Under 23 in ricognizione. E dietro la curva sfreccia Baroncini

23.09.2021
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Nella ricognizione di stamattina ad un tratto è sfrecciato dietro ad una curva Filippo Baroncini. Di preciso era l’ampio tornante dell’ultimo strappo nel circuito di Leuven e il corridore della Colpack-Ballan ci era arrivato un po’ lungo. Tanto che aveva lanciato un “gridolino” a metà curva, in piena piega. Qualche minuto dopo sono passati gli altri ragazzi.

Strappi brevi ma duri

«Eh, non me l’aspettavo una curva così – ci racconta Baroncini a meno di 24 ore dalla sua prova – Ero al primo passaggio in assoluto su questo circuito. E cosa dire: è un bel percorso. Su carta non sembra duro, ma alla fine verrà fuori una corsa tosta, tirata e con tanta selezione. Una selezione che si farà soprattuto nel circuito più grande, quello fuori Leuven. Lì gli strappi non sono troppo lunghi, ma duri, duri. E le differenze si faranno soprattutto sul falsopiano a seguire».

Baroncini parla di strappi, ma lo incalziamo dicendogli che sì sono duri, ma forse sono sin troppo brevi. A parte quello tipico della Freccia del Brabante, che tra l’altro è anche in pavé, poi difficilmente si supera il centinaio di metri di lunghezza.

«Per me però, per la nostra categoria almeno, faranno selezione e nel finale si faranno sentire. Per esempio quello ai meno 6 chilometri dall’arrivo in città non è facile, certo non è super ripido ma potrebbe decidere la corsa. Quello è uno dei pochi punti in cui togli il 53. Lì, sullo strappo dritto, il più tosto, nel circuito Flanders e nello strappo più lungo in pavé (quello del Brabante, ndr)».

«Io credo sia importante essere davanti, perché tante volte si passa dalla strada larga a quella stretta. La differenza la fai soprattutto nell’uscita dalle curve, che sono tante: se sei intorno alla decima posizione okay, ma se ti ritrovi 30°-40° poi diventa dura».

Nella crono iridata dell’altro giorno Baroncini è arrivato al nono posto a 57″ dal vincitore
Nella crono iridata dell’altro giorno Baroncini è arrivato al nono posto a 57″ dal vincitore

Condizione al top

«Come mi sento? Molto bene. E’ la miglior condizione di quest’anno di sicuro. L’altro giorno nella crono ho fatto registrare i miei record di potenza in assoluto e non a caso ho fatto nono. L’aver corso con i grandi come alla Sabatini mi ha dato quel pizzico di sicurezza in più».

Baroncini infatti con la maglia azzurra ha disputato la Coppa Sabatini e lì ha chiuso al quarto posto, ma tenendo fino all’ultimo le ruote di gente come Valgren e Colbrelli.

Intanto lui si dice tranquillissimo. E’ sereno e come impone il “manuale del buon corridore” sta vivendo questa vigilia riposandosi “gambe all’aria” in hotel. Dove divide la camera con Marco Frigo.

Frigo (a sinistra) e Baroncini (a destra) in camera con le gambe all’aria… dopo la ricognizione di stamattina
Frigo (a sinistra) e Baroncini (a destra) in camera con le gambe all’aria… dopo la ricognizione di stamattina

Tanto lavoro

Quando un corridore arriva al top nel momento clou significa che ha lavorato bene e che anche mentalmente può stare, meritatamente, sereno. E Filippo sa bene di aver fatto il suo.

«Quest’anno ho corso davvero tanto. Giro U23, Avenir, poi il ritiro al Sestriere, il Giro del Friuli… per allenarsi c’è poco tempo. Ma soprattutto prima del Giro e dell’Avenir ho fatto molti allenamenti a sfinimento, di quelli massimali che ti distruggono sul piano fisico, ma ti tranquillizzano mentalmente. E sei fiero di averli fatti».

Baroncini, la crono è il lancio perfetto per la strada

20.09.2021
3 min
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La legge del gigante danese si è abbattuta anche sulle strade che da Knokke-Heist portavano i cronoman under 23 verso Bruges. Johan Price-Pejtersen, già campione europeo a Trento, è piombato sul traguardo come un falco, precedendo di 10 secondi l’australiano Plapp e di 11 il belga Vermeersch. Miglior italiano, Filippo Baroncini, atleta del Team Colpack, nono a 57 secondi.

«Mi piacciono le crono lunghe – ha detto – non vado un granché con gli sforzi anaerobici dei prologhi. Stamattina abbiamo valutato le condizioni del vento e quando abbiamo capito che era contrario attorno al secondo intermedio, abbiamo valutato di arrivare a quel punto senza spendere troppo. E poi di aprire il gas, per guadagnare dove gli altri presumibilmente avrebbero perduto. Ed è andata bene».

Vigilia dolorosa

Un metro e 97 per 77 chili, il piano è riuscito alla perfezione, anche se nell’esultanza davanti al pullman della nazionale, si leggevano ancora i segni della sciagura dei giorni scorsi. Per i danesi, il mondiale è iniziato con la brutta notizia della morte di Chris Anker Sorensen, ex professionista e successivamente opinionista televisivo, investito proprio qui in Belgio mentre era in bici.

Riscaldamento sui rulli per Frigo, 33° all’arrivo
Riscaldamento sui rulli per Frigo, 33° all’arrivo

«Non lo conoscevo personalmente – dice il fresco iridato – ma in Danimarca era molto conosciuto. Un po’ per la sua carriera di atleta, ma anche per le interviste che era capace di fare nella sua carriera dopo le corse. E’ stato capace di ispirare tanti ragazzi, raccontando il bello della vita dei pro’. Per noi tutti si tratta di una grande perdita».

Passione crono

E mentre lui si racconta, al bus degli azzurri, c’è Filippo Baroncini appena salito sui rulli per smaltire la fatica e un pizzico di delusione.

Alla partenza Baroncini era molto fiducioso
Alla partenza Baroncini era molto fiducioso

«Speravo in una top 5 – dice – ma mi sono reso conto di quanto siano più forti di me al momento i migliori del mondo. E’ stato il primo confronto a un livello così alto. In Italia posso vincere delle crono, qui non ancora. Però posso lavorarci, curare i dettagli. Mi piace tutto quello che c’è attorno alla cronometro. Prepararla, la fatica che serve per raggiungere la condizione. Qui ho dato tutto, meglio di così non riuscivo a fare, ma la condizione è veramente ottima, mi sento meglio di quanto stessi alla Coppa Sabatini».

Quarto a Peccioli

Quel risultato forse è passato inosservato, ma non a tutti. Nel giorno in cui Valgren ha anticipato Colbrelli, costringendolo a rimandare al Memorial Pantani la prima vittoria in maglia di campione europeo, Baroncini si è piazzato al quarto posto, subito dietro Burgaudeau e a 9 secondi dal vincitore.

Price-Pejtersen ha bissato in Belgio la vittoria degli europei a Trento
Price-Pejtersen ha bissato in Belgio la vittoria degli europei a Trento

«Per questo – annuisce salendo sui rulli per defaticare un po’ – ho molta fiducia per la prova su strada. Nei prossimi giorni tirerò un po’ il fiato e poi penso che un allenamento un po’ tosto dovrò farlo. E visto che so come sono fatto, penso che mi converrà farlo giovedì, il giorno prima della corsa, quando vedremo il percorso. Non ci sono mai stato, me l’ha raccontato un po’ Frigo che corre in Olanda ed è andato a vederlo. Ma ho sensazioni bellissime, speriamo di riuscire a concretizzarle».

EDITORIALE / Perché Tiberi non ha corso la crono under 23?

20.09.2021
4 min
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Ai mondiali di Harrogate, facendosi notare per un rocambolesco cambio di bici nei primi metri di corsa, Antonio Tiberi portò a casa l’oro della crono juniores. Un grande risultato che faceva immaginare un futuro radioso sia per la sua carriera di club, sia ovviamente in nazionale. Uno che vince l’oro da junior te lo aspetti in azzurro anche da under 23. Ti aspetti che i tecnici federali se lo contendano, lo seguano, lo mettano al centro di un progetto che lo porterà negli anni successivi a giocarsi il titolo fra i grandi.

Il 2020 è stato l’anno balordo che tutti ricordiamo, per cui gli under 23 non hanno avuto vetrine internazionali. Quest’anno qualche segnale fra i grandi Tiberi lo ha lanciato e giusto la scorsa settimana ha centrato un nono posto nella cronometro dello Skoda Tour of Luxembourg. E allora perché non è stato convocato per i mondiali under 23 della crono in Belgio? Perché non è stato organizzato per lui un piano di avvicinamento alle sfide di Bruges? E perché, volendo ampliare l’angolazione, non è stato portato al Tour de l’Avenir? 

Prima del via, Baroncini parlava di bici con Irizar e De Kort della Trek: l’anno prossimo sarà ai mondiali della crono?
Prima del via, Baroncini parlava di bici con Irizar e De Kort della Trek: l’anno prossimo sarà ai mondiali della crono?

Nessuna regola

L’Unione ciclistica internazionale non ha regole che impediscano agli atleti WorldTour di essere convocati, vige pertanto una sorta di blocco tutto italiano, per cui si preferisce puntare sugli atleti delle continental e delle squadre di dilettanti, aprendo al massimo la porta a quelli che provengono dalle professional, come confermano le ripetute convocazioni di Zana. Filosofia rispettabile, ma non condivisibile. Tiberi non avrebbe il diritto (sportivo) di continuare a crescere nella specialità con la quale ha reso grande il suo Paese? E non avrebbe lo stesso diritto Filippo Baroncini, che giusto oggi ha ottenuto il nono posto fra gli under 23, anche se dal prossimo anno sarà anche lui alla Trek-Segafredo?

Struttura unica

Per ammissione di Roberto Amadio, responsabile delle nazionali, con la sua organizzazione sportiva l’Italia rappresenta un’eccezione. E questo, ad avviso di chi scrive, rischia di penalizzare i nostri atleti se la Federazione per prima non deciderà di recitare nuovamente un ruolo da protagonista. Il punto forse è fare chiarezza su quale debba essere l’atteggiamento delle nazionali giovanili in questo Paese, culla del ciclismo e capace allo stesso tempo di aggrovigliarsi su se stesso, perdendo occasioni d’oro.

Come abbiamo già visto analizzando la situazione degli juniores, il tecnico federale fa il selezionatore e sta ai direttori sportivi preparare gli atleti. Un cambiamento introdotto quando il Centro Studi distribuì in giro la preziosa qualifica e ritenne che la Federazione potesse lavarsi le mani della preparazione degli atleti di interesse azzurro. I direttori sportivi sarebbero stati in grado, si disse, di gestire la preparazione dei ragazzi. Solo che, senza il filtro e la vigilanza federale, alcuni lo hanno fatto con l’ottica di farli crescere e altri avendo come unica stella polare il risultato.

Tiberi ha vinto il mondiale della crono nel 2019 nello Yorkshire. Qui con il tecnico De Candido
Tiberi ha vinto il mondiale della crono nel 2019 nello Yorkshire. Qui con il tecnico De Candido

Dubbio under 23

Che cosa si deve fare fra gli under 23? L’atleta che conquista un titolo mondiale va considerato un capitale dell’intero movimento nazionale e come tale gestito a quattro mani, fra il club e la Federazione? Oppure si volta la pagina e ci si lascia alle spalle la preziosa occasione di farlo crescere perché un domani porti a casa altre medaglie? Basterebbe semplicemente dirsi chiaramente quali siano gli obiettivi e attenersi alla normativa internazionale. Tutto il resto complica le cose e non rende giustizia ai corridori. Affrontare un mondiale contro i pari età è il solo modo per crescere ed è la chiave grazie alla quale la Federazione può monitorare gli step di crescita dei suoi atleti. Limitarsi a selezionarli, avendo identiche possibilità di vincere o perdere, non è gratificante per nessuno. Un tecnico federale dovrebbe avere il diritto, la possibilità e soprattutto la voglia di fare di più.

Baroncini e Ayuso litigano e Nys se la gode

11.09.2021
5 min
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Si gioca tutto nella doppia curva finale, che è come quella in cima a via Santa Caterina, prima di piazza del Campo alla Strade Bianche. Il gruppetto dei sei al comando del campionato europeo under 23 non perde un colpo. Prima ha provato Zana, che un po’ ha spiazzato Baroncini. Poi si sono preparati per la volata. Baroncini contro Ayuso, quasi un anno insieme al Team Colpack. In scia c’è un belga, si chiama Nys…

Sin dai primi Giri, la Spagna forza il ritmo sulla salita di Povo
Sin dai primi Giri, la Spagna forza il ritmo sulla salita di Povo

Volata fratricida

I due si guardano. Si danno spallate. Si conoscono, devono solo convincersi di essere avversari. Ma è chiaro che abbiano occhi l’uno per l’altro e non si siano accorti che Thibau Nys dalle retrovie si sta lanciando per la più classica delle rimonte. Fra i due litiganti gode lui, uomo del cross, figlio di Sven, portento del fango.

«Non credo che tutti sapessero quanto sono veloce – sorride il belga, fresco campione europeo – mentre io ho dovuto faticare per stare con loro in salita. La sola cosa di cui ero certo, è che se fossi arrivato davanti con il gruppo di testa, con il mio sprint avrei potuto giocarmi una medaglia. Il finale è tecnico e sarebbe pericoloso in un gruppo numeroso, ma affrontarlo in sei è stato perfetto».

E’ Garofoli nell’ultima giro a suonare la carica: il marchigiano dà tutto
E’ Garofoli nell’ultima giro a suonare la carica: il marchigiano dà tutto

L’ultima curva

Baroncini ha l’argento al collo e più parla e più capisce che Nys li ha proprio messi nel sacco. E un po’ sorride, perché comunque di più non poteva fare e il secondo posto era tutto fuorché scontato.

«Sono uscito per primo dall’ultima curva – dice – era una cosa fondamentale. Ma lui è stato più veloce e non me lo aspettavo. Ero più concentrato su Ayuso, abbiamo fatto a spallate per 300 metri. Ho fatto il possibile per la squadra e ci riproveremo al mondiale. Pensavo che Zana mi tirasse la volata, ma ha fatto bene a provare. Certi colpi di mano sono quelli che spesso danno risultato. Quanto a Nys, è rientrato dalle retrovie ed è stato fortunato a prendere il momento giusto».

Ultimo giro, Zana sta per uscire dal gruppo, mettendo il belga in fuga nel mirino
Ultimo giro, Zana sta per uscire dal gruppo, mettendo il belga in fuga nel mirino

Amico Ayuso

Ayuso, l’altro caduto nel tranello di sottovalutare Nys, la vive con apparente leggerezza. Alle interviste se la cava super bene con l’inglese, confermando che frequentare la scuola americana stia dando ottimi risultati.

«Nell’ultima curva – ride – fra Baroncini e me non si sa quante gomitate ci siamo dati. Ma è un amico e se proprio doveva vincere un altro, avrei voluto che fosse lui. Non ero al massimo dopo la caduta del Tour de l’Avenir, ma ho imparato che quando non sei al 100 per cento, devi dare il 100 per cento. Ma oggi non potevo fare di più. E quando Nys è partito, è arrivato così forte che ho potuto farci poco. Mi ha passato con 10 chilometri all’ora di più. Perciò ora andrò al Giro del Lussemburgo con la squadra (UAE Team Emirates, ndr) e poi al mondiale under 23. Ho tanta strada da fare, sempre con l’idea di vincere un giorno un grande Giro. Del resto, sono cresciuto guardando il Tour in televisione».

Thinay Nys è il nuovo campione europeo, l’emozione è grande
Thinay Nys è il nuovo campione europeo, l’emozione è grande

Il colpo di Zana

L’ultima parola la regaliamo a Zana, per aver chiuso nell’ultimo giro sull’attacco del belga Van Eetvelt, poi per aver provato l’allungo nel finale, quando il gruppetto dei sei ha iniziato a guardarsi.

«Pensavamo che venisse una corsa dura – dice il corridore della Bardiani – ma non così tanto, con la Spagna che ha fatto avvero da subito il forcing. Però negli ultimi giri abbiamo attaccato e siamo stati protagonisti anche noi. Ho provato a chiudere quel buco e ne è venuta fuori una buona selezione. Non abbiamo vinto, ma questa medaglia ci dà tanto morale per il mondiale. Quanto al mio allungo finale, non ho parlato con Baroncini, ma volevo che tirassero un po’ gli altri. Le corse possono andare bene o male, a noi oggi è andata benino…».

Sul podio, Nys fra BAroncini e Ayuso che in volata lo hanno sottovalutato
Sul podio, Nys fra BAroncini e Ayuso che in volata lo hanno sottovalutato

Una squadra unita

Adesso tocca alle donne elite, gli under 23 riguadagnano il pullman con il sorriso a metà. Hanno fatto tutti il possibile, compreso Benedetti che a un certo punto se ne è andato da solo. Soprattutto hanno corso da squadra, dato che hanno avuto tempo per unirsi al Tour de l’Avenir e prima ancora nel ritiro di Sestriere. Quello che è mancato ieri agli juniores, selezionati come una volta nell’ultima settimana, mescolati frettolosamente alla fine e poi gettati nella mischia.

Amadori Colnaghi 2021

Europei under 23, le complicate scelte di Amadori

02.09.2021
4 min
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Dal 9 al 12 settembre, a Trento, si correranno i campionati europei di ciclismo su strada. Perciò, dopo aver sentito Cassani per quanto riguarda i professionisti, parlando con Marino Amadori, cittì della nazionale per la categoria under 23, cerchiamo di sviscerare il percorso e le possibili opzioni tattiche e tecniche che offre. Una preparazione partita da lontano e vissuta tutti insieme, da prima ancora del Tour de l’Avenir. In un ritiro a Sestriere concluso ieri (mercoledì 1° settembre), tutti insieme, da vera squadra, perché gli appuntamenti importanti li si prepara e li e li si vive accanto ai compagni di avventura.

Lo abbiamo visto con la nazionale di Mancini, che ha vinto Euro 2020, quanto sia importante il gruppo e creare un legame tra gli atleti così da lottare ancor di più l’uno per l’altro.

Ecco l’altimetria del circuito cittadino che gli U23 dovrammo percorrere per 10 volte
Ecco l’altimetria del circuito cittadino che gli U23 dovrammo percorrere per 10 volte
Buongiorno Marino, iniziamo dal percorso

Sarà una corsa breve, come solito nelle gare UEC (Union Eropéenne de Cyclisme, ndr). Un circuito di 13,7 chilometri da ripetere 10 volte, la distanza non è proibitiva ma non dà respiro. Nel mezzo del circuito c’è la salita di Povo, 3,6 chilometri divisa in due fasi. Una prima più pedalabile, poi un falso piano di circa un chilometro porta al tratto più duro con pendenze anche all’8 per cento.

Quali insidie nasconde?

E’ vietato distrarsi, la salita a metà è particolare, mentre la parte cittadina è molto tecnica, non si potrà far uscire una fuga numerosa: già 4-5 corridori sarebbero troppi. Bisognerà correre in testa al gruppo, per tutta la gara, vista anche la lunghezza del percorso e per questo la scelta dei corridori è fondamentale.

Zana tappa Pace 2021
Dopo buone prove tra i pro’ e un grande Avenir, Zana ora punta dritto sugli europei
Zana tappa Pace 2021
La vittoria nella seconda tappa di Zana, decisiva per la classifica finale
A proposito, hai già delle idee?

Ho portato 10 corridori con me al ritiro sul Sestriere, dopo il Tour del’Avenir. Dovrò selezionarne 6, non è mai un compito semplice, è la parte più dura del mio lavoro. Non è facile escludere un ragazzo che ha delle ambizioni e dei sogni, ma come dico spesso loro: «In questa categoria siete solamente di passaggio, il vostro futuro è nei professionisti, qui fate qualche esperienza ma è ìl che vi affermerete». 

Hai dei nomi di cui sei certo?

Baroncini, Colnaghi (in apertura con il tecnico azzurro, nella foto Scanferla) e Zana correranno quasi sicuramente, gli altri tre li deciderò guardando anche le prossime corse.

Ayuso sembra meno brillante che ad inizio stagione, ma sarà osservato speciale
Ayuso sembra meno brillante che ad inizio stagione, ma sarà osservato speciale
Gli avversari? Hai qualcuno da tener d’occhio?

Siamo all’Europeo, tutti sono pericolosi, come detto non potremo neanche far andare via la fuga numerosa. Su tutte, le nazioni da marcare saranno Spagna, Norvegia, Olanda e Belgio. Ayuso e Romo su tutti mi spaventano più degli altri.

Ci sarà da preparare anche il mondiale, il gruppo sarà lo stesso?

I 10 corridori sì, ovviamente cambiando il percorso e il tipo di clima farò poi le mie scelte, sono gare completamente differenti. Trento è adatta a scalatori e gente leggera e scattante, in Belgio ci saranno pietre, vento, strappi brevi ed intensi, dovrò scegliere corridori con caratteristiche da passista veloce.

Baroncini è uno dei nomi sicuri di Amadori, qui piazzato a Poggiana (foto Scanferla)
Baroncini è uno dei nomi sicuri di Amadori, qui piazzato a Poggiana (foto Scanferla)
Siete partiti da lontano con la preparazione

Assolutamente, tra Avenir ed il ritiro al Sestriere siamo insieme da 23 giorni. Sono tanti, ma i corridori lo hanno fatto volentieri, questo mi fa capire che credono nel progetto.

E le squadre come l’hanno presa?

Quando abbiamo presentato il nostro progetto ai team ci hanno capito subito. Il loro è un grande sacrificio, nessuna squadra perde per così tanto tempo un proprio atleta. Mi fa pensare che anche loro hanno capito che lavoriamo bene, anche a livello di staff e si fidano di noi.

Marino Amadori a colloquio con Frigo
Marino Amadori a colloquio con Frigo
Per la cronometro?

Abbiamo lavorato anche per quella, sempre al Sestiere, con l’aiuto importantissimo di Marco Villa e Mario Scirea, gli uomini che faranno la prova all’Europeo e poi al Mondiale saranno: Baroncini, Coati e Frigo. Rimane solo da capire come li divideremo, potendo schierare due atleti in tutti e due gli appuntamenti.

Allarme di Beltrami: continental a rischio. La Fci risponda

11.08.2021
5 min
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Nell’articolo del mattino in cui si parlava con Rossato della crono e della squadra under 23 della Bardiani, abbiamo fatto volutamente un’annotazione sul fatto che questo potrebbe minare in qualche modo le dinamiche del ciclismo giovanile in Italia. Per confutare questa sensazione, abbiamo chiamato in causa Graziano Beltrami, imprenditore e finanziatore dell’omonima squadra continental, gestita da Stefano Chiari con Orlando Maini sull’ammiraglia.

Lo sguardo è lucido, l’approccio manageriale come si conviene a un manager, ma la competenza e la passione che affiorano dalle parole sono di assoluto rispetto.

«Le problematiche che vedo – dice – sono relative alla funzione delle squadre continental e quello che stanno facendo le professional in rapporto all’attività under 23, che sta prendendo una piega completamente diversa da quello che si era detto. Basta guardare la vittoria dell’altro giorno di Zana tra i professionisti, che poi va a correre il Tour de l’AvenirLe continental erano nate con un obiettivo secondo me meritorio, quello di cercare i giovani di primo e secondo anno. Accompagnarli ad una attività sempre più qualificata, portarli a una maturità… Questo viene completamente cancellato dalle politiche che stanno attuando le squadre professional, che vanno a raccoglierli tutti, gli fanno dei contratti da professionista e se li portano via».

Graziano Beltrami è il titolare della Beltrami TSA che sponsorizza l’omonima continental
Graziano Beltrami è il titolare della Beltrami TSA che sponsorizza l’omonima continental
E voi?

A noi restano gli obblighi. Dobbiamo avere da 10 a 16 corridori e avere 80 punti. Quindi, considerato che i giovani più forti da noi neanche ci arrivano, devi trovare un corridore che i punti te li porti in eredità. Quindi devi prendere un corridore di quarto anno oppure vai a prendere Rebellin, facendo però un lavoro che non è quello per cui le continental sono nate. Abbiamo un ragazzo con 40 punti, ma solo perché lo abbiamo fatto firmare quattro mesi fa quando nessuno se lo filava. E questo mi fa pensare a un problema, che secondo me è il più grosso…

Quale?

Il discorso dei contratti, che noi possiamo fare solo annuali. Così il corridore che pedala un po’ ce lo portano via e allora… hai finito il gioco. Il Baroncini della situazione, ad esempio. La stessa Colpack che l’anno scorso ha fatto un articolo che non finiva più, perché gli portano via tutti i corridori, arriva e si prende il nostro, che poi passa per essere frutto del suo vivaio. Adesso ne ho un altro e ci sono due squadre che non vedono l’ora di portarselo via. Lui non vuole andare, ma il suo procuratore tira perché vada. Ormai ce l’hanno appena nascono, il procuratore. E fra quelli bravi, c’è anche un sottobosco di contrabbandieri, ma quello è un problema delle famiglie che devono vigilare. Se arriva uno che ti promette mari e monti e poi ti frega, è come quando ti vendevano la videocamera nell’autogrill. E comunque io ho i contratti annuali e mi ritrovo a settembre con la fila.

Impossibile opporsi?

Abbiamo un corridore preso tre anni fa, lo abbiamo fatto crescere gradatamente e adesso va benino. Però lo vogliono. Non direi niente se fossero squadre professional, ma se arriva una continental che gli offre 3.000 euro al mese… finisce che a un certo punto la gente si stanca. Non può essere sempre e solo un fatto di soldi.

Parisini è uno dei corridori più in evidenza della Beltrami TSA nel 2021
Parisini è uno dei corridori più in evidenza della Beltrami TSA nel 2021
A tutti i livelli…

Per correre tra i professionisti si deve pagare. Siamo arrivati al colmo che all’inizio della stagione ci chiedevano di pagare anche per fare le corse under 23 in Toscana, anche se poi la federazione ha messo tutto a tacere. E allora bisogna capire a cosa serviamo. Ho già dato l’okay per fare la squadra nel 2022, ma se le cose non cambiano io alla fine del prossimo anno chiudo.

La federazione cosa dice?

L’altro giorno ho parlato con un dirigente regionale secondo cui fra noi squadre non c’è unione. Gli ho chiesto come mai nessuno del comitato regionale sia mai venuto qua a chiederci qualcosa. Questa storia della Bardiani e della Eolo che hanno la squadra under 23 è un chiaro segno. Fanno bene il loro mestiere, nulla da dire con loro. Reverberi lo conosco da quando avevo cinque anni e lui faceva il garzone nell’officina meccanica di mio zio, ho corso per lui e fa la sua parte. Ha capito che a fare il Giro d’Italia under 23 ha più visibilità di andare a Laigueglia e arrivare quarantesimo.  

Tornando alla federazione…

La federazione deve mettere le continental nella condizione di fare il loro mestiere. Come? Prima di far passare un corridore, ad esempio, facciamo in modo di parcheggiarlo per una stagione in una continental, in cui lo fanno crescere come vuoi tu. Non costerebbe niente. Oppure ci permettano di fare i contratti con l’opzione per il secondo anno. So di un ragazzo che ha avuto la richiesta di andare in una squadra professional, ma lui dice che non se la sente perché è vero che gli darebbero 27.000 euro all’anno, ma lui vorrebbe prima finire la scuola. E se gli dicono andare in Spagna per 15 giorni a fare la preparazione, gli tocca andare. E la scuola? Servirebbe un po’ di buon senso, ma basta guardare che già facciamo il Giro d’Italia under 23 durante gli esami di maturità

Baroncini è prodotto del vivaio Beltrami, poi è passato alla Colpack e nel 2022 sarà alla Trek-Segafredo
Baroncini è prodotto del vivaio Beltrami, poi è passato alla Colpack e nel 2022 sarà alla Trek-Segafredo
Un caso abbastanza emblematico, in effetti.

Non l’unico. Un altro ragazzo doveva venire con noi: tutto concordato con il suo procuratore, ma arriva una squadra professional. Non faccio il nome, ma sono quattro si fa presto. Gli chiedono se ha un procuratore, lui dice di sì, ma che non ha firmato niente. Gli chiedono se vuole andare con loro e lui risponde di sì. Ottimo, dicono. Gli propongono di firmare una procura di tre anni con un loro amico e il gioco è fatto. I genitori firmano e quando è arrivato il vecchio procuratore, si è sentito dire che davanti ai soldi c’è poco da dire. Per carità, ho seguito il calcio e sono cose all’ordine del giorno, però dà fastidio perché comunque qui noi ci mettiamo dei soldi

Cosa si può fare?

Mi dicono che in Federazione c’è una persona delegata ai rapporti con le squadre continental. Qualcuno l’ha sentito? Questa persona si è fatta viva? Si è mossa in qualche maniera per ascoltare i nostri problemi? Capisco che fossero tutti a Tokyo e là devono girare col kimono. Ma come in tutte le cose, se a Tokyo ci sono delle persone che fanno il loro mestiere, bisognerebbe che quelle che sono a casa guardino le gare, ma come me intanto facciano il loro lavoro. Invece nessuno si muove, come sempre nessuno parla per paura di essere messo da parte. Io posso accettare che mi diano del tonto sul lavoro, se sbaglio qualcosa. Ma qui no. Qui piuttosto mollo tutto…

Filippo Baroncini: la grinta, la crono, l’Avenir e la Trek-Segafredo

28.07.2021
3 min
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Filippo Baroncini lo avevamo lasciato al Giro d’Italia U23, prima, e al campionato italiano contro il tempo poi. Il corridore della Colpack-Ballan era stato uno degli scudieri di Juan Ayuso nella corsa rosa, ma al tempo stesso era stato autore della vittoria nella cronometro, mostrandosi uno di quei calibri pesanti. Il tutto lo ha poi confermato qualche settimana dopo al campionato italiano di specialità, conquistando il tricolore.

Finita? Neanche per sogno. Perché il suo palmares ha continuato ad “appesantirsi” con la vittoria all’Etoile d’Or, ottenuta da campione navigato. Filippo era lanciato a 55 all’ora da solo verso l’arrivo. Il gruppo dietro di pochi secondi e lui che trovava persino il tempo di fare un gesto col pugno per festeggiare l’imminente vittoria. Grinta assoluta.

E un corridore così non poteva passare inosservato ai grandi team. E puntuale ecco che la Trek-Segafredo di Luca Guercilena lo ha chiamato a rapporto.

Filippo Baroncini (classe 2000) conquista il tricolore contro il tempo. Eccolo con lo staff della Colpack
Filippo Baroncini (classe 2000) conquista il tricolore contro il tempo. Eccolo con lo staff della Colpack
Filippo, raccontaci come è andata la trattativa con la Trek…

Ci ha lavorato il mio procuratore, Luca Mazzanti. Ci siamo presentati all’italiano dei pro’ che non era troppo lontano da casa mia, Massa Lombarda. Guercilena mi ha detto che avevo fatto un bel risultato nella crono dell’italiano e nella Pessano-Roncola. E poi ho visto che lui lavora molto bene con i giovani. Gli lascia il giusto spazio e non li fa tirare e basta che neanche finiscono le gare. E questo dà morale. Per me, almeno, è molto importante.

Antonio Tiberi viene dalla Colpack ed è andato alla Trek, lo hai contattato? Gli hai chiesto qualche consiglio?

Più che altro ho provato a contattarlo, ma non ci sono riuscito. Così ho fatto da me. Comunque io e lui non siamo stati insieme alla Colpack. Io arrivavo dalla Beltrami e lui andava alla Trek appunto.

Baroncini esulta per la vittoria della Pessano-Roncola
Baroncini esulta per la vittoria della Pessano-Roncola
All’Etoile d’Or, una gara 2.2 in Francia, hai vinto la seconda tappa. Come è andata?

E’ stata una vittoria che mi ha dato tanto morale, ottenuta per di più con la maglia della nazionale. Non conoscevo Amadori, anche se è delle mie zone. Mi è servita per prendere consapevolezza dei miei mezzi, per prendere le misure con certi tipi di gare. Poi quel giorno c’era tanto vento, le strade erano strette… insomma era una corsa nervosa e sono contento. Ho corso, abbiamo corso, bene.

Come mai la Trek? Avevi avuto anche altre richieste?

Avevo avuto già delle richieste un anno fa, ma non mi sentivo pronto per il passaggio ed ho preferito aspettare.

Ed erano di squadre World Tour?

No, professional. Anche per quello ho voluto attendere. Approdare in una WorldTour è sempre stato il mio obiettivo.

Filippo (a destra) a Livigno con i compagni della Colpack, Gomez e Verre
Filippo (a destra) a Livigno con i compagni della Colpack, Gomez e Verre
All’Etoile d’Or hai vinto con un colpo da finisseur: che corridore pensi di essere?

Un Van Aert del futuro…

Però! Hai scelto un corridorino…

Beh, col tempo è chiaro! Però ho dimostrato di andare forte su tutti i terreni (Baroncini è molto veloce, ndr) e non vorrei snaturami cercando chissà quale specializzazione.

Farai anche il Tour de l’Avenir ci ha detto Amadori…

Adesso sono in altura, a Livigno, proprio per preparare l’Avenir. Sono qui con Gomez e Verre. Inoltre fra l’europeo e il mondiale farò qualche gara da stagista con la Trek.

Cannonata di Baroncini: re della crono, rosa sfiorata

06.06.2021
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Una vera cannonata è stata la cronometro di Filippo Baroncini. Una cannonata come quella che avrebbe potuto sparare il mitico carro armato che vegliava il passaggio della quarta tappa del Giro U23 in quel di Brescello, il paesino della Bassa famoso nel mondo per la saga di Don Camillo e del sindaco Peppone. Il programma di questa domenica di giugno prevedeva infatti una cronometro individuale di 25,4 chilometri da Sorbolo Mezzani a Guastalla.

E i suoi colpi il corridore della Colpack li ha sparati bene e forte. Che Filippo stesse bene lo si era visto già nella seconda frazione, quella di Imola, nella quale era arrivato quarto aiutando il compagno Ayuso (per lo spagnolo fu tappa e maglia). E anche ieri sulle colline romagnole si è mostrato in condizione, tirando per molti chilometri, Barbotto incluso. E lui non è certo uno scalatore puro. Ma da qui a pensare che potesse vincere la crono ce ne passa…

Strada piatta e spesso stretta verso Guastalla, specie nella prima parte sulla ciclabile
Strada piatta e spesso stretta verso Guastalla, specie nella prima parte sulla ciclabile

Una lunga giornata

Al mattino Filippo, così come i suoi compagni, è andato in ricognizione sul percorso. Lo avevano studiato sui file Gpx, ma solo stamattina c’è stato il primo contatto sul campo. La prima parte era davvero tecnica. Si pedalava nella pista ciclabile Food Valley, inaugurata proprio dalla corsa rosa: 80 chilometri piatti come un biliardo da Parma a Busseto, tra cultura ed enogastronomia. Ma oggi i corridori di Valoti e Bevilacqua non avevano tempo per godere di tali prelibatezze. Le curve andavano affrontate a tutta, limando i millimetri e sfruttando tutti i 3,5 metri di “larghezza” della carreggiata. Insomma c’era da guidare. 

E Baroncini lo ha fatto alla perfezione. Partito con grandissima decisione, si è capito subito che il piglio era quello giusto. Il romagnolo spingeva a testa bassa. In alcuni tratti, in cui la strada scendeva impercettibilmente, riusciva a mulinare bene il 56×11. Così bene che alla fine precedeva di 36 centesimi l’irlandese Ben Haely, campione nazionale contro il tempo. Un’impresa.

Le giovani leve accolgono i girini a Brescello
Le giovani leve accolgono i girini a Brescello

Tanto lavoro

Un’impresa sì, ma non nata dal nulla. Valoti spiega che a Livigno i suoi ragazzi hanno lavorato molto con la bici da crono, ci hanno fatto dei lavori specifici. Sapevano dell’importanza di questa tappa. 

«Ho fatto una crono fantastica, non pensavo ad una prestazione simile – dice Baroncini, neanche 21 anni – Sono partito forte e ho tenuto. Dispiace per la maglia rosa. Eh sì, perché era quello l’obiettivo principale: ha il suo fascino, sei sempre in prima fila… Però quando sono salito sulla rampa mi sono detto: io ci provo. Ho dato tutto. Di crono ne ho fatte poche finora, specie così tirate. Però la condizione c’è. All’intermedio di Brescello ero quarto e da quel che mi hanno detto avevo 25” di ritardo, poi da lì ho spinto al massimo. Sì dai: mi sono ben gestito, sono andato in progressione.

«La prima parte – riprende Baroncini – era un po’ tecnica e c’era anche molto vento laterale. Era difficile guidare, ma in quello sono bravo. Poi passato l’intertempo ho spinto. Vedevo il computerino sempre sui 57 all’ora, mai sotto i 50 e con punte di 63 all’ora. Andavo sulle 95 pedalate e il 56×11 dopo Brescello non l’ho più tolto. Merito delle Sfr fatte a Livigno. Lassù con Fusi non abbiamo sbagliato niente».

Baroncini (21 anni ad agosto) con la sua cagnolina Chloe
Baroncini (21 anni ad agosto) con la sua cagnolina Chloe

Chloe ride

Certo viene da sorridere. La frazione più temuta, anche da Amadori, si è rivelata vincente per un italiano. Man mano che i “bestioni” del nord Europa terminavano alle spalle di Baroncini, l’impresa prendeva quota. E anche lui sulla hot-seat quasi non ci credeva. E accarezzava con sempre maggior vigore la sua cagnolina!

«Si chiama Chloe! I miei genitori mi hanno fatto una sorpresa, mi sono venuti a vedere e me l’hanno portata».

In ottica classifica generale, Baroncini rifila oltre mezzo minuto al compagno di squadra Auyso che perde la maglia rosa. La generale adesso è questa: primo l’inglese Ben Turner, secondo Baroncini a 1”, terzo il pericolosissimo danese Anthon Charmig a 15″ e quarto lo spagnolo Juan Ayuso a 16″. Va detto però che Ayuso è stato vittima di una noia meccanica: ha corso quasi tutta la gara con la sella più bassa. Gli è sceso il cannotto.