Verso il voto: il programma del candidato Isetti

18.01.2021
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Fra i programmi elettorali dei quattro candidati al trono del Presidente Di Rocco, quello di Daniela Isetti (in apertura con Salvato, Cappellotto e Faustino Coppi) è senza ombra di dubbio il più articolato e probabilmente quello che nasce dalla miglior conoscenza della macchina federale. E proprio leggendolo e leggendo della volontà di semplificarne i meccanismi, ci si rende conto di quanto la Federazione sia diventata con gli anni una matrioska di organi sulla cui utilità si potrebbe aprire una riflessione a parte, dato che le lamentele di chiunque provi a organizzare qualcosa vertono sull’eccesso di burocrazia.

I punti sono 18 e coprono ogni angolo della vita federale e dell’attività ciclistica in Italia, a non lasciare fuori nulla, cercando di rendere solido ciò che con l’incuria è ormai scivolato nello sfacelo, come ad esempio il settore della velocità in cui è bastato mettere appena il naso, per suscitare già il dibattito fra Ivan Quaranta, Chiappa, Guardini, Ceci e Marco Villa.

Cominciamo da qui. E speriamo che quando i delegati si ritroveranno in assemblea per il voto che deciderà il futuro del ciclismo italiano, scelgano su basi tecniche e di buon senso e non come spesso è accaduto per il proprio tornaconto.

Paolo Simion
Paolo Simion corre alla Vittoria Giotti, ma è laureato in Scienze Motorie e ha l’abilitazione come tecnico federale
Paolo Simion
Simion, corridore laureato e tecnico abilitato

Semplificare

Nell’Isetti programma si parla di una Federazione di servizio, per affrontare il quotidiano avendo dietro il supporto della struttura federale per la gestione ordinaria e straordinaria. Sarà necessario avviare un piano di semplificazione che riguardi la revisione dei regolamenti e delle normative oltre ad incidere sulle pratiche burocratiche laddove possibile, rendendole più accessibili.

«Semplificare – dice Isetti – è necessario perché la Federazione sia di servizio e supporto per tutte le attività. Non cito mai una specialità o l’altra, perché a meno che non si debba entrare nello specifico, si parla della stessa grande casa del ciclismo. Bisogna abbattere i muri. Ma siccome mi hanno fatto notare che parlo poco del fuoristrada, diciamo che allo stesso modo in cui la pista ha in Montichiari la sua base tecnica, bisognerà creare un Centro Federale del fuoristrada, che poi sia ramificato sul territorio e agganciato alle realtà locali. Ci sarà un’attenzione rinnovata per tutte le specialità. Finora si è fatto tanto, ora va proposto un restyling del modo con cui ci proponiamo all’esterno, nel solco del buono che abbiamo già».

Bambini, Bormio, scuola MTB
Le scuole di ciclismo saranno al centro di un lavoro di restyling e potenziamento
Bambini, Bormio, scuola MTB
Le scuole di ciclismo saranno al centro di un lavoro di potenziamento

Sicurezza

Agganciata alla semplificazione viaggia la sicurezza. Anche attraverso lo sviluppo della Commissione Impianti Nazionale tramite referenti regionali, con budget dedicato, in cui la Federazione seguirà lo sviluppo dell’impiantistica, dalla progettazione alla messa in opera, per tutte le strutture in grado di favorire la promozione e la pratica sicura, curando anche la consulenza per finanziamenti pubblici e bandi. 

«La sicurezza – spiega Isetti – va affrontata trasversalmente, attraverso le necessarie ramificazioni sul territorio. In questo momento, con il moltiplicarsi delle biciclette in giro, dobbiamo andare in supporto alle Amministrazioni per organizzare il ciclismo in modo sicuro. Dalla pista di pump track nel parco cittadino, fino alla realizzazione e alla gestione dei velodromi».

Atleti e tecnici

Tra i punti di forza del programma, il Centro Studi da lei diretto negli ultimi anni può diventare il passe-partout per accedere trasversalmente a svariati contesti. Sarà effettuata ad esempio una valutazione delle varie Commissioni, anche per capire in che modo siano sinergiche con i territori. Ne verrà istituita una degli Atleti e dei Tecnici, con parere consultivo, e una delle categorie giovanili, che si riunirà esclusivamente online, per intercettare pareri ed idee.

«E’ importante – spiega – creare la Commissione Atleti e Tecnici perché ci sono argomenti che riguardano tutti. Abbiamo visto, nei corsi online che abbiamo svolto con il Centro Studi durante il lockdown, che gli atleti possono fornire spunti derivanti dalla loro esperienza e questo sarà fondamentale per interagire al meglio nel ciclismo giovanile. Quello che altri dicono di voler fare, noi lo abbiamo già fatto. Il giorno in cui ci fosse davvero da partire, avremmo una schiera di tecnici ex atleti e ora laureati in Scienze Motorie, come Paolo Simion, che hanno già la formazione che serve».

Miriam Vece, bronzo 500 mt, europei pista 2020
Il progetto velocità potrebbe riportare Miriam Vece in Italia
Miriam Vece, bronzo 500 mt, europei pista 2020
Il progetto velocità potrebbe riportare Vece in Italia

Velocità e nazionale

La velocità, che come disse Chiappa assegna 18 medaglie olimpiche, è al centro di un grosso lavoro di revisione, cercando di incrementare la collaborazione con i gruppi sportivi dei Corpi Militari, come già avviene con le ragazze.

«L’abbandono del settore – spiega Isetti – è coinciso con il declino della pista. Quando siamo ripartiti, ci siamo dedicati maggiormente alle specialità più affini alla strada, avendo un tecnico come Marco Villa che tutto il mondo ci invidia e due motori come Viviani e Ganna, che Madre Natura ha fatto nascere in Italia. Ma sono convinta che l’esperienza e l’organizzazione del settore endurance possa essere esteso anche ad altre situazioni. Fermo restando che i velodromi vanno tutti messi nelle condizioni di lavorare meglio».

Sarà lo schema stesso delle nazionali ad essere rivisto dal punto di vista organizzativo, con l’istituzione del Coordinatore Sport Science, che collaborerà con i tecnici nazionali e sarà il responsabile della parte scientifica ed atletica del team.

«Cambia l’approccio organizzativo gestionale – aggiunge – mentre non entro nel discorso dei nomi dei tecnici. Hanno il contratto fino a settembre e non vedo perché chi ha lavorato bene non possa essere confermato. Ma di certo si può fare tanto per aiutarli a lavorare meglio».

Alessandro Greco, Team Nibali
Alessandro Greco, corridore del Team Nibali: per il Sud c’è tanto da lavorare
Alessandro Greco, Team Nibali
Greco, corridore del Team Nibali: a Sud c’è tanto da fare

E a Sud cosa si fa?

Restano due punti, il Sud e gli amatori, con spinosità diverse ma a dir poco velenose. Come tante volte in passato, per il Meridione si è ideato il nome di un progetto – Progetto del Sole – che va però riempito di contenuti per evitare che finisca come il Progetto Sud e altre amenità che negli anni hanno sprofondato il ciclismo più a Sud di Arezzo nella desolazione.

Chi dice che le cose vanno bene e si sta lavorando nella giusta direzione ha evidentemente qualche interesse da difendere.

Nel programma si legge che saranno premiate le società virtuose e sarà garantita la partecipazione a gare, attraverso la calendarizzazione e organizzazione di manifestazioni che offrano momenti di confronto agonistico, con la speranza di eliminare le gare in cui le categorie giovanili corrono in mezzo agli adulti.

«Conosco il Sud abbastanza bene – dice Isetti – sono vicina ai meccanismi e credo di aver individuato le necessità. Lo ritengo un progetto che possa dare la giusta valorizzazione a territori che ci hanno sempre dato grandi campioni. Anche con la creazione di una rappresentativa che porterà i ragazzi più meritevoli a correre in tutta Italia, coprendo le spese».

Amatori e turisti

Infine gli amatori e i cicloturisti, che da una parte rappresentano una bella fonte di entrata, dall’altra potrebbero sposare un certo modo di fare promozione sportiva sul territorio, ma che nulla c’entrano con la finalità agonistica di una Federazione affiliata al Comitato Olimpico: una visione che nel programma del candidato Isetti trova un’interessante integrazione.

«Ho tenuto tanto – dice – alla formazione delle Guide Cicloturistiche, perché non possiamo restare fuori dalle dinamiche con cui il ciclismo si diffonde nella società. Tutto quello che succede attorno alla bici può servire a dare maggiore consapevolezza della dimensione olimpica. Abbiamo corridori che sono diventati guide. Altri che sono diventati allenatori. Con queste figure di fatto le due dimensioni si avvicinano. Il fatto di esserci porta ad esempio alla promozione delle categorie giovanili, ad entrare nelle scuole e alla ricerca dei talenti. Inoltre saranno valorizzate le manifestazioni che sapranno creare eventi collaterali dedicati al ciclismo giovanile. La mia idea è ridurre gli attriti fra i settori e la parte amatoriale può essere proattiva rispetto all’agonismo vero». 

Fabio Perego

Presidenza Fci, c’è anche Perego. Ecco perché

30.12.2020
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La Lombardia è spaccata e dall’assemblea regionale che ha portato all’elezione di Stefano Pedrinazzi salta fuori a sorpresa la candidatura di Fabio Perego, il candidato sconfitto, alla Presidenza nazionale della Fci. Abbiamo sentito diversi commenti sul gesto del tecnico brianzolo , ma siccome è troppo facile ricondurlo alla ripicca per la mancata elezione, abbiamo provato a vederci chiaro, nel momento in cui si registrano in tutte le regioni repentini cambi di corrente, maglia e ideologia.

«Non è una ripicca – dice Perego – mi sono accorto proprio all’assemblea regionale che di fatto ci sono poche idee vere. Chi ha vinto ad oggi non ha una squadra, non ha ancora formato le commissioni, siamo fermi. Ha prevalso ancora una volta la politica del voto di scambio e io ci ho lasciato le penne. Dagnoni sa che come Lombardia non avrei sposato a prescindere la sua candidatura. E così si è spostato di là, con l’idea di continuare a guidare il Comitato regionale con un Presidente senza grande esperienza e con il comprensibile contributo di suo fratello, diventato vicepresidente vicario».

Fabio Perego, Cordiano Dagnoni
Perego e Dagnoni, una lunga collaborazione finita male
Fabio Perego, Cordiano Dagnoni
Perego-Dagnoni, la coppia è scoppiata

Classe 1966, promotore finanziario, Perego è sposato e ha un figlio di 21 anni. Dopo aver corso in bici essendo stato anche per cinque anni azzurro su pista, è diventato direttore sportivo di 3° livello. Ha guidato team femminili e juniores, fino a diventare tecnico regionale della pista e poi anche della strada. E’ stato Vicepresidente Vicario del Comitato regionale ed è Presidente dimissionario del Consorzio Velodromo Dalmine. La sua candidatura si aggiunge appunto a quelle di Cordiano Dagnoni, Silvio Martinello e Daniela Isetti.

Perché non avresti sostenuto Dagnoni? Era il presidente uscente, avete lavorato insieme negli ultimi 10 anni…

Per questo gli avevo chiesto di sostenermi. Se avessimo fatto una campagna con Cordiano a Roma e io in Lombardia, avremmo fatto male a tanti. Quando non lo ha fatto, gli dissi che avrà pure avuto i suoi motivi, ma io a quel punto mi sarei sentito libero di fare la mia gara, puntando a fare grande la Lombardia e senza sposare la sua candidatura prima di conoscerne i contenuti (a tutt’oggi ancora riservati). Forse proprio questa chiarezza mi si è ritorta contro. Adesso però di fatto la Lombardia è spaccata.

Hai sentito dire che dietro Dagnoni probabilmente ci sarebbe la regia dell’attuale Vicepresidente federale Rocco Marchegiano?

So che sta lavorando per lui, dicono in giro che voglia fare il presidente ombra. Se Silvio Martinello ci mette la faccia e va avanti diritto, se Daniela Isetti ci mette la faccia e va avanti diritta, perché non dovrebbe essere così per tutti?

Fino a un mese fa avresti immaginato uno scenario come questo?

Nemmeno per sogno. Ero convinto di avere un supporto importante in Lombardia per fare quello che avevo in mente. Ma ora la regione è spaccata. So che fra i 39 grandi elettori che votano per il Presidente, molti sono con me, non avendo gradito la manovra che mi ha privato all’ultimo momento dei voti necessari per la Presidenza del Comitato regionale lombardo. Chiaro che se li chiamo, tutti mi diranno di andare avanti, ma lo so che non è così. Sto correndo da solo e sono partito per ultimo, quindi è una gara a handicap. Devo capire se effettivamente potrò dire la mia. Oppure, parlando con i candidati, se sarà più opportuno appoggiare uno di loro.

Roberto Bettini, Stefano Bertolotti, Fabio Perego
A destra, con Roberto Bettini e l’addetto stampa della UEC agli europei pista 2017 a Berlino
Roberto Bettini, Stefano Bertolotti, Fabio Perego
Agli europei 2017, sulla destra, con Bertolotti e Bettini
Non era meglio avere una Lombardia compatta per indirizzare il voto nazionale?

Non ho ancora parlato con gli altri candidati, ma se succederà, parlerò come fossi il presidente della Lombardia. Perché vederla così smembrata è un dispiacere. Una regione che ha il 25-30 per cento del movimento nazionale poteva incidere molto di più. Mi fa sorridere il presidente di Bergamo che nella sua assemblea, rivolto al sottoscritto, ha detto: «Auspico che fra 4 anni ci sarà una Lombardia unita, perché quest’anno non siete stati capaci». Non siamo? E’ il presidente che comanda, spetta a lui la gestione politica del Comitato non ai vice o ai consiglieri (ma era comunque l’avvisaglia di come si sarebbe comportato al momento di votare): è questa la sua gestione? Con 39 voti nostri, più quelli che saremmo andati in giro a negoziare, Cordiano avrebbe vinto con un grande vantaggio

E così ti sei candidato…

Mancano quasi due mesi, mi sto dando da fare. Entro il 10 gennaio si dovranno presentare i programmi. Se devo spendere un grazie, lo faccio per Di Rocco, per quello che ha fatto. Ma se oggi vuoi cambiare qualche cosa, non puoi farlo con chi di fatto ha lavorato per anni direttamente o indirettamente con l’amministrazione uscente. Io corro per me, voglio vedere dove posso arrivare. Non voglio assolutamente che sembri una ripicca. Sono uno del fare, più che uno della politica. E qua da fare c’è veramente tanto.

Gilberto Simoni, Giro d'Italia 2001

Facciamo con Simoni il gioco delle parti

27.12.2020
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Prendi Simoni, mettilo seduto, assicurati che sia concentrato e chiedigli che cosa farebbe nei panni di qualcun altro. E’ un vecchio giochino giornalistico, che funziona soltanto se hai davanti l’interlocutore giusto. E Gibì è sicuramente uno dei migliori. Anche perché pur essendosi tirato fuori dal frullatore del ciclismo, dedicandosi spesso ad altro, il trentino osserva tutto. Al Giro d’Italia ha corso fra quelli delle bici elettriche, anche se a un certo punto hanno dovuto rimandarli a casa per la positività dei 17 poliziotti in moto. E così, alla vigilia dei vent’anni del suo primo Giro d’Italia (foto di apertura), gli abbiamo chiesto di giocare con noi.

Vincenzo Nibali, Etna, Giro d'Italia 2020
Vincenzo Nibali, qui sull’Etna: per lui un Giro d’Italia pesante da mandare giù
Vincenzo Nibali, Etna, Giro d'Italia 2020
Per Nibali, un Giro difficile da digerire

Se fossi Nibali

Che cosa faresti se fossi Nibali, a 36 anni, nella stagione in cui si ritroverà fra i piedi i ragazzini che l’hanno… schiaffeggiato al Giro?

«Difficile da dire – comincia Simoni – ma la prima cosa è che a quell’età non devi preoccuparti degli altri e puntare su te stesso. Così starei tranquillo e mi giocherei sapendo che non sarò io l’uomo faro della corsa. Tornerei a puntare sull’effetto sorpresa come quando ero giovane. Anche sul fronte della preparazione forse farei una riflessione, perché quello che andava bene a 30 anni magari adesso non vale più. Voglia di vincere ne avrei ancora tanta, ma se lo facessi vedere mi passerebbero sopra. Meglio stare accorti. Sarei sempre un riferimento, consapevole del fatto che quei ragazzini magari hanno cominciato sognando di diventare come me. Non correrei mai contro qualcuno, se non contro me stesso per superare qualche limite».

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Pogacar, Tour a 21 anni: il difficile viene adesso

Se fossi Pogacar

Hai vinto il Tour a 21 anni e adesso che ne hai 22 sono tutti lì ad aspettarti. Cosa fai, ci credi o te la fai sotto?

«E’ un problema essere giovani adesso – dice – perché hanno cominciato ad andare forte troppo presto. Belle le soddisfazioni, belli i soldi, ma non è tutto rose e fiori. Da dilettante può anche essere divertente essere sotto i riflettori, ma ora cominci a renderti conto che non hai contro solo degli avversari, ma intere squadre, direttori sportivi che vogliono farti perdere. Nel professionismo ci sono tante invidie, meglio capirlo presto. Fra un po’ si accorgerà che qualche amico diventerà avversario. Allora se fossi in lui, mi troverei due corridori tutti miei. Compagni di squadra, di stanza, di allenamento, compagni di avventura. Gente trattata bene, che mi tenga al riparo. Finché sei ragazzo, tutti ti aiutano. Poi devi saperti gestire, perché altra gente vuole partecipare alle tue vittorie».

Chris Froome, Vuelta 2020
Froome, vita nuova alla Israel Start-Up Nation o buco nell’acqua?
Chris Froome, Vuelta 2020
Froome, ci sarà rilancio nel 2021?

Se fossi Froome

Ti sei appena ripreso da un infortunio e scopri che la tua squadra ti preferisce le forze più fresche, cosa fai?

«Bel dilemma – dice Simoni – perché Froome si è sempre chiuso in se stesso, senza lasciare capire molto di sé e sfinendosi in allenamento. Se fossi vissuto tanti anni in quella squadra, avrei addosso l’ansia dei miei compagni che sono anche i miei avversari. Saprei di aver sempre vinto essendo capitano a metà, perché al primo intoppo ne saltava fuori un altro. Secondo me tutto questo gli ha tolto tranquillità. Io non ci credo che ancora abbia tanti strascichi dell’infortunio, secondo me come tanti della sua età ha sbagliato la preparazione durante e dopo il lockdown. Comunque bisognerà vedere quali conclusioni ha tratto dalle esperienze precedenti. Se insiste a voler correre come ha fatto finora, temo che alla Israel Sart-Up Nation farà un buco nell’acqua. Se invece prova a cambiare, allora magari tira fuori qualcosa».

Giacomo Nizzolo, Davide Cassani, europei Plouay 2020
La Federazione si occupa solo delle medaglie o sta costruendo il futuro?
Giacomo Nizzolo, Davide Cassani, europei Plouay 2020
La Fci pensa alle medaglie o anche al futuro?

Se fossi il Presidente

Se fossi uno di quelli che si candida alla Presidenza della Federazione, che cosa faresti?

Questa volta, la prima dall’inizio del gioco, la risposta non arriva subito. Ci pensa. Il silenzio dura qualche secondo.

«Mi auguro che cambi qualcosa – parte dritto Simoni – ma qua tutti vogliono i numeri, le vittorie, le medaglie che sono il gran segreto della Federazione. Anche Cassani si preoccupa troppo delle medaglie. Ne abbiamo di forti, che andrebbero forte anche senza la Federazione. Ma dietro non c’è niente. La Fci dovrebbe eliminare la burocrazia e riscrivere certe regole, che sono più vecchie di me. Siamo allineati con gli altri sport. Nel calcio e nello sci si parla di talenti di 10 anni che quando arrivano a 15 non li ricorda più nessuno. Bisognerebbe che il Coni ci mettesse mano, lasciando che fino alle medie lo sport lo gestissero le scuole. E poi l’Uci, cui basta che paghi e puoi correre anche nelle gare WorldTour. Hanno tolto il gusto del successo per molti sponsor. Come se una squadra di prima categoria nel calcio si svegliasse un giorno e potesse giocare in serie A solo perché ha trovato lo sponsor. Tanto ormai si paga per passare e per correre, si paga per tutto. E poi basta con queste categorie. Via i dilettanti, gli under 23, le continental. Facciamo gli juniores fino alla scuola e poi tutti professionisti. Che senso ha il mondiale under 23 cui partecipano i professionisti? Se fosse ancora vivo Dante Alighieri, farebbe il girone del ciclismo, non dei ciclisti. Una bolgia in cui c’è il peggio del peggio di questo sport bellissimo. Cosa farei se fossi il presidente della federazione? Anche Roma ha dovuto bruciare perché la ricostruissero».

Filippo_Ganna_crono_Palermo_Giro2020
Ganna, come Boardman, potrebbe conquistare con i prologhi le maglia di tutti i Giri
Filippo_Ganna_crono_Palermo_Giro2020
Ganna per Simoni punti su crono, prologhi e Ora

Se fossi Ganna

Hai vinto tutte le crono e un arrivo in salita e adesso sono tutti a tirarti per la manica perché punti al Giro. Sei d’accordo?

«Se fossi Ganna – dice Simoni – andrei a leggermi la storia di Boardman e quella di Olano. Anche se Olano ha vinto una Vuelta, che poi magari… vabbè! Se fossi Ganna andrei a leggermi la storia di Chris Boardman che ha la collezione delle maglie di leader di tutte le corse a tappe. Forse gli manca quella del Giro e avrebbe dovuto provarci. Come Boardman, mi porterei a casa tutte quelle cronometro, magari come lui punterei al record dell’Ora e vedrai che prima o poi salta fuori pure un mondiale su strada adatto alle sue caratteristiche. Puntare alla classifica di un Giro? Secondo me è presto. E’ vero che ha vinto a Camigliatello, ma con una fuga da lontano. La stessa salita con il peso di una maglia addosso sarebbe un’altra cosa».

Crescendo D'Amore, Davide Balboni, mondiali San Sebastian 1997

Balboni-De Candido: botta e risposta sugli juniores

24.12.2020
7 min
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Ce lo siamo chiesti mille volte nelle ultime settimane, per spiegare come mai arrivino professionisti di vent’anni e siano già in grado di sbaragliare il campo: quanto sono cambiati gli juniores negli ultimi anni? Pensi alle foto di una volta e li ricordi più tondetti di oggi. Pensi alle bici che avevano. E magari pensi ai direttori sportivi che facevano tutto loro. Ma per dare al discorso un’impronta più seria e uscire dai ricordi personali, abbiamo pensato di mettere a confronto le risposte di Davide Balboni e Rino De Candido, tecnici della categoria rispettivamente il primo dal 1995 al 1998 e il secondo negli ultimi 15 anni. Gli abbiamo fatto le stesse domande, ecco le loro risposte.

Antonio Tiberi, Rino De Candido, Harrogate 2019
Rino De Candido con Antonio Tiberi, iridato nella crono ad Harrogate 2019
Antonio Tiberi, Rino De Candido, Harrogate 2019
De Candido, con Tiberi ad Harrogate 2019

A scuola fino al diploma?

Balboni: «Andavano a scuola e avevamo il grande orgoglio di avere in nazionale ragazzi prossimi al diploma. Anche fra loro, il fatto di finire gli studi veniva sentito come un obiettivo. Qualcuno mollava prima, ma forse non si arrivava al 10 per cento».

De Candido: «Non tutti finiscono, qualcuno molla per fate attività, anche col fatto che adesso alle professionali puoi fare solo il biennio. Le famiglie si oppongono, a volte, ma i ragazzi non danno retta».

Juniores e la vita da atleti

Balboni: «Riuscivano a studiare e ad allenarsi. Chiaro che non facevano la vita al 100 per cento. Si allenavano dal primo pomeriggio, andando molto a sensazione e mangiando quello che la mamma gli faceva trovare in tavola. A letto presto, ma solo dopo aver finito i compiti».

De Candido: «Pensano di essere pronti per essere professionisti, ma sono ragazzini. Per fare la vita vera devi avere una preparazione prima mentale e poi fisica. Ci provano in tanti a bruciare le tappe, ma non solo per colpa loro, anche per personaggi che gli promettono di portarli in questo o quello squadrone».

Davide Balboni, Claudio Astolfi, terzo mondiali juniores, Novo Mesto 1996
Balboni con Claudio Astolfi, terzo ai mondiali juniores di Novo Mesto 1996
Davide Balboni, Claudio Astolfi, terzo mondiali juniores, Novo Mesto 1996
Balboni con Astolfi, 3° ai mondiali di Novo Mesto 1996

Quante corse nel calendario?

Balboni: «Il regolamento imponeva un limite per le corse a tappe. Potevano farne una con la società e due con la nazionale. Poi la stagione andava da marzo a settembre, mediamente con una corsa per ogni weekend».

De Candido: «Non fanno troppe gare a tappe. Con me si fa solo attività internazionale, perché prendano botte e capiscano di dover lavorare. Le società tendono a farne troppe, ma non posso intromettermi. Di base cerco di tutelare quelli buoni, concordando dei programmi. Basta poco a far andare forte uno junior, basta allenarlo di più. Quello che accade spesso sotto la pressione di tecnici che vengono confermati anche in base al numero delle vittorie».

Di che livello le loro bici?

Balboni: «Un po’ scarsino. Erano bici di media gamma».

De Candido: «Certe squadre hanno un parco bici meglio di alcune squadre pro’, certo meglio delle continental. Bici da 7-8.000 euro con i freni a disco. Ma poi quando passi che cosa devono darti perché tu abbia uno stimolo? A loro basta essere fighi. Se poi si staccano, cambia poco. Si dà tanto spazio all’apparenza, mentre si dovrebbe insegnare prima di tutto a conoscere la fatica. Mi pare che si valutino molto le cose superflue e non l’aspetto mentale. Si mette pressione, invece di insegnare a individuare l’obiettivo, programmarsi, lavorare e raggiungerlo».

Come è organizzata la squadra?

Balboni: «Faceva tutto il direttore sportivo. Le più attrezzate avevano il meccanico, ma solo per il giorno della gara. Il massaggiatore saltava fuori solo nelle corse a tappe importanti, che erano il Lunigiana, dove si va per Regioni, la 3Tre Bresciana e il Basilicata…».

De Candido: «Attualmente sono come squadre di professionisti. Hanno il direttore sportivo, il preparatore, il nutrizionista, il massaggiatore per due volte a settimana. E i ragazzi hanno anche il procuratore.

Nial, juniores, anno 2011
Pullman e furgoni in una foto del 2011: il settore era già in crescita
Nial, juniores, anno 2011
Pullman e furgoni già nel 2011

Hanno il preparatore?

Balboni: «Anche in questo caso, era tutto nelle mani del direttore sportivo. Di solito si trattava di un ex corridore, che gestiva i ragazzi con grande esperienza».

De Candido: «E’ pieno di ex atleti che sono capaci e altri che si sono buttati dentro per trovare un modo di guadagnare, come i procuratori. Ce ne sono un’infinità. Moltissimi fanno pratica con gli amatori, ma se devi fare la preparazione di un ragazzino, devi studiare. Se funziona, i diesse sonno contenti, visto che ormai tanti lo fanno per i soldini. Se non funziona, è colpa del preparatore».

Chi gestisce l’alimentazione?

Balboni: «La mamma e poi il cuoco dell’hotel quando eravamo in ritiro, con il menu fatto dal tecnico o dal massaggiatore. Infatti erano più grassi di oggi. La crostatina del Mulino Bianco era la loro droga, oggi è veleno. Secondo me viaggiavano con un 5% di grasso più di oggi».

De Candido: «Il nutrizionista. E se non ce l’ha la squadra, vedrai che alcuni ragazzi ce l’hanno personale».

Ci sono procuratori in giro?

Balboni: «Zero assoluto. Per portare Pozzato alla Mapei, il padre parlò con me e con Roberto Damiani».

De Candido: «Quelli buoni ce l’hanno. Non entrano nell’attività, ma se fai credere al ragazzino che lo porterai nello squadrone, quello si gasa e non ascolta. Uno mi ha detto che sarebbe andato nella continental e gli avrebbero dato 1.200 euro più di sua madre. Vaglielo a spiegare che un operaio forse guadagna di più e che certamente in cambio di quei soldi dovrai dare qualcosa…».

Andrea Piccolo, Rino De Candido, 2° europei strada 2019
De Candido con Andrea Piccolo, 2° su strada e oro nella crono agli europei 2019
Andrea Piccolo, Rino De Candido, 2° europei strada 2019
De Candido con Piccolo, due medaglie agli europei 2019

Quanti ritiri in un anno?

Balboni: «Solo con la nazionale, tranne magari quelli della Vigorplant, lo squadrone, che ne facevano uno a inizio stagione. Andavamo ad agosto a Livigno o Pontresina in vista dei mondiali di fine agosto. Quando furono spostati a ottobre, modificammo le date. D’Amore vinse il mondiale il primo ottobre del 1997 (foto di apertura)».

De Candido: « Inizialmente vanno quasi tutti al mare, al Sud o in Riviera. D’estate c’è l’altura, ma non penso per tutti. Di certo fanno preparazioni abbastanza mirate».

Che rapporti fra team e nazionale?

Balboni: «Intensi nelle tante telefonate, ma non si entrava mai nella preparazione. Si spiegavano le scelte. Il vero momento di contatto erano le corse. C’era grande voglia e l’orgoglio di mandare un ragazzo in maglia azzurra. Erano anni in cui per la categoria non c’era tanta visibilità al di fuori degli eventi con la nazionale, mentre oggi con i canali social e i siti web ognuno può farsi da sé la sua comunicazione».

De Candido: «Buoni, perché sanno che con me stanno zitti e fanno quello che dico. Certi direttori mi seguono sulla strada della disciplina, ad esempio, ma è chiaro che il cittì ha più potere di loro. Tante squadre sono costrette a cedere per tenersi buono il corridore forte. La maglia azzurra interessa a tutti, ma gli dico che per vestirla devono abituarsi e fare quel che è giusto per la loro età. Mi piace parlarci in modo diretto».

Come si comportano in giro?

Balboni: «Erano super educati. Avevano il senso della maglia azzurra, con i più grandi che erano di esempio per i più piccoli. C’era anche enorme rispetto nei confronti del personale, anche perché meccanici e massaggiatori erano spesso persone anziane. Il rispetto veniva spontaneo darglielo e loro erano bravi a ottenerlo».

De Candido: «Ho un decalogo e glielo consegno. Voglio che salutino e dicano grazie a chi lavora per loro. Al secondo giorno che a colazione non ricambiano il saluto, picchio il pugno sul tavolo finché non lo fanno. Quando si rivolgono al personale, devono chiedere: «Posso prendere?», non rivolgersi loro e dire: «Dammi!». Sono cose che mancano. La soddisfazione, quando incontro al mondiale pro’ dei ragazzi che sono stati con me, è vedere quanto siano diventati educati. A casa nessuno gli impone delle regole, sembra assurdo ma dobbiamo farlo noi».

Eros Capecchi, tricolore juniores 2004
Capecchi tricolore 2004: quella Rimor contribuì a portare gli juniores a un livello molto alto
Eros Capecchi, tricolore juniores 2004
Capecchi tricolore 2004 e già ad alto livello

Trasferte e tempo libero…

Balboni: «Stavano molto in camera a riposarsi e parlare fra loro. Durante i ritiri, prima di cena, a tavola e dopo, scendevano per andare dai meccanici o trovarsi nella hall. Si parlava di tutto. Della scuola, di come sarebbe stato fra i dilettanti. Io ero vicino di età, avevo 35 anni, per cui si parlava anche di ragazze, ma dipende da come ti ponevi. E siccome non c’erano i telefonini e per chiamare si intasava il centralino dell’albergo, il giorno dopo mi toccava ricordargli di scendere a pagare le telefonate».

De Candido: «L’unica cosa che si riesce a ottenere è che non usino il cellulare a tavola, per il resto è una piaga. Prima e dopo cena, in hotel, non parlano più fra loro. Si mettono su un divanetto e chattano col mondo. Hanno una manualità impressionante. Dovrebbero parlarsi, far crescere la complicità che poi in gara si rivela decisiva. Invece si isolano e il gruppo ne risente. Quando c’era Manfredi, era meglio. Lui era capace di parlare di tutto e li coinvolgeva».

Come va con le ragazze?

Balboni: «L’ormone era a mille. E siccome lo sapevamo, anche se la cosa faceva scandalo, avevamo lo psicologo della nazionale, il dottor Rota, che in alcune sedute gli spiegava quanto fosse più dispendiosa la prestazione con la miss piuttosto che con la propria ragazza. I corridori per questo sono sempre stati piuttosto svegli».

De Candido: «Hanno tutti la morosa, che magari soffre e gli rinfaccia già le lunghe assenze, oppure vuole uscire e non li lascia studiare o allenarsi. Alcuni già convivono. Anche per questo sono attaccati al cellulare, magari silenziato. E se mentre quasi dormono la lucina lampeggia, si tirano su e rispondono al messaggio. Non sono concentrati. E non capiscono che le ragazze sono più furbe di loro. rispetto a una volta, sono degli allocchi. Anche perché oggi l’approccio funziona al contrario. Sono le ragazze che arrivano».

Sono più smaliziati o ingenui?

Balboni: «Di base ingenui. Credo che a sgamarli di molto sia stato l’avvento dei social».

De Candido: «Sono ingenui. Vogliono fare vedere che sono fighetti, ma hanno sempre 17-18 anni…».

Federico Morini, Michele Scartezzini, ritiro Noto, 2020

Scartezzini, la bilancia e il cronometro sovrano

18.12.2020
5 min
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La Sicilia è un buon posto per allenarsi e riflettere, pensa Scartezzini dalla sua stanza d’hotel a Noto. Il quartetto dell’inseguimento è volato giù dal 7 dicembre e rimarrà fino a domani, poi si sposterà a Formia per gli ultimi quattro giorni di lavoro prima di Natale.

«Stiamo facendo prevalentemente strada – dice il veronese, che nella foto di apertura è con Federico Morini – ma solo ieri siamo andati in velodromo per provare un po’ di partenze. Era pieno di bambini venuti a vederci e a girare in pista. Come quando arriva in paese la Juventus. E’ un altro mondo. Caldo, percorsi pedalabili. Siamo sempre in maglietta e pantaloncini. Eravamo già venuti a Noto per un solo giorno l’anno scorso durante un raduno sull’Etna, ma in questa fase l’altura non serve».

Michele Scartezzini, individuale a punti, mondiali Berlino 2020
Michele Scartezzini impegnato nell’individuale a punti ai mondiali di Berlino 2020
Michele Scartezzini, individuale a punti, mondiali Berlino 2020
Scartezzini nell’individuale a Berlino 2020

Agli ordini di Marco Villa, in questo angolo incantato d’Italia più a sud dell’Africa, ci sono Scartezzini, appunto, più Bertazzo, Lamon, Simion (fresco di firma con la Giotti Palomar), Plebani, Pinazzi, Gidas Umbri e Tommaso Nencini. Come dire lo zoccolo duro dell’inseguimento a squadre, più qualche giovane e senza i due o tre nomi da aggiungere in vista di Tokyo: Consonni, Ganna, Milan e Viviani.

Cominciate a essere in tanti…

Si è visto al mondiale. Siamo un gruppo forte con esigenze diverse. Noi che siamo qua abbiamo corso poco e abbiamo bisogno di fare allenamenti di sostanza, mentre Viviani, Ganna e Consonni tutto sommato hanno avuto una stagione frenetica ma quasi normale. E comunque non è più come una volta, la differenza tra stradisti e pistard si sta facendo più netta.

Che cosa intendi?

Io ormai faccio quasi solo pista. In allenamento non serve che faccia chissà quali dislivelli, come se dovessi prepararmi per una gara a tappe. Mi sto concentrando molto più sulla forza rispetto a un tempo, che mi agevola per le partenze. Debutterò in Argentina alla Vuelta San Juan, ma sarà per avvicinarmi meglio al calendario della pista. Siamo tanti per quattro posti, prima o poi saremo scelti sulla base dei tempi che saremo in grado di fare.

Nazionale a Noto Cinelli
La nazionale di Marco Villa a Noto per la seconda volta
Nazionale a Noto Cinelli
La nazionale di Villa a Noto per la seconda volta
Quindi la prima sfida è interna?

Prima dell’europeo mi sentivo davvero in palla e non tutti fra noi andavano allo stesso modo. Se il Covid non ci avesse decimato, durante gli allenamenti ci sarebbe stata la selezione. Poi magari stavo lo stesso a casa perché altri andavano meglio, ma l’importante era sapere di aver fatto tutto il massimo.

Non ti dà fastidio pensare che probabilmente alla fine arriveranno gli altri quattro dalla strada e tanto lavoro sarà vanificato?

No, per due motivi distinti. Il primo è che le Olimpiadi sono una cosa immensa, ma l’anno prossimo ci sono anche gli europei, i mondiali e un calendario molto ricco. Il secondo è che davanti a un atleta capace di fare tempi migliori, hai poco da restarci male. Certo, sportivamente rosichi. Siamo cresciuti insieme nello stesso gruppo, è brutto che qualcuno parta e qualcuno no. Però è lo sport. Non ne conosco tanti di fenomeni, ma noi ne abbiamo un bel concentrato. E se di colpo arriva uno come Milan, che dopo un solo anno in pista fa certi tempi, posso solo togliermi il cappello.

Michele Scartezzini, ritiro Noto 2020
Per Scartezzini, momento di sosta con vista mare durante il ritiro che finirà domani
Michele Scartezzini, ritiro Noto 2020
Sosta con vista mare, ma domani si riparte
Le Olimpiadi, dicevi…

Per la prima volta sono alla nostra portata. Prima le vedevamo come irraggiungibili. A Londra ci andò Viviani e fece anche bene. A Rio arrivammo quasi per caso. Intorno a noi erano tutti serissimi, noi sembravamo superficiali. Ma adesso che siamo nella situazione per cui la medaglia è alla nostra portata, vogliamo esserci a tutti i costi. Sarà una sfida anche fra noi, altrimenti sarebbe troppo facile, ma non sarà certo l’esclusione a chiudere la mia carriera. Sono nelle Fiamme Azzurre. Mi hanno preso per la pista e posso lavorare sereno. Se salto Tokyo, c’è Parigi quando avrò 32 anni. Non sono un atleta tanto sfruttato. Sto facendo molta meno strada, perché ho individuato la mia dimensione. Non serve sfinirsi sulle salite per fare qualche risultato di là e poi spremersi per tirare fuori qualcosa su pista. Una volta che ho capito questo, ho cominciato a cambiar pelle.

Che cosa significa?

Nel 2019 pesavo circa 62 chili, ma agli europei mi ero sentito spesso in debito di forza. Così sono andato da una nutrizionista. Le ho spiegato che volevo privilegiare l’aspetto della forza, per la durata delle prove che devo fare. Da allora ho messo su circa 10 chili di massa magra. Adesso ho più forza, ma ammetto che inizialmente mangiare così tanto mi faceva quasi star male.

Michele Scartezzini, ritiro Noto 2020, cannolo, colore
Un ritiro in Sicilia significa anche stare bene. Bella la Spagna, ma non c’è storia…
Michele Scartezzini, ritiro Noto 2020, cannolo, colore
Un ritiro in Sicilia può essere anche piacevole…
Mangiare e basta?

Mangiare, ma non a caso. E palestra. Da quando ho cominciato, mangio 500 grammi di alimenti pesati a crudo, nel senso che quando poi vengono cotti, con l’aggiunta dell’acqua il peso aumenta. E poi ho lavorato sul tronco, perché in partenza certi sforzi di gambe si ripercuotono sulla schiena. In sostanza sono alto 1,83 e ora peso 72 chili con la mezza idea di arrivare a 75. Non sono più un passista scalatore, ma se osserviamo lo sviluppo degli stradisti ci si accorge che gli scalatori da 58 chili stanno scomparendo e quelli che fanno classifica sono tutti intorno ai 70 chili. Perché con l’avvento delle compact, più del peso conta la potenza. Se sul Mortirolo riesci a demoltiplicare i rapporti fino a trovare la cadenza che ti fa esprimere al meglio i tuoi watt, non serve essere leggerissimi come quando avevi soltanto il 25.

Renato Di Rocco, Thomas Bach, Imola 2020

Di Rocco, passo indietro e avanti Isetti?

05.12.2020
4 min
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Di Rocco aveva deciso che non si sarebbe ricandidato alla presidenza già ai mondiali di Imola (in apertura è con Bach, Presidente del Cio). Però dice che avrebbe aspettato volentieri il 6 dicembre per annunciarlo, in occasione del 135° compleanno della Federazione Ciclistica Italiana. Stamattina pare non sia riuscito a fare colazione dalle telefonate che ha ricevuto. Tutto sommato era prevedibile, dato che la sua presenza copre più di un terzo di quei 135 anni.

A questo punto, dunque, la contesa elettorale di febbraio vedrà tre candidati di cui abbiamo già esposto le idee: Daniela Isetti, Silvio Martinello e Cordiano Dagnoni

Presentazione DDL salva ciclista - Camera dei deputati - da sx: Marco Benedetti, il senatore Michelino Davico, e Renato Di Rocco presidente Federazione Ciclistica Italiana (foto Scanferla=
Alla Camera con Benedetti e il senatore Davico, per il DDL Salva i Ciclisti (foto Scanferla)
Presentazione DDL salva ciclista - Camera dei deputati - da sx: Marco Benedetti, il senatore Michelino Davico, e Renato Di Rocco presidente Federazione Ciclistica Italiana (foto Scanferla=
Alla Camera, presentando il DDL Salva i Ciclisti (foto Scanferla)

Al fianco di Isetti

Siccome è prassi che il presidente uscente conceda una sorta di investitura, la prima cosa da chiedere a Renato è se abbia intenzione di schierarsi al fianco di uno dei tre.

«Di sicuro non con Silvio – dice senza esitare – perché ha portato il discorso su polemiche che non si vedevano da tempo. Non entro nel merito della sua squadra, mi limito a dire che al momento quello che più mi preme è che venga ultimata la palestra del centro di Bmx a Verona, in cui proprio oggi stanno scaricando gli attrezzi. E che Montichiari torni al massimo delle sue potenzialità. Mentre una parola voglio spenderla per Daniela Isetti. Sarebbe potuta salire già quattro anni fa, se a me non avessero concesso un altro mandato. Ha ottime competenze e le donne spesso hanno più determinazione degli uomini. L’attività del Centro Studi durante il lockdown e tutti quei corsi che i ragazzi hanno apprezzato sono stati farina del suo sacco ed è giusto che se ne goda il merito».

Mondiali juniores su pista, Montichiari 2017, Renato Di Rocco, Letizia Paternoster
Mondiali juniores su pista, Montichiari 2017, con Letizia Paternoster (foto Scanferla)
Mondiali juniores su pista, Montichiari 2017, Renato Di Rocco, Letizia Paternoster
Mondiali juniores Montichiari 2017, con Paternoster (foto Scanferla)

Una scelta astuta?

Chiaramente ogni mossa in politica ha la doppia lettura e così c’è già chi agita il più classico dei “te l’avevo detto” ragionando sul fatto che Di Rocco, dirigente super esperto, avendo capito la difficoltà di essere rieletto, abbia preferito fare un passo indietro che incassare la sconfitta.

«Quello che ho sempre detto agli atleti – dice Di Rocco sornione – è ritirarsi quando sono ancora in buona forma e per me è arrivato questo momento. Voglio prendermi cura di me stesso e della mia salute. Lo stress dei primi quattro anni non li auguro a nessuno. E forse, se avessi saputo di trovare quella situazione, non avrei accettato di tornare. Ma grazie al ciclismo ho vissuto una carriera che mi ha divertito, per la quale devo essere grato. Sono entrato negli anni peggiori del doping, con Petrucci che dalla presidenza del Coni proponeva di fermare il ciclismo. Invece ci abbiamo messo la faccia e ne siamo usciti meglio di prima. Nei cassetti di Roma c’erano anche 28 vertenze legali, appalti assegnati senza criteri trasparenti. Una situazione che abbiamo risanato e di questo vado fiero. Certo non sarò a Tokyo, ma fino a settembre sarò presente tramite la Commissione dei giudici di gara a vegliare sulle nostre squadre».

Presentazione Giro d'Italia U23, 2017, Renato Di Rocco, Marco Selleri
Alla presentazione del Giro U23, nel 2017, assieme all’organizzatore Selleri (foto Scanferla)
Presentazione Giro d'Italia U23, 2017, Renato Di Rocco, Marco Selleri
Con Selleri alla presentazione del Giro U23 nel 2017 (foto Scanferla)

Futuro Direttore?

L’ultima domanda riguarda un’altra delle voci o leggende che circolavano, secondo cui Di Rocco stesse cercando di ricavarsi un posto di Direttore Generale della Fci e avesse bisogno di un candidato presidente che glielo permettesse.

«Quello che mi preme dire adesso – prosegue Di Rocco – è che ai candidati lascio strada bianca. E’ giusto che facciano la loro campagna in autonomia, senza che io mi metta di mezzo. Un ruolo dopo l’elezione? Di certo non è un mistero che io abbia delle conoscenze a Roma, in sede sportiva e politica. Come è vero che rispetto ad altri presidenti di federazioni, che hanno costanza di rapporti con certe strutture, io sia stato parecchio lontano dalla Capitale. Se può servire una figura di raccordo fra il palazzo e i nostri uffici, sono ovviamente a disposizione. Direttore Generale? Non l’ho mai fatto, mi manca. Ma non mi dispiacerebbe».

Partenza Extra Giro, autodromo di Imola 2020

Gare a rischio, la voce di Damilano

03.12.2020
4 min
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La grana delle gare toscane che minacciano di saltare va avanti e sul tema si fa sentire la voce di Beppe Damilano, tecnico piemontese di lungo corso. Parlando la scorsa settimana con Carnasciali e poi anche con Cazzaniga, era venuto fuori che proprio Damilano si fosse messo alla guida di una cordata di società disposte a pagare 20 euro per corridore purché gli organizzatori facessero la loro parte. Ma siccome conosciamo il mondo dei dilettanti da prima di quelli che oggi pretendono di raccontarlo, una chiamata “piemontese” era la cosa giusta da fare. E in Piemonte per giunta sta nevicando.

Partenza Extra Giro, autodromo di Imola 2020
Partenza di Extra Giro, nell’autodromo di Imola
Partenza Extra Giro, autodromo di Imola 2020
Partenza di Extra Giro, autodromo di Imola
Caro Beppe, che cosa pensi della situazione in Toscana?

Penso che la Federazione qualcosa abbia sbagliato, ma penso anche (e ride, ndr) che in Toscana ci vorrebbe una Federazione autonoma. Ma in sostanza gli organizzatori si sono chiesti: quest’anno fare la gara nazionale costa poco, ma come si fa gli anni prossimi quando si tornerà al prezzo pieno?

Quindi pensi sia una protesta fondata?

Penso che dopo quello che è successo con Iannelli, non mi metterei certo a fare storie per 150 metri di transenne in più. Penso che la terza auto del cambio ruote possiamo metterla noi società iscritte. Allo stesso modo, non credo che la Federazione farebbe polemiche se non ci fosse l’auto col tettuccio apribile (si tratta di alcuni dei punti evidenziati da Fabrizio Carnasciali, organizzatore di Mercatale, nell’articolo pubblicato la scorsa settimana, ndr).

Quindi confermi che le società vorrebbero in qualche nodo sostenere l’organizzazione?

Non allargherei tanto il discorso. Diciamo che per adesso ci sono 4-5 squadre che stanno cercando di mettere su qualcosa per sopperire eventuali lacune del calendario. In un primo momento, durante una videochiamata, si era proposto effettivamente di pagare 20 euro per corridore. Ma a quel punto Omar Piscina ci ha fatto notare che avremmo dovuto pagare quei soldi anche in futuro e allora ci siamo fermati.

Beppe Damilano
Beppe Damilano con il suo corridore di un tempo Maurizio Gorato
Beppe Damilano
Damilano con Gorato, suo ex corridore
E cosa avete deciso?

Ci siamo chiesti: perché ogni volta che c’è una sola corsa a settimana, non ne organizziamo una noi o ci rivolgiamo a un organizzatore affinché lo faccia per noi? Se ciascuna società tira fuori un piccolo budget, arriviamo in un attimo a 100 mila euro e a quel punto ce ne sarebbe parecchio per organizzare.

Organizzerai ancora delle corse con Gianni Pederzolli in Monferrato, come ad agosto?

L’intento sarebbe quello. Pederzolli, come pure Marco Selleri, è stato in grado di fare due corse a Fubine, una ad Altavilla e due a Casale Monferrato. Ora si vorrebbe crescere, ma nel 2020 i soldi li ha messi lui. Adesso sarebbe il momento almeno di andare in pari con le spese.

Perché non coinvolgere al tavolo tutte le squadre?

Perché si lamentano tutti, meglio metterli davanti a una proposta concreta. Prima che si organizzasse Extra Giro, ci fu un contatto fra me, Selleri e Cassani che aveva avuto la stessa idea. Nonostante quello che dice Cipollini, Davide è una grande risorsa. Ha sentito Bonaccini e dopo due giorni la Regione Emilia Romagna ci ha fatto sapere che avrebbe pagato gli eventi. A quel punto si è fatta una riunione su Zoom con le squadre e me ne hanno dette contro di ogni colore. Non ci crederete, ma tanti spingevano per chiudere la stagione. Si trattava di pagarsi gli alberghi, il minimo che si potesse fare, invece qualche toscano ha cominciato a dire che Selleri e Cassani ricattavano i corridori. In realtà, se non avessero voluto dormire in hotel, potevano benissimo fare avanti e indietro da casa.

Partenza Extra Giro, autodromo di Imola 2020, salita
Il gruppo sulla salita del percorso iridato
Partenza Extra Giro, autodromo di Imola 2020, salita
Il gruppo nel circuito delle prove in linea
Quando si faranno le vostre gare?

Lo vedremo quando sarà uscito il calendario. Dovrebbe venire fuori il 12-13 dicembre, ma da quello che so ci saranno pochissime gare e pochissime squadre. Ad agosto inserimmo le date venti giorni prima. In più abbiamo proposto di organizzare due corse nello stesso circuito chiuso, in modo da avere l’ambulanza e l’assistenza tecnica già in loco.

Quindi tornando alla Toscana?

La Federazione ha fatto una mossa controproducente, per cui forse era meglio aspettare un anno. Si poteva sicuramente trovare un’altra forma… 

Martin Marcellusi, Jonathan Milan, Extra Giro 202

Balducci mette in moto la Mastromarco 2021

23.11.2020
5 min
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Mastromarco è in zona rossa come tutta la Toscana e per Balducci è come essere tornati alla primavera. Non proprio un bel segnale alla ripresa degli allenamenti.

«Ma andrà bene anche questa volta – dice il tecnico della squadra toscana – allo stesso modo in cui i ragazzi hanno avuto una bella reazione alla ripresa dopo il lockdown, ne sono certo».

Alessio Nieri, Mastromarco 2020
Alessio Nieri, una vittoria a luglio, scalatore da scoprire
Alessio Nieri, Mastromarco 2020
Nieri ha vinto la crono per Alfredo Martini

La Mastromarco-Sensi, è noto, ha portato al professionismo campioni, fra cui Nibali, Bettiol e Caruso. Negli ultimi anni la strada si è fatta in salita, da quando il gap fra i team è diventato economico prima che tecnico. I corridori vengono fuori, poi arriva sempre chi se li porta via.

L’ultimo è Nencini, prima Benedetti…

A chi cerca i nostri corridori, dico che siamo bravi noi a individuarli. Se lo scopo è cercare e sviluppare i talenti, chi va a prendere quelli degli altri forse ha qualcosa in meno.

Balducci è soddisfatto del 2020?

Soddisfatto per la reazione dei ragazzi. Contento che Marcellusi abbia vinto la prima a Extra Giro, il segno che si fosse lavorato bene. Poi le vittorie di Molini a Lastra a Signa e di Magli a Vinci hanno completato il quadro. Dispiace, soprattutto per i ragazzi. Ci potevamo divertire molto di più.

Carlo Franceschi
Carlo Franceschi ha cresciuto Nibali e resta il riferimento della Mastromarco
Carlo Franceschi
Franceschi è il riferimento di Mastromarco
Cosa vi aspettate dal 2021?

Che siano cresciuti. Magli e Molini sono al quarto anno, abbiamo confermato buona parte di chi già c’era. Nencini ci ha lasciato. E abbiamo dei ragazzini di primo anno. Butteroni e Arzilli, figlio del Fabrizio che correva con me. Poi Frius, un ragazzo di Mastromarco, perché un corridore di casa ci sta sempre.

Marcellusi non ha avuto offerte?

Qualcosa c’è stato, ma con lui e con Massimiliano Mori, che lo segue come procuratore, abbiamo deciso di fare un altro anno. Può crescere. Si è creato un buon rapporto. Abbiamo già sentito Amadori per le prime trasferte e s’è buttato un occhio anche sul mondiale.

Un romano a Mastromarco…

Sembra ci sia nato. Ogni tanto sparisce dal ritiro e lo trovo dal barbiere o al circolo a parlare con tifosi e anziani. Il rapporto fra il paese le la squadra era un po’ allentato senza corridori di riferimento, ma con Martin si sta ricreando. E’ diverso dai ragazzi che stanno per ore sui social, che poi è il vero problema nella creazione del gruppo. E’ un trascinatore. Tanto sembra tranquillo fuori corsa, per quanto diventa cattivo in gara. Da tanto non vedevo un corridore cambiare tanto quando attacca il numero.

Un esempio?

La sera prima dell’italiano voleva andare a casa. Non andava e lo sapevamo. L’ho convinto a provarci e giro dopo giro era sempre lì. Alla fine è arrivato settimo e i compagni non si capacitavano di come avesse tirato fuori una giornata così. 

Tommaso Nencini, Mastromarco 2020, Firenze-Empoli
Tommaso Nencini lascia la Mastromarco e passa con Provini
Tommaso Nencini, Mastromarco 2020, Firenze-Empoli
Tommaso Nencini ha scelto di cambiare
Cosa dici di Nieri, che ha vinto la cronoscalata per Alfredo Martini?

Ne vedremo delle belle con lui. Sta a Santa Maria a Monte, il mio paese e sua madre lavora con mia moglie Romina da anni. Lui andava in bici e aveva una passione incredibile, finché un giorno ho detto ai genitori di farlo provare. Per età era allievo di secondo anno, così l’ho portato a fare un giro con i ragazzini dello Stabbia e in salita li ha staccati tutti. Allora ho chiesto in giro di farlo correre l’anno dopo fra gli junior eppure, con tanti favori che ho fatto, non s’è trovato nessuno. Perciò l’abbiamo messo alla Taddei, che fa mountain bike, la squadra di Francesco Casagrande e Favilli. L’anno dopo lo volevano tutti, ma è andato alla Big Hunter e ha fatto tre o quattro piazzamenti in cronoscalate. Finché nel 2020 è venuto con noi e in salita ha fatto dei numeri. Non l’ho portato al Giro e purtroppo non s’è fatto il Val d’Aosta, così non ha trovato troppo terreno.

Ma una l’ha vinta…

Appunto, la cronoscalata per Alfredo di fine luglio. Quel giorno io ero in Romagna con gli altri e sul percorso c’era il mio maestro, Marcello Massini. Prendeva i tempi e mi ha chiamato quando l’ha visto passare. E con quel suo tono furbo, mi ha detto: «Se non vince, ci va vicino!». Marcello è sempre in gamba, ci vediamo spesso, ogni 3-4 giorni è a casa mia…

Gabriele Balducci in una foto… d’epoca: con Antonio Nibali, ancora U23: è il 2013
E’ il 2013: Balducci con Antonio Nibali
Vuol dire, Balducci, che adesso Nieri ve lo portano via?

Lui è uno di famiglia, non lo porta via nessuno. Ma qualcuno l’ha notato. Dopo la Strade Bianche siamo andati un giorno ad allenarci con la Ef Pro Cycling, che si era fermata per una settimana in Toscana, perché Alberto Bettiol ci sta davvero tanto vicino. E Fabrizio Guidi è rimasto colpito. Vedremo. Se son rose…

Hai parlato di Massini, ma resta Franceschi il vero riferimento di Mastromarco?

E ci mancherebbe! Carlo è in regia, un’istituzione. E il suo sguardo, per quello che sa e quello che ha fatto, per questi ragazzi è un grandissimo valore aggiunto…

Emiliano Borgna, Edita Pucinskaite

Borgna-Fci: lavoriamo insieme per i giovani?

21.11.2020
5 min
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Emilliano Borgna è il presidente di Acsi Ciclismo e in questo periodo si sarà sentito tirare idealmente per la giacca. Acsi è un’associazione che raggruppa un significativo numero di organizzatori di eventi amatoriali e recentemente, con l’appoggio di Nalini, ha dato vita a un circuito di Gran Fondo da febbraio a settembre. Nella foto di apertura, Borgna è con Edita Pucinskaite, iridata a Verona 1999, la cui Gran Fondo dal 2020 è con Acsi.

Fci e amatori

Fra i temi cari ai candidati alla presidenza della Federciclismo, quello di riportare gli amatori e i cicloturisti alla casa madre è abbastanza ricorrente e spiegato in vario modo. E al di là del nobile intento, il dato che resta e fa pensare è che i cicloturisti e gli amatori sono gli unici che pagano. Per affiliarsi. Correre. Fare attività. Riportarli a casa potrebbe avere un valore economico non trascurabile. La Fci può avere effettivo giovamento nel riunirli sotto la sua egida o ne risulterebbe appesantita, perdendo di vista lo scopo olimpico?

Emiliano Borgna, GF Squali, Acsi
Emiliano Borgna, alla GF Squali affiliata all’Acsi
Emiliano Borgna, GF Squali, Acsi
Borgna alla GF Squali, affiliata Acsi

Nei giorni successivi alle interviste di Martinello, Di Rocco, Dagnoni e Isetti, più di un corridore ci ha contattato, infatti, chiedendo se abbia senso far confluire gli amatori all’interno di una Federazione che ha come fine ultimo la partecipazione alle Olimpiadi e la formazione di atleti che alle stesse un giorno possano arrivare. Non avrebbe più senso ricordarsi di quando si facevano i Giochi della Gioventù e investire sui giovani, piuttosto che rincorrere adulti che in taluni casi pensano di essere campioni?

La posizione è ovviamente estrema e viene da ex professionisti, ma un passaggio con Borgna, che fra le Gran Fondo ha il suo pane quotidiano, andava fatto.

Avvocato, che cosa pensa della problematica?

Penso che il settore amatoriale debba tornare tale, anche se l’Uci inventando le prove di World Series ha sdoganato l’agonismo. Ma quella sfera va lasciata ai professionisti e ai giovani che nel ciclismo possono avere un futuro. La Fci ha finalità olimpica, che cosa se ne fa degli amatori e dei cicloturisti in quest’ottica?

Che futuro immagina per le Gran Fondo?

Devono essere eventi molto partecipati per valorizzare i territori in cui si svolgono. Non credo si debba alimentare l’agonismo. Genera comportamenti eccessivi e diventa un deterrente per la stessa partecipazione. Le strade sono piene di bici e di neofiti. Se uno che non ha mai corso va al via di una prova in cui si parte a 70 all’ora, secondo voi continua o butta via la bici?

Partenza Arco Acsi
Le Gran Fondo tornino eventi che aggregano e fanno promozione
Partenza Arco Acsi
La Gran Fondo è la miglior promozione del territorio
Perché tante Gran Fondo hanno lasciato la casa madre e hanno bussato alla vostra porta?

Lamentano costi molto alti e la troppa burocrazia, che ammazza gli eventi. Noi ci occupiamo anche di questi aspetti, seguiamo per loro i protocolli delle varie richieste. Non basta più il foglio A4 di una volta. Adesso le amministrazioni vogliono sapere tutto e stare appresso a questi aspetti è un lavoro. Che noi facciamo per i nostri associati.

Pensa che esista un’alternativa alla lite?

Lo spero davvero tanto. Ho parlato con Silvio Martinello e Rosario Fina, candidato al Comitato regionale siciliano. Siamo in una fase in cui si può davvero collaborare. Si possono immaginare organizzazioni parallele, come a volte facciamo. Sfruttando la logistica della Gran Fondo, abbiamo fatto gare giovanili. E a quel punto la domenica della Gran Fondo diventa una festa di sport per tutta la famiglia.

Una delle grosse contestazioni è che un tempo i papà portavano i figli a correre, oggi i campioni sono loro.

Perché tutti vogliono la foto su Facebook, mentre l’attività amatoriale dovrebbe tornare su altri binari. Mi rendo conto che si spendono soldi importanti per tecnologie eccezionali, ma questo non sfocia per forza nelle liste rosse e nelle leghe fra manifestazioni. Su questo gli organizzatori sono uniti. Una volta l’ex professionista che dominava veniva mitizzato, oggi è guardato con fastidio. E crea problemi.

Di che tipo?

Per la chiusura strade. Di solito dopo 15 minuti dal passaggio dei primi, viene riaperto il traffico. E capirete che un Tommaso Elettrico scava subito quel margine e ti ritrovi con l’80 per cento del gruppo nel traffico. Bisogna ampliare questo margine, dare modo alla gente di vivere certi eventi con la giusta calma, di godersi i posti. Le Gran Fondo che non danno fastidio sono quelle organizzate a braccetto con le Amministrazioni locali, che ne approfittano per valorizzare il proprio territorio. La prima cosa da fare è proprio parlare con loro.

Gara giovanissimi Imola (foto Max Fulgenzi)
Le Gran Fondo dovrebbero sempre ospitare gare di giovanissimi (foto Fulgenzi)
Gara giovanissimi Imola (foto Max Fulgenzi)
Gran Fondo e attività di base: si può collaborare (foto Fulgenzi)
Quindi promozione e non agonismo?

L’agonismo in bici ci sarà sempre, ma non va spinto troppo oltre. Il ciclismo amatoriale deve e può essere la spinta perché lo sport popolare riparta. Per questo Nalini ha deciso di stare al nostro fianco nell’appoggiare un circuito in cui chi si iscrive avrà comunque un capo di abbigliamento dedicato, anche se per Covid si dovesse chiudere di nuovo. Gli eventi devono essere l’occasione di offrire temi diversi, come le experience che può offrire Paolo Bettini o approfondimenti sulla sicurezza con Marco Scarponi.

Quindi leggendo le dichiarazioni dei vari candidati?

Dico loro: incontriamoci. Ho visto che hanno tagliato i costi di affiliazione per avvicinarsi agli Enti. Spero solo che chiunque sarà eletto abbia voglia di ascoltare. Se un marito trascura la moglie e quella va con un altro, la colpa non è solo della moglie e dell’amante. Io sarei contento di collaborare, ma per farlo bisogna essere in due.