Andriolo realizza la borraccia “su misura”

16.06.2022
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Andriolo è una realtà attiva dagli anni Cinquanta nel settore della lavorazione delle materie plastiche. A partire dagli anni Novanta si è specializzata nella realizzazione di borracce per uso sportivo e più in generale per il tempo libero.

Per conoscere l’azienda e come lavora, abbiamo deciso di incontrare Anna Andriolo presso la sede dell’azienda di famiglia a Venegono Inferiore in provincia di Varese. Abbiamo scoperto un’azienda moderna, sempre attenta al rinnovamento tecnologico, ma con uno spirito familiare.

Esterno dell’azienda Andriolo a Venegono Inferiore
Esterno dell’azienda Andriolo a Venegono Inferiore
Se dovessimo descrivere Andriolo da dove dovremmo partire?

Sicuramente dal cliente che è al centro di ogni nostro progetto. Lo ascoltiamo attentamente con l’obiettivo di trasformare in disegni e forme ogni sua esigenza. Per poterlo fare abbiamo puntato su tecnologie sempre più innovative. A queste poi si aggiunge la possibilità di contare su un team di professionisti che sa appunto ascoltare il cliente per trovare insieme a lui la soluzione ideale.

Il passo successivo?

Dalla bozza-prototipo alla realizzazione del prodotto finale tutte le fasi sono seguite scrupolosamente da personale altamente specializzato con l’obiettivo di realizzare un prodotto in grado di rispettare tutti gli standard qualitativi richiesti.

Producete in Italia?

La nostra forza consiste anche nel fatto che tutta la produzione è interamente effettuata in Italia. Ogni singola fase, dalla progettazione alla realizzazione del prodotto finale, è gestita direttamente da noi. 

I tecnici Andriolo dispongono di software di disegno e progettazione tridimensionale per creare prodotti sempre più efficienti
Software di disegno e progettazione tridimensionale per creare prodotti sempre più efficienti
Hai parlato di tecnologia sempre più innovative. 

Esatto. Ancora oggi ogni singola borraccia viene progettata e prodotta con la stessa passione di un tempo. A differenza del passato però, oggi i nostri tecnici possono disporre di moderni software di disegno e prototipazione tridimensionale, perfettamente integrati con le macchine a controllo numerico del reparto di officina. Ogni borraccia Andriolo è inoltre personalizzabile grazie al servizio di stampa digitale, anche per ordini di piccola quantità.

Qual è il vostro rapporto con l’ambiente?

Il tema del rispetto e della cura dell’ambiente che ci circonda ha assunto anche per noi un ruolo fondamentale. In Andriolo prestiamo la massima attenzione all’impatto che la nostra produzione industriale può avere sul territorio circostante. Anche per questo ci siamo specializzati nella produzione di bottiglie in Tritan, materiale che le rende infrangibili, lavabili in lavastoviglie e quindi riutilizzabili. Negli ultimi anni siamo diventati fornitori di comuni, scuole, asili, atenei universitari, strutture alberghiere e tante altre realtà che hanno deciso di distribuire borracce o bottiglie ecocompatibili.

Non solo corridori e corse, insomma?

Questo aprirsi al mondo al di fuori del ciclismo è stata una caratteristica che ci ha contraddistinto fin dall’inizio della nostra attività, anche se al mondo della bicicletta siamo sempre molto legati. Oggi collaboriamo con diversi team. Tra questi mi piace citare il team Colpack Ballan. Lo scorso anno ha vinto con Juan Ayuso il Giro d’Italia e con Baroncini il mondiale. E’ stata una bellissima doppia soddisfazione. Con loro collaboriamo da anni. Ogni stagione gli forniamo all’incirca 5.000 borracce.

La borraccia Andriolo realizzata per Findlock (foto Facebook Findlock)
La borraccia Andriolo realizzata per Findlock (foto Facebook Findlock)

Una nuova borraccia

Prima di salutarci Anna Andriolo ci mostra una borraccia particolare realizzata per l’azienda tedesca Findlock, specializzata nelle chiusure magnetiche-meccaniche. Andriolo ha realizzato per loro un modello speciale che può essere sfilato dal tubo obliquo lateralmente grazie alla presenza di un magnete inserito nella stessa borraccia: il tutto senza la presenza del tradizionale portaborraccia.

Anna ci ha mostrato le macchine che realizzano queste innovative borracce, ma soprattutto ci ha fatto capire quanto un prodotto di per sé semplice come una borraccia nasconda anni di studio e di passione per il proprio lavoro.

Andriolo

La performance passa anche dai piedi? Andiamo a vedere

04.04.2022
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La continua ricerca dell’ottimizzazione dei materiali e l’esasperazione della posizione in bici sono argomenti molto dibattuti su cui ancora oggi l’UCI tenta di fare chiarezza. Ci sono però ambiti di cui si conoscono meno le applicazioni tecniche e i benefici diretti. Uno di questi riguarda uno dei tre punti di contatto con la bici: i piedi. 

Plantari per la prevenzione degli infortuni e per la massimizzazione della potenza espressa sui pedali sono due aspetti che possono fare la differenza dove la ricerca del dettaglio è d’obbligo. Come vengono sviluppati? Quali sono le motivazioni della creazione di questi dispositivi? Lo abbiamo chiesto al dottor Federico Dall’Olio, tecnico ortopedico e collaboratore presso Fisioradi Medical Center. Tra i suoi pazienti spiccano nomi come: Roberto Conti, Davide Cassani, Filippo Baroncini (i due sono insieme nella foto di apertura), Luca Facchinetti, Valentino Rossi e tanti altri atleti del mondo dello sport.

Durante la visita viene studiata anche la postura nella vita quotidiana per un’analisi complessiva (foto Facebook/Fisioradi)
Durante la visita viene studiata anche la postura in piedi (foto Facebook/Fisioradi)
Con quali esigenze i ciclisti si rivolgono a lei?

Di norma i ciclisti vengono per plantari su misura da inserire nelle scarpette. Collaboro spesso anche con i biomeccanici. Eventualmente quando loro trovano situazioni che richiedano la realizzazione di plantari su misura. Mi mandano il paziente o mi chiamano per dare questo servizio.

Quindi la valutazione del biomeccanico è complementare?

Prima è importante la valutazione del biomeccanico a meno che non ci siano delle situazioni localizzate al piede che richiedano lo scarico dell’arto inferiore. 

Che cosa riguarda il suo lavoro nello specifico?

Ovviamente quello che posso fare io è un esame che va a prescindere dal mezzo meccanico, la bici in questo caso. Valuto l’appoggio del piede durante il cammino, durante la posizione statica in piedi. Faccio una valutazione obiettiva nella rotazione del bacino o altro. E poi vado a suggerire la costruzione di un’ortesi plantare atta alla vita quotidiana. Eventualmente anche per il gesto sportivo.

Filippo Baroncini ha scelto di essere seguito per la creazione dei plantari prima della vittoria al mondiale
Filippo Baroncini ha scelto di essere seguito per la creazione dei plantari prima della vittoria al mondiale
Serve quindi anche per migliorare la performance?

Sulla bici il beneficio diventa più di scarico e correttivo di quello che è lo sviluppo della spinta del piede all’interno della scarpetta. Nello specifico con Filippo Baroncini abbiamo studiato un plantare per una ridistribuzione del carico a tutta pianta che consente di ottimizzare la spinta e la forza sui pedali.

E’ quindi un’ottimizzazione del gesto tecnico?

Sì, chiaramente gli scarpini di serie non sempre si sposano con tutti i piedi. In più essendo vincolati alle tacchette, hanno un punto di spinta unico e scaricano tutta l’energia unicamente lì. Con il plantare si riesce a ottimizzare questa spinta a livello complessivo della pianta del piede.

Può essere utile per la prevenzione degli infortuni?

Assolutamente. Si vanno a tutelare gli aspetti articolari, che siano la caviglia e il ginocchio, dando degli angoli particolari alla scarpa partendo dall’appoggio dei piedi. 

La valutazione della postura comprende anche il bacino e l’anca che deriva dall’appoggio dei piedi (foto Facebook/Fisioradi)
La valutazione della postura comprende anche il bacino e l’anca (foto Facebook/Fisioradi)
Quali sono i problemi ricorrenti per cui un ciclista si presenta da lei?

Il classico problema ricorrente un po’ di tutti i ciclisti è la metatarsalgia. Un sovraccarico a livello di avanpiede. Oppure un problema con l’articolazione del ginocchio, quando non riesce a trovare una soluzione con la postura dal biomeccanico si va a intervenire con un ortesi plantare direttamente all’interno della scarpa.

Come si procede per la realizzazione del plantare?

Si va ad indagare e poi si va a renderizzare il piede all’interno della scarpa. Per fare questo utilizziamo delle solette baropodometriche. Sono solette con dei sensori pressori, inserite all’interno della scarpa che vanno a registrare tutte le varie pressioni e le forze che ci sono all’interno della calzatura. In sostanza come si deforma il piede durante il gesto sportivo.

Il plantare serve inoltre a correggere la postura sia in bici sia nella vita di tutti i giorni (foto Facebook/Fisioradi)
Il plantare serve inoltre a correggere la postura (foto Facebook/Fisioradi)
Che tecnologia utilizzate?

Oltre alla valutazione, vado ad eseguire l’ortesi in laboratorio. Prediligo un’ortesi su calco. Adesso si dispone di tecnologie che consentono di progettare un plantare con un metodo specifico che va a ottimizzare al decimo di millimetro tutti quelli che sono gli spessori e al tempo stesso tutti quelli che possono essere i materiali, per andare incontro al comfort e alla maggiore espressione della performance.

Pensa che con l’esasperazione dei materiali e delle componenti, per quanto riguarda le scarpe si stia andando in una direzione a discapito del comfort e della prevenzione infortuni?

No, questo no. Ogni casa costruttrice adotta delle dime diverse per le proprie calzature. A seconda della marca ognuna ha una sua differente calzata. Anche se molti ciclisti dispongono di scarpini fatti su misura, difficilmente riescono ad ottenere un prodotto che li soddisfi al cento per cento. Quindi si preferisce partire da un modello più comodo e largo per poi inserirci successivamente un plantare su misura. 

La frattura, il recupero, il rientro: i 38 giorni di Baroncini…

01.04.2022
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Filippo Baroncini è tornato alle corse. Il campione del mondo U23 si era infortunato nella prima tappa dell’Algarve, in Portogallo. Frattura del radio e per questo aveva dovuto interrompere bruscamente la sua prima stagione da pro’.

Dopo 38 giorni però il corridore della Trek-Segafredo ha riattaccato il numero sula schiena al Gp Industria e Commercio. Da quel giorno di metà febbraio in Portogallo la sua non è stata che una rincorsa appunto al ritorno.

«Adesso va bene – racconta Baroncini – tutto sommato sono riuscito a recuperare con tempi ristretti. Il mio primo obiettivo era quello. Il secondo era rientrare alle gare: entrambi li abbiamo centrati».

Prima tappa della Volta Algarve, dopo qualche ora Filippo si romperà il radio
Prima tappa della Volta Algarve, dopo qualche ora Filippo si romperà il radio

Vietato perdere tempo

«Dopo la caduta – dice il corridore di Massa Lombarda – ho aspettato una settimana prima di operarmi. Una settimana in cui sono stato totalmente fermo. Con la squadra volevamo trovare un centro specializzato che facesse le cose fatte bene e mi consentisse di ridurre i tempi di recupero. E infatti tre giorni dopo l’operazione ero sui rulli.

«Al Policlinico di Modena mi hanno messo una placca e otto viti. Sentivo giusto un po’ di fastidio nei primi due giorni successivi, ma poi il braccio si è sgonfiato e tutto è andato meglio. Io nel frattempo ho cercato di muovere il braccio il più possibile per non perdere il tono muscolare e l’abitudine al movimento».

Tutto è stato studiato nel dettaglio. Filippo di fatto aveva il braccio libero. Solo per i primi giorni ha utilizzato un tutore su misura, giusto per prevenire un eventuale colpo.

Con ancora indosso la divisa della squadra, Baroncini è al pronto soccorso a Portimao (foto Instagram)
Con ancora indosso la divisa della squadra, Baroncini è al pronto soccorso a Portimao (foto Instagram)

Nervi d’acciaio

Ma in questi casi conta molto anche la testa. E se il rientro dell’iridato U23 di Leuven è avvenuto in breve tempo è anche perché si è campioni non solo in sella.

«La prima cosa che ho pensato è che questa stagione era la fotocopia dell’anno scorso. Nel 2021 mi ruppi la clavicola, ma poi andò tutto liscio. Speriamo che almeno sia uguale!

«Lo scorso anno andai a visionare la tappa di San Marino della Coppi e Bartali e dopo quattro giorni mi ruppi appunto la clavicola. Quest’anno con Popovych ero andato a fare il sopralluogo della Strade Bianche e dopo quattro giorni è toccato al braccio».

«In realtà un po’ mi dispiaceva vedere gli altri correre e crescere, mentre io ero fermo. Mi sembrava di perdere tempo. Pensavo al quantitativo di gare che stavo perdendo, al fatto che non sarei potuto andare in Belgio. Avrei dovuto farle tutte, Giro delle Fiandre incluso. Per adesso sono ancora riserva alla Roubaix».

A Larciano Baroncini ha chiuso al 38° posto, a 10’03” da Ulissi
A Larciano Baroncini ha chiuso al 38° posto, a 10’03” da Ulissi

Rulli e ventilatore

Il pallino della condizione era la cosa che più preoccupava Baroncini. In fin dei conti aveva lavorato molto durante l’inverno, c’era attesa ed entusiasmo per il debutto tra i pro’ e soprattutto le sensazioni delle prime gare non erano state male.

«Tre giorni dopo l’operazione – racconta Filippo – ho ripreso a pedalare. All’inizio, per tre giorni, ho fatto i rulli, poi sono uscito su strada. I rulli li facevo due volte al giorno, un’oretta a sessione. Non facevo molto anche perché con la placca, soprattutto i primi giorni, dovevo evitare di sudare per i punti. Così li facevo alla giusta intensità e col ventilatore puntato sul braccio.

«Al quarto giorno sono uscito in bici e da lì ho fatto tanto fondo: ore e chilometri quasi senza specifici. Anche per questo alla fine non ho perso il fondo, ma “solo” il ritmo gara. Semmai ne ho approfittato per perdere un po’ di peso».

E questa cosa un po’ ci stupisce. Ma come? Stando fermo non dovrebbe essere il contrario? «Ho cercato di togliere quel chilo e mezzo di troppo che avevo. Ho limato i carboidrati e poi ero nervoso e avevo lo stomaco chiuso».

L’ultima volta che Baroncini ha corso in Belgio è finita così…
L’ultima volta che Baroncini ha corso in Belgio è finita così…

Da Larciano al Brabante

E quindi la storia si chiude col rientro di domenica scorsa a Larciano. Un rientro che Baroncini tutto sommato giudica in modo positivo.

«Le sensazioni – racconta Filippo – sono state buone. Non ho avuto fastidi al braccio e questa era la cosa più importante. Fino agli ultimi due giri ho retto bene, poi quando hanno aperto il gas per davvero mi sono staccato, ma me lo aspettavo. Alla fine avevo iniziato a fare l’intensità solo una settimana e mezza prima della gara. Quattro volte dietro motore. Se avessi iniziato prima magari li avrei anche tenuti.

«Comunque la gara l’ho finita. Una volta staccato, mi sono messo nel gruppetto e ho accumulato altro lavoro. E infatti già questa settimana sto meglio».

Il programma di Baroncini passa per il Circuit de la Sarthe, una quattro giorni in Francia, e per alcune corse in Belgio, come la Freccia del Brabante. Tornare lassù dopo l’ultima volta iridata, deve fare un certo effetto.

«Finalmente si ricomincia. Non vedo l’ora. Mi piacerebbe essere competitivo lassù, ma non so se sarà possibile. Vediamo cosa diranno queste corse in Francia».

Raduno alle 10 al Centro Atlante. E San Marino si riempie di bici

30.03.2022
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Che la Repubblica di San Marino abbia un forte legame col ciclismo non si discute. Così come sia diventata negli ultimi mesi la nuova caput mundi del panorama professionistico. La questione della neonata legge speciale sul fisco, chiamata “residenza atipica a regime fiscale agevolato” (con la tassazione al 7%) ha tenuto banco ad inizio 2022 ma da qualche giorno sul Monte Titano ci si dà di gomito per le imprese ottenute dai corridori che abitano lassù. Uno in particolare, Biniam Girmay.

Il 21enne eritreo della Intermarchè-Wanty-Gobert che ha appena conquistato la Gand-Wevelgem è uno dei tanti ciclisti che hanno preso residenza a San Marino, seppur lui con la particolare condizione di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro (rinnovabile annualmente) per un massimo di 11 mesi.

Biniam Girmay Hailu è uno dei residenti nella Repubblica di San Marino
Biniam Girmay Hailu è uno dei residenti nella Repubblica di San Marino

Festa per la Gand

A parlarci di ciò che è avvenuto nel piccolo Stato incastonato nel cuore della Romagna è stato Walter Baldiserra (a destra in apertura insieme ad Adriano Amici del Gs Emilia), presidente della Federciclismo di San Marino, in occasione della terza tappa della Settimana Internazionale Coppi e Bartali, disputata tutta in terra sammarinese. Quel giorno il nome di Girmay era saltato fuori subito dalla nostra chiacchierata.

«Qui a San Marino – raccontava Baldiserra – ci abitano, tra i tanti, i primi due del mondiale U23. Lui, in centro nella parte alta della città, e il campione del mondo Baroncini, che invece sta più a valle, vicino alla Dogana. Pensate che Girmay – prosegue ora il numero uno della Federciclismo sammarinese – quest’inverno in un nostro negozio aveva preso una dozzina di bici da spedire giù in Eritrea dove ha una sorta di scuola-ciclismo. Poi dallo stesso negozio si era fatto prestare dei rulli per due settimane quando ha preso il Covid e non poteva uscire per allenarsi. Si vede spesso qua, si allena molte volte col colombiano Johnatan Canaveral della Bardiani-CSF-Faizanè e non rinuncia mai a fare una foto con chi gliela chiede. E’ un bravo ragazzo, si è inserito bene».

Giulio Ciccone è stato uno dei primi a trasferirsi a San Marino
Giulio Ciccone è stato uno dei primi a trasferirsi a San Marino
Walter tutti questi pro’ si allenano assieme?

Sì. Hanno un punto di ritrovo ed un orario fissi. Centro Commerciale Atlante alle 10, verso valle. Chiaramente se non sono in giro a gareggiare. Nella zona si è sparsa la voce e in poco tempo, soprattutto se il meteo era buono, c’era tantissima gente che si aggregava a loro. Giovani e amatori. Qualche junior o under 23 romagnolo mi ha chiesto se avevo il numero di qualche professionista ma chiaramente non posso darglielo. Vedrete che non avranno difficoltà a incontrarsi sulle nostre strade.

Come la vivete questa situazione per il vostro movimento?

Prima di tutto ci tengo a precisare che questi campioni non potranno mai correre per la nostra federazione, a meno che non cambino alcune regole. Tuttavia per noi è molto importante perché ci dà un po’ di lustro. Inoltre dà un impulso alla nostra piccola federazione, che svolge tutta la sua attività in Italia. Avere pro’ come Ciccone, Fortunato, Fabbro, Boaro e tutti gli altri (quasi una trentina, ndr) crea un indotto economico e ciclistico. Quei soldi che ci entrano, noi li reinvestiamo tutti per i nostri ragazzi.

Lorenzo Fortunato, l’uomo dello Zoncolan, non si è spostato troppo dalla sua Bologna
Lorenzo Fortunato, l’uomo dello Zoncolan, non si è spostato troppo dalla sua Bologna
Quante società avete?

Ne abbiamo tre che fanno attività giovanile per una cinquantina di tesserati complessivi. La Gravity Team, la San Marino Mtb e la Ciclistica Juvenes, che è tornata dopo qualche anno. Con quelle amatoriali saliamo ad undici società per un totale di 650 tesserati totali. Poi non dimentichiamoci che con la nostra federazione è affiliata la A.R. Monex Pro Cycling Team, formazione U23 composta da ragazzi messicani seguiti nella preparazione da Piotr Ugrumov. Grazie a tutto ciò ci piacerebbe avere nuovamente un nostro team U23 perché qua attorno per i nostri ragazzi sarebbe difficile trovare una squadra.

Voi avevate un grande talento che era Michael Antonelli e che purtroppo ci ha lasciato troppo presto. Come avete superato quel momento?

Non è stato per nulla facile, forse non ci siamo mai ripresi. E’ stato un colpo tremendo sia dal punto di vista psicologico che sportivo. Michael è morto nel dicembre 2020, ma pensate che già dopo il suo incidente alla Firenze-Viareggio del 2018 i suoi amici hanno smesso tutti di correre. Michael era una promessa dal sicuro avvenire, un ragazzo splendido. Da junior nel 2017 eravamo stati agli europei in Danimarca dove fece 12° in volata (vittoria di Gazzoli, ndr), pochi giorni dopo che aveva firmato per la Mastromarco per l’anno successivo. Poi sempre assieme siamo stati ai mondiali a Bergen in Norvegia e ancora agli europei U23 nel 2018 in Repubblica Ceca. Ora abbiamo Luca Scarponi, junior del Gravity Team, che si allena con la A.R. Monex.

Michael Antonelli, un grande talento, scomparso purtroppo nel dicembre 2020
Michael Antonelli, un grande talento, scomparso purtroppo nel dicembre 2020
Vi sareste mai aspettati tutta questa attenzione?

No, assolutamente. Fino a qualche anno fa era quasi impossibile venire a stare da noi, nemmeno se eri miliardario. Questa nuova legge statale è stata fatta per agevolare il nostro Stato e le nostre attività. Con tutti questi sportivi di richiamo (ci sono anche i piloti Enea Bastianini iridato nel 2020 di Moto 2 e il giapponese Tatsuki Suzuki di Moto 3, ndr) San Marino ha ripreso un ulteriore slancio, anche sotto l’aspetto turistico. Speriamo che il nostro movimento ciclistico possa giovarsene nei prossimi anni.

Besseges, il terzo giorno a Baroncini s’è accesa la riserva

08.02.2022
5 min
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L’altra faccia giovane dell’Etoile de Besseges, complementare a quella di Johannessen e Tiberi raccontata stamattina, è il debutto di Baroncini. Filippo è un neoprofessionista e, come il norvegese, lo scorso anno ha lasciato il segno fra gli U23 vincendo il mondiale di Leuven. Ha però un anno in meno e uno più di Tiberi, con cui condivide la maglia della Trek-Segafredo.

Il suo inverno era cominciato con una tendinite al ginocchio che lo ha bloccato per due settimane e alla corsa francese non doveva neppure andarci. Poi la positività di un compagno al Covid ha costretto la squadra a rivederne i piani. E il battesimo, originariamente previsto il 10 febbraio al Tour de la Provence, è stato anticipato di otto giorni. Ugualmente in Francia. La risposta alla prima domanda dà l’idea del clima di festa…

La squadra ha lavorato per Skujins dopo che Pedersen ha ceduto sul Mont Bouquet
La squadra ha lavorato per Skujins dopo che Pedersen ha ceduto sul Mont Bouquet
Come è andato il debutto?

Bene, a pecora per tutto il tempo (ride, ndr), però me lo aspettavo. Un po’ perché il livello era comunque alto, un po’ perché sono stato chiamato all’ultimo e mi sono mancati quei 10 giorni di rifinitura prima del debutto. Ma va bene così, sono contento di aver rotto il ghiaccio. Il ginocchio è a posto, si guarda avanti.

Livello tanto alto?

Abbastanza, per questo sono soddisfatto di me. Il primo giorno mi sono mosso bene nel ventaglio con Pedersen e gli altri. Il secondo ho tirato tutto il giorno perché Mads ci teneva a conservare la maglia e nel finale un po’ ho sofferto. Il terzo giorno ho tirato meno, ma più intensamente e si è accesa la riserva. Non sono al top. D’inverno soffro sempre un po’ a trovare la condizione. Ma poi quando carburo, mi dura a lungo.

Credi che il problema al ginocchio ti abbia rallentato?

Ho perso due settimane di allenamento che in un periodo di un mese e mezzo si sentono. Poco male, vorrà dire che avrò forze fresche più avanti.

In squadra come va?

Mi trovo molto bene, c’è tranquillità anche fra compagni, ma al contempo si lavora davvero al massimo livello. Il mio obiettivo principale di questa parte di stagione saranno le prime classiche del Belgio, dove non ci saranno Pedersen e gli altri, che entreranno in azione più avanti.

Stai parlando di Het Nieuwsblad?

Quelle lì e tutte le classiche fiamminghe che portano al Fiandre. Per allora dovrò tirare fuori un po’ di gamba e sono sicuro che arriverà. Andrò all’Algarve e troverò caldo e tappe lunghe che mi torneranno utili, anche per la Strade Bianche in cui mi piacerebbe farmi vedere.

Baroncini e Tiberi, due italiani giovani che hanno scelto la Trek-Segafredo per crescere
Baroncini e Tiberi, due italiani giovani che hanno scelto la Trek-Segafredo per crescere
Come è cambiata rispetto allo scorso anno la quotidianità alle corse?

Mi sembra tutto molto più rilassato. Le tappe partono più tardi, quindi la sveglia è tranquilla. Troviamo tutto pronto sul bus, possiamo lasciare su le scarpe e il casco che da dilettanti dovevamo portarci in albergo. Il bus è davvero una seconda casa, ha tutti i comfort…

Che effetto fa arrivare ai raduni e vedere la gente che vi aspetta?

E’ divertente, ci pensavo l’altro giorno. Li vedi sotto che fanno quelle facce di ammirazione e incuriosite. Ci fa sentire importanti.

I francesi sanno presentare bene i corridori, quante volte hanno raccontato del tuo mondiale?

Ogni giorno alla partenza, nell’intervista, e questo viene davvero apprezzato molto dal pubblico. Io sono un freddo, certe cose fanno piacere, ma per fortuna non si trasformano in pressione. Mi fanno sorridere, però.

Sul bus si fa anche la riunione prima di partire?

L’abbiamo fatta tutti i giorni tranne l’ultimo. Tatticamente ci siamo giocati la doppia opzione di Pedersen all’inizio e poi di Skujins che è stato bravo a rimanere in classifica. Sapevamo che nell’arrivo in salita Mads non avrebbe retto.

A proposito di crono, l’hai fatta forte o per portare la bici al traguardo?

L’ho fatta forte, non avevo mai spinto tanto forte con la nuova bici. Ho avuto buone sensazioni e buoni wattaggi, certo non al livello di Ganna (Filippo ha chiuso a 1’15” dal piemontese che ha vinto, ndr), ma sapevo che avrei sofferto perché 5 chilometri per me sono pochi. Distanza da prologhi, in cui soffro sempre. Ma voglio lavorarci, dedicarmi ad aumentare la capacità lattacida. Invece nelle crono lunghe per ora posso difendermi meglio e quella dell’Algarve sarà lunga 32 chilometri e sono curioso di provarci.

Nella crono, Baroncini ha pagato dazio a Ganna, ma i 5 chilometri erano pochi per le sue qualità
Nella crono, Baroncini ha pagato dazio a Ganna, ma i 5 chilometri erano pochi per le sue qualità
Come va sulla bici?

Bene, ho riportato le misure e non ho pensato di cambiarle, perché mi sembrano a posto così.

C’è stato un giorno di crisi vera?

Il terzo. Ho tirato e poi sono stato il primo a staccarmi. Mancavano 25 chilometri e ancora due salitelle. Ho sudato freddo. Ho continuato. E poi per fortuna ho incontrato Oliveira e Lawless e ho capito che con loro sarei rimasto nel tempo massimo. Anzi, mi dicevano di andare più piano, che non serviva tirare tanto…

Ti sei rimboccato le maniche?

C’è da lavorare, ma c’è anche una buona base. So in cosa devo migliorare. Nella sfiga di aver anticipato il debutto, sono contento perché ho rotto il ghiaccio. E adesso ho i primi riferimenti e le idee più chiare.

Curiosità e conferme, la Colpack riparte dopo il super 2021

15.01.2022
5 min
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Non è facile ripartire dopo un anno in cui si è vinto praticamente tutto. Non è facile trovare gli stimoli. E forse c’è anche un po’ di “paura” per quel che si è chiamati a fare. Tutti in qualche modo ti aspettano al varco. La Colpack-Ballan è di fronte a tutto ciò.

Lo scorso anno la corazzata di Beppe Colleoni e Antonio Bevilacqua ha portato a casa moltissime corse importanti, due delle quali basterebbero a tenere in piedi un palmarès dell’intera vita di un team: il Giro d’Italia e il campionato mondiale, entrambi U23. Senza contare i quattro passaggi nel professionismo: Ayuso (che comunque era già sotto contratto con la UAE), Baroncini, Verre e Gazzoli.

Gianluca Valoti, diesse del team, era in ammiraglia quando sono arrivati questi trionfi (non al mondiale chiaramente). E da lui ripartiamo.

La grande stagione della Colpack è passata anche per gare importanti come il Giro di Sicilia
La grande stagione della Colpack è passata anche per gare importanti come il Giro di Sicilia
“La stagione migliore di sempre”, così avevate scritto sul vostro sito, Gianluca…

Trentuno anni del team e trenta dell’attività di Bevilacqua e di Rossella (Di Leo): per la Colpack è stato davvero curioso, sembrava fatto apposta che certi successi arrivassero tutti insieme. Coroniamo un lavoro eccezionale di squadra.

Non è facile ricominciare dopo un anno così…

Non è facile, tutti ci aspettano a fare qualcosa di bello e di importante. Siamo consapevoli che non possiamo fare le stesse cose, ma con i nostri atleti saremo competitivi come tutti gli anni. Anche perché abbiamo confermato quasi tutti i nostri velocisti, quindi abbiamo un’ottima squadra per la pianura. E al tempo stesso mi aspetto delle sorprese per le gare più impegnative. Sono curioso.

Da quanti corridori ripartirete?

Ripartiamo da 18 corridori, le continental al massimo possono averne 16, ma noi abbiamo anche i due specialisti della pista, che sono Davide Boscaro e Gidas Umbri. Boscaro si alternerà anche un po’ di più rispetto a Gidas con l’attività su strada. E poi abbiamo tre ragazzi stranieri.

Chi sono?

Uno è Nicolas Gomez, il colombiano che abbiamo confermato. Un altro è un irlandese, Ronan O’ Connor, e poi abbiamo uno spagnolo, Ruben Sanchez. Questo ragazzo ce lo ha suggerito Matxin e vista come è andata con Ayuso non potevamo dire di no! E’ un primo anno l’anno scorso ha vinto cinque corse.

Un irlandese? Come siete andati a pescarlo?

E’ di primo anno, ce lo ha consigliato Matteo Cigala, che corse con noi 7-8 anni fa. Lui si è trasferito in Irlanda dove segue una squadra di giovani. Ha notato questo ragazzo e ce lo ha segnalato. Ronan deve completare l’ultimo anno di scuola e pertanto nella prima parte di stagione non starà molto con noi. Però dopo febbraio verrà in Italia per un periodo. Lassù, infatti, le scuole funzionano in modo un po’ diverso e proprio a febbraio ci sono degli esami. Fatti questi esami potrà venire per un po’ da noi. Da marzo in poi farà la spola tra Italia e Irlanda. Viene da vicino Dublino, ad una decina di chilometri. E’ uno scalatore puro.

Scalatore puro, in Irlanda non ci sono molte salite…

Abbiamo fatto un mini raduno a dicembre e dai test abbiamo visto che è molto valido. Io sono convinto che nel calendario italiano dilettanti può far bene.

Cosa hai detto ai ragazzi in questo raduno di dicembre?

Ho detto che devono essere orgogliosi di vestire questa maglia, che veniamo da un anno fantastico e potrà essere altrettanto bello.

Cosa ti chiedevano?

Mi chiedevano soprattutto del mondiale e del Giro, di Baroncini e di Ayuso. Mi chiedevano come avessimo preparato questi importanti eventi.

Chi sono gli altri ragazzi di primo anno che avete preso?

Uno è Matteo Ambrosini. Lui viene dal pattinaggio sul ghiaccio di velocità, faceva le specialità dei 3.000 e dei 5.000 metri. Quando prima ho parlato di sorprese e di curiosità, mi riferivo proprio a ragazzi come lui. Matteo chiaramente non ha molta esperienza, ma da quel che ho visto può andare molto bene. E lo stesso O’Connor, l’anno scorso in Irlanda ha fatto appena 30 corse, ma va detto che lassù amatori e categorie agonistiche corrono insieme. Tornando a Matteo, lui d’estate andava in bici per allenarsi per il pattinaggio. Ha fatto un anno da amatore anche lui. E’ di Asiago, lo ha notato Flavio Miozzo. Gli abbiamo fatto dei test e lo abbiamo poi subito preso.

Ronan O’Connor, l’irlandese ha preso parte anche ai mondiali di Leuven (foto Instagram)
Ronan O’Connor, l’irlandese ha preso parte anche ai mondiali di Leuven (foto Instagram)
In effetti sarà curioso vedere come si troveranno questi ragazzi…

Eh già, ma i “primi anni” non finiscono qui. Ricordo che abbiamo preso anche Alessandro Romele, campione italiano juniores. Tra l’altro, lui è stato il primo ad essere ingaggiato lo scorso anno. Abbiamo iniziato a parlarci a maggio e in pochissimo abbiamo concluso l’accordo. Ci abbiamo creduto quindi prima che vincesse l’italiano. Mi sembra un corridore più completo, un Baroncini… con tutte le proporzioni del caso! Diamogli tempo.

In una situazione del genere non sarebbe stato più facile rifondare la squadra quasi del tutto? Oppure si cerca di essere pronti con gli altri?

Mattia Petrucci per esempio poteva già passare professionista. Però per crescere meglio ha deciso di restare ancora un anno in Colpack. Lui è un buon corridore, ha parecchia resistenza, ha fatto terzo al Val d’Aosta e su certi percorsi può dire la sua. E’ chiaro, non sarà come il 2021 ma noi siamo fiduciosi della forza dei nostri ragazzi.

E tu Gianluca? Come riparte il diesse da un super anno come il 2021?

Sapete che non abbiamo avuto neanche il tempo di metabolizzare la splendida stagione passata? Appena finito l’anno agonistico c’è stato subito da prendere delle decisioni importanti. Cosa fare? Restare una continental? Affiancarci a qualche squadrone WorldTour? Sapete che volevano prenderci… Insomma è stato un susseguirsi di situazioni ed eccoci qui che siamo già a gennaio. Dal 6 febbraio, Covid permettendo, ci riuniremo a Tortoreto Lido per un raduno.

Come si mangia d’inverno? Lo chiediamo a Iader Fabbri

28.12.2021
5 min
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La preparazione invernale per il ciclista è una delle fasi più importanti della stagione. Si mettono le basi per gran parte della stagione, sia per chi ha obbiettivi nelle classiche del Nord, sia per chi vede i propri appuntamenti più avanti. I carichi di lavoro vanno supportati con il giusto piano alimentare per dare al fisico il corretto recupero e stress positivo. Dopo le lunghe stagioni che gli atleti hanno dovuto affrontare in questi ultimi anni pieni di appuntamenti, lo stacco invernale può portare a qualche sgarro di troppo.

Abbiamo chiesto a Iader Fabbri biologo nutrizionista e divulgatore scientifico, che lavora nel mondo del ciclismo da diversi anni, come prepara i suoi atleti a questa fase specifica. Tra i suoi assistiti spicca il nome di Filippo Baroncini (foto di apertura). Con altri invece il lavoro rimane dietro le quinte in funzione del fatto che molte squadre hanno una figura interna che ricopre questo ruolo e quindi sono gli atleti stessi ad appoggiarsi esternamente. Negli altri sport ha seguito atleti come Jorge Lorenzo, Michele Pirro, Fabrizio Ravanelli e squadre come la S.S. Lazio.

La fonte proteica deve essere sempre presente in ogni pasto
La fonte proteica deve essere sempre presente in ogni pasto
L’alimentazione cambia durante l’inverno?

Diciamo che a mio modo di vedere, no. La nutrizione di base in relazione al mio metodo, va mantenuta tutto l’anno. Quindi i miei concetti di base valgono sempre. Perché non adottando un sistema calorico, non ho problemi nel fare gestire particolari fasi piuttosto che altre. Proprio ieri ero al telefono con uno dei miei atleti, che mi ha detto: «Sto mangiando malissimo e sono disperato». In questa fase qua è un momento nel quale ci si può concedere anche qualcosa di più e non ci si deve disperare. 

Non si fanno “danni”?

Si ha ancora tempo per recuperare, siamo alla fine dell’anno. La stagione è stata particolarmente lunga, come anche l’anno scorso si è spostata tutta in avanti e i moltissimi appuntamenti hanno fatto sì che le interruzioni siano state praticamente assenti, quindi molti atleti hanno staccato davvero poco. 

Come si organizza questo periodo?

Nella fase invernale, a seconda dei carichi di lavoro. A seconda delle preparazioni che si decide di impostare in relazione ai propri obiettivi e alla fase della stagione si imposta il programma di gare. Una volta deciso si divide la stagione in fase di recupero e fase di carico. Questa se uno vuole partire abbastanza forte è una fase importante. Perché si fanno dei lavori di forza, e si inizia a fare dei lavori ovviamente di fondo, quindi la nutrizione vuole la sua parte.

Una porzione di verdure deve sempre essere presente prima di ogni pasto
Una porzione di verdure deve sempre essere presente prima di ogni pasto
Per i lavori specifici invece, c’è un adattamento del piano alimentare?

Sì, come può essere per la forza. Diciamo che di base la quota proteica diventa ancora più importante rispetto al resto dell’anno. I lavori di forza devono essere supportati da una buona sintesi proteica. Quindi in questa fase sarà importante durante la giornata dare uno stimolo legato alla sintesi proteica. Al nostro corpo serviranno mattoncini per creare questa processo ovvero la costruzione della massa muscolare. Le proteine sono importanti per formare dagli enzimi a tanti altri organelli cellulari, infatti non vanno viste solo in funzione dei muscoli. 

Le proteine quindi sono centrali in questa fase?

Esatto, una buona rotazione proteica è fondamentale. Quindi a colazione bisogna inserire una buona fonte proteica. Così come a pranzo e a cena. Ma sopratutto serve sfruttare anche gli spuntini, anche lì per creare una buona quantità proteica. Ci sono già molti miei atleti che in questa fase fanno la doppia seduta. Mattina bici e pomeriggio/sera palestra. Quando posso dare il mio consiglio, faccio collegare palestra e bici. Quindi partire con la forza e poi salire in sella per la fase di trasformazione

Che ruolo ha la testa in questi mesi off-season?

La testa in questa fase della stagione è importantissima. E passa anche attraverso l’alimentazione. Cioè riuscire a concedersi qualcosa per chi non deve partire subito forte. E’ importante perché gli dà la possibilità di portare avanti tutta la stagione in una maniera un po’ più tranquilla e di arrivare pronti con le giuste energie mentali ai momenti dove si deve tirare la corda.

Durante l’allenamento ci si può concedere qualche alimento jolly
Durante l’allenamento ci si può concedere qualche alimento jolly
Si mangia di più durante le uscite invernali?

Secondo me, si mangia uguale. Durante l’allenamento conviene sempre mangiare alla stessa maniera. Un accorgimento intelligente è assumere del cibo solido e lasciare i gel ai periodi estivi o durante le corse. In questa fase qui ci si può togliere anche qualche voglia durante l’allenamento. Se uno si mangia una brioche al bar per una breve sosta, non è nemmeno considerato un jolly perché durante l’attività l’insulina è bassa e quindi ci si può concedere qualcosina in più.

Quali sono gli accorgimenti per poter affrontare i pasti “sgarro”?

Possiamo sfruttare l’attività fisica per sfruttare le riserve di glicogeno. Quindi questa è una cosa che tutti i miei atleti hanno fatto. Prima di andare al pranzo di Natale, Capodanno o banalmente un’occasione particolare. E’ molto importante riuscire a sfruttare l’allenamento. Se io faccio allenamento e svuoto le riserve di glicogeno muscolare ed epatico, quindi facendo un allenamento di qualità, il dopo per me sarà più favorevole in funzione di un pasto jolly. Perché quel qualcosina in più che mi concedo non andrà ad inficiare su quelle che sono le riserve di grasso. Non aumenterò quelle riserve ma riuscirò a gestire meglio il pasto delle feste. Perché anche se dovessi aumentare il livello di glicemia, il mio corpo andrà a stoccare quell’eccesso di zuccheri in più, sotto forma di glicogeno nei muscoli e nel fegato e non in grasso.

Amadori: «Rivedremo in nazionale Tiberi e Piccolo»

11.11.2021
5 min
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Marino Amadori resta al comando degli under 23. Avendo sulle spalle 11 anni da professionista, 10 anni da direttore sportivo e 17 da tecnico federale (fra donne e under 23), poco di quello che gli succede attorno lo scuote. Basta sapersi adeguare, fare al meglio il proprio mestiere e il resto viene da sé. Così, reduce anche lui dalla due giorni organizzativa di Milano e ancor prima dalla vittoria iridata con Baroncini (foto di apertura), inizia a stendere il lenzuolo della prossima annata chiedendosi se poi sia davvero cambiato il mondo.

«E’ stata una cosa buona – dice – con un’impostazione molto organizzata fra noi tecnici. Si era fatto qualcosa di simile in passato, ma mai con tutti i settori presenti. Per l’attività non è cambiato nulla, abbiamo parlato dei programmi che vorremmo fare e adesso aspettiamo la valutazione del Consiglio federale».

Tiberi 2019
Antonio Tiberi è stato iridato juniores a cronometro nel 2019, non era a Bruges per scelte ormai abbandonate
Tiberi 2019
Il laziale Tiberi, iridato juniores a crono nel 2019, non era a Bruges per scelte ormai abbandonate

Tiberi e i mondiali

Ai mondiali, alla vigilia della crono, ci eravamo confrontati con Marino sul tema affrontato in un editoriale: perché Tiberi non era stato convocato per la cronometro under 23? Seppure ci fossimo trovati d’accordo sul principio della valorizzazione del giovane talento e sul bene che gli avrebbe fatto riassaporare l’adrenalina di un mondiale, dopo aver vinto quello da junior nel 2019, Amadori aveva lasciato capire che la politica di non convocare atleti professionisti era stata adottata dall’alto e a quella si era attenuto. Mentre Amadio, poco distante ma ancora non nel pieno delle sue funzioni, aveva precisato che, volendo, Amadori avrebbe potuto convocarlo. Si era in piena transizione, ora le cose seguono un corso diverso.

Felline fu convocato ai mondiali U23 del 2012, ma non la visse troppo bene
Felline fu convocato ai mondiali U23 del 2012, ma non la visse troppo bene
Oggi convocheresti Tiberi?

Amadio è propenso a questa strada. La categoria Uci riguarda atleti dai 18 ai 22 anni, senza riferimenti allo status contrattuale. Potendo fare il mondiale, anche noi andremo alla partenza con la squadra più attrezzata. Prima non era così scontato. Per cui valuteremo il percorso e gli atleti che avremo a disposizione. Però non c’è nulla di scontato. Ricordate Felline?

Mondiali under 23 di Limburgo 2012…

Esatto, il professionista io l’ho convocato. Aveva vinto il Memorial Pantani la settimana prima, ma venne su quasi infastidito perché voleva correre il mondiale dei pro’ e non fece proprio una gran corsa. Questo per dire che se anche prendi un corridore di un certo livello, bisogna che sia motivato. Il nome non basta.

La collaborazione fra Amadori e Salvoldi proverà a invertire la tendenza di bruciare le tappe
La collaborazione fra Amadori e Salvoldi proverà a invertire la tendenza di bruciare le tappe
Il fatto che si valuti la fascia d’età ti permette di selezionare anche quelli che da juniores vanno tra i pro’. Cosa pensi di questa tendenza?

Non è il massimo. La gente non capisce che di Remco Evenepoel c’è solo lui. Questo qui non è uno junior che andava forte. E’ uno che ha vinto tutte le tappe del Lunigiana e tutte le gare a tappe cui ha partecipato nel 2018. Che ha vinto gli europei strada e crono e poi i mondiali strada e crono. Ora mi dite quanti di quelli che stanno passando direttamente professionisti hanno avuto risultati appena simili? Per crescere c’è bisogno di salire un gradino alla volta.

Ora gli juniores sono stati affidati a Salvoldi, ci sarà collaborazione con lui per cercare di raddrizzare la cultura di squadre, atleti e famiglie?

Sicuramente sarà il primo punto, ma è qualcosa che si faceva anche prima.

Si parla molto del pool di esperti che faranno da supporto trasversale ai tecnici federali.

Confermo, daranno consigli e aggiornamenti al settore che si rivolgerà a loro. Sono più aggiornati di noi su metodologie e sistemi e ci terranno aggiornati su aspetti grazie ai quali guadagnare i piccoli margini per fare la differenza.

In che modo sarà strutturata la stagione internazionale degli under 23?

Sostanzialmente ruoterà attorno alla Coppa delle Nazioni, anche se ha solo 4 tappe, ai Giochi del Mediterraneo in Algeria a luglio, gli europei ad Anadia in Portogallo e i mondiali in Australia.

E le crono le seguirà Velo.

Con la massima collaborazione, provando a inserire elementi giovani perché facciano esperienza. Valuteremo i nomi. Ci sono under 23 che hanno fatto bene da juniores, sui quali bisognerà lavorare per tenerli nel giro della nazionale. E’ importantissimo per corridori come Tiberi, Milan e lo stesso Piccolo sapere che il filo con la maglia azzurra non si interrompe. Anche perché alcuni passano tanto presto e poi rischiano di perdere contatto.

In questo c’è il vero elemento di novità…

E’ il nostro indirizzo. Non escludo di convocare presto Piccolo e credo che saranno esperienze utili ad esempio anche a uno come Verre, che è passato secondo me troppo presto. Capisco il discorso economico, ma nel professionismo bisogna pensare a lungo termine. Noi cercheremo di stare vicini ai nostri ragazzi.