Da Froome a Bernal, il consiglio è non avere fretta

24.03.2022
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Froome scende dal pullman dieci minuti prima della firma di partenza. L’addetto stampa gli ha detto che abbiamo qualche domanda e nella mattina che annuncia l’arrivo di Longiano della Settimana Coppi e Bartali, ieri, Chris sembra di buon umore. Solo che con il casco, gli occhiali e la mascherina fin sotto gli occhi, si fa fatica a riconoscerlo.

Tour Colombia 2019, prima dell’incidente di Froome, prima del Tour di Bernal
Tour Colombia 2019, prima dell’incidente di Froome, prima del Tour di Bernal

Si parla di Bernal

Se vuoi chiedergli una previsione sulla stagione – dice l’addetto stampa – non se ne fa nulla. Per fortuna non siamo qui per questo. L’incidente di Bernal ci ha fatto pensare a lui. Chris sa esattamente quello che sta vivendo Egan, perché lo sta ancora scontando sulla pelle. Sei un gigante del tuo sport. Hai vinto il Tour. Hai vinto il Giro. La squadra, l’enorme Sky poi diventata Ineos, conta su di te. E un incidente ti spazza via mentre ti stai allenando sulla bici da crono. Troppe coincidenze per non pensarci.

«Ci ho pensato anche io – dice – abbiamo capito subito che era incidente molto serio, molto grave. C’era qualche cosa di simile al mio. La bici da crono, la velocità molto alta. Lui contro un bus, io conto un muro…».

C’è dell’amaro sarcasmo nel sorriso che affiora attraverso il tono di voce. Mentre parla, Chris aggancia il computerino sul manubrio, ma di tanto in tanto solleva lo sguardo e ci fissa.

Un giorno per volta

Il 12 giugno del 2019 era di mercoledì. Al Delfinato era il giorno della crono, Froome era staccato di 24 secondi da Dylan Teuns e avrebbe potuto conquistare la maglia di leader. Chris aveva vinto il Giro dell’anno precedente e si era poi piazzato terzo nel Tour vinto da Thomas. Nello stesso Tour debuttò Bernal, da poco passato dalla Androni al Team Sky.

Egan al Delfinato non c’era, la squadra lo aveva mandato al Giro di Svizzera. Per cui non fu testimone del tremendo incidente del suo capitano. Durante la ricognizione sul percorso della crono, Froome fu investito da una raffica di vento e finì contro un muro. La diagnosi fu impietosa e in qualche modo pose fine alla sua carriera. Fratture al femore, al gomito, a diverse costole, all’anca e al collo.

Froome ha fatto il suo debutto 2022 alla Coppi e Bartali, per cui tanta fatica e fiato grosso
Froome ha fatto il suo debutto 2022 alla Coppi e Bartali, per cui tanta fatica e fiato grosso

Da allora Chris non ha più vinto una corsa e non è più stato il corridore che era. Eppure sta affrontando la seconda parte della sua carriera con grande dignità.

«Un consiglio che posso dare a Egan – dice – è di vivere settimana per settimana, di non pensare troppo avanti. Dovrà fare il massimo in ogni momento per tornare. Non bisogna avere fretta, si rischia di commettere qualche errore. Poi bisogna fermarsi e ripartire da capo. Comunque mi sono reso conto che è stato una fortuna essere ancora professionista dopo un incidente così brutto. L’alternativa era fermarsi e restare a casa».

La fortuna di tornare

Lo sollecitano. La sensazione è che lui resterebbe a parlare, ma lo tirano per la manica e serve mettersi di traverso per avere un’altra risposta.

Alla firma del foglio firma a Riccione, al via della seconda tappa, super mascherato
Alla firma del foglio firma a Riccione, al via della seconda tappa, super mascherato

«Mi sento molto fortunato ad aver avuto l’opportunità di tornare – dice – e credo che alla fine sarà così anche per Egan. Quando ho visto le foto, ho capito subito che le gambe erano rotte, un po’ come me, però c’erano anche aspetti differenti fra i due incidenti. Ho pensato subito che era serio e da quel momento ho iniziato a pensare alla pericolosità delle bici da crono negli allenamenti di tutti i giorni. Quando sei lì sopra, non hai le mani sui freni. E devi stare seduto in una posizione che non è molto sicura. La crono fa parte del ciclismo, ma a qualche punto dovremo chiederci dove sia la linea che separa la prestazione dalla sicurezza».

EDITORIALE / Computer e compact: due facce del progresso

29.11.2021
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Che cosa faresti se ti dicessero che dovrai mettere giù i prossimi articoli con la macchina da scrivere e non più al computer? In fondo se proponi ai corridori di limitare i rapporti, dovresti valutare la stessa cosa nei tuoi confronti, no?

La macchina da scrivere

Se mi dicessero che d’ora in poi dovrò usare la macchina da scrivere, inizialmente avrò bisogno di più tempo. L’ho usata tanto da ragazzo, meno nel lavoro ma l’ho usata. M’è servita l’ultima volta per l’esame da professionista e così ogni volta che nelle sale stampa vedevo Gino Sala o Gianni Mura che continuavano a picchiarci sopra, capivo anche quel loro attaccamento e la resistenza strenua.

Serve più tempo. Servono dita allenate. Serve essere precisi per non dover strappare ogni volta il foglio e non dover usare il bianchetto. Serve conoscere la grammatica, perché non c’è il computer che ti segnala l’errore. Sparirebbe il copia e incolla. Ma alla fine se hai contenuti da esprimere, li tiri fuori a prescindere dallo strumento che usi. Quelli bravi resterebbero bravi, gli altri farebbero più fatica a nascondersi.

Il computer e prima la macchina da scrivere non hanno modificato il talento di Gianni Mura (foto Repubblica)
Il computer e prima la macchina da scrivere non hanno modificato il talento di Gianni Mura (foto Repubblica)

Sarebbe utile?

Ci sarebbe semmai da porsi la domanda successiva: sarebbe davvero utile? La risposta più evidente è no. Al di là del comfort per chi scrive, ci sarebbe da rivedere il sistema di trasmissione e servirebbe comunque qualcuno che successivamente riversasse i testi in un computer. A meno di non voler riportare il mondo indietro di trent’anni.

Nonostante ciò, la prospettiva di leggere frasi corrette (perché in qualche modo si sarebbe costretti a studiare la grammatica) e la fatica superiore imposta a chi attinge a piene mani dal lavoro degli altri sarebbero argomenti molto interessanti, per i lettori e per i colleghi.

La limitazione dei rapporti

Qualche giorno fa, Filippo Lorenzon ha proposto un quesito a tre personaggi di spicco del ciclismo: cambierebbe qualcosa sulle salite se togliessimo di mezzo le compact e in qualche modo si limitasse lo sviluppo metrico dei rapporti?

Sì, cambierebbe e anche molto. Se il computer e la macchina da scrivere non incidono sul risultato finale, le guarniture compact possono influenzarlo e di fatto ciò accade regolarmente da anni.

Vi siete mai chiesti perché fra Bartali, Coppi, Merckx, Pantani e gli altri ci fossero quei distacchi così ampi? Per la forza fisica del più forte che, a parità di sviluppo metrico, era in grado di girare il rapporto più rapidamente degli altri.

Si diceva: Pantani va più agile in salita. Ma quando mai? La lettura giusta la diede Garzelli: «Pantani non va più agile, semplicemente fa girare più degli altri lo stesso rapporto, quindi fa più velocità».

I tre soggetti intervistati non sono entrati nel merito, ma hanno attuato comprensibilmente una difesa d’ufficio: non avrebbe senso, ormai non si può più. Solo Cattaneo ha posto una questione interessante: se limitiamo la demoltiplicazione del rapporto, allora ha senso farlo anche con i rapporti lunghi. Potrebbe avere senso. 

Sarebbe utile?

Rapporti uguali per tutti, significa che la differenza la fanno gli uomini. Se la tecnologia appiattisce le differenze, una riflessione va fatta. L’abbinamento fra rapporti demoltiplicati, misuratore di potenza e radio crea la macchina perfetta.

Per spingere rapporti più duri, come dice Cattaneo, serve più lavoro, ma alla fine ci si arrende alla forza di gravità. Bisogna gestire lo sforzo, sapendo di non poter rispondere a ogni cambio di ritmo dei più leggeri. Serve conoscersi. E alla fine, se perdi terreno in salita, dovrai trovare il modo per recuperare altrove.

La perplessità di Pantani? Che i giganti restassero con lui sulle salite
La perplessità di Pantani? Che i giganti restassero con lui sulle salite

«A me sta bene perdere 4 minuti da Ullrich nelle crono – diceva Marco – quello che non mi va giù è averlo a ruota sull’Alpe d’Huez».

Il ciclismo di oggi è più credibile. Non nascondiamoci dietro alla facile equazione per cui corse più dure sono un’istigazione al doping: l’etica prescinde da certi aspetti e saper gestire le fasi avverse deve far parte del bagaglio di chiunque.

Per cui, messa a punto per i più scettici la ricerca dei motori elettrici, sarebbe probabilmente impossibile per un corridore di 70 chili rispondere alle accelerazioni a raffica di uno scalatore su una pendenza superiore al 10 per cento. Non troppo a lungo, almeno. Ogni chilo farebbe la differenza.

Non sarebbe possibile o sarebbe molto improbabile ad esempio per un corridore come Froome (66 chili) resistere e piegare Chaves (57 chili) sullo Zoncolan come accadde nel 2018. Quella frequenza di pedalata da frullatore con un 39×32 non sarebbe stata possibile. Anche Yates avrebbe sofferto, ma ciascuno di quei 9 chili in meno sarebbe stato per lui una spinta.

Ad armi pari

Lo sapete quando nacque il modo di dire “ad armi pari”? Dai duelli di una volta, quelli in cui i due contendenti erano uno di fronte all’altro e potevano disporre di identici strumenti, che fossero pistola o coltello, con tanto di testimoni chiamati per sincerarsene. I motivi della contesa erano i più disparati e alla fine vinceva sempre quello più veloce, il più lucido, quello con la mira migliore.

Perciò nel rispondere alle questioni, non è sempre utile guardare il dito, ma ogni tanto gettare lo sguardo verso la luna. Gli equilibri in corsa cambierebbero, su questo non c’è dubbio. Gli squadroni avranno sempre buon gioco, ma che almeno meccanicamente lottino ad armi pari. Vincerebbero lo stesso, ma i 65 all’ora in pianura prima di arrivare alla salita, peserebbero anche sulle gambe dei passisti. E lo spettacolo, ne siamo certi, ne guadagnerebbe parecchio. 

Team building finito, la Israel inizia a fare sul serio

18.11.2021
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Il tempo delle vacanze sta per scadere. Ancora un paio di settimane e poi tutte le formazioni inizieranno ufficialmente a programmare il 2022. Tra quelle da tenere sotto osservazione nella prossima stagione c’è la Israel Start-Up Nation, complice un ciclo-mercato qualitativamente mirato ed una grande voglia di rilancio di alcuni suoi corridori.

Degli obiettivi della squadra – che ha appena terminato un raduno in Israele durante il quale ha sviluppato il proprio concetto di team building, senza tralasciare il contatto con gli appassionati locali – ne abbiamo parlato con il diesse Claudio Cozzi, fresco del suo cinquantacinquesimo compleanno, festeggiato il 14 novembre.

Claudio, iniziamo dai giorni trascorsi in Israele. Che cosa avete fatto?

Siamo stati giù dal 3 al 13 novembre. E’ stato un training camp all’insegna del relax. Abbiamo pedalato solo per 2/3 giorni di bici, compresa la Mtb, in compagnia di alcuni nostri partner. Ci siamo sfidati a beach volley, sul kayak e in altre attività. Abbiamo anche fatto diverse escursioni nei luoghi più importanti del paese. Ci siamo divertiti tutti assieme.

Avete perso sei corridori e ne sono arrivati quattro: Nizzolo, Fuglsang, Houle e Strong. Che stagione farete?

L’obiettivo della squadra è sempre quello di progredire. Credo che per l’anno prossimo il nostro roster si sia rinforzato. Il programma ufficiale delle gare lo faremo a gennaio, per il momento ne abbiamo fatto solo uno indicativo ma ovviamente dipenderà tutto dai corridori.

L’arrivo di Nizzolo aumenta il potenziale nelle volate e nelle classiche del Nord
L’arrivo di Nizzolo aumenta il potenziale nelle volate e nelle classiche del Nord
Parliamo dei nuovi acquisti, iniziamo da Nizzolo. Cosa farà?

Classiche e tappe dei grandi giri saranno parte dei suoi obiettivi, Sanremo in primis. Sembrerebbe più orientato a fare il Giro ma vedremo come uscirà dalla primavera. Naturalmente in base ai risultati che otterrà avrà la possibilità di conquistarsi la Nazionale nelle varie rassegne dell’anno prossimo.

Fuglsang (tre anni di contratto, ndr) è arrivato con Houle. Il danese vuole riscattare un 2021 piuttosto opaco. Come lo hai trovato?

Jakob ha le idee chiare, è molto motivato, vuole tornare competitivo. Vedremo quali grandi giri farà, ma li vorrà fare bene. Houle è un buonissimo corridore ed un suo uomo di fiducia. Lo aiuterà per ritrovare risultato.

Jakob Fuglsang esce dall’Astana dopo anni da leader: è motivato e vuole tornare competitivo
Jakob Fuglsang esce dall’Astana dopo anni da leader: è motivato e vuole tornare competitivo
Dalla Seg Racing è arrivato l’interessante neozelandese Corbin Strong. Cosa sai di lui?

E’ un classe 2000 molto promettente e veloce. Ce ne aveva parlato bene Greg Henderson dicendoci che ha ampi margini di crescita. Recentemente ha vinto un paio di prove nella prima prova della Champions League della pista, dove ha già vinto diverse medaglie mondiali (oro nell’inseguimento a squadre junior nel 2018 e oro nella corsa a punti nel 2020, ndr). 

Parlando invece dei confermati, c’è sempre Froome che vuole tornare ad alti livelli.

Vero, ha voglia di rifarsi. Quest’anno, per un motivo o l’altro, ha sempre avuto contrattempi che gli hanno rallentato il processo di recupero dall’infortunio del 2019 (al Delfinato, ndr). Uno come lui ha bisogno di correre con continuità. Quest’anno ha finito la stagione in crescendo, guardando i suoi valori. Ovvio che abbia cambiato filosofia dopo quell’incidente.

Ovvero? Spiegaci.

Ci ha detto che non ha obiettivi precisi tra i grandi Giri. Lui vuole partire deciso ad inizio stagione per vedere come sta e da lì capire che decisioni prendere. L’ho conosciuto quest’anno e mi ha fatto una grande impressione. E’ un grande professionista, non lascia nulla al caso. Pensate che ogni tanto mi chiedeva di abbreviare i meeting pre-gara perché voleva completare il suo stretching. Con questa determinazione può tornare in alto.

Froome ha voglia di rifarsi. Il recupero dall’infortunio è andato a rilento, ma ora sembra completo
Froome ha voglia di rifarsi. Il recupero dall’infortunio è andato a rilento, ma ora sembra completo
Due nomi secchi da cui ti aspetti qualcosa per il 2022.

Due sprinter. Rudy Barbier, che deve ritrovare la forma migliore, e Itamar Einhorn, che potrebbe vivere la stagione della maturità.

Claudio come sta il ciclismo israeliano? Grazie a voi sta crescendo e avendo visibilità.

Noi ne abbiamo quattro di loro corridori. Oltre ad Einhorn abbiamo Niv, Sagiv e Goldstein. Tutti ottimi uomini squadra. Stiamo tenendo monitorati tutti i giovani della Israel Cycling Academy, la nostra squadra continental, dove è appena approdato Marco Frigo (ex campione italiano under 23 nel 2019 e arrivato dalla Seg Racing, ndr). Personalmente credo in loro e fra qualche anno riusciranno ad avere una nazionale di buon livello.

Froome, il 2022 per tornare se stesso. Impresa possibile?

10.10.2021
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Vigilia del primo Lombardia di Chris Froome, venerdì, inizio pomeriggio (nella foto di apertura di Mattia Ragni, durante una sosta nell’allenamento). Persino chi ha vinto tutti e tre i grandi Giri, medaglie olimpiche e mondiali ha ancora tempo di scoprire una nuova corsa a 36 anni compiuti e sentirsi un ragazzino. A vederlo come pedalava in mezzo ai compagni del Team Israel Start-Up Nation, ridendo, scherzando e fermandosi a scattare qualche istantanea lungo il Ticino dalle parti di Sesto Calende, l’impressione è che abbia ritrovato la tranquillità dopo tanti mesi difficili. Non a caso, prima di concentrarsi sulla Classica Monumento delle foglie morte, l’asso britannico di origini keniane ci ha confidato che il quinto Tour è ancora lì, saldo nei pensieri per il 2022. Anche se poi la corsa non è andata come sognava, nella logica di un percorso di avvicinamento che Chris sembra avere ben chiaro.

Lo abbiamo incontrato nell’hotel della squadra nel corso di uno shooting fotografico di Uyn, l’azienda che al team israeliano fornisce abbigliamento intimo ad alta tecnologia oltre ad accessori fondamentali da indossare nei momenti di riposo.

Hai pedalato in tutto il mondo, ma non avevi mai fatto il Lombardia…

La mia stagione finiva sempre dopo la Vuelta, l’obiettivo che sceglievo dopo il Tour e a quel punto ero davvero morto. Non ero mai arrivato in questo periodo della stagione ancora motivato e con tanta voglia di dire la mia. Il Lombardia è una bella corsa, una classica del ciclismo e a me piace sempre correre in Italia.

Il tuo primo anno al Team Israel, anche a causa dei postumi dell’infortunio, è stato più duro del previsto: ce lo racconti?

I primi sei mesi di quest’anno ho lavorato tanto tanto giù dalla bici per recuperare il tono muscolare perduto dopo che mi sono fatto male. Ho lavorato molto in palestra perché era molto importante farlo, però questa scelta mi ha tolto tempo agli allenamenti in bici, su cui mi sono concentrato poi negli ultimi due o tre mesi, cioè dopo il Tour. Ho ancora tanta voglia di essere lì davanti anche nel 2022.

Il primo Lombardia di Froome si è chiuso con il ritiro: tornerà quello di un tempo?
Il primo Lombardia di Froome si è chiuso con il ritiro: tornerà quello di un tempo?
Il tuo grande amore è il Tour de France: pensi possa essere quello l’obiettivo principale per l’anno prossimo?

Per me, l’obiettivo numero uno è tornare al livello che avevo prima dell’incidente. Sto lavorando per quello. Per gli appuntamenti specifici, come il Tour, il Giro o la Vuelta, non ho ancora deciso.

Ti piace essere un modello per i tanti giovani della tua squadra, che si emozionano soltanto al pensiero di correre insieme a te?

In particolare, sono molto contento di lavorare con l’Israel Start-Up Academy, che aiuta i giovani a crescere. Cerco di dare qualche piccolo consiglio che ho imparato dai tanti anni vissuti nel ciclismo, penso che questo faccia parte del nostro sport: i più vecchi devono aiutare i nuovi arrivati.

Molto attento alla messa a punto della sua bici Factor: nell’azienda ha anche investito(foto Mattia Ragni)
Molto attento alla messa a punto della sua bici Factor: nell’azienda ha anche investito(foto Mattia Ragni)
A te poi piace condividere i tuoi allenamenti su Strava o le tue emozioni su Instagram e Facebook.

E’ il mio modo di fare, sono fatto così come persona. Sono contento di riuscire ad aprirmi anche sui social

Hai vinto praticamente tutto nel ciclismo, ma hai ancora qualche sogno da cullare?

Innanzitutto tornare al livello di prima, come dicevo, e poi sì, mi manca il quinto Tour. Sono a quattro e il sogno di vincere ancora il numero cinque c’è, ma so anche che non è facile.

Hai vinto su montagne epiche al Giro, al Tour e alla Vuelta, sei diventato famoso anche per la tua corsa a piedi sul Mont Ventoux, ma qual è il momento più bello che hai vissuto in sella?

Penso che il giorno più bello della mia carriera fino adesso sia stato in Italia, quando ho vinto il Giro, attaccando sul Colle delle Finestre nella 19ª tappa. Okay, ho vinto il Tour e la Vuelta, ma non avevo mai vinto uno dei tre grandi Giri con l’impresa di un solo giorno, per cui non me lo dimenticherò mai.

Alla vigilia del Lombardia, Froome ha chiesto di mettere a posto anche la bici da crono (foto Mattia Ragni)
Alla vigilia del Lombardia, Froome ha chiesto di mettere a posto anche la bici da crono (foto Mattia Ragni)
Ti piace che ora i giovani, come ad esempio Remco Evenepoel, corrano così all’arrembaggio?

E’ cambiato davvero il modo di correre nel gruppo. E’ buono per il ciclismo, mi piace che arrivino giovani che sono già molto forti e credo che alzi per tutti il livello dello sport.

Continui a essere molto rigoroso con la dieta o ti concedi qualche sfizio?

E’ difficile durante la stagione perché cerchi di tenere duro, ma soprattutto in Italia, diventa ancor più difficile perché ci sono tante cose buone a tentarti.

Allenamento di gruppo, prima di fine stagione (foto Mattia Ragni)
Allenamento di gruppo, prima di fine stagione (foto Mattia Ragni)
Quali sono le tue debolezze?

Sono troppo buone le pizze, quelle vere. Poi mi piace tantissimo il tiramisù. 

Dopo il Lombardia, ti concederai un po’ di vacanza?

Un po’ di tempo a casa è già vacanza. Stiamo fuori tanti giorni durante l’anno e sono molto contento di poter stare un po’ tranquillo in famiglia e poter concedermi una pizza o se possibile anche due.

Froome Tour 2021

Gestione tecnica delle corse, per Babini siamo maestri

30.06.2021
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Il Tour de France fa sempre parlare di sé in un modo o l’altro. Le tante cadute dei primi giorni (nell’apertura quella occorsa a Chris Froome) e la relativa protesta dei corridori ad inizio della quarta tappa sono stati l’argomento principale quasi più delle vittorie di big come Alaphilippe, Van der Poel e Cavendish. Il finale disegnato della terza tappa che ha creato non pochi problemi e provocato un bollettino di guerra – corridori incerottati a mo’ di mummia o ritirati con fratture – fa discutere anche chi una gara la supervisiona e poi la dirige: abbiamo chiesto a Raffaele Babini, direttore di corsa del Giro U23, per tanti anni delle gare Rcs Sport ed ora direttore tecnico degli Europei di Trento (a settembre), di darci un suo parere sulla sicurezza su ciò che abbiamo visto finora alla Grande Boucle.

Raffaele hai visto che caos al Tour?

La prima settimana è sempre così. Ci sono situazioni aperte, nulla di delineato e quindi tutti possono sfruttare un ventaglio di soluzioni per vincere una tappa. Ora c’è molta competitività con medie orarie altissime nelle prime ore di gara o addirittura per tutto il giorno.

Babini 2013
Raffaele Babini, a lungo direttore di corsa per le gare RCS Sport e oggi responsabile degli Europei di Trento
Babini 2013
Raffaele Babini, a lungo direttore di corsa per le gare RCS Sport, qui con la vecchia conoscenza uzbeka Abdujaparov
La velocità può essere una delle cause di tutta questa frenesia?

Certamente ma non l’unica. Ora si viaggia a velocità folli e la minima sbandata non è più recuperabile. Di conseguenza si vola sull’asfalto, con un indice di fratture altissimo. In passato non era così.

Gli altri aspetti quali possono essere?

I freni a disco, se pinzati in maniera istintiva, ti bloccano quasi in modo istantaneo. Poi credo che ci sia un po’ di anarchia in gruppo, manca una figura veramente carismatica che possa trasmettere calma e rispetto. Ora ci sono tanti giovani, con poca esperienza generale, che vogliono essere già dei leader e talvolta non riescono a gestire il nervosismo.

Continua pure…

Aggiungerei che ogni squadra ormai si vuole ritagliare il proprio ruolo per qualche classifica. Adesso le formazioni sono composte da almeno due capitani. I cosiddetti gregari sono delle mezze punte, che potrebbero essere dei capitani a loro volta in altre squadre. Poi c’è da considerare anche l’aspetto televisivo. Una volta la gara iniziava quando arrivavano le telecamere delle moto o si alzava l’elicottero, adesso ci sono dirette integrali e tutti vogliono essere sempre in prima linea per farsi vedere. Tutto viene esasperato.

Sagan Ewan Tour 2021
Il terribile scontro fra Sagan ed Ewan nella terza tappa, costato il ritiro a quest’ultimo
Sagan Ewan Tour 2021
Il terribile scontro fra Sagan ed Ewan nella terza tappa, costato il ritiro a quest’ultimo
Dal punto di vista organizzativo sembra che manchi qualcosa?

In Francia hanno deciso di adottare la segnaletica passiva, quella bianco-rossa nei punti delicati per intenderci, e di non utilizzare più le scorte tecniche, che invece in Italia sono previste dalla legislazione sportiva. Loro hanno la gendarmeria che però non basta. Ad esempio nella terza tappa, ai -8 km dalla fine dove c’era quel restringimento in curva e dove sono caduti in tanti, tra cui Haig, un paio di segnalatori avrebbero fatto molto comodo perché avrebbero richiamato l’attenzione dei corridori, lanciati a forte velocità, e avrebbero potuto indicare al gruppo l’angolo di curvatura della strada facendone capire la traiettoria da prendere. Non voglio essere campanilista, ma in Italia abbiamo un modello più sicuro anche se poi le cadute capitano sempre e ovunque.

A questo punto non si potrebbe davvero pensare ad arrivi più periferici o ad una distribuzione diversa di certe tappe?

Non è facile disegnare un grande Giro, ci sono tanti interessi dietro. Però in effetti alcune tappe di inizio Giro o Tour potrebbero essere pensate o posizionate meglio. Visto che il ciclismo attuale vive di velocità pazzesche, talvolta anche fini a se stesse, bisognerebbe essere più accorti. E scegliere strade più conformi a certi finali di tappa.

Landa Giro 2021
Purtroppo anche in Italia non mancano gravi cadute, qui il terribile incidente a Landa al Giro 2021
Landa Giro 2021
Purtroppo anche in Italia non mancano gravi cadute, qui il terribile incidente a Landa al Giro 2021
Raffaele, dall’alto della tua esperienza, anche a te chiediamo se la neutralizzazione andrebbe spostata più indietro degli attuali 3 chilometri?

Alla luce di questo ciclismo che cambia, nel quale ogni tappa fa scuola, occorre trovare una giusta formula per non penalizzare lo spettacolo. Forse i 10 chilometri di cui sento parlare sono troppi per me ma proverei a fissare la neutralizzazione ai -5/7. Quantomeno si potrebbe provare in qualche gara. L’UCI ci ha abituato a tante regole stravaganti e repentine applicazioni. Forse potrebbe cambiare queste regole anche in corso d’opera durante la stagione o, ripeto, solo per le gare più importanti. Per me ci sono delle vie di mezzo valide che si possono attuare.

Per chiudere, sei reduce dal sopralluogo sul circuito di Trento dell’Europeo, come siamo messi?

E’ un lavoro che avevo iniziato già durante il lockdown dell’anno scorso, ultimamente ho ricontrollato tutta la documentazione cartacea, planimetrie e altimetrie. Dovevo verificare che tutto fosse a posto ed ora tutto è pronto. Sarà un percorso cittadino non proibitivo a livello altimetrico ma sarà molto tecnico e nervoso. Se, dal punto organizzativo e di sicurezza, tutto andrà come abbiamo preparato, pensato e previsto, quel giorno farò solo un giro in auto.

Froome farà il Tour? Qualche dubbio dopo l’ultima uscita

13.06.2021
4 min
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C’è chi lo dà ormai per finito e chi aspetta con impazienza di emozionarsi ancora per le “frullate” in salita che l’hanno reso famoso. Tantissima è la curiosità che circonda Chris Froome in vista dell’imminente Tour de France (26 giugno-18 luglio). Molti mostrano scetticismo, soprattutto dopo la recente uscita sotto tono al Giro del Delfinato, che ha fatto pensare che il keniano bianco possa persino non essere alla grande partenza dalla Bretagna. 

Dopo l’ultima uscita al Giro del Delfinato, ora la curiosità dei media è una sola: Froome farà il Tour?
Dopo l’ultima uscita al Giro del Delfinato, ora la curiosità dei media è una sola: Froome farà il Tour?

Risponde Cozzi

Per saperne di più, abbiamo interpellato Claudio Cozzi, direttore sportivo della Israel Start-Up Nation, reduce da un Giro d’Italia sopra le attese grazie alla maglia rosa di Alessandro De Marchi (che qualche giorno fa è tornato di nuovo sotto i ferri per sistemare la clavicola fratturata) e al successo di Daniel Martin a Sega di Ala. Pur non essendo presente in ammiraglia alla Grande Boucle (farà la Vuelta), il cinquantaquattrenne dirigente lombardo ci ha parlato di cosa aspettarci da Froome. Chris cederà i gradi di capitano a Mike Woods, ma proverà a lasciare il segno nella corsa francese che ha vinto quattro volte (2013, 2015, 2016, 2017) ai tempi del Team Sky. Riuscirà a tornare grande grazie al Tour?

Al Tour of the Alps in fuga verso Naturno per riprovare belle sensazioni
Al Tour of the Alps in fuga verso Naturno per riprovare belle sensazioni

Fuga sulle Alpi

«Sono stato con lui al Tour of the Alps – racconta Cozzi – e l’avevo visto bene perché lui di testa è fortissimo. Adesso deve soltanto colmare il gap dal punto di vista fisico. E’ stato sfortunato a non aver corso tanto l’anno scorso, con la stagione storta del 2020 per la pandemia, mentre lui avrebbe avuto bisogno di più chilometri dopo il terribile incidente dell’anno precedente al Delfinato. Al Tour of the Alps, ha passato due giorni a dirmi che doveva attaccare, per vedere come stava. E dopo la tappa in cui è andato allo scoperto, mi ha rivelato che è stato il primo giorno in cui la testa era connessa con le gambe dal momento del brutto infortunio.

Un giorno da Froome

«E’ stato bello vederlo correre con grinta e determinazione. Ha dato sfoggio della sua “frullata”, che speriamo di rivedere anche in Francia. Sarebbe un premio per l’impegno e la professionalità che sta mettendo, oltre che rappresentare una soddisfazione per tutti tornare a vedere gli show che ha sempre fatto sulle grandi salite d’Europa».

Cozzi è passato al gruppo Israel dopo la fusione con la Katusha in cui era dal 2009
Cozzi è passato al gruppo Israel dopo la fusione con la Katusha in cui era dal 2009

Il Tour per la Vuelta

Dunque, nessun assillo di classifica, per una volta, ma soltanto quello di ritrovare il colpo di pedale dei giorni migliori, magari da far fruttare poi per il prosieguo della stagione.

«Sta lavorando in direzione Tour – prosegue Cozzi – anche per il blasone della Grande Boucle. Poi dovrebbe fare la Vuelta, in cui sono sicuro che lascerà il segno. Lui è una macchina da guerra a livello mentale. Non so se arriverà al 100 per cento in Francia, ma secondo me farà un passo avanti. Però bisogna essere realisti e non aspettarsi qualcosa sin dai i primi giorni. Nel finale magari sì, visto che mi attendo un Tour in crescita da parte sua. Chris è convinto di tornare in alto, non sa se per vincere un grande Giro o qualcos’altro, ma lo crede con fermezza».

Nel 2017 il quarto Tour vinto e la quarta Pinarello gialla dalle mani di Fausto
Nel 2017 il quarto Tour vinto e la quarta Pinarello gialla dalle mani di Fausto

Team fiducioso

Le attese sono alte, ma poggiano su poche certezze, soprattutto dopo l’ultima uscita al Delfinato. «Neanche lui sa cosa aspettarsi – conclude Cozzi – ma sa di poterci riuscire e questo è uno stimolo per tutta la squadra. Cercavamo proprio un leader carismatico capace di motivare e aiutare a crescere tutto il gruppo e non soltanto per il palmares e per i successi individuali. Chris è un professionista super serio, che cerca sempre il pelo nell’uovo. Dà tantissime indicazioni preziose sulle strategie di corsa e fornisce sempre feedback di alto livello. L’importante ora è che lui ritrovi la migliore connessione tra testa e le gambe. Poi più chilometri fa e più riacquista condizione: siamo fiduciosi. La sfida di Chris è anche la mia sfida e mi piace pormi obiettivi ambiziosi, in cui però credo con tutto me stesso».

Cheula Pace 2006

Cheula prima di Zana: «Che freddo alla Corsa della Pace…»

09.06.2021
4 min
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Una tazzina di caffè e la porta aperta ai ricordi: sono passati ormai 15 anni da quel giorno, quando Gianpaolo Cheula conquistò la Corsa della Pace altrimenti detta Varsavia-Berlino-Praga, la stessa (almeno nel nome) vinta domenica da Filippo Zana. Un evento che passò sotto traccia, invece si trattava di qualcosa di storico per il ciclismo italiano perché prima di allora solamente il compianto Michele Scarponi era riuscito nell’impresa e poi perché la gara stava cambiando.

Cheula, nel 2006, si è aggiudicato quella che può essere considerata l’ultima edizione della corsa nel suo format storico: «Ma già allora un po’ di cose erano cambiate – racconta l’attuale direttore sportivo dell’Androni Giocattoli – era una gara Hors Categorie, articolata su 10 giorni. Si andava da Varsavia a Berlino passando per Praga. So che lì c’è un museo con una grande stele dove sono scolpiti tutti i nomi dei vincitori, l’ultimo è il mio…».

Cheula Barloworld
Cinque stagioni per Cheula alla Barloworld, dal 2005 al 2009 con due vittorie
Cheula Barloworld
Cinque stagioni per Cheula alla Barloworld, dal 2005 al 2009 con due vittorie
Quell’edizione fu particolare anche perché gli italiani dominarono la scena, al punto da monopolizzare il podio…

Vinsi con appena 2 secondi su Tonti e terzo fu Gasperoni (nella foto d’apertura il podio finale). Il bello fu che mi aggiudicai la corsa senza vincere neanche una tappa, ma fui premiato dalla mia costanza di rendimento. Correvo alla Barloworld, una squadra sudafricana di stanza in Gran Bretagna, il capitano era il colombiano Cardenas, ma uscì presto di classifica e puntarono tutto su di me.

Che tipo di corsa era al tempo?

Impegnativa, ma non tanto per il percorso. Non ci sono certo le salite di Giro o Tour, trovavi asperità di 5-6 chilometri, ma i percorsi erano molto vallonati, soprattutto nei Carpazi. A fare la differenza però era il tempo: pioveva sempre e quell’acqua unita al freddo inconsueto per la primavera nostrana ti entrava nelle ossa. La mia fortuna, in quella corsa, fu che non erano previste cronometro, altrimenti dubito che avrei vinto…

Cheula Giro
Grande freddo per Cheula nell’Est europeo… magari però non come sulle vette del Giro: qui provando il Colle delle Finestre per il Giro 2011
Cheula Giro
Grande freddo per Cheula nell’Est europeo… magari però non come provando il Finestre nel 2011
Che cosa ti è rimasto impresso di quella gara?

La gente. Storicamente la Corsa della Pace era la gara regina per i Paesi dell’Est Europeo. Quando era per dilettanti gareggiavano le nazionali e in quelle Nazioni ne era rimasto il ricordo. Al tempo ad esempio c’era la CCC che raccoglieva i migliori corridori polacchi, per loro la gara valeva un Tour. L’organizzazione era di altissimo livello, alberghi ottimi, percorsi adatti a una gara per professionisti. Secondo me dovrebbero riproporla in quei termini, una gara di 10 giorni ha un valore importante. 

Venisti da quel successo e si parlava di Cheula come di un corridore adatto alle corse a tappe, ma la tua carriera prese un’altra direzione…

Non nascondo che un pensiero ce lo feci, ma non ero fatto per quei ruoli. Ero più adatto a lavorare al fianco di un capitano, per aiutare chi aveva davvero talento e doveva crescere. In quegli anni corsi con gente come Froome e Thomas, ai loro esordi.

Cheula Androni
Oggi Gianpaolo Cheula è direttore sportivo all’Androni Sidermec Giocattoli, dove segue i giovani
Cheula Androni
Oggi Gianpaolo Cheula è direttore sportivo all’Androni Sidermec Giocattoli, dove segue i giovani
Raccontaci com’erano…

Partiamo da Geraint, arrivò alla Barloworld che era il campione del mondo dell’inseguimento, nel team ci credevano molto proprio perché britannico. Il primo anno al Tour ricordo che in una tappa di montagna, si arrivava a Tignes, si staccò quasi subito, riuscì a salvarsi dal tempo massimo per il rotto della cuffia, ma capì che quel Tour lo doveva finire. Aveva compreso subito che la fatica e il sacrificio lo avrebbero ricompensato.

E Froome?

Gran motore il suo… Quando arrivò era ancora di passaporto kenyano, aveva testa da campione, concentrato su tutto, pronto e voglioso di imparare. Anche lui concluse il suo primo Tour soffrendo, ma si capiva che non era un corridore come gli altri.

Quanto di quelle esperienze c’è nel Cheula dirigente attuale?

Tantissimo, è saggezza accumulata che riproponi quando hai a che fare con i più giovani. Da noi arrivano corridori da sgrezzare, spesso da altri Paesi, che devono imparare tutto e che proprio per questo ascoltano. Ogni corsa con loro è un’esperienza nuova e quando vincono, è come se vincessi io, proprio come allora…

Israel Start-Up Nation: tutti al servizio di Chris Froome

20.04.2021
3 min
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Con l’arrivo di Chris Froome, l’Israel Start-Up Nation cambia completamente i suoi connotati puntando senza mezzi termini a diventare un fattore almeno nelle gare a tappe. Si tratta di una grande scommessa che i dirigenti del team mediorientale hanno fatto. Il britannico, dopo il terribile incidente alla vigilia del Tour 2019, non ha mai dato l’impressione di aver recuperato, ma c’è una forte convinzione, in lui e nel suo entourage, di poter dare ancora qualcosa al mondo del ciclismo e riallacciare la sua storia che lo ha visto conquistare i più grandi successi nelle sfide di tre settimane.

Giro d’Italia 2021, 5a tappa, Alessandro De Marchi in maglia rosa al via da Modena
Giro d’Italia 2021, 5a tappa, Alessandro De Marchi in maglia rosa al via da Modena

Super De Marchi

Il team non si è limitato a ingaggiare il britannico, anzi lo ha fatto già nel cuore della stagione 2020 pensando a come costruirgli intorno una rosa adeguata. Ecco così che sono arrivati Impey, sudafricano di lungo corso e ottimo interprete delle prove a tappe di breve durata, ma anche il canadese Woods, adatto ad alcune classiche e utilissimo nei grandi giri, ma soprattutto Alessandro De Marchi, unanimemente ritenuto uno dei migliori luogotenenti in circolazione.

Pattuglia belga

Con il suo nuovo assetto, la squadra israeliana è adatta a ogni contesto, anzi ci si aspetta qualche acuto anche al di fuori dell’obiettivo dichiarato, il Tour de France. La pattuglia belga, con Herman, Van Asbroeck e Vanmarcke può recitare un ruolo di primo piano nelle classiche del Nord senza dimenticare il norvegese Boasson Hagen, molto utile nella gestione di alcune situazioni tattiche.

Froome è impegnato nella sua rincorsa alla salute e alla condizione
Froome è impegnato nella sua rincorsa alla salute e alla condizione

Occhio a Martin

Poi c’è Daniel Martin, irlandese spesso un po’ troppo dimenticato quando si parla di corse a tappe, dove invece ha un’ottima costanza di rendimento. C’è modo di emergere anche a prescindere da Froome, la cui voglia di rivincita però contagia tutti.

L’ORGANICO

Nome CognomeNato aNaz.Nato ilPro’
Rudy BarbierBeauvaisFra18.12.19922014
Sebastian BerwickWishartAus15.12.19992019
Patrick BevinTaupoNzl15.02.19912016
Jenthe BiermansGeelBel30.10.19952017
Guillaume BoivinMontrealCan25.05.19892010
Matthias BrandleHohenemsAut07.12.19892009
Alexander CatafordOttawaCan01.09.19932017
Davide CimolaiPordenoneIta13.08.19892010
Alessandro De MarchiS.Daniele del FriuliIta19.05.19862011
Alex DowsettMaldonGbr03.10.19882011
Itamar EinhornModiinIsr20.09.19972019
Chris FroomeNairobi (KEN)Gbr20.05.19852007
Omer GoldsteinMisgayIsr13.08.19962018
André GreipelRostockGer16.07.19822005
Carl Fredrik HagenOppegardNor26.09.19912015
Ben HermansHasseltBel08.06.19862009
Hugo HofstetterAltkirchFra13.02.19942016
Reto HollensteinFrauenfeldAut22.08.19852009
Daryl ImpeyJohannesburgRsa06.12.19842008
Daniel MartinBirmingham (GBR)Irl20.08.19862008
Krists NeilandsVentspilsLat18.08.19942016
Guy NivMisgayIsr08.03.19942016
James PiccoliMontrealCan05.09.19912014
Alexis RenardSaint BrieucFra01.06.19992020
Guy SagivNamur (BEL)Isr05.12.19942015
Mads Wurtz SchmidtRandersDen31.03.19942017
Norman VahtraTartuEst23.11.19962020
Tom Van AsbroeckGansBel19.04.19902010
Sep VanmarckeCourtraiBel28.07.19882009
Michael WoodsOttawaCan12.10.19862013
Rick ZabelUnnaGer07.12.19932014

DIRIGENTI

Kjell CalstromFinGeneral Manager
Rik VerbruggheBelDirettore Sportivo
René AndrleCzeDirettore Sportivo
Claudio CozziItaDirettore Sportivo
Oscar Guerrero CelayaEspDirettore Sportivo
Dror PekatchIsrDirettore Sportivo
Cherie PridhamGbrDirettore Sportivo
Nicki SorensenDenDirettore Sportivo
Eric Van LanckerBelDirettore Sportivo

DOTAZIONI TECNICHE

La Israel Start-Up Nation corre su bici Factor, che sin dall’inizio sono risultate molto interessanti: prima per il loro look e successivamente per i contenuti tecnici. Il modello Ostro è l’arma dei corridori del team, mentre lo sponsor sta ancora lavorando sul modello da crono cui tanto tiene Chris Froome.

CONTATTI

Cycling Academy LTD, Or Towers Building B, 6th Floor. Hanechos Het. 4st, 69710 Tel Aviv (ISR)

info@cyclingacademy.org – www.israelcyclingacademy.com

Facebook: @IsraelCyclingAcademy

Twitter: @TeamIsraelSUN

Instagram: teamisraelsun

Factor Ostro VAM

Factor Ostro: l’arma in più di Froome e Woods

20.04.2021
4 min
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Il Team Israel Start-Up Nation di Chris Froome e Michael Woods pedala su biciclette Factor.  Per questa stagione la più usata è la Ostro VAM, ma ovviamente i corridori del team hanno in dotazione anche altri modelli di bici: la O2 VAM e la Slick per le cronometro.

Factor Ostro VAM è la novità

L’ultima ad entrare nella gamma Factor è la Ostro VAM, una bicicletta dove tutto è stato ottimizzato per la migliore efficienza aerodinamica. Il profilo dei tubi è derivato dalla forma NACA (National Advisory Committee on Aeronautics) che ottimizza l’impatto dell’aria, non a caso è di derivazione aeronautica. A dimostrazione che ogni dettaglio è pensato per favorire l’aerodinamica, anche il reggisella ha un profilo alare e il manubrio integrato Black Inc ha un profilo piatto per un impatto minimo con l’aria frontale.

Leggera e comoda

Nonostante sia una bici con notevoli doti aerodinamiche, la Ostro VAM ha un peso contenuto, infatti si ferma a 820 grammi nella taglia 54. Questo dato la rende adatta a ogni terreno, la potremo definire una All Rounder aggressiva. Ma i tecnici Factor non contenti di questi risultati hanno pensato anche al comfort. La Ostro VAM può montare gomme fino a 32 millimetri e la sua geometria, unita ai foderi obliqui posteriori sottili, fanno si che smorzi molto bene le vibrazioni che arrivano dal terreno. In Factor ci tengono a sottolineare che la disposizione dei fogli di carbonio è studiata per ottenere una bici reattiva e confortevole allo stesso tempo.

Una particolarità di questa bici è che può essere montata solo con gruppi elettronici. A completare la Ostro VAM ci sono le ruote firmate Black Inc con profilo da 45 millimetri. Il canale interno è largo 21 millimetri, tubeless ready e con il mozzo con cuscinetti CeramicSpeed.

Guillame Boivin  sulla sua O2 VAM
Guillame Boivin sulla sua O2 VAM
Guillame Boivin  sulla sua O2 VAM
Guillame Boivin con la leggerissima O2 VAM alle Strade Bianche

La scelta è ampia

I corridori del Team Israel Start-Up Nation hanno a disposizione anche altri modelli di bici. Fra questi la O2 VAM è quella che si presta a dare il meglio sulle salite lunghe e ripide. Il peso del telaio è di 700 grammi in taglia 54 con la forcella che ferma l’ago della bilancia a 320 grammi. La forma dei tubi è stata pensata per dare la massima reattività in salita. La possiamo definire la scelta di Froome e compagni quando si troveranno ad affrontare le Alpi o i Pirenei.

Chris Froome in azione con Factor la Slick
Chris Froome in azione con la Slick
Chris Froome in azione con la Slick
Chris Froome in azione nella cronometro del Giro di Romandia con la Slick

Tubo obliquo particolare

La bicicletta per le cronometro è la Slick, che racchiude una serie di soluzioni aerodinamiche innovative fra le quali spicca il tubo obliquo Twin Vane Evo. I tecnici di Factor hanno lavorato per avere una bicicletta veloce e molto reattiva e per arrivare a questi risultati sono ricorsi agli studi tramite CFD (Computational Fluid Dynamic) e poi con i test in galleria del vento. Da questi studi nasce il tubo diagonale Twin Vane Evo della Slick che permette all’aria di passare anche attraverso lo stesso tubo e migliorare ulteriormente l’efficienza aerodinamica. Tra le altre soluzioni è possibile montare il reggisella con zero o con alcuni gradi di offset. In questo modo ogni corridore può trovare la posizione migliore in sella.

Il portaborraccia Rocko Carbon di Elite
Il portaborraccia Rocko Carbon di Elite
Il portaborraccia Rocko Carbon di Elite
Il portaborraccia Rocko Carbon di Elite in dotazione alla Israel Start-Up Nation

La scheda tecnica

GruppoShimano Dura Ace Di2
Ruote Black Inc
PneumaticiMaxxis
ManubrioBlack Inc
SellaSelle Italia
ReggisellaBlack Inc
PedaliShimano

Componentistica

Per quanto riguarda il gruppo, le Factor della Israel Start-Up Nation sono equipaggiate con lo Shimano Dura Ace Di2, con l’adozione del bilanciere del cambio posteriore di CeramicSpeed con le pulegge sovradimensionate. Le ruote e i manubri sono firmati da Black Inc, mentre i pneumatici sono di Maxxis. Le selle sono di Selle Italia, mentre i portaborracce di Elite e i pedali di Shimano.