Tour de France 2025, Parigi, podio Campi Elisi, Jonas Vingegaard, Tadej Pogacar

Vingegaard fra la voglia di Giro e la prigione del Tour

07.11.2025
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Quello che ci ha raccontato Marta Cavalli l’ha confermato Jonas Vingegaard. La sua visione del ciclismo è certamente estrema: il solo modo per partecipare è poter vincere. Ma il danese, che ha vinto la Vuelta dopo essere arrivato secondo al Tour, ha ben spiegato a L’Equipe perché sia stato importante vincere in Spagna. Non tanto per la vittoria di un Grande Giro in sé, quanto per la sensazione di aver ripreso la traiettoria spezzata dall’incidente al Giro dei Paesi Baschi 2024. E anche in questo caso, non tanto per la gravità dell’infortunio, quanto per ciò che ha significato essersi dovuto fermare per dei mesi.

«Ritrovare la condizione ha richiesto tempo – ha spiegato il leader della Visma-Lease a Bike – rimettermi in sella, ma soprattutto tornare al livello a cui ero prima della caduta. Credo di averlo ritrovato. Da quello che vedo nei miei dati, sono in grado di generare la stessa potenza di prima. Ma anche il ciclismo si evolve, quindi in un certo senso per tornare ai livelli di prima c’è voluto un anno e mezzo, in cui invece avrei potuto lavorare per progredire. Prima della caduta ero in forte crescita, stavo progredendo molto velocemente, quindi spero di essere tornato su quella traiettoria. Bisognerà vedere se migliorerò ancora e farò assolutamente tutto il possibile perché ciò accada».

Il ciclismo dei primi è un treno che va veloce, un gruppo costantemente in fuga. Essere costretto a scenderne significa aspettare il gruppo successivo, che va più piano. E per rientrare su quelli di testa c’è da fare una fatica non comune. Chi ci riesce torna a brillare, gli altri devono rassegnarsi. Per una semplice frattura dello scafoide, nel 2023 Pogacar perse il Tour de France. Non sono scuse, sono le regole del ciclismo che non aspetta.

Tour de France 2023, Morzine, Jonas Vingegaard, TAdej Pogacar
Il Tour de France 2023 vide Pogacar soccombere agli attacchi di Vingegaard, in salita e anche a crono
Il Tour de France 2023 vide Pogacar soccombere agli attacchi di Vingegaard, in salita e anche a crono

Il sogno del Giro

Che cosa ci sarà nel 2026 di Vingegaard? Il Tour resta lo snodo centrale e decisivo. Al contempo la vittoria della Vuelta ha fatto capire al danese e alla sua squadra che sia saggio monetizzare il lavoro portando a casa quel che Pogacar non ha in animo di raggiungere. Forse non è stato per caso che ai campionati europei Vingegaard abbia ammesso che gli piacerebbe cimentarsi nelle classiche e ha messo per la prima volta sul tavolo l’ipotesi del Giro d’Italia.

«Il 2025 – ha spiegato – è stato un’annata piuttosto buona. Non la migliore che abbia mai avuto, penso che il 2023 sia stato di gran lunga migliore. Ma arrivare secondo al Tour de France e vincere la Vuelta non è una brutta stagione. Il mio obiettivo era vincere in Francia, quindi da quel punto di vista non è andata bene. Alla fine potrei darmi un sette in pagella, forse un otto. Il ciclismo esiste anche oltre il Tour de France, anche se resta la gara più importante. Mi sono divertito anche nelle corse di una settimana (Vingegaard ha vinto la Volta ao Algarve ed è arrivato secondo al Delfinato, ndr). Ma non posso dimenticare di essere caduto alla Parigi-Nizza e quella commozione cerebrale mi ha messo fuori gioco e ha condizionato il seguito della primavera. Non abbiamo ancora definito il piano con la squadra, certo ho le mie idee e i miei desideri. Il Tour è così importante che sicuramente farà parte del calendario, vedremo se anche il Giro potrà essere incluso. Sarebbe fantastico. Vincere tutti e tre i Grandi Giri è il sogno di ogni ciclista. Quindi è qualcosa di molto importante, sarei molto felice di andare al Giro».

Vuelta Espana 2025, Bola del MUndo, Jonas Vingegaard, Matteo Jorgenson
Il successo alla Bola del Mondo ha incorniciato la Vuelta di Vingegaard: a Madrid l’inomani non si sarebbe corso
Vuelta Espana 2025, Bola del Mundo, Jonas Vingegaard, Matteo Jorgenson
Il successo alla Bola del Mundo ha incorniciato la Vuelta di Vingegaard: a Madrid l’inomani non si sarebbe corso

Il Tour non si molla

Il Tour non si molla: impossibile immaginare che il danese decida di saltarlo finché sarà uno dei pochi pretendenti credibili. Perché dovrebbe farlo? Con Pogacar è il solo a poter scavare un baratro rispetto alla concorrenza e non è detto che lo sloveno sia sempre inattaccabile. Un’intervista di Wellens pochi giorni fa ha rivelato che il campione del mondo abbia corso l’ultima Grande Boucle con forti dolori a un ginocchio e in squadra si sia anche temuto che potesse ritirarsi. Vingegaard era lì e sarebbe ancora lì per approfittare di ogni cedimento, indotto grazie ai suoi attacchi o dettato dalle circostanze.

«Salterei il Tour – ha spiegato – solo se capissi di non poter lottare per la vittoria. Penso che il Tour sia così importante che le squadre che abbiano un pretendente alla vittoria vogliono portarlo. Questo vale per me e immagino anche per Tadej. Anche se non volessimo andarci, penso che dovremmo comunque accettarlo. Questo non significa che non mi piaccia, intendiamoci, perché il Tour è qualcosa di immenso che ha il suo fascino. E’ molto più grande della Vuelta, non posso parlare del Giro. In Francia, arrivi sul podio per firmare e ci sono trenta giornalisti che vogliono chiederti qualcosa. Alla Vuelta, scendevo dal palco e pensavo: “Ce ne sono solo due, così mi piace”. E’ questo che rende il Tour così faticoso. I media, il protocollo, i trasferimenti, ma è anche ciò che lo rende speciale. Lo capisci solo quando ci sei dentro».

Campionati europei Drome et Ardeche, Jonas Vingegaard, Tadej Pogacar
Non capita spesso di vedere Vingegaard e Pogacar contrapposti fuori dal Tour: qui sono agli europei
Campionati europei Drome et Ardeche, Jonas Vingegaard, Tadej Pogacar
Non capita spesso di vedere Vingegaard e Pogacar contrapposti fuori dal Tour: qui sono agli europei

In questo incastro maniacale di ritiri e corse, Vingegaard ammette che farebbe fatica a programmare la Liegi, che pure gli piace, perché in quel periodo solitamente si trova in altura. Allo stesso modo, pur ammettendo il fascino del mondiale di Montreal, dice che se dovesse fare la Vuelta troverebbe difficile prevedere il viaggio in Canada. Una visione a scomparti ben divisi. C’è davvero posto per il Giro d’Italia nel suo calendario?

Filippo Agostinacchio, EF Education-EasyPost-Oalty, Liguria, novembre 2025

Filippo Agostinacchio: il WorldTour rimandato di un anno

07.11.2025
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Sulle strade della Liguria, Filippo Agostinacchio è già tornato a pedalare in vista della stagione di ciclocross. Una settimana di allenamenti passata a sfruttare il clima favorevole della costa, con un sole ancora caldo sopra la testa (nella foto di apertura durante un allenamento). 

«Ho iniziato a far girare le gambe e prepararmi per la stagione invernale – racconta il più grande dei due fratelli – sono venuto qui in Liguria insieme a un amico. Abbiamo affittato un appartamento e ci stiamo allenando lontani dal freddo di Aosta».

Filippo Agostinacchio, EF Education-EasyPost-Oalty, Liguria, novembre 2025
Filippo Agostinacchio durante uno dei primi allenamenti in maglia EF Education-EasyPost-Oalty
Filippo Agostinacchio, EF Education-EasyPost-Oalty, Liguria, novembre 2025
Filippo Agostinacchio durante uno dei primi allenamenti in maglia EF Education-EasyPost-Oalty

Il cross

Una ripresa che lo ha già visto indossare la maglia della EF Education-EasyPost-Oatly con la quale correrà nella stagione del ciclocross. Il valdostano è alla ricerca della condizione, l’esordio nel fuoristrada non è lontano e c’è da lavorare

«La ripresa degli allenamenti sta andando bene, a livello metabolico – racconta – mentre sotto l’aspetto fisico ho un problemino al ginocchio da sistemare. Nulla di grave, è un edema osseo al terzo distale del femore che mi causa un leggero fastidio. Si tratta di un problema che arriva a causa di diversi microtraumi. In bici riesco ad andare e allenarmi senza problemi, per il momento ho interrotto palestra e corsa. Metabolicamente posso lavorare e arrivare in condizione alle prime gare di ciclocross, dovrei iniziare il 7 dicembre in Sardegna».

Il 2025 per Filippo Agostinacchio è stato l’anno della consacrazione tra gli U23: qui nella vittoria di tappa al Giro Next Gen (foto La Presse)
Il 2025 per Filippo Agostinacchio è stato l’anno della consacrazione tra gli U23: qui nella vittoria di tappa al Giro Next Gen (foto La Presse)
Ti stai già allenando con la nuova divisa…

E’ quella del team di ciclocross, ha la stessa grafica di quella WorldTour. Posso indossarla per via dell’accordo “tre parti” dell’UCI, il prevede che su strada continuerò a correre con la squadra di provenienza, e per il ciclocross correrò con la EF Education-EasyPost-Oalty. 

L’anno prossimo non correrai più con la Biesse-Carrera-Premac?

In realtà qui arriva la novità, in realtà nel 2026 su strada correrò ancora con loro. Alla fine per me non si è liberato il posto nella formazione WorldTour. A causa di certe dinamiche interne al team non si è trovato il modo di farmi passare con la EF Education-EasyPost.

Nonostante gli ottimi risultati per Agostinacchio, a causa di sfortunate coincidenze, non si sono aperte le porte del WorldTour
Nonostante gli ottimi risultati per Agostinacchio, a causa di sfortunate coincidenze, non si sono aperte le porte del WorldTour
Come mai?

Perché secondo gli accordi iniziali, presi a maggio, dovevo passare nel devo team, poi la mia stagione è decollata e mi hanno detto che avrebbero preferito farmi entrare nel WorldTour. In squadra si sarebbero liberati tre posti, ma altri atleti avevano già firmato a maggio per subentrare. Dovevano uscire altri corridori ma così non è stato (Carapaz doveva essere uno di quelli, ma dopo tante voci di mercato dovrebbe proseguire con la EF Education-EasyPost, ndr). Io dovrei entrare in squadra nel 2026 come stagista e passare ufficialmente nel 2027.

Dopo una stagione dove sei andato davvero forte che effetto fa non passare professionista?

Diciamo che era l’anno sfortunato per raccogliere così tanti risultati, molte squadre cambiano licenza, visto che è finito il triennio, altre si uniscono. D’altro canto la EF Education era l’unico team che mi avrebbe fatto correre nel cross. Infatti hanno comunque messo in piedi una formazione per me e mio fratello, quindi credo in questo progetto. 

Marco Milesi e la Biesse, una volta saputo che Agostinachio non sarebbe passato pro’ lo hanno accolto per un altro anno
Marco Milesi e la Biesse, una volta saputo che Agostinachio non sarebbe passato pro’ lo hanno accolto per un altro anno
Che inverno sarà?

Se avessi saputo prima quella che poi è stata la decisione finale, avrei gestito diversamente gli ultimi mesi su strada e avrei prolungato la stagione del ciclocross. A settembre avevamo deciso insieme alla EF Education di fare due mesi intensi, poi staccare e ripartire a dicembre. Alla fine il mio calendario con la formazione di ciclocross prevederà quindici gare. Dopo l’esordio in Sardegna partirò insieme a mio fratello per il Belgio e staremo lì tre settimane per correre. Saremo in un appartamento insieme a un massaggiatore e con nostro padre come accompagnatore e diesse. 

Nel 2026 sarai elite, hai già parlato con la Biesse del calendario?

Devo ringraziarli perché appena hanno saputo della situazione, si sono messi a disposizione e mi hanno tenuto con loro. Dovremo decidere bene quali gare fare e come gestirmi, anche perché sanno che poi ad agosto dovrei andare a fare lo stagista con la EF Education-EasyPost. 

Da sinistra: Mattia Agostinacchio, Filippo Agostinacchio, EF Education-EasyPost-Oalty, ciclocross, novembre 2025
I due fratelli Agostinacchio avranno modo di correre insieme nel cross, su strada ci sarà da attendere ancora un altro anno
Da sinistra: Mattia Agostinacchio, Filippo Agostinacchio, EF Education-EasyPost-Oalty, ciclocross, novembre 2025
I due fratelli Agostinacchio avranno modo di correre insieme nel cross, su strada ci sarà da attendere ancora un altro anno
Pensi di poter vivere il 2026 su strada in maniera più tranquilla?

Di tranquillo nella mia carriera non c’è stato praticamente nulla (dice con una risata, ndr). Ho parlato con il mio procuratore e sono in contatto con Vaughters che è il general manager, quindi sono abbastanza tranquillo. Spero non ci siano problemi e di aver modo di fare le cose al meglio, a partire da questo inverno con il ciclocross.

Avrai comunque modo di stare vicino a tuo fratello?

Assolutamente, per un paio di giorni sono ancora il suo preparatore (dice ancora ridendo, ndr). Poi avrò modo di stargli vicino e aiutarlo in questo primo anno di WorldTour.

Gasparotto cambia e torna a un antico amore

Gasparotto cambia e torna a un antico amore

07.11.2025
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Chiusa la sua esperienza alla Red Bull, Enrico Gasparotto approda alla Bahrain Victorious e per lui è quasi un ritorno alle origini. Nel team arabo ha infatti vissuto due stagioni da corridore, nel 2017 e l’anno successivo, quand’era quasi agli sgoccioli della sua fruttuosa carriera da corridore. L’ambiente giusto per ripartire dopo un’esperienza nel team tedesco durata un quadriennio nel quale ha imparato molto, ma sa che ora si riparte su nuove basi.

Il quarantatreenne di Sacile, appena chiusa la carriera di corridore è sempre rimasto nel ciclismo
Il quarantatreenne di Sacile, appena chiusa la carriera di corridore è sempre rimasto nel ciclismo
Il quarantatreenne di Sacile, appena chiusa la carriera di corridore è sempre rimasto nel ciclismo
Il quarantatreenne di Sacile, appena chiusa la carriera di corridore è sempre rimasto nel ciclismo

Tornare a casa dopo 7 anni non è mai semplice. L’Odissea di Ulisse insegna che le cose cambiano nel frattempo: «Molta strada la Bahrain ha fatto da quell’epoca. E anche molte persone nuove sono arrivate all’interno del team. Conosco il management, conosco Milan Erzen perché c’era già, conosco Vladimir Miholjevic perché abbiamo anche corso assieme in Liquigas come con Pellizotti. O con Bozic per esempio, parlando di direttori sportivi, però il resto dello staff per me è tutto nuovo, ma è anche bello ogni tanto vedere facce nuove e cambiare ambienti per avere nuovi stimoli».

Tu hai militato con loro nel 2017 e 2018, che anni furono quelli per te lì?

Intanto porto con me i ricordi di aver fatto parte del Giro d’Italia dove Nibali colse il podio nel 2017. Era il primo podio in un grande giro perché era il primo che facevamo come team Bahrain e con lo Squalo cogliere quel risultato è stata una grande soddisfazione. Poi ho partecipato a diverse gare con Colbrelli, che ho aiutato a cogliere i suoi primi successi. Quando è esploso con vittorie importanti, io non c’ero più, ma sono contento di averlo visto sbocciare. All’epoca era la prima esperienza post Bardiani, nel WorldTour ed ero affiancato a lui in diverse gare, quindi sono stato partecipe dei suoi successi e abbiamo iniziato una grande amicizia ancora viva. E a tal proposito c’è qualcosa che vorrei chiarire…

Gasparotto ha chiuso un quadriennio nella Red Bull Bora Hansgrohe partecipando alla sua evoluzione
Gasparotto ha chiuso un quadriennio nella Red Bull Bora Hansgrohe partecipando alla sua evoluzione
Gasparotto ha chiuso un quadriennio nella Red Bull Bora Hansgrohe partecipando alla sua evoluzione
Gasparotto ha chiuso un quadriennio nella Red Bull Bora Hansgrohe partecipando alla sua evoluzione
Riguarda il vostro passaggio di consegne?

Non è stato tale. Leggere che sono il rimpiazzo di Sonny mi è dispiaciuto, sono due cose completamente disgiunte. Io con Sonny mi sento quasi quotidianamente, siamo amici veri, è come mettere zizzania fra noi e non è giusto. Ho bellissimi ricordi con lui e questo è quello che voglio portarmi con me in Bahrain.

Come risultati che cosa ricordi?

Innanzitutto che nel 2018 feci terzo all’Amstel in maglia Bahrain, il mio il mio ultimo podio in quella che per me era come una seconda casa. Poi sesto alla Liegi. La fine della carriera si avvicinava (si sarebbe ritirato due anni dopo, ndr) ma ero ancora competitivo ad alti livelli.

Alla Bahrain Gasparotto ha corso due anni, vincendo l'Amstel Gold Race nel 2018
Alla Bahrain Gasparotto ha corso due anni, vincendo l’Amstel Gold Race nel 2018
Alla Bahrain Gasparotto ha corso due anni, vincendo l'Amstel Gold Race nel 2018
Alla Bahrain Gasparotto ha corso due anni, vincendo l’Amstel Gold Race nel 2018
Quei due anni hanno avuto un influsso nel tuo futuro, nel fatto che sei diventato un direttore sportivo di grande successo?

Hanno contribuito, certamente. Quasi tutta la mia carriera è stata nel WorldTour, tranne un anno in Barloworld dove ho vinto tanto, ho fatto risultati importanti e poi due anni alla Wanty dove ho rivinto l’Amstel. Ma quando arrivai alla Bahrain fu uno “step back” nel WorldTour e credo che questo processo di riuscire a rivincere gare importanti con squadre piccole e poi portare questa esperienza nel WorldTour di nuovo e chiudere la mia carriera, questo sì, mi ha aiutato molto nella mia carriera da direttore sportivo.

In quale maniera?

Nell’ultima fase di carriera sono stato affiancato a corridori giovani, Sonny in Bahrain e il compianto Gino Mader in Dimension Data, per cercare di aiutarli a crescere e a capire quello che poi il World Tour significa e le squadre importanti richiedono come impegno. I ragazzi giovani devono anche imparare un po’ a gestire poi quello che è l’approccio della stampa, che all’epoca era molto diverso rispetto ad oggi perché l’influenza dei social media era inferiore, anche se parliamo di 7-8 anni fa.

Enrico insieme a Kreuziger in un'Amstel. Oggi i due sono colleghi nello stesso team
Enrico insieme a Kreuziger in un’Amstel. Oggi i due sono colleghi nello stesso team
Enrico insieme a Kreuziger in un'Amstel. Oggi i due sono colleghi nello stesso team
Enrico insieme a Kreuziger in un’Amstel. Oggi i due sono colleghi nello stesso team
Nella Bahrain c’è una forte componente slovena, non solo per il fatto che c’è Milan Erzen ai vertici. Era già così quando tu ci correvi?

Quando Bahrain ha iniziato nel WorldTour si è appoggiata al gruppo Nibali e quindi c’era un entourage italiano, molto più staff italiano. Oggi il baricentro è spostato in Slovenia, ho avuto occasione di visitare il loro magazzino a Novo Mesto. Hanno molte più persone dello staff slovene, ma credo che ci sia molta più internazionalità rispetto a prima. Abbiamo fatto un performance meeting con i vari direttori sportivi, allenatori, dottori, nutrizionisti e in realtà su 30 persone c’erano 16 nazionalità diverse…

Come la Red Bull?

Su quella strada, ma la Red Bull secondo me ha veramente un’incidenza internazionale a tutti i livelli soprattutto da quando la Red Bull stessa è entrata come proprietario e co-owner del team. C’è un’internazionalità incredibile e per questo secondo me il Bahrain sta andando in quella direzione lì. Poi i paragoni sono sempre difficili da fare perché i budget sono diversi nel team.

Insieme a Nibali e Colbrelli. In quegli anni la Bahrain aveva una forte impronta italiana
Insieme a Nibali e Colbrelli. In quegli anni la Bahrain aveva una forte impronta italiana
Insieme a Nibali. In quegli anni la Bahrain aveva una forte impronta italiana
Insieme a Nibali. In quegli anni la Bahrain aveva una forte impronta italiana
Che idea ti sei fatto come primo approccio?

L’età media è relativamente bassa. C’è un grande numero di giovani, promettenti e quindi faremo il primo ritiro a dicembre e avrò tempo di incontrarli, conoscerli, inquadrarli. Per questo prevedo che farò entrambi i team camp che ci saranno a dicembre e gennaio appunto per trascorrere tempo insieme e capire quel che ci sarà da fare.

red Bull Bora

Ricerca del limite: cosa troverà Remco alla Red Bull-Bora?

07.11.2025
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Qualche tempo fa, durante una conferenza stampa, Ralph Denk, patron della Red Bull-Bora, aveva parlato della svolta che sta interessando la sua squadra. Un investimento record di 50 milioni di euro, nuovi ingressi e una struttura sempre più multidisciplinare per limare i famosi marginal gains e alzare ulteriormente l’asticella. A tutto ciò si è aggiunto l’arrivo di Remco Evenepoel, insieme ad alcune persone a lui vicine, come Matteo Cattaneo e il direttore sportivo Sven Vanthourenhout.

Remco Evenepoel (classe 2000) approderà alla Red Bull. Un progetto di grandi ambizioni che ruota attorno a lui. Saprà supportare la pressione?
Remco Evenepoel (classe 2000) approderà alla Red Bull. Un progetto di grandi ambizioni che ruota attorno a lui. Saprà supportare la pressione?

A capo dei vari settori operano figure di spicco come Dan Bigham per l’aerodinamica, Asker Jeukendrup per l’alimentazione, Peter Kloppel per il mental coaching e Dan Lorang per la performance, in particolare per l’endurance. Tutti nomi di altissimo livello: Bigham contribuì allo sviluppo aerodinamico della Ineos Grenadiers e fu lui stesso a stabilire il record dell’Ora, poi battuto da Filippo Ganna, che sfruttò proprio quegli studi. Klöppel ha lavorato con Max Verstappen in Formula 1.

Per capire meglio come funziona questa macchina perfetta, abbiamo parlato con Matteo Sobrero, in procinto di passare dalla Red Bull Bora, appunto, alla Lidl-Trek. E’ lui a raccontarci il metodo Red Bull-Bora e cosa potrà trovare Evenepoel in questo nuovo ambiente. In fin dei conti, quando il belga ha avuto le maggiori pressioni, non sempre ha brillato. Ora, tutto ciò che riguarda la performance, in teoria, dovrebbe tranquillizzarlo. In teoria…

Matteo Sobrero è stato per due anni alla Reb Bull e ha notato grandi cambiamenti nell’ultima stagione
Matteo Sobrero è stato per due anni alla Reb Bull e ha notato grandi cambiamenti nell’ultima stagione
E quindi Matteo, si avverte anche all’interno, così come da fuori, questa ricerca dell’estremo in Red Bull-Bora?

Sì, si avverte eccome. Ma onestamente, e non che sia una critica, non è nulla di nuovo: è ciò che succede anche in altri top team. Almeno nelle migliori dieci squadre del mondo. Direi che si avverte più nel ciclismo in generale che solo nella Red Bull-Bora. Ormai in tanti hanno figure simili. La Ineos Grenadiers fu la prima a intervenire in modo massiccio sull’alimentazione e poi la Visma-Lease a Bike ha fatto un ulteriore step, proprio con Jeukendrup, e gli altri man mano hanno seguito.

I famosi marginal gain…

E’ la filosofia del ciclismo attuale: stare al passo coi tempi, e in alcuni casi, come per le squadre migliori, cercare di anticiparli. Red Bull ha investito tanto in altri sport e ora sta facendo lo stesso nel ciclismo, puntando su quei reparti dove ritiene di poter migliorare ancora.

Vogliono essere i numeri uno…

Esatto, non tra i migliori, ma i migliori. Il problema è che lo vogliono anche altri team! Va detto che io sono passato professionista nel 2020 e ho già cambiato diverse squadre: la grande differenza che ho notato è che rispetto agli altri team, anche se internazionali, qui c’è un clima più “aziendale”. Non c’è la familiarità di un tempo: soprattutto in questo ultimo anno si è avvertito questo cambiamento. Ognuno ha un settore di riferimento e dà il massimo nel proprio ambito.

red Bull Bora, Lipowitz e Roglic
Non solo staff di elevata qualità. Nel parco top rider della Reb Bull ci sono anche Roglic e Lipowitz (in foto), Pellizzari, Vlasov, Hindley, Martinez…
red Bull Bora, Lipowitz e Roglic
Non solo staff di elevata qualità. Nel parco top rider della Reb Bull ci sono anche Roglic e Lipowitz (in foto), Pellizzari, Vlasov, Hindley, Martinez…
Tu come ti sei trovato?

Personalmente ho lavorato bene con tutti loro, ma nei top team è così. Il bello di questo ciclismo è che i grandi investimenti spingono tutto e tutti verso l’alto, il brutto è che si perde un po’ l’aspetto umano. Le squadre oggi contano quasi 200 persone: c’è gente che vedi al primo ritiro di ottobre e poi non rivedi più per il resto dell’anno.

Parliamo di Lorang: qual è il suo ruolo? Cosa significa che cura la parte endurance?

Lui viene dal triathlon, dove è stato un vero guru. Red Bull seguiva già quel mondo e quando è subentrata nel ciclismo lo ha nominato responsabile della preparazione. E’ lui che organizza e supervisiona gli altri coach. Poi, se devo essere sincero, non so cosa faccia nel dettaglio, ma so che è una persona che fa molta ricerca, studia e si aggiorna sui nuovi metodi di lavoro. E’ un “ricercatore della ricerca”. In poche parole, se la Red Bull non performava, come si dice oggi, lui interveniva per capire cosa non funzionasse.

Passiamo a Jeukendrup, quindi dell’alimentazione: tu come ti confrontavi con lui?

Premetto che noi italiani veniamo da una cultura alimentare che ci porta naturalmente a essere equilibrati nel mangiare. Siamo bilanciati, come dicevano anche in Red Bull. Solo che lì lo sei al grammo. Asker ha inventato una App, “Food Coach”, con cui sei collegato al tuo nutrizionista di riferimento e ad ogni pasto inserisci cosa e quanto hai mangiato. Jeukendrup è sempre stato un ricercatore per Red Bull, poi era passato alla Visma, ma quando Red Bull ha preso in mano la squadra lo ha richiamato. Le sue ricerche funzionano, e nei Grandi Giri il suo sistema fa la differenza. Però ormai certe metodologie le adottano anche gli altri. Torno al punto di prima: tutto il ciclismo si è allineato verso l’estremo.

Ogni cosa non solo deve essere pesata ma deve essere inserita nella App apposita: in tal modo il nutrizionista di riferimento (e anche l’atleta) sa quanto e cosa deve mangiare e consumare
Ogni cosa non solo deve essere pesata ma deve essere inserita nella App apposita: in tal modo il nutrizionista di riferimento (e anche l’atleta) sa quanto e cosa deve mangiare e consumare
Tutto al limite insomma, Matteo. Ma a livello mentale tutto questo quanto pesa sul corridore? Per un Evenepoel che arriva con già mille pressioni e aspettative, tutto questo peserà?

Eh, un po’ pesa! Ci sono corridori a cui pesa di più e altri a cui pesa di meno. Anche se per certi aspetti è più facile, perché non devi pensare a nulla, ci sono atleti che sono professionisti da dieci anni, hanno sempre fatto in un modo e gli è andata bene: cambiare non è scontato per loro. In quel caso serve la lucidità di dire: «Lo faccio perché è un investimento su me stesso». C’è molta attenzione e per questo servono figure come il mental coach, che aiutano a mantenere equilibrio.

Sei sul filo…

Il quadro generale è quello che abbiamo illustrato. Si fanno sacrifici per arrivare al limite, ma il rischio è quello di finire in burnout. Ed è un problema sempre più comune: tanti ragazzi poi smettono quasi all’improvviso. Spetta allo psicologo evitare che si superi quella linea sottile tra perfezione e logoramento.

Francesco Busatto è nato l'1 novembre 2002 a Bassano del Grappa ed abita a Mussolente (foto Fan Club Busatto)

Busatto tra fan club e compleanno prima di partire con la Alpecin

06.11.2025
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La serata col fan club di venerdì scorso ha tirato la volata al suo 23esimo compleanno del giorno successivo. Ad inizio novembre la modalità “off season” di Francesco Busatto è già ben attivata, apposta per trascorrere qualche ora assieme a tifosi ed amici. Da Liegi è arrivato pure il mitico Florio Santin, riferimento imprescindibile in Belgio per gli italiani e che cura la sezione locale dedicata al pro’ veneto. Il tempo dei bilanci è anche l’occasione stavolta anche per guardare al futuro che sarà con i colori della Alpecin-Deceuninck.

Manca ancora l’annuncio da parte della nuova squadra ed è singolare che ancora non sia arrivato, ma il suo trasferimento è un segreto di Pulcinella che ormai circola da diversi mesi. Incontrammo Busatto al Tour de Pologne e ci confidò che il passaggio nel team di Van der Poel e Philipsen era cosa fatta, però l’Intermarché-Wanty aveva in quel momento (ed ha tutt’ora) altre questioni più scottanti da risolvere legate alla fusione con la Lotto.

Forse in tutto ciò, tutte le parti in causa stanno attendendo che si sblocchi qualcosa per ufficializzare il passaggio di Francesco. Nel frattempo lui ha salutato e ringraziato la ex squadra attraverso un post su instagram, ricordando come l’esperienza di tre anni, prima nel devo team poi nella formazione WorldTour, sia stata indimenticabile e fondamentale per la sua crescita.

Busatto aveva trovato l'accordo con la Alpecin prima che ad agosto si parlasse della fusione Lotto-Intermarché
Busatto aveva trovato l’accordo con la Alpecin prima che ad agosto si parlasse della fusione Lotto-Intermarché
Busatto aveva trovato l'accordo con la Alpecin prima che ad agosto si parlasse della fusione Lotto-Intermarché
Busatto aveva trovato l’accordo con la Alpecin prima che ad agosto si parlasse della fusione Lotto-Intermarché

Giocata d’anticipo

Lo spettro dell’unione tra Lotto ed Intermarché ha cominciato a profilarsi attorno a metà stagione. Una fusione tra due team, lo abbiamo detto tante volte e a maggior ragione di questa entità, non è mai una notizia necessariamente positiva. Al di là dello status che prenderà il nuovo team (si lavora per mantenere la licenza WorldTour), il grosso guaio sono gli esuberi di atleti e staff da gestire, tenendo conto che entrambe hanno un devo team. In questo senso Busatto è riuscito ad oltrepassare l’ostacolo.

«Avevo il contratto in scadenza – spiega il ragazzo di Mussolente – ed avevo iniziato a guardarmi attorno, anche perché avevo ricevuto diverse proposte per il 2026. Personalmente non ho avuto troppe preoccupazioni per la chiusura della Intermarché, perché in pratica avevo già trovato la sistemazione prima delle voci relative anche alla fusione. Tuttavia mi è dispiaciuto vedere e vivere quel clima di poca serenità tra compagni, meccanici, massaggiatori e altre figure.

«Non è bello né semplice andare avanti – prosegue – quando non sai bene come sarà il futuro. Mi sono messo nei loro panni e non è una bella sensazione, anche perché non ci si aspettava una situazione del genere. E’ vero che abbiamo sempre avuto qualche problema di budget, ma è anche vero che la squadra è sempre stata in crescita. Ora spero per chi ancora non è sistemato che la situazione si risolva per il meglio».

Ottimizzare la crescita

Se il presente per Busatto parla ancora di recupero psicofisico, il prossimo biennio in Alpecin sarà focalizzato sulla definitiva consacrazione. I numeri ci sono tutti, ad esempio, per cercare la sua prima vittoria da pro’ e non solo.

«Quando abbiamo parlato – racconta – mi hanno spiegato le loro intenzioni nei miei confronti. Sono stati abbastanza chiari e diretti. Vorrebbero farmi diventare un corridore per le classiche più impegnative e dure laddove non ci sarà Van der Poel. Diciamo che dall’Amstel in poi, loro puntano su di me. Naturalmente sono molto contento della considerazione e spero di poterli ripagare in fretta.

«Credo – continua Francesco – che la Alpecin sia l’ambiente giusto per fare un bel salto di qualità. L’Intermarché è stata perfetta per crescere, però ora so che posso raccogliere di più o fare ulteriormente meglio. Avrò tanti campioni al mio fianco ed una squadra più improntata sulle classiche adatte a me e in generale. Ovviamente so che devo essere pronto ad essere un supporto importante per i compagni e anche questo è bello stimolo».

La Alpecin punta su Busatto per le classiche più dure in cui non sarà presente Van der Poel
La Alpecin punta su Busatto per le classiche più dure in cui non sarà presente Van der Poel
La Alpecin punta su Busatto per le classiche più dure in cui non sarà presente Van der Poel
La Alpecin punta su Busatto per le classiche più dure in cui non sarà presente Van der Poel

Ritiri e debutto

Nei reiterati paradossi del ciclismo ipermoderno, contrattualmente Busatto è ancora della Intermarché fino al 31 dicembre, ma in pratica può già partecipare ai raduni e ritiri della Alpecin che inizieranno fra qualche settimana pedalando sulla nuova bici ed indossando la divisa della ex squadra.

«Prima di firmare – aggiunge – avevo sentito qualche collega che corre già in Alpecin o che ci era stato. E’ stato però giusto uno scrupolo perché ero già convinto di aver fatto la scelta giusta, vedendo anche i tanti ragazzi che sono andati lì e hanno fatto un bello step in avanti. Insomma, tutto tornava perfetto per me.

«Il primo ritiro – conclude Busatto – lo faremo in Spagna a Benicasim dall’8 al 18 dicembre. Laggiù dovremmo anche stilare una bozza del mio calendario e molto probabilmente il mio 2026 potrebbe iniziare dall’Australia, proprio come ho fatto quest’anno. Sono pronto e motivato per cominciare col nuovo gruppo».

Da sabato gli europei e Pontoni ha un poker in mano

Da sabato gli europei e Pontoni ha un poker in mano

06.11.2025
5 min
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Un weekend per capire a che punto siamo. Oggi la nazionale italiana è partita per Middelkerke, in Belgio, per gli europei di ciclocross concentrati in due giorni. Un programma di gare denso, tre appuntamenti al sabato e tre alla domenica con la forzata (e dolorosa in chiave italiana) rinuncia al team relay. La località belga è un caposaldo dell’attività sui prati e normalmente ospita una delle ultime classiche della stagione, ma chi pensa di rivedere gli atleti in gara sul classico percorso del campionato belga 2022 dovrà ricredersi, come spiega il cittì della nazionale Daniele Pontoni.

Daniele Pontoni insieme al suo vice Luigi Bielli. Il cittì ha portato in Belgio 15 elementi
Daniele Pontoni insieme al suo vice Luigi Bielli. Il cittì ha portato in Belgio 15 elementi
Daniele Pontoni insieme al suo vice Luigi Bielli. Il cittì ha portato in Belgio 15 elementi
Daniele Pontoni insieme al suo vice Luigi Bielli. Il cittì ha portato in Belgio 15 elementi

«La zona di gara è completamente diversa – spiega il friulano – siamo in una base militare e questo ha comportato anche un diverso approccio. Sono stato a visionarlo quando sono salito per i mondiali gravel. Da quel che ho visto è un percorso simile a quello di Koksijde, con leggermente un po’ meno sabbia. C’è anche qualche duna perché si corre per un tratto in riva al mare. Il fondo è quasi tutto sabbioso, con dell’erba sopra in alcuni passaggi, ma sotto c’è sempre la sabbia. C’è un tratto abbastanza lungo da fare a piedi uscendo dall’arenile, dove ci sarà prima una discesa su una specie di scivolo che porta dalla base al mare, poi si risale e lì a piedi si andrà per una dozzina di secondi, forse anche più. Poi ci sarà anche un breve tratto in cemento».

Nella costruzione della squadra il fatto di non aver ancora avuto confronti internazionali è stato un problema?

No, nel costruire la squadra sono stato facilitato dalle varie gare italiane di ottobre, nelle quali ho visto tutti all’opera, poi Casasola e Viezzi hanno avuto anche qualche uscita all’estero, peraltro positiva. La selezione è stata abbastanza facile e rispecchia i valori attuali.

Agostinacchio ha vinto gli europei 2024. Gareggerà sabato, dopo le junior e prima delle Elite
Agostinacchio ha vinto gli europei 2024. Gareggerà sabato, dopo le junior e prima delle elite
Agostinacchio ha vinto gli europei 2024. Gareggerà sabato, dopo le junior e prima delle Elite
Agostinacchio ha vinto gli europei 2024. Gareggerà sabato, dopo le junior e prima delle elite
Quali sono le categorie che secondo te sono in questo momento più competitive a livello internazionale?

Noi su almeno quattro categorie- garantisce Pontoni – abbiamo buone ambizioni. Non voglio sbilanciarmi troppo, ma credo che possiamo anche puntare alle medaglie, uniche fuori da questo contesto sono le under 23 e la prova elite maschile dove siamo ancora un po’ lontani. C’è molta curiosità, credo che la gara fatta tutta sulla sabbia un po’ ci penalizzi rispetto ai locali, ma io sono fiducioso nei ragazzi che porto. Ho visto buoni risultati l’anno scorso anche su percorsi simili, ad esempio a Zonhoven dove Agostinacchio ha vinto in Coppa del mondo, quindi ci giochiamo carte importanti.

Accennavi ad Agostinacchio. C’è molta curiosità per vedere all’opera sia lui che Viezzi nella categoria under 23. Considerando l’esperienza nella categoria, si presentano con prospettive e propositi diversi?

Io credo che siano abbastanza vicini come rendimento in questo momento. Sicuramente Stefano ha da parte sua il vantaggio che parte davanti, rispetto a Mattia che il ranking lo deve scalare tutto, però ha una buona fase esplosiva in partenza e potrebbe colmare quasi subito questo gap. Quindi io sono ottimista su entrambi, potranno essere nel vivo della gara.

La Pellizotti punta a ripetere il podio e sarà la prima a scendere in gara
Giorgia Pellizotti punta a ripetere il podio e sarà la prima a scendere in gara
La Pellizotti punta a ripetere il podio e sarà la prima a scendere in gara
Giorgia Pellizotti punta a ripetere il podio e sarà la prima a scendere in gara
Per quanto riguarda gli juniores?

Abbiamo ragazzi molto promettenti e molto competitivi. Io penso che per le sue caratteristiche di adattabilità al percorso, Patrick Pezzo Rosola può fare molto bene. Lo stesso dicasi per Grigolini. Cingolani e Vaglio sono al primo anno juniores, è la loro prima esperienza a questi livelli, bisognerà vedere anche come arrivano lì. Loro sono lì per imparare ma questo non significa che non possano fare un buon risultato. Come anche tra le donne dove abbiamo Giorgia Pellizotti che arriva dal bronzo dell’anno scorso. Poi abbiamo Bianchi e Azzetti che erano con me già lo scorso anno mentre la Righetto è la piccolina del gruppo.

Poi c’è Sara Casasola ed è chiaro che i suoi risultati di questo inizio stagione la pongono fra le favorite…

Sicuramente può fare bene- sentenzia Pontoni – come ci ha dimostrato anche nelle ultime gare in Belgio. Anche se sono sempre stato convinto che soprattutto la gara in cui si assegna un titolo azzeri tutto, lì valgono le sensazioni del giorno, come staranno i ragazzi (la ragazza in questo caso) e il feeling che troveranno su questo percorso. Sono però fiducioso perché l’ho vista pedalare bene, conosce i suoi mezzi, ha incominciato ad osare e non ha più quel timore reverenziale che magari all’inizio hai verso quelli che ritieni i mostri sacri della tua categoria. Quindi se la gioca alla pari con la Brand che è la favorita numero 1.

I recenti risultati in Belgio fanno di Sara Casasola una delle favorite per sabato (foto Facebook)
I recenti risultati in Belgio fanno di Sara Casasola una delle favorite per sabato (foto Facebook)
I recenti risultati in Belgio fanno di Sara Casasola una delle favorite per sabato (foto Facebook)
I recenti risultati in Belgio fanno di Sara Casasola una delle favorite per sabato (foto Facebook)
Che idea hai degli avversari?

Vedremo chi sarà al via, ad esempio è incerta la presenza della Van Empel. Ma più che guardare gli avversari dobbiamo pensare a noi stessi, rispettare tutti ma non temere nessuno perché io ho massima fiducia nei ragazzi che porto con me.

Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già

Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già

06.11.2025
4 min
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Iniziano a girare in rete le prime immagini e video spoiler (anche noi di bici.PRO abbiamo pubblicato qualcosa in merito) relativi ad un nuovo sistema pedale sviluppato da SRM.

Siamo certi che il nuovo pedale, o sistema, è stato fornito fornito ad alcuni atleti per avere i primi feedback di utilizzo reale e di messa alla frusta. Non abbiamo notizie di chi potrebbe usare i pedali SRM su strada, ma in pista è il danese Oskar Winkler (compagno della nostra Francesca Selva) a fare da tester. E proprio a lui abbiamo chiesto di raccontarci i primi feedback e sensazioni.

Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già
Oskar Winkler durante la London3 (foto Selva)
Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già
Oskar Winkler durante la London3 (foto Selva)
Quando hai iniziato ad usare i pedali SRM?

Mi hanno fornito i pedali circa due mesi fa. Da quel momento ho cercato di combinare il più possibile l’attività in pista e quella su strada, usando lo stesso pedale per entrambe le attività.

Cosa ci puoi raccontare dei nuovi pedali?

Hanno un corpo tutto in alluminio. La base di appoggio è molto ampia, la più larga che visto fino ad oggi e la sezione relativa all’aggancio e leggermente spostata verso il retro, paragonandola ai sistemi conosciuti oggi. La tacchetta è differente, ha due fori, uno anteriore e uno posteriore ed è sottilissima nella sezione centrale. Per avvitare le tacchette alle scarpe è stato necessario adattare la stessa suola.

Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già
Si nota il corpo allungato verso il retro (foto Selva)
Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già
Si nota il corpo allungato verso il retro (foto Selva)
Nulla a che vedere con il sistema SpeedPlay?

Assolutamente no. Come dicevo i fori della tacchetta sono due in totale, davanti e dietro. In questo caso è possibile montarli su una scarpa con i tre fori standard, ai quali però è necessario aggiungerne un quarto. Noi lo abbiamo fatto in modo un po’ artigianale, ma prendendo dei riferimenti corretti per lavorare nel modo giusto.

In sostanza avete forato la suola con i tre fori tradizionali?

Esatto. Direi che SRM starà lavorando anche per sviluppare suole dedicate in modo specifico.

Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già
Grande differenza tra una tacchetta Shimano e quella SRM (foto Selva)
Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già
Grande differenza tra una tacchetta Shimano e quella SRM (foto Selva)
Prima di SRM che sistema pedali usavi?

Pedali con piattaforma Shimano, combinando le tacchette blu e rosse. Con le tacchette SRM attuali ho una libertà angolare di 1,2°.

Passando a SRM sei stato obbligato a rifare la posizione in sella?

Mi sono abbassato di 1 centimetro e ho dovuto abbassare anche lo stem togliendo 1 centimetro agli spessori. Ho lasciato invariato l’arretramento sella.

Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già
Nuovo pedale (nero), rispetto al modello precedente che era rosso (foto Selva)
Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già
Nuovo pedale (nero), rispetto al modello precedente che era rosso (foto Selva)
Hai cambiato la lunghezza delle pedivelle?

No, uso le 165 in pista e su strada già da tempo.

In merito alle sensazioni?

Una maggiore connessione al pedale, più forza nella pedalata ed anche un maggiore sfruttamento della parte centrale del pedale. La stessa sensazione di essere super centrato è riferita a tutto il gesto di rotazione della pedalata, pienezza nella spinta e zero spazi vuoti. Non in ultima una sensazione di una rigidità più elevata rispetto al passato.

Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già
La bici usata da Winkler durante la London3. Ci sono i nuovi pedali SRM (foto Winkler)
Nuovi pedali SRM in arrivo? In pista li usano già
La bici usata da Winkler durante la London3. Ci sono i nuovi pedali SRM (foto Winkler)
Sei riuscito ad avvalorare le tue sensazioni con dati ed analisi?

Non ancora, o diciamo solo in parte. Ho notato che riesco ad essere più veloce con i medesimi watt erogati e riesco a sfruttare un migliore coefficiente aerodinamico, fattore legato anche all’abbassamento di sella e manubrio.

Team Cofidis

Cofidis, Damiani analizza: «Errori di tutti, ma guardiamo avanti»

06.11.2025
6 min
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Il Team Cofidis ha vissuto forse la sua stagione peggiore. La storica squadra francese ha chiuso un’annata con appena nove vittorie ed è retrocessa dal WorldTour, essendo arrivata ventesima nel ranking. Un colpo non da poco per un team che, pur senza grandissimi campioni, si è sempre distinto nel panorama ciclistico internazionale.

Ne è conseguito l’allontanamento del team manager Cédric Vasseur e l’arrivo di Raphael Jeune. Di questo rimescolamento, di quel che è stata la stagione e di ciò che sarà, abbiamo parlato con Roberto Damiani, direttore sportivo e ormai colonna portante della squadra francese.

Roberto Damiani (classe 1959) da otto stagione è nella Cofidis (foto Instagram)
Roberto Damiani (classe 1959) da otto stagione è nella Cofidis (foto Instagram)
Roberto, dunque, che stagione è stata?

Una stagione iniziata tutto sommato bene, almeno fino ad aprile, poi siamo andati in difficoltà. Il perché: odio accampare scuse, ma è certo che qualcosa non ha girato per il verso giusto. Abbiamo fatto tutti degli errori e come dico sempre si vince e si perde tutti insieme. Ognuno ha le sue responsabilità se le cose non sono andate come pensavamo.

E ora?

Abbiamo fatto le nostre analisi e possiamo dire che ripartiremo con ancora più grinta.

C’è stato un grande cambio al vertice: via Cédric Vasseur, dentro Raphaël Jeune…

E’ stato un cambio deciso dall’alto, da Cofidis come azienda. Io sono arrivato in questo gruppo otto anni fa proprio con Vasseur e con lui ho sempre lavorato molto bene. Ma quando mi hanno proposto il rinnovo ho deciso di rimanere, perché voglio continuare a dare il meglio. Prima Cédric era il mio team manager, ora è un amico. Ci sentiamo ancora.

Si dice che proprio Vasseur sia stato travolto dallo stress dei punti a un certo punto della stagione. Questo ha contagiato anche il resto del team?

Certo, ma ditemi chi, dal decimo posto in giù del ranking UCI, non sia stato travolto da questa paura, da questa paranoia. C’era per tutti una vera tensione da punti, non solo per noi della Cofidis. Guardiamo le squadre con cui eravamo in lotta: XDS-Astana, Uno-X Mobility, Picnic-PostNL… Tutti hanno cambiato modo di correre e di gestire le gare. In quante corse si è andati non per vincere ma per fare punti? Questo ha inevitabilmente comportato una diminuzione dello spettacolo, e chi ha deciso queste regole se ne deve assumere le responsabilità. Ma se sei con l’acqua alla gola – e dico acqua per non dire altro – per salvarti non stai a guardare lo stile…

Fretin è stata una delle sorprese della prima parte di stagione: il velocista belga ha vinto tre corse e ottenuto molte top 5
Fretin è stata una delle sorprese della prima parte di stagione: il velocista belga ha vinto tre corse e ottenuto molte top 5
Immaginiamo, appunto, quella tensione, quell’ansia…

E’ stato così, mesi di tensione. Mesi in cui c’era voglia di fare, ma eravamo in grande difficoltà. Poi va detto anche che per fare punti servono corridori buoni e in condizione. Anche per questo, a un certo punto, abbiamo puntato molto sulle gare minori. Al tempo stesso però, da squadra WorldTour quale eravamo, dovevamo rispettare il calendario e gli impegni in Coppa di Francia. Ma in certe corse va detto che non c’eravamo. Al Tour de France, e sapete quanto sia importante per una squadra francese, proprio non siamo esistiti. E’ stato il peggiore dei nostri tre Grandi Giri.

Tu, Roberto, prima hai parlato di analisi fatte: cosa ne è emerso? Cosa non ha funzionato nel concreto?

Per quanto riguarda l’analisi, questa è stata fatta con il team manager, il gruppo performance, i medici, i direttori sportivi e l’alta dirigenza. E’ stata un’analisi a 360 gradi. Tutti noi – e quando dico tutti, intendo dai corridori ai massaggiatori, dai meccanici ai direttori sportivi – potevamo e dovevamo fare di più. Tuttavia, di fronte a una stagione non in linea con le aspettative, ci tengo a dire che Cofidis non si è tirata indietro, anzi… Ci ha rinnovato la fiducia fino al 2028 per una ripartenza decisa. Una fiducia totale.

E non è poco…

Stavo dicendo proprio quello. Non è poco in un periodo in cui vedi squadre che chiudono, altre che si fondono. Perché poi uno pensa ai corridori, ma c’è tanta gente che resta a casa. Si parla di professionismo, di aziende. E per chi non è corridore, che guadagna meno, la cosa è ancora più pesante. Cofidis invece ci ha detto: «Okay, non è andata bene, così non va, ma rimbocchiamoci le maniche e tiriamoci fuori da questa situazione tutti insieme».

Emanuel Buchmann , Team Cofidis, Tour de France
Emanuel Buchmann era il leader della Cofidis al Tour: è giunto 30° nella generale
Emanuel Buchmann , Team Cofidis, Tour de France
Emanuel Buchmann era il leader della Cofidis al Tour: è giunto 30° nella generale
Hai parlato con Jeune?

Certamente. Raphael, nel finale di stagione, è venuto a seguire le corse in Italia. Ha parlato con i corridori, con lo staff, si è presentato. Lui era il responsabile di Look per i rapporti con la squadra. Adesso è il general manager. C’è stato sin da subito un rispetto totale dei ruoli. Il confronto, come dicevo prima, c’è stato con i vari distretti: direttori sportivi, gruppo performance, medici…

Ecco, gruppo performance: immaginiamo che molte cose cambieranno sotto questo aspetto. Di solito alla fine sono loro ritenuti i maggiori responsabili, è così?

Non li ritengo i maggiori responsabili, ma tra i responsabili sì. Come ho detto prima, la responsabilità è di tutti. Quali problematiche possono esserci? Penso, per esempio, al referente dei coach, Mattia Michelusi, che ha dovuto cambiare lingua. E già passare dall’italiano o dall’inglese al francese, magari all’inizio può essere un limite: certe cose possono non arrivare allo stesso modo. Si dice sempre che se il corridore non va, la responsabilità è del preparatore: non è così. Potrei dire che anche il direttore sportivo ci può mettere del suo.

Cioè?

Anche noi potevamo fare scelte diverse di calendario, più oculate, in base alla nostra rosa e al vero valore degli atleti. E qui do una frecciatina: abbiamo ritenuto leader gente che non sa neanche cosa significhi questa parola, sia dal punto di vista atletico che gestionale in corsa. Quanti punti avevamo previsto con queste persone che poi non sono arrivati? Tanti… Capite perché torno a dire che la responsabilità è di tutti?

Edoardo Zamperini, campione italiano U23 nel 2024 ha firmato un contratto biennale con la Cofidis (foto Tomasz Smietana)
Edoardo Zamperini, campione italiano U23 nel 2024 ha firmato un contratto biennale con la Cofidis (foto Tomasz Smietana)
Insomma, si va verso una nuova stagione con fiducia rinnovata ed errori da non ripetere. Però ci sono anche buone notizie: avete preso un italiano, Edoardo Zamperini. Cosa ci dici di lui? E’ giovane, ma oggi non è più ritenuto giovanissimo…

No, no, non scherziamo: Zamperini è un giovane. Questo è un aspetto del tutto soggettivo. C’è chi è maturo a 20 anni e chi forse non lo diventa mai, anche a 25. Devo ammettere che conosco molto poco Edoardo e non vedo l’ora di conoscerlo meglio.

Come è andata la trattativa?

E’ stato proposto a Jeune dal direttore sportivo dell’Arkea, Sebastien Hinault. A noi mancava una “bandierina italiana” da inserire in rosa e abbiamo colto l’occasione. Per quanto riguarda i numeri, i valori bisognerebbe chiedere a Michelusi, che sicuramente ora lo conosce più di me. Vorrei però sottolineare una cosa.

Prego…

Vorrei ringraziare la General Store-Essegibi, che nonostante lo avesse preso quando era rimasto senza squadra, è stata disponibile a cederlo quando è arrivata questa occasione. Rosola e il presidente Calosso sono stati dei veri signori: lo hanno lasciato andare quando hanno capito che poteva ambire a un livello superiore. Ci hanno detto: «Farebbe piacere anche a noi vederlo al Tour il prossimo anno».

Pranzo Carrera Jeans, 25 ottobre 2025, Guido Bontempi, Massimo Ghirotto, Bruno Leali, Giancarlo Perini, Davide Boifava, fratelli Tacchella

Un pranzo fra amici e si riaccende la storia della Carrera

05.11.2025
7 min
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La squadra debuttò nel 1979 come Inoxpran e dal 1984 divenne Carrera. Andò avanti fino al 1996, vincendo tre Giri, un Tour e una Vuelta. Una Liegi, due Sanremo e un mondiale. Campioni come Visentini, Bontempi, Roche, Battaglin, Chiappucci e Pantani. Gregari come Ghirotto, Perini, Leali, Roscioli, Podenzana, Chiesa e Zaina, guidati da Boifava, Quintarelli e il giovane Martinelli.

E proprio quattro di loro il 25 ottobre si sono incontrati a Stallavena per un pranzo con Boifava e Quintarelli, a casa dei fratelli Tacchella, titolari di Carrera Jeans. Rivedere la foto di apertura ha risvegliato i ricordi dei primi anni (da sinistra, si riconoscono Boifava, in piedi c’è Eliseo Tacchella, poi Sandro Quintarelli, Imerio e Tito Tacchella, Perini, Leali e Bontempi). E così quel pranzo ce lo siamo fatto raccontare da Massimo Ghirotto, che dopo essere stato corridore è salito in ammiraglia, ha rivestito un incarico federale nel fuoristrada ed è ancora una delle voci più apprezzate di Radio Rai al Giro d’Italia.

Di chi è stata l’idea?

L’idea è venuta a Bontempi, Perini, Leali e a me. Poi è venuto fuori che anche i Tacchella avevano voglia di rivederci ed è saltata fuori quasi una riunione di famiglia, tanto che hanno già fissato la data della prossima volta. Ci sono sempre rimasti vicini, trattandoci come persone di famiglia. Oltre a essere grandi imprenditori, dimostrano qualcosa di particolare anche dal punto di vista umano, questo bisogna dirlo.

Chi c’era attorno a quel tavolo?

Boifava e Quintarelli. Quindi i tre fratelli Tacchella – Tito, Imerio e padre Eliseo, che è un missionario – e un loro amico. E ovviamente noi quattro. Ci frequentiamo ancora, siamo sempre stati amici, abbiamo condiviso tanti momenti oltre all’avventura ciclistica. Boifava è intervenuto successivamente. Avremmo potuto chiamare anche altri, ma abbiamo voluto farla con i più vicini.

Anche vicini di età…

Leali è un ’58 ed è stato il primo a entrare nella squadra di Boifava. Perini è un ’59, Bontempi è un ’60 e io sono del 1961. Sono rimasto con loro per otto anni. I primi due li ho fatti con Vannucci e Moser alla Gis Gelati, poi sono passato con Boifava e alla fine sono andato alla ZG Mobili. Ho voluto monetizzare il più possibile, perché sapevo che ormai ero in dirittura d’arrivo. Fu un discorso puramente economico.

Da sinistra, nella sede Carrera, Bontempi, Ghirotto, Boifava, Tacchella, Perini e Leali, con il libro per i 60 anni di Carrera
Da sinistra, nella sede Carrera, Bontempi, Ghirotto, Boifava, Tito Tacchella, Perini e Leali, con il libro per i 60 anni dell’azienda
Da sinistra, nella sede Carrera, Bontempi, Ghirotto, Boifava, Tacchella, Perini e Leali, con il libro per i 60 anni di Carrera
Da sinistra, nella sede Carrera, Bontempi, Ghirotto, Boifava, Tito Tacchella, Perini e Leali, con il libro per i 60 anni dell’azienda
Dove vi siete visti?

Prima in azienda a Villa Zenobio, a Caldiero, vicino Verona. Lì abbiamo trovato Tito Tacchella che ci ha regalato un libro molto bello che ha scritto sulla storia dell’azienda, la cui parte finale è dedicata all’avventura ciclistica (Il Bello del Jeans, La nostra Storia, ndr). Dopo aver scritto una dedica per ciascuno di noi, ci siamo trasferiti nella cascina di Imerio e lì abbiamo mangiato. Un podere bellissimo. Chiaramente abbiamo rivissuto i momenti più intensi del nostro passato, ma abbiamo parlato anche di come ci vada la vita, tanto che siamo venuti via quasi alle sei di sera. S’è parlato di Leali e la sua squadra di dilettanti, Perini e il negozio e le corse che organizza, Bontempi che guida la moto al Giro e io che adesso finalmente mi riposo. I Tacchella sono gente di spirito, abbiamo riso parecchio.

Non hai la sensazione che la Carrera sia stata una squadra in anticipo sui tempi?

Questo argomento l’hanno tirato fuori soprattutto i Tacchella e poi Boifava, perché Davide è stato il costruttore di quella squadra. La Carrera fu la prima a investire su corridori di tante nazioni. I Tacchella ce lo hanno confermato: volevano rendere il marchio più internazionale, quindi presero corridori nei Paesi in cui volevano espandersi. Francia, Belgio, Slovenia, Austria, Germania, Russia. Boifava prese anche Acacio Da Silva, che era portoghese. O Zimmermann, svizzero, che arrivò terzo al Giro e anche al Tour. La Carrera ha anticipato il ciclismo globale che è arrivato qualche anno dopo. Ed eravamo avanti anche per l’attività che facevamo.

In che senso?

Eravamo una squadra di 17-18 elementi, ma facevamo la Vuelta, il Giro e poi il Tour. Battaglin ha vinto Vuelta e Giro in 40 giorni, perché fino al 1994 in Spagna si andava ad aprile. Poi andavamo a tutte le classiche, si copriva tutto il calendario. Le altre italiane come l’Ariostea e la Del Tongo si adeguarono solo in un secondo momento. Fummo i primi a fare il ritiro a Denia o Albacete e nella zona di Valencia, in Spagna, dopo gli anni in Toscana. Adesso vanno tutti lì.

Che cosa fa Quintarelli?

“Quinta” ha 80 anni e fa il pensionato (Sandro Quintarelli, originario di Negrar, è stato il braccio destro di Boifava in ammiraglia, dopo essere stato a sua volta professionista dal 1969 al 1977, ndr). E’ in splendida forma, sempre il solito schiacciacciassi veneto con le sue battute in dialetto: ci ha fatto sganassare dal ridere. E’ venuto fuori un aneddoto del Tour de France 1992.

Che cosa accadde?

Si arrivava all’Alpe d’Huez e all’epoca non c’erano tante ammiraglie: la prima, la seconda e la terza che faceva rifornimento sul percorso. Al via facciamo la riunione. Boifava dispensa i compiti e dice a Perini e a me di stare vicini a Bontempi perché bisogna portarlo all’arrivo, dato che fino a Parigi ci saranno diverse volate. Partiamo e si forma il gruppetto.

Tutto nei piani?

No, perché Guido va in crisi di fame, una di quelle potenti che non perdonano, ma quando chiediamo aiuto, l’ammiraglia non c’è. Dato che davanti c’era Chiappucci ed era secondo in classifica, Quintarelli ci ha lasciati da soli per andare in testa. Quindi non avevamo più acqua e nessun tipo di rifornimento. Morale della favola: arriviamo all’Alpe d’Huez, raggiungiamo l’albergo e saliamo in camera, quando sentiamo bussare. Io apro e mi trovo davanti Quintarelli. Guidone aveva un’arancia o una mela sul comodino e l’ha tirata così forte che se Quintarelli non chiudeva la porta, lo avrebbe centrato in pieno. Sandro non l’abbiamo più visto per tre giorni. Guai far arrabbiare Guido! Quando è venuta fuori questa storia, ci siamo messi a ridere, mentre Quintarelli ripeteva che non era vero. E’ in forma. Ha ancora il bar che gestisce con sua moglie. Mi ha stupito una battuta…

Ecco un'immagine dell'episodio narrato da Ghirotto su Bontempi e l'Alpe d'Huez nel 1992
Ecco un’immagine dell’episodio narrato da Ghirotto su Bontempi e l’Alpe d’Huez nel 1992
Ecco un'immagine dell'episodio narrato da Ghirotto su Bontempi e l'Alpe d'Huez nel 1992
Ecco un’immagine dell’episodio narrato da Ghirotto su Bontempi e l’Alpe d’Huez nel 1992
Quale?

Boifava gli ha fatto i complimenti, dicendo che avesse una visione di gara superiore alla sua. E Davide è stato il miglior direttore sportivo che abbia mai avuto. Anche Martinelli aveva dei numeri, lo vedemmo subito, ma io da Boifava ho imparato davvero tanto.

Quindi è già tutto organizzato per la prossima volta?

Il giorno prima della Sanremo. Ci hanno detto di non portare niente, che pensano a tutto i Tacchella. Sono in grandissima forma. Credo che Tito abbia 83 anni e Imerio 78, ma è ancora una macchina da guerra. Poi c’è Gianluca, il figlio di Tito, che è l’amministratore delegato. Hanno la produzione e 1.500 dipendenti in Tagikistan. Coltivano il cotone e hanno tutta la filiera sino ai capi finiti. E’ stata una giornata emozionante. Ritornare indietro a quegli anni ti rinfresca la mente e il cuore. Abbiamo vissuto cose belle e anche altre meno belle, che magari ci hanno segnato, perché la vita di un corridore non è tutta rose e fiori. Però anche quello è stata una parte della nostra carriera e ritrovarci così ogni volta ci fa capire che ne siamo ugualmente fieri.