«Non andrei in Australia, se non pensassi di poter diventare campione del mondo». Punto e a capo. Se ti serve il titolo, Van der Poel te lo dà. E così l’altra sera, ospite di un podcast alla vigilia del GP di Zandvoort di Formula Uno, l’olandese ha tirato fuori dal cilindro la sua ambizione iridata.
«Non so esattamente a che punto sono – ha precisato – perché ultimamente non ho preso parte a gare di alto livello. Ma il mondiale ha un percorso un po’ tipo l’Amstel. Per vincere dovrei essere al 100 per cento, ma finora abbiamo visto il percorso solo in uno schermo. Solo quando ci avremo pedalato davvero, potremo stimare quanto sia davvero difficile».
Al Tour, Van der Poel era sfinito. Nella tappa del pavé ha delusoAl Tour, Van der Poel era sfinito. Nella tappa del pavé ha deluso
Senza pressione
E così, in mezzo a corridori che scelgono di non andare e squadre che lo impediscono ad altri, la voglia di Mathieu di esserci fa bene al morale e al ciclismo stesso. L’ultima volta che si è visto andar forte l’olandese, eravamo al Giro d’Italia del debutto, quando quel suo correre sconclusionato produsse spettacolo per noi e tossine per i suoi muscoli. Al punto che ha dovuto ritirarsi dal Tour e da quel 13 luglio lo si è rivisto in bici alla fine di agosto in due gare fiamminghe (in apertura al Druivenkoers di Overijse), la seconda delle quali a Geraardsbergen, conclusa con la vittoria davanti a suo fratelloDavid. Mathieu ha fatto di tutto per essere a posto per l’Australia.
«In realtà – ha detto – ora si tratta principalmente di allenarsi e di fare alcune gare più piccole per prepararsi. E dopo si vedrà. Il focus è sul mondiale. Non sento più alcuna pressione. L’avevo ancora nei primi anni del ciclocross, ma ora non ho più stress prima di una competizione. Era tutto nella mia testa, ma una gara su strada è diversa da una di ciclocross in cui bisogna essere concentrati fin dall’inizio».
Il Tour ha consegnato Van Aert a una dimensione superiore: in Australia ci sarà la vendetta di Mathieu?Il Tour ha consegnato Van Aert a una dimensione superiore: in Australia la vendetta di Mathieu?
Di nuovo nel cross
E tanto lo sai che alla fine il discorso finisce nuovamente lì, al ciclocross. Forse perché Mathieu pensa di aver riposato abbastanza. O forse perché la passata stagione è andata quasi tutta in malora a causa dei problemi alla schiena e al ginocchio.
«L’anno scorso – conferma – sono riuscito a fare solo un cross e mezzo, poi mi sono fermato a Zolder e non sono più riuscito a ripartire. Voglio tornare, anche se non so quando o quali cross correrò. Voglio fare da dieci a quindici gare. I fastidi alla schiena sono sempre lì, continuo a lavorare per tenerli lontani. Devo passare qualche ora in palestra e, se non lo facessi, potrebbero tornare. Ci ho sempre convissuto, ma il problema è che ho fatto tre discipline per tre anni, quindi ho avuto pochissimo tempo e spazio per fare quegli esercizi. Credo ci sia stato un piccolo problema, aggravato dall’accumulo di impegni. Per questo ora ci devo lavorare un po’, ma posso pedalare di nuovo in modo completamente indolore. E questa è la cosa più importante»
Spettacolare edizione dell'E3 Saxo Bank Classic ad Harelbeke. Asgreen prima compie una fuga solitaria di 60 chilometri. Ripreso, riparte nel finale e vince
Chiudere il Tour de l’Avenir con una vittoria di tappa, due corridori nei primi 6 della generale e la vittoria nella classifica a squadre, conquistata con i soli tre corridori rimasti in gara (in apertura, nella foto di Anouk Flesch), nonostante la Francia determinata a farci fuori. Il bilancio degli azzurri al Tour de l’Avenir, partiti per infortunio senza Germani e Frigo, è decisamente positivo e questo per il cittì Amadori è stato motivo di ispirazione sulla strada del mondiale di Wollongong.
«Ero fiducioso – dice – abbiamo lavorato bene per 15 giorni a Sestriere. Li ho visti che si divertivano a stare insieme ed andare in bici e questo tipo di intesa aiuta a superare anche i momenti difficili. Ero convinto di fare bene».
Nel 2022 di Amadori, il bronzo agli europei con De Pretto e un ottimo Tour de l’AvenirNel 2022 di Amadori, il bronzo agli europei con De Pretto e un ottimo Tour de l’Avenir
Finire l’Avenir con tre corridori non è cosa semplice, cosa hai imparato di questi tre ragazzi?
Sono tre ragazzi che hanno fatto tutti una certa esperienza. Fancellu viene dal mondo dei pro’. Milesi corre al Team DSM e ha fatto tutte corse di qualità, in più conosce le squadre e i corridori. Si vede che ha girato. E poi c’è Piganzoli, che sta crescendo bene. L’ho visto sereno e motivato. Quando hai corridori che fanno attività internazionale, i fatti dicono questo. Anche se poi agli europei abbiamo fatto il bronzo con De Pretto, che al confronto ha fatto meno attività. Ma se l’atleta è forte, i risultati vengono lo stesso. Gli altri non sono mostri, fermo restando che ovviamente il livello dell’europeo è diverso da quello del mondiale.
Ecco, a proposito di mondiale, che cosa prevedi?
Come è successo anche l’anno scorso (l’Italia vinse la gara degli U23 con il colpo di mano di Filippo Baroncini, ndr), in volata è meglio se non ci arriviamo. Al massimo possiamo puntate a un posto fra il quinto e il decimo. Per questo dovremo trovare una soluzione alternativa. Partiremo il 15 e correremo il 23. Abbiamo 8 giorni per studiare bene il percorso e mettere a punto la tattica.
Pensi che il percorso degli U23 sarà duro come quello dei pro’?
Noi non faremo il tratto in linea, ma solo i 10 giri del circuito di 17 chilometri. Ci sono 2.000 metri di salita circa per ogni giro e l’ultima è di un chilometro con pendenze davvero importanti. Servirà avere gli uomini giusti.
Anche lo scorso anno, non avendo un velocista all’altezza, l’Italia fece corsa d’attacco e vinse con Baroncini: Amadori in trionfoAnche lo scorso anno, non avendo un velocista all’altezza, l’Italia fece corsa d’attacco e vinse con Baroncini
Pensi che li avrai tutti a disposizione oppure per motivi di salute qualcuno non ci sarà?
Incrocio le dita, ma in linea di massima li avrò tutti. Andremo giù con sette corridori, i cinque stradisti più i due cronoman, che sono Milesi e Piganzoli. Inizialmente avevo anche pensato di portare qualcuno più veloce, come Persico e Bruttomesso. Ma poi, fatte le dovute analisi, ho capito che non sarebbero stati all’altezza degli altri. In una volata di 30-50 corridori, noi non ci saremmo stati.
In che modo i corridori arriveranno al mondiale?
Seguiranno percorsi variabili. Alcuni faranno il Giro del Friuli. Alcuni correranno al Tour of Britain. Con quelli che invece non avrebbero corso, andremo a fare tre corse in Puglia – 8, 9, 10 settembre – una dietro l’altra. C’è il progetto di rifare il Giro delle Puglie e questo magari potrebbe essere il primo passo. Con noi verrà anche Gianmarco Garofoli, che se ne muore dalla voglia di ripartire. Ho visto gli allenamenti che sta facendo, lo definirei a dir poco impaziente.
Milesi e Piganzoli, i due cronoman azzurri per i mondiali, durante il ritiro di SestriereMilesi e Piganzoli, i due cronoman azzurri per i mondiali, durante il ritiro di Sestriere
Dopo tutte queste corse?
Ci troviamo il 13, mentre i cronoman partono il 12. Ecco, loro due che non riuscirebbero a correre, li affido a Salvoldi che ha chiesto e ottenuto di correre l’Astico Brenta dell’8 settembre con i cinque juniores del mondiale. Dino si è inventato questa cosa e sta lavorando davvero a tutta. Mi ha chiesto se avessi due U23 da dargli, ma saranno tutti con le loro squadre. Allora per i due cronomen è stata un’ottima soluzione. Per cui ci troviamo il 13 e il 14 partiamo. Fra volo e tutto il resto, rimarremo per tre giorni senza pedalare, ma laggiù avremo modo e tempo di fare tutto.
A questo punto mancano solo i cinque nomi…
Per quelli bisognerà aspettare di capire se ci sarà un giorno prima di partire in cui annunceremo tutte le squadre.
Dopo che l'Uci ha diffuso i percorsi dei mondiali di Wollongong, parliamo con il cittì Bennati della sfida che ci attende. Un video mostra tutto molto bene
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Ogni mondiale ha il suo punto chiave. A Salisburgo fu l’ultima curva e così pure a Madrid. Innsbruck si decise su quel muro ripidissimo che lanciò Valverde, mentre l’anno scorso a Leuven si giocò tutto sul penultimo strappo. A Wollongong, il prossimo settembre, il mostro con cui venire a patti è uno strappo di un chilometro dalle pendenze cattive. Altro che mondiale per velocisti, insomma. Non il Muro d’Huy, ma il punto in cui la corsa potrebbe esplodere da lontano o quello dell’attacco all’ultimo giro.
I mondiali di Wollongong si svolgeranno dal 18 al 25 settembre (foto Dee Kramer/Destination Wollongong)I mondiali di Wollongong si svolgeranno dal 18 al 25 settembre (foto Dee Kramer/Destination Wollongong)
Sopralluogo lampo
Con questa sensazione ben custodita nel taschino, Daniele Bennati è tornato a casa dal sopralluogo australiano nei primi giorni di questa settimana. Benedicendo la decisione di essere andato, assieme al collega delle donne Sangalli (i due sono insieme in apertura, nella foto FCI).
«L’ho fatto e rifatto – racconta il toscano – e mi sembrava impossibile che venissero fuori 4.000 metri di dislivello. Proprio non mi entrava nella testa. Invece mi sono messo a sommare il dislivello dei vari giri e il risultato finale è proprio quello. Non si può dire che sia un mondiale duro, non per scalatori insomma. Ma servirà gente tosta».
Bennati è stato per un paio di tappe alla Adriatica Ionica Race, l’avevamo detto, poi è tornato a casa e due giorni dopo è salito con Sangalli sul volo per l’Australia. Sono arrivati giovedì sera e hanno avuto due giorni e mezzo per mandare a mente il percorso, poi sono tornati. Sangalli guidava, Bennati in bici. Il primo giorno li ha accompagnati una ragazza dell’organizzazione. Sarebbe dovuto andare anche Mark Renshaw, l’ex pro’ che vive da quelle parti e fa parte del comitato organizzatore, ma alla fine non ha potuto. Il secondo giorno invece hanno fatto da soli.
Si parte da Helensburg, si va poi sul circuito del Mount Keira, poi 12 giri del percorso di Wollongong
Il circuito del Mount Keira di 34,2 km sarà affrontato una sola volta prima di entrare in quello finale
Il circuito cittadino misura 17,1 chilometri e si affronta per 12 volte
L’altimetria generale mostra il tratto in linea, poi il Mount Keira e i 12 giri del circuito finale con il loro muro
Si parte da Helensburg, si va poi sul circuito del Mount Keira, poi 12 giri del percorso di Wollongong
Il circuito del Mount Keira di 34,2 km sarà affrontato una sola volta prima di entrare in quello finale
Il circuito cittadino misura 17,1 chilometri e si affronta per 12 volte
L’altimetria generale mostra il tratto in linea, poi il Mount Keira e i 12 giri del circuito finale con il loro muro
E’ stato utile?
Ho sempre detto che oggi come oggi puoi valutare un percorso con i vari software, ma aver visto quello strappo è stato importante più di quanto mi aspettassi. Non che adesso cambierà la tipologia dei corridori da portare, ma non mi aspettavo che fosse così duro. Un chilometro, non al livello del Muro d’Huy, ma interessante.
Un chilometro che tira in modo costante?
No, diviso in tre parti. La prima rampa è di 350 metri, con pendenze intorno al 16-18 per cento. Poi 300 metri in cui un po’ molla, ma sale sempre all’8-9 per cento. E per finire altri 350 metri duri come i primi.
Quanto incide il tratto intermedio?
Io salivo a 25 all’ora e non ho più la gamba dei bei tempi, in corsa potranno andare a 27-28. Qualcuno metterà di sicuro il 53, ma escluderei che si possa saltare quel muro con il rapportone. Insomma, si presta al ragionamento.
Ecco lo scollinamento di Mount Pleasant, il muro più duro a 7,5 chilometiri dall’arrivo (foto Ryan Miu)
Il muro a 7,5 chilometri dall’arrivo che ha colpito Bennati (foto Wollongong 2022)
Il Mont Keira viene affrontato una sola volta dopo circa 35 chilometri di gara (foto Wollongong 2022)
Ecco lo scollinamento di Mount Pleasant, il muro più duro a 7,5 chilometiri dall’arrivo (foto Ryan Miu)
Il muro a 7,5 chilometri dall’arrivo che ha colpito Bennati (foto Wollongong 2022)
Mont Keira viene affrontato una sola volta dopo circa 35 chilometri (foto Wollongong 2022)
Si parte sul mare…
Il primo tratto, quello in linea, è vallonato e sulla costa. Sarà veloce. Poi si arriva a Wollongong e si fanno i primi 7-8 chilometri del circuito e si va a prendere l’anello del Mount Keira, i cui primi chilometri sono impegnativi, diciamo 10-12 per cento, poi diventa pedalabile. L’ho fatto due volte, è una bella salita, ma si fa dopo 35 chilometri, saranno ancora freschi. Purtroppo non abbiamo potuto fare la discesa, perché c’è stata una frana e la strada sarà chiusa per le prossime quattro settimane.
Fatto il giro grande, si entra nel circuito?
Esatto, si passa dall’arrivo e iniziano i 12 giri sul percorso. L’ho fatto e rifatto per avere un’idea.
Che tipo di mondiale potrebbe venire fuori?
Ci sono vari scenari. Potrebbe essere che arrivano ai piedi del muro nell’ultimo giro ancora in 100 e se la giocano lì, come può essere che un Van der Poel decida di aprire la corsa a 60 chilometri dall’arrivo. Ma lo strappo non è tutto.
Questo il tratto in linea dal via a Wollongong, durante l’evento di lancio del mondiale (foto Wollongong 2022)Questo il tratto in linea dal via a Wollongong, durante l’evento di lancio del mondiale (foto Wollongong 2022)
Cos’altro c’è?
Prima di quello più duro, c’è un dente di 500 metri all’8-9 per cento. Se si vuole andare a prendere in testa lo strappo duro, si farà forte anche questo e la corsa verrà tirata. Si andrà veloci, le strade sono belle e quando la salita tira, quasi non te ne accorgi. E’ vero che ci sono tante curve, come ha scritto qualcuno, ma sono talmente belle, che non si frena quasi mai. Non sono curve da rilanci, insomma.
Ti aspetti bagarre già dal primo muro?
Può darsi che inizino a limare da lì. Perché subito dopo c’è la discesa, quindi curva a destra, poi sinistra e inizia lo strappo duro. Sono 500 metri di discesa e io senza pedalare andavo a 65 all’ora.
Da questa descrizione, sembra un mondiale perfetto per spremere la squadra…
La squadra conta tantio, ma è anche vero che a ruota si sta benissimo. Per cui chi sta davanti, rischia di finire i compagni.
Zona di arrivo, dopo quell’ultima curva a destra, c’è l’arrivo
Bennati e Sangalli sono stati in Australia da giovedì a domenica della scorsa settimana
Zona di arrivo, dopo quell’ultima curva a destra, c’è l’arrivo
Bennati e Sangalli sono stati in Australia da giovedì a domenica della scorsa settimana
A quale mondiale t’è venuto di pensare girandoci sopra?
Ci pensavo anche io, forse Richmond (il mondiale del 2015, vinto da Peter Sagan, ndr), con quei due strappi e uno a ridosso dell’arrivo.
Quello di Wollongong a che distanza si trova dal traguardo?
Sono 7,5 chilometri, non è poco. Per contro, il primo chilometro e mezzo di discesa si fa a 90 all’ora. Ci sono diverse curve e in un attimo ti trovi ai meno 3, dove probabilmente troveranno vento contrario.
Ha già un’idea degli uomini da portare?
Dipende dalla squadra che deciderò di fare, ma in assoluto è presto per dare nomi.
Le nazionali italiane alloggeranno al Gibraltar Hotel di Bowral a circa 80 chilometri da WollongongLe nazionali italiane alloggeranno al Gibraltar Hotel di Bowral a circa 80 chilometri da Wollongong
Giusto per avere un’idea, il Colbrelli dello scorso anno sarebbe stato adatto?
Non mettiamogli pressione, ma se è per avere un’idea, direi che sarei partito da lui e avrei costruito la squadra. Confido che dal Tour vengano fuori nomi che stiamo tutti aspettando.
La nazionale alloggerà a Bowral, quasi 80 chilometri da Wollongong, quando potrete vedere il percorso?
Penso che ci andremo il giorno della distanza, anche perché pare ci sarà un solo giorno per girare. Basterà assaggiarlo una volta per capire. Ma quel muro è stato davvero utile vederlo, per qualcuno potrebbe essere indigesto.
Bennati masticava e rimasticava da giorni il percorso dei mondiali di Wollongong, maledicendo la cattiva sorte che in questo scorcio di primavera ci ha privato, speriamo provvisoriamente, di Colbrelli che in Australia ci starebbe come il cacio sui maccheroni. Ha studiato le cartine. Ha visto e rivisto un video girato per la Federazione australiana da Mark Renshaw, ultimo uomo di Cavendish che vive da quelle parti. E per giugno è allo studio il progetto di volare in Australia per toccare con mano.
Intanto però cerchiamo di capire con lui di cosa si tratti. Anche perché nel frattempo, dopo raffiche di illazioni andate avanti per tutto l’inverno circa l’effettiva durezza del percorso su strada, se fosse per velocisti oppure no, i dati ufficiali parlano di266,9 chilometri e dislivello di 3.945 metri: non una Liegi, ma in ogni caso una signora classica. Si corre il 25 settembre, partenza da Helensburg, arrivo a Wollongong in Marina Drive.
«Dal video si capisce molto – spiega l’aretino, in procinto di partire per il Giro di Sicilia – poi ho visto le carte e sono in contatto con qualcuno laggiù. Quando a giugno andremo a Wollongong principalmente per trovare gli alberghi e definire la logistica, non mi dispiacerebbe portare la bici o chiedere di averne una. Giusto per togliermi gli ultimi dubbi. Con tutti gli strumenti oggi a nostra disposizione, un’idea delle strade me la sono già fatta».
Il dislivello c’è ed è importante…
Dislivello e chilometri. Se fa la differenza il Poggio dopo quasi 300 chilometri e nemmeno 2.000 metri di dislivello, magari anche lo strappo del circuito potrà far male. Comunque si comincia con un tratto in linea di 26 chilometri. Poi c’è il circuito del Mount Keira che ne misura 34, con la salita che arriva fino a quota 473 metri. E alla fine ci sono 12 giri da 17,5 chilometri nel vero circuito. Lo strappo di Mount Pleasant ha la pendenza media del 7,7 per cento e massima del 14. Il succo è che non è durissimo, manon è nemmeno un percorso per velocisti. Certo, se pensiamo a Van Aert e Van der Poel, per loro va bene, ma sfido a definirli velocisti. In casa Australia, vedo più Matthews che Caleb Ewan, per intenderci.
Si parte da Helensburg, si va poi sul circuito del Mount Keira, poi 12 giri del percorso di Wollongong
L’altimetria generale mostra il tratto in linea, poi il Mount Keira e i 12 giri del circuito finale
Si parte da Helensburg, si va poi sul circuito del Mount Keira, poi 12 giri del percorso di Wollongong
L’altimetria generale mostra il tratto in linea, poi il Mount Keira e i 12 giri del circuito finale
Sembra però più esigente di quanto si pensasse.
Su questi mondiali ci sono state varie interpretazioni con il passare dei mesi. Sicuramente, andrebbe benissimo per Colbrelli, ma Sonny che sentivo prima e continuo a sentire anche adesso, ha solo bisogno di recuperare. Dalla salita all’arrivo ci sono 8 chilometri che tendono a scendere. Se i più forti fanno un’azione importante all’ultimo giro, sarà difficile chiudere. Escluderei invece l’azione solitaria, a meno che chi parte non sia in grado di esprimere i numeri di Ganna dalla cima dello strappo fino al traguardo.
In casa nostra quali nomi vedi?
Ho molta fiducia nei nostri ragazzi. Purtroppo la stagione non è iniziata benissimo a causa di problemi di salute, fra cadute, Covid e altro. Ma ho sempre pensato che non tutti i mali vengano per nuocere e ho fiducia che più avanti nella stagione, quando tutti saranno al meglio, le cose cambieranno. Magari proprio per i mondiali…
Il circuito del Mount Keira di 34,2 km sarà affrontato una sola volta prima di entrare in quello finaleIl circuito del Mount Keira di 34,2 km sarà affrontato una sola volta prima di entrare in quello finale
Guardando la planimetria, si vedono davvero tante curve.
E’ vero, è la prima cosa che ho pensato. Poi guardi il video e ti rendi conto che le strade sono così larghe, che quasi si può girare senza mettere mano ai freni. A meno che con le transenne non decidano di stringere di tanto la strada. Il settore più stretto è proprio la salita, ma è davvero un tratto breve. Poi la discesa è velocissima.
La squadra serve, ma bisogna stare attenti…
Esatto, è uno di quei percorsi in cui avere la squadra forte fa la differenza, ma insieme è facilissimo finirla se la metti a tirare. A ruota si sta benissimo, bisognerà valutare attentamente che tattica seguire. Non credo invece che nel tratto in linea possa esserci un pericolo di vento. Ovviamente andrà capito che stagione ci sarà, ma i corridori ormai sono abituati a correre in ogni condizione e in ogni caso si tratta di una porzione di corsa molto lontana dall’arrivo e neanche troppo lunga.
Il circuito cittadino misura 17,1 chilometri e si affronta per 12 volteIl circuito cittadino misura 17,1 chilometri e si affronta per 12 volte
Al Bennati corridore sarebbe piaciuto più il percorso di Wollongong oppure quello degli europei che si correranno a Monaco?
L’europeo sarà totalmente piatto. Prima parte ondulata e poi sostanzialmente pianura. Percorso per Cavendish, ammesso che la Gran Bretagna partecipi. In Australia serviranno uomini da classiche, altra corsa. Ci sarà da ragionare bene.
Non poteva essere solo per il mal di gambe. Infatti dopo la battuta d’arresto di Van der Poel nel Superprestige di lunedì, ecco giungere puntuale la comunicazione della Alpecin-Fenix. L’olandese ha ancora mal di schiena e domani non sarà all’Azencross di Loenhout. Il dannato dolore derivante dalla caduta di Tokyo continua a seguirlo come una maledizione.
«E’ frustrante – dice l’olandese – ma è quello che è. Il problema esiste da un po’ di tempo e sono parzialmente sollevato dal fatto che ci sia una causa identificabile che può essere risolta con riposo e trattamento extra. Tutti sanno che i mondiali negli Stati Uniti sono il primo grande traguardo del 2022, ma non sono certo l’unico né l’ultimo. Sono il primo a voler recuperare, ma senza la pressione del tempo, in modo da poter giocare tutte le mie possibilità. Riprenderò quindi le gare solo quando sarò completamente pronto. Se arrivo ai mondiali, è meglio. In caso contrario, non vedo l’ora che cominci la stagione primaverile su strada».
Vermiglio è stato il terzo cross di Van Aert, rientrato già vincente ai primi di dicembreVermiglio è stato il terzo cross di Van Aert, rientrato già vincente ai primi di dicembre
Rodaggio rapido
La schiena preoccupa e per la prima volta da quando lo si conosce ad alto livello, dovendo scegliere Mathieu ha anteposto la strada al cross. Se a questo si unisce la perplessità di Van Aert sulla trasferta iridata per il rischio di quarantene, lo scenario attorno al mondiale di Fayetteville riapre la porta agli specialisti del cross che si stavano già rassegnando alle briciole.
Se infatti fino allo scorso anno Van Aert, Van der Poel e Pidcock avevano avuto bisogno di qualche gara di adattamento, quest’anno la fase di rodaggio è parsa ben più rapida e la cosa non ha mancato di suscitare riflessioni fra i colleghi, che pure gareggiavano già da due mesi. Da quando la stagione su strada era ancora in corso: il 10 ottobre si è corsa la prima Coppa del mondo negli Stati Unici, mentre Tadej Pogacar vinceva il Lombardia, una settimana dopo la vittoria di Colbrelli a Roubaix. Se a ciò si aggiunge che, proprio per aver iniziato così presto, le Feste di fine anno coincidono con un calo degli specialisti, ecco spiegata la frustrazione dell’ambiente.
Adrie Van der Poel (qui ai mondiali 1988) ha parlato della poca attività estiva dei crossistiAdrie Van der Poel (qui ai mondiali 1988) ha parlato della poca attività estiva dei crossisti
Provocazione Van der Poel
Al danno si è aggiunta di recente la beffa, almeno dal loro punto di vista. Sposando un parere che aveva già trovato cittadinanza su bici.PRO dopo la gara di Vermiglio, Adrie Van der Poel, padre di Mathieu, ha parlato dell’attività degli specialisti del cross.
«Dovrebbero avere un programma su strada più consistente in estate – ha detto – per migliorare contro Wout e Mathieu nel ciclocross. Non è misurandosi contro i dilettanti su strada ad agosto che potranno gareggiare in inverno contro questi due».
I crossisti puri si dedicano quasi esclusivamente alla loro disciplina per sei mesi all’anno, tra settembre e febbraio. Raramente compaiono nelle gare su strada in estate. Corrono tutti con squadre continentali, il cui budget è quasi interamente dedicato al ciclocross e il cui calendario è evidentemente limitato.
Iserbyt è realista: sbagliato cercare lo scontro direttoIserbyt è realista: sbagliato cercare lo scontro diretto
La risposta di Iserbyt
Letto il parere di VdP senior, Iserbyt ha voluto rispondere, sentendosi forse preso di mira.
«Basterebbe che Adrie Van der Poel – ha detto – guardasse l’altro suo figlio (David, ndr) che si sta godendo un buon programma su strada con la Alpecin-Fenix, senza avere lo stesso livello di Wout e Mathieu. Devi sapere dove sei nella gerarchia. Non ho aspettato che Wout o Mathieu raccogliessero vittorie, altrimenti oggi il mio bilancio sarebbe a zero. Conosco il loro livello, è ben al di sopra di quello di Nys o Stybar ai loro tempi. All’inizio della mia carriera il mio sogno era batterli, ma ora ho capito che non aveva senso. Meglio vincere cinque gare senza di loro che due contro di loro. L’ho fatto due volte la scorsa stagione e anche Aerts ha battuto Mathieu, ma tutti si sono dimenticati di lui. Sappiamo tutti che quando tornano al ciclocross, inizia un’altra stagione. Se mi metto a seguirli, rischio di esplodere. Tanto vale riuscire a conquistare un posto d’onore per continuare a prendere punti in Coppa del mondo».
Sven Nys con suo figlio Thibau, campione europeo U23 a Trento 2021Sven Nys con suo figlio Thibau, campione europeo U23 a Trento 2021
Nys rassegnato
E’ infatti innegabile che, al netto di ogni possibile osservazione, a fare la differenza sia il talento naturale di Van Aert e Van der Poel, con Pidcock in rapida ascesa. Per anni campioni come Sven Nys, Niels Albert o Erwin Vervecken sono rimasti padroni dell’inverno, oggi la tendenza si è completamente invertita. Forse solo il tre volte campione del mondo Zdenek Stybar era riuscito prima di loro ad avere un buon livello anche su strada, perdendo però le sue potenzialità nel cross. E la conferma viene proprio da Sven Nys, campione di tre mondiali, 13 Superprestige e tre Coppe del mondo e ora tecnico di Aerts e Van der Haar.
«Hanno raggiunto una tale perfezione – ha ammesso – da costringere gli altri a porsi obiettivi realistici. Se corrono come Wout durante i suoi primi due ciclocross, rischiamo di vivere un periodo natalizio senza vittorie».
Bart Wellens, vincitore di due mondiali, parla di motori evidentemente più potentiBart Wellens, vincitore di due mondiali, parla di motori evidentemente più potenti
Più cavalli e gomme nuove
Alla frustrazione sportiva, par di capire che si sommi anche quella finanziaria. Se infatti i tre stradisti ottengono rimborsi a quattro zeri, i ciclocrossisti puri sono costretti a mettere in fila quasi tutte le prove del calendario per ottenere un reddito accettabile. Per questo la comunicazione dello stop di Van der Poel ha spento i suoi tifosi, ma ha ridato il sorriso ai protagonisti della scena invernale.
«E’ come in Formula Uno – ha detto Bart Wellens, ex star del cross a Het Nieuwsblad – se arriva qualcuno con cinque cavalli in più e le gomme nuove. Non serve essere grandi esperti di automobilismo per capire che avrà un enorme vantaggio».
Ma a volte anche le monoposto più veloci si inceppano. Al ritmo di impegni e prestazioni cui si sottopongono quei due, c’è da augurarsi che siano sempre in salute. Altrimenti anche il recupero dal più banale infortunio diventa un calvario.
Anche noi nella bolgia della Foresta di Arenberg. Volevamo vedere da vicino la tanto attesa chicane. Nessun fuoco d'artificio sul momento, ma ha avuto un certo peso
I Campionati del Mondo di ciclismo entrano oggi nel vivo con le prove su strada, quelle sicuramente più affascinanti e di maggiore interesse per tutti gli appassionati. I vincitori di tutte le gare, cronometro comprese, avranno l’onore di indossare per un anno intero la maglia più bella del mondo, quella tutta bianca con l’iride in orizzontale che anche quest’anno sarà realizzata da Santini. Una collaborazione davvero felice quella tra l’azienda italiana e l’UCI che dura dal 1988.
La maglia da donna presenta un taglio anatomico adatto al corpo femminile
Sul retro troviamo il logo che celebra i 100 anni dei campionati del mondo di ciclismo
La maglia da donna presenta un taglio anatomico adatto al corpo femminile
Sul retro troviamo il logo che celebra i 100 anni dei campionati del mondo di ciclismo
Un secolo di Mondiali
L’edizione 2021 è davvero speciale sotto diversi aspetti. La rassegna iridata si disputa infatti nelle Fiandre, una regione che vive in stretta simbiosi con il ciclismo. Quest’anno poi i Campionati del Mondo compiono 100 anni e Santini ha deciso di celebrare la ricorrenza con una collezione ad hoc che include una maglia uomo e una donna con i nomi di quanti, uomini e donne, hanno saputo conquistare il titolo mondiale su strada e una ulteriore maglia Limited Edition con dettagli oro.
La maglia uomo vuole rendere omaggio alle leggende del ciclismo. Per questo ha incisi tutti i nomi dei ciclisti che hanno conquistato il titolo mondiale nella prova su strada tra il 1921 e il 2020. Sarà come indossare l’albo d’oro iridato.
Allo stesso modo la versione femminile riporta i nomi delle campionesse che hanno scritto il proprio nome nell’albo dei mondiali. Entrambe le maglie sono realizzate con una combinazione di tessuti in micro-rete estremamente traspiranti e leggeri e con maniche dal taglio al vivo. La maglia da donna presenta naturalmente un taglio adatto al corpo femminile. Il prezzo consigliato al pubblico è di 100 euro.
Il colletto iridato è un segno di riconoscimento, anche per gli “ex” campioni del mondo
Il centesimo anniversario non poteva passare inosservato
Di questa speciale maglia sono disponibili solo 1000 pezzi
Il colletto iridato è un segno di riconoscimento, anche per gli “ex” campioni del mondo
Il centesimo anniversario non poteva passare inosservato
Di questa speciale maglia sono disponibili solo 1000 pezzi
Un’edizione limitata
Santini ha pensato anche a chi desidera avere un ricordo davvero unico realizzando una versione speciale della maglia di Campione del Mondo. E’ proposta in edizione limitata e numerata di soli 1.000 pezzi per festeggiare il centesimo compleanno dei Mondiali su strada. Ogni maglia è numerata e impreziosita da dettagli oro come la zip, l’etichetta sul fianco, che riporta anche il numero della maglia, e quella ricamata al centro delle tasche posteriori che racconta questo secolo di storia.
Santini conferma la propria attenzione all’ambiente. La maglia è infatti interamente realizzata in Polartec® Power Dry Recycled, tessuto derivato da filati provenienti da PET riciclato. Disponibile per l’acquisto sul sito www.santinicycling.com e in selezionati negozi in tutto il mondo, è confezionata in una scatola da collezione. Il prezzo consigliato al pubblico è di 150 euro.
Con la vittoria e il bacio di Madrid, Elisa Balsamo ha salutato la maglia iridata. La rimetterà in palio ai mondiali australiani. Un anno indimenticabile
Vittoria Guazzini ci spiega il perché di tanta gioia della vittoria della Balsamo. Il loro è un rapporti di amicizia vera e di tante sfide spalla a spalla
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Questa è una giornata particolare per i cronoman che domani dovranno prendere parte alla prova iridata contro il tempo.E’ particolare perché è una vigilia di grande evento. Perché nella crono sei da solo con te stesso e non hai modo di scambiare neanche una battuta con un compagno, come potrebbe essere in una corsa in linea. Ed è particolare ancora di più in quanto la gara contro il tempo degli elite apre il mondiale.
Come si vivono queste fasi? Cosa passa nella testa di un cronoman?
Ganna e Sobrero in ricognizione ieri sulle strade del mondiale belgaGanna e Sobrero in ricognizione ieri sulle strade del mondiale belga
Le risposte dagli allenamenti
Proviamo a capirlo con Marco Pinotti, ingegnere sì, ma anche ex cronoman dalla sensibilità sopraffina. Ed è proprio Pinotti a segnalarci che questa attesa è un po’ diversa dai soliti mondiali.
«Il fatto che apra la kermesse iridata è insolito – spiega il tecnico della BikeExchange – Di solito i pro’ avevano più tempo per entrare nell’atmosfera iridata con la loro crono che era al mercoledì. Guardavi le gare degli altri, rivedevi il percorso con gli occhi dei compagni di nazionale…
«Di solito non si hanno dei veri confronti. Si arriva al mondiale senza troppi parametri, stavolta invece quasi tutti sono freschi della prova continentale. E sanno qualcosa sia degli avversari che di loro stessi. Normalmente, 7-10 giorni prima, a seconda delle possibilità, facevo una sorta di prova generale. Mi mettevo con il passo che volevo portare in gara e facevo una sessione completa. Magari non tutta insieme, per non affaticarmi troppo».
Pinotti e Nibali alla scoperta della crono dei mondiali del 2006Pinotti e Nibali alla scoperta della crono dei mondiali del 2006
La prova del percorso
Un elemento chiave alla vigilia di una crono tanto importante è la prova del percorso. Cosa che non si fa tanto alla vigilia vera e propria (oggi), quando si pensa che ormai tutto sia okay, ma nei giorni precedenti. E una buona prova percorso aiuta anche a stare tranquilli il giorno prima del via. Pinotti ci racconta di prove complicate, fatte sul bagnato, ricognizioni fatte mesi prima e di percorsi invece scoperti quasi sul “momento”.
«La cosa più importante è focalizzare il percorso, avere in mente la prova che dovrai fare. Io ripassavo tutto mentalmente, era un qualcosa che facevo spesso. E’ importante fare la prova col percorso chiuso, specie se ci sono tratti cittadini, altrimenti non ti rendi conto bene di come possa essere. E serve anche un pizzico di fortuna. Per esempio, ricordo la ricognizione di Salisburgo 2006: pioveva. Facemmo la prova col bagnato, ma poi in gara fu asciutto e si fecero tutt’altre velocità. In questi casi vai anche un po’ di esperienza per trovare i settaggi di gomme e rapporti».
Marco ricorda anche percorsi visti mesi e mesi prima e di mondiali non fatti. Come gli accadde proprio a Verona.
«Lì ci andai a marzo, ma poi non presi parte a quel mondiale. Anche nel 2006 feci mesi e mesi prima una ricognizione sul percorso. Eravamo io, il tecnico Callari e un giovanissimo Nibali. Era piena estate e più o meno già si sapevano i nomi che avrebbero portato».
Per Pinotti era molto importante conoscere bene il percorso e focalizzarlo mentalmentePer Pinotti era molto importante conoscere bene il percorso e focalizzarlo mentalmente
Sonnellino scaccia-tensione
Ma la vigilia è gioco di tensioni. L’attesa cresce e, soprattutto se si è in odore di medaglie, non è facile tenere a bada le energie nervose.
«Io per esempio – continua Pinotti – dopo l’ultima sgambata sul percorso chiuso con la bici da crono cercavo sempre di fare un pisolino al pomeriggio. E poi cercavo di non pensarci più, altrimenti arrivavo “scarico” al via, sfinito sul piano nervoso.
«I battiti sulla rampa di lancio? Eh – sorride Pinotti – quelli erano tra i 100 e i 105, un po’ per la tensione e un po’ perché si era finito il riscaldamento pochi minuti prima, di solito 10′-15′ al massimo. Ma ci sono state volte in cui si era anche a 130 pulsazioni perché si era scesi dai rulli proprio a ridosso della partenza. E’ una tecnica anche quella. Si arriva in soglia prima e si spende qualcosa in meno».
Ganna saluta e intanto il meccanico alle spalle sistema la sua bici durante la ricognizione. Sono gli ultimi ritocchiGanna saluta e intanto il meccanico alle spalle sistema la sua bici durante la ricognizione. Sono gli ultimi ritocchi
La sgambata con la bici da strada
Infine uno sguardo alla tecnica. Si lavora ancora su posizioni, bici, scelte tecniche?
«In teoria no. Soprattutto per la posizione: si presume che un cronoman sia a posto prima di un mondiale. Non tocchi nulla in tal senso. Semmai c’è giusto qualche discussione finale con i tecnici sulla scelta dei rapporti. Che poi ai miei tempi si trattava di scegliere il 55 o il 54, non c’erano i 56, i 58… Si poteva vedere la pressione delle gomme. Ma di fatto era tutto pronto».
Talmente pronto, che Pinotti, la mattina del via amava fare una sgambata… con la bici da strada.
«Vero. Se nei giorni prima usavo solo la bici da crono, la mattina del via facevo 45′-un’ora con la bici da strada: un po’ per sciogliermi e un po’ perché non volevo rischiare nulla. Non volevo nessun guaio meccanico sulle due bici che avrei usato al pomeriggio (quella che ci avrebbe corso e quella di scorta sull’ammiraglia, ndr). E anche i meccanici erano tranquilli».
Manca davvero poco ai Campionati del Mondo di Ciclismo di Leuven, poco più di tre settimane. Dal 18 al 26 settembre le Fiandre torneranno ad ospitare per la settima volta la rassegna iridata e per gli appassionati di ciclismo sarà come se i Mondiali tornassero simbolicamente a casa, vista la passione che lega le Fiandre al ciclismo. Sarà poi un’occasione speciale in quanto si tratterà della centesima edizione dei Campionati del Mondo, che noi stessi vi abbiamo presentato qualche mese fa. E in tutto ciò non poteva mancare lo zampino di Strava.
Pronto a pedalare il “tuo” mondiale su Strava?Pronto a pedalare il “tuo” mondiale su Strava?
Sfida iridata su Strava
Sono davvero tante le iniziative messe in campo per celebrare al meglio la rassegna mondiale e soprattutto per permettere agli appassionati di ciclismo di vivere pienamente l’atmosfera che si vivrà nelle Fiandre in occasione dei mondiali, appunto.
Fra le tante iniziative merita sicuramente una nota speciale “Flanders 2021 Challenge”, proposta da Cycling in Flanders, brand di Visitflanders (l’Ente del Turismo delle Fiandre) dedicato agli appassionati delle due ruote. In collaborazione con i Campionati del Mondo di Ciclismo su strada, nei giorni scorsi Cycling in Flanders ha deciso di lanciare una nuova sfida su Strava, l’applicazione diffusissima tra gli appassionati. A partire dallo scorso 25 agosto e fino al 7 settembre, pedalando per 7 ore in 2 settimane si potrà ottenere il badge ufficiale dei Campionati del Mondo di Ciclismo su strada UCI 2021. Per avere tutte le informazioni utili per poter partecipare basterà collegarsi alla pagina dedicata sul sito di Strava.
A Leuven stili moderni e classici si alternano con grande sintonia: scoprirli in bici è ancora più belloA Leuven stili moderni e classici si alternano con grande sintonia: scoprirli in bici è ancora più bello
Una nuova sfida
“Flanders 2021 Challenge” ed è la seconda delle sfide ciclistiche nate dalla collaborazione di Visitflanders con l’app Strava. Nasce a distanza di un anno dalla “Flandrien Challenge – The Unbelievable Ride”, che proponeva un percorso di 59 segmenti, da completare in 72 ore. A chi riusciva a completare il percorso nel tempo stabilito era riservato in premio il privilegio di vedere il proprio nome accanto a quello delle leggende del ciclismo nel Centrum Ronde van Vlaanderen, il museo dedicato al Giro delle Fiandre di Oudenaarde.
Il mondiale che arriva è veloce, ma non mancano gli strappi in pieno stile fiammingoIl mondiale che arriva è veloce, ma non mancano gli strappi in pieno stile fiammingo
Sempre più a misura di ciclista
A conferma del forte legame che lega le Fiandre al ciclismo di recente sono stati di inaugurati nove itinerari pensati esclusivamente per la bicicletta e che rientrano nel progetto delle “Icon Cycle Routes”, nato dalla collaborazione fra Visitflanders e cinque enti turistici provinciali. I nove itinerari vanno a formare una rete di piste ciclabili lunga 2.506 chilometri.
Di giornate storiche, lo sport italiano ne sta vivendo molte in questo anno così particolare e quella di domenica nel suo lo è stata, perché per la prima volta da quando la Bmx è diventata sport olimpico, anche l’Italia si fregia di un titolo mondiale, uno di quelli che contano davvero perché promette tantissimo e anche a breve termine: Marco Radaelli si è laureato campione del mondo junior a Papendal, in Olanda, proprio nella patria dell’attuale dominatore della specialità, quel Niek Kimmann che dopo l’oro olimpico si è preso anche quello iridato assoluto.
Un tris di autentici talenti
Radaelli, 18enne di Garlate (LC) ha già conquistato 4 titoli europei nelle varie categorie.. Quello junior non era mai stato vinto da un italiano e rappresenta un segnale di speranza già in funzione di Parigi 2024, soprattutto perché non è casuale. Manuel De Vecchi, iridato Cruiser e primo azzurro a guadagnarsi la partecipazione olimpica aveva già segnalato la presenza in Italia di una generazione impressionante di campioni e Radaelli è solo la punta di un iceberg che comprende tra gli altri anche Matteo Tugnolo, quarto e vicecampione europeo e Leonardo Cantiero, numero 1 del ranking Uci.
Il podio della gara junior di Papendal, con Radaelli in maglia iridata fra Louison Rousseau (FRA, 2°) e Drew Polk (USA, 3°)Il podio della gara junior di Papendal, con Radaelli in maglia iridata fra Louison Rousseau (FRA, 2°) e Drew Polk (USA, 3°)
Da dove nasce una proliferazione tale considerando che a livello assoluto già la qualificazione olimpica di Giacomo Fantoni è da considerare un grande risultato? Il cittì Tommaso Lupi mette ordine: «Sono diversi anni che nelle categorie giovanili otteniamo risultati. Il segreto è un cospicuo investimento che la Fci ha fatto per far fare esperienze estere a questi ragazzi, è solo così che si cresce. Il successo di Radaelli è la ciliegina sulla torta».
A differenza di altri sport, nella Bmx si emerge già da giovanissimi, per questo i risultati degli junior sono così promettenti in ottica Parigi 2024?
Bisogna fare attenzione a non farsi prendere dai facili entusiasmi. Intanto l’anno prossimo Radaelli passerà di categoria, approdando gli Under 23 che proprio nel 2022 verrà istituita come categoria a sé stante. Vedremo in questi due anni come lui e gli altri ragazzi si adatteranno, quale sarà il cammino di qualificazione olimpica, faremo le nostre valutazioni se puntare su di loro o su elementi leggermente più grandi come ad esempio De Vecchi, Bertagnoli, Sciortino ma anche altri. Parigi 2024 è praticamente dopodomani, certamente vogliamo non accontentarci più della semplice presenza, ma andare con ambizioni.
Matteo Tugnolo, altro grande talento della Bmx, vicecampione europeo e quarto ai Mondiali juniorMatteo Tugnolo, altro grande talento della Bmx, vicecampione europeo e quarto ai Mondiali junior
E’ singolare che possiamo godere di un gruppo così promettente pur dovendo convivere con una cronica carenza di impianti, soprattutto al Centro-Sud…
Questo aspetto è fondamentale per la crescita del movimento ed è ai primissimi posti nell’agenda federale. Dobbiamo allargare il bacino d’utenza, gli impianti esistenti sono già saturi. Nel valutare i risultati dei ragazzi dobbiamo dire grazie alle società, all’impegno che ci mettono per garantire loro la necessaria esperienza all’estero: le gare italiane hanno un format diverso, privilegiano giustamente il divertimento e la promozione. Questi ragazzi vincono non grazie a una formula magica, ma al lavoro di gruppo, per questo è un oro che va condiviso in tanti.
All’estero la Bmx è da sempre considerata il punto di accesso per i bambini nel mondo delle due ruote. Quando vedremo in Italia campioni su strada che hanno iniziato a praticare il ciclismo grazie alla Bmx?
Io dico che questa cultura comincia a prendere piede anche da noi, sono tanti i bambini che si stanno avvicinando alla Bmx e poi prenderanno strade diverse, ma ci vuole tempo, proprio perché si tratta di un cambio culturale, finalmente si sta capendo che la Bmx ti dà quella capacità tecnica che sarà la base per qualsiasi altra attività.
Tommaso Lupi, tecnico della Bmx, con Marco Compri del Centro StudiTommaso Lupi, tecnico della Bmx, con Marco Compri del Centro Studi
Nell’espansione della Bmx secondo te non sarebbe il caso di puntare su promozione e marketing rivolti alle famiglie, sottolineando che far pedalare i figli negli impianti di Bmx è molto più sicuro che mandarli su strada?
Assolutamente, il tema della sicurezza è la leva su cui dobbiamo muoverci proprio per spingere i comuni a investire su impianti di Bmx. Dobbiamo dare la possibilità alle famiglie di far fare sport ai propri figli senza grandi rischi. Io credo che non serva poi molto per far decollare i tesseramenti.
L’Olanda ha sviluppato una stretta collaborazione fra Bmx e settore della velocità su pista e i risultati si sono visti a Tokyo, in entrambe le specialità. L’Italia seguirà questa strada?
Su questo dobbiamo fare chiarezza: l’Olanda ha investito fortemente sul settore della velocità su pista, ha seguito due strade diverse che erano parallele, solo in apparenza le stesse. Se ci sarà la possibilità di sviluppare un discorso sinergico sicuramente non ci tireremo indietro e se dei ragazzi della Bmx dimostreranno capacità su pista e vorranno seguire quell’indirizzo daremo loro il massimo del sostegno. L’importante è che, in una disciplina come nell’altra, possiamo contribuire al rilancio del ciclismo nazionale.
Villa ce ne aveva parlato e siamo andati a vedere. La nazionale Bmx in pista. Scambio di nozioni e preparazione specifica. Si pensa anche alla velocità
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