Sagan, il ritorno e il Covid che non fa più paura

28.06.2022
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Dopo la vittoria al Giro di Svizzera, per Sagan è arrivato il campionato nazionale slovacco e nel mezzo è venuta anche un’altra dose di Covid. Il virus cambia forma e di riflesso varia anche l’atteggiamento delle squadre. In altri tempi, la squadra avrebbe fermato Peter, tenendolo a casa dal Tour. Oggi, fatte le necessarie verifiche, il programma va avanti. Le direttive UCI sono identiche, è cambiato l’atteggiamento.

Sagan ha raccontato questi giorni al belga Het Nieuwsblad, proprio lasciando intuire il diverso approccio con quel che gli è capitato. E la leggerezza del contagio.

Sagan ha dovuto abbandonare la primavera per le notevoli difficoltà fisiche che accusava
Sagan ha dovuto abbandonare la primavera per le notevoli difficoltà fisiche che accusava
Peter Sagan, stai di nuovo bene?

Sì, il contagio al Giro della Svizzera è stato un altro conto da pagare, un’altra gara che non ho potuto finire. Per fortuna questa volta non ho avuto nessun sintomo, una grande differenza rispetto alle volte precedenti. Ho potuto correre il campionato slovacco senza problemi.

Diversamente dalla tua catastrofica primavera, perché hai staccato la spina prima del Giro delle Fiandre?

Molto difficili. Non riuscivo a venirne a capo. Non ho capito neanche io cosa mi è successo. La mia forma era pessima, mi sentivo stanco, non funzionava niente… Alla lunga non riuscivo nemmeno a finire le gare più facili. Non era normale.

Hai parlato di un dolore alle gambe che non avevi mai provato.

Non era tanto il dolore, quello sulla bici lo sento ogni giorno. Era proprio il momento in cui iniziavo a pedalare. Se stai pedalando a 400 watt, il mal di gambe ci può stare. Ma io stavo già male quando pedalavo a malapena a 250 watt. Questa era la cosa strana.

La vittoria di tappa in Svizzera è stato per Sagan il primo modo per ripagare la nuova squadra
La vittoria di tappa in Svizzera è stato per Sagan il primo modo per ripagare la nuova squadra
Eri sicuro che fosse correlato alle conseguenze del Covid di gennaio?

Così mi hanno detto i dottori. Ho fatto un esame medico dopo l’altro. Ovunque il risultato è stato lo stesso: post-Covid. Mi stava bene, avevo solo bisogno di tempo e pazienza. Lo so: molte persone pensano che sia una scusa, ma ognuno reagisce in modo diverso. Per alcuni è un grosso problema, per altri no. A quanto pare appartengo alla prima categoria. Inoltre, la maggior parte delle persone, torna al lavoro dopo due settimane. Sono un po’ stanchi, ma è tutto ciò che si può vedere. E’ diverso se, come me, hai bisogno del tuo corpo per lavorare. Le polemiche non cambiano quello che ho sentito io. Nessuno può guardare dentro il mio corpo.

Eri preoccupato che le cose non sarebbero mai andate bene?

Non proprio. Lo sapete, non mi preoccupo mai delle cose che non posso cambiare. Nemmeno adesso. Ero felice di qualsiasi progresso. Ma se non fosse stato così… Devi prendere la vita come viene: non preoccuparti troppo del futuro, meglio vivere nel presente.

Anche Vlasov ha preso il Covid al Giro di Svizzera, ma come Sagan anche lui correrà il Tour
Anche Vlasov ha preso il Covid al Giro di Svizzera, ma come Sagan anche lui correrà il Tour
Quando hai sentito il cambiamento?

Durante il mio ritiro in quota a maggio, in America. Lì ho notato che gradualmente tutto sembrava di nuovo normale. Il mio corpo reagiva come al solito, recuperavo dopo uno sforzo, mi sono sentito di nuovo bene… Poi era solo questione di tempo. E la dimostrazione c’è stata in Svizzera. Non ho intenzione di dire che sono completamente tornato, ma quella vittoria di tappa è stata bella.

Basterà per essere protagonista al Tour?

Vedremo, ma sono decisamente pronto. Una volta iniziato, vivrò giorno per giorno. Puoi pianificare quanto vuoi, ma dopo il primo giorno, tutto può essere diverso da quello che avevi in mente.

Van Aert punta decisamente alla maglia verde. Tu sai cosa significa…

Non è una cosa che puoi programmare. Ho vinto alcune maglie verdi. In certi anni non ero al meglio e l’ho vinta facilmente. Altri anni ero al top della forma e ho dovuto lottare fino all’ultimo giorno. Possono succedere tante cose in 21 giorni. Ma una cosa è certa. Van Aert è al top della forma. Se pedala come sta facendo da mesi, può vincerla davvero. Può vincere gli sprint, può andare forte in montagna… Può fare tutto. Non ci sono molti corridori di quel calibro. Van Aert, Van der Poel… Non vedo proprio nessun altro.

Non Sagan?

Vedremo. Proverò sicuramente. Ma la pressione stavolta non è su di me.

Corri il Tour per la prima volta con Total Energies, una squadra francese. Una grande differenza?

Non proprio. Per loro è la competizione più grande e importante del mondo. Ma non è così per ogni squadra? Spero solo di poter restituire qualcosa. In tutto quello che mi è successo in primavera, la squadra mi ha sempre supportato al cento per cento.

Conca sfida la sfortuna e guarda alla seconda metà di stagione

09.06.2022
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Filippo Conca risponde da un hotel vicino a Thizy Les Bourgs, sede di partenza della quinta tappa del Critérium du Dauphiné. Ieri si è corsa la cronometro, vinta dal nostro Filippo Ganna per soli due secondi su un sempre competitivo Wout Van Aert.

«Oggi sono stato tranquillo – dice Conca – la cronometro non è il mio campo e quindi sono andato di conserva». Difficile anche pensare di fare meglio vista la sua assenza dalle corse negli ultimi due mesi. Filippo lo avevamo lasciato in preda ai crampi dopo la Sanremo

Conca in azione durante la Sanremo, è rimasto in fuga per 265 chilometri, solo i crampi lo hanno fermato
Conca in azione durante la Sanremo, è rimasto in fuga per 265 chilometri, solo i crampi lo hanno fermato
Filippo, dopo che cosa è successo?

Due giorni dopo la Sanremo (corsa il 19 marzo, ndr), che non dovevo nemmeno fare, ho preso il via della Volta Ciclista a Catalunya. Ho fatto una tirata unica da Sanremo fino in Spagna e sono arrivato stanco, infatti le prime due-tre tappe dovevano essere di recupero.

Invece?

Invece il gruppo è andato tutti i giorni a “blocco”, in più si sono aggiunti i ventagli. Insomma, non le condizioni di corsa ideali per recuperare. Così, insieme alla squadra, abbiamo deciso di ritirarci e di pensare agli impegni successivi che sarebbero stati GP Indurain e Giro dei Paesi Baschi.

Una scelta giusta?

Sì, anche perchè almeno ho avuto quei due giorni in più per recuperare e presentarmi alle due corse successive più riposato. 

La prima gara in Italia per Conca è stato il Trofeo Laigueglia corso con la nazionale
La prima gara in Italia per Conca è stato il Trofeo Laigueglia corso con la nazionale
Anche se abbiamo visto che nella sesta tappa dei Baschi sei arrivato oltre il tempo limite.

In realtà, durante tutti i giorni di corsa ho fatto registrare i miei numeri migliori, ne parlavo anche con la squadra ed eravamo contenti dei progressi fatti. Avevo “assorbito” bene il ritiro fatto sull’Etna a marzo trovando il colpo di pedale giusto. La squadra era talmente felice dei miei progressi che mi aveva messo nella squadra del Giro.  La storia del fuori tempo massimo fa abbastanza sorridere…

Perché?

Se guardate, alla sesta tappa, risultano arrivati solamente 54 corridori. Questo perché la tappa era estremamente dura, ma l’organizzazione ha tenuto una percentuale di tempo massimo bassissima. Io sono arrivato al traguardo con solamente 19 minuti di ritardo e sono andato a casa. Di corridori che non hanno nemmeno finito la tappa ce ne sono stati 26 a cui bisogna aggiungere altri 40 che come me sono arrivati al traguardo ma oltre il tempo limite. 

Al Giro dei Paesi Baschi Filippo aveva una buona condizione ma due giorni dopo la fine della corsa è risultato positivo al Covid
Due giorni dopo la fine del Giro dei Paesi Baschi, Conca è risultato positivo al Covid
Hai detto che eri stato inserito nella squadra del Giro, ma a Budapest non sei mai arrivato, come mai?

Questo perché due giorni dopo il mio ritorno a casa dalla Spagna sono risultato positivo al Covid. Ho avuto febbre alta per 5 giorni e dopo una settimana ero già negativo, così ho aspettato i canonici 10 giorni per tornare ad allenarmi. Le prime uscite le facevo brevi e a ritmi blandi, giusto per riprendere. Solamente che dopo 5-6 giorni dalla negatività, ho iniziato ad accusare sintomi di spossatezza, respiro affannoso ed avevo sempre sonno. Questi effetti post Covid mi sono durati un’altra decina di giorni.

Quindi tra una cosa e l’altra sei rimasto fermo un mese…

Sono tornato a correre a Francoforte il primo maggio, ma per una semplice questione numerica. A causa di regole UCI la squadra non poteva partire con meno di 7 corridori. Sono andato a Francoforte praticamente per partire. Il Delfinato è la prima vera corsa che faccio. 

Ora come ti senti?

Pensavo di stare peggio, il ritmo è alto, non sono al meglio, ma piano piano ingrano. Queste corse mi servono per aiutare la squadra e fare ritmo gara. A metà maggio sono andato in altura a fare un ritiro, prima con Petilli e poi mi ha raggiunto Hellemose, il danese della Trek. L’ultimo anno e mezzo, da quando sono passato pro’, è stato un susseguirsi di problemi.

Nei mesi invernali il corridore lombardo ha sofferto di una tendinite al ginocchio che ne ha rallentato la preparazione
Nei mesi invernali ha sofferto di una tendinite al ginocchio che ne ha rallentato la preparazione
Non sei mai riuscito a lavorare tranquillo…

Mai, tra un problema e l’altro non sono mai riuscito a costruire una buona condizione. Questo inverno ho avuto la tendinite che mi ha rallentato per due mesi, per fortuna è andata via, poi è arrivato il Covid. Ora voglio solo finire bene il Delfinato, fare il campionato italiano ed andare in altura a luglio per costruire la seconda parte di stagione.

Dovevi fare il Giro, che sarebbe stata la tua prima grande corsa a tappe, magari la squadra ti inserirà nel team della Vuelta?

Mi piacerebbe ma non ci spero, la Vuelta è un po’ l’esame di riparazione, lo vogliono fare tutti, difficile entrare negli 8. Il Giro ci tenevo tanto a farlo perchè sarebbe stata la mia prima corsa a tappe di 3 settimane, e a 24 anni sarebbe il caso di provare a correrne una. Sarei andato a correre in supporto di Ewan per le tappe piatte, ma poi in quelle mosse avrei avuto la possibilità di andare in fuga e cercare la vittoria, come De Gent a Napoli.

Una vittoria darebbe il morale giusto.

E’ difficile far capire quanto vali. Per avere risultati, ma soprattutto un pizzico di morale, centrare una fuga sarebbe quello che ci vuole. Anche durante la seconda tappa qui al Delfinato ho provato ad entrare in un gruppetto, siamo restati lì a bagno maria per tanto tempo, poi ci hanno ripresi. Appena siamo stati riassorbiti dal gruppo è partita la fuga giusta, che è anche arrivata a giocarsi la vittoria di tappa. Nei prossimi giorni ci riproverò.

EDITORIALE / Giornalisti al Giro, tra regole e furbetti

23.05.2022
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Il pezzo scritto da Gianfranco Josti e pubblicato giusto ieri è stato una piccola scossa. Forse se non l’avessimo letto, non avremmo scritto questo Editoriale. Parlandone fra colleghi al Giro, ci siamo resi conto infatti di quante condizioni… avverse abbiamo accettato per lavorare nel ciclismo al tempo del Covid. E di come ora che il Governo ha tolto le varie restrizioni, continuiamo a subirle. C’è chi lavora in condizioni ben peggiori, sia chiaro, ma avendo a cuore la qualità di ciò che produciamo, ci rendiamo conto di operare con il gas tirato.

Un Giro vietato

Josti ha ricordato le chiacchierate e gli approfondimenti ai bus prima del via: vietati. Ha ricordato le interviste fatte durante i massaggi, in quei lunghi momenti in cui davvero il corridore si lascia andare: vietate. Ha parlato delle conferenze stampa virtuali, che oggi nel giorno di riposo si rincorreranno sul web grazie al ponte effettuato da RCS Sport, mentre fino al 2019 il riposo era il modo di frequentare gli hotel delle squadre, scambiando parole in libertà che sarebbero servite nel seguito della corsa per costruire racconti e approfondimenti più sostanziosi.

Di una cosa non si è accorto Josti o non ha voluto scriverlo. Il tanto invidiato accredito che ci permetteva di passare fra i corridori abbreviando i tempi di percorrenza, ormai ha esaurito i superpoteri. Se vuoi andare al foglio firma per accedere alla zona mista, dove si fanno le interviste alla partenza, devi farlo solcando il meraviglioso popolo dei tifosi. Niente di male, serve anche per rendersi conto dei viottoli lasciati a sua disposizione, ma ancora una volta allunga i tempi e rende difficoltoso il lavoro. Sulla strada della corsa i giornalisti non possono più passare, mentre non si batte ciglio ad esempio per la banda dei bersaglieri. A impedirti il passaggio, degli uomini vestiti di nero che si esaltano nell’esercitare il loro potere. Mentre come tifosi esclusi dallo stadio, ci sono colleghi che con mezzi e mezzucci cercano di intrufolarsi. Anche in questo si perde la dignità.

Squadre scontente

Al Giro d’Italia e in tutte le corse RCS è così. Ne fanno le spese i colleghi incolpevoli dell’ufficio stampa che lavorano con noi e per noi, che si fanno in quattro e sono spesso costretti a giustificare decisioni prese altrove. Interpellato in merito nei giorni scorsi, il direttore Mauro Vegni ha detto che si proverà a invertire la tendenza in quest’ultima settimana: gliene saremmo eternamente grati. Lo sarebbero anche le squadre, che si sono viste respingere le richieste di accredito per i loro sponsor: quelli che pagano gli stipendi e vorrebbero godere dello spettacolo dal suo interno. Nel resto del mondo, dalla Turchia alla Francia, passando per Belgio e Olanda, certe restrizioni sono state eliminate. Tanto che nelle più recenti Freccia Vallone e Liegi si è potuto lavorare come una volta.

La motivazione addotta da RCS Sport è che il presidente Lappartient avrebbe richiesto di tenere gli atleti nella bolla: ma di quale bolla parliamo se poi negli hotel i corridori sono in mezzo alla gente e si fermano per fare le foto andando alla partenza? L’Uci ha semplicemente consigliato di attenersi alle normative dei Paesi ospitanti. E la normativa italiana ha eliminato certi vincoli.

Però c’è un però. RCS Sport deve attenersi alla normativa UCI, così come l’ASO e gli altri enti organizzatori. Se è vero che per ogni infrazione alle normative tecniche vengono spiccate multe salate, viene da pensare chi i francesi paghino oboli salatissimi all’autorità costituita o che i criteri di controllo siano difformi.

Mauro Vegni ha detto che per l’ultima settimana si lavorerà a un cambiamento: è il desiderio di tutti
Mauro Vegni ha detto che per l’ultima settimana si lavorerà a un cambiamento: è il desiderio di tutti

Un altro sport

Eppure c’è chi da questa situazione scomoda trae beneficio. Quelli che stanno a casa e raccontano ai lettori che sono al Giro e alle altre corse. Quelli che grazie alla possibilità di accedere alle conferenze stampa virtuali hanno gli stessi… privilegi di chi investe e manda i suoi giornalisti sulle strade delle corse, per offrirne uno spaccato più avvincente. Quelli che in qualche modo anziché raccontare, fanno i furbi grazie a un sistema che glielo consente.

Ecco la mail con i link per le conferenze stampa di oggi. Anche chi è a casa può accedervi
Ecco la mail con i link per le conferenze stampa di oggi. Anche chi è a casa può accedervi

Così facendo però il ciclismo cambia. Se lo si sposta sul terreno del virtuale, non ha più senso investire per mandare inviati, si perde il gusto del racconto e si finisce per offrire al pubblico e di riflesso agli sponsor un prodotto povero e standardizzato. Se tutti scrivono le stesse cose, il Giro ne trae vantaggio? Il ciclismo e il racconto che lo seguiva erano un’altra cosa. Facciamo tutti in modo che tornino a esserlo?

Bronzini avverte: «Le ragazze non sono numeri»

20.04.2022
3 min
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Le ragazze più forti fanno tutte le grandi corse. Il tema lanciato da Villa, raccolto da Sangalli e poi in qualche modo confermato da Marta Cavalli, approda alla LIV Racing Xstra di Giorgia Bronzini, squadra fortemente penalizzata da vari problemi di salute (in apertura, Katia Ragusa alla Roubaix). 

«Purtroppo nell’ultimo periodo – aveva già detto Rachele Barbieri – siamo state decimate dal Covid. Ad esempio, dopo la Dwars door Vlaanderen sarei dovuta rientrare a casa ed invece sono rimasta in Belgio a correre il Fiandre che non era nei miei programmi proprio per sostituire una compagna ed avere il numero minimo per partire. L’ho fatto volentieri, anche se sono arrivata penultima».

Sofia Bertizzolo, Giorgia Bronzini
Giorgia Bronzini con Rachele Barbieri ai campionati italiani 2020: le due oggi lavorano insieme
Sofia Bertizzolo, Giorgia Bronzini
Giorgia Bronzini con Rachele Barbieri ai campionati italiani 2020: le due oggi lavorano insieme

Cavalli, no alla Roubaix

Gli organici delle WorldTour femminili sono ridotti rispetto a quelli maschili e basta quindi una congiuntura di influenze o ricadute nel Covid per costringere le squadre a poggiare più del dovuto sulle stesse spalle. A quasi tutte, almeno. Infatti Giorgia Bronzini non è d’accordo con questa lettura. Lei ad esempio, acciacchi o non acciacchi, non avrebbe portato una ragazza leggera come la Cavalli a correre sul pavé.

«Quella è stata una scelta della FDJ – spiega Giorgia – ma io alla Marta non avrei fatto fare la Roubaix. Anche perché il mercoledì c’era la Freccia Vallone e poi c’è la Liegi, quindi avrei puntato a farle fare quelle gare lì. E’ stata una scelta della squadra, io avrei fatto un’altra programmazione. Poi non so se lei, visto che la Roubaix è una corsa icona, voleva provare a farla per averla nel suo palmares».

Alison Jackson ha chiuso la Roubaix al 13° posto, migliore della LIV Racing Xstra
Alison Jackson ha chiuso la Roubaix al 13° posto, migliore della LIV Racing Xstra

Prima la salute

Il dubbio della piacentina è incentrato sulla consuetudine, che non apparterrebbe alla sua squadra, di schierare le ragazze a prescindere dalle loro attitudini e dallo stato di salute.

«Ci sono squadre – dice – che portano tutte in tutte le corse. Noi domenica siamo partite in cinque proprio per non portarne per forza sei. Così non abbiamo dovuto stressare delle ragazze che non erano ancora pronte, perché arrivavano magari da infortuni o da post Covid. Per salvaguardare la loro integrità, non le portiamo a correre. Anche alla Freccia siamo state costrette a partire in cinque. Purtroppo ci sono capitati questi intoppi, speriamo da metà stagione in poi di avere tutto il roster a disposizione. Per noi le ragazze non sono dei numeri e solo delle atlete, ma persone umane, che hanno bisogno di rispetto e di comprensione. Soprattutto se necessitano un po’ di riposo e di tornare al loro stato di salute».

Ballerini 2022

E se la Roubaix tornasse a essere “casa Ballerini”?

16.04.2022
4 min
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Che fine ha fatto Davide Ballerini? Era uno degli italiani candidati a emergere nelle Classiche del Nord, eppure del corridore della Quick Step Alpha Vynil si sono un po’ perse le tracce. Guardando il suo palmarés del 2022, dopo un buon Saudi Tour con tre piazzamenti nei 10, al di là di un 7° posto alla Tirreno-Adriatico non c’è molto altro. Un rendimento che non è da lui, ma che ha spiegazioni valide e lo accomuna a tanti altri ciclisti italiani, tutti colpiti dalla malasorte in questo strano 2022.

Avvicinandosi alla Parigi-Roubaix, ci aspettavamo di sentire la sua voce abbacchiata, invece è abbastanza carico: «Comincio ad andare meglio, mi sento quasi al massimo, mi mancano solo le gare. Correre la Roubaix con soli 16 giorni di corse non è il massimo, soprattutto considerando quello che è successo».

Ballerini Brabante 2022
Ballerini alla De Brabantse Pijl: ritiro finale, ma buone indicazioni in corsa
Ballerini Brabante 2022
Ballerini alla De Brabantse Pijl: ritiro finale, ma buone indicazioni in corsa
Spiegaci che cosa ti è accaduto.

Non auguro a nessuno la sfortuna che ha colpito me e tanti altri italiani, una vera congiunzione astrale, con il picco di quel che è avvenuto a Colbrelli. Al Saudi Tour stavo andando bene, appena tornato ecco il Covid: nessun sintomo, ma stando fermo due settimane tutto quel che avevo fatto è svanito. Sono andato in altura su Teide con un compagno, 3 settimane di lavoro pieno. Sono sceso alla Tirreno-Adriatico e lì mi sono ammalato, una tosse che non andava via. Ho corso lo stesso, ad Harelbeke non ero neanche andato troppo male, ma questa tosse persisteva e così si è deciso di saltare il Fiandre. Ora è quasi andata via, ma la mia stagione anche…

Era un retaggio del Covid?

Non credo, mi hanno detto che era un’infezione polmonare contratta alla Tirreno, ma sono stato molto più male che con il Covid. D’altronde ho sentito in carovana che tanti si sono dovuti fermare come me.

Ballerini Saudi 2022
Il Saudi Tour era stato positivo per Davide: tre top 10 e podio nell’ultima tappa
Ballerini Saudi 2022
Il Saudi Tour era stato positivo per Davide: tre top 10 e podio nell’ultima tappa
Tu però hai pagato un prezzo alto: per te le Classiche sono l’obiettivo primario…

Praticamente la mia stagione vive qui, in Belgio. Ci puntavo tanto, avevo lavorato duro durante l’inverno per questo. Io però non sono uno che sta lì a piangere, devi pensare al futuro e porti nuovi obiettivi, spostarli in avanti. Sono convinto che prima o poi la ruota girerà, per ora è andata sempre nel verso sbagliato.

Magari cominciando da Roubaix…

Io ho cercato di fare tutto il possibile per essere pronto. Alla Freccia del Brabante ho corso per mettere un po’ di chilometri nelle gambe, ora guardo a domani con fiducia. L’importante è non arrendersi mai e non perdere la fiducia.

Ballerini pavé
Alla Roubaix il canturino ha partecipato due volte: 31° nel 2019, ritirato per caduta lo scorso anno
Ballerini pavé
Alla Roubaix il canturino ha partecipato due volte: 31° nel 2019, ritirato per caduta lo scorso anno
L’hai già corsa?

Due volte, nel 2019 ero andato anche abbastanza bene finendo 31°, nel 2021 invece è stato un “casino”, sono caduto e ho riportato una microfrattura a una vertebra. Domani è d’obbligo far meglio.

D’altronde sai che col cognome che porti dietro, la Roubaix ha un sapore particolare…

Ricorda tante cose belle. So che qui quando fai il nome Ballerini tutti si illuminano. Per me è un onore essere chiamato come Franco, anche se non eravamo parenti stretti. Franco qui resterà sempre Franco, ma non nascondo che pensarci dà sempre quei 10 watt in più…

La Roubaix è una gara particolare: rispetto ad altre a strategia di squadra conta meno?

Diciamo che cambia profondamente. Il Fiandre ad esempio, altimetricamente è più duro, la Roubaix è piatta ma certi settori di pavé sono peggio di una salita… E’ una gara nella quale serve tanta fortuna, devi avere il giorno nel quale gira tutto per il verso giusto, soprattutto non bisogna perdere mai troppe posizioni perché non recuperi più.

Ballerini Omloop 2021
L’ultimo bel ricordo di Ballerini in Belgio: la vittoria all’Omloop Het Nieuwsblad 2021
Ballerini Omloop 2021
L’ultimo bel ricordo di Ballerini in Belgio: la vittoria all’Omloop Het Nieuwsblad 2021
Per la tua squadra è un evento fondamentale, finora le cose non sono andate troppo bene.

Torniamo al discorso di prima, contro tanti colpi della malasorte puoi fare poco. Noi però abbiamo un gruppo affiatato, nel quale tanti possono emergere in una corsa come questa. Cercheremo di correre in team sapendo che tutti guarderanno noi per la tradizione in questa corsa, poi vedremo chi potrà emergere in base all’evoluzione, in fin dei conti almeno 6 di noi possono vincere. Io agirò da jolly, non sono quello chiamato a fare risultato, ma se capita l’occasione non mi tiro indietro. E magari quei 10 watt in più mi torneranno utili…

Sarà vero che Van Aert correrà la Roubaix da gregario?

14.04.2022
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Alla fine Van Aert ha scelto di correre il rischio e sarà regolarmente al via della Roubaix, dopo aver saltato per Covid il Fiandre che aspettava da un anno. L’unica concessione che ha fatto ai medici della squadra è stato non prendere parte al sopralluogo di questo pomeriggio. Probabilmente questo sarà un vantaggio per i suoi avversari, ma dato che il campione belga ha avuto il via libera per la ripresa degli allenamenti soltanto martedì scorso, la squadra ha preferito tenerlo sotto stretta osservazione per il maggior tempo possibile.

Gli ultimi aggiornamenti arrivano in diretta proprio dalle strade assolate della Roubaix, dove questo pomeriggio il Team Jumbo Visma composto da Affini, Laporte, Roosen, Teunissen, Van Dijke e Van Hooydonck ha provato prevalentemente i materiali e lo stato del pavé.

Con questo post su Twitter, il campione belga ha ufficializzato il suo ritorno alle gare
Con questo post su Twitter, il campione belga ha ufficializzato il suo ritorno alle gare

Ripresa in Spagna

Come Van der Poel prima di lui, ma per differente motivazione, il belga è andato in Spagna per ripartire al caldo e ottimizzare le poche giornate di allenamento, con la ferma raccomandazione della squadra di non caricare le sue uscite su Strava.

La decisione di schierarlo al via della Roubaix è venuta solo dopo l’ultima distanza, effettuata a ritmo gara nei giorni scorsi, in cui Van Aert ha dimostrato di aver ritrovato un livello accettabile. Essendo tuttavia rimasto in isolamento per una settimana e avendo poi ripreso con estrema gradualità, è evidente che la sua condizione non sia perfetta come prima. Per cui Wout non sarà il solo leader della Jumbo Visma, ma dividerà i gradi con gli altri.

Immagini del sopralluogo 2021 della Roubaix: alla vigilia il pavé era asciutto
Immagini del sopralluogo 2021 della Roubaix: alla vigilia il pavé era asciutto

Prima la salute

La salute del campione belga ha la priorità assoluta. La squadra dà per scontato che Van Aert non avrà le gambe migliori. Solo dopo la Roubaix ci sarà una nuova valutazione che permetterà di stilare il suo programma successivo. L’opzione Liegi-Bastogne-Liegi è attualmente sul tavolo, ma dipenderà da come Wout uscirà dall’Inferno del Nord.

«Dopo un’infezione da Covid – ha spiegato il diesse Merijn Zeeman – siamo estremamente attenti alla salute dei nostri atleti. Lo staff medico ha un ruolo importante in questo ed è un fattore determinante. Lo abbiamo seguito molto da vicino insieme. Un medico ha visitato Wout per quattro giorni consecutivi, per monitorare la risposta del suo corpo all’allenamento. Ha sostenuto anche esami molto approfonditi al cuore prima di riprendere ad allenarsi. All’inizio di questa settimana, lo staff medico ha dato il via libera, stabilendo che Wout poteva iniziare a sostenere carichi importanti come si addice a un professionista».

Lo staff tecnico e quello medico sono stati accanto a Van Aert durante tutta la ripresa degli allenamenti
Lo staff tecnico e quello medico sono stati accanto a Van Aert durante tutta la ripresa degli allenamenti

Cuore a posto

Un’attenzione particolare è stata dedicata appunto al suo cuore, dato che proprio il cuore negli ultimi tempi si sta rivelando l’anello debole nella ripresa post Covid, senza che nessun medico riesca ancora a spiegarne appieno il legame. Van Aert, fra l’altro, ha evitato di sottoporsi alla terza dose di vaccino, rinviandola proprio alla fine delle classiche di primavera.

«La salute di Wout – dice ancora Zeeman – è completamente a posto. Ma dopo una settimana di isolamento, ovviamente, la forma migliore non è più possibile. La rincorsa alla Roubaix è fallita. Gli mancherà anche la ricognizione di oggi e tutto sommato questa è tutt’altro che una preparazione ideale. Ciò non toglie che un corridore come Wout possa ancora avere un ruolo importante, ad esempio nel supportare Laporte, Teunissen o Van Hooydonck. Non partire non è mai stata un’opzione. Wout è in forma e in salute. Il Fiandre e la Roubaix erano i grandi obiettivi. Dopo aver perso il primo, non avrebbe mai accettato di saltare anche la seconda».

Mezzo gruppo ha la bronchite, per il dottore nessun mistero

16.03.2022
4 min
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Prima Colbrelli: bronchite alla Parigi-Nizza, niente Sanremo. Poi il freddo ha investito anche la Tirreno e in breve sono venute fuori le rinunce di Alaphilippe e ora di Guarnieri, mentre Cimolai ha saltato la Milano-Torino sperando di rimettersi per la corsa di sabato. Che cosa sta succedendo in gruppo? Come mai tante bronchiti?

Probabilmente niente di strano, anche se in epoca di pandemia si è portati a cercare spiegazioni più articolate. Felline, ad esempio, ha gettato sul tavolo la suggestione che l’uso reiterato delle mascherine potrebbe aver indebolito il sistema immunitario, favorendo l’insorgere della bronchite. In realtà sia in Francia sia in Italia ha fatto davvero freddo. Più di un massaggiatore, di quelli fermi sul Carpegna per passare le mantelline, ha raccontato l’impossibilità di consegnarle vista l’alta velocità del gruppo. E dato che in cima la temperatura era sotto zero e in basso appena sopra, si capisce che i corridori si siano ammalati.

Cimolai è stato costretto a saltare la Milano-Torino, sperando di recuperare per la Sanremo
Cimolai è stato costretto a saltare la Milano-Torino, sperando di recuperare per la Sanremo

La parola al medico

Nel dubbio, abbiamo chiesto il conforto di Gaetano Daniele, medico della Trek-Segafredo, presente alla Tirreno e oggi alla Milano-Torino sulla via di Sanremo.

«Per me non è un caso – dice – siamo comunque a metà marzo e le temperature sono ancora basse. Io continuo a dire da tempo che non c’è solo il Covid, ma ci sono le stesse cose che c’erano anche prima. Eravamo tutti alla Tirreno, abbiamo visto nella tappa di Carpegna che in cima c’erano 2 gradi sotto zero e sotto appena 3 sopra lo zero. All’arrivo, eravamo tutti intirizziti dal freddo a stare fermi, immaginate i ragazzi a mettere e togliere la mantellina, quei pochi che sono riusciti a prenderla».

Sanremo 2021, il dottor Nino Daniele soccorre e abbraccia il vincitore Stuyven, stremato
Sanremo 2021, il dottor Nino Daniele abbraccia il vincitore Stuyven
Felline ha lanciato la suggestione per cui l’uso protratto della mascherina potrebbe aver ridotto le difese immunitarie, pur ammettendo che si tratta di una sua ipotesi…

Direi di no, non credo che le mascherine incidano. Sono una barriera protettiva, nulla di più. Ci impediscono di venire a contatto con virus, batteri e così via. Nella pratica quotidiana rispetto al passato, da quando si usano le mascherine, l’incidenza delle malattie delle prime vie respiratorie è crollata. Questo è il periodo classico dell’influenza e pure l’influenza da quando usiamo le mascherine si è ridotta notevolmente.

I vostri corridori hanno fatto il vaccino antinfluenzale?

Non li abbiamo mai forzati nel senso di renderlo obbligatorio, però alcuni lo hanno fatto.

Problema saltato fuori in Italia e anche in Francia…

Anche noi abbiamo qualcuno che si è ammalato, direi più alla Parigi-Nizza che in Italia, perché comunque anche lì l’ultimo giorno ha fatto freddo ed era tutto un salire e scendere. Prendono freddo in discesa e poi fai presto ad ammalarti. Non sono forme gravi, almeno nel nostro caso. Qualche caso di infezione delle prime vie respiratorie l’abbiamo anche noi.

Ciccone ha vestito la mantellina al contrario nella prima discesa e ha messo un giornale sotto la maglia per la seconda
Ciccone ha vestito la mantellina al contrario nella prima discesa e ha messo un giornale sotto la maglia per la seconda
Freddo in discesa che è bestiale se non riesci a prendere la mantellina…

Noi alla fine avevamo nel primo gruppo solo Ciccone e lui comunque l’ha presa e aveva detto già sul bus che se la sarebbe infilata al rovescio per proteggersi almeno nel primo passaggio. Nel secondo non l’ha presa, si è messo il classico giornale.

Il Covid può entrarci qualcosa?

Non vedo perché, non in modo diretto. Chi ha avuto il Covid recentemente, a febbraio giù fra Mallorca o alla Valenciana, oramai ha recuperato. Alcuni di loro hanno avuto delle complicanze, magari non direttamente legate al Covid, ma probabilmente legate alla risposta immunitaria un po’ bassina. In questo caso, può insorgere una bronchite. Ad esempio alcuni di quelli che sono ripartiti troppo presto hanno avuto una reinfezione. Comunque per i corridori che lo hanno preso a febbraio è stata una forma decisamente meno impegnativa rispetto a chi l’ha fatto in autunno o l’anno scorso. Un po’ di raffreddamento, febbre rarissima, raffreddore, un po’ di mal di gola. Due-tre giorni senza sintomi e magari qualcuno ha ripreso troppo precocemente.

Alaphilippe nel gelo del Carpegna: anche l’iridato salterà la Sanremo
Alaphilippe nel gelo del Carpegna: anche l’iridato salterà la Sanremo
Un bel rischio…

In Italia, anche se siamo sempre i maestri delle regole ma in questo caso non mi sembra una cosa così deplorevole, gli atleti devono rifare l’idoneità agonistica dopo il Covid. Quindi una nuova visita medico sportiva anche approfondita, l’ecocardiogramma, gli esami del sangue e il test da sforzo. Quindi se non altro abbiamo la possibilità di escludere le complicanze più gravi. All’estero non c’è un obbligo come da noi, quindi da questo punto di vista siamo un pezzetto avanti. Ma è chiaro che una bronchite si può prendere ancora…

Sapete quanti italiani sono arrivati a Nizza? Uno solo: Felline…

16.03.2022
4 min
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Unico baluardo italiano sul traguardo di Nizza. Fabio Felline è stato il solo corridore del nostro Paese a concludere la tremenda corsa a tappe francese di inizio stagione, resa ancor più impervia dal meteo e dall’epidemia scatenatasi in gruppo. Sono appena 59 i temerari che l’hanno portata a termine. E così ieri abbiamo chiesto al trentunenne torinese dell’Astana Qazaqstan Team di raccontarci le insidie della Parigi-Nizza e le sue aspettative per le prossime uscite prima di rimettersi in sella questa mattina nella corsa che arriva proprio a casa sua, ovvero la Milano-Torino, che da quest’anno ritrova la sua collocazione tradizionale in primavera dopo che nelle ultime stagioni aveva preceduto il Lombardia a ottobre.

Fabio, come stai?

Per il momento bene e ho fatto un giretto tranquillo vicino all’hotel della squadra a Milano. Sono in camera da solo, visto quello che è successo alla Parigi-Nizza, dove sono stato l’unico della squadra a portarla a termine.

Dopo il Covid di febbraio, Felline è tornato in gruppo al Trofeo Laigueglia
Dopo il Covid di febbraio, Felline è tornato in gruppo al Trofeo Laigueglia
Che cosa è successo?

Questa volta, anche dopo aver visto l’esito dei tamponi, possiamo dire che il Covid non c’entra. E’ stato qualcosa di fulminante, qualche bronchite o tracheite che si è sparsa in gruppo. Non sono un medico, ma visto che dopo due anni in cui mettiamo le mascherine magari il nostro fisico è meno abituato ai virus che circolano già normalmente, può darsi che le difese immunitarie di noi corridori siano più basse. Una serie di coincidenze sfortunate. Anche il meteo ci ha messo del suo, perché anche quando c’era il sole, il vento era molto freddo. E forse per paura di ventagli, in genere ci si vestiva poco e si era pronti a partire a tutta già dal via.

Dunque, ha ragione Warren Barguil a dire che che la Tirreno-Adriatico è più dura altimetricamente, ma la Parigi-Nizza più stressante?

Beh, in realtà da giovedì a domenica abbiamo fatto quattro tappe con, in serie, 3.300 poi 3.000, poi ancora 3.300 e infine 2.300 metri di dislivello. Il percorso era bello duro, poi senza dubbio lo stress c’è. Si è visto con il fatto che tutte le squadre siano state decimate in corso d’opera, non solo l’Astana. Nessuno dei big della classifica ha avuto problemi di salute che io sappia, però credo che in molti, magari non avendo ambizioni, abbiano deciso di evitare un giorno extra di fatiche la domenica.

E del tuo inizio di stagione di rincorsa che ci dici?

Non è stato semplice perché ho fatto il Covid a febbraio, restando positivo per una quindicina di giorni e questo mi ha fatto saltare tutto il mese. A marzo, ho corso soltanto due giorni in Francia e poi ho fatto il Laigueglia prima della Parigi-Nizza.

Nella sesta tappa della Parigi-Nizza, Felline con Gilbert, all’ultimo anno da pro’
Nella sesta tappa della Parigi-Nizza, Felline con Gilbert, all’ultimo anno da pro’
Un bilancio della tua corsa?

Ho sofferto come un cane i primi tre giorni. Non ero in corsa e non riuscivo proprio ad esserlo, perché sentivo le gambe vuote. Poi gli ultimi tre giorni sono rinato: dalla tappa più lunga alle ultime 2 frazioni, in cui direi che sono riuscito a togliermi qualche soddisfazione. Credo che sia stato normale che non fossi al top dopo il Covid e non tutti siamo dei mostri come Pogacar. Ho sentito di altri colleghi che hanno avuto i miei stessi problemi a riprendersi dopo lo stop. Mi ero stupito delle buone sensazioni al Laigueglia, ma lì era una giornata secca, mentre in una gara a tappe la fatica si fa sentire.

Come ti presenti alla Milano-Torino?

La vivo come un passaggio nella settimana della Milano-Sanremo. Sono contento di farla, perché è la gara di casa e la prendo con lo stesso spirito di quando c’era Superga, anche se stavolta sarà per velocisti. Gli ultimi 50 chilometri li conosco a memoria.

Non ci fai nemmeno un pensierino?

C’è Gazzoli candidato per la volata. E’ giovane e forte, come ha già dimostrato in Algarve, dunque, se si arriverà allo sprint, lo farà lui. Se, invece, succederà qualcosa prima, io ci sono. 

E per la Classicissima?

Per la Sanremo l’obiettivo è innanzitutto star bene, visto il periodo, e poi onorarla al meglio. E’ la corsa dei sogni, non mi nascondo, in cui però bisogna arrivare benissimo. Io farò il possibile e sognare non guasta mai

Parigi-Nizza, partenza della 3ª tappa a Vierzon: Felline verso il via
Parigi-Nizza, partenza della 3ª tappa a Vierzon: Felline verso il via
Chi vedi favorito per sabato?

Il più forte di tutti è senza dubbio Wout Van Aert, perché può aspettare la volata o provare a staccare tutti in salita. Poi Pogacar ha dimostrato che può scombinare qualunque pronostico, è un dato di fatto. Ganna è un fenomeno, ma sia in salita sia in volata si deve difendere, per cui dovrà inventare qualcosa. 

Quali sono poi i tuoi piani?

E’ stato tutto stravolto dal Covid di febbraio. In teoria dopo la Sanremo dovevo riposare, mentre a questo punto dovrei andare in Belgio e poi forse in ritiro sul Teide. E’ tutto ancora da definire però, perché non posso stare 8 settimane via su 9 prima del Giro d’Italia, per cui decideremo strada facendo cosa fare. 

Fancellu, il buio alle spalle. Finalmente adesso si corre

15.03.2022
4 min
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Il suo credito nei confronti della sfortuna ha maturato ormai interessi incalcolabili. Quantomeno in relazione allo stretto periodo nel quale si è sviluppato. Alessandro Fancellu (in apertura in azione al Gran Camino) da aprile 2021 ad oggi ha corso pochissimo.

Nella passata stagione lo hanno condizionato problemi fisici in primavera e un incidente a settembre. Quest’anno, quando tutto sembrava essere tornato sotto controllo, ecco che arrivano due positività al Covid a cavallo del suo esordio in Spagna. Circostanze che minano le certezze di atleti fatti e finiti, figuriamoci di un ragazzo di 21 anni. Eppure lo scalatore della Eolo-Kometa ha carattere ed è già pronto a ripartire con rinnovato ottimismo.

Rintracciamo Fancellu mentre rientra da un servizio fotografico fatto nell’azienda di uno sponsor della sua formazione. Dalla voce capiamo subito che la voglia di correre, anzi di fare fatica, è tanta. E che il suo prossimo calendario agonistico è particolarmente stimolante.

Alessandro Fancellu impegnato nella crono della 4ª tappa del Gran Camino, in Spagna, suo esordio stagionale
Alessandro Fancellu impegnato nella crono della 4ª tappa del Gran Camino, in Spagna, suo esordio stagionale
Alessandro, come stai innanzitutto?

Va meglio ora, ho ripreso ad allenarmi già da un po’. Non è stato semplice però. La prima positività al Covid l’ho avuta alla vigilia del mio debutto al Tour of Antalya (10-13 febbraio, dove nel 2020 ha ottenuto un terzo posto nella generale a 4” dal vincitore, ndr). Non ho avuto alcun sintomo, solo un po’ di stanchezza. Poi, quando mi sono negativizzato, ho potuto correre in Galizia il Gran Camino (24-27 febbraio, ndr) ma al rientro ho ripreso il Covid. Stavolta mi ha debilitato molto di più e ci ho messo più tempo a riprendermi.

Dal punto di vista morale invece hai avuto contraccolpi?

Un po’ sì, forse è ciò che ho patito maggiormente. Pensate. Erano dieci mesi che non correvo, mi ero allenato bene, avevo una voglia incredibile e poi ti capita così. Mi ha buttato giù però per mia fortuna la squadra mi ha aiutato tanto. Stefano Zanatta (il diesse, ndr) mi ha tirato su di morale, ci sentivamo ogni giorno. Ed anche Basso e Contador mi hanno chiamato per confortarmi.

A questo punto sei pronto per ripartire. Il tuo calendario quale sarà?

Corro domani la Milano-Torino. Poi a Firenze la Per Sempre Alfredo e a Larciano il Gp Industria (rispettivamente 20 e 27 marzo, ndr). Infine dovrei fare il Giro di Sicilia (12-15 aprile, ndr) e Tour of the Alps (18-22 aprile, ndr). In queste gare potrei giocarmi una convocazione per il Giro d’Italia, ma è ovviamente presto per dirlo. Per la seconda parte di stagione invece vedremo più avanti i miei programmi. Ora sono concentrato alle imminenti corse.

Fancellu sotto sforzo alla Settimana Coppi e Bartali dell’anno scorso. Anche in questo inizio di 2022 sa che dovrà fare fatica
Fancellu sotto sforzo alla Settimana Coppi e Bartali del 2021
E’ come se ricominciassi da zero la preparazione…

Più o meno sì. Avevo fatto fatica nella gara spagnola per prendere il giusto ritmo. Adesso so che mi toccherà la stessa sofferenza (dice ridendo, ndr). Però ripartire da una gara importante come la Milano-Torino ti dà la scossa vedendo gli iscritti. Gare così danno grandi motivazioni.

Con la Eolo-Kometa purtroppo hai corso poco. Come ti trovi?

Benissimo. Credo sia la dimensione per me. E’ la formazione giusta per crescere. In questi anni si è fatta conoscere e ha dimostrato di sapere correre bene, oltre che vincere belle corse. Anche alla Tirreno-Adriatico i miei compagni si sono fatti vedere in tutte le tappe e sono stati protagonisti (Davide Bais ha vestito per due giorni la maglia verde, ndr). Naturalmente grazie a questi risultati, tutti siamo più contenti e si rende meglio sia in allenamento che in gara.

Dove potremo vedere il miglior Fancellu? Che obiettivi hai?

Spero di potermi mettere in mostra presto perché significherebbe che sono tornato in condizione. Per fortuna siamo a marzo, c’è tutto il tempo per correre, anche se è presto per dire che risultati potrei fare e dove. Il mio principale obiettivo di questa stagione è ritrovare le sensazioni migliori dopo un ultimo anno molto difficile. Sento di essere sulla strada giusta.