Team Qhubeka, un po’ di Italia nel motore

16.04.2021
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Quando la notte si fece buia e sembrava che Ryder Douglas non riuscisse a trovare lo sponsor, ai ragazzi del Team Qhubeka continental venne detto che il progetto di solidarietà attraverso le bici non sarebbe morto e che per loro avrebbero comunque provato a cercare un budget. Poi è arrivata Assos e la musica è cambiata, ma Daniele Nieri sapeva che la sua squadra avrebbe in ogni caso proseguito.

Mattia Guasco, classe 2000, scalatore
Mattia Guasco, classe 2000, scalatore
Siete affiliati in Italia, ma di fatto la percezione è un’altra…

In effetti non ci sentiamo tanto italiani. Anche se lo staff è tutto di qui, abbiamo comunque un massaggiatore, il preparatore e il manager che sono sudafricani. Cerchiamo di non correre troppo in Italia e quando ci siamo, la federazione ci mette i bastoni fra le ruote. Ci obbligano a far partire i quattro italiani per avere i due stranieri. Così se uno degli italiani si ammala, non possiamo correre le gare nazionali. Così non correremo a Extra Giro, perché non abbiamo i quattro italiani.

Per cui fate tanto estero?

Bisogna confrontarsi a livello europeo, siamo spessissimo in Francia, che tecnicamente offre di più. Tante gare a tappe e tanta qualità, mentre il Belgio ad esempio ha quasi soltanto corse di un giorno. All’estero troviamo un modo di correre diverso da quello italiano.

L’esempio di Henao alla Coppi e Bartali è stato molto utile per i più giovani
L’esempio di Henao alla Coppi e Bartali utile per i giovani
Quanto siete legati alla squadra WorldTour?

Parecchio. Non si è fatto il ritiro causa Covid, ma avere Henao con noi alla Coppi e Bartali ha offerto ai giovani l’esempio di come viva un professionista. In più il corridore della WorldTour si lega ai giovani e ancora adesso Sergio chiede come stiano quelli con cui ha corso. E poi è positivo il fatto che possiamo mandare corridori in stage ogni volta che se ne crea l’occasione. Per Puppio correre con i grandi la Nokere Koerse e la Koksijde Classic al Nord è stato una svolta mentale clamorosa che con noi non avrebbe fatto.

I quattro italiani sono il numero minimo per avere l’affiliazione?

Esatto e cerchiamo sempre di prenderli per ogni specialità. Quando è passato Marchiori, abbiamo preso Coati. Puppio potrebbe aver preso il posto di Konychev e Guasco di Sobrero. E poi ci sono gli africani, con cui il lavoro è di maggiore costruzione.

Amanuel Ghebreigzabhier oggi alla Trek, qui 2° al Giro del Medio Brenta 2017 (foto Scanferla)
Ghebreigzabhier oggi alla Trek, qui 2° al Medio Brenta 2017 (foto Scanferla)
In che senso?

Il gruppo eritreo è quello qualitativamente migliore. Tesfatsion, che ora è all’Androni, è un talento vero. Rnus Byiza è un altro e debutterà domenica a San Vendemiano. Amanuel Ghebreigzabhier che ora è alla Trek-Segafredo è un corridore vero. Ma quando arrivano qua, hanno bisogno di due anni per adattarsi alla nuova vita e al nuovo modo di correre. Sarebbe bello che potessero arrivare da juniores, ma non si può per i permessi e per la scuola, così per compensare si cerca di tenerli per quattro anni.

Avere quattro italiani per loro è un freno oppure uno stimolo?

E’ uno stimolo. Tesfatsion ha imparato tanto da Sobrero, Battistella, Konychev e Mozzato.  Il trattamento è uguale per tutti, anche se loro quando arrivano hanno paura che si facciano differenze. Poi vedono che i materiali e i compensi sono uguali per tutti e si tranquillizzano, anche se poi alle corse si lavora per chi va più forte. In corsa l’uguaglianza la danno le gambe.

Antonio Puppio è arrivato quest’anno dalla Kometa-Xstra
Antonio Puppio è arrivato quest’anno dalla Kometa-Xstra
Avete corso mai a casa loro?

Con il Covid non si può, ma nel 2019 Battistella ha vinto una tappa al Tour de Limpopo e nello stesso anno abbiamo corso al Tour of Rwanda. In quelle occasioni è bello anche andare con Qhubeka a consegnare le biciclette ai bambini.

Ecco, la mission di Qhubeka: quanto se ne rendono conto i corridori?

Lo capiscono i giovani e anche i più grandi, come Henao e Aru. E gli africani per contro si rendono conto di quello che Qhubeka fa per loro.  E’ dura, ma è bello. Ieri pioveva e un ragazzo, che aveva le ciabatte, si è tolto i calzini per non sporcarli. Un italiano sarebbe passato e poi ne avrebbe messo un paio pulito.

Luciano Rui, Marco Frigo, 2019

E alla fine Rui porta Zalf tra le continental

29.10.2020
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Alla fine sta per cadere anche l’ultimo baluardo del vecchio dilettantismo italiano: la Zalf Desiree Fior diventa continental. E siccome non si tratta di voltare le spalle alla gloriosa storia della squadra di Castelfranco, ci permettiamo di salutare la novità con un applauso. Da troppo tempo infatti i corridori avevano smesso di considerarla un approdo che agevolasse l’accesso al professionismo. E questo indubbiamente significava tradirne la tradizione.

«Per questo motivo – spiega Luciano “Ciano” Rui, carismatico direttore sportivo del team – negli ultimi anni abbiamo perso corridori come Dainese, Battistella e Frigo (i due sono insieme in apertura, foto Scanferla), che ha vinto la maglia tricolore e se l’è portata in Olanda. Loro me lo hanno detto in modo esplicito. Siamo riusciti a trattenere soltanto Moscon, grazie all’attività con i professionisti svolta con la nazionale. E speriamo che qualcuno vada a riprenderlo, Gianni. Era duro di testa allora, temo lo sia rimasto…».

Alessio Portello (Borgo Molino Rinascita Ormelle), Go Rinascita 2020
Alessio Portello, nuovo acquisto, vincitore del Gp Rinascita 2020
Alessio Portello (Borgo Molino Rinascita Ormelle), Go Rinascita 2020
Portello, nuovo acquisto, al Gp Rinascita
Insomma, vi siete decisi…

E’ stata versata la fideiussione, direi che ormai è fatta, anche se ci siamo mossi nel momento più sciocco, con questo Covid ancora nell’aria. Però serviva una svolta, per non perdere i giovani che cresciamo e poi vanno via. Dà fastidio rendersi conto che la Lotto Under 23 non sia continental, ma loro sono il vivaio di una WorldTour…

E poi all’estero ti fanno correre lo stesso.

Qua invece alcuni organizzatori hanno la puzza sotto il naso e altri per correre ti chiedono di pagarti le spese. Ma va bene, si doveva fare e si farà.

Quanti corridori avrete?

Saranno in 15 e sull’ammiraglia torna Faresin. Gianni se ne era andato per fare esperienza continental, ma ha visto che con i corridori lontani da casa non riusciva a seguirli come voleva. Lui sarebbe rimasto se fossimo già stati continental. E assieme a Gianni, tornano a casa suo figlio e Zurlo.

Dici che sarà amore tra Faresin e Contessa, che gli è subentrato l’anno scorso?

Posso dire che sto… mescolando la pasta. Io farò un passo indietro, diventando più manager che tecnico, e ho cominciato a raccomandargli che dovranno lavorare nell’interesse della società. Faresin è super motivato, Contessa ha l’entusiasmo del giovane. Speriamo bene. La squadra del resto è sempre la stessa. Faremo solo corse importanti, qualcosa tra i pro’ e qualcosa all’estero.

Ben figurare tra i pro’ vale quanto vincere una corsa del martedì?

Probabilmente è anche meglio, spero lo capiscano gli sponsor. Ma certo dovremo fare esperienza. Saremo con loro alla partenza, magari non saremo tutti all’arrivo, ma per crescere serve ragionare così.

Edoardo Zambanini, Zalf Desiree Fior, Giro d'Italia Under 23, 2020
Edoardo Zambanini ha conquistato la maglia bianca Aido del Giro
Edoardo Zambanini, Zalf Desiree Fior, Giro d'Italia Under 23, 2020
Zambanini, miglior giovane del Giro U23
Su quali nomi puntate?

E’ arrivato Gabriele Benedetti, che nel 2019 alla Mastromarco aveva fatto due vittorie e cinque podi, poi è passato alla Casillo e non ha brillato, ma ha tanto da dare. Abbiamo preso un paio di buoni juniores, Moro e Portello dalla Borgo Molino. E non dimentichiamo Zambanini, che ha vinto la maglia bianca al Giro d’Italia U23.

Al Giro è arrivata anche la maglia rossa di Colnaghi. Come hai vissuto la sua positività?

Male. Ha fatto una cavolata, ma non me ne lavo le mani. Abita vicino a Spreafico, entrambi positivi allo stesso integratore comprato su internet. Non capisco perché rovinarsi la carriera, dopo essere stato in nazionale e avere delle prospettive. Gli ho parlato da padre. Gli ho consigliato di andare in procura e raccontare la verità, sperando che trovi qualcuno che capisca e non abbia la mano troppo pesante. La domanda che mi faccio è se l’abbiano fregato, nel senso che non c’erano avvisi sul prodotto, oppure no. Internet è un posto rischioso, ma peggio ancora è la mentalità di cercare certe cose.

Correrete ancora con bici Pinarello?

Sì, avremo le F12 con freno a disco. Fausto ci teneva ad avere una continental a Treviso. Il futuro ha i freni a disco. A parte Ineos che fa come vuole, hai visto che al Giro le avevano tutte così? E voi come andate con bici.PRO?

Si lavora, Ciano, si mena e si spera di conquistare pubblico.

– Solo sul web, giusto? Come per i freni a disco. Il futuro è sul web. In bocca al lupo.

Filippo Conca, Giro d'Italia Under 23, 2020

La Lotto chiama, Conca risponde

28.10.2020
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Conca è stato negli ultimi due anni l’altro gemello alto della Biesse-Arvedi. Quando alle corse c’erano Pippo e Colleoni, te ne accorgevi subito per via delle Pinarello di grossa taglia e i caschi che svettavano sulle teste del gruppo. Kevin è alto 1,80, Conca addirittura 1,90. Eppure entrambi vanno forte in salita ed entrambi hanno corso un bel Giro d’Italia. Colleoni, come già raccontato, chiudendolo al terzo posto. Conca, come stiamo per dirvi, piazzandosi al quinto come già l’anno scorso.

«Ma non ne sono soddisfatto – ammette – perché ero partito per vincere. Speravo di più da questa stagione. Ci conosciamo bene, abbiamo i nostri parametri e sappiamo quanto possiamo andare forte. E posso dire che sono stato al di sotto dei miei standard, come quest’anno è successo a molti, anche tra i pro’. La verità però è che se anche fossi stato al 100 per cento, contro Pidcock sarebbe stato impossibile. Perché è un fenomeno. Ma almeno avrei avuto la coscienza di aver reso al massimo».

Filippo Conca, Giro del Belvedere, 2020
Filippo Conca in azione nel Giro del Belvedere del 2020 (foto Scanferla)
Filippo Conca, Giro del Belvedere, 2020
Conca al Belvedere 2020 (foto Scanferla)

Conca ha 22 anni e arriva da Lecco. Approfittando della vicinanza del Giro d’Italia alle sue zone, la sera prima della crono è andato all’hotel della Lotto Soudal ed ha ritirato la bicicletta con cui, a partire da gennaio, inizierà la sua avventura nel WorldTour. E sarà che l’appetito vien mangiando, dopo aver assistito ai portenti dei giovani del Giro dei grandi, l’idea di chiedergli che cosa manchi a lui per essere come loro c’è balenata nella testa.

Che cosa manca?

Faccio prima a dire che io sono un buon atleta, ma gli altri sono fenomeni. Evenepoel. Pidcock. Pogacar. In Italia purtroppo non ce ne sono. Il miglior talento da noi è Bagioli, ma non credo che siamo a quel livello. La riflessione da fare è che forse, essendo venuti fuori così presto, magari altrettanto presto caleranno. Io spero in una carriera che duri a lungo, ma dove potrò arrivare non so proprio dirlo.

Avevi il contratto con l’Androni, eppure passerai con la Lotto Soudal.

Ero tranquillo. La Androni è una buona squadra, ma dopo il Covid ci siamo trovati con meno certezze. Corridori e squadre. E quando è capitata l’occasione di una squadra WorldTour, non ho potuto dire di no. Al quarto anno da U23, era un treno da prendere.

Il tuo procuratore è Manuel Quinziato?

Me lo ha presentato Rabbaglio (team manager della Biesse-Arvedi, ndr) a inizio anno. Mi ha seguito durante il Covid e mi ha detto che la Lotto cercava in italiano che andasse forte in salita. Mi sono fidato di lui al 100 per cento, ma non ho potuto chiedere troppe informazioni, perché la cosa doveva rimanere riservata.

Avresti potuto chiedere a Oldani, che corre lì da quest’anno?

Ci conosciamo da quando avevamo sei anni e ho pensato che se si trova bene lui, allora è un bel posto.

Quanto tempo servirà per capire la tua dimensione?

Ne servirà un po’. Un conto è andare bene in una gara di 10 tappe, altro vedere cosa accade in tre settimane. Magari avendo resistenza e recupero, vengo fuori meglio.

E se ti diranno di tirare?

Sono pronto, non è un problema. Il ciclismo è la mia passione e non mi vergogno di pensare che potrei diventare un gregario. So benissimo che non potrò mai diventare un capitano, come so che la maturazione potrebbe cambiare qualcosa.

Hai già preso la bici…

Ho preferito portarmi avanti perché non si sa cosa accadrà nelle prossime settimane. Così sono andati da loro in hotel e me l’hanno data. Passo da Pinarello a Ridley. Hanno riportato le stesse misure, ma mi trovo incredibilmente più lungo.

Stesse misure, posizione diversa?

Sono più disteso e forse sarà un bene per la schiena, visto che sono sempre stato molto raccolto. In ogni caso andrò dal mio biomeccanico per mettermi a posto.

A casa sono contenti del contratto?

Soprattutto mio padre, che sotto sotto è felicissimo, ma non fa trapelare nulla.

Cosa ti porti dietro degli insegnamenti del tuo diesse Milesi?

Il fatto di vivere il ciclismo in modo tranquillo. La squadra non ci ha mai messo pressioni. Semmai ero io che me la mettevo da solo, perché non mi bastava mai…

Puppio, la cultura del lavoro prima di tutto

21.10.2020
3 min
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Antonio Puppio da due anni milita nella formazione Kometa-Xstra Cycling, la Continental spagnola guidata da Ivan Basso e Alberto Contador. 

Quella appena conclusa è stata per il corridore varesino stagione d’investimento. Nel senso che è mancato l’acuto, ma ha accumulato molta esperienza. Va detto che il 21 enne di Samarate ha corso moltissimo con i pro’: in pratica è andato all’università. La facoltà? Lavoro e vita da corridore.

«In questi giorni – racconta Puppio – ho già iniziato con le attività alternative: qualche camminata, palestra e Mtb. E ci vuole perché il 2020 è stato breve ma intenso. Ho fatto molte gare di alto livello e devo dire che il feeling è stato buono. Mi sono sentito a mio agio con quei ritmi.

«Dopo la quarantena abbiamo avuto l’opportunità di rivedere i nostri obiettivi. Se in una stagione normale fai dei programmi che vanno da febbraio ad ottobre e punti ad andare forte in un certo periodo, quest’anno è stato gioco forza che si cercasse di andare tutti forte per il tempo che restava».

L’anno scorso Puppio ha disputato i mondiali a crono U23
L’anno scorso Puppio ha disputato i mondiali a crono U23

Esordio a doppia velocità

Il varesino parla in modo calmo. Racconta che correre con i pro’, specie nelle gare in cui ci sono squadre WorldTour, è parecchio differente.

«Sono due modo differenti di fare la corsa e di soffrire. Nelle gare dei pro’ è tutto più ordinato. Soffri perché quando una WorldTour decide di andare forte si va forte davvero. Negli U23 magari soffri anche di più ma non sai quando. Magari l’attacco buono arrivano all’inizio e non sono dei più forti, ma dei più coraggiosi o di chi si ritrova al posto giusto al momento giusto.

«Ricordo il mio debutto tra i grandi alla Vuelta Murcia 2019 con Valverde in maglia iridata. C’era una tappa per velocisti. Si andò tranquillamente. La velocità aumentò solo nel finale. Fu un esordio soft. Il giorno dopo invece c’era una tappa mossa. Sì parti a tutta, bagarre totale, e infatti dopo 100 chilometri fui costretto a fermarmi. Mi chiedevo: ma è lo stesso gruppo di ieri?».

Puppio ha compiuto 21 anni ad aprile (foto Kometa Xtra)
Puppio ha compiuto 21 anni ad aprile (foto Kometa Xtra)

Obiettivo crescere

Avere come maestri Basso e Contador non è cosa da poco. Esperienza e carisma non mancano. «Ogni loro parola è importante. Insistono molto sull’importanza del lavoro, sulla serietà, sul fare la vita del corridore. Dobbiamo rispettare una certa routine, impegnarci negli allenamenti, stare attenti a tavola, andare a dormire sempre negli stessi orari. Insomma essere corridori H24».

Ad oggi Antonio Puppio ancora non sa dove correrà il prossimo anno. Tutto è in divenire. Team, procuratore… c’è anche la possibilità che resti alla Kometa, ma una cosa è certa. «Io – dice il varesino – voglio fare il corridore e arrivare al massimo livello».