Bettini, dica lei: come è fatto il cittì della nazionale?

17.09.2021
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Chissà se al momento di cercare un sostituto per Cassani qualcuno ha pensato per un secondo a Paolo Bettini. Il campione olimpico di Atene lasciò la nazionale alla fine del 2013, dopo aver visto sfumare il mondiale di Firenze con la caduta di Nibali. Alla partenza dal diluvio di Lucca, tutto l’ambiente si era accorto della presenza di Fernando Alonso. Il pilota spagnolo aveva rotto gli indugi e sembrava sul punto di lanciare la sua squadra di ciclismo. Bettini gli diede fiducia. Rinunciò a essere il cittì azzurro, ma alla fine non se ne fece niente.

Paolo era diventato cittì subito dopo la morte di Ballerini, per una sorta di obbligo morale dopo la lunga strada percorsa accanto all’amico Franco. La sua gestione azzurra, a parte alcune tensioni con il presidente Di Rocco, aveva avviato la nazionale lungo la direzione poi ripresa e sviluppata da Cassani. E soprattutto, nella nazionale di Bettini, i corridori stavano bene. C’erano i ritiri con i giovani delle altre categorie. I piloti dei caccia militari che parlavano di motivazioni. C’era l’orgoglio di appartenere a un club esclusivo, il cui comandante era uno di loro. Sceso da poco di bici, dopo aver vinto appunto tutto quello che c’era da vincere.

Bettini scelse di ritirarsi con la maglia azzurra: il mondiale di Varese fu la sua ultima gara
Bettini scelse di ritirarsi con la maglia azzurra: il mondiale di Varese fu la sua ultima gara
Perciò, caro Paolo, diccelo tu: cosa serve per fare il tecnico della nazionale?

Devi essere un grande psicologo con un’altrettanto grande esperienza sul campo. Un selezionatore che non prepara i suoi atleti. Nessun cittì dei professionisti prepara i suoi atleti, malgrado quello che a volte si sente dire. Il cittì attinge al patrimonio nazionale e crea il miglior gruppo squadra per caratteristiche personali e resa. Non è la pallavolo in cui scegli in base agli avversari. Da noi comanda il percorso.

Un… gioco facile, insomma?

Non scherziamo. La parte più brutta è scegliere. Lo capii al debutto, nel 2010. Non era un mistero che Pozzato e Bennati non si prendessero e io non ero Alfredo Martini, che era capace di mettere insieme Moser e Saronni. Perciò per Geelong scelsi Pippo e significò rovinare i rapporti con Bennati. Li abbiamo ricuciti da poco, ora andiamo d’accordo, ma non fu facile.

Bello poter scegliere…

Allora c’erano tanti corridori, più di adesso. Le generazioni non sono mai uguali, ma non significa che fosse più facile. Devi comunque amalgamare il gruppo e Cassani lo ha fatto bene, riprendendo il mio lavoro che a sua volta seguiva da quello di Ballerini. Con lui si può essere critici quanto si vuole, ma al suo palmares manca solo il mondiale. Il resto l’ha vinto.

Per il primo mondiale nel 2010, Bettini puntò su Pozzato, che arrivò quarto
Per il primo mondiale nel 2010, Bettini puntò su Pozzato, che arrivò quarto
Che cosa può aver sbagliato?

Detto che ha lavorato bene, siamo diversi perché io sentivo la gara come un corridore. A Londra vennero i grandi del Coni e provarono a forzarmi la mano per portarmi alla cerimonia inaugurale. Mi dissero che non era possibile che prima da corridore e poi da tecnico io non avessi mai visto quell’evento. Ce la misero tutta, ma io dissi che sarei rimasto senza anche quella volta. I miei ragazzi avevano bisogno di me. In quei momenti, anche se nella vita di ogni giorno fanno i fenomeni, hanno bisogno di appoggio. Una vicinanza psicologica e il cittì deve esserci. Prima, durante e dopo la gara. Ricordate le barzellette di Alfredo ?

Impossibile dimenticarle…

Con le sue battute e i suoi racconti che contenevano il mondo, facevamo anche mezzanotte la sera prima del mondiale. Quest’anno Davide si è isolato con la squadra prima degli europei di Trento e ha parlato della vigilia più bella. Ecco, se posso, le vigilie avrebbe dovuto viverle tutte così. Senza dover seguire le prove di tutte le categorie, insomma. E se mi permetto questa critica, è perché queste cose le ho fatte.

Adesso alla guida delle nazionali c’è Amadio.

Credo che sia la persona migliore in quel ruolo. Prima delle elezioni mi chiesero di fare un nome per il possibile commissario tecnico e io feci il suo, ma così è anche meglio. Mi ricordo nel garage di Stoccarda quando Ballerini gli disse che dopo l’esclusione di Di Luca non avrebbe fatto correre Nibali, ma avrebbe richiamato Tosatto. Ricordo gli urli di quel giorno. Per cui quando vennero i mondiali del 2013, in cui non avrei convocato nessuno dei suoi atleti della Liquigas, ero pronto a discuterci. In più, avrei dovuto chiedergli la presenza di Archetti come meccanico e il camion officina. Invece mi spiazzò. Mi disse che capiva che stavo facendo delle scelte e mi disse di chiedere quello che mi serviva e lui me l’avrebbe dato.

Ai mondiali 2011 l’Italia corse con Bennati capitano, qui con Visconti
Ai mondiali 2011 l’Italia corse con Bennati capitano, qui con Visconti
Dicci la verità, ti hanno proposto di tornare?

La verità? No e penso che la minestra riscaldata non sia buona. Ma parliamo di nazionale e avrei mancato di rispetto alla maglia azzurra se, qualora me lo avessero chiesto, non ci avessi almeno pensato.

Si parla di Fondriest, Pozzato, Bennati…

Maurizio è un grandissimo amico. Abbiamo condiviso tanti viaggi crociere con la Gazzetta e Giri d’Italia con Mediolanum. Però fa anche il preparatore e il procuratore. Pozzato uguale. Il più libero al momento è proprio Bennati. Ma questi sono discorsi teorici, perché se vale la regola che non devono esserci altri incarichi, Cassani sarebbe stato il primo a non poter essere nominato. Io fui etichettato come “cittì marchettaro”, perché il primo Giro d’Italia da tecnico lo feci con Mediolanum, senza costare un euro alla Federazione. Una parte della stampa mi asfaltò, mentre ora non ci si fa più caso.

Sei d’accordo con l’idea di un cittì a giornata?

Neanche per sogno. Significherebbe che la nazionale è diventata una baracchetta e il ciclismo smetterebbe di essere il secondo sport nazionale. Piuttosto, inventiamo il mestiere di tecnico della nazionale. Guardiamo ad esempio quanto guadagna quello del basket. Facciamo che il nuovo tecnico debba lasciare tutto quello che ha in ballo e firmi con la Federazione un contratto a progetto di 4 anni ben retribuito. Io sono andato avanti con contratti annuali, esposto alle critiche di 40 milioni di commissari tecnici. Ero l’ultimo a dover accettare quell’incarico, ma dissi di sì per rispetto verso Martini e Ballerini.

Il suo ultimo mondiale da tecnico fu Firenze 2013: qui con Nibali, in ricognizione sul percorso iridato
Il suo ultimo mondiale da tecnico fu Firenze 2013: qui con Nibali, sul percorso iridato
Quindi la strada giusta resta la loro?

Secondo me sì. Sono convinto che sia un ruolo talmente importante da dover essere un punto fisso. Il calendario ormai è strapieno di impegni, pari a quello delle altre discipline olimpiche, in cui il tecnico della nazionale è una figura di riferimento. E va pagato, come accade nelle altre federazioni.

Europei, quattro anni di successi azzurri

13.09.2021
5 min
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Il primo si sarebbe dovuto correre a Nizza, ma a 40 giorni dall’attentato sul lungomare, il sindaco della città francese ritenne che non fosse opportuno far svolgere il campionato europeo di ciclismo su quella stessa strada. Così il presidente Lappartient, allora a capo dell’Unione Europea di Ciclismo che tanto aveva voluto la nascita della rassegna continentale per professionisti, portò la gara sulle strade di casa. I primi europei si corsero a Plouay e vinse Sagan su Alaphilippe. Primo italiano Diego Ulissi. La storia iniziò così.

Che all’Italia i nuovi europei piacessero si cominciò a capirlo dall’anno successivo, nel 2017 di Alexander Kristoff. Nell’edizione di 241 chilometri, prima che si decidesse per il taglio del chilometraggio, il norvegese ebbe il suo da fare per battere Elia Viviani che aveva appena iniziato la sua scalata ai vertici dopo l’oro di Rio. Era solo l’inizio e nel 2018 a Glasgow si aprì il ciclo azzurro che ieri a Trento con Colbrelli ha scolpito nel porfido trentino un poker senza precedenti.

Nel 2018 Cimolai tira la volata a Trentin che diventa campione europeo
Nel 2018 Cimolai tira la volata a Trentin che diventa campione europeo

L’urlo di “Cimo”

Era il 12 agosto quando si capì che nella nazionale italiana dei professionisti battesse ancora il cuore azzurro inaugurato da Ballerini e ripreso da Cassani. In quella giornata fredda e fradicia, un commovente Davide Cimolai ancora senza squadra, che con un podio avrebbe dato probabilmente una svolta alla carriera, prese per mano Matteo Trentin e lo lanciò nella volata vincente.

«E’ incredibile, dopo tutto quello che ho passato – spiegò il trentino – come nazionale ci siamo comportati in maniera perfetta. Volevo ringraziare tutti quelli che mi sono stati vicini, niente era andato dritto in questi ultimi mesi. Non voglio dimenticare nessuno, è una grandissima giornata. Ci eravamo parlati con Cimolai, doveva attaccare per portare i migliori allo scoperto. La caduta nel finale ci ha semplificato le cose. E’ stata una Italia spettacolare».

Cimolai riassunse benissimo su Instagram la sua scelta da uomo, prima che da atleta.

«Non ci sono parole per descrivere certe emozioni – scrisse – vanno solo vissute. Sono un ragazzo cresciuto con dei valori che per me vanno al di sopra di tutto come l’onestà e la generosità e che vive ancora di emozioni. Ieri è stata una delle giornate più belle della mia carriera, ha vinto l’amico Matteo Trentin, ma ad esultare per primo ed a commuovermi sono stato io».

Nel 2019 Viviani, già olimpionico su pista a Rio 2016, vince gli europei su strada ad Alkmaar
Nel 2019 Viviani, già olimpionico su pista a Rio 2016, vince gli europei su strada ad Alkmaar

Un Viviani inedito

Ancora il 12 agosto, ma l’anno successivo e sui 176 chilometri voluti dalla Uec per provare a rendere più frizzante la corsa, sulle strade di Alkmaar tocca a Elia Viviani. La crescita del veronese è sotto gli occhi di tutti. Ha già vinto il campionato italiano correndo in modo sbarazzino. Tuttavia il suo atteggiamento sulle strade olandesi spiazza tifosi, rivali e addetti ai lavori. Il veronese attacca, dimentica di essere un velocista e vince per distacco. Alle sue spalle per un solo secondo arriva Lampaert, poi Ackermann a nove. Kristoff che lo aveva castigato nel 2017 vince a 33 secondi la volata dei velocisti battuti.

«Credo che oggi abbiate conosciuto un Elia nuovo – dichiara – un Viviani che non ha paura di fare una gara dura e che corre anche qualche rischio. Quando ci sono le gambe, però, è giusto farlo».

Nella squadra della doppietta italiana corrono ancora Trentin e Cimolai, con l’aggiunta di Consonni, il cui legame con Viviani affonda le radici in pista.

Giacomo Nizzolo, Arnaud Demare, Campionato europeo, Plouay, 2020
Agosto 2020, Giacomo Nizzolo vince gli europei di Plouay
Giacomo Nizzolo, Arnaud Demare, Campionato europeo, Plouay, 2020
Agosto 2020, Giacomo Nizzolo vince gli europei di Plouay

L’anno del Covid

Si corre d’agosto anche nel 2020, nella stagione balorda del Covid in cui il ciclismo riesce a mettere in strada le sue corse più belle. L’europeo si sarebbe dovuto correre a Trento. La città trentina ha avuto l’assegnazione e punta forte sulla rassegna continentale, ma quando ci si rende conto che le restrizioni, i DPCM e i rischi oggettivi renderebbero ingestibile la situazione, si preferisce fare un passo indietro. E’ ancora una volta Lappartient a salvare l’europeo, che nella conferenza stampa tenuta sabato a Trento ha definito «i miei figli». La corsa si svolge a Plouay, ancora Francia, sulle strade del Gp Ouest France e sfruttandone la logistica.

Dall’Italia, gli ultimi azzurri arrivano in auto e in quella di Cassani viaggia Giacomo Nizzolo, fresco, come Viviani l’anno precedente, della vittoria nel campionato italiano.

Per la tripletta azzurra, il corridore dell’allora Ntt Pro Cycling si lascia indietro l’eroe di casa Demare con una grande volata.

Giacomo Nizzolo, Davide Cassani, europei Plouay 2020
A Plouay, Cassani centra con Nizzolo il terzo titolo europeo
Giacomo Nizzolo, Davide Cassani, europei Plouay 2020
A Plouay, Cassani centra con Nizzolo il terzo titolo europeo

«Una giornata incredibile – commenta il milanese dopo il traguardo – la squadra mi ha lanciato alla perfezione, al termine di un grande lavoro da parte di tutti i miei compagni. Sinceramente nella volata non pensavo di aver avuto un buon colpo di reni, ma alla fine è bastato e sono molto felice così. Avevamo un piano preciso, che se nell’ultimo giro la corsa era ancora chiusa, avremmo lavorato per lo sprint e così abbiamo fatto».

E adesso i mondiali

Nella squadra del fantastico tris azzurro, corrono ancora Trentin e Cimolai. Il gruppo di Cassani ha un’anima forte che ruota attorno a un manipolo di campioni e veri uomini. Quel che manca ai mondiali, i cui percorsi sono disegnati per scalatori, è l’atleta di punta che possa giocarsela con Alaphilippe, Pogacar e Roglic. Si va per cicli, questo è quello degli uomini da classiche veloci, in passato abbiamo avuto quelli per le corse più dure. Il poker di Trento parla nuovamente di un campione italiano divenuto campione d’Europa. Ai mondiali di Leuven 2021 troveremo strade più adatte ai nostri uomini. E chissà che dopo la vittoria di Fourmies, non torni in ballo anche Viviani…

Fierezza Trentin: «E adesso vediamo i sapientoni…»

12.09.2021
4 min
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Trentin ha la faccia scura, la maglia sudata, gli occhi che fiammeggiano di fierezza, il volto scavato e un sorriso che non glielo togli neanche a ceffoni. Per il quarto europeo di fila, Cassani si è affidato a lui come regista e la missione è riuscita perfettamente. Quando nel finale si sono sganciati Evenepoel, Colbrelli e Cosnefroy, il bresciano del Team Bahrain Victorious aveva in tasca la benedizione di Matteo, che lo aveva già battezzato come il più in forma dei nostri.

«Abbiamo corso come sempre alla grande – dice – poi alla fine, all’attacco del penultimo giro chi aveva le gambe era lì e chi non le aveva non c’era. Punto! Peccato per il terzo posto, ma avendo Sonny davanti non potevo rischiare di menare le danze per riprendere Cosnefroy. Ho vinto la volata con un chilometro di vantaggio, potevo portare a casa una medaglietta che non era male».

Trentin è stato il regista di Cassani in corsa: un ruolo svolto con precisione e fierezza
Trentin è stato il regista di Cassani in corsa: un ruolo svolto con precisione e fierezza

In sottofondo si capisce che sul palco stiano per suonare l’Inno di Mameli, ma qui intanto si ragiona ancora. E Trentin è già alla fase dei sassolini nelle scarpe.

Cosa si è visto oggi?

Per l’ennesima volta si è vista l’Italia. Nonostante tutti i sapientoni che ci sono in giro a dire non ci sono i corridori – rivendica con fierezza – oggi i corridori c’erano e abbiamo vinto lo stesso. Domani voglio vedere chi dice che non siamo bravi. Abbiamo vinto il quarto europeo di fila. Mancavano solo Van Aert e Alaphilippe.

Su un percorso comunque duro, no?

Penso che ho fatto poche gare così dure. Bastava vedere l’altimetria, la brevità della corsa e i corridori che erano presenti. La nostra tattica era di riuscire a tenere la corsa insieme e attaccare nella discesa del Bondone, per sgretolare un po’ il gruppo e mettere in difficoltà Evenepoel.

Obiettivo non raggiunto…

Bisogna fargli i complimenti perché è venuto giù proprio bene, non lo abbiamo messo in difficoltà proprio per niente. E da lì però ci sono stati un grande Ulissi e un grande Ganna, ma sono stati grandi tutti. E quando si corre così, si porta a casa un grande risultato.

Sei riuscito a parlare con Sonny prima degli ultimi attacchi?

Avevo visto che aveva una bella gamba. Noi eravamo fuori in cinque. Di quelli che sono rientrati, c’erano Evenepoel, Ben Hermans e lui. Si è visto che le possibilità di andare con il belga le aveva. E così gli ho detto che lui aveva solo Remco da curare e io avrei pensato agli altri. Giro dopo giro si andava sempre più piano. La salita che hanno attaccato è forse quella che si è fatta più lentamente. Eravamo tutti finiti.

Fierezza sul traguardo per la volata vinta facilmente: se avessero ripreso Cosnefroy, c’era il bronzo
Fierezza sul traguardo per la volata vinta facilmente: se avessero ripreso Cosnefroy, c’era il bronzo
Che vigilia è stata?

Bella. Si sono un po’ rilassati gli animi post Olimpiadi e il gruppo c’è. Quando è così, è un piacere venire a correre.

Poi alza lo sguardo e strilla: «Claudia, guarda che sono qua…». Sua moglie è passata di gran carriera con Jacopo al collo, mentre Giovanni lo porta Quinziato, prima amico e poi procuratore. Gli chiede quanto pesi e il bimbo risponde che sono 22 chili, che però a Monaco sono 20.

«Ci credo – risponde Claudia – qua in Trentino ci sono i salumi e i formaggi, mentre a Monaco quando c’è Matteo, dobbiamo stare tutti attenti…».

Moscon ha fatto la sua parte, rintuzzando gli attacchi sul Bondone
Moscon ha fatto la sua parte, rintuzzando gli attacchi sul Bondone

Percorso da mondiale

Intanto è arrivato Moscon, sfinito e sorridente. Magari non sarà stato risolutivo, ma si è mosso anche lui dietro alcuni attacchi importanti e adesso fa rotta verso i mondiali e percorsi che più gli sorridono.

«Agli altri è mancato il gruppo che abbiamo noi – dice – il nostro obiettivo era non trovarci ad inseguire e ci siamo riusciti. Anche i leader delle altre squadre hanno dovuto muoversi in prima persona, perché eravamo in tutti i movimenti. Il circuito si è rivelato molto bello, un percorso durissimo che andrebbe benissimo per un campionato del mondo. E’ stato bello correre in casa. Avevo già vissuto questa esperienza a Innsbruck, che è la mia casa adottiva, però qui è stato qualcosa di speciale. Non avevo la condizione per esaltare i miei tifosi, ma speriamo di trovarla per i mondiali».

Cassani, vittoria figlia dei programmi (e dell’orgoglio)

12.09.2021
4 min
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Cassani ha raggiunto la zona del podio camminando tra la gente con un sorriso mai visto prima. Aveva gli occhi che splendevano, come avendo raggiunto il suo traguardo o avendo dimostrato qualcosa. Facile intuire cosa. Il cittì è un uomo dotato di orgoglio. E al netto di ogni considerazione tecnica più o meno condivisibile, quando ti mettono pesantemente in discussione e riesci a vincere, la gioia è doppia. Per questo, magari sbagliando e volendo ugualmente scommettere un euro bucato, crediamo che alla fine non accetterà le offerte federali, sulla cui entità ci sarà da ragionare: saranno fatte perché rimanga? Questo ovviamente lo dirà lui dopo aver parlato con il presidente Dagnoni.

Prima del via, Cassani ha parlato con orgoglio della compattezza del suo gruppo agli ordini di Trentin
Prima del via, Cassani ha parlato con orgoglio della compattezza del suo gruppo
Perché ridevi?

E’ stata un’emozione, una gioia. Perché sapevo che potevamo vincere. Non è una vittoria nata ieri, è nata cinque mesi fa, è nata in primavera. A dispetto di tutte le critiche che si facevano, queste vittorie si programmano. Con Sonny, Trentin e le loro squadra abbiamo detto: vogliamo puntare ai mondiali? Loro hanno accettato e abbiamo individuato il percorso. Ci hanno creduto. Per questo resto sbalordito quando qualcuno diceva che bisognava portare Colbrelli alle Olimpiadi, sono discorsi da bar. Così alla fine ho costruito una squadra che ha funzionato. Abbiamo battuto un fenomeno come Evenepoel. E’ una vittoria dei ragazzi, della federazione, di noi, che siamo andati avanti su questa strada.

Con quale spirito l’hai vissuta?

L’unica cosa che posso dire è che una settimana fa ho sentito Pioli e gli ho detto che avevo pensato spesso a lui in questi giorni e avrei voluto fare come lui. Anche se io al 30 settembre finirò. Però sai, sapere di andare via e avere i miei ragazzi al mio fianco è stata una bella soddisfazione. Ma ribadisco, è stata una vittoria della federazione, perché fino al 30 sono il cittì. E devo dire che il presidente e Amadio mi hanno messo nelle condizioni di fare bene il mio mestiere.

Per il quarto anno di seguito, il campionato europeo parla azzurro. Motivo d’orgoglio per Cassani
Per il quarto anno di seguito, il campionato europeo parla azzurro. Motivo d’orgoglio per Cassani
Sei sparito dalla circolazione nei giorni scorsi…

Volevo stare con i miei ragazzi, per condividere con loro. Decifrare il loro sentimento, creare quel gruppo che era necessario. Quindi isolarmi dal mondo esterno per concentrarmi su quello che dovevamo fare oggi. E’ stata una vigilia veramente bella, perché l’ho vissuta meglio che in altre occasioni. Sereno, tranquillo, con un grande gruppo. Parti con Trentin come regista, Sonny che sta bene e tutti gli altri che hanno corso in modo impeccabile.

Trentin come Cassani con Martini?

Quando c’è lui in gruppo, sono tranquillo. Gli do le indicazioni e lui gestisce al meglio. Remco aveva dimostrato di stare bene, ma lo abbiamo ingabbiato a dovere. Sonny è cresciuto ancora. Tenere Evenepoel su quell’ultima salita era complicato.

Stasera si brinda?

La vittoria svanisce nello stesso istante che la conquisti. E comunque stasera non si brinda (sorride, ndr), perché vanno via tutti. Per i mondiali partiamo il mercoledì sera, perché giovedì ci sarà la possibilità di visionare il percorso. Sonny farà il Matteotti con me, altri correranno in Toscana, poi ognuno va a casa. I cronoman invece partono giovedì con Velo e Villa.

Dopo i mondiali, Cassani parlerà con Cordiano Dagnoni per scoprire quale potrebbe essere il suo ruolo in Fci
Dopo i mondiali, Cassani parlerà con Cordiano Dagnoni per scoprire quale potrebbe essere il suo ruolo in Fci
Rimarrai in federazione?

Non è sicuro. Con il presidente dobbiamo parlare dei contenuti, sono quelle le cose importanti. A me piace fare. Non sarò più il commissario tecnico anche se vincessi tre medaglie d’oro in Belgio. Però bisogna vedere quali sarebbero i miei ambiti in federazione, se posso essere utile. Ambassador cosa vuol dire? Io voglio fare, mi sento ancora giovane per fare qualcosa. Se il presidente ritiene che posso essere utile, dobbiamo parlare.

Era proprio necessario cambiare il cittì?

Dopo otto anni, ritengo sia anche giusto. Poi bisogna vedere i modi e le forme. Io sono rimasto zitto negli ultimi tempi. Ho la maglia azzurra, la voglio onorare e dare onore a chi mi ha dato la possibilità di fare questi europei e questi mondiali.

Partiamo da Colbrelli e Trentin: gli azzurri per Trento

01.09.2021
5 min
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Si tratta di finire bene il lavoro e in qualche misura nel parlare di Cassani c’è la stessa intonazione di Aru che alla Vuelta sta vivendo gli ultimi giorni da atleta. Si intuisce che qualcosa si sia rotto solo dalle frasi brevi di un uomo che è sempre stato solito descrivere e arricchire di colori il racconto. Le ultime settimane sono state pesanti. La federazione ha avuto una caduta di stile, se non altro nella comunicazione, e anche se le cose sono state ricucite dall’incontro con Dagnoni, è chiaro che qualche segno sia rimasto. Ma adesso si parla di corse, prima gli europei di Trento e poi i mondiali di Louvain, città antiche e poderose legate a doppio filo all’università e alla storia del ciclismo.

«Ho visto il percorso di Trento dall’inizio – spiega Davide – lo conosco bene. Non l’ho fatto in bici, ma ho parlato con tutti i corridori che l’hanno provato. E’ un tracciato da capire. Il Bondone a metà percorso è un’anomalia, perché se partono forte diventa una corsa particolare. Non si tratta di farlo sino in cima, ma potrebbe succedere qualcosa. E poi nel circuito la salita è pedalabile, ma c’è poca pianura. Non credo che cambi con il brutto tempo, mentre il pavé finale inciderà soltanto sulla volata, perché uno sprint così è sempre particolare».

Giacomo Nizzolo, Davide Cassani, europei Plouay 2020
Con la vittoria di Nizzolo dello scorso anno, sono tre i titoli europei conquistati da Cassani
Giacomo Nizzolo, Davide Cassani, europei Plouay 2020
Con la vittoria di Nizzolo dello scorso anno, sono tre i titoli europei conquistati da Cassani
Sfogliando la lista dei nomi, salta all’occhio che alcuni potrebbero rientrare anche nel giro dei mondiali.

Non tutti avranno il doppio impegno, ma con alcuni lo abbiamo previsto già dall’inizio dell’anno. Trento ha più salita e può diventare più duro di quanto si pensi in base agli avversari. Se gente come Pogacar ed Evenepoel decide di renderla dura, le cose cambiano. Idem se la bagarre si scatenasse sul Bondone, lo scenario di corsa ne sarebbe condizionato.

A Trento avremo un po’ di giovani e un po’ di senatori…

Colbrelli e Trentin, Ulissi e Moscon, Aleotti e Bagioli, Covi e Cattaneo, Ganna, Affini e Albanese. C’è davvero un bel concentrato di forza e talento.

La corsa sotto i 200 chilometri è più frizzante?

Più movimentata, ce ne siamo accorti quando hanno vinto Viviani e Trentin. Al mondiale, sopra i 250 chilometri, vengono fuori altri corridori. Per Trento credo di avere un’ottima squadra per ogni evenienza, con Cattaneo che farà solo la strada e anche Ganna che correrà la prova in linea, come pure ai mondiali. Pippo bisogna metterlo sotto, perché può essere utile alla squadra e anche a se stesso.

Ecco l’altimetria della prova in linea dei professionisti, con il Bondone e poi l’ingresso nel circuito
Ecco l’altimetria della prova in linea dei professionisti, con il Bondone e poi l’ingresso nel circuito
Moscon che corre in casa…

Gianni di solito in maglia azzurra va forte e può essere utile anche lui alla causa.

Per la prima volta dopo tanti anni, c’è stato quasi l’imbarazzo nello scegliere i cronoman?

Stiamo tornando ad alti livelli. Se il campione del mondo arriva quarto ai campionati nazionali, vuol dire che davanti c’è comunque gente che va forte. Affini ieri è arrivato secondo al Benelux, Sobrero cresce. Nelle crono dure, Cattaneo è una bella riscoperta. Milan forse è ancora giovane, ma arriva pure lui. A Trento corrono Ganna e Affini, ai mondiali ci sarà anche Sobrero, visto che potremo correre in tre.

Cattaneo farà la strada e non la crono?

Può essere molto utile. Dopo il Tour è andato in altura e ha lavorato bene e a Plouay si è ben mosso. Se la corsa si mette in un certo modo, Mattia è uno su cui contare.

Quando arriverete a Trento?

Di giovedì.

Dove alloggerete?

Sulla cima del Bondone, scenderemo per andare a vedere il percorso.

Quali avversari ti tengono sveglio?

Il campo partenti non è ancora molto definito. Di sicuro ci sarà Sagan, non so Van Aert o Mohoric. Alaphilippe sta bene. Van der Poel ha davvero problemi alla schiena?

E tu come stai?

Più gasato che mai. In situazioni del genere spesso vengono fuori le cose migliori. Voglio finire bene il mio mandato da commissario tecnico.

Ciccone, missione leader. Da oggi tutto sulla Vuelta

11.08.2021
4 min
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Senza un attimo di sosta dalla vigilia del Giro, passando per la Route d’Occitanie, i campionati italiani, la Sardegna, le Olimpiadi e San Sebastian, Giulio Ciccone ha riempito un’altra valigia ed è partito proprio oggi per la Vuelta España dove sarà leader della Trek-Segafredo. Per la prima volta in carriera. E’ singolare parlare delle vigilie, perché ti danno la misura del coinvolgimento nel progetto.

«Ogni volta che parto con la squadra – dice – sono sempre felice. Mi diverto, è il mio gruppo. Alla partenza per Tokyo c’erano più ansia e tensione. Un altro gruppo. A livello di sensazioni, le Olimpiadi sono state la corsa che ho sentito di più. Forse al livello della partenza del primo Tour de France dal Belgio».

Brambilla dice che avere la fiducia della squadra sarà un’arma in più.

Con Brambilla faccio coppia fissa dai primi tempi. Ha preparato la valigia anche per me? Perché la mia è vuota (ride, ndr). Comunque è davvero bravo ed è vero che è la prima volta che parto da leader, ma la vivrò come le altre esperienze. La gestione della squadra sarà sempre la stessa. Leader o non leader, non serve mettersi altro peso addosso.

Ancora Brambilla dice che è impossibile tenerti fermo, al massimo si può provare a guidarti. Ha parlato del Giro…

L’ultimo Giro è quello che mi ha insegnato di più. La prima volta che mi sono ritrovato in classifica, in cui ho commesso qualche errore e da cui poi sono tornato a casa. Da tutto a niente in un colpo solo. Però è anche vero che tanti attacchi li ho fatti perché non toccava a me fare classifica. Avevo carta bianca.

Quindi alla Vuelta sarà diverso?

Direi di sì, ma ci sarà da capire la situazione. E’ dura stare coperti alla Vuelta, per il percorso e per come corrono. Il terzo giorno ci sarà già l’arrivo in salita, per questo mi piace la Vuelta. Le tappe non sono lunghissime, quindi sarà una corsa esplosiva.

Grande emozione al primo Tour, alla partenza da Bruxelles: Tokyo è stato qualcosa di simile
Grande emozione al primo Tour, alla partenza da Bruxelles: Tokyo è stato qualcosa di simile
Hai studiato il percorso?

Non nei dettagli, ma lo farò. Quello che ho fatto è stato ragionare con il mio preparatore sul tipo di sforzi che andremo a fare, adattando la preparazione. Non ho mai fatto la Vuelta, non conosco le strade, ma lo stesso è bene sapere a cosa si va incontro. E di certo ci arrivo meglio che al Giro, dove la preparazione è stata un po’ rimediata per i problemi della vigilia.

Un pensiero per volta, oppure un occhio agli europei successivi lo dai?

Un pensiero per volta, tutto sulla Vuelta. La stagione è stata super tirata, non ho mai mollato. La Vuelta e poi si tira una linea. Avevo già parlato con Cassani e mi aveva fatto capire che non rientro nei piani per europei e mondiali, che hanno percorsi veloci per le mie caratteristiche. Per cui posso farmi tranquillamente da parte.

Come hai vissuto la situazione di Cassani?

Sono sorpreso per tutto quello che ho letto negli ultimi giorni, perché là sembrava che si andasse tutti d’amore e d’accordo. In corsa siamo stati uniti e Davide era sereno, non ho mai visto comportamenti strani. Nelle riunioni con lui e Amadio non ci sono mai stati punti di attrito. Anche a Tokyo con il presidente nessun problema.

Giro sfortunato, il dolore alla schiena si fa sentire: a Sega di Ala giorno durissimo
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Poi è venuto fuori il discorso del rientro in Italia.

Sapevo che ognuno avesse il suo programma, davvero non sapevo di Davide e quando dovesse tornare. L’unica volta che l’ho visto davvero giù, un paio d’ore in cui non ha parlato con nessuno, è stato dopo la corsa. Ma avevamo tutti il muso lungo. E’ stata una mazzata per tutti, ci credevamo davvero…

Invece parlando di futuro, senza Nibali sarai il leader della Trek per i Giri… Che cosa te ne pare?

Grossi colpi di mercato non ci sono nell’aria, anche se la conferma di Mollema è una bella cosa. Ma mi conoscete, si può fare tutto. Si fa un programma. Si concordano gli obiettivi e poi si lavora. Una cosa per volta, per favore. Adesso mi gioco tutto sulla Vuelta.

EDITORIALE / Due cose che vorremmo dirvi su Davide Cassani

09.08.2021
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Se si vincono le elezioni dicendo che si cambierà tutto, prima o poi bisognerà cominciare a farlo. Per questo non desta stupore il fatto che il presidente Dagnoni voglia ridisegnare anche la struttura della nazionale dei professionisti, affidandola ad Amadio e dandole o provando a darle i tratti di una squadra WorldTour. Pertanto è comprensibile anche che in questa fase Cassani possa risultare ingombrante, perché indubbiamente a partire dal 2014 Davide ha messo il piede in ogni contesto federale. In sostanza quello che ha fatto e che gli è stato permesso di fare perché utilissimo alla causa, è stato far funzionare una federazione che per tanti aspetti era bloccata su meccanismi superati e apparentemente insuperabili. Gli stessi che Dagnoni (con Cassani nella foto di apertura) sta cercando di smantellare.

Europei juniores a crono 2019, comunione di intenti fra Rino De Candido, Davide Cassani e Marco Villa: vittoria a Piccolo
Europei juniores a crono 2019, comunione di intenti fra Rino De Candido, Davide Cassani e Marco Villa: vittoria a Piccolo

Gli amici giusti

Cassani ha sfruttato le sue conoscenze e messo in atto quel che a suo tempo fece inorridire la società civile, allorché il Ministro del Lavoro Poletti disse che in Italia è più facile trovare lavoro sfruttando le conoscenze del calcetto che mandando in giro curriculum. Andando in bicicletta con i potenti d’Italia e alcuni grandi sponsor, Cassani è riuscito a dirottare interesse ed energie sul ciclismo. Lo ha reso figo in ambienti in cui altrimenti non avrebbe attecchito. E così sono arrivate risorse e attenzione mediatica. In questo modo è rinato il Giro d’Italia degli Under 23 e nella scia di tutto questo, anni dopo e con l’arte e gli agganci del presidente Di Rocco, si è potuto organizzare lo stesso mondiale di Imola. Cassani ha rimesso in moto la pista cavalcando il concetto della multidisciplina e a dispetto di quanto si sente, ha messo i tecnici delle varie discipline nella condizione di parlarsi e scambiarsi nozioni ed atleti.

Lo ha fatto per arricchirsi? E’ stato il migliore dei tecnici? Si espone troppo? Non se ne può più di vederlo in televisione? Ha sbagliato qualche convocazione? Mandarlo via sarebbe un crimine?

Mentre Davide Cassani era a casa, Dagnoni e Malagò hanno festeggiato assieme ai medagliati della pista
Mentre Davide Cassani era a casa, Dagnoni e Malagò hanno festeggiato assieme ai medagliati della pista

Nessuno è intoccabile

Nel mondo del lavoro le cose cambiano, posizioni si aggiornano e altre vengono azzerate. Nessuno è intoccabile, immune da errori o dura per sempre. E soprattutto, riprendendo quanto detto prima, se si vincono le elezioni dicendo che si cambierà tutto, prima o poi bisognerà cominciare a farlo.

Quello di cui si potrebbe discutere sono i modi. L’articolo apparso ieri sulla Gazzetta dello Sport, assai simile a quello secondo cui Cassani non avrebbe portato Nibali a Tokyo, sembra quasi la spinta affinché il romagnolo dia le dimissioni. E forse, proprio in virtù del tanto impegno che ci ha messo e a fronte del poco apprezzamento, Davide a questo punto potrebbe andarsene cogliendo l’occasione per raccontare il modo in cui ha lavorato negli ultimi tempi. La sensazione invece è che non ne abbia l’intenzione, preferendo lasciare ad altri la decisione.

Il 4 gennaio del 2014, Davide Cassani riceve da Martini e Di Rocco la proposta di diventare tecnico azzurro
Il 4 gennaio del 2014, Davide Cassani riceve da Martini e Di Rocco la proposta di diventare tecnico azzurro

La scelta di Dagnoni

Non sarà un problema. Il percorso del presidente Dagnoni fin qui non si è fermato davanti a nulla. Nonostante Di Rocco sia stato decisivo nella sua elezione, lo ha presto salutato non appoggiandolo nella corsa al Coni e schierandosi dalla parte di Malagò che ormai è il più grande amico del ciclismo e forse non per caso ci ha concesso il portabandiera. Di Marchegiano, che si diceva fosse dietro alla sua campagna, non parla più nessuno. Norma Gimondi, utile alla causa, è stata tirata a bordo nonostante fosse stata candidata da Martinello. Per quale motivo il presidente dovrebbe fermarsi davanti alla resistenza di Cassani? Del resto è nel suo pieno diritto comportarsi nel modo più funzionale al progetto.

Quello che ci chiediamo, nell’augurarvi una buona settimana, è se l’Italia abbia bisogno di vivere un europeo e un mondiale guidata da un tecnico sfiduciato e sotto lo sguardo sornione e un po’ cinico di chi ha già in mano il nuovo nome.

Convinto, gasato, Pasqualon: «Al mondiale voglio esserci»

07.08.2021
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«Con Cassani ne ho parlato anche al Giro, gliel’ho detto che ero interessato al mondiale». Andrea Pasqualon come sempre va diretto al nocciolo della questione. Il corridore della Intermarché Wanty Gobert è davvero carico, convinto e motivato per questa lunga striscia di gare di fine stagione.

Salita, lavori persino con la bici da crono, la ricerca del ritmo gara, chilometri su chilometri e un sogno: la maglia azzurra ai prossimi mondiali di Leuven, nelle Fiandre. E per lui che corre da cinque stagioni una squadra belga non è cosa da poco.

Per Pasqualon un buon Giro. Poi un lungo periodo di stacco e la ripresa al Tour de Wallonie
Per Pasqualon un buon Giro. Poi un lungo periodo di stacco e la ripresa al Tour de Wallonie
Andrea come va? Sei in procinto di partire per…

Per la Polonia, faccio il Giro di Polonia e non la Vuelta. Una scelta fatta anche in ottica mondiale.

Davvero? Ma non eri inserito nella lista Vuelta?

Sì è vero, ma alla fine ho deciso di andare in Polonia e fare tutte quelle gare in Belgio come Brussels Cycling Classic, Benelux Tour… che sono funzionali al mondiale che è una gara adatta a me quest’anno. Quindi ho preferito scegliere delle corse “fac-simile”.

E ormai tu lassù inizi ad essere di casa…

Eh sì, quelle strade le conosco bene. E anche il percorso del mondiale è bello. Tanto bello. L’ho visto. Ho fatto tre volte la Freccia del Brabante e conosco anche la salita in pavè prima dell’arrivo (quella dentro Leuven, ndr). E’ un percorso da uomini da classiche del Nord. Un percorso per il quale il corridore deve avere una grande gamba per i tanti chilometri da fare, ma deve anche saper limare, tantissimo, adattarsi al meteo…

In effetti noi che lo abbiamo visto possiamo dire che sembra proprio così…

Sì, è un mondiale aperto non come in altre volte in cui sai che può vincere un solo corridore, non so uno scalatore. Qui c’è spazio per tanti: per uomini di fondo, per passisti, per velocisti che tengono in salita… 

Quindi un percorso per?

Per Colbrelli – risponde secco Pasqualon – e a me piacerebbe esserci. Al Giro ne ho parlato con Davide (Cassani, ndr). Gliel’ho lanciata là. Gli ho detto che lo avrei preparato, che secondo me era adatto alle mie caratteristiche. E poi guardate che sono pochi i corridori italiani che sanno andare forte lassù. Basta guardare gli ordini di arrivo. Basta decidere su questi nomi: Moscon, Bettiol, Colbrelli, Ballerini, Trentin… e pochi altri.

Molta altura ad Andorra (dove vive) per Pasqualon
Molta altura ad Andorra (dove vive) per Pasqualon
E Nizzolo?

Nizzolo va fortissimo, ma a quel punto con Colbrelli e Trentin non porterei un terzo capitano. Nizzolo, Trentin Colbrelli: chi si sacrifica per l’altro?

Quindi tu vuoi esserci per aiutare?

Io voglio esserci per dare il mio supporto. E’ difficile essere capitano. Se poi dovessi essere davanti nel gruppo giusto potrei dire la mia. Ma se c’è da prendere aria, andare in fuga… io ci sono.

Però, ti sentiamo bello grintoso! Anche nel tono… Forte!

Sono convinto! Sono sempre rimasto fuori dalle nazionali di Davide e mi piacerebbe esserci.

E qual è la tua condizione?

Ho fatto molta altura. Adesso voglio andare al Polonia per “portare fuori” una buona gamba in vista delle corse in Belgio. Certo, Cassani darà un’occhiata alla Vuelta, ma spero lo dia anche alla Brussels Cycling o al Benelux Tour che sono gare più in linea con il mondiale. E poi io penso che chi va alla Vuelta dovrebbe ritirarsi prima dell’ultima settimana (almeno) per essere fresco a Leuven. Anche per questo io non ci sono andato. Ritirarmi non è nel mio stile. Non voglio essere quel tipo di velocista. Preferisco fare altre gare.

Pasqualon è convinto che per correre al Nord è meglio non perdere l’attitudine con certi tipi di percorso
Pasqualon è convinto che per correre al Nord è meglio non perdere l’attitudine con certi tipi di percorso
Forse la Vuelta può essere meno incisiva perché parliamo di un mondiale veloce. Se fosse stato duro tipo quello di Innsbruck sarebbe stato diverso…

Ci sta, assolutamente. A Leuven servirà una gamba potente. Bisogna tirare il rapporto e la gamba deve essere piena, esplosiva, cose che ti possono dare le brevi corse a tappe, non devi sfinire il muscolo. Per me meglio fare gare che ti lanciano in quell’ottica, in cui sai entrare nel pavé, sai sgomitare. Poi è chiaro che Trentin possa venire dalla Vuelta. Matteo non ha fatto né il Giro, né il Tour. Nel suo caso la corsa spagnola è un’opportunità.

A proposito di Giro, tu lo hai fatto e in ammiraglia c’era Valerio Piva. Il vostro diesse lo abbiamo visto meno in questa seconda parte di stagione. Come mai?

Valerio ha fatto il Giro e farà la Vuelta. Sono tanti diesse ed è normale che ruotino. Ma la sua presenza al Giro credo si sia vista: abbiamo ottenuto una vittoria, molti piazzamenti ed eravamo sempre nelle fughe. E’ un diesse in gamba, un gran motivatore ed è convinto di quello che fa. Questa cosa l’ho notata al Giro. Una persona così è quello che ci mancava.

EDITORIALE / Lasciamo stare Cassani, parliamo di programmi

02.08.2021
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Si potrebbe cominciare la settimana con Cassani e forse si dovrebbe. Ma cosa si può aggiungere a ciò che è stato già detto e a ciò che si è costruito fumosamente da più parti sopra quello che non è stato detto? Certo, ci sono mille sfaccettature e sensazioni dettate dall’esperienza, ma ha senso cavalcarle e dare loro dignità di notizia quando in ballo ci sono i programmi di uomini e atleti?

La risposta è no. Forse la sola cosa da dire è che, se si è dichiarato ai quattro venti che tutto proseguirà allo stesso modo fino ai mondiali, non ha senso mettere in mezzo facce nuove e cambiare i programmi. A meno che non ci siano già in atto strategie diverse, che contraddicono la premessa.

Giacomo Nizzolo, Davide Cassani, europei Plouay 2020
Fra le vittorie di Cassani come cittì azzurro, ecco l’europeo di Nizzolo lo scorso anno a Plouay
Giacomo Nizzolo, Davide Cassani, europei Plouay 2020
Fra le vittorie di Cassani come cittì azzurro, ecco l’europeo di Nizzolo lo scorso anno a Plouay

Scuola Jumbo-Visma

Perciò inizieremo la settimana facendo una riflessione su quel che ci è rimasto addosso dopo aver approfondito la realtà della Jumbo-Visma e i programmi con cui nello squadrone olandese si individuano e si gestiscono i talenti (in apertura Jonas Vingegaard circondato dai compagni del Development Team alla Settimana Coppi e Bartali vinta ad aprile). La prima sensazione è che davvero si possa lavorare a quel modo solo avendo alle spalle uno sponsor molto ricco che condivide il tuo modo di lavorare. La seconda, più rivolta verso casa nostra, riguarda il sistema italiano e l’assenza di una grande squadra.

Fatta salva qualche eccezione, da noi la selezione dei talenti passa attraverso i procuratori e poco di più. Buona l’intuizione di Reverberi di crearsi in casa la squadra degli under 23, ma di fatto e a costo di sembrare noiosi, l’ultimo progetto degno di essere accostato a quello della squadra olandese risale a 21 anni fa, con la Mapei giovani, che aveva appunto alle spalle uno sponsor molto ricco che condivideva il modo di lavorare dell’area tecnica.

La rincorsa dei nostri ragazzi al professionismo è una gara allo sfinimento senza troppi programmi, per dimostrare di valere qualcosa, in squadre che non disdegnano la conta delle vittorie. Ci sono in giro concorsi riservati agli U23 che mettono in luce ogni anno una serie di nomi scintillanti e prestigiosi. Ma poi dove finiscono?

Gli ultimi anni hanno portato a qualche eccezione, alcune squadre si sono distinte per programmi e politiche più lungimiranti, ma si tratta pur sempre di gestioni non riconducibili a team professionistici, quindi per certi versi prive di controllo. 

Giovanni Aleotti, cresciuto nel Cycling Team Friuli, è un esempio di gestione lungimirante del talento
Giovanni Aleotti, cresciuto nel Cycling Team Friuli, è un esempio di gestione lungimirante del talento

Il peso delle vittorie

Ecco, c’è un concetto che resta leggendo le parole di Robber De Groot: il contratto non si firma subito e i risultati non sono tutto. I risultati sono al massimo uno spunto, i valori fisiologici sono un tassello. La famiglia che hai alle spalle, il carattere, la capacità di fare gruppo, la cultura, la maturità: sono questi i valori che andrebbero cercati per individuare il corridore moderno.

Quali manager di squadre nostrane o riconducibili a gestioni italiane si prendono ogni volta la briga di incontrare i genitori degli atleti più giovani, parlare con i loro insegnanti o approfondire la loro formazione? Se così facessero, se davvero vedessero in quei ragazzi un investimento da far fruttare per il futuro della propria squadra, non sarebbe tanto facile per loro lasciarli a piedi dopo averli buttati nella mischia per due stagioni. Se i criteri di selezione fossero una cosa seria, non rischieresti (o rischieresti meno) di prendere corridori che non valgono. E poi ci si chiede come mai non ci sia ricambio alle spalle dei campioni a fine carriera. Ma giusto, che sbadati, quella è colpa di Cassani…