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T-Nes, ragionamento sul cerotto che abbassa i battiti

30.10.2021
6 min
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La ricerca della prestazione nel ciclismo, nel corso degli anni si è spinta molte volte vicino al limite e in troppi casi lo ha superato. L’innovazione ha portato da circa due anno sul mercato un prodotto che non implica assunzioni o azioni chimiche e gli atleti di molti sport, compreso il ciclismo, lo stanno già utilizzando. Parliamo di T-NES il prodotto lanciato dalla azienda italiana New Era Sport Technologies. Un cerotto che emette impulsi elettromagnetici verso i globuli rossi per migliorare l’ossigenazione in tutto il corpo.

No, non è dopante, non rilascia farmaci né sostanze chimiche, come attesta l’analisi tossicologica dell’Università di Milano, Dipartimento di Scienze Farmaceutiche. Di fronte a un prodotto così innovativo le domande sono tante e abbiamo deciso di porle a Ivan D’Agostino, fondatore di T-NES

Di cosa vi occupate?

Nello specifico produciamo biotecnologie che aumentano il trasporto di ossigeno sistemico e locale. Il nostro core e orientamento è verso l’incremento del trasporto. Il tutto con un’impronta assolutamente innovativa, cioè senza l’utilizzo della chimica. Quindi non con terapie farmacologiche o con sostitutivi, come posso essere gli integratori alimentari. Il nostro approccio è di tipo fisico. Studiamo materiali che poi andiamo a programmare in un certo modo, affinché possano erogare dei segnali elettromagnetici molto precisi. Per aumentare il trasporto dell’ossigeno nel sangue. Quello che noi vendiamo non è un prodotto, bensì un concetto. 

Il cerotto non inocula prodotti, ma emette frequenze a bassa intensità
Il cerotto non inocula prodotti, ma emette frequenze a bassa intensità
Da che cosa siete partiti per realizzare questo progetto?

Siamo partiti da una scommessa. Ci siamo messi intorno a un tavolo. Noi in primis eravamo fissati in allenamenti e performance, ma non trovavamo giovamento oltre a una certa soglia dagli integratori presenti sul mercato. Allora abbiamo provato a cercare aiuto in quello che conosciamo meglio, cioè la fisica. Esistono molti studi scientifici che attestano che segnali magnetici di un certo tipo sono in grado di aumentare la perfusione, nei pazienti post infartuati, nei pazienti post ictus. Siamo partiti da questo principio e ci siamo chiesti quali benefici avrebbe potuto ricavarne una persona sana. Partendo prima dalle cavie, poi sull’uomo, quello che si è verificato era lampante. Sull’uomo si ha una riduzione drastica della frequenza cardiaca sotto sforzo, parliamo in media di 5-6-7 battiti a parità di intensità. E una riduzione consistente del lattato, che scende intorno al 10% sempre a parità di intensità. 

E’ percepibile da chi lo utilizza?

Noi diciamo: «Prova e misura con il cardiofrequenzimetro». Siccome questo si può constatare, il marketing diventa un punto di rafforzamento dell’effetto. Non come può essere per un integratore che si basa molto sulla sensazione e con dati difficili da estrapolare esposti a moltissime variabili. Qui si parla di dati personali che vengono modificati fin dal primo utilizzo. E’ talmente semplice da essere palese. Chiaramente il pubblico deve essere ricettivo, ergo non è un prodotto che va nella direzione di chi cerca la sensazione nell’allenamento, ma sono i dati che parlano. 

Non c’è il rischio di alterare la risposta del fisico?

E’ diverso da un prodotto chimico, dove si ha un sovraccarico di fegato e reni. Con questa tecnologia, il segnale è adattivo. La cellula non viene sovraccaricata dal segnale, perché esso verrà dissipato qualora essa non ne abbia bisogno. Ciò permette di non forzare il fisico e di non portarlo oltre il limite, stando alla larga da un possibile effetto collaterale. Addirittura si tratta di preservarlo. Perché se il beneficio agisce quando ne ho bisogno, il corpo ringrazia e non mi manda segnali di cedimento

Delian Stateff è un triatleta azzurro, ha partecipato ai Giochi di Tokyo
Delian Stateff è un triatleta azzurro, ha partecipato ai Giochi di Tokyo
Può provocare danni alla salute?

No, non ce ne sono. Le controindicazioni sono quelle ministeriali. Evitare l’utilizzo da parte di soggetti oncologici e di soggetti sensibili all’argento. Non esiste pericolo per i pazienti diabetici, per quelli cardiologici, anzi per un cardiologico migliorare la perfusione significa supportare la fisiologia

Ricevete critiche o scetticismi?

E’ un processo che da inventore è frustrante, ma da imprenditore dico che ci sta. Quando lanci sul mercato questo tipo di innovazione il pubblico si divide. Tra chi tifa e chi accusa. Non esiste una zona grigia. Perché il concetto è divisivo. Con questi prodotti si esce dal classico concetto di assumere qualcosa, con il cerotto viene emesso un segnale elettromagnetico non visibile. Capisco sia fuori dagli schemi, ma i dati dei clienti sono dalla nostra parte. Il tasso di fidelizzazione è del 28,5 per cento, un numero impensabile anche per i colossi del mercato generale. 

Da quanto siete sul mercato?

Dal 2019, ma il primo impatto lo abbiamo avuto nel 2020, dopodiché nel 2021 abbiamo quintuplicato il fatturato. La crescita è esponenziale. Tanto che stiamo pensando ad una campagna di investimenti e investitori per poter affrontare il mercato prontamente. 

Gli atleti professionisti cosa dicono, avete ambassador? 

Abbiamo ciclisti che lo usano e preferiscono non parlarne per indicazione del loro team (questo è spia di un dubbio da decifrare, ndr) e altri come Davide Cimolai, Riccardo Minali e la biker Francesca Saccu che non hanno problemi. La Federazione italiana triathlon collabora con noi. Abbiamo Franco Collè, ultratrailer professionista che ha vinto un mese fa la l’edizione 2021 del Tor des Gèants. E altri ancora. 

Anche Francesca Saccu, biker della Ktm, utilizza questi cerotti
Anche Francesca Saccu, biker della Ktm, utilizza questi cerotti
In passato si sono viste tecnologie basate interamente sul placebo, T-NES lo sfrutta?

L’effetto placebo come in tutte le cose esiste. E ne prendiamo atto. Però da un punto di vista scientifico quello che noi abbiamo rilevato è qualcosa di misurabile. L’ultimo studio che verrà presto pubblicato è stato fatto dal tecnico Fabrizio Tacchino, supportato da un team di medici specializzati. Un lavoro che è durato quasi un anno. E’ uno studio fatto in collaborazione con 24 atleti dilettanti.

In cosa consisteva?

Un mese di allenamento. Test iniziali sia indoor che outdoor, con il metabolimentro, test a carico costante, test incrementale, potenza, cadenza e il CP12. Dodici atleti da una parte e dodici dall’altra. Alla fine dei test il gruppo di controllo aveva il 5% in meno di frequenza cardiaca. Il gruppo sperimentale che utilizzava i dispositivi il 10% in meno. Con differenze sul CP12 di 8 watt in media tra un gruppo e l’altro. Il risultato è sempre lo stesso, si fanno meno atti respiratori a frequenza cardiaca massima

Si può considerare un’alterazione della prestazione sportiva?

Con questo dispositivo non si andranno ad alterare le gare. Il fenomeno resta tale. Pogacar rimane un fuoriclasse. Ma in uno sport dove il dettaglio può essere l’ago della bilancia allora siamo pronti a fornire i mezzi per fare la differenza. In un periodo di progresso come quello che sta vivendo il ciclismo e non solo, bisogna accettare le novità. Il limite che non bisogna valicare rimane la salute dell’atleta

Fra i testimonial di T-Nes anche Franco Collè, fresco vincitore del Tor de Geants
Fra i testimonial di T-Nes anche Franco Collè, fresco vincitore del Tor de Geants

Nota del direttore

Decidendo di pubblicare questo articolo, sappiamo bene che il pubblico si dividerà fra quelli che guarderanno il tema con sospetto e coloro che invece non se ne faranno cruccio. Si parla di un cerotto che, emettendo onde elettromagnetiche a bassa intensità, favorisce il trasporto di ossigeno nel sangue favorendo il recupero. Si parla di applicazione su soggetti sani di studi rivolti ai malati. Un po’ di resistenza ammettiamo di averla avuta, ma l’approfondimento del materiale ricevuto, la lettura di altri articoli ben documentati e la certezza che non si possa parlare di manipolazione ha in qualche modo reso il compito meno scomodo.

Ne abbiamo parlato anche con Davide Cimolai (nella foto di apertura) e abbiamo scoperto che anche lui in partenza ha condiviso gli stessi dubbi, salvo dissiparli di fronte all’evidenza. Proprio il friulano ci ha fatto notare che le prestazioni in termini di potenza non variano, ma negli ultimi due Giri d’Italia, contrariamente al solito, non ha mai avuto un giorno di crisi.

Si potrebbe continuare ad obiettare che non essendo in natura, essi vanno comunque ad agire su processi fisiologici dell’atleta. Ma non ci sono norme infrante e tutto sommato nei giorni scorsi abbiamo visto come aziende di abbigliamento stiano utilizzando con le stesse finalità il metodo F7 e le tecnologie Fir per agevolare il recupero. La scienza non si ferma. Vedremo se sarà necessaria una regolamentazione anche in questo senso.

Enzo Vicennati