Quando Davide Cassani iniziò ad aumentare la presenza della nazionale nelle corse italiane, il ciclismo era diverso da quello che abbiamo ereditato dal Covid. L’Italia era bazzicata dalle grandi squadre soltanto per le corse maggiori, mentre per tutto il resto le WorldTour andavano in cerca di risultati in giro per il mondo. La nazionale alla Coppi e Bartali oppure al Tour of the Alps era il modo per far correre gli atleti WorldTour italiani che non fossero impegnati con il proprio team.
Il Covid ha riscritto tutto. Si corre dove ci sono corse e in Italia soprattutto a primavera ce ne sono tante. Ed è così che gli squadroni hanno cominciato a rivedere le proprie pretese. Oggi si fanno trovare in massa dovunque ci siano un arrivo e un palco (alla Coppi e Bartali c’erano 10 squadre WorldTour). A queste condizioni, ha ancora senso portare a correre la nazionale, se per comporla si fa una gran fatica (dato che gli italiani sono in corsa con il club) e si deve pescare da un bacino diverso rispetto ai primi tempi? Se tramonta la ragione tecnica, il solo motivo per battere ancora questa strada potrebbe essere dare maggiore visibilità agli sponsor. E allora il tema, che non è da condannare a priori, andrebbe però approfondito.
Davide Cassani e Marco Villa hanno spesso usato la nazionale per portare i pistard su stradaDavide Cassani e Marco Villa hanno spesso usato la nazionale per portare i pistard su strada
Un simbolo importante
Quando andammo a casa sua poco dopo la nomina a commissario tecnico, Bennati ci raccontò della sua prima maglia azzurra. Era ancora uno junior, ma l’emozione e l’importanza della convocazione continua a ricordarla ancora ora. Sebbene nel frattempo abbia vissuto giornate azzurre ben più consistenti da pro’. Dopo quel racconto, Daniele ci disse che la maglia azzurra è un simbolo troppo importante per poterla concedere senza un progetto o un evidente merito. Per questo aver chiamato gli italiani della Gazprom ha permesso al tecnico azzurro di avere un gruppo competitivo e motivato.
«Io alle corse voglio andarci per fare risultato – ha detto – quella è l’Italia e non può passare attraverso una corsa come se fosse invisibile».
Fedeli è arrivato secondo a Larciano, finora è parso uno dei più determinatiFedeli è arrivato secondo a Larciano, finora è parso uno dei più determinati
Bennati poterà alcuni dei ragazzi della Gazprom-RusVelo (Carboni, Conci, Fedeli, Scaroni e Malucelli, cui si aggiungeranno Damiano Caruso e Alessandro Verre) più un lungo elenco di collaboratori e staff, come da comunicato ufficiale. Corridori validi e determinati, che si sono già messi in luce nelle prove disputate. Ma poi, quando la loro situazione sarà stata risolta (speriamo che sia oggi!), siamo certi che varrà ancora la pena insistere con tali trasferte? Avrà ancora senso in questo momento di bilanci da far quadrare, se diventerà evidente che per fare la squadra Bennati dovrà scegliere fra i pochi corridori disponibili, senza che rientrino in un disegno tecnico o abbiano dimostrato meriti particolari?
Promozione del territorio e crescita del movimento ciclistico giovanile. Sono questi due i mantra alla base del #inemiliaromagna Cycling Team. La squadra nata nel 2018 è stata une delle intuizioni di Davide Cassani, presidente dell’AptEmilia-Romagna, che ha saputo unire regione e ciclismo agonistico per un solo obiettivo. Un progetto che vede come colonne portanti Apt servizi e Consorzio Terrabici. Per un territorio che va da Piacenza a Rimini con circa 8 mila percorsi per un segmento che vale 1,4 milioni di presenze.
La squadra è nata nel 2018 da un’intuizione di Davide Cassani (foto di Massimo Fulgenzi)La squadra è nata nel 2018 da un’intuizione di Davide Cassani (foto di Massimo Fulgenzi)
La nascita e la promozione
La scintilla, Davide Cassani, ha permesso a un’idea di diventare realtà ed esempio nel mondo dal 2018 ad oggi. L’Apt Servizi regionale con a capo proprio l’ex cittì ha scelto questo progetto per promuovere il territorio attraverso le due ruote. L’Emilia Romagna ha infatti i suoi web ambassador sui pedali: sono i ragazzi di #inEmiliaRomagna Cycling Team che, da marzo a ottobre, prendono parte alle gare del calendario ciclistico under 23 su strada.
Giovani emiliano romagnoli, che di gara in gara raccontano, sui loro profili social, la loro esperienza sportiva, ma anche la loro terra, i loro sapori e luoghi del cuore. Il tutto promuovendo l’Emilia Romagna con una narrazione nuova, che costituisce una vera e propria case history in Europa e nel mondo per originalità.
Unica nel suo genere è un esempio di utilizzo di risorse per la promozione del territorio (foto di Massimo Fulgenzi)Unica nel suo genere è un esempio di utilizzo di risorse per la promozione del territorio (foto di Massimo Fulgenzi)
Cassani e la squadra
Un progetto che vede la regione scegliere e investire su un movimento in continua crescita come le due ruote.
«Tra le nostre eccellenze – spiega Davide Cassani – c’è una offerta turistica legata alla vacanza in bicicletta al top in Italia e in tutta Europa. L’Emilia-Romagna con i suoi splendidi itinerari su due ruote e bike hotels di qualità, sa regalare autentiche emozioni ai nostri clienti ciclisti. Strade di montagna, mare e percorsi collinari si alternano regalando paesaggi unici e affascinanti tra cultura e storia ed enogastronomia.
«Per questo – continua l’ex cittì – abbiamo un importante team di ambassador. Giovani promesse del ciclismo regionale che attraverso il simbolico hashtag #InEmiliaRomagna diventano i portavoce privilegiati di questo brand. Penso che i singoli ragazzi sappiano raccontare al meglio questa loro esperienza. Sui social si impegnano a rendere virale un progetto che rappresenta una costante novità nel panorama ciclistico nazionale».
Il team è al quarto anno dalla sua creazione (foto di Massimo Fulgenzi)Il team è al quarto anno dalla sua creazione (foto di Massimo Fulgenzi)
Tredici ambasciatori
Sono tredici gli atleti guidati dal diesse Michele Coppolillo per questa stagione 2022. Dopo la crescita costante del team. Ora gli obbiettivi sono più ambiziosi e concreti.
«Parte una nuova stagione sportiva – dice Cassani – con la certezza di aver fatto tesoro dell’esperienza degli anni precedenti. Una squadra che cresce anno dopo anno, addirittura nel 2021 sei vittorie con una tappa al Giro U23. La maglia Rosa e un ragazzo, Tarozzi, approdato al professionismo. L’obiettivo è di far crescere nel migliore dei modi dei ragazzi che fanno sport e hanno il sogno di diventare professionisti. Non tutti ci riusciranno, ma l’importante è dare loro le possibilità di giocarsi le proprie carte. E una cosa molto importante è che molti di loro studiano: vuol dire che hanno l’intelligenza, la capacità e la lungimiranza di pensare allo sport e non solo. Noi cerchiamo di accompagnarli nella loro crescita».
Nella foto, da sinistra Luca Collinelli e Davide Dapporto già piazzati in questo 2022 (foto di Massimo Fulgenzi)Davide Dapporto già piazzato in questo 2022 e vittorioso nel 2021 (foto di Massimo Fulgenzi)
I numeri della regione
Il Consorzio e Apt Servizi Emilia-Romagna collaborano da quasi sette anni nella promozione del segmento vacanze bike con educational tour per giornalisti-blogger e tour operator di settore e la presenza a fiere internazionali specializzate. Con numeri importanti: 160 mila presenze all’anno negli hotel associati per 15 milioni di euro di fatturato (dati Terrabici).
In Emilia-Romagna si contano 8.000 chilometri tra percorsi stradali e piste ciclabili, anche sterrate, per appassionati di bici e mountain bike. Si differenziano per lunghezza e difficoltà altimetriche e sono indicati per tre tipi di praticanti: sportivi, ciclo-escursionisti e amanti della mountain bike. Il trend positivo del segmento bike è confermato dai dati: l’Emilia-Romagna è seconda in Italia, dopo il Trentino-Alto Adige, per presenze cicloturistiche, con 300 mila arrivi di turisti bike per un totale di circa 1,4 milioni di presenze. Questa clientela è per l’85% straniera.
La “cenerentola” è ormai cresciuta, le incognite da ultima arrivata non fanno più parte della squadra che indossa i colori della Regione e li ha incisi nel nome, #inemiliaromagna Cycling Team. Per la presentazione e il lancio del nuovo organico emiliano romagnolo under 23 si è parlato di bilanci e di obbiettivi per il futuro. La squadra nata dalla scintilla di Davide Cassani (presidente APT Servizi Emilia Romagna) viene da una stagione ricca di risultati e da un passaggio tra i professionisti di Manuele Tarozzialla Bardiani CSF-Faizanè.
Sono tanti gli spunti e le indiscrezioni che sono trapelate tra una dichiarazione e l’altra rivolta ai 13 emiliano-romagnoli pronti a salire in sella. Ripercorriamo la serata vissuta al Grand Hotel di Riolo Terme (quartier generale della nazionale al mondiale di Imola 2020 ndr) in occasione della presentazione del team.
Alla presentazione del team #inemiliaromagna la maglia rosa conquistata da Cantoni al Giro under 2021 Alla presentazione del team #inemiliaromagna la maglia rosa di Cantoni al Giro under 2021
Alzare l’asticella
Sono 13 gli atleti rigorosamente prelevati da tutti i lati della regione che vanno a formare quello che sarà il team per questo 2022. La stagione è già iniziata e la squadra ha fatto vedere con i piazzamenti di Ansaloni e Dapporto, di essere pronta a un anno promettente. Dapporto infatti ha già ricevuto una convocazione in nazionale per la Gand-Wevelgem U23 in programma il 27 marzo.
L’obbiettivo però rimane quello di alzare l’asticella, come dice il diesse Michele Coppolillo: «Il 2021 è andato davvero alla grande, con la maglia rosa di Cantoni, Tarozzi professionista e Dapporto in nazionale. Quest’anno siamo partiti bene e ci sono tutti i presupposti per vivere una stagione importante e cercare di fare ancora meglio. Possiamo dire di non essere più una “cenerentola”, ma un gruppo che ha dimostrato di meritare il proprio spazio».
Il team è al suo quarto anno dalla sua creazione (foto Massimo Fulgenzi)Il team è al suo quarto anno dalla sua creazione (foto Massimo Fulgenzi)
Il WorldTour è nell’aria
Messa alle spalle una stagione sopra le aspettative a conferma di una crescita costante, viene naturale pensare a un futuro ambizioso. Dalle dichiarazioni di Davide Cassani trapelano parole rivolte a un progetto a lungo termine che possono vedere l’ex ct impegnato in prima persona.
«Parte una nuova stagione sportiva – ha detto l’ex cittì azzurro – con la certezza di aver fatto tesoro dell’esperienza degli anni precedenti. Una squadra che cresce anno dopo anno. L’obiettivo è di far crescere nel migliore dei modi dei ragazzi che fanno sport e hanno il sogno di diventare professionisti. Non tutti ci riusciranno, ma l’importante è dare loro le possibilità di giocarsi le proprie carte. Ammetto di avere un sogno, quello di costruire una squadra professionistica italiana visto che ormai manca da troppo tempo nel WorldTour».
Il team #inemiliaromagna diventerebbe quindi un satellite possibile che orbiterà intorno a questo progetto, per il momento ancora etereo.
Alla presentazione erano presenti istituzioni e sponsor Alla presentazione erano presenti istituzioni e sponsor
Una crescita costante
La crescita del team la si capisce anche dalla struttura e dallo staff che lo compone. Per questo 2022 è stata inserita la figura di Gian Luca Giardini project manager, volta a gestire al meglio le risorse della squadra. I 13 sono infatti andati in ritiro in Spagna durante l’inverno ed è stato effettuato un rinnovamento del parco bici con Pinarello di alta gamma. In un periodo dove le condizioni economiche mettono tutti a dura prova, progetti come questo donano una boccata d’ossigeno al movimento e diventano un modello.
«Questo progetto – dice Giardini – consente a talenti emiliano-romagnoli di proseguire l’attività senza emigrare in altre Regioni, in un’età che li vede impegnati anche con la scuola». Concetto che viene ripreso dal presidente del #inemiliaromagna Cycling Team, Gianni Carapia: «Un obiettivo di questo team è quello di essere un punto di riferimento per i giovani del nostro territorio, per poter proseguire in sella dopo le categorie giovanili restando in Regione».
Emanuele Ansaloni fa parte della squadra fin dal suo anno di nascita 2019 (foto Massimo Fulgenzi)Emanuele Ansaloni fa parte della squadra fin dal suo anno di nascita 2019 (foto Massimo Fulgenzi)
Le fondamenta della Regione
A chiudere l’intervento ma soprattutto a donare gran parte della linfa vitale c’è la Regione. Giammaria Manghi, Capo della Segreteria Politica Regione Emilia-Romagna commenta così e lancia un’indiscrezione.
«Nel 2022 – ha detto – si conferma il forte impegno della Regione Emilia-Romagna e del Presidente Bonaccini sugli eventi sportivi di livello nazionale e internazionale. Non nascondo che noi sogniamo il Tour e ci stiamo lavorando per il 2024. In programma più di 100 eventi che interessano quasi ogni tipo di sport, all’insegna della promozione territoriale, dell’evidenziazione delle eccellenze di questa Regione. In quest’ottica sicuramente il ciclismo ha ruolo primario. Anche l’esperienza del team#inemiliaromagna è estremamente importante perché riguarda i giovani e li fa crescere. Inoltre costituisce un’opportunità di valorizzazione sportiva all’interno di un programma che costituisce un pilastro per la Regione E-R».
Ci ha messo un po’ per rispondere. Perché, dice, era in giro per aziende in cerca di soldi. Filippo Pozzato in versione businessman è una macchina da guerra. E se glielo fai notare, giustamente se ne compiace. Dopo i campionati italiani del 2020, lo scorso anno ha dato vita a Ride the Dreamland: una interessantissima quattro giorni di ciclismo in Veneto. E la spinta non si è ancora esaurita.
«Negli ultimi giorni – sorride – sono stato a Monaco, poi ad Alassio per un progetto da fare forse nel 2023. Mi hanno cercato dalla Puglia. L’idea è di fare delle corse in più con la PP Sport Events, ma ai progetti bisogna stargli dietro. C’è in ballo un’altra gara gravel, però la fase delle parole a un certo punto deve cedere posto ai fatti. E per il resto, ci sono le nostre corse: Giro del Veneto, Serenissima Gravel, la gran fondo e la Veneto Classic».
Giro del Veneto 2021, Meurisse batte Trentin
Lutsenko alza la bici al cielo davanti a Villa Contarini e vince la Serenissima Gravel
Infine la Veneto Classic di Battistella a Bassano
Giro del Veneto 2021, Meurisse batte Trentin
Lutsenko alza la bici al cielo e vince la Serenissima Gravel
Infine la Veneto Classic di Battistella a Bassano
Non deve essere semplice andare in giro in cerca di risorse…
E’ complesso, infatti. Devi mettere giù un progetto credibile, con numeri dimostrabili. Io sono sempre stato onesto, non vado a vendere promesse. E anche se so che posso arrivare a 10, garantisco fino a 9 e intanto lavoro per arrivare a 11. Ma bisogna fare un passo per volta. Ho assunto due persone e vado avanti, mentre sull’altro fronte lavoro con Mazzanti e sono molto soddisfatto.
Parli del lavoro di procuratore?
Esatto, un ruolo per cui Luca ha il tempo che serve ed è molto bravo. Io sarei più aggressivo di lui, ma non ho tempo per stargli dietro. So tutto però, mi tengo aggiornato. Discutiamo sempre, peggio di moglie e marito. Mazzanti mi dice le cose in faccia e preferisco così, di uno che mi dice sempre di sì e poi semmai mi fa le cose alle spalle.
Pozzato è passato dalla bici al lavoro, subentrando anche nell’impresa di famiglia dopo la morte del papàDalla bici al lavoro, Pozzato è subentrato anche nell’impresa di famiglia dopo la morte del papà
Hai il punto di vista dell’organizzatore e quello del procuratore: come sta il ciclismo?
Si trova a un livello altissimo e come organizzatore devo essere all’altezza delle grandi squadre. In Italia non ce ne sono ancora, ma ad esempioIvan (Basso, ndr) sta facendo quello che vorrei fare io da sempre. Cioèuna realtà strutturata, la filiera sin dalle giovanili, passione e buon gusto italiano. Stanno comunicando nel modo giusto, facendo passare come prima cosa l’immagine della squadra. Non lo stanno facendo con un grande budget e questo va ancora di più a loro merito.
Vedi all’orizzonte la nascita di una grande squadra?
Faccio il tifo per Cassani, che qualche giorno fa è stato qui e abbiamo parlato a lungo. Fra noi ci sono sempre stati un bel dialogo e una bella collaborazione. Se riesce a far partire il suo progetto e se riesce a costruire qualcosa di nuovo, sono convinto che si metterà in moto un movimento italiano capace di trascinare tutto il resto. Perché i corridori buoni li abbiamo, ma sono disseminati nelle squadre di tutto il mondo. Se l’Italia riparte, magari i prossimi che arrivano riusciranno a crescere in squadre italiane.
Fra Pozzato e Cassani c’è sempre stato molto dialogo. Qui nel 2014, al primo anno di Davide come cittìFra Pozzato e Cassani sempre un bel dialogo. Qui nel 2014, al primo anno di Davide come cittì
Tu hai abbandonato l’idea di fare la squadra?
Proprio no, nessuna pietra sopra. Quello resta il mio sogno. Organizzare le corse è anche il modo di coinvolgere qualche grande azienda, sperando di invogliarla a investire di più. Ma bisogna lavorarci. Ad aprile andrò al Fiandre con una decina di grandi imprenditori, con Enrico Pengo come meccanico e Michele Del Gallo come fisioterapista. Voglio che sia una cosa fatta bene. E per il resto mi divido fra Monaco, dove ha sede Montecarlo Royal Motors, e l’Italia. Ho tante cose da fare e fra queste c’è anche l’azienda di mio padre, che sta andando bene. Anche se pochi giorni fa ho dovuto litigare con una multinazionale. Io non ci sto a certi sistemi. Gli ho detto che sarò pure ignorante e vengo da Sandrigo, ma negli affari non mi faccio prendere per il collo…
Malta, storia di un giorno venuto fuori quasi per caso. Ci sono Basso, Agnoli, il Ministro del Turismo e l'Ambasciatore italiano. E a sorpresa arriva Spada
«Ballerini mi ha insegnato una cosa importante – dice Bennati mentre è in auto di ritorno verso casa – che l’amicizia per un corridore è una cosa e il lavoro di tecnico è un’altra. Io e lui eravamo super amici, è stato anche mio testimone di nozze. Eppure nei due mondiali vinti da Bettini, io sono stato il corridore escluso. C’era una ragione tattica superiore e Franco tirò dritto».
Bennati cittì dell’Italia
Daniele Bennati succede a Davide Cassani nel ruolo dicommissario tecnico dei professionisti (i due sono insieme nella foto di apertura alla Vigilia di Ponferrada 2014, quando il toscano fu per la prima volta regista della nazionale del romagnolo). Lo hanno ufficializzato stamattina a Milano durante una conferenza stampa organizzata dalla Federazione, ma se ne parlava da un pezzo. Con lui poi se ne ragionava da almeno quattro anni, da quando tra il serio e il faceto si cominciò a parlare di un possibile passaggio di Cassani alla guida del Giro d’Italia e dell’ammiraglia azzurra da occupare con qualcun altro. Le cose sono andate come tutti sappiamo e il risultato è che il Benna, 41 anni lo scorso 24 settembre, dal 2022 avrà le chiavi di quell’auto e tutte le incombenze che il ruolo comporta.
La strada corre sotto le ruote. Il navigatore l’ha mandato verso Cesena e poi da lì affronterà l’Appennino sulla via per Arezzo, dato che a Sasso Marconi a causa di un incidente la coda sembrava proibitiva
Oggi a Milano sono stati annunciati i nuovi tecnici federali. Bennati ai pro’, Salvoldi agli junioresOggi a Milano sono stati annunciati i nuovi tecnici federali
Da quanto tempo ci pensavi a questo incarico?
In realtà mi sono sempre ispirato alla figura di Alfredo Martini, che pure è inavvicinabile. I suoi modi mi hanno sempre affascinato. Poi sono diventato amico di Franco (Ballerini, ndr) con cui è nato un bellissimo rapporto. Mi è sempre piaciuto il suo carisma, la capacità di confrontarsi con gli atleti guardandoli negli occhi. Poi quando a fine carriera ho cambiato ruolo, mettendomi a fare il regista in corsa, erano gli altri a dirmelo
Dirti cosa?
Che ero tagliato per quel ruolo, che potevo fare il tecnico della nazionale. E a forza di sentirmelo dire, ho cominciato a farmelo frullare per la testa. Nel frattempo durante il covid ho preso i tre livelli da direttore sportivo, ma non pensavo ancora a questo ruolo. Mi ero portato avanti, avevo parlato con Ineos e Movistar, ma non avevo la necessità impellente di salire su un’ammiraglia.
E allora come è successo?
Una mattina mi squilla il telefono e leggo il nome di Dagnoni. Avevo il numero perché durante le Olimpiadi, con Iuri Chechi s’era fatta una trasmissione dal Vigorelli e mi era servito il suo contatto. Non lo conoscevo, visto il risultato delle elezioni, ci avevo messo una pietra sopra. Invece mi chiama e dice che avrebbe piacere a incontrarmi. Non ci ho messo molto a capire il perché. Così c’è stato il primo incontro con lui. Al secondo c’era anche Roberto Amadio. E poi sono iniziate varie consultazioni.
Cassani, Dagnoni e Amadio: siamo alla Coppi e Bartali, non si sa ancora se Davide sarà riconfermatoDagnoni e Amadio, foto dalla Coppi e Bartali: il rinnovamento è in fase di lancio
E ora ci ritroviamo con Bennati tecnico della nazionale…
Oggi ero in quella conferenza stampa con la maglia azzurra che non vestivo da Bergen 2017. Devo ancora metabolizzare la cosa. Sono sincero! Ho delle idee per la testa che mi piacerebbe mettere in atto, ma ancora devo ordinare i pensieri e incontrarmi con gli altri tecnici. Una cosa l’ho ben chiara e oggi l’ho detta. E’ bella questa cosa di far provare il professionismo ai giovani portandoli alle gare italiane con la maglia azzurra, ma quella maglia va assolutamente meritata. Forse perché ricordo bene quanto ho dovuto sudarla la prima volta per metterla in una gara internazionale in Italia nel 1997 da junior.
E’ un ruolo di scelte e decisioni da comunicare…
Bettini mi ha detto spesso che si tratta della fase più delicata e non stento a credergli. E’ un ruolo in cui si devono prendere decisioni e l’esempio di Ballero che mi lasciò fuori quelle due volte me lo porto dentro.
Obiettivo maglia iridata?
Per forza. Firmerei anche subito per i quattro campionati europei vinti da Cassani, ma la priorità è il mondiale che manca dal 2008. Lo vinci se hai il fuoriclasse, oppure se hai tanti buoni corridori, che in Italia non mancano. Nel 2019 Trentin ha perso un mondiale che sembrava già vinto contro Pedersen, che non è un fuoriclasse, ma un buon corridore. In Italia abbiamo almeno 5-6 corridori di quello spessore. Il ciclismo sta cambiando, ma possiamo dire la nostra. Per cui serviranno fortuna e lavorare bene, ma si può provare a vincerlo.
Marino Amadori con Gazzoli: il romagnolo è stato confermato alla guida degli under 23Marino Amadori con Gazzoli: il romagnolo è stato confermato alla guida degli under 23
Nella tua storia ci sono stati due mondiali controversi. Nel 2011 eri capitano e la squadra ti ha voltato le spalle. Nel 2016 eri il più forte, ma ugualmente si è corso per altri…
Il 2011 è stato una brutta parentesi personale. Magari non avrei vinto, ma potevo giocarmi il podio o perlomeno provarci. Non andavo piano. Ero uscito bene dalla Vuelta e in allenamento ero arrivato a fare 1.700 watt. Quella nazionale però era troppo giovane e io evidentemente non fui abbastanza leader. A causa di quel mondiale si rovinarono i miei rapporti con Bettini e anche lui in seguito ammise di aver sbagliato qualcosa nei miei confronti. Ci è capitato di parlarne, perché col tempo il rapporto si è ristabilito e adesso siamo buoni amici.
E il 2016?
Il 2016 e quello che feci forse sono il motivo per cui sono qui a fare il tecnico azzurro.
In che senso?
Il mondiale di Doha fu il giorno in cui io sono andato più forte di sempre sulla bici. Tutti sapevano che ero il più in forma, ma io da parte mia non potevo tradire i compagni e il tecnico con cui mi ero impegnato a lavorare per arrivare in volata. Non mi pento di quello che ho fatto, né in corsa ho mai pensato di rimangiarmi la parola. Quel mondiale è un esempio che porterò ai miei ragazzi parlando dei ruoli. Anche se nei giorni successivi feci fatica a dormire, perché se fossi stato un altro uomo, avrei potuto sfruttare l’occasione.
Salvoldi non seguirà più le donne, ma gli juniores. Il ruolo è di assoluto rilievo, ma il colpo per lui è stato duroSalvoldi non seguirà più le donne, ma gli juniores, ruolo di assoluto rilievo
Bennati sarà un tecnico capace di cambiare idea?
Nella vita normale sono capace di farlo. Ci deve essere la capacità di ripensare a un decisione presa, anche per avere un piano di riserva che non guasta. Certo al mondiale si complica tutto, perché non ci sono le radioline e ti devi fidare ciecamente dei tuoi compagni… Dei tuoi compagni, Benna… Non sei più un corridore (ride, ndr). Ti devi fidare dei tuoi uomini ed essere chiarocon loro prima del via.
Si parla di nazionale come un team, cosa vedi di diverso?
Ho corso quattro mondiali, non ho mai visto come venivano preparati dietro le quinte. Arrivavo in hotel che era tutto pronto. Vedo però che Amadio vuole dare il senso di una sola grande squadra, per cui ci troveremo a Milano la prossima settimana per impostare programmi che siano legati dallo stesso filo. Come idea mi è piaciuta dall’inizio, ma devo metabolizzare il tutto, conoscere le persone e il loro modo di lavorare.
E a casa Bennati come l’hanno presa?
Forse si sono abituati loro all’idea più di me. Dopo il secondo incontro erano sicuri, io mi ero preso del tempo per rifletterci ancora. Ma sono contenti, molto contenti…
Il primo scatto per provare le gambe e guardarli un po’ negli occhi. Il secondo per andare via. Alaphilippe sembra stordito, di sicuro è stanco, ma ha vinto il mondiale per il secondo anno di fila. Per questa edizione, il protocollo ha subito un rimescolamento diabolico. Il tre del podio hanno ricevuto per la prima volta maglia e medaglie sul palco piccolo dopo l’arrivo. Poi sono stati portati in auto nella Ladeuzeplein, la piazza in cui si trovava il podio grande. E da qui, esaurito il secondo ciclo di premiazioni, sono tornati alla zona mista per rispondere alle domande delle televisioni. Solo dopo sono arrivati alla conferenza stampa, avendo ancora da fare il controllo antidoping. Forse per questo quando Alaphilippe ha salutato i giornalisti, ha augurato a tutti un buon Natale…
Il primo attacco di Alaphilippe per saggiare i rivali, poi a testa bassa fino al traguardoIl primo attacco di Alaphilippe per saggiare i rivali, poi a testa bassa fino al traguardo
Un anno faticoso
Non è stato un anno facile per lui. Quel modo spavaldo di correre, con la maglia iridata addosso si è in breve trasformato in un tiro al bersaglio. Ogni cosa è diventata più complicata. Anche perché il primo anno normale dopo quello del Covid di normale ha avuto ben poco.
«L’anno scorso ero pronto per vincere – dice – il mondiale era il mio obiettivo più grande dopo il Tour. E’ stato bello riuscirci. L’anno da campione del mondo è stato bellissimo, ma essere all’altezza della maglia è stato molto faticoso. Ho appena saputo che nessun francese l’ha mai vinta per due volte di seguito, potrò raccontarlo a mio figlio. In realtà ero rassegnato a riconsegnarla e mi sono detto che fosse il momento di concentrarsi su qualcosa di diverso.
«Poi sono venuto qui. Il percorso non era adatto, ma la forma era giusta. Ho lavorato duro per essere pronto. Abbiamo fatto una bella corsa con la squadra. Senechal era concentrato sullo sprint. Io ero libero, se mi fossi sentito bene, di fare la mia corsa. Così ho deciso di attaccare. Non immaginavo che sarei arrivato da solo e di fare più di un giro al comando. E’ stata dura, ma me la sono goduta di più».
Il finale è stato una lunga celebrazione, davanti al pubblico belga deluso
Dopo la riga, finite le celebrazioni, quasi un gesto di distensione
Il finale è stato una lunga celebrazione, davanti al pubblico belga deluso
Dopo la riga, finite le celebrazioni, quasi un gesto di distensione
Finale duro e doloroso
Il primo scatto per provare le gambe e guardarli un po’ negli occhi. Il secondo per andare via. Dice Cassani che gli è sembrato di vedere il miglior Bettini, capace di fare 3-4 scatti prima di mollarli tutti.
«Quando mi sono trovato con Colbrelli – conferma – volevo provare le gambe, per vedere chi c’era. Ho visto che Sonny era forte, ma anche che il Belgio aveva ancora due o tre corridori. Non era necessario continuare, perché ero ancora lontano dal traguardo. Poi mi sono reso conto che Evenepoel era il solo a lavorare duro sul circuito di Overijse e ho cominciato a chiedermi come mai nessuno lo aiutasse. Vuoi vedere che Van Aert non sta bene? Ho detto però a Senechal di salvare le energie e di concentrarsi sullo sprint. E’ stato utile per me avere Florian dietro. Ognuno era concentrato sulla sua corsa. Tutti sapevano che Van Aert era uno dei più veloci e dei più forti, ma anche Colbrelli e Van der Poel facevano paura. Non ero concentrato su uno solo, ma ho provato a fare la differenza. Ho smesso di pensare e sono andato a tutta. Gli ultimi 20 chilometri sono stati davvero duri e dolorosi».
Alaphilippe sul podio con Van Baarle e Valgren: il danese ha preceduto Stuyven. Belgi beffatiAlaphilippe sul podio con Van Baarle e Valgren: il danese ha preceduto Stuyven. Belgi beffati
Con cuore e fantasia
Le domande si succedono e lui un paio di volte svia il discorso. Come quando gli chiedono che cosa significherà correre il prossimo anno ancora da iridato e lui risponde che non lo sa.
«Ragazzi – spiega – io quasi non mi rendo conto di essere davanti a voi con questa maglia. Ho bisogno di tempo, è un’emozione speciale. C’era grande tifo oggi. E’ stato bello vedere tanta gente, anche se nell’ultimo giro tanti belgi mi dicevano di rallentare. A uno ho fatto cenno che non potevo, ma li capisco. In ogni caso mi hanno dato grande motivazioni. In qualche modo sono un po’ belga anche io, la mia squadra è belga e fra agosto e settembre sono venuto a correre qui. E’ stato importante, come quando fai le ricognizioni delle tappe. Capisci dove correrai e io ero pronto per queste strade. Abbiamo avuto un grande spirito. L’ho visto sulle facce dei miei compagni dopo l’arrivo, che erano più felici di me.
«Ora però ho bisogno di tempo per capire e dire cosa farò. Se mi conoscete, sapete che spreco molte energie quando corro. Ma quando hai questa maglia, tutti ti guardano, tutti ti distruggono perché devi vincere. Io sono sempre lo stesso corridore dal 2014, provo sempre lo stesso piacere nel correre e per me è importante rimanere così. Non voglio diventare un robot, voglio continuare con questa grinta, sempre provare a vincere con il cuore e farlo con la maglia iridata sarà anche più bello. Buonasera a tutti, amici. E buon Natale…».
Il tempo di capire che i due per terra fossero Trentin e Ballerini e si è capito che stavolta sul mondiale degli azzurri avrebbe brillato una stella nera come la pece. Nella corsa impazzita voluta dai francesi e dai belgi, con la prima ora a 46,6 di media e quella finale di 45,137, trovarsi senza due uomini di quel peso poteva significare essere scoperti quando i fuochi di artificio avessero lasciato spazio ai colpi di cannone. E così è stato.
«Sono dispiaciuto per il risultato perché stavo bene – dice Sonny Colbrelli – La caduta all’inizio si è fatta sentire nel finale, perché sicuramente Trentin e Ballerini potevano essere lì con me e quando Alaphilippe e gli altri sono partiti, potevano entrare loro. Io avevo Bagioli e Nizzolo, però avevano già lavorato prima. Nizzolo ha detto che lavorava per me perché non aveva grandissime sensazioni. Ho provato sul primo strappo a seguire Alaphilippe, però ho visto che dietro tirava sempre il Belgio. Allora ho fatto la corsa su Van Aert, invece sono andati via quelli lì e cosa ci posso fare? O guardo l’uno o guardo l’altro ed è andata così…».
Duro lavoro per Bagioli, alla fine tradito dai crampiDuro lavoro per Bagioli, alla fine tradito dai crampi
Fregato da Van Aert
Colbrelli dice tutto d’un fiato, con il berretto calato sugli occhi, dopo aver regalato la maglia azzurra a un tifoso che l’ha subito passata a sua figlia. Lei l’ha indossata immediatamente, mentre Sonny diceva che avrebbero dovuto lavarla, perché era la maglia con cui aveva appena finito la corsa.
«Avevo già chiuso su Alaphilippe – prosegue – ma non sapevo se scattava perché non ne aveva o perché voleva anticipare. Ma visto il numero che ha fatto, ha spazzato via ogni dubbio. Avevo sensazioni buone, ero sempre davanti quando la corsa si è accesa. Ho chiuso anche io su un paio di buchi ed è stata grande la squadra a chiudere sulla prima fuga. Ma non possiamo tornare indietro. La vigilia è stata super tranquilla, ero sereno. Ero più teso all’europeo, qui siamo stati tutti insieme a ridere e scherzare. Questo gruppo è anche la nostra forza».
Trentin dolorante e deluso, si consola con i figliTrentin dolorante e deluso, si consola con i figli
Trentin acciaccato
Nella zona dei pullman si smantellano sogni e ammiraglie. Non si dovrebbe entrare, ma grazie al cielo siamo riusciti a passare e a parlare con i corridori. Claudia e i bimbi, aspettano Trentin, che ha le movenze di un eroe azzoppato, anche se la sensazione è che a far male sia soprattutto il morale. Dice di aver picchiato parecchio forte, poi fa spallucce e va a sedersi su di un frigo.
«Non riuscivo a pedalare – ammette – per questo ho tirato. Mi faceva un male cane, ma alla fine la fuga l’abbiamo ripresa. Non ci voleva. Il mio mondiale è andato così».
Nizzolo sfinito, si è messo a disposizione di Colbrelli nel finaleNizzolo sfinito, si è messo a disposizione di Colbrelli nel finale
Il lavorone di Remco
Bagioli e i suoi 22 anni hanno tenuto tra i denti la ruota di Evenepoel lungo i tanti chilometri di fuga, senza sapere che alle loro spalle si stavano avvicinando vanamente minacciosi gli altri corridori del Belgio.
«Il mio lavoro era più o meno quello – racconta Andrea – anche perché i nostri piani sono stati scombussolati e abbiamo dovuto reinventarci la corsa. Prima del giro grande ho visto che Madouas ha provato ad attaccare e l’ho seguito. Poi è arrivato Remco ed eravamo un bel gruppetto. Ho provato io sullo strappo e siamo rimasti in 4-5.
«Successivamente è rientrato il gruppo dei migliori e Remco ha fatto un grande lavoro. Non credo che prima sapesse che dietro c’erano i belgi. Senza radio è difficile da capire la situazione. Dal circuito grande fino in città, ha tirato lui. Io ero in seconda posizione e faticavo a stargli a ruota. Poi mi sono venuti i crampi e addio…».
Nel finale del mondiale Colbrelli ha corso su Van Aert e la corsa è andata viaNel finale del mondiale Colbrelli ha corso su Van Aert e la corsa è andata via
L’uomo mancante
E poi c’è Cassani, che avrebbe immaginato e meritato un finale diverso, mentre il presidente Dagnoni rimanda tutti i discorsi all’incontro che avranno mercoledì al Vigorelli e ribadisce che non si sarebbe mai sognato di augurare ai nostri una prestazione scialba per poter legittimare l’allontanamento del cittì.
«La sfortuna è stata grande – dice Davide – perché abbiamo perso presto Ballerini e Trentin, che ci sono mancati nel finale. Tra l’altro sono caduti proprio nel settore di gara in cui è andata via l’azione e per fortuna siamo riusciti a rimediare. Anzi, ci sono riusciti loro due. Perché stavano male, non riuscivano a pedalare, ma si sono messi a disposizione e ci hanno permesso di riaprire la corsa. Su 17 uomini in testa, tre erano i nostri. Abbiamo cercato di fare il massimo, ma Alaphilippe è stato incredibile. Niente da dire, oggi ha vinto il più forte».
Cassani ha chiuso con i brividi il suo ultimo mondiale: «Non ho rimpianti, a parte la sfortuna»Cassani ha chiuso con i brividi il suo ultimo mondiale: «Non ho rimpianti, a parte la sfortuna»
I brividi di Nizzolo
Il dubbio resta sulla corsa del Belgio, che ha incastrato Colbrelli e forse ha costretto il gruppo ad attendere l’attacco di Van Aert che in realtà non aveva le gambe per farlo.
«Abbiamo subito visto che Evenepoel – riprende Cassani – si era messo a disposizione e ha tirato fortissimo. Alla fine Sonny ha tergiversato un pochino, ha perso l’attimo o forse ha cercato di dare un’occhiata a Van Aert e Van der Poel. Loro avevano due uomini, a noi ne è mancato uno nel finale, nonostante Nizzolo sia stato grande, si sia sacrificato e abbia cercato di rimediare».
«Non ho rimpianti, se non maledire la sfortuna. Senza la caduta, invece di tre uomini davanti, ne avremmo avuti cinque e forse la corsa poteva avere una piega diversa. Con i se ed i ma non si fa niente, per cui onore ad Alaphilippe. E’ sembrato di vedere il miglior Bettini, in grado di fare due, tre, quattro scatti. Sapevamo che era forte. Sabato prima della corsa ha fatto 60 chilometri, aveva puntato deciso a questo mondiale. Quanto a me… Me ne vado con la pelle d’oca. Finire la mia avventura qui a Leuven, dove c’erano migliaia di persone è stato comunque speciale. Si parla di un milione e mezzo di persone? Li abbiamo sentiti tutti. Pensate che Giacomo Nizzolo mi ha detto grazie di averlo portato qui, perché oggi anche in corsa ha avuto anche lui i brividi».
La vittoria di Trentin a Tours riporta sugli scudi uno dei ragazzi del 1989 che con Cassani vinsero l'europeo in azzurro. Ed è lo spunto per due riflessioni
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute
«A volte – Cassani sorride – succedono cose che ti fanno capire che è tempo di cambiare mestiere. Sto vivendo questa fase nel modo migliore, ho il piglio giusto. Non ho mai preso di petto i corridori come ho fatto quest’anno. E’ il mio carattere. Quando nel 1995 Ferretti mi disse che non mi rinnovava il contratto perché ero vecchio, mi misi di impegno e vinsi tre corse. Forse è per il mio orgoglio, ma se mi mancano di rispetto tiro fuori il meglio di me».
Oggi sarà l’ultimo. Da Anversa a Leuven, a capo di 268,3 chilometri e 2.562 metri di dislivello. Se le cose non cambieranno (e non si vede come e perché dovrebbero), il mondiale è l’ultima tappa nel viaggio di Davide Cassani sull’ammiraglia azzurra. Vinti gli europei di Trento, Flanders 2021 chiuderà otto anni che meritano un racconto.
Per questo, con il pretesto di un caffè alla vigilia della sfida, ci siamo presentati con una lunga serie di domande. Anche se da un certo punto in poi è stata la storia a guidare il racconto.
Il 2014 è l’anno del Tour di Nibali e della morte di Martini. Mondiali a Ponferrada
Per la trasferta spagnola, coinvolge il vecchio maestro Ferretti
Il 4 gennaio del 2014, Cassani aveva ricevuto da Martini e Di Rocco la proposta di diventare tcittì
Il 2014 è l’anno del Tour di Nibali e della morte di Martini. Mondiali a Ponferrada
Per la trasferta spagnola, coinvolge il vecchio maestro Ferretti
Il 4 gennaio del 2014, Cassani aveva ricevuto da Martini e Di Rocco la proposta di diventare tcittì
Come la vivi?
Nel modo giusto, con la cattiveria agonistica che a volte mi è mancata. E ogni tanto ricordo. La telefonata di Di Rocco il 29 dicembre del 2013. L’incontro a casa di Alfredo Martini il 4 gennaio. Il primo mondiale. Le delusioni. Le arrabbiature. Sono stati anni intensi come quelli da corridore. Per il mio cammino personale, non potevo chiedere di più.
Hai sempre sognato questo posto…
Era la mia idea di una vita, ma appena smesso di correre non mi sentivo di farlo. Però quando me lo hanno proposto ho accettato subito. Ero in Rai da 18 anni, bisognava cambiare. Ho sempre vissuto di sfide e nuovi sogni, ma sapevo che non sarei durato per sempre.
Se non ci fosse stato il cambio di presidente, probabilmente saresti durato più a lungo.
Probabilmente sì.
Mondiali del 2015 a Richmond, nulla possiamo contro il primo Sagan
Il primo degli azzurri a Richmond è Nizzolo: 18° nel gruppo dietro Sagan
Richmond è però il mondiale di Malori argento a crono
Mondiali del 2015 a Richmond, nulla possiamo contro il primo Sagan
Il primo degli azzurri a Richmond è Nizzolo: 18° nel gruppo dietro Sagan
Richmond è però il mondiale di Malori argento a crono
Primo mondiale, Ponferrada 2014.
Facevo riunioni tutte le sere, cercando di trasferire ai corridori quello che avevano insegnato a me. Dopo il Tour, Nibali aveva perso smalto. Ulissi non c’era per squalifica. Aru era più adatto alle corse a tappe. Avevo coinvolto Ferretti e Luca Paolini, che correva con lo scooter sulla salita e poi mi riferiva. Ferretti mi diede consigli molto preziosi. Io non avevo mai guidato una squadra, lui poteva aiutarmi.
Secondo mondiale, Richmond 2015.
Sbagliai completamente, andò male per colpa mia. Non avevo corridori, perché al tempo Viviani e Nizzolo erano al di sotto dello standard di adesso. Mi interrogai molto sul mio ruolo, sull’incapacità di dare le indicazioni giuste. Applicai le dritte di Alfredo, senza rendermi conto che i corridori non erano come noi. Avevano bisogno di indicazioni e incarichi precisi, per svolgere il loro compito. Io non fui in grado di darli.
Nel 2016 mondiali a Doha, vince ancora Sagan. Nizzolo è quinto
A Doha Guardnieri tira la volata, Nizzolo deve arrendersi a quattro giganti
Le Olimpiadi di Rio fallirono per una caduta. Per Cassani il colpo più duro
NEel 2016 mondiali a Doha, vince ancora Sagan. Nizzolo è quinto
A Doha Guardnieri tira la volata, Nizzolo deve arrendersi a quattro giganti
Le Olimpiadi di Rio fallirono per una caduta. Per Cassani il colpo più duro
Quasi fossero meno autonomi di quanto foste voi?
Parlerei di abitudini e necessità. In ogni caso, dopo quel mondiale mi isolai per un mese. Andai in America da amici e da lì le cose cambiarono. Nel 2016 sappiamo bene come andarono le Olimpiadi, ma la squadra fu perfetta e disegnata bene. Perdemmo per una caduta che ad oggi resta la delusione più grande. Più del mondiale di Trentin, perso da uno più forte.
Terzo mondiale, Doha 2016. Dicemmo che forse si poteva puntare su Bennati.
Facemmo una bella corsa con Nizzolo capitano. Eravamo presenti nel ventaglio. Bennati fece un lavoro straordinario per tenere il gruppo. Guarnieri lanciò benissimo la volata e Giacomo arrivò quinto. Battuto da Sagan, Cavendish, Boonen e Matthews. Non gente di poco conto, insomma.
Eppure sembra che tu abbia miglior rapporto con il gruppo degli europei…
Si è creato un gruppo di corridori che si fidano l’uno dell’altro e hanno un grande attaccamento nei miei confronti. Non nascondo che se sono ancora qui lo devo anche a loro e alla vicinanza che mi hanno dimostrato un mese fa quando ho avuto un piccolo problema.
Spesso mi capita. Per la passione che ci mettevo, l’attaccamento per la maglia azzurra. Trentin è più forte di me, ma in tante cose è com’ero io. Oggi è tutto più esasperato, ma la loro voglia di esserci è identica.
Dopo il tris di Sagan a Bergen, nel 2018 c’è Valverde. E Peter lo incorona
Nel 2018, dice Cassani, a Moscon mancano 100 metri per agganciare Valverde
Il 2018 è però anche l’anno del primo europeo con Trentin, qui con Cimolai
Dopo il tris di Sagan a Bergen, nel 2018 c’è Valverde. E Peter lo incorona
Nel 2018, dice Cassani, a Moscon mancano 100 metri per agganciare Valverde
Il 2018 è però anche l’anno del primo europeo con Trentin, qui con Cimolai
Quarto mondiale, Bergen 2017.
Quello della scoperta di Bettiol, ma anche quello di Moscon squalificato.
Brutto episodio.
Nulla che non si veda di frequente in corsa. C’era stato un barrage e proprio mentre Gianni stava per rientrare, una macchina della giuria si fermò in mezzo alla strada. Gli dissi di prendersi alla borraccia e lo tirai per 7 secondi. Non l’ho più fatto da allora.
Bettiol e Moscon, due ragazzi da seguire…
Che a volte non si rendono conto del loro talento. Ho cercato di stargli sempre vicino, provando a motivarli. Una cosa che Alfredo sapeva fare da grande maestro. Moscon in nazionale ha sempre fatto ottime corse, anche quando nella sua squadra faceva fatica.
Quinto mondiale, Innsbruck 2018. Tutti ad aspettare Nibali…
Ma Nibali cadde sull’Alpe d’Huez. A ben vedere non ho mai avuto la fortuna di fare un mondiale con i più forti al top della condizione. Nel 2018 vincemmo il primo europeo con Trentin, ma prima di Innsbruck ci fu la caduta di Vincenzo. Provammo a recuperare, ma andò male. Mentre a Moscon mancarono 100 metri sullo strappo per tenere Valverde.
LA volata che non ti aspetti: ad Harrogate 2019, Pedersen piega Trentin
Dopo il traguardo il trentino è incredulo, Moscon prova a tirarlo su
Sul podio, Matteo ha lo sguardo livido: Pedersen iridato
Nel 2019 Viviani vince l’oro agli europei di Alkmaar: secondo titolo per Cassani
LA volata che non ti aspetti: ad Harrogate 2019, Pedersen piega Trentin
Dopo il traguardo il trentino è incredulo, Moscon prova a tirarlo su
Sul podio, Matteo ha lo sguardo livido: Pedersen iridato
Nel 2019 Viviani vince l’oro agli europei di Alkmaar: secondo titolo per Cassani
Dopo l’argento di Malori nel 2015, negli anni è cresciuto anche il settore crono…
I successi di Ganna sono frutto di quel lavoro. Me ne parlò Villa, poi lo portammo a fare la Roubaix da junior e lo ripresero sono alla fine. Quando passò U23, chiamai Pinarello e gli dissi di trovargli una bici da crono e Fausto gli diede subito una Bolide. Giorni fa è venuto e mi ha regalato la maglia iridata di Imola con una dedica che mi ha toccato molto. Ma non è merito mio, bensì del lavoro trasversale e delle società che hanno accettato di collaborare con la federazione.
Un lavoro di cui sei orgoglioso?
Ma io non ho inventato niente. Ho ripreso il lavoro di Bettini, che a sua volta discendeva da quello di Ballerini. Ho sempre avuto una bella intesa con i cittì e i risultati si sono visti.
Hai lavorato anche tanto per propiziare eventi e far entrare sponsor.
E ne vado orgoglioso, ma non ho mai fatto l’organizzatore. Con il Giro d’Italia under 23 ho trovato due amici molto bravi (Marco Selleri e Marco Pavarini, ndr) che hanno fatto crescere il ciclismo dei giovani in Italia. Con Extra Giro è ripartito il ciclismo dopo il Covid. I mondiali di Imola sono stati un incontro tra forze diverse e sono costati un settimo di questi in Belgio. E quanto agli sponsor, non ho mai preso un euro. Tutto quello che è entrato, l’ho riversato sull’attività. Sono nate corse e ne vado molto orgoglioso.
Imola 2020, si corre dopo il Covid: Ganna ora nella crono
Villa, Cassani e Velo: l’intesa porta grandi frutti
Sul podio, l’iridato con Marco Selleri, l’uomo di extra Giro
Il 2020 sotto la guida di Cassani è anche l’anno di Nizzolo campione d’Europa
Imola 2020, si corre dopo il Covid: Ganna ora nella crono
Villa, Cassani e Velo: l’intesa porta grandi frutti
Sul podio, l’iridato con Marco Selleri, l’uomo di extra Giro
Il 2020 sotto la guida di Cassani è anche l’anno di Nizzolo campione d’Europa
Bettini ha detto che forse sei stato poco con i tuoi corridori.
Può avere ragione, ma quest’anno ho cambiato tutto e sono stato tanto con loro. Comunque l’unione c’è sempre stata, non mi hanno mai tradito.
Corridori oggi, corridori ieri…
Adesso è complicato. Hanno mille impegni, le squadre sono più esigenti. Prima erano famiglie, ora sono aziende. Hanno bisogno di compiti precisi e qualcuno che glieli dia, poi diventano infallibili. I giovani hanno la testa sulle spalle. In un momento in cui la fragilità riguarda tutti i ragazzi, i ciclisti sono persone solide. Abituati a faticare e correre. Ma alla base di tutto deve esserci la passione. Se manca quella, sono finiti.
Corridore, cronista, cittì: cosa ti resta di tutto questo?
Diventare corridore era il mio sogno. Da commentatore ho capito che potevo fare anche altro nella vita. Ho scoperto la capacità di scrivere che mi ha aperto il mondo del giornalismo. Ho visto il ciclismo da un altro punto di vista, dopo anni in cui con i corridori avevo soprattutto un rapporto di complicità.
E da tecnico?
Ho capito che non si può piacere a tutti. A un certo punto te ne devi fregare e lavorare con la massima onestà. Sei quello che sceglie fra un sogno che si realizza e un altro che naufraga. Fare le scelte è la parte più difficile.
I corridori ti hanno riconosciuto come uno di loro?
Direi di sì, all’istante. Se mi avessero percepito come un giornalista, non avrei avuto possibilità di entrare in sintonia con loro (lo ringraziamo, ridendo e ride anche lui alzando le mani, ndr). In questi giorni in Belgio abbiamo avuto un rapporto fantastico. Quando Ganna mi ha chiesto di non fare la prova su strada, era dispiaciuto perché ci teneva a correre il mio ultimo mondiale da cittì.
Il 2021 ha portato il titolo europeo di Colbrelli, qui con Cassani
Poi è venuta la crono iridata di Ganna
E agli europi di Trento anche la vittoria nel Team Mixed Relay
Il 2021 ha portato il titolo europeo di Colbrelli, qui con Cassani
Poi è venuta la crono iridata di Ganna
E agli europi di Trento anche la vittoria nel Team Mixed Relay
La riunione di ieri sera l’hai improvvisata o te l’eri preparata?
Sono andato a braccio, come sempre del resto. Ma sono stato determinato come all’europeo. Sono andato a braccio e li ho seguiti nelle loro risposte.
Alla fine puoi dire che ne sia valsa la pena?
Decisamente sì, è stata un’esperienza straordinaria per cui ringrazio la Federazione. E adesso mi godo l’ultimo mondiale. Al futuro e alle proposte che mi saranno fatte ci penseremo poi.
Riprendendo il discorso dell'acclimatazione degli azzurri in Giappone, parliamo con Mirko Sut, cuoco dei nostri alle Olimpiadi. Ecco cosa mangiano e perché
Villa cammina dietro, come sempre. Il centro di Bruges brulica di tifosi fiamminghi, che puntano all’ultima birra e poi torneranno a casa o in hotel. Da questi stessi vicoli anni fa partiva il Giro delle Fiandre, così la presenza traboccante di tifosi non è una novità. Di diverso c’è che alla partenza si cullano speranze, mentre qui l’arrivo di Ganna ha gelato Van Aert ed Evenepoel. E mentre Pippo racconta a selve di microfoni la vittoria e le sue sensazioni, il suo tecnico della pista e anche della crono lo segue con lo sguardo e il sorriso.
Dopo l’oro olimpico del quartetto, per Villa un altro giorno speciale con il “suo” Filippo GannaDopo l’oro olimpico del quartetto, per Villa un altro giorno speciale con il “suo” Filippo Ganna
Non sarà come la commozione di Tokyo, ma sembri felice…
E’ andata bene, dai. E’ partito nel modo giusto, ha giostrato bene lo sforzo di 47 minuti. Gli avevamo detto che sarebbe durata sui 48, lui diceva 49 invece ha fatto ancora meno (Ganna ha vinto la crono iridata in 47’47”, ndr). E’ andato forte. Arrivava da una stagione incredibile, ma difficile da gestire. Dopo le olimpiadi era giusto riposare, non arrivare qua con troppe gare perché aveva bisogno di recuperare sia di testa che di gambe, però…
Però diceva di essere nervoso e che ha avuto bisogno dei compagni, della nazionale…
Era nervoso come sempre, ma si sa aggrappare alle persone giuste. Avrà fatto le sue telefonate, mandato i suoi messaggini a tutto il gruppo di cui si fida… E alla fine parte sempre giusto. Questa volta è arrivato giustissimo!
Com’è stata l’attesa della partenza?
Stamattina non si svegliava più, si è alzato anche tardi. Siamo arrivati giusti, abbiamo preparato bene l’appuntamento, con Velo e Cioni. Cassani gli ha dato la tranquillità. Pippo ha voluto correre a Trento la prova su strada e Davide giel’ha fatta fare. Ha voluto togliersi dalla prova in linea qui in Belgio e abbiamo riprogrammato i due mondiali. Questo l’ha azzeccato, vediamo l’altro.
Prima di tornare in hotel, la rituale firma delle magliePrima di tornare in hotel, la rituale firma delle maglie
Che differenza fra Bruges e Imola?
Ci credo sempre in Pippo, ma l’anno scorso è stato una sorpresa per tutti. Intendiamoci, qualcosa ci aveva fatto vedere prima, al campionato italiano e alla Tirreno. Questa volte doveva rimontare. Le Olimpiadi ci avevano fatto vedere che i campioni olimpici erano altri. Ma qui Pippo ha dimostrato di avere testa. A Tokyo aveva detto in anticipo che il circuito non era per lui, ma che con uno più adatto poteva giocarsela. Oggi ha trovato il percorso giusto e ha vinto.