Dal nutrizionista al menu: come si fa? Sentiamo chef Sut

30.12.2021
6 min
Salva

Il cibo è il carburante che mettiamo nel nostro serbatoio per affrontare ogni sfida. I ciclisti sono arrivati a conoscere al meglio il proprio fisico riuscendo a ottimizzare tutti gli alimenti che assumono. Dietro a questo ci sono anni di esperienza e indicazioni preziose da parte dei biologi nutrizionisti dei team o privati. Tutti questi studi e accortezze vanno però tradotte e declinate nei menu. Il come viene fatto, ce lo spiega Mirko Sut, chef della nazionale e della Trek-Segafredo. Il cuoco di Portogruaro vanta un’esperienza decennale nell’ambito delle due ruote, ha servito piatti agli atleti azzurri, alla Cannondale, BMC, CCC e ora al team statunitense. 

Mirko Sut è stato lo chef della nazionale alle Olimpiadi di Tokyo 2020. In apertura con il quartetto azzurro
Mirko Sut è stato chef della nazionale a Tokyo 2020 In apertura con il quartetto
Quali sono le figure all’interno della squadra che si occupano dell’alimentazione?

In Trek abbiamo una nutrizionista, Stephanie Scheirlynck. Io ho fatto un master in nutrizione dello sport.

Come funziona il menu della tua squadra?

Per quanto riguarda i menu abbiamo stilato un programma per semplificare le cose e anche per dare una sorta di insegnamento per i corridori, in modo da non renderli dei robot che pesano le cose e basta. Diamo anche noi un’educazione alimentare e abbiamo fatto un programma a colori.

Che cosa significa?

I colori sono tre: verde, giallo e rosso. Tradotto vuol dire. Verde sono i giorni che precedono un grande Giro, quindi quando escono fanno pochi chilometri, una sgambata di un’ora e mezza. In questo caso si cerca di stare più bassi con i carboidrati. Poi abbiamo i giorni gialli, che sono quelli intermedi. Possono essere prima di una tappa di trasferimento piana di 150 chilometri.  Non particolarmente impegnativa sulla carta. Poi ci sono le giornate rosse che chiamiamo High Carb. Dove si cerca di caricare in funzione delle tappe più impegnative, l’assunzione di carboidrati

Ogni tappa ha un suo colore?

Si, anche se sono tutte cose che vengono poi condizionate dal meteo e dalla tattica della squadra. Se per esempio viene pianificato di mandare un corridore in fuga o se un corridore punta alla tale tappa, allora la strategia cambia. 

Nella foto con Liam Bertazzo (a sinistra) e Simone Consonni al mondiale di Roubaix
Nella foto con Liam Bertazzo (a sinistra) e Simone Consonni al mondiale di Roubaix
Quindi la strategia passa anche dal piatto?

Esatto. Se c’è una tappa piana dove c’è lo scalatore di turno, il suo obiettivo è stare in gruppo coperto e arrivare all’arrivo. Però ci può essere l’attaccante o il velocista. Allora la dieta si differenzia. Sulla carta è la stessa giornata, ma l’interpretazione è completamente diversa come lo è il menù per loro

Come vengono declinate le indicazioni della nutrizionista in un menu?

La nutrizionista ci dà delle indicazioni, dice per esempio che una giornata è rossa e quindi gli atleti devono mangiare “tanto”. Lei dà a me solo un’indicazione, per stilare il menu e cosa mettere abbiamo carta bianca. Ovvio, sappiamo che ci sono determinati alimenti da utilizzare. L’hamburger del fast food non lo vedrai mai nel menu.

Facci un esempio di una giornata rossa…

Tanta pasta, tanto riso e/o patate. Con pasta e riso gli atleti italiani vanno a nozze. Agli australiani piacciono di più le patate, dalle classiche alle dolci, in ogni forma. Una cosa bella e stimolante è che ci sono tante nazionalità diverse e tante abitudini diverse. Ci si può sbizzarrire.  Dall’italiano che non può rinunciare alla pasta, all’americano che preferisce il riso. Si cerca di assecondare tutti i gusti e farli sentire a proprio agio

Qui Sut in una pedalata al Giro d’Italia con Giulio Ciccone (a sinistra), Gianluca Brambilla e Jacopo Mosca
In una pedalata al Giro con (da sinistra) Ciccone, Brambilla e Mosca
Dal menu si riesce a distinguere la disciplina?

Si assolutamente. Più che dal menu, dalle quantità. Ovviamente uno scalatore che tendenzialmente non supera i 50/60 chili, ha un apporto calorico diverso rispetto a un Filippo Ganna che è quasi 80 chili. In base alla gara cambia anche l’apporto di fibre. Prima di una corsa di alta montagna cerchiamo di evitare le fibre e per quanto riguarda anche le crono cerchiamo di dare cibi alcalinizzanti

Che funzioni hanno fibre e cibi alcalinizzanti?

Le fibre rallentano la digestione e tendono a trattenere un po’ di acqua, quindi per certe situazioni non sono funzionali allo sforzo. I cibi alcalini servono prima di una tappa dura o una cronometro,  perché hanno proprietà antinfiammatorie, disintossicanti, antiossidanti ed energizzanti. Cerchiamo quindi di evitare la carne rossa e preferire la bianca. Per scempio il tacchino è più alcalinizzante rispetto al pollo. Oppure pesce bianco e branzino.

Cuoco anche di Filippo Ganna, campione del mondo su pista e a cronometro
Cuoco anche di Filippo Ganna, campione del mondo su pista e a cronometro
Ti capita di ricevere richieste particolari?

I più “fanatici” del cibo, sono gli italiani. Noi siamo abituati mangiare bene. Ma allo stesso tempo è più facile farli stare bene. In Trek per esempio, riesco a procurare della pasta artigianale italiana di ottima qualità. Uno spaghetto cotto giusto al dente con una bella salsa ben mantecata e l’atleta lo vedi felice. Per esempio a Stuyven piace mangiare bene e ne capisce, lui una pasta al dente l’apprezza. Mi è capitato di fargli un risotto allo zafferano al profumo di fava tonca ed è impazzito. Mi ha chiesto la ricetta. E’ innamorato per la cucina italiana. 

Giulio Ciccone cosa preferisce?

Grande spaghettata al pomodoro, ha una passione per l’aglio, olio e peperoncino, ma quella va dosata in base alla tappe del giorno dopo, soprattuto per la digestione e per fargli passare una notte tranquilla. 

Gli atleti non italiani invece?

Skujins è ghiotto di patate. A colazione pranzo o cena, lui le mangerebbe sempre. L’americano Quinn Simmons adora la pasta. Quella al pesto in particolare, oppure gli piace molto quando gli preparo la pasta al pesto di rucola e limone. 

Al fianco di Elisa Longo Borghini che tiene in mano il bronzo olimpico di Tokyo
Con Elisa Longo Borghini dopo il bronzo di Tokyo
Alcuni corridori hanno nutrizionisti personali, come ti rapporti con loro?

Soprattutto in nazionale è molto comune. Mi capita di sentirmi con il nutrizionista e seguire le indicazioni che mi dà in riferimento all’atleta. Per esempio se prima di una gara è abituato a mangiare in un certo modo. Si cerca sempre di non sconvolgere l’abitudine di un corridore. Se è solito gestirsi in un certo modo, quando si è a ridosso di un evento la peggior cosa che si può fare è cambiare un’abitudine. Sa come reagisce a quegli alimenti e quale sia la digestione. Diventa quasi un rito propiziatorio per molti

Lo chef deve quindi tradurre le indicazioni di nutrizionisti e atleti?

Il dialogo con loro è sempre aperto. Per gli atleti il mio obiettivo è dargli quello che vogliono e cercare di regalargli la gioia della tavola. Soprattutto in un grande Giro, dove hanno giornate lunghe e faticose. In quei casi la cena è un momento di relax. Si cerca di soddisfare il palato e farli stare bene. Conoscendo i corridori, dopo anni che ci passi insieme, sai cosa gli piace di più o di meno e cerchi di mutare il menu in base alle loro preferenze. 

Come si mangia d’inverno? Lo chiediamo a Iader Fabbri

28.12.2021
5 min
Salva

La preparazione invernale per il ciclista è una delle fasi più importanti della stagione. Si mettono le basi per gran parte della stagione, sia per chi ha obbiettivi nelle classiche del Nord, sia per chi vede i propri appuntamenti più avanti. I carichi di lavoro vanno supportati con il giusto piano alimentare per dare al fisico il corretto recupero e stress positivo. Dopo le lunghe stagioni che gli atleti hanno dovuto affrontare in questi ultimi anni pieni di appuntamenti, lo stacco invernale può portare a qualche sgarro di troppo.

Abbiamo chiesto a Iader Fabbri biologo nutrizionista e divulgatore scientifico, che lavora nel mondo del ciclismo da diversi anni, come prepara i suoi atleti a questa fase specifica. Tra i suoi assistiti spicca il nome di Filippo Baroncini (foto di apertura). Con altri invece il lavoro rimane dietro le quinte in funzione del fatto che molte squadre hanno una figura interna che ricopre questo ruolo e quindi sono gli atleti stessi ad appoggiarsi esternamente. Negli altri sport ha seguito atleti come Jorge Lorenzo, Michele Pirro, Fabrizio Ravanelli e squadre come la S.S. Lazio.

La fonte proteica deve essere sempre presente in ogni pasto
La fonte proteica deve essere sempre presente in ogni pasto
L’alimentazione cambia durante l’inverno?

Diciamo che a mio modo di vedere, no. La nutrizione di base in relazione al mio metodo, va mantenuta tutto l’anno. Quindi i miei concetti di base valgono sempre. Perché non adottando un sistema calorico, non ho problemi nel fare gestire particolari fasi piuttosto che altre. Proprio ieri ero al telefono con uno dei miei atleti, che mi ha detto: «Sto mangiando malissimo e sono disperato». In questa fase qua è un momento nel quale ci si può concedere anche qualcosa di più e non ci si deve disperare. 

Non si fanno “danni”?

Si ha ancora tempo per recuperare, siamo alla fine dell’anno. La stagione è stata particolarmente lunga, come anche l’anno scorso si è spostata tutta in avanti e i moltissimi appuntamenti hanno fatto sì che le interruzioni siano state praticamente assenti, quindi molti atleti hanno staccato davvero poco. 

Come si organizza questo periodo?

Nella fase invernale, a seconda dei carichi di lavoro. A seconda delle preparazioni che si decide di impostare in relazione ai propri obiettivi e alla fase della stagione si imposta il programma di gare. Una volta deciso si divide la stagione in fase di recupero e fase di carico. Questa se uno vuole partire abbastanza forte è una fase importante. Perché si fanno dei lavori di forza, e si inizia a fare dei lavori ovviamente di fondo, quindi la nutrizione vuole la sua parte.

Una porzione di verdure deve sempre essere presente prima di ogni pasto
Una porzione di verdure deve sempre essere presente prima di ogni pasto
Per i lavori specifici invece, c’è un adattamento del piano alimentare?

Sì, come può essere per la forza. Diciamo che di base la quota proteica diventa ancora più importante rispetto al resto dell’anno. I lavori di forza devono essere supportati da una buona sintesi proteica. Quindi in questa fase sarà importante durante la giornata dare uno stimolo legato alla sintesi proteica. Al nostro corpo serviranno mattoncini per creare questa processo ovvero la costruzione della massa muscolare. Le proteine sono importanti per formare dagli enzimi a tanti altri organelli cellulari, infatti non vanno viste solo in funzione dei muscoli. 

Le proteine quindi sono centrali in questa fase?

Esatto, una buona rotazione proteica è fondamentale. Quindi a colazione bisogna inserire una buona fonte proteica. Così come a pranzo e a cena. Ma sopratutto serve sfruttare anche gli spuntini, anche lì per creare una buona quantità proteica. Ci sono già molti miei atleti che in questa fase fanno la doppia seduta. Mattina bici e pomeriggio/sera palestra. Quando posso dare il mio consiglio, faccio collegare palestra e bici. Quindi partire con la forza e poi salire in sella per la fase di trasformazione

Che ruolo ha la testa in questi mesi off-season?

La testa in questa fase della stagione è importantissima. E passa anche attraverso l’alimentazione. Cioè riuscire a concedersi qualcosa per chi non deve partire subito forte. E’ importante perché gli dà la possibilità di portare avanti tutta la stagione in una maniera un po’ più tranquilla e di arrivare pronti con le giuste energie mentali ai momenti dove si deve tirare la corda.

Durante l’allenamento ci si può concedere qualche alimento jolly
Durante l’allenamento ci si può concedere qualche alimento jolly
Si mangia di più durante le uscite invernali?

Secondo me, si mangia uguale. Durante l’allenamento conviene sempre mangiare alla stessa maniera. Un accorgimento intelligente è assumere del cibo solido e lasciare i gel ai periodi estivi o durante le corse. In questa fase qui ci si può togliere anche qualche voglia durante l’allenamento. Se uno si mangia una brioche al bar per una breve sosta, non è nemmeno considerato un jolly perché durante l’attività l’insulina è bassa e quindi ci si può concedere qualcosina in più.

Quali sono gli accorgimenti per poter affrontare i pasti “sgarro”?

Possiamo sfruttare l’attività fisica per sfruttare le riserve di glicogeno. Quindi questa è una cosa che tutti i miei atleti hanno fatto. Prima di andare al pranzo di Natale, Capodanno o banalmente un’occasione particolare. E’ molto importante riuscire a sfruttare l’allenamento. Se io faccio allenamento e svuoto le riserve di glicogeno muscolare ed epatico, quindi facendo un allenamento di qualità, il dopo per me sarà più favorevole in funzione di un pasto jolly. Perché quel qualcosina in più che mi concedo non andrà ad inficiare su quelle che sono le riserve di grasso. Non aumenterò quelle riserve ma riuscirò a gestire meglio il pasto delle feste. Perché anche se dovessi aumentare il livello di glicemia, il mio corpo andrà a stoccare quell’eccesso di zuccheri in più, sotto forma di glicogeno nei muscoli e nel fegato e non in grasso.

Ciclocross e cronometro: così diversi, così simili

21.12.2021
6 min
Salva

Scodate con la bici, fango, spalle che si muovono e spinte violente, da una parte. Gesto fluido, posizione aerodinamica e totale armonia tra uomo e macchina, dall’altra. Ciclocross e cronometro a confronto, può sembrare un paradosso ma a quanto pare non lo è.

Le due discipline hanno molto in comune, a cominciare dalla tipologia di sforzo. E spesso in comune ci sono anche gli atleti. Come sempre, e ancora una volta, l’esempio si chiama Wout Van Aert.

Riscaldamento simile

Un’ora di sforzo o giù di lì, in entrambi i casi molto intenso, cross e crono hanno grosse analogie anche per quel che riguarda la preparazione e l’approccio. 

«Sono due sforzi molto simili – dice coach Pino Toni – un lavoro altamente specifico che soprattutto i crossisti fanno durante la gara. Le analogie partono già dal riscaldamento. Per entrambi normalmente questo dura 20′. La differenza maggiore è che chi fa cross si scalda su rullo libero.

«Così facendo non riesce a raggiungere determinate intensità. E infatti il riscaldamento del crossista è molto improntato sull’agilità. Poi c’è anche chi si scalda in maniera diversa e, oltre al rullo, ricorre ad esercizi di ginnastica tipo core zone, flessioni, balzi e persino corsa a piedi. Solo così questo riscaldamento diventa molto profondo».

«Nella crono invece si utilizza il ciclomulino o il rullo normale dove si possono raggiungere determinate potenze e cadenze. Al posto degli esercizi si fanno delle variazioni 30”-30”, un minuto a soglia… Si resta comunque nell’arco dei 20′, massimo 25′, altrimenti subentra la stanchezza».

Spesso i lavori massimali si fanno con l’aiuto del preparatore (foto Instagram)
Spesso i lavori massimali si fanno con l’aiuto del preparatore (foto Instagram)

Parola d’ordine fuorisoglia

Ma un atleta impegnato in queste due attività cosa deve curare principalmente durante i suoi allenamenti? Di certo non potranno essere gli stessi che esegue un “normale” stradista.

«La prima cosa che si cura – dice Toni – è la resistenza lattacida. Al di là che entrambi lavorano alle massime potenze, devono essere abituati a produrre e consumare l’acido lattico e questa caratteristica la alleni andando a tutta». 

Chi va forte nel cross dunque può andare forte a cronometro e viceversa. Anche se il cronoman potrebbe avere qualche difficoltà in più dettata dalla tecnica di guida richiesta dal cross stesso.

«Se è ben messo in posizione, e appunto possiede queste capacità atletiche, il crossista può andare forte anche a crono. Entrambi come abbiamo visto eseguono dei lavori anaerobici, dei lavori molto importanti da un punto di vista della forza massimale, specie il crossista. Per lui l’impegno muscolare è molto importante. Penso al salire e scendere dalla bici, che è davvero un lavoro esplosivo e dispendioso».

«Nella cronometro invece si è portati ad essere molto più economici nel gesto, subentra l’aerodinamica, si è più regolari. In questo caso in allenamento quando si parla di lavori massimali parliamo di intensità ma un po’ più lunghe, tipo 10′-15′ “a blocco”, magari intervallati».

Wout Van Aert è in grado di saltare dalla bici da cross a quella da crono in un batter d’occhio
Wout Van Aert è in grado di saltare dalla bici da cross a quella da crono in un batter d’occhio

Cross più dispendioso

«Il consumo energetico tra le due discipline si può tranquillamente paragonare – riprende Toni – Durante la gara, lo sforzo è abbastanza simile, forse il cross è anche un po’ più dispendioso, proprio per la questione del salire e scendere dalla bici, del correre a piedi, dei salti.

«Quanto è il consumo calorico? Difficile da dire, dipende molto dal soggetto, piuttosto parlerei della potenza media nel tempo, del lavoro insomma. E allora potrei dire che si potrebbe arrivare anche ai 2.000 chilojoule l’ora.

Ma quindi Van Aert va forte a crono perché è un crossista o va forte nel ciclocross perché è un cronoman?

«Van Aert va forte perché è tutto! Diciamo che lui è nato crossista e le capacità che possiede le ha sviluppate nel cross. Poi con il motore che si ritrova è diventato vincente anche a cronometro… e su strada. Mi verrebbe da dire che ha fatto lo sport giusto (cross, ndr) al momento giusto».

L’avocado contiene una buona dose lipidica e d’inverno va bene per il cross… se assunto a tempo debito
L’avocado contiene una buona dose lipidica e d’inverno va bene per il cross… se assunto a tempo debito

Alimentazione (quasi) identica

E da un punto di vista alimentare, energetico e metabolico che differenze ci sono nell’approcciare un cross e una crono? Di questo ne parliamo con Erica Lombardi, dietista dell’Astana. 

«Sono sforzi metabolici molto simili – spiega la Lombardi – Si va ad interessare il sistema glicolitico, cioè il consumo di zuccheri… Di certo non non è lo sforzo aerobico-lipidico delle 4-6 ore di sella.

«Come per la crono, anche nel ciclocross bisognerebbe ridurre l’apporto di fibre prima del via. Parlo di verdure, alimenti integrali… Che rallentano la digestione e l’assorbimento di zuccheri. Oggi si tende a demonizzare la glicemia alta, ma in certi casi non è un male. Non è un male prima di uno sforzo intenso e relativamente breve come crono e cross».

«Le differenze maggiori semmai sono relative al periodo in cui si disputano queste discipline. Solitamente il cross avviene con temperature più basse, visto che si fa di inverno. Pertanto direi che nel cross potrebbe esserci un leggero apporto lipidico in più.

«I grassi infatti aiutano al mantenimento della temperatura corporea. Per questo si potrebbe ingerire qualcosa di più “grasso”, ma senza appesantirsi, come un avocado o della crema di mandorle».

Anche d’inverno i sali minerali non andrebbero trascurati prima di un ciclocross
Anche d’inverno i sali minerali non andrebbero trascurati prima di un ciclocross

I 50′ prima del via

«Se per esempio si ha un ciclocross o una cronometro alle 13 – conclude la Lombardi – ipotizzo una colazione con del pane tostato, fette biscottate, dei savoiardi o biscotti secchi e della frutta disidratata. Se addirittura si fa colazione abbastanza presto anche un po’ di riso non ci sta male. Mentre eviterei il porridge.

«Ma soprattutto visto che sono due discipline che non prevedono grandi rifornimenti in corsa, sono molto importanti i 50′ prima del via. In quelle fasi va tenuta in particolare considerazione l’idratazione. Bisogna bere acqua a piccoli sorsi, magari anche con delle maltodestrine. Senza poi dimenticare i sali minerali. Noi pensiamo che questi servano solo d’estate e siano legati solo ad una questione d’idratazione. Sono importanti per le funzioni muscolari anche d’inverno.

«Chi non prende i sali potrebbe prendere un multivitaminico a colazione e poi bere solo acqua in questa fase che precede la partenza. Infine un gel 15′-20′ prima di partire non è male». 

Un sereno Natale senza sensi di colpa. Parola di Elisa Balsamo

20.12.2021
6 min
Salva

Siamo a un passo dalle festività di Natale e per molti ciclisti la preoccupazione d’ingrassare e la paura della bilancia iniziano a crescere. State tranquilli e seguite l’esempio della campionessa del mondo, Elisa Balsamo da noi intervistata. 

«Erica Lombardi, dietista che mi segue ormai da quattro anni, mi ha fatto capire che la regola d’oro è l’equilibrio e il buon senso. Ovviamente bisogna fare attenzione, ma non è un chilo in più in questo periodo che cambia il risultato della stagione».

Ma cosa significa mantenere l’equilibrio e il buon senso? Non bisogna rinunciare a tutto quello che prevede la tradizione in tavola, ma semplicemente accontentarsi di una porzione per portata a Natale e a Capodanno, evitando di strafogarsi col panettone e i dolciumi a colazione, pranzo e cena.

«Di solito cerco sempre di non esagerare – dice Elisa, che nella foto di apertura è con Davide Plebani alla festa per il suo mondiale dello scorso 26 novembre – per non sentirmi in colpa, evitando di alzarmi con la pancia che mi tira. Il giorno successivo comunque non cerco di smaltire pedalando di più, alla fine non succede niente se un giorno sgarri. A Natale mangerò panettone e farò il brindisi senza pensieri».

L’iridata Elisa Balsamo: per lei a Natale brindisi senza pensieri (foto ASO / F. Boukla)
L’iridata Elisa Balsamo: per lei a Natale brindisi senza pensieri (foto ASO / F. Boukla)

Occhio a digiuno…

Insomma, basterebbe avere buon senso e ascoltare il proprio corpo evitando quelle abbuffate che fanno male a chiunque e non solo ai ciclisti, e che spesso terminano con il ricorso a dei digestivi o a pratiche di digiuno tanto più errate. Il digiuno infatti andrebbe sempre evitato prima e dopo le cene festive.

Nel caso si digiuni prima, avremo più fame, quindi tenderemmo a mangiare ancora di più, anche perché ci potremmo sentire “autorizzati”. Se invece digiunassimo dopo il cenone, potremmo indurre un meccanismo di “cibo–punizione” o compensazione, alterando il nostro rapporto col cibo e aumentando la nostra predisposizione ai disturbi del comportamento alimentare.

«In realtà più che senso di colpa – continua l’iridata di Leuven – è che ora mi sento più motivata a seguire la dieta, quindi anche se ho voglia di sgarrare, sono motivata a seguire le linee guida che mi ha dato la dietista».

Un cenone e relativi “sgarri” non fanno male se sono casi isolati
Un cenone e relativi “sgarri” non fanno male se sono casi isolati

Tempo di cenoni

Un altro aspetto da non trascurare sono gli inviti a cena dagli amici e le classiche pizzate pre-natalizie che, dall’Immacolata all’Epifania, trasformano ogni giorno in quello dello sgarro. Elisa ci spiega che lei ha imparato a gestire anche questi pasti scegliendo delle soluzioni accettabili per la dieta.

«Per fortuna – dice la Balsamo – in tutti i posti in cui sono andata quest’inverno, ho incontrato una grande varietà, quindi una soluzione l’ho sempre trovata senza grandi difficoltà. Sono una ragazza che cerca molto di adattarsi, avere amici sportivi è sicuramente un vantaggio per mantenere la linea in questo periodo, ma alla fine anche nei ristoranti ci sono sempre delle buone soluzioni.

«Per quanto riguarda il bere invece, per me non è una grande rinuncia, durante le festività mi concedo un calice di vino, altrimenti preferisco spesso soluzioni analcoliche o succhi».

Elisa Balsamo spesso sopperisce la voglia di dolce con frutta esotica, a sua volta piuttosto dolce
Elisa Balsamo spesso sopperisce la voglia di dolce con frutta esotica, a sua volta piuttosto dolce

La dieta in inverno

Un aspetto da non trascurare se si vogliono raggiungere certi obiettivi e se non si vogliono fare sacrifici vani è che la dieta sia adattata non solo al soggetto ma anche alla tipologia e all’intensità dell’allenamento, e alla stagione. Elisa, con il supporto della dietista, sta imparando a riconoscere i segnali del suo corpo e riesce a valutare quando e cosa concedersi a seconda del periodo.

«La mia dieta è adattata ai periodi di allenamento e alle stagioni – spiega il nuovo acquisto della Trek-Segafredo – Per esempio in inverno quando l’obiettivo principale è il potenziamento, ho una maggiore quantità di proteine rispetto all’estate dove spesso sono presenti piatti unici completi. Erica mi ha anche insegnato a far attenzione ai segnali del mio corpo, come la voglia di dolce per esempio che, anche se non mi capita spesso, mi piace soddisfare con dei frutti esotici, che sono davvero gustosi».

A colazione la piemontese preferisce il porridge
A colazione la piemontese preferisce il porridge

Equilibrati anche a Natale

Le ferie natalizie corrispondono per tanti ad estenuanti pedalate al freddo, talvolta anche a digiuno con l’errato desiderio di compensare gli eccessi a tavola dei giorni precedenti. Niente di più sbagliato, il nostro corpo ha comunque bisogno di energia. Abbiamo così chiesto a Elisa di raccontarci come si alimenta nella giornata della “distanza”.

«A colazione mi piace molto il porridge d’avena fatto con latte di riso, perché il latte normale a volte non lo digerisco benissimo, e ci abbino un frutto, spesso la banana. Per l’allenamento invece mi piace variare: barrette ai cereali, paninetti fatti da me, frutta disidratata tipo albicocche o fichi e ovviamente acqua».

«Al rientro di solito pranzo, anche se sono le 15,30, con spaghetti di tutti i tipi, dai classici a quelli di kamut, integrali o di riso. Per secondo di solito fonti di proteine vegetali, l’hamburger vegetale ad esempio».

Infine bisogna pensare anche all’idratazione, perché spesso col freddo si sente meno la sete, oppure è difficile trovare fontane aperte per riempire la borraccia:

«Io credo di sentire sempre abbastanza l’esigenza di bere. Ho i miei soliti posti per un rapido “pit-stop”, ma per assicurarmi una buona idratazione in inverno, bevo le tisane. Le mie preferite sono quelle al limone e zenzero oppure ai frutti rossi».

L’equilibrio alimentare si deve trovare sin da giovani e per questo è importante anche l’educazione dei genitori
L’equilibrio alimentare si deve trovare sin da giovani e per questo è importante anche l’educazione dei genitori

Affidarsi agli esperti

Nelle interviste precedenti abbiamo affrontato tematiche importanti per la salute dei ciclisti, come i disturbi del comportamento alimentare, cercando di individuare una possibile via per il miglioramento del sistema. Abbiamo chiesto a Elisa, che nonostante sia già campionessa del mondo, è giovanissima, come ha vissuto questi primi delicati anni di professionismo.

«Io mi sono affidata alla dietista già al secondo anno da elite e ho avuto la fortuna di avere dei genitori molto attenti alla sana alimentazione – spiega la Balsamo – Inoltre sono determinata e non mi faccio condizionare facilmente dai commenti che la “vecchia scuola” penso abbia fatto a tutti i ciclisti sul peso, per questo non ho mai avuto problemi.

«Ho visto però vicino a me, non solo nel ciclismo, ragazze soffrire. È un problema troppo sottovalutato. Bisognerebbe insegnare nella categoria juniores a mangiare bene e sano. Nel professionismo ho notato che già oggi le squadre tendono a cercar sempre di più figure professionali per sostenere i propri atleti sia nella dieta che dal punto di vista della motivazione».

Visconti, la cronaca ora per ora dei giorni di Mondello

Giada Gambino
06.12.2021
4 min
Salva

Il sole e talvolta  qualche nuvola accompagnano gli allenamenti di Visconti che, come ormai usuale in questo periodo, si è ritirato per qualche giorno nella sua Palermo. E’ solo, in totale calma e relax. Le sue giornate iniziano e finiscono in una piccola e graziosa casetta nel cuore di Mondello, un perfetto “locus amoenus” per ritrovare se stessi e ricominciare con tanta grinta. Così Giovanni ci racconta la sua routine palermitana… 

Per Visconti due settimane in una casa di Mondello, concentrandosi soltanto sulla bici (foto Instagram)
Per Visconti due settimane in una casa di Mondello, concentrandosi soltanto sulla bici (foto Instagram)
A che ora ti svegli ?  

La sveglia è alle 8, faccio colazione e alle 9 sono già in sella

Cosa mangi la mattina? 

Faccio una buona colazione, mi sono comprato tutto quello che mi serve: uno yogurt proteico, cereali, qualche fetta biscottata integrale con miele o Philadelphia. E soprattutto un buon caffè… Quello non deve mancare mai! 

Appena esci in bici… 

Mi vedo con Fiorelli. Siamo una bella coppia (ride, ndr), mi trovo davvero bene e il tempo passa velocemente e in maniera piacevole quando ci alleniamo insieme. 

Si comincia con un test: da quest’anno Visconti collabora con Paolo Alberati (foto Filippo Fiorelli)
Si comincia con un test: da quest’anno Visconti collabora con Paolo Alberati (foto Filippo Fiorelli)
Come si strutturano gli allenamenti? 

In questo periodo in media faccio circa quattro ore al giorno, alternando due giorni di lavori e un giorno di scarico. Si fanno lavori di forza, medio, velocità e volate.

C’è qualcosa che porti con te durante gli allenamenti, che non può mancare mai? 

Quest’anno ho cambiato regime e non possono mancare barrette, gel, sali.  

Cosa hai cambiato esattamente? 

A differenza degli altri anni, mi alimento meglio in bici. Il cibo ormai è diventato un argomento importante nel ciclismo. Probabilmente negli ultimi anni mi sono logorato fisicamente sbagliando a non alimentarmi correttamente in allenamento con i carboidrati e gli zuccheri necessari. Magari pensavo di stare bene, di evitare questi cibi che, tendenzialmente, si pensa non facciano bene. Però se prima di arrivare a casa ti viene una crisi di zuccheri, stai male, ti senti senza forze e capisci che bisogna cambiare qualcosa.  

Con Fiorelli a Caccamo, paese con il castello (e il fantasma di Matteo Bonello) a circa 45 chilometri da Palermo
Con Fiorelli a Caccamo, paese con il castello (e il fantasma) a 45 chilometri da Palermo
Ti fermi mai per un caffè ? 

Qui in Sicilia è praticamente impossibile non fermarsi, ma non per un caffè! Entrando nei bar vieni catturato dai dolci tipici e dalla diversa rosticceria. Naturalmente cerco di evitare, ma quando fatico e me lo merito, cedo alla tentazione. 

A che ora rientri?

Per le 14,30. Appena arrivo prendo subito uno shaker proteico e mi faccio la pasta che è sempre il miglior alimento per recuperare. 

Fra cannoli e frutta martorana (a base di pasta di mandorle), la pasticceria siciliana è una dolce tentazione durante gli allenamenti
Fra cannoli e cassatine, la pasticceria siciliana è una dolce tentazione durante gli allenamenti
Come la cucini?

Pasta in bianco, semplice, ma la adoro.  

Quanto è importante l’assunzione delle proteine? 

Nella prima mezz’ora post allenamento è fondamentale per ricostruire il muscolo nel miglior modo.

Dopo pranzo? 

Mi riposo. Qui ho più relax rispetto che a casa su, in Toscana. Mi mancano i miei bimbi, ma essendo questo un vero e proprio ritiro, seppure in parte solitario, mi prendo tutto il tempo necessario per rilassarmi e fare massaggi quando possibile

Il 2021 di Visconti è stato un anno difficile per problemi di salute. C’è grande aria di riscatto
Il 2021 è stato un anno difficile. C’è grande aria di riscatto
La cena? 

Leggera, ho comprato pollo, insalata e acqua. Quando l’indomani devo affrontare una mattinata impegnativa, preferisco mangiare la pasta, per avere una bella scorta di carboidrati per l’indomani.  Dopo di che, nient’altro che relax: guardo un po’ la televisione, un po’ i social e verso mezzanotte vado a dormire. 

Cosa cambia rispetto a quando sei a casa tua? 

E’ un po’ diversa la routine! Spesso mi sveglio alle 6,45 per accompagnare i bambini a scuola, magari salto anche la colazione in quel momento e la faccio quando ritorno in modo da uscire alle 10 in bici, anche perché lì c’è molto freddo. Uscendo tardi in bici, molto spesso salto il pranzo e quindi integro solo con uno shaker proteico e dei carboidrati quando ritorno. Per il resto è tutto molto simile e cerco di dedicare del tempo ai miei figli.

Quando il focus diventa il peso e non la vittoria

01.12.2021
6 min
Salva

«L’atleta in generale, è sempre in perenne insicurezza. Convive con la paura di non raggiungere il peso e la forma fisica. E anche se li raggiunge, non si accontenta e cerca ancora di fare un sacrificio o uno sforzo in più».

Erica Lombardi, dietista di molte punte del ciclismo italiano, sia uomini che donne ed ex atleta mezzofondista, non fa alcuna distinzione tra l’attitudine dei ciclisti e degli atleti in genere, e si definisce particolarmente sensibile al problema dei disturbi del comportamento alimentare.

«Ovviamente nel ciclismo – continua Erica – in quanto sport di endurance, è più facile ritrovarsi in situazioni riconducibili ai disturbi del comportamento alimentare, ma credo che sia un problema ancor più sentito in sport suddivisi in categorie di peso o nella danza per esempio. Negli anni ho imparato a cogliere anche i primi campanelli d’allarme abbastanza facilmente, ascoltando l’atleta ed osservando piccoli dettagli come il suo comportamento a tavola, la sua postura ed altri tratti antropometrici».

Brajkovic ha ammesso i suoi problemi. I comportamenti anomali erano visibili, ma nessuno è intervenuto
Brajkovic ha ammesso i suoi problemi. I comportamenti anomali erano visibili, ma nessuno è intervenuto

Oltre il limite

La settimana scorsa, Slongo ci ha spiegato che spesso gli atleti giocano sul limite, rischiando di oltrepassarlo da un momento all’altro, ma cosa significa a livello alimentare e cosa succede effettivamente?

«L’atleta è sempre sotto esame – prosegue Lombardi – e vuole avere il controllo su tutto, ma a volte si estremizza con l’iper-controllo. Il cibo potrebbe non essere più una necessità ma qualcosa da reprimere. Il problema è che siamo programmati per reagire allo stress con dei meccanismi di sopravvivenza che in principio potrebbero non comportare un calo prestativo per cui sembrano confermare la nostra convinzione. Stimolati dagli apparenti aspetti positivi, continueremmo con queste condotte restrittive errate, finché si potrebbe arrivare a dare più importanza alla fisionomia e al peso piuttosto che alla prestazione. L’importante ed unico vero focus per l’atleta con questi disturbi è spesso apparire magro, non più vincere.

«A questo punto bisogna intervenire collaborando in equipe, con psicologo, medico e nutrizionista, per ripristinare i normali livelli ormonali nell’atleta, recuperare una buona costituzione e resistenza fisica e migliorare il rapporto col cibo e con la propria immagine.  Dal punto di vista alimentare, sono fasi molto delicate perché la reintroduzione degli alimenti se effettuata in tempi e modalità sbagliate, potrebbe causare la cosiddetta sindrome della rialimentazione, davvero pericolosa anche dal punto di vista clinico».

«Se dopo cinque ore di allenamento ti danno una mela o un frutto, capisci che qualcosa non va»: così Cimolai sulle cattive abitudini
«Se dopo cinque ore di allenamento ti danno una mela, qualcosa non va»: così Cimolai sulle cattive abitudini

Cattive abitudini

Non esiste però solamente il problema dell’anoressia, si può soffrire anche di bulimia con o senza compensazione, o di binge eating disorder, che comporta delle grosse abbuffate principalmente in solitudine e in poco tempo.

«Io non ho avuto una casistica così grande di disordini alimentari – spiega Erica – soprattutto tra i professionisti, ma tendono a svilupparsi in realtà più piccole e non solamente sotto forma di anoressia. E’ fastidioso e sconsigliabile allenarsi per ore con lo stomaco vuoto così come partire troppo pieni. Gli atleti a un certo punto non riescono più a resistere. Il controllo eccessivo è difficile da sopportare, così capita che magari durante l’allenamento si fermano al bar e mangiano con foga 6-8 brioches, oppure capita spesso che si svegliano di notte, quando predomina la parte inconscia sulla ragione e si “attaccano” al vasetto di cioccolata o marmellata piuttosto che al pacchetto di biscotti.

«Esistono comunque diverse sfumature di questi disturbi per cui spesso non si può parlare di disturbi cronici, ma al più di forme acute, magari volte al raggiungimento di un obiettivo. Sono sempre da evitare e prevenire, ma sicuramente meno preoccupanti.»

Ilaria Cusinato, atleta di punta del nuoto, nel 2020 ha ammesso di essere uscita finalmente dalla bulimia
Ilara Cusinato, atleta di punta del nuoto, nel 2020 ha ammesso di essere uscita dalla bulimia

Le circostanze e l’ambiente

Abbiamo visto che spesso è l’atleta a oltrepassare il limite, ma non bisogna sottovalutare anche l’influenza dell’ambiente a lui vicino.

«Le figure che si preoccupano di qualsiasi cosa – annota Erica – tra cui la nutrizione, potrebbero non riuscire a dare indicazioni specifiche e personalizzate, inoltre nella comunicazione potrebbero usare termini non appropriati influenzando l’approccio alla dieta e al peso dell’atleta. A volte basta, infatti, cambiare l’ordine delle parole, o solamente una parola, per ottenere una reazione diversa.  Oggi, ci sono sempre più team che cercano di creare uno staff completo e molto specializzato, anche al femminile, per cui ognuno si impegna a rispettare il proprio ruolo e quello degli altri collaboratori, evitando qualsiasi commento non affine alla propria materia. È così che si possono raggiungere grandi risultati».

Educazione fra i giovani

Erica negli ultimi anni ha collaborato anche in progetti educativi in squadre giovanili e sottolinea l’importanza della famiglia.

«L’educazione nelle squadre giovanili è senz’altro utile, ma dovrebbe coinvolgere anche la famiglia, perché spesso è la mamma che cucina e permette così al figlio di seguire una corretta dieta. Alcuni atleti subiscono eccessive pressioni dai genitori o dai direttori sportivi sul peso durante lo sviluppo. Altre volte l’errore potrebbe essere anche del nutrizionista. Per assecondare le richieste del paziente o per promettere risultati rapidi, potrebbe consigliare diete non perfettamente bilanciate, efficaci, ma pericolose se prolungate nel tempo. Trascurando così l’importanza di insegnare un vero e proprio stile di vita per tutelare la salute del giovane. Dobbiamo ricordarci sempre che l’atleta è comunque un paziente, e come tale, bisogna prima di tutto tutelarne la salute».

Affinché gli atleti giungano ben formati al professionismo è utile formarli negli juniores e anche in famiglia
Affinché gli atleti giungano ben formati al professionismo è utile formarli da juniores e in famiglia

Facciamo un passo in più

L’ottimismo di Erica lancia con speranza un ulteriore invito al miglioramento nella gestione delle categorie giovanili e dei ritiri in nazionale.

«Sempre più squadre cercano il supporto di nutrizionisti – conclude – anche nel femminile, dove effettivamente tende ad esserci più necessità di intervento in quanto c’è un maggior pericolo di interferire con il delicato e complesso equilibrio ormonale. Credo che l’ideale sia impostare un programma di educazione alimentare a livello giovanile che coinvolga anche la famiglia. E avere al seguito del team nazionale un nutrizionista già dai ritiri, perché è quello il momento in cui gli atleti sono più ricettivi e in cui si può provare a variare qualcosa per ottimizzare la dieta».

NEGLI ARTICOLI PRECEDENTI

«Giocando sul limite, nell’esasperazione del rapporto Watt/Kg»

Paladin: «Ora assaporo il cibo e non mi sento in colpa»

«La teoria italiana»: esperienza e consigli di Marta Bastianelli

Cecchini: all’estero senza pressioni e con il cuoco al seguito

Scandolara, per imparare a mangiare sono finita in Australia

Eccesso di magrezza: essere tirato è sempre un bene?

Interviene Dalia Muccioli: la testa vince sempre

Pedalando con il peso in testa, fra diete empiriche e falsi miti

Collagene, un modo efficace per favorire il recupero

25.11.2021
4 min
Salva

Si parla e si scrive di collagene, non solo in ambito estetico e come anti-aging, ma anche nello sport. Diversi studi documentano, come l’integrazione di questa molecola può essere d’aiuto nell’ambito sportivo. Il collagene è utile nella prevenzione, utile a contrastare i disturbi muscolari, ma anche quelli articolari dovuti ad attività fisiche intense. Approfondiamo l’argomento con il dottor Enrico Baggio.

In questo caso un pack monodose di collagene KeForma HydroFlex
In questo caso un pack monodose di collagene KeForma HydroFlex

L’integrazione di collagene, una buona abitudine

Una giusta integrazione e un’adeguata alimentazione, sono fondamentali per mantenere efficiente il comparto muscolare e favoriscono una sintesi di collagene, costante e di qualità.

Il collagene è il costituente principale del tessuto connettivo e svolge un’importante funzione strutturale a livello delle articolazioni e dei muscoli. In natura lo si ritrova nei prodotti di origine animale dai quali si ricava la classica gelatina, utilizzata in pasticceria e per scopi alimentari in genere. Un tessuto connettivo di ottima qualità deve essere una prerogativa per il ciclista (e per lo sportivo in genere) che desidera continuare ad allenarsi mantenendo la stessa performance nel tempo.  

Diminuiscono i tempi di recupero

Utilizzare integratori (di buona qualità) a base di collagene, è una pratica con effetti benefici nello sportivo. La sostanza contribuisce alla riduzione dei tempi di recupero e allevia i dolori muscolari in seguito ad esercizi intensi. Non di meno, con l’avanzare degli anni, la sintesi di collagene all’interno del corpo tende a diminuire. Una corretta integrazione può rallentare questo processo garantendo dei movimenti più fluidi ed efficienti anche nei ciclisti più anziani. Agisce in maniera positiva ed aiuta nelle fasi di recupero da un infortunio. Ad esempio contribuisce alla rapidità di ricostruzione dei tessuti di rimargino delle ferite.

L’usura delle articolazioni e la loro salvaguardia sono aspetti che gli atleti non trascurano
L’usura delle articolazioni e la loro salvaguardia sono aspetti che gli atleti non trascurano

Alcuni concetti pratici da considerare

  • Sebbene la gelatina contenga buone quantità di questa proteina, il collagene più digeribile (e quindi utile in ambito sportivo) è quello idrolizzato.
  • L’efficacia dell’integrazione dipende molto dal metodo di produzione e dal peso molecolare della proteina. Quando si parla di integratori è bene considerare che, non tutti gli integratori sortiscono gli stessi effetti. Per questo motivo si deve prestare attenzione alla scelta del prodotto più adeguato, per non incorrere in un semplice effetto placebo.
  • L’assunzione di collagene deve essere sempre accompagnata da adeguate dosi di vitamina C, indispensabile per promuoverne la sintesi. Salvo eccezioni, i prodotti presenti in commercio sono già addizionati di vitamina C o acido ascorbico ( leggere l’etichetta non guasta mai e dovrebbe essere un’abitudine).
  • L’integrazione separata dei soli aminoacidi che costituiscono il collagene (prolina, glicina, glutammina e idrossiprolina) non apporta gli stessi effetti benefici dell’assunzione della molecola intera idrolizzata.
  • L’assunzione di collagene porta ad un aumento di massa magra, determinabile tramite un’analisi della composizione corporea. Questa variazione però, è dovuta al tessuto extra cellulare e non deve essere confusa con l’aumento del muscolo.
  • In ottica di prevenzione dagli infortuni e diminuzione del dolore associato al tessuto muscolare, l’integrazione di collagene deve essere fatta tutti i giorni per una durata di almeno 3 mesi.
  • Per velocizzare il recupero muscolare: è consigliabile  assumere una dose singola di collagene, un’ora prima del training.
Un altro importante fattore da considerare, le indicazioni riportate sulla confezione
Un altro importante fattore da considerare, le indicazioni riportate sulla confezione

Stimolare una sintesi corretta è fondamentale

Il ciclista che vuole ottimizzare la qualità e la quantità del proprio collagene deve però prestare attenzione anche a quei fattori che ne ostacolano la sintesi e la rigenerazione, ovvero l’eccesso di zuccheri semplici, il fumo di sigaretta e  lo stress, l’inquinamento ambientale ed eventuali predisposizioni genetiche.

Dal punto di vista dell’alimentazione invece, l’attenzione ad alcuni micronutrienti può stimolare la sintesi fisiologica di questa importante proteina.

  • Vitamina C, ampiamente presente in agrumi, kiwi e peperoni dolci.
  • Prolina, inclusa nell’albume d’uovo, in funghi e latticini.
  • Glicina, abbondante in carne, pesce e legumi.
  • Rame, presente all’interno di lenticchie, cacao, anacardi, semi di girasole nonché crostacei.
  • Manganese, disponibile nel riso integrale, nelle mandorle e nelle nocciole.

Anche in questo caso possono tornare utili alcune ricette della tradizione: ad esempio il brodo di pesce e di pollo fatto in casa (includendo all’interno le ossa e la pelle dell’animale), il midollo di ossa e lo zampetto di maiale.

In ottica di prevenzione e mantenimento dell’efficienza muscolare/articolare, l’integrazione del collagene risulta quindi una valida alternativa. Ad oggi non ci sono prove certe di un possibile effetto ergogenico a carico della prestazione e che l’assunzione di questo integratore a scopo prettamente agonistico potrebbe non portare alcun effetto significativo.

Abbiamo preso ad esempio l’integratore di collagene HydfroFlex KeForma

«Giocando sul limite, nell’esasperazione del rapporto Watt/Kg»

20.11.2021
5 min
Salva

«Nella mia carriera di preparatore ho visto il ciclismo cambiare drasticamente. Si va sempre più all’esasperata ricerca del miglior rapporto Watt/Kg, che porta l’atleta ad essere maniacale. Sbagliare quando si è al limite è un attimo»

Abbiamo ascoltato le testimonianze di diversi professionisti e professioniste a proposito dei disturbi del comportamento alimentare e delle difficoltà che hanno dovuto superare al riguardo. Ora, iniziamo a vedere la problematica dal punto di vista della squadra con Paolo Slongo, preparatore di team professionisti, per anni al fianco di Nibali, nonché tecnico della nazionale femminile juniores nei primi anni del 2000 (in apertura Anna Zugno, iridata juniores nel 2002, fotografata ai mondiali di Varese) e attualmente preparatore della Trek-Segafredo

Dopo aver guidato la nazionale delle donne junior, Slongo è approdato al professionismo con la Liquigas
Dopo aver guidato le donne junior, Slongo è approdato al professionismo con la Liquigas

Pressioni crescenti o atleti più deboli?

Abbiamo visto diversi corridori scendere dalla bicicletta, chi per un periodo sabbatico, chi definitivamente, nonostante fossero ancora nel pieno della loro carriera. Considerati gli emergenti problemi con l’alimentazione, abbiamo chiesto a Paolo se trovasse a tutto ciò una possibile spiegazione. 

«Non credo che i corridori siano sottoposti a pressioni maggiori – dice – né ho avuto esperienze dirette con casi così gravi. Ma gli atleti ora raggiungono il top della forma per uno specifico appuntamento, quindi il livello delle gare si è alzato molto. Se un campione è all’80 per cento della condizione ottimale, non riesce più a vincere come 10 anni fa, quindi anche i dettagli fanno la differenza. I ciclisti lo sanno e per questo sono sempre più pignoli sul peso e negli allenamenti». 

L’evoluzione del ciclista

«Una volta si pedalava e si mangiava. Ora per limare ulteriormente peso, gli atleti fanno allenamenti mirati anche al dimagrimento e alla definizione della parte superiore del corpo, e questo influisce così sulla percentuale di grasso totale. Ho visto tante trasformazioni, quella di Wiggins ad esempio, che confermano l’importanza del peso in questo sport. Dal rapporto Watt/Kg non si scappa, la differenza tra i primi tre è spesso di 10 Watt, che in salita si traducono in circa un chilo, ma per la salute dell’atleta, non bisogna oltrepassare il limite».

Bisogna ricordare, tuttavia, che l’estrema ricerca della perfezione e il controllo maniacale del peso sono alcuni dei campanelli d’allarme proprio per i disturbi alimentari, che spesso sono nascosti e negati dagli atleti che ne soffrono. In casa Astana, Paolo ha lavorato con Aru e Brajkovic, che hanno raccontato di avere vissuto con l’ossessione del peso durante la loro carriera.

Janez Brajkovic ha raccontato di aver sofferto di pesanti disturbi alimentari
Janez Brajkovic ha raccontato di aver sofferto di pesanti disturbi alimentari

«Ho sempre collaborato col dottor Magni prima e con varie nutrizioniste successivamente, bilanciando le diete dei corridori a seconda dei periodi e degli obiettivi. Non ho mai percepito particolari disagi da parte dei miei atleti a riguardo. Nessuno esagerava negli allenamenti per compensare, né ha mai detto di subire determinate situazioni a tavola. Ricordo solo che durante un ritiro al Teide avevo mandato una mail al team per segnalare che il peso di Brajkovic era fin troppo basso. Lui è sempre stato un autodidatta, sia per gli allenamenti che per l’alimentazione, ma probabilmente il limite per la sua salute era già stato superato. In lui era scattato qualcosa per cui negava il problema e a quel punto è stato difficile aiutarlo».

Pressioni e commenti 

«Spesso è l’atleta che da solo si pone il problema del peso in modo ossessivo e, per ignoranza o cattiva informazione, gestisce male la sua dieta. Io ho lavorato sempre in equipe col dottore, cercando di analizzare le performance in modo più obiettivo possibile. Puoi dire a un atleta professionista che gli manca un chilo al peso forma con cui l’anno precedente ha vinto, sulla base dei dati reali e senza generare frustrazione. Invece è sbagliato pretendere che un atleta perda peso a prescindere dalle sue caratteristiche fisiche e dall’andamento storico del suo peso». 

Donne e fai da te

Dalla recente esperienza al fianco della Trek al Giro Rosa, Paolo ha notato con piacere che anche i team femminili ora si stanno affidando a figure sempre più professionali e le atlete, come i colleghi maschili, sono molto più attente al peso rispetto ad anni fa.

Soraya Paladin ha raccontato di recente in che modo sia cambiato il suo rapporto con il cibo
Soraya Paladin ha raccontato di recente in che modo sia cambiato il suo rapporto con il cibo

«Anche le donne sono più magre rispetto a una volta. Il problema credo esista, anche se non ho mai avuto esperienze dirette. Le donne sono più sensibili e psicologicamente subiscono di più questo esasperato controllo del peso. Inoltre c’è quella deformazione culturale per cui la donna deve essere per forza magra e longilinea. D’altra parte per essere competitiva devi adeguarti a come fanno le avversarie, ma restando alla soglia tra la salute e l’ottimizzazione della performance. Non si può sbagliare né essere approssimativi con il fai da te».

La soluzione

Infine la domanda d’obbligo, perché se c’è un problema bisogna cercare di risolverlo e non nasconderlo. Paolo ci ha offerto un punto di vista differente, forse meno focalizzato sull’oramai esasperato ciclismo giovanile, ma ugualmente valido e che dovrebbe far riflettere soprattutto i genitori.

«Sono realista – dice – e non si può chiedere ai team giovanili di impegnarsi ulteriormente fornendo anche la figura del nutrizionista. Per evitare la mala informazione, in particolare dal web, si dovrebbe agire a livello scolastico, perché l’educazione alimentare non serve solo agli atleti. Con la dieta si prevengono tante malattie, le cui cure impattano molto sulle tasche dello Stato. Iniziare da juniores con il nutrizionista ed il preparatore è ancor più esasperante. Bisogna ritornare a far divertire i ragazzi in bici e trattarli come professionisti solo quando lo diventano effettivamente».

NEGLI ARTICOLI PRECEDENTI

Paladin: «Ora assaporo il cibo e non mi sento in colpa»

«La teoria italiana»: esperienza e consigli di Marta Bastianelli

Cecchini: all’estero senza pressioni e con il cuoco al seguito

Scandolara, per imparare a mangiare sono finita in Australia

Eccesso di magrezza: essere tirato è sempre un bene?

Pedalando con il peso in testa, fra diete empiriche e falsi miti

Piano con gli spritz. Il fegato ha bisogno di disintossicarsi

19.11.2021
5 min
Salva

A ciascuno il suo peso, anche quello in eccesso che si mette su durante l’inverno, quando un po’ si mollano i freni e soprattutto si concede al corpo di respirare dopo un anno di sali, barrette e gel. Però c’è un però. Esiste una soglia oltre la quale i chili d’inverno diventano un problema? E soprattutto, i chili d’inverno sono tutti uguali? Banalizzandola al massimo, tre chili messi su a forza di spritz (foto giallozafferano.it in apertura) sono uguali a tre chili messi su mangiando pasta alla carbonara? Quali conseguenze hanno sugli organi dell’atleta, ad esempio sul fegato?

Lo abbiamo chiesto a Laura Martinelli, che in questi giorni sta ultimando il suo… insediamento come nutrizionista del Team Bike Exchange.

Nel 2021 Laura Martinelli ha lavorato per il Team Novo Nordisk, dal 2022 sarà alla Bike Exchange
Nel 2021 Laura Martinelli ha lavorato per il Team Novo Nordisk, dal 2022 sarà alla Bike Exchange

«I chili di troppo – dice andando subito al sodo – dipendono da dove arrivi e dove vuoi arrivare. Se ci si limita ad analizzare il periodo del riposo, si ha una visione incompleta. Si deve valutare il modo in cui è finita la stagione e quando e come si dovrà ripartire. Qualche chilo in più ci sta. Quando lascio i miei atleti dopo l’ultima corsa, dico loro che alla ripresa li voglio trovare con i valori sballati, in modo da avere il margine su cui lavorare».

Attenzione però, non si tratta di un invito alla sregolatezza: come ci spiegherà a breve, la vita di un atleta deve essere una continua progressione. Per cui quei valori sballati devono poggiare su una situazione di base che ogni anno deve essere migliore rispetto a quella dell’anno precedente.

Perché qualche chilo in più ci sta?

Perché devo riattivare il metabolismo. A stare tirati per sei mesi all’anno, il metabolismo rallenta e di conseguenza si tende a prendere peso più facilmente. Ci sono due fattori di cui tenere conto.

Quali?

Il primo è che se non ho continuità lavorativa, alla ripresa vado a confrontare le pliche rispetto all’anno precedente. Parlando di professionisti, mi aspetto che la composizione corporea sia comunque migliore. Durante la carriera deve esserci un miglioramento costante, se alla ripresa invece mi ritrovo con i valori dell’anno precedente, allora qualcosa non va.

Oltre alla plicometria la percentuale di grasso e la composizione corporea si possono misurare con l’impedenza bioelettrica
Oltre alla plicometria la percentuale di grasso e la composizione corporea si possono misurare con l’impedenza bioelettrica
Quindi puoi prendere peso, ma comunque in un quadro di progressione graduale?

Esattamente. Non si può certo tornare indietro. Mi prendono in giro, perché salutandoli dico loro: «Ci vediamo a dicembre, più forti e più felici!».

Si dice che un noto medico salutasse i suoi corridori dicendo di volerli ritrovare a dicembre con lo stesso peso di fine stagione.

Non so quanto ci sia di razionale dietro certi consigli. Chiaro che non devono lasciarsi andare, ma tenere lo stesso peso significa non permettere al corpo di ritrovare il suo equilibrio. Quando poi ci sarà da tirare il vero deficit calorico durante l’anno, potrebbe non rispondere come ci si aspetta.

C’è anche un secondo fattore?

Gli obiettivi di stagione. Chiaramente cambia se devi correre subito in Australia o se il primo obiettivo vero è il Giro d’Italia. Resta il fatto che la composizione corporea deve essere migliore dell’anno prima, ma possiamo gestire diversamente il rientro nel peso.

Staccare un po’ d’inverno è una necessità anche per il fegato dopo 11 mesi passando fra barrette, zuccheri e sali
Staccare un po’ d’inverno è una necessità anche per il fegato
Il metabolismo rallenta durante la stagione, ma anche con il passare degli anni. L’atleta più anziano faticherà più del giovane a perdere peso?

Con l’età non ci sono variazioni, perché di base siamo fatti di abitudini. E se fino a 36 anni ti sei attenuto alle stesse prassi e hai dei valori di un certo tipo, quindi se sei un corridore ben gestito, il corpo mantiene i suoi standard. Anzi, a volte ha dei vantaggi…

Su quale versante?

Con gli anni l’efficienza lipidica migliora (la quantità grassi consumati nell’unità di tempo per produrre energia, ndr). Tanto che se andate a guardare i risultati nelle gare di endurance, i tempi migliori li fanno i quarantenni. Ovviamente, tutto quello che si è detto finora è riferito ad atleti già formati e non ad atleti in via di sviluppo.

Quanto alla differenza fra chili da spritz e chili da carbonara?

Grazie alle analisi che facciamo, riusciamo a vedere in modo accurato da cosa sono composti quei tre chili di troppo. Di sicuro, se sono legati alla massa grassa, non vengono da un eccessivo consumo di verdure… (sorride, ndr). Se però parliamo di alcol e di consumo acuto, c’è da fare attenzione.

Attraverso l’analisi della composizione corporea, si può capire da dove provengano i chili di troppo
Attraverso l’analisi della composizione corporea, si può capire da dove provengano i chili di troppo
Perché?

Perché il fegato di un atleta non è abituato a gestirlo e può averne un impatto negativo. Il metabolismo dell’alcol è legato alla massa grassa e visto che sono mediamente soggetti magri, tengono meno. Perciò quando dico che possono “staccare” non contemplo il consumo di alcol, parlo di alimentazione. L’uso di alcol incide sul recupero del fegato, che invece durante il periodo di stacco ha bisogno di respirare dopo 11 mesi di supplementazione. E personalmente per disintossicarlo preferisco che stiano per un mese senza prendere niente.

Niente alcol?

ll bicchiere di vino ci sta, ma non troppo. Sono però abitudini che approfondisco con gli atleti nella fase del lavoro individuale, che richiedono tempo. Allo stesso modo, nel mese di stacco c’è bisogno di un ciclo di rigenerazione della flora batterica. Diciamolo chiaramente ai corridori e a chiunque faccia attività intensa: è un periodo prezioso, poi si ricomincerà con la supplementazione e bisogna essere pronti per sostenerla.