Abbiamo pedalato con Hinault sulle strade del Tour 2024

22.09.2023
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CESENATICO – Alla scoperta del prossimo Tour de France pedalando con la leggenda Bernard Hinault (in apertura con Davide Cassani e Gianmaria Manghi, Capo della Segreteria Politica della Presidenza della Regione Emilia Romagna). Le strade italiane si tingono di giallo e l’Emilia Romagna si è tirata a lucido per presentare la Grand Départ 2024 in un contesto frequentatissimo come l’Italian Bike Festival di Misano Adriatico.

Alcuni media privilegiati poi, hanno potuto persino cominciare a scoprire in prima persona alcuni degli scorci che nel luglio dell’anno venturo si riempiranno di tifosi per una prima volta storica.

Foto ricordo per l’autore con Hinault davanti alle tappe italiane del prossimo Tour
Foto ricordo per l’autore con Hinault davanti alle tappe italiane del prossimo Tour

Base a Cesenatico

Mai avrei pensato un giorno di trovare come compagno di pedalate il Tasso. Così tenace e scaltro quando macinava vittorie su vittorie (5 Tour, 2 Vuelta e 3 Giri per limitarsi alle grandi corse a tappe), tanto disponibile e cordiale nel weekend in cui è stato l’ospite illustre dell’European Media Cycling Contest, la gara per gli operatori della comunicazione di tutto il Vecchio Continente pazzi per le due ruote.

Ci siamo ritrovati nell’accogliente Lungomare Bike Hotel di Cesenatico e nella città del mio mito d’infanzia: Marco Pantani. Anche il primo cittadino Matteo Gozzoli è venuto a farci un rapido saluto e a condividere qualche chilometro con noi, prima di rientrare alla base per non perdersi il Memorial Pantani che si sarebbe concluso a pochi metri da lì proprio quel pomeriggio.

Subito spettacolo

Tra un aneddoto e l’altro di Davide Cassani, animatore del folto plotone e giocherellone con qualche scatto simulato, ci siamo avviati verso la prima asperità di giornata, Montemaggio, una delle salite che i corridori affronteranno il 29 giugno 2024, nel corso della prima tappa da Firenze a Rimini.

«Sono convinto che sarà subito spettacolo», commenta Bernard prima di arrampicarsi sornione sulle rampe inziali. Ancor più affascinante però è la salita successiva verso San Marino, con l’arrivo regale tra le mura: una passerella che Vingegaard e compagni non potranno godersi ma che noi, invece, assaporiamo rifacendoci gli occhi. 

Nonostante i suoi 68 anni, Bernard non molla un colpo e ha la stessa voglia di pedalare di quando si è avvicinato sulle due ruote a 17 anni.

«Ho fatto le prime gare e le ho vinte, così ho proseguito», ci ha raccontato con naturalezza. Dodici vittorie su 20 al primo anno, roba da predestinati, e non a caso oltre ai successi a raffica nei grandi giri già citati, sono poi arrivati anche la consacrazione mondiale, una Roubaix, due Lombardia e due Liegi. 

Il gruppo dei giornalisti europei di ciclismo ha posato con Hinault a Cesenatico per celebrare le giornate romagnole
Il gruppo dei giornalisti europei di ciclismo ha posato con Hinault a Cesenatico per celebrare le giornate romagnole

Fra Evenepoel e Pogacar

Sulla grande partenza del Tour 2024 proclama: «L’Italia è un Paese di ciclisti e sono sicuro che sarà una festa fantastica per i tifosi. Siete fortunati perché il vostro territorio offre di tutto, dalla pianura alle grandi montagne, ce n’è per tutti i gusti. Questa Grand Départ sarà molto insidiosa e, come l’ultima Vuelta, obbligherà i big a fare la corsa sin dalle prime tappe. Stiamo vivendo in una generazione di giovani fenomeni, mai vista, e sono sicuro che daranno vita a uno show favoloso». 

Chi di loro si avvicina di più a Hinault? Il diretto interessato risponde così: «Ce ne sono due. Remco Evenepoel perché è un combattente, capace di vincere classiche e grandi Giri. Ma quello che si avvicina più ai campioni del passato, che mi fa pensare anche a gente come Merckx e Moser, è Pogacar. Vince le classiche a inizio stagione, è protagonista al Tour e poi ancora nelle corse di fine stagione. E’ il più completo».

Sosta con visita allo Spazio Pantani di Cesenatico e incontro con Tonina
Sosta con visita allo Spazio Pantani di Cesenatico e incontro con Tonina

Il vascone di Pantani

Tutti quelli che ci incontrano, lo riconoscono e subito chiedono una foto ricordo. Una delle più belle però è quella che facciamo sulla strada del ritorno, durante la sosta a Sant’Arcangelo di Romagna, dove viene a trovarci Stefano Serra, storico meccanico di Pantani alla Giacobazzi dal 1988 al 1991.

«Non lontano da qui – comincia a raccontare – c’è il vascone dove Marco si lavava tutto dopo le pedalate più calde. Poi lui non portava mai dietro la borraccia. Mi ricordo quando a 15 anni mi ha incontrato e mi ha detto: “Te sei Serra della Giacobazzi? Lo sai che da grande voglio fare il corridore?”. Quando gli ho detto che per farlo doveva andare forte, lui mi ha subito rassicurato. Aveva ragione. Lo sapete che, quando si fermava per una sosta, nascondeva le valvole delle ruote tra le forcelle, per paura che qualcuno gli sgonfiasse le gomme?». 

Anche Hinault ha girato nel velodromo Fausto Coppi di Cesenatico, che sarà inaugurato domani
Anche Hinault ha girato nel velodromo Fausto Coppi di Cesenatico, che sarà inaugurato domani

L’abbraccio con Tonina

La pedalata si conclude a Cesenatico, ma le emozioni proseguono il giorno successivo. Gli instancabili organizzatori dell’Emcc si inventano una cronometro di una dozzina di chilometri all’interno nel nuovo velodromo intitolato a Fausto Coppi, che verrà inaugurato ufficialmente sabato 23 settembre in occasione del weekend della Nove Colli. Un altro regalo poter essere i primi a calcarlo e trovarsi nello stesso ordine di partenza di Monsieur Hinault.

Si diverte eccome Bernard a coprire 10 giri in questo piccolo gioiello d’asfalto che nei prossimi anni consacrerà i nuovi campioni della terra del Pirata. A proposito di Marco, non si poteva proprio non passare allo Spazio Pantani e lì all’ingresso, ad aspettarci, ci sono mamma Tonina e papà Ferdinando.

«Posso abbracciarti?» chiede Tonina a Bernard dopo le strette di mano istituzionali. Il campione francese sorride e annuisce. «Marco è un campione indimenticabile, che ha marcato la sua epoca»: il suo pensiero.

Due fuoriclasse così diversi e così vicini, entrambi nel libro di storia di quel Tour che l’anno prossimo avrà tinte italiane. Stiamo già contando i giorni che ci separano alla festa tutta gialla tra Toscana, Emilia Romagna e Piemonte.

L’Angliru a Roglic. Ma quali equilibri ci sono in casa Jumbo?

13.09.2023
6 min
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Il più classico degli Angliru da una parte, con nebbia, umidità, due ali di folla nei tratti più aperti… E una scalata “più piatta” del solito dall’altra, con una selezione da dietro dettata dal dominio della Jumbo-Visma.

Sul mostro asturiano ha vinto Primoz Roglic. Lo sloveno si conferma a suo agio con certe pendenze, visto che quassù già aveva fatto bene nella Vuelta 2020 e visto quanto accaduto pochi mesi fa sul Lussari.

All’uscita del tratto più duro, Roglic (con la monocorona) ha attaccato. Alla fine è stata tripletta Jumbo anche qui
All’uscita del tratto più duro, Roglic (con la monocorona) ha attaccato. Alla fine è stata tripletta Jumbo anche qui

L’analisi con Cassani

Ma in tutto questo ci si pongono diverse domande: chi ha deciso di far vincere la Jumbo-Visma? Come sono gli equilibri in campo? Quando in squadra ci sono troppi i galli a cantare il rischio è che il pollaio possa rompersi.

Davide Cassani in carriera ne ha viste e vissute di cotte e di crude. Lui, tanto per dirne una, era in quella famosa Carrera di Roche e Visentini. Lì sì che volarono coltelli. Qui in apparenza sembra filare tutto liscio.

«Il nostro problema – racconta Cassani riferendosi proprio ai fatti del 1987 – è che Roche aveva apportato quell’attacco senza dire niente a nessuno. Visentini si arrabbiò e fu detto a noi gregari di andarlo a prendere. A quel punto Roche davanti tirò come un forsennato… Ma la questione di base è che non c’era feeling tra Roche e Visentini. Non mi sembra questo il caso della Jumbo-Visma. Kuss ogni volta che finisce una tappa, anche se ha perso terreno, è l’uomo più sorridente e tranquillo del mondo».

Anche oggi lo squadrone olandese ha controllato la gara, anche se ha sfruttato e il grande lavoro della Bahrain-Victorious. Ma quando sono arrivati al dunque Sepp Kuss, Jonas Jonas Vingegaard e appunto Primoz Roglic hanno messo in chiaro i valori in campo. 

«Ho visto un finale particolare – commenta Cassani – ho avuto come l’impressione che Vingegaard fosse rimasto lì come a dire: “Io mi metto a ruota del primo che va e non faccio niente. Poi vediamo che succede”. Kuss si è difeso come meglio ha potuto e Roglic era a tutta. Ci ha provato».

Ancora un grande Cattaneo ha portato fuori Evenepoel. L’ultimo della fuga ad arrendersi sulle rampe dell’Angliru
Ancora un grande Cattaneo ha portato fuori Evenepoel. L’ultimo della fuga ad arrendersi sulle rampe dell’Angliru

Risultato in cassaforte

Calma apparente sull’Angliru. Come se su quelle pendenze ci possa essere della calma. Ragionare non è facile neanche per dei super campioni come loro. Il fatto è che Vingegaard dopo le difficoltà ammesse nella prima settimana è in netta crescita. Kuss non è stato attaccato del tutto perché… è Kuss, uomo squadra a cui tutti vogliono bene. E Roglic è forte, ma non il più forte.

«Per me in Jumbo-Visma hanno tutto sotto controllo – ha detto Cassani – almeno da fuori è così. Di certo in questi giorni si sono parlati e di certo se volevano platealmente far vincere Kuss lo potevano fare. Avrebbero rallentato.

«La mia idea è che loro vogliano mettere in cassaforte il risultato (sia di tappa che della generale, ndr) e una volta fatto questo dicano ai ragazzi di giocarsela nel finale».

 

«Posso ipotizzare che oggi gli abbiano detto di stare insieme fino ai tre chilometri dall’arrivo e se fosse stato tutto sotto controllo, se la sarebbero potuta giocare. Che poi è il discorso legato a Kuss. Alla fine lo hanno attaccato, ma gli hanno anche portato riguardo nel corso di questa Vuelta. Attacchi sì, senza mai mettere in pericoloso il successo della squadra. Quindi possono aver trovato questo accordo, anche perché già da un po’ hanno capito che possono vincere la corsa».

Ayuso, l’unico che poteva impensierire i tre Jumbo per il podio, ha incassato 1’42”. Ora è 4° a classifica a 4′ tondi, tondi
Ayuso, l’unico che poteva impensierire i tre Jumbo per il podio, ha incassato 1’42”. Ora è 4° a classifica a 4′ tondi, tondi

Due triplette in vista

L’analisi dell’ex cittì rispecchia quanto accaduto negli ultimi arrivi in salita. L’idea della doppia tripletta – tutti e tre i grandi Giri e le prime tre posizioni a Madrid – è ormai più che una possibilità concreta. Sarebbe un successo clamoroso basato su grandi singoli, ma anche su una grande forza di squadra.

Ma squadra o no, il re a Madrid sarà uno. Idea nostra è che  Roglic, salvo un’azione monster, non possa recuperare tanto terreno a Vingegaard e forse neanche a Kuss. Resta infatti una sola tappa di pura salita, quella di domani. E poi c’è quella di sabato, ideale per le imboscate. Una tappa che tanto ricorda quella in cui fu beffato Purito Rodriguez. Ma con una Jumbo così, e seguendo quanto dice Cassani, viene da pensare che si deciderà tutto domani sulla Cruz de Linares.

«Ho avuto l’impressione – conclude Cassani – che Vingegaard non volesse affondare il colpo. Ma il bello di questa Jumbo è che sono imprevedibili. Tatticamente non sono mai banali. Ogni tanto cambiano strategia… Cambiano modulo, passano dal 4-3-3 al 3-4-3 ma sempre con tre punte giocano!

«A questo punto della corsa a tutti e tre hanno dato e daranno la possibilità di giocarsi la Vuelta. Come è giusto che sia. Hanno trovato un meccanismo vincente. Magari dettato anche dalle piccole situazioni di difficoltà in cui si sono ritrovati, ma hanno rimediato subito (il pensiero va alla tappa di San Sebastian al Tour con Van Aert furioso ma il giorno in prima linea per i compagni, ndr). Piccoli inconvenienti che li hanno fatto crescere anche in tal senso».

Kuss sorridente già prima del via. Oggi l’americano compiva 29 anni. A quattro tappe da Madrid è leader con 8″ su Vingegaard e 1’08” su Roglic
Oggi Kuss compiva 29 anni. A quattro tappe da Madrid è leader con 8″ su Vingegaard e 1’08” su Roglic

Tutti per Kuss?

E far scopa con quanto detto da Cassani ci sono poi i diretti interessati. Sepp Kuss continua a ridere nonostante ormai abbia pochi secondi di vantaggio sul re del Tour.

«Sono arrivato in Spagna senza aspettative – ha detto Sepp – volevo aiutare i leader. Poi all’improvviso ho preso questa bellissima maglia e così che ho anche scoperto un nuovo livello di corsa per me e un istinto da competizione. Ma ci sono due grandi uomini al mio fianco. Lavoriamo bene insieme dietro le quinte. Sono grandi campioni. Naturalmente voglio avere la mia occasione, ma non mi dispiace lavorare per loro se necessario».

E a queste parole si aggiungono quelle di Vingegaard, per certi aspetti ancora più al miele: «La vittoria di tappa era il nostro obiettivo principale e poi volevamo anche mantenere la situazione nella classifica generale. Siamo molto contenti. Sono sinceramente felice che Sepp sia ancora il leader. Onestamente spero che mantenga la maglia di leader e vinca questa Vuelta».

E infine Roglic: «Oggi ho provato a vincere io. Ho attaccato nel finale, Jonas è riuscito a restare a ruota e Seppe no. Ha detto di essersi sentito un po’ così, così… Comunque ho detto a Sepp di continuare a lottare. La maglia rossa ti porta a fare questo e alla fine ce la farà».

Dichiarazioni non banali quelle di Roglic e Vingegaard. Che in casa Jumbo-Visma abbiano deciso a chi andrà la Vuelta?

Tre punti sull’estate di Remco analizzati con Cassani

16.07.2023
4 min
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Si torna a parlare di Remco Evenepoel. Che faccia delle dichiarazioni egli stesso o che venga coinvolto indirettamente, il fuoriclasse belga è come sempre al centro dell’attenzione. Il corridore della Soudal-Quick Step ha annunciato la partecipazione alla Vuelta. Contestualmente sono riemerse le voci di mercato che lo riguardano e un suo connazionale, un grande ex del pedale, Van Impe, ha detto che non capisce perché Remco non sia andato al Tour.

Sono argomenti che hanno una loro valenza e che vogliamo commentare con Davide Cassani. Pochi come l’ex cittì conoscono i corridori e certe dinamiche, visto che è stato da entrambi le parti.

In questi giorni Evenepoel si trova sul Passo San Pellegrino, in Val di Fassa, per un training camp in altura con la squadra (foto Instagram)
In questi giorni Evenepoel si trova sul Passo San Pellegrino, in Val di Fassa, per un training camp in altura con la squadra (foto Instagram)

Che vada in Spagna

Con Cassani partiamo dal ritorno alla Vuelta. Evenepoel ha vinto l’ultima edizione, dovrà confermarsi e rivincere è più difficile che vincere. Senza contare che è lui e pertanto è quasi costretto a farlo.

«Per me – spiega Cassani – è giusto che Remco torni alla Vuelta, tanto più per come gli è andato il Giro d’Italia. Ed un corridore così è giusto vederlo in quel palcoscenico. Va per vincere e ha tutto quello che gli serve per riuscirci. Sappiamo chi è nelle corse di un giorno, ma se in futuro vuole vincere un Tour deve cimentarsi negli altri grandi Giri».

Alla Vuelta Remco parte da vincitore uscente e chissà se anche da favorito. E’ lecito pensare che potrebbe ritrovare Primoz Roglic e persino Geraint Thomas. E Roglic se sta bene è un ostacolo mica da poco.

«Quando parliamo di Evenepoel si pretende sempre la vittoria, ma ci sono anche altri campioni che si sono scontrati in passato e hanno perso. Ma non può non andare per paura di perdere. Questa partecipazione è giusta per il suo futuro».

La Soudal-Quick Step è votata tutta per Remco. E sarà così sia a San Sebastian che alla Vuelta
La Soudal-Quick Step è votata tutta per Remco. E sarà così sia a San Sebastian che alla Vuelta

Quelle voci di mercato

C’è poi il discorso del ciclomercato. In questo periodo, per di più, si parla molto di calciomercato, delle sue cifre folli e dei trasferimenti impensabili… e Remco è anche un ex calciatore. Per Evenepoel la Ineos-Grenadiers è ripartita all’attacco. Gli inglesi avrebbero puntato gli occhi persino su Pogacar. 

Queste voci che escono possono mettergli dei tarli nella testa? Magari qualche certezza sulla tua squadra potrebbe venire meno.

«Un “tarlino” – riprende Cassani – per me glielo mettono queste voci. Anche in questo caso si parla del suo futuro. Ci sono in ballo soldi, tanti soldi… però penso anche che il rapporto tra Lefevere (il team manager della Soudal-Quick Step, ndr) ed Evenepoel sia talmente solido che quello che esce non è poi quello che succede realmente tra di loro. Un altro anno con questa squadra lo fa sicuro, due non lo so…

«La Soudal – sponsor belga – è sempre più incentrata su di lui, tanto più che Alaphilippe fa fatica (e Jakobsen dovrebbe andare via, ndr). Lefevere è un volpone, uno dei team manager più esperti e in ogni caso saprà come fare».

Questa affermazione di Cassani un po’ ci colpisce. Perché dovrebbe fare un solo anno se Remco ha un contratto fino al 2026 (incluso) con la Soudal-Quick Step?

«Non ho una vera motivazione, è più una mia sensazione. Vedo che ormai ci sono squadre che hanno un grandissimo potere di acquisto e non possono stare alla finestra se in giro ci sono certi corridori».

Dopo essere caduto nella crono, Evenepoel si è riscattato vincendo il titolo nazionale su strada
Dopo essere caduto nella crono, Evenepoel si è riscattato vincendo il titolo nazionale su strada

Su Van Impe…

Infine c’è il sasso lanciato da Lucien Van Impe. L’ex campione belga, re del Tour del 1976, ha detto che Evenepoel doveva andare in Francia, anche se non era pronto al duello con Vingegaard e Pogacar. Come la pensa Cassani?

«Per me invece – spiega l’ex cittì – ha fatto bene Remco a non andare. Uno come lui al Tour ci deve andare preparandolo da un anno e non perché al Giro ha preso il Covid e si è ritirato. Anche in questo caso avrebbe avuto una pressione fortissima. Okay non avrebbe vinto, ma deve andarci nella condizione ottimale. Un Tour si inizia a preparare da novembre».

«E’ vero però che non è pronto a duellare con “quei due” nelle tre settimane. Primo, perché siamo di fronte a due fenomeni dei grandi Giri. E secondo, perché, come ripeto, certe gare non s’inizia a prepararle da maggio».

Suzuki Bike Day, in 2.700 per Emilia Romagna e Dynamo Camp

13.07.2023
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IMOLA – Un’edizione record. Il Suzuki Bike Day ha fatto centro un’altra volta richiamando 2.700 partecipanti da tutta Italia per pedalare all’insegna della beneficienza. 35 mila euro raccolti di cui 17.500 donati a Dynamo Camp e 17.500 raddoppiati da Suzuki in favore della Regione Emilia Romagna. In origine la terza edizione doveva ripercorrere alcune delle strade del Tour de France 2024 (tappa Cesenatico-Bologna) e quelle del mondiale 1968 e 2020 di Imola. L’alluvione di maggio che ha colpito questo territorio ha però implicato una modifica obbligatoria al percorso. 

Sulle strade chiuse per l’occasione e animate dai ciclisti, appassionati e famiglie, abbiamo visto volti sorridenti e spensierati. Le ferite delle frane e i segni dell’acqua sui muri delle città visibili a tutti nei 50 chilometri del percorso sono però state un monito per comunicare che all’orizzonte c’è ancora tanto da fare. La bici, in ogni sua declinazione, è un modo per stare vicino a questi luoghi rispettandoli e animandoli con semplici pedalate e sabato tutto questo lo abbiamo visto con i nostri occhi.

Per l’Emilia Romagna

Si sa, la Romagna d’estate con la sua Riviera diventa l’ombelico del divertimento italiano. L’edizione di quest’anno ha dimostrato di saper regalare un momento di leggerezza allo stesso territorio che ogni anno è simbolo di spensieratezza e vacanza. La bici in questo è un mezzo ideale per ravvivare questi luoghi duramente colpiti. Suzuki con il supporto prezioso di Davide Cassani, ha ridisegnato un percorso che si inerpicasse su queste strade. 

La casa di Hamamatsu ha inoltre invitato ospiti d’onore. Gente che dello sport ha fatto un lavoro e si è messa in prima linea per sostenere l’Emilia Romagna e Dynamo Camp. Tra gli sportivi presenti hanno pedalato lungo le strade romagnole le rugbiste della Nazionale Alissa Ranuccini e Isabella Locatelli e numerosi Azzurri della FISG – Federazione Italiana Sport del Ghiaccio. Insieme a Francesca e Giulia Lollobrigida si sono schierati: Yuri Confortola, Sara Conti e Nicolò Maci. In rappresentanza della FITri – Federazione Italia Triathlon sono giunti il campione italiano Gianluca Pozzatti, Franco Pesavento e Marta Venditto.

Ancora più nutrita è stata la presenza di figure di spicco del pedale, Filippo Baroncini, campione del mondo del 2021 U23, Moreno Argentin campione del mondo del 1986. In sella si sono visti anche il campione del mondo di motociclismo del 1981 Marco Lucchinelli, lo snowboarder paralimpico Riccardo Cardani e il dirigente del Torino FC Alberto Barile.

Valle dei mondiali

Su queste colline romagnole sono andati in scena ben due mondiali di ciclismo. Quello del 1968 vinto da Vittorio Adorni e il più recente del 2020 timbrato da Julian Alaphilippe. Ad oggi questi luoghi rimangono al servizio di turisti e viaggiatori per essere scoperti. Percorsi permanenti, tracciati da Extra Giro, partner di questo Suzuki Bike Day. Salite come il Mazzolano e la Gallisterna sono veri e propri musei del grande ciclismo a cielo aperto da percorrere in sella alla propria bici qualunque essa sia. 

A rendere tutto ancora più mondiale, ci ha pensato il teatro della partenza e dell’arrivo, l’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola. Oltre a regalare un contesto in completa sicurezza per tutti i partecipanti e addetti ai lavori, è un altro testimone del valore internazionale e iridato di questi luoghi. Suzuki per questo ha scelto un tracciato di “casa” dove ogni anno sfrecciano macchine e motori sulle curve iconiche e rese famose dai più grandi piloti di sempre. 

Dynamo Camp

A inorgoglire la pedalata e renderla ancora più preziosa e piena di significato, Suzuki ha devoluto la prima raccolta fondi per Dynamo Camp. Ogni anno in Italia sono oltre 10.000 i bambini affetti da patologie gravi o croniche, che rischiano di perdere la serenità̀ della fanciullezza con conseguenze sull’intero nucleo famigliare. 

Dynamo Camp Onlus offre a bambini e adolescenti malati e alle loro famiglie attività gratuite di Terapia Ricreativa, volte a rafforzare la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità con benefici di lungo periodo.

I programmi di Terapia Ricreativa Dynamo sono costituiti da attività e laboratori, che si svolgono con assistenza di staff qualificato presso la struttura di Dynamo Camp e attraverso il progetto Dynamo Programs, in strutture ospedaliere, associazioni patologia e case famiglia del territorio nazionale.

Il paddock animato dai partner dell’evento per i ciclisti e le famiglie
Il paddock animato dai partner dell’evento per i ciclisti e le famiglie

Suzuki rilancia

Una giornata all’insegna della bicicletta. «Abbiamo visto da vicino – dice Massimo Nalli Presidente di Suzuki Italia – i risultati della grande determinazione degli emiliano romagnoli: nonostante le evidenti ferite del territorio, il Suzuki Bike Day ha trovato sorrisi, accoglienza, ottimismo ovunque.  I ciclisti dal canto loro hanno dimostrato sensibilità partecipando nel numero record di 2700 e consentendo a Suzuki di donare l’intero ricavato a Dynamo Camp, raddoppiando l’importo con la donazione alla Regione Emilia Romagna. Il tutto in una giornata dove la passione e il divertimento sono stati protagonisti. 

«Siamo fieri – conclude Valli – di aver raggiunto questa combinazione di obiettivi, nel nome della solidarietà. Siamo altresì molto orgogliosi del fatto che sempre più persone aderiscano al Bike Day e si dimostrino vicine alla nostra visione di mobilità condivisa, integrata e sostenibile. Nello scenario che auspichiamo le biciclette, le moto e le auto sono co-protagoniste e non antagoniste, poiché vengono utilizzate dalle stesse persone, che alternano i mezzi di trasporto a seconda delle esigenze».

Per chiudere in bellezza, è stata annunciata la data dell’edizione numero 4: il Suzuki Bike Day dà appuntamento a tutti gli appassionati a sabato 8 giugno 2024.

Suzuki Bike Day, sulle strade del Tour per l’Emilia Romagna

16.06.2023
5 min
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Un territorio duramente colpito, ma che si sta rialzando con forza e determinazione. Il Suzuki Bike Day quest’anno acquista merito e significati in più rispetto alle edizioni precedenti. L’8 luglio infatti si potrà pedalare sulle strade del Tour de France 2024 aiutando la popolazione dell’Emilia Romagna e il Dynamo Camp. Sarà infatti una pedalata senza lo stress della competizione, rivolta allo stare insieme con la fortuna di pedalare sul percorso chiuso al traffico sulle strade rese iconiche dai mondiali del 1968 di Adorni e quelli del 2020 di Alaphilippe. 

«Sarà l’occasione – spiega Davide Cassani, ambasciatore dell’evento – per portare un po’ di sorriso in questo territorio duramente colpito dall’alluvione. Un modo per stare insieme e pedalare in sicurezza».

La partenza sarà riconfermata nell’affascinante Autodromo “Enzo e Dino Ferrari” di Imola. Il ricavato sarà devoluto a Dynamo Camp, il primo camp di Terapia Ricreativa sorto in Italia per i bambini affetti da patologie gravi o croniche. Mentre Suzuki devolverà a favore della Regione Emilia-Romagna la medesima cifra raccolta. 

Percorso dei campioni

Chi prenderà parte al Suzuki Bike Day 2023 avrà la possibilità di cimentarsi in assoluta sicurezza su un percorso unico e di vivere un’esperienza fuori dall’ordinario. Il tracciato comprenderà l’anello di 28,5 chilometri del percorso su cui si è svolto il campionato del condo di ciclismo su strada del 2020, con l’aggiunta di un ulteriore tratto di una ventina di chilometri. I partecipanti potranno pedalare sull’asfalto del circuito imolese (un privilegio riservato di norma ai piloti e ai ciclisti professionisti) e sul percorso impiegato in occasione della prova iridata del 2020, con le salite della Gallisterna e del Mazzolano. Il tutto prima di affrontare un’ulteriore nuova e spettacolare sezione, entrando i percorrendo in anteprima alcuni passaggi della 2° tappa del Tour De France 2024, Cesenatico-Bologna. Sul percorso saranno allestiti punti di ristoro un Village di partenza e arrivo dentro l’autodromo.

«Abbiamo dovuto fare – dice Cassani – delle modifiche per quello che è successo. La salita del Monticino non è possibile percorrerla, però siamo comunque riusciti a creare un percorso che unisce i due mondiali del 1968 e 2020 e alcuni tratti della tappa del Tour de France. Sarà una pedalata che unirà tre grandi eventi. Si parte dall’autodromo di Imola e si pedala sempre in sicurezza questo è un altro punto da sottolineare. La partenza alla francese è prevista fra le 8,30 e le 10 dal circuito, con termine previsto alle 12,30».

Strade iconiche dei mondiali e del Tour 2024
Strade iconiche dei mondiali e del Tour 2024

Emilia Romagna e Dynamo Camp

Davide Cassani è cresciuto su queste strade e lui in prima persona è stato colpito nella sua casa di Faenza dall’alluvione. «Pedaleremo – spiega – cercando di portare una ventata di un sorriso ad un territorio che è stato messo in ginocchio da questo evento climatico. Ma oltre a ciò aiutiamo questa regione colpita con aiuti pratici. Devo ringraziare Suzuki che alla fine, appunto, ha comunque confermato l’evento pensando anche di fare qualcosa in più».

Oltre alla quota che verrà devoluta interamente al Dynamo Camp, la casa automobilistica di Hamamatsu devolverà a favore dell’ Emilia-Romagna la stessa cifra che verrà raccolta.

Sarà un evento aperto a tutti, alle famiglie e a chiunque voglia dare una mano e allo stesso tempo godersi una mattina all’insegna dello sport. «Alla fine non è una gara – precisa Cassani – ma è un modo per passare una mattinata insieme. Pedalando senza nessuno stress, proprio per il gusto di fare un giro in bici su strade libere dal traffico. L’anno scorso è stato un’evento molto bello, quindi speriamo quest’anno di rivivere una giornata del genere. Sempre con un pizzico di emozione per quello che è successo».

Ospiti d’onore

Gli iscritti potranno partecipare con qualsiasi tipologia di bicicletta (mountain bike, bicicletta elettrica, a pedalata assistita, con carrellino per bimbi o pets…) e pedalare al ritmo preferito, in compagnia di tante importanti figure dello sport italiano. Tra gli invitati ovviamente ciclisti ed ex ciclisti come Davide Cassani, Alessandro Petacchi, Sonny Colbrelli, Silvia Zanardi, Filippo Baroncini, Giada Borgato, Moreno Argentin.

Ma anche atleti di altri sport come Elisa Giordano, capitano della nazionale femminile di rugby, Silvia Fent capitano della nazionale femminile di rugby U20, Francesca Lollobrigida, Davide Ghiotto, Pietro Sighel plurimedagliati e campioni olimpici della FISG. Franco Pesavento e Sandra Mairhofer, campioni mondiali di Winter Triathlon, in rappresentanza della FITri e Alberto Barile COO del Torino Fc.

Una giornata senza stress e quest’anno nel senso della solidarietà
Una giornata senza stress e quest’anno nel senso della solidarietà

Per Dynamo Camp

La quota di iscrizione è di 5 euro, interamente devoluti in beneficenza a favore di Dynamo Camp. Chiunque può però liberamente alzare la cifra, a seconda della propria generosità. Oppure di 20 euro per l’iscrizione Premium, che comprende oltre alla quota di iscrizione devoluta in beneficienza a Dynamo Camp, l’esclusiva maglia tecnica di Alè Cycling, disegnata dal Centro Stile di Suzuki.

Per chi provvederà a iscriversi entro il 28 giugno è assicurata la personalizzazione del frontalino. Tutte le quote comprendono: pacco gara, frontalino, copertura assicurativa, punti di ristoro, assistenza sanitaria e meccanica. Le iscrizioni in loco saranno possibili al Village il giorno precedente all’evento dalle 17,30 alle 19,30 e la mattina del Suzuki Bike Day #03 dalle 7,30 alle 9,30. Negli stessi orari sarà possibile ritirare anche il frontalino e la maglia tecnica.

SuzukiBikeDay

Sette giorni al Giro: la RAI, Fabretti e il ritorno di Cassani

29.04.2023
6 min
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Le classiche del Nord hanno infiammato i tifosi sulle strade e fatto crescere gli ascolti televisivi. A una settimana esatta dal Giro, la sensazione di avere un tesoretto di credito da gestire con attenzione è comune in tutti gli operatori dell’informazione. La squadra di RAI Sport, che con il gruppo del Nord ha raggiunto grandi livelli di intensità e approfondimento, si sta preparando per il viaggio lungo le strade italiane. Le dimissioni di Alessandra De Stefano sono arrivate probabilmente quando il grosso del lavoro era stato definito e progettato. Ed è proprio dell’offerta relativa al Giro che parliamo con Alessandro Fabretti, classe 1968, vicedirettore e responsabile per il ciclismo.

La crono di apertura del Giro d’Italia 2023 si correrà quasi totalmente sulla ciclabile Costa dei Trabucchi (foto Chieti Today)
La crono di apertura del Giro d’Italia 2023 si correrà quasi totalmente sulla ciclabile Costa dei Trabucchi (foto Chieti Today)
Che Giro ci attende?

Non rinneghiamo il passato e quanto fatto da Alessandra De Stefano, quella resta la base. Però cerchiamo di dare sempre qualcosa di nuovo. Per quest’anno ad esempio stiamo lavorando per riportare Cassani al Giro. L’idea è di fare con lui il backstage del dopo arrivo durante il Processo alla Tappa. Che cosa ci distingue da altre televisioni?

Che cosa?

Il fatto che noi siamo al Giro e siamo liberi di andare ovunque. Eppure non avevamo mai mostrato cosa succede tra l’arrivo e il podio. L’idea è che Davide Cassani ed Ettore Giovannelli prendano la telecamera e ci mostrino quello che io ho definito il paddock del Giro d’Italia. Come avveniva con Ettore, quando faceva la Formula Uno. Si prendono il microfono e la telecamera e mostrano i corridori che fanno defaticamento o che mangiano. Si spiega cosa mangiano e magari si fa una battuta con loro. Si vedrà magari Vegni e qualche direttore sportivo arrabbiato. Il corridore stanco e quello che si lecca le ferite. Vogliamo dare la sensazione di cosa accade dopo l’arrivo del Giro e non solo quello.

Sulle moto RAI del Giro viaggeranno Giada Borgato e Stefano Rizzato
Sulle moto RAI del Giro viaggeranno Giada Borgato e Stefano Rizzato
Cos’altro?

Intorno alle 14 l’idea è di andare ai pullman e farne aprire qualcuno. Così anche in questo caso mostreremo che cosa succede là sopra mentre si aspetta l’arrivo, perché generalmente nessuno lo sa. Parliamo con l’autista e cerchiamo di entrare sempre più dove le telecamere non sono ancora arrivate. Oltre a questo, punteremo sempre più sulla realtà aumentata, che può piacere oppure no, che non tutti capiscono, ma è il futuro.

Alla Sanremo c’era Giada Borgato sulla moto…

Giada ci sarà anche al Giro, assieme a Stefano Rizzato. Alla Sanremo ha funzionato molto bene. Mentre Stefano ha più il taglio del giornalista e quindi farà la cronaca, racconterà le sensazioni e cercherà di andare in profondità, Giada è più tecnica. Divideremo in questo modo i due ruoli e in ogni fase della corsa interverranno l’una o l’altro in base alle loro competenze.

Le moto ripresa, gli elicotteri e la troupe a terra: il Giro della RAI è un impegno eccezionale
Le moto ripresa, gli elicotteri e la troupe a terra: il Giro della RAI è un impegno eccezionale
Sarete in onda per tutto il giorno?

Dal mattino fino a notte inoltrata o meglio alla mattina successiva, su Rai Sport HD e su Rai Due. Un’ora prima della partenza ci sarà “Aspettando il Giro” con Tommaso Mecarozzi e Stefano Garzelli, quindi sensazioni, umori e tutto il resto. Poi avremo la prima diretta e a seguire “Giro all’arrivo”. Poi “Il Processo alla tappa” fino alle 18. Dalle 20 alle 21 quello che prima si chiamava “Giro Sera”. Infine alle 24 la riproposizione di tutta la tappa.

Per la diretta ci saranno Pancani e Petacchi?

Loro due più Fabio Genovesi, che torna a gran richiesta, perché è un personaggio e una persona di grande cultura (i tre sono insieme nella foto di apertura, ndr). Francesco gestisce molto bene i suoi interventi, sa integrarlo nel modo migliore.

Dovrebbe tornare al Giro anche Cassani, qui a Firenze con Prudhomme e il sindaco Nardella alla presentazione del Tour
Dovrebbe tornare al Giro anche Cassani, qui a Firenze con Prudhomme e il sindaco Nardella alla presentazione del Tour
Gli ascolti salgono grazie a questi grandi campioni?

Lo zoccolo duro rimane costante e diventa durissimo quando c’è un italiano che vince. Le classiche hanno tenuto bene, lo share è salito e siamo molto soddisfatti. Alla Liegi avremmo avuto buoni ascolti anche se non avesse vinto Evenepoel.

Ne avete fatto un buon racconto, onore al merito…

Condivido questa lettura, sono d’accordo. Quel gruppo funziona, ma vorrei riportare dentro anche Andrea De Luca, che merita i suoi spazi (voci di corridoio, lo vedono come commentatore al Tour de France, ndr). La cosa che mi fa molto piacere – questo lo dico come amante del ciclismo – è che facciano sempre un buon ascolto anche le gare più piccole e quelle dei dilettanti. Segno che il pubblico italiano vuole il ciclismo.

Messina, 11 maggio 2022: al Processo alla Tappa di Alessandro Fabretti, Vincenzo Nibali annuncia il ritiro a fine stagione
Messina, 11 maggio 2022: al Processo alla Tappa di Fabretti, Nibali annuncia il ritiro a fine stagione
Il Processo alla tappa resta tuo? Che esperienza è stata lo scorso anno?

Resta mio, confermo. L’anno scorso per certi aspetti non è stato un gran Giro, quindi trovare spunti per processare qualcuno o qualcosa è stato complicato. Non ha mai piovuto, fortunatamente non ci sono state cadute, i primi sono stati i migliori, i peggiori sono stati gli ultimi. Ci sono state fughe a orologeria, nel senso che era palese che le avrebbero riprese negli ultimi 5 chilometri. Nonostante tutto, abbiamo avuto dei bei momenti…

Uno su tutti, l’annuncio del ritiro di Nibali?

Per certi versi, è stata la notizia più forte e per me è stato un momento molto sentito. Siamo entrambi nel ciclismo da tantissimi anni, ormai sono 30, e Vincenzo l’abbiamo visto nascere. Lo abbiamo sempre nominato e mi è sempre piaciuto molto come atleta e come persona. Lo capivo quando si impuntava su alcune cose o prendeva posizione, le ho sempre condivise. Per cui ho vissuto quel momento come un distacco, quasi il taglio del cordone ombelicale.

Alessandra De Stefano si è dimessa il 20 aprile dopo 18 mesi alla direzione di Rai Sport
Alessandra De Stefano si è dimessa il 20 aprile dopo 18 mesi alla direzione di Rai Sport
Come un compagno di viaggio che si ferma…

Per me è stato il filo conduttore di tante trasferte al Giro o al Tour. L’ho sempre tifato, per questo probabilmente quella trasmissione è venuta bene, perché io per primo l’ho sentita molto. Non sono stato un attore che cercava di fare sensazione: quel giorno là sopra c’era emozione vera.

Chi prende la prima maglia rosa?

Ci sarà la grande sfida fra Evenepoel e Ganna. La crono non è semplicissima, ma sarei contento già di avere un grande duello fra il campione del mondo e il cronoman più forte. Quanto agli altri italiani, spero che Ciccone ce la faccia. Il Giro ha un percorso che mi piace e c’è un bel parterre. In questo periodo siamo a tutta per definire i dettagli. Davvero non vedo l’ora che questa settimana voli e che ci ritroviamo tutti in Abruzzo per cominciare.

Technipes #inEmiliaRomagna, si respira aria nuova

20.02.2023
6 min
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Dodici atleti: 6 under 23 e 6 elite. Il nuovo progetto riparte da loro. Siamo stati alla presentazione del Team Technipes #inEmiliaRomagna a Santarcangelo di Romagna. La percezione è che oltre al nome, l’aria da queste parti sia cambiata. Non in modo negativo, l’organico dello staff è rimasto lo stesso, ma si è decisamente allargato sotto tutti i punti di vista. Il progetto nato nel 2019 dall’impegno di APT Servizi Emilia Romagna e Consorzio Terrabici diventa continental e lo fa seriamente, con ambizioni chiare e corridori promettenti. 

Lo stesso focus  

La Regione Emilia Romagna rimane un polmone della squadra. Quest’anno sarà affiancata dall’azienda Technipes di Santarcangelo di Romagna. Il focus sarà lo stesso: far crescere i propri giovani grazie al confronto diretto con le grandi realtà del ciclismo italiano e internazionale.

«Il cicloturismo è uno dei settori maggiormente in crescita – ha detto Davide Cassani, Presidente APT Servizi Emilia-Romagna – eppure in Emilia-Romagna mancava una squadra di ambassador del territorio e che ne portassero in giro i colori con la propria attività. Così è nato il team U23 nel 2019, di cui sono stato l’ideatore, ma che vede un gruppo forte, con uno staff capace, che ha grande passione per questo sport e che lavora ogni giorno per rendere realtà questo progetto.

«Siamo partiti un passo alla volta – conclude l’ex cittì – ma il progetto e il team sono cresciuti man mano, vincendo in questi anni una tappa al Giro Giovani, indossando la maglia rosa, vestendo l’azzurro della nazionale U23 e portando un corridore, Tarozzi, al professionismo. Oggi, insieme a Technipes, a Bianchi e agli altri importanti partner, il progetto fa un ulteriore passo avanti».

Nuovi diesse e opportunità

Vi abbiamo già parlato dei nuovi diesse, Francesco Chicchi e Mario Chiesa. Due nomi con esperienza che si vanno ad aggiungere a quelli di Coppolillo, Calzoni e Contoli. Con loro il gruppo si rinforza anche di elementi del ciclismo dei professionisti, come il preparatore della Movistar Leonardo Piepoli, nel ruolo di consulente e collaboratore di Alessandro Malaguti.

Due fil rouge che accompagnano la squadra dalla sua nascita sono “Coppo” ed Emanuele Ansaloni. Il primo come timoniere, il secondo è il capitano non capitano, che ha vestito tutte le maglie di questa #inEmiliaRomagna.

«Oggi hai fatto bene – spiega Ansaloni – domani è un altro giorno. Coppolillo ti tiene sempre con i piedi per terra e motivato per il futuro. Il merito della squadra e della crescita è anche suo. E’ sempre stato un cuore pulsante del progetto fin dal 2019. Sul piatto ora abbiamo tutto quello che serve per andare nei professionisti. Certe squadre hanno meno e siamo noi che dobbiamo cercare di valorizzare questa opportunità. Lo stimolo in più quest’anno c’è perché correre con i pro’ ti fa capire com’è fatto il vero ciclismo. Poi si ha l’occasione di correre anche tra i dilettanti e cercare di fare la differenza per emergere. E questo è un po’ il “segreto” delle continental».

L’identikit della squadra

Un nome, una descrizione. Ansaloni apre la sua personalissima agenda..

Dapporto: «In un gruppo ristretto può dire la sua sempre. E’ stato in nazionale varie volte e sono sicuro che quest’anno può ambire alle vittorie che l’anno scorso sono mancate».

Collinelli: «Un passista giovane e molto veloce. Una garanzia per fare l’ultimo uomo, è bravo a farsi strada in gruppo, occhio da pistard. Una ruota veloce».

Montefiori: «Vice campione italiano a cronometro, non è più una sorpresa. I suoi obiettivi sono sicuramente internazionali».

Masoni: «E’ la definizione di uomo squadra ed è anche molto forte e attaccante». 

Umbri: «Veloce e molto potente, sono convinto che potrà fare bene. Un finisseur».

Nessler: «Ha fatto un finale di stagione importante. Il suo pane è la salita, in arrivi tortuosi ed esplosivi potrà dire la sua».

Petrelli: «Abbiamo corso insieme da juniores. Va sempre all’attacco e sa come muoversi per giocare le sue carte».

Sergiampietri: «Giovane, piccolo ma con un carattere deciso».

Innocenti: «E’ sempre stato una promessa. Un leone ferito e affamato per quello che gli è successo. Si vuole riscattare».

Monaco: «Ha avuto delle sfortune, va molto forte in salita e sarà la nostra chioccia con i pro’ avendo già esperienze. La sua missione principale sarà tornare in alto».

Forques: «E’ il nostro cavallo pazzo. Un ragazzo che fa squadra, solare e carismatico. Ha un bel motore, sarà una sorpresa per tutti perché viene dal triathlon e sarà la sua prima vera e propria stagione su strada». 

Qui Emanuele Ansaloni presente nella formazione di Faenza dal 2019
Qui Emanuele Ansaloni presente nella formazione di Faenza dal 2019

Le ambizioni di Ansaloni

Davide Cassani, durante la presentazione, lo ha interpellato per far capire che questa squadra ha un’anima e se c’è qualcuno che la rappresenta sotto il punto di vista di serietà, ambizioni e valori è proprio Ansaloni.

«Ansa è da troppo tempo con noi – dice Cassani – non perché non lo vogliamo. Un corridore come lui sarebbe prezioso in ogni squadra. Vogliamo che ci saluti perché vorrebbe dire essere diventato professionista».

«L’anno scorso – conclude Ansaloni – ho fatto quel terzo posto al campionato italiano su strada e non mi sono mai reso conto di aver sfiorato quella maglia. In primis, come è ovvio che sia, il mio obiettivo è quello di passare professionista. Voglio mettermi in evidenza nelle gare con i pro’ e proverò ad attaccare sempre per cercare di fare bene senza avere in mente il tutto o niente del risultato. Quando invece correrò tra i dilettanti, beh lì invece l’obiettivo è vincere».

Grand Depart da Firenze: il Tour, l’Italia e i giganti

21.12.2022
5 min
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Il Tour de France 2024 partirà dall’Italia (foto Ansa in apertura), per quella che non sarà la classica Grand Depart dall’estero, ma una vera e propria incursione nella storia di un Paese che ciclisticamente non ha nulla da invidiare alla Francia e che avrà ancora negli occhi le magie del Giro d’Italia di poche settimane prima.

«Centoventi anni senza l’Italia – ha raccontato Christian Prudhomme – non si viene qui senza approfittare della vostra storia e del vostro territorio. La volontà è di fare un Tour diverso, che lascerà il segno e si correrà poco prima delle Olimpiadi di Parigi e che per questo si concluderà a Nizza. Sarà diverso grazia a voi, che nel cuore avete questo ciclismo romantico che piace tanto anche a noi».

Il percorso del Tour 2024 presenterà cinque partenze di tappa dall’Italia: dopo l’ultima, si torna in Francia
Il percorso del Tour 2024 presenterà cinque partenze di tappa dall’Italia: dopo l’ultima, si torna in Francia

Il Tour dei giganti

Il Tour de France 2024, che partirà da Firenze e nel primo giorno attraverserà gli Appennini per arrivare a Cesenatico, si riempirà la pancia della storia di giganti come Gino Bartali, Gastone Nencini e Marco Pantani. E quando il giorno dopo ripartirà alla volta di Bologna, attraverserà le strade di Vittorio Adorni ed Ercole Baldini. Prima di addentrarsi, andando verso il Piemonte al terzo giorno, nelle contrade silenziose e magiche che videro sbocciare il talento di Fausto Coppi. La Francia ha avuto grandi campioni, ma il Tour non verrà qui a mostrare le meraviglie del ciclismo, perché le conosciamo già. Eppure c’è da scommettere, conoscendo il loro modo di lavorare, che sapranno renderle ancora più splendenti.

«Il Tour ha aspettato troppo – prosegue Prudhomme – l’Italia è la culla del ciclismo romantico, patria di campioni immensi e attaccanti che i tifosi amano. Un Paese di immensa bellezza. L’Emilia Romagna aveva già salvato il mondiale nel 2020, permettendo a un francese, Julian Alaphilippe, di diventare campione del mondo. I percorsi saranno molto interessanti e suggestivi. Tutti i giorni sulle strade ci saranno elementi del Patrimonio dell’Umanità e la leggenda dei vostri grandi campioni».

La presentazione si è svolta nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio
La presentazione si è svolta nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio

Fra Cassani e Bonaccini

Alle spalle di tutto questo, un grande lavoro dietro le quinte, nato da uno scambio di battute tra Davide Cassani e Bonaccini, il presidente dell’Emilia Romagna.

«Avevamo fatto da poco la partenza del Giro – ricorda Davide – quando il presidente mi chiede: “E adesso? Che cosa possiamo fare?”. Io gli dissi che si poteva fare il Tour e lui mi chiese se fosse mai partito dall’Italia. Ovviamente sapeva benissimo che non era mai accaduto e così abbiamo cominciato a lavorarci. Prima pensando all’Emilia. Poi alla Toscana. Poi alla Toscana e all’Emilia e anche il Piemonte. C’è stato un grande gioco si squadra fra regioni che hanno individuato nel ciclismo un ottimo veicolo promozionale per il turismo. Ci abbiamo messo un po’ di tempo, ma alla fine ci siamo riusciti».

Da est a ovest

La prima tappa non sarà affatto tenera. «La prima partenza dall’Italia – dice Prudhomme – avverrà da una delle più belle regioni dell’Italia, la Toscana, con una tappa che attraverserà l’Italia da Est a Ovest. Una partenza difficile. Un percorso da ciclismo della leggenda. Voglio ringraziare infinitamente chi ha reso possibile questa magia. In Francia a volte ci chiedono perché il Tour de France parta dall’estero, ma a partire dal 29 giugno 2024 nessuno se lo chiederà più. Perché vedranno la passione degli italiani e la bellezza dei percorsi».

Una tappa vera

E proprio la prima tappa è motivo di riflessione per lo stesso Cassani. «Una tappa vera – dice – con salite vere e quasi 4.000 metri di dislivello. Il Barbotto e Perticara, che cono durissime e poi il giorno dopo la doppia scalata di San Luca. Quando sono state individuate le città, noi abbiamo proposto quello che ci sarebbe piaciuto fare. Abbiamo detto che dalla partenza all’arrivo c’erano varie soluzioni, poi sono stati loro a decidere. Ma Prudhomme conosce la storia del ciclismo e la cosa bella è questa. Con tre giorni di corsa valorizzeremo dei territori e renderemo omaggio a campioni che il mondo ci invidia».

Domani a Bologna saranno presentate le prime due tappe, il 23 dicembre a Torino si parlerà delle frazioni piemontesi. Poi sarà tempo di tuffarsi nelle Feste del Natale, cullando il pensiero di quel che sarà la prima Grand Departe dal suolo italiano. Un evento destinato a fare la storia.

Studente-atleta alto livello: dialogo fra scuola e sport

09.12.2022
4 min
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Nella recente intervista con Davide Cassani è emerso come lo sport si sia evoluto e di conseguenza la figura dell’atleta. Lo studio e l’apprendimento sono un passaggio fondamentale per chi pratica attività sportiva, soprattutto da giovani. Dal 2018, direttamente dal Miur (Ministero Istruzione Università e Ricerca), è nato il progetto studente-atleta di alto livello. L’obiettivo è conciliare e tutelare la carriera scolastica e sportiva dei nostri ragazzi. Per comprendere meglio il funzionamento di questo progetto, ancora sperimentale si legge sul sito del Ministero, ci facciamo accompagnare virtualmente da Silvia Epis: Direttore Tecnico Nazionale Giovanile.

Silvia Epis insieme a Dario Igor Belletta alle Olimpiadi giovanili europee del 2020 (foto FCI)
Silvia Epis insieme a Dario Igor Belletta alle Olimpiadi giovanili europee del 2020 (foto FCI)

L’inizio di tutto

Cinque anni può essere considerato un periodo breve, ma nella politica e nel campo delle proposte e dei disegni di legge non lo è affatto. 

«Il motivo per il quale è nato questo progetto – racconta Silvia Epis – è semplice. Tutte le varie federazioni hanno riconosciuto che in Italia mancasse un’organizzazione che conciliasse l’attività scolastica con quella sportiva. Non sempre si riusciva a venire incontro ai ragazzi che praticavano sport ad un certo livello. I professori e gli Istituti scolastici si discostavano poco dal programma di studio, che molte volte aveva la massima concentrazione nel periodo di più intenso dell’attività agonista dei ragazzi. Soprattutto nel ciclismo, per non parlare della BMX, dove l’attività internazionale la fai da giovane.

«Si tratta di un progetto – prosegue Epis – che nel corso dei vari anni scolastici è cresciuto sempre più. Nel primo anno, 2018/2019, gli iscritti al programma erano 1.505, nell’ultimo 27.577. Questo è sinonimo che il progetto funziona. La regione con l’adesione maggiore è la Lombardia con il 18 per cento, poi ci sono Lazio ed Emilia Romagna. Tuttavia le percentuali sono ben distribuite, questo testimonia come il progetto sia ben radicato sull’intero territorio».

La selezione dei ragazzi è rigida, ma necessaria per creare un progetto funzionale (foto Scanferla)
La selezione dei ragazzi è rigida, ma necessaria per creare un progetto funzionale (foto Scanferla)

I criteri di selezione

Non è un programma aperto a tutti, per aderire bisogna rispettare determinati criteri di selezione che decretano se l’atleta si può considerare un “atleta di alto livello”. Per gli sport individuali, è possibile accedere se si è un atleta tra i primi 36 posti nella classifica federale di riferimento, per categoria o anno di nascita. 

Per il ciclismo sono prese in considerazione le seguenti classifiche: piazzamento nelle prime cinque posizioni ai campionati italiani (per specialità e categoria), piazzamento nelle prime cinque posizioni nei Circuiti Nazionali del Settore Fuoristrada e BMX e piazzamento nelle prime tre posizioni nei Campionati Regionali (per specialità e categoria). 

Ivan Toselli, dal 2023 junior di primo anno, ha la scuola al centro della crescita (foto Coppa d’Oro)
Ivan Toselli, dal 2023 junior di primo anno, ha la scuola al centro della crescita (foto Coppa d’Oro)

Come funziona?

In pratica come è organizzato il programma studente-atleta di alto livello? Come si coordina l’attività tra la scuola e società sportiva?

«Si nominano un tutor scolastico ed un tutor sportivo – spiega Epis – due figure che tra loro si confrontano cercando la migliore soluzione tra i vari impegni. A livello di POF (Piano di Offerta Formativa, ndr) non cambia nulla per lo studente. Gli obiettivi di apprendimento sono gli stessi dei compagni. Si tratta di coordinare, nella miglior maniera possibile, le due attività: quella sportiva e quella scolastica. Per esempio: se un ragazzo ogni domenica ha una gara, si eviterà di mettergli interrogazioni o verifiche il lunedì, per dargli la possibilità di recuperare. 

«Durante la settimana – riprende – per fare un altro esempio, soprattutto in inverno che le giornate si accorciano ci sono delle assenze giustificate per determinati allenamenti. Pensate ad un ragazzo che deve uscire in bici, se alle 17 è buio per forza di cose dovrà anticipare l’uscita da scuola. Si tratta di un dare e avere, perché lo studente poi è chiamato a recuperare le ore perse con maggiore studio individuale». 

I ragazzi hanno un’attività scolastica che si conforma al calendario delle corse (foto Rodella)
I ragazzi hanno un’attività scolastica che si conforma al calendario delle corse (foto Rodella)

Il riscontro

«Il progetto prosegue bene e bisogna ammettere che fosse davvero necessario – conclude Silvia Epis – prima del 2018 ogni federazione era indipendente. Questo causava grandi squilibri tra i vari sport, nel calcio, come nella ginnastica artistica i ragazzi venivano mandati in istituti privati o serali per conciliare meglio le due attività. Il costo per le famiglie era notevolmente più elevato, il progetto messo in piedi dal Ministero viene incontro a tutte le situazioni economiche e sociali. In più non crea sproporzionalità di trattamento tra una federazione e l’altra».