Edoardo Zamperini, Arkea B&B Hotels (foto Instagram)

Zamperini in Cofidis: l’occasione arriva nell’anno più difficile

05.11.2025
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Dopo una lunga attesa il futuro di Edoardo Zamperini avrà ancora il suono della lingua francese, da qualche giorno è stato annunciato come trentesimo e ultimo innesto del Team Cofidis. La formazione che vede in ammiraglia Roberto Damiani e che dal 30 settembre scorso è guidata da Raphael Jeune ripartirà come professional per il prossimo triennio (2026-2028). Il campione italiano under 23 del 2024 ha trovato una sistemazione quasi in extremis, cosa non semplice a fronte della chiusura dell’Arkea B&B Hotels e del suo devo team per il quale ha corso nella passata stagione (in apertura foto Instagram/Edoardo Zamperini). 

«Ho passato gli ultimi giorni in montagna – racconta Zamperini – e da lunedì (il 3 novembre, ndr) sono tornato ad allenarmi. Sono fermo dal 5 ottobre scorso, quindi piano piano riparto per farmi trovare pronto fin da subito».

Edoardo Zamperini, Arkea B&B Hotels (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)
Edoardo Zamperini nel 2025 ha corso con il devo team dell’Arkea B&B Hotels (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)
Edoardo Zamperini, Arkea B&B Hotels (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)
Edoardo Zamperini nel 2025 ha corso con il devo team dell’Arkea B&B Hotels (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)
Che anno è stato quello con l’Arkea?

Fatto di alti e bassi, ma alla fine direi che si impara sempre qualcosa. Mentalmente è stata un’annata impegnativa, soprattutto negli ultimi mesi quando abbiamo avuto l’ufficialità per quanto riguarda la chiusura del team. Sono stato per tanto tempo alla ricerca di una squadra per la prossima stagione, cosa che mi ha logorato abbastanza dal punto di vista mentale. 

Quando hai iniziato a cercare?

Già a stagione in corso l’Arkea ci aveva dato il via libera per muoverci e trovare alternative. Il 2025 è stato un anno strano, tanti team hanno chiuso e ci sono state tante rivoluzioni date dalla fine del triennio che avrebbe rinnovato le licenze WorldTour.  

Una stagione non semplice, ti saresti mai aspettato di passare professionista?

Non proprio, tanto che prima della firma con la Cofidis arrivata la scorsa settimana, avevo già firmato con la General Store. Invece pochi giorni fa mi hanno chiamato dalla Cofidis per dirmi che avevano ancora tre posti a disposizione per il 2025 e avevano pensato a me. 

Edoardo Zamperini, Arkea B&B Hotels (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)
Il corridore veneto ha totalizzato 51 giorni di gara tra devo team, WorldTour e nazionale (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)
Edoardo Zamperini, Arkea B&B Hotels (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)
Il corridore veneto ha totalizzato 51 giorni di gara tra devo team, WorldTour e nazionale (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)
In General Store cosa ti hanno detto?

Sono stati dei signori e per questo li ringrazio davvero. Si sono dimostrati una squadra capace di fare ciclismo per il bene degli atleti e non per tornaconto personale. 

Com’è nata l’opportunità in Cofidis?

Quando stavo cercando, a stagione ancora in corso, mi ero proposto. Avevo detto loro che se ci fosse stata l’occasione di lavorare insieme mi sarebbe piaciuto entrare a far parte di quella realtà. In questa esperienza in una squadra francese (Arkea B&B Hotels, ndr) mi sono trovato bene

Quale aspetto ti è piaciuto maggiormente?

Mi sono sentito come quando ero juniores o under 23 e correvo in squadre italiane, si è molto legati come in una famiglia. Qualsiasi persona lavora per il bene dei corridori, si vede che anche in Francia vivono il ciclismo con grande passione. 

Con la nazionale U23 di Amadori ha conquistato il suo unico successo stagionale, all’Orlen Nations Grand Prix (foto Tomasz Smietana)
Con la nazionale U23 di Amadori ha conquistato il suo unico successo stagionale, all’Orlen Nations Grand Prix (foto Tomasz Smietana)
Com’è stato il passaggio da una squadra di club al correre in un devo team?

Si fa sentire un po’ soprattutto dal punto di vista logistico e organizzativo. Ci sono tanti aspetti ai quali non ero abituato: viaggiare da solo, spostarmi per aeroporti e cose del genere… Ho avuto la fortuna di avere dei compagni di squadra italiani come Nicolas Milesi o quelli del WorldTour: Epis e Mozzato ai quali chiedere. 

A livello atletico che anno è stato?

A colpo d’occhio è stato sicuramente con meno risultati dell’anno scorso. Però c’è da dire che ho affrontato un calendario ben più impegnativo. Nel 2024 avrò corso una quindicina di gare internazionali, quest’anno erano tutti appuntamenti di alto livello. Inoltre mi hanno portato tante volte a correre con la formazione WorldTour.

Cosa si prova a dire adesso che sono professionista?

Forse questa parola ha un po’ perso di valore negli anni perché c’è tanta confusione a riguardo. Ormai le continental possono partecipare alle gare 1.Pro oppure chi corre in un devo team viene visto come professionista o si sente di esserlo. Io in cuor mio sento di essere professionista finalmente ed è una gioia immensa. Un sogno che inseguo da diciassette anni, da quando ho iniziato ad andare in bici, da G1. 

Zamperini ha corso tanto anche con i professionisti, qui in azione al Gran Premio Miguel Indurain
Zamperini ha corso tanto anche con i professionisti, qui in azione al Gran Premio Miguel Indurain
Cosa ti ha insegnato questa stagione?

Le cose accadono quando meno te lo aspetti, se dovessi guardarmi indietro avrei scommesso che sarei riuscito a passare professionista a fine 2024 visti i risultati. Invece mi ritrovo a fare il salto ora, al termine di una stagione difficile nella quale ho capito l’importanza di tanti altri aspetti che sono importanti e vanno oltre la prestazione in bici.  

Ad esempio?

Dimostrarsi affidabile, sia per il team che per i compagni, serio e disponibile. Quest’anno in Arkea mi sono messo tante volte a disposizione della squadra e ho fatto vedere di essere una figura capace di fare determinati lavori. Mi ha fatto piacere il fatto che anche in Cofidis se ne siano accorti e mi abbiano dato una possibilità.

Tour de France 2024, Pascal Ackermann

Firma con la Jayco e Ackermann cambia (finalmente) vita

05.11.2025
4 min
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E’ l’ultimo arrivato in casa Jayco-AlUla. Dopo un 2024 da dimenticare con un solo successo e troppe cadute, Pascal Ackermann va a caccia di una seconda giovinezza nel team australiano. Per raccogliere qualche successo negli sprint, Brent Copeland e il suo staff hanno deciso di puntare sull’esperto trentunenne tedesco, già campione nazionale e capace di conquistare la maglia ciclamino al Giro 2019. 

Pascal ringrazia e, mentre si prepara a diventare papà, comincia a pensare come sarà la nuova avventura che l’aspetta. E sta volutamente alla larga dagli ultimi mesi difficili alla Israel per la situazione extra ciclismo che ha costretto la vecchia proprietà del team a fare un passo indietro e spinto molti corridori a cercare fortuna altrove.

Tirreno Adriatico 2025, Pascal Ackermann
La firma con la Jayco-AlUla solleva Ackermann da problemi di ordine sportivo ed extra sportivo
Tirreno Adriatico 2025, Pascal Ackermann
La firma con la Jayco-AlUla solleva Ackermann da problemi di ordine sportivo ed extra sportivo
Cosa ti aspetti da questa nuova sfida?

Sono super, super felice di essere qui. Quando in estate ho saputo che avrei potuto entrare a far parte di questa squadra, ci sono stati altri incontri e mi sono incuriosito sempre di più. Quando ero ragazzino, infatti, la Mitchelton-Scott era uno squadrone e un grande progetto, che ho sempre seguito. Per cui, non vedo l’ora di cominciare.

Che cosa ti ha colpito al primo impatto?

Penso di essere nella squadra giusta per me e sono convinto di avere grandi compagni di squadra. Siamo un bel mix di corridori, tra esperti e giovani e combatteremo insieme. Sono davvero su di giri e abbiamo un sogno comune che ci piacerebbe centrare: vincere una tappa al Tour de France per completare la mia personale tripla corona, così da regalare una gioia al team.

Ritroverai Michael Matthews: come sarà?

Quando ero giovane, Michael era un avversario ostico per me, ma poi lui ha puntato corse un po’ più dure, mentre io ho optato per quelle pianeggianti. Formiamo una bella coppia e credo che correndo insieme possiamo essere competitivi su tutti i terreni. Spero di imparare qualcosa da lui, perché è davvero un modello da seguire

Che ne pensi dei tuoi nuovi compagni?

Essendo l’ultimo arrivato, non ho parlato molto coi miei nuovi compagni, anche se conosco qualcuno di loro. Ad esempio, Covi era con me alla UAE. Il ciclismo alla fine è un po’ come una grande famiglia ed è sempre bello ritrovare qualcuno con cui hai già corso.

Quanto è stato duro per te il 2025?

Non voglio parlare della parte non sportiva, ma potete immaginare quanto sia stato difficile anche quell’aspetto. In generale, la mia stagione non è stata un granché perché sono caduto male subito ad inizio stagione in Provenza. Ci sono voluti due mesi per tornare in forma, poi mi sono fatto male, sono rientrato e sono caduto di nuovo: insomma, un calvario. Sono riuscito ad essere al via del Tour, ma le tre cadute nelle otto settimane di preparazione diciamo che non sono state il massimo, per cui non sono riuscito a ritornare a un buon livello. A quel punto, ho rallentato il ritmo e ho cominciato a pensare al 2026.

Obiettivi?

Con la squadra non abbiamo ancora fatto programmi specifici, anche se abbiamo parlato di quali potrebbero essere gli obiettivi plausibili e le corse che mi piacerebbe fare. Mi auguro di essere al via del Tour e poi chissà. Sinceramente, mi sento più da Grandi Giri, anche perché oramai nelle classiche ci sono anche gli scalatori o fenomeni alla Pogacar, che rendono la corsa difficilissima. Al massimo potrei puntare a qualche corsa di un giorno in Belgio, come la Gent-Wevelgem.

Giro d'Italia 2019, Pascal Ackermann
Al Giro 2019, Ackermann vince a Fucecchio e Terracina e porta a casa la maglia ciclamino
Giro d'Italia 2019, Pascal Ackermann
Al Giro 2019, Ackermann vince a Fucecchio e Terracina e porta a casa la maglia ciclamino
Il tuo augurio?

Già non avere infortuni e non cadere tutte le volte come quest’anno sarebbe un buon inizio. Voglio tornare ad alzare le braccia al cielo. Aver conquistato la maglia ciclamino al Giro d’Italia rimane il ricordo più bello della mia carriera, insieme alle singole vittorie di tappa nei Grandi Giri. Così come essere stato campione nazionale. Ogni vittoria però è speciale di per sé perché ha dietro una storia.

Il programma per le prossime settimane?

Starò a casa in Austria, dove vivo da 7 anni. Lì è bello perché mi trovo ai piedi delle montagne, per cui ogni giorno posso decidere se fare pianura o cimentarmi in qualche salita. Poi, quando non pedalo, adoro pescare. Viviamo molto vicino a un lago e quando riesco vado. Quest’autunno però mi sa che sarà un po’ più difficile, perché sta per nascere nostra figlia, dunque, preferisco stare vicino a mia moglie. 

Come arginare l’aumento di velocità? Belli ha un’idea

05.11.2025
5 min
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Qualcosa si deve cambiare. lo dicono ormai molti dei componenti del variegato mondo del ciclismo, a proposito delle eccessive velocità. Le analisi di fine stagione sono impietose: la media generale delle corse WorldTour, come sottolineato da uno studio su ProCyclingStats, è di 42,913 all’ora che considerando le sole classiche sale a 43,568. Questo significa un aumento di oltre il 5 per cento rispetto a cinque anni fa. Aggiungiamo a questi dati anche quelli relativi al Tour de France, con la maggior media generale della storia, 42,849 con addirittura una tappa (la seconda) oltre i 50 orari.

La seconda tappa del Tour, vinta da Mathieu Van der Poel, ha superato la media dei 50 all'ora
La seconda tappa del Tour, vinta da Mathieu Van der Poel, ha superato la media dei 50 all’ora
La seconda tappa del Tour, vinta da Mathieu Van der Poel, ha superato la media dei 50 all'ora
La seconda tappa del Tour, vinta da Mathieu Van der Poel, ha superato la media dei 50 all’ora

Come intervenire sul mezzo?

E’ sicuramente un problema, che incide sull’aspetto sicurezza. Le voci che chiedono una riduzione ci sono, ma diventa difficile comprendere il come e soprattutto capire chi deve agire in tal senso, perché è chiaro che l’UCI, per legiferare, ha bisogno di un indirizzo chiaro dal movimento. Questo è un tema che ha attraversato anche altre discipline sportive: nell’atletica, per fare un esempio, quando i giavellotti superarono i 100 metri di gittata mettendo a rischio il pubblico, si decise di spostare il baricentro fortemente in avanti, per ridurre la parabola dei lanci.

Per capire come e soprattutto su che cosa bisogna agire abbiamo analizzato la questione con Wladimir Belli, ex campione e oggi apprezzato commentatore di Eurosport sempre molto attento all’aspetto tecnico del ciclismo.

«Si ragiona tanto sui rapporti – dice – ma a mio parere è quasi un palliativo che non affronta la questione. Partiamo dal peso della bici, 6,8 chilogrammi come minimo, è chiaro che su un mezzo del genere ridurre i rapporti non va a influire così tanto. Secondo me bisogna agire sulle ruote. Bisogna mettere mano alle ruote a profilo alto che danno un grande beneficio in termini di aerodinamica, quindi aumentare e mettere un limite al peso minimo delle ruote perché tutte le parti rotanti influiscono in maniera esponenziale nella performance».

Wladimir Belli, campione sui pedali e oggi commentatore di Eurosport con grande competenza tecnica
Wladimir Belli, campione sui pedali e oggi commentatore di Eurosport con grande competenza tecnica
Wladimir Belli, campione sui pedali e oggi commentatore di Eurosport con grande competenza tecnica
Wladimir Belli, campione sui pedali e oggi commentatore di Eurosport con grande competenza tecnica

Quanto può influire il peso

Il discorso di Belli va a toccare gli interessi delle aziende, che però potrebbero anche venire incontro a una simile esigenza. Lo hanno fatto ad esempio le grandi imprese di Formula Uno, quando a un certo punto si sono tutte impegnate nel rendere le macchine anche meno performanti ma più sicure, con quel surplus di sicurezza che si è andato a tradurre nella struttura dei telai delle auto di uso comune.

«Io ho fatto un piccolo esperimento – racconta Belli – ho preso la bilancina per alimenti e ho fatto una prova con tre componenti che sono i pedali anni 90, i Time che usava Indurain, le tacchette e le scarpe di allora. Confrontandoli con i prodotti odierni c’è una differenza di mezzo chilo. Può sembrare poco, ma pensiamo di mettere una cavigliera di mezzo chilo su ognuno dei piedi e affrontare una salita, è chiaro che la velocità si ridurrà e i tempi di percorrenza saranno maggiori. E parliamo di componenti non strettamente legati alla meccanica della bici. C’è una ricerca spasmodica della riduzione di peso “esterna” al fisico del corridore, è lì che bisogna agire e torniamo al punto di prima: le ruote sono la componente principale sulla quale si può agire in tal senso».

Secondo Belli, le ruote sono la componente decisiva per lo sviluppo della velocità
Secondo Belli, le ruote sono la componente decisiva per lo sviluppo della velocità
Secondo Belli, le ruote sono la componente decisiva per lo sviluppo della velocità
Secondo Belli, le ruote sono la componente decisiva per lo sviluppo della velocità

Le gerarchie resterebbero quelle…

Intervenendo cambierebbero i rapporti di forza o le gerarchie resterebbero quelle che vediamo durante la stagione? «Non ho dubbi in tal senso. Chi è forte è forte lo stesso, non influisce sulle gerarchie. Pogacar non vince certo per qualche etto in meno… Facciamo un altro esempio legato alla Milano-Sanremo: pensiamo di affrontare la Classicissima con ruote più pesanti, la differenza sarebbe abissale, ma soprattutto cambierebbe la stessa struttura della corsa, una Cipressa sarebbe sicuramente molto più importante nella sua evoluzione. Per essere più chiari, stai tranquillo che per scattare in salita bisognerà alzarsi sui pedali e non si andrà avanti seduti come ora… Io sono convinto che alzando il peso delle ruote di un 30 per cento, la situazione cambierebbe profondamente».

Abbassando le velocità medie, alla Sanremo anche la Cipressa tornerebbe ad avere un peso
Abbassando le velocità medie, alla Sanremo anche la Cipressa tornerebbe ad avere un peso
Abbassando le velocità medie, alla Sanremo anche la Cipressa tornerebbe ad avere un peso
Abbassando le velocità medie, alla Sanremo anche la Cipressa tornerebbe ad avere un peso

Gli influssi sul mercato

Le aziende accetterebbero un regolamento diverso da parte dell’UCI, ad esempio proprio le aziende legate alle ruote: «I cicloamatori che sono la gran parte della clientela, vanno dietro ai professionisti. Qualcuno ricorderà i famosi Spinaci di Cinelli adottati negli anni 90. Quando la Federazione Internazionale li ha vietati, sono spariti anche a livello amatoriale perché si tende a imitare quel che fanno i pro’, ad acquistare gli strumenti del nostro campione preferito. Con quell’accessorio la sicurezza veniva in parte meno perché non avevi i freni.

«Le aziende secondo me non vedrebbero l’ora perché continuerebbero a vendere le ruote dei professionisti. Perché si tende ad emulare quello che fanno loro e potrebbe essere per loro un business. Spingere a utilizzare le ruote che usano i campioni».

Campionati del mondo pista, Santiago del Cile 2025, inseguimento a squadre, Francesco Lamon

Un Lamon tutto nuovo per il quartetto di Salvoldi

04.11.2025
6 min
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Degli eroi di Tokyo e mille altre battaglie col quartetto, agli ultimi mondiali della pista a Santiago del Cile c’era soltanto Lamon. Gli altri per quest’anno si sono dedicati alla strada. E così, il veneziano che ha lanciato Consonni, Milan e Ganna verso le più belle conquiste azzurre ha preso per mano il gruppo dei giovani selezionato da Salvoldi e ne è diventato la guida.

Il nuovo cittì della pista, che ai mondiali del Rwanda ha guidato gli juniores, nel fare qualche previsione sulle sfide di ottobre, aveva annotato con compiacimento come il livello di Lamon fosse di assoluta eccellenza e di come lo avesse visto lavorare con impegno. Non era scontato che nella rifondazione del settore Salvoldi ripartisse da chi già c’era, ma quando ti ritrovi un campione olimpico e del mondo in super condizione, sarebbe miope non vederlo. E così Dino l’ha convocato e gli ha cambiato ruolo: non più lanciatore, ma secondo alle spalle di Boscaro. E noi a Lamon abbiamo chiesto che effetto gli abbia fatto essere nel nuovo quartetto e come viva questa fase di mezzo, che servirà a qualificare l’Italia per Los Angeles 2028. In attesa semmai che i big rimettano il naso in pista e dimostrino di meritare il posto.

Olimpiadi Parigi 2024, Filippo Ganna, Francesco Lamon
Lamon e Ganna alle Olimpiadi di Parigi, corse dal quartetto azzurro da campioni uscenti, visto l’oro di Tokyo
Olimpiadi Parigi 2024, Filippo Ganna, Francesco Lamon
Lamon e Ganna alle Olimpiadi di Parigi, corse dal quartetto azzurro da campioni uscenti, visto l’oro di Tokyo
Che effetto ti ha fatto non avere alle spalle i tuoi amici?

E’ stata una cosa comprensibilissima. Dopo Parigi, era nei piani che per un paio d’anni si concentrassero e si dedicassero alla strada. Quindi mi dispiace il fatto di non condividere esperienze e qualche soddisfazione, però non mi sento abbandonato. Non dico di aver riscoperto un nuovo me, però sento addosso dei nuovi stimoli. Ne parlavo con Salvoldi: se fosse per me riprenderei già la settimana prossima. Era un po’ che non avevo questa voglia, questa grinta di ricominciare e ne sono stracontento. Che io corra con gli altri o con i più giovani, è proprio una cosa mia, personale. Mi sento che ho ancora tanto da dare e da dimostrare.

Sei entrato nel quartetto che eravate ancora under 23, come vedi i ragazzi che sono appena arrivati?

Ho parlato con loro ai mondiali. Si ragionava sul fatto che sono entrati in una posizione migliore rispetto a quella in cui ci trovammo noi. Sono entrati in un contesto e in un movimento già avviato sotto l’aspetto della preparazione e dei materiali e per questo sono avvantaggiati. E’ inevitabile che debbano ancora crescere, sia dal punto di vista fisico sia dell’esperienza e di come arrivare preparati a un appuntamento, niente di strano. Ovviamente sono dei bravi ragazzi, i numeri li hanno, li vedo abbastanza sul pezzo.

Che rapporto c’è fra te che sei campione olimpico e loro che alle Olimpiadi sognano di andarci?

Non mi piace essere trattato come se fossi chissà chi. Non dico che non sono nessuno, però mi trattano con il giusto rispetto. Mi piace mettermi sul loro piano, cercando di trasmettere la mia esperienza e il modo di affrontare gli appuntamenti. Penso e spero che mi vedano più che altro come un fratello maggiore.

Campionati del mondo pista, Santiago del Cile 2025, inseguimento a squadre,
La novità con l’avvento di Salvoldi è che Lamon ai mondiali è partito per secondo, dietro Boscaro. Poi Giaimi e Favero
Allora, visto che sei il fratello maggiore, che cosa puoi dirci di questi tuoi fratellini del quartetto di Santiago del Cile?

Partendo dall’ordine di gara, direi che secondo me Boscaro dovrebbe essere un po’ più sicuro di se stesso. Ha le doti giuste e l’esperienza, però deve imparare come lavorare al massimo per arrivare al 100 per cento in ogni appuntamento. Giaimi e Favero sono giovani, per loro vale lo stesso discorso. E’ importante che capiscano quale sia per entrambi la strada migliore. Dovranno imparare a programmare ogni appuntamento nel migliore dei modi, con Dino che è super disponibile. E poi Etienne (Grimod, ndr) è stato grande a fare un tempo così importante al suo primo mondiale elite. I numeri ci sono, ma oltre a quelli c’è anche altro su cui lavorare, però Santiago è stato un buon punto di partenza.

Le dinamiche fra loro ti ricordano quelle fra voi dei primi tempi?

Come potenzialità, è difficile fare un paragone con Consonni, MIlan e Ganna, anche se magari ci sono delle caratteristiche simili. La cosa che vedo diversa, come dicevo prima, è il fatto che noi siamo cresciuti insieme quasi dal nulla. Sappiamo cosa vuol dire essere gli ultimi nel tabellone e cosa vuol dire essere i primi. Questa è una cosa che a loro manca, ma ovviamente non per colpa loro. E’ un fatto di esperienza e, tra virgolette, di una fame che noi avevamo e forse loro hanno un po’ meno, visto il contesto in cui sono arrivati.

Come è stato il passaggio a Salvodi dopo una vita con Villa?

Cose nuove nel modo di lavorare ci sono, ma non si può dire se uno sia meglio dell’altro. Bisognerà valutare sulla base dei risultati da qui a Los Angeles, forse allora potremo fare un bilancio. Per ora è un metodo di lavoro con cui mi sto trovando bene, pur notando le differenze. Ad esempio con il quartetto lavoriamo tanto su distanze più lunghe e per me è stata la prima volta. Prima lavoravamo su distanze di 30-35-36 giri, ma aumentando la distanza ho visto che ho aumentato la resistenza a quei ritmi e mi sono trovato bene. E mi sono sentito a mio agio anche correndo per secondo rispetto al mio solito ruolo di lanciatore.

Il quartetto azzurro ha concluso i mondiali con il sesto posto: per Lamon un buon punto di partenza
Il quartetto azzurro ha concluso i mondiali con il sesto posto: per Lamon un buon punto di partenza
Il quartetto azzurro ha concluso i mondiali con il sesto posto: per Lamon un buon punto di partenza
Il quartetto azzurro ha concluso i mondiali con il sesto posto: per Lamon un buon punto di partenza
Come hai vissuto l’ultimo mondiale di Viviani?

Un’emozione incredibile. Avendo vissuto gran parte della carriera di Elia su pista, mi è piaciuto essere lì perché ha corso talmente bene che sembrava che fosse un film. Si merita tutto questo e si merita di aver concluso la carriera con la vittoria nella gara che voleva. E ora gli auguro un’altra carriera ricca di soddisfazioni come quella che ha avuto in bici.

Secondo te Consonni, Milan e Ganna sono preoccupati che i giovani gli portino via il posto?

Non ne abbiamo mai parlato. Ogni tanto mi piace scherzare con loro e dirgli che mi mancano. Sono dell’idea che quando sarà il momento, come è sempre stato per Marco e ora con Dino, chi merita, chi va più forte avrà il suo posto. Ma non è un pensiero da avere adesso, anche se tutti dovremo far vedere di andare forte.

Cosa farai quest’inverno?

Faccio 15 giorni di riposo e poi ricomincio con dei ritiri su strada, per fare un po’ di base. Poi da metà dicembre vorrei iniziare con la pista in modo serio, per arrivare preparato al meglio agli europei. L’anno prossimo cambierò anche squadra e passerò con la Solme-Olmo che diventa continental, quindi avrò un calendario su strada un po’ più ricco. Per cui adesso riposo e faccio qualche giretto in gravel, perché ho scoperto che lo trovo divertente…

Venite a scoprire le gare nuove del calendario 2026…

Venite a scoprire le gare nuove del calendario 2026…

04.11.2025
7 min
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Nuove gare sono all’orizzonte e programmate per il 2026. Il calendario italiano delle prove internazionali subisce una piccola rivoluzione inserendo nuovi eventi nel suo programma grazie alla spinta della rinnovata Lega Ciclismo Professionistico. In alcuni casi si tratta di rientri dopo un lungo periodo di buio, in altri di prove completamente originali.

Non toccherà più al Trofeo Laigueglia inaugurare la stagione com’era solito fare da svariati anni a questa parte, ma sarà il Giro di Sardegna, la cui ultima edizione risale al lontano 2011. Nel corso di questo lungo intervallo più volte si era pensato di rilanciarlo, ci si era andati vicino nel 2020 quando venne coinvolta la società Extragiro, ma il Covid annullò ogni sforzo. Ora ci si riprova, con l’incarico organizzativo affidato al Gs Emilia di Adriano Amici che lo allestirà dal 24 febbraio all’1 marzo.

Il Giro di Sardegna aprirà la stagione ciclistica italiana il 25 febbraio, inaugurando la Coppa Italia delle Regioni
Il Giro di Sardegna aprirà la stagione ciclistica italiana il 25 febbraio, inaugurando la Coppa Italia delle Regioni
Il Giro di Sardegna aprirà la stagione ciclistica italiana il 25 febbraio, inaugurando la Coppa Italia delle Regioni
Il Giro di Sardegna aprirà la stagione ciclistica italiana il 25 febbraio, inaugurando la Coppa Italia delle Regioni

Ad aprile il Giro della Magna Grecia

Extragiro però non rimane a guardare, anzi è soggetto primario in questa sorta di rivoluzione voluta dalla Lega e fortemente legata al lancio in grande stile della Coppa Italia delle Regioni che nei propositi del presidente Pella dovrebbe davvero toccare tutte le 20 regioni italiane. Alcune di esse, quelle dell’estremo sud, dovrebbero essere coinvolte nel neonato Giro della Magna Grecia, allestito grazie a un accordo che la stessa Lega ha stretto con la fondazione omonima per dare risalto ai territori cardine della nostra civiltà.

Nei propositi il percorso dovrebbe toccare Campania, Calabria, Basilicata, Puglia e Sicilia, ma con 5 giorni a disposizione (dal 12 al 16 aprile) appare difficile riuscire subito in quest’intento. La cura organizzativa è stata affidata all’esperienza della società Extragiro e giustamente Marco Selleri si tiene un po’ sul vago, considerando anche che per la sua struttura si tratterà di lavorare in trasferta.

Per Marco Selleri (a destra) e il suo staff si prospetta un 2026 denso d'impegni
Per Marco Selleri (a destra) e il suo staff si prospetta un 2026 denso d’impegni
Per Marco Selleri (a destra) e il suo staff si prospetta un 2026 denso d'impegni
Per Marco Selleri e il suo staff si prospetta un 2026 denso d’impegni

Rilanciare l’Italia come sede di ritiri

«Su questa gara presentai a suo tempo un progetto legato proprio alla necessità di riportare il ciclismo al Sud in pianta stabile, provando piano piano a fare quello che sta facendo la Spagna. Pochi considerano che la forza del movimento iberico è data anche dal fatto che le squadre professionisti pagano 30 euro di pensione completa al giorno. Noi possiamo fare altrettanto, solo così possiamo rilanciarci. Pella ha i contatti politici che servono per realizzare l’idea, ha sentito la Fondazione e gli è venuto in mente di denominare questa nuova gara a tappe Giro della Magna Grecia».

Selleri specifica come anche il Giro della Sardegna è nato in seno alla Lega, ma è stato appoggiato ad Adriano Amici: «Si cerca di utilizzare organizzatori che sono specializzati soprattutto in gare a tappe. Noi un po’ di esperienza ovviamente l’abbiamo, anche perché siamo un service anche di RCS. Per ora non sappiamo ancora come sarà strutturata la corsa, che territori toccherà, ma siamo nell’ambito della Magna Grecia storica, quindi sarà in tutte o parte delle regioni interessate».

Il contenimento dei costi logistici potrebbe rilanciare l'Italia come sede dei ritiri. La Quick Step faceva spesso preparazione in Sardegna
Il contenimento dei costi logistici è un passo fondamentale. La Quick Step faceva spesso preparazione in Sardegna
Il contenimento dei costi logistici potrebbe rilanciare l'Italia come sede dei ritiri. La Quick Step faceva spesso preparazione in Sardegna
Il contenimento dei costi logistici è un passo fondamentale. La Quick Step faceva spesso preparazione in Sardegna

L’idea di una gara da Lione a Torino

Un’altra manifestazione affidata a Extragiro, questa nuova di zecca, è la Lione-Torino: «E’ una gara che è nata da un’idea di tre persone, a cominciare da Philippe Colliou, che è l’organizzatore del Tour de l’Avenir. E’ diventato mio amico dal 2020 perché allora era collaboratore dell’UCI per i mondiali di ciclismo. E’ stato con me 20 giorni per preparare i mondiali di Imola e da lì è nata una profonda amicizia soprattutto legata alla passione per il ciclismo. Con lui e il giornalista Aldo Peinetti, durante le ultime due tappe del l’Avenir del 2024, nacque quest’idea di fare questa corsa nuova transfrontaliera tra Francia e Italia, legata ovviamente anche a quello che si sta costruendo, il nuovo traforo ferroviario per l’alta velocità».

Selleri ammette che non è semplice allestire una gara transfrontaliera (in programma dall’1 al 3 luglio) considerando le diverse legislazioni: «I problemi in questo momento sono soprattutto dalla loro parte e sono figli di un periodo difficile politico, di conseguenza quando c’è instabilità politica si muovono anche meno i soldi pubblici. Poi naturalmente cambiano le leggi e i regolamenti da una parte e dall’altra. In questo senso però riprenderemo l’esperienza del 2024, quando le ultime due tappe finivano in Piemonte e noi al confine abbiamo preso in carico la corsa mantenendo le nostre leggi sul codice della strada».

Il Giro della Magna Grecia dovrebbe toccare Campania, Calabria, Basilicata, Puglia e Sicilia
Il Giro della Magna Grecia, una delle nuove gare, dovrebbe toccare 5 regioni del Sud
Il Giro della Magna Grecia dovrebbe toccare Campania, Calabria, Basilicata, Puglia e Sicilia
Il Giro della Magna Grecia, una delle nuove gare, dovrebbe toccare 5 regioni del Sud

Al via il primo Giro d’Italia per juniores

Uno sforzo notevole, dettato dalla passione: «Se non ce l’hai, non c’è nulla da fare per questo sport. Sfido qualsiasi organizzatore, tranne RCS che lo fa per business ad allestire eventi simili perché i costi sono molto elevati, gli sponsor privati sono praticamente azzerati e bisogna sostenere costi che per una gara 1.1 di un giorno partono da 180 mila euro. Ma noi ci crediamo e oltre a quelle segnalate, nel 2026 lanceremo anche il primo Giro Giovani».

E’ una competizione nuova, riservata agli juniores inserendo anche questa categoria nell’universo della maglia rosa, dal 29 luglio all’1 agosto: «Questa è una mia idea. Abbiamo preso spunto dal nostro Giro d’Italia giovani under 23 che abbiamo concluso nel ’22 Da lì ho detto “proviamo a ripartire”. Sarà una gara internazionale a tappe per la categoria. La mia idea è quella di fare campo base come si fa in Lunigiana, tutti i pernottamenti nello stesso posto e con pochi spostamenti si fanno le 4-5 tappe. I percorsi sono da costruire, forse faremo base in Emilia andando poi a toccare altre regioni limitrofe. Questi sono i mesi in cui si lavora, dove si approfondiscono tutti i compiti per la prossima primavera/estate».

Gabriele Bosisio vincitore su Emanuele Sella. Era il 2007, una delle ultime edizioni del Giro del Lazio
Gabriele Bosisio vincitore su Emanuele Sella. Era il 2007, una delle ultime edizioni del Giro del Lazio
Gabriele Bosisio vincitore su Emanuele Sella. Era il 2007, una delle ultime edizioni del Giro del Lazio
Gabriele Bosisio vincitore su Emanuele Sella. Era il 2007, una delle ultime edizioni del Giro del Lazio

Il Lazio ritrova la “sua” classica

Il nuovo programma 2026 prevede anche il Gran Premio Emilia il 29 marzo, il rinnovamento della Milano-Rapallo articolata su due gare distinte, una cronosquadre e una in linea il 19 e 20 settembre e soprattutto il GP del Lazio previsto il 19 settembre, affidato allo staff di Claudio Terenzi che quindi, dopo aver curato le altre categorie nella tre giorni del Gran Premio Liberazione di aprile, fa il suo ingresso anche fra i professionisti.

La gara si lega idealmente al Giro del Lazio che fino al 2014 ha portato sulle strade romane il meglio del ciclismo mondiale. «La corsa è la stessa – afferma Terenzi – inizialmente era stata una proposta messa sul banco senza molte speranze, sapendo le difficoltà per rilasciare nuove gare. Invece a settembre ci siamo ritrovati con questo nuovo impegno che accogliamo a braccia aperte. In questo modo vediamo premiati gli sforzi di sei anni della Terenzi Sport, nei quali abbiamo organizzato 18 gare internazionali».

Il Giro del Lazio ha sempre avuto al via il meglio. Qui Bugno, Fondriest, Anderson e Gavazzi
Il Giro del Lazio ha sempre avuto al via il meglio. Qui Bugno, Fondriest, Anderson e Gavazzi
Il Giro del Lazio ha sempre avuto al via il meglio. Qui Bugno, Fondriest, Anderson e Gavazzi
Il Giro del Lazio ha sempre avuto al via il meglio. Qui Bugno, Fondriest, Anderson e Gavazzi

A Roma torneranno i campioni a settembre

E’ curioso il fatto che la gara cambia leggermente la sua denominazione, ma non si stacca dal suo passato: «Avevamo uno scrupolo legato a eventuali diritti legali sul Giro del Lazio. Era più semplice partire ex novo. ma la gara sarà praticamente identica, a parte il percorso che va chiaramente scelto. Ma logicamente il Lazio è quello, le strade sono quelle e la conclusione vogliamo che sia a Roma, nel centro come in passato. Devo essere un po’ abbottonato su tutto perché per far sì che questa gara risorga come meriti c’è bisogno anche di un budget importante e ci stiamo muovendo in tal senso».

Si punta naturalmente ad avere qualche team del World Tour e Professional a parte quelli italiani: «Sicuramente, all’altezza della tradizione pur in un periodo estremamente denso di gare, visto che il giorno dopo c’è il Giro di Romagna. Ma questo può agevolarci, credo che le squadre siano più facilitate per gli spostamenti perché abbattono i costi. Noi faremo il massimo, vedremo chi farà parte della contesa…».

Matteo Cornacchione, meccanici, Ineos Grenadiers

L’off season dei meccanici? Sentiamo Cornacchione

04.11.2025
6 min
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E’ il periodo dell’off-season ma non solo per i corridori. Se i team manager lavorano al ciclomercato e alla ricerca di nuovi sponsor, per i meccanici possiamo dire che sia un po’ come la quiete prima della tempesta. Ma attenzione: non stanno certo con le mani in mano.

Ne abbiamo parlato con Matteo Cornacchione, storico meccanico della Ineos Grenadiers, squadra WorldTour con atleti da tutto il mondo e che ha già l’Australia nel mirino per l’avvio di stagione. In questi giorni Cornacchione è a casa, ripartirà fra tre settimane, e quando può esce anche in bici. La passione, del resto, non va mai in off-season.

In questa fase della stagione i meccanici pensano soprattutto alla logistica dei mezzi e alla dislocazione di bici, materiali, attrezzi (foto Linkedin)
In questa fase della stagione i meccanici pensano soprattutto alla logistica dei mezzi e alla dislocazione di bici, materiali, attrezzi (foto Linkedin)
Quanto è davvero off-season per un meccanico?

Un po’ di giorni di ferie ce li facciamo, però le mie ferie sono più legate al divertimento, che può essere anche un giro in bici. Uso la mia off-season per godermi la bici, come magari non fanno i corridori: per loro è lavoro. Comunque dopo il Lombardia, non sono tornato subito a casa ma ho sistemato un po’ di materiale in magazzino.

Dove avete il magazzino?

In Belgio a Deinze, una località a un’ora a Nord di Bruxelles: posizione strategica perché ci sono tante gare e siamo vicini ai due aeroporti di Bruxelles. Non a caso da queste parti ci sono anche Lidl-Trek, Soudal-Quick Step, oltre ad altre squadre. Sono rimasto lì tre giorni.

E cosa hai fatto in quei giorni?

In questo off-season abbiamo sistemato il materiale e fatto qualche conference con i colleghi.

Cosa vi dite in queste conference? Magari le ordinazioni dei materiali?

Per il materiale abbiamo già un ragazzo che si occupa degli ordini: sa quanto abbiamo e cosa manca per partire. Noi meccanici pensiamo più alla logistica: camion, sistemazioni, materiali da portare in più o in meno nelle trasferte. Facciamo il punto su cosa ha funzionato un po’ meno bene, pensando anche all’organizzazione degli spostamenti aerei.

Shimano è senza dubbio il partner più importante sul fronte dei corsi di aggiornamento per i meccanici (foto Ineos Grenadiers)
Shimano è senza dubbio il partner più importante ai fini dei corsi di aggiornamento per i meccanici (foto Ineos Grenadiers)
Anche perché i tempi stringono…

Vero: sembra presto, ma il tempo passa veloce pensando alla prima trasferta, che sarà in Australia per il Tour Down Under. Il nostro primo appuntamento sarà il 23 novembre al bike build, nel magazzino in Belgio. Faremo dieci giorni tutti insieme per sistemare il materiale e i camion: come devono essere disposti gli attrezzi, le bici…

Insomma, sei a casa ma non stacchi del tutto?

Esatto. Nei pomeriggi liberi capita di pensare a come migliorare le trasferte. Capire dove abbiamo sbagliato e proporre soluzioni alla squadra. Quando ci sono tre attività, quattro contando il ritiro, bisogna pensare a tutto: materiale e personale. Non a caso abbiamo un responsabile dedicato.

E con i corridori come vi organizzate?

Lasciamo tutto il materiale vecchio per l’intero periodo di off-season, così ogni corridore ha a casa una bici da crono e una da strada. E molti hanno anche la gravel: tanti ragazzi la usano per divertimento o gare.

Un sogno di Cornacchione: far vedere anche agli altri meccanici la sede Pinarello, per capire da dove vengono questi oggetti tanto preziosi e belli
Un sogno di Cornacchione: far vedere anche agli altri meccanici la sede Pinarello, per capire da dove vengono questi oggetti tanto preziosi e belli
E come restituiscono il materiale?

Quando vengono al ritiro di solito diamo la bici nuova e loro ci portano la vecchia. Hanno una sacca per il trasporto in aereo. Se arrivano in macchina, come fanno spesso gli spagnoli nei ritiri in zona, le portano direttamente loro. Spedire una bici in Europa costa oltre 200 euro. E’ importante dare le bici nuove presto, specialmente a chi comincia presto.

Perché?

Perché arrivare alla prima gara con sella o leve da sistemare al millimetro non è ideale. Serve un rodaggio: di almeno due-tre giorni sulla bici numero uno, cioè quella prescelta per la gara.

Parliamo dei nuovi arrivati? Hanno già una Pinarello? E come gliela fornite già settata?

Con i nuovi facciamo un bike fitting. Hanno già le loro misure, ma per adattarsi meglio alla nuova sella o ai manubri Most di Pinarello lo facciamo comunque. Se riusciamo, organizziamo questo bike fitting prima del Lombardia, in base agli impegni dei ragazzi con la vecchia squadra.

Per il bike fitting la Ineos si appoggia a gebioMized, azienda specializzata. Quando l’atleta esegue questo test ci sono pronti i meccanici per eventuali modifiche (foto X)
Per il bike fitting la Ineos si appoggia a gebioMized, azienda specializzata (foto X)
E dove avviene il bike fit?

Sempre nel nostro magazzino in Belgio, dove abbiamo spazio e tutto il necessario. Ci segue una ditta esterna e ci sono due coach: normalmente sono quelli che poi lavoreranno con i corridori. Chiaramente ne approfittano per conoscerli.

Ci sono anche i meccanici?

Sì, perché cerchiamo di consegnare subito la bici nuova con la sacca Elite per auto o aereo. La parte più lunga è quando serve un telaio diverso: cambiano attacchi, spessori… Per usare la bici nuova servono permessi della vecchia squadra, ma di solito dicono di sì.

E quando sono i corridori che lasciano la squadra?

Non c’è tutta questa fretta, sono ragazzi che conosciamo da tempo. Per esempio Salvatore Puccio, che ha smesso, ci ha restituito tutto subito dopo Il Lombardia. Però avere presto il materiale è meglio, soprattutto le bici da crono: può servire per preparare la stagione o per i giovani juniores o under 23 che ruotano attorno al nostro team.

Puccio al Lombardia ha colto la palla al balzo per restituire tutto il materiale prima dell’addio. Altrimenti avrebbe dovuto spedire il tutto
Puccio al Lombardia ha colto la palla al balzo per restituire tutto il materiale prima dell’addio. Altrimenti avrebbe dovuto spedire il tutto
Quando arrivano nuovi materiali come vi organizzate?

Le presentazioni si fanno sempre nel magazzino in Belgio, ci sono spazi appositi per i meeting. In particolare con Shimano, che insieme a Pinarello è il nostro partner principale, parliamo di cosa ha funzionato e cosa no. E ci spiegano gli upgrade… considerando che c’è sempre più elettronica. E lavoriamo parecchio anche con la ditta che ci fornisce la “cassetta attrezzi”

In che senso?

Se arriva un attrezzo nuovo, questo brand tedesco che ci supporta, ci spiega come usarlo. Non sono cose banali: oggi serve precisione assoluta. L’attrezzatura è fondamentale e ci chiedono anche le nostre esigenze, se magari abbiamo bisogno di altro. O se loro possono costruire un articolo apposito.

Matteo, tu sei anche un appassionato: se arriva qualcosa di nuovo ti informi subito?

Sì. Ricordo che quando siamo passati dai rim brake ai disc brake, e noi in Ineos siamo stati tra gli ultimi, ho studiato parecchio. Mi informai molto in quei mesi invernali su come montare e smontare le nuove bici col disco. Ma in generale, anche oggi di solito do sempre una sbirciata.

Ludovico Crescioli, Polti VisitMalta (foto Maurizio Borserini)

Da Malta a… Malta: il primo anno da pro’ di Crescioli

04.11.2025
4 min
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Un anno dopo, Ludovico Crescioli è tornato dal viaggio a Malta insieme ai compagni di squadra della Polti VisitMalta. Si è trattato del primo ritiro, per vedere e conoscere i ragazzi che dal 2026 entreranno ufficialmente a far parte del team. A ottobre dello scorso anno era il corridore toscano a trovarsi nella loro situazione, infatti Crescioli dopo la parentesi alla Technipes #InEmiliaRomagna aveva fatto il grande salto tra i professionisti insieme alla formazione di Ivan Basso e Fran Contador (in apertura foto Maurizio Borserini). 

Adesso, 365 giorni dopo, è il momento di guardarsi indietro e fare un bilancio della prima stagione vissuta tra i pro’. 

«Sono ancora in vacanza – ci racconta Crescioli – dopo il viaggio a Malta sono tornato a casa, quest’anno le vacanze le passerò tra parenti e amici. Non riesco a vederli spesso e passare con loro del tempo, quindi ne approfitto e mi godo un po’ di riposo. Ho ancora una settimana di stacco, poi riprenderò la bici e inizierò a fare qualche giro. La mia stagione è finita alla Veneto Classic, il 19 ottobre, queste tre settimane di stacco erano necessarie».

Che cosa ci dici di questa prima stagione da professionista?

Tutto sommato dire che è andata bene, c’è stato qualche intoppo soprattutto all’inizio. Ho avuto un problema al ginocchio che mi ha tenuto fermo per un mese abbondante. Dopo l’esordio in Spagna a fine gennaio sono rientrato alle corse in Calabria a metà aprile. Ho messo insieme quarantotto giorni di gara, tutti concentrati da aprile in avanti. 

Senti di aver fatto i giusti miglioramenti?

Credo di non aver avuto una crescita graduale, ma sono sicuramente migliorato anche perché nel finale di stagione ho visto dei passi in avanti. Nelle gare di settembre e ottobre riuscivo spesso a restare con i migliori.

Ludovico Crescioli, Polti VisitMalta, Tour of Slovenia
Crescioli ha preso parte a quattro corse a tappe, l’obiettivo per il 2026 è aumentarne il numero
Ludovico Crescioli, Polti VisitMalta, Tour of Slovenia
Crescioli ha preso parte a quattro corse a tappe, l’obiettivo per il 2026 è aumentarne il numero
Quali sono state le difficoltà maggiori?

Capire questo nuovo modo di correre, in alcuni momenti di gara mi sono reso conto che mi mancasse quel tocco di esperienza che mi avrebbe aiutato a fare qualcosina in più. Nelle ultime corse dell’anno avrei potuto fare meglio. 

Raccontaci…

Alla Tre Valli Varesine, dove sono arrivato ventesimo, ho peccato di esperienza e di visione di gara. Ero riuscito a rimanere con il gruppetto all’inseguimento di Pogacar, ma in una rotonda abbiamo preso la classica “frustata” e ci siamo divisi. Nel rientrare abbiamo fatto una fatica immensa, che ho pagato nello sprint finale. Magari sarei potuto entrare nei primi dieci, che alla Tre Valli è sempre un buon risultato

Ludovico Crescioli, Polti VisitMalta, Giro dell'Emilia (foto Maurizio Borserini)
Crescioli al Giro dell’Emilia, con il passare delle corse il suo finale di stagione è stato in crescendo (foto Maurizio Borserini)
Ludovico Crescioli, Polti VisitMalta, Giro dell'Emilia (foto Maurizio Borserini)
Crescioli al Giro dell’Emilia, con il passare delle corse il suo finale di stagione è stato in crescendo (foto Maurizio Borserini)
Su quali aspetti devi ancora lavorare?

Il prossimo anno mi piacerebbe fare qualche corsa a tappe in più. Nel 2025, complice l’infortunio di inizio stagione, non ho avuto modo di correrne tante. Però mi sono reso conto che correndo tanti giorni di fila il fisico risponde bene. Sempre alla Tre Valli Varesine ho fatto una delle mie migliori prestazioni e arrivavo da tre giorni di gara consecutivi. 

Il prossimo anno mancherà un pilastro come Piganzoli, avete caratteristiche simili, pensi di poter prendere il suo posto?

Replicare la stagione e gli ultimi anni di “Piga” vorrebbe dire andare davvero forte, perché lui in primis ha fatto vedere di valere tanto. Io voglio ottenere i migliori risultati possibili, non sarà semplice, ma vorrei fare altri passi in avanti. Sarebbe bello fare qualche gara a tappe per lavorarci e crescere in vista del prossimo futuro. Quest’anno ho visto che riesco a dare il mio contributo anche nelle corse di un giorno.

Ludovico Crescioli, Polti VisitMalta, Giro d'Abruzzo
Crescioli vuole fare il passo necessario per provare a vincere e fare un ulteriore salto di qualità
Ludovico Crescioli, Polti VisitMalta, Giro d'Abruzzo
Crescioli vuole fare il passo necessario per provare a vincere e fare un ulteriore salto di qualità
Con il sogno del Giro d’Italia?

Ancora non sappiamo nulla, c’è il discorso delle wild card e di avere risposta riguardo agli inviti. La direzione principale è quella di migliorarmi per quanto riguarda le brevi corse a tappe, ma un’esperienza come il Giro darebbe una grande continuità. Vedremo, perché il calendario quest’anno proporrà tante nuove gare a tappe e molte di queste saranno proprio in Italia.

Viviani e Bertini: il massaggio prima della “last dance”

Viviani e Bertini: il massaggio prima della “last dance”

03.11.2025
5 min
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Il trionfo di Elia Viviani nell’eliminazione ai mondiali su pista di Santiago non è qualcosa che può essere relegato solo a un mero dato statistico o a una foto iconica come quella della X (a cui qualcuno ha persino dato un assurdo significato politico) a simboleggiare la fine di una straordinaria carriera su due ruote. E’ un racconto di emozioni, anche intime che non hanno coinvolto solo il protagonista ma anche chi gli era intorno. Come Marco Bertini.

Bertini è da anni il massaggiatore della nazionale e con Viviani ha condiviso gran parte delle sue avventure, delle sue imprese. Lo ha massaggiato e trasformato in quella magica domenica di Monaco nel 2022, dove dopo una faticosa prova su strada, lo ha rimesso in piedi e portato alla conquista del titolo europeo nell’eliminazione. Nessuno come lui conosce la sua muscolatura e attraverso di essa, il suo carattere.

Il caratteristico saluto finale di Viviani a simboleggiare la chiusura della sua grandissima carriera
Il caratteristico saluto finale di Viviani a simboleggiare la chiusura della sua grandissima carriera
Il caratteristico saluto finale di Viviani a simboleggiare la chiusura della sua grandissima carriera
Il caratteristico saluto finale di Viviani a simboleggiare la chiusura della sua grandissima carriera

«Viviani l’ho conosciuto nel 2018, l’anno che sono entrato a far parte della nazionale della pista – racconta Bertini – l’ho incontrato la prima volta durante la Sei Giorni di Fiorenzuola, per lui una presenza frequente per preparare i suoi successi. Da lì le varie trasferte che sono andate a susseguirsi hanno cementato il nostro rapporto».

Tra voi, nel corso degli anni, si è quindi instaurato un rapporto molto stretto…

Sì, con lui come con tutti gli altri ragazzi e ragazze della nazionale, un contatto che va anche al di là del rapporto lavorativo. Sono stato invitato al suo matrimonio, alle sue feste di fine anno, durante le trasferte avevo il piacere e l’onore di seguirlo con i massaggi, i trattamenti.

La grande festa del gruppo azzurro, tutto stretto attorno al suo profeta
La grande festa del gruppo azzurro, tutto stretto attorno al suo profeta
Da Villa al presidente Dagnoni, tutti stretti attorno a Viviani
Da Villa al presidente Dagnoni, tutti stretti attorno a Viviani
Quando siete arrivati a Santiago, in che condizioni era, fisicamente e psicologicamente?

Quando il primo giorno l’ho avuto sul mio lettino, l’ho trovato subito bene, muscolarmente era tonico, solo con i postumi classici di un viaggio lungo 15 ore in aereo, ma niente di particolarmente serio. Si vedeva che era già preparato per poter ben figurare. Mentalmente l’ho visto tranquillo e determinato allo stesso tempo. Non vedevo da parte sua nessun tipo di stress.

La gara che aveva fatto precedentemente all’eliminazione gli aveva lasciato scorie, sia fisiche che nella sua convinzione?

No, anche se la corsa a punti che aveva fatto non era andata benissimo, mentalmente l’ho sempre trovato tranquillo e fisicamente era a posto. Le classiche gambe affaticate post performance, ma normale routine. Mentalmente non l’ho visto provato dal fatto che la gara non era andata benissimo, si vedeva subito che lui era già mentalizzato sull’ultimo giorno, era lì dove voleva ben figurare.

La corsa a punti non era stata molto fortunata per il veronese, ma era stato solo un test
La corsa a punti non era stata molto fortunata per il veronese, ma era stato solo un test
La corsa a punti non era stata molto fortunata per il veronese, ma era stato solo un test
La corsa a punti non era stata molto fortunata per il veronese, ma era stato solo un test
Com’è stato l’ultimo giorno, l’ultimo massaggio prima della gara?

Penso di averlo sentito più io che lui, perché era praticamente l’ultima volta che Elia da atleta veniva sul mio lettino. Il trattamento vero e proprio è stato il giorno prima della gara, il pomeriggio è venuto solamente per farsi dare un ultimo occhio di rifinitura. Una cosa molto veloce, ma l’ultimo vero trattamento con Elia, quindi l’ultima volta che lo considero venuto sul mio lettino è stato un florilegio di emozioni per me.

Come mai?

Mi sono passate nella mente tante sue immagini, tanti momenti passati insieme, di gara e non. E’ stato un momento che emotivamente ho sentito molto, gli ho anche chiesto di fare una foto insieme, cosa che non faccio mai. Quel momento mi ha toccato profondamente, sentivo dentro di me quel velo di tristezza perché era un capitolo che si chiudeva, suo ma anche nostro, professionalmente e umanamente parlando.

Il selfie dell'ultimo massaggio, per Bertini il ricordo di un'amicizia che ha girato il mondo
Il selfie dell’ultimo massaggio, per Bertini il ricordo di un’amicizia che ha girato il mondo
Il selfie dell'ultimo massaggio, per Bertini il ricordo di un'amicizia che ha girato il mondo
Il selfie dell’ultimo massaggio, per Bertini il ricordo di un’amicizia che ha girato il mondo
La gamba come la sentivi? Ti dava l’impressione che potesse arrivare al massimo?

Stava bene, si vedeva che si era preparato bene, che aveva curato in maniera scrupolosa ogni minimo dettaglio sulla preparazione. Ma lui è un professionista su queste cose, si vede che è sempre molto puntiglioso, preciso. La gamba era perfetta, era giusta, muscolarmente parlando. Non ha avuto bisogno di chissà cosa per poter essere in perfetta forma quando è salito in bici. L’ultimo massaggio che gli ho fatto l’ho trovato in condizioni ottime.

Quando ha tagliato il traguardo è stata una festa per lui, ma anche un po’ per tutti voi, un’emozione particolare anche rispetto ad altre emozioni che avete vissuto nello stesso appuntamento di Santiago…

Ogni volta che i ragazzi e le ragazze raggiungono un risultato per noi è sempre un’esplosione di gioia e io mi ritengo un privilegiato quando sono lì, giù insieme allo staff, a essere presente a quegli eventi. Ho avuto la fortuna di essere presente a tante situazioni, mondiali, europei, alle Olimpiadi. Poi io sono una persona particolarmente emotiva, soprattutto sul lato sportivo. Mi lascio andare facilmente alle lacrime.

Viviani con sua moglie Elena Cecchini, sugli spalti a condividere il magico momento
Viviani con sua moglie Elena Cecchini, sugli spalti a condividere il magico momento
Viviani con sua moglie Elena Cecchini, sugli spalti a condividere il magico momento
Viviani con sua moglie Elena Cecchini, sugli spalti a condividere il magico momento
E a Santiago come è andata?

Quando Elia ha tagliato il traguardo è stata un’emozione forte. Per me e per tutti noi.  Ho persino avuto un mal di testa che prima non avevo mai avuto, dovuto proprio alla tensione, all’emozione. Quando erano rimasti in due che si giocavano praticamente la vittoria del mondiale e Elia era lì, ripensandoci provo un’emozione anche ora a parlarne, a riviverlo mentalmente. Sarò sempre grato a lui, ai ragazzi, alle ragazze e a tutta la nazionale, per quel che mi hanno regalato. Ogni tanto con una semplice foto che riguardo, un video o anche solamente pensandoci riassaporo quei momenti e mi fanno star bene.

Elia Viviani, palestra (foto Instagram Elia Viviani)

Palestra: funzionalità e vantaggi, a lezione da Marco Compri

03.11.2025
4 min
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Riuscire a trovare il giusto equilibrio nel bilanciamento dei carichi di lavoro in palestra non è affatto semplice. Lorenzo Milesi, nella nostra ultima intervista ha detto di aver aumentato la massa muscolare in maniera eccessiva e di essersi trovato in difficoltà nella prima parte di stagione. Gli allenamenti in palestra sono necessari al miglioramento delle performance, capire quale sia il modo migliore per integrarli e i lavori da fare è altrettanto fondamentale. Per riuscire a comprendere il tutto ci rivolgiamo a Marco Compri, responsabile palestra del gruppo performance della Federazione.

«Se queste sono state le sensazioni di Milesi è chiaro che nello scorso inverno qualcosa non ha funzionato – ci dice Compri – già a livello concettuale. In palestra un ciclista generalmente non ha necessità di lavorare sull’ipertrofia, a differenza di alcune specialità della pista o la BMX. Inoltre per quanto riguarda il ciclismo su strada ci sono anche i parametri di peso da considerare».

Marco Compri, responsabile palestra gruppo performance Federazione
Marco Compri, responsabile palestra gruppo performance Federazione
Marco Compri, responsabile palestra gruppo performance Federazione
Marco Compri, responsabile palestra gruppo performance Federazione
Partiamo dal concetto di ipertrofia?

In questo caso il focus è sull’aumento della massa muscolare, l’atleta non lavorerà tanto sulla velocità nello spostare un carico, ma sul volume.

Quali sono le linee guida sulle quali deve lavorare un ciclista su strada?

L’obiettivo non è tanto allenare la forza, inteso come ricerca del massimo parametro di forza possibile, quanto piuttosto focalizzarsi sulla potenza e questo aspetto sottende la capacità di erogare il maggior quantitativo di forza nel minor tempo possibile. L’allenamento in palestra di un ciclista su strada deve essere volto a spostare un carico significativo ad alta velocità così da ottenere un adattamento neuromuscolare funzionale alla prestazione e non alla massa. Tutto questo va poi riferito alla MED.

Elia Viviani, palestra (foto Instagram Elia Viviani)
La nazionale lavora da diversi anni alternando palestra e ripetute in pista, qui Viviani ai tempi della Cofidis (foto Instagram Elia Viviani)
Elia Viviani, palestra (foto Instagram Elia Viviani)
La nazionale lavora da diversi anni alternando palestra e ripetute in pista, qui Viviani ai tempi della Cofidis (foto Instagram Elia Viviani)
Ovvero?

Il volume minimo efficace per rendere forte l’atleta o Minimum Effective Dose (MED, ndr) e va portato avanti sempre. In qualsiasi momento della stagione, perché il detraining per quanto riguarda la forza ha tempi davvero bassi. Già dopo sei giorni si inizia a perdere forza. Se poi si smette di allenarla, come spesso accade durante la stagione, la perdita è totale.

Ma questo volume minimo efficace come si allena?

Si utilizza un volume di ripetute che va da 12 a 48, con un carico dall’80 all’85 per cento del carico massimale dell’atleta, da effettuare due volte per microciclo con un recupero dalle 48 alle 72 ore. E’ uno stimolo, ripeto, da mantenere per tutto l’anno.

Filippo Ganna, palestra (foto Instagram Filippo Ganna)
Sarebbe meglio allenarsi a corpo libero con carichi, in alternativa i macchinari possono comunque svolgere una buona funzione (foto Instagram Filippo Ganna)
Filippo Ganna, palestra (foto Instagram Filippo Ganna)
Sarebbe meglio allenarsi a corpo libero con carichi, in alternativa i macchinari possono comunque svolgere una buona funzione (foto Instagram Filippo Ganna)
Che lavori si possono fare?

Lavori bipodalici multiarticolari di tipo assiale. Che detto in parole povere sono, ad esempio: squat, stacchi e spinte in alto con bilanciere. Sono esercizi complessi che richiedono all’atleta di utilizzare gran parte dei muscoli. Nello squat, per fare un altro esempio, vengono chiamati in causa 276 muscoli.

In questo modo l’allenamento in palestra diventa completo?

Diventa efficace. Il concetto è che il cervello riconosce il movimento, non il muscolo. Se si fanno esercizi da seduto, o da fermi, su qualche macchinario, lavoro su pochi distretti muscolari e non stimolo la stabilizzazione.

Elia Viviani, palestra (foto Instagram Elia Viviani)
Per la parte superiore del corpo si possono fare esercizi di core stability (foto Instagram Elia Viviani)
Elia Viviani, palestra (foto Instagram Elia Viviani)
Per la parte superiore del corpo si possono fare esercizi di core stability (foto Instagram Elia Viviani)
Un concetto da portare avanti tutto l’anno quindi?

Sì, quello che ancora si fa fatica a comprendere è che l’allenamento della forza con sovraccarichi, anche per gli stradisti, va protratto per tutto l’anno. Durante la stagione l’allenamento della forza non è sempre prioritario, ma è importante e quindi la seduta può e deve essere strutturata in modo strategico. In inverno si possono anche fare quarantacinque minuti. Mentre durante la stagione ne bastano la metà. Lavorando sempre sul concetto del volume minimo che renda però forte l’atleta.

Come si trova l’equilibrio?

Si deve cercare una via attuabile, corretta ed efficace che non vada a intaccare l’attività su strada. Se un atleta non ha mai lavorato in palestra ha bisogno di un po’ più di tempo per trovare il giusto equilibrio e farlo in maniera efficace ed efficiente. E’ fattibile, sostenibile e produce grandi vantaggi.