Con la Sanremo Women si è archiviato un primo periodo di classiche e di corse importanti, che hanno permesso al cittì Marco Velo di avere uno sguardo d’insieme di quella che è la condizione e lo stato di forma delle sue ragazze. Ora il calendario propone un momento di transizione, con le corse che si spostano verso il Nord: inizia la stagione del pavé. Anche per Marco Velo, al secondo anno nel ruolo di cittì della nazionale femminile, è il momento di fermarsi e ragionare. Mettendo insieme i pezzi del puzzle.
«Fermarsi non proprio – dice scherzando Velo – anche perché da domani sarò di nuovo in giro, andrò anche a vedere i percorsi per i campionati italiani donne elite e juniores.
«La stagione delle azzurre era già partita bene al UAE Tour – riprende subito – con una doppietta nella tappa decisiva: prima Elisa Longo Borghini e seconda Monica Trinca Colonel. Poi ci sono state le prime classiche con Strade Bianche, Cittiglio e Sanremo. Il bilancio è positivo, abbiamo visto ottime prestazioni da parte di molte delle ragazze».
Elisa Longo Borghini rimane il riferimento del movimento azzurro, Velo conta molto su di lei sia in gara ma anche come trascinatriceElisa Longo Borghini rimane il riferimento del movimento azzurro, Velo conta molto su di lei sia in gara ma anche come trascinatrice
Andiamo a ritroso, cosa ti ha detto la Sanremo?
Purtroppo Elisa (Longo Borghini, ndr) ha dovuto rinunciare due giorni prima, ed è stato un peccato. Tuttavia le sue compagne hanno colto al volo l’occasione, sono molto felice sia per Eleonora Gasparrini che per Silvia Persico. Non è facile prendersi delle responsabilità quando si è abituate a fare un certo tipo di lavoro, invece loro si sono fatte trovare pronte.
Quello di Gasparrini è un podio importante, quanto?
Molto, perché in una corsa difficile e impegnativa ha dimostrato di avere una grande condizione. Ha fatto vedere di poter essere molto vicina alle prime, tenere sul Poggio e fare terza in quella volata non era scontato.
La Sanremo Women 2026 ha riconsegnato al cittì un’Elisa Balsamo in ottima crescitaVelo si è detto soddisfatto anche del percorso di Chiara Consonni, chiamata ora alle Classiche del NordLa Sanremo Women 2026 ha riconsegnato al cittì un’Elisa Balsamo in ottima crescitaVelo si è detto soddisfatto anche del percorso di Chiara Consonni, chiamata ora alle Classiche del Nord
Hai detto anche di Persico, che il giorno dopo ha vinto al Giro dell’Appennino…
Ritrovare la vittoria a coronamento di un bel periodo di forma. A mio avviso Persico non ha mai avuto un calo, semplicemente l’arrivo di Elisa Longo Borghini ha cambiato un po’ i ruoli e le dinamiche nel team. Rimane un’atleta molto forte, la vittoria di ieri al Giro dell’Appennino lo dimostra e spero possa essere quel boost a livello morale che le serve per arrivare arrivare al nord ancora più pronta.
Quali sono stati gli altri bei segnali in queste prime gare?
Eleonora Ciabocco aveva corso davvero bene al UAE Tour, poi però la caduta del Binda l’ha messa fuori dai giochi per un po’. Le auguro una pronta guarigione, l’ho sentito e scherzando mi ha detto che tornerà al picco di forma per le gare con la nazionale. Ha un bel carattere, molto positivo e spero possa continuare a crescere e lavorare in questo modo.
Monica Trinca Colonel continua il suo percorso di crescita in attesa del salto definitivoIl podio a Sanremo di Eleonora Gasparrini è un segnale importanteMonica Trinca Colonel continua il suo percorso di crescita in attesa del salto definitivoIl podio a Sanremo di Eleonora Gasparrini è un segnale importante
Abbiamo rivisto anche le velociste, con Balsamo e Consonni…
Rivedere Elisa Balsamo davanti mi ha fatto tanto piacere, spero che il 2026 possa essere un anno tranquillo e senza la sfortuna che ci mette lo zampino. La Sanremo di Chiara Consonni mi ha stupito, perché dopo aver perso contatto sulla Cipressa ha tenuto duro rientrando in gruppo. Sul Poggio è rimasta nel gruppo alle spalle delle prime e ha chiuso con un buon decimo posto.
Come arrivano le azzurre alle Classiche del Nord?
Direi bene, i nomi che ho fatto sono quelli che spero di vedere davanti nelle prossime settimane. Penso che Elisa Balsamo possa fare bene, così come Consonni e Martina Fidanza. Nei prossimi giorni sentirò anche Longo Borghini per capire come sta, ma non credo che questo breve stop possa intaccare la sua preparazione.
Tra le under 23 il profilo di Eleonora Ciabocco è il più interessanti per le corse a tappeFederica Venturelli ha le caratteristiche per diventare una grande velocista, lo stesso Velo crede molto in lei e nelle sue qualitàTra le under 23 il profilo di Eleonora Ciabocco è il più interessanti per le corse a tappeFederica Venturelli ha le caratteristiche per diventare una grande velocista, lo stesso Velo crede molto in lei e nelle sue qualità
Rimane lei il faro della nazionale?
Assolutamente, ma vedere le altre ragazze sempre più protagoniste mi fa ben sperare. Elisa (Longo Borghini, ndr) è un esempio per tutte e mi piacerebbe averla per ancora diversi anni, ha un qualcosa che si vede in pochi atleti al mondo. Una dedizione, meticolosità e uno spirito che sono impareggiabili.
Cosa manca alle altre per riuscire a imporsi contro le prime della classe?
Credo sia un discorso a due vie: di crescita fisica ma anche mentale. Mi piace citare Velasco (il cittì della nazionale di pallavolo, ndr) lui dice che quando ti alleni su una cosa in maniera continuativa e alla fine ti riesce scatta un “click” mentale. Ed è vero, penso che molte delle nostre abbiano le qualità per arrivare in alto, serve un po’ di fiducia in più. Credo e spero che in vista di Fiandre e Roubaix le nostre possano raccogliere risultati che diano loro quella consapevolezza.
Abbiamo proposto un piccolo gioco a Davide Arzeni: togliersi per un attimo i panni di diesse della Canyon//Sram zondacrypto e rimettersi quelli della bella Valcar-Travel & Services che fu, per rivedere a distanza di cinque anni come stanno le sue ex “figlie”.
Ne abbiamo scelte otto, quelle che sono state più rappresentative per una società forse unica nel suo genere, che è nata facendo ciclismo giovanile ed è arrivata fino allo status di team continental con una qualità, un potenziale e vittorie da WorldTour. E con “Capo” Arzeni ci siamo accorti una volta di più quanto un lustro nel ciclismo moderno equivalga ad una piccola era geologica. Sfruttando quindi un weekend di “riposo” del tecnico bergamasco, siccome non sarà in ammiraglia per la Sanremo Women perché farà tutta la campagna del Nord, siamo andati a sfogliare anche l’album dei ricordi per il nostro “prima ed ora”.
Alzini ha avuto una crescita graduale su strada dopo aver vinto tanto in pista. Per Arzeni può centrare qualche bel successoAlzini ha avuto una crescita graduale su strada dopo aver vinto tanto in pista. Per Arzeni può centrare qualche bel successo
Iniziamo in rigoroso ordine alfabetico con Alzini. Ti aspettavi che fosse a questo livello?
Sono in ottimi rapporti con Martina che reputo un’atleta matura ed esperta. Ha fatto una crescita graduale, prima dedicandosi alla pista dove ha vinto tanto, tra cui due mondiali col quartetto, poi curando di più la strada. Bisogna riconoscere che la malasorte l’ha rallentata molto con diversi infortuni. Per me può ancora raccogliere tanto, specialmente se sarà più assecondata dalla fortuna.
Procediamo con Balsamo, non un’atleta qualunque per Davide Arzeni. Qual è il tuo primo pensiero?
Stiamo parlando della ragazza di cui sono stato testimone di nozze e suo coach fino a fine 2022 (foto in apertura, ndr). Ovvio che poi per conflitti di interessi non abbiamo più potuto lavorare assieme, ma siamo sempre in contatto. Con Elisa ho fatto un percorso lungo 7 anni che ha prodotto grandi risultati ed è culminato con la vittoria del mondiale nel 2021. L’anno successivo è passata alla attuale Lidl-Trek vivendo una grandissima stagione. Ci siamo tolti grandi soddisfazioni, poi dall’anno dopo ancora sono arrivati i problemi, anzi le sfortune.
Dopo tanti infortuni negli anni scorsi, Balsamo sta tornando sui suoi livelli. Arzeni ne è convintoDopo tanti infortuni negli anni scorsi, Balsamo sta tornando sui suoi livelli. Arzeni ne è convinto
Come sta veramente Balsamo?
Elisa è stata molto penalizzata da due brutte cadute, una nel 2023 e la seconda nel 2024. Avere due episodi simili non è semplice a livello psicofisico, specie quando stai recuperando dall’infortunio precedente e in un periodo nel quale il ciclismo femminile sta viaggiando fortissimo. Ci sono stati di mezzo anche i Giochi di Parigi che forse non le hanno consentito di recuperare con più calma. L’anno scorso ha avuto problemi di salute, ma so che sta tornando ai suoi standard e la vedremo presto nelle posizioni di vertice che le competono di più.
Terza nella lista per Arzeni c’è Marta Cavalli. Ti aspettavi che si ritirasse ancora giovane?
Innanzitutto devo dire che Marta in realtà l’ho vissuta poco, però è stata colei che ha regalato la prima grande vittoria alla Valcar col campionato italiano nel 2018. E ricordiamoci che lei ha fatto lì tutta la trafila giovanile. Poi negli anni ha trasformato le sue caratteristiche togliendosi grandi soddisfazioni come Amstel, Freccia Vallone e podio al Giro Women. Consideriamo che le ragazze passano da juniores a elite, quindi arrivano presto ad avere tanti anni nella categoria. Questo a volte può incidere in certe scelte, ma per Marta credo che purtroppo il brutto incidente al Tour Femmes 2022 l’abbia fortemente condizionata.
Per Arzeni sia Guazzini che Consonni avrebbero potuto vincere di più su strada per le loro caratteristiche, ma raccoglieranno presto i fruttiCavalli nel 2018 col campionato italiano ha regalato la prima vittoria importante alla ValcarPer Arzeni sia Guazzini che Consonni avrebbero potuto vincere di più su strada per le loro caratteristiche, ma raccoglieranno presto i fruttiCavalli nel 2018 col campionato italiano ha regalato la prima vittoria importante alla Valcar
Continuiamo con Consonni. E’ in linea con le aspettative di Arzeni nei suoi confronti?
Anche Chiara la conosco benissimo, non solo perché siamo nella stessa squadra e sono il suo diesse. Fino a fine 2024 sono stato il suo preparatore e so quello che può dare ancora. L’oro olimpico di Parigi nella madison e gli altri titoli in pista sono risultati indiscutibili, tuttavia su strada deve trovare la sua vera dimensione.
Come mai non ci è ancora riuscita?
Come vi ha detto lei ieri, il suo 2025 nella Canyon non è stato facile come pensava, però le ho sempre detto che era stata la decisione giusta e lungimirante. Chiara è uscita dalla sua comfort zone ed ora è pronta a raccogliere i frutti. Ad esempio, non le manca nulla per battere Wiebes, che al momento resta la velocista più forte in circolazione.
Altro nome che potrebbe farti sobbalzare. Cosa ci dici su Gasparrini?
Eleonora è sempre stata un’atleta fortissima già da junior. Sto riscontrando che sta raggiungendo la propria maturità e purtroppo per me è una mia avversaria (dice ridendo, ndr). Ha già vinto belle corse, ma onestamente mi sarei aspettato che a questo punto della sua carriera avesse almeno una classica o una tappa più di prestigio. Per correttezza però devo anche dire che lei corre in una formazione dove ci sono degli equilibri molto importanti da rispettare. Lei è cresciuta con la filosofia Valcar, quindi è sempre pronta ad aiutare le compagne. E’ contenta di essere in UAE e sono certo che centrerà presto una grande corsa.
Siamo quasi in fondo con Guazzini. E’ forse quella che deve ancora raccogliere di più?
Vittoria è una fuoriclasse. Ho un ottimo rapporto con lei, alla Strade Bianche mentre risaliva le ammiraglie, mi ha bussato sul vetro della portiera per salutarmi. Anche lei corre in una squadra molto forte dove deve seguire certe regole e tattiche. L’oro olimpico assieme a Consonni, targato Valcar, mi ha fatto commuovere, ma la “Guazz” per caratteristiche potrebbe vincere molto di più su strada. E’ stata sfortunata con tante cadute, però è prontissima a cogliere un grandissimo successo.
Persico dopo essere stata capitana nella Valcar, alla UAE si è ritagliata un ruolo di donna di fiducia di squadra e Longo BorghiniGasparrini corre in grande squadra e Arzeni sa che deve rispettare degli equilibri, ma per lui è pronta a vincere una grande corsaPersico dopo essere stata capitana nella Valcar, alla UAE si è ritagliata un ruolo di donna di fiducia di squadra e Longo BorghiniGasparrini corre in grande squadra e Arzeni sa che deve rispettare degli equilibri, ma per lui è pronta a vincere una grande corsa
Siamo arrivati a Persico. E’ stata forse la scoperta migliore di Arzeni?
Nel 2022, dopo la partenza di Balsamo, in Valcar abbiamo vissuto una stagione straordinaria e Silvia è diventata la leader sul campo. In quell’anno ha raccolto grandi risultati e prestazioni personali che forse non ci aspettavamo, anche se sapevo che era pronta. Anche lei è un’atleta esperta, che ha saputo ritagliarsi il ruolo non indifferente di gregaria di lusso di Longo Borghini. Silvia si trova bene con quei compiti di fiducia e i risultati della UAE lo dimostrano, basti guardare l’azione di Monte Nerone al Giro Women dell’anno scorso o la vittoria di Swinkels allo scorso Trofeo Binda. Forse Silvia ora vincerà di meno, ma ottiene successi con la squadra ed è sicuramente felice così.
Chiudiamo con Sanguineti, una ragazza per la quale stravedevi. E’ vero che hai cercato di portarla alla Canyon quest’anno?
Sono molto legato a Yaya (il soprannome di Ilaria, ndr). L’ho detto una marea di volte, alla Valcar quando girava lei, girava tutta la squadra. Quando a fine 2025 ho saputo che era senza contratto ho provato a chiamarla per capire se fosse interessata ad un ruolo di lead-out nel treno di Consonni. Loro due assieme sapevano come battere Wiebes, per dire. Yaya è la donna squadra per eccellenza e le sue compagne si trovavano a meraviglia con lei. Però anche lei pur avendo solo 31 anni aveva accumulato tredici stagione da elite/pro’ e probabilmente voleva fare una vita diversa, lontana dal ciclismo. Scelta comprensibile.
Sanguineti si è ritirata, ma è stata preziosa per Balsamo e altre compagne. Arzeni la voleva portare in Canyon per il treno della ConsonniSanguineti si è ritirata, ma è stata preziosa per Balsamo e altre compagne. Arzeni la voleva portare in Canyon per il treno della Consonni
In questi ultimi cinque anni che idea ti sei fatto del movimento femminile?
Il ciclismo femminile è cambiato tantissimo. Sembra che sia passato un secolo da quando a fine 2022 abbiamo provato a proseguire con Valcar attraverso nuovi sponsor importanti. So che saremmo potuti essere un grande team WorldTour, però non c’è nostalgia o rammarico. Di quella Valcar composta da queste otto ragazze e tantissime altre che hanno dato tanto a noi, tra l’altro quasi tutte coetanee e per buona parte della stessa zona geografica, resta la bellezza di una storia irripetibile.
Kopecky prima ha sorriso, poi la sconfitta di Cittiglio contro Balsamo le si è messa di traverso. Il racconto alla stampa belga ricorda la volpe e l'uva
Quest’anno è tutto diverso e Chiara Consonni l’ha capito subito. Se l’adattamento di inizio 2025 alla Canyon//Sram non era andato come se lo aspettava, quest’anno il feeling con la squadra tedesca e i suoi metodi è stato decisamente migliore. Sono arrivati i primi piazzamenti e una vittoria che hanno confermato le buone sensazioni (in apertura è con Zoe Backstedt nel giorno della vittoria alla Vuelta Extremadura). Prova ne è il fatto che questa volta alla Sanremo Chiara avrà la possibilità di giocarsi le sue carte in caso di arrivo in volata, mentre lo scorso anno fu portata per aiutare e concluse la corsa all’ultimo posto accanto a Vittoria Guazzini, l’amica di sempre e compagna di oro olimpico.
Da due giorni la Canyon//Sram è in ritiro in Liguria per mandare a memoria il percorso che, per il secondo anno dopo venti stagioni di assenza, da Genova porterà il gruppo a Sanremo. Una corsa corta e facile, che già lo scorso anno è stata motivo di dibattito, e che per questo si presta a sviluppi inattesi. Salitelle come la Cipressa e il Poggio hanno una valenza se affrontate dopo tanti chilometri, diventano ben altro dopo appena 128.
«Però lo stesso è una corsa che mi piace – dice sorridendo Consonni – piace a tutte quelle che la fanno. Sarà anche dura, la faranno diventare dura. L’anno scorso forse hanno esitato perché era il primo anno che la facevamo e non sapevano come correre. Non si sapeva chi ci sarebbe stato ancora dopo la Cipressa e dopo il Poggio, però secondo me quest’anno vogliono fare corsa dura, quindi non per velocisti. Ci si prova, mai dire mai, però sarà dura…».
UAE Tour 2026, una foto di Consonni con Vittoria Guazzini non poteva mancareUAE Tour 2026, una foto di Consonni con Vittoria Guazzini non poteva mancare
Il tuo approccio sarà diverso rispetto allo scorso anno?
Sì, decisamente. Diciamo anche che l’anno scorso ci fu una caduta prima di prendere la Cipressa, ma il ruolo mio e quello di Vittoria era lo stesso: portare la squadra e tutte le compagne davanti all’imbocco della Cipressa e poi il nostro lavoro era finito. Però dopo la caduta eravamo già un po’ staccate dal gruppo e siamo arrivate piano piano.
Perché la scelta di fare di te un elemento di appoggio e non una carta da giocare per il finale?
Non avevo fatto un bell’inizio di stagione. C’era stato il cambio di squadra: non c’erano stati problemi, però è stata dura cambiare l’allenatore e i direttori sportivi. Quindi non ero proprio in forma e sapevo già che sarei andata alla Sanremo in appoggio.
Dopo il secondo posto al UAE Tour dietro Wiebes, in Extremadura la vittoria di Consonni davanti a BalsamoDopo il secondo posto al UAE Tour dietro Wiebes, in Extremadura la vittoria di Consonni davanti a Balsamo
Quest’anno la musica sembra diversa…
Quest’anno sì, infatti sarò la carta per il piano B. C’è Kasia (Niewiadoma, ndr) che sta volando, va fortissimo, quindi penso che se dovrà succedere qualcosa, lei sarà davanti. Se però dopo gli attacchi il gruppo dovesse raggrupparsi, prima o dopo del Poggio, io farò di tutto per esserci ancora e giocarmela in volata. Per questo siamo state a fare le recon a partire dai Capi, per avere le idee chiare su quello che dovremo fare.
Cosa c’è stato di diverso in questo inizio di stagione rispetto all’anno scorso?
Sicuramente la squadra mi ha aiutato a a focalizzarmi di più sul mio vero obiettivo, ovvero le classiche. Hanno imparato a conoscermi meglio, io ho imparato a conoscere meglio loro e abbiamo aggiustato quelle due cosine che secondo noi l’anno scorso mi hanno condizionato negativamente. Abbiamo cercato di migliorare quelloavevamo sbagliato l’anno scorso. Abbiamo sicuramente imparato dagli errori e quest’anno fino alla Roubaix per me sarà un blocco bello impegnativo.
Contrariamente al solito, Consonni ha raccontato che la Canyon//Sram quest’anno ha fatto due ritiri a gennaio e febbraio, ma non a dicembreContrariamente al solito, Consonni ha raccontato che la Canyon//Sram quest’anno ha fatto due ritiri a gennaio e febbraio, ma non a dicembre
Come è stato l’inverno di Chiara Consonni?
E’ stato strano che per il primo anno non ho fatto il ritiro di dicembre, mentre ne abbiamo fatti due nel nuovo anno: a gennaio e poi a febbraio. Pensavo che avrei sofferto parecchio l’inverno a casa, invece fortunatamente anche a San Marino non è stato così freddo, quindi sono riuscita a fare i miei chilometri. Poi a gennaio abbiamo lavorato per preparare bene il UAE Tour e alla fine siamo andate al ritiro di febbraio.
Pensi che rischierai di più sulla Cipressa oppure sul Poggio?
Per me la Cipressa è peggio, perché è uno sforzo ugualmente violento, ma più lungo. Dalla cima potrei riuscire a capire il resto della mia corsa.
SAN LUCA – Avevamo lasciato in sospeso una considerazione di Gian Paolo Mondini su Lorena Wiebes. Secondo il diesse della SD Worx-Protime potrebbe essere Chiara Consonni la prima a battere in volata la sua velocista olandese (fresca iridata nel gravel). Così abbiamo girato l’argomento direttamente alla bergamasca della Canyon//Sram zondacrypto.
Piccolo salto indietro
Dobbiamo tornare indietro di una decina di giorni per riprendere la simpatica scenetta nata da una curiosa circostanza al Giro dell’Emilia tra la stessa Consonni e Alzini, due azzurre che vedremo impegnate ai prossimi mondiali in pista a Santiago del Cile (in programma dal 22 al 26 ottobre).
Trenta metri dopo il traguardo di San Luca, proprio quando la strada comincia a scendere verso il versante meno nobile, Consonni era sembrata quasi venirci incontro per sottoporsi alle nostre domande. Come se avesse intuito che la stessimo cercando. Accanto a lei si era fermata a chiacchierare Martina Alzini, arrivata quaranta secondi prima. Chiara aveva finito il Giro dell’Emilia come lo finisce una sprinter, ma aveva pungolato la sua amica della Cofidis colpevolizzandola scherzosamente di non averla aspettata. E allora ne abbiamo approfittato per coinvolgerle assieme sulla questione.
Consonni per il 2026 vuole lavorare sui dettagli per perfezionare le volate col suo treno (foto Felicia Bonati)Chiara si è detta onorata che Mondini l’abbia indicata come possibile anti-Wiebes (foto Felicia Bonati)Consonni per il 2026 vuole lavorare sui dettagli per perfezionare le volate col suo treno (foto Felicia Bonati)Chiara si è detta onorata che Mondini l’abbia indicata come possibile anti-Wiebes (foto Felicia Bonati)
Anti-Wiebes cercasi
In una stagione che sta volgendo al termine, Wiebes è stata la plurivittoriosa dell’anno, considerando anche gli uomini: 25 successi, riuscendo ad inanellare una striscia conclusiva che ne certifica l’imbattibilità sul suo terreno preferito. Nelle ultime nove gare disputate, ha conquistato otto vittorie parziali (tutte in volata) ed una generale.
«Innanzitutto – ci dice Consonni – sono straonorata che Mondini abbia pensato a me come possibile antagonista di Lorena. Quest’anno penso di essere stata quella che ci è andata più vicina a batterla. Mi manca un po’ di costanza, nel senso che lei è una campionessa anche nel saper prendere tutte le volte la volata nella migliore possibile. Però io contro di lei ci provo sempre.
«Gli ormai famosi primi tre secondi di Lorena? Sì, sono tremendi – prosegue Chiara cercando una risposta – anche Elisa (Balsamo, ndr) si è confrontata spesso con lei e quando l’ha battuta è perché ha saputo anticiparla di quel poco che basta per vincere. Diciamo che questo è il segreto, cercare di anticiparla anche quando lei stessa cerca di anticiparla la sua volata. Però, come ho già detto, non è semplice. Alla fine noi avversarie aspettiamo che Lorena sbagli qualcosa e invece non sbaglia mai nulla».
Consonni seconda dietro Wiebes al Simac, come in primavera a De Panne. E’ quella che si è avvicinata di più alla olandese Consonni seconda dietro Wiebes al Simac, come in primavera a De Panne. E’ quella che si è avvicinata di più alla olandese
Nuovo treno
Per arrivare al testa a testa in uno sprint, contano le gambe, l’esperienza e naturalmente le compagne. Quando Consonni è arrivata alla Canyon, sia lei che la squadra sapevano che avrebbero dovuto creare un piccolo comparto per le volate. Gli automatismi vanno perfezionati col passare del tempo e si sa che nel ciclismo di adesso devi trovarli alla velocità della luce.
«Trovarsi al posto giusto nel momento giusto – analizza Chiara in maniera molto pragmatica avendo già precisa la situazione in testa – è uno di quegli aspetti su cui lavorerò insieme alla squadra per l’anno prossimo. Dobbiamo insistere nel curare tutte quelle piccole cose che servono per arrivare a vincere una volata, contro Wiebes o in generale.
«Non posso nemmeno dire – va avanti – che il mio treno sia migliorato rispetto ad inizio anno perché abbiamo sempre avuto un po’ di intoppi. Tra infortuni e problemi di salute mi sono sempre mancate due compagne nel finale. Nonostante tutto, ci abbiamo provato sempre ed è un aspetto importante».
Alzini è convinta che Consonni possa battere l’attuale Wiebes, credendo maggiormente in se stessa (foto Felicia Bonati)Alzini è convinta che Consonni possa battere l’attuale Wiebes, credendo maggiormente in se stessa (foto Felicia Bonati)
Martina crede in Chiara
Accanto a Consonni c’è Alzini che ascolta le sue parole ed annuisce, pronta a riprendere le sue risposte. Si conoscono benissimo, sono amiche prima che colleghe o avversarie. Ogni tanto Chiara guarda Martina per capire se trovare la sua approvazione in ciò che dice.
«Sono convinta – interviene Alzini – che Chiara possa essere la prima a battere l’attuale Wiebes in volata. Il problema è che lei non si è ancora resa conto della sua forza. Chiara ha parlato di costanza e quei tre secondi. E naturalmente i numeri che ha Lorena in volata non ce li ha nessun’altra. Penso però che ci siano altri fattori, come la testa, che facciano molto di più dei numeri. Lo ripeto, ne sono convinta, perché Chiara lo ha dimostrato».
Tutta la loro amicizia esce in maniera naturale ed è piacevole starle a sentire e guardare. «Non sto lodando Chiara – chiude Martina scherzando inizialmente – per tenermela buona solo perché è sempre la mia compagna di stanza quando siamo in nazionale o perché non voglio che mi avveleni di notte o ancora perché mi presta sempre il suo phon per asciugare i capelli. Dicevo prima che deve rendersi conto di quanto è forte. Ecco, quando lo ha fatto a Parigi 2024, ha vinto un oro olimpico (nella madison con Guazzini, ndr). Giusto per farvi capire. Ora non voglio metterle pressione addosso (dice ridendo mentre guarda Consonni, ndr), ma lei ha tutto per battere Wiebes».
Wiebes di nuovo sul tetto d'Europa, davanti a Balsamo come nel 2022 a Monaco. Terza Pikulic. Ottima prova delle azzurre. Parlano Sangalli e Bastianelli
Contesto suggestivo per la presentazione della SD Worx, avvenuta al KMSKA Museum di Anversa in diretta esclusiva su bici.PRO. Ecco i loro obiettivi 2023
«Della prima volata – ricorda ridendo Chiara Consonni – ricordo che ero indietrissimo, ho fatto una rimonta assurda. Il mio direttore sportivo mi ha detto che dopo l’ultima curva, più o meno ai 700 metri, ha smesso di guardare la diretta perché ero in ventesima posizione. Pensava fosse impossibile. Invece la gamba c’era e la voglia di vincere ancora di più. Negli ultimi 50 metri sono uscita nel momento giusto ed è stata una liberazione…».
L’intesa con Zoe Backstedt si sta rafforzando e ha portato alle due vittorie polacche di ConsonniL’intesa con Zoe Backstedt si sta rafforzando e ha portato alle due vittorie polacche di Consonni
Finalmente la vittoria
Vincere riporta il buon umore. Se poi parliamo di una velocista come Chiara Consonni, che dalle risate trae la benzina migliore, si capisce che il digiuno iniziato dopo la seconda tappa del Giro 2024 fosse un tempo troppo lungo. La bergamasca, che quest’anno è passata alla Canyon//Sram, ha avuto bisogno di più tempo per prendere le misure, ma al Tour de Pologne Women ha ritrovato smalto e successo. Due tappe, per la precisione, e la classifica generale.
«Forse nella prima tappa non siamo riuscite a organizzarci così bene con il treno – prosegue Consonni – ma nella seconda le ragazze sono state bravissime. Puntavamo a vincere prima la tappa e poi la generale sarebbe venuta di conseguenza. Hanno lavorato tutto il giorno per me e poi mi hanno tirato la volata, nonostante ci conosciamo ancora poco. Con Zoe Backstedt avevo lavorato bene al Baloise, dove ha vinto. E lei mi ha tirato una volata pazzesca. Sono uscita presto, intorno ai 250 metri. E solo in un monitor dell’area interviste, mi sono resa conto del distacco che ho dato alla seconda…».
Nella terza tappa, vinta a Krasnik, il treno Canyon//Sram per Consonni è stato perfettoNella terza tappa, vinta a Krasnik, il treno Canyon//Sram per Consonni è stato perfetto
Forse l’inserimento te lo aspettavi più liscio?
E’ tutto l’anno che cerco di vincere. La prima parte di stagione è stata dura. Era tutto nuovo, gli ingranaggi da provare con le nuove compagne, i nuovi direttori sportivi. Sinceramente mi aspettavo che fosse un po’ più semplice. Poi sono andata al Giro, che però si è rivelato troppo impegnativo per me. Da lì sono andata al Baloise. Avrei dovuto fare il Tour, ma la squadra ha scelto di puntare tutto su Kasha (Niewiadoma, ndr) e al mio posto hanno convocato Soraya Paladin, che in salita ha potuto fare un lavoro certamente migliore di me.
E poi il Polonia…
Sinceramente, non pensavo di stare così bene. Volevo solo vincere la prima e poi mi sono detta: già che ci siamo, perché non proviamo a vincerne un’altra? Uscivo da mesi di piazzamenti su piazzamenti, ma non riuscivo a vincere. Non so cosa mancasse, mi hanno detto che forse ero poco convita, ma non ne sono certa. Io ci ho sempre creduto e parto per ogni corsa con la voglia e la convinzione di vincerla. Ho sempre l’adrenalina, la grinta che mi fa spingere fino alla fine, però non arrivava. Non so cosa fosse, l’importante è che mi sia sbloccata e la stagione ha preso un’altra piega.
Hai davanti il calendario per provarci ancora?
Farò il Simac Ladies Tour, poi una gara di un giorno a Stoccarda la domenica dopo il Simac, però non ho ben chiaro come sia il percorso. Poi ci saranno un po’ di gare qui in Italia, anche vicino casa, che sono comode per tenere la gamba fino al mondiale pista.
La parte più complicata di questo primo anno alla Canyon è stato creare l’intesa con le compagneLa parte più complicata di questo primo anno alla Canyon è stato creare l’intesa con le compagneAl Polonia con Consonni e Backstedt c’erano anche Dixon, Cromwell, Skalnjak Sojna e Martins
E’ possibile che l’ingrediente mancante più che la convinzione sia stata proprio la pista?
A dire la verità, sì. Nella settimana prima di vincere in Polonia, ho corso in pista a Fiorenzuola, quindi forse mancava anche quello. Okay che la pista mi piace, però mi sono sempre trovata bene anche a livello di allenamenti e mi ha sempre aiutato molto anche su strada. Correre da sola. Ritrovare la motivazione e la grinta e poi alla fine andare anche più tranquilla verso una corsa per cui non avevo aspettative. E così trovare la vittoria.
Hai davvero mollato così tanto il lavoro a Montichiari?
Soprattutto in inverno, sì. Nel periodo delle classiche, per un motivo o per l’altro, sono andata molto meno rispetto agli altri anni. Però quando è capitato che ci fosse brutto tempo, siamo sempre state accolte benissimo. Bragato, Villa e Masotti sono stati permissivi sotto questo punto di vista, cercano sempre di invogliarci ad andare in pista e da settembre inizieremo ad adarci un paio di volte a settimana.
Bragato ci ha detto che la presenza di voi big in pista porta grande motivazioni nelle più giovani.
Esatto! Quando siamo insieme, cavoli (ride, ndr), è tutta un’altra cosa. Vittoria (Guazzini, ndr) è appena tornata dall’infortunio. Martina (Alzini, ndr) ha appena vinto. L’altra Martina (Fidanza, ndr) adesso è in altura, quindi secondo me potremo fare ancora bene. Invece sulle altre ragazze, anche col fatto che ci siamo incrociate poco, non ho molte informazioni. Però so che quando sono in pista con loro, ho sempre la motivazione che mi fa spingere qualcosa in più o mi impedisce di staccarmi dalle loro ruote nei quartetti.
Prima del Pologne, Consonni ha corso in pista con Martina Fidanza (foto Sei Giorni Fiorenzuola)Consonni, Alzini e Guazzini: le azzurre della pista stanno per ritrovarsi in vista dei mondiali di ottobre (immagine Instagram)Prima del Pologne, Consonni ha corso in pista con Martina Fidanza (foto Sei Giorni Fiorenzuola)Consonni, Alzini e Guazzini: le azzurre della pista stanno per ritrovarsi in vista dei mondiali di ottobre (immagine Instagram)
Torniamo alle volate: adesso il treno è a posto?
Faccio sempre il confronto con la UAE, dove lavoravo con ragazze che conoscevo da tempo. Quest’anno ho dovuto prima conoscere le ragazze e poi lavorarci insieme. Dovevamo creare un rapporto in bici e anche fuori dalla bici, che ti permette poi anche di fidarti di più e di rendere perfetti i meccanismi che in allenamento sono difficili da ricreare e si provano bene soltanto in gara.
Cosa hai fatto dopo le due vittorie in Polonia?
Sono stata due giorni al lago. Era Ferragosto, ne avevo bisogno. Perché da adesso a fine stagione si sta a casa per lavorare, delle vacanze si parlerà semmai a novembre.
Balsamo, Kool e Vos. Terzo sprint, solito podio degli altri. L'iridata in carica fa il bis al Giro Donne e intanto dietro c'è chi vuole inserirsi fra le tre
Prima la squadra, poi gli obiettivi personali. La mira della Canyon//Sram zondacrypto al Giro d’Italia Women sarà concentrata sulla classifica generale. Lo si evince dalla video-conferenza organizzata ieri dalla formazione tedesca direttamente dai 2.000 metri di Kuthai in altura nella quale Chiara Consonni e Soraya Paladin appaiono come “moschettiere” al servizio della loro leader Antonia Niedermaier (in apertura foto facebook Canyon//Sram zondacrypto).
I gradi di capitana infatti ricadranno sulla 22enne ex fondista di vertical race, già vittoriosa nella tappa di Ceres nel 2023 al termine di una lunghissima fuga. Niedermaier ha fatto un ulteriore salto di qualità negli ultimi anni. La tedesca avrà il compito di confermare e possibilmente migliorare il terzo posto finale ottenuto l’anno scorso da Neve Bradbury e sa che potrà contare sull’apporto anche delle due compagne italiane. Tuttavia sia Consonni che Paladin sanno che hanno un paio di frazioni adatte a loro per potersi giocare le proprie carte. Ed entrambe sabato 28 giugno correranno il campionato italiano di Darfo Boario Terme con differenti ambizioni.
Le montagne del Tirolo sono state il teatro degli allenamenti della Canyon//Sram zondacrypto (foto instragram)Nel ritiro di Kuhtai, tanto lavoro e tanto affiatamento per le ragazze della Canyon (foto instagram)Al Giro 2023 Antonia Niedermaier vinse la tappa di Ceres con una lunga fuga. Quest’anno parte con i gradi di capitana per la generaleLe montagne del Tirolo sono state il teatro degli allenamenti della Canyon//Sram zondacrypto (foto instragram)Nel ritiro di Kuhtai, tanto lavoro e tanto affiatamento per le ragazze della Canyon (foto instagram)Al Giro 2023 Antonia Niedermaier vinse la tappa di Ceres con una lunga fuga. Quest’anno parte con i gradi di capitana per la generale
L’emozione di Chiara
Solitamente questo genere di conferenze on-line sono anche l’occasione per fare un piccolo bilancio della stagione fin lì disputata. Consonni ha il volto sorridente come sempre. Si gode la giornata del suo 26esimo compleanno assieme alla squadra giusto ventiquattro ore dopo aver celebrato – lei che è stata oro a Parigi nella madison con Guazzini – l’Olympic Day.
«Quest’anno – spiega la velocista bergamasca – sono cambiate un po’ di cose, tra squadra nuova e nuovo preparatore. Non è mai facile adattarsi subito e alla luce di questo posso dire che è mancata solo la vittoria. Per il resto è andato tutto molto bene e sono contenta.
«Sono emozionata di correre il Giro Women con la Canyon – prosegue – perché inizia a pochissimi chilometri da casa e so che sarà speciale. Non vedo l’ora di iniziare e poter essere di supporto alle mie compagne».
Consonni, ma anche Paladin, stanno correndo con la Canyon Aerod. Proprio in vista del Giro e ancor più del Tour potrebbero arrivare delle sorprese in termini di colorazioniConsonni, ma anche Paladin, stanno correndo con la Canyon Aerod. Proprio in vista del Giro e ancor più del Tour potrebbero arrivare delle sorprese in termini di colorazioni
Consonni e il lead out
La mente di Chiara però è proiettata al Giro d’Italia Women e su come affrontare questo impegno, prima eventualmente di correre anche il Tour de France Femmes, per cui saprà qualcosa più avanti.
«Al Giro Women ci sono due tappe per gli sprint – analizza Consonni correggendosi immediatamente – anzi forse solo quella di Monselice perché quella di Trento al terzo giorno prevede all’inizio il Passo del Tonale che potrebbe scombinare i piani. Io proverò a puntare a vincere una tappa (ne ha sempre vinta una negli ultimi tre anni, ndr), però prima di tutto cercherò di essere di aiuto alla squadra e ad Antonia».
La lista delle sue rivali in volata ancora non è ben definita, ma ci sarà sicuramente Lorena Wiebes. L’olandese della SD Worx è già a quota 11 successi e in tre occasioni Chiara le ha chiuso alle spalle. Il duello si rinnova.
«Lorena – dice facendo un sospiro – allo sprint ha quei tre secondi iniziali di potenza che fanno paura e la differenza. Le volate che ho fatto con lei ci hanno dato dei riferimenti. In ritiro abbiamo lavorato in funzione di questo allenando e perfezionando il nostro lead out. Una tattica potrebbe essere quella di anticipare il suo sprint. Vedremo come si metteranno le cose nelle tappe adatte a noi e cercheremo di cogliere il massimo risultato. Io sono pronta».
A Copenaghen Consonni chiude terza (qui podio invertito) dietro Wiebes e Balsamo, che non sarà al Giro WomenA Copenaghen Consonni chiude terza (qui podio invertito) dietro Wiebes e Balsamo, che non sarà al Giro Women
Soraya e un occhio al tricolore
Collegata accanto a Consonni c’è anche Paladin, alla quarta stagione alla Canyon. La 32enne trevigiana fa eco alla sua compagna, ma per lei prima c’è un tricolore in linea incline alle sue caratteristiche.
«Il percorso – risponde Soraya – è duro e può essere adatto a me. Non corro dall’Itzulia a metà maggio, però in altura in Austria ho lavorato bene quindi spero di aver belle sensazioni, anche se so che scendendo direttamente dal ritiro è sempre un punto di domanda. Poi so anche che il campionato italiano è una gara sempre strana. Se starò bene spero in una corsa abbastanza selettiva in modo da staccare le ruote veloci e giocarmi le mie possibilità in modo intelligente».
A maggio Paladin centra il secondo posto dietro Ferguson al Navarra’s Women. Ora punta a bel campionato italiano prima del GiroA maggio Paladin centra il secondo posto dietro Ferguson al Navarra’s Women. Ora punta a bel campionato italiano prima del Giro
Garanzia Paladin
Soraya al Giro femminile ha sempre sfiorato il successo nelle frazioni più congeniali e dopo tanti anni meriterebbe un’affermazione personale importante per consacrare definitivamente il suo ruolo di donna-squadra.
«Guardando il tracciato – continua – potrebbero esserci diverse opportunità per le fughe. Con tante tappe dure si potrebbe correre in maniera più conservativa e pertanto bisognerà essere brave a entrare nelle azioni giuste. Io potrei ritagliarmi il mio spazio in un paio di occasioni, ma come ha detto Chiara la priorità resta quella di curare la generale con Antonia e aiutarla in ogni situazione. Gli ultimi tre giorni e l’ultima tappa non sarà certamente una passerella finale. L’altimetria della tappa di Imola potrebbe far succedere di tutto se i distacchi saranno minimi.
Sempre in Spagna Paladin finisce terza dietro Bredewold e Lipper nella seconda tappa dell’ItzuliaSempre in Spagna Paladin finisce terza dietro Bredewold e Lipper nella seconda tappa dell’Itzulia
«L’esperienza mi ha insegnato – conclude Paladin poco prima dei saluti – che contano molto le energie mentali in una gara a tappe, specialmente se stai in un ambiente buono. Noi della Canyon siamo messe molto bene sotto questo punto di vista e ne siamo consapevoli. Poi personalmente anche a me dà molto morale avere una tappa vicino a casa. Anche questo aiuta ad affrontare meglio una corsa come il Giro Women».
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Quelli del Tour ne sanno una più del diavolo e nell’avvicinamento alla Parigi-Roubaix Femmes hanno iniziato a fare interviste alle atlete più in vista. Leggere le dichiarazioni di Lotte Kopecky e Margaux Vigié è stato sicuramente interessante, ma quando ci siamo imbattuti nelle parole di Chiara Consonni, abbiamo subito pensato di riprenderle per un breve pezzo che racconti quanto l’estrosa velocista bergamasca, campionessa olimpica della madison, sia legata alla corsa del pavé.
«Vedere Sonny Colbrelli vincerla – dice Consonni – mi ha ispirato a pensare che un giorno potrò essere lassù anch’io e provare a fare qualcosa per cui sarò ricordata. Mi piace la pietra che riceve il vincitore ed è molto emozionante entrare nel velodromo, soprattutto per chi è pistard. Amo la pista e finire le mie quattro Roubaix in quel velodromo ha reso l’esperienza ancora più emozionante e speciale».
Lo scorso anno la Roubaix di Consonni fu tutto un inseguire, a causa di forature e caduteLo scorso anno la Roubaix di Consonni fu tutto un inseguire, a causa di forature e cadute
La pressione delle gomme
L’arrivo in pista, unito alla necessità di restare a galla sulle pietre francesi, è uno dei fattori su cui ragionare a lungo dovendo scegliere i materiali e la pressione delle gomme, che in un arrivo su pista di cemento è decisiva.
«Si fanno molte ricognizioni – dice Consonni – per adattare il materiale, risvegliare le sensazioni e aumentare la fiducia in vista di una delle giornate più stressanti della stagione. Fare diversi test sulla pressione delle gomme e come adattarsi alle condizioni meteorologiche che si troveranno il giorno della gara, è fondamentale. Ad esempio, l’anno scorso avevamo la possibilità di usare la monocorona, ma io non ho voluto e ho scelto la doppia. La cosa più importante per me è sicuramente bilanciare la pressione delle gomme. Ci sono molti settori di pavé, ma l’arrivo nel velodromo è una volata pura».
Prima Roubaix Femmes: è il 2021 e Consonni sperimenta qualche… inconvenienteRoubaix del 2022, la seconda della storia: per Consonni arriva il 25° postoNona nel 2023 al velodromo di Roubaix, in volata con Kopecky e GeorgiPrima Roubaix Femmes: è il 2021 e Consonni sperimenta qualche… inconvenienteRoubaix del 2022, la seconda della storia: per Consonni arriva il 25° postoNona nel 2023 al velodromo di Roubaix, in volata con Kopecky e Georgi
Una corsa folle
Al pari di Ganna che sfiderà il pavé fra gli uomini, la capacità di passare dal pavé alle pietre denota grande talento e capacità di guida della bici. Nel caso di Chiara, che quest’anno è passata dal UAE Team Adq alla Canyon//Sram zondacrypto, la capacità di adattamento è legata anche a un carattere a dir poco estroso.
«Prima della Roubaix – racconta Consonni – avevo già corso grandi classiche come il Fiandre e la Gand-Wevelgem, quindi ero abbastanza abituata. Invece il pavé della Roubaix è ancora più difficile del pavé del Belgio. C’è molto più spazio tra i ciottoli, quindi la sfida è non perdere velocità e slancio. E poi il meteo può cambiare le carte in tavola. La prima volta che ho pedalato sul pavé della Parigi-Roubaix fu a due mesi prima dalla prima edizione. Facemmo una ricognizione con la Valcar, il tempo era splendido, invece il giorno della gara fu terribile. Piovve dall’inizio alla fine e controllare la bici e restare in piedi sul pavé fu più difficile. Ma la verità è che mi divertii un sacco. E’ la mia corsa dei sogni… Perché è folle, come me! La Parigi-Roubaix mi regala sogni e incubi. Mentalmente ed emotivamente, sono molto coinvolta».
Il pavé del Belgio, qui all’ultima Omloop Nieuwsblad, è diverso da quello della RoubaixIl pavé del Belgio, qui all’ultima Omloop Nieuwsblad, è diverso da quello della Roubaix
Ritirarsi, no grazie
L’intervista è ancora lunga, ma l’ultimo aspetto su cui soffermiamo la nostra attenzione è legato alla testa dura di non ritirarsi mai, capiti quel che capiti.
«L’anno scorso – conclude Chiara – è stata una delle edizioni più difficili per me. Avendo già maturato l’esperienza delle prime tre, volevo davvero fare bene. Invece ho forato due volte, sono caduta e così mi sono ritrovata a inseguire il gruppo fin dal primo settore. Ero sempre indietro, non sono mai riuscita a stare con il gruppo di testa. Ho perso presto l’occasione di fare qualcosa di buono, ma non mi sono mai arresa e sono comunque riuscita a concludere una corsa difficile (nel 2024, ha chiuso in 30ª posizione, ndr). E per me, è stato un motivo in più per dire: “Devo riuscirci l’anno prossimo, devo essere più forte e ancora più motivata per poter salire sul podio”. Ho continuato perché è la Roubaix. E alla Roubaix non si molla mai».
Arzeni lo dice da un pezzo: il prossimo anno occhio alla Gasparrini. E così ci siamo portati avanti e ve la presentiamo. Il dopo Balsamo è già iniziato?
E’ quasi sul finire del lungo confronto che Davide Arzeni tira fuori la frase che più ci darà da pensare. Lo abbiamo scovato in Spagna nel ritiro con la Canyon//Sram zondacrypto, la squadra che lo ha ingaggiato come direttore sportivo (in apertura la vittoria di Chloe Dygert al Tour Down Under), dopo che la sua collaborazione con il UAE Team Adq si è interrotta bruscamente a giugno del 2024. Non ha potuto parlarne e non ha voglia di farlo neppure adesso. La frase che ci colpisce si riferisce infatti al suo passato immediatamente precedente: quello nella Valcar-Travel&Service.
«Diciamo che per la prima volta in carriera – dice parlando della nuova squadra – la componente italiana è minima. Alla Valcar erano tutte italiane e anche l’anno scorso ce ne erano tante. Qua sono due (Paladin e Consonni, ndr) e questa cosa mi stimola. Il discorso della Valcar ormai è finito e anzi forse mi ha un po’ penalizzato negli ultimi anni, per il fatto che mi hanno visto molto legato a determinate atlete. Invece voglio dimostrare di saper andare oltre. Qualche anno fa, uno mi ha detto che sono fortunato. Un altro invece mi ha detto la famosa frase per cui la fortuna non esiste: esiste solo il talento che incontra la conoscenza, quindi sono molto motivato».
Dopo aver costruito e lanciato la Valcar-Travel&Service, Arzeni è passato al UAE Team Adq ed è ora alla Canyon//Sram (pohlmlann photo)Dopo aver costruito e lanciato la Valcar-Travel&Service, Arzeni è passato al UAE Team Adq ed è ora alla Canyon//Sram (pohlmlann photo)
Avevi definito la Canyon//Sram come la Valcar tedesca…
Lo è fino a un certo punto, c’è molta più organizzazione. Siamo strutturati come deve essere inquadrata una squadra di ciclismo. Quindi c’è la parte della performance dove ci sono i coach. Ci sono i direttori sportivi, chi si occupa della comunicazione, chi dei materiali, chi di organizzare i viaggi. E’ tutto molto chiaro. E poi la squadra è sì tedesca, ma ci sono atleti e staff da tutto il mondo.
Ogni direttore sportivo ha le sue atlete da seguire?
No, non c’è una suddivisione di questo tipo. Io farò gare con tutta la squadra, con tutte le atlete. Non solo con la Consonni, per dire, ma con tutte e qui di talento ce n’è tanto. Mi stimola lavorare con chi ha vinto il Tour de France o con ragazze che hanno già vinto medaglie olimpiche. Mi sono staccato dagli schemi del passato. Fino all’anno scorso Chiara (Consonni, ndr) la seguivo anche come coach, ora invece ognuno ha il suo luogo, diciamo così…
Non solo il Tour, anche se lavorare con Niewiadoma che l’ha vinto nel 2024 è per Arzeni uno stimolo in più (immagine Instagram)Non solo il Tour, anche se lavorare con Niewiadoma che l’ha vinto nel 2024 è per Arzeni uno stimolo in più (immagine Instagram)
Chiara è arrivata indipendentemente da te, anzi è arrivata prima di te. L’obiettivo è di farne la velocista più importante della squadra. La vedi pronta per il ruolo?
Secondo me sì, ormai è grande. Ci sarebbe da preoccuparsi se non fosse pronta una ragazza che ha conquistato una medaglia olimpica. Ma ci sono anche altre ragazze veloci che la aiuteranno nelle sue volate e le faranno in prima persona. Lei comunque è molto cresciuta, tutti maturano. Diciamo che non è più la ragazzina terribile della Valcar. Ha quasi 26 anni, ha vinto l’Olimpiade. Ha vinto tre tappe al Giro e anche classiche importanti, quindi penso che sia pronta, sicuramente.
Il Tour è l’obiettivo principale del team?
Non solo. Vedo una squadra competitiva su tutti i terreni, come in realtà accade con tutti i grandi team WorldTour. L’obiettivo sono le grandi corse, perché questo è un gruppo importante anche a livello di nomi. Abbiamo atlete forti e con personalità e la cosa mi stimola molto.
Chiara Consonni, a sinistra, ha firmato per la Canyon//Sram per il biennio 2025-26. Lavora con Arzeni sin da junior (foto Saskia Dugon)Chiara Consonni, a sinistra, ha firmato per la Canyon//Sram per il biennio 2025-26. Lavora con Arzeni sin da junior (foto Saskia Dugon)
Un gruppo ha iniziato dall’Australia, un gruppo è in Spagna.
Essendo una squadra molto forte e con un bell’organico (la Canyon//Sram zondacrypto ha 18 atlete, ndr), puoi programmare meglio le cose. Quindi chi torna dall’Australia e dopo il UAE Tour, poi avrà un periodo di riposo per preparare meglio le classiche. Altre invece partiranno dalla Spagna e poi andranno a fare le classiche.
Quale sarà la tua prima corsa?
Io comincerò con il UAE Tour e andremo lì per vincere. Io corro sempre per vincere, ma questo è per mentalità. Per la UAE sarà la corsa di casa e per loro è un appuntamento importantissimo. Noi ci andremo per far bene, però non abbiamo focalizzato la preparazione su quei giorni, anche se il livello delle atlete è alto e quindi andremo a giocarcela.
La Canyon//Sram ha iniziato al Tour Down Under subito con il piede giusto, guidata da Beth Duryea e vincendo una tappa con Chloe DygertLa Canyon//Sram ha iniziato al Tour Down Under subito con il piede giusto, guidata da Beth Duryea e vincendo una tappa con Chloe Dygert
Come avete accolto il percorso del Giro d’Italia Women?
Un bel Giro, non mi dispiace. Ci sono tappe per le volate, tappe per le fughe e poi si deciderà, penso, tutto sull’arrivo in salita. Le ultime due tappe, insomma, Monte Nerone e Imola. E’ molto simile a quello dell’anno scorso, con la crono all’inizio, tappe nervose in mezzo e poi gli ultimi due giorni in cui fare la differenza. Di diverso dal 2024 c’è che la tappa di Imola è più dura rispetto a quella dell’Aquila. E’ il circuito dei mondiali, quindi non è per scalatori, perché le salite non sono lunghe, però è duro.
Soddisfatto della tua scelta?
Con Ronny Lauke, il team manager, avevamo avuto sempre empatia, anche quando eravamo avversari. E’ una squadra che mi è sempre piaciuta, il primo impatto è quello che mi aspettavo, quindi molto buono e sicuramente continuerà a esserlo. Del passato non parliamo, che è meglio. Alla mia squadra di prima auguro buona fortuna, ma solo perché ci sono ancora delle ragazze cui voglio bene. Sanno che sarò un loro tifoso. Ma per il resto, parlarne ormai non serve più.
Mavi Garcia ha vissuto un agosto di riposo e grandi risultati. Prima il contratto con la Liv Racing Xstra per i prossimi due anni e poi il trionfo a Plouay
Lo scorso 20 dicembre, a Milano, in occasione del consueto Giro d’Onore, si è aggiunto un nuovo capitolo a una partnership importante ed oramai storica che incarna la passione e l’orgoglio per lo sport italiano. Castelli e la Federazione Ciclistica Italiana hanno difatti annunciato il rinnovo del loro reciproco legame tecnico per altri quattro anni, ufficializzando che il celebre logo dello scorpione continuerà a vestire tutte le Nazionali azzurre fino al 2028.
Negli ultimi anni, Castelli ha accompagnato la Nazionale nei momenti più gloriosi, contribuendo a scrivere pagine memorabili della storia del ciclismo italiano. Tra i successi più importanti si annoverano l’oro olimpico di Elia Viviani nell’omnium maschile a Rio 2016 e i trionfi mondiali del 2021 nelle Fiandre, con Filippo Ganna nella cronometro maschile elite ed Elisa Balsamo nella prova in linea femminile. Anche le competizioni su pista hanno regalato grandi emozioni: l’inseguimento a squadre ha conquistato l’oro alle Olimpiadi di Tokyo 2020, mentre la madison femminile ha visto Chiara Consonni e Vittoria Guazzini salire sul gradino più alto del podio olimpico a Parigi 2024.
Castelli continuerà a vestire la nazionale italiana fino al 2028Tanti i successi raccolti insieme, in particolare su pistaCastelli continuerà a vestire la nazionale italiana fino al 2028Tanti i successi raccolti insieme, in particolare su pista
Una passione condivisa
«Quando pensiamo all’Italia del ciclismo – ha dichiarato Alessio Cremonese, CEO di Manifattura Valcismon – pensiamo a Castelli. Rappresentare il nostro Paese è per noi motivo di grande gioia. Questa partnership non è solo una questione di marchio o innovazione, ma è alimentata dalla passione per lo sport italiano. Il nostro obiettivo è continuare a vedere gli italiani vestiti in azzurro, celebrare nuovi successi e portare l’Italia sul tetto del mondo, innovando costantemente il futuro del ciclismo».
«Siamo orgogliosi di proseguire la collaborazione con un marchio che rappresenta l’eccellenza del ciclismo italiano – ha ribattuto il Presidente dell Federazione Ciclistica Italiana Cordiano Dagnoni – e questo rinnovo è il frutto di una fiducia reciproca e di un impegno condiviso per portare la Nazionale a nuovi traguardi. Con Castelli condividiamo la passione per lo sport e l’attenzione all’innovazione e alla sostenibilità, elementi fondamentali per il futuro del ciclismo azzurro».
Steve Smith, Brand Manager CastelliSteve Smith, Brand Manager Castelli
Tecnica e sostenibilità
Sul fronte dell’abbigliamento, Castelli conferma il proprio ruolo di riferimento per quanto riguarda l’innovazione. Gli atleti azzurri continueranno a indossare capi di punta della collezione, come la maglia Aero Race 8S, il body Sanremo S Speed Suit e la giacca Gabba R, progettati per garantire aerodinamicità, leggerezza e massimo comfort sia in gara che in allenamento. L’impegno verso la sostenibilità rappresenta un ulteriore pilastro della collaborazione: molti capi Castelli sono difatti realizzati con tessuti in fibre riciclate ad alte prestazioni, dimostrando che performance e rispetto per l’ambiente possono ben coesistere.
Con questa visione condivisa, Castelli e la Federazione Ciclistica Italiana guardano al futuro, pronte a scrivere nuove pagine di successo per il ciclismo italiano, oltre ad ispirare le prossime generazioni di campioni.