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Daniela Isetti

Elezioni Fci, scende in pista anche Isetti

15.11.2020
5 min
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Isetti c’è sempre, che si tratti di un campionato italiano o di un mondiale. Se guardi bene, lei c’è sempre ed ha sempre cose da fare. In tanti anni che la conosciamo, raramente l’abbiamo vista con le mani in mano. Daniela si mette a ridere quando le chiediamo se da piccola sognasse di fare il presidente federale, ma è certo che il suo cammino nei vari ruoli federali porterebbe proprio lassù, dove nessuna donna si è mai seduta. Ma anche lì, lei probabilmente non starebbe seduta più di cinque minuti.

«L’idea di candidarmi – dice Isetti – è maturata col tempo. Il ciclismo è una passione smisurata di famiglia, l’idea di impegnarti per gli altri e non per te stesso. Nel mondo del ciclismo ho fatto tutto, tranne il giudice e il direttore di corsa, per cui è una decisione presa per le conoscenze e le competenze che sono certa di avere».

centro Studi, corso direttori sportivi. Davide Cassani, Alex Zanardi
Ai corsi del Centro Studi è intervenuto anche Zanardi, cui vanno tutti i nostri auguri (foto Sestili)
centro Studi, corso direttori sportivi. Davide Cassani, Alex Zanardi
Anche Zanardi ai corsi del Centro Studi. Auguri, Alex! (Foto Sestili)

Come sia stato che una donna abbia potuto inserirsi così bene nei meccanismi piuttosto maschilisti del nostro sport è il prossimo passo. Così, dopo aver raccontato la candidatura di Martinello e l’attendismo di Di Rocco e Dagnoni, ecco le idee di Isetti. E Daniela volentieri racconta.

Le cose stanno cambiando, ma qualche anno fa un po’ di maschilismo c’era…

La mia fortuna è aver trovato un uomo illuminato come Gianni Sinoppi. Fu un grande dirigente e capì che magari coinvolgendomi poteva portare un punto di vista lungimirante. Fu lui a suggerire ai miei che smettessi di correre ed entrassi nel Comitato regionale. E lì ho fatto tutta la trafila, a partire dall’ufficio stampa. Prima di entrare in Consiglio federale sono stata segretaria dell’Associazione dei team dei dilettanti. E fu un orgoglio essere sostenuta da elettori uomini. Non mi hanno mai considerato un elemento debole del sistema.

Perché ci si candida alla presidenza federale? Per cambiare qualcosa che non va o per proseguire il lavoro?

Ci ho pensato nei modi e nei tempi dovuti, per il ruolo di Vicepresidente Vicario che ricopro. Non vedo neppure la necessità di accelerare i tempi. Ho parlato con Di Rocco e lui sa. Ci si candida perché assieme ad altre persone abbiamo iniziato a condividere idee e progetti. Conosco i meccanismi federali. Sono in Consiglio da quattro mandati e sono anche nel Consiglio Coni. Sono sollecitata dalla base a fare un passo in più, per immaginare un ciclismo diverso.

Attraverso cosa passa il cambiamento?

Semplificazione e trasparenza. Rinnovata attenzione verso la promozione e il ciclismo giovanile. Fra le poche cose positive di questo periodo, c’è che il ciclismo è uno dei pochi sport che riesca a proporsi. Spingendo sull’acceleratore, è possibile avvicinarsi di più ai giovani. Ci sono tanti aspetti che possono esser sviluppati in modo più consono agli anni che viviamo.

Miriam Vece, velocità, europei pista 2020
Il settore velocità va rilanciato. Lei è Miriam Vece, agli europei di Plovdiv
Miriam Vece, velocità, europei pista 2020
Secondo Isetti, la velocità rilanciata. Lei è Miriam Vece
Una spallata al ciclismo delle strade bianche?

Il nostro sport ha una storia meravigliosa, radici che ci consentono di restare solidi anche quando ci lanciamo verso il futuro. Di quella storia ci dobbiamo ricordare, occupandoci di tutto ciò che la bicicletta può rappresentare. Dobbiamo essere aperti a una nuova immagine del ciclismo. Imparare a proporci in maniera nuova.

Parliamo dunque di promozione?

Serve maggior supporto a chi fa avviamento al ciclismo. Abbiamo 144 scuole, cui stiamo erogando gratuitamente dei corsi di formazione per individuare percorsi di attività più ampi rispetto al semplice andare in bicicletta. Ma la Fci ha il fine olimpico, quindi l’agonismo. Solo che oggi la bicicletta si declina in tanti modi, dalla mobilità dolce al turismo, che sono elemento di arricchimento per le società che propongono ciclismo. Le scuole di ciclismo possono essere cellule di base per ciclismo a tutto tondo.

La pista?

Ha bisogno di nuovo impulso, perché va bene per tutti. Si è attivato ormai da tempo un processo di armonizzazione fra base e vertice, ma occorre spingere forte. E soprattutto va sviluppato un progetto per la velocità, che ci vede un po’ indietro e ha un gran numero di medaglie.

Ci sono due temi caldi: la gestione degli juniores e il Sud. Da dove partiamo?

Le problematiche degli juniores meritano una rilettura, l’attività stessa va riletta. La categoria non può essere un punto di arrivo, ma occorre parlare con tutti e a tutti i livelli. E’ il sistema che ha bisogno di una taratura. Stesso discorso per il Sud.

Avanti, Isetti.

E’ una miniera, per attività, talenti e numero di praticanti. Ci sono difficoltà logistiche oggettive, ma non possiamo ignorare il fatto che ad esempio la Sicilia da anni ci regala fior di campioni. A Fiorenzuola si è fatto un gemellaggio con Noto, dove c’è un bellissimo velodromo, il cui patrono San Corrado è piacentino. In questo momento per ovvi motivi è un gemellaggio virtuale, ma in futuro è auspicabile che generi uno scambio tecnico.

Gran Fondo L'Eroica
Il mondo delle Gran Fondo, questa è L’Eroica, torneranno nell’alveo della Fci? (foto pENNI)
Gran Fondo L'Eroica
Il mondo delle Gran Fondo tornerà alla Fci? Isetti dice di sì (foto pENNI)
E poi c’è il fronte dei cicloturisti…

Bisogna condividere le esperienze e c’è tanto da lavorare anche su questo. Il cicloturismo deve essere riportato in federazione. Ci sono elementi che non possiamo più ignorare.

Il Centro Studi di cui sei referente ha approfittato del lockdown per organizzare parecchi corsi per direttori sportivi aperti agli atleti, è corretto?

E continuiamo a farlo. Il 12 novembre è partito quello di terzo livello chiuso a 35 candidati a fronte di 70 richieste, per mantenere un bel rapporto fra allievi e docenti. Abbiamo fatto 700 ore di formazione per atleti in attività, con quasi 200 adesioni e 186 partecipanti. Li abbiamo divisi per livelli, con 6 classi di primo livello e 7 classi di secondo. E quasi tutti hanno completato il percorso. Fra loro c’erano tre atleti già laureati in Scienze Motorie, come Paolo Simion, e altri laureandi. I tre sono già abilitati come tecnici giovanili, gli altri sono ancora studenti.

E’ bello vedere che gli atleti pensano a restituire al ciclismo ciò che il ciclismo gli ha dato…

Gli atleti di ogni specialità sono il nostro futuro. Li vedo che fanno le cose con passione. Alberto Bettiol si è iscritto a un corso che si dovrebbe fare a Lugagnano d’Arda, dove si farà il primo livello e anche il corso guide. Li ho sentiti dire: «Adesso do un senso a quello che faccio. E ho la possibilità di aiutare i bambini a capire». Prima avete chiesto perché lo faccio…

Esatto.

A quello che ho risposto, aggiungete anche che mi sento in debito con un mondo che amo in modo viscerale. Ci sono dinamiche che negli anni non sono migliorate e mi sento di dover dare qualcosa in più.