Per Villa buoni riscontri da Adelaide. L’Italia c’è sempre

09.02.2024
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C’è voluto poco, a Marco Villa, per recuperare dal jet lag dopo l’interminabile viaggio di ritorno dall’Australia. Ad Adelaide si è tenuta la prima delle tre prove della Nations Cup e il cittì azzurro della pista, pur costretto a portare una squadra ridotta (oltretutto senza il quartetto delle ragazze) e piuttosto diversa da quella degli europei è tornato con un argento (Viviani nell’omnium) e un bronzo (nel quartetto), ma soprattutto con il taccuino pieno di annotazioni, fondamentali per quello che “è” l’obiettivo, unico e inderogabile: Parigi 2024.

Due podi che hanno molto valore proprio per come sono arrivati: «Direi che è stata una trasferta molto soddisfacente, ma io la valuto insieme agli europei. Due team diversi, ad Apeldoorn non c’erano Ganna e Moro, ad Adelaide Milan e Consonni. Alla fine abbiamo portato a casa molte soddisfazioni, anche se mi aspettavo qualcosa di più da Moro, al quale erano rimaste nelle gambe le fatiche del Tour Down Under. Certamente lavorare con gruppi separati non è il massimo, ma le indicazioni mi saranno utili proprio per quando potremo allenarci tutti insieme».

Villa con i ragazzi del quartetto. A Adelaide c’erano Lamon, Moro, Boscaro, Ganna e Viviani (foto Fci)
Villa con i ragazzi del quartetto. A Adelaide c’erano Lamon, Moro, Boscaro, Ganna e Viviani (foto Fci)
Guardando le gare di Adelaide, soprattutto la finalina con la Nuova Zelanda e la sua rimonta rintuzzata dal finale fantasmagorico di Ganna per oltre 3 giri, la sensazione è che lavorando con quartetti sempre diversi anche la strategia sia da cambiare in base agli uomini…

Non potrebbe essere altrimenti, anche se ad esempio ad Apeldoorn Milan ha svolto il compito di ultimo uomo in maniera egregia. E’ chiaro che in base a ogni componente devo decidere ordine e intensità delle tirate, cambiano gli uomini e cambiano anche quei fattori. Ci adeguiamo in base a chi siamo e ai ruoli. Vorrei sottolineare il contributo di Viviani, inseritosi molto bene in un quartetto da 3’49”, è un altro elemento di valutazione che mi conforta.

Guardando agli altri, la Gran Bretagna ha presentato Tarling per la prima volta in quartetto con altre novità. Che impressione ne hai tratto?

Mi sono piaciuti (e questo, guardando al nostro orticello, non va bene…) visto che hanno vinto. Poi capire Tarling che cosa potrà dare in più è difficile dirlo. Tutte le nazioni hanno problemi di abbondanza: Tarling dove lo metti, come terzo o quarto uomo? Ma lì ci sono Bigham e Hayter, due mostri sacri. Lo piazzi al posto di Vernon o Wood come primo o secondo? Non è una scelta facile. Io guarderò con molta attenzione le scelte che i britannici faranno, ma questo vale anche per la Danimarca.

Il podio dell’inseguimento a squadre. Per Tarling subito una vittoria (foto Cor Chronis)
Il podio dell’inseguimento a squadre. Per Tarling subito una vittoria (foto Cor Chronis)
I danesi sembrano però più stabili nella composizione del team…

Non è così, hanno ben 8 elementi nel gruppo tra cui dovranno scegliere i 5 per Parigi. La lotta è aspra, le scelte difficili e io ne so qualcosa… Non è il numero di nazionabili che fa la differenza. Io comunque non posso che essere contento vedendo che un po’ tutti hanno problemi nel trovare la quadra…

A Hong Kong chi potrai portare?

Lamon e Boscaro (con Villa nella foto di apertura, ndr) restano come asse portante, poi inserirò tutti giovani perché i vari Ganna, Milan, Consonni saranno impegnati per la primavera su strada. Conto di portare Galli e qualche U23 come Giaimi che è già pronto e magari anche Fiorin e Sierra. Io però devo guardare anche alle altre specialità considerando che i costi della trasferta c’imporranno di scegliere solo 5-6 nomi che facciano anche omnium e madison. Ad esempio Sierra non ha i punti Uci per gareggiare, per questo ho chiesto al suo team di lasciarlo libero per una gara in modo che possa andare a prendere i punti in una riunione su pista. Trovando disponibilità da parte dei suoi diesse.

Per Viviani una trasferta molto positiva. Nell’omnium ha perso da Bibic (CAN) pur finendo a pari punti
Per Viviani una trasferta molto positiva. Nell’omnium ha perso da Bibic (CAN) pur finendo a pari punti
Come ti regolerai d’ora in poi?

Partiamo dagli uomini, di Hong Kong abbiamo detto. A Milton in Canada vedremo un po’ come saremo messi nel ranking per la caccia alle primissime posizioni, ma so già che non potremo avere i titolari. Per le donne dopo aver saltato Adelaide porterò ad Hong Kong un gruppo di giovani, con Venturelli, Pellegrini, Vitillo e Fiorin da aggiungere alla Zanardi che sarà il perno del gruppo con la sua esperienza. A Milton invece conto di avere tutte o gran parte delle titolari e quello sarà davvero un bel test anche in ottica olimpica.

Tornando alle gare australiane, che cosa dici di Viviani e della sua prestazione nell’omnium?

Ha un grande valore, perché io conosco Elia ormai da un po’ di anni e so che a inizio stagione fa sempre fatica a trovare brillantezza, invece ad Adelaide ha mostrato qualità altissima per tutto il torneo. E’ entrato determinato e ha mostrato una grande gamba. Confido molto in lui, lo vedo concentrato e con un chiaro obiettivo in mente.

Alzini e Fidanza erano le uniche azzurre nell’endurance e hanno chiuso seste nella madison (foto Cor Chronis)
Alzini e Fidanza erano le uniche azzurre nell’endurance e hanno chiuso seste nella madison (foto Cor Chronis)
Il problema resta la madison…

Il settimo posto finale non mi ha sorpreso, ad Elia erano rimaste nelle gambe le fatiche del giorno prima e Scartezzini non era nella forma migliore. Guardando la gara però noto un particolare emerso anche in prove prevedenti, ossia un maggior rodaggio delle coppie schierate, considerando sempre il gap di esperienza specifica che scontiamo rispetto agli altri.

Dopo gli europei hai detto che l’Italia punterà al podio in tutte le 6 prove endurance di Parigi. Ne sei sempre convinto, proprio considerando l’anello debole della madison?

Ancor di più. Fra le donne con Consonni e Fidanza lo scorso anno senza la caduta potevamo anche vincere l’oro mondiale. Con Balsamo e Guazzini siamo saliti sul podio europeo nelle ultime due edizioni. In campo maschile Consonni e Scartezzini hanno preso medaglia, lo stesso Consonni con Viviani forma una coppia affidabile. Da qui ad agosto abbiamo tutto il tempo per essere più che competitivi…

Tre elementi per Parigi 2024. Bennati fa già le sue valutazioni

29.01.2024
6 min
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I “giochi per i Giochi” sono fatti. L’Italia a Parigi avrà solamente 3 uomini in gara nella prova su strada. Una gara già di per sé di difficilissima interpretazione, con un elemento in meno lo sarà ancora di più. Per questo il cittì Daniele Bennati, ora che ha chiare sia le forze in campo che il terreno di battaglia, è già al lavoro per capire che cosa andrà fatto nella corsa più importante e dura dell’intero quadriennio.

A inizio stagione la tavola è apparecchiata, ma c’è molto sul quale ragionare e Bennati pone le basi del suo lavoro.

«Partiamo dal fatto che sarà una gara con 90 partecipanti – dice – e già questo elemento fa capire che sarà una corsa unica nel suo genere. Nel calendario non ci sono eventi simili e non parlo solo di WorldTour. Si rischia che la corsa possa esplodere da un momento all’altro, ben prima che si arrivi sul circuito finale».

Il cittì azzurro Bennati ha una decina di nomi sulla sua lista, ma aspetta indicazioni dalle Classiche
Il cittì azzurro Bennati ha una decina di nomi sulla sua lista, ma aspetta indicazioni dalle Classiche
E’ vero quindi che non si può pensare di controllarla…

Anche se hai il massimo del contingente, 4 corridori, puoi al massimo cercare di inserirti nelle azioni, ma un controllo vero e proprio non ci può essere. Non dimentichiamo che stiamo parlando di una corsa della lunghezza di una Sanremo e questo è un altro elemento da considerare. Ce n’è poi un terzo, poco messo in luce finora: si correrà senza le radioline, il che significa che i corridori dovranno essere bravi a valutare la situazione all’istante.

Tutto ciò come influenza le tue scelte?

Io ho bisogno di tre corridori che siano in grado di portare a casa il risultato, ma che al contempo siano anche a disposizione dei compagni. Capitano e gregario allo stesso tempo, per dirla tutta. La corsa con 3 soli elementi lo richiede, per questo guarderò con particolare attenzione quel che avverrà nella primavera delle classiche. Intanto però sto prendendo appunti sulla programmazione di ogni singolo corridore, per capire anche come sarà il cammino di avvicinamento alla gara olimpica d’inizio agosto.

La volata vincente di Casartelli a Barcellona 1992, battendo Dekker (NED) e Ozols (LET)
La volata vincente di Casartelli a Barcellona 1992, battendo Dekker (NED) e Ozols (LET)
Con tre elementi a disposizione si torna ai tempi delle Olimpiadi per dilettanti, ultima delle quali fu quella di Barcellona 1992 vinta da Casartelli con Rebellin e Gualdi al suo fianco…

Io ero ragazzino, avevo 12 anni – rammenta Bennati – ricordo quella gara anche se chiaramente non nei particolari. Quell’evento però a ben guardare dà delle indicazioni. Erano tre corridori tutti in grado di vincere. Anzi alla fine la spuntò quello che prima della gara olimpica aveva un palmares inferiore a quello dei due compagni. Per questo penso a gente che mi dia garanzie di rendimento.

Il Coni richiede i nomi con un certo anticipo, già a giugno. Questo è un problema?

Dipende da come si guarda la situazione. Chiaramente non è come per europei e mondiali per i quali si arriva quasi sotto l’evento, qui bisogna scegliere con corposo anticipo. Si può però poi lavorare con i prescelti in maniera razionale, mirata. Per questo è fondamentale per me conoscere la programmazione di ogni corridore inserito nella mia lista. Sapere chi andrà al Giro e chi al Tour per esempio è un fattore molto importante, perché significa che seguiranno strade diverse di approccio alla corsa olimpica.

Proviamo a fare i provocatori: il Cio valuta il contingente per nazione nel suo complesso, quindi non solo per le gare su strada ma anche per quelle su pista. Considerando il numero esiguo di corridori a nostra disposizione e le ambizioni che abbiamo su pista, non si può allora pensare a elementi che possano doppiare?

Se questo significa sacrificare del tutto le nostre ambizioni su strada no, se invece significa pensare a un lavoro di concerto con gli altri tecnici per le scelte, questo avviene già. Con Velo, tecnico delle crono, ci sentiamo spesso e sa già che uno dei miei corridori farà anche la crono al fianco di Ganna, quindi dovrà essere un corridore con spiccate capacità di passista, per puntare a un buon piazzamento.

Per Ganna il calendario è ideale per la crono, ma non per la gara in linea, come per Milan
Per Ganna il calendario è ideale per la crono, ma non per la gara in linea, come per Milan
A proposito di Ganna: pensarlo fra i tre della gara in linea è davvero impossibile?

Con il calendario che abbiamo, sì. L’inseguimento a squadre c’è due giorni dopo, uno sforzo come quello richiesto per la gara su strada non lo smaltisci in poche ore. Se il calendario fosse stato invertito, con la pista nella prima settimana e la strada nella seconda, ci si poteva anche pensare. Sappiamo bene che Filippo ha scelto di puntare alla crono e al quartetto. Da valutare invece la presenza su strada di Milan che, non facendo la crono, potrebbe rientrare nella rosa per la corsa su strada.

Hai saputo delle polemiche destate dai pronostici omnisportivi d’inizio anno, che escludono Pogacar dal podio…

Ho letto la reazione di Hauptman e mi sento di dargli ragione. Tadej non è un corridore qualsiasi, pensare che la doppietta Giro-Tour possa preventivamente inficiare le sue prestazioni a Parigi è una cosa stupida. Rispetto al passato lo sloveno avrà un inizio stagione più soft, quindi si sta pensando di portarlo al meglio proprio per l’estate. Io non credo che pagherà dazio in termini di condizione fisica. Guardate quel che ha fatto Kuss nel 2023: ha corso Giro, Tour e alla Vuelta ha vinto. Con la giusta programmazione si può fare.

Hauptman e Pogacar, il tecnico sloveno ha poco gradito lo scetticismo intorno alle scelte del suo pupillo
Hauptman e Pogacar, il tecnico sloveno ha poco gradito lo scetticismo intorno alle scelte del suo pupillo
Sei d’accordo nel pensare che la formula di gara si addica molto a Pogacar?

Sì, è un mago nell’uno contro uno e la gara olimpica sarà davvero una sfida individuale. Il motore farà la differenza. La Slovenia avrà un elemento in più insieme a noi e questo conta, perché magari nella prima parte di gara ci potrà essere chi si sacrificherà di più. Il circuito finale, con la salita di un chilometro su pavé a Montmartre, sembra disegnato apposta per lo sloveno.

Dì la verità: quanti elementi hai segnati sul tuo taccuino?

Sono almeno una decina, ma siamo a inizio stagione: qualcuno potrà essere cancellato e qualcun altro aggiunto. Valuterò per ciascuno i risultati ottenuti e la competitività in ogni gara, con particolare attenzione a quelle che – e mi riferisco alle classiche – sono più attinenti alla prova olimpica. E se devo dire la verità, vorrei tanto che qualcuno con le sue prestazioni stravolgesse i miei pensieri e mi mettesse in difficoltà nelle scelte. Allora sì che saremmo a buon punto…

Ganna, la salita, le crono, il peso forma: Cioni è già nel 2024

21.11.2023
7 min
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Ganna ha maniche molto lunghe. Ogni volta che arriva una corsa importante, infatti, salta fuori qualcuno pronto ad appendersi. Da quando si ipotizzò che potesse diventare il futuro per i Giri alle più recenti apparizione da leader della nazionale, passando per le crono, gli inseguimenti e da ultimo le volate di gruppo. E’ davvero pensabile che Pippo possa fare tutto?

Lo abbiamo chiesto a Dario Cioni, l’uomo che lo allena da quando Ganna è arrivato alla Ineos Grenadiers e, assieme a Marco Villa, lo ha portato alle vittorie più belle. Come si fa a lavorare con uno che avrebbe così tante frecce al proprio arco? Con quale criterio si individuano i limiti? Ed è vero, come sensazione farebbe pensare, che Ganna sia ancora un atleta in evoluzione?

«I margini di evoluzione sono più limitati rispetto a un paio d’anni fa – comincia il toscano – però comunque è sempre un atleta in crescita, più che altro a livello di consapevolezza dei suoi mezzi. Fisicamente quest’anno ha fatto un altro step, quindi in generale, a vedere i numeri, il 2023 è stato migliore del 2022. Ha vissuto un’ampia evoluzione. Secondo alla Sanremo, alla Roubaix si è quasi giocato il podio. A crono è tornato sul podio mondiale, ma si è trovato davanti un Remco stratosferico. Ha anche vinto una corsa a tappe. E poi nel finale stagione si è scoperto anche veloce. Intendiamoci, qualche limite ce l’ha anche lui. Non penso si possa farlo diventare un Vingegaard, però per il resto è ancora in evoluzione».

Aver fatto la Vuelta a fine stagione potrebbe essere un vantaggio nella ripresa (qui sull’Angliru)
Aver fatto la Vuelta a fine stagione potrebbe essere un vantaggio nella ripresa (qui sull’Angliru)
La sensazione è che questi miglioramenti vengano senza che vi applichiate su un particolare a scapito di altri…

Penso ci sia anche una maturazione tecnica e tattica da parte sua. Col tempo si tende ad aumentare la resistenza, mentre aver tenuto il discorso della pista gli ha permesso di conservare quella punta di velocità che in genere con gli anni si tende a perdere. E poi intendiamoci, non stiamo parlando di un atleta vecchio. Ha 27 anni. Si sta sperimentando in diverse situazioni, come nelle volate. Sai che puoi farle, ma devi essere convinto di farle. Devi prendere qualche rischio in più, qualcuno deve tirartela, quindi se non sei convinto, non ci riesci.

A inizio stagione ha fatto vedere di tenere bene su alcune salite. Le corse a tappe più brevi, che magari hanno la crono, possono essere un obiettivo?

Ha già dimostrato che con un percorso favorevole, specialmente se c’è un crono, può fare la differenza. Ha vinto il Wallonie, conquistando anche la crono. All’Algarve ha fatto secondo per 2 secondi, battuto da Dani Martinez, che è un uomo per i grandi Giri, Quella corsa in passato l’hanno vinta Riche Porte e Thomas. L’albo d’oro parla di gente che va forte in salita e Pippo per giunta è arrivato 3° nella crono. Quindi per arrivare secondo, deve aver tenuto molto in salita.

Alla Volta ao Algarve 2023, un Ganna terzo nella crono, ma brillante in salita: alla fine 2° nella generale
Alla Volta ao Algarve 2023, un Ganna terzo nella crono, ma brillante in salita: alla fine 2° nella generale
Una Tirreno-Adriatico potrebbe fare al caso suo?

Tutto dipende dagli obiettivi e dai percorsi. E’ chiaro che, per esempio, rispetto all’anno scorso e visti i prossimi traguardi, nel 2024 dovrà stare più attento alla bilancia. Quest’anno in nessuno dei suoi grandi obiettivi il peso era un limite, mentre l’anno prossimo dovrà starci attento. Ancora dobbiamo inquadrare bene la stagione, Filippo è rientrato dalle vacanze 10 giorni fa, quindi ancora non ci siamo seduti a tavolino per mettere tutti i puntini sulle i. Grosso modo abbiamo individuato i 2-3 obiettivi principali, ma sappiamo che lui non si limita mai a 2-3 obiettivi e sicuramente qualcosa in più verrà aggiunto. Oltre alla crono olimpica e al quartetto, la Sanremo è cerchiata di rosso. Prima della presentazione del percorso, si era parlato di una maglia ciclamino al Giro. Adesso andrà verificato, perché magari potrebbe convenire puntare a vincere tappe.

La Roubaix?

Per il prossimo anno, non dovrebbe essere fra gli obiettivi, come era invece nel 2023 quando abbiamo fatto una preparazione specifica. Dipenderà dal Giro. Magari si va lo stesso per fare bene, per essere davanti un’altra volta e studiare ancora meglio il finale, per poi metterla nel mirino l’anno successivo.

Dopo il 2° posto 2023, la Sanremo è cerchiata di rosso: Ganna è stato l’unico a rispondere a Pogacar sul Poggio
Dopo il 2° posto 2023, la Sanremo è cerchiata di rosso: qui Ganna risponde a Pogacar sul Poggio
Secondo te, se non ci fosse stata la concomitanza di pista e crono, il mondiale di Glasgow sarebbe stato adatto a Pippo?

Su quel tipo di percorso e con la giornata che è venuta fuori, non credo. Soprattutto per il bagnato, ma penso anche che con tutte quelle partenze da zero, non si sarebbe trovato bene.

Sempre restando ai mondiali, ma alla crono, Ganna ha detto di aver fatto i numeri migliori e che difficilmente potrà migliorare ancora. A Parigi sarà solo un fatto di nuovi materiali?

A me piace pensare che non si raggiunga mai il limite, quindi penso ci sia sempre l’ambizione di fare meglio dell’anno prima. A differenza degli anni passati, quest’anno ha fatto la Vuelta nel finale di stagione. Non ha fatto il doppio grande Giro, perché in Italia si era ammalato dopo una settimana. Perciò ora scopriremo cosa significhi aver fatto la Vuelta in chiave di ripartenza per la nuova stagione.

A Glasgow per Ganna ritorno sul podio del mondiale crono, battuto da un Evenepoel stellare
A Glasgow per Ganna ritorno sul podio del mondiale crono, battuto da un Evenepoel stellare
Può darsi che la differenza nella crono dei mondiali l’abbia fatta un calo di motivazioni?

No, non direi affatto che la crono gli sia venuta a noia. E’ vero però che il materiale è diventato fondamentale. A volte hai la posizione migliore e un ottimo materiale, ma di colpo arriva un’evoluzione che ti spiazza o arriva un corridore, come lui nel 2020, che ha il materiale e la posizione migliori e domina. Le velocità con cui oggi si vincono le crono sono impressionanti. Su tutti i tipi di percorso fare 54-55-56 all’ora è la regola.

Hai fatto il discorso del peso forma: ai mondiali in quei pochi secondi da Evenepoel potrebbe esserci stato anche il fattore peso?

Le 2-3 salite che c’erano erano settori a favore di Remco, la differenza è stata di 12 secondi. Pare che il tratto su cui Filippo ha perso di più sia stato un settore intermedio di salita, per cui il peso potrebbe aver inciso, ma nel limite dei 4-5 secondi. Comunque il percorso delle Olimpiadi sarà veloce.

Filippo Ganna, Mileto-Camigliatello, Giro d'Italia 2020
Nel 2020 Ganna primo a Camigliatello Silano: corre il Giro sotto gli 83 chili ed è incontenibile
Filippo Ganna, Mileto-Camigliatello, Giro d'Italia 2020
Nel 2020 Ganna primo a Camigliatello Silano: corre il Giro sotto gli 83 chili ed è incontenibile
A quanto ammontano queste oscillazioni di peso?

Diciamo un paio di chili. Almeno negli ultimi anni non si è mai provato a spingere più di tanto su questo aspetto. Quando nel 2020 andò al Giro sotto gli 83 chili, si era lavorato ma non si era cercato il limite, però di certo vinse nella tappa di Camigliatello e anche le crono. Ma il discorso del peso è complicato, va cercato l’equilibrio, soprattutto ora che c’è il discorso delle volate. E poi su certi tipi di salita non c’è grossa differenza fra pesare 83 chili e avere meno forza, oppure pesarne 85 con tanta forza. Sul Poggio, per fare un esempio, serve avere tanta forza. Su pista invece il peso non si guarda troppo e anzi si è un po’ più pesanti perché, per fare le partenze, si mette più massa nella parte superiore del corpo.

L’ultima e poi basta. Come si vive da allenatore il rapporto con un corridore così dotato?

Ho sempre un piatto abbastanza ricco, quindi non penso di aggiungere obiettivi. Il mio ruolo è più quello di indirizzarlo e dargli un’opinione. Specialmente con un atleta come lui, che è il primo a motivarsi da sé. Una volta fissati gli obiettivi, io lo accompagno nel cammino. E lui ha i suoi riferimenti. Oltre a me c’è Villa, poi Lombardi e anche un paio di corridori, fra cui certamente Viviani.

La pista richiede una muscolatura più pronunciata del tronco, che su strada serve a meno
La pista richiede una muscolatura più pronunciata del tronco, che su strada serve a meno
Gli proporresti mai di fare classifica in un Giro come pare che farà Van Aert?

Non credo che Van Aert verrà a fare classifica, ma non credo che avrebbe senso proporlo ora a Pippo. I due sono diversi, Van Aert ha le spalle più strette, è meno muscolare di Ganna. Ma comunque è lui che deve decidere e semmai sarebbe una cosa da fare per togliersi uno sfizio a fine carriera. Una volta o mai più e vediamo come va a finire. Come Wiggins: un Tour e poi basta. In prospettiva però credo che più Tarling di Ganna potrà provare una carta del genere.

Vacanze agli sgoccioli, Ganna ha già la febbre dell’oro

11.11.2023
6 min
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MILANO – Ganna è tornato dalla Colombia con un bel pizzetto, che fa il paio con quello di Matteo Sobrero (con lui in apertura). I due sono stati ospiti di Giovanni Lombardi sulle spiagge di Cartagena e hanno lo sguardo di chi le vacanze se le porta ancora addosso.

Pippo è entrato nel foyer del Teatro Manzoni con l’espressione assorta, poi ha iniziato a sorridere e rispondere. Indossa la tuta della nazionale e la sfumatura dei capelli è alta come quella di un soldato pronto per il fronte. Le interviste in questa fase della stagione vanno a metà fra il bilancio, la chiacchiera e l’aspettativa, stando alla larga dal già detto.

Il Giro d’Onore della FCI si è svolto ieri pomeriggio nel Teatro Manzoni di Milano
Il Giro d’Onore della FCI si è svolto ieri pomeriggio nel Teatro Manzoni di Milano

Tutti i colori di Ganna

Le vittorie nel 2023 sono venute da quattro crono: alla Tirreno, al Wallonie (dove ha vinto anche la prima tappa in linea e la classifica finale), ai campionati italiani e alla Vuelta. Poi ci sono stati piazzamenti che con un po’ di fortuna o mestiere in più sarebbero diventati vittorie pesanti. Come il secondo posto della Sanremo, il sesto alla Roubaix, il secondo nella crono dei mondiali, oltre ai tre secondi posti in tappe della Vuelta e persino il secondo posto nell’arrivo in salita della Vuelta a San Juan, battuto solo da Miguel Angel Lopez. Prestazioni che hanno descritto un Ganna più ricco di colori, rispetto alla versione del cronoman.

«Non a caso – dice – fra i momenti migliori metto essere arrivato all’ultima tappa della Vuelta e aver fatto secondo, dopo tanti giorni di sofferenza. Anche aver finito il Lombardia, la gara che forse è meno adatta a me, dopo tante forature e cambi di bici è stato un bel momento. Certi piazzamenti non sono state vittorie davvero per poco, ma servono fortuna e condizione. Uno si può allenare, può avere la giornata top, reagire in momenti no e fare secondo. Poi magari quest’anno torno alla Sanremo e neanche la finisco. Chi lo sa? Le conclusioni si trarranno la sera della gara. Perciò sono tranquillo. Sto finendo il mio periodo di vacanze. All’ultima di novembre, prima di andare al ritiro con il team, ricomincerò ad allenarmi».

Per premiare Vittoria Bussi e il suo record dell’Ora è stato chiamato Ganna, detentore del primato maschile
Per premiare Vittoria Bussi e il suo record dell’Ora è stato chiamato Ganna, detentore del primato maschile
Il fatto che sarà un anno olimpico cambierà qualcosa nei tuoi programmi?

Alla squadra ho detto che il primo obiettivo sarà la cronometro alle Olimpiadi, poi tutto il resto verrà di conseguenza. Si sa che cominceremo in Australia per poi arrivare alla prima Coppa del mondo su pista, utile per la qualifica olimpica. E poi vedremo come procederà. Siamo tutti sulla stessa linea. Parigi sarà il principale obiettivo stagionale, ma cercheremo di affrontarlo con la solita spensieratezza. Per il resto della stagione non mancherà la voglia di fare bene e di correre. Non metterò un numero sulla schiena solo per partire, si cerca sempre di dare una mano o partire da leader. Per questo dico che sarà una stagione lunga.

Una delle tante…

A pensarci bene, è vero. Con tutti gli scongiuri del caso, io riesco ad avere tanti obiettivi. Ci sono corridori che puntano al Giro e come prima gara fanno la Tirreno. Io invece alla Tirreno magari ci arrivo già con 20 giorni di corsa. Vorrà dire che manderò alla squadra la fattura giusta (ride, ndr).

Evidentemente preferisci correre che allenarti…

Allenarmi mi piace, è bello, cerchi percorsi che ti servono per migliorare. Però alla fine la gara è gara. E’ lì che puoi spingerti oltre il limite perché un avversario ti scappa, quindi è la gara che ti dà le conferme giuste.

Il presidente Dagnoni ha accolto Gianni Petrucci, guida del basket, all’indomani della vittoria dell’Italia femminile sulla Grecia
Il presidente Dagnoni ha accolto Gianni Petrucci, guida del basket, all’indomani della vittoria dell’Italia femminile sulla Grecia
Nel 2024 andrai in cerca di gare che abbiano una cronometro?

In realtà, non è che all’inizio della stagione ce ne siano tante. E prima del Giro, forse l’ultima è la Tirreno-Adriatico. Quindi ci sarà da fare forse più test personali, per capire se si è veloci oppure no.

Hai voglia di ricominciare?

Sì, vuol dire che il riposo è servito a qualcosa. Sono tranquillo, sono rilassato. Forse c’è stato qualche evento di troppo che spezza la tranquillità delle giornate, ma ci sono, bisogna farli e meno male che ci sono.

Perché hai parlato di crono e non di quartetto?

Per semplice cronologia. Nel calendario se non sbaglio dovrebbe esserci prima la cronometro poi il quartetto. Quindi ovviamente sarò focalizzato al 110 per cento sulla cronometro. Ho già dimostrato a Tokyo che si può arrivare al massimo anche per il quartetto. Ovviamente nella crono la pressione sarà al 100 per cento su di me, in pista la divideremo in quattro, quindi avremo tutti quanti un ruolo fondamentale per riconfermarci.

Elia Viviani è stato l’ispiratore della pista azzurra, presente nelle parole di tutti gli atleti
Elia Viviani è stato l’ispiratore della pista azzurra, presente nelle parole di tutti gli atleti
La crono sarà anche l’obiettivo di altri. Ai mondiali si è cominciato a ragionare sul distacco da Evenepoel. Quanto sarà importante il lavoro sui materiali?

Non bisogna mai sedersi, perché se ti siedi rimani indietro. Vedremo col prossimo anno se ci saranno nuovi sviluppi, nuovi materiali, nuove tecnologie. Io do le mie idee, ma quando poi si va sul pratico, preferisco che facciano loro perché io non ne capisco un granché. Mi fido 100 per cento della squadra, perché alla fine è anche grazie a loro se ho avuto tanti risultati. Ci sarà da lavorare tanto, tra galleria e test. Qualcuno dice sull’allenamento, ma non credo, visto che alla fine ho espresso i valori migliori di sempre.

Fra poco si ricomincia, ma a Palma de Mallorca non troverai Tosatto, passato alla Tudor…

Tosatto è stato il direttore con cui ho vinto di più, a parte Dario come allenatore che è sempre in macchina per le crono. Quindi con “Toso” c’è un bellissimo legame. Io spero tutto il meglio per lui con la nuova squadra. Siamo rimasti sempre in buoni rapporti, anche nel tempo libero. Diciamo che mi fa piacere vederlo e sentirlo.

Quest’anno per la prima volta ti abbiamo visto più sicuro nei panni del leader.

Alla fine ho sempre fatto quello che mi veniva chiesto di fare. Forse il non avere fretta e il mio portare rispetto per i più anziani fa sì che adesso anche loro abbiano rispetto per me. Basta vedere che lo stesso Thomas si è messo a tirarmi le volate. Non vedi tanti leader di un certo peso lavorare per i più giovani, quindi la cosa mi fa piacere. So che non mi sono voluto impossessare di un ruolo non mio, ma l’ho guadagnato, come pure la fiducia della squadra e dei compagni.

Con Tosatto sull’ammiraglia, Ganna ha vinto alcune delle sue corse migliori. I due lavoravano insieme dal 2019
Con Tosatto sull’ammiraglia, Ganna ha vinto alcune delle sue corse migliori. I due lavoravano insieme dal 2019
C’è ancora spazio per migliorare?

Sempre, quindi chi lo sa? Si valuta anno per anno. Poi magari la prossima sarà la stagione della mia vita e non ce ne sarà più una uguale.

Che cosa significa pensare che le Olimpiadi si correranno nel velodromo di St Quentin en Yvelines in cui hai vinto qualche titolo mondiale?

Significa che non bisogna dare pressioni, dai ragazzi…

Ride. Mostra le foto della Colombia. Ha la leggerezza dei giorni migliori, segno che davvero le vacanze erano necessarie e sono servite per recuperare. Ma provate a togliere la bici a qualsiasi bambino che la ami. Dopo un po’ la voglia di ripartire sarà più forte del miraggio di qualsiasi viaggio esotico. E’ la magia del ciclismo, è la magia dei campioni.

Alla Ineos c’è già l’erede di Ganna: si chiama Tarling

30.09.2023
8 min
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Alla vigilia dei mondiali di Stirling, la città alle porte di Glasgow in cui si sono corse le crono, Dario Cioni venne a dirci che avrebbe seguito Tarling e di guardarlo con attenzione. Bastò aspettare poche ore per applaudirlo sul terzo gradino del podio, con tanto di investitura da parte di Ganna. Filippo disse infatti di non essere particolarmente stupito del risultato e che quando il giovane avrà perso quei 4-5 chili di troppo, diventerà davvero un brutto cliente.

Tarling è quel ragazzino di Aberareon, sulla costa occidentale del Galles, che lo scorso anno a Wollongong vinse il mondiale crono degli juniores e poi fu fatto passare alla Ineos Grenadiers. A distanza di 40 giorni dal podio scozzese, il giovane britannico (ha compiuto 19 anni il 15 febbraio) ha vinto il campionato europeo della cronometro, con il passaggio intermedio della vittoria al Renewi Tour. A questo punto Cioni è diventato un interlocutore obbligato. Che cosa sapeva già quel giorno di agosto? Glielo abbiamo chiesto, anche perché giusto due giorni fa di Tarling aveva parlato anche Elia Viviani, indicandolo come uno dei giovani che più ama imparare dall’esperienza dei grandi.

Lo scorso anno a Wollongong, Tarling ha vinto il mondiale juniores della crono. Classe 2004, è alto 1,94 per 78 chili
Lo scorso anno a Wollongong, Tarling ha vinto il mondiale juniores crono. Classe 2004, è alto 1,94 per 78 chili
E’ davvero così attento?

Su alcune cose sì, su altre c’è un po’ più da lavorare, tipo la disciplina in allenamento. Però al momento, su tutto quello che riguarda la cronometro è una spugna.

Si era visto subito che potesse già essere vincente nei pro’?

Sì, avendo notato che durante l’anno è anche migliorato. Nella crono di Besseges, la prima gara da professionista, ha fatto secondo dietro Pedersen. In pratica ha confermato subito non solo la sua predisposizione, ma il fatto che potesse essere competitivo. E poi comunque ha vinto il campionato nazionale, la crono al Renewi Tour e ha vinto l’europeo. Ha fatto secondo dietro Ganna al Vallonia… Insomma, è tanta roba, perché ha fatto anche terzo al mondiale. E’ entrato subito nell’elite dei cronometristi. Io pensavo che sarebbe arrivato al livello dei migliori entro un paio d’anni, che avrebbe potuto vincere in qualche gara minore, ma ad esempio che non fosse ancora in grado di ben figurare nello scontro diretto con Kung. Invece al mondiale è arrivato terzo alla presenza di tutti i più forti, mentre all’europeo ha vinto. Mancavano Remco, Roglic e Ganna, però c’erano diversi specialisti, quindi penso che si sia guadagnato subito un posto fra i primi 5-6 al mondo.

Quando una squadra come la vostra prende un ragazzo così giovane, in che modo lo gestisce, non avendo un devo team?

Il suo caso forse è particolare, perché a inizio stagione ha corso un pochino più rispetto ai programmi. Ad esempio ha fatto la Parigi-Nizza che non era prevista. Ha fatto il UAE Tour che non era previsto, però per l’inizio di stagione andava bene. Si sono aperte un paio di porte per partecipare a queste corse, per fargli fare l’esperienza, ovviamente senza mettere nessuna pressione. Però poi, per esempio, dopo la Parigi-Nizza è stato alle classiche con la squadra per tutto il tempo, ma ha fatto solo un paio di gare e poi ha avuto un periodo più tranquillo.

A Sluis, seconda tappa del Renewi Tour, Tarling ha vinto la crono
A Sluis, seconda tappa del Renewi Tour, Tarling ha vinto la crono
Comunque un calendario importante.

Ma non troppo intenso. Si è cercato di dargli un mix fra gare in cui poteva fare esperienza e gare in cui magari provare a fare risultato, come il Renewi Tour, dove eravamo andati proprio con l’intenzione di vincere la crono. Idem al Vallonia, ma lì era difficile vincere perché c’era Filippo. Anche i campionati nazionali erano un obiettivo prestazionale legato alla crono. E’ una specialità in cui si sente a suo agio, invece non è mai stato messo un obiettivo relativo a una corsa a tappe.

Ha dovuto lavorare tanto per la posizione oppure gli viene naturale?

Questa posizione è il frutto di un lavoro fatto l’anno scorso da junior in vista dei mondiali. Lo avevamo guidato sia da un punto di vista biomeccanico sia aerodinamico. Quest’anno il primo intervento l’abbiamo fatto la settimana prima degli europei, ma proprio aggiustamenti minimali in galleria del vento. Qualcosina è cambiato, ma pochi dettagli, tant’è che si è adattato subito alla nuova posizione. E’ uno che trova facilmente la posizione, perché fin da allievo la sua passione è sempre stata la cronometro. In Inghilterra c’è la cultura dei ritrovi che organizzano la domenica, in cui fanno gare a cronometro sulle 10 miglia, 20 miglia, 30 miglia e 40 miglia. E lui ha partecipato spesso.

Che cosa intendevi parlando di disciplina in allenamento?

Ha un grosso margine di miglioramento da quel punto di vista, per questo stupisce la sua prestazione a cronometro. Secondo me questo margine è maggiore su strada che a cronometro, perché essendo lo sforzo più breve ma intenso, va bene per il suo modo attuale di allenarsi. Non fa volume, uno degli obiettivi per l’anno prossimo è aumentare. Al momento è nella fascia super bassa di volume rispetto ai compagni di squadra, però non lo vedo come un male, anzi.

Tarling ha vinto l’europeo dei professionisti a 19 anni, dopo il bronzo ai mondiali
Tarling ha vinto l’europeo dei professionisti a 19 anni, dopo il bronzo ai mondiali
Una scelta dettata dai 19 anni?

Non necessariamente. Trovi il giovane che vuole fare 5-6 ore, lui invece no. E’ più facile che faccia qualcosa in meno che qualcosa di più. Bisogna lavorare anche sulla struttura degli allenamenti perché ancora non è precisissimo nell’esecuzione. E poi c’è il discorso del peso, un’altra di quelle cose per cui dico che ha margine.

Dove vive Tarling?

Ad Andorra, infatti seguirlo in allenamento è la parte più complicata. Tendenzialmente per vederlo cerco di andare alle gare dove corre anche lui, anche se ad Andorra abbiamo un altro coach che può seguirlo in certi allenamenti. Però bisogna che impari un po’ anche lui, perché l’allenamento è per il loro bene, non per il mio. E questo è un altro dei miglioramenti che vogliamo ottenere l’anno prossimo da lui.

Quando è con Ganna cerca di rubargli il mestiere?

Fra i due non c’è una grossa differenza di età. Pippo dice che è il suo corridore preferito, quindi secondo me se ci passa tempo insieme e lui guarda quello che fa Filippo, impara tanto. Però non è neanche che ti sfinisca di domande.

E’ vero secondo te che Tarling diventerà una minaccia per Ganna?

Secondo me fra qualche anno saranno pari. Poi starà a chi si adatta meglio alle novità tecniche, a chi sarà più bravo. Entrambi hanno margine, mettiamola così. Sulla crono Tarling è già okay, ai massimi livelli. Se fosse allo stesso livello su strada, avrebbe molto meno margine. Invece nella crono è già molto spinto, perché comunque la posizione è buona, il materiale è buono, l’esecuzione è buona. Capisce molto bene anche tutta la strategia di pacing. E’ molto preciso anche lui nelle ricognizioni, una cosa che ha in comune con Filippo. A cronometro ha molto meno margine rispetto alla strada.

Il 2024 di Tarling sarà ancora prevalentemente incentrato sulla crono?

Siccome sarà l’anno olimpico, la crono per lui può essere un grosso obiettivo, quindi sarà una priorità. La squadra è d’accordo con questa scelta e comunque questo non esclude un certo miglioramento su tutto il resto. Però dal punto di vista della performance, il lavoro sarà concentrato sulla cronometro. E alla luce di questo dovremo valutare il calendario e qui il discorso è strano.

Perché strano?

Perché quest’anno c’è stata una prima parte di stagione dove si faceva fatica a trovare le crono. Poi nella parte finale, quasi tutte le gare ne avevano una, anche un po’ a sorpresa. Ci sono state corse che storicamente non hanno mai avuto una crono, che invece l’hanno inserita. Per me è un bene, sono favorevole alla crono in una corsa di 5 giorni.

Al Renewi Tour, Tarling ha vinto la crono, ma sul Muur ha pagato con 9’47” di ritardo
Al Renewi Tour, Tarling ha vinto la crono, ma sul Muur ha pagato con 9’47” di ritardo
Può diventare un corridore da classiche come Ganna oppure ha altri sviluppi davanti a sé?

E’ più leggero di Pippo (78 chili, contro gli 83 di Ganna, ndr), ma può scendere ancora. Per cui se mi diceste che fra 5-6 anni si proverà a fare classifica in una corsa a tappe, anche un grande Giro ma con il percorso giusto, non mi stupirei, anche se dobbiamo ancora vedere come recupera nelle corse a tappe. Una Tirreno fra qualche anno secondo me potrebbe essere alla sua portata. Mentre Filippo ha dimostrato di essere più veloce. Anche a Joshua piacciono le classiche, però non so se diventerà uno specialista.

Forse è troppo giovane perché si possa dirlo?

Probabilmente. Se uno pensa dov’erano Wiggins e Thomas alla sua età, è più facile fare un percorso simile al loro con Joshua che con Filippo. Lo vedrei tenere bene sulle salite fino al 7-8 per cento. Quest’anno, per esempio, al UAE Tour non è andato male. Ha fatto il suo lavoro di supporto, però nella prima tappa di salita, che era pedalabile, si è difeso bene.

Cosa farà nel prossimo inverno?

La stagione finirà ora in Croazia e poi farà la Crono delle Nazioni, perché potrà partecipare assieme al fratello minore, che corre anche lui. Ci sarà tutta la famiglia, che è molto presente, quindi sarà un obiettivo, ma anche una festa. Poi probabilmente dovrebbe staccare subito. Quello che si sta considerando è il discorso della pista. Nelle categorie giovanili l’aveva praticata, quest’anno invece l’aveva lasciata da parte con il cambio di categoria. Però ha partecipato agli europei U23 e ha fatto terzo nell’inseguimento individuale e hanno vinto quello a squadre. Ora si sta valutando di reinserirla e se questo va in porto, comincerà al Tour Down Under, in modo poi da partecipare alla Coppa del mondo in Australia.

Alla CRO Race, Tarling ha festeggiato la vittoria di Viviani
Alla CRO Race, Tarling ha festeggiato la vittoria di Viviani
Avendo l’obiettivo olimpico?

Le convocazioni non sono state ancora ufficializzate, però per il discorso delle quote limitate, avere corridori che fanno molte discipline può essere utile. Bisognerà solo valutare il suo livello rispetto agli altri. Per il resto, io ho sempre sostenuto l’utilità della pista anche in proiezione della strada. Lui si era un po’ allontanato, probabilmente ora si sente un po’ più a suo agio. E intanto la Federazione inglese osserva. Visto però che avevo ragione e valeva la pena seguirlo?

Viviani ha ancora fame: prima di Parigi, vuole il Giro

27.09.2023
7 min
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La vittoria è tornata un anno dopo. L’ultima volta per Elia Viviani era stata ugualmente alla CRO Race, sul traguardo di Zagabria nel 2022. Nel mezzo, una stagione da 55 giorni di corsa (più la pista), che hanno dipinto del veronese un ritratto di luci e ombre, a metà fra l’ambizione che resta alta e la necessità di incastrarsi in un programma che non sempre ha avuto la forma da lui desiderata.

Il 7 febbraio, le candeline sulla torta sono state 34 e per la prima volta Viviani ha festeggiato il compleanno da uomo sposato. Tutto nella sua storia di uomo e di atleta fa pensare a una dimensione ormai stabile, con il prossimo obiettivo olimpico al centro di una carriera che di medaglie olimpiche ne ha già due, accanto alle 88 vittorie su strada. Eppure la sensazione è che nei suoi occhi ci sia ancora l’inquietudine di chi ha altro da dimostrare.

Ieri a Sinj, prima tappa della CRO Race, Viviani ha vinto la prima del 2023. Non esultava dalla CRO Race 2022
Ieri alla CRO Race, Viviani ha vinto la prima del 2023. Non esultava dalla stessa corsa del 2022
Partiamo da ieri, che effetto fa vincere dopo un anno di digiuno? 

Quando vinci a settembre, un po’ di paura di passare l’anno a digiuno ti viene. Sapevo che era un buon periodo, perché guardando indietro dopo qualche anno sono tornato competitivo ad Amburgo e Plouay. Insomma, erano segnali sul fatto di essere in condizione e competitivo con gli altri. Questo era già un bel punto per me, con il programma di fine stagione che potrebbe permettermi di risollevare il bilancio. Adesso c’è il Croazia e mi hanno aggiunto il Gree-Tour of Guanxi, in Cina, perché evidentemente la squadra vede delle possibilità per me.

Neppure quest’anno hai corso un grande Giro: in qualche misura questo ha inciso sulle prestazioni e sui risultati?

Sono due anni che non ne faccio, un po’ conta. Al Giro, Cavendish ha dimostrato di aver saputo vincere una tappa e per giunta quella di Roma. Saltare una grande corsa a tappe ti fa mancare qualcosa a livello fisico, ma ti toglie anche delle belle occasioni, che i corridori con qualche anno di corsa nelle gambe riescono a cogliere. Le cose sono due. Può esserci un dominatore e allora le vince tutte lui. Oppure c’è il momento in cui le volate non sono più così caotiche e i corridoi che le fanno sono quei 4-5 che sono arrivati in fondo e quelle diventano occasioni per centrare vittorie prestigiose.

Ai mondiali hai detto di voler fare più corse in pista. Questo significa che nel 2024 la strada sarà in secondo piano?

Il punto di quello che ho detto al mondiale riguardava il fatto tattico. Mi sono reso conto che faccio tanti errori nelle prove di gruppo. E’ vero che con le gambe puoi raddrizzare un buon omnium nella corsa a punti finale. Però è vero che se lasci troppi punti per strada, puoi lottare per una medaglia arrivando da dietro. Oppure, come è successo a me quest’anno, magari non la prendi. Quindi non si tratta di un fatto di preparazione, perché ormai abbiamo un buon sistema per arrivare pronti alle gare. Invece devo correre per leggere meglio i movimenti, gli attacchi, questi aspetti qua.

Glasgow, mondiali pista. Viviani si avvia al bronzo dell’eliminazione: la bici gliela porta Bettiol
Glasgow, mondiali pista. Viviani si avvia al bronzo dell’eliminazione: la bici gliela porta Bettiol
Andranno bene le Sei Giorni?

No, in realtà. Le Sei Giorni danno la gamba, ma si fanno prove diverse. Devo correre degli omnium, per cui stiamo guardando qualche gara di Classe 1, come quella di Grenchen a dicembre. E poi probabilmente nell’anno olimpico, per me sarà meglio fare tutte le Coppe del mondo e le gare di livello per arrivare bene a Parigi. L’obiettivo è arrivare pronto per la stagione su strada e quella su pista, fra marzo e aprile.

Ti aspetta un inverno molto intenso?

Finendo tardi e con la previsione di cominciare presto, l’inverno passa veloce. Torno dalla Cina il 18 ottobre. Probabilmente ridurrò lo stacco, perché ho visto che con gli anni le quattro settimane cominciano a essere troppe da ricostruire. Per cui ne farò due senza far niente, ma già nella terza qualcosina riprenderò. Quindi sarà un inverno corto, mettiamola così.

Sfogliando l’album delle tue foto, ultimamente sono più quelle in maglia azzurra che in maglia Ineos: come mai?

La verità è che anche agli europei, c’è stato un gruppo che ha girato bene. Tra le nazionali di pista e strada riesco sempre a dare qualcosa in più, a trovare me stesso. Qualcuno dice anche che essere andato all’europeo mi ha permesso di vincere subito qua al Croazia. Forse è vero. Vestire la maglia azzurra è speciale e quando non si portano risultati, anche se hai corso bene come domenica, ci rimaniamo male anche noi. La maglia azzurra è sempre stata qualcosa di speciale per me, una seconda squadra. Quando ho bisogno di correre, come è successo al Matteotti, so che posso chiamare e loro sono pronti. Questo per me è una certezza.

Agli europei di Drenthe, per spiegazione di Bennati, Viviani ha corso come riferimento per Ganna
Agli europei di Drenthe, per spiegazione di Bennati, Viviani ha corso come riferimento per Ganna
Sei stato con Villa l’artefice del rilancio della pista, sei andato agli europei per supportare Ganna. ti senti un po’ il… papà del gruppo azzurro?

Un po’ sì. Ho visto ragazzi con cui durante la stagione non ho tanto a che fare, come Mozzato e Sobrero, che apprezzavano che io fossi lì. Abbiamo parlato tanto: della stagione, di qualche gara, di diversi aspetti. Non solo Pippo, che è come un fratello, ma anche gli altri. Mi ha fatto piacere vedere che erano contenti, che in quei tre giorni di ritiro hanno cercato di prendere qualcosa da me. E’ bello essere un punto di riferimento, far capire cosa vuol dire vestire la maglia azzurra ed essere tutti per uno. Perché comunque per essere convocato fai dei risultati, quindi è normale che l’ambizione personale ce l’abbiamo tutti. Eppure in quei giorni tutti devono essere a disposizione di uno o due. Ovvio che non sia facile, quindi è una cosa che mi rende orgoglioso.

I giovani ascoltano?

Non sono così rari quelli che lo fanno, ma non sono neanche tanti. Alcuni arrivano e sono loro a spiegarti come vanno le cose. Non ricevono molto, forse non gli interessa. Invece ci sono delle eccezioni e mi fa piacere vederle anche in squadra. Tarling ad esempio è uno di quelli curiosi, vuole imparare, è un bambinone. Ad altri non interessa.

Hai parlato delle tue ambizioni. Dopo gli anni d’oro alla Quick Step alla Cofidis non ha funzionato e sembra che tu le abbia riposte da qualche parte. Non vorresti più un Morkov a tirarti le volate?

Ho provato a prendere Morkov fino a pochi giorni fa, l’ambizione c’è assolutamente. La questione è che è tutta una catena. Vincere fa ritrovare confidenza a me, ma fa anche capire al team e ai corridori che sono con me che valgo ancora un aiuto. Vincere significa che so ancora fare il mio e questo porta ad aumentare gli obiettivi. Se il prossimo anno parto dall’Australia, dalla corsa di Cadel Evans che per me è sempre stata una bella gara, potrei già avere un cerchiolino rosso a inizio stagione. E da lì, è tutta una catena che ti porta a puntare più in alto. Come Amburgo…

Sui social, Viviani ha commentato il tanto tempo dall’ultima vittoria. Intanto è salito a quota 88
Sui social, Viviani ha commentato il tanto tempo dall’ultima vittoria. Intanto è salito a quota 88
Non ti ha stupito?

Per tanti è stata una sorpresa, ma non per me. Per me Amburgo era un obiettivo, così pure Plouay, che mi sono sempre piaciute. Plouay era un po’ proibitiva con 4.000 metri di dislivello, eppure sono arrivato nei dieci. E’ stato un segnale. Quindi le ambizioni ci sono e sono alte. Devo essere sicuro di avere un buon programma. Vorrei assolutamente essere al Giro d’Italia, per me è importante anche per Parigi. Prima delle Olimpiadi ho sempre fatto il Giro e so che è qualcosa in più a livello fisico. Ma non lo farei solo per Parigi, ma anche perché mi manca correre una corsa a tappe di tre settimane, sia fisicamente che come ambizione. Vincere al Giro sarebbe qualcosa di più speciale ancora.

Forse in questa nuova Ineos, che non si capisce quale mercato stia facendo, potrebbero aprirsi un po’ di spazi anche per il velocista al Giro, no?

Sicuramente la Ineos Grenadiers è in un momento di costruzione e il lavoro è incentrato sul cercare l’uomo che vince il Tour. L’obiettivo rimane quello di qualche anno fa, quindi andare al Tour con i migliori e provare a vincere. Riuscirci è una questione abbastanza complicata, per cui se si decide di andare in Francia con tutti i più forti, al Giro più che alla Vuelta ci sarà spazio per il velocista. In Spagna si va con il pieno di scalatori per correre ai ripari. Sì, sono convinto, il Giro per me sarebbe l’opportunità migliore.

Europei, una caduta di troppo ferma Ganna e Trentin

24.09.2023
4 min
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C’è amarezza nella voce di Daniele Bennati, che probabilmente sperava di festeggiare diversamente il compleanno. Il campionato europeo si è concluso davvero da poco e proprio quando sembrava che l’Italia fosse pronta per l’attacco decisivo, un’altra caduta ha tagliato fuori Ganna e Trentin. I due leader si sono ritrovati fuori e poi a inseguire, uno davanti e uno dietro, senza essere consapevoli di lavorare al reciproco sfinimento. L’assenza di radio porta anche a questo. Così se anche ci fosse stata una possibilità di rientrare sul gruppetto che davanti si è giocato la corsa, il destino ci ha impedito di farlo. Ma l’Italia questa volta c’era e ha fatto tutto quel che doveva per vincere il titolo continentale. Ha tenuto testa a Belgio e Danimarca, ma nulla ha potuto contro una banale caduta altrui.

Gli azzurri sono rimasti coperti nelle fasi iniziali, ma nel finale hanno rotto il gruppo: forcing feroce, il gruppo c’era
Gli azzurri sono rimasti coperti nelle fasi iniziali, ma nel finale hanno rotto il gruppo: forcing feroce, il gruppo c’era

Una gara (quasi) perfetta

Torniamo a casa con le pive nel sacco, come era già successo ai mondiali, solo che questa volta la componente della casualità è stata più incisiva della capacità di prestazione, che è parsa all’altezza delle squadre più forti. L’ennesima grande azione di Cattaneo che ha rotto il gruppo e poi la menata di Ganna hanno fatto vedere che i nostri sarebbero stati all’altezza del gran finale.

«Sarebbe stata una gara perfetta – dice con amarezza il toscano – se fossimo restati davanti senza incappare in troppi incidenti, troppe cadute. Purtroppo ancora una volta devo dire che per quello che abbiamo dato, per quello che i ragazzi hanno costruito, abbiamo raccolto veramente poco. Questa volta non abbiamo raccolto davvero nulla. E’ vero che il Belgio e la Danimarca hanno fatto la corsa nella prima parte, ma poi una volta che abbiamo deciso di rompere gli indugi, abbiamo fatto noi l’azione, come eravamo d’accordo sin da ieri sera con i ragazzi».

Troppe due cadute

Strade strette, gara nervosa. I nostri sono abituati alle corse del Nord, ma quando si è entrati nel circuito, gli angoli delle curve erano da piega col ginocchio a terra. E proprio all’uscita di una di queste, è avvenuto il fattaccio che ha tagliato fuori i nostri leader. La caduta maldestra del tedesco Heiduk ha spaccato il gruppo di testa. E se già Ganna era… sopravvissuto alla prima caduta, questa volta la ripartenza non è stata così immediata.

«La prima aduta di Pippo e quella di Pasqualon – riprende Bennati con lucidità – ci hanno un po’ destabilizzato. Però Pippo non ha non ha subito grosse conseguenze, sembrava stare molto bene. La seconda caduta invece ha determinato l’attacco dei dieci che si sono giocati il campionato europeo. L’attacco non è avvenuto di forza, ma proprio perché quando erano rimasti in 20-25, la caduta ha rotto il gruppo e nella seconda parte si sono ritrovati sia Pippo sia Trentin. Ed è svanito tutto.

«Dietro abbiamo cercato di inseguire. Chiaramente senza radioline a un certo punto davanti tiravano, mentre Pippo stava cercando di rientrare, ma non è facile comunicare con i ragazzi quand’è così. E la corsa è andata. Purtroppo è normale che ci siano cadute in un circuito così, soprattutto quando ti giochi una maglia di campione europeo. I ragazzi sono abituati a correre con il famoso coltello tra i denti. E quando poi quel ragazzo è andato fuoristrada, ha tirato giù anche i nostri. Ci si può fare poco…».

Dopo l’arrivo, Ganna con il massaggiatore Santerini: il piemontese porta sulla schiena i segni della caduta
Dopo l’arrivo, Ganna con il massaggiatore Santerini: il piemontese porta sulla schiena i segni della caduta

Ganna rassegnato

Le parole di Ganna dopo l’arrivo sono concilianti, come di chi ha avuto il tempo prima di rendersi conto di avere davvero delle grandi gambe e poi di rassegnarsi chilometro dopo chilometro quando, aiutato prima da Mattia Cattaneo e poi da Arnaud Demare, ha capito che non sarebbe mai riuscito a rientrare.

«Abbiamo avuto un po’ di sfortuna nella prima caduta – dice il piemontese – in cui siamo rimasti coinvolti più corridori. Abbiamo avuto i compagni di squadra per rientrare e abbiamo preso bene il circuito. Eravamo pronti per fare una bella prova, quando purtroppo c’è stata la sfortuna della seconda caduta, quando eravamo usciti a portar via il gruppo giusto. Però ci possiamo rifare al più presto, adesso cerchiamo di recuperare…».

Ganna e le volate a 110 pedalate: cosa dicono Cioni e Villa?

23.09.2023
6 min
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L’Italia a Drenthe con Ganna capitano: Bennati ne è convinto e il test piace molto anche a noi e a quanti hanno visto in Filippo un atleta di grandezza assoluta. Non solo il cronoman e il grande inseguitore, ma anche lo stradista con il coltello fra i denti. Lo hanno dimostrato le tappe vinte al Giro, l’ultima Sanremo, un paio di giornate di montagna alla Vuelta e le volate in cui il piemontese si è dilettato nelle ultime settimane.

Domani si corrono gli europei e in attesa del riscontro della strada, abbiamo interpellato i due tecnici che probabilmente meglio lo conoscono e ne sono i riferimenti in ogni sfida che Ganna decida di affrontare: Dario Cioni e Marco Villa, l’allenatore di casa Ineos Grenadiers e il tecnico della pista. I due lavorano spesso insieme (in apertura, la serata di Grenchen subito dopo il record dell’Ora): se la benedizione arriva da loro, allora bisogna assolutamente crederci.

Due secondi posti alla Vuelta in pochi giorni. Il primo a Iscar, battuto da Alberto Dainese
Due secondi posti alla Vuelta in pochi giorni. Il primo a Iscar, battuto da Alberto Dainese

Un atleta in divenire

Cioni del cambiamento di Ganna è stupito relativamente, nel senso che l’ha visto crescere di mese in mese e sono tanti gli episodi attraverso cui si poteva intuire il cambio di status del gigante piemontese.

«Secondo me – dice Cioni – questa evoluzione fa parte del progresso totale del corridore, che viene per gradi. In Vallonia, Pippo aveva già vinto una volata su un bel gruppone. C’era la strettoia e uscire bene dalla curva ti permetteva di mettere tutti in fila indiana. Solo i primi tre o quattro potevano giocarsi la vittoria, agli altri restava il piazzamento. Poi c’è stata la Sanremo, in cui è arrivato secondo battendo Van Aert e Pogacar in un testa a testa. Non l’hanno certamente lasciato andare. Prima c’era stata una tappa in Algarve, in cui ha fatto un volatone pazzesco e non ha vinto solo perché Magnus Cort gli era scappato. Probabilmente sta prendendo consapevolezza dei suoi mezzi. Poi chiaramente le volate in un grande Giro sono diverse da quelle in corse più brevi, dove il velocista ha più esplosività e ce ne sono quindici che possono vincere».

Nella tappa di Tavira all’Algarve 2023, Ganna vince la volata di gruppo alle spalle di Cort che ha anticipato
Nella tappa di Tavira all’Algarve 2023, Ganna vince la volata di gruppo alle spalle di Cort che ha anticipato
La pista ci ha messo lo zampino?

Nell’ultima tappa della Vuelta mi risultano 110 rpm di media nella parte finale, con un picco di 116. Al giorno d’oggi, con le velocità che fanno, si finiscono i rapporti. Fanno volate molto veloci e sicuramente Filippo ci riesce anche grazie al lavoro che ha fatto in pista, che lo abitua a esprimere alte potenze con un numero elevato di pedalate. Se avesse fatto solo strada, forse non riuscirebbe. Fino a 100 pedalate lo stradista riesce a spingere, poi perde potenza. Invece avendo nelle gambe l’attività su pista, una delle doti che acquisisci è la capacità di continuare a spingere anche quando finisce il rapporto, nel senso che riesci a farlo con una frequenza più alta rispetto ad altri.

Dopo averlo visto in salita, qualcuno ha immaginato per lui un futuro alla Van Aert.

Pippo è un corridore a sé, quindi può fare azioni simili a quelle di Van Aert, però le fa a modo suo e con la sua personalità. Non vedo perché in futuro non possa puntare a obiettivi simili, ambire a un certo tipo di corse dove adesso Van Aert e Van der Poel fanno il bello e il cattivo tempo. Il lavoro su questo aspetto era già stato iniziato nell’ultimo inverno, tenendo un po’ più di palestra anche durante la stagione. Ovviamente ora è un po’ più pesante di com’era l’anno prima, però questo non è andato a discapito del rendimento. Anzi, gli ha dato più forza nella crono. E alla Vuelta ha dimostrato di essere competitivo, ragione per cui Bennati lo ha portato in Olanda».

L’ultimo piazzamento della Vuelta arriva nell’ultima tappa, anticipato da Kaden Groves
L’ultimo piazzamento della Vuelta arriva nell’ultima tappa, anticipato da Kaden Groves

Il finale di Tokyo

Marco Villa è in sintonia e delle volate di Ganna non si stupisce. Per far capire che cosa significhi sfidare uno così nello sforzo breve ed esplosivo, tira fuori uno dei ricordi più entusiasmanti degli ultimi tre anni.

«La punta di velocità ce l’ha – sorride il tecnico azzurro – non so se Milan, oppure Consonni e Lamon lo ricordano negli ultimi giri del quartetto a Tokyo. La tirata di Pippo dopo 3,250 chilometri è stata di 750 metri e non so se lo stesso Milan, che è veloce, l’avrebbe passato in una ipotetica volata. E’ stato bravo a stagli a ruota, come è stato bravo Simone e sono tutti e due velocisti…». 

Quindi non ti stupisce che si butti nelle volate?

Ho sempre detto che se uno così all’ultimo chilometro prende 10 metri, poi devono andare a pigliarlo. In questi anni è migliorato molto nel guidare la bici e si vede. L’ultima crono della Vuelta è stata uno spettacolo. Passava a destra e a sinistra, dipingeva. Le volate invece ha iniziato a tirarle e probabilmente adesso ha preso fiducia. Anche perché è veloce e quella punta ce l’hanno in pochi.

Gli ultimi 750 metri alle Olimpiadi di Tokyo fanno capire la potenza e la velocità di gambe di Ganna
Gli ultimi 750 metri alle Olimpiadi di Tokyo fanno capire la potenza e la velocità di gambe di Ganna
Ma non è un velocista, giusto?

Non è esplosivo come uno puro, però abbiamo visto che se parte al momento giusto, è dura saltarlo. L’ultima tappa della Vuelta l’ha persa perché è partito un po’ lungo e non è stato scaltro nel tenere la ruota di Kaden Groves. Nel contesto di un grande Giro giorno dopo giorno conta la gamba, in compenso però Ganna ha una grande punta di velocità con cui diventa anche velocista. Penso a una classica di 200 e passa chilometri, dove la sua punta di velocità avvicina quella di un velocista, che però dopo tutti quei chilometri fa meno male.

Si può ancora pensare a Ganna come a un atleta in evoluzione?

Sta migliorando ancora, non è un atleta definito. Sta diventando un corridore fortissimo in tutte le caratteristiche. Anche se ha vinto Evenepoel, Ganna nella crono di Glasgow ha fatto i migliori wattaggi di sempre e ha perso secondo me perché quel giorno c’era vento forte e lui è stato svantaggiato rispetto a Remco che invece è piccolino. A parità di caratteristiche, Pippo poteva avere meno… paracadute.

Ai mondiali crono, Ganna ha fatto i valori migliori, ma ha perso per il vento: notare l’erba alle sue spalle
Ai mondiali crono, Ganna ha fatto i valori migliori, ma ha perso per il vento: notare l’erba alle sue spalle

Quartetto e basta

La curiosità con cui salutiamo Villa è se, visto questo status così brillante del Ganna più recente, in chiave olimpica non valga la pena di giocarlo in pista anche nelle specialità di gruppo. Ma qui Villa alza il piede dal gas. Non saprebbe come chiedere alla squadra di allungare la permanenza di Filippo in pista e tutto sommato va bene così. In primis, perché Ganna non ha i 250 punti per correre le Olimpiadi della madison e per farli dovrebbe girare in cerca di gare. E poi perché Parigi in pista sarà soprattutto per il quartetto. E a ben vedere, non è proprio un obiettivo di poco conto.

L’Italia a Drenthe con Ganna capitano e Trentin in agguato

21.09.2023
5 min
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Ganna, Affini, Trentin, Viviani, Mozzato, Pasqualon, Sobrero, Cattaneo. Questi gli azzurri di Bennati per gli europei di Drenthe, con gli ultimi due che ieri hanno corso la crono individuale e nel pomeriggio di oggi correranno il Team Mixed Relay con l’aggiunta di Affini (Guazzini, Longo Borghini e Cecchini fra le donne). Per il resto, la spedizione azzurra in Olanda ruoterà attorno a Filippo Ganna e semmai a Trentin, qualora la corsa si rompesse in modo imprevedibile.

Il cittì aretino ne è piuttosto sicuro e lo conferma in questa chiacchierata svolta alla vigilia della partenza degli azzurri, ragionando di uomini e del percorso che in apparenza dice poco, ma propone le sei scalate al Col du Vam, che non si può mai sapere…

Bennati certo: se il percorso di Drenthe fosse davvero veloce, avrebbe puntato su Dainese
Bennati certo: se il percorso di Drenthe fosse davvero veloce, avrebbe puntato su Dainese
Ti ha convinto il Ganna che si è buttato nelle volate della Vuelta o quello del Wallonie?

Diciamo che se in questo europeo si dovesse arrivare in volata, non sarà come gli sprint che Ganna ha fatto alla Vuelta. Però si può dire che quelli sono stati propedeutici in termini di preparazione. Non sarà una volata classica, anche perché se avessi pensato a un finale del genere, avrei portato un velocista puro come Alberto Dainese.

C’è Viviani, no?

La presenza di Elia potrebbe far pensare che possa essere un’alternativa. In realtà, l’idea che mi sono fatto io è che in questa occasione la sua convocazione sia più orientata a un discorso di squadra, di armonia del gruppo, perché tutto giri nel migliore dei modi attorno a Pippo. Sappiamo benissimo che uno dei motivi per cui Elia è tornato alla Ineos è proprio il suo rapporto speciale con Ganna, per cui in questo europeo avrà il compito di fare il regista, l’uomo squadra.

Viviani sarà il regista in corsa e con Pasqualon sarà il punto di appoggio di Ganna
Viviani sarà il regista in corsa e con Pasqualon sarà il punto di appoggio di Ganna
Questo fa sì che Trentin potrà correre più liberamente?

Di sicuro avere accanto Viviani gli toglie questo ruolo, per cui Matteo potrà concentrarsi esclusivamente per il finale. Quindi certamente avrà più libertà.

Ti aspettavi un Ganna così brillante, al punto da costruirgli attorno a squadra per gli europei?

Sì, assolutamente. Ne abbiamo parlato tante volte, io sono sempre stato convinto che su strada possa fare grandi cose. Non lo dico io, l’ha dimostrato alla Sanremo facendo una prova veramente superlativa. Poi ad agosto è riuscito anche a vincere una volata al Wallonie. Ha dimostrato più volte che lo spunto veloce non gli manca, ma è chiaro che non è un velocista. Ha però una progressione così potente, che in una corsa impegnativa può diventare molto veloce.

Trentin non sarà più regista in corsa e nel finale potrà giocare le sue carte
Trentin non sarà più regista in corsa e nel finale potrà giocare le sue carte
Pensi che l’europeo verrà duro?

Se guardiamo l’altimetria, fa quasi ridere. Però con questo Col du Vam fatto per sei volte con strade molto strette, in un ciclismo in cui si va sempre a tutta dal chilometro zero fino all’arrivo, non mi aspetto una gara di attendismo. Quindi considerando che il chilometraggio non è proibitivo, si correrà da subito sicuramente pancia a terra e non credo che corridori come Van Aert, De Lie e anche Pedersen avranno paura ad aprire la corsa da lontano.

Anche i nostri sono veloci, ma anche capaci di entrare nelle azioni che dovessero crearsi…

Diciamo che la squadra l’ho costruita anche in base a questo. E’ una squadra che ha esperienza. Mozzato è il più giovane, ieri ha corso l’Omloop van het Houtland. E’ abituato a correre in Belgio, è abituato a limare, quindi non ha paura di stare davanti e si integra molto bene con gli altri. Sobrero ha fatto la Vuelta e come lui anche Cattaneo, per questo hanno fatto la crono. Soprattutto è gente che non ha paura di prendere aria e sanno limare molto bene.

Cattaneo, come pure Sobrero, esce dalla Vuelta e ieri entrambi hanno corso la crono. Cattaneo 5° a 1’13” da Tarling, Sobrero 20° a 2’14”
Cattaneo, come pure Sobrero, esce dalla Vuelta e ieri entrambi hanno corso la crono. Cattaneo 5° a 1’13” da Tarling, Sobrero 20° a 2’14”
Nella tua testa, casomai si arrivasse in volata vedi tutti per Ganna?

Bisogna sicuramente valutare in base a che tipo di gara verrà fuori. Sicuramente in un arrivo del genere, con la condizione che ha, Filippo può starci molto bene. Parliamoci chiaro, è difficile fare un treno perché le strade sono strette. Quindi la nostra forza deve essere sicuramente la superiorità numerica. Resto convinto che sia un arrivo di tante gambe e alla fine saranno quelle a decidere.

Il treno è difficile, ma Viviani può tirare la volata a Ganna?

Sarebbe auspicabile, però deve arrivare in fondo a farlo. Più che tirargliela, la cosa più importante è l’approccio alla volata. Bisogna entrare veramente nelle primissime posizioni. E poi non è detto che si chiuda in volata. Potremmo addirittura provare a fare un’azione con Matteo e Filippo, quindi davvero saranno le gambe a dettare la legge.

Avete già pedalato sul percorso?

Lo faremo venerdì tra la gara degli under 23 e quella delle U23 donne del pomeriggio. Prima di allora c’è poco altro da dire.