Alessandro Borgo, Dario Belletta, Under 23 (Photors.it)

Da under 23 a pro’: come cambia la preparazione?

10.11.2025
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Il passaggio da under 23 a professionisti è uno scalino che sembra essere sempre meno alto, ma così non è. La differenza tra correre in quella che è l’ultima delle categorie giovanili e i grandi è tanta, molte cose cambiano, una di queste è la preparazione. L’inverno in cui da under 23 si diventa atleti professionisti è delicato, qui si inizia a costruire un cammino di adattamento alla massima categoria. 

Lo spunto è nato dopo la nostra intervista con Dario Belletta (in apertura a ruota di Borgo, Photors.it), il neo corridore della Polti VisitMalta ci aveva detto: «I primi di novembre dovrei ripartire, e voglio farlo al 100 per cento. Anche perché dovrei partire a correre dalla Spagna a fine gennaio, mentre da under le prime gare sono a marzo. Quindi c’è da entrare in forma presto».

Dario Igor Belletta, Solme Olmo 2025 (Photors.It)
La differenza principale nel passare da U23 a pro’ sta nel volume di lavoro (Photors.it)
Dario Igor Belletta, Solme Olmo 2025 (Photors.It)
La differenza principale nel passare da U23 a pro’ sta nel volume di lavoro (Photors.it)

Volume

Siamo andati così da Giuseppe De Maria, preparatore del team di Ivan Basso, che ha risposto alle nostre domande e curiosità.

«Il cambiamento più grande per un ragazzo che diventa professionista – spiega il preparatore – è il volume. Prendiamo un under 23 “maturo” quindi con almeno due anni di esperienza nella categoria e di lavoro costante. Un atleta del genere in una settimana di carico arriva a fare ventidue o ventitré ore di allenamento, un professionista ne fa trenta. Altro aspetto è la durata del periodo di carico, per un under 23 basta una settimana, un professionista ne fa un paio».

Dario Igor Belletta, Solme Olmo 2025 (Photors.It)
Aprile è un mese cruciale sia da U23 che da professionisti, il cammino di avvicinamento è però molto diverso (Photors.It)
Dario Igor Belletta, Solme Olmo 2025 (Photors.It)
Aprile è un mese cruciale sia da U23 che da professionisti, il cammino di avvicinamento è però molto diverso (Photors.It)
Qual è la differenza maggiore durante la preparazione invernale?

Che si devono anticipare le intensità perché le gare arrivano prima. Belletta ad esempio ha sempre ripreso a correre a marzo (anche quando era nel devo team della Visma, ndr) mentre ora a fine gennaio. Non cambia tanto il momento in cui si iniziano a fare le prime uscite in bici, piuttosto i giorni di lavoro si compattano.

Ci spieghi meglio?

Un corridore under 23 ha tanto tempo per fare allenamenti in cui concentrarsi su fondo e volume, poi si focalizza sull’intensità con l’arrivo delle corse. Mentre da professionista hai sicuramente un periodo in cui ti concentri sul volume, però si deve fare anche intensità nel periodo che precede le gare. Un’altra cosa che cambia è la palestra. 

De Cassan, qui in azione, disse che la maggior difficoltà nel passaggio tra under e pro’ sta nel ritmo in pianura
De Cassan, qui in azione, disse che la maggior difficoltà nel passaggio tra under e pro’ sta nel ritmo in pianura
Ovvero?

Se un corridore è fisicamente maturo, e un professionista ci si aspetti che lo sia, fa sempre un lavoro in palestra ma in maniera differente. Un under 23 deve formarsi e costruire il fisico, quindi magari in preparazione va tre volte a settimana in palestra con sessioni da oltre un’ora. Se guardiamo a un professionista allora le sessioni possono essere due a settimana con lavori di forza mirati.

Come si gestiscono i periodi della preparazione?

Partiamo da metà novembre al primo ritiro di dicembre, noi in Polti VisitMalta facciamo fare a tutti un periodo con una ventina di ore a settimana e tutte legate al volume. Poi quando si arriva al ritiro di dicembre facciamo una distinzione. 

Dario Igor Belletta, Solme Olmo (Photors.it)
La differenza tra devo team e formazioni continental o di club risiede principalmente nel metodo di lavoro (Photors.it)
Dario Igor Belletta, Solme Olmo (Photors.it)
La differenza tra devo team e formazioni continental o di club risiede principalmente nel metodo di lavoro (Photors.it)
Quale?

Chi è già professionista si allena una trentina di ore a settimana, mentre per i neo pro’ facciamo un adattamento graduale con un totale di ventisei ore più o meno. Il metodo di adattamento non cambia anche nel ritiro di gennaio. Con le prime corse a tappe con i professionisti, più lunghe e impegnative c’è un altro scalino. In questo modo si arriva al ritiro di luglio in cui non si ha più paura a fargli fare trenta ore. Ma sono i piccoli dettagli che costruiscono le cose fatte bene. 

Torniamo sull’esempio di Belletta, si vede che ha lavorato in un devo team?

Tra i devo team e le formazioni continental c’è un abisso, non è che nelle squadre development si lavora come i professionisti. Semplicemente sono più avanti, si lavora a periodi. Blocco di allenamento, corse e periodo di riposo. Così facendo ogni volta che l’atleta riprende ad allenarsi potrà aggiungere un mattoncino e piano piano costruire. Al contrario se un ragazzo corre tutte le domeniche come fa a migliorare?

Nei vari colloqui De Maria ha notato in Belletta una conoscenza approfondita dei concetti alla base dell’allenamento, frutto degli anni al devo team Visma
Nei vari colloqui De Maria ha notato in Belletta una conoscenza approfondita dei concetti alla base dell’allenamento, frutto degli anni al devo team Visma
Il cammino è più lento.

Chiaro che quando a noi team professionistici ci arrivano due ragazzi da contesti diversi ci troviamo in difficoltà. Con Belletta abbiamo parlato di allenamento e si vede che ha un’impostazione tecnica importante. Ad altri ragazzi, invece, dobbiamo insegnare tutto e il progresso è decisamente più lento e la maturazione arriva dopo. A volte troppo tardi.

Da Santiago arriva un Grimod nuovo, forte e ambizioso

Da Santiago arriva un Grimod nuovo, forte e ambizioso

10.11.2025
5 min
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Tra i giovani che si sono messi più in vista ai recenti campionati mondiali su pista c’è anche il nome di Etienne Grimod, arrivato davvero a un soffio dalle finali dell’inseguimento individuale. Il valdostano rientra in pieno nell’identikit tracciato dal cittì Salvoldi delle figure che dovrebbero avvicinarsi come rendimento a Ganna, Milan e Consonni, a prescindere se gli olimpionici di Tokyo decideranno di intraprendere un’altra avventura olimpica proiettata sul 2028. Perché da soli, con il livello che c’è, non bastano più, servono linfa nuova, nuovi talenti.

Il valdostano era stato in gara nell'inseguimento anche agli europei di Zolder, finendo sesto
Il valdostano era stato in gara nell’inseguimento anche agli europei di Zolder, finendo sesto
Il valdostano era stato in gara nell'inseguimento anche agli europei di Zolder, finendo sesto
Il valdostano era stato in gara nell’inseguimento anche agli europei di Zolder, finendo sesto

Grimod, a Santiago, l’inseguimento a squadre non l’ha neanche fatto: «A Montichiari avevamo provato tante volte il quartetto perché ero nel gruppo dei papabili. Poi alla fine il cittì ha deciso di schierare Giaimi come terzo. Ma se non ci fosse stato così poco divario tra la qualifica e il primo turno, a livello di tempi probabilmente schierava anche me come nuova entrata. So però di far parte del gruppo, ma in Cile mi ha spinto a concentrarmi di più sulla prova individuale per far vedere il mio valore».

Come giudichi la tua trasferta cilena?

Sicuramente è stata in primis una grandissima esperienza. Eravamo tutti abbastanza giovani, ci siamo ritrovati in un evento ai massimi livelli, alla fine per noi che eravamo al debutto è andata anche bene. Se dovessi dare un voto, penso che sia un 8 pieno.

Grimod insieme al cittì della strada Villa, che era al seguito della squadra anche a Santiago
Grimod insieme al cittì della strada Villa, che era al seguito della squadra anche a Santiago
Grimod insieme al cittì della strada Villa, che era al seguito della squadra anche a Santiago
Grimod insieme al cittì della strada Villa, che era al seguito della squadra anche a Santiago
Nell’individuale ti aspettavi di arrivare così vicino alle finali?

Sinceramente no. Quando però siamo andati in pista a provare, ho visto che comunque stavo bene e ho capito che potevo anche essere abbastanza vicino ai primi. Ma la gara è sempre qualcosa d’imprevisto, non sapendo che il livello degli altri fosse così alto. Non mi aspettavo di arrivare così vicino ai primi.

Come tempi, i tuoi sono stati i migliori che hai mai fatto. Una prestazione come questa pone anche la tua candidatura per poter entrare a far parte del quartetto in pianta stabile, in quale ruolo?

In realtà da junior ho provato un po’ tutto, ho fatto il lancio all’europeo, poi ho fatto il quarto al mondiale. Quest’anno all’europeo di Zolder fra gli elite ero il secondo carrello, in Cile nel caso sarei stato il terzo. Diciamo che la duttilità è un’altra delle mie caratteristiche. E’ chiaro che, io come tutti, punto soprattutto al quartetto per poter ambire a una partecipazione olimpica e anche a qualcosa di più.

L'azzurro fa parte del gruppo del quartetto, nel quale può ricoprire tutti i ruoli
L’azzurro fa parte del gruppo del quartetto, nel quale può ricoprire tutti i ruoli
L'azzurro fa parte del gruppo del quartetto, nel quale può ricoprire tutti i ruoli
L’azzurro fa parte del gruppo del quartetto, nel quale può ricoprire tutti i ruoli
Tu sei un altro di quei ragazzi che abbinano pista e strada. Il rapporto nel tuo caso qual è, quale disciplina prediligi e quanto ti ci dedichi?

Diciamo che faccio un 70 per cento strada e un 30 per cento pista, in alcuni periodi il rapporto diventa anche 60-40. E’ chiaro che devo dedicare molto più tempo alla strada, molte più ore. Ma siamo già d’accordo con il cittì che da dicembre iniziamo a fare comunque almeno 1-2 giorni a settimana in pista. E’ necessario per acquisire certi automatismi se, come nel mio caso, la pista è un obiettivo primario.

La pista la vedi più un aiuto o certe volte anche un ostacolo per la tua attività su strada?

No, non è assolutamente un ostacolo, ti dà quel colpo di pedale in più, quella forza in più, lo sprint, ti dà tante cose che la strada non può dare. Per me è una conditio sine qua non per proseguire la mia attività e devo dire che alla Biesse Carrera ho trovato sempre ampia disponibilità in tal senso.

Grimod aveva vinto a fine settembre la Targa Crocifisso a Polignano a Mare (foto Facebook)
Grimod aveva vinto a fine settembre la Targa Crocifisso a Polignano a Mare (foto Facebook)
Grimod aveva vinto a fine settembre la Targa Crocifisso a Polignano a Mare (foto Facebook)
Grimod aveva vinto a fine settembre la Targa Crocifisso a Polignano a Mare (foto Facebook)
Su strada che caratteristiche hai e come giudichi la tua stagione?

Sono un passista veloce che però tiene anche in salita e ha un buono spunto veloce. Tutte caratteristiche che la pista aiuta ad affinare, per questo dico che non ci rinuncerei mai. Vado bene sul passo, sulle salite brevi e non troppo pendenti. A dir la verità all’inizio della stagione non sono partito benissimo.

Che cosa è successo?

Nella parte centrale dell’anno ho avuto un po’ di problemini. La condizione è arrivata nella seconda metà fino a chiudere con la prima vittoria proprio in extremis, al Puglia Challenge. Sicuramente il bilancio rispetto alla pista è stato inferiore, ma spero che nel 2026 la fortuna guardi anche dalla mia parte.

Su strada Grimod ha militato nella Biesse Carrera. Nel 2026 passerà alla Solme Olmo
Su strada Grimod ha militato nella Biesse Carrera. Nel 2026 passerà alla Solme Olmo
Su strada Grimod ha militato nella Biesse Carrera. Nel 2026 passerà alla Solme Olmo
Su strada Grimod ha militato nella Biesse Carrera. Nel 2026 passerà alla Solme Olmo
Dove sarai il prossimo anno?

Vado alla Solme Olmo, resto quindi in ambito continental, per il mio terzo anno fra gli Under 23. So che mi gioco molto, è quasi un anno decisivo e lo affronto sicuramente sulla base di questo secondo anno. Ho imparato a stare molto più tranquillo perché ero partito appunto col piede sbagliato, mettendomi pressioni inutili e quindi sicuramente lo affronterò più tranquillamente, senza pormi troppi problemi, quello che sarà sarà. Ho imparato che quello che arriva si prende, si porta a casa senza rimuginare troppo. Resta però un imperativo: abbinare strada e pista, cercando il meglio da entrambe.

E’ chiaro comunque che sei uscito da Santiago con un’aura diversa rispetto a quella che avevi prima. Sei anche più conosciuto, più apprezzato…

Esatto, è stata sicuramente un’iniezione di fiducia. Infatti può sembrare strano da dire, ma non vedo l’ora che inizi la prossima stagione…

Presentazione Copa d'Oro 2019, Stefano Casagranda, Ugo Segnana

Coppa d’Oro, l’eredità di Casagranda nel ricordo di Ugo Segnana

09.11.2025
7 min
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«Stefano mancherà soprattutto perché sapeva fare squadra – dice Ugo Segnana – e sapeva coinvolgere le persone con una battuta e col suo modo di fare. Certe volte era diretto e anche dissacrante, senza mai prendere troppo sul serio le cose che non lo meritavano. Soprattutto aveva un gran coraggio, a volte al limite dell’incoscienza, ma non ha mai fatto pesare a nessuno il fatto di prendere su di sé tutte quelle responsabilità».

Ugo Segnana è stato per anni l’anima tecnica della Coppa d’Oro di Borgo Valsugana. Questa volta il compito che gli abbiamo assegnato lo porterà ad abbassare il tono e immergersi in ricordi per metà dolci e per metà dolorosi. E’ passato poco più di un mese dalla morte di Stefano Casagranda e questo tempo così veloce ha sommerso i giorni sotto i tanti eventi che si sono succeduti. Forse però vale la pena fermarsi per qualche istante e chiedersi quale sia stata l’eredità di Stefano per la Coppa d’Oro e la gente di Borgo che ogni anno riusciva a coinvolgere. E Ugo Segnana è la persona più giusta per spiegarlo.

Alla Coppa d’Oro partecipano sempre più di 500 ragazzi, un paio d’anni fa fu sfondato il muro dei 700 (foto Mosna)
Alla Coppa d’Oro partecipano sempre più di 500 ragazzi, un paio d’anni fa fu sfondato il muro dei 700 (foto Mosna)
Che cosa ha significato per Ugo Segnana avere il corridore di casa, l’ex professionista al lavoro per la Coppa d’Oro?

Una cosa determinante. Io venivo da anni come direttore sportivo, ma non avevo mai corso in bici. Giocavo a calcio e poi ho pedalato da amatore. Però il ciclismo mi ha sempre appassionato. Nel frattempo mio cognato era diventato presidente del Veloce Club Borgo, poi si è candidato a diventare sindaco e a quel punto abbiamo chiesto la disponibilità a Stefano.

La soluzione giusta?

La migliore che si potesse fare, perché Stefano è una persona eccezionale, la persona giusta nel posto giusto. E quando ha accettato, gli ho dato la parola che ho mantenuto sino alla fine, che ci sarei stato fino a che ci fosse stato lui. Poi negli anni sono cambiate alcune normative provinciali ed è stato necessario far confluire l’Associazione Coppa d’Oro nel Veloce Club Borgo. Stefano presidente e io sempre al suo fianco. Insieme abbiamo fatto la Coppa d’Oro, ma anche la Settimana Tricolore, i campionati italiani paralimpici, il Meeting dei Giovanissimi e altre manifestazioni.

La Coppa d’Oro è cresciuta tantissimo…

Essendoci trovati in due, con due visioni abbastanza spregiudicate, avevamo capito che la manifestazione avesse delle potenzialità incredibili. Partendo dai giovanissimi con la Coppetta d’Oro, avremmo potuto intercettare una fetta di ragazzi da seguire per buona parte della loro carriera. Da lì abbiamo iniziato a ragionare. Abbiamo portato la Coppetta su due giorni, perché i numeri lo imponevano. Poi abbiamo fatto crescere la Coppa Rosa e pensato di far diventare la Coppa di Sera un appuntamento importante. In un primo momento abbiamo fatto le gare uniche, poi le abbiamo sdoppiate. Dai giovanissimi sino agli allievi passano praticamente tutti qui. E’ una festa del ciclismo, la festa del ciclismo giovanile: quello vero. Quello che rimane ancorato ai paesi, alle realtà locali, alle società che portano i bambini a correre da piccoli.

Veloce CLub Borgo 2025, foto bambini dopo la morte di Stefano Casagranda
Una foto per salutare Casagranda pochi giorni la sua scomparsa: il VC Borgo non si è fermato, come lui aveva chiesto
Veloce CLub Borgo 2025, foto bambini dopo la morte di Stefano Casagranda
Una foto per salutare Casagranda pochi giorni la sua scomparsa: il VC Borgo non si è fermato, come lui aveva chiesto
Stefano, ex corridore, si è trovato subito a suo agio?

Stefano – sorride Segnana – era la persona più buona che io abbia conosciuto. Buono nell’animo, su di lui non puoi dire niente. E’ sempre stato molto ironico, non si è mai preso troppo sul serio. Noi lo chiamavamo “Champion” perché era il campione del paese, aveva vinto il campionato italiano allievi, aveva corso professionista, aveva raggiunto anche dei bei risultati. Però lui su questo faceva ironia, non imponeva alcun distacco. Era uguale con tutti, nella vita privata come fuori. Non lo abbiamo mai percepito come inarrivabile. Si è sempre messo al livello degli altri: fossero quelli che dedicavano cinque minuti come quelli che lavoravano tutto l’anno per il Veloce Club Borgo.

In che modo vi siete divisi i compiti?

Io mi occupavo di tutta la parte tecnica, lui invece teneva la squadra unita e quello per me è stato la parte fondamentale. Ci ha fatto andare avanti per tanto tempo, ci ha fatto andare d’accordo e ottenere grandi risultati.

La Coppa d’Oro è sempre stata un evento per tutto il paese?

Dal 1968, la Coppa d’Oro ha avuto sede fissa a Borgo Valsugana. Negli anni è sempre stata guidata da personaggi importanti, fino a fare i vari salti di qualità che l’hanno portata al livello di ora. Per il paese è sempre stata un evento immancabile. C’erano manifestazioni per tutta la settimana precedente. Spettacoli in piazza, i fuochi d’artificio, la grande sfilata. Per anni sono stati fatti dei grandi investimenti che noi abbiamo ereditato e cercato di mantenere vivi. Non nascondo che ci siano stati anche momenti di stanchezza, ci sono state fasi in cui non sembrava che ci fosse così tanto interesse. Abbiamo sempre trovato un po’ di difficoltà nel reperire i contributi, per cui ci siamo inventati tante cose per cercare di smuovere la situazione.

Quella che porta alla Coppa d’Oro, spiega Segnana, è da sempre una settimana di celebrazioni, feste e sfilate
Quella che porta alla Coppa d’Oro, spiega Segnana, è da sempre una settimana di celebrazioni, feste e sfilate
Pensi che in giro ci sia la consapevolezza del livello raggiunto?

Forse non tutti hanno capito che si tratti di una cosa totalmente diversa da quello che c’è in giro per l’Italia o per l’Europa. E’ veramente particolare: ce l’ha detto anche chi viene dall’estero. Gli inglesi e gli sloveni che l’hanno vista crescere e cambiare. Anche i tedeschi, specialmente le ragazze, che l’apprezzano perché è unica nel suo genere.

Stefano è rimasto al timone finché ne ha avuto la forza.

Ne parlavamo anche con lui, dal primo momento che mi ha detto di essere malato. Ho capito che non avrebbe mai fatto un passo indietro, a meno che non fosse stato costretto da impedimenti medici. Quello che mi ha sempre colpito e ha lasciato un segno nel cuore sono state proprio la sua determinazione e l’attaccamento alla vita. Ha sempre detto: «Voglio vivere, finché posso. Poi quando non ce la farò più, allora mi fermerò». E’ l’esempio che ha lasciato a tutti, l’attaccamento alla vita e la voglia di vivere.

Un grande esempio…

Ti colpisce la grande forza che ha avuto. Finché non ci sei in mezzo, non capisci. Chi invece ha vissuto storie difficili capisce ancora di più quale sia stata la sua grandissima forza. In più, era un atleta incredibile: ben poche persone avrebbero potuto sopportare a livello fisico quello che ha passato lui.

Coppa d'Oro 2025, partenza, Stefano Casagranda
Al via dell’ultima edizione, Casagranda era ancora presidente del VC Borgo (foto Coppa d’Oro)
Coppa d'Oro 2025, partenza, Stefano Casagranda
Al via dell’ultima edizione, Casagranda era ancora presidente del VC Borgo (foto Coppa d’Oro)
Perché dopo la morte di Casagranda hai deciso di uscire dalla società?

A dicembre Stefano aveva chiesto al direttivo di fare un passo indietro, perché si era reso conto che le cure non avevano più modo di proseguire. Io dissi che quest’anno ci sarebbero state le elezioni comunali e avrei fatto una lista con mio cognato. Non potevo prendermi altri impegni, per cui ho proposto al direttivo di cercare altre risorse e io semmai sarei rimasto per collaborare. Invece nessuno si è fatto avanti e la presidenza è rimasta a Stefano. In ogni caso, nell’ultima edizione ho continuato a curare le iscrizioni, la gestione delle società, le autorizzazioni, la richiesta di chiusura strade e tutto quello che facevo di solito. Quando poi è subentrato il nuovo direttivo, ho percepito di non essere più gradito, anzi forse davo anche fastidio e questo mi ha persuaso a fare un ulteriore passo indietro. Oggi non sarei sereno né convinto di poter portare avanti altri impegni. Però lo ripeto: il tempo può dare altre risposte e se ci sono altri progetti o altre squadre o altre volontà, allora è chiaro che ne possiamo sempre parlare.

L’eredità di Stefano Casagranda è un forziere enorme pieno di saggezza, empatia, ironia, condivisione, capacità di unire e riconoscere il merito a chiunque si spenda, a prescindere dal livello dell’impegno. Il vero campione è colui che ringrazia in egual modo il gregario che l’ha fatto vincere e il massaggiatore che l’ha messo nelle condizioni di farlo. La sua morte ha privato il Veloce Club Borgo di un riferimento carismatico difficile da rimpiazzare. Da fine ottobre alla guida della società è salita Giovannina Collanega, che in una delle prime riunioni ha detto di voler seguire la linea dettata da Casagranda. E’ un peccato però che la Coppa d’Oro perda con Ugo Segnana colui che con Stefano ha condiviso chilometri, chiacchiere, progetti, ragionamenti e sogni.

Canturino, Rossella Ratto, nutrizionista

Canturino, un anno dopo: 10 domande (+1) alla nutrizionista

09.11.2025
6 min
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Un anno dopo, o quasi, il primo incontro tra la nutrizionista Rossella Ratto e i ragazzi del Canturino torniamo a fare un punto. I corridori della categoria juniores, ragazzi e ragazze, della formazione lombarda hanno corso questa stagione con il supporto di una figura importante come quella della nutrizionista. Non un modo per estremizzare, ma per educare e imparare a lavorare e confrontarsi con un mondo nel quale è facile perdersi: quello della nutrizione e dell’integrazione legata allo sport

«Anche per me è stata una prima esperienza nel lavorare e coordinare una squadra giovanile – racconta la nostra nutrizionista Rossella Ratto – e inizialmente pensavo che sarebbe stata una pazzia. Con i ragazzi non è mai semplice lavorare perché si è sempre sul filo tra educazione alimentare e una dieta in cui vai a vedere i dosaggi e le grammature». 

Dieta? No, grazie

Un lavoro, quello di Rossella Ratto, che è stato in costante equilibrio e in continua evoluzione. I ragazzi si sono messi alla prova, imparando come si gestisce un aspetto importante come la nutrizione. 

«Un adolescente – continua Rossella Ratto – non si dovrebbe mai mettere a dieta, tuttavia la tendenza nei giovani è di mangiare male e meno di quanto sarebbe consigliato. In particolar modo le ragazze. Il mio lavoro è stato importante fino a metà stagione, poi una volta date le linee guida non sono stata “opprimente”. E’ giusto che i ragazzi imparino a gestirsi da soli seguendo delle indicazioni di massima».

A novembre 2024 Rossella Ratto ha tenuto una serata dedicata alla nutrizione e alcune indicazioni per i ragazzi
A novembre 2024 Rossella Ratto ha tenuto una serata dedicata alla nutrizione e alcune indicazioni per i ragazzi
Qual è stata la parte più stimolante per te, come nutrizionista?

E’ un lavoro che mi ha permesso di raccogliere dati e informazioni, non ho mai seguito tanto le categorie giovanili. Mi è piaciuta molto la parte di comunicazione, e in questa ho visto delle differenze. Le ragazze sono molto più attente dei ragazzi, a loro basta scrivere un informazione per sapere che è stata recepita. Mentre i ragazzi tendono a distrarsi e perdere pezzi per strada. Inoltre loro guardano tanto al professionismo, fanno domande molto tecniche e “spingono” per avere un’integrazione che considerata l’età (17 e 18 anni, ndr) non è ancora necessaria. 

Sei riuscita ad accompagnarli sulla strada giusta?

Molto dipende dai genitori e dall’ambiente in cui vivono. Ci sono figure genitoriali particolarmente esaltate che è capitato che mi chiamassero la domenica per chiedermi di far andare più forte loro figlio. Oppure c’è il genitore che dice al figlio di non mangiare più di cento grammi di pasta perché fa male. Poi si lamentano se il ragazzo non cresce in altezza e struttura fisica, tu spieghi loro che non è vero e dai un piano alimentare equilibrato e improvvisamente il ragazzo cresce, cambia. 

CC Canturino
Con la nutrizionista hanno lavorato i due team juniores, questo quello femminile
CC Canturino
Con la nutrizionista hanno lavorato i due team juniores, questo quello femminile
In effetti l’adolescenza è anche un periodo delicato, con i ragazzi ancora nella fase dello sviluppo…

C’è stato un atleta in particolare che quando è arrivato da me ed era il classico ragazzino che doveva ancora svilupparsi e tra l’altro seguiva una dieta completamente sbilanciata. L’ho convinto e insieme abbiamo fatto dei cambiamenti importanti a seconda dei suoi gusti e delle possibilità di gestione familiare della dispensa. Alla fine questo ragazzo ha perso diversi chili, si è rinforzato muscolarmente ed è anche diventato uno dei punti di riferimento del team nella seconda parte di stagione. 

Nel Canturino ci sono anche le ragazze, come si lavora con loro?

C’è stato un percorso un po’ educativo sull’inserimento dei carboidrati ad esempio, aspetto che rimane sempre molto delicato. 

Ci sono stati dei ritiri o dei momenti di lavoro comune?

Sì ed è stata una cosa molto bella che mi sono divertita a fare. Quando c’è stato il ritiro prestagionale o quello in altura in estate ho realizzato un piano nutrizionale da condividere con la cucina dell’hotel. Si è trattato di scrivere qualche indicazione riguardo alle grammature dei carboidrati, proteine, legumi, cereali, il tutto a seconda dell’allenamento. Mentre per il ritiro in altura, visto che la squadra ha preso un appartamento, mi sono divertita a creare un piano di lavoro: cucinare, pulire, lavatrice, ecc…

CC Canturino
Lo scopo del lavoro era imparare a gestire la nutrizione legata allo sport, capendo esigenze e bisogni dei ragazzi
CC Canturino
Lo scopo del lavoro era imparare a gestire la nutrizione legata allo sport, capendo esigenze e bisogni dei ragazzi
Come hai detto in questa categoria spesso i ragazzi vogliono emulare i professionisti, come si trova l’equilibrio secondo l’aspetto della nutrizione?

In questa categoria, sia per i ragazzi che per le ragazze, l’aspetto nutrizionale è tanto legato all’educazione. Significa insegnare loro come e quanto mangiare a livello di macronutrienti. E’ un aspetto fondamentale che rimarrà per tutta la vita, sportiva e privata. Poi, come visto, iniziano a fare ritiri in altura ed è importante insegnare loro come si lavora sotto l’aspetto della nutrizione e dell’integrazione: come mangiare, quanto aumentare le grammature. Per il resto rimane un “gioco” dove devono imparare a capire e percepire le loro esigenze.

In che modo hai gestito il rapporto con i ragazzi?

Avevano un questionario da compilare settimanalmente per avere un monitoraggio che mi permettesse di capire e individuare eventuali problematiche, soprattutto nelle prime fasi. Poi come in ogni cosa c’è chi è più collaborativo e chi meno. Anche dal punto di vista dell’integrare nuovi cibi o gusti diversi non ho avuto difficoltà particolari, però le ragazze sono quelle più propense nel provare qualcosa di nuovo. 

CC Canturino, ritiro altura
I ragazzi hanno anche imparato ad adattare la nutrizione e l’integrazione a seconda dei momenti della stagione
CC Canturino, ritiro altura
I ragazzi hanno anche imparato ad adattare la nutrizione e l’integrazione a seconda dei momenti della stagione
Il peso è importante?

Per me il parametro del peso, aggiornato settimanalmente, era semplicemente un modo per monitorare che tutto procedesse al meglio senza cali dovuti a stress o improvvisi aumenti. Mi è capitato che un ragazzo in estate facesse fatica a mangiare e seguire il piano alimentare e ha perso un chilo in una settimana. Gli ho scritto, ci siamo sentiti e abbiamo trovato la soluzione per non perdere massa muscolare. 

Per le ragazze, invece, la bilancia rimane un argomento delicato?

Sia quello che l’aspetto visivo. Siamo molto legate alla fisionomia, purtroppo. Sulle ragazze non è mai facile lavorare perché hanno una sensibilità superiore, anche se non c’è nessuno che commenta. Magari ci si sente gonfie e si pensa di dover tagliare, invece è un aspetto ormonale legato al ciclo, ad esempio. Con loro il lavoro è stato essere di supporto, parlare e confrontarsi.

Rossella Ratto, Misia Belotti
La nutrizionista Rossella Ratto insieme a Misia Belotti, una delle ragazze del Canturino
Rossella Ratto, Misia Belotti
La nutrizionista Rossella Ratto insieme a Misia Belotti, una delle ragazze del Canturino
Hai visto una crescita di consapevolezza in questo anno di lavoro insieme?

Per molti sì. Addirittura c’è stato un ragazzo che ha fatto un percorso tutto suo. Sembrava uno di quelli che di testa ne ha poca per fare l’atleta, quindi anche la squadra mi ha detto di fare quello che fossi riuscita. La squadra e io siamo gli strumenti, poi ognuno deve metterci del suo. L’abbiamo lasciato fare, poi verso fine stagione è venuto da me e mi ha fatto delle domande su cosa potesse fare e come migliorare, ha trovato la sua motivazione. Fatto sta che nei mesi finali ha ottenuto qualche piazzamento, ed è una cosa che mi ha fatto molto piacere. 

La cosa bella è che con alcuni di loro potrai lavorare anche il prossimo anno.

Sì, quindi si può parlare di un percorso che continua, e penso sia davvero stimolante per tutti. Magari con qualcuno di loro potremmo provare a fare un passo ulteriore.

Filippo Baroncini

Baroncini, il ritorno in sella dopo l’incubo: «Ora tutto va meglio»

09.11.2025
5 min
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La settimana delle belle notizie si è conclusa ieri con l’oro di Mattia Agostinacchio agli Europei di cross, ma si era aperta con quella del ritorno in bici di Filippo Baroncini. A Dubai era davvero sole splendente. Quello sulla strada e quello nell’animo del corridore, ma anche dei suoi tifosi. Gli ultimi mesi non erano stati un granché, come si può facilmente immaginare.

Ricordiamo che Baroncini era stato vittima di una caduta tremenda al Tour de Pologne. Filippo aveva riportato fratture alla clavicola, alla colonna vertebrale e al viso, tanto da essere indotto al coma farmacologico. Una vera botta per lui e anche per la sua UAE Emirates. Vederlo tanto festeggiato in sella sui rettilinei assolati degli Emirati Arabi, dove si è ritrovata la squadra di Mauro Gianetti, è stato davvero bello. Nell’accezione più semplice e genuina del termine.

Grazie ad un selfie di Molano (in primo piano) ecco il ritorno in bici di Baroncini
Grazie ad un selfie di Molano (in primo piano) ecco il ritorno in bici di Baroncini
Filippo, ripartiamo proprio da qui: da queste pedalate al sole emiratino…

Eh sì – attacca Filippo con un leggero sospiro liberatorio, ma con tono squillante – sono più sereno adesso. Sono più felice, sono tornato in bici e tutto è stato subito più bello.

Che periodo è stato?

E’ un periodo speciale, un po’ di alti e bassi. Magari si possono dividere: il periodo dell’ospedale, quello del ritorno a casa, poi la riabilitazione, dove ci sono alti e bassi anche lì. E infine il momento del rientro in bici. In ospedale ho avuto la fortuna di avere sempre accanto i miei familiari ogni giorno e questo mentalmente mi ha aiutato tanto. Poi ho trovato un ambiente bellissimo, medici e infermieri super carini, motivanti. Questo mi ha fatto passare le giornate con più calore. Bisognava solo far sera, il tempo scorreva piano… Pensare il meno possibile alle negatività e avere persone positive accanto ha contato tanto.

Com’è stato il periodo della riabilitazione? Cosa facevi, com’era la tua giornata tipo?

Con la squadra abbiamo deciso quale centro fosse meglio per me, anche seguendo i consigli dei medici. All’inizio sembrava dovessi restare in un centro giorno e notte, ma poi hanno visto che il mio recupero era ottimo e mi hanno dato la possibilità di un percorso ambulatoriale. Questo è stato un grande stimolo. Alla fine abbiamo scelto il Fisiology Center di Forlì (la struttura creata da Fabrizio Borra, ndr), dove conoscevo già i ragazzi: super motivanti e super preparati. Il recupero è stato subito buono, soprattutto a livello muscolare, che era la cosa principale che avevo perso, oltre ai vari acciacchi.

Il romagnolo è uno dei maggiori talenti italiani, probabilmente il “motore” più grande assieme a Milan
Il romagnolo è uno dei maggiori talenti italiani, probabilmente il “motore” più grande assieme a Milan
Adesso hai qualche problematica particolare, ossa, tendini, postura… o c’è solo da ricostruire tutto?

A livello osseo sto bene, tutto è saldo, quindi sono potuto tornare abbastanza presto alla normalità. E’ ovvio, bisogna andare step by step. Vorrei anch’io fare subito quattro ore e allenarmi pienamente, ma alla fine è come se fossi ripartito da zero, soprattutto a livello cardiorespiratorio. Questo aspetto è quello che ho perso di più, perché sono stato fermo due mesi e mezzo. In ospedale facevo solo esercizi di forza, non di resistenza, quindi ora con la bici sto lavorando su quello. L’obiettivo è riportare il cardio alla normalità.

Sei ripartito direttamente con la bici?

Ho iniziato camminando, poi con la cyclette, quindi i rulli e infine la bici su strada. Il problema principale ora è la rigidità muscolare e articolare: ci sto lavorando con osteopati e fisioterapisti.

Quindi continui a fare fisioterapia?

Diciamo che la fisioterapia si sta trasformando in palestra. Prima di salire in bici ho fatto anche diverse camminate, come detto.

Ricordi qualcosa della caduta?

Sì, ricordo tutto…

Quest’anno Baroncini ha vinto il Baloise Belgium Tour
Quest’anno Baroncini ha vinto il Baloise Belgium Tour
Okay, messaggio ricevuto. Parliamo di cose belle: sei risalito in bici. Abbiamo visto tanti tuoi compagni sinceramente contenti per te. Che momento è stato?

Sì, li ho trovati tutti lì a Dubai e ad Abu Dhabi. E’ stata una grande emozione, come se fossi uscito dal gruppo e poi ci fossi tornato. Per me è stato importante, era ciò di cui avevo più bisogno adesso: rientrare in squadra, far vedere che ci sono, raccontare come sta andando. Tutti sono rimasti stupiti da come sto recuperando. Mi hanno scritto sempre in tanti.

Com’è stato risalire in bici? L’aria in faccia…

Era l’emozione che aspettavo di più. Più del capire come stessi realmente. Tutti lo sapevano, ma io volevo viverlo. Non volevo e non mi aspettavo di dire: “Cavolo, sto bene, via, sono pronto di nuovo”. No, volevo solo ritrovare me stesso a fare ciò che ero abituato a fare.

Hai cambiato qualcosa nel risalire in bici o hai ripreso la stessa di prima?

Ho cambiato le pedivelle. Sono passato da quelle da 172,5 a quelle da 170 millimetri per provare sensazioni diverse. La tendenza è questa e ne abbiamo approfittato. Adesso sto ancora cercando di capire: mi sono quasi dimenticato come mi sentivo in bici prima! Da una parte è un bene, è come ripartire da zero. Alla fine, anche nelle cose peggiori, c’è sempre un piccolo lato positivo.

Presto Filippo potrà salire anche sulla bici da crono
Presto Filippo potrà salire anche sulla bici da crono
E adesso come procederai?

Gradualmente. Finalmente il preparatore ha iniziato a mettermi qualcosa su TrainingPeaks, quindi avere una programmazione settimanale è già tanta roba. Piano piano, giorno per giorno, aumentando, sempre un po’, ma sempre seguendo le sensazioni del fisico. Magari con sedute doppie: palestra la mattina e bici al pomeriggio, o viceversa.

Invece il Filippo Baroncini uomo cosa ha fatto in questo periodo? Ti sei trovato un hobby, hai letto, visto serie tv…

Vi dico la verità, ero molto concentrato sulla mente, quindi ho dedicato tanto tempo a quello, con sedute tre o quattro volte a settimana. Avevo il mio cagnolino, ho letto qualche pagina del libro di Agassi. E poi la PlayStation di Covi è stata una novità in casa!

L’altra volta avevamo fatto un pezzo con Gazzoli che salutava il tuo ritorno a casa. Hai detto che in tanto ti hanno scritto. E c’è stato qualche altro corridore che ti è venuto a trovare?

Sono venuti a trovarmi i miei amici di casa, quelli di sempre. Poi tutti i dirigenti della squadra, compreso il presidente Matar Suhail, Matxin, Gianetti, alcuni compagni come Covi. E’ venuto persino il presidente federale Cordiano Dagnoni. Mi ha fatto super piacere vedere tutte queste persone che mi hanno dimostrato tanta vicinanza.

Omloop Nieuwsblad 2025, Edoardo Affini

Affini e la Visma, manuale d’uso per Piganzoli, Fiorelli e Mattio

09.11.2025
6 min
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L’hanno chiamata Celeste, è nata il 13 ottobre. Da quel giorno la vita di Affini e della compagna Lisa gira attorno alla primogenita, che per arrivare ha scelto il periodo di vacanze del papà. La bicicletta si affaccia di tanto in tanto, consapevole che l’attesa stia per terminare. A partire dall’8 dicembre, i corridori della Visma-Lease a Bike affronteranno il primo ritiro in Spagna e allora verrà il tempo del lavoro serio. Quando lo sentiamo nel primo pomeriggio, Edoardo è fresco reduce da una seduta di cambio del pannolino.

«E’ chiaro che è tutto diverso – sorride Affini – cambiano le priorità, cambiano le giornate, però sicuramente è bellissimo. Specialmente sono contento del fatto che me la posso godere quasi per un mese. Manca ancora un po’ perché diventi più… interattiva, mettiamola così, però mi prendo il mio tempo per starci assieme e creare un certo legame. E poi anche per la mia compagna fa una certa differenza. Se fosse nata a giugno – ride – dopo il Giro e prima del Tour, magari io avrei dormito qualche ora di più, però sarebbe stato un bel casino…».

Foto Instagram nascita di Celeste Affini (Photos by Loef)
“La più grande felicità può essere molto piccola”, così su Instagram l’annunio della nascita di Celeste (Photos by Loef)
Foto Instagram nascita di Celeste Affini (Photos by Loef)
“La più grande felicità può essere molto piccola”, così su Instagram l’annunio della nascita di Celeste (Photos by Loef)

Altri tre italiani

Tra le novità della squadra per il prossimo anno c’è che Affini non sarà più il solo italiano, ma sarà raggiunto da Piganzoli, Fiorelli e da Mattio, che in realtà ha già trascorso tre stagioni nel devo team olandese. Racconta che i capi gli hanno chiesto qualche referenza sui nuovi arrivati e che Piganzoli lo ha contattato per avere informazioni sull’ambiente che troverà. E proprio per questo lo abbiamo chiamato anche noi, perché ci incuriosisce il punto di vista di uno che corre nel team olandese dal 2021 e forse si era abituato all’idea di essere il solo… giapponese sull’isola.

«Prima di me c’era stato solo Battaglin – racconta Affini – l’anno prossimo saremo in quattro. Onestamente non mi fa un grande effetto, salvo che sarà bello parlare ogni tanto la mia lingua se saremo nella stessa corsa. Al nostro livello, può far piacere avere un connazionale, ma poi le decisioni vengono prese dalla squadra sulla base di ben altri fattori. La Visma è quella, la conosciamo bene. Quando sono arrivato nel 2021, era ancora in fase di ascesa. Poi si può dire che il 2022 e il 2023 siano stati gli anni più prolifici. Nel 2025 abbiamo vinto due Grandi Giri su tre e nel terzo siamo arrivati secondi, non mi sembra tanto male. Però è vero che gli sponsor più grossi cercano il Tour, perché hanno la risposta mediatica più grande, come la Champions League. Il Giro, la Vuelta e le classiche sono importanti, c’è poco da girarci d’attorno, ma il Tour è di più. E noi il Tour abbiamo provato a vincerlo, ma Tadej e la sua squadra ci sono stati superiori».

Fiorelli arriva alla Visma a 30 anni: avrà margine per crescere e compiti più precisi di quelli riservati a Piganzoli e Mattio
Fiorelli arriva alla Visma a 30 anni: avrà margine per crescere e compiti più precisi di quelli riservati a Piganzoli e Mattio

Maniacali per i dettagli

In questo gruppo super strutturato che ha nel Tour la stella polare e si nutre del Giro e della Vuelta – vinti con Yates e Vingegaard – come di bocconi secondari, arriveranno tre italiani, provenienti da due professional e dal devo team, che ha le stesse dotazioni, ma un respiro per forza meno ampio. Che cosa troveranno? Quale mentalità? Che cosa sente di dirgli il mantovano in procinto di iniziare la sesta stagione in giallo-nero?

«Non conosco da dentro le realtà della Polti e della Bardiani – ammette Affini – non so bene a cosa siano abituati, però credo che Fiorelli e Piganzoli faranno un salto di qualità a livello di attenzione ai dettagli e alla nutrizione, che qua sicuramente è un aspetto molto curato. Mi viene a pensare specialmente a Piganzoli, se vuole migliorarsi come uomo da classifica, magari all’inizio come spalla importante per Jonas o Simon. Allo stesso modo, tutto il livello performance viene curato veramente al massimo.

«Non so se in altre squadre ci siano le stesse cure del dettaglio, non so se sia possibile. Magari ogni team ha il proprio accento su una cosa piuttosto che su un’altra, però credo che qui troveranno un ambiente molto professionale e in grado di supportarli perché possano migliorarsi. Quanto a Mattio, è con noi da tre anni. Se ancora non ha capito di quale ambiente si tratta (ride, ndr), forse abbiamo un problema…».

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, WorldTour, Tour of Oman 2025
Pietro Mattio, sale nel WorldTour dopo tre stagioni in crescendo nel Development Team di Robbert De Groot
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, WorldTour, Tour of Oman 2025
Pietro Mattio, sale nel WorldTour dopo tre stagioni in crescendo nel Development Team di Robbert De Groot

Il tempo di crescere

La mente va al suo primo impatto, nonostante provenisse da un’altra WorldTour: la Mitchelton-Scott. Il ricordo di quelle prime settimane è ben chiaro. Aveva 24 anni come quelli che avrà il prossimo anno Piganzoli

«Quando sono passato qua – ricorda Affini – sicuramente la differenza più grossa l’ho trovata nella nutrizione. Erano gli anni in cui si stava cominciando a spingere l’acceleratore sui carboidrati. Magari l’avrei fatto anche se fossi rimasto alla Mitchelton, ma qua ho trovato un cambio radicale. Mi servì un po’ di tempo per abituarmi, poi ha funzionato tutto molto bene. Cercano di farti crescere, ma valutano caso per caso.

«Un buon esempio può essere Brennan. Ha 19 anni e ha cominciato già a far vedere certi numeri, a piazzarsi e vincere corse. Quindi lo hanno portato dove ha potuto fare risultato, ma non lo hanno buttato in un Grande Giro o portato a correre perché facesse punti. Non ha fatto 90 giorni di corsa, anche con lui c’è l’idea che cresca per step. Per cui, pensando ai nostri due più giovani, dipenderà anche da come risponderanno ai diversi carichi di allenamento, alle diverse gare. Tutto sommato immagino che su uno come Piganzoli ci fossero più attese alla Polti, dove era la bandiera, di quelle che inizialmente avrà qui da noi».

Giro d'Italia 2025, Davide Piganzoli, Isaac Del Toro
Alla Polti, Piganzoli ha corso da leader anche al Giro, scoprendo le pressioni del ruolo
Alla Polti, Piganzoli ha corso da leader anche al Giro, scoprendo le pressioni del ruolo

Un’azienda con 250 dipendenti

Il solo limite dei mega squadroni è la dimensione della grande azienda che allenta i rapporti umani e rende tutto piuttosto schematico, a questo certamente Piganzoli e Fiorelli non sono ancora abituati. Affini concorda, ma non c’è una via d’uscita. Prendete una qualunque azienda con centinaia di dipendenti, è ragionevole pensare che tutti si conoscano e siano in confidenza?

«Per la mia esperienza – dice – credo che ci sia la volontà di provare a mantenere quanto più possibile l’aspetto familiare e umano. Però è inevitabile che da un certo punto di vista sia inevitabile che le squadre vengano gestite come aziende, lo leggevo in un’intervista che avete fatto a Sobrero. I team sono sempre più grandi. Anche noi, guardando tutti quelli che ci lavorano saremo circa 250 persone se non di più, diventa difficile avere un rapporto stretto con tutti. Magari tra corridori o col tecnico di riferimento hai più contatti, quindi riesci effettivamente a creare una sorta di familiarità. Se entri a far parte del gruppo che prepara una grande corsa, condividi i ritiri e allora il rapporto si crea per forza. Però alla fine la squadra nella sua totalità viene gestita come un’azienda, questo è fuori discussione. Con certe persone ti vedi quando fai il primo ritiro dell’anno e poi al primo ritiro dell’anno dopo».

Un anno dopo, ancora Agostinacchio! Ma questa pesa di più…

Un anno dopo, ancora Agostinacchio! Ma questa pesa di più…

08.11.2025
5 min
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Dopo un anno, c’è ancora lui sul gradino più alto del podio. Cambia la località, cambia anche la categoria, ma al primo posto c’è sempre lui, Mattia Agostinacchio che dopo il titolo juniores 2024 porta a casa anche quello europeo al suo esordio internazionale fra gli under 23. Una prestazione straordinaria quella del campione dell’EF Education EasyPost: «Ho visto tra i messaggi di WhatsApp che mi hanno già scritto per complimentarsi, ma in neanche mezz’ora dopo l’arrivo erano già oltre 300 chat attivate…».

Il podio finale con il valdostano fra Haverdings (NED) e De Bruyckere (BEL)
Il podio finale con il valdostano fra Haverdings (NED) a 17″ e De Bruyckere (BEL) a 20″
Il podio finale con il valdostano fra Haverdings (NED) a 17" e De Bruyckere (BEL) a 20"
Il podio finale con il valdostano fra Haverdings (NED) a 17″ e De Bruyckere (BEL) a 20″

Tanta gente ad applaudire l’impresa

Mattia ha appena chiuso la cerimonia di premiazione ed attende pazientemente all’antidoping quando risponde da Middelkerke per raccontare la sua ennesima impresa: «Era un percorso davvero duro, a dispetto delle perfette condizioni climatiche, con tanta sabbia che in molti tratti costringeva a scendere di bici. Era davvero una prova dove si andava sia in sella che correndo a piedi, un ciclocross vecchio stampo e aver vinto così mi dà ancora più soddisfazione. Senza poi considerare la gente: ce n’era davvero tanta…».

Una gara per lui difficile sin dall’inizio. Appena approdato nella categoria, Agostinacchio non ha dalla sua un ranking di livello e quindi si è ritrovato a dover partire dalla terza fila, Pontoni in sede di presentazione aveva avvertito di questo problema confidando nella sua esplosività: «Confidavo di ritrovarmi presto con i primi, ma nel primo giro mi si è staccato il boa di una scarpa e ho perso tempo a rimetterlo, così la rimonta è stata più lenta e dispendiosa del previsto, infatti mi sono agganciato ai primi alla fine del secondo giro con Sparfel che aveva già lanciato la sua fuga».

Aubin Sparfel era il favorito e ha provato a fare la differenza, pagando dazio nella seconda parte
Aubin Sparfel era il favorito e ha provato a fare la differenza, pagando dazio nella seconda parte
Aubin Sparfel era il favorito e ha provato a fare la differenza, pagando dazio nella seconda parte
Aubin Sparfel era il favorito e ha provato a fare la differenza, pagando dazio nella seconda parte

Scacco matto all’imbattuto francese

La gara degli under 23 ha avuto lì un primo scossone, d’altro canto il francese della Decathlon AG2R, protagonista anche su strada, era forse il più accreditato alla vigilia, imbattuto in questa stagione. Mattia però non si è spaventato se, nel riprendere i primi (fra cui Stefano Viezzi, alla fine 12°), il francese era più avanti: «Io non pensavo tanto alla vittoria, ero il più giovane del gruppo, mi dicevo che una medaglia poteva essere alla mia portata, ma non andavo oltre. Quindi non mi sono posto tanto il problema, ho pensato solo a spingere».

Il talentuoso valdostano ha pensato solamente a correre, riassaporando le sensazioni che lo scorso anno lo avevano proiettato in cima al mondo e quel breve divario, fatto di secondi, è andato assottigliandosi, anche perché il tracciato di Middelkerke era davvero infido (e ne saprà qualcosa, più tardi, Sara Casasola, che ha visto sfumare il podio per una caduta quand’era nel mezzo del “panino” olandese). Sparfel è stato ripreso dopo uno scivolone da un gruppetto di 6, ha riprovato ad andar via ma il serbatoio di energie era al limite.

Il momento dell'attacco di Agostinacchio, Haverdings prova a tenere ma cederà poco dopo
Il momento dell’attacco di Agostinacchio, Haverdings prova a tenere ma cederà poco dopo
Il momento dell'attacco di Agostinacchio, Haverdings prova a tenere ma cederà poco dopo
Il momento dell’attacco di Agostinacchio, Haverdings prova a tenere ma cederà poco dopo

«L’ultimo giro? E’ stato un po’ strano…»

E’ lì che è emersa la forza di Agostinacchio, incurante delle energie spese in precedenza. Quando ha portato la sua azione ha fatto il vuoto: «Prima mi trovavo in una situazione di tira e molla, ero davanti e poi mi ritrovavo dietro. A un certo punto, quando stavamo entrando nell’ultimo giro, mi sono detto di provarci e ho visto che non mi seguiva nessuno. L’ultimo giro è stato un po’ strano, mi sentivo come in un limbo non sapendo se Haverdings, l’olandese era ancora in grado di riprendermi. E’ stato difficile contenere gli altri, ma anche le emozioni, fino all’arrivo».

Mattia è sempre abituato a vivere le emozioni lasciando trasparire poco, mentre intorno Pontoni e tutti gli altri lo raggiungevano: «Non posso negare che mi fa un po’ strano questa vittoria, è molto diversa da quelle della passata stagione perché qui sono un po’ un neofita, un ragazzino a confronto con ragazzi più grandi ed esperti di qualche anno, non di uno solo come da junior. Lo devo ammettere, non mi aspettavo di battere gente che a questi livelli c’è già da qualche stagione. Il secondo e terzo sono all’ultimo anno di categoria, io al primo…».

Ma il pensiero è anche alla strada…

E ora? Agostinacchio guarda già avanti, come sempre diviso fra due direzioni da prendere e da seguire in maniera parallela: «E’ vero, ora arrivano le prove di Coppa del mondo ma io devo pensare anche alla squadra. Avremo nei prossimi giorni il primo raduno e sarà importante per conoscersi, per prendere le misure di questa nuova avventura su strada, saranno giorni importanti ai quali tengo molto». Potersi presentare con una maglia stellata indosso ha sicuramente un valore speciale…

Pietro Solavaggione, Team Fratelli Giorgi 2025

Solavaggione: altro junior con la valigia, direzione Cannibal Team

08.11.2025
5 min
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Il nome di Pietro Solavaggione in gruppo gira da qualche settimana, da quando è arrivata l’ufficialità che sarebbe andato a correre all’estero: al Cannibal Team, la formazione juniores development della Bahrain Victorious. Diciassette anni, idee già chiare e la voglia di emergere. La bicicletta per Pietro Solavaggione ha smesso di essere un gioco, ora è nell’orbita dei grandi e bisogna fare le cose sul serio. Presto o tardi che sia. 

«Questa è la terza settimana di stacco – racconta Pietro Solavaggione da casa – sono fermo e, scuola a parte, non ho grandi impegni. La bici tornerà nella mia routine questo fine settimana probabilmente. Non sono mai stato abituato a fare lo stop invernale, gli anni scorsi il mio preparatore (Piotti, ndr) mi diceva di continuare se avessi avuto voglia di pedalare per divertirmi. Da un mese, però, sono passato sotto il preparatore del Cannibal Team che mi ha detto di staccare e riposare in vista della nuova stagione». 

Pietro Solavaggione mtb
Pietro Solavaggione nasce nella mountain bike, è arrivato al ciclismo su strada più tardi
Pietro Solavaggione mtb
Pietro Solavaggione nasce nella mountain bike, è arrivato al ciclismo su strada più tardi
Piotti era il tuo preparatore al Team Giorgi?

Sì, ma mi seguiva come esterno, non avevamo preparatori all’interno del team. Lui mi allena da quando ero secondo anno allievo, dall’inverno tra il 2023 e il 2024. L’ho conosciuto quando ero entrato a far parte della selezione regionale del Piemonte di mountain bike. 

Anche tu arrivi dal fuoristrada?

Ho iniziato a correre in mtb quando ero G3, anche se allora non mi piaceva troppo la bici perché non vincevo e quindi non mi divertivo tanto. Nel frattempo ho provato tanti altri sport: calcio, nuoto, sci, corsa… Poi sono tornato a correre in mountain bike da esordiente secondo anno e ho visto di essere forte, di conseguenza mi sono convinto a restare sul ciclismo. 

Pietro Solavaggione, Team Fratelli Giorgi 2025
Il primo anno da junior lo ha corso con i colori del Team Giorgi, squadra che ha chiuso i battenti a fine stagione
Pietro Solavaggione, Team Fratelli Giorgi 2025
Il primo anno da junior lo ha corso con i colori del Team Giorgi, squadra che ha chiuso i battenti a fine stagione
Poi sei passato alla strada, quando?

E’ da quando sono allievo secondo anno che mi dedico interamente al ciclismo su strada. Mi sarebbe anche piaciuto continuare con la mountain bike, ma ci sono molte meno squadre e le possibilità di carriera sono ridotte. Si fa lo stesso sport, andare in bici, ma economicamente sono senza paragoni. Poi ho visto che anche i biker più forti sono passati alla strada: Grigolin e Pezzo Rosola. 

C’è un altro piemontese che però è emerso dalla mtb: Scagliola…

Vero, però lui ha corso in una squadra che gli ha fatto fare entrambe le discipline. Inoltre io volevo emergere su strada e se avessi fatto anche mtb non avrei avuto una stagione così soddisfacente come quella passata. Ho pensato fosse meglio specializzarsi subito e via. 

Pietro Solavaggione, Team Fratelli Giorgi 2025
Ecco Pietro Solavaggione (a sinistra) con il compagno di squadra Thomas Bernardi
Pietro Solavaggione, Team Fratelli Giorgi 2025
Ecco Pietro Solavaggione (a sinistra) con il compagno di squadra Thomas Bernardi
Non era troppo presto?

Non ci ho pensato molto, anche perché in un solo anno su strada da junior ho raccolto tantissimo e sono arrivato a firmare con il Cannibal Team Development. Inoltre ho anche l’accordo per la categoria U23, infatti sarò nel devo team della Bahrain. Un percorso lineare e continuo. 

Come ti sei trovato al Team Fratelli Giorgi?

Benissimo. Meglio di così sarebbe stato impossibile, purtroppo la squadra ha chiuso i battenti. Sarei potuto entrare nel nuovo progetto dove andrà Leone Malaga, ma non sarebbe mai stato come il Team Giorgi. Magari lo diventerà in futuro, perché lui è molto bravo. 

Poi è arrivato il richiamo del Cannibal Team…

Era un’occasione che non mi sono fatto sfuggire, dopo le prime vittorie a inizio anno ho firmato con i Carrera, mi seguirà Johnny lui è quello che lavora maggiormente con i giovani. Da lì sono arrivate a bussare tante squadre internazionali e tra tutte ho scelto il Cannibal Team.

Pietro Solavaggione, Team Fratelli Giorgi 2025 (Photors.it)
Pietro Solavaggione si è messo in mostra con ottimi risultati in questo 2025, qui al GP Sportivi Loria concluso al terzo posto (Photors.it)
Pietro Solavaggione, Team Fratelli Giorgi 2025 (Photors.it)
Pietro Solavaggione si è messo in mostra con ottimi risultati in questo 2025, qui al GP Sportivi Loria concluso al terzo posto (Photors.it)
Perché?

Mi è sembrata la scelta migliore per il 2026, sono una realtà competente e familiare, in tutti i sensi. Il diesse è Francis Van Mechelen e dentro lo staff ci sono sua moglie e sua figlia. In quel contesto mi sono sentito a mio agio fin da subito, senza pressioni intorno. 

Hai anche avuto modo di correre con loro?

Sì, ho fatto l’ultima gara della stagione, a ottobre alla Philippe Gilbert Junior. E’ stata un’esperienza utile, nella quale ho capito cosa vuol dire correre a livello internazionale. La corsa è stata dura, selettiva, ho visto che c’è tanto da imparare. Ad esempio il vento forte ha portato alla formazione di ventagli, cosa che non avevo mai fatto prima d’ora. 

Non è un salto troppo grande? 

Restare in Italia sarebbe stato più comodo e un’idea migliore da un lato. Ho scelto la strada più difficile ma l’ho fatto per il mio futuro: una lingua diversa e un calendario impegnativo. Però ho già una squadra per la categoria under 23 e mi sento sereno. Certo che partire e prendere l’aereo da solo per andare a correre in Belgio non è stato facile, era anche la prima volta che volavo in vita mia. 

Pietro Solavaggione, Cannibal Team Development 2025
Solavaggione ha avuto modo di vestire la maglia del Cannibal Team già a ottobre di quest’anno, per lui un assaggio di futuro
Pietro Solavaggione, Cannibal Team Development 2025
Solavaggione ha avuto modo di vestire la maglia del Cannibal Team già a ottobre di quest’anno, per lui un assaggio di futuro
Avete parlato di ritiri e calendario?

Non sono ancora sicuro degli impegni perché nel ritiro in Spagna di dicembre avremo meno posti rispetto al numero di atleti in squadra (al momento il Cannibal Team conta una ventina di ragazzi, ndr). Probabilmente verrà dato spazio a quelli che correranno le prime gare dell’anno, corse non adatte alle mie caratteristiche. Quelle inizieranno a giugno, quindi c’è tutto il tempo. 

Hai pensato anche alla scuola?

Sarà un aspetto, non semplice, che dovrò gestire. Ad ora ho cambiato scuola e sono passato a una online, così da potermi coordinare meglio tra lezioni e allenamenti senza il problema delle assenze.

Iserbyt resta al palo e non per scelta tecnica…

Iserbyt resta al palo e non per scelta tecnica…

08.11.2025
4 min
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«La gente, quando va a vedere questi eventi, cerca i campioni, ma ha comunque la stessa attenzione nei confronti della prova, anche se i big non ci sono. Sicuramente quando ci sono, la gente accorre più numerosa, anche i tifosi stranieri. Gli organizzatori lo sanno, ma certe volte ci puoi fare poco». Parole del cittì azzurro Daniele Pontoni alla vigilia della rassegna continentale di Middelkerke che si disputa tra oggi e domani. Priva dei Tre Tenori per le loro scelte che probabilmente li vedranno in gara nel ciclocross solo a dicembre, ma mancherà anche un altro grande protagonista delle ultime stagioni, Eli Iserbyt e nel suo caso il problema è ben più serio.

Iserbyt in ospedale: la seconda operazione all'arteria iliaca non ha dato i risultati sperati (foto Instagram)
Iserbyt in ospedale: la seconda operazione all’arteria iliaca non ha dato i risultati sperati (foto Instagram)
Iserbyt in ospedale: la seconda operazione all'arteria iliaca non ha dato i risultati sperati (foto Instagram)
Iserbyt in ospedale: la seconda operazione all’arteria iliaca non ha dato i risultati sperati (foto Instagram)

Un problema di lunga data

Personaggio controverso, spesso fuori dalle righe e capace di destare grandi divisioni nel pubblico tra chi lo ama incondizionatamente e chi lo vede col fumo agli occhi, Iserbyt l’anno scorso aveva chiuso la stagione in grave crisi fisica, con problemi alla gamba sinistra. Gli accertamenti avevano rilevato una restrizione all’arteria inguinale che ha richiesto un’operazione e la consapevolezza che avrebbe dovuto saltare l’inizio di stagione. Avrebbe dovuto riprendere a Niel il prossimo martedì, ma in gara non ci sarà.

La scorsa settimana, alla prova di Lokeren dell’H2O Badkamers Trofée l’atmosfera in casa Pauwels Sauzen era molto mesta a dispetto dei buoni risultati e a spiegare il perché a Wielerflits era stato il team manager Jurgen Mettepenningen: «Le cose stavano andando bene fino a due settimane fa, ma poi Eli ha avuto una ricaduta in allenamento. La gamba ha ricominciato a dargli dolore e i controlli hanno rilevato che il flusso sanguigno all’arteria femorale non è tornato ottimale».

Jurgen Mettepenningen, direttore sportivo della Pauwels Sauzen (foto TVO)
Jurgen Mettepenningen, direttore sportivo della Pauwels Sauzen (foto TVO)
Jurgen Mettepenningen, direttore sportivo della Pauwels Sauzen (foto TVO)
Jurgen Mettepenningen, direttore sportivo della Pauwels Sauzen (foto TVO)

4 settimane di stop, poi si vedrà

Un successivo controllo svolto a Gent ha dato una piccola speranza a Iserbyt ed è stato lo stesso campione belga ad annunciarlo sui propri canali social insieme a sua moglie Fien Maddens: «Metterò da parte la bici in maniera totale nelle prossime 4 settimane e vediamo che succede, poi mi sottoporrò a un nuovo controllo. Ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuto e che spero di rivedere presto sui campi».

Il team manager ha riassaporato un filo di speranza, ma obiettivamente la situazione non è semplice: «E’ chiaro che l’operazione non ha avuto il successo che tutti ci aspettavamo – afferma Mettepenningen – Eli è un professionista, vedere i compagni gareggiare senza poter essere con loro è dura, è il suo lavoro e non può farlo. E’ importante che non perda la speranza, il ritorno in gara passa in secondo piano rispetto alla sua salute e alla sua autostima».

Iserbyt Insieme alla moglie, su un post social ha annunciato un mese di riposo assoluto per risolvere il problema
Iserbyt Insieme alla moglie, su un post social ha annunciato un mese di riposo assoluto per risolvere il problema
Iserbyt Insieme alla moglie, su un post social ha annunciato un mese di riposo assoluto per risolvere il problema
Iserbyt Insieme alla moglie, su un post social ha annunciato un mese di riposo assoluto per risolvere il problema

Un colpo alla sua autostima

Su questo aspetto Mettepenningen è stato particolarmente attento nelle sue osservazioni: «Il problema è che è già stato sotto i ferri due volte senza trovare la soluzione e questo alla lunga pesa, toglie fiducia. Non so in questo momento se Eli se la sente di tornare sotto i ferri. Il ciclocross in questi livelli è secondario, conta che possa tornare in piena salute».

Il caso di Iserbyt non è comunque il primo nel mondo del ciclismo: «Ci sono passati in tanti. Marianne Vos è tornata ai massimi livelli. Credo che Eli sia stato solo sfortunato, perché nel suo caso l’operazione non ha sortito l’effetto sperato. Eli riesce a camminare, in bici può pedalare senza assolutamente forzare, praticamente ha nella gamba sinistra la metà della forza della destra».

A 28 anni Iserbyt vanta un titolo europeo e il successo in tutte e tre le principali challenge
A 28 anni Iserbyt vanta un titolo europeo e il successo in tutte e tre le principali challenge
A 28 anni Iserbyt vanta un titolo europeo e il successo in tutte e tre le principali challenge
A 28 anni Iserbyt vanta un titolo europeo e il successo in tutte e tre le principali challenge

Un team orfano del suo campione

Nel team l’assenza di Iserbyt si sente e non solo a livello di risultati: «Eravamo abituati a schierarci nelle grandi prove con due grosse punte come Eli e Vanthourenhout, ora Michael spesso si trova a fronteggiare giochi di squadra senza un valido supporto. Abbiamo bisogno di Iserbyt, speriamo che si riprenda presto, per lui e per noi. Pensare che la sua carriera sia finita? Non vogliamo neanche prendere in considerazione questa ipotesi…».