Pontoni e i “bestioni”: «Cercarli tra i pro’ o formarli tra i giovani»

23.12.2021
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Alto, possente, potente, magari che viene dalla strada: l’identikit del ciclocrossista moderno. Il cittì Daniele Pontoni lo ammette chiaramente: «E’ quello il profilo da ricercare». 

La discussione entra subito nel vivo. Il tecnico friulano ha capito esattamente dove vogliamo andare a parare e non rinuncia a rilanciare la discussione. La sua passione diventa subito contagiosa.

Il cittì Pontoni ha le idee chiare per il futuro: bisogna aumentare chili e potenza e lavorare con i giovani (se non “giovanissimi“)
Il cittì Pontoni ha le idee chiare per il futuro: bisogna aumentare chili e potenza e lavorare con i giovani (se non “giovanissimi“)
Daniele, dicevamo di questo profilo dal quale spiccano potenza e se possibile anche una certa stazza…

Esatto ed è quello che sto cercando. Un corridore potente e se ha anche tecnica è il massimo. Oggi chi riesce a fare più pedalate e a spingere rapporti più duri fa la differenza. E’ il cross moderno. La potenza paga e io sono alla ricerca di un profilo così. E se non lo trovo guardo ai più giovani.

Se non lo trovo…

Spero di coinvolgere qualche professionista dalla strada con queste caratteristiche e se non lo troviamo, ripeto, dobbiamo essere bravi noi a ricercarli già tra gli esordienti e tra gli allievi. E’ lì che li dobbiamo pescare, ma soprattutto, chiaramente, formare.

Un po’ però viene da pensare: possibile che in Italia non abbiamo più il bestione da un metro e ottanta e 70 chili?

Eh pare proprio di no. Anche qui dobbiamo andare a vedere tra gli allievi. Avremmo Ettore Fabbro, che adesso è 1,78 metri, o Federica Venturelli, tra le ragazze. Comunque anche con profili più piccoli, come potevo essere io, si può lavorare e cercare di mettere su watt. Io a situazioni così non “davo del lei” e spingevo forte lo stesso.

La direzione da prendere è chiara insomma…

Vi dico questa, proprio l’altro giorno abbiamo fatto l’ordine a Castelli per le divise della nazionale. Bene, non abbiamo una L. Il nostro problema è che arriviamo solo alla taglia M! Può sembrare una battuta ma è così.

Prima, Daniele, hai parlato di professionisti della strada. Hai già qualche nome in mente?

Sì, ho mente dei nomi ma non li dico tutti. Però posso dire che uno di questi è Covi e già ne avete parlato! Ma poi penso anche ad altri ragazzi per i quali stravedo e che ricordo in azione: De Pretto, Verre e lo stesso Trentin. Ma anche Lorenzo Masciarelli: ecco lui potrebbe avere queste caratteristiche che dicevamo, ma bisogna dargli tempo per fargliele esprimere. Io spero possa crearsi un piano con la Federazione per lavorare e coinvolgere loro e anche i cronoman.

I cronoman: giusto quello che abbiamo scritto qualche giorno fa. Tra le due discipline c’è molto in comune…

Esatto: potenza, sforzi di 45 minuti, un’ora “a blocco”. Per me un cronoman si adatterebbe bene al ciclocross, semmai nel fuoristrada ci sono da fare più cambi di ritmo, ma siamo lì.

Prima hai fatto dei nomi importanti, ma non dei super big della strada. Come mai? Sono quelli che non vuoi dire?

Quelli sono dei nomi, dei ragazzi, che piacciono a me. Ma lo dico più da tifoso, da appassionato che da tecnico. E quando li vedo fare certi numeri su strada sono contento. Per gli altri nomi non mi sembra neanche carino farne, diciamo così.

Beh, allora se non fai tu dei nomi, te ne gettiamo noi alcuni sul piatto. Partiamo da Trentin che il cross l’ha anche fatto, ma pensiamo anche ad un Guarnieri, ad un Oss (entrambi nella foto di apertura), ad un Ballerini… Gente appunto di grande potenza e una certa “stazza”…

Come profili sarebbero perfetti, ma forse è un po’ tardi. Faccio fatica, per esempio, ad immaginare un Oss alle prese con la tecnica di guida. Tra loro direi Trentin perché viene da questa specialità. Ohi, poi magari sono interessati e io mi sbaglio sul discorso della tecnica. Me lo auguro! La verità è che dobbiamo confrontarci poi con tanti soggetti: squadre, preparatori e procuratori… Sarebbe bello che scoppiasse la scintilla del cross.

Chiaro, se c’è interesse anche il corridore è motivato e le squadre non ti danno gli atleti perché “devono”, ma perché vogliono…

Che dire, sicuramente ci proveremo. Tanto più di un “no”, non possono dirci! Tutto ciò è nei miei sogni, nei miei pensieri, nella mia volontà. Ma ci penseremo non appena è finita questa stagione, anche se in realtà già abbiamo iniziato a pensare alla prossima, tanto che vorrei essere concentrato molto di più sul presente. Questi 40 giorni sono i più importanti, tra le gare di coppa, il campionato italiano e il mondiale. Si restringono i tempi e anche i tempi delle scelte.

Corvi 2021

Namur ci regala un nuovo talento: Valentina Corvi

22.12.2021
5 min
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La truppa di Pontoni non finisce di stupire: ad ogni grande appuntamento internazionale, un nuovo elemento si affaccia sulla scena cogliendo un piazzamento sul podio che ha un dolce sapore di futuro. A Namur, nell’ultima prova di Coppa del mondo, è stata Valentina Corvi ad aggiungersi alla serie, finendo terza fra le junior dietro la vincitrice Zoe Backstedt (GBR) e Leonie Bentveld (NED), ossia le due primattrici della categoria. Quello della ragazza di Tirano è un appuntamento con la gloria che si può dire fosse già fissato: a inizio stagione si puntava molto su di lei, ma la Venturelli l’aveva anticipata in quel di Tabor. Ora la lombarda ha finalmente chiuso il cerchio.

Il suo risultato non sorprende più di tanto, perché di lei si parla da tempo nell’ambiente offroad. Tre volte tricolore nella Mtb, da esordiente secondo anno fino ad allieva secondo anno per un tris consecutivo di alto valore, a cui vanno aggiunte tre medaglie europee giovanili, sempre in mountain bike, due nel team relay e una individuale, un argento, con il quale si è presentata alle porte dell’approdo fra le junior.

Corvi Namur 2021
Valentina Corvi sul podio di Namur, con la vincitrice Backstedt e la Bentveld
Corvi Namur 2021
Valentina Corvi sul podio di Namur, con la vincitrice Backstedt e la Bentveld

Tirano, palestra offroad

D’altro canto, quella di Valentina è una famiglia che si è dedicata in toto alle due ruote: «Io ho iniziato a correre seguendo le orme di mio fratello Daniele: anche se ha un anno meno di me, aveva già iniziato a gareggiare e io ho cominciato fra le G2. Mio padre non si è mai perso una nostra gara, si è dedicato anima e corpo a noi al punto che è diventato presidente della società locale, la Melavì Tirano Bike». Società, aggiungiamo noi, che nel corso degli anni ha raccolto messe di risultati nelle categorie giovanili diventando un prezioso serbatoio di talenti per il fuoristrada.

Ti è mai balenata nella testa l’idea di correre su strada?

Sì, ma non ho avuto l’opportunità di farlo. A dir la verità fino allo scorso anno non ci pensavo, mi piace troppo la mountain bike, soprattutto le discese, ma poi avevo iniziato a sentire il desiderio di mettermi alla prova anche in un’altra specialità. Non c’è stata la possibilità, ma nel 2022 conto di fare qualche prova anche lì.

D’altronde nel tuo territorio la Mtb ha una vasta preponderanza sul ciclismo su strada…

E’ vero, ma fino a un certo punto. In campo maschile valtellinesi che gareggiano su strada ci sono, il più popolare adesso è Alessio Martinelli, non ci siamo mai allenati insieme ma lo conosco di vista. Fra le ragazze invece la mountain bike è sicuramente più popolare.

Corvi Famiglia
Foto di famiglia con i genitori Erica e Silvano. Manca Daniele, anche lui biker
Corvi Famiglia
Foto di famiglia con i genitori Erica e Silvano. Manca Daniele, anche lui biker
Sei rimasta sorpresa dal tuo risultato in Belgio?

Speravo di fare una buona gara, me la sentivo dentro sin dalle prove del giorno prima perché quello è un percorso che mi si addice molto. Arrivare sul podio però è davvero qualcosa di grande, sono molto soddisfatta.

Non sei la prima ragazza che ottiene un grande risultato quest’anno. Si parla molto dell’ambiente che Pontoni è riuscito a creare in nazionale, pensi che questo contribuisca ai vostri risultati?

Sicuramente. Io non posso fare paragoni con il passato essendo entrata in nazionale solo quest’anno, ma posso dire che si è creato un gruppo compatto, dove ci sono momenti per stare in allegria e altri dove si è più concentrati. Ci sono regole da rispettare, ma è per il bene di tutti.

Corvi Melavì
Nelle categorie giovanili la Corvi ha realizzato un tris consecutivo di titoli italiani nella Mtb
Corvi Melavì
Nelle categorie giovanili la Corvi ha realizzato un tris consecutivo di titoli italiani nella Mtb
Dal cittì ti sono arrivate indicazioni in gara?

Daniele non si ferma mai, cerca più punti del percorso per poterci dare indicazioni. Ad esempio a Namur ha studiato l’evoluzione della gara e mi ha indicato nel finale come poter superare l’olandese per andare sul podio. 

Racconta…

Sul percorso c’erano due contropendenze. Daniele mi ha raggiunto all’imbocco dell’ultimo giro dicendomi che dovevo dare tutto sull’asfalto prima della seconda, per affrontarlo davanti all’avversaria. Facendo così, l’olandese non ha più avuto possibilità per superarmi, è anche scivolata e io sono andata via.

Pensi di essere al massimo della tua forma?

Spero proprio di no… Io sto preparando gli Italiani che sono il mio obiettivo stagionale, conto poi facendo bene lì di staccare il biglietto per i mondiali in America, sarebbe una bellissima esperienza.  

Corvi Mtb
La Corvi oggi corre per il Gs Sorgente Bradipozzo, dietro indicazione del suo preparatore Luca Bramati
Corvi Mtb
La Corvi oggi corre per il Gs Sorgente Bradipozzo, dietro indicazione del suo preparatore Luca Bramati
Come sono i tuoi rapporti con Federica Venturelli?

In queste trasferte abbiamo avuto modo di conoscerci, c’è molta complicità, affrontiamo insieme le prove percorso e ci fermiamo a confrontare le nostre esperienze, consigliandoci l’un l’altra. Abbiamo caratteristiche diverse: io vado meglio sui percorsi molto tecnici, lei predilige quelli più veloci.

Tra ciclocross e scuola ti resta un po’ di tempo libero?

Non molto, ma un po’ sì… Frequento il Liceo Scientifico di Tirano e questo abbrevia i tempi di spostamento, così il resto della giornata lo dedico agli allenamenti e allo studio, ma quando posso un’uscita con gli amici non manca.

Tutti amici di ambiente ciclistico?

No, sono vecchi compagni di scuola o ragazzi che ho conosciuto negli anni. Ho amici anche nel ciclismo, naturalmente, soprattutto della mia vecchia società, quella del mio papà: ci alleniamo insieme ancora adesso e continuiamo a sostenerci come se avessimo la stessa maglia…

Uno stadio ghiacciato: prova finita, sentiamo gli atleti

11.12.2021
7 min
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L’unico che per due volte è arrivato in cima senza scendere di bici è stato Iserbyt e per questo s’è beccato la salva di applausi dai tifosi sulla salita di Vermiglio. Un freddo cane. Il sole è rimasto sul paese per un’ora appena, Fruet aveva ragione. E comunque s’è fermato dall’altro lato della valle, tanto che i belgi hanno scherzato parecchio sul nome Val di Sole. Come dargli torto? Farsi scaldare le spalle, sia pure per pochi minuti, è stato piacevole, poi ci siamo arrampicati anche noi quassù per vederli passare. Questo è il racconto di quasi un’ora all’ombra e nella neve durante la prova, nel tratto che verosimilmente farà la differenza nelle due gare di domani.

Il sorriso della Vos

Marianne Vos non s’è mai fermata. L’olandese è stata la prima arrivare e l’ultima ad andarsene. Solo Pidcock è rimasto fino all’imbrunire, ma è partito parecchio dopo, rintanato nel maxi camion della Ineos Grenadiers, sbarcata in Val di Sole con strutture da Tour de France.

La grande campionessa olandese della Jumbo Visma prima ha provato a salire pedalando sulla sua nuova Cervélo, ma al secondo tentativo se ne è fatta una ragione e ha cominciato a inanellare giri con la bici in spalla. Il primo camminando, altri due correndo. Quella ragazza, pensiamo osservandola, è portatrice sana di grazia e grinta. Infatti ha trovato il modo di rispondere al saluto con un sorriso, poi lo sguardo è tornato fisso davanti. E quando il passaggio in cima non le è piaciuto, ha scavalcato la recinzione, è tornata indietro e ha ripetuto il passaggio.

Marianne Vos è stata una delle prima a uscire sul percorso
Marianne Vos è stata una delle prima a uscire sul percorso

Pidcock l’acrobata

Pidcock passa una prima volta camminando piano e guardandosi intorno, come quando sei in montagna e gestisci il tempo fra un passo e il successivo. Con lui c’è un corridore della Trinity, la squadra in cui Tom ha corso fino allo scorso anno. Arrivato in cima, si mette a osservare la compressione successiva allo scollinamento.

«Guarda quel pezzo là in fondo – dice al compagno di scalata – si vede un po’ di terra perché c’è tanta contropendenza. Bisogna stare attenti».

Il tempo di dirlo e si lancia nel mangia e bevi, con il piede a monte sganciato per tenere l’equilibrio e le mani nella parte sopra. Poi arriva alla curva che immette nella discesa. Afferra con la mano il palo di legno che delimita il percorso e ci fa il pendolo intorno, lanciandosi nella picchiata. L’altro in maglia Trinity lo segue e in quel passaggio di contropendenza, scivola e cade. Pidcock però non lo vede perché è già in fondo alla discesa. Al passaggio successivo sarà solo, masticando una barretta.

«Un’esperienza interessante – dirà poi il britannico – il tracciato è pieno di insidie. Quando il sole scende inizia a essere freddo, la neve cambia a ogni giro. Dalle foto sembrava un percorso piatto, invece l’ho trovato duro e tecnico. La prova è sempre diversa, sarà interessante affrontarlo in gara. E’ importante essere qui e sarà importante vedere come finisce. La neve è un’esperienza da fare, sentiremo i corridori, ma la chance olimpica merita che si provi».

Chiara Teocchi è parsa molto entusiasta del fondo innevato
Chiara Teocchi è parsa molto entusiasta del fondo innevato

Entusiasmo Teocchi

La temperatura alle 15 inizia a scendere in modo fastidioso, mentre si susseguono i passaggi su questo calvario gelato. I corridori usano scarpe basse e copriscarpe che non coprono anche la suola. Solo che all’affondare del piede nella neve, la punta si solleva e camminano con scarpe che fanno un po’ sorridere perché ricordano quelle rotte dei film di Charlot.

Decidiamo di concedere un po’ di riposo a Chiara Teocchi. Basta una battuta, infatti, e la bergamasca si ferma con un sorriso e il fiatone.

«E’ bellissimo – dice – è davvero molto bello. Sembra di essere sulla sabbia, ma non quella del Belgio che ti impianti. Una sabbia diversa, non so come spiegare. Serve una guida dinamica, non puoi mai rilassarti, devi assecondare la bici».

Poi riparte. Gli atleti non hanno giacche e cappucci, le loro tenute li difendono dal gelo, ma fermarsi è un grosso rischio.

Pericolo ghiaccio

Aspettano tutti Van Aert, salvo realizzare che il grande belga è ancora in patria a correre sulla sabbia. Fatto di ingaggi o cos’altro, Wout arriverà domattina in tempo per provare la neve. In compenso gli altri girano ed è palpabile che con il passare delle ore le condizioni della neve cambiano. Si indurisce, tanto che qualcun altro prova a salire in bici e quasi ci riesce.

«Se gela – dice Silvia Persico – le canaline diventano pericolose e si rischia di cadere. Non è il posto migliore per andare in bici, ma se non altro è così per tutti».

Lorenzo Masciarelli al primo anno da U23: a Vermiglio c’è anche lui. Ha vissuto la prova con impegno
Lorenzo Masciarelli al primo anno da U23: nella prova di Vermiglio c’è anche lui

Le fa eco Lorenzo Masciarelli, al primo anno da under 23. Dice che nel primo giro si riusciva a farlo quasi tutto in bici, ma è bastato che sulle scarpate siano iniziati i passaggi a piedi per rompere la neve e costringere tutti a scendere. Dice che se ghiaccia come sta accadendo verso la fine della prova, diventerà pericoloso.

Pontoni in paradiso

Fra gli ultimi ad andarsene c’è il cittì Pontoni, in compagnia di Mirko Celestino, e si è divertito come un ragazzino, avendo girato per tutto il tempo con le atlete della nazionale.

«Perché hanno un ritmo che posso ancora permettermi – scherza – ho tolto un po’ di ruggine, perché non andavo da anni sulla neve. Ho sentito ragazzi molto motivati e sono fiducioso per i nostri atleti azzurri. Su un percorso come questo, la forza conta fino a un certo punto, tanto conta lasciar andare la bici e saperla guidare. E noi abbiamo gente che sa guidare molto bene in entrambe le categorie».

«Non sarà un esperimento esotico – saluta il cittì della nazionale – ma una gara tecnicamente sostenibile. Il contesto olimpico fa sì che sia molto seguita dalla gente. Magari parlo così perché sono di parte, ma io oggi là dentro ero come un bambino. Anzi ho dovuto frenarmi, perché ho un ruolo e non posso farmi male. Abbiamo fatto le scelte tecniche e saranno a metà fra l’esigenza di grip e quella di velocità. Ogni atleta si è affidato alla sua sensibilità. Siamo tutti qui e aspettiamo con trepidazione quello che succederà domani».

Olivo esordienti

Per Olivo niente ciclocross. Almeno per ora…

08.12.2021
4 min
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E’ un anno importante per Bryan Olivo, un anno di grandi transizioni. Dal punto di vista delle discussioni, il suo 2022 è iniziato ancora prima, perché non vederlo in gara nel cross, dove pure è campione italiano junior in carica, ha fatto un certo effetto. Al CTF garantiscono che è stata una scelta presa consapevolmente per risparmiarlo un po’ considerando il salto di categoria, lo stesso cittì Daniele Pontoni ha detto di aver parlato con il ragazzo e di confidare di riaverlo a disposizione nell’inverno successivo, ma che cosa dice il diretto interessato?

Si capisce subito, parlandoci, che non è stata una decisione facile né presa a cuor leggero perché il ciclocross fa parte integrante della passione di un ciclista come Bryan, vero prodotto del ciclismo moderno, esempio di multidisciplinarietà. Ma anche lui è convinto che sia stata una decisione necessaria: «Renzo Boscolo mi conosce bene, considerando che mi segue da 6 anni. Ne abbiamo parlato, mi ha fatto capire che il passaggio di categoria è un momento delicato e devo prepararmi al meglio per la stagione su strada. Non è stato facile rinunciare, ma si doveva fare».

Bryan Olivo, Daniele Pontoni, 2018
Pontoni con Olivo: il cittì conta di riaverlo a disposizione per parte della prossima stagione
Bryan Olivo, Daniele Pontoni, 2018
Pontoni con Olivo: il cittì conta di riaverlo a disposizione per parte della prossima stagione
Con Pontoni come siete rimasti?

Daniele mi ha visto crescere, ha capito le mie esigenze ma sa quanto amo il ciclocross. Ne riparleremo il prossimo anno.

Lui pensa di poterti avere a disposizione almeno per una parte della stagione, quella più importante…

Si potrebbe ricalcare un po’ la gestione dei 3 grandi: Van Der Poel, Van Aert e Pidcock iniziano a gareggiare a dicembre e tirano avanti fino ai mondiali per avere poi il tempo di preparare come si deve le classiche. Io potrei fare qualcosa di simile in proporzione agli impegni della mia categoria. Il passaggio fra gli Under è molto importante, devo farmi trovare pronto fin da subito, il primo anno è quello fondamentale per mettersi in mostra.

Olivo 2016
Olivo tricolore ciclocross esordienti 1° anno nel 2017. Ha vinto anche fra i 2° anno e da junior
Olivo 2016
Olivo tricolore ciclocross esordienti 1° anno nel 2017. Ha vinto anche fra i 2° anno e da junior
Non rischi di soffrire troppo il peso del passaggio? Ormai nel ciclismo attuale una categoria come gli Under 23, che pure si sviluppa nell’arco di tre anni, sembra esaurire le chance di un ragazzo già alla prima stagione…

Non sento tanto la pressione, perché sono in un ambiente che ritengo una famiglia. Cerco di non pensarci, sennò si rischia di sbagliare per troppa fretta. Serve grande lucidità mentale, il feeling con chi gestisce il team è un grande aiuto per concentrarmi sui miei obiettivi.

Di te si è parlato molto a proposito di ciclocross e pista ma poco come stradista: dove pensi di poter emergere?

Sinceramente ancora non lo so, anche per questo abbiamo pensato di mettere momentaneamente da parte il ciclocross. Devo capire che corridore sono e dove posso arrivare: in salita mi difendo, nelle volate vado bene, a cronometro ho ottenuto buoni riscontri, ma tutto ciò dove può portarmi? Per questo la prima stagione sarà importante.

Olivo 2018
Su strada Olivo ha ancora poca esperienza, anche se è stato tricolore esordienti 1° anno nel 2016 (foto di apertura)
Olivo 2018
Su strada Olivo ha ancora poca esperienza, anche se è stato tricolore esordienti 1° anno nel 2016 (foto di apertura)
Hai affrontato gare a tappe? Quelle sono un bel test per conoscersi…

Nel 2021 avevo preso il via al Giro del Friuli, ma sono caduto alla terza tappa e mi sono dovuto ritirare, quindi non ho riscontri. La gara dove sono andato meglio è stata quella di Pieve di Soligo, c’erano grandi nomi anche dall’estero (vinse il francese Gregoire sul belga Uijtdebroeks, ndr) finendo 11°, era una gara davvero dura, una delle più difficili del calendario juniores.

Ciclocross messo da parte. E la pista?

Abbiamo pensato di continuare perché si svolge d’estate e è più facilmente abbinabile alla strada. La squadra è d’accordo, anche perché ne posso scaturire benefici per la mia crescita in entrambe le discipline. Vedremo di organizzare la stagione contemplando i principali eventi al velodromo, per guadagnarmi una maglia per le gare titolate di categoria.

Olivo 2021 pista
Olivo e compagni sul podio mondiale 2021, argento a Il Cairo nell’inseguimento a squadre (oro ai tedeschi)
Olivo 2021 pista
Olivo e compagni sul podio mondiale 2021, argento a Il Cairo nell’inseguimento a squadre (oro ai tedeschi)
Come riesci ad abbinare tanta attività ciclistica con la scuola?

D’inverno non è semplice, riesco a fare lavori di un paio d’ore prima che venga la sera e poi c’è lo studio che impegna tempo, quando arrivano la primavera e l’estate è più facile, si riesce a far tutto. Io poi mi ritengo fortunato perché posso fare ciò che amo e questo vale bene qualche sacrificio…

Guardi in Tv le gare di ciclocross?

Finora no, anche perché senza i tre non mi diverto molto, lo spettacolo lo fanno loro e poi, lo ammetto, a guardare mi viene una nostalgia…

Ciclocross neve

Pontoni promette: «A Vermiglio ci sarà davvero da divertirsi…»

06.12.2021
4 min
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L’attesa cresce. Domenica a Vermiglio la tappa italiana di Coppa del mondo di ciclocross sarà una prima assoluta per il circuito, perché si correrà sulla neve e questo condizionerà molto la gara. Le incognite, come ha sottolineato Martino Fruet che è testimonial dell’evento, sono tecnicamente molte, ma che il manto sarà completamente bianco è pressoché certo: «Dovrebbe fare un caldo da 60 gradi per sciogliere tutta la neve» commenta sorridendo Daniele Pontoni, il cittì azzurro che ha approfittato del fine settimana privo di tappe di Coppa (quella di Anversa è stata annullata per le disposizioni Covid) per un ritiro con i giovani azzurri e futuri tali.

Pontoni, che si attende molto dalla tappa nostrana, parlando della sfida sulla neve è abbastanza sicuro che non ci saranno poi grandi scossoni dal punto di vista tecnico: «Influirà molto come verrà trattato il terreno, ma da quel che si sa sarà come una pista di sci di fondo, perfettamente battuta e allora sarà come correre su una superficie liscia. E’ chiaro che poi influirà anche il clima, se parte di quel manto si scioglierà e si formerà fango, che influirà sulle bici e sulle capacità di guida dei corridori».

Vos Louisville 2013
Il ciclocross sulla neve è abbastanza raro, ma nel 2013 a Louisville la Vos vinse il titolo mondiale sul manto bianco
Vos Louisville 2013
Il ciclocross sulla neve è abbastanza raro, ma nel 2013 a Louisville la Vos vinse il titolo mondiale sul manto bianco
La scelta delle gomme sarà più importante che in altre occasioni?

Non credo. Un terreno ben battuto potrebbe portare anche a disputare tutta la gara con la stessa bici, altrimenti bisognerà essere accorti nella scelta del momento del cambio, abbiamo visto nelle precedenti tappe come il pit stop possa influire notevolmente sull’evoluzione della gara. E’ chiaro che su un percorso come quello che i corridori si troveranno ad affrontare a Vermiglio emergeranno quelli più predisposti a quel tipo di terreno, a guidare in condizioni estreme.

Noi italiani come ci troviamo, storicamente parlando, su tracciati simili?

Non ci siamo abituati, questo è certo… Poche volte capitano gare sulla neve, al massimo un paio all’anno e spesso si tratta di qualche spruzzata che rende il percorso acquitrinoso e fangoso, né più né meno di quelli che si trovano normalmente. A Vermiglio invece sarà una tavola bianca e su quei percorsi i corridori del Nord Europa sono sicuramente più avvezzi, ma in questo caso dobbiamo andare oltre.

Van Aert Boom 2021
Al rientro, Van Aert ha stracciato gli avversari: a Boom ha vinto con 1’40” su Aerts
Van Aert Boom 2021
Al rientro, Van Aert ha stracciato gli avversari: a Boom ha vinto con 1’40” su Aerts
In che senso?

Innanzitutto considerando che sarà un’occasione di esperienza irripetibile. Gareggiare su qualcosa di inedito dà sensazioni speciali ed è motivo di grande interesse anche per chi vive di questa disciplina. Sarà un grande spettacolo, anche per chi come me ne ha viste tante e non nascondo che questa domenica l’attendo con curiosità, anche con un filo di speranza nel cuore che possa rappresentare un passo in avanti verso l’ingresso di questa disciplina nelle Olimpiadi Invernali.

Van Aert ha detto di attendere Vermiglio con un po’ di timore, ma intanto sabato al suo esordio nel Superprestige a Boom ha rifilato distacchi abissali a tutti, pur partendo dalla terza fila…

L’ho detto più volte, i “tre tenori” sono più avanti degli altri non di una, ma di almeno tre spanne… Possono anche partire dall’ultima fila, ci metteranno di più a risalire, ma saranno sempre loro a giocarsi la vittoria, sono troppo superiori agli altri. So che Pidcock ha uno stato di forma attualmente inferiore, ha bisogno di altre 2-3 settimane per raggiungere il top, Van Der Poel lo vedremo quando rientrerà, Van Aert intanto è già a un livello altissimo.

Olivo tricolore 2021
Bryan Olivo all’arrivo dei Campionati Italiani 2021: il ciclocross diventa parte del passato, almeno per ora
Olivo tricolore 2021
Bryan Olivo all’arrivo dei Campionati Italiani 2021: il ciclocross diventa parte del passato, almeno per ora
In Italia intanto ha fatto notizia la decisione di Bryan Olivo di concentrarsi su strada e pista, lasciando il ciclocross: temi di averlo perso? 

No, con Bryan e la sua famiglia c’è un’amicizia che va oltre il ciclocross. Con lui ho parlato a lungo, so che quest’anno si concentrerà sulle altre due discipline, ma sono speranzoso che nel prossimo inverno tornerà a fare ciclocross, magari non tutta la stagione, ma almeno nella parte importante, quella delle gare titolate conto di averlo a disposizione.

Non temi che quello di Brian sia il segnale che poi le cose in realtà non cambino e che la strada fagociti sempre i migliori elementi del ciclocross?

Io sono ottimista, ma certamente bisogna considerare che in questo mondo gravitano tante entità: società, procuratori, preparatori, ognuno con le proprie idee e le proprie convinzioni. Serve un compromesso fra le parti, per il bene di tutti, innanzitutto dei ragazzi. 

Papo 2021

Alice Papo, friulana tostissima. La manda Milan…

03.12.2021
4 min
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Si ha un bel dire che all’ultima prova del Giro d’Italia di ciclocross a Mattinata mancavano tutte le big, ma quando a vincere è una ragazzina appena passata U23, è un evento che fa comunque notizia, perché significa che quella ragazza ha talento da vendere e si era visto anche nelle tappe precedenti, o per meglio dire nelle edizioni precedenti, quando ancora junior Alice Papo si era già affacciata nei quartieri alti della classifica, almeno nei giri in comune visto che le distanze sono diverse…

Alice è uno dei tanti talenti emersi dalla DP66 Giant SMP, società che, fino a pochissimi mesi fa, girava intorno a Daniele Pontoni, l’attuale cittì della nazionale, capace di valorizzare al meglio un territorio comunque piccolo come il Friuli facendone il vero fulcro del ciclocross italiano. La cosa curiosa della Papo, ascoltando la sua storia, è che si incrocia con quella di un altro campione della sua zona, addirittura olimpionico: Jonathan Milan.

«Sua madre era mia maestra d’asilo – racconta la Papo – quindi era a stretto contatto con i miei genitori, così col passare dei giorni si è instaurata una stretta amicizia fra le famiglie. Un giorno Flavio Milan, il padre di Jonathan, parlando della sua passione per il ciclismo e del fatto che aveva una società (la Jam’s Bike, ndr), propose ai miei di farmi provare: non ho più smesso».

Papo Giro d'Italia 2021
Alice Papo a Osoppo, nella prima prova del Giro d’Italia (foto Billiani)
Papo Giro d'Italia 2021
Alice Papo a Osoppo, nella prima prova del Giro d’Italia (foto Billiani)
La Jam’s Bike è una squadra che agisce prevalentemente nell’offroad: per questo sei nel cross?

Inizialmente sì, d’estate andavo con la Mtb e d’inverno con il ciclocross. Poi ho cominciato anche a correre su strada e mi è piaciuto tantissimo. Così ho deciso di cimentarmi con la superleggera lasciando da parte la Mtb, ma il ciclocross resta il mio grande amore.

Che cosa ti piace di più del correre su strada?

Il fatto che mi sto scoprendo poco a poco. Mi piacciono molto le salite, nelle volate ristrette me la posso giocare, in quelle di gruppo ho ancora tanto da imparare, ma soprattutto è che vedo davanti a me tanto da scoprire. Nel ciclocross invece credo di conoscermi di più: mi piace partire subito forte e prediligo percorsi che non sono durissimi, ma neanche così semplici da interpretare.

Com’è l’atmosfera in squadra?

Mi trovo davvero bene, c’è un bell’ambiente di condivisione. Daniele è un’ispirazione, un maestro che traccia la strada non solo dal punto di vista tecnico, ma a 360°, su tutto quel che significa essere un ciclocrossista.

Papo strada 2021
Oltre al ciclocross la Papo si cimenta su strada con l’UC Conscio, sperando in un futuro da Elite
Papo strada 2021
Oltre al ciclocross la Papo si cimenta su strada con l’UC Conscio, sperando in un futuro da elite
Dicono che, soprattutto con i più giovani, sia un po’ severo…

Dà delle regole precise, ma col passare del tempo ti accorgi che sono tutte a beneficio di chi corre, ti educa nel modo giusto. Ha l’atteggiamento del padre severo e standoci insieme capisci che lo fa perché ci tiene veramente a noi, vuole indirizzarci nella maniera migliore.

Dì la verità: come adolescente non ti pesa un po’ tanta autorità, come avviene a casa con i genitori per i ragazzi della tua età?

Beh, sì, è un po’ come un genitore, ma so che lo fa per noi perché ci tiene e alla fine siamo noi a beneficiarne, quindi va bene così.

Ora che Pontoni è responsabile tecnico della nazionale, vi manca in società?

Non è cambiato molto, Achille Santin ne ha preso le funzioni e cura la squadra come se Daniele fosse ancora con noi. Poi sappiamo che un’occhiata a quel che facciamo, a come stiamo andando la dà sempre. Da parte nostra siamo noi che vogliamo raggiungerlo perché significa che ci saremo meritati una chance in maglia azzurra.

Papo Europei 2021
La friulana è stata in gara agli ultimi Europei, chiudendo al 27° posto
Papo Europei 2021
La friulana è stata in gara agli ultimi Europei, chiudendo al 27° posto
Come riesci a conciliare ciclocross d’inverno, corse su strada, il tutto condito con la scuola?

Sembra difficile detto così, ma alla fine basta organizzarsi. Nel ciclocross grazie anche alla preparazione e ai consigli di Alan Olivo vedo che sto migliorando volta per volta, poi appena chiusa la stagione l’UC Conscio Pedale del Sile mi prende con sé. A scuola frequento il quinto anno dell’Istituto Professionale Commerciale a Udine, come detto basta un po’ d’organizzazione e i risultati arrivano, in bici e non…

Hai un sogno particolare?

Voglio solo ottenere il meglio possibile, impegnarmi per raggiungere il limite, qualsiasi esso sia.

azzurri ciclocross 2021

Regole rigide e clima sereno: è la nazionale di Pontoni

20.11.2021
5 min
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In queste settimane l’attività nel ciclocross è frenetica, ma ha già dato alcuni segnali importanti. Anche in chiave italiana, con il nuovo corso di Daniele Pontoni corredato da tre podi (Realini in Coppa U23 a Waterloo, Paletti agli Europei Junior, Venturelli ancora in Coppa Junior a Tabor), ma soprattutto da un coro di evidente entusiasmo. A chiunque si chiede, soprattutto fra i giovani, tutti non fanno che parlare dell’atmosfera nuova che si respira in casa azzurra. La sua prima battaglia, il tecnico friulano l’ha già vinta.

Già prima di iniziare il suo lavoro, Pontoni era stato chiaro: «La nazionale bisogna guadagnarsela con il sudore e il rispetto, va meritata anche, anzi soprattutto in base al comportamento». Su questo non sono ammesse deroghe: «Abbiamo costruito uno zoccolo duro con lo staff, fatto da gente giovane, appassionata e competente. Abbiamo portato entusiasmo e ascolto, ma i ragazzi sanno che non tutto quel che chiedono gli viene dato, devono imparare a valutare, chiedere e accettare consigli e capire che ogni scelta ha una sua motivazione alla base».

Pontoni Osoppo 2021
Pontoni, primi mesi da Cittì all’insegna di risultati e grande entusiasmo (foto Roberto Ferrante)
Pontoni Osoppo 2021
Pontoni, primi mesi da Cittì all’insegna di risultati e grande entusiasmo (foto Roberto Ferrante)
Si parla molto dell’ambiente che è stato messo in piedi…

I ragazzi devono sentirsi a loro agio e soprattutto devono sentirsi parte di un gruppo, sapendo però che ci sono delle regole da seguire. Durante la giornata ci sono momenti per scherzare, ma quando si lavora si pensa solo a quello, bisogna essere concentrati. Io cerco solo di trasmettere quello che ho imparato, vengo ad esempio da una scuola come la Zalf dove era fondamentale come ti ponevi in gara ma anche fuori.

Torna a galla quindi il discorso del comportamento…

Ci mancherebbe altro… Noi siamo in giro con la maglia della nazionale, rappresentiamo l’Italia, questo ai ragazzi l’ho detto subito. Dobbiamo essere d’esempio sia per chi vuole entrare nel gruppo, sia per chi ci guarda da fuori. Pretendo – è sono intransigente su questo – che i ragazzi abbiano un comportamento impeccabile sempre, in ogni situazione.

Paletti Col du Vam 2021
Luca Paletti, un bronzo europeo che ha illuminato tutta la spedizione azzurra
Paletti Col du Vam 2021
Luca Paletti, un bronzo europeo che ha illuminato tutta la spedizione azzurra
Tu che hai sulle spalle la maturità e la saggezza degli anni, senti la differenza con gli adolescenti o poco più che entrano in nazionale?

E’ una differenza enorme, è un altro mondo rispetto a quello che vivevamo alla loro età e siamo noi che dobbiamo adattarci perché quei tempi non torneranno più. Certe volte quando ci riuniamo e noi più “vecchi” raccontiamo aneddoti e storie del nostro passato, vediamo che i ragazzi ci ascoltano sbalorditi. Questi sono aspetti che vanno considerati, è un mondo il loro che va capito, non senza però che ci sia il rispetto verso di noi.

I ragazzi come hanno preso queste nuove regole?

C’è chi arriva prima e chi dopo, chi si adatta senza problemi e chi è più restio, ma nel complesso si stanno adattando tutti come è normale che sia in un gruppo. Vorrei che fosse una famiglia in modo che tutti si sentano a proprio agio. Sono convinto che ci arriveremo e sai da che cosa lo vedi? Dal fatto che i ragazzi arrivano col sorriso, contenti di esserci e sono dispiaciuti quando la trasferta per la gara o anche il ritiro finisce. E’ un bel segnale.

Venturelli Tabor 2021
La crescita improvvisa della Venturelli è un altro ottimo segnale per questo inizio stagione
Venturelli Tabor 2021
La crescita improvvisa della Venturelli è un altro ottimo segnale per questo inizio stagione
Kreuziger ci raccontava della differenza negli ultimi anni rispetto agli inizi, quando si giocava a carte e si stava insieme in ritiro, mentre oggi tutti sono attaccati al telefonino e si socializza poco. Succede anche in nazionale?

Su questo sono inflessibile. Innanzitutto a tavola i telefonini sono vietati: è il momento per stare insieme, confrontarsi, si deve imparare a parlare e comunicare e non scrivere… Quando c’è la gara, da due ore prima a due ore dopo il telefono non si usa perché pretendo il massimo della concentrazione. All’inizio qualcuno ci ha provato, a tenere il cellulare in tasca e “sbirciare”: al primo pranzo abbiamo messo le cose in chiaro e non è successo più.

Venendo all’aspetto agonistico, sei soddisfatto di come sono finora andate le cose?

Moltissimo, ho scoperto che i ragazzi sono più avanti di quel che auspicavo e che hanno ancora grandi margini di miglioramento. Siamo stati sempre competitivi, abbiamo avuto grandi soddisfazioni e anche quando le cose sono andate male si è visto che c’erano possibilità per fare meglio, vedi Toneatti domenica a Tabor, con una condotta più accorta sarebbe entrato facilmente in top 10. Soprattutto la cosa che mi è piaciuta è che tutti si sono impegnati dal primo all’ultimo metro, anche solo per migliorare una posizione pur essendo lontani dal vertice. Questo è lo spirito giusto.

Bertolini Europei 2021
Bertolini 9° e Dorigoni 10° a Tabor: bisogna tornare al secolo scorso per due azzurri nella Top 10 in Coppa
Bertolini Europei 2021
Bertolini 9° e Dorigoni 10° a Tabor: bisogna tornare al secolo scorso per due azzurri nella Top 10 in Coppa
Si è posto poco l’accento sulla prestazione di Bertolini e Dorigoni in Repubblica Ceka: era dai tempi tuoi e di Bramati che due italiani non entravano insieme fra i primi 10…

E’ vero, è un risultato molto importante. Gioele era molto abbacchiato per com’era andato l’Europeo e tutta la sfortuna che aveva avuto, Jakob era bello carico perché vede finalmente i progressi auspicati. Siamo competitivi in tutte le categorie, già questo è qualcosa che pesa tantissimo e ripaga i nostri sacrifici. Quando siamo in nazionale si va a letto a notte fonda e all’alba si è già in piedi, ma quando le cose vanno così lo si fa volentieri e non pesa…

Ciclocross esordienti

Pontoni: «Spazio ai più giovani, per insegnare davvero»

11.11.2021
4 min
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Lo aveva detto sin dall’inizio del suo mandato: «Ho intenzione di andare alle radici del movimento e lavorare con i più giovani, convocando anche gli allievi ai raduni azzurri»: L’idea di Daniele Pontoni ha preso piede ed è diventata parte integrante del nuovo assetto delle squadre azzurre, tanto che anche Dino Salvoldi, neo responsabile degli juniores, ha intenzione di guardare anche all’attività degli allievi di secondo anno.

I due si sono confrontati nel corso della due giorni voluta dalla Fci per “assemblare” i nuovi tecnici di ogni disciplina ciclistica: «Sono stati due giorni molto proficui – ha affermato il tecnico friulano – nei quali abbiamo confrontato le nostre esperienze e le abbiamo messe a disposizione. Posso dire di aver imparato molto».

Pontoni 2021
Dopo i buoni risultati agli Europei Pontoni ha già iniziato a lavorare alla base del movimento
Pontoni 2021
Dopo i buoni risultati agli Europei Pontoni ha già iniziato a lavorare alla base del movimento
Pensavi che la tua idea prendesse così piede?

Ne ero sicuro e la metterò subito in pratica, già dal miniraduno di questa settimana in Friuli, dove ho convocato un paio di allievi del primo anno. Ho infatti deciso di ampliare il mio raggio d’azione tanto è vero che non è improbabile che anche qualche esordiente venga nel gruppo per vivere un’esperienza.

Quali sono gli obiettivi di questi raduni?

Al di là dell’aspetto tecnico, voglio insegnare ai ragazzi il vero valore della maglia azzurra. Non è scontata, non basta essere amico di questo o quello o tesserato per questo o quello. La nazionale bisogna guadagnarsela con il sudore e il rispetto. Si conquista anche, anzi soprattutto in base al comportamento. Nella prima parte della stagione nelle categorie giovanili lavoreremo con un ampio mazzo di ragazzi, poi stringeremo le fila per le gare che contano.

Ciclocross esordienti 2021
Anche fra gli esordienti potrebbe esserci qualche atleta convocato nei raduni azzurri
Ciclocross esordienti 2021
Anche fra gli esordienti potrebbe esserci qualche atleta convocato nei raduni azzurri
Questi ragazzi così giovani potranno prendere parte ai raduni ma non alle gare delle categorie superiori, come invece avviene in altri sport come ad esempio l’atletica. Secondo te è un bene o un male?

Io sono convinto che da questo punto di vista il regolamento sia giusto e guardi alla crescita dei ragazzi. Bisogna arrivare ai grandi eventi quando si è pronti, quando si sono fatti tutti i passi prestabiliti, bisogna crescere per gradi. Se corri troppo ti lasci dietro qualcosa ed è difficile poi recuperarlo.

Che cosa faranno i ragazzi in questi miniraduni?

Sono incontri di massimo 36 ore. Avremo modo di conoscerci e affrontare una giornata sul campo, divisi in gruppi di lavoro, con i più giovani che magari potranno allenarsi insieme alle donne junior, ma è tutto in divenire. Quel che conta è che stiamo lavorando per venire incontro alle esigenze dei ragazzi. Dopo quello in Friuli – chiarisce Pontoni – ci saranno altri incontri in Liguria, Veneto e Centro Italia. Chiamerò sempre ragazzi della regione e di quelle limitrofe per non imporre trasferte troppo lunghe.

Paletti Europei 2021
Luca Paletti con la bici in spalla: non tutti gli azzurri si sono dimostrati avvezzi a questa tecnica
Paletti Europei 2021
Luca Paletti con la bici in spalla: non tutti gli azzurri si sono dimostrati avvezzi a questa tecnica
In questi raduni si procederà anche al lavoro sulle basi? Ad esempio agli europei è venuto fuori il tema della corsa con la bici in spalla

Mi sono anche fatto sentire con i ragazzi, avevo detto loro che era fondamentale caricarsi la bici e non spingerla nel fango, perché la sporchi di più e alcuni ci facevano addirittura perno, perdendo così ancor più tempo… Sono basi fondamentali, che vanno apprese proprio a quell’età e su cui batterò molto, perché devono entrare a far parte degli automatismi di un corridore.

Quanti ragazzi chiamerai fra esordienti e allievi?

Dai 2 a 4 per ciascun raduno, non di più, in modo da poter lavorare bene e rendere quelle poche ore davvero istruttive. Ma questo è solo il primo passo, a fine stagione agonistica rimetteremo mano a tutto il sistema su aspetti che stiamo studiando.

Juniores azzurri in perfetto orario con Paletti a Col du Vam

07.11.2021
6 min
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Aaron Dockx è l’unico corridore non olandese ad aver conquistato un titolo nella domenica dei campionati europei di ciclocross: di lui e della sfida fra gli juniores parleremo a breve. Anche l’ultima gara, quella degli uomini elite che sembrava saldamente nelle mani dei belgi, si è risolta con la più colossale delle beffe ai danni dei conquistatori fiamminghi. La rimonta di Van der Haar, tradito da un cambio bici mal pianificato, è stata così coinvolgente che in parecchi si sono ritrovati a fare il tifo per lui.

«Mi sentivo davvero forte – ha detto l’olandese – ma anche quando ero in seconda posizione, mi sono accorto che i belgi mi stavano controllando. Dovevo escogitare qualcosa, così ho pensato che se avessi cambiato bici, mi sarei ritrovato a centro gruppo, ma ho perso un po’ troppe posizioni. Una cosa che non mi aspettavo».

Hermans ha provato da lontano come Dockx al mattino, ma Van der Haar lo ha beffato
Hermans ha provato da lontano come Dockx al mattino, ma Van der Haar lo ha beffato

Errore di valutazione

Infatti di colpo è sparito, salvo riapparire a ruota di Iserbyt, atteso al bis non avendo tuttavia le gambe per farlo. Nel frattempo in testa alla corsa tre belgi come tre levrieri da corsa si sono scatenati. Finché, giunti a metà percorso e approfittando della salita più lunga del percorso, Hermans ha preso il largo con un allungo apparentemente impossibile da rintuzzare.

«E’ stato un lungo e costante inseguimento – spiega ancora Van der Haar – ma il fatto che davanti sapessero che stavo arrivando li ha costretti a dare tutto troppo presto. Questo ha reso la gara davvero dura e per me è stato un vantaggio. Era pianificato che venissi fuori alla distanza, ma ho rischiato grosso. Mi sentivo forte, ma riprendere Hermans non era scontato. Sapevo solo che sarebbe stata una gara lunga e difficile, quindi ho continuato a provarci».

Per Van der Haar una rimonta strepitosa e vittoria che per molti era ormai impossibile
Per Van der Haar una rimonta strepitosa e vittoria che per molti era ormai impossibile

Nys gongola

Dal suo box è giunta in tempo quasi reale la soddisfazione di Sven Nys, belga di passaporto, ma manager del Baloise Trek Lions in cui corre Van der Haar.

«Lars ha corso quasi la gara perfetta – ha sorriso il vincitore di 4 mondiali, 3 Coppe del mondo e 13 Superprestige – si sentiva bene, ha ricevuto supporto dal pubblico e ha guidato alla grande su un percorso adatto a lui. E’ fantastico che sia riuscito a vincere, malgrado il suo errore al cambio bici. Soltanto per quello la gara non si può definire perfetta. Ora possiamo continuare a lavorare su questo flusso positivo, sono certo che questo titolo metterà le ali a Lars».

Il nono posto di Dorigoni alle spalle dei più forti dice che l’altoatesino continua a crescere
Il nono posto di Dorigoni alle spalle dei più forti dice che l’altoatesino continua a crescere

Il vuoto subito

Dicevamo di Dockx, solo belga nella domenica degli olandesi, che ha battuto per 47 secondi l’olandese Haverdings e il nostro Paletti.

«Il mio piano era di partire molto velocemente – ha detto il belga – perché sapevo che Haverdings era molto forte nella seconda parte. Volevo fare prima possibile il vuoto e consolidarlo fino alla fine. Quando a ogni giro senti che il margine sta diventando un po’ più grande, il morale fa il resto. E’ stato un fatto di potenza, avevo buone gambe. Dopo il secondo giro ho guardato il tabellone e ho visto che mancavano ancora cinque giri. “Wow – ho pensato – è ancora molto”. Ero già abbastanza a tutta, ma sentivo di poter tenere quel ritmo fino alla fine».

Fra cross e strada

Per Dockx si tratta della quinta vittoria stagionale. E’ stato il migliore anche lo scorso fine settimana al Koppenberg.

«Haverdings era in realtà il favorito in assoluto all’inizio – ha proseguito – ma sapevo di non essere troppo lontano. E’ stato fantastico vincere, davvero fantastico. Cross e strada sono tutto il mio mondo. Continuerò ad abbinarli il più possibile, perché si riescono a integrare, ma il mio primo amore per ora è proprio il ciclocross».

Paletti sul podio

Il podio di Paletti (in apertura il suo arrivo) ha probabilmente radici precedenti a queste settimane del 2021. Il cittì Scotti lo scorso anno si rammaricò che a causa del Covid lo spazio per gli juniores fosse stato compresso, avendo fiutato aria di talento proprio nella categoria più giovane. Aveva ragione e Pontoni è stato bravissimo a raccogliere il testimone e scalare il podio degli europei.

Nella gara delle donne U23, successo ovviamente olandese, con Shirin Van Anrooij
Nella gara delle donne U23, successo ovviamente olandese, con Shirin Van Anrooij

«Esordire così ad un europeo e portare a casa una medaglia non è cosa da poco – ha ammesso il cittì friulano – sono veramente emozionato. Paletti ha fatto una gara esemplare, partendo dalla terza fila e portandosi sempre più avanti. Il belga era ormai inarrivabile, perciò abbiamo impostato il resto della gara puntando al podio. Un risultato voluto, che incorona il grande lavoro di Luca e di un intero gruppo: quello di staff, meccanici, massaggiatori… Tutte persone che lavorano dietro le quinte e senza le quali noi oggi non saremmo qui a festeggiare».

Per Gaia Realini un sesto posto che soddisfa, soprattutto dopo l’episodio dell’arco
Per Gaia Realini un sesto posto che soddisfa, soprattutto dopo l’episodio dell’arco

Il bilancio di Pontoni

Il bilancio degli azzurri è l’ultimo racconto di Pontoni, che va avanti nella sua disamina, prima dei meritati festeggiamenti e del brindisi.

«Mi vorrei soffermare sul 9° posto di Dorigoni fra gli elite, un gran bel risultato. Sono contento di come ha corso pur partendo dalla quarta fila. Fra le donne under 23 invece torniamo a casa con il 6° posto di Gaia Realini. A un certo punto c’è stata quasi una tromba d’aria che ha danneggiato tutte le ragazze. Gaia era 7ª quando un arco ha divelto le transenne ed è finito nel percorso. Ha dovuto uscirne e poi rientrare e ha perso il tempo che magari le avrebbe consentito di guadagnare un’altra posizione. Comunque un bel piazzamento.

«In pratica chiudiamo con un piazzamento nei primi 10 in tutte le categorie e ci teniamo stretti la medaglia di Paletti perché il futuro passa per gli juniores. Da domani perciò penseremo alla Coppa del mondo di Tabor del prossimo weekend, cui parteciperemo con gli U23 e per la prima volta con gli juniores, passando per un mini ritiro in Friuli, come ce ne saranno tanti, che ci permetterà di conoscerci bene. Ma prima si brinda, non mi dimenticherò tanto facilmente questa prima medaglia».