Quelli che… sanno esaltarsi sulle strade di casa

19.10.2021
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Abbiamo ancora negli occhi le immagini dell’ultimo Giro di Lombardia, con la gente impazzita ai bordi della strada per fare il tifo per Fausto Masnada. Non un italiano qualsiasi, perché il corridore della Deceuninck-QuickStep correva sulle strade di casa, quelle nelle quali è vissuto e su cui ha sentito crescere dentro la passione viscerale per il ciclismo. Vivere un grande evento come il Giro di Lombardia sulle strade abituali, con il vicino di casa o l’amico del bar lì sul ciglio che si sgola per incitarti, ha un sapore speciale.

L’enfant du pays”: un’espressione resa famosa, nel mondo delle due ruote, da Adriano De Zan, che spesso la citava non solo nel citare i vincitori, ma anche semplici gregari che sfruttavano l’occasione del passaggio del Giro d’Italia o di qualsiasi altra manifestazione nel paese natio, chiedendo il permesso al gruppo per avvantaggiarsi, di quel tanto da permettergli un rapido saluto. Vestigia di un ciclismo che non c’è più, ora si è professionali sin dal via e certe deroghe non sono permesse quasi più…

Simoni Pordoi 2001
Gilberto Simoni ha costruito sul Pordoi la vittoria al Giro 2001, lasciando poi la tappa allo spagnolo Perez Cuapio
Simoni Pordoi 2001
Gilberto Simoni ha costruito sul Pordoi la vittoria al Giro 2001, lasciando poi la tappa allo spagnolo Perez Cuapio

Mondiali, “nemo propheta in patria”…

E’ pur vero però che vincere in casa propria ha un sapore speciale. Ai mondiali, ad esempio, questo evento è successo solamente 12 volte e parliamo non di atleti che vincono nella propria città, ma nella nazione di appartenenza, un abbinamento riuscito per 4 volte al Belgio (ma la quinta alla quale tanto ambivano quest’anno non si è avverata…) e per 3 all’Italia, nel 1932 con Learco Guerra, nel 1968 con Vittorio Adorni e nel 2008 con Alessandro Ballan, ultimo in assoluto a riuscirci.

Citavamo Guerra, la storica “locomotiva umana” che la soddisfazione di vincere davanti ai suoi concittadini l’ha assaporata nel 1931: la prima tappa del Giro d’Italia arrivava quell’anno a Mantova e Guerra ci teneva tantissimo a conquistare la vittoria davanti alla sua gente, poter ripartire il giorno dopo con il simbolo del primato. Dopo 206 chilometri si mise alle spalle allo sprint Alfredo Binda e Michele Mara e non contento di ciò vinse anche il giorno successivo a Ravenna. Quel Giro per lui finì con 4 successi di tappa ma con il rammarico della brutta caduta a La Spezia che lo costrinse al ritiro.

Ulissi Etruschi 2017
Vittoria in solitudine per Diego Ulissi a Donoratico nel 2017: quelle erano le strade della sua quotidianità…
Ulissi Etruschi 2017
Vittoria in solitudine per Diego Ulissi a Donoratico nel 2017: quelle erano le strade della sua quotidianità…

Giro d’Italia, altra storia…

Giro d’Italia. Spesso corridori hanno cercato e anche trovato la vittoria sulle strade di casa, ma se dovessimo cercare un simbolo di queste immagini?

La mente non può che tornare a qualche anno fa, a Gilberto Simoni che sul Pordoi costruì le sue vittorie rosa, in uno stretto corridoio lasciato libero dai tifosi, spingendo sui pedali per infliggere un ritardo sempre maggiore agli avversari. Non è un caso se la carriera del trentino sia legata a doppio filo alla corsa rosa, che aveva un sapore assolutamente speciale proprio quando si transitava sulle salite di casa, quelle dove da bambino aveva lasciato vagare la fantasia vedendo i campioni dell’epoca compreso lo zio di sua moglie, un certo Francesco Moser

Che dire poi di Stefano Garzelli, che nel 2005 vinse la Tre Valli Varesine? Attendeva da 15 mesi di riassaporare il gusto dolce della vittoria, il finale della classica di casa lo aveva studiato nei minimi particolari percorrendolo e ripercorrendolo in allenamento, soprattutto gli ultimi 500 metri dove si mise alla ruota di Mazzoleni gregario di Cunego e anticipando la prevedibile mossa del veronese scattò per precedere Bernucci. La gara arrivava a Campione d’Italia, città nativa della madre e di residenza delle sorelle. Come poteva non vincere?

Nibali Sicilia 2021
Una vittoria per Nibali nel 2021, ma di grosso peso, nella sua Sicilia, alla sua maniera: tappa e maglia…
Nibali Sicilia 2021
Una vittoria per Nibali nel 2021, ma di grosso peso, nella sua Sicilia, alla sua maniera: tappa e maglia…

Di casa e di cuore

Un po’ lo stesso discorso che vale per Fabio Ulissi. Nel 2017 il nativo di Cecina, appena approdato al Uae Team Emirates, voleva subito impressionare i suoi nuovi “datori di lavoro” e sulle strade di casa, teatro della sua preparazione invernale, sfruttò proprio la conoscenza del percorso e in particolar modo della discesa verso Donoratico.

«La conosco a menadito – affermò dopo la premiazione – sono nato qua e potrei farla a occhi chiusi, sapendo dove rilanciare».

Due volte era finito sul podio senza cogliere il risultato al quale teneva di più: per la gente del luogo, quell’edizione è rimasta nel cuore. E poi, parlando di discesa, non è lo stesso principio che ha applicato Masnada?

Se si parla di “enfant du pays”, c’è un’immagine recente che si fa strada nella memoria. Per Vincenzo Nibali quelle lacrime versate all’arrivo della conclusione dell’ultimo Giro di Sicilia contengono infiniti significati. Immaginate che cosa significa tornare a vincere, dopo tutto quel che ha passato in questi ultimi due anni, quello che ha letto e sentito su di lui, quei dubbi esasperanti nel proprio animo, davanti alla propria gente, quella stessa gente lasciata tanti anni fa, lui come tanti siciliani, per trovare fortuna nel Continente? Non c’era posto migliore per tornare ad azzannare il successo per lo Squalo. Certe volte anche i grandi uomini piangono…

Masnada, ecco perché passare presto è uno sbaglio

15.10.2021
5 min
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«Non mi dimenticherò la Boccola fino a Città Alta – dice Masnada, tornando per un istante al Lombardia (foto di apertura) – per tutta la vita. Mi è passato il mal di gambe. Ho fatto tutta la salita con cattiveria grazie alla gente che c’era. E’ stato bello dopo un anno senza pubblico rivedere tutta quella gente e proprio a Bergamo. Anche in via Papa Giovanni XXIII visto quanta gente c’era?».

Per recuperare forze e morale, Fausto ha scelto Dubai. Dove l’acqua è più calda dell’aria, dove finora era venuto soltanto per correre e le spiagge le aveva viste soltanto dal finestrino dell’ammiraglia o dalla sella della bici. La stagione ha avuto alti e bassi, questi ultimi legati spesso alla sfortuna. Ma il Giro di Lombardia e il suo bagno di folla hanno in parte rimesso la bilancia in equilibrio. Il secondo posto dietro l’imbattibile Pogacar non ha il sapore della beffa e, tutto sommato, essere arrivato a giocarselo in volata dice che in salita l’altro non è riuscito a staccarlo. Ha bruciato semmai di più il secondo posto dietro Colbrelli ai campionati italiani. Perché quel giorno nei panni del più forte in salita si era sentito lui e l’arrivo in volata era l’ultima soluzione possibile.

La discesa del Selvino era il solo tratto di strada per rientrare su Pogacar
La discesa del Selvino era il solo tratto di strada per rientrare su Pogacar

«Non sono super soddisfatto – dice – perché fra Giro e Vuelta ho avuto sfortuna. Quando la salute mi ha assistito, ho dimostrato di andare forte. Ho fatto il Romandia con una condizione spettacolare (terzo in classifica finale, ndr), mentre l’avvicinamento al Giro è stato proprio brutto. Da non riuscire a respirare tanto ero costipato…».

Magari la tenuta di Evenepoel non cambiava, ma i tuoi acciacchi hanno coinciso con il suo calo…

Nessuno si aspettava quanto potesse reggere e chiaramente, essendo la Deceuninck-Quick Step abituata a vincere, non si può dire che il Giro sia stato positivo.

Forse era persino troppo aspettarsi che Remco potesse fare un exploit, no?

I preparatori e i direttori sportivi fanno queste scelte partendo dai dati in allenamento e da quanto l’atleta ha fatto vedere. E lui fino all’incidente aveva fatto meraviglie. Normale che ci si aspetti che vada forte, ma la stessa squadra non sapeva quali ambizioni avere. Era difficile prevedere quello che sarebbe successo.

Brucia più il secondo posto ai campionati italiani o il fatto di non essere andato alle Olimpiadi?

Il secondo di Imola brucia ancora, perché la vittoria avrebbe dato una svolta alla stagione. Con la maglia tricolore sei riconosciuto per un anno intero. Mentre le Olimpiadi sono rientrate nel discorso della sfortuna. Se il Giro fosse andato bene, avrei dimostrato il mio valore e mi avrebbe portato, perché ero già nella rosa. Ma il posto in nazionale va guadagnato e io non ci sono riuscito. Non ho rimpianti, condivido le scelte di Cassani.

Il forcing di Masnada sulla Galisterna ai campionati italiani di Imola non è bastato per staccare Colbrelli
Il forcing di Masnada sulla Galisterna ai campionati italiani di Imola non è bastato per staccare Colbrelli
Il Lombardia, anche se non l’hai vinto, è stato una nota positiva?

Sono soddisfatto per il secondo posto e lo è stata anche la squadra.

Sei stato l’unico capace di seguire Pogacar…

Sapevo di avere una sola carta da giocare ed era la discesa da Selvino, che noi bergamaschi facciamo spessissimo. Quando ho visto di aver scollinato con 30 secondi, ho capito che avrei potuto riprenderlo. Conoscevo ogni curva a memoria e infatti in fondo l’ho preso e poi mi sono messo a ruota. Di fatto a Bergamo mi ci ha portato lui. E sulla Boccola (l’ultima salita verso Città Alta, ndr) è andato davvero forte.

Com’è stare a ruota e non tirare, malgrado gli inviti?

Sarebbe bello se nel ciclismo non si facessero tanti tatticismi. D’istinto avrei tirato, ma così facendo sulla Boccola mi avrebbe staccato di certo. Perciò la tattica di Bramati alla fine ha funzionato. In realtà pensavo che da dietro sarebbero rientrati, anche a scendere da Bergamo, perché c’era vento contrario. Hanno giocato male la loro carta, forse perché avevano paura di portare Alaphilippe sotto l’ultimo strappo.

O forse non avevano più gambe…

In effetti ho rivisto la corsa in tivù e abbiamo fatto tutte le salite fortissimo. Non si staccava nessuno, ma erano tutti a tutta. Poi però siamo arrivati al Passo di Ganda e il gruppo è esploso.

Masnada ha partecipato a tutti i ritiri con Evenepoel e Honoré, preparando il Giro d’Italia. Qui sul Teide
Masnada ha partecipato a tutti i ritiri con Evenepoel e Honoré, preparando il Giro d’Italia. Qui sul Teide
Giorni fa siamo stati da Colleoni alla Colpack, diceva quanto sia brutto dal suo punto di vista non poter tenere i corridori più di un anno per la fretta di passare. Tu rifaresti i tuoi quattro anni da U23?

Non rifarei tutto, perché so di aver perso anni di carriera non facendo le cose in modo professionale. Ma credo che tre anni fra gli under 23 servano, magari anche in continental per fare qualche esperienza con i pro’. Perché quando arrivi di qua, non puoi sbagliare.

Perché non puoi sbagliare?

Hanno tutti la fretta di trovare un altro Evenepoel, ma per il 90 per cento dei ragazzi passare troppo giovani è sbagliato. Di qua c’è un livello altissimo, ci sono tanti corridori più forti fisicamente di un ragazzino e più esperti. Serve tempo, ci vuole tanta fatica. E per i 3/4 di quelli che passano così presto non sarà una bella esperienza. Non credo ne valga la pena.

Masnada, giorno indimenticabile nella sua Bergamo

09.10.2021
3 min
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A un certo punto non si è capito se la Deceuninck-Quick Step gli avesse ordinato di non tirare per far rientrare Alaphilippe, che in partenza era il leader della squadra. Sta di fatto che il francese dietro continuava a incitare i corridori di altre squadre perché tirassero per la loro parte, mentre davanti Masnada si è messo a ruota, parlando nervosamente alla radio. Al punto che a un certo punto l’ammiraglia lo ha affiancato. Se questo era il piano, non ha funzionato. Il vantaggio di Pogacar e del bergamasco è sceso fino a 28 secondi fintanto che all’inseguimento partecipava anche il campione del mondo, poi è preso a ricrescere.

Masnada si è tuffato in discesa con la sicurezza del padrone di casa
Masnada si è tuffato in discesa con la sicurezza del padrone di casa

Finale ad alta tensione

E così Fausto Masnada – bergamasco di Laxolo, 28 anni il prossimo 6 novembre – è andato incontro al finale di corsa sapendo di avere una sola chance: staccare Pogacar nel falsopiano dopo lo strappo di Città Alta (foto di apertura). Qualsiasi altra soluzione, pur percorribile, lo avrebbe visto perdente. Il ricordo della volata con Colbrelli al campionato italiano era troppo fresco per essere stato dimenticato.

«Sono felice – dice – è il mio primo podio in una prova monumento e centrarlo nella mia città rende tutto ancora più speciale. So che il secondo posto non è una vittoria, ma so di essere stato superato da uno dei migliori corridori del mondo, che oggi era impossibile da battere».

Ha lavorato sodo per Alaphilippe, che gli ha dato poi via libera
Ha lavorato sodo per Alaphilippe, che gli ha dato poi via libera

Attacco concordato

Le sue parole dopo l’arrivo in qualche modo stridono con quello che si è visto nelle immagini televisive.

«Durante la corsa – dice – ho parlato con Julian (Alaphilippe, ndr) e mi ha detto di provare qualcosa se sentivo di avere le gambe. Così sono andato a tutto gas dopo il passo di Ganda, con la fiducia al massimo perché conoscevo la discesa e quelle strade. Questa stagione non è stata delle mie migliori, con diversi infortuni che mi hanno fatto saltare molte gare, perciò finire così è fantastico».

Masnada è il primo bergamasco da ventidue anni sul podio di un Lombardia finito a Bergamo
Masnada è il primo bergamasco da ventidue anni sul podio di un Lombardia finito a Bergamo

Per Bergamo e i bergamaschi

Masnada è il primo bergamasco in 22 anni a concludere fra i primi tre Il Lombardia che si sia concluso a Bergamo. Per questo la sua dedica alla città ha infiammato i tanti tifosi che lungo tutto il finale lo hanno incitato.

«Era la prima volta che facevo il Colle Aperto in gara – ammette – e l’atmosfera in quella stradina così stretta da questi fantastici tifosi è qualcosa che rimarrà per sempre con me. Mi vengono i brividi solo a pensarci. Questo posto sul podio è per loro e per l’intera città di Bergamo, così duramente colpita durante la pandemia. Non dimenticherò mai questo giorno incredibile».

Pogacar, un solo colpo, ma giusto per vincere il Lombardia

09.10.2021
5 min
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Doveva solo decidere dove e quando, anche se non tutti pensavano che stavolta fosse forte abbastanza. Nell’anno dei vincitori debuttanti, dopo Colbrelli alla Roubaix, Tadej Pogacar si porta a casa il Giro di Lombardia con un’azione delle sue. Tutti aspettavano Roglic dopo le prove all’Emilia e al Gran Piemonte, ma forse a fine stagione si fa meglio a dosare le forse per giocarsi tutto sul bersaglio grande.

«Non so lui – dice il giovane sloveno – nel mio caso non direi che in quelle corse ho cercato di risparmiarmi. Semplicemente i brutti giorni possono capitare. Io ho sempre cercato di fare il massimo. Non sapevo cosa sarebbe successo qui oggi…».

Dopo l’arrivo è crollato sull’asfalto, sfinito e incredulo
Dopo l’arrivo è crollato sull’asfalto, sfinito e incredulo

Da Como a Bergamo

Il Lombardia da Como a Bergamo è sempre un boccone faticoso da masticare, pur riconoscendo il valore di tornare con una simile festa nella Bergamo straziata dal Covid. Sapevamo che sarebbe stato bello, ma forse la corsa avrebbe diritto ad un’identità più precisa, che renda possibile comparazioni e racconti incrociati. Non è forse vero che fra tutte le prove monumento, questa sia la sola che cambia spesso percorso e salite?

Ci arrivi a fine stagione, come quando alla fine di un lungo viaggio vai a sederti nella trattoria di sempre. Solo che invece di trovare i piatti e i sapori che rendono classico quell’appuntamento a tavola, un giorno scopri un menù totalmente diverso. Il cuoco è bravo, non mangerai male. Ma è innegabile che per un po’ dovrai convivere con la sorpresa.

Davvero strano il Ghisallo in partenza e percorso al contrario…
Davvero strano il Ghisallo in partenza e percorso al contrario…

Un bel momento

Mancavano 36 chilometri all’arrivo, quando Pogacar ha colto l’ispirazione ed è partito. In quei frangenti è questione di attimi. E se dal gruppetto di testa sul passo Ganda va via Pogacar, uno come Alaphilippe deve seguirlo: non fare calcoli o pensare che si rialzerà. Pogacar non attacca mai a vanvera. Invece il campione del mondo ha esitato, forse non avendo le gambe per fare diversamente. E così nella scia dello sloveno si è lanciato Fausto Masnada, che le strade qui intorno le conosce molto bene, visto che ci è nato.

«Era già da un po’ – racconta Pogacar – che Formolo e Majka venivano a chiedermi cosa avremmo fatto, ma onestamente fino all’ultima salita non ne avevo idea. In quel momento invece mi è venuta l’idea di capire come stessero gli altri e ho provato. E’ stato un bel momento. Sapevo dov’ero e cosa stavo facendo.

«E anche quando Masnada ha smesso di tirare, ho capito che non potevo costringerlo. Alla radio sentivo i vantaggi, sapevo di dover andare il più regolare possibile e poi fare la salita finale al massimo. Mentre allo sprint… Poteva anche rimontarmi, ma sapevo che potevo giocarmela».

Nel 2022 un altro Tour

I paragoni si rincorrono e tutto sommato viene da chiedersi a cosa serva chiedere e cosa ci si aspetta che risponda quando gli dici che solo Coppi e Merckx prima di lui hanno vinto nello stesso anno il Tour e due prove monumento. Nel suo caso la Liegi e il Lombardia.

Le misteriose gomme azzurre della Jumbo? Ce le spiega Vittoria
Le misteriose gomme azzurre della Jumbo? Ce le spiega Vittoria

«Mi piace correre – dice col massimo candore – mi piacciono le classiche e le corse a tappe, che per certi versi sono più interessanti. Fare paragoni è difficile. Alla storia francamente non ci penso. Quello che mi piace fare è andare sulla mia bici, godermi il momento e non pensare a cosa farò da grande. Il mio sogno è godermi il ciclismo più che posso. E quando tutto questo finirà, cercherò altri obiettivi. Ma non è ancora il momento.

«Presto si parlerà di programmi per il prossimo anno e sarà composto da grandi corse, ma non dal Giro. Mi piacerebbe fare Giro, Tour e Vuelta. Ma è impossibile fare tutto e l’anno prossimo l’obiettivo principale sarà nuovamente il Tour».

Pensiero a Peiper

Chi sperava di vederlo al Giro, avrà ora un brutto colpo. La sensazione è che l’italianità supposta della Uae, in cui ci ostiniamo a vedere le vestigia della Lampre, sia ormai tramontata da un pezzo. Per cui il fascino immenso del Giro, che da italiani sentiamo forte e a suo modo sacro, non attacca in un corridore che non preoccupandosi (giustamente) di entrare nella storia, forse non sa neanche troppo bene chi sia quel Coppi cui ci si ostina a paragonarlo. Ma l’ultimo pensiero per Allan Peiper è pieno di delicatezza.

«Lo conobbi anni fa – dice – alla corsa di Cadel Evans in Australia. Poi abbiamo iniziato a collaborare e abbiamo vinto insieme il Tour. Gli auguro tutto il meglio e di portare avanti la sua lotta».

Il tecnico australiano del UAE Team Emirates sta lottando contro un cancro e le sue apparizioni nel ciclismo sono sempre più rare. Nel parlare di lui, il pacifico Tadej Pogacar è parso commuoversi.

Lombardia, finale inedito con Masnada… al volante

07.10.2021
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La 115ª edizione del Giro di Lombardia vivrà una delle sue fasi calde nello scenario delle mura veneziane di Bergamo Alta, che dal 9 luglio 2017 sono Patrimonio Unesco e che per la prima volta dalla nomina tornano protagoniste di una corsa. Qui, sullo strappo di 1,6 chilometri che terminerà ai 3,5 dall’arrivo, chi avrà gambe, coraggio e astuzia potrà tentare il colpo di mano.

Strettoia e ciotoli

La salita inizia dalla strettoia che sfiora la chiesa parrocchiale del quartiere Valverde (omonimia da sottolineare, chissà…) nella quale bisognerà passare in buona posizione, se il gruppo sarà ancora folto. Pochi metri, ma importanti. Così come restare davanti nel tratto centrale di acciottolato, di 200 metri, per assicurarsi il corridoio di destra, lastricato, senza sconnessioni. Poi la “esse” che porta nel drizzone della Boccola (la via che porta nel cuore del centro storico), che è tutto un crescendo di pendenza, fino al sottopasso che sbuca in Colle Aperto.

Trampolino e picchiata

Si respira 50 metri, poi il tranello. Un trampolino di 100 metri che sembra tuffarsi nella città bassa e sull’aeroporto di Orio al Serio, da cui potrebbe decollare chi avrà un briciolo di freschezza, rilanciando e gettandosi giù dalle Mura. Picchiata velocissima fino al traguardo di via Roma: c’è solo da “pinzare” secco per passare da Porta di S.Agostino, a 1.800 metri dall’arrivo.

Ultimo arrivo così: 15ª tappa del Giro 2017, vinse Bob Jungels in volata ristretta. Quando il Giro o il Lombardia affronta questo finale, nessuno è mai riuscito a staccare tutti, ma quest’anno si arriva con 4.500 metri di dislivello nelle gambe e 239 chilometro di acido lattico schiumante. Perché dopo la mitica ascesa del Ghisallo e una cinquantina di chilometri di relax, ci saranno da scalare cinque salite bergamasche in 115 chilometri: Roncola, Berbenno, Dossena, Passo Zambla e Passo Ganda.

A casa di Masnada

Salite di cui Fausto Masnada conosce ogni metro e ogni buca, lui che è di Laxolo, frazione di Val Brembilla a due passi dal Berbenno.

«Passerò davanti alla porta di casa – spiega il corridore della Deceuninck-Quick Step – sono strade che farei a occhi chiusi».

La Roncola è una salita dura, ma lontana dall’arrivo. Il Berbenno si fa in scioltezza, a Dossena qualcuno potrebbe tentare un attacco da lontano, mentre l’arrivo a Zambla è più panoramico che complicato.

«La gara si farà sul Passo Ganda – rivela Masnada – una salita vera. Anche le altre lo sono, ma quella è vicina al traguardo ed è la più dura».

Sono 9,2 chilometri al 7,3 per cento che faranno male. Dopo i primi chilometri secchi, la salita diventa pedalabile, ma è negli ultimi due chilometri che si affrontano le pendenze più severe. Ma non è finita.

«Bisognerà stare attenti nel tratto tra il passo e l’inizio della discesa di Selvino – spiega Masnada – c’è un saliscendi dove se lasci una decina di secondi, poi fai fatica a cucire il buco».

Il Lombardia del 2020 fu vinto da Fuglsang su Bennett e Vlasov
Il Lombardia del 2020 fu vinto da Fuglsang su Bennett e Vlasov

Tutti contro Alaphilippe

Anche perché la discesa di Selvino si snoda in 19 tornanti tutti da “rilanciare”. Dal termine della discesa all’inizio dello strappo di Bergamo Alta c’è una decina di chilometri con pendenza favorevole.

«E’ un percorso selettivo – chiude Masnada – e tutti correranno contro di noi che abbiamo Alaphilippe (i due sono insieme nella foto di apertura alla Milano-Torino, ndr). Io sto bene, spero di avere la gamba buona e sento già l’emozione di correre in casa: quando c’è un tifo come quello della Boccola, non senti nemmeno la fatica». 

Da quando le mura veneziane che cingono Città Alta (come i bergamaschi chiamano quello che si può definire il vero centro storico della città) sono state nominate Patrimonio Unesco – era il 9 luglio 2017 – nessuna corsa ciclistica è più passata da qui.

Masnada riparte da Imola e punta la Vuelta. E sulle Olimpiadi…

17.06.2021
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«Le salite sono dure e poi fa caldo. Non è come il nostro caldo, è un caldo… da Asia. E poi tanta umidità, con questa nebbiolina che non ti fa respirare». Fausto Masnada ricorda il percorso di Tokyo su cui si correrà a fine luglio e intanto benedice il fatto di trovarsi a Livigno a godersi il fresco, anche se da ieri è arrivata un’ondata di calore che presto scioglierà i muri di neve rimasti ai lati delle strade più alte. Domani, se tutto andrà bene, il lombardo tornerà giù per la sfida tricolore di Imola. Si riparte…

«Ieri siamo andati in Svizzera – dice – e non mi era mai capitato di scendere dai 2.500 metri di quei passi senza neanche infilare la mantellina. Oggi sarà la volta dell’ultimo allenamento duro, poi se Dio vuole della tendinite del Giro non resterà che il ricordo e il tricolore sarà l’inizio di un’altra storia».

Con il terzo posto al Romandia, dietro Thomas e Porte aveva dato un ottimo segnale
Con il terzo posto al Romandia, dietro Thomas e Porte aveva dato un ottimo segnale

Il corridore della Deceuninck-Quick Step è uno dei quattro azzurri, con Ulissi, Formolo e Cataldo, che nel 2019 volò in Giappone per provare il percorso olimpico e anche per questo lo abbiamo strappato alla quiete della montagna.

Non si respira

«Ricordo un percorso duro – dice – e non facemmo il Monte Fuji, che è la salita più lunga e dura delle Olimpiadi, con i suoi 15 chilometri. Si corse alla garibaldina, perché nessuna squadra fu in grado di controllare la corsa. Partimmo appena fuori Tokyo e da subito fu tutto un saliscendi, senza un metro di pianura. Anche il circuito automobilistico in cui si arriva è duro e poi l’ultima salita è davvero un muro di 6 chilometri. Ma su tutto questo peserà l’influenza del clima, per quel caldo di cui vi dicevo, e il fuso orario. Noi arrivammo 4 giorni prima e ricordo che, complice anche l’umidità e il calore, avevo i battiti più alti del solito».

E’ il 2019, Masnada è il primo da destra, gli azzurri provano il percorso olimpico. Si riparte da qui…
E’ il 2019, Masnada è il primo da destra, gli azzurri provano il percorso olimpico. Si riparte da qui…

Occhio alle fughe

Corsero alla garibaldina e accadrà molto probabilmente anche nella gara olimpica, dato che le squadre partiranno con 5 corridori e ci sarà poco da assegnare ruoli blindati.

«Difficile dire chi potrà controllare – prosegue Masnada – e se qualche corridore forte entra nella prima fuga di giornata, poi diventa complicato andare a chiudere. Resta da capire come sarà lo sviluppo di corsa con il Monte Fuji. Ricordo che andammo a vederlo in auto ed è una salita vera e impegnativa. La strada è a due corsie e l’asfalto è buono, ma ricorda un po’ il Foscagno. Sarà una gara dura, in cui sarà difficile anche l’adattamento».

Brillante nei primi giorni del Giro: qui a San Giacomo con Moscon e Fabbro
Brillante nei primi giorni del Giro: qui a San Giacomo con Moscon

Obiettivo Vuelta

La sua stagione sta tornando insomma sul binario progettato sin dall’inizio, senza cambiamenti dell’ultima ora e senza farsi ingolosire ad esempio dalla possibilità di fare il Tour. E purtroppo le Olimpiadi, che per un Masnada in condizione sarebbero state un bel banco di prova, dovrà semmai guardarle in televisione.

«Farò questo ultimo allenamento – dice – e domani scenderò per correre i campionati italiani, dove spero di ben figurare. Ho ripreso piano piano e sono stato parecchio fermo, non so cosa aspettarmi. Per questo sono venuto a Livigno, per provare a migliorare ancora un po’. Poi però si riparte. Tornerò in ritiro con la squadra, con la Vuelta nel mirino. Probabilmente rientrerò alle corse al Giro di Vallonia, poi al Tour de l’Ain, quindi andrò in Spagna. Dalle Olimpiadi sono fuori e mi dispiace, ma è giusto che il posto vada meritato. Ho fatto le visite olimpiche a Roma, ma dopo il ritiro dal Giro, le cose sono andate a farsi benedire».

Romandia, il risveglio di Thomas e Masnada sul podio

02.05.2021
6 min
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«Più che altro – dice Thomas – sono stato attento a non sbagliare le curve e a non prendere rischi inutili. Mi è bastata la caduta di ieri. Stamattina sapevo di essere ancora in lotta per qualcosa, per questo alla fine l’ho presa con spirito».

Geraint Thomas ha appena vinto il Giro di Romandia, con il terzo posto nella crono che gli ha permesso di superare Michael Woods, a sua volta graziato ieri dalla goffa caduta del gallese. Cercare di decifrare il movimento per cui a un certo punto Thomas ha perso la presa del manubrio è ancora difficoltoso. Il corridore della Ineos Grenadiers era in testa, ha cercato di cambiare rapporto e quando ha fatto per tirare sulla leva per lanciare la volata, gli è mancata la presa. La mano si è staccata da manubrio, il corpo si è sbilanciato e mentre Woods scattava verso il traguardo, lui è caduto pesantemente sull’asfalto.

«Non avevo proprio sensibilità alle mani – ha spiegato – ho provato a cambiare rapporto, invece ho perso il manubrio. E’ stato davvero frustrante, era meglio non cambiare e arrivare secondo…».

La caduta di Thomas, sul traguardo di Thyon 2000
La caduta di Thomas, sul traguardo di Thyon 2000

Vista la giornata in zona neve, con pioggia e gelo su montagne ancora non sfiorate dalla primavera, la spiegazione è stata subito plausibile. Ma mentre l’anno scorso al Giro la caduta gli è costata il ritiro, questa volta le conseguenze sono state meno severe, forse anche per la velocità più bassa. Thomas cade spesso, per fortuna non sempre si fa male.

Ganna e la rosa

La corsa svizzera è stata la chiusura di un ciclo per quelli che ora penseranno al Tour e la rifinitura per coloro che invece passeranno direttamente al Giro d’Italia. E proprio guardando alla corsa rosa, le prove nell’ultima crono di Caruso e di Masnada (terzo finale) fanno pensare che Landa da una parte e Almeida dall’altra avranno accanto due corridori in grandissima forma. Mentre desta qualche perplessità la prova di Ganna. Il piemontese, atteso a un debutto rutilante sulle strade torinesi del Giro, già nel prologo di Oron aveva ceduto più di 3 secondi a chilometro a Rohan Dennis. Questa volta, nuovamente su un percorso impegnativo, ha perso poco più di 2 secondi a chilometro dal vincitore Cavagna, piazzandosi al 10° posto con un distacco di 37 secondi. Il miglior Ganna digerisce bene anche certe salite, ma evidentemente il piemontese, che non correva dalla Sanremo ed è rientrato al Romandia dopo 37 giorni, ha ancora nelle gambe i carichi di lavoro svolti sul Teide e forse non ha tratto dal freddo degli ultimi giorni i benefici sperati.

Per contro, ugualmente nella crono, buona la prova di Antonio Tiberi, 19 anni. Dodicesimo di tappa, il romano ha pagato 49 secondi dimostrando un buon recupero al termine di una corsa così impegnativa.

Il britannico aveva fatto la differenza in salita con Michael Woods
Il britannico aveva fatto la differenza in salita con Michael Woods

Quasi 3 anni

Non vinceva dal 29 luglio del 2018, quando a Parigi si prese il Tour. Thomas sarà nuovamente uno dei due o forse tre leader del team Ineos Grenadiers in Francia e fino ad ora la sua stagione non era stata esaltante. Dopo le legnate nelle prime corse a tappe, tuttavia, il podio del Catalunya aveva lasciato intravedere qualche sprazzo di condizione che il successivo lavoro in altura ha consolidato.

«Nelle ultime tappe – racconta – le sensazioni sono andate sempre meglio, quello che dovrò fare adesso è rimanere concentrato sull’obiettivo e continuare a migliorare per poter puntare al Tour che, come sappiamo, è super duro da vincere.

«E’ la prima vittoria da quando sono diventato padre – dice Thomas – davvero bello. Ed è la prima volta che vinco dopo il Tour del 2018. Nel frattempo sono arrivato ancora una volta secondo al Tour e sono salito sul podio di corse WorldTour, ma stare sul gradino più alto è meglio. Negli ultimi chilometri ho dato tutto, senza rischiare nelle discese. Sentire gli incoraggiamenti alla radio, quando mi dicevano di andare regolare e di non fare cose stupide, mi ha ricordato quando vinsi il Tour. Ora avrò qualche giorno di stacco con la famiglia e andrò a Tenerife. Poi Delfinato e Tour».

Masnada c’è

Alle spalle di Thomas sono finiti Porte e Fausto Masnada, che ha dato l’assalto al podio proprio nella quarta tappa, quella della caduta di Thomas, ma soprattutto dell’arrivo in salita a Thyon 2000.

«E’ stata una settimana molto dura – dice il bergamasco – soprattutto a causa del tempo, ma sono arrivato qui con una buona condizione dopo il ritiro in altura e sapevo di poter fare qualcosa di buono in classifica generale. Volevo realizzare una crono solida, per questo stamattina sono andato in ricognizione e poi ho seguito Ian Garrison dall’ammiraglia per dare un’altra occhiata al percorso. Quando è arrivato il momento, sono andato a tutta. E’ la mia prova più bella in una cronometro e questo fa ben sperare prima del Giro. Non vedo l’ora che cominci».

Ottima crono per Fausto Masnada, che scala così il terzo gradino del podio
Ottima crono per Fausto Masnada, che scala così il terzo gradino del podio

Buon Giro a tutti

Un suo compagno che al Giro non ci sarà per i motivi che ci ha già detto è Mattia Cattaneo. Settimo nella crono finale, il bergamasco ha conquistato il 12° posto finale a capo di una corsa regolare di altissimo livello.

Con le vittorie di Dennis, Sagan, Colbrelli, Soler, Woods e Thomas, il Romandia va in archivio e lancia la primavera del Giro d’Italia. Le squadre inizieranno a convergere su Torino da mercoledì e giovedì si presenteranno al pubblico. Sta per iniziare un viaggio bellissimo.

Masnada, cosa fai a Sierra Nevada con i due ragazzini?

06.04.2021
5 min
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Fausto Masnada è a Sierra Nevada in questa sua dimensione di asceta delle alte vette, che prima del Catalunya lo ha visto per due settimane sul Teide. Questa volta è in compagnia di Almeida ed Evenepoel, per l’ultimo blocco di lavoro che li porterà al Romandia e poi al Giro d’Italia (i tre sono insieme nella foto di apertura). Ma Remco non li seguirà nella corsa svizzera: il belga per volere della squadra debutterà direttamente al Giro d’Italia. La sua ultima apparizione fu il disastroso Lombardia dell’infortunio, la ripresa sarà la corsa rosa. Vedremo alla fine dei giochi se la scelta, indubbiamente insolita, avrà dato i frutti desiderati.

Magrissimo come da quando è passato alla Deceuninck-Quick Step, il bergamasco negli ultimi mesi è cresciuto di livello in modo consistente, ma avendo fatto la scelta d’esser gregario non potremo vederlo ad esempio alla Liegi che tanto gli si addice.

Masnada ha iniziato la stagione con lo Uae Tour: 10° in classifica
Masnada ha iniziato la stagione con lo Uae Tour: 10° in classifica
Come stai Fausto?

Bene, siamo arrivati da poco a Sierra Nevada e fa un po’ più freddo che sul Teide. Scendiamo in macchina tutte le mattine verso Granada, perché in alto ci sono 3 gradi, ci alleniamo sotto e poi torniamo su. Ieri siamo risaliti in bici per la prima volta, ma ho idea che nei prossimi giorni sarà sempre così. E’ l’ultimo blocco prima del Giro, c’è da farlo bene.

Al Giro avrai la stessa veste dello scorso anno?

Sicuramente, avendo in squadra Remco e Almeida. Non è detto che non possa giocarmi una tappa, se capiterà l’occasione.

Siete soltanto voi tre a Sierra Nevada?

Noi, il preparatore e il massaggiatore. Siamo amici, si cerca di andare d’accordo. A volte si discute per questioni legate all’allenamento, ma sono cose che si superano. Hanno entrambi voglia di dimostrare qualcosa.

Cosa pensi di Remco che rientrerà… a secco al Giro?

Non discuto i piani della squadra, ma qui a Sierra Nevada lo sto vedendo veramente in forma, come mai prima. Noi corridori esprimiamo le nostre preferenze, ma la scelta finale non è nostra. Lui è una macchina da guerra, correrebbe sempre. Ma sta facendo lo stesso un ottimo avvicinamento e il Giro è lungo, si valuterà alla fine.

Almeida al Catalunya, primi assaggi di buona condizione. A Sierra Nevada per crescere ancora
Almeida al Catalunya, primi assaggi di buona condizione
Almeida come sta? E’ passato dal partecipare al Giro 2020 quasi per caso a diventare oggetto di mercato…

Sicuramente è un giovane talento. Non è mai uscito dai 10 nelle corse cui ha partecipato e questo significa essere ad alto livello. Al Catalunya era stanco, per cui ha staccato e adesso ha iniziato a costruire la condizione per il Giro. Ci arriva super motivato, ma probabilmente sentirà la pressione.

E tu in mezzo a loro due?

Io cerco di allenarmi al massimo per essere utile a tutti e due, di più non posso fare. Passo più tempo con loro che con la mia ragazza e la mia famiglia, non è sempre facile. Ho il mio carattere, ma bisogna cercare di andare d’accordo.

Evenepoel tornerà in gruppo direttamente al Giro. Ultima corsa, il Lombardia
Evenepoel tornerà in gruppo direttamente al Giro. Ultima corsa, il Lombardia
Anche perché non sempre ti trattano con i guanti. Al Catalunya abbiamo visto Almeida gesticolare in modo un po’ troppo plateale per chiamarti…

Joao fuori dalla corsa è sereno e con lui si scherza, ma in corsa si fa prendere dall’enfasi e dall’adrenalina. E’ successo due volte. Nella tappa di Madonna di Campiglio al Giro e ora al Catalunya. Non è bello vederlo gesticolare in televisione e non è bello neanche per me. So quale lavoro devo fare, ma a volte non si hanno le gambe. Sono ragazzi giovani e forti e non si rendono conto e a volte si innervosiscono.

Remco è fatto allo stesso modo?

Sapete che con lui non ho mai corso ancora? Non lo so, non so di come segua le strategie e come si comporti con i compagni. Dicono i compagni che sa cosa vuole e pretende che la squadra faccia il massimo, come è normale. In un team ben organizzato, ognuno ha il suo ruolo e deve svolgerlo al meglio.

Anche Masnada ha corso il Catalunya, lavorando per Almeida
Anche Masnada ha corso il Catalunya, lavorando per Almeida
Non ti manca poter lottare per le tue chance?

Adesso è così e so di non essere all’altezza di un podio in un grande Giro. Perciò continuo a lavorare seguendo le strategie di squadra, trovando soddisfazione personale nell’essere stato di aiuto per un buon risultato. Però è vero che ci sono le classiche che ho tralasciato per preparare le corse a tappe. In futuro mi piacerebbe andare a una Liegi, che come il Lombardia mi si addice.

Allargando il discorso, cosa pensi della carriera del tuo amico Ciccone, con cui hai corso alla Colpack?

Cicco ha grandi potenzialità, ma deve migliorare sotto certi aspetti per puntare a una classifica. E’ difficile fare il leader e non so quale sarà il suo ruolo al Giro. Però sarà capitano alla Vuelta e dovrà lavorare tanto per la crono. Un po’ mi vedo in lui. E’ arrivato al suo livello gradualmente. Ed entrambi possiamo crescere.

Rota: «Stavo per smettere, ma riparto dal WorldTour»

Giada Gambino
13.02.2021
5 min
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Il nuovo corridore della Wanty Intermarchè, Lorenzo Rota, per fare un po’ di altura è andato in Sicilia e si è rifugiato nel caldo clima dell’isola e per sfruttare al meglio l’Etna, dove ha trovato la compagnia di Chirico alle prese con gli ultimi giorni di ritiro. Ma, ad accompagnarlo nei caldi innevati allenamenti siciliani, c’è anche Simone Velasco. Così, il bergamasco, 25 anni, si racconta tra i burrascosi momenti passati e il tanto ottimismo per il futuro… 

Com’è entrato il ciclismo nella tua vita ? 

Giocavo a calcio e non mi faceva impazzire. Un mio compagno di scuola un giorno mi disse che sarebbe andato a provare una bici da corsa, insistetti con i miei genitori per fare ciclismo. E così iniziai. 

Lo scorso anno alla Vini Zabù, Rota ha ritrovato il giusto feeling con il ciclismo
Nel 2020 alla Vini Zabù, Rota ha ritrovato il feeling
Le prime garette… 

Andavano abbastanza bene, fin da piccolo me la sono sempre cavata. Dai dilettanti in poi è cambiata la musica, il livello si è nettamente alzato, ma sono riuscito a difendermi. I primi anni da professionista sono stati duri, forse sono passato troppo presto dal momento che ciò è avvenuto al primo anno U23 e non ero pronto fisicamente e mentalmente. La fatica dei primi anni probabilmente è stata anche dettata dal fatto che non avevo un grande feeling con la squadra, la Bardiani. 

Dodici mesi fa… 

Avevo quasi smesso di correre. Dopo quattro anni con la Bardiani, nonostante i vari piazzamenti, non ero riuscito a trovare una squadra, avevo avuto dei contatti ma non erano andati a buon fine. Ho passato la prima parte dell’inverno ad allenarmi duramente nell’attesa di un contratto che, fortunatamente, nonostante il ritardo, è arrivato dalla Vini Zabù

Quel quinto posto al Laigueglia ? 

Avendo svolto un inverno di intenso allenamento, fin dalle prime corse mi sono sentito bene e in condizione. Quel piazzamento è stata la conferma del fatto che anche io potevo ritagliarmi un posto tra i professionisti. Dopo certi momenti difficili, iniziare la stagione così è stata un’iniezione di fiducia e, non a caso, le corse dopo sono andate tutte abbastanza bene. Nel mio momento migliore, però, si è fermata la stagione a causa del Covid, ma ero comunque già contento di ciò che avevo fatto

Sull’Etna, Rota si è allenato con Chirico e Velasco, sceso con lui in Sicilia
Sull’Etna, Rota si è allenato con Chirico e Velasco
E adesso nel WorldTour…

Nella scorsa stagione ho ritrovato qualcosa in più, forse sono maturato sia fisicamente che mentalmente. Sono comunque riuscito a mantenere un buon livello pre e post quarantena e questo mi ha permesso di farmi notare dalla Wanty Intermarchè. Mi hanno contattato e nel giro di due giorni ho avuto il contratto… ho colto l’occasione al volo!

Questa maturità da cosa è scaturita?

Col senno di poi siamo tutti bravi a parlare, ma penso che essere passato presto tra i professionisti non sia stato un punto a mio favore. Mi ha fatto prendere tante batoste. Non ho cambiato molto il mio modo di allenarmi da un punto di vista tecnico, ma ho visto una crescita nell’affrontare ciò che mi succede, le gare e l’allenamento. Ho fatto quel salto di qualità di cui avevo bisogno per essere competitivo e stare tranquillo. Adesso vedo corridori giovanissimi come Remco che riescono a fare cose incredibili, ma per quanto mi riguarda non è stato così. Ho avuto anche un paio di cadute brutte che mi hanno fatto perdere condizione e ritmo. A quei livelli, ritrovarti a inseguire qualcuno che va più forte di te non è semplice. 

Cosa non ti ha fatto mollare nel periodo buio? 

Ho sempre sostenuto una cosa… Se avessi avuto la possibilità di esprimermi nel modo in cui volevo, con certi materiali e certe programmazioni di calendario, avrei potuto fare qualcosa di buono. Finalmente quando lo scorso anno sono arrivato alla Zabù ho ritrovato tutto ciò e ho iniziato ad affrontare il ciclismo in modo diverso: per obiettivi. Sapevo che se avessi continuato ad allenarmi nel modo giusto, prima o poi qualcosa di bello sarebbe saltato fuori. Non volevo smettere con il rimpianto di non aver dato tutto. 

Rota ha ammesso di essere passato troppo presto. Qui con l’amico Masnada
Rota: «Sono passato troppo presto». Qui con l’amico Masnada
Oltre la bici, qualche passione ? 

Non ne ho di particolari o meglio… le moto! Tempo fa sono riuscito ad andare a vedere una gara di MotoGp e spero di poter andare presto a vederne una di Formula Uno. 

In questa nuova stagione…

Mi piacerebbe fare una buona prima parte e mi sto preparando per quello, in modo da poter staccare un poco a maggio e fare un finale altrettanto buono. So che è un obiettivo abbastanza grande, ma mi piacerebbe essere competitivo nelle corse di un giorno e migliorare i piazzamenti che ho fatto lo scorso anno in gare come il Lombardia o la Milano-Sanremo. Fare quel passettino avanti per entrare in top 10.

Quale grande corsa a tappe è nel tuo calendario ? 

Farò la Vuelta probabilmente. Le corse di tre settimane, se devo dire la verità, non sono mai riuscito a prepararle al meglio. Per questo penso che concentrarmi sulle gare in linea che rispecchiano più le mie qualità sia la cosa migliore. 

Da under 23, Rota ha vinto il Giro delle Pesche Nettarine. Qui con Pearson e Garosio
Da U23, ha vinto il Pesche Nettarine: qui con Pearson e Garosio
Un ricordo indelebile che ti ha regalato il ciclismo ? 

Una trasferta fatta con Masnada lo scorso anno in Colombia. Tralasciando l’allenamento, ci siamo ritrovati in un mondo completamente diverso dal nostro. Vedere altre culture e modi di vivere così lontani da noi ti arricchisce a livello personale

Fausto Masnada… 

Mi alleno spesso con lui a Bergamo. Gli devo tanto, il suo essere meticoloso e il suo allenarsi in modo professionale è stato una fonte di ispirazione e mi ha aiutato davvero molto. Ha ottenuto tanti risultati, è un grandissimo atleta e lo ha dimostrato anche al Giro 2020. Lo vivo tutti i giorni e vedo come va e dove può arrivare… davvero lontano.