Due Grandi Giri nello stesso anno: è la grande sfida che attende il Tudor Pro Cycling Team. Pochi giorni dopo aver ottenuto l’invito al Tour de France, per la squadra svizzera è arrivata la wild card anche per il Giro d’Italia. La corsa rosa era stata, l’anno scorso, il primo Grande Giro della squadra di Cancellara. Ora si fa un passo in più, la Grande Boucle appunto.
Passo più che però porta con sé più responsabilità, più lavoro… Insomma onori ed oneri, come si suol dire. E di questo aspetto, della gestione della squadra ne parliamo con uno dei direttori sportivi, Matteo Tosatto.
Matteo Tosatto (classe 1974) è alla terza stagione alla guida dell’ammiraglia della TudorMatteo Tosatto (classe 1974) è alla terza stagione alla guida dell’ammiraglia della Tudor
Giro e Tour insieme: una bella responsabilità per una professional, Matteo. Come vi siete preparati?
Avendo avuto l’invito sia per il Giro che per il Tour, viviamo questa cosa con un enorme orgoglio. Ma non è una soddisfazione fine a se stessa, non è solo perché abbiamo gli sponsor forti, ma perché abbiamo costruito un progetto credibile. E’ la dimostrazione che stiamo lavorando bene, che il programma è solido. A livello personale sono contento anche di tornare al Tour de France: l’ultima volta che ci sono stato era prima del Covid, nel 2019, e fu anche l’ultima vittoria della Ineos Grenadiers al Tour. E’ un bel ritorno.
Come si costruiscono le due squadre per Giro e Tour? Si parte dal percorso o dai corridori?
Per noi non è stato semplice, perché a differenza delle WorldTour, che già sanno da mesi prima delle loro presenze, l’invito per noi è arrivato solo 30 giorni prima. E questo ha complicato la gestione dei programmi dei singoli. Per il Tour abbiamo più margine. Ma abbiamo comunque impostato tutto pensando sin dall’inizio di correre entrambi, ragionando da grande squadra. Non abbiamo aspettato le wild card per cominciare a prepararci. E’ ovvio che ci sono variabili da considerare: malattie, infortuni, imprevisti. Ma la base era già pronta.
A livello tecnico: si punta alla classifica o alla vittoria di tappa?
Sicuramente l’obiettivo principale è vincere una tappa. Sarebbe la nostra prima in un Grande Giro e sarebbe un traguardo importante. Al Giro magari si può anche pensare a un piazzamento in classifica, l’anno scorso siamo arrivati decimi con Michael Storer. Il Tour è più difficile: ci vuole programmazione, uomini giusti, tempo. Non che non abbiamo ancora corridori all’altezza, ma servono altri passaggi. Al Tour andremo per vincere una tappa, con questa mentalità.
L’ingaggio di Alaphilippe ha contribuito all’invito da parte del Tour, ma chiaramente alle spalle c’è un progetto solidoL’ingaggio di Alaphilippe ha contribuito all’invito da parte del Tour, ma chiaramente alle spalle c’è un progetto solido
Avete già deciso i nomi? O ci sono ancora valutazioni in corso?
Abbiamo individuato i blocchi, questo sì, ma i nomi sono ancora in via di definizione. C’è da vedere chi ha recuperato da piccoli acciacchi, come rispondono i ragazzi nelle classiche. Ma siamo messi bene. La risposta dei corridori e dello staff è stata super positiva. Si respira entusiasmo. Anche la stampa ha percepito che stiamo facendo qualcosa di importante. E’ un’occasione grande, ne siamo pienamente consapevoli e la stiamo affrontando con professionalità.
Come gestite la selezione? C’è il rischio che i ragazzi si “giochino” la convocazione fino all’ultimo, come fosse una sorta di trials interni…
No, noi non lavoriamo così. I “trials” come fanno in altre squadre, cioè mettere i corridori in competizione diretta per strappare il posto, sono deleteri. Parlo anche da ex corridore: il rischio è che uno si svuoti per dimostrare qualcosa e poi arrivi scarico al momento giusto. Noi lavoriamo con gruppi allargati: non scegliamo solo 8 nomi, ma 12-13 per ciascun grande Giro. Poi col tempo la lista si stringe, per logica, non per sfinimento. Magari uno si ammala, uno va forte, uno perde un po’ di brillantezza… ma non mettiamo nessuno sotto pressione.
Lo scorso anno il team svizzero riuscì a piazzare Storer nei primi dieci al Giro, quest’anno saprà fare meglio?Lo scorso anno il team svizzero riuscì a piazzare Storer nei primi dieci al Giro, quest’anno saprà fare meglio?
Avete lavorato fin dall’inizio con due gruppi separati per Giro e Tour?
Sì, l’idea era quella: due gruppi di lavoro abbastanza distinti, con percorsi diversi di preparazione. Certo, poi qualche incrocio c’è sempre, per via delle corse a tappe o delle classiche, ma la base era questa. Per esempio i Paesi Baschi li abbiamo messi in calendario perché è una corsa WorldTour molto utile come passaggio verso le classiche e i Grandi Giri. C’è sempre un motivo tecnico dietro ogni scelta.
A livello di staff, vi siete rinforzati per affrontare questo salto?
Assolutamente sì. Abbiamo fatto un passo avanti importante. E’ arrivato Diego Costa, che era con me alla Ineos come capo meccanico. Abbiamo inserito altri meccanici di alto livello, nuovi massaggiatori con esperienza in Ineos e Quick-Step, fisioterapisti. Lo staff è cresciuto molto e anche questo è un segnale del fatto che stiamo diventando una struttura importante.
Sentite di avere la pressione o è più un’opportunità?
E’ una grande opportunità, ma anche una grande responsabilità. Chi andrà al Giro lo sa bene: è la nostra seconda partecipazione, quindi un po’ di esperienza c’è. Il Tour invece sarà un debutto per noi, quindi ci sarà un po’ più di stress, ma fa parte del gioco. E i corridori lo sanno. Chi sarà scelto per partire avrà un ruolo importante e dovrà arrivare pronto. Non vogliamo solo partecipare, vogliamo lasciare il segno.
TAGLIACOZZO – Un cartello con su scritto 20 per cento incuteva un certo timore. Ma Martin Marcellusi, pur con un bel po’ di watt impressi sui pedali, non si è lasciato intimidire. Forse anche perché, per onestà, quel 20 per cento (che si nota nella foto di apertura) era un po’ gonfiato. Ma la durezza della salita c’era tutta. Quale salita? Quella di Marsia, Tagliacozzo, sede di arrivo della settima tappa del Giro d’Italia, il prossimo 16 maggio.
Con l’atleta della VF Group-Bardiani-Faizanè, ci siamo dati appuntamento in Abruzzo per provare il finale della Castel di Sangro-Tagliacozzo. Un vero e proprio tappone appenninico: 168 chilometri e oltre 3.500 metri di dislivello.
Si entra a Tagliacozzo… Di strade cittadine se ne fanno poche, ma ci sarà un attraversamento ferroviarioAll’uscita di Tagliacozzo, al bivio con la Tiburtina Valeria inizia la scalata ufficialmente. In realtà già si sale da circa 200 metriLa prima parte di salita è stretta ed un susseguirsi di curve. Il panorama offre una veduta sul gruppo Sirente VelinoSi entra a Tagliacozzo… Di strade cittadine se ne fanno poche, ma ci sarà un attraversamento ferroviarioAll’uscita di Tagliacozzo, al bivio con la Tiburtina Valeria inizia la scalata ufficialmente. In realtà già si sale da circa 200 metriLa prima parte di salita è stretta ed un susseguirsi di curve. Il panorama offre una veduta sul gruppo Sirente Velino
Sopralluogo con Marcellusi
Il corridore laziale si è scaldato poco dopo il finale della salita precedente, cioè la lunga discesa che arrivava da Ovindoli, ed è partito per la scalata finale. Subito aveva un buon passo. Nonostante parlasse tranquillamente nel tratto in pianura, filava via sul filo dei 40 all’ora e in salita, pur viaggiando in Z2, era al di sopra dei 20 orari. Mentre saliva, si apriva il panorama e spiccavano le vette ancora imbiancate del gruppo del Sirente Velino.
Tutto intorno regnava il silenzio, rotto solo dalla ruspa dei lavori in corso. Quando siamo riscesi a valle, un operatore ci ha detto che stavano giusto iniziando i lavori per il Giro d’Italia. Si stima che, tra pulizia delle banchine e tratti di asfalto nuovo (di cui possiamo garantirvi c’è assoluto bisogno), la Provincia de L’Aquila abbia stanziato un milione di euro. «Sono praticamente 30 anni che questa strada non veniva toccata», ci ha detto l’operaio.
E ancora: «Ma quel ragazzo farà il Giro vero? Quella maglia l’ho già vista in tv!». Una curiosità genuina che ci ha fatto un enorme piacere.
Il profilo altimetrico della salita di MarsiaE questa è l’altimetria dell’intera tappa, la settima del prossimo Giro d’Italia, la prima di montagnaIl profilo altimetrico della salita di MarsiaE questa è l’altimetria dell’intera tappa, la settima del prossimo Giro d’Italia, la prima di montagna
Alla scoperta di Marsia
La Tagliacozzo-Marsia si può dividere in due grandi tronconi: quello che va dall’uscita della cittadina al Valico di Monte Bove e quello che prosegue da qui fino al traguardo, posto ai 1.425 metri di quota.
I numeri raccontano di una salita non impossibile: 12,2 chilometri al 5,7 per cento. I primi 9,5 sono al 4,6 per cento, i restanti 2,7 chilometri superano il 10 per cento, con una punta del 17 per cento.
«Per ora va bene – ci ha detto Marcellusi un paio di chilometri dopo aver iniziato la salita – ma quello che mi preoccupa è che vedo ancora tanto dislivello da fare e per ora questa strada sale poco. Quel “rosso” che mi segna il Bryton mi spaventa!».
Il riferimento era chiaramente al segmento più duro. E noi per rincarare la dose: «Martin, pensa quando Roglic o Ayuso metteranno la squadra a tirare!».
La prima parte sale veloce. Tutta tra il 4 e il 6 per cento. Non conta solo la pendenza ma anche la planimetria: è tutto un susseguirsi di curve. Non ci sono 10 metri di rettilineo. Incredibile. I primi 4 chilometri sono esposti a Ovest-Nord Ovest: se ci sarà vento contrario, potrebbe pesare.
Arrivati nei pressi di Roccacerro (7 chilometri di salita), la pendenza cala leggermente. Un ampio tornante a destra, il primo sin qui, riporta poi l’inclinazione attorno al 6 per cento. Da qui in avanti le curve diminuiscono e la strada tende a farsi più larga e lineare.
Poco dopo metà scalata si oltrepassa l’unico paesino della scalata, RoccacerroCi siamo. Lasciato definitivamente Roccacerro c’è una biforcazione. Tenendo la sinistra si entra nel segmento finale…Il tratto duro è quasi tutto rettilineoPoco dopo metà scalata si oltrepassa l’unico paesino della scalata, RoccacerroCi siamo. Lasciato definitivamente Roccacerro c’è una biforcazione. Tenendo la sinistra si entra nel segmento finale…Il tratto duro è quasi tutto rettilineo
La rampa finale
A un certo punto, quando si vede troneggiare un immenso hotel in mezzo al nulla, sta per arrivare il tratto duro. Questo hotel potrebbe essere un riferimento per i “girini”. Già da lontano, sulla sinistra, si nota una rampa dritta, mentre la strada principale piega leggermente a destra verso il Valico di Monte Bove.
Alla biforcazione si tiene la sinistra. Da qui, 2,7 chilometri alla cima, cambia tutto. La pendenza aumenta di colpo: si passa dal 6 al 12 per cento in un attimo. E’ tutto rettilineo o con curve larghissime. Si sale a gradoni. Ogni tanto si tocca il 16-17 per cento, ma mai si scende sotto al 10. Anche Marcellusi, adesso, danza sui pedali.
Questo lungo rettilineo non dà respiro. Guai ad andare in acido lattico. Il prezzo potrebbe essere salatissimo. Il rettilineo si interrompe a circa un chilometro dall’arrivo con una doppia “S” dove si addolcisce leggermente la pendenza, ma si resta sempre sul 10 per cento. Poi si passa tra due sponde rialzate, tra faggi fittissimi che quando siamo andati noi iniziavano a germogliare. A quel punto la pendenza crolla e in un centinaio di metri si arriva al traguardo.
Il segmento duro. Marcellusi fa vedere come il suo computerino indichi tratti in rosso: segnale di pendenza a doppia cifraIl segmento duro. Marcellusi fa vedere come il suo computerino indichi tratti in rosso: segnale di pendenza a doppia cifra
Parola a Marcellusi
Ma se questa è la descrizione della scalata ora urgono le sensazioni del corridore. Parola dunque a Marcellusi. Mentre si rivestiva in fretta, vista l’aria frizzantina di questo pianoro abruzzese, il corridore laziale ci ha spiegato bene cosa ha visto, sentito e capito.
Martin, questa salita viene al termine di una tappa dura. Quanto contano le posizioni nella prima parte, visto che è anche tortuosa?
Esatto, viene dopo una tappa dura e questo aumenta la sua difficoltà. Se c’è qualche uomo di classifica che ancora non è in condizione e sente di non avere la gamba dei migliori, le posizioni contano tantissimo. Essendo molto veloce, se la prendi già dietro poi è tosta risalire o peggio ancora chiudere se si dovesse creare un buco. La prima parte è davvero rapida, quindi se una squadra decide di farla a buon ritmo rimontare è difficile. Anche se non ci si stacca, si rischia di arrivare dietro all’imbocco degli ultimi 3 chilometri, che sono quelli che faranno male a tutti. Se al bivio sei dietro, potresti non riuscire più a colmare il distacco dai primi.
Cosa ti è parso della scalata a Marsia?
Le pendenze nella prima parte sono intorno al 5-6 per cento. I più forti saliranno sicuramente a 30 all’ora e più. Tornando alle posizioni, quindi, conteranno. Io oggi in alcuni tratti sono venuto su a 25-26 all’ora stando in Z2 alta, anche Z3. Ho cercato di farla a buon ritmo per avere una percezione più reale della salita. Non andavo piano, ma non andavo neanche a ritmo gara, pertanto immagino che in corsa si farà davvero forte e possa esserci selezione già in questa parte.
Cosa racconterai ai tuoi compagni di questa scalata da Tagliacozzo a Marsia?
Dirò che chi vuole arrivare quassù a giocarsi la tappa deve prenderla davanti, perché la prima parte si farà veramente forte. Scarsa pendenza, tante curve e una strada non larghissima. Quindi stare davanti e stare a ruota il più possibile fino agli ultimi tre chilometri. Da lì poi servirà la gamba. Ci sarà poco da inventare.
Nel tratto duro spariscono le curve…
Esatto. Appena inizia il tratto duro, c’è questo drittone abbastanza largo che può trarre in inganno. Essendo largo non sembra così duro, quindi magari ti sposti cercando di rimontare e, se non conosci bene la strada, rischi di restare lì. Non sai che poi continua così per altri due chilometri e mezzo.
Una doppia “S” tra i faggi arriva al termine del lungo rettilineo e introduce sul pianoro finale…Qui arriverà la tappa. Siamo al 2 per cento di pendenzaIl test termina a Marsia, vecchia stazione sciistica, a 1.425 metri di quotaUna doppia “S” tra i faggi arriva al termine del lungo rettilineo e introduce sul pianoro finale…Qui arriverà la tappa. Siamo al 2 per cento di pendenzaIl test termina a Marsia, vecchia stazione sciistica, a 1.425 metri di quota
Se dovessi fare dei nomi per questo arrivo, su chi punteresti?
E’ una salita che secondo me è adatta a Pidcock. Tom qui potrebbe dire la sua perché l’inizio è veloce. Uno come lui può stare a ruota e non faticare troppo fino agli ultimi tre chilometri. E lì sappiamo che ha una bella fucilata, specie su muri di questa durezza e durata. Poi, va da sé, va bene anche per gente come Ayuso e Roglic. I nomi sono quelli. Saranno loro a giocarsi la tappa.
A meno che non arrivi una fuga…
Eh – sospira Marcellusi – non lo so, ultimamente non arrivano più! O molto poco…
Martin, usciamo un attimo dal discorso degli uomini di classifica. Come si gestiscono gli ultimi tre chilometri?
Dipende. Se sei in difficoltà, devi cercare di non guardare i watt perché è una salita troppo dura. Non riusciresti a gestirla: sei portato a spingere forte. Devi valutare le tue forze solo in base alla distanza che manca all’arrivo. Va presa senza paura. Se invece stai bene e qualcuno la prende di petto, bisogna seguirlo e in quel caso c’è poco da calcolare. Andare a tutta e, nei limiti del possibile, lasciarsi un piccolo spazio per la volata. Però, ripeto, salite come questo finale di Marsia sono troppo dure per essere gestite.
Rispetto agli ultimi Giri, com’è questo primo arrivo in salita?
In effetti anche l’anno scorso siamo partiti con un percorso abbastanza impegnativo (si saliva ad Oropa nella seconda frazione, ndr). Ma questa è tutta una tappa tosta, non solo il finale. Già dopo sette giorni, chi ha calcolato di non arrivare al 100 per cento e di prendere la condizione in corsa potrebbe avere brutte sorprese. E’ un bel rischio. Marsia è una salita dura e potrebbe già segnare distacchi importanti.
MILANO – L’invito che ci è arrivato qualche giorno fa da Polti iniziava così: “Francesca Polti ti invita a degustare con Ivan Basso e Alberto Contador SOLO Caffè Monorigine, il caffè di Polti”. Appuntamento fissato per la mattinata di martedì 1 aprile a Eroica Caffé a Milano (in apertura foto ilciclistafotografo).
Non sappiamo se sia stata una casualità oppure se fosse tutto calcolato. Sta di fatto che, alla vigilia dell’appuntamento milanese, al team Polti VisitMalta è arrivata la conferma di essere fra le quattro formazioni invitate al prossimo Giro d’Italia.
L’incontro di Milano è diventato così un momento di festa che Francesca e Stefano Polti, rispettivamente presidente e amministratrice delegata di Polti SpA e CEO e fondatore di Aroma Polti, hanno voluto condividere con gli altri sponsor del team e con la stampa di settore. Con loro Alberto Contador e Ivan Basso, fondatori del team Polti VisitMalta.
La presentazione del caffè SOLO è avvenuta all’Eroica Caffè di Milano lo scorso 1 aprile (foto ilciclistafotografo)La presentazione del caffè SOLO è avvenuta all’Eroica Caffè di Milano lo scorso 1 aprile (foto ilciclistafotografo)
Il caffè del Giro
Fra gli ospiti presenti a Eroica Caffé c’era anche Paolo Bellino, Amministratore Delegato di RCS Sports & Events. Una presenza non casuale dal momento che SOLO Caffè Monorigine, sarà il caffè ufficiale del Giro d’Italia 2025. Ecco al riguardo le parole di Francesca Polti: «Il Giro d’Italia è un evento eccezionale, si attraversano le strade di quasi tutta la penisola, grandi città e piccoli paesi… Parteciparci in maniera attiva facendo assaporare SOLO, il caffè di Polti, agli italiani, è l’opportunità per avvicinarci ancora di più al nostro cliente, fargli conoscere le nostre macchine del caffè, oltre al vapore, un mondo che esploravamo da tempo ma che ora ci appartiene e contraddistingue».
Paolo Bellino ha voluto aggiungere il suo pensiero: «Siamo entusiasti di accogliere Polti come fornitore ufficiale del Giro d’Italia. La presenza di Polti, con le sue macchine del caffè Polti Coffea e SOLO Caffè Monorigine, contribuirà a rendere ancora più speciale l’esperienza della Corsa Rosa, offrendo agli atleti, agli ospiti e agli appassionati un autentico simbolo dell’ospitalità e della qualità italiana. La passione, l’innovazione e la tradizione che Polti porta con sé si sposano perfettamente con i valori del Giro, rendendo questa partnership un’opportunità unica per celebrare un’azienda che da sempre fa parte del mondo del ciclismo».
Grazie all’accordo con RCS Sports & Events, sarà possibile provare direttamente dalle macchine Polti Coffea il gusto, l’autenticità e la purezza dell’offerta di SOLO Caffè Monorigine. Basterà visitare lo stand Polti ai villaggi di partenza e all’interno delle aree hospitality di RCS Sports & Events, presenti in ogni tappa di partenza e arrivo del Giro.
Uno dei protagonisti al prossimo Giro d’Italia sarà Davide Piganzoli, qui a sinistraUno dei protagonisti al prossimo Giro d’Italia sarà Davide Piganzoli
Non solo caffè
In occasione del Giro d’Italia Polti ha pensato ad una serie di iniziative per coinvolgere il pubblico presente sulle strade della corsa, ma anche quello a casa. SOLO Caffè Monorigine regalerà ogni giorno un “SOLO Moment”: una pillola quotidiana che sarà pubblicata sui profili social del Giro d’Italia.
Con Polti sarà inoltre possibile partecipare al Fantagiro, il fantasy game del Giro d’Italia, che lo scorso anno ha riscosso grande successo coinvolgendo oltre 78.000 utenti, 107.000 squadre create e ben 6.800 leghe. Polti sarà presente con la Lega SOLO Caffè Polti, mettendo in gioco due bonus:
Bonus Faccio da SOLO: rimane in fuga solitaria in testa per almeno 10 km = +5
Bonus Caffè Corretto: due corridori di squadre diverse si passano la borraccia = +10
Iscrivendosi al concorso del Fantagiro si potrà vincere una macchina del caffè Polti Coffea G50S e un kit di 3 confezioni di grani SOLO caffè Monorigine, per assaporare a casa propria tutta la purezza del caffè Polti.
SOLO Caffè Monorigine, è la nuova esperienza di espresso in cialde lanciata da Aroma PoltiSOLO Caffè Monorigine, è la nuova esperienza di espresso in cialde lanciata da Aroma Polti
Parola ai campioni
Come detto, all’incontro di Milano erano presenti Ivan Basso e Alberto Contandor. Il varesino, che fra le altre cose è brand ambassador di SOLO, ha tenuto a sottolineare come l’ingresso di Polti abbia aperto al suo team un nuovo ciclo che avrà nel prossimo Giro d’Italia un focus estremamente importante. L’obiettivo è quello di provare a vincere una tappa, magari con Piganzoli e Maestri. Se dovesse arrivare la tanto sospirata vittoria, Alberto Contador si è impegnato a percorrere in bicicletta la strada che da Madrid porta a Bulgarograsso, comune del comasco dove ha sede Polti. La stretta di mano fra il madrileno è Francesca Polti ha sancito una scommessa che tutti e due desiderano tanto vincere. Non resta che aspettare la partenza del Giro.
E se la doppietta fosse tripletta? E' possibile inserire anche la Vuelta nel già fitto programma di Pogacar? Giro, Tour, Olimpiadi, Vuelta e mondiale...
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Imatra è sponsor del team continental Bepink BongianniImatra è sponsor del team continental Bepink Bongianni
Questa collaborazione segna un passo significativo per Imatra, che si afferma sempre più come leader nelle tecnologie finanziarie applicate allo sport. L’obiettivo è offrire agli appassionati e ai partecipanti un’esperienza digitale avanzata, migliorando l’accessibilità e l’interazione grazie a strumenti innovativi. Grazie a questa sinergia, Imatra potrà sviluppare soluzioni su misura per il mondo del ciclismo, consentendo ai tifosi di vivere gli eventi in modo più immersivo e agli atleti di accedere a servizi finanziari dedicati.
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L’accordo tra Imatra e RCS Sport rafforza il connubio tra innovazione fintech e mondo dello sport, creando un modello sostenibile che punta a ridefinire l’esperienza ciclistica. Questa partnership segna l’inizio di un percorso ambizioso che porterà benefici concreti al mondo delle competizioni su due ruote.
Il Gruppo Elah Dufour, proprietario del marchio Novi, ha recentemente rinnovato la propria partnership con il Giro d’Italia. Fino all’edizione 2026 sarà il Cioccolato Ufficiale della Corsa Rosa. Una collaborazione quella fra Novi e il Giro che va avanti dal 2020 e che ha avuto un’anteprima speciale nel 2019 con un arrivo di tappa davanti allo stabilimento del Gruppo Elah Dufour a Novi Ligure.
Guido Repetto, Presidente del Gruppo Elah Dufour Novi, non ha mancato di manifestare il suo entusiasmo e orgoglio per il prosieguo della collaborazione con il Giro d’Italia.
«Siamo orgogliosi di rinnovare e rafforzare il nostro legame con il Giro d’Italia – ha dichiarato Guido Repetto – un evento che rappresenta al meglio la passione, la tradizione e l’italianità, valori che da sempre contraddistinguono anche il nostro Gruppo. Dal 2019, anno del nostro primo coinvolgimento con l’arrivo di tappa a Novi Ligure, abbiamo accompagnato con entusiasmo la costante crescita di questa manifestazione, portando il gusto e la qualità del nostro cioccolato sulle strade di tutta Italia e aggiungendo attività di intrattenimento per tutti i visitatori dei Villaggi e del percorso di gara. Per Novi, essere parte del Giro significa celebrare la tradizione italiana e l’emozione dello sport, coinvolgendo gli spettatori con esperienze da ricordare».
In occasione del Giro sono tante le iniziative per celebrare la Corsa RosaIn occasione del Giro sono tante le iniziative per celebrare la Corsa Rosa
Tante le attività
Il pubblico del grande ciclismo avrà diverse opportunità per entrare in contatto con Novi durante le tre settimane del Giro. Anche per questa edizione, Novi sarà infatti protagonista con attività nei Villaggi di Partenza, lungo il percorso della Carovana e nelle aree di arrivo, oltre alla sua presenza in hospitality e a una forte amplificazione digitale.
Nel Villaggio di Partenza di ogni tappa, Novi sarà immediatamente riconoscibile grazie al suo iconico vasettone gonfiabile di Crema Novi, alla sua mascotte “Nocciolino” e ad attività di degustazione ed intrattenimento con cui il pubblico potrà assaggiare la Crema con il 45% di nocciole tutte esclusivamente italiane e vincere divertenti e utili gadget.
Novi sarà inoltre presente all’interno della Carovana del Giro con un pick-up personalizzato, distribuendo tantissimi gadget e cioccolatini ai tifosi che attendono il passaggio dei corridori. Sarà anche partner del progetto Biciscuola e farà il suo esordio nel divertente e interattivo contesto del Fantagiro.
La Crema Novi sarà distribuita per la prima volta in un vasetto rosa La Crema Novi sarà distribuita per la prima volta in un vasetto rosa
Il cioccolato si veste di rosa
Per l’edizione 2025 del Giro d’Italia il brand ha deciso di “vestire” di rosa uno dei suoi prodotti più conosciuti. Si tratta di Crema Novi che sarà in distribuzione con uno speciale vasetto rosa, dedicato per la prima volta al Giro d’Italia. L’azienda di Novi Ligure ha prodotto anche una mini-latta celebrativa, con illustrazione vintage, con all’interno praline Mini Nocciolato, ovvero la rivisitazione in formato cioccolatino del loro tradizionale Nocciolato.
La mini-latta celebrativa porta sul fronte un’illustrazione che evoca una delle immagini più iconiche della storia del ciclismo, ovvero il famoso passaggio della borraccia tra Gino Bartali e Fausto Coppi, immagine che Novi ha voluto reinterpretare diventando ormai il suo visual dedicato al Giro. La mini-latta sarà disponibile online e nei punti vendita specializzati.
Nei Villaggi di Partenza i tifosi avranno modo di conoscere tutti i prodottiNei Villaggi di Partenza i tifosi avranno modo di conoscere tutti i prodotti
C’è anche il concorso
Per rendere l’esperienza del Giro ancora più coinvolgente, Novi sarà presente nei migliori supermercati e ipermercati italiani con installazioni a tema che porteranno la magia della corsa anche tra gli scaffali. Inoltre, il concorso “In Giro con Novi”, attivo fino al 13 luglio e disponibile su www.ingiroconnovi.it, offrirà la possibilità di vincere tanti premi, tra cui biciclette e-bike Turbo Tero 3.0 Specialized, e un viaggio esclusivo per due persone a Roma per assistere dal vivo alla tappa finale del Giro d’Italia.
Francesco Busatto si appresta ad entrare sempre più nel vivo della stagione. Lui è uno di quelli che ha iniziato a gennaio e a breve chiuderà il suo primo blocco di gare, prima di mettere il Giro d’Italia, il suo primo grande Giro, nel mirino. Debutto che non è isolato, infatti dopo l’Australia l’atleta della Intermarché-Wanty ha esordito anche alla Tirreno e alla Sanremo, segno di un calendario che prende sempre più corpo.
Busatto è una delle nostre speranze più concrete: 23 anni a novembre, un corridore che potremmo definire moderno: sa tenere in salita e dice la sua in arrivi ristretti. E non a caso ha vinto la Liegi U23. Per ora si gode la sua prima Sanremo: «Mi sentivo brillante fino all’attacco della Cipressa, poi a metà ho ceduto. Le gambe non erano al massimo, però tutto sommato non stavo male. E anche come squadra abbiamo corso bene. Purtroppo poi “Bini” (Biniam Girmay, ndr) è stato un po’ sfortunato. Dopo il Poggio ha avuto un salto di catena».
Francesco Busatto (classe 2002) è alla sua seconda stagione da professionistaFrancesco Busatto (classe 2002) è alla sua seconda stagione da professionista
La condizione cresce
«Penso – ha detto Busatto – di arrivare bene a questo periodo. Ho passato due settimane a Gran Canaria ad allenarmi al caldo e mi sono allenato anche abbastanza e bene, quindi la gamba è quella giusta. Dopo essere sceso dall’altura, nelle corse francesi di Drome Classic non ero proprio brillantissimo, però dopo una settimana in recupero sono migliorato e la motivazione è quella giusta».
Archiviato il trittico Strade Bianche, Tirreno e Sanremo, con le quali spera di aver rifinito al meglio la condizione, per Busatto c’è all’orizzonte un primo vero spiraglio da leader: la Tour Engineering e la Paris-Camembert, in Francia. «Sono corse minori, ma dove ho più possibilità anche di arrivare davanti, di fare risultato».
Quanto è importante il risultato e l’abitudine alla sua ricerca? Ormai tolti quei soliti noti, molti team iniziano a rivedere piani e calendari sulla gestione delle corse e su quelle dove puntare. E per un giovane di grandi ambizioni come Busatto avere delle possibilità, possibilità da leader, è quantomai determinante.
Crescono distanze e numero di gare WorldTour per il venetoCrescono distanze e numero di gare WorldTour per il veneto
Giro in vista
Il grande obiettivo di Busatto si chiama Giro d’Italia. Quando ce lo dice gli si illuminano gli occhi. Debuttare nella corsa “di casa” deve essere qualcosa di davvero importante. Il momento è quello giusto.
«Dopo le due prove in Francia – riprende Busatto – farò un periodo in altura a Sierra Nevada, cercando di prepararmi al meglio per il Giro. Il mio obiettivo nella corsa rosa sarà quello di mettere nel mirino le tappe, ovviamente. Ho visto il percorso e ho notato che ce ne sono parecchie quest’anno che possono andare bene per le mie caratteristiche. E’ importante divertirci e penso che le occasioni per farlo ci siano, basta arrivare lì in condizione e poi viene tutto da sé.
«Insomma, sono super motivato. Poi vedo anche che la squadra ci tiene e vuole farmi crescere nel modo giusto. Al tempo stesso non ho chissà quali pressioni e quindi sono tranquillissimo».
Alla Sanremo, Busatto è stato vicino a Girmay (foto Instagram/Intermarché)Alla Sanremo, Busatto è stato vicino a Girmay (foto Instagram/Intermarché)
Leader in crescita
Busatto dice di non avere pressione, ma al tempo stesso inizierà ad essere leader in alcune corse, come quelle che dovrà fare a breve in Francia o come alla Strade Bianche, dove era il primo della lista della sua Intermarché-Wanty, visto che l’anno prima era stato il migliore del team belga. La squadra gli dà le responsabilità a piccole dosi.
«L’idea di essere leader mi piace sicuramente – analizza Busatto – riguardo alla pressione, che dire? La sento fino a un certo punto. Comunque, alla fine, se sento di essere in condizione sono pronto ad assumermi le responsabilità e direi che è anche giusto così, bisogna puntare anche a questo. A volte si aiutano i compagni, a volte si è leader. Serve tutto e serve anche a crescere».
Busatto parla davvero con maturità. Vero, sin qui qualcosa è mancato e forse lui stesso si aspettava qualcosina in più, ma sappiamo che non è facile.
«Rispetto a un anno fa come mi sento? L’anno scorso, per dire, la Strade Bianche era la prima corsa WorldTour che facevo, adesso ne ho fatte già un po’, quindi mi sembra tutto più normale. Non è più un mondo del tutto inesplorato, ma lo è parzialmente. Sicuramente mi sento più maturo.Sono corse di livello top e sono diverse: si tratta di farle e farle ancora…».
Alla Tirreno-Adriatico la lotta per conquistare il Tridente che sancisce il dominio sui Due Mari che uniscono questa corsa a tappe è stata una questione a tre. Alla fine l’ambito trofeo lo ha portato a casa lo spagnolo Juan Ayuso davanti a Filippo Ganna e Antonio Tiberi. Da sempre la Tirreno-Adriatico è la corsa che lancia un primo sguardo al Giro d’Italia, chi vince a marzo sulle strade del nostro Paese allora entra di diritto tra i candidati al Trofeo Senza Fine. Dall’Albania partiranno due dei tre protagonisti: Tiberi e Ayuso. Due ragazzi rispettivamente di 24 e 23 anni pronti a darsi battaglia per tre settimane, e a giudicare dalla piega che ha preso il copione alla Tirreno-Adriatico la sfida sembra prendere una direzione abbastanza netta.
Antonio Tiberi e Juan Ayuso condividono anche una piccola fetta del loro passato, perché entrambi (come pure Ganna) sono stati atleti della Colpack-Ballan quando erano under 23. Tiberi è passato sotto lo sguardo dello staff del team bergamasco nel 2020. L’anno successivo Ayuso fu indirizzato in Italia per fare un netto passo in avanti di crescita. Pochi mesi dopo lo spagnolo entrò a pieno regime al UAE Team Emirates.
Il podio finale della Tirreno, tutte e tre sono corridori passati tra le fila della Colpack-BallanIl podio finale della Tirreno, tutte e tre sono corridori passati tra le fila della Colpack-Ballan
Leggerezza e determinazione
I talenti di questi due giovani talenti hanno avuto Gianluca Valoti in ammiraglia al loro fianco, seppur per una stagione o anche meno. Il diesse della Colpack (ora MBH Bank-Ballan-Csb-Colpack) li ha visti crescere e imparare. Due cammini diversi raccontati da chi li ha scortati nelle loro esperienze. Abbiamo deciso così di farci aiutare proprio da Gianluca Valoti a lanciare la sfida alla maglia rosa, partendo dal passato e guardando al futuro.
«Iniziamo con Tiberi – dice Valoti – visto che ha corso con noi un anno prima di Ayuso. Era il 2020, l’anno del Covid. Da questo punto di vista abbiamo avuto modo di vederlo correre solamente una volta prima che tutto si fermasse. Alla ripresa partì forte con il terzo posto al campionato italiano a cronometro, non una novità visto che qualche mese prima aveva vinto il mondiale juniores proprio in quella disciplina. Una delle caratteristiche positive di Tiberi è la sua spensieratezza, aveva una capacità incredibile di staccare dal ciclismo e passare alla vita di tutti i giorni. Penso sia una bella qualità, tanti corridori sono fin troppo focalizzati».
Tiberi ha corso nel team bergamasco nel 2020, mostrando già ottime doti di cronoman e passista (photors.it)Tiberi ha corso nel team bergamasco nel 2020, mostrando già ottime doti di cronoman e passista (photors.it)
Imparare
In una stagione interrotta dal Covid Tiberi è comunque riuscito a mettere insieme tante esperienze diverse, anche se tutte al primo anno da under 23. Un fattore determinante se si vanno a considerare i pochi successi ottenuti quell’anno dal frusinate. Ma le qualità erano sotto gli occhi di tutti.
«Il Giro Under 23 – continua Valoti – fu l’unica vera corsa a tappe di spessore, ma si intravedevano le qualità atletiche di Tiberi. Lui è un corridore che ha avuto bisogno di fare ogni anno dei passi di crescita, calibrati e importanti. Lo abbiamo visto sia noi della Colpack e lo avete visto tutti negli anni da professionista. Come caratteristiche Tiberi è il classico passista forte a cronometro, ha nella costanza la sua qualità migliore. Tuttavia questa è una caratteristica che emerge con il tempo, se mi chiedete quale possa essere il suo limite non saprei rispondere. Ha sempre avuto ampi margini di crescita.
«Tiberi – riprende Valoti – è un ragazzo che ha imparato tanto facendo errori e capendo le lezioni da solo. Al Giro ricordo che in una tappa di pianura attaccò e rimase al vento per molti chilometri, uno sforzo che pagò il giorno successivo uscendo di classifica. Però sono cose normali per un ragazzo di diciannove anni».
Il frusinate tra le corse internazionali ha conquistato una vittoria a San Vendemiano (photors.it)Il frusinate tra le corse internazionali ha conquistato una vittoria a San Vendemiano (photors.it)
Tornado Ayuso
L’anno successivo Matxin, team manager del UAE Team Emirates, portò alla Colpack il giovane Ayuso, una tempesta pronta a travolgere il panorama under 23 italiano.
«Atterrò a Bergamo a gennaio – ricorda Valoti – in un giorno di freddo e pioggia. Sceso dall’aereo ha voluto allenarsi comunque. Ayuso aveva ed ha ancora una determinazione e un focus fuori dal comune. Sapevamo avesse una marcia in più rispetto agli altri under 23 e alle corse lo dimostrò con una costanza disarmante. Vinse praticamente tutte le gare del calendario nazionale e internazionale e conquistò il Giro U23 senza avere rivali.
«Tatticamente era già maturo e con la voglia di conquistare tutto. Ma la gara che mi fece capire il suo valore fu il Trofeo Laigueglia. Arrivò a 15 minuti dal vincitore ed era al primo anno da U23, ma gli si vedeva in faccia che non fosse contento. Lui non vuole essere secondo a nessuno, ha un carattere vincente che lo porta a volere tutto e subito. Un pregio dal mio punto di vista».
Ayuso è arrivato alla Colpack un anno dopo Tiberi mostrando tutto il suo enorme potenzialeOltre alle vittorie nelle gare internazionali U23 è arrivata anche la maglia rosa al Giro di categoria con tre tappe all’attivoAyuso è arrivato alla Colpack un anno dopo Tiberi mostrando tutto il suo enorme potenzialeOltre alle vittorie nelle gare internazionali U23 è arrivata anche la maglia rosa al Giro di categoria con tre tappe all’attivo
Di nuovo verso il rosa
Non si sono mai sfidati a viso aperto da under 23 Tiberi e Ayuso. Il loro primo incontro su un palcoscenico importante arriverà tra qualche mese e chiediamo a Gianluca Valoti quali siano i valori in campo.
«Ayuso – conclude il diesse bergamasco – è un corridore più completo, tanto forte in salita quanto a cronometro ed ha anche uno spunto veloce importante. Tiberi è un passista vero che non cala mai, fa della solidità il suo punto forte. Sulle tre settimane non ho timore a dire che Tiberi riesce a gestirle bene anche mentalmente. Lo stesso si può dire di Ayuso. A cronometro li vedo allo stesso livello, forse leggermente avvantaggiato Tiberi. Ma in salita è lo spagnolo ad avere margine. L’ago della bilancia va in direzione di Ayuso, anche per la forza dei compagni che avrà al suo fianco. La cosa che mi auguro, in fondo, è di vederli entrambi sul podio, come alla Tirreno».
Le fatiche della Tirreno-Adriatico sono da poco alle spalle per gli atleti della Bahrain Victorious è stato un altro passo di avvicinamento al Giro d’Italia. Lo scontro tra Juan Ayuso e Antonio Tiberi ha dato un piccolo anticipo di quello che potremmo vedere sulle strade della Corsa Rosa. Lo scalatore laziale ha dato prova di solidità nella cronometro iniziale, mentre ha pagato dazio (se pur in maniera leggera) sull’unico arrivo in salita della Corsa dei Due Mari.
Ma i passi che lanciano la ricorsa alla lotta per la maglia rosa sono ancora lunghi e danno modo di pensare che Ayuso e Tiberi possano crescere ulteriormente. Una caratteristica che non può mancare nel preparare il Giro d’Italia è la cura dei dettagli. In questo Antonio Tiberi ha un’arma in più a suo vantaggio: l’esperienza di Damiano Caruso. I due hanno approfittato di questi ultimi giorni per visionare tre tappe: la nona, la decima e l’undicesima.
Antonio Tiberi e Damiano Caruso sulle strade senesi per visionare gli sterratiAntonio Tiberi e Damiano Caruso sulle strade senesi per visionare gli sterrati
Le insidie senesi
Per la frazione numero nove, quella degli sterrati senesi, l’attenzione è andata verso i quasi trenta chilometri di strade bianche.
«Siamo stati a visionare due settori – racconta Caruso mentre in sottofondo la musica accompagna il trasferimento dopo l’arrivo di Pergola – quello che alla Strade Bianche è il numero sei (Pieve a Salti, ndr). Forse il più tecnico dei cinque che attraverseremo, con una salitella e due tornanti insidiosi in discesa. A mio avviso sarà un remake di ciò che abbiamo visto alla Strade Bianche, ci saranno grandi distacchi. Gli sterrati impegnativi, che sono in totale tre, arrivano tutti nella parte centrale della tappa. Le cadute saranno all’ordine del giorno».
Sarà importante trovare la giusta pressione delle gomme per pedalare sulle strade bianche e in maniera efficiente nei lunghi tratti asfaltatiSarà importante trovare la giusta pressione delle gomme per pedalare sulle strade bianche e in maniera efficiente nei lunghi tratti asfaltati
Attenzione ai dettagli
I consigli riguardo a come affrontare gli sterrati senesi arrivano anche da chi la Strade Bianche l’ha corsa. Piccoli dettagli che possono fare la differenza in una gara che potrebbe decidersi sugli episodi.
«Pello Bilbao – continua Caruso – ci ha dato qualche informazione importante, ma lui è uno che la bici sa guidarla davvero bene. Quello su cui ci siamo concentrati Tiberi e io è trovare l’equilibrio sui dettagli tecnici. Penso adotteremo copertoni da 30 millimetri con pressioni non troppo basse, alla fine ci sarà tanto asfalto e serve trovare il compromesso ideale. La condizione degli sterrati sarà simile a quella che abbiamo trovato noi: secchi, polverosi e con poco grip. Vedrete sicuramente un bellissimo spettacolo, forse un pochino al limite per essere in una grande corsa a tappe. E’ giusto mettere le strade bianche, come al Tour si inserisce il pavé ma non si deve esagerare».
Tiberi e Caruso in Piazza dei Miracoli a Pisa, la cronometro Lucca-Pisa sarà la prima tappa dopo il giorno di riposo Tiberi e Caruso in Piazza dei Miracoli a Pisa, la cronometro Lucca-Pisa sarà la prima tappa dopo il giorno di riposo
Riposo attivo
Al termine della nona tappa i corridori entreranno nel secondo giorno di riposo, dopo quello che arriva una volta rientrati dall’Albania.
«Avere una cronometro dopo il riposo – spiega Caruso – non è facile da gestire. Chi farà classifica dovrà gestire in maniera attiva la giornata di pausa. La partenza dal centro di Lucca è spettacolare ma insidiosa, con l’attraversamento di un tratto in basolato e tante curve. Successivamente la strada si apre e per una quindicina di chilometri ci sarà spazio per gli specialisti, lì chi ha gamba può tenere una media sui 55 o anche 58 chilometri orari. Appena si arriva nei pressi di Pisa torna una parte delicata con un altro passaggio dal centro storico fino all’arrivo in Piazza dei Miracoli. Sarà importante fare un giorno di riposo che permetta agli uomini di classifica di arrivare con il motore acceso».
L’arrivo della frazione che porterà i corridori da Gubbio a Siena sarà in Piazza del CampoL’arrivo della frazione che porterà i corridori da Gubbio a Siena sarà in Piazza del Campo
Attenti alle imboscate
La terza e ultima frazione visionata da Tiberi e Caruso è stata quella che da Viareggio porta a Castelnovo ne’ Monti. 185 chilometri a due facce, una tranquilla e sorniona, l’altra agguerrita.
«Ci siamo concentrati sugli ultimi 120 chilometri – dice ancora Caruso – da quando inizia la salita di Alpe San Pellegrino. E’ una tappa che si presta al classico scenario da “corsa nella corsa”. La fuga avrà il terreno giusto per muoversi e anche gli uomini di classifica potranno muoversi. Se nei primi 60 chilometri la fuga avrà già preso forma avremo una scalata regolare, altrimenti i ritmi potrebbero alzarsi parecchio. La salita di Alpe San Pellegrino è impegnativa, ma lo è altrettanto la discesa e farsi cogliere impreparati vuol dire inseguire tutto il giorno. E’ una di quelle classiche tappe trabocchetto, se nella fuga entra un corridore non troppo distante dai primi potrebbe rientrare in classifica. Non è facile gestire queste situazioni, perché chiudere sui fuggitivi vuol dire spremere i compagni e su tre settimane di gara ogni goccia di energia conta».
9ª tappa, Gubbio-Siena, quasi 30km di sterrato e tante insidieNel tratto che porta al secondo intermedio una discesa dove gli specialisti possono spingereI 3.600 metri di dislivello della 11ª tappa sono racchiusi in appena 120 km9ª tappa, Gubbio-Siena, quasi 30km di sterrato e tante insidieNel tratto che porta al secondo intermedio una discesa dove gli specialisti possono spingereI 3.600 metri di dislivello della 11ª tappa sono racchiusi in appena 120 km
Finale insidioso
Superata la principale asperità di giornata il gruppo punterà deciso verso la provincia di Reggio-Emilia, attraversando l’appennino tosco-emiliano.
«Una volta finita la discesa di Alpe San Pellegrino la strada torna subito a salire – conclude Caruso – con il GPM di Toano e Pietra di Bismantova. Salite di seconda categoria, brevi e ripide con pendenze a doppia cifra. Se dovesse arrivare anche il brutto tempo diventa una giornata in cui qualcuno si può fare male in termini di classifica. Negli ultimi cinque chilometri ci sono due strappetti tosti che era bene visionare. L’asfalto non è in condizioni ottimali, speriamo venga rifatto prima del Giro. In generale saranno tre giorni in cui tenere gli occhi aperti».
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il tempo di ribadire che nella giornata di svago ad Ancona non avrebbe fatto null’altro che starsene a letto e semmai fare una breve passeggiata, poi Juan Ayuso ha lasciato la Tirreno-Adriatico con il sorriso appagato. Dopo il successo di Frontignano ha spiegato quanto sia difficile essere un corridore di vertice, dopo la vittoria finale (in apertura stringe il trofeo ricevuto da Stefano Allocchio) ha tracciato invece un primo bilancio con lo sguardo verso il Giro d’Italia.
Juan ha vinto, nessuno è parso in grado di mettere in discussione la sua vittoria, ma non ha schiacciato i rivali. La classifica corta ha reso necessario lottare su ogni traguardo senza dare mai nulla per scontato e grazie a questo la corsa è parsa molto interessante. Al punto da concedere una chance al miglior Ganna, che fino all’ultimo è rimasto in lotta per la maglia di ledaer.
Il duello Ayuso-Ganna si è risolto in montagna e solo in extremis. I due vengono entrambi dal Team Colpack Il duello Ayuso-Ganna si è risolto in montagna e solo in extremis. I due vengono entrambi dal Team Colpack
Prima della Tirreno avevi detto che ci sarebbe stato spazio per crescere, credi di averlo fatto in questa settimana?
Molto, anche mentalmente, soprattutto con queste tappe di freddo e pioggia. Non mi era capitato tanto spesso di correre in condizionisimili. Una volta l’anno scorso, sempre qui alla Tirreno (la tappa di Gualdo Tadino, vinta da Bauhaus, ndr). Poi ricordo un giorno al Catalunya, con un meteo davvero difficile. Qui invece le condizioni sono state impegnative ogni giorno e sono certo che mi aiuteranno a migliorare, soprattutto in vista del Giro. Perché probabilmente a maggio ci saranno giornate come queste, cui devo abituarmi.
La tua tattica è stata piuttosto semplice: una grande crono e poi il tutto per tutto in salita. Hai temuto che potesse non riuscire?
Sì, certo. Ci sono stati momenti difficili, soprattutto per il freddo. Dopo la tappa di Colfiorito e i suoi 239 chilometri, ho pensato che non potesse andare peggio di così. Invece il giorno dopo, in discesa, faceva ancora più freddo. Per fortuna vedere che anche gli altri soffrivano mi ha aiutato a superare il momento di difficoltà. Come ho detto, anche questo è un percorso di apprendimento e quelli sono stati momenti delicati che sapevo di dover superare. Invece, parlando di gambe, mi sono sentito abbastanza bene per tutta la settimana. Sapevo che dovevo rimanere concentrato e aspettare la tappa di montagna.
Quanto è stato importante essere l’unico leader della squadra ed esserlo anche al Giro d’Italia?
Per me è sempre una questione di prestazioni e di essere il miglior corridore possibile. In questa squadra, ogni occasione che si presenta deve essere sfruttata al meglio, perché abbiamo tanti corridori che possono provare a vincere. L’anno scorso sono andato al Tour, ma è stato diverso. Nella sfida più grande della stagione, si doveva lavorare per un compagno di squadra e non sono abituato a farlo. Poi mi sono ritirato per il Covid ed è finita lì. Quando c’è Tadej, il migliore del mondo, dobbiamo correre per lui. Quest’anno però avrò anche io un grande obiettivo e mi piace molto sentire questo tipo di pressione.
Partenza del Tour 2024 da Firenze. Ayuso dovrà correre per Pogacar: un ruolo in cui non si troverà a suo agioPartenza del Tour 2024 da Firenze. Ayuso dovrà correre per Pogacar: un ruolo in cui non si troverà a suo agio
In questi giorni è parso evidente l’ottimo rapporto che hai con Isaac Del Toro, sembra che siate anche buoni amici. Questo aiuta quando si è in corsa?
Issac mi aveva già aiutato molto in questa corsa l’anno scorso, poi non ci siamo più visti molto. Quest’anno, tranne Laigueglia, ho corso sempre con lui ed è stato di grande aiuto. Gli sono grato. Saremo insieme anche al Giro e credo che ci sosterremo a vicenda. Spero di ritrovarlo anche nella seconda parte di stagione, così anche io potrò aiutarlo a vincere.
Al Giro ci saranno altri rivali, il primo nome che salta agli occhi è Roglic. Preparando la corsa studierai i tuoi rivali oppure rimarrai concentrato unicamente su te stesso?
Da un lato, credo che ci si debba concentrare solo su se stessi, perché non si può controllare quello che fanno gli altri. Però devi anche conoscere i loro punti di forza e di debolezza per poterti adattare e cercare di batterli. Ho corso contro Roglic in tutte le condizioni atmosferiche, alla Vuelta e anche al Tour e mi ha sempre battuto (ride, ndr). Quindi, da questo punto di vista, la sfida non sarà a mio favore, ma spero di poterlo affrontare.
Un giornale spagnolo ha titolato: Ayuso, il Pogacar spagnolo. Ti piacciono certi accostamenti?
Da un lato è bello, perché dice che io sarei simile al miglior corridore della storia. D’altra parte però, non mi piace. Non perché soffra il confronto, perché hanno già parlato di me come del nuovo Indurain e del nuovo Contador. Semplicemente preferisco non essere paragonato a nessuno, perché tutti questi corridori sono stati migliori di me. Vorrei essere semplicemente me stesso, vincere le gare che devo vincere e perdere le gare che devo perdere. Sempre come Juan Ayuso.
Le tappe di Colfiorito e Trasacco hanno messo a dura prova la sopportazione del freddo di AyusoLe tappe di Colfiorito e Trasacco hanno messo a dura prova la sopportazione del freddo di Ayuso
E’ vero, come ha detto il tuo diesse Guidi, che lo scorso inverno hai ragionato con la lungimiranza del vero leader?
Mi sono concentrato di più sul quadro generale, sul grande obiettivo: il Giro. Sto correndo poco. Ora andrò al Catalunya e poi basta. Forse si potrebbe pensare che abbia le gambe per andare ai Paesi Baschi e vincere, ma il Giro comanda su tutto. Per cui ora devo recuperare, dare tempo al mio corpo di assimilare gli sforzi e poi dedicarmi a un altro ritiro in altura per sistemare i dettagli. E’ stato l’inverno in cui ho lavorato di più, al punto che a gennaio ero già al peso forma, che ho sempre raggiunto un paio di mesi più avanti.
Hai già provato qualche tappa del Giro?
La tappa di Siena, quella delle strade bianche, che per noi corridori di classifica sarà cruciale e anche pericolosa. Poi ho visto la cronometro di Pisa, che è molto lunga e sicuramente farà delle grandi differenze. Penso che non ne vedrò altre, anche perché le montagne al momento sono ancora piene di neve.
Dopo Frontignano hai parlato della grande attenzione all’alimentazione: è davvero così estrema?
Si deve controllare tutto, vietato prendere cibo da asporto, ad esempio, perché non possiamo sapere come sia preparato. Credo che quando finirò il Giro, me ne starò per un po’ di tempo senza stress, mangiando cose normali. Ma per il resto non è così difficile, ci sono abituato. Non si tratta solo di riso bianco e uova. Gli chef del team fanno ricette molto buone e rendono tutto molto meno pesante.
Il giovane Del Toro è stato decisivo nella tappa di montagna e sarà con Ayuso anche al GiroIl giovane Del Toro è stato decisivo nella tappa di montagna e sarà con Ayuso anche al Giro
Ti senti parte del gruppo importante, di quelli che vengono guardati con più rispetto?
Quando hai più gambe, tutto viene più facilmente. In gruppo facciamo tutti lo stesso lavoro, siamo su una bici e cerchiamo di ottenere i migliori risultati possibili. Anche se sanno che sei un corridore molto forte, nessuno ti regala niente e per questo devi lavorare sodo. Quindi per un verso non cambia molto, ma se alla fine della salita ho un po’ più di potenza per fare la differenza, allora le cose sono davvero differenti.