Aspettando Elisa Balsamo, Sangalli sfoglia la margherita

06.06.2024
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Un post su Instagram per dire ai suoi tifosi di essere sulla via del ritorno (foto di apertura). Così Elisa Balsamo si è mostrata sui rulli dall’hotel di Livigno in cui aspetta il ritorno su strada e da lei iniziamo il nostro incontro con Paolo Sangalli, cittì della nazionale.

«Sta procedendo bene – dice – ma senza fretta. Sta andando tutto per il meglio, mi sento di essere realista e insieme ottimista. Rispetto alla caduta dello scorso anno, questa volta può alimentarsi normalmente, l’ultima volta fu molto peggio. E’ fuori discussione che se sarà in condizione, lei corre. Ci conosciamo da sempre e quindi so benissimo il tipo di corridore che è: sarà lei a dirmi se c’è. Corre perché la primavera ha dato questo responso. Ma sappiamo tutti bene che Elisa Balsamo è un cavallo di classe. Le basta poco per entrare in condizione, ha questa fortuna. Quindi appena starà bene, penso tra un paio di settimane, ricomincerà a fare gli allenamenti normali. E a quel punto si concentrerà anche sul discorso pista, che è importantissimo. A quanto so, il suo programma di gare per ora è stato mantenuto intatto e prevede il Giro d’Italia Women. Casomai non si riuscisse, il piano B potrebbe prevedere il Baloise Ladies Tour che inizia il 17 luglio, quindi dieci giorni dopo. Bisognerà vedere l’evoluzione della sua ripresa».

Sangalli tira un sospiro di sollievo, ma come già lo scorso anno quando Balsamo cadde alla Ride London Classique, l’imperativo è non metterle fretta. Fra le note meno negative della situazione attuale c’è appunto il fatto che possa alimentarsi normalmente e che, non avendo apparentemente memoria dell’incidente, non ne abbia gli inevitabili condizionamenti successivi. E allora il discorso va avanti, con le squadre del Giro d’Italia non ancora annunciate e un mosaico da comporre per arrivare nel modo giusto alla gara su strada di Parigi.

Sangalli e Longo Borghini: Balsamo è una sua compagna alla Lidl-Trek
Sangalli e Longo Borghini: Balsamo è una sua compagna alla Lidl-Trek
Come stanno le nostre leader?

Si stanno preparando al meglio, secondo me. Quello che ho chiesto loro è di arrivare alle Olimpiadi in condizione e sarebbe già un primo risultato di cui sarei contento. Poi le gare sono gare, ma arrivarci nel modo giusto è già un buon viatico. Per cui l’idea è che arrivino bene alla partenza del Giro e riescano a crescere con il passare delle tappe.

Persico e Longo Borghini potrebbero essere al Giro per fare classifica: hai dato loro qualche indicazione?

Ho lasciato chiaramente libertà di correre come vogliono, ma a condizione di uscire in crescita dal Giro e non di finirlo senza più niente da dare. Questa è l’unica condizione che ho posto, perché dopo c’è un momento in cui si riesce a recuperare e poi ci siamo. Al momento sono entrambe al Passo San Pellegrino, ci sono stato anche io. In più tutte le settimane, se non ogni giorno, mi aggiorno con tutte le probabili olimpiche. E’ un lavoro cominciato a novembre e per questo dico che sarà già un grande risultato arrivare a Parigi al top della condizione.

Perché questo insistere: c’è stata qualche criticità? Forse Silvia Persico non ha vissuto la miglior primavera…

Per lei il problema è stata la perdita della nonna nel periodo dell’Amstel, nel momento in cui stava crescendo. Poi però si è sbloccata, ha vinto anche lei, quindi è stato soprattutto un passaggio a vuoto psicologico. Per il resto sta andando tutto bene, ad eccezione dell’incidente di Bertizzolo e Balsamo. Longo Bborghini ha avuto una bronchite quando siamo andati a vedere il percorso, ma ci può stare. Ma per il resto con tutte le squadre c’è una collaborazione proficua e ne sono contento.

Dopo una promavera difficile, Silvia Persico è tornata a vincere al Morbihan
Dopo una promavera difficile, Silvia Persico è tornata a vincere al Morbihan
Pare che Lotte Kopecky verrà al Giro per fare classifica.

Secondo me verrà a fare quello che abbiamo appena detto, quindi a cercare le condizioni e uscire al top dal Giro. Immagino anche che farà classifica, dato che nella sua squadra non ci sarà Vollering e nemmeno Wiebes. La SD Worx sarà improntata su di lei, con l’appoggio di Reusser e di Elena Cecchini, quindi avremo anche un po’ il controllo su quello che succede all’interno. Non perché Elena farà la spia, ma perché al momento giusto avremo informazioni vere. Di certo Kopecky avrà la squadra tutta per sé anche alle Olimpiadi, al contrario di quanto avverrà con l’Olanda, che avrà una squadra fortissima. Probabilmente Marianne Vos avrebbe preferito avere la sua compagna Markus, ma dai trials che hanno fatto è venuta fuori Ellen Van Dijk, ma saranno comunque una squadra forte. Poi ci sono anche le altre. Grace Brown o la Ludwig, ci sono tanti corridori che possono fare una bella Olimpiade.

Noi siamo a metà tra l’Olanda e il Belgio, qualcuno che dovrà lavorare dovrà pur esserci, no?

Lo voglio assolutamente. Dalla mia esperienza nelle tre Olimpiadi precedenti, credo che quando arrivi col numero massimo di atlete (quattro in questo caso, ndr), un corridore che lavori te lo puoi concedere. Anche a livello mentale parte senza un’ambizione di medaglia, ma quella di essere fondamentale per una medaglia. E questa mentalità ce l’hanno i corridori che tutto l’anno fanno questo tipo di lavoro.

Come se avessi fatto cognome e nome: stai parlando di Elena Cecchini?

Lei è sicuramente un elemento prezioso, si è vista tutte le volte che è stata convocata, non la scopriamo oggi. E anche l’Olimpiade è una sintesi degli anni precedenti e degli eventi precedenti. Conosco bene tutte queste ragazze da tanti anni. Mi dispiace davvero per Bertizzolo, che secondo me si sarebbe davvero messa in evidenza anche al campionato italiano, però purtroppo questo è lo sport. Comunque anche a lei lasciamo il tempo per recuperare e se non sarà per le Olimpiadi, c’è sempre il mondiale di settembre. Per quello anche a livello mentale deve stare tranquilla e lavorare. Io le darò tutto il supporto che posso.

Guazzini e Cecchini in allenamento a Livigno: la seconda sarebbe preziosa nella gara su strada (immagine Instagram)
Guazzini e Cecchini in allenamento a Livigno: la seconda sarebbe preziosa nella gara su strada (immagine Instagram)
Farete un ritiro prima delle Olimpiadi?

Sì, facciamo un’altura dal 24 giugno al 4 luglio al Passo San Pellegrino. Poi dal 25 di luglio e fino al giorno della partenza, che è il 31 luglio, saremo in Val di Fassa insieme alla nazionale di Bennati. Stiamo davvero facendo un avvicinamento come volevo. Per cui ora si andrà ai campionati italiani, sia su strada che della crono assieme a Marco Velo. E intanto aspettiamo anche di conoscere le squadre del Giro e di capire come procede il recupero di Elisa Balsamo…

La nuova Paternoster, dalla strada verso un sogno a 5 cerchi

31.05.2024
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E’ una Paternoster nuova quella che si approccia alla fase più importante della stagione (ma sarebbe più giusto dire della carriera, visto l’appuntamento olimpico). Anche la RideLondon ha confermato che la campionessa della Jayco AlUla ha ormai una nuova dimensione non solo su pista, ma anche su strada avendo lottato da pari a pari con le stelle del movimento, da Wiebes a Kopecky finendo quarta nella classifica generale a parità di tempo con l’iridata. Si era già capito alle classiche che eravamo di fronte a una Paternoster 2.0, le strade inglesi lo hanno ribadito.

La sua nuova dimensione nasce da una rinnovata consapevolezza: «Nel team, dove sono approdata lo scorso anno, ho trovato la mia dimensione, su di me è riposta tanta fiducia. Lo scorso anno è stato importante e delicato dopo tutto quello che era successo precedentemente, mi è servito per ritrovarmi, per creare una base di lavoro e la squadra ha avuto la pazienza di aspettarmi, ora ne stiamo godendo i frutti».

Il podio di tappa alla RideLondon Classique con Letizia seconda dietro la Wiebes
Il podio di tappa alla RideLondon Classique con Letizia seconda dietro la Wiebes
Già dalle classiche avevi espresso valori diversi dal passato…

Sì e guardando indietro posso anche dire che potevo ottenere anche di più. E’ da inizio stagione comunque che sto andando bene su strada, i valori sono sempre alti e questo mi conforta. Ho una nuova mentalità e consapevolezza e questo sarà importante soprattutto per gli anni a venire.

Se della Paternoster su pista si sa moltissimo, su strada eri quasi un oggetto sconosciuto, tanto che molti ti ritengono una velocista…

Io no, le mie caratteristiche non sono solo la velocità, anche se certamente in volata posso dire la mia. Ma tengo bene anche sugli strappi. Certo, non sarò mai uno scalatore e non potrò competere per la classifica delle grandi corse a tappe, ma anche quando passai professionista si vedeva che avevo caratteristiche multiple. Già quando passai pro’ vinsi il Festival Elsy Jacobs, gara a tappe battendo gente forte come Vos, Kopecky, Balsamo ed era una corsa con molti strappi, percorsi da classiche. Nell’ultima tappa arrivammo in 15 e vinsi io. D’altronde una velocista pura non posso esserlo, non ho leve lunghissime, ma so adattarmi a ogni percorso.

Un passo indietro nel tempo, la vittoria in volata di Paternoster in Lussemburgo. Era il 2018
Un passo indietro nel tempo, la vittoria in volata di Paternoster in Lussemburgo. Era il 2018
Il periodo nero, quello dei frequenti infortuni e conseguente naturale difficoltà a uscirne, sia fisicamente che psicologicamente, è messo finalmente alle spalle?

Sì, soprattutto mentalmente perché se mi guardo indietro non ho rimpianti per il tempo perduto. Sono giunta alla consapevolezza che anche quello è servito, mi ha fatto crescere, maturare. Quei momenti fanno parte del passato, bisogna andare avanti e guardare oltre.

Ora però la strada deve lasciare posto alla pista e al vero grande obiettivo…

Non ho mai perso il focus su quel che conta davvero in questa stagione. Appena tornata dalla Gran Bretagna sono stata due giorni a lavorare su pista a Montichiari e un paio di giornate saranno dedicate a quello anche nelle immediate settimane future, ma dopo il Women’s Tour potrò concentrarmi interamente sulla preparazione su pista. In programma avremo ancora un impegno in Belgio con Guazzini e poi sarà tempo del ritiro in altura.

Nel team australiano la trentina ha trovato l’ambiente giusto per tornare a crescere
Nel team australiano la trentina ha trovato l’ambiente giusto per tornare a crescere
Accennavi prima a Elisa Balsamo. Come hai vissuto il suo infortunio?

Un trauma. Eravamo a Livigno, io e Vittoria. Stavo guardando la corsa in tv, quando ho visto la caduta ho iniziato a urlare «Vittoria, Vittoria» perché Guazzini non stava guardando. Mi è venuto il cuore in gola, eravamo nel panico assoluto, con la gente intorno che ci chiedeva cosa stesse succedendo. Le corse che facciamo in questo periodo sono strane, le affrontiamo con uno stato d’animo particolare. C’è sempre un po’ d’ansia perché una caduta può significare perdere l’obiettivo a cui guardiamo da anni. Anche in Inghilterra, in certi frangenti ci pensavo due volte se buttarmi nella mischia e non nascondo che qualche tirata di freni la diamo…

Un problema che vi accompagnerà anche nelle prossime settimane, come a tutti coloro che, in qualsiasi sport, sono chiamati a partecipare a Parigi 2024…

Sì, perché basta un colpo d’aria, il più piccolo ostacolo a rimescolare le carte. Se uno ci pensa troppo, vive questo avvicinamento con terrore e sarebbe sbagliato. Bisogna fare attenzione, ma mantenendo sempre un atteggiamento positivo.

Alle classiche Paternoster ha mostrato un piglio nuovo, con ottimi piazzamenti
Alle classiche Paternoster ha mostrato un piglio nuovo, con ottimi piazzamenti
Come vivi le incertezze che ora circondano la presenza della Balsamo?

E’ stata una caduta terribile con conseguenze pesanti, ma spero tanto che non lo siano così tanto da impedirle di essere con noi e completare il cammino che abbiamo intrapreso. Dobbiamo confidare nella speranza, noi ci crediamo fortemente che Elisa sarà lì a lottare con noi.

Oltretutto la vostra gara, quella dell’inseguimento a squadre femminile, nei pronostici olimpici è considerata fra le 3-4 gare fra tutte le Olimpiadi con più possibilità di medaglia…

Stiamo toccando tutto il ferro che c’è – afferma ridendo la Paternoster – La pressione è tanta e fondamentale è anche l’approccio alla gara da vivere psicologicamente. In questo ci stanno aiutando molto Elisabetta Borgia come mental coach della nazionale e Paola Pagani che è la mia personale. E’ un bel gruppo il nostro, ci sosteniamo tutte, siamo 6 ragazze intercambiabili e ci diamo forza per esserlo. Lavoriamo su noi stesse per acquisire consapevolezza di quanto siamo forti e dove possiamo arrivare. Se arriviamo tutte al massimo della forma e diamo il 110 per cento, nessun traguardo è precluso.

Paternoster e Kopecky nell’omnium europeo 2024. Le ritroveremo rivali a Parigi 2024?
Paternoster e Kopecky nell’omnium europeo 2024. Le ritroveremo rivali a Parigi 2024?
Tu però non avrai solo l’inseguimento. C’è anche l’omnium che tra l’altro sarà l’ultimo giorno olimpico, quando ci sarà da completare la torta…

Infatti con Villa doseremo la preparazione, in questa prima parte ci stiamo concentrando sul quartetto, a luglio lavoreremo anche sull’omnium per essere pronta per il grande evento. Ho molta fiducia in Marco perché sa come si vince un’Olimpiade, l’ha fatto da atleta e da tecnico, è la persona migliore per trovare la quadra. Mi fido del suo metodo, so che può portarmi lontano.

Sopralluogo a Parigi con le atlete, ora Sangalli ha le idee chiare

14.05.2024
5 min
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Se Bennati ha le sue gatte da pelare nella scelta dei tre azzurri per la prova olimpica su strada, considerando lo scetticismo sulle possibilità azzurre e quindi le spinte a dirottare le convocazioni pensando più ad altre discipline che alla corsa del 3 agosto, anche Paolo Sangalli sente pressione. Intanto studia, perché sa che la composizione del quartetto sarà importante per permettere alla nostra nazionale di giocare le sue carte, con effettive possibilità di far bene.

La scorsa settimana il cittì azzurro ha portato un manipolo di ragazze a Parigi, per prendere contatto con il percorso olimpico. Considerando gli impegni di alcune azzurrabili, Sangalli ha portato con sé Elisa Balsamo, Sofia Bertizzolo, Elena Cecchini, Eleonora Camilla Gasparrini, Vittoria Guazzini, Soraya Paladin e Silvia Persico. Mancava Elisa Longo Borghini, rimasta a casa per una bronchite, «ma nelle prossime settimane troveremo un buco di tempo per venire qui anche con lei» ha affermato il tecnico azzurro.

Sangallli con le azzurre. La scelta dovrebbe essere fra loro, con un posto per Longo Borghini (foto Fci)
Sangallli con le azzurre. La scelta dovrebbe essere fra loro, con un posto per Longo Borghini (foto Fci)

Sforzi intensi da 4-5 minuti

In questi giorni non si è affrontato il tema della delicata scelta riguardante Elisa Balsamo, tirata per la giacchetta fra strada e pista (anche se ormai è quasi scontata la sua presenza in entrambe). L’argomento era strettamente legato alle caratteristiche tecniche del percorso, che Sangalli aveva già visto precedentemente nel viaggio dei vari cittì, ma avere questa volta le ragazze con sé gli ha dato ulteriori appunti.

«Abbiamo potuto approfittare sia del clima favorevole – racconta – che di una festa religiosa che ha liberato le strade dal traffico, permettendoci di visionare il percorso nella maniera migliore. Queste prove hanno rafforzato le impressioni che avevamo tirato fuori dal nostro primo viaggio, ma pedalarci sopra serve sempre, dà idee nuove. Soprattutto con le ragazze abbiamo ragionato anche su quel che andrà fatto in sede di preparazione specifica, perché è un percorso sì da classica, ma che richiede sforzi di 4-5 minuti a tutta, bisogna quindi essere pronti su quell’aspetto».

Kopecky e Balsamo dopo lo sprint di Roubaix. Sarà rivincita sulla Senna?
Kopecky e Balsamo dopo lo sprint di Roubaix. Sarà rivincita sulla Senna?
Quali incognite ti hanno segnalato le ragazze?

Un aspetto sul quale hanno posto l’accento è il vento – afferma Sangalli – tutta la parte di avvicinamento a Parigi è battuta dal vento che può essere un fattore soprattutto se il ritmo sarà subito sostenuto considerando anche che, come noto, con 4 ragazze la corsa non la puoi tenere sotto controllo. Il circuito finale non è molto tecnico, siamo lontani da quanto visto a Glasgow. C’è la salita di Montmartre e uno strappo di un chilometro che andranno fatti più volte, ma sono cote con pendenze non in doppia cifra.

Tutto questo in che cosa si traduce?

In una gara che può avere più soluzioni, ad esempio Elisa Balsamo è rimasta positivamente impressionata, dicendo che il circuito di Parigi dà spazio alla fantasia e quindi può aprire la porta a tante idee. Non è certo una corsa come Fiandre o Liegi, ma per poter emergere devi avere le gambe piene.

Longo Borghini ha saltato la trasferta per bronchite, ma visionerà il percorso
Longo Borghini ha saltato la trasferta per bronchite, ma visionerà il percorso
Le ragazze che cosa hanno detto?

Hanno avuto due impressioni diverse fra la parte extra città e quella parigina. Silvia Persico ad esempio ha sottolineato come nella prima parte possa andare via una fuga che inciderà fortemente sulla corsa, mentre il circuito finale lo vede duro ma di non fare affidamento solo su quello. La stessa idea ha avuto Paladin, mentre Bertizzolo ha sottolineato un aspetto importante legato al numero ridotto di atlete che richiederà un impegno decisamente diverso rispetto a qualsiasi altra gara.

Sangalli che idee si è fatto, dal punto di vista strategico?

Io mi sono raccomandato che, chiunque delle nostre sia al via, bisognerà correre l’una per l’altra, perché con numeri così ridotti non puoi pensare necessariamente a chi è capitano e chi gregario. Io voglio che prima della partenza ci guardiamo tutti negli occhi con la convinzione di aver fatto tutto il meglio che si poteva per ottenere il risultato e che dobbiamo partire convinti di essere la squadra più forte, proprio nel senso di squadra.

Le olandesi a Tokyo 2020, dove non tutto filò liscio e Kiesenhofer poté approfittarne
Le olandesi a Tokyo 2020, dove non tutto filò liscio e Kiesenhofer poté approfittarne
Un riferimento neanche troppo velato a quello che potrebbe succedere all’Olanda…

Il passato dice che le arancioni hanno sempre fatto fatica a lavorare l’una per l’altra, ma magari ora le cose sono cambiate. Consideriamo che Vos, Vollering e Wiebes ci saranno tutte, sono tutte medaglie d’oro potenziali, ma per arrivarci dovranno lavorare insieme. Noi chiaramente dobbiamo sperare che non fili tutto liscio in casa arancione per poterne approfittare.

Tra le varie soluzioni c’è anche quella di una volata finale, che chiaramente solletica molto la Balsamo. Ma non si è parlato nello specifico del chilometro finale, dove impostare l’eventuale sprint…

Sarà sul lungo Senna, un drittone girando poi sul ponte con arrivo posto al suo termine – è la fotografia di Sangalli – Sarà da ragionarci sopra su come eventualmente impostarla, quale posizione avere all’imbocco della curva. Non avendo la possibilità di lavorare con le radioline dovremo ingegnarci con le lavagne, ma sicuramente impiegheremo tantissima gente lungo il percorso per dare più comunicazioni possibile.

Presentata intanto a Napoli la maglia per Parigi 2024. Torna l’azzurro dopo 24 anni
Presentata intanto a Napoli la maglia per Parigi 2024: torna l’azzurro dopo 24 anni. Qui Dagnoni, presidente FCI
Si dice sempre che anche le squadre maggiori non avranno più di 4 atlete a disposizione, ma non è che poi gli equilibri cambieranno sfruttando altre collaborazioni mutuate dai rapporti di club?

Io non ne ho mai notati nel ciclismo femminile, a differenza di quanto può avvenire fra gli uomini, ma questo è un ambiente molto più giovane, certe malizie non ci sono e non credo si svilupperanno a meno di obiettivi che coincidono. Non dimentichiamo che la gara olimpica non solo avrà solo un’ottantina di atlete, ma è l’unica gara che ha tre vincitrici. Se scappa un terzetto, state pur sicuri che collaboreranno a prescindere da chi dovrà vincere. Perché una medaglia fa gola a tutti, di qualsiasi colore…

Le strategie di Ina Teutenberg, arma in più per la Lidl-Trek

17.04.2024
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Nelle interviste dopo la sua straordinaria vittoria al Giro delle Fiandre, Elisa Longo Borghini non ha lesinato commenti al miele nei confronti del suo direttore sportivo Ina-Yoko Teutenberg, che a suo dire era stata una perfetta regista, dandole i tempi e tracciando sempre la giusta via interpretativa della corsa. Non è la prima volta che in casa Lidl-Trek si sottolinea come la tedesca sia un valore in più, potendo mettere nel conto la sua lunga esperienza raccolta sulle strade di tutto il mondo.

Prima che dirigente, Ina Teutenberg è stata un personaggio importante nel ciclismo femminile, quando ancora era lontano dai fasti odierni, era visto come qualcosa di profondamente diverso da quello degli uomini. Iridata junior nel 1990, Teutenberg, sprinter sopraffina, ha colto in carriera più di 200 vittorie, portando a casa 13 tappe al Giro d’Italia, 6 al Tour de France, un oro iridato a squadre e un bronzo individuale, due titoli nazionali e tanto, tanto altro. Compreso anche un Giro delle Fiandre, la stessa gara rivinta 15 anni dopo, ma in tutt’altra veste.

Sempre impegnata per la sua squadra, Teutenberg è piuttosto schiva con la stampa, ma per una volta ha voluto dire la sua, dopo essere stata chiamata in causa dalla sua pupilla. Riservando anche qualche risposta tagliente…

Una delle oltre 200 vittorie della tedesca, nella prova di Coppa del mondo a Geelong nel 2006 (Getty Images)
Una delle oltre 200 vittorie della tedesca, nella prova di Coppa del mondo a Geelong nel 2006 (Getty Images)
Rispetto alla tua carriera da ciclista, il lavoro come manager della Lidl-Trek che cosa ti dà di più e di meno?

E’ difficile dirlo in poche parole, considerando che vengo da una giornata fatta di 12 ore di viaggio trascorse fra smartphone e Pc nei momenti di passaggio. Non ci si ferma mai e questo è molto diverso da prima, ci sono mille cose a cui pensare per cui non c’è tempo per dire se è meglio o peggio. E’ solo diverso.

Quanto è cambiato il ciclismo femminile rispetto a quando correvi?

Tanto e non saprei dire se del tutto in meglio, perché oggi c’è un po’ troppa vicinanza al ciclismo maschile, troppa similitudine. Ad alcuni questo piace, ad altri no. Noi facciamo quello che fanno gli uomini, ma con molti meno mezzi a disposizione. E’ sicuramente cresciuto molto rispetto a quando mi sono ritirata, è oggi uno sport molto più televisivo e quindi più seguito, più popolare. Ma con le sue contraddizioni.

Teutenberg con Paternoster, dopo la vittoria al Tour Down Under 2019. Prima gara da diesse per lei (Getty Images)
Teutenberg con Paternoster, dopo la vittoria al Tour Down Under 2019. Prima gara da diesse per lei (Getty Images)
Dopo la vittoria nelle Fiandre, Elisa Longo Borghini ha detto che fondamentale è stata la strategia studiata con te. Pensi anche tu sia stata decisiva?

A dir la verità non so perché l’ha detto. Non penso di essere stato il perno della sua prestazione, quando vinci lo fai perché hai le gambe migliori, conta poco quello che ti dicono dalla radiolina. E’ vero però che con Elisa abbiamo parlato molto. In primavera, prima delle classiche, ci siamo sedute e abbiamo analizzato quello che l’aspettava. Volevamo vincere una delle corse principali del calendario e farlo con lei, la sua vittoria mi ha riempito di felicità pensando a tutto quello che aveva passato lo scorso anno. La tattica ha un peso, è vero, ma molto di più è la motivazione insita nel corridore.

Lo scorso anno la Sd Worx sembrava imbattibile, avete studiato le corse del 2023 per trovare le giuste risposte?

Penso che ci sia troppa enfasi su come la Sd Worx funziona e non funziona. Voglio dire, dobbiamo concentrarci su noi stessi, dobbiamo farlo senza guardare al di fuori, contando su quel che possiamo fare. Abbiamo buone atlete, le abbiamo sempre avute e dobbiamo ottenere il meglio da loro. Ciò non ha nulla a che fare con come vanno le altre. Lo scorso anno la differenza così marcata era data dal fatto che abbiamo avuto molta sfortuna, una pioggia di infortuni e quindi non potevamo mai arrivare alle gare con la squadra migliore. Quest’anno è diverso, oltretutto siamo nella stagione olimpica con un evento che cambia tutto. L’importante è che quest’anno abbiamo una squadra sana e forte.

Teutenberg si è spesso alternata fra gare maschili e femminili, sempre a suo agio nel ruolo
Teutenberg si è spesso alternata fra gare maschili e femminili, sempre a suo agio nel ruolo
Rispetto alle corse maschili, fra le donne c’è più o meno strategia?

Non mi piace fare paragoni, è semplicemente differente. E’ un discorso che sento spesso ed è davvero noioso. Voglio dire, il calcio maschile e quello femminile sono diversi ma non significa che l’uno sia migliore o peggiore dell’altro. E’ semplicemente diverso.

Com’è la situazione del ciclismo femminile tedesco e perché c’è tanta differenza ad esempio con l’Olanda?

Bisognerebbe chiederlo alla federazione tedesca, a come lavorano nel settore giovanile per favorire la crescita di nuovi talenti. Io mi occupo di altro…

Tim Torn Teutenberg, il nipote vincitore quest’anno della Roubaix U23
Tim Torn Teutenberg, il nipote vincitore quest’anno della Roubaix U23
Tua nipote alla Ceratizit e tuo nipote nel devo team Lidl ti chiedono mai consigli?

Non li vedo così spesso. Anche mio nipote, nella squadra development, fa un’altra attività. So però che ha molte persone intorno a lui. Non ha bisogno di chiedermi troppe cose.

Con Balsamo e Longo Borghini studi modi differenti d’interpretare la corsa o lasci loro la scelta?

Sono cicliste con caratteristiche differenti e quindi dobbiamo puntare con loro a gare diverse. E’ importante che per ogni gara ci sia una strategia di base studiata pensando al singolo elemento, perché Balsamo correrà in un modo, Longo Borghini in un altro. E’ importante però che la squadra segua un canovaccio, altrimenti non funzionerebbe davvero.

Elisa Balsamo è un’altra campionessa rilanciata tatticamente dalla Teutenberg
Elisa Balsamo è un’altra campionessa rilanciata tatticamente dalla Teutenberg
E’ più difficile impostare una squadra per una classica o per un grande giro?

Penso che sia difficile in entrambi i casi. Certamente in una corsa a tappe devi assicurarti di avere tutti lì per tutto il tempo, che i tuoi leader siano protetti e devi guardare all’obiettivo singolo e a quello complessivo. I ruoli cambiano magari da una tappa all’altra. E’ un impegno non da poco, al quale dobbiamo contribuire tutti, chi corre e chi è fuori.

Tornare competitivi dopo una caduta. Questione di psicologia

15.04.2024
5 min
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Le vittorie a ripetizione di Elisa Longo Borghini e di Elisa Balsamo hanno un punto in comune e non è dato, in questo caso, dalla comune militanza nella Lidl-Trek. Entrambe le azzurre vengono da un 2023 molto difficile, contraddistinto da infortuni lunghi e complicati e da una ripresa lenta. Non sono certamente i soli casi, basti pensare sempre nel team americano il lento cammino di resurrezione di Tao Geoghegan Hart e chi vive da vicino le vite di questi campioni sa che non è tutto legato al fisico, all’allenamento, ai risultati. Molto pesa la testa, la psicologia, il come si vive questo periodo di ripresa.

La vittoria della Longo Borghini alla Freccia del Brabante. Il suo 2023 era stato fermato dalla caduta al Giro
La vittoria della Longo Borghini alla Freccia del Brabante. Il suo 2023 era stato fermato dalla caduta al Giro

Nel team un ruolo sempre più importante – lei come colleghi e colleghe negli altri team – lo svolge la dottoressa Elisabetta Borgia, che anche nel caso delle due atlete in questione è stata un supporto importante e che sa bene quanto il ritorno a livelli pari se non addirittura superiori sia un iter molto lungo e travagliato.

«Il primo passo che un atleta deve fare è l’accettazione – spiega la Borgia – Gli sportivi hanno sì una struttura mentale molto forte, che è però molto basata su un rigido cammino: c’è una strategia da seguire verso l’ottenimento dell’obiettivo, fatta di tappe che sono allenamenti e gare con una flessibilità contenuta e studiata. L’infortunio arriva e stravolge tutto, vengono cancellati i piani, tutto quello che era stato stabilito viene cancellato d’un colpo».

Elisabetta Borgia da anni collabora con il Team Lidl-Trek e ha seguito la rinascita delle azzurre
Elisabetta Borgia da anni collabora con il Team Lidl-Trek e ha seguito la rinascita delle azzurre
Che succede a quel punto?

L’istinto direbbe di studiare subito un “piano B”, ma non è così semplice. Bisogna innanzitutto porsi davanti un obiettivo nuovo, che non ha più a che vedere con le corse ma che riguarda il ritrovare la salute. E per far questo è necessario rallentare, ma questo non è nello spirito dell’agonista, che anzi vuole tornare prima possibile a gareggiare, vuole riprendere esattamente da dove si era fermato. Per questo parlo di accettazione: bisogna mettere un punto e ripartire.

E’ difficile accettare l’infortunio?

Sì, ma è soprattutto difficile accettare che quel piano che era stato fatto a inizio stagione non c’è più. Non si recupera, non si può riprendere. E’ legittimo rammaricarsene, ma bisogna guardare avanti. Bisogna saltare su un nuovo piano lasciando andare quel che è stato. Ripartendo sempre dal ristabilimento fisico. Bisogna soprattutto lasciar andare via la rabbia, che non serve e fa sprecare energie preziose.

Per Elisa Balsamo il 2024 è stato finora ben diverso dall’anno passato. Protagonista anche alle classiche
Per Elisa Balsamo il 2024 è stato finora ben diverso dall’anno passato. Protagonista anche alle classiche
Come si salta su un nuovo piano?

Intanto si comincia con la consapevolezza, l’accettazione di cui parlavamo prima. Poi il lavoro dello psicologo deve essere coadiuvato dai vertici del team. Lì serve l’impegno di tutta l’equipe, per stabilire un nuovo cammino, verso nuovi obiettivi, passando magari anche per la rielaborazione del trauma. L’atleta però deve essere consapevole, capire dove deve andare, che cosa potrà ottenere, soprattutto quanto è importante che tutto ciò avvenga nel pieno rispetto del proprio corpo, godendo della piena salute necessaria per ritrovare il proprio livello. Bisogna ricostruire tutto il viaggio.

Nel caso della Longo Borghini però assistiamo a una ragazza esperta che non aveva mai toccato simili picchi di rendimento, pur avendo un curriculum già di per sé eccezionale… Come si diventa più forti di prima?

I cinesi, parlando della resilienza, fanno l’esempio di un vaso rotto rimesso insieme con colla dorata perché diventi ancora più prezioso. Per lo sportivo è un po’ così: l’abitudine alla vittoria può anche portare a una diminuzione del desiderio di vincere. Chi viene da infortuni gravi ha invece la smania di tornare a prima. Se ben incanalata, questa foga può essere utile, può servire a conoscere più di se stessi perché noi siamo fatti anche delle nostre esperienze. Questi sono principi utili nello sport come nella vita di tutti i giorni, ma considerando il nostro ambiente, è come fare uno step up, salire di livello in un videogioco. La nostra società tende a nascondere la sofferenza, la negatività, ma è attraverso di essa che si va oltre.

Per Tao Geoghegan Hart la strada della rinascita è ancora lunga. Lo vedremo al Giro d’Italia
Per Tao Geoghegan Hart la strada della rinascita è ancora lunga. Lo vedremo al Giro d’Italia
Un infortunio può anche non essere fisico: una decisione sbagliata, un esito negativo per questione di centimetri. Spesso vicende del genere lasciano strascichi, come se ne esce?

Fondamentale è l’analisi di quello che è successo. L’errore pesa, per superarlo bisogna capire che cosa si è fatto. La gestione degli ultimi chilometri, l’avversario magari sottovalutato, cosa è andato bene e male. Ritrovandosi nella stessa situazione come si agirebbe, sapendo com’è andata? Bisogna affinare attraverso tutto ciò la nostra capacità di “problem solving”, imparare a gestire la situazione anche in presenza di forti emozioni, facendo in modo che l’attività emotiva non vada a inficiare l’applicazione logica.

E’ evidente però come, nel ciclismo come in tante altre discipline sportive, un piccolo episodio vada a intaccare la concentrazione mentale. Sono evidenti i casi di eventi che cambiano completamente il loro andamento proprio perché il protagonista ha perso la sua applicazione mentale. La concentrazione può essere allenata?

Sicuramente. La si può anche perdere. La società odierna porta a non essere concentrati quasi mai, a vivere a un livello di superficialità, questo perché abbiamo ormai un flusso d’informazioni che, secondo recenti studi, è più del doppio di quello di 10 anni fa. Siamo iperstimolati, tendiamo al multitasking quando invece il nostro cervello fa fatica a processare più informazioni per volta. La concentrazione deve essere uno stile di vita. La si può applicare anche nelle più piccole cose: mangiare, bere, guardare, insomma focalizzando i 5 sensi. Questo diventerà utilissimo anche quando saremo impegnati in corsa.

Troppa Kopecky per questa Balsamo. Roubaix all’iridata

06.04.2024
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ROUBAIX (Francia) – Se domenica scorsa al Giro delle Fiandre ci aveva colpito lo sguardo di Elisa Longo Borghini prima della partenza, stamattina a Denain quegli stessi occhi li aveva Lotte Kopecky. La campionessa del mondo è sempre molto concentrata e determinata, ma stavolta faceva veramente paura.

Body iridato strettissimo che esaltava ogni fibra muscolare. E quegli occhiali, appoggiati sul casco mentre gironzolava tra il bus e il podio firma, lasciavano intravedere uno sguardo agghiacciante.

«Questo era uno dei grandi obiettivi della stagione – ci ha detto la sua compagna Barbara Guarischi dopo l’arrivo – la volevamo tantissimo e la volevamo con Lotte. Oggi abbiamo corso da squadra vera. Sempre unite, sempre compatte».

Spettri fiamminghi?

Eppure la corsa non sembrava stesse prendendo una piega troppo positiva per la Sd Worx-Protime. Lorena Wiebes faceva fatica e Kopecky, come avevamo già visto nelle ultime gare fiamminghe, continuava a scattare, ma senza fare la differenza. Per poi spegnersi nel finale.

«No – continua Guarischi – la corsa è andata come volevamo. Riscatto? Direi che è vero che qualcosa non ha funzionato bene nelle ultime gare, ma proprio per questo come ho detto prima ci siamo comportate come una vera squadra. Le gambe non sono sempre le stesse e ogni gara ha una storia a sé. Oggi però non ci sarebbe sfuggita. Speravamo di avere Wiebes davanti nel finale, così da far correre più coperta Lotte, anche perché c’erano ragazze molto veloci, ma col senno del poi è andata bene così».

Una volta entrate nel velodromo, tra le “altre ragazze veloci” c’era anche Elisa Balsamo. La sua presenza in quel drappello ci ha fatto sperare che il suo spunto riportasse la Roubaix Femmes in Italia dopo il successo di Elisa Longo Borghini due anni fa. Ma dal bordo della pista abbiamo rivisto lo sguardo feroce, o meglio l’espressione visto che questa volta gli occhiali erano abbassati, di Kopecky.

In questa foto tutta la potenza di Lotte Kopecky
In questa foto tutta la potenza di Lotte Kopecky

Feeling Koepcky

Per un po’ ci è sembrato uno sprint a due: Elisa contro Lotte. Prima della curva finale Balsamo si volta, come cercando Kopecky. L’iridata è dietro, poi sale sulla curva e si butta giù come un falco. Nel rettilineo finale va il doppio delle altre. Dal vivo, e per di più di profilo, questa differenza di velocità è stata stupefacente.

«Oggi mi sentivo davvero bene – ha detto Kopecky – sentivo un grande feeling con la bici, con il fisico e con la squadra. Sono state tutte molto brave. Elena Cecchini mi ha portato in testa nel primo tratto di pavè. Che dire, sono contenta. Tenevo moltissimo a questa gara».

Kopecky è stata una vera sfinge anche quando a 60 chilometri dall’arrivo ha avuto un guasto meccanico. Ci ha messo un secondo a rientrare e a tornare in testa al gruppo. Di nuovo ha mostrato quella sua determinazione famelica.

Marianne Vos in grande spolvero. In tante foto Balsamo le appare vicina
Marianne Vos in grande spolvero. In tante foto Balsamo le appare vicina

Podio d’onore

Dopo il podio, Elisa Balsamo si ferma a parlare con noi. E’ stanca, un po’ felice, un po’ delusa. Una vincente come lei non può gioire del tutto per un secondo posto. Anche se è un secondo posto di quelli pesanti.

«E’ normale che dopo l’arrivo ci sia un po’ di disappunto – racconta con la sua innata gentilezza l’atleta della Lidl-Trekun secondo posto alla Roubaix per ora mi fa pensare che devo credere di più in me stessa. Ad inizio gara non avrei mai detto che sarei stata qui a giocarmela. Vorrà dire che ci riproverò l’anno prossimo».

Balsamo passa poi a raccontare della corsa e di quanto sia stato buono il lavoro della sua squadra. Ormai sempre più una squadra faro. Anche senza le due vincitrici della precedenti Roubaix, Longo Borghini e Deignan, hanno preso in mano la gara e non hanno sbagliato di molto a conti fatti. 

«Voglio dire un grande grazie a tutte le ragazze e ad Ellen (Van Dijk, ndr) in particolare, che oggi è stata davvero forte. Tutte noi abbiamo fatto un ottimo lavoro. E’ stata una corsa molto dura. Nel finale temevamo che rientrasse Wiebes. Per radio ci hanno avvertito che erano a 18”. A quel punto Ellen si è messa a tirare e vedendo che non guadagnavano più, siamo rimaste abbastanza tranquille».

Il vento ha inciso non poco. E La stessa Guarischi, che ha lavorato le prime due ore, ha detto che alla fine proprio il vento ha reso ancora più stressante la corsa ben prima del pavè.

Dopo il piccolo cedimento nel Carrefour de l’Arbre Balsamo si è incollata a Giorgi, poi terza
Dopo il piccolo cedimento nel Carrefour de l’Arbre Balsamo si è incollata a Giorgi, poi terza

Due momenti

Ma torniamo ad Elisa Balsamo. E continuiamo l’analisi della sua Roubaix. Le facciamo notare che ci hanno colpito due momenti in particolare: quando si è staccata nel Carrefour de l’Arbre e quando nel velodromo si è voltata mentre veniva lanciata la volata. Un gesto che abbiamo visto a 4 metri di distanza, non di più. E che sicuramente aveva un significato. Che cercasse proprio Kopecky?

«No – spiega Elisa – in realtà volevo prendere la ruota di Marianne Vos perché pensavo fosse la più veloce. Ma poi si sa: nelle volate dopo una gara così lunga e tosta, non conta tanto chi è più veloce ma chi è più fresco».

Stremata, Balsamo aspetta la compagna Ellen Van Dijk, dopo il traguardo
Stremata, Balsamo aspetta la compagna Ellen Van Dijk, dopo il traguardo

«Per quanto riguarda il Carrefour de l’Arbre invece, quando mi sono staccata, ero semplicemente un pochino oltre il limite. Dovevo per forza mollare un po’. Mi sono gestita». Ecco dunque spiegata anche la sua volata. Una Balsamo con le gambe giuste, tanto più in un velodromo, lei che è anche pistard, non fa uno sprint simile. Era quasi seduta.

Dopo una vistosa scodata in uscita di curva sempre su quel settore di pavè, pensavamo avesse un guasto meccanico, una foratura. Invece è stata questione di gambe. Però anche in quel frangente Elisa si è mostrata campionessa. Non è andata nel panico. Si è voltata, ha visto Giorgi risalire forte e si è fatta bastare quella manciata di secondi per “recuperare”.

50 vs 52

Le abbiamo anche chiesto se la sua scelta di usare la monocorona da 52 denti non sia stata troppo azzardata, rispetto alla 50, sempre mono, di Kopecky. Come a dire che quei due denti in più le avessero un po’ “cucinato” le gambe. 

«No, no – spiega Elisa – col senno del poi credo fosse la scelta giusta, come per tutti gli altri materiali. La squadra ha fatto un grande lavoro in questi giorni anche in questo senso. Sono assolutamente contenta di questa scelta».

E a proposito di materiali, va segnalato che proprio Lidl-Trek e Sd-Worx sono state le uniche squadre a portare al traguardo sei atlete su sette, piazzandone due nelle prime dieci. Come tra gli uomini, più si alza il livello, più certe differenze sono marcate.

Sangalli, Parigi e le donne: Montmartre può far male

28.03.2024
6 min
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A Parigi con Bennati e Velo c’era anche Paolo Sangalli, tecnico delle donne. La storia azzurra delle ultime sette edizioni, a partire da Atlanta, dice che le italiane hanno portato a casa una medaglia per ben quattro volte. L’argento di Imelda Chiappa nel 1996, il bronzo di Tatiana Guderzo a Pechino e gli altri due di Elisa Longo Borghini a Rio e Tokyo. Nelle ultime quattro edizioni, vale a dire da Pechino in avanti, Sangalli è stato della partita: prima accanto a Salvoldi, questa volta da solo. Olimpiadi ne ha viste diverse, insomma, la sua valutazione del percorso e della gara può dire parecchio.

Cosa dire del percorso di Parigi: ci piace?

A me personalmente piace molto. Si parte dal Trocadero. Si fa un pezzo di città. Si esce. Ci sono circa 90 chilometri nella campagna francese, che sappiamo benissimo essere ondulata. Le strade sono belle, ci sono segnate sei cotes: niente di che, però sono comunque sei asperità. Poi si rientra e dopo 117 chilometri si inizia la prima scalata di Montmartre. In cima si va a destra e si entra nel circuito di 18,4 chilometri che si fa due volte.

Come è fatto?

Oltre a Montmartre, che è lungo 900 metri, c’è un altro strappettino di un chilometro, su una strada dritta e larga. E poi un altro di 400 metri. Quindi si fa un’altra volta Montmartre e un altro giro del circuito. Mentre dopo la terza salita, si va a sinistra verso la Senna, con l’arrivo davanti alla Tour Eiffel.

E’ lo stesso degli uomini?

Sì e si fa lo stesso numero di volte. Quindi anche noi facciamo la gran parte della corsa in campagna e penso proprio che verrà fuori impegnativa. Non è un percorso impossibile perché non ci sono pendenze esagerate, ma è una gara particolare. Ad ogni momento può succedere qualcosa, perché alla fine sarà un testa a testa e non ci sarà la squadra che può recuperare la situazione. Abbiamo visto come è andata a Tokyo e difficilmente si lasceranno andare via delle fughe col rischio che arrivino.

Secondo Bennati, la gara degli uomini si potrebbe decidere anche fuori da Parigi: le donne aspetteranno il circuito finale?

Vista la gara di Tokyo e il fatto che ci siamo tutti scottati (l’austriaca Kiesenhofer prese il largo e non fu più ripresa, ndr), come si diceva, penso che ci sarà più controllo. Se la fuga va, ci saranno dentro anche le ragazze delle nazionali di riferimento. Per cui alla fine credo che si risolva nel circuito.

Anna Kiesenhofer sul percorso di Tokyo: un attacco forse sottovalutato che le ha reso l’oro olimpico
Anna Kiesenhofer sul percorso di Tokyo: un attacco forse sottovalutato che le ha reso l’oro olimpico
Quindi la filosofia è portare ragazze capaci di entrare nelle fughe?

Di sicuro non si può pensare di avere qualcuna che tiri e basta, perché si corre in quattro. Serve gente in condizione che sia anche in grado di fare risultato. E’ una gara che non c’entra nulla con quello cui siamo abituati. Per me è la quarta Olimpiade e ogni volta succede la stessa cosa. Se non sei nell’azione, ti finisci oppure finisci la squadra per inseguire e poi, nel momento in cui la corsa si accende, non hai possibilità.

Di riflesso anche le atlete che saranno convocate dovranno essere pronte a un altro tipo di corsa?

Le Olimpiadi sono impostate in modo diverso. E’ anche vero che se hai 10 secondi allo scollinamento di Montmartre e ti guardi troppo in faccia, può darsi che da dietro rientrino. Però è davvero una gara difficile da interpretare. C’è grossa possibilità che scollinando bene là in cima, si possa arrivare. Da fine discesa, ci sono 300 metri in cui la strada un po’ sale e non riesci a prenderla di slancio, perché in fondo c’è una “esse”. Quindi devi rallentare, fare la doppia curva e rilanciare. Poi la strada comincia ad andare giù, ma c’è da spingere perché la bici non va da sola. Quindi servono davvero tanta condizione e tanta visione di corsa. Puoi mettere tutta la gente che vuoi sul circuito, visto che non hai le radio, ma comunque serve avere in corsa ragazze che vedano la corsa e siano sveglie.

Cosa dire della salita di Montmartre?

Si svolta a destra proprio prima del Moulin Rouge. Nel primo tratto la strada va su dritta con pendenze 5-6 per cento. Poi volti a sinistra e il fondo diventa più brutto. Lì inizia il pezzo più duro dove c’è la pendenza al 9 per cento. Quindi si arriva in cima, si passa sotto la Basilica del Sacro Cuore, si gira intorno e si scende. La discesa non farà grande selezione, ma è chiaro che chi è più bravo, avrà un vantaggio.

Longo Borghini Tokyo 2021
Da Elisa Longo Borghini l’unico squillo azzurro nel ciclismo su strada, un bronzo preziosissimo
Da Elisa Longo Borghini l'unico squillo azzurro nel ciclismo su strada, un bronzo preziosissimo
Da Elisa Longo Borghini l’unico squillo azzurro nel ciclismo su strada, un bronzo preziosissimo
Invece il finale?

Sei in un percorso cittadino, con tutto il pezzo lungo la Senna. Se vogliamo, assomiglia abbastanza a quello che è successo alla Gand, anche se la distanza fra Montmartre e il traguardo è inferiore a quella fra il Kemmelberg e Wevelgem. Domenica ero in Belgio e si è visto che Georgi, Kopecky e Vibes sono andate via, ma è bastato che si guardassero un attimo e da dietro sono rientrate.

Avevi fatto il paragone con il finale di Cittiglio: visto il percorso, regge ancora?

Sì, considerando però che la salita del Trofeo Binda è più impegnativa, mentre a Parigi diventa dura per la distanza e per il pavè. Però ci andiamo vicino, è un arrivo che se fai la differenza là in alto, puoi anche arrivare. Se si trovano tre ragazze di tre Nazioni diverse e tirano dritto, la medaglia è assicurata e di certo non si volteranno.

Quindi comunque serviranno corridori da classiche, tipo Longo Borghini?

Sicuramente. Elisa è adattissima, senza ombra di dubbio. Sarà importante l’avvicinamento, che secondo me vede il Giro d’Italia in posizione privilegiata. Non so se qualche olandese farà un percorso diverso, ma io credo che uscire in crescendo dalla corsa a tappe dia la condizione perfetta. Prima del Giro faremo un raduno preolimpico e subito dopo ne faremo un altro, ma più breve, insieme ai ragazzi di Bennati prima di partire. Lassù alloggeremo in un hotel zona Versailles, che è comodo per allenarsi, e dovremo capire se ci sarà una prova del circuito finale con strade chiuse alla vigilia della corsa.

Nel 2021, Elisa Balsamo ha vinto il mondiale di Leuven con un finale che ricorda quello della gara di Parigi
Nel 2021, Balsamo ha vinto il mondiale di Leuven con un finale simile a quello della gara di Parigi
Ultimo tema: hai letto la reazione di Villa all’ipotesi che Balsamo corra anche su strada?

Faccio fatica a immaginare una situazione di tensione, perché su questo sono molto sereno. E’ vero che la medaglia è importante farla, che sia strada o che sia pista. Bisognerà valutare davvero bene cosa succede alla fine delle classiche, ma molto tranquillamente. Con Marco ci siamo parlati anche la settimana scorsa e la nostra è proprio una situazione di estrema tranquillità. Ci conosciamo da una vita, io ho fatto tanta pista e conosco il lavoro che c’è dietro.

Si sta parlando di rinunciare a Balsamo nella prova su strada.

Rispetto quello che ha detto Villa. Il quartetto sono 4-5 ragazze, quindi se manca un pilastro bisognerà capire bene. Il problema sono questi calendari, non certo il rapporto fra strada e pista. Avendo anche le junior, consiglio loro di andare in pista. Anche prima di Cittiglio ho voluto che andassero a girare. Il venerdì di quella settimana anche Balsamo era in pista in pista e domenica ha vinto il Binda. Quindi questo aspetto bisogna sdoganarlo. Mentre per i nomi c’è da aspettare ancora qualche gara e poi potremo parlarne con la massima serenità.

Parigi, le medaglie, i tecnici, le scelte: Amadio, come si fa?

27.03.2024
5 min
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E’ comprensibile che, guardando alle Olimpiadi di Parigi, ciascun tecnico voglia per sé gli atleti migliori. Pertanto è comprensibile che lunedì Marco Villa si sia irrigidito davanti all’ipotesi, appena sussurrata, che Elisa Balsamo possa essere dirottata sulla strada o portata a fare sia strada sia pista. In realtà Diego Bragato, responsabile del settore performance della FCI, ha spiegato in modo semplice ed efficace che il doppio impegno sia un grosso rischio: due giorni per recuperare sono pochi. Così se l’eventualità è stata esclusa da un pezzo per Ganna e Milan, si dovrà ragionare anche per le donne. Il quartetto è una costruzione particolare e spietata. Immaginare di avere uno degli atleti in condizioni poco meno che perfette dà i brividi. Per contro, privare la strada di una campionessa del mondo (lasciamo fuori dal discorso Chiara Consonni per non aggiungere altra carne al fuoco) sarebbe un duro colpo per Sangalli.

Dato che ciascun tecnico vuole per sé gli atleti migliori, la distribuzione degli azzurri non sarà lasciata alle valutazioni individuali, ma vedrà il team manager Roberto Amadio nei panni del mediatore. E dato che si parla di Olimpiadi, anche il CONI dirà la sua ed è chiaro che i criteri siano diversi da quelli di mondiali ed europei. Si ragiona giustamente per medaglie, per cui a un certo punto la ragion di stato prevarrà sulle ambizioni personali di tecnici e atleti. Perciò, per arricchire il punto di vista e dargli un’altra profondità, abbiamo affrontato la questione con Amadio.

Roberto Amadio è dal 2021 team manager delle nazionali: debuttò alle Olimpiadi di Tokyo
Roberto Amadio è dal 2021 team manager delle nazionali: debuttò alle Olimpiadi di Tokyo
Allora Roberto, come la mettiamo?

La valutazione tecnica fra uomini e donne è diversa, avete ragione. Anche il modo di interpretare le corse femminili è diverso da quello maschile. Ci sono molte più possibilità che arrivi un gruppetto senza la selezione ben definita che potrebbe verificarsi fra gli uomini. Un po’ per la distanza, un po’ per il percorso, un po’ per i fenomeni che vediamo in questo momento e che possono accendere la corsa in qualsiasi momento. Con le donne è diverso, ma credo sia ancora presto per immaginare degli scenari. Perché ci sono ancora delle classiche che possono offrire spunti. E poi soprattutto sono convinto che deve essere l’atleta a esprimere la propria convinzione di poter far bene, qual è la sua ambizione. Per cui vedremo, sono situazioni diverse che valuteremo.

Immaginiamo sia una valutazione complessa.

Abbastanza. La Federazione e di conseguenza il CONI valuteranno anche in base a quante possibilità abbiamo di andare a medaglia in una specialità piuttosto che in un’altra. Questo è chiarissimo e taglia tutti i discorsi. Per ora tuttavia direi di aspettare, lasciare ancora del tempo e far passare le classiche che sto osservando molto bene, immaginando quali situazioni potrebbero ripetersi eventualmente a Parigi. Visto il percorso, immagino che ancora una volta alle Olimpiadi verranno fuori atleti di fondo.

E’ complicato tenere in equilibrio i vari settori?

In realtà qua il vero problema è il modo di lavorare dell’UCI. Prima si riempiono la bocca con la multidisciplina e poi fanno di tutto perché alle Olimpiadi non si possa metterla in atto. Se la prova su strada fosse stata cinque giorni prima o una settimana prima, tutti questi problemi non ci sarebbero stati. L’interazione fra settori funziona e la dimostrazione sono Milan, Ganna, Consonni e tutte le ragazze che fanno pista e vincono su strada. Ma non si può mettere in difficoltà una specialità o l’altra perché viene fatto un calendario che rende impossibile farle entrambe. Soprattutto gli uomini come possono fare un inseguimento a squadre due giorni dopo una corsa di 290 chilometri, sapendo di dover fare 3’43” – 3’44” in qualificazione per essere fra primi quattro? Il tema è questo.

La Gand-Wevelgem donne di domenica è stata un primo momento di osservazione
La Gand-Wevelgem donne di domenica è stata un primo momento di osservazione
Il calendario di Tokyo infatti era migliore, invece a partire dagli ultimi mondiali di Glasgow è cambiato qualcosa in peggio…

Infatti il problema non è del CIO, ma dell’UCI.

La Federazione avrebbe potuto opporsi a questo calendario nel momento in cui è uscito?

Lo sapete come fanno, no? Tirano fuori il calendario quando è stato approvato ed è impossibile modificarlo.

Immagini di fare una riunione con tutti i tecnici per affrontare l’argomento?

Ho già fatto due riunioni tutti assieme dove abbiamo preso delle decisioni. Ne farò un’altra a breve, dove faremo il punto su Parigi, sui mondiali e gli europei. Faccio sempre le riunioni assieme a tutti, perché comunque sono tutti coinvolti, visto il tipo di atleti che abbiamo soprattutto per quanto riguarda pista, strada e crono. Poi ci sono complicazioni ulteriori a livello di iscrizione e partecipazione all’Olimpiade. Hanno ridotto di un’unità tutte le specialità per rimanere dentro il numero degli atleti, quindi se a Tokyo avevamo cinque atleti in competizione e uno fuori che poteva subentrare, a Parigi ne abbiamo quattro in gara più uno a disposizione. Per cui alla fine siamo penalizzati noi che abbiamo un numero di atleti superiore. Non è facile, sono giorni che lotto per capire come incastrare tutte le cose.

Nella recente ricognizione a Parigi, Velo, Bennati e Sangalli: tecnici di crono, strada pro’ e strada donne
Nella recente ricognizione a Parigi, Velo, Bennati e Sangalli: tecnici di crono, strada pro’ e strada donne
Certo non è facile mettersi nei panni dei singoli tecnici, che devono rinunciare ad atleti potenzialmente competitivi…

Li capisco, però voglio ribadire che per le Olimpiadi, a differenza del mondiale e degli europei, in cui i tecnici fanno le loro valutazioni specifiche, si fanno scelte per il bene della nazionale, della Federazione e del CONI. Questo deve essere percepito anche dalla gente. Saranno fatte valutazioni con delle logiche precise e ce ne prenderemo la responsabilità. Che vada bene o vada male, ci siamo abituati. Se andrà bene, il merito sarà di qualcun altro. Se andrà male, si sa di chi è la colpa. Ma questo onestamente è l’ultimo dei miei problemi.

Scelta fra strada e pista, Villa alza la voce

25.03.2024
5 min
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Marco Villa non è uno che la manda a dire. Tornato dalla trasferta di Hong Kong per la seconda tappa della Nations Cup, si è ritrovato con equilibri in nazionale cambiati in maniera profonda in base agli ultimi risultati. Il nocciolo della questione, come sottolineato nell’intervista con Bragato che Villa ammette di aver letto subito e con grande attenzione, è il calendario olimpico che rende estremamente complicata la coesistenza fra strada e pista.

Ci sarà tempo per discuterne a vari livelli, in attesa che vengano prese le opportune decisioni (Villa non la cita mai, ma è chiaro che il problema è legato direttamente alla presenza della Balsamo alla gara in linea su strada e/o al torneo del quartetto su pista). Importantissima sarà la partecipazione alla terza tappa di Milton, in Canada, dove la nazionale femminile, a differenza di quella maschile, sarà al completo.

Villa con le ragazze del quartetto, che ritroverà a Milton dal 12 al 14 aprile
Villa con le ragazze del quartetto, che ritroverà a Milton dal 12 al 14 aprile

«Siamo andati a Hong Kong – spiega – con una squadra di ragazzine. Devo dire grazie ai team che ce le hanno messe a disposizione permettendo loro di fare un’esperienza positiva. La partecipazione era obbligata, in quanto il sistema olimpico prevede la presenza in almeno due prove su tre e con le ragazze ad Adelaide non eravamo presenti. Alla fine è uscito fuori un sesto posto valido per il ranking Uci (settime al traguardo, ma la Cina aveva due squadre, ndr) che è stato anche oltre le mie aspettative. Mi attendevo qualcosa di più dagli uomini. La trasferta mi ha comunque permesso di avere buone risposte da Sierra in un contesto per lui nuovo e verificare anche i progressi di Giaimi (nella foto di apertura con il cittì, ndr), che comunque deve lavorare molto sulla parte tecnica».

Le vittorie della Balsamo su strada paradossalmente hanno complicato i piani della nazionale
Le vittorie della Balsamo su strada paradossalmente hanno complicato i piani della nazionale
Tornato in Italia ti sei ritrovato nel pieno delle discussioni per le prossime convocazioni olimpiche. Come combinare le due discipline?

Mi attendevo la domanda e non posso negare che in questo momento mi senta molto turbato. Chiariamo subito un punto: le scelte le faremo tutti noi cittì in piena coabitazione, confrontandoci con il team manager Amadio. Si valuterà che cosa è meglio fare, ma non posso negare che vedo riemergere una certa disparità fra strada e pista.

A che cosa ti riferisci?

Nelle ultime due edizioni olimpiche, noi abbiamo portato il nostro contributo. A Rio 2016 con Viviani, a Tokyo 2020 con il quartetto maschile. Eppure nelle discussioni, anche e soprattutto sugli organi d’informazione specializzati, tutti sono affascinati dalla strada, parlano solo della strada, valutano le possibilità su strada. Ci si dimentica che il cittì della strada deve fare le sue valutazioni e convocare. Io lavoro su un progetto che dura un quadriennio, con contatti costanti, allenamenti, la costruzione di un progetto dal nulla fino alle ultimissime rifiniture. Togliere un elemento va a danneggiare tutto il sistema, a inficiare anche il lavoro degli altri.

Pur in formazione rimaneggiata, la Danimarca ha vinto anche a Hong Kong (foto Uci)
Pur in formazione rimaneggiata, la Danimarca ha vinto anche a Hong Kong (foto Uci)
Le proiezioni d’altro canto dicono da una parte che nell’inseguimento a squadre, in quello femminile più ancora che in quello maschile per il valore degli avversari, le possibilità di podio sono alte…

Io certe volte sono portato a sbilanciarmi e so bene che a pieno regime, abbiamo due possibilità di medaglia molto qualificate. Certo, c’è anche il rischio di finire quarti o peggio, l’incertezza delle Olimpiadi è lì, ma è anche la loro bellezza. Quel che però mi dispiace di più è che non possiamo arrivare all’inizio della primavera, dopo aver lavorato anni, ancora con delle incertezze. Cambiare? Certo, si può fare, ma è già molto, molto tardi. Chi sceglie una strada diversa deve farlo subito e prendersi le proprie responsabilità.

Che cos’è che ti ha fatto arrabbiare?

Se devo essere sincero è la cultura generale, l’ambiente ciclistico, quelle voci insistite che vuoi o non vuoi vanno anche a influenzare il singolo elemento chiamato a scegliere. E’ come se spingessero verso una direzione piuttosto che l’altra e chiaramente la tradizione della strada, contro i pur eccezionali risultati della pista prevale, nella mente di molti. Dimenticando che alla fine, in un contesto olimpico conta la medaglia, da qualsiasi parte essa venga: è per questo che ci si trova a fare il tifo anche per altri sport che poi uno non è abituato a seguire. Per me è sempre stato così, io i Giochi li vivo da dentro, ma li seguo anche con interesse enorme. Mi sono ritrovato a fare un tifo sfrenato per i ragazzi della scherma o del nuoto, tanto per fare due esempi.

Proviamo a trovare anche un lato positivo dalle ultime giornate. Miriam Vece ha staccato la qualificazione in due specialità…

Lei è stata bravissima e secondo un’interpretazione del regolamento, questo dovrebbe consentirci di convocare un’altra atleta. L’Uci però non ha dato l’ufficialità al sistema delle riallocazioni, so che se ne parlerà in una riunione il 28 marzo dove ogni federazione porterà all’esame le proprie domande e interpretazioni, vedremo poi il massimo ente che cosa deciderà. E’ chiaro che avere un’altra atleta a disposizione sarebbe un corposo aiuto.

Restano aperte altre possibilità di qualificazione?

A livello strettamente matematico potremmo ancora qualificarci con il team sprint maschile, ma è estremamente difficile. Servirebbe un podio e al momento è utopistico pensarlo. Mi dispiace perché per i ragazzi sarebbe stata un’esperienza utilissima a prescindere dal risultato finale. Non dobbiamo dimenticare che Predomo è passato direttamente da junior alla massima serie quando la qualificazione olimpica era già iniziata, qualificarsi per lui era estremamente complicato. Comunque ci si proverà, questo è certo.