Bentornata Vangi: gli juniores e la nuova Vangi Ladies

09.11.2022
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Una nuova esperienza, dopo 10 anni il cognome Vangi torna da protagonista nel ciclismo giovanile. La neo squadra toscana Vangi Ladies Cycling team è la nuova sfida della famiglia Vangi che ritorna centrale e lo fa nella categoria femminile. Sarà guidata dal Team Manager Massimo Cheli, con Salvatore Marrocco come diesse e comprenderà ragazze allieve ed esordienti. 

«Per noi il ciclismo in primis è passione – dice Vangi – lo supportiamo dal ’96, sono 26 anni che la mia famiglia è in questo sport. Se si fa bene con una squadra attraverso valori e risultati, si viene ripagati e la bici in questo è uno sport che regala molto».

Queste sono parole di Fabrizio Vangi che con il suo supporto ha cresciuto corridori come Diego Ulissi e Michael Rogers e continua a farlo anche tra gli juniores con il team laziale che dal 2023 di chiamerà Vangi Sama Ricambi Il Pirata.

Il nuovo logo con i colori della società rosso e bianco
Il nuovo logo con i colori della società rosso e bianco

La squadra rosa

«E’ con estremo piacere – cita il comunicato ufficiale – che annunciamo la nascita del Vangi Ladies Cycling Team. Un progetto nato grazie alla fattiva collaborazione con Fabrizio Vangi, titolare della Vangi Srl che insieme al fratello Fulvio hanno sempre sponsorizzato il ciclismo e a partire dalla prossima stagione la famiglia Vangi approda a pieno titolo anche nel ciclismo Rosa». Un impegno chiaro e rivolto al supporto di ragazze meritevoli che sarebbero rimaste senza squadra e senza possibilità di correre. 

Un’idea condivisa da Fabrizio Vangi e Massimo Cheli già collaboratori nel 2006, che vogliono riportare una squadra femminile toscana nelle categorie giovanili in grado di creare un bacino da cui spiccare e poter intraprendere la via verso le categorie superiori. Per le allieve al secondo anno ci saranno Sara Petracca, Sofia Delle Fontane al suo esordio in categoria, entrambe laziali, così come all’esordio ci saranno le campane Melania Minichino e Katia Della Corte. Difenderà i nostri colori nella categoria esordienti, la campana Roberta Cesaro, primo anno. 

Il team attualmente è composto da tre atlete campane e due laziali
Il team attualmente è composto da tre atlete campane e due laziali
Fabrizio, cosa vuol dire tornare nel ciclismo dando di nuovo il nome ad una squadra?

E’ una grande soddisfazione. Anche se il ciclismo la mia famiglia non l’ha mai mollato. Supportiamo la A. C. Fosco Bessi da oltre vent’anni, squadra con settant’anni d’esperienza. 

Per voi il ciclismo è una cosa seria…

Abbiamo avuto talenti come Rogers che ha vinto con noi due mondiali su pista. Poi abbiamo avuto Sbaragli, Bongiorno e tanti altri ragazzi che hanno coronato il sogno di andare a correre tra i pro’. Con Ulissi negli anni 2006 e 2007 abbiamo vinto due campionati del mondo su strada juniores e siamo stati per due anni la miglior squadra al mondo come punteggio UCI e dal 2005 al 2010 la miglior squadra sempre nella classifica UCI. 

Campionato toscano anno 2006: 1° Enrico Magazzini 2° Gianluca Dorio 3° Diego Ulissi (foto Facebook)
Campionato toscano anno 2006: 1° Enrico Magazzini 2° Gianluca Dorio 3° Diego Ulissi (foto Facebook)
Com’è nato questo progetto per la squadra femminile?

E’ venuta questa idea a Massimo Cheli. Mi ha chiesto di dargli una mano per creare un movimento femminile. Siamo partiti da cinque ragazze che erano senza squadra e abbiamo messo le basi per un cammino che prenderà forza strada facendo. Non essendoci squadre in Toscana, abbiamo pensato di farlo noi in prima persona. Per ora sono cinque ragazze che vengono da Lazio e Campania. Se ci sarà qualche altra ragazza toscana saremo felici di dargli la possibilità e i mezzi. Non è la prima esperienza perché già con la Fosco Bessi avevo supportato il settore femminile.

Sarà una squadra toscana ma con sede in Lazio…

Sono molto amico del Presidente del Comitato Regionale Toscana Saverio Metti, il suo punto di vista era perfettamente in linea con il mio e con quello di Cheli di dare la possibilità anche alle ragazze di correre. Il movimento femminile è in netta crescita e a livello italiano stiamo dimostrando di essere forti. Creare sempre più vivai è un obiettivo che in tutte le regioni bisogna attuare. Poi per i risultati c’è sempre tempo.

Oltre a questo progetto nel 2023 supporterete anche gli juniores con il team Vangi-Sama Ricambi Il Pirata?

La categoria juniores è quella che mi appaga e piace di più. Ho sponsorizzato dai giovanissimi agli under 23 però la più bella rimangono gli juniores. Mi hanno regalato le soddisfazioni più belle. Non c’è squadra negli ultimi 20 anni che è riuscita a fare quello che abbiamo fatto noi. E’ la categoria più importante che ti fa capire se puoi fare il corridore oppure no. 

Il gruppo de Il Pirata Sama Official Team, che dal prossimo anno passerà fra gli juniores
Il gruppo de Il Pirata Sama Official Team, che dal prossimo anno passerà fra gli juniores
In questa categoria la tua esperienza è tanta, che squadra hai trovato?

I ragazzi che ho trovato quest’anno hanno fame e voglia di arrivare. Abbiamo vinto la Coppa d’Oro con Ivan Toselli e c’ero riuscito con Ulissi, vuol dire che la fame è tornata e che questi ragazzi hanno voglia di fare i corridori

Che categoria hai ritrovato?

A livello straniero vedo che gli juniores corrono più dei nostri. Fanno un’attività maggiore. I nostri sembrano un po’ ovattati. Non è un fatto di allenamento, ma proprio di mentalità. Ultimamente la categoria è cambiata tanto è un po’ troppo esasperata, sono diventati degli U23. Nel 2005 eravamo già avanti perché usavamo l’SRM. Lavoravamo bene a suo tempo senza esasperare i ragazzi, anzi ci allenavamo di meno di molte squadre. 

Cosa ne pensi della fuga di talenti dopo gli juniores?

Quella è la legge del mercato. In Italia non ci sono squadre WorldTour che fanno le giovanili. Quindi se vengono queste squadre e ti propongono un percorso di crescita, come si fa a dire di no? Le scelte di alcuni ragazzi le capisco. Se si hanno i valori, il talento viene fuori sempre salvo sfortune. E’ la legge dello sport. Poi per me vederli tra i professionisti è un orgoglio immenso. 

L’attacco di Rui: il ciclismo è un libro da riscrivere

09.11.2022
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Luciano Rui è nel ciclismo dei dilettanti da 37 anni e prima ha fatto il professionista. Come dice Wikipedia, ha anche partecipato al Tour de France del 1982, ma questo è solo uno dei suoi meriti. Chi come noi lo conosce da trent’anni potrebbe compilare un elenco ben più lungo. Perciò, quando parla “Ciano”, è bene starlo a sentire.

«Il ciclismo italiano di oggi – dice – è un libro da riscrivere. Ma chi è capace di farlo? E a chi conviene che si faccia?».

Luciano Rui è il general manager della Zalf Fior di Castelfranco. Il diesse è Faresin (photors.it)
Luciano Rui è il general manager della Zalf Fior di Castelfranco. Il diesse è Faresin (photors.it)

Da Gregori a Bragato

Rui è il general manager della Zalf Euromobil Fior e ha 63 anni (in apertura è con Lello Ferrara, che fu a sua volta un suo corridore, immagine photors.it). Lo spunto della conversazione è una riflessione sull’intervista dei giorni scorsi a Diego Bragato. Fra i tanti temi posti, c’è la scarsa abitudine nelle nostre squadre di lavorare per obiettivi con gruppi di atleti. Qualcosa che si fa abitualmente nelle migliori continental europee e che in Italia tenne banco fino a quando la Federazione interruppe i rapporti con Antonio Fusi, che aveva ereditato il metodo impostato da Claudio Gregori e perfezionato da Giosuè Zenoni. Nomi che a molti diranno ormai poco, ma che tennero in piedi il ciclismo italiano negli anni in cui (non per caso) sbocciavano ancora i campioni

La nazionale a quel tempo preparava i corridori, non li selezionava come deve fare oggi Amadori. Il tecnico individuava un gruppo di lavoro per ciascun obiettivo, portava i ragazzi in ritiro e poi a correre in giro per l’Europa. Ad agosto, quando un eccesso di attività nei club avrebbe danneggiato i corridori in ottica mondiale, si facevano sempre due settimane di ritiro a Livigno. Generazioni di corridori hanno imparato così a lavorare per obiettivi.

Antonio Fusi è stato cittì degli U23 dal 1993 al 2005. Dal 1998 al 2000 ha seguito anche i pro’
Antonio Fusi è stato cittì degli U23 dal 1993 al 2005. Dal 1998 al 2000 ha seguito anche i pro’
Il sistema funzionava, non trovi?

Aveva cominciato Gregori. Adesso invece si fanno centomila corse in maglia azzurra che non servono a molto. Zenoni e Fusi prendevano 10-12 atleti e li portavano avanti. Nell’anno in cui Basso vinse il mondiale andarono in Germania, al Gp di Wallonie e alla Montpellier-Barcellona. Forse però adesso non è facile con gli atleti che corrono nelle squadre straniere. La nazionale li avrebbe a disposizione? Una volta erano tutti qui…

Dicono di andare via perché qui non fanno lo stesso livello di attività.

All’estero ci sono 7-8 corse a tappe per le quali vale la pena investire, mentre non ha senso andare in Belgio per fare le kermesse. Il problema è che in Italia una volta c’erano 8-9 corse a tappe per under 23, quindi la voglia di andare fuori non ti veniva. Adesso magari non ti invitano, ma perché siamo fuori dal giro, avendo preferito per anni stare qua. Bisogna ricominciare e piano piano si entra nel giro.

La sensazione guardando oggi i team U23 italiani è che il lavoro sia spesso fine a se stesso.

Di sicuro manca il confronto con una squadra importante e si finisce col lavorare per noi stessi.

La Groupama Continental ha svolto quasi soltanto attività U23 con brevi puntate in Coupe de France (foto Alexis Dancerelle)
La Groupama Continental ha svolto quasi soltanto attività U23 con brevi puntate in Coupe de France (foto Alexis Dancerelle)
Nel ciclismo di oggi, sareste ancora disposti a dare i corridori alla nazionale affinché li prepari per gli eventi?

Le squadre più grandi hanno sempre lavorato in sinergia con la nazionale. Sapevamo che dopo il Giro d’Italia avrebbero scaricato, poi sarebbero andati in altura, a correre all’estero e poi dritti sul mondiale. Se fossero rimasti con noi, quando rimangono con noi, noi corriamo per il risultato immediato. Penso che le squadre sarebbero disponibili, la maglia azzurra ha il suo peso. Se credi in un progetto, devi dare il ragazzo alla nazionale. Sennò tirati fuori! Infatti De Pretto da agosto non l’ho quasi più visto e Moro è fisso col gruppo della pista.

Cosa ti pare della nazionale oggi?

Amadori è bravissimo e i risultati degli ultimi anni gli danno ragione, mentre prima è stato a lungo a secco, forse perché lasciando il vecchio sistema, c’è stato bisogno di tempo per assestarsi. Oggi non ci sono tanti atleti con cui lavorare, perché passano subito. E poi, una volta di là, diventano tutti principini. Io glielo dico sempre: qualche volta meglio provare a vincere fra quelli della propria età, che prendere sempre schiaffi con i più grandi. Bisogna rimanere umili e serve chiarezza. Prima, con il corridore che restava 3-4 anni, avevamo tutti modo di lavorare meglio.

Davide De Pretto, corridore della Zalf Euromobil Fior, con la nazionale ha corso europei e mondiali
Davide De Pretto, corridore della Zalf Euromobil Fior, con la nazionale ha corso europei e mondiali
Mentre adesso?

Adesso passano, ma sono più quelli che si perdono. Hanno fatto la licenza da professionisti, ma non una carriera. E’ possibile che i migliori italiani del Giro siano stati ancora Nibali e Pozzovivo? Chi vedete prendere il loro posto?

Vuoi un nome da noi?

Sì, vediamo.

Per i Giri viene da fare il nome di Garofoli…

E’ un bel corridore e dopo che è rientrato dall’intervento è andato forte. Se adesso sale nel WorldTour, non lo vedremo fra gli U23 e avrà bisogno di un paio di anni per venire fuori. Però è un nome giusto. Ha un carattere particolare, ma è giusto che lo sia. Quelli che sono piatti in bici, poi lo sono anche nella vita. E l’agonismo è parte del gioco. Invece siamo diventati tutti educati e finisce che ci accontentiamo del sistema. Qualche litigata a volte fa bene. Una volta c’era il tempo, adesso non più…

Potrebbe essere Garofoli un giovane da seguire in ottica Giri? Rui non lo esclude (foto Instagram/Getty)
Potrebbe essere Garofoli un giovane da seguire in ottica Giri? Rui non lo esclude (foto Instagram/Getty)
Bruttomesso va al CT Friuli per poi andare al Bahrain…

Bruttomesso lo abbiamo tirato su bene. E se aveva già il contratto con il Bahrain, non poteva rimanere con noi? Chissà, magari Miholjevic ha detto di volerlo seguire nella squadra satellite, ma a noi questo non è stato detto. Quando si trattò di far firmare Gatto alla Gerolsteiner, andammo in macchina in Germania e alla fine ci bevemmo due belle birre. Stessa cosa con Oss alla Liquigas. Oggi non sarebbe più possibile. Oggi i procuratori hanno interesse a farli passare subito, tanto loro non rischiano. Ma se gli dai contro, possono anche farti la guerra. Così però finisce il rapporto umano. Ripeto: secondo me, il ciclismo di oggi è un libro da riscrivere. Ma chi è capace di farlo? E a chi conviene che si faccia?

Frassi: «La Corratec? Più velocisti che scalatori»

09.11.2022
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Il Team Corratec sarà una nuova squadra professional. Ad oggi l’Italia ne conta quattro, ma sappiamo i nuvoloni neri (nerissimi) che purtroppo pendono sulla Drone Hopper-Androni. Se con Serge Parsani qualche giorno fa si è parlato del progetto, con Francesco Frassi ci si addentra più su discorsi tecnici e relativi agli atleti.

Il direttore sportivo toscano ha un forte entusiasmo per questa sfida. Sfida che lo vedrà con un ruolo importante, che si è guadagnato in questo anno di continental. Ha organizzato trasferte, seguito corse, fatto da consulente psicologico per gli atleti… Insomma, ha fatto ciò che impongono i mezzi limitati di una continental che però già pensava in grande.

Francesco Frassi al centro con i suoi ragazzi (foto Instagram)
Francesco Frassi al centro con i suoi ragazzi (foto Instagram)

E professional sia

«Finalmente – racconta Frassi – ci siamo. Si diventa professional. L’idea di fare la professional c’è sempre stata, ma lo scorso anno arrivammo troppo tardi e l’Uci non accolse la nostra richiesta. Poi siamo andati avanti con la stagione e solo a giugno abbiamo ripreso a parlarne, ma è da ottobre che l’argomento è diventato più concreto».

La lista degli atleti non è ancora del tutto nota, ma Frassi parla di 20 atleti. «Ogni giorno – dice Frassi – continuano ad arrivarci richieste. Rispondo a tutti, perché mi sembra giusto ed educato, ma la squadra è fatta. Oltre ai ragazzi che restano, Stojnic, Amella e Gandin, ci sarà Valerio Conti».

Valerio Conti nel 2019 prese la maglia rosa. Momento che gli regalò grande visibilità. Il laziale è pronto al riscatto
Valerio Conti nel 2019 prese la maglia rosa. Momento che gli regalò grande visibilità. Il laziale è pronto al riscatto

L’arrivo di Conti

Valerio Conti è stato annunciato qualche giorno fa. Al momento è la stella della Corratec. E l’idea è anche quella di dargli un certo spazio.

«Ho parlato con Valerio – racconta Frassi – e credo che per lui questa sia un’ottima occasione, mentre per noi è il corridore ideale. Ha avuto due stagioni complicate dal punto di vista fisico, se riuscirà a riprendersi potrà fare molto bene. E’ un profilo ideale per il nostro calendario: sa attaccare, tiene in salita, se si arriva vince. 

«Mi sono piaciute la sua voglia di fare e la sua umiltà. Un corridore che viene da tanti anni di WorldTour sa come vanno certe cose e qui può tornare ad avere lo spazio per tornare ad essere un vincente qual è».

Un velocista proveniente dalla Giotti Victoria… tutti gli indizi portano a Nicolas Dalla Valle
Un velocista proveniente dalla Giotti Victoria… tutti gli indizi portano a Nicolas Dalla Valle

Il gruppo dei velocisti

Ma non solo Conti. Frassi non può fare i nomi, ma dice che il team si è orientato anche su altri profili. Tra questi spiccano i velocisti. Anche se Parsani ha detto che non potranno garantirgli un treno tutto per loro, è comunque fondamentale avere una (o più) ruote veloci in squadra.

«Oggi – dice Frassi – i velocisti servono, tanto più per le corse che dobbiamo fare noi. Ne abbiamo preso uno (in uscita dalla Giotti Victoria-Savini Due, ndr) che è passato pro’ con le stigmate del campioncino. Il problema è che è passato con l’arrivo Covid. E il biennio 2020-2021 credo non sia valido per giudicare un corridore. Quest’anno che è stato più lineare, è tornato vincere.

«Oltre alle ruote veloci si cerca un passista-cronoman. Serve un corridore che sappia andare in fuga, in quella buona. Che sappia prendere aria. Questo servirà anche per aiutare i velocisti».

Stefano Gandin ha vinto una tappa al Sibiu Tour. Il classe 1996 sarà presente anche nella stagione 2023 (foto Focus Photo Agency)
Stefano Gandin ha vinto una tappa al Sibiu Tour. Il classe 1996 sarà presente anche nella stagione 2023 (foto Focus Photo Agency)

Scalatori addio

Frassi fa poi un discorso interessante che spiega come la rosa della Corratec sia stata strutturata anche in virtù del calendario che si affronterà nel corso della stagione. E anche per questo a farne maggiormente le spese sono gli scalatori.

Premesso che su carta la Corratec potrebbe anche essere invitata al Giro d’Italia, nel concreto ciò è molto difficile che accada al primo anno nella categoria professional. Pertanto una squadra che partecipa a corse di un giorno o brevi corse a tappe, in cui difficilmente ci sono grandi salite (Tour of the Alps escluso), ha meno bisogno di una figura come lo scalatore, che magari può curare la classifica.

Meglio cercare vittorie di tappa, fare punti in questo modo, crescere passo dopo passo. Meglio avere corridori che tutti insieme possono fare “blocco”, piuttosto che uno scalatore che magari richiederebbe anche un certo aiuto e può aiutare poco.

«La figura dello scalatore puro è quella che al momento non abbiamo in rosa – riprende Frassi – poi chiaramente c’è gente che tiene in salita. Lo stesso Conti se sta bene su certe scalate può dire la sua. Ma viste le nostre corse meglio avere più di un velocista.

«Il sogno del Giro… è un sogno, però già avere dei buoni corridori che sanno stare nelle fughe che contano magari in una Sanremo, o in una Tirreno-Adriatico è importante per noi. E per questo dobbiamo attrezzarci». 

In Corratec cresce anche lo staff. Marco Zamparella, che ha preso la licenza Uci, sarà uno dei diesse. In tutto dovrebbero essere 4
In Corratec cresce anche lo staff. Marco Zamparella, che ha preso la licenza Uci, sarà uno dei diesse. In tutto dovrebbero essere 4

Doppia attività

«L’idea è di fare la doppia attività. E di farla anche all’estero. Anche perché per Corratec, che vende bici in tutto il mondo, è importante. Abbiamo 20 corridori e bisogna farli ruotare e gareggiare il più possibile. Anche per questo vogliamo iniziare presto». 

«Faremo qualche miniraduno per conoscerci ma credo che il miglior modo di fare gruppo sia andare alle corse. Meglio ancora le lunghe trasferte, come la Vuelta al Tachira o la Vuelta San Juan. Si sta molto tempo insieme, le difficoltà e lo stress del viaggio mettono in risalto i caratteri… si fa gruppo».

Le regole di Barredo per il ciclismo che cambia

09.11.2022
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«Mio papà era muratore. E quando cominciava a costruire una casa – dice Barredo ricorrendo a una metafora – partiva da terra e gradualmente arrivava al tetto. Con i corridori è lo stesso. Bisogna cercare di garantire lo sviluppo fisico e anche psicologico, per arrivare alla maturità giusta e passare professionisti. Ognuno ha il suo tempo. Ma il ciclismo è cambiato tanto. Quando parlo con i ragazzi, faccio spesso i nomi di quelli che sono passati troppo presto e non sono andati lontano…».

Dopo aver smesso di correre, Carlos Barredo si è preso un anno sabbatico, si è iscritto all’Università di Madrid e si è laureato in Scienze Motorie. E dopo aver chiuso la fase di preparazione con un master all’Università di Bilbao su Leadership e Innovazione Sportiva, è diventato allenatore. Inizialmente con un suo centro, in cui seguiva juniores e dilettanti, finché nel 2017 lo hanno chiamato dalla Fundacion Contador ed è entrato a farne parte.

Dal 2017 Barredo è entrato nell’orbita della Fundacion Contador e poi della Eolo-Kometa
Dal 2017 Barredo è entrato nell’orbita della Fundacion Contador e poi della Eolo-Kometa

Lo stesso metodo

Oggi Carlos, asturiano 41enne di Oviedo, è il coordinatore dei preparatori della Eolo-Kometa, dopo aver lavorato con gli juniores e gli under 23.

«Vista la struttura che abbiamo creato – spiega nel suo ottimo italiano – ho avuto l’idea di mischiare tutto, per avere uno staff verticale sulle varie categorie, in modo da seguirli gradino dopo gradino. All’inizio, visto che il budget era limitato, facevo gran parte del lavoro, poi abbiamo iniziato a inserire personale e io sono diventato supervisore di tutti e allenatore di alcuni. La cosa importante è che usiamo tutti lo stesso metodo di lavoro».

Un punto di vista interessante, visto che si fatica a definire i confini della preparazione fra categorie giovanili e professionisti.

E’ difficile far capire ai più giovani che certi tempi sarebbe meglio rispettarli. Basta che accendi la tivù e vedi ragazzi di 19 anni che sono davanti e in certi casi dominano la corsa. E’ la vera battaglia che stiamo facendo. Prendiamo Piganzoli e Tercero, i due ragazzi che passeranno con la Eolo-Kometa nel 2023, dopo aver corso con la continental. Sicuramente potevano passare anche nel 2022 e magari sarebbero andati pure forte. Ma poi siamo certi che negli anni successivi avrebbero tenuto lo stesso rendimento? Avrebbero avuto la solidità che hanno sviluppato con un anno in più fra gli under 23? Io non credo…».

Piganzoli Maurienne 2022
Piganzoli (come lui Tercero) è il primo corridore nato nel vivaio della Fundacion Contador a passare nella Eolo-Kometa (Foto Zoe Soullard)
Piganzoli Maurienne 2022
Piganzoli è il primo corridore della Fundacion Contador a passare nella Eolo-Kometa (Foto Zoe Soullard)
Non tutti infatti si lasciano convincere, Oioli per esempio va alla Qhubeka…

Non ho capito perché, Oioli sembrava contento. Non so neanche se sperasse di passare direttamente e non avendo trovato strada libera, ha voluto cambiare. Abbiamo la stessa situazione con Marcel Camprubì, un ragazzo catalano di 21 anni, che andrà pure alla Q36.5. E’ difficile quando cresci un vivaio, che i talenti rimangano. Spesso lavori per gli altri…

Il ciclismo va veloce.

Cambia di anno in anno. Ora i professionisti vanno forte dalla partenza all’arrivo. Non si scherza più, è tutto controllato. I record vengono abbattuti. Ho visto i numeri di Landa e Hindley sul Santa Cristina al Giro 2022 ed erano più alti di quelli con cui si vinceva il Tour. Infatti al Tour è arrivato Vingegaard e ha fatto altri record. Ogni anno si va più forte, perché prima erano poche le squadre con una grande organizzazione, ora sono tutte livellate.

Come si fa se non hai alle spalle certe strutture?

Ho una massima, che ripeto spesso. Posso avere anche la migliore idea di allenamento, ma serve a poco se non conosco bene l’atleta. Devi conoscere le potenzialità di ognuno e lavorarci perché migliorino, ma senza portarli all’estremo. Non si deve avere la pretesa di arrivare a un livello che non è loro, forzando la mano, per inseguire chissà cosa. Noi possiamo fare delle belle corse e dietro c’è ogni giorno un grandissimo lavoro e un ambiente meno freddo che in altre squadre. Cerchiamo di parlare per avere tutto sotto controllo e capire su cosa intervenire.

Barredo si vede raramente alle corse, lavora spesso nei ritiri (foto Maurizio Borserini)
Barredo si vede raramente alle corse, lavora spesso nei ritiri (foto Maurizio Borserini)
Esci in bici con i tuoi atleti?

Tutto quello che ho pedalato mi basta (Barredo è stato pro’ dal 2004 al 2012, ndr). La bici la uso quando sono a casa per sgombrarmi la testa. Ma quando si parla di lavoro, l’unico protagonista deve essere l’atleta. Noi che lavoriamo con loro, abbiamo già avuto la nostra parte di riflettori.

E’ cambiato anche il modo di allenarsi?

La differenza la vedi nella periodizzazione, nel senso che non è più possibile parlare di pre-stagione. La stagione inizia subito e in questa fase si lavora sul volume, poi ci si sposta verso la qualità. Ci sono corridori che per la loro esperienza fanno meno quantità e iniziano subito sulla brillantezza. Una cosa che cerchiamo di fare è farli lavorare in base a quello che troveranno in gara. E’ una cosa che si fa in tutti gli sport. Cerchiamo di contestualizzare l’allenamento in base al percorso di gara.

Diciamo due parole su Fortunato? Cambierà qualcosa nel 2023?

Si cambia sempre. Nel 2022 Lorenzo è stato più solido dell’anno prima. Ha rischiato di vincere la prima corsa alla Ruta del Sol ed è arrivato sesto al Giro dell’Emilia. Competitivo tutto l’anno. I dati evidenziano il passo avanti, per cui continueremo a fare lo stesso tipo di lavoro, togliendo semmai quello che abbiamo visto non gli ha dato grossi benefici.

Fortunato ha numeri da grande scalatore e capacità di soffrire, ma la crono è un punto molto debole
Fortunato ha numeri da grande scalatore e capacità di soffrire, ma la crono è un punto molto debole
Lo vedi davvero al livello della classifica del Giro?

Sicuramente è un corridore che può fare dei grandi risultati, ma anche se adesso qualcuno storcerà il naso, per fare classifica gli manca troppo la crono ed è qualcosa su cui deve lavorare. E poi deve essere più sveglio in corsa, ma per il resto ha capacità di sofferenza e numeri da grande scalatore. Peccato per le cadute, quest’anno è stato davvero sfortunato.

Solo sfortuna?

Gli ho raccontato di un giorno al Tour in cui caddi quattro volte nella stessa tappa. Sono cose che possono capitare ed era imprevedibile al Lombardia che la borraccia caduta a uno davanti attraversasse mezzo gruppo e finisse sotto le sue ruote…

Si lavora per il primo ritiro?

Esatto, dal 12 al 21 dicembre a Oliva, in Spagna. Il grosso del mio lavoro si svolge dietro le quinte, solo qualche volta mi vedete alle corse. Due anni fa feci tutto il Giro nell’ammiraglia che va davanti sul percorso, altrimenti è più facile trovarmi su qualche salita, facendo test coi ragazzi…

Conti alla Corratec per ritrovare se stesso e il lato umano del ciclismo

09.11.2022
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Valerio Conti sarà un nuovo corridore del team Corratec, squadra nata la scorsa stagione come continental che dal 2023 sarà professional. Il corridore romano è il primo nome di spicco che si accasa alla corte di Parsani, la curiosità su dove possa arrivare questo progetto è tanta. Conti arriva infatti dall’Astana, dove ha corso solamente per una stagione, quella passata.

Conti ha corso solamente una stagione con l’Astana, quella appena conclusa
Conti ha corso solamente una stagione con l’Astana, quella appena conclusa
Come stai Valerio?

Bene dai, in questi giorni sono stato in un centro di fisioterapia per curare qualche problema che ho avuto. Si tratta di una protusione alla schiena con interessamento del nervo sciatico, che mi ha condizionato per gran parte del 2022, dal Giro in poi. Ora ho risolto il problema, però la prevenzione e la cura non sono da sottovalutare quindi abbiamo fatto dei trattamenti, sblocchi ed esercizi in vista dell’inizio di stagione. 

Hai corso solamente un anno all’Astana, come mai?

Inizialmente mi sono trovato bene, però negli ultimi periodi ci sono state delle incomprensioni dal Giro d’Italia in poi. Queste hanno poi portato allo scioglimento consensuale del contratto a stagione conclusa. Ho comunque voluto onorare l’impegno preso fino in fondo.

Ora sei alla Corratec, come è nato il contatto?

E’ nato tutto a fine stagione, è una cosa proprio nuova. Insieme al mio procuratore Carera ero alla ricerca di una squadra e parlando con Parsani abbiamo avuto la sensazione che la Corratec facesse al caso mio. Mi sono confrontato con tutti i dirigenti, con Frassi parlo quasi tutti i giorni, mi ha parlato delle situazioni tecniche e mi ha spiegato il progetto. Qualche volta mi chiede qualche consiglio anche se la stagione non è iniziata. E’ una squadra che ascolta molto i corridori e le loro sensazioni.

Nei precedenti cinque anni ha vestito la maglia della UAE Emirates
Nei precedenti cinque anni ha vestito la maglia della UAE Emirates
Che cosa ti ha convinto?

L’aspetto umano in primis, senza sapere di che tipo di contratto, si tratta di una professional che sta crescendo. Volevo trovare un’ambiente con tanta umanità e umiltà. Sono molto convinti di creare un bel progetto e stanno sentendo tanti corridori. Tra gli altri anche due che hanno appena concluso dei contratti con squadre WorldTour. Ho pensato alla parte umana, volevo stare in una squadra che credesse in me e con uno spirito umile e sincero.

La Corratec è una squadra che già lo scorso anno ha fatto un calendario interessante con tante corse all’estero

Delle gare parleremo più avanti e faremo un programma. Sicuramente uno degli obiettivi sarà quello di ottenere l’invito al Giro d’Italia, non sarà facile ma lavoreremo per meritarcelo. Anche correre all’estero aiuta ed è ormai diventato importante per avere un livello alto, il livello è alto in tutte le gare ormai, quindi si ha la possibilità di creare la forma in corsa. 

Visto che è una professional non è da escludere che arriveranno dei ragazzi giovani.

Sì, il mio ruolo sarà anche quello di essere un “uomo squadra”. Mi hanno preso perché mi considerano una persona intelligente con una buona esperienza alle spalle. Potrò insegnare qualcosa ai più giovani.

Il momento migliore della sua carriera è stata la maglia rosa al Giro 2019, qui con Carboni in maglia bianca
Il momento migliore della sua carriera è stata la maglia rosa al Giro 2019, qui con Carboni in maglia bianca
Le stagioni passate non sono state semplici, dopo la maglia rosa del 2019 hai avuto delle difficoltà.

Questo è vero e non si può negare, nel 2020 complici le poche corse effettuate a causa del Covid ho fatto fatica a trovare il colpo di pedale giusto. Nel 2021 ho avuto qualche problema fisico a inizio stagione ed in più non ho avuto un gran feeling con la UAE. Dal 2019 al (quasi) 2023 il tempo è volato, l’obiettivo è di ritrovare la serenità ed il piacere di correre. 

Moralmente che anni sono stati?

Non semplici – sorride amaramente – ovviamente quando non si rende come si può si è dispiaciuti. Un atleta quando non raggiunge il cento per cento non è felice, non sono mai stato infelice ma nemmeno entusiasta. 

Tu sei passato da giovane in una WorldTour, la Lampre, forse ti è mancato il passaggio intermedio?

E’ una cosa molto soggettiva. Ora se sei un corridore di alto profilo non ti accorgi del passaggio. Al contrario, se sei uno “normale” passare in una WorldTour piuttosto che in una professional è più difficile. Non si è sempre seguiti o comunque ascoltati fino in fondo. Io in Lampre sono stato fortunato, ho potuto pedalare fin da subito. Dal punto di vista umano la Lampre era come una professional. A parte di pedalare subito, dal punto di vista umano valeva molto.

Conti ha esordito tra i professionisti alla Lampre, l’ultima squadra WT italiana
Conti ha esordito tra i professionisti alla Lampre, l’ultima squadra WT italiana
Dici che in questi anni è cambiato così tanto il mondo del ciclismo?

Già dal 2014 al 2022 il mondo del professionismo è cambiato, si va più forte perché tutti sono obbligati a fare le cose in maniera perfetta. Non è concesso sbagliare, anche perché i contratti sono di due anni, il margine per riparare è minimo se non inesistente. 

Ai nostri giovani servirebbe una WorldTour italiana?

Sì, la Lampre era una squadra italiana, con organico italiano con un clima più tranquillo e sereno. I nostri ragazzi forse sarebbero più seguiti o comunque avrebbero più possibilità di essere ascoltati. 

La Israel retrocessa, il WorldTour e le critiche di Cozzi

09.11.2022
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«Non è vero che nessuno ha protestato – dice Claudio Cozzi con la voce risentita – avete mai partecipato a una riunione dell’UCI sul WorldTour? Ci sono le 18 squadre che, avendo comprato la licenza, sono soci della stessa organizzazione. Arrivano alle riunioni e gli viene detto: «Abbiamo deciso di fare così!». Punto. Avete mai sentito di qualche decisione presa in accordo con le squadre? Tante si sono lamentate per la situazione. Era a rischio anche la Movistar, come anche la Bike Exchange che ha la licenza da 10 anni…».

Claudio Cozzi era già alla Katusha, da cui la Israel-Premier Tech ha comprato la licenza WorldTour
Claudio Cozzi era già alla Katusha, da cui la Israel-Premier Tech ha comprato la licenza WorldTour

Calendari diversi

La Israel-Premier Tech invece è retrocessa. Nel ciclismo stupendo ma per certi versi disfunzionale degli ultimi anni, quel che si fatica a considerare credibile è il sistema dei punti – promozioni e retrocessioni – varato dall’UCI. E’ palese che se le squadre non disputano lo stesso… campionato, è impossibile che la classifica risulti attendibile. Così c’è chi ha gareggiato per tutto l’anno nel WorldTour e chi invece ha fatto razzia di punti nelle corse più piccole. Come quando nel dilettantismo dei prima e seconda serie, si andavano a disputare le tipo pista al Sud che davano gli stessi punti delle corse al Nord.

La squadra del miliardario israeliano Sylvan Adams è finita tra le professional a capo di una stagione non certo brillante, anche se ha presentato ricorso. E siccome meglio di loro ha fatto anche la Total Energies di Sagan e compagni, nel 2023 la squadra israeliana sarà soggetta agli inviti. Le wild card, spiega infatti Cozzi, spetteranno infatti alla Lotto Dstny e al team francese.

La vittoria di Woods al Gran Camino è stata uno dei momenti migliori della primavera
La vittoria di Woods al Gran Camino è stata uno dei momenti migliori della primavera
Come l’avete presa?

Non bene. Sono stati spostati i mondiali di calcio, sono state rimandate le Olimpiadi, non so perché abbiano continuato con questa situazione, visto che già a dicembre qualcuno si lamentava. Il nostro percorso è stato molto accidentato dall’inizio della stagione. C’erano corridori che arrivavano alle corse e li dovevi rimandare a casa subito perché stavano male. Vomito e dissenteria nel periodo del virus intestinale, oppure Covid o febbre. Per problemi come questo abbiamo perso tutta la parte importante della stagione. Abbiamo avuto un po’ di luce al Gran Camino dove Woods ha vinto la tappa, poi è arrivato secondo in classifica.

Siete mancati soprattutto a primavera…

Ben Hermans non ha mai corso quest’anno ed è uno che ha sempre portato punti. Mancando corse importanti come Tirreno, Sanremo, Strade Bianche, Catalunya, Paesi Baschi e classiche, sono tanti punti che perdi. Alla fine dell’anno scorso eravamo a metà classifica. L’anno prima eravamo entrati nel WorldTour con i contratti in essere, quindi il team era quello, con rispetto per i corridori che c’erano. Non era andata neanche male. Avevamo vinto una tappa al Giro con Dowsett e una alla Vuelta con Dan Martin, che era arrivato quarto. Anche l’anno scorso è stata una buona stagione con una tappa al Giro e altre vittorie. Invece quest’anno purtroppo non abbiamo mai potuto essere competitivi. La gente parla, però io so quanto abbiamo lavorato.

Al Tour de France, la commovente vittoria di Houle, con dedica al fratello. L’abbraccio di Woods
Al Tour de France, la commovente vittoria di Houle, con dedica al fratello. L’abbraccio di Woods
Per provare a salvarvi?

Abbiamo lavorato per cercare di risolvere la situazione, anche mettendo sotto stress staff e corridori. Per andare a cercare le corse, rendendoci conto che non è logico il modo in cui è stata fatta la divisione dei punti fra le corse di seconda categoria e quelle WorldTour. C’erano dei momenti in cui noi facevamo contemporaneamente 2-3 corse WorldTour, mentre altre squadre di cui non faccio il nome, andavano nelle corse minori a fare tutti i loro punti.

Retrocedere significa non avere più il calendario di prima.

Un’altra cosa che secondo me non è normale è il periodo di tre anni fino alle prossime promozioni e retrocessioni. Se così vogliono fare, allora il meccanismo deve essere secondo me annuale, come in tutti gli sport. Per come è adesso, le wild card le avranno la Lotto e la Total Energies che è finita davanti a noi, mentre noi saremo soggetti agli inviti. Poi guardi il livello delle squadre e pensi: le due che sono salite hanno l’organico per fare i tre grandi Giri? Forse la Alpecin, che però ha perso Merlier e Jay Vine, che gli ha vinto due tappe alla Vuelta. Hanno Philipsen e Van der Poel, ma anche loro dovranno barcamenarsi.

De Marchi Giro 2021 Regeni
Alessandro De Marchi in rosa al Giro del 2021: il friulano lascia la Israel e passa alla Bike Exchange
De Marchi Giro 2021 Regeni
Alessandro De Marchi in rosa al Giro del 2021: il friulano lascia la Israel e passa alla Bike Exchange
Quanto è stato stressante per staff e corridori?

Io vi dico che non ho mai finito stanco come quest’anno. C’erano più corse da fare. A un certo punto Verbrugghe (altro tecnico della Israel, ndr) mi ha chiesto se dovessimo fare ancora più corse. Ma cosa volevi fare di più? Abbiamo corso tantissimo. Quando è finita l’ultima, la Veneto Classic, ha ricominciato a circolarmi il sangue, dopo mesi di biglietti da fare e rifare, corridori da mettere insieme per le corse, biciclette da spostare, i mezzi. Mostruoso, non potete immaginarlo. Non ho mai fatto così tanto lavoro in vita mia…

Cambia qualcosa nella squadra 2023?

L’organico rimane uguale, alla fine saranno 26-27 corridori. Non puoi averne tanti di meno, almeno da quello che ho capito, se vuoi provare a ritornare nel WorldTour. Smantellare sarebbe deleterio, perché comunque l’idea è costruire una squadra che diventi un riferimento. Sylvan Adams qualcosa per il ciclismo l’ha fatto. Ha organizzato la grande partenza del Giro da Israele. Ha aiutato le ragazze afghane a venire qua. Ha istituito la Fondazione per costruire un centro in Rwanda, che partirà presto. Insomma, io spero che lui possa rimanere nel WorldTour perché se lo merita.

L’italiana di Zwift. Chiara Doni è pronta a cambiare vita

08.11.2022
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Non solo Luca Vergallito. Nella “magica decina” che si giocherà due contratti da pro’, uno per sesso, c’è anche una ragazza italiana. E la sua storia, comunque sarà la sua conclusione, deve insegnare molto. La vita può avere una svolta improvvisa in qualsiasi momento: Chiara Doni lo spera ardentemente, perché a quel contratto ci tiene tantissimo, anche se la sua vita attuale non ha nulla che non vada…

Se Vergallito è un corridore con un passato comunque di peso nel ciclismo giovanile e un presente da vincente nelle gran fondo, la Doni ha radici completamente diverse.

«Sono sempre stata appassionata di sport – racconta – ma non era il ciclismo la mia disciplina. Io correvo a piedi, amavo le mezze maratone. Molti mi chiedono che tempi avessi, ma non lo facevo per agonismo, guardando il cronometro, tanto è vero che un vero primato non ce l’ho. Poi, più di 5 anni fa, ho avuto problemi a un piede così ho dovuto smettere. E’ a quel punto che ho iniziato a usare la bici per la rieducazione».

La Doni sui rulli, ogni sistemazione può essere utile per allenarsi. Ma spesso lo fa all’aperto…
La Doni sui rulli, ogni sistemazione può essere utile per allenarsi. Ma spesso lo fa all’aperto…
Sempre sulla base non competitiva con la quale concepivi l’atletica?

Inizialmente sì, non scaricavo neanche le applicazioni. Gareggiavo a qualche gara amatoriale come non tesserata, mi piaceva il fatto di poter vedere posti che altrimenti non avrei mai visto. Poi però ho cominciato a prenderci gusto e mi sono iscritta a qualche ciclocross e a qualche gran fondo, ho visto che andavo bene tanto che nel 2019 sono giunta seconda sul percorso medio della Maratona dles Dolomites e nella GF di Nizza sono arrivata seconda alle spalle di una belga che poi sarebbe diventata professionista.

Com’è nata l’idea di Zwift?

Un anno fa sono stata contattata dal diesse del Team Castelli per gareggiare nel Team Italia nel circuito di prove virtuali. Io avevo già utilizzato la piattaforma come tanti, nel periodo del lockdown. Non nascondo che mi piaceva molto piazzare tutto l’armamentario in giardino e pedalare all’aria aperta, collegandomi con altri amici e contatti, era un modo per stare comunque insieme. Pensavo inizialmente che pedalare indoor fosse una noia, una costrizione, invece mi divertivo davvero. E poi era liberatorio anche mentalmente e psicologicamente visto il periodo.

L’atleta lombarda ama la montagna e preferisce i tracciati duri, è stata anche seconda alla Maratona
L’atleta lombarda ama la montagna e preferisce i tracciati duri, è stata anche seconda alla Maratona
Tu lavori nel settore farmaceutico: eri particolarmente impegnata in quei giorni?

Io lavoro in ortopedia, nel campo delle protesi e in quel periodo abbiamo potuto riscontrare una forte contrazione del mercato. Era tutto concentrato sul covid, ma questo ha comportato anche problemi per seguire chi aveva bisogno di assistenza per le proprie difficoltà fisiche. Non è stato un bel periodo…

Torniamo all’argomento Zwift: come ti sei ritrovata nel concorso?

Seguivo le puntate del podcast e Alessio Caggiula, il diesse, un giorno mi ha suggerito di provarci, tanto non avevo nulla da perdere. La vicinanza con Luca (Vergallito, ndr) è stata fondamentale nel cammino, ci sentivamo e organizzavamo insieme.

Chiara Doni ha vinto il Team Mixed nel Tour Transalp 2022, insieme a Francesco Visconti (foto Instagram)
Chiara Doni ha vinto il Team Mixed nel Tour Transalp 2022, insieme a Francesco Visconti (foto Instagram)
Sai quante eravate in partenza?

Non di preciso, ho sentito anche numeri astronomici, tipo 90 mila, ma non so se fossero solo donne o tutti insieme. Passata la prima scrematura, come ha raccontato Luca, anch’io sono stata contattata per inviare un mio curriculum e una serie di dati ulteriori.

Hanno voluto sapere anche del tuo passato di podista?

L’ho segnalato, non so fino a che punto possa avere influito, come anche i miei risultati nelle gran fondo. Io credo che a fare la differenza siano stati i numeri nudi e crudi, quelli del rapporto watt per chilogrammo. Siamo rimaste una ventina a partecipare a una conference call nella quale siamo state tutte intervistate, poi ho avuto notizia che eravamo in 5 a giocarci il contratto con la Canyon-Sram.

Gli allenamenti sono legati agli orari di lavoro, ma da dicembre tutto potrebbe cambiare
Gli allenamenti sono legati agli orari di lavoro, ma da dicembre tutto potrebbe cambiare
Quindi andrai anche tu alle finali nel ritiro delle squadre pro’ in Spagna…

Sì, lì faremo sia pedalate di gruppo che test specifici, ma so che valuteranno anche la nostra capacità di stare in gruppo, le nostre abilità tecniche e anche le capacità relazionali, il “fare squadra”. Io parto con molte speranze anche se so che rispetto alle altre ho minori chance legate alla scheda anagrafica, avendo 37 anni, ma non voglio pensarci. Voglio credere di potercela fare. D’altronde so che anche le altre non hanno specifiche esperienze agonistiche.

Tu hai una carriera professionale avviata. Che cosa succederebbe se scegliessero te?

Vedremo se sarà possibile prendere un’aspettativa, altrimenti non avrò dubbi. Forse qualcuno penserà che sia folle buttare via 12 anni di lavoro, i progressi di carriera che ho fatto, ma quello è il mio sogno. Poter gareggiare con le professioniste, entrare in un mondo che penso anche possa darmi molti sbocchi professionali al di là di quello agonistico. Non riesco neanche a pensarci, sarebbe davvero la miglior dimostrazione che i sogni non hanno età.

Dan Martin, Pogacar e il ciclismo delle persone normali

08.11.2022
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Dopo un anno dal ritiro, Daniel Martin ha mandato alle stampe un libro dal titolo emblematico: “All’inseguimento del panda”. Il riferimento è alla Liegi del 2013, quando l’irlandese fu inseguito da un tifoso mascherato da Panda mentre era in fuga con “Purito” Rodriguez (foto di apertura).

«Vedere la parola panda nel titolo di un libro di ciclismo – ha raccontato a The Guardian al momento del lancio – se non conosci la storia, ti intriga e ti interroga. Questo trascrive lo spirito del libro, che vuole essere più leggero della maggior parte delle autobiografie che siamo abituati a vedere. Avrei voluto disegnare io un panda per la copertina, ma l’editore ha rifiutato. Temeva che sarebbe stato scambiato per un libro per bambini. Non so chi ci fosse sotto quel costume. Mi ha sempre sorpreso che nessuno mi abbia mai contattato».

Martin è nato nel 1986 ed è passato pro’ nel 2008. Ha corso con Garmin, Cannondale, Quick Step, UAE e Israel
Martin è nato nel 1986 ed è passato pro’ nel 2008. Ha corso con Garmin, Cannondale, Quick Step, UAE e Israel

Bisogno del cielo

Martin non è mai stato bellissimo in bici, ma era un grande attaccante. Ha vinto la Liegi, il Lombardia, tappe al Giro, al Tour e alla Vuelta. Suo zio è Stephen Roche, padre di suo cugino Nicholas. La sua carriera è stata anche una ripicca contro David Brailsford che non lo volle nell’allora Team Sky, quando Dan gli disse che non aveva alcuna intenzione di lasciare la strada per la pista, come ad esempio avevano accettato di fare il suo coetaneo Geraint Thomas e Wiggins prima di lui.

«Avevo bisogno del cielo – racconta – volevo sentire la pioggia e il sole sulla pelle. Volevo vedere le sagome degli alberi. Ho sempre corso per divertimento. Se ho bisogno di vivere come un monaco per essere un buon ciclista, non voglio farlo. Forse se fossi andato a Tenerife e avessi vissuto sul Teide per tre settimane prima del Tour, ogni anno sarei stato un po’ meglio. Oppure non sarei ancora innamorato del ciclismo».

Vuelta 2018, Martin con il cugino Roche. Dan ha corso alla UAE per due stagioni
Vuelta 2018, Martin con il cugino Roche. Dan ha corso alla UAE per due stagioni

Una cosa normale

Il primo colpo di martello sul cuneo che alla fine del viaggio aprirà una breccia sul ciclismo estenuante di questi tempi, ma senza puntare il dito. Si è liberi di stare al gioco o si può accettare di viverlo diversamente.

«Mio padre Neil – spiega – era un ciclista professionista. Mio zio Stephen l’ho visto più volte tagliare il tacchino che vincere corse. Quindi sono stato educato sul fatto che essere corridori non è sovrumano, è semplicemente normale. Anche se nel 2005 ero giovanissimo e lottavo per rimanere attaccato al gruppo, sapevo comunque che prima o poi sarei finito al Tour. Sin da quando ho iniziato a correre a 14 anni, mi fu detto che avevo qualcosa di speciale. Non fu facile vincere una tappa nel 2013, Sky sembrava inespugnabile. Ugualmente capii perché non ho mai voluto farne parte. Perché io amavo soprattutto lo stile offensivo delle corse».

Nel 2018, Froome vince il Giro e Thomas il Tour: il dominio del Team Sky appare inscalfibile
Nel 2018, Froome vince il Giro e Thomas il Tour: il dominio del Team Sky appare inscalfibile

Tattiche e vita

Un fatto di stile di corsa, ma anche di modello di vita. Tuttavia, ogni volta che ha parlato dei colleghi dello squadrone britannico, lo ha fatto con grande rispetto, pur rimarcando la distanza.

«Non sarei potuto diventare come loro – spiega – ugualmente penso che Thomas sia uno degli uomini più duri che abbia mai incontrato. Il sacrificio a cui si è sottoposto per sei mesi prima di vincere il Tour è incredibile. Io ero dotato fisicamente, ma avevo la capacità mentale di affrontare quel sacrificio? Non lo so. Geraint e anche Froome sono andati ben oltre le loro capacità fisiche, grazie alla capacità di essere incredibilmente concentrati».

Nel 2014, Martin ha vinto il Lombardia sul traguardo di Bergamo
Nel 2014, Martin ha vinto il Lombardia sul traguardo di Bergamo

Margini ristretti

Si può fare senza, ma dal momento che certe abitudini hanno invaso il gruppo e si sono estese a tutte le fasce di corridori, a un certo punto Martin si è sentito fuori posto.

«Ecco perché l’anno scorso ho smesso di correre – racconta – perché lo sport stava diventando troppo controllato. Avevo perso il vantaggio dell’imprevedibilità, perché ora a ogni ciclista viene detto esattamente cosa stanno facendo gli altri e le metodologie delle squadre si adeguano. Voglio essere in grado di decidere perché, quando e quale allenamento faccio e quali tattiche utilizzare. Il ciclismo che amo è anche libertà di espressione. Ora invece le corse sono piuttosto noiose da guardare, perché nessuno commette più errori. Tutti sono perfetti nell’alimentazione, l’allenamento è perfetto e manca però l’elemento umano. Le corse sono diventate prevedibili».

La crisi del Granon è stata a vantaggio di Vingegaard, ma è stata conseguenza della sfrontatezza di Pogacar
La crisi del Granon è stata a vantaggio di Vingegaard, ma è stata conseguenza della sfrontatezza di Pogacar

La crisi del Granon

Al punto che la crisi di Pogacar sul Granon è stata il vero momento forte del Tour 2022. Merito a Vingegaard, ma soprattutto a Tadej che in qualche modo… se l’è cercata.

«La gente dice che quella tappa è stata la migliore corsa di sempre – spiega – ma è ugualmente merito di Pogacar. E’ la mina vagante che attacca ogni volta che ne ha voglia, mentre il resto della corsa è programmato e controllato. Pogacar torna all’idea del ciclismo romantico, ma allo stesso tempo ha il peso della squadra. E la UAE Emirates si sta già preparando per il futuro, anche se Pogacar ha solo 24 anni. Quindi la questione di quanto potrà durare è già sul tavolo. Normalmente si sarebbe detto che ha davanti altri 10 anni, ma ci sono in arrivo giovani fortisssimi, pronti per sostituirlo alla prima difficoltà. Ho sentito storie di sedicenni che facevano 30 ore di allenamento a settimana. Stanno già lavorando come dei professionisti incalliti».

Martin si è ritirato a fine 2021, ma quello stesso anno ha vinto la tappa di Sega di Ala al Giro
Martin si è ritirato a fine 2021, ma quello stesso anno ha vinto la tappa di Sega di Ala al Giro

Come Aru e Dumoulin

Quanto si può durare andando avanti così? Non esiste una regola assoluta. Probabilmente i caratteri meno fragili rischiano di cedere, altri tengono duro e sapremo solo col tempo se le carriere saranno più brevi.

«Dumoulin – dice – ha continuato a correre negli ultimi due anni, ma non era lo stesso. Si è sostanzialmente ritirato due anni fa a 29 anni. Anche Fabio Aru, un talento incredibile, si è ritirato a 30 anni. Questi ragazzi hanno sostenuto questo enorme impegno e sacrificio. Erano giovani corridori fenomenali, ma sono stati schiacciati. Va bene per chi in cambio di questa vita viene pagato con somme pazzesche, come Pogacar. Ma i gregari guadagnano potenzialmente meno di quanto avrebbero preso 10 anni fa, in cambio di sacrifici raddoppiati.

«Guardo le mie foto da neoprofessionista nel 2008. Avevo 22 anni, ne dimostravo 15. Nel ciclismo moderno mi sarebbe stato permesso il tempo per svilupparmi? Sono stato fortunato che una volta fosse possibile andare in bicicletta alle proprie condizioni e con il sorriso sulle labbra».

L’inventario dei team, quello di fine stagione

08.11.2022
6 min
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La stagione è finita e c’è l’inventario da fare. I ritmi non sono quelli del periodo delle corse, ma il lavoro da fare è tanto e i primi ritiri collegiali sono alle porte.

Abbiamo ascoltato tre meccanici WorldTour, tre persone di riferimento nei rispettivi team di appartenenza, in merito alla gestione dei materiali vecchi e nuovi. La parola a Giuseppe Archetti del Team UAE Emirates, Ronny Baron Team Bahrain-Victorious e Fausto Oppici del Team Bike Exchange-Jayco.

L’organizzazione dei nuovi materiale viene fatta anche nel corso dei primi ritiri
L’organizzazione dei nuovi materiale viene fatta anche nel corso dei primi ritiri
Cosa succede nel magazzino di un grande team quando finisce la stagione?

ARCHETTI: «Dopo Il Lombardia, la prima cosa è consegnare le bici ai nuovi corridori. Considerando che già a dicembre abbiamo il primo collegiale, c’è poco tempo per inventariare e riorganizzare nel migliore dei modi. A prescindere da questo si tiene un camion già pronto come appoggio per il primo training camp: il mezzo è preparato per ogni evenienza. Si prende nota delle nuove forniture, anche per ottimizzare le suddivisioni per tutti i corridori».

BARON: «Noi abbiamo la fortuna di essere divisi sostanzialmente in due settori: il reparto corse e la parte logistica, con due staff distinti. Noi del reparto corse siamo sulle gare e in questo momento siamo più tranquilli. Quelli della logistica, che ora sono un po’ di più sotto pressione, devono riorganizzare il magazzino e tengono sotto controllo tutto quello che concerne le entrate e le uscite. Lo staff della logistica è anche quello destinato ad ordinare e gestire la programmazione del materiale. Bisogna considerare che un team WorldTour è un’azienda enorme ed è necessaria la gestione oculata di ogni singolo pezzo».

OPPICI: «Si cerca di capire quanti e quali materiali arriveranno, le tempistiche di consegna e tutto quello che è compreso nelle sponsorizzazioni tecniche. Questa è una sorta di base dalla quale partire e in questo viene incluso anche il materiale già in dotazione. Senza un cambio di sponsor, una parte del materiale viene lasciato o destinato ai corridori, in modo che abbiano già il prodotto sul quale lavorare. Ogni componente è oggetto di valutazione ed analisi, passaggi fondamentali che mirano alla massima efficienza».

Giuseppe Archetti, con la mascherina sul volto, alla Milano-San Remo 2022
Giuseppe Archetti, con la mascherina sul volto, alla Milano-San Remo 2022
Si fa l’inventario come al supermercato?

ARCHETTI: «Il team è un’azienda. Entrate ed uscite di materiali, carico e scarico, inclusi i resi, tutto deve quadrare alla lettera».

BARON: «Come detto prima, il team è una vera e propria azienda: di quelle grandi dove ognuno ha la sua mansione. Ci confrontiamo con dei numeri pazzeschi che è difficile immaginare ed ecco che diventa fondamentale tenere traccia nel dettaglio. Un esempio: quando si cambia un tubolare, si taglia la gomma e si butta, ma si tiene la valvola per dare traccia della sostituzione e questa corrisponde ad uno scarico nell’inventario».

OPPICI: «Si fa un inventario vero e proprio, tra il materiale utilizzato e quello che è rimasto in magazzino. Lo stesso inventario deve tenere conto anche dei materiali che arrivano dallo svuotamento dei camion, che sono delle vere e proprie officine viaggianti e contengono una quantità enorme di componenti. Ogni camion trasporta 25 bici da strada, 16 crono e un telaio di scorta per ogni misura. A questi vanno aggiunti la componentistica e dei surplus di componenti, magari quelli che sono soggetti alle rotture. Anno dopo anno, stagione dopo stagione, il materiale è sempre in aumento».

Fausto Oppici al Giro d’Italia 2022 (foto BEX Media)
Fausto Oppici al Giro d’Italia 2022 (foto BEX Media)
I pezzi, i componenti ed i materiali in genere tornano alle aziende, oppure restano al team?

ARCHETTI: «Per quanto concerne i componenti della bicicletta, nel nostro caso passa tutto da Colnago, quindi il nostro riferimento è Colnago. Torna tutto a loro».

BARON: «Passa tutto da Merida e quindi è direttamente l’azienda che decide il da farsi. Da parte nostra, facciamo il reso di ogni cosa. Tutto è categorizzato e schedulato. E poi viene fatta l’analisi dei materiali usurati. Forniamo un report che ci è utile per riordinare il materiale nuovo. Queste analisi talvolta ci vengono chieste dalle stesse aziende e sono utili per lo sviluppo dei prodotti».

OPPICI: «Le forniture sono parte di uno o più contratti che riguardano il team e gli sponsor tecnici. All’interno di questi contratti rientrano anche le gestioni a fine stagione ed eventualmente di fine contratto».

Ronny Baron, un bel selfie con Michel Landa
Ronny Baron, un bel selfie con Michel Landa
Quando inizia ad arrivare la nuova componentistica?

ARCHETTI: «A fine novembre abbiamo i nuovi materiali e man mano si attivano i diversi passaggi organizzativi. I prodotti che sono stati consegnati ai corridori intorno alla metà di ottobre fanno parte di uno stock di magazzino, appositamente dedicato a quelle operazioni. In questo modo i nuovi innesti hanno la possibilità di prendere confidenza con le nuove bici».

BARON: «In Bahrain-Victorious inizia ad arrivare tra la metà di ottobre ed i primi di novembre. Ad oggi ogni corridore ha già una bici 2023. Man mano il materiale viene integrato in magazzino in diversi passaggi ed ogni pezzo ha la sua destinazione».

OPPICI: «L’ideale sarebbe avere tutta la componentistica a novembre, ma è difficile immaginare uno scenario di questo genere. Nelle ultime stagioni la consegna dei prodotti nuovi si è dilatata, con ripercussioni sulla preparazione delle bici. Comunque i nuovi componenti iniziano ad arrivare a novembre, con diverse consegne che si protraggono anche a gennaio».

Giuseppe Archetti al Giro d’Italia 2022
Giuseppe Archetti al Giro d’Italia 2022
Cosa succede quando c’è un cambio di sponsor?

ARCHETTI: «I cambiamenti sono un’aggiunta alla normale routine e al lavoro. Fanno parte del gioco, fanno sì che il volume di lavoro aumenti, ma la realtà dei fatti è che se hai una buona organizzazione alle spalle, non c’è nulla di complicato».

BARON: «Di sicuro è un aumento di lavoro e un cambiamento di quella che possiamo considerare la normale routine. Ma talvolta è sufficiente la variazione di un prodotto e alcune specifiche, che sia un telaio, le ruote e tutto il sistema di lavoro cambia. Non di rado il cambiamento delle specifiche di un singolo pezzo, incide sul cambio della metodologia di lavoro».

OPPICI: «Le modalità di lavoro non vengono stravolte, perché il modus operandi è quello che ognuno di noi si porta dietro ormai da tanti anni. Di sicuro il cambio di sponsorizzazione e l’eventuale cambio delle biciclette porta ad un aumento esponenziale del lavoro. Le biciclette non arrivano montate e tutti i montaggi devono essere fatti da zero».

Tra le operazioni ci sono anche le nuove grafiche dei mezzi (foto BEX Media)
Tra le operazioni ci sono anche le nuove grafiche dei mezzi (foto BEX Media)
Qual’è la parte più rognosa di un passaggio da una stagione a quella successiva?

ARCHETTI: «Non esiste un’operazione più rognosa di un’altra, anche se tutto quello che è legato alla programmazione in vista della stagione successiva richiede tanto tempo e una gestione oculata, il più precisa possibile. Come dicevo poco fa, un team di ciclismo è una vera e propria azienda».

BARON: «Quando finisce la stagione agonistica si pensa già alla prossima e si riparte da zero. Probabilmente questa è la fase più stressante. Un team WorldTour, anche a causa della mole di materiali che muove e per le tante corse che ci sono in giro per il mondo, ha una quantità enorme di materiale che deve essere preparato e lavorato. Lavorando senza sosta, non è da escludere che noi dello staff dei meccanici andiamo a pari con il setting ottimale dell’officina al mese di maggio. Ovvio che molto dipende dalla consegna delle forniture. Il periodo Covid non ha aiutato ed ha amplificato la dispersione di energie e il dover rincorrere sempre la massima efficienza».

OPPICI: «A me dava particolarmente fastidio rifare l’accoppiamento tra ruote e tubolari, con quell’attenzione maniacale necessaria per il mastice. Ora questo si verifica in modo minore, perché i tubeless hanno cambiato la gestione del parco ruote. E poi il cambio totale delle biciclette, in particolare quelle da crono, decisamente complicate da montare e gestire».