Pasqualon e Caruso, riferimento per i giovani della Bahrain

28.10.2023
6 min
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Ce lo aveva raccontato lo stesso Pellizotti nell’ultima intervista su Antonio Tiberi: Caruso e Pasqualon sono degli ottimi riferimenti per i giovani italiani della Bahrain Victorious. Nel 2023 i giovani erano 4: Milan, Tiberi, Zambanini e Buratti. La prossima stagione andrà via Milan e arriverà Bruttomesso. Tanti ragazzi all’inizio della propria carriera che si possono rapportare con chi ha una grande esperienza in gruppo. 

Pasqualon in questi giorni si trova in vacanza, il 35enne veneto è abituato da anni ad essere una figura di riferimento, ed esserlo anche per i giovani della sua squadra è stato quasi naturale.

«Caruso ed io – ci dice Pasqualon – diamo consigli perché i corridori giovani si fidano di noi. Spesso la sera li prendiamo e facciamo una passeggiata con loro, è capitato durante il ritiro al Foscagno. Li portiamo a fare il giro del lago, è un modo per farli evadere e far sì che entrino in contatto con noi».

Durante i ritiri Pasqualon e Caruso passano tanto tempo con i più giovani (foto Instagram)
Durante i ritiri Pasqualon e Caruso passano tanto tempo con i più giovani (foto Instagram)

Alimentazione e testa

Ma su cosa sono più curiosi questi giovani? Dove hanno maggiore bisogno di sostegno? E al contrario, in quali campi si sentono già pronti? Il mondo del ciclismo è cresciuto tanto e i corridori sono sempre più monitorati, ma non tutto passa da test e controlli.

«Si interessano molto sull’alimentazione – spiega Pasqualon – su come gestirla, se fare un recupero più lungo o qualche ora in più di allenamento. Rispetto a quando abbiamo iniziato noi, ora i ciclisti sono molto più seguiti. Abbiamo nutrizionista, preparatore, dietologo, meccanici… Una volta i corridori giovani ti chiedevano più cose, ora si rivolgono a chi di dovere. Però è aumentata la parte psicologica, ovvero come si vive la corsa. Ad esempio in Belgio nella nostra villa di squadra Mohoric ed io prendiamo i giovani e guardiamo le corse insieme: facciamo vedere loro dove sono i punti salienti, dove si può riposare e tutto il resto».

Tiberi nonostante la giovane età non vive le corse con ansia, ma con la giusta pressione
Tiberi nonostante la giovane età non vive le corse con ansia, ma con la giusta pressione
Tu hai corso con Tiberi, Buratti e Zambanini l’ultima Classica Monumento della stagione, com’è andata?

La sera prima del Lombardia ero in stanza con Tiberi, con lui ho condiviso anche la camera al Tour de Pologne. E’ uno molto sveglio, che chiede e ha la capacità di ascoltare. Ha un grande motore, secondo me per il futuro è uno dei prospetti più interessanti per le corse a tappe. Un aspetto che mi ha colpito in positivo è che prima del Lombardia era sereno, non ha dato troppo peso alla corsa, nonostante fosse uno dei corridori di punta. Tiberi io lo chiamo “cavallo pazzo”, è uno a cui piace divertirsi. A Livigno era il primo che sarebbe voluto uscire una sera in più. Ha tanta energia e lo capisco, ma da corridore bisogna imparare anche a dire dei no. 

La vita in ritiro per un corridore giovane può essere difficile…

Per questo ci siamo noi più esperti, per aiutarli a restare concentrati. A Tiberi ho fatto capire che una volta raggiunto un obiettivo, che nel caso del ritiro di Livigno sarebbe stata la Vuelta, poi può rilassarsi un attimo. Ora nel ciclismo tutto fa la differenza e fare la vita del corridore conta davvero molto ai fini del risultato finale. Però Tiberi ha l’atteggiamento giusto, quello del vero campione.

Nella villa della Bahrain in Belgio Pasqualon aiuta i giovani ad orientarsi nelle corse del Nord (foto Charly Lopez)
Nella villa della Bahrain in Belgio Pasqualon aiuta i giovani ad orientarsi nelle corse del Nord (foto Charly Lopez)
Cioè?

Il campione, uno come Pogacar per intenderci, lascia andare tutto: fa la vita da corridore, ma non si fa travolgere dalla cosa. Lo vedi sempre con il sorriso, anche dopo il secondo posto al Tour era sereno. E’ andato da Vingegaard e gli ha dato la mano, non si è mai arrabbiato. Però da queste sconfitte ne è sempre uscito con più grinta, tanto da aver vinto il terzo Lombardia consecutivo. 

Un atteggiamento, quello di essere più sereni, che Buratti e Zambanini non hanno? 

Zambanini è più quadrato di Tiberi e pensa tanto alla bici, forse troppo: si dedica davvero molto al ciclismo. Prima di una classica è molto più teso, ci pensa molto, è un ragazzo tanto emotivo rispetto agli altri due. Se una corsa non va come vorrebbe ci rimane male, anche oltre misura. Il compromesso giusto sarebbe una via di mezzo tra Zambanini e Tiberi. 

Buratti, che è arrivato a metà anno, come si è inserito?

Bene, molto bene. E’ un ragazzo sveglio che ascolta i consigli, quando gli dici qualcosa capisce subito. Anche lui è sereno e tranquillo, al Lombardia l’ho visto andare molto bene, ed anche in Belgio a inizio stagione si è fatto trovare pronto. La grande forza della Bahrain è il gruppo, siamo molto uniti e questo lo si è notato anche al Giro d’Italia.

In che senso?

Non c’erano Buratti e Tiberi, però avevamo altri giovani con noi: Zambanini, Milan e Buitrago. Parlando con Damiano ci siamo detti che è stato uno dei Giri d’Italia migliori, dove abbiamo creato un gruppo super unito. Infatti non è stato un caso che abbiamo vinto la classifica a squadre. 

Per la Bahrain la squadra conta tanto, infatti al Giro hanno vinto la classifica dedicata ai team
Per la Bahrain la squadra conta tanto, infatti al Giro hanno vinto la classifica dedicata ai team
Insomma, il neo arrivato Bruttomesso può stare sereno, la Bahrain è l’ambiente giusto?

Assolutamente. Lui l’ho visto qualche volta con la nazionale, l’ultima volta all’europeo. Avremo modo di conoscerci e di parlare, ma sono sicuro che si troverà benissimo. In squadra abbiamo l’ambiente giusto, con il mix tra giovani ed esperti difficilmente sbagli e questo si vede. 

Merito anche tuo e di Caruso.

Bisogna anche essere in grado di mettere davanti l’interesse della squadra e Damiano ed io siamo stati capaci di farlo. Lui durante la Vuelta è stato un punto di appoggio importante per tutti, come io lo sono stato al Giro. E’ giusto che corridori come noi insegnino ai giovani, ma non tutti hanno il carattere per farlo.

Fusaz e Pellizotti: gli “sherpa” di Tiberi per scalare il 2024

20.10.2023
5 min
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Una novità in casa Bahrain Victorious, per quanto riguarda la stagione 2024, sarà la presenza, fin dal ritiro invernale di Antonio Tiberi. Dopo aver salutato anzitempo la Lidl-Trek l’atleta di Frosinone è approdato in Bahrain Victorious. Che abbia un gran motore e tante potenzialità lo si è visto, ma che cosa potrà fare in più dopo questo cambio squadra?

In pochi mesi la Lidl-Trek ha perso due corridori giovani di grande prospetto: prima Tiberi e poi Baroncini, diretto alla UAE Emirates. Come lavorerà il team Bahrain e cosa hanno visto in questi primi mesi insieme al giovane Tiberi? Per capirci qualcosa in più siamo andati a bussare a due porte: quella del preparatore Andrea Fusaz e a quella del diesse Franco Pellizotti. 

La grande forza a cronometro di Tiberi è una buona base su cui lavorare
La grande forza a cronometro di Tiberi è una buona base su cui lavorare

La visione di Fusaz

Dal punto di vista atletico Tiberi ha fatto vedere buone prestazioni in questi tre anni da professionista. Un corridore in grado di fare bene a cronometro e in salita, tanto da aver conquistato la sua prima vittoria nel ciclismo che conta sulle rampe di Gyongyos-Kékesteto al Giro di Ungheria. 

«Antonio Tiberi – racconta il preparatore Fusaz – è il prototipo del buon corridore per le corse a tappe. E’ molto forte a cronometro e si difende bene in salita, in questi primi mesi con noi l’ho visto molto motivato e disponibile. Chiaramente essersi fermato a metà stagione ed aver perso giorni di allenamento non lo ha aiutato. Si è immerso bene nella nostra realtà capendo subito come lavoriamo. Alla prima gara si è messo subito a disposizione andando in fuga e dandosi tanto da fare per i compagni».

Tiberi non è uno scalatore puro: il ciociaro è un passista-scalatore che “gioca” molto sul passo
Tiberi non è uno scalatore puro: il ciociaro è un passista-scalatore

Metodo di lavoro

Ma come lavoreranno Tiberi e Fusaz per far crescere e sbocciare il talento del ciociaro? Arrivare a metà anno non aiuta, ma può essere un passaggio utile per gettare le prime basi in vista della stagione successiva. 

«E’ un ragazzo dotato – spiega ancora Fusaz – d’altronde non vinci un mondiale a  cronometro juniores per nulla. A livello fisico si nota una buona base per costruire. L’obiettivo principale potrebbe essere capire come cresce nei prossimi mesi e vedere se potrà correre un grande Giro con un approccio fisico e mentale di primo livello. Difficile capire cosa può migliorare perché i test che abbiamo sono influenzati dal fatto che sia stato fermo per un mese. Però c’è da crescere nell’endurance, fattore chiave per un corridore da corse a tappe. In salita la differenza è nella continuità, allenarsi tutto l’anno su determinate situazioni potrà portare grandi vantaggi. Sicuramente Tiberi non è un ragazzo formato, ha 22 anni e deve crescere e migliorare ancora. Strada facendo capiremo se potrà reggere carichi maggiori di allenamento e pressioni psicologiche».

Durante le tre settimane alla Vuelta Tiberi ha avuto come compagno di stanza Caruso
Durante le tre settimane alla Vuelta Tiberi ha avuto come compagno di stanza Caruso

Parola a Pellizotti

Una visione d’insieme la può dare Franco Pellizotti, diesse del team Bahrain Victorious. In questi mesi lo ha visto in corsa e ha avuto modo di farsi una prima idea di come gestire Tiberi, partendo dai punti deboli.

«Sono convinto – ci dice Pellizotti – che siamo riusciti ad accalappiare uno dei pezzi pregiati del ciclismo italiano. Ha ancora dei margini sui quali migliorare, soprattutto dal punto di vista tattico. Uno su tutti è il modo in cui si muove in corsa, spesso corre in fondo al gruppo. Questo lo si è visto al Lombardia quando sull’attacco di Pogacar si è fatto cogliere di sorpresa. Poco dopo lo abbiamo rivisto alla ruota di Roglic, ma per rientrare ha fatto sicuramente uno sforzo enorme. Si fosse piazzato meglio avrebbe potuto giocarsi una top 10. Per aiutarlo a migliorare questo aspetto, alla Vuelta lo abbiamo messo in camera con Caruso, uno che sa come insegnare ai giovani. Anche in Spagna spesso lo riprendevamo perché si perdeva all’interno del gruppo. 

«Non è un difetto inguaribile – continua – il solo fatto di correre con noi fin dall’inizio della prossima stagione ci dà modo di poterlo correggere. Si tratta di una cosa che gli può tornare utile anche per quello che è il suo futuro nei grandi Giri, correre davanti aiuta a risparmiare energie, cosa che in tre settimane di gara è fondamentale».

Tiberi deve imparare a correre più vicino ai suoi compagni, qualità che crescerà corsa dopo corsa
Tiberi deve imparare a correre più vicino ai suoi compagni, qualità che crescerà corsa dopo corsa

Possibile leader

Le parole di Pellizotti fanno capire come in lui ci credano tutti: la squadra, lo staff e i compagni. Il 2024 diventa quindi un anno importante, dove si dovranno anche tirare le prime somme. Nelle brevi corse a tappe Tiberi ha mostrato qualcosa, ora tocca fare un passo in più.

«Non mi sorprenderei – spiega il diesse – se nelle corse di una settimana dovesse togliersi qualche soddisfazione. E non lo sarei nemmeno se dovessimo portarlo al Giro d’Italia, il percorso prevede tanti chilometri a cronometro. Anche se lui non è propriamente uno scalatore, ma un passista-scalatore. In salita prende il suo passo e difficilmente lo si vedrà fare un cambio di ritmo. 

«Un primo spartiacque – conclude Pellizotti – potrebbe essere il mese di aprile con corse come la Tirreno-Adriatico o la Parigi-Nizza. A seconda dei percorsi vedremo dove potrebbe risultare più efficace la sua presenza. E’ chiaro però che se un corridore vuole fare bene il Giro d’Italia a questi appuntamenti deve essere pronto. Stiamo già lavorando con lui per il 2024, a livello fisico ha avuto qualche problema alla schiena e deve fare della ginnastica posturale per risolverli. E’ bene che si facciano prima dell’inizio della stagione perché una volta in bici tutto deve essere a posto. Lo sta facendo andando qualche volta in piscina. Vedo che è un ragazzo disponibile e volenteroso».

Tiberi sul mostro asturiano, con le sensazioni del cronoman

14.09.2023
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Un Angliru da protagonista, o almeno nella parte attiva della corsa: per questo Antonio Tiberi merita un plauso. Ieri la Bahrain-Victorious è stata l’unica squadra a cercare di contrastare l’egemonia della corazzata giallonera in questa Vuelta. E una fetta di questo merito è stata proprio del corridore laziale.

Tiberi era al battesimo sulle rampe del mostro asturiano. Una salita mitica che non lo ha spaventato affatto. Anzi, lo ha affrontato con la sua solidità e il suo metodo da cronoman. Antonio è giunto 18°, appaiato a Damiano Caruso, a 4’10” da Roglic.

Antonio Tiberi (classe 2001) subito dopo l’arrivo, sguardo nel vuoto, ma anche tanta soddisfazione
Antonio Tiberi (classe 2001) subito dopo l’arrivo, sguardo nel vuoto, ma anche tanta soddisfazione
Antonio, insomma… che cosa ti è sembrato di questa salita?

Eh – sorride – bella tosta! Scherzi a parte è stata una salita davvero dura. Io sono abbastanza contento sia di me stesso che di come ha corso la squadra. In quanto Bahrain-Victorious abbiamo guadagnato terreno.

Angliru, salita mitica al pari di Zoncolan o Mortirolo: cosa sapevi? 

L’ho conosciuta tramite le slide nel meeting pre-gara. E alla fine è stata più o meno come me l’aspettavo. Sapevo che iniziava in modo più regolare e che man mano che si saliva diventava più dura.

Hai tagliato il traguardo con Damiano Caruso: ti ha dato dei consigli?

Io ho iniziato a tirare già prima della salita. Poi, una volta sull’Angliru, Damiano mi diceva dove si poteva aumentare un po’ e dove invece era meglio recuperare un pelo. Poi quando ho terminato il mio lavoro e mi sono spostato, ho cercato di tenere duro, di non mollare il mio gruppetto, anche pensando un po’ alla mia classifica. Anche se nel tratto più ripido in effetti poi ho faticato un bel po’.

Tiberi in testa al gruppo, dietro di lui il controllo di Caruso. Il forcing di Antonio a inizio salita ha prodotto una grande selezione
Tiberi in testa al gruppo, dietro di lui il controllo di Caruso. Il forcing di Antonio a inizio salita ha prodotto una grande selezione
Quindi secondo te, Antonio, l’Angliru è una salita “on-off”, cioè in cui per salire si va a tutta, oppure con i rapporti corti di oggi si riesce a gestire in qualche modo?

Di certo con i rapporti corti attuali è più gestibile. Io avevo il 36×34 e credo fosse giusto. Anche perché dovevo tirare e oltre sarebbe stato troppo agile. Comunque c’era da spingere. Dal canto mio sono riuscito a gestirmi abbastanza bene, soprattutto quando tiravo. Sentivo che il fisico rispondeva: in alcuni tratto riuscivo a dare di più, in altri a salvarmi, il tutto senza mai superare il limite e non accumulare troppo acido lattico. E la stessa cosa ho fatto dopo che mi sono staccato.

In questo caso il potenziometro aiuta molto, giusto?

In realtà non l’ho guardato molto. Anzi, sono andato parecchio a sensazione… come piace a me.

E il contapedalate?

Neanche. Bisogna considerare che nel tratto più ripido (oltre il 23 per cento, ndr) non si riesce a controllare. Lì non puoi fare nulla se non spingere e salire. In quei momenti sia la velocità che la cadenza sono bassissime. Per il resto, come in altre salite, ho cercato di tenere alte le pedalate il più possibile.

Quando dici alte cosa intendi?

Sulle 90, anche 95 rpm. Sulle salite lunghe tendo a gestirle come in una crono.

Il laziale è alla seconda Vuelta, ma era al debutto sull’Angliru. Per ora è 20°, primo degli italiani
Il laziale è alla seconda Vuelta, ma era al debutto sull’Angliru. Per ora è 20°, primo degli italiani
Voi della Bahrain avete tenuto testa ai Jumbo-Visma: come mai questa azione? Qual era l’obiettivo?

Contro quei tre non puoi fare nulla o quasi e allora abbiamo impostato un ritmo alto per far stancare un po’ di più i loro gregari, fargli fare più fatica e lasciarli così soli. E lo stesso nei confronti delle altre squadre. L’idea era di guadagnare sugli altri. 

L’Alto de Angliru è una salita simbolo. A livello emotivo come l’hai vissuta?

Nel complesso in modo tranquillo direi. Non l’ho sentito sin dal giorno prima tanto da non dormirci su, per dire… Magari ho “sentito” più il Tourmalet perché era la prima tappa regina, con tanti chilometri e tanto dislivello. Io avevo qualche dubbio sulle mie gambe. Adesso invece, in questa terza ed ultima settimana mi sento meglio. E questo è rassicurante, mi dà consapevolezza e toglie un po’ di paura.

In effetti, vedendoti da fuori ieri sembravi molto sciolto sulla bici, più a tuo agio. Ma sono sensazioni chiaramente…

No, no… ci sta. Io più corro e più mi sento a mio agio. Ma credo che in questo aspetto conti parecchio anche la squadra. In Bahrain-Victorious abbiamo un livello molto alto e anche nei momenti di difficoltà c’è sempre più di un compagno ad aiutarti.

Tiberi a tutta Spagna. Crescono le ambizioni per la Vuelta

16.08.2023
4 min
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Dopo un ottimo Tour de Pologne, Antonio Tiberi fa rotta sulla Vuelta. E viaggia verso la Spagna non solo con l’obiettivo di fare esperienza. L’atleta della Bahrain-Victorious può iniziare a testarsi. Magari a fare classifica, come si dice in gergo. Probabilmente non a certi livelli, ma il laziale non è il tipo che segue la filosofia del “sono giovane, c’è tempo”. Anche perché quel tempo ormai è quasi passato: Antonio ha solo 22 anni, ma è professionista già da tre.

Tiberi doveva fare anche la Vuelta Burgos, iniziata ieri, ma un piccolo risentimento (tendinite) post Polonia ha indotto il ciociaro e il suo staff a saltare questo “antipasto” del grande Giro spagnolo. Nulla di preoccupante. Uno stop precauzionale, dicono dalla Bahrain. Antonio ha fatto delle terapie e si sta allenando regolarmente.

Tiberi si è integrato benissimo con la nuova squadra. Eccolo pancia a terra in Polonia per Mohoric
Tiberi si è integrato benissimo con la nuova squadra. Eccolo pancia a terra in Polonia per Mohoric
Antonio, si va in Spagna dunque…

E’ il mio secondo grande Giro. Feci la Vuelta giusto l’anno scorso. Credo di aver vissuto un buon avvicinamento: prima l’altura a Livigno, poi il Tour de Pologne, quindi la Vuelta. In Polonia ho faticato un po’. Alla fine non correvo dai campionati italiani e mi serviva mettere un po’ di fatica nelle gambe.

Un buon lavoro…

Eh sì. Dopo il Polonia sono stato a casa una decina di giorni e poi sarei partito subito per la Spagna. Però devo ammettere che a me piace. Mi trovo bene, anche nei ritiri mi sento a mio agio, quindi no problem!

Sei arrivato in questo team a stagione inoltrata, ma da quel che ci hanno detto e da come ti abbiamo visto nei contorni del Tour de Pologne sembra che tu ti sia integrato alla grande. E anche sul fronte delle prestazioni ti sei subito mostrato all’altezza tanto che ti volevano portare al Tour. E’ così?

E’ vero, l’inserimento è stato subito ottimo sia con lo staff che con i ragazzi. Del Tour de France si era parlato. C’è stata questa possibilità per qualche giorno, però è anche vero che ero appena arrivato, che ero fermo da tre mesi e mi serviva un po’ di ritmo. Ne abbiamo parlato anche con il preparatore, Bartoli, e alla fine siamo rimasti sul programma originario.

In ritiro il laziale ha avuto modo di conoscere meglio i suoi compagni: uno su tutti, Caruso (foto Instagram)
In ritiro il laziale ha avuto modo di conoscere meglio i suoi compagni: uno su tutti, Caruso (foto Instagram)
Sei stato in altura con il team, lassù vi siete concentrati anche sulla crono, tanto più che la Vuelta partirà con una cronosquadre, o avete fatto l’altura classica con tanta base?

Non solo base. Abbiamo fatto anche qualche allenamento tirato. A volte partivano quei 5′-10′ di “ignoranza”! Con Damiano e Zambanini ci si stuzzicava… Più che altro guardavamo i Kom su Strava e cercavamo di batterli.

A proposito di Damiano Caruso. E’ stato lui a dirci che era il momento di lasciare spazio ai più giovani come te e Buitrago per la classifica della Vuelta.

Con Damiano mi sto trovando bene. Non lo conoscevo molto, ma a Livigno ho avuto modo di stargli più vicino. Ha tanta esperienza e la cosa che mi ha colpito è che la differenza di età non si sente: è estroverso, sul pezzo…

Ma sei pronto a fare il leader?

Alla fine non ho un obiettivo preciso. So cosa vuol dire affrontare un grande Giro e dopo un anno comunque non disputato al 100 per cento, in cui sono stato parecchio fermo, non posso partire e dire di puntare alla classifica. Però mai dire mai. Vediamo come si mette, vediamo come risponde il fisico e cerchiamo di fare il meglio possibile.

Nonostante sia un cronoman, nella crono del Polonia Tiberi non ha spinto troppo. Aveva già fastidio al tendine d’Achille e ha preferito non rischiare
Nonostante sia un cronoman, nella crono del Polonia Tiberi non ha spinto troppo. Aveva già fastidio al tendine d’Achille e ha preferito non rischiare
Okay, ma proverai a tenere?

Sì, sì… A tenere ci si prova. 

Hai detto di sapere cosa significhi fare un grande Giro: ebbene, cosa vuol dire?

Che devi arrivarci parecchio in condizione. Il dispendio energetico e mentale è tanto, tantissimo. Ho notato che la squadra può fare tanto la differenza e su questo punto sono tranquillo. So che saremo competitivi. Il lavoro in Polonia è stato importante. Per me era fondamentale correre. Damiano ed io eravamo i due uomini per i finali in appoggio a Mohoric che, uscendo dal Tour, aveva la miglior condizione.

Dai Antonio, facciamo un po’ di fantaciclismo. Ti ritrovi in classifica alla Vuelta con Roglic, Evenepoel, Vingegaard… chi temi di più?

Dico Roglic. Vingegaard viene dal Tour, Remco l’ha vinta l’hanno scorso, mentre Primoz vorrà la rivincita su Remco, senza contare che la Vuelta è “casa sua”. Per me se la giocheranno loro.

E il tuo quasi coetaneo Ayuso?

Lo vedo più sul podio, poi… mai dire mai. Ma se mi chiedete una scala di valori dico: Roglic, Remco, Ayuso.

Il ritorno di Tiberi: la base, le nuove bici, la prima corsa

11.06.2023
5 min
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Antonio Tiberi è tornato in gara. Lo ha fatto l’altroieri al GP des Kantons Aargau, antipasto del Tour de Suisse, che comincia giusto oggi. Erano passati 102 giorni dalla sua ultima gara, la tappa finale del UAE Tour, tra l’altro concluso con un ottimo settimo posto nella generale tra campioni di primissimo piano.

Questo rientro ha segnato il termine di una lunga vicenda: il fattaccio del gatto, lo stop della Trek-Segafredo, la rottura del contratto con la squadra americana, la firma con la Bahrain-Victorious. Ma in tutto ciò c’è l’atleta. E dopo aver parlato con Pellizotti eccoci direttamente con lui. Come ha lavorato in questo periodo Tiberi? Come si è gestito? Antonio stesso ci ha chiarito le idee.

Antonio Tiberi (classe 2001) all’ultima gara con la Trek-Segafredo. Era il 26 febbraio
Tiberi (classe 2001) all’ultima gara con la Trek-Segafredo. Era il 26 febbraio
Antonio, come sono stati i primi giorni dopo lo stop? Anche dal punto di vista mentale?

L’inizio di questa vicenda è stato nel segno della confusione. Preoccupazione, stress: c’era una situazione un po’ complicata, quindi ho cercato di prenderla nel modo più leggero possibile. Ho cercato di non stressarmi troppo con gli allenamenti. Ho fatto qualche uscita così, giusto per tenere un po’ la condizione, e qualche uscita lunga quando mi andava se c’era una bella giornata.

Hai approfittato anche per fare cose diverse?

Ho passato un po’ più tempo con i miei amici che non vedevo quasi mai e con la mia famiglia. Con gli amici siamo andati a fare una camminata in montagna, dalle mie parti vicino a Frosinone. Abbiamo fatto Pasquetta insieme, qualcosa che di solito non riuscivo a fare.

Passiamo a discorsi più tecnici. Quando hai saputo più o meno che saresti tornato a correre?

Diciamo che ci sono stati diversi periodi. All’inizio, sembrava dovessi rientrare già alla Coppi e Bartali, quindi avevo staccato pochissimo. Poi sembrava che sarei rientrato più tardi. Quindi ancora si è stravolto tutto fino al cambio della squadra. Così tra queste due fasi c’è stato un periodo di stacco maggiore.

E quando hai ripreso?

Quando c’è stata la conferma della nuova squadra. Loro sin da subito mi hanno che saremmo ripartiti qui in Svizzera. Da quel momento mi hanno messo anche in contatto con il preparatore Michele Bartoli e ho iniziato appunto a seguire le sue tabelle.

Antonio Tiberi con i suoi amici durante la gita in montagna nel frosinate
Antonio Tiberi con i suoi amici durante la gita in montagna nel frosinate
Riassumendo il tutto: hai continuato a pedalare a marzo, hai mollato nel periodo di Pasqua e a fine aprile hai ripreso a spingere…

A pedalare più che altro. Ho iniziato a fare le cose più seriamente da inizio maggio.

E come hai ripreso? Cosa hai fatto?

Sono ripartito come fosse una preparazione invernale. All’inizio un po’ di palestra, esercizi, uscite per il fondo e per la forza. Non sono mancati i lavori di potenziamento e di SFR… Quello che serve per costruire una base. Nel frattempo c’è stata l’ufficializzazione con la Bahrain. A quel punto ero sicuro della data del ritorno alle corse e abbiamo iniziato a fare lavori più specifici.

Quanto è stato importante avere una data certa?

Parecchio importante, perché comunque alla fine allenarsi nel modo che serve non è facile. Provi a resistere, ma senza avere un obiettivo preciso è più difficile. 

Chiaro, è scattata una molla. Come hai lavorato sulla forza?

Le SFR le facevo da 6′, seguite da 2′ di recupero e poi altri 6′ o 7′. Le facevo consecutive, di seguito sulla stessa salita. In generale, preferisco sempre fare i lavori su una salita lunga. Infatti scelgo di solito scalate intorno ai 20 minuti e più. Poi dipende anche dalla zona dove mi trovo. Se sono dalle mie parti vado sempre sulla mia solita salita che si chiama Santa Serena, zona di Supino, ed è quella che faccio da quando sono bambino. Se sono invece a San Marino, utilizzo uno dei tanti versanti che riportano a San Marino. Oppure vado verso San Leo o Novafeltria.

GP des Kantons Aargau: Tiberi è tornato in corsa 102 giorni dopo la sua ultima gara. Ora Giro di Svizzera
GP des Kantons Aargau: Tiberi è tornato in corsa 102 giorni dopo la sua ultima gara. Ora Giro di Svizzera
Hai detto che ad un certo punto sei passato a lavori più specifici: hai fatto qualche fuorigiri, del dietro motore in vista del rientro alle gare?

Il dietro motore in queste preparazione non l’ho fatto. Di solito mi aiuta mio papà, ma non essendo stato a casa, non c’era nessuno che me lo facesse fare. Però ho compensato con dei lavori in sempre in salita o pianura. Ho utilizzato anche la bici da crono.

Che lavori?

Medio, medio in salita, medio variato, lavori in soglia tipo scatti o ripetute come 30”-30”.  Poi comunque sono andato anche a Livigno.

Quindi anche altura… Quanto ci sei stato?

Due settimane. Sono sceso il 6 giugno, tre giorni prima di venire all’Argau. In quei tre giorni sono stato a Lecco dalla mia ragazza e ne ho approfittato per andare da Vedovati a Bergamo per le posizioni con le nuove bici.

E infatti ti volevamo chiedere proprio dell’adattamento con le Merida…

Mi sono trovato subito bene. Con Vedovati abbiamo sistemato sia la bici da strada che quella da crono. E siamo subito riusciti a “tirare fuori” una buona posizione. Ma già a a Livigno avevo cercato di abituarmi alla bici da crono facendoci qualche lavoro.

Tiberi alla prima uscita ufficiale con la Bahrain-Victorious. Eccolo con Pello Bilbao, il compagno che più conosceva
Tiberi alla prima uscita ufficiale con la Bahrain-Victorious. Eccolo con Pello Bilbao, il compagno che più conosceva
Uscivi con la brugola in tasca?

No, no! Anche perché comunque sia, con Vedovati che avevo conosciuto giusto quest’anno, quando si trova la posizione giusta… è quella. E non si sente il bisogno di ritoccarla.

Come è andato il ritorno in corsa dal punto di vista fisico?

Meglio delle mie aspettative. Ho risposto veramente bene. Magari ha giocato a mio favore la freschezza e il fatto che nelle ultime settimane mi ero allenato bene. Che ero fresco si vedeva anche dai battiti, piuttosto alti. Mi sono sentito a mio agio anche in gruppo. Solo nel finale ho sofferto un po’ di più: non avevo il ritmo gara degli altri. Sento però che la base è buona. E sono fiducioso per il Giro di Svizzera.

E invece dal punto di vista delle emozioni? 

Bello, sono abituato a stare nelle competizioni da quando avevo otto anni e mi mancavano quell’atmosfera, quei preparativi. Tanto più dopo uno stop così inaspettato. Non vedevo appunto l’ora di tornare in gruppo. 

Tra ex e nuovi compagni…

Ho rivisto con piacere i miei vecchi compagni, per esempio Jacopo Mosca col quale ho avuto sempre un bel rapporto, e sto conoscendo quelli nuovi. Tra questi ultimi, dei presenti in Svizzera, conoscevo un po’ meglio Pello Bilbao.

Il signor Caruso, campione di normalità

09.06.2023
7 min
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A Marina di Ragusa c’è ancora qualche nuvoletta dispettosa che ha rinfrescato la ripresa degli allenamenti di Caruso. In realtà Damiano non ha mai smesso di pedalare, ma ieri è risalito in sella con lo sguardo da professionista. Il quarto posto del Giro d’Italia (in apertura con i figli Oscar e Greta nel giorno di Roma) è ancora un tema, mentre il resto della stagione sarà da costruire, con altre valigie e la Vuelta nel mirino.

Il Giro di Caruso si è svolto sempre nella scia dei migliori. Qui con Thomas, in rosa sino al Monte Lussari
Il Giro di Caruso si è svolto sempre nella scia dei migliori. Qui con Thomas, in rosa sino al Monte Lussari

Un ragazzo di 35 anni

Nel ciclismo italiano che si va ripopolando di talenti nelle varie tipologie di corsa, il siciliano ha tenuto alta anche stavolta la bandiera del Giro. E anche se non è mai stato in lotta per vincerlo, resta il fatto che alle spalle di Roglic, Thomas e Almeida, il migliore sia stato questo vecchio ragazzo di 35 anni, la cui sola colpa negli anni è stata solo quella di non aver creduto abbastanza in se stesso, lasciando che lo crescessero da uomo squadra più che da solista.

«Ho finito il Giro che non mi sentivo proprio distrutto – dice – non avevo il bisogno di fermarmi. Per cui ho fatto una settimana di recupero attivo e sono andato in bici in maniera blanda, solo per il piacere di andarci. Era quello che mi serviva. Ieri è stato il primo giorno in cui mi sono allenato, avendo dato il tempo a quella nuvoletta di andarsene. Acqua ne ho presa abbastanza. In realtà a fine Giro ho anche sentito qualche battuta sulla possibilità di andare al Delfinato o al Giro di Svizzera, però ho detto che alla mezzanotte del 28 maggio avrei spento il cellulare e a quel punto forse hanno capito che non era aria di insistere».

Se la ride. Dopo la bici, è andato con suo fratello a comprare oggetti per la casa, mentre fuori scintilla il mare di Montalbano e nelle spiagge è già vacanza. Per chi vive perennemente fra alberghi e strade lontane, la normalità è un lusso da centellinare con cura.

La Bahrain ha portato via dal Giro due tappe, la classifica a squadre, la ciclamino e il 4° posto di Caruso, qui con Milan
La Bahrain ha portato via dal Giro due tappe, la classifica a squadre, la ciclamino e il 4° posto di Caruso, qui con Milan
Soddisfatto del tuo Giro?

Più che soddisfatto, all’inizio ci avremmo messo la firma. Il quarto posto a quasi 36 anni penso fosse il massimo che potessi raggiungere, anche con i nomi che c’erano. Insomma, non penso che sia stato un risultato banale. Se poi lo contestualizziamo con quello che ha fatto la squadra, anche meglio. Le due tappe vinte con Milan e Buitrago. La maglia ciclamino. La classifica a squadre. Per noi sicuramente è stata un’esperienza più che positiva.

Visti i nomi in ballo, un quarto posto che vale tanto meno del secondo del 2021?

Non si possono fare confronti, sono entrambi due risultati bellissimi. Il secondo posto sicuramente fu una grande sorpresa per tutti, anche per me. Era la prima volta che mi ritrovavo addirittura a giocarmi un grande Giro. Però il quarto posto è importante perché conferma che quel piazzamento di due anni fa non era venuto a caso. E poi insomma, quanti hanno contato i podi che ho fatto nel frattempo?

Dici che sono passati inosservati?

Pochi si sono accorti ad esempio che ho fatto terzo al Romandia una settimana prima del Giro. Tutti si ricordano le debacle, ma quando ci sono da elencare anche le cose buone, si tende a dimenticare. Il problema è che secondo me ormai viviamo in una società che valorizza solo chi vince mentre il resto conta poco.

Questo ti condiziona? Tu riesci a valorizzare i tuoi piazzamenti?

Ho imparato a farlo. Il terzo posto del Romandia mi è servito tantissimo, perché venivo da un Giro di Sicilia andato male. Ero rimasto deluso dalla mia prestazione e non riuscivo a darmi una spiegazione. Quel terzo posto mi ha permesso di archiviare subito il risultato negativo e di andare al Giro con il morale giusto.

Nella Liquigas di giovani come come Nibali, Viviani e Sagan, Caruso è stato messo spesso a tirare nonostante i 24 anni
Nella Liquigas di giovani come come Nibali, Viviani e Sagan, Caruso è stato messo spesso a tirare nonostante i 24 anni
Perché anche questa volta sei arrivato al Giro deviando le responsabilità di leader?

Perché io non dovevo fare il leader. Avevamo Jack Haig e semmai avremmo provato con Buitrago. Io mi sarei accontentato di essere in una zona di classifica medio-alta che ti permettesse di provare a vincere una tappa. Non pensavo di poter lottare ancora per i primi cinque. Solo che nel frattempo la condizione è cresciuta, mi sono ritrovato in classifica e a quel punto me la sono giocata bene.

Pensi che se ti avessero cresciuto con la mentalità vincente, avresti avuto un’altra carriera?

Può essere che mi porti ancora dietro la mentalità con cui mi sono formato nei primi anni di carriera. E questo forse influisce sul mio atteggiamento. Resta il fatto che correndo senza alcun tipo di pressione, vado in gara più leggero e i risultati arrivano di conseguenza. Sto vivendo la parte più bella di tutta la carriera, proprio perché non ho più niente da perdere, vado avanti, mi diverto e riesco anche ad essere performante. Alla Vuelta ad esempio…

Cosa farai alla Vuelta?

Andrò per puntare a una tappa. Per il tipo di corsa che è, non penso proprio che abbia senso fare classifica.

Quella delle Tre Cime è stata la tappa che a Caruso è piaciuta di più, per meteo, strade e sensazioni
Quella delle Tre Cime è stata la tappa che a Caruso è piaciuta di più, per meteo, strade e sensazioni
Qual è stato il giorno più bello del Giro?

Quello in cui proprio ho assaporato tutta la tappa, è stato alle Tre Cime di Lavaredo, perché abbiamo corso una bellissima tappa sui passi dolomitici. C’era una giornata stupenda, il tempo perfetto per andare in bici e io stavo bene. C’era un arrivo prestigioso. Dopo quella, mi è piaciuto il Monte Lussari e alla fine anche Roma ha avuto il suo perché. Finalmente il Giro si è chiuso con una tappa veramente bella, dovremmo farla tutti gli anni.

I quasi 36 anni fanno pesare la vita da atleta?

Mi piace ancora, faccio un po’ più fatica quando sono qui a casa perché non ho compagni di allenamento che mi possono stimolare a far meglio. Però partire per andare in ritiro o stare fuori in ritiro non mi crea alcun problema e lo faccio volentieri perché ho capito da qualche anno che questo è un lavoro e sono fortunato a poterlo fare. Allora ti dici: “Se proprio devi fare questi sacrifici e con te li deve fare la tua famiglia, cerca almeno di farli bene”. Chiaramente mi dispiace quando non vedo i bambini a lungo. Prima del Giro ad esempio sono stato fuori per due mesi. Oscar, il primo, ha capito. Greta, la piccola, fatica a farsene una ragione. 

La preparazione per la Vuelta riprenderà da Livigno e passerà prima per la Vuelta Burgos
La preparazione per la Vuelta riprenderà da Livigno e passerà prima per la Vuelta Burgos
Li porterai con te a Livigno?

Non credo, abitiamo a 50 metri dalla spiaggia e il prossimo ritiro a Livigno servirà per preparare la Vuelta. Avrò poco tempo da dedicargli e costringerli a stare a 2.000 metri per dieci giorni non è il massimo, avendo questa alternativa.

Cosa pensi dell’arrivo di Tiberi: potrebbe diventare un giovane cui passare la tua esperienza?

Se vorrà ascoltare, sarò ben contento di trasmettergli un po’ del bagaglio che ho accumulato in questi anni. Mi fa piacere, a prescindere che sia italiano o meno, quando c’è un giovane interessato che vuole imparare. Perché oggi a questi ragazzi molto forti hai poco da insegnare e alcuni di loro neppure hanno l’atteggiamento di curiosità, di ascoltare un altro punto di vista. Se Tiberi invece avrà voglia e mi chiederà consiglio, io sicuramente non mi tirerò indietro.

Bahrain Victorious, la squadra giusta per Tiberi

08.06.2023
5 min
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Quando si fa per ragionare in modo serio, a volte anche i giornalisti ci prendono. Così, quando verso fine Giro ci siamo trovati a scommettere su quale sarebbe stata la miglior collocazione per Antonio Tiberi, il ragionamento aveva portato all’Astana e alla Bahrain Victorious. Entrambi con un gruppo dirigente di matrice fortemente italiana, entrambi capaci di creare un clima familiare. Ma l’Astana aveva già 30 corridori, perciò non restava che il Bahrain (in apertura il team sul podio finale del Giro, dopo la vittoria della classifica a squadre).

Così alla partenza dell’ultima tappa da Roma, visto Pellizotti in attesa di partire con la sua ammiraglia, lo abbiamo affiancato. E’ vero che Tiberi viene con voi? «Non so niente – ha risposto impassibile – non posso dire niente».

Ora che il passaggio di Tiberi è stato annunciato ufficialmente, abbiamo sentito di avere un credito morale con il direttore sportivo friulano, così siano tornati al suo finestrino per iniziare il discorso stroncato a Roma sul nascere.

Dopo la chiusura del rapporto con la Trek, dal primo giugno Tiberi è diventato un atleta Bahrain Victorious (foto TBV)
Dopo la chiusura del rapporto con la Trek, dal primo giugno Tiberi è diventato un atleta Bahrain Victorious (foto TBV)
Quando hai saputo che sarebbe arrivato?

Non mi ricordo di preciso, ma circa un mesetto prima. Io mi occupo anche del discorso abbigliamento e di colpo e anche alla svelta abbiamo dovuto fare tutto il vestiario per lui.

Lo conoscevi già?

Il primo ricordo è di quando vinse il mondiale crono ad Harrogate, pur avendo avuto dei problemi alla bici. Ricordo anche che andava forte su strada, mi piace seguire i ragazzi italiani, poi non so dire se sia passato troppo presto, ma ricordo che appena passato fece vedere qualcosa. Tanto che al UAE Tour, Nibali e Damiano Caruso fecero una scommessa.

Che scommessa?

Noi avevamo Milan, Tiberi era alla Trek. E Vincenzo diceva che il giovane Antonio sarebbe andato più forte di Jonathan nella crono. Si giocarono il posto in business per tornare a casa. Chi avesse perso lo avrebbe ceduto al “suo” giovane. Fu la volta che Tiberi cadde sul traguardo, ma andò fortissimo. Arrivò 19°, Milan si piazzò 32° e Damiano perse la scommessa.

Harrogate 2019, nel mondiale juniores Tiberi cambia bici per un guasto in partenza, poi vince l’oro
Harrogate 2019, nel mondiale juniores Tiberi cambia bici per un guasto in partenza, poi vince l’oro
Contento che arrivi da voi?

Molto contento. Credo che debba crescere ancora molto e questo è dovuto al fatto che è passato troppo presto. C’è chi magari è pronto, non solo fisicamente, ma anche mentalmente. Secondo me lui ha delle doti veramente importanti e speriamo che adesso abbia raggiunto o stia raggiungendo la solidità mentale per affrontare il professionismo.

Come si stila il programma di un corridore fermo da due mesi che arriva in squadra a metà stagione?

Intanto si valuta la condizione fisica, un po’ come immagino abbiano fatto lo scorso anno quando Piccolo è passato alla Ef Education. Antonio arriva da una situazione un po’ particolare, quindi posso immaginare anche che negli ultimi mesi non si sia potuto allenare come avrebbe voluto, anche se era tranquillo.

Pensi fosse preoccupato di non trovare squadra?

Non credo quello, perché è un corridore promettente, però mentalmente non è stato facile. Noi lo abbiamo inserito subito e lo abbiamo messo anche nella long list del Tour de France. E’ un atleta valido. Per cui se qualcuno dei corridori che dall’inizio dell’anno sapeva di fare il Tour dovesse avere dei problemi, potremmo chiamare lui. Altrimenti potrebbe tornare per la Vuelta, che sarebbe ugualmente una scelta ben fatta, perché ci arriverebbe più fresco degli altri e con molta voglia di dimostrare.

L’ultima corsa di Tiberi è stata il UAE Tour, concluso il 26 febbraio: riprende sabato, dopo tre mesi e mezzo
L’ultima corsa di Tiberi è stata il UAE Tour, concluso il 26 febbraio: riprende sabato, dopo tre mesi e mezzo
Prima corsa in maglia Bahrain?

Farà Gippingen, Giro di Svizzera, campionato italiano e poi si vedrà.

In queste prime trasferte lo affiancherete, anche in camera, a un corridore più esperto?

Sì, è una cosa che facciamo sempre. Cerchiamo di fare le coppie per le camere in base all’esperienza dei corridori. Il giovane finisce sempre in camera con uno più esperto, che lo aiuterà a inserirsi meglio e così sarà per lui.

Pensi che in squadra peserà la vicenda che ha vissuto?

Credo proprio di no. Il primo ad averne sofferto è stato lui, ma sicuramente in squadra su questo ci ci sarà ancora qualche battuta, ma solo per metterla sul ridere. I nostri sono ragazzi intelligenti e per quel poco che ho visto al Giro, quando hanno saputo che sarebbe venuto con noi, erano molto felici. Sono convinto che lo inseriranno molto bene. 

Pellizotti in ammiraglia e magari Caruso in corsa e nei ritiri saranno per Tiberi un’ottima guida
Pellizotti in ammiraglia e magari Caruso in corsa e nei ritiri saranno per Tiberi un’ottima guida
Come l’hai trovato al primo contatto?

La prima volta che l’ho chiamato, l’ho trovato un po’ formale. C’è da capirlo: hai 22 anni, entri a far parte di una squadra nuova e vieni chiamato dal direttore sportivo. Ma io ho cercato di parlargli da amico e non da direttore sportivo. Ho cercato di farmi sentire molto tranquillo e di fargli capire che il passato è passato

Da chi sarà seguito per la preparazione?

Da Michele Bartoli, che fa parte del nostro staff tecnico. Non viene alle corse perché è una sua scelta, però a tutti gli effetti è con noi. A gennaio è stato in ritiro con noi e nelle riunioni parla apertamente di tutto, dei programmi a tutto il resto. Antonio è con lui, come pure Landa. Sono convinto che il clima familiare che abbiamo costruito sarà perfetto per lui. La nostra è una squadra di amici, di ex corridori che si conoscono da una vita e di personale affiatato. Penso che Antonio si troverà bene e che abbiamo da dargli la serenità di cui ha bisogno.

EDITORIALE / Dietro quel gatto, un mondo da scoprire

06.03.2023
5 min
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E’ un argomento delicato. Così tanto delicato da risultare fastidioso e sperare di poterne stare alla larga, anche se tanti ci hanno chiesto come mai non abbiamo scritto ancora nulla sulla vicenda di Tiberi e il gatto. Una storia accaduta a giugno, conclusa a settembre e data alle cronache pochi giorni fa. La tempistica è insolita, ma c’è poco da commentare davanti a chi si compra un fucile, apre la finestra e spara ai cartelli ammazzando un malcapitato felino. Cambia poco che il gatto sia stato ucciso per errore. Una ragazzata? Sarebbe sbagliato chiuderla così.

E’ stato Federico Pedini Amati, Segretario di San Marino per il Turismo, a diffondere la notizia dello sparo (foto Facebook)
E’ stato Federico Pedini Amati, Segretario di San Marino per il Turismo, a diffondere la notizia dello sparo (foto Facebook)

Come a scuola

Antonio Tiberi è un bravo ragazzo e fra i suoi errori c’è stato anche quello di non aver avvisato la squadra ai tempi del fatto. Nei giorni scorsi tuttavia ne abbiamo sentite di tutti i colori. Il fatto merita condanna, questo è fuori discussione. Ma come accade in episodi che coinvolgono un personaggio pubblico, chiunque ne abbia scritto sui social ha impugnato la tastiera come la carabina, sparando sul ciclista.

Della vicenda è capitato di parlare diffusamente alla recente Strade Bianche e la storia di Tiberi e il gatto ha cambiato completamente prospettiva.

Da una parte c’è stato il richiamo all’obiettività. I colpi sono stati sparati dalla finestra di un appartamento e il gatto è morto. Dall’altra abbiamo ascoltato quelli che hanno rilevato la stranezza di una notizia resa pubblica ben oltre la sua conclusione.

Un po’ come quando si va a colloquio con gli insegnanti e si cerca di spostare l’attenzione dalla negligenza dello studente al ruolo del docente.

Quella manina di colore in risposta al tweet di José Been valse a Simmons una lunga sospensione (foto Daily Mail)
Quella manina di colore in risposta al tweet di José Been valse a Simmons una lunga sospensione

Il caso Simmons

Parlando con lo staff della Trek-Segafredo, che ha sospeso Tiberi fino a data da destinarsi, abbiamo cercato di cogliere le differenze rispetto al caso che portò alla sospensione di Quinn Simmons.

Correva il 2020 e il corridore americano, neoprofessionista dopo aver vinto il mondiale juniores ad Harrogate 2019, rispose al tweet di José Been. Nel post, la giornalista augurava al popolo americano che la presidenza Trump terminasse alla svelta. Il commento di Simmons fu l’emoji di una manina di colore che salutava.

«Mentre sosteniamo il diritto alla libertà di parola – scrisse il team in una nota – riterremo le persone responsabili delle loro parole e azioni. Purtroppo, Simmons ha rilasciato dichiarazioni online che riteniamo divisive, incendiarie e dannose per la squadra, il ciclismo professionistico, i suoi fan e il futuro positivo che speriamo di contribuire a creare per lo sport. In risposta, non correrà per Trek-Segafredo fino a nuovo avviso».

Simmons, come ora Tiberi, si scusò: «A coloro che hanno trovato razzista il colore dell’emoji, posso assicurare che non intendevo interpretarlo in quel modo. Vorrei scusarmi con tutti coloro che l’hanno trovato offensivo poiché mi oppongo fermamente al razzismo in qualsiasi forma».

La vicenda si è svolta nella Repubblica di San Marino, residenza di Tiberi e vari altri corridori
La vicenda si è svolta nella Repubblica di San Marino, residenza di Tiberi e vari altri corridori

Personaggio pubblico

Quel tweet fu dirompente, almeno dal punto di vista della proprietà americana del team. Diede risonanza mondiale a un fatto che altrimenti sarebbe rimasto negli Stati Uniti. Simmons aveva 19 anni, ma capì presto che essendo un personaggio pubblico, non gli era consentito alcun tipo di leggerezza.

Anche Tiberi è molto giovane, di anni ne ha 21, ma il caso che lo riguarda è universale. Il fatto che sia un personaggio pubblico ha reso il gesto ancora più grave, al pari di altri episodi successi in passato ad altri corridori. Il pizzico di Sagan al sedere della miss al Fiandre del 2013. La brutta gaffe di Keisse nel 2019 in Argentina, con una cameriera che lo denunciò per molestie. Per terminare alle accuse di razzismo all’indirizzo di Moscon. Gesti che provocarono multe, sospensioni e minacce di licenziamento.

Il lavoro e l’ozio

Si potrebbe allargare ulteriormente il discorso. Si va a vivere lontani da casa in residenze di comodo per avere delle agevolazioni. Succede però che terminato l’allenamento si viva da esiliati, sperimentando la noia. Questo almeno raccontano alcuni dei corridori residenti. Così magari l’idea di comprarsi un fucile (ancorché depotenziato) e provarlo può sembrare il modo per passare un po’ il tempo.

A volte stare vicini a questi ragazzini così forti e privilegiati comporta anche la responsabilità di educarli per il ruolo che ricoprono. E magari indirizzarli verso scelte che alcuni di loro – presi come sono a inseguire la prestazione, il peso e la perfezione atletica – non sono in grado di valutare. Ci sono atleti, ad esempio, che nel tempo libero hanno scelto di studiare e si sono laureati.

Il tiro al Tiberi che si è scatenato nei giorni scorsi è stato violento quanto il tiro di Tiberi al gatto. Antonio è una brava persona e viene da una bella famiglia, per cui starà maledicendo da giorni quel gesto sconsiderato. E’ indubbio che abbia imparato la lezione: sarebbe grave se si trincerasse dietro qualsiasi forma di vittimismo.

Non si sa cosa deciderà la Trek-Segafredo. Si ventila anche l’ipotesi del licenziamento, a fronte del quale ci sarebbero già un paio di squadre pronte a farsi sotto. Come si disse qualche giorno fa, il ciclismo non è per tutti. Essere professionisti al top non significa solo firmare dei bei contratti. Significa anche ricevere (e pretendere) da chi ti assiste la formazione necessaria per saperci stare dentro.

Come emergere in un team WorldTour? Sentite Zanini…

07.02.2023
4 min
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Le parole di Tiberi dall’Australia sembra abbiano dato una scossa al movimento italiano, reduce da una settimana ricca di squilli, da Milan a Ciccone, da Velasco a Consonni. E’ forse presto per dire se saremo più protagonisti in giro per il mondo di quanto sia avvenuto nella passata stagione, ma certamente al di là delle vittorie si vede una forte voglia di emergere, dai più giovani come dai più esperti. C’è voglia di protagonismo ed era questo che si chiedeva, ma come si mette in pratica in team WorldTour ricchissimi di talenti?

Tiberi ha messo in evidenza il tema dei giovani italiani alla ricerca di spazio nei team WorldTour
Tiberi ha messo in evidenza il tema dei giovani italiani alla ricerca di spazio nei team WorldTour

Il frosinate era stato chiaro: «Il ruolo devi guadagnartelo, ma questo non avviene solo in corsa. E’ un processo che dura tutto l’anno, bisogna darsi da fare anche in ritiro, pedalando ma anche fuori dalle corse. Bisogna far vedere di esserci, di avere quella fame necessaria per emergere. Bisogna guadagnarsi la fiducia degli altri, dirigenti come compagni di squadra, dimostrare sempre quel che si vale e soprattutto quel che si vuol fare».

Abbiamo chiesto a Stefano Zanini, diesse dell’Astana e capace da corridore di vincere Amstel, Parigi-Bruxelles e tappe al Giro e al Tour se le strade per il protagonismo sono davvero quelle.

«Bisogna saper miscelare atteggiamento propositivo e umiltà – dice – da parte di chi viene da squadre juniores e Development. Bisogna entrare in punta di piedi, ascoltare ciò che i diesse dicono, guadagnarsi poco a poco la fiducia sul campo. E’ fondamentale anche vivere le esperienze precedenti, nel team Devo in particolare, con lo spirito giusto, per emergere, ma anche per imparare».

Zanini ha avuto una carriera lunga 17 anni con 29 vittorie. Qui il trionfo all’Amstel del ’96
Zanini ha avuto una carriera lunga 17 anni con 29 vittorie. Qui il trionfo all’Amstel del ’96
Quanto conta il carattere per diventare leader?

E’ fondamentale, ma bisogna intendersi bene su che cosa intendiamo per carattere. La troppa esuberanza non va bene. Al pari della troppa timidezza. Bisogna saper ascoltare i più anziani e dall’altra parte saper trasmettere ai più giovani. Saper condividere i momenti cruciali, far capire a chi è nuovo come e quando muoversi. Si cresce lentamente pensando sempre al bene della squadra, lavorando magari perché vinca un altro del proprio team.

Era così anche ai tuoi tempi?

Certamente, è sempre stato così. C’è un punto che è focale: prima o poi l’occasione capita, se la cogli facendo ciò che la squadra dice, sali di livello e presto diventi una “punta”. Ti sei guadagnato la fiducia, gli altri sanno che se corrono per te, ci sono buone possibilità che si arrivi al risultato. E’ vero che poi ogni team ha le sue direttive, ma questo vale un po’ dappertutto.

Lorenzo Milesi, qui nella crono dei mondiali 2022. La Dsm conta su di lui, dopo averlo fatto passare dal team Devo
Lorenzo Milesi, qui nella crono dei mondiali 2022. La Dsm conta su di lui, dopo averlo fatto passare dal team Devo
Molti appassionati hanno però la sensazione che i team WorldTour tendano a privilegiare i corridori di casa…

Non credo ci sia questa tendenza, si guarda chi è più in forma, chi è davvero in grado di garantire il risultato. Poi dipende da tante cose: è chiaro che ad esempio da noi se vince Lutsenko ha un altro ritorno mediatico per gli sponsor, ma quel che conta è che qualcuno vinca, chiunque sia…

Tu sei partito gregario per poi vincere grandi corse. Il tuo esempio è valido ancora oggi?

Penso proprio di sì. Io ho iniziato che tiravo le volate ad Allocchio e Fontanelli – racconta Zanini – l’ho fatto per 4 anni, ma intanto cercavo spazio nelle fughe quando capitava l’occasione. Alla Gewiss ero sia candidato alla vittoria nelle corse che più mi si addicevano, sia ultimo uomo per le volate di Minali. Lo stesso dicasi alla Mapei, ed era una squadra con tanti campioni, ma anche allora l’occasione capitava sempre. Alla fine ho avuto una carriera lunga e devo dire piena di soddisfazioni.

Battistella è già stato protagonista in Spagna. Zanini conta molto sulla sua crescita
Battistella è già stato protagonista in Spagna. Zanini conta molto sulla sua crescita
Era più facile o più difficile allora?

Il principio di base non è cambiato, ci sono grandi campioni oggi come ce n’erano allora. E’ una ruota che gira, verrà di sicuro la gara che si metterà in un certo modo e dovrai farti trovare pronto, cogliere l’opportunità. Un buon leader è anche quello che si mette a disposizione per la squadra, lavorando perché vinca un compagno che magari alla vigilia aveva un altro ruolo. Il team funziona se tutti sono abbastanza duttili, se sanno fare squadra dentro e fuori dalla corsa. Il ciclismo in questo senso è un perfetto esempio di vita.