-Adriatico ci ha regalato la vittoria di Jonathan Milan, con una rimonta a velocità doppia al lato del gruppo guidato da Dylan Theuns. Una risposta alle prestazioni super di Mathieu Van Der Poel, Tadej Pogacar e Filippo Ganna. Il velocista della Lidl-Trek ha concluso una prima parte di stagione che lo lancia verso le Classiche etichettandolo come uno degli sprinter in ottima condizione, probabilmente quello più in forma del gruppo. 

Jonathan Milan, Tirreno-Adriatico 2026, settima tappa, vittoria, Lidl-Trek
«E’ chiaro che ad oggi la Sanremo non è facile per un corridore con le mie caratteristiche… ma mai dire mai».
Jonathan Milan, Tirreno-Adriatico 2026, settima tappa, vittoria, Lidl-Trek
«E’ chiaro che ad oggi la Sanremo non è facile per un corridore con le mie caratteristiche… ma mai dire mai».

Ma come sono andate le prime volate di stagione, quali segnali ci sono arrivati? Lo abbiamo chiesto a Nicola Minali, ex velocista, vincitore di due Parigi-Tours, sette tappe alla Vuelta, tre tappe al Tour de France e due al Giro d’Italia. Minali oggi lavora con Dmt.

«Milan in questo inizio di stagione – dice Nicola Minali – ha dimostrato di essere al di sopra di tutti quanti gli altri velocisti e magari di poter fare anche qualche errorino. Credo sia una questione di meccanismi, anche perché la Lidl-Trek ha cambiato tanto nel treno delle volate (ce lo ha confermato anche Simone Consonni che il nuovo set ha bisogno di tempo per essere collaudato, ndr). Jonathan Milan ha una potenza fuori dal comune e per questo deve essere lanciato a grande velocità».

Jonathan Milan, Lidl-Trek, Tirreno-Adriatico 2026, cronometro, prima tappa
Milan ha dato degli ottimi segnali anche dalla cronometro di Camaiore
Jonathan Milan, Lidl-Trek, Tirreno-Adriatico 2026, cronometro, prima tappa
Milan ha dato degli ottimi segnali anche dalla cronometro di Camaiore
In questo inizio stagione in pochi gli tengono testa…

Praticamente nessuno, sempre che venga lanciato nel modo corretto. Poi quando si fanno tante volate è normale che ogni tanto si possa sbagliare, come quando mi trovavo a sprintare contro Mario Cipollini. Contro di lui riuscivo a inserirmi soltanto quando commetteva qualche errore e si contavano sulle dita di una mano. 

Quella della velocità del lead out è una particolarità tecnica?

Fa tanto, soprattutto perché stilisticamente Milan pecca un po’ da un punto di vista di posizione in bici, anche se ci ha lavorato tanto e sta migliorando sempre di più. E’ difficile trovare le giuste misure in sella, soprattutto su un fisico così grande come il suo. D’altro canto ha una forza davvero impressionante, si vede che arriva dal mondo della pista. 

Tirreno-Adriatico 2026, terza tappa, Philipsen terzo batte Milan
Volata della terza tappa alla Tirreno-Adriatico, Milan lanciato troppo presto e “inghiottito” dal gruppo
Tirreno-Adriatico 2026, terza tappa, Philipsen terzo batte Milan
Volata della terza tappa alla Tirreno-Adriatico, Milan lanciato troppo presto e “inghiottito” dal gruppo
Ha un punto debole?

Si vede che da giovane non ha mai fatto il velocista, che lo hanno portato a questo ruolo “tardi”. Rispetto a ragazzi che sono cresciuti con quell’impostazione paga dal punto di vista dello stile e tecnico. Poi però spinge sui pedali ed è imbattibile, quindi poche chiacchiere. 

Altri nomi di spicco in questo inizio di stagione stanno facendo molta fatica…

Uno come Philipsen, ad esempio, non sta raccogliendo i risultati ma probabilmente sta arrivando con una condizione in costante crescita verso la Sanremo e le Classiche del Nord. Anche perché Philipsen ha dimostrato di poter vincere la Classica di Primavera (vinta nel 2024, ndr). Poi magari quest’anno Milan ci smentirà tutti, anche perché abbiamo visto che sta bene, la Tirreno lo ha dimostrato. 

Matthew Brennan, Visma Lease a Bike, vittoria, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Brennan dopo aver vinto le volate di inizio stagione in Australia ha poi vinto alla grande la Kuurne-Brussel-Kuurne
Matthew Brennan, Visma Lease a Bike, vittoria, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Brennan dopo aver vinto le volate di inizio stagione in Australia ha poi vinto alla grande la Kuurne-Brussel-Kuurne
Che differenze ci sono tra i due?

Philipsen è un velocista atipico, a metà tra un corridore come Van Der Poel e Milan. Vince come facevano Zabel e Boonen. Mentre Milan è un velocista puro, potenza e watt da capogiro. 

In questi mesi è spuntato anche Brennan, che alla Kuurne-Brussel-Kuurne ha fatto vedere di essere un passo avanti?

Ha fatto fuori i velocisti con una tattica non sorprendente ma che ha dimostrato il suo stato di forma (come detto da Pietro Mattio, ndr). Direi che sulle pietre si è distinto, facendo una prestazione di gran lunga superiore agli avversari. Anche lui appartiene alla categoria dei velocisti moderni, vince le volate in tappe piatte e allo stesso tempo riesce a tenere su percorsi molto impegnativi. Per la Sanremo è un profilo da non sottovalutare assolutamente.