Provini: «Le squadre U23 spariranno e la FCI non ci tutela»

22.01.2022
4 min
Salva

Continua il nostro viaggio tra i dilettanti, le parole di Oscar Gatto in una nostra recente intervista ci hanno fornito un bello spunto: «Un secondo problema sono le squadre continental – aveva detto Oscar – ce ne sono davvero tante ed accelerano anche loro il processo di crescita dei giovani».

Pensandoci bene le squadre continental sono tante e portano via corridori a quelle under 23, ma dove finiremo? La domanda la poniamo a Matteo Provini, diesse della Petroli Firenze Hopplà.

«Le squadre continental in Italia sono differenti dalle estere per un solo motivo: il numero di atleti pro’ che puoi tesserare. Da noi le continental ne possono avere al massimo due, all’estero non c’è un limite. Inizialmente queste squadre dovevano fare da cuscinetto tra il professionismo ed i dilettanti, un lavoro che svolge egregiamente la Giotti di Giuliani. Dovevano prendere corridori che per un motivo o per l’altro non erano riusciti a ritagliarsi lo spazio tra i pro’».

Matteo Provini con Orlando Maini, in una foto del 2018 quando erano entrambi alla Petroli Firenze-Hopplà (foto Scanferla)
Provini in una foto del 2018 con la… maglia Petroli Firenze-Hopplà (foto Scanferla)
Ora però sono tante ed hanno molti corridori, anche under 23.

Sono diventate uno specchio per le allodole, promettono di correre con i pro’ ma quante gare fanno effettivamente con loro? Vi rispondo io: poche. Che senso ha fare due gare con i pro’ ed il resto della stagione a fare gare con i dilettanti, cosa imparano i ragazzi?

Si pensa di avere più occasioni per mettersi in mostra…

Se uno va forte lo fa anche alla Petroli Firenze Hopplà. Io ho lanciato più di venti corridori nel professionismo: Vlasov, Sobrero, Ganna, Marezcko… e tutti si sono messi in mostra con una squadra under 23. E’ diverso se una squadra WorldTour fa la continental.

Il team Petroli Firenze-Hopplà festeggia la vittoria di Nencini alla Firenze-Empoli
Il team Petroli Firenze-Hopplà festeggia la vittoria di Nencini alla Firenze-Empoli
Come mai?

Perché loro prendono corridori che ritengono interessanti, ma non ancora pronti a correre con i pro’ e li fanno crescere in una squadra strutturata. Ci sono delle continental meno attrezzate di noi, che vanno alle gare senza meccanico o massaggiatore. Noi ai ritiri abbiamo tutto lo staff al completo: massaggiatori, diesse, preparatori ed anche uno chef.

Non tutte le squadre under 23 però sono così attrezzate…

Vero, e qui si deve fare un’autocritica. Non ci si può lamentare che ti rubano i corridori e poi ci si presenta con lo stesso staff di 20 anni fa.

Le squadre continental saranno anche uno specchio per le allodole ma qualcuno ce le ha fatte diventare.

Infatti io non ce l’ho con loro, chi ha una squadra è un imprenditore e deve seguire le leggi del mercato. Ci dovrebbe essere qualcuno che dall’alto tenga tutto in ordine: la Federazione Ma qui al posto che progredire si è tornati indietro.

Spiegati meglio.

La nostra squadra quest’anno in classifica nazionale era quarta, ci sono 13 continental, sono finite tutte dietro. Ci dovrebbe essere più meritocrazia, anche perché i ragazzi sono attratti dal nome e dicono «Vado in tale squadra perché vinco». Bisogna anche ricordarsi che sono i corridori a vincere, non le squadre. Un’altra cosa: una volta per passare pro’ c’era una graduatoria e passavano corridori con 150-160 punti, ora passano ragazzi con 40.

La colpa però è di chi permette tutto questo: procuratori, squadre, Federazione, anche i genitori…

Si va a cercare il fenomeno negli junior facendolo passare pro,’ ma come fai a scommettere su un ragazzo così giovane? Però lui giustamente vuole andare in quelle squadre perché è attirato dal nome, dovrebbe essere chi gli sta accanto a consigliarlo in maniera saggia.

Luca Pacioni, Matteo Provini
Matteo Provini con Luca Pacioni che quest’anno è rimasto senza squadra (foto Scanferla)
Luca Pacioni, Matteo Provini
Matteo Provini con Luca Pacioni che quest’anno è rimasto senza squadra (foto Scanferla)
La saggezza è un lusso di questi tempi.

Vero. Di questo passo le squadre under 23 rischiano di sparire, e dove andranno a prendere i corridori le continental?

Ci siamo già risposti prima a questa domanda, tra gli junior…

Ditemi voi se questo è il modo di far lavorare i ragazzi. Poi tra gli junior ci sono troppe variabili: lo sviluppo, la scuola… Che ne sappiamo se un corridore fa più fatica ad emergere da junior perché pensa a finire bene la scuola?

Così rischiamo che i ragazzi trascurino la scuola per concentrarsi sulla bici e la fanno diventare un lavoro, ma a 17 anni il ciclismo dovrebbe essere un divertimento.

Ritornare alle classifiche per decidere quali corridori possono passare pro’ sarebbe la soluzione?

In realtà io metterei anche una classifica per le squadre, come fa l’UCI per le WorldTour, se non ottieni risultati rischi di perdere la categoria, vedi la Cofidis. Non è giusto che si possa creare la squadra continental solamente pagando, si dovrebbe meritare tale titolo.

Dalla Valle e Monaco: alla Giotti Victoria per ritrovarsi

14.01.2022
4 min
Salva

«Io sono un Bastian contrario nel ciclismo, ho le mie idee e nessuno me le toglie». A parlare è Stefano Giuliani, diesse e non solo della Giotti Victoria. Il suo è un team continental “atipico”, così lo definisce. La personalità non gli manca, chi lo conosce bene lo sa.

«Ho un mio modo di vedere e di intendere il ciclismo, non piace a tutti, ma a me sì. Anche con i corridori ho un rapporto diverso. Sulla bici non ci sono alibi o scusanti, anche io sono stato corridore, è una categoria che tende a nascondersi dietro a tante scuse…»

Il Team Giotti Victoria al via del Trofeo Laigueglia del 2020 (foto Scanferla)
Team Giotti Victoria al via del Trofeo Laigueglia 2020 (foto Scanferla)
Partiamo dal principio, come mai vi ritenete un team atipico?

Puntiamo su un calendario di corse internazionali legate alla categoria elite. Non disputiamo gare under 23, è una cosa che non ci interessa.

Come mai?

Io arrivo da tanti anni di esperienza nel professionismo, sono sempre stato abituato a lavorare in un certo ambiente, non riuscirei a rendere allo stesso modo. Mi piace lavorare con i corridori che hanno qualcosa da dimostrare, che vogliono rilanciarsi, con gente che ha fame.

E’ nata con questo intento la squadra?

Le situazioni che hanno contribuito alla nascita di questa squadra sono tante e delle più disparate. Volevo fare un team mio dove applicare i metodi che ritengo più giusti. Abbiamo sempre avuto corridori più grandi o maturi, ma con una caratteristica di base: la voglia di rivincita.

Stefano Giuliani ha sempre avuto una personalità esuberante
Stefano Giuliani ha sempre avuto una personalità esuberante
Come Dalla Valle e Monaco?

C’è da fare una premessa importante: noi non cerchiamo nessuno, sono i corridori a chiedermi di venire qui. Sono uno che parla apertamente e non si nasconde dietro false promesse per accaparrarsi il giovane di turno.

Come si allestisce la squadra?

Prima cosa conosco i corridori, ci parlo e faccio subito capire come si lavora qui. Io non obbligo nessuno a restare o a fare le cose, sono molto aperto, faccio correre i ragazzi come meglio credono. Devono essere loro a capire che l’unione fa la forza e che a volte è meglio aiutare un compagno che cercare un risultato. Siamo una squadra piccola che lotta con le grandi, bisogna remare tutti dalla stessa parte e chi non lo fa può scendere dalla barca, questo i miei corridori lo sanno.

Perché andare a lottare con i più grandi?

Come detto prima: a me piace recuperare i corridori che si sono “persi” o che vogliono dimostrare al mondo che valgono. Sono uno che ama le sfide, a volte mi fermo e penso ma chi me lo fa fare. La risposta è un po’ di sana follia e tanta, anzi, tantissima passione. Il ciclismo oggi è un po’ impazzito, non è possibile che a 23 anni un corridore smetta, e qui rispondo alla domanda di prima: perché Monaco e Dalla Valle.

Ritiene quindi che si stia esagerando nella ricerca dei talenti?

I corridori giovani quando vincono da junior o under 23 si sentono tutti dei fenomeni, poi ti scontri con la realtà e fa male. Da me i corridori non vengono trattati come campioni, ma come degli esseri umani… A volte sono rigido ma cerco di essere sempre un buon diesse, una figura paterna quando serve.

Quindi loro due, Monaco e Della Valle, li ritiene validi?

Sì, altrimenti non sarebbero qui. Dalla Valle ha fatto uno stage con una WorldTour (UAE Emirates, ndr) e poi due anni con una professional (Bardiani, ndr). Fa strano pensare non abbia trovato una squadra… Monaco, invece, ha corso poco nel 2020, poi ha preso il covid la scorsa stagione, ma alla Adriatica Ionica Race era andato forte e così dopo due giorni di colloquio qui a Pescara ho capito che avrebbe fatto al caso nostro.

Stefano Giuliani prima di fondare il team Giotti Victoria è stato diesse della Nippo Vini Fantini, qui al Giro d’Italia 2015
Giuliani prima di fondare il team Giotti Victoria è stato diesse della Nippo
Un calendario ampio ed internazionale come si costruisce?

E’ sempre più complicato, la cancellazione delle corse ha obbligato le squadre WorldTour a ripiegare su altre gare e per le professional o le continental c’è sempre meno spazio. Trovare gli sponsor è, anche questo, un lavoro difficile. Le aziende hanno altri problemi, poi le squadre WorldTour hanno alzato ancor di più l’asticella.

Più investimenti per loro vuol dire farne di più anche per gli altri per rimanere al passo.

E’ evidente, prima le squadre continental o professional se la cavavano con un budget più ristretto. La forbice si sta allargando, è come nel calcio, le prime 6-7 squadre hanno un budget e fanno un certo tipo di lavoro, le altre si arrangiano.

Rebellin pronto a ripartire: «Forse per l’ultima volta»

12.01.2022
4 min
Salva

A che età si smette di correre in bici? C’è chi lascia prima dei 35 anni, svuotato della passione e dai mille impegni: ritiri, gare, eventi… Chi superati i 30 riscopre una seconda giovinezza e trova energie nascoste per rilanciarsi. C’è un corridore, però, che la passione non l’ha persa mai e neanche la voglia di rimettersi in sella. E’ Davide Rebellin, che si appresta ad iniziare un’altra stagione: la voglia non manca, nonostante la sfortuna ne abbia condizionato l’inizio. A settembre, infatti, Davide ha subìto un grave infortunio al Memorial Pantani (foto di apertura): frattura esposta di tibia e perone, “sistemata” con due placche e qualche vite.

Davide Rebellin, 50 anni è alla sua seconda stagione alla Work Service
Davide Rebellin, 50 anni è alla sua seconda stagione alla Work Service
Ciao Davide, come stai?

Bene, il recupero procede abbastanza rapidamente, domani (giovedì, ndr) ho una radiografia che mi dirà se sono pronto a riprendere l’attività agonistica a pieno.

Eri tornato quasi subito a pedalare…

Sì, sotto parere medico avevo iniziato a fare qualche sgambata già dopo una quarantina di giorni dall’infortunio. Ho ancora qualche problema con la mobilità della caviglia, la pedalata non è “rotonda” come dovrebbe essere.

Con i nuovi compagni ti sei già allenato?

Purtroppo non ancora, ci siamo visti qualche giorno fa per la consegna dei materiali e per le visite mediche. Loro si sono allenati insieme a Padova un paio di giorni ma ho preferito evitare.

Nicola Venchiarutti, Genting Highlands, Tour de Langkawi 2020
Nicola Venchiarutti torna in una continental dopo due anni passati all’Androni
Nicola Venchiarutti, Genting Highlands, Tour de Langkawi 2020
Nicola Venchiarutti torna in una continental dopo due anni passati all’Androni
Perché?

A causa della caviglia, ho un po’ di timore ad allenarmi in gruppo perché non posso appoggiarla a terra mentre pedalo. Stare in gruppo vorrebbe dire esporsi a dei rischi in quanto non puoi controllare tutto, ho deciso di allenarmi da solo in questo periodo, mi sento più sicuro.

Compagni e diesse ci hanno detto che Mallorca sarà il primo ritiro stagionale con delle gare annesse, ci sarai?

Al ritiro sicuramente, mi piace stare accanto ai miei compagni, anche dopo l’infortunio li ho seguiti spesso alle corse. Per dire che mi allenerò con loro devo aspettare ancora qualche radiografia di controllo. Di correre, ahimé, se ne parlerà ad aprile o maggio.

In squadra quest’anno sarete due ex professionisti: tu e Nicola Venchiarutti, due carriere differenti, come gli obiettivi stagionali.

Vero, Nicola l’ho conosciuto, ma ci ho parlato poco…

Lui arriva dall’Androni, ora Drone Hopper, dopo due stagioni non facili. Vorrà sicuramente riconquistare il mondo dei pro’, che consigli ti sentiresti di dargli?

Innanzitutto, penso abbia fatto bene a prendersi una seconda occasione. Deve crederci, partendo con grinta e coraggio, il calendario c’è e le occasioni di conseguenza. Alla fine, la Work Service fa un calendario quasi paragonabile ad una squadra professional, anche come struttura societaria. Qui “bussano” tanti ragazzi in cerca di una seconda occasione, spesso scrivono e chiedono direttamente a me.

Sanno che sei una figura importante all’interno della squadra…

Sì, quello che dico ha un peso. Certamente non decido io, però qualche consiglio mi sento di darlo. Anche perché non potrò mica correre in eterno.

Davide Rebellin tornerà alle gare probabilmente tra aprile e maggio per entrare in condizione nella seconda metà della stagione
Davide Rebellin tornerà alle gare probabilmente tra aprile e maggio
La tua carriera si avvicina alla conclusione?

Questa, molto probabilmente, sarà la mia ultima stagione. Doveva esserlo la scorsa ma non mi andava di lasciare dopo un infortunio.

La Work ha una struttura paragonabile ad una professional, si è mai pensato al salto di categoria?

Secondo me è una cosa che si sta costruendo a poco a poco. Prima hanno messo delle solide basi con un team continental di tutto rispetto. Diventare professional sarebbe bello, servirebbe sicuramente un secondo sponsor, magari italiano…

E tu ti vedresti nei panni di diesse?

No, in questo ruolo non mi ci vedo, mi piace di più dare consigli… Forse sono più adatto ad un ruolo manageriale o solamente da “consigliere”.

Work Service, tanti corridori e ambizioni. E il calendario?

04.01.2022
4 min
Salva

Coordinare una squadra non è un lavoro semplice, bisogna far combaciare le esigenze del team, degli sponsor e degli atleti. Ciò su cui una squadra basa il proprio lavoro ed imposta gli obiettivi della stagione è il calendario. La Work Service è una continental che ha sempre avuto un calendario di primo piano con molte gare in Italia ed all’estero (in apertura nella foto Scanferla).

Per diversi motivi quest’anno nella squadra del presidente Levorato ci sono tanti corridori che hanno bisogno ed anche voglia di mettersi in mostra. Alcuni li abbiamo incontrati: Plebani, Lucca e Venchiarutti. Ilario Contessa ci spiega come si coordinano gli impegni del suo team e non è affatto semplice.

Work Service 2020
La Work Service ha un calendario ampio, dove inserisce corse regionali per dare spazio agli under 23 (foto Scanferla)
Work Service 2020
Il calendario della Work ha anche gare regionali per far correre e crescere gli under 23 (foto Scanferla)
Innanzitutto, come si prepara il calendario delle corse?

Nel nostro caso si parte dalle gare con i professionisti, una volta inserite si passa alle corse 1.2 come il Trofeo Piva o la Popolarissima. Solo all’ultimo, per completare il calendario senza lasciare buchi, si inseriscono le gare nazionali e regionali under 23.

Un lavoro complicato…

Certamente nello stilare il calendario si è dato più spazio alle gare elite che a quelle under 23 vista la profondità della nostra rosa. Infatti in squadra abbiamo 8 corridori elite e 9 under 23. Noi crediamo che la forza di una squadra sia sì il gruppo, ma anche la varietà di persone che ci sono all’interno.

Considerando anche le diverse esigenze dei corridori che avete in squadra.

Sono tante e vanno gestite tutte con la stessa importanza: dal corridore che è al primo anno negli under 23 all’ex professionista come Venchiarutti che vuole riscattarsi. Fino ad arrivare ad un elite che si vuole giocare le ultime chance per passare di categoria.

Nicola Venchiarutti è il secondo ex pro’ nella rosa del team Work Service, l’altro è Davide Rebellin
Venchiarutti è il secondo ex pro’ nella rosa del team Work Service, l’altro è Rebellin
Come si incastrano queste esigenze?

Si parte tutti dallo stesso punto, la condizione. A fine gennaio andremo a Mallorca per fare un po’ di gare tutte ravvicinate. Approfitteremo per fare un ritiro e lavorare tutti insieme, poi 10-11 corridori si alterneranno per correre mentre gli altri, cioè quelli che riterremo più indietro di condizione, si alleneranno.

Il calendario è ampio, ma le corse di rilevanza internazionale sono poche, come si trova l’equilibrio?

Qui dovremo essere bravi noi diesse a motivare i ragazzi e far capire che bisogna lavorare per la squadra. Come giustamente sottolineate, gli obiettivi dei corridori sono diversi. Proprio per questo magari verranno raggiunti in momenti distinti della stagione e ci potremo concentrare sui ragazzi che ancor dovranno cercare di imporsi. E’ ovvio che la volontà di tutti è mettersi in mostra, ma in una squadra esiste anche la meritocrazia e i risultati si ottengono con applicazione in allenamento e dedizione al progetto prima ancora di guardare gli interessi personali.

Senza dimenticare gli under 23 che se meritevoli vanno fatti correre…

L’equilibrio è delicato, ma solo con corridori ambiziosi e forti una squadra riesce ad essere competitiva. Abbiamo due o tre ragazzi interessanti, ovviamente partiranno da corse di categoria, ma non è detto che non possano fare anche gare tra i pro’. Uno degli appuntamenti più importanti per gli under sarà il Giro d’Italia, non sono ancora stati distribuiti gli inviti, ma siamo fiduciosi.

Ci hai detto che la forza è nel gruppo, come si crea una squadra unita?

Stiamo facendo molti incontri, alcuni in giornata o anche di due o tre giorni consecutivi. La mattina ci alleniamo, cosa fondamentale per conoscersi e per capire come si muovono i corridori quando sono in gruppo insieme. Nel pomeriggio invece, si passano dei momenti tra di noi, si parla di tutto, ma anche del calendario e degli impegni futuri.

Ilario Contessa vuole costruire un gruppo affiatato e coeso dove tutti i corridori possano mettersi in mostra (foto Scanferla)
Ilario Contessa vuole costruire un gruppo affiatato e coeso(foto Scanferla)
Si vedono ormai tanti corridori tornare nelle continental dopo una parentesi con i pro’, come si lavora con questi ragazzi?

Immagino vi stiate riferendo a Venchiarutti… Il lavoro da fare è mentale, si deve ridare sicurezza e tranquillità. La voglia Nicola ce l’ha, ha dimostrato di averla anche dai primi colloqui fatti.

Lui arriva dalla Androni, una squadra che ha un rapporto diretto con voi. Credi sia possibile per un corridore ritornare tra i pro’ una volta uscito dal giro?

Tutto è possibile, Ballan è passato professionista a 25 anni e ha vinto un mondiale. Certo che se iniziamo a considerare un ragazzo di 23-24 anni vecchio non li aiutiamo. E’ una moda o forse il futuro, non lo so. C’è da dire che anche io ho sperimentato questa sensazione sulla mia pelle.

In che senso?

Quando io sono passato under, i corridori che entravano nel mondo del professionismo erano gli elite. Poi è arrivata la generazione tra l’85 e l’86 e anche molti di loro sono passati professionisti giovani…

Giovani promesse, che fatica confermarsi

09.12.2021
5 min
Salva

Il mondo dei professionisti corre veloce, in tutti i sensi. I corridori sono sempre più preparati e le squadre sono alla continua ricerca dei giovani talenti. Non sempre però i ragazzi sono pronti per il grande salto dal mondo under 23 a quello dei pro’. Ormai è diventato normale vedere ragazzi diventare professionisti alla fine del secondo anno da under.

Non è però semplice emergere e per uno che ci riesce sono molti i ragazzi che a causa del loro passaggio prematuro rischiano di perdersi. Potrebbe essere il caso di Daniel Savini, fino al 2021 della Bardiani-CSF-Faizanè. Con la squadra di Reverberi è passato professionista molto giovane, nel 2018, a 20 anni. Dopo quattro stagioni, il suo percorso con la Bardiani si è concluso, abbiamo voluto parlare con Leonardo Scarselli, suo diesse alla Maltinti, che non era favorevole al suo passaggio nei professionisti così presto.

Leonardo Scarselli, diesse della Maltinti è passato pro’ a 25 anni, per gli standard moderni sarebbe stato considerato “vecchio”
Leonardo Scarselli, diesse della Maltinti è passato pro’ a 25 anni
Come mai non ritenevi che Daniel fosse pronto per il mondo dei pro’?

Io avevo espresso la mia opinione basata su quel che vedevo. Daniel a livello di numeri espressi era uno dei migliori corridori in gruppo, era nell’orbita della nazionale e gli veniva tutto semplice. Ha avuto una carriera a livello giovanile agevole, grazie alle sue grandi doti è sempre riuscito a fare bene.

Quindi quali erano i tuoi dubbi?

Non lo ritenevo pronto a livello mentale. Nonostante i risultati non era concentrato sulla bici e su quel che è la vita da atleta. Commetteva dei piccoli errori che a livello dilettantistico non paghi, ma quando passi professionista certe cose sono date per scontate e non puoi sbagliarle.

Errori di gioventù, ma come avrebbe potuto evitarli?

Non li eviti, sono parte della maturazione atletica, mentale e psicologica del corridore. Quando correva con me ebbi un colloquio con Zanatta, diesse della Bardiani. Gli dissi che Daniel andava seguito da vicino per farlo rendere al massimo, ma nei professionisti non funziona così. In quella categoria sei un numero. Se vai forte bene, altrimenti ne prendono un altro…

Fondamenta poco solide

Accantoniamo la situazione di Daniel e parliamo del movimento dei giovani con Leonardo Scarselli. Il suo ruolo gli ha permesso di vedere tanti ragazzi e di capire come, negli ultimi anni, il movimento ciclistico si sia mosso per tutelarli, o meno.

Anche nella categoria juniores si guarda al risultato esasperando così la crescita dei corridori
Negli juniores si guarda al risultato esasperando così la crescita dei corridori

«Come ho detto prima: non è una questione atletica – dice Leonardo Scarselli – i ragazzi possono esprimere anche ottimi valori, ma senza la maturazione corretta non possono ritagliarsi il loro spazio nei professionisti. Il problema è che una volta emersa un’eccellenza, come Evenepoel, si va tutti alla loro ricerca ma se si usa questa parola ci sarà un motivo».

Cosa bisognerebbe fare per tutelare i corridori?

Intanto smetterla di cercare il prodigio, ma il problema è ben più radicato…

Ci spieghi.

Le squadre non tutelano più i ragazzi, già dalla categoria juniores si guarda al risultato. Negli altri Paesi, da dove escono i corridori giovani e pronti sia fisicamente che mentalmente non fanno così. Si fa una scuola di ciclismo, insegnano a guidare il mezzo, magari facendo la doppia disciplina. Impari a stare in gruppo, ad alimentarti, a leggere la corsa… e poi ti fanno sbagliare.

Ormai si pensa che a 22-23 anni un ragazzo sia “vecchio”.

Questa cosa mi fa ridere, un corridore a 23 anni non può essere considerato vecchio. Nelle corse c’è sempre stata la classifica per i giovani (ragazzi fino ai 25 anni, ndr), ci sarà un motivo. La categoria under 23 prevede 4 anni di militanza perché si è sempre pensato che sia il periodo giusto per crescere ed i motivi sono tanti.

Quali?

Come prima cosa puoi sbagliare, se accorci i tempi gli errori concessi diminuiscono. L’under 23 è la categoria dove si impara di più sulle dinamiche di corsa e allenamento. Come detto prima, da juniores se uno va forte ed è un… mascalzone la può fare franca, ma da under 23 i primi nodi vengono al pettine. Però se invece avere 4 anni per imparare ne hai 2, il discorso va in frantumi.

Daniel Savini ha corso una sola stagione alla Maltinti nel suo secondo anno da under 23, prima del passaggio in Bardiani
Daniel Savini ha corso una sola stagione alla Maltinti
E le squadre cosa devono fare?

I casi sono due: se si continua ad abbassare l’età media dei neoprofessionisti, allora bisogna che le squadre si facciano carico della loro crescita. Li devi seguire da vicino, stare con il fiato sul collo e così li aiuti. Non si inventa nulla di nuovo, è quello che abbiamo sempre fatto noi diesse negli under 23.

Il secondo caso?

Si smette questa rincorsa folle al giovane prodigio e si lasciano in pace i ragazzi. Anche se il mondo cambia e le continental sono sempre di più. Anche loro non aiutano molto…

In che senso?

Non sono contrario alle continental, ma sono state create con le motivazioni sbagliate. Vogliono accaparrarsi i migliori corridori under 23 con la promessa di correre gare con i pro’. Ma le corse a cui vengono invitate sono limitate e poi va a finire che ce le ritroviamo a correre nelle gare regionali o nazionali con noi. In questo modo vincono sempre loro e le squadre under 23 spariranno.

Se vincono sempre loro…

Esatto, cosa spinge uno sponsor a fare una squadra di under 23 se poi alla fine vincono sempre le stesse?

Allora che bisogna fare?

Le continental fanno il loro lavoro, ma allora si crei un calendario adatto alle possibilità che hanno, con gare internazionali. Così si tutela il movimento ciclistico in tutte le fasce.

La Qhubeka continental va avanti spedita nelle mani di Nieri

26.11.2021
4 min
Salva

Come è noto la Qhubeka-Assos non sta vivendo giorni semplici. Sul futuro della squadra WorldTour imperversano nuvoloni a dir poco neri. E più si va avanti e più il tempo stringe. E la cosa non riguarda solo la squadra WorldTour, ma anche quella continental. Almeno indirettamente, come scopriamo da Daniele Nieri, suo diesse…

E quell’indirettamente a quanto pare è fondamentale. Tutto questo è molto simile a quanto accaduto l’anno scorso di questi tempi. Con il team principale salvato in extremis e la continental che aveva delle assicurazioni in merito. Però…

Alla Coppi e Bartali Henao e Dlamini, hanno corso coi ragazzi di Nieri
Alla Coppi e Bartali Henao e Dlamini, hanno corso coi ragazzi di Nieri
Daniele, com’è la situazione della Qhubeka continental?

La squadra continental andrà avanti. Stiamo solo aspettando le sorti della WorldTour, ma per quel che riguarda il nostro futuro il general manager, Douglas Ryder, ci ha detto che si continua. Il progetto giovani prosegue. Il progetto del ciclismo africano, con sudafricani, etiopi…

Siete quindi tranquilli?

Quindi noi siamo tranquilli. Poi certo, un conto è avere la sola continental e un conto è anche la WorldTour, questo incide sulla crescita dei ragazzi.

Cioè?

Beh, hanno più possibilità di stare a contatto con i corridori più grandi, a volte starci vicino e seguire il loro ritmo, hanno soprattutto la possibilità di fare certe corse. L’anno scorso ci fu uno scambio di corridori: Henao e Dlamini da noi, Puppio da loro…

Antonio Puppio quest’anno ha fatto diverse gare con i pro’. Eccolo alla Bernocchi chiusa al sesto posto
Antonio Puppio quest’anno ha fatto diverse gare con i pro’. Eccolo alla Bernocchi chiusa al sesto posto
Se non dovesse esserci la WorldTour, la continental continuerebbe solo con i giovani o prenderebbe qualche esubero del team principale? Pensiamo a un Pozzovivo… per esempio.

No, andiamo avanti con i giovani. Non credo poi che un corridore della caratura di Pozzovivo voglia militare in una continental. Sarebbero scelte sue eventualmente e del manager. Ne dovrebbero parlare loro. WorldTour o no, noi andremo avanti per la nostra strada. L’unica cosa che cambierebbe è che non avremmo in programma gare come la Coppi e Bartali.

E in vista del 2022 la squadra è già formata?

Sì. Il team comunicherà a breve il roster completo. Non posso dire tutti i nomi ancora, ma ci saranno in tutto 10-11 atleti, cinque dei quali italiani. Sono confermati Kevin Bonaldo e Mattia Guasco e in più, per la prima volta, abbiamo preso uno juniores, Raffaele Mosca, uno scalatore umbro.

Quindi siete pronti per iniziare o già avete iniziato?

I ragazzi hanno già ripreso a pedalare nelle loro sedi. I primi di dicembre faremo qualche giorno di ritiro in Toscana almeno con gli italiani e un ragazzo etiope che non è tornato a casa. Se poi si farà la WorldTour a gennaio andremo in Spagna, presumo, con loro, altrimenti ci organizzeremo autonomamente.

Daniele Nieri, 35 anni, è uno dei tecnici più giovani in circolazione ed è già da 4 stagioni in ammiraglia con questo team
Daniele Nieri, 35 anni, è uno dei tecnici più giovani in circolazione ed è già da 4 stagioni in ammiraglia con questo team
Daniele, sei uno dei tecnici più giovani in assoluto, magari parli un linguaggio simile a quello dei ragazzi…

Il fatto di essere un diesse giovane, ho 35 anni, implica il fatto che ho tantissimo da imparare. Per fortuna quando ero il meccanico delle squadre dei pro’ ho avuto la possibilità di stare accanto e in ammiraglia con Pietro Algeri, che per me è uno dei migliori tecnici degli ultimi 40 anni e io cerco di ispirarmi a lui. Cerco di mettere in atto quello che ho visto e che mi ha insegnato.

E cosa?

I suoi modi di fare. La calma nel parlare, la tranquillità, la capacità di ascoltare per davvero i ragazzi. Per me è questo il modello di Algeri da seguire.

C’è qualcosa della scorsa stagione in cui ti “promuovi” e qualcosa in cosa in cui ti “bocci”, con tutte le virgolette del caso?

Promosso, come detto cerco di essere vicino ai ragazzi. Bocciato direi che forse ci sarebbe potuta essere una migliore gestione dei ragazzi in qualche caso. Tipo con Puppio. Con Antonio non si è creato un rapporto di fiducia al 100%… ma da entrambe le parti. Un aspetto da migliorare.

«La continental dell’Astana? Idea di Vino», parola di Martinelli

19.11.2021
4 min
Salva

Ecco una nuova continental nel panorama internazionale e dei giovani in particolare: l’Astana Qazaqstan Development Team. Un team che vuole essere a tutti gli effetti una protuberanza della WorldTour, come per la Jumbo-Visma o le squadre francesi. 

Ne parliamo con Giuseppe Martinelli. Il “Martino” nazionale da anni predica l’importanza di lavorare coi giovani, di avere un diretto bacino cui attingere e ancora di più poter lavorare. 

Il Kazakistan U23 prima del via dei mondiali di Leuven. Molti di loro faranno parte della continental
Il Kazakistan U23 prima del via dei mondiali di Leuven. Molti di loro faranno parte della continental
“Martino”, come nasce l’idea della continental?

Un’idea voluta da Vinokourov più che da me. Tutto il mondo sa quanto mi piaccia lavorare coi giovani, ma questa idea Vino ce l’aveva già nel 2020. Poi è successo tutto quel che è successo con il suo “allontanamento” dalla dirigenza e il successivo ritorno. E questa estate appena si è sbloccato tutto, da metà agosto è partito il progetto.

Un progetto fortemente voluto dunque…

Vogliamo che acquisisca un livello internazionale, ma per questo bisogna “partire lunghi”. Ci sono squadre che hanno il team development da anni. Noi abbiamo perso molto tempo. Partire ad agosto non è stato facile. Così come non è stato facile trovare dei corridori competitivi. Anche se la nostra idea non è tanto quella di prendere gente già pronta, ma di farla crescere. Bisogna ritrovarselo dentro casa il talento, non andarlo a scoprire.

Chiaro, l’idea è quella di formare il corridore

Esatto. Se lo prendi da altri non dico che sbagli, ma di sicuro è diverso. Non te lo sei formato tu.

Quindi Astana Qazaqstan e Astana Qazaqstan Development Team lavoreranno a braccetto?

Sì, sì. Loro avranno gli stessi preparatori, gli stessi medici, mezzi e personale della WorldTour… Sarà un continuum della prima squadra. Solo i diesse saranno diversi e neanche del tutto.

Cioè?

Lì seguirà Serguei Yakovlev e Alexandr Shushemoin, ma un occhio ce lo butteremo anche noi.

Avete preso Manzoni e Maini: loro seguiranno la continental?

Saranno con la WorldTour ma saranno un po’ più vicini alla continental, ma come tutti del resto… A parte “Martino” che è vecchio e resta solo sulla WorldTour! Scherzi a parte se fossimo partiti un po’ prima magari saremmo riusciti a fare un qualcosa di più, ma a Vino interessava molto e siamo andati avanti lo stesso.

Ci sarà uno “scambio” di atleti, nel senso che i ragazzi più in forma e meritevoli potranno correre con la WorldTour?

Certo! Ed è quello che fanno anche gli altri team. L’esempio maggiore che mi viene in mente è la Jumbo con Vingegaard alla Coppi e Bartali. Un qualcosa che mi è piaciuto molto.

Avete una base logistica, una struttura “tuttofare” stile Groupama-Fdj?

Astana ha la sua base logistica a Nizza ed è lì che staranno i ragazzi. 

Quanti corridori ci saranno?

Undici. Come sapete essendo Astana un team kazako la maggior parte dei ragazzi, cinque, sarà di questa nazionalità. Tra gli altri ci saranno anche due colombiani, uno dei quali è il fratello di Miguel Angel Lopez, un austriaco, un francese e un italiano, Gianmarco Garofoli. Ragazzo nel quale credo molto e sul quale voglio lavorare proprio perché è per certi aspetti acerbo. E si ha il tempo appunto di lavorarci su.

Li vedremo già nei ritiri?

In quello di dicembre non credo. Almeno non tutti. Chi arriva da lontano può stare bene a casa, ancora. Ma in quello di gennaio sicuramente sì. Lavoreranno con i grandi.

Se fra un anno dovessimo rifare questa intervista saresti contento se…?

Se saremo riusciti a lavorare bene con i ragazzi. Se saremmo riusciti a renderli pronti per il WorldTour. In tanti vengono catapultati di qua come talenti arrivati. E invece non è così. La nostra continental vuole essere una scuola.

EDITORIALE / Hanno provato a mangiarsi la Colpack

02.11.2021
5 min
Salva

Italia, terra di conquista. Il titolo vuole essere ovviamente una provocazione in questo senso, ma è un fatto che dopo i nostri corridori, ora agli squadroni stranieri fanno gola le nostre continental. C’è il WorldTour che comanda e poi ci sono le piccole che non sanno cosa fare. Soprattutto le continental, la Colpack in questo caso.

Si è spinto perché nascessero, ma il calendario è scarso e gli squadroni spesso le aggirano. Così le squadre nate per sviluppare i talenti e lanciarli nel professionismo si ritrovano a volte svuotate di un ruolo effettivo. Se va bene, diventano parcheggio a ore per corridori già promessi (vedi i casi di Tiberi, Piccolo, Ayuso). Altrimenti lavorano sperando di trovarne altri pure buoni e di valorizzarli nel tempo a disposizione. Se però arriva la Bardiani, che apre la sezione under 23 e fa incetta di juniores, la situazione si complica. Se foste il presidente di squadra continental, per quale motivo dovreste continuare a spendere soldi?

Ipotesi Astana-Colpack

Italia terra di conquista. La Alè-BTC-Ljubljana delle donne se la sono comprata gli arabi del UAE Team Emirates. Possono farlo, lo hanno fatto. Anche se il loro contributo allo sviluppo del ciclismo viene meno nel momento in cui, invece di costruire qualcosa di nuovo, hanno preferito preferito comprare quel che già c’era. Sulla stessa strada potrebbe essere la Valcar-Travel&Services, se il presidente Villa troverà un team cui votarsi.

Fra gli uomini, invece, è appena successo che l’Astana si è resa conto di dover rifondare la sua continental, il development team, in cui dall’Olanda arriverà Garofoli. Ci hanno pensato e si sono rivolti alla Colpack-Ballan. D’altra parte Maurizio Mazzoleni è il preparatore di entrambe e c’è un bel filo diretto nel passaggio di corridori. Ma si può fare? Certo, smontando tutto si può…

Ecco gli articoli del regolamento Uci che normano la nascita dei “devo team”
Ecco gli articoli del regolamento Uci che normano la nascita dei “devo team”

Lo stesso pagatore

«The paying agent of a UCI WorldTeam – recita l’articolo 2.16.055 del regolamento Uci – may also manage and be responsible for a UCI continental team as development team. In this case, both teams shall have the same paying agent and share a common identity (at least part of the name and design of the jersey)».

Le due squadre, insomma, la WorldTour e la continental, devono avere lo stesso finanziatore, per come viene definito e descritto dall’Uci. E devono poi condividere la loro identità: almeno una parte del nome e il disegno della maglia.

Si sarebbe trattato di fondere le due squadre, formando la Astana-Colpack. Si sarebbe passato il personale italiano alle dipendenze della società kazaka e si sarebbero fusi i due organici, arrivando a quasi 27 atleti. Il poco tempo a disposizione e qualche perplessità hanno fermato l’operazione.

Patron Colleoni, fidandosi di Bevilacqua (tecnico della Colpack-Ballan) aveva dato il via libera. Ma quando gli è stato comunicato che l’accordo era saltato, avrebbe detto al suo direttore: «Mi hai fatto il più bel regalo di Natale!».

Se il Team Colpack-Ballan fosse stato “devo team” della Astana, oltre a Gazzoli, anche Baroncini sarebbe rimasto nel team kazako?
Se il Team Colpack-Ballan fosse stato “devo team” Astana, oltre a Gazzoli, anche Baroncini sarebbe andato nel team kazako?

L’esempio Lampre

Certo sarebbe bello. La continental li allena, li tempra e poi di tanto in tanto ne manda alcuni a farsi le ossa tra i professionisti. Senza aspettare lo stage, semplicemente perché è la stessa squadra.

Nel 2016 fra la Lampre-Merida e la stessa Colpack fu siglato un accordo di collaborazione tecnica, per cui la squadra WorldTour passava agli under 23 le sue bici Merida e in cambio aveva un’opzione sui suoi atleti. La squadra bergamasca non era un “devo team”, perché non aveva alle spalle lo stesso finanziatore. Eppure in nome di quell’accordo, alla fine dell’anno Ganna, Ravasi, Consonni e Troia passarono nella squadra, che nel frattempo si era trasformata in Uae Team Emirates.

Forse per il cambio di gestione, forse perché le prime stagioni dello squadrone furono piuttosto problematici, soltanto Troia ebbe modo di rimanere, mentre dopo tre anni gli altri passarono altrove.

Nel 2017 Sivakov correva con la Development Team Bmc, ma non passò con loro. Arrivò Sky e se lo portò via (foto Scanferla)
Nel 2017 Sivakov correva con la Development Team Bmc, ma non passò con loro. Sky se lo portò via (foto Scanferla)

Il caso Sivakov

Da qui le domande. Correre nella “devo team” di una WorldTour impegna la squadra madre a far passare i corridori che ha cresciuto oppure no? Se Colpack fosse stata “devo team” di Astana nel 2021, Baroncini sarebbe stato obbligato da un contratto a passare nel team di Martinelli? In che modo la stessa WorldTour viene garantita sulla permanenza dei migliori nelle sue file?

Viene in mente la Bmc Development, gioiellino di organizzazione, agganciata al team di Andy Rihs e Jim Ochowitz. Nel 2017 vinsero alla grande il Giro d’Italia U23 con Pavel Sivakov, per cui era logico aspettarsi che il russo passasse nel team guidato da Valerio Piva e Fabio Baldato. Invece arrivò il Team Sky con i suoi soldi e se lo portò via.

Facile così, forse per questo lo squadrone di Brailsford nemmeno ci prova a crearsi un team satellite: il guaio per loro è che nel frattempo sulla scena sono arrivati attori con più soldi da spendere. Perché il mercato è il mercato, ma se alla fine nemmeno ci si prova a far funzionare il meccanismo per come è stato pensato, allora dove sta il senso di tanto scrivere regolamenti?

Allarme di Beltrami: continental a rischio. La Fci risponda

11.08.2021
5 min
Salva

Nell’articolo del mattino in cui si parlava con Rossato della crono e della squadra under 23 della Bardiani, abbiamo fatto volutamente un’annotazione sul fatto che questo potrebbe minare in qualche modo le dinamiche del ciclismo giovanile in Italia. Per confutare questa sensazione, abbiamo chiamato in causa Graziano Beltrami, imprenditore e finanziatore dell’omonima squadra continental, gestita da Stefano Chiari con Orlando Maini sull’ammiraglia.

Lo sguardo è lucido, l’approccio manageriale come si conviene a un manager, ma la competenza e la passione che affiorano dalle parole sono di assoluto rispetto.

«Le problematiche che vedo – dice – sono relative alla funzione delle squadre continental e quello che stanno facendo le professional in rapporto all’attività under 23, che sta prendendo una piega completamente diversa da quello che si era detto. Basta guardare la vittoria dell’altro giorno di Zana tra i professionisti, che poi va a correre il Tour de l’AvenirLe continental erano nate con un obiettivo secondo me meritorio, quello di cercare i giovani di primo e secondo anno. Accompagnarli ad una attività sempre più qualificata, portarli a una maturità… Questo viene completamente cancellato dalle politiche che stanno attuando le squadre professional, che vanno a raccoglierli tutti, gli fanno dei contratti da professionista e se li portano via».

Graziano Beltrami è il titolare della Beltrami TSA che sponsorizza l’omonima continental
Graziano Beltrami è il titolare della Beltrami TSA che sponsorizza l’omonima continental
E voi?

A noi restano gli obblighi. Dobbiamo avere da 10 a 16 corridori e avere 80 punti. Quindi, considerato che i giovani più forti da noi neanche ci arrivano, devi trovare un corridore che i punti te li porti in eredità. Quindi devi prendere un corridore di quarto anno oppure vai a prendere Rebellin, facendo però un lavoro che non è quello per cui le continental sono nate. Abbiamo un ragazzo con 40 punti, ma solo perché lo abbiamo fatto firmare quattro mesi fa quando nessuno se lo filava. E questo mi fa pensare a un problema, che secondo me è il più grosso…

Quale?

Il discorso dei contratti, che noi possiamo fare solo annuali. Così il corridore che pedala un po’ ce lo portano via e allora… hai finito il gioco. Il Baroncini della situazione, ad esempio. La stessa Colpack che l’anno scorso ha fatto un articolo che non finiva più, perché gli portano via tutti i corridori, arriva e si prende il nostro, che poi passa per essere frutto del suo vivaio. Adesso ne ho un altro e ci sono due squadre che non vedono l’ora di portarselo via. Lui non vuole andare, ma il suo procuratore tira perché vada. Ormai ce l’hanno appena nascono, il procuratore. E fra quelli bravi, c’è anche un sottobosco di contrabbandieri, ma quello è un problema delle famiglie che devono vigilare. Se arriva uno che ti promette mari e monti e poi ti frega, è come quando ti vendevano la videocamera nell’autogrill. E comunque io ho i contratti annuali e mi ritrovo a settembre con la fila.

Impossibile opporsi?

Abbiamo un corridore preso tre anni fa, lo abbiamo fatto crescere gradatamente e adesso va benino. Però lo vogliono. Non direi niente se fossero squadre professional, ma se arriva una continental che gli offre 3.000 euro al mese… finisce che a un certo punto la gente si stanca. Non può essere sempre e solo un fatto di soldi.

Parisini è uno dei corridori più in evidenza della Beltrami TSA nel 2021
Parisini è uno dei corridori più in evidenza della Beltrami TSA nel 2021
A tutti i livelli…

Per correre tra i professionisti si deve pagare. Siamo arrivati al colmo che all’inizio della stagione ci chiedevano di pagare anche per fare le corse under 23 in Toscana, anche se poi la federazione ha messo tutto a tacere. E allora bisogna capire a cosa serviamo. Ho già dato l’okay per fare la squadra nel 2022, ma se le cose non cambiano io alla fine del prossimo anno chiudo.

La federazione cosa dice?

L’altro giorno ho parlato con un dirigente regionale secondo cui fra noi squadre non c’è unione. Gli ho chiesto come mai nessuno del comitato regionale sia mai venuto qua a chiederci qualcosa. Questa storia della Bardiani e della Eolo che hanno la squadra under 23 è un chiaro segno. Fanno bene il loro mestiere, nulla da dire con loro. Reverberi lo conosco da quando avevo cinque anni e lui faceva il garzone nell’officina meccanica di mio zio, ho corso per lui e fa la sua parte. Ha capito che a fare il Giro d’Italia under 23 ha più visibilità di andare a Laigueglia e arrivare quarantesimo.  

Tornando alla federazione…

La federazione deve mettere le continental nella condizione di fare il loro mestiere. Come? Prima di far passare un corridore, ad esempio, facciamo in modo di parcheggiarlo per una stagione in una continental, in cui lo fanno crescere come vuoi tu. Non costerebbe niente. Oppure ci permettano di fare i contratti con l’opzione per il secondo anno. So di un ragazzo che ha avuto la richiesta di andare in una squadra professional, ma lui dice che non se la sente perché è vero che gli darebbero 27.000 euro all’anno, ma lui vorrebbe prima finire la scuola. E se gli dicono andare in Spagna per 15 giorni a fare la preparazione, gli tocca andare. E la scuola? Servirebbe un po’ di buon senso, ma basta guardare che già facciamo il Giro d’Italia under 23 durante gli esami di maturità

Baroncini è prodotto del vivaio Beltrami, poi è passato alla Colpack e nel 2022 sarà alla Trek-Segafredo
Baroncini è prodotto del vivaio Beltrami, poi è passato alla Colpack e nel 2022 sarà alla Trek-Segafredo
Un caso abbastanza emblematico, in effetti.

Non l’unico. Un altro ragazzo doveva venire con noi: tutto concordato con il suo procuratore, ma arriva una squadra professional. Non faccio il nome, ma sono quattro si fa presto. Gli chiedono se ha un procuratore, lui dice di sì, ma che non ha firmato niente. Gli chiedono se vuole andare con loro e lui risponde di sì. Ottimo, dicono. Gli propongono di firmare una procura di tre anni con un loro amico e il gioco è fatto. I genitori firmano e quando è arrivato il vecchio procuratore, si è sentito dire che davanti ai soldi c’è poco da dire. Per carità, ho seguito il calcio e sono cose all’ordine del giorno, però dà fastidio perché comunque qui noi ci mettiamo dei soldi

Cosa si può fare?

Mi dicono che in Federazione c’è una persona delegata ai rapporti con le squadre continental. Qualcuno l’ha sentito? Questa persona si è fatta viva? Si è mossa in qualche maniera per ascoltare i nostri problemi? Capisco che fossero tutti a Tokyo e là devono girare col kimono. Ma come in tutte le cose, se a Tokyo ci sono delle persone che fanno il loro mestiere, bisognerebbe che quelle che sono a casa guardino le gare, ma come me intanto facciano il loro lavoro. Invece nessuno si muove, come sempre nessuno parla per paura di essere messo da parte. Io posso accettare che mi diano del tonto sul lavoro, se sbaglio qualcosa. Ma qui no. Qui piuttosto mollo tutto…