Prime corse e grande caldo, non si sfugge ai crampi

25.01.2023
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Crampi e caldo fuori stagione. Vedere Bettiol alle prese con le odiate contratture e sperimentare il caldo argentino dall’altra parte del mondo ha fatto capire a quali violente sollecitazioni siano sottoposti i corridori nelle corse di inizio stagione. Il caldo da questo punto di vista è un pessimo cliente. Ancora Bettiol e Izagirre furono frenati allo stesso modo alle Olimpiadi di Tokyo, uno su strada e l’altro nella crono, dove caldo e umidità non facevano difetto.

Così stamattina, al riparo dal sole nell’autodromo di Villicum da cui è partita la terza tappa della Vuelta a San Juan, abbiamo chiesto a Emilio Magni, medico dell’Astana Qazaqstan Team, di spiegarci il meccanismo dei crampi. E come mai ad alcuni atleti capitino più spesso che ad altri.

Emilio Magni è medico dell’Astana: ha seguito tutta la carriera di Nibali
Emilio Magni è medico dell’Astana: ha seguito tutta la carriera di Nibali
Dottore, ripariamoci dal sole. Esiste una predisposizione al crampo?

Diciamo che i crampi hanno delle cause multifattoriali, ovviamente. E quindi diciamo che parlando in termini un po’ allargati, si può parlare di predisposizione. Nel senso che per un soggetto alcune condizioni possono predisporre all’insorgenza dei crampi.

Il caldo è la condizione scatenante?

Per quanto ci riguarda, in questo momento è la causa più importante: queste temperature molto elevate, che ovviamente comportano una sudorazione abbondante. La sudorazione comporta una perdita di elettroliti, in particolare sodio, potassio e anche calcio, che sono tutti elementi che rientrano a pieno titolo nella contrattilità muscolare. Per cui quando c’è uno squilibrio idroelettrolitico, cioè tra contenuto di acqua e presenza di minerali, il muscolo diventa un organo bersaglio.

Bettiol al Down Under ha mostrato una condizione super, ma i crampi lo hanno colpito la 2ª tappa
Bettiol al Down Under ha mostrato una condizione super, ma i crampi lo hanno colpito la 2ª tappa
Quindi viene da pensare che, al di là dell’acclimatazione a queste temperature, un supporto di integrazione sia fondamentale.

E’ fondamentale mantenersi molto ben idratati prima di partire. Addirittura non è sbagliato se c’è un po’ di eccesso di idratazione. Tanto è vero che si ricorre per esempio anche all’aumento del dosaggio del classico sale da cucina, il cloruro di sodio. Perché il sodio, circondandosi di molecole di acqua, tende a trattenerle. Quindi quello che in molte altre situazioni può essere uno svantaggio, in questi casi si rivela un vantaggio.

L’atleta che, come dicevamo prima, ha questa predisposizione può fare dei test preventivi per capirlo?

Ci sono dei test, degli esami che ti possono mettere parzialmente in guardia, ad esempio sul controllo degli elettroliti. In più si fa il bilancio idrico della giornata. Tanto è vero che, come molti altri colleghi, la mattina faccio il controllo delle urine, sia per quanto riguarda il ph, cioè il lato dell’acidità, sia la densità urinaria o peso specifico, per valutare lo stato di idratazione. E’ una misura indiretta, però è semplice a farsi e ci dà un elemento importante di valutazione.

Ognuno ha il suo piano di idratazione?

Esatto. Come fra le persone… normali, c’è chi già beve due litri di acqua al giorno, chi invece beve mezzo litro. Quello che ne beve 2, in queste situazioni deve andare a 3 oppure 3,5. Quello che ne beve mezzo non si può accontentare di un litro e mezzo. Volendo dare una percentuale, direi che bisogna idratarsi di un 100 per cento in più.

Altre le cause per i crampi di Scaroni sul Grappa alla Adriatica Ionica Race: il bresciano non correva da mesi e ha pagato lo sforzo
Altre le cause per Scaroni sul Grappa alla Adriatica Ionica Race: il bresciano non correva da mesi e ha pagato lo sforzo
Quando arriva il crampo durante la corsa, partita chiusa?

Se compaiono i segni della disidratazione o comunque un po’ più in generale quelli del classico colpo di calore, nel senso della performance è tardi. Però certamente sul piano della salute no, si fa sempre in tempo a rimediare, facendo una diagnosi precoce.

Questo caldo umido aumenta la propensione al crampo?

L’adattamento influisce. Si viene qui da temperature vicine allo zero e ci si proietta in questo mondo, in questo forno… Quindi sì, l’impatto è violento.

Qui in Argentina quali rimedi adottate?

Quelli che abbiamo detto. Quindi un’idratazione importante e un buon apporto di sali, eventualmente mirato al discorso del sodio. Ma ci sono delle criticità.

Durante la prima tappa in fuga, Tarozzi non ha fatto che vuotare borracce
Durante la prima tappa in fuga, Tarozzi non ha fatto che vuotare borracce
Ad esempio?

Uno dei rimedi per star bene idratati è mangiare verdura e frutta. Però la verdura e la frutta sono molto ricche di acqua, quindi una volta che quest’acqua vegetale entra nell’organismo, va a creare uno squilibrio tra apporto idrico e apporto di sodio. Quindi da una parte ti dà un vantaggio perché ti idrata, ma dall’altra riduce relativamente il contenuto di sodio. Ecco perché si tende anche ad aumentare un po’ il quantitativo di sale.

Un altro caso di coperta corta?

Come per tanti altri aspetti, molto corta, ma bisogna tirarla un po’ da tutte le parti

Quintana non si ritira e parla al cuore della Colombia

25.01.2023
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Una conferenza stampa a Bogotà alle 9 del mattino. Nairo Quintana annuncia il suo futuro. C’era attesa, si pensava al ritiro data la difficoltà di trovare una squadra. Il colombiano si presenta in camicia bianca, appena sbarbato. E’ nervoso e si vede. Saluta. Fa un breve preambolo, poi legge un testo, che pubblichiamo a seguire.

Enfasi nelle parole, spesso il dito al cielo. E le parole di un atleta che non vuole arrendersi. Nelle domande successive non verrà fuori nulla di più chiaro. Ecco le sue parole.

Buongiorno a tutti.

Amanti del ciclismo, giornalisti che oggi sono con noi e tutte le persone che mi hanno seguito e sostenuto durante la mia carriera.

La vita di un ciclista, indipendentemente dal fatto che sia un leader o un membro gregario, membro di un’importante squadra del WorldTour o di un’umile squadra di professionisti, è sinonimo di lotta. Quelli di noi che sono stati addestrati sotto la disciplina di questo sport a Boyacá, Antioquia, Cundinamarca e molte altre parti del nostro Paese, sono combattenti. E tutti noi, indipendentemente dai nostri successi, abbiamo dedicato gran parte della nostra esistenza alla lotta contro le avversità.

Non sono l’eccezione. Mi considero un combattente, che, soprattutto, riconosce nel ciclismo colombiano uomini e donne che superano ogni tipo di circostanza: povertà, disuguaglianza, discriminazione e ingiustizia.

L’ultima corsa di Nairo Quintana è stato il mondiale, che ha potuto correre con la sua nazionale
L’ultima corsa di Nairo Quintana è stato il mondiale, che ha potuto correre con la sua nazionale

Dovere verso il pubblico

La mia carriera da dilettante a Boyacá, da professionista nella squadra che mi ha aperto le porte, Colombia es Pasion, e successivamente in Europa nelle squadre Movistar Team e Arkea Samsic è sempre stata pubblica. Sono sempre stato disposto a rispondere a domande e parlare in situazioni che mi sono sembrate sbagliate come persona, atleta e leader di squadra. Nella mia carriera sportiva sono stato sottoposto a molte prove di grande difficoltà fisica e mentale, essendo sempre consapevole dell’obbligo di essere costante nelle mie prestazioni davanti al pubblico che gode delle mie vittorie e soffre con me nelle sfide più difficili.

Quintana ha vinto il Giro del 2014, battendo un altro colombiano (Uran) e Aru
Quintana ha vinto il Giro del 2014, battendo un altro colombiano (Uran) e Aru

Il colombiano più titolato

Grazie al supporto dei miei allenatori e compagni di squadra e all’incoraggiamento che mi danno i colombiani, sono riuscito a diventare il ciclista colombiano e latinoamericano con più titoli della storia, come il Giro d’Italia 2014 e la Vuelta a España 2016. Si aggiungono altre 19 vittorie in classifica generale, oltre a molte altre tappe e vittorie. Questo è il risultato di lotta, disciplina e impegno quotidiano, nonché la motivazione di un intero Paese.

Oggi voglio dirvi che sono in buona forma per continuare, che a causa degli eventi degli ultimi mesi, in cui è innegabile il clima in cui mi sono trovato coinvolto e l’inspiegabile muro che si è alzato tra le possibilità di competere e la mia voglia di continuare a farlo, non mi arrendo e continuo ad andare avanti.

Nel 2016, Quintana vince la Vuelta battendo Froome
Nel 2016, Quintana vince la Vuelta battendo Froome

Oltre 260 controlli

Sono un ciclista abituato alla pioggia, al freddo, al caldo, alle cadute e ai graffi, ma anche ad alzarsi e continuare a pedalare. La lotta e il sacrificio sono i modi che conosco per svilupparmi nella vita. Continuerò a lottare per competere e continuerò sulla bici fino a quando il mio corpo e la mia mente resisteranno.

Sono un corridore onesto, lo sono sempre stato, nei miei oltre 260 controlli negli ultimi dieci anni di carriera non ho avuto problemi. Da professionista dal 2009 ho rispettato le regole, gareggiato con integrità e rispettato e onorato il fairplay.

Questi momenti di incertezza non sono stati facili, ma me ne faccio carico con il sostegno incondizionato della mia famiglia, supporto permanente in questi tempi difficili, e del mio gruppo di lavoro che non ha mai dubitato della mia onestà e impegno per uno sport pulito e con i più alti standard etici nell’esercizio della mia professione.

Al Tour del 2022, Quintana ha centrato il 6° posto, risultato poi cancellato per il caso Tramadol
Al Tour del 2022, Quintana ha centrato il 6° posto, risultato poi cancellato per il caso Tramadol

In cerca di una squadra

Anche se è vero che non ho ancora una squadra, sono un ciclista che è ancora disponibile a vestire una maglia e dare il massimo su strada. Senza dubbio, il mio palmares mi supporta. Pedalando ho ricordato ai colombiani che è possibile vincere contro i migliori, che si può salire sul gradino più alto del podio. Siete testimoni della crescita delle squadre in cui sono stato, della mia forza e delle mie prestazioni negli ultimi anni, che mi hanno permesso di essere davanti ai migliori e continuare a vincere in diverse gare.

Voglio tornare a gareggiare, mettere su un numero, sentire l’esigenza di rispondere a una squadra, il dolore alle gambe per la fatica, ma anche la soddisfazione della vittoria o di aver dato il massimo fino al traguardo, voglio questo. Ne ho bisogno perché la competizione è in me, ma ho anche bisogno di un ambiente migliore per poter essere calmo e concentrato su di essa.

Dal 2020 Quintana ha corso con la Arkea-Samsic che non ha confermato il suo contratto
Dal 2020 Quintana ha corso con la Arkea-Samsic che non ha confermato il suo contratto

Grazie ai tifosi

Non posso concludere questo discorso senza ringraziare le aziende, i marchi e gli sponsor che rimangono al mio fianco, fermi perché conoscono le mie prestazioni e quello che è Nairo Quintana come persona e atleta. Anche alle squadre colombiane che mi hanno offerto un posto privilegiato nella loro formazione, però, il mio interesse è continuare ad alzare la bandiera del Paese nelle grandi corse del mondo.

Voglio cogliere l’occasione per ringraziare ancora una volta tutti i miei sostenitori e fan. Il loro affetto è stato fondamentale in questi mesi e l’ho sentito nei loro messaggi su tutti i social, così come chi me lo ha espresso per strada nelle Gran Fondo, tutto questo mi riempie e mi ricarica di tanta energia. E’ bello sapere che le persone mi apprezzano e apprezzano quello che ho fatto.

Sono convinto che dalle nostre montagne arriveranno i migliori talenti del ciclismo mondiale, che leggeranno la mia storia e ne trarranno ispirazione per uscire alla conquista del mondo.

Per ora voglio continuare con una bicicletta scrivendo più capitoli.

La Wilier Filante SLR di Cavendish nel dettaglio

25.01.2023
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Mark Cavendish e Astana Qazaqstan Team: un binomio che è diventato ufficiale qualche giorno fa e che abbraccia in modo importante anche Wilier. Per il campione britannico c’è una Filante SLR “quasi” pronta per gareggiare.

Abbiamo chiesto al suo meccanico, Gabriele Tosello, di argomentarci le scelte tecniche del corridore e di entrare nei dettagli della bici di Cav.

Durante il ritiro in Spagna con i compagni (@Team Astana-Wilier)
Durante il ritiro in Spagna con i compagni (@Team Astana-Wilier)
Come si è approcciato con voi meccanici?

Decisamente molto tranquillo ed è stato parecchio tempo con noi per capire le particolarità dei materiali a disposizione. Un atleta del genere lo assecondi e lo ascolti.

Per Cavendish ci sarà la Filante?

Si, ci sarà una Wilier Filante SLR, anche se arrivando all’ultimo secondo l’ufficialità dell’ingaggio di Cavendish, al corridore è stata fornita anche una Zero SLR. Per noi è stata una scelta obbligata, ma anche strategica, perché era fondamentale che iniziasse a far la gamba su una bici Wilier. Durante il secondo ritiro spagnolo, quello che è iniziato dopo le feste, gli è stata fornita una Filante SLR standard, nella taglia small e con il manubrio integrato che abbiamo noi in Astana, che poi è quello Wilier full carbon: 130 millimetri di lunghezza e 40 di larghezza.

Ruote Corima e trasmissione Dura-Ace (foto Team Astana-Wilier)
Ruote Corima e trasmissione Dura-Ace (foto Team Astana-Wilier)
Ha avanzato delle richieste particolari?

Da subito il comando sprinter da velocista per la trasmissione elettronica, quello che viene inserito alle spalle dello shifter e nella piega del manubrio. Mi ha colpito inoltre una sua richiesta, che potrei definire in controtendenza, ovvero un manubrio con la larghezza maggiore, rispetto a quella attuale, di 42 centimetri. Oggi i corridori vogliono delle pieghe sempre più strette. E poi la sua posizione in bici, molto racing e molto caricata in avanti.

Gabriele Tosello all’opera con la preparazione di una bici da crono (foto Team Astana)
Gabriele Tosello all’opera con la preparazione di una bici da crono (foto Team Astana)
Ce la puoi descrivere?

E’ un setting quasi da triatleta. Dopo alcune prove, l’ultimo setting richiesto ha una sella molto avanzata e con il corpo completamente caricato sul movimento centrale. Ci siamo confrontati con Cavendish, ho voluto sapere, per regolarmi in primis e per capire quello che potrebbe chiedermi in futuro. Al di là delle abitudini del corridore e una posizione che usa da diverse stagioni, l’atleta ha le gambe corte e il busto allungato. Ovviamente si tratta di un campione e i risultati parlano da soli, quindi, un Cavendish deve essere accontentato nelle sue scelte e richieste.

Si nota la nuova livrea “marmorizzata” delle nuove Wilier (foto Team Astana-Wilier)
Si nota la nuova livrea “marmorizzata” delle nuove Wilier (foto Team Astana-Wilier)
Erano note le sue richieste per i telai super rigidi. Ci puoi dire qualcosa?

Direttamente non ha espresso richieste del genere. Questo non esclude il fatto che collabori a stretto contatto con Wilier per altre soluzioni delle quali non sono a conoscenza in questo momento.

Gli altri componenti della bici?

Le sue dotazioni complessive rispecchiano quelle degli altri corridori del team. Le ruote Corima di diverse altezze, prodotto che ci obbliga ad usare i tubolari. Noi abbiamo Vittoria con delle larghezze di 26 millimetri. Le pressioni che normalmente vengono utilizzate sono comprese tra le 7 e 8 atmosfere. Per le bici da gara abbiamo le trasmissioni Shimano Dura Ace complete, con il doppio plateau 54-40 anteriore. Per questa stagione avremo in dotazione bilanciere posteriore SLF Motion.

Lui viene da più stagioni con i tubeless. Ha fatto notare questo particolare?

Ne abbiamo parlato in maniera approfondita, anche a livello personale ero curioso di ascoltare il parere di un corridore di questo calibro. Si è trovato particolarmente bene con i tubeless, ma non ha espresso richieste che vanno oltre la dotazione standard del team.

Barale e Ciabocco, con Timmer nei piani del Team DSM

25.01.2023
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Due italiane in Olanda: Francesca Barale (foto DSM in apertura) ed Eleonora Ciabocco. Si è tanto parlato degli juniores che hanno scelto l’estero per diventare grandi, quando in realtà il Team Dsm aveva inaugurato da un paio di anni questo nuovo corso. Prima con Gianmarco Garofoli e poi, appunto, con Ursella e le due azzurre.

Il team femminile è composto da 16 atlete da 7 Nazioni, per un’età media di 21 anni. Quel che ci ha incuriosito è però il meccanismo per cui si arriva a selezionare due ragazze così giovani. E se nel caso di Belletta e Mattio alla Jumbo Visma, ad esempio, a farsi avanti per primi sono stati i rispettivi procuratori, la sensazione è che qui si sia mossa direttamente la squadra.

Parola ad Albert Timmer

Lo abbiamo chiesto ad Albert Timmer, che ha 37 anni e ha smesso di correre nel 2017 quando indossava ancora la maglia del Team Sunweb, poi diventato DSM. Il suo ruolo è quello di coach nella formazione femminile.

«Per la selezione delle ragazze straniere – inizia – abbiamo Hans Timmermans come capo dello scouting, guardiamo all’atleta completo. Quindi non valutiamo solo il piano fisico, ma anche chi sia l’atleta come persona. E andiamo spesso alle gare per vederli correre».

Hans Timmermans è una figura chiave nella squadra. E’ arrivato alle donne dopo essere stato direttore sportivo negli juniores e negli U23 e dopo un incarico nella nazionale olandese. Ha iniziato al Team DSM otto anni fa e il suo ruolo è trasversale fra la squadra femminile e quella dei pro’, nell’interscambio che caratterizza il gruppo olandese. Timmer continua a spiegare, torniamo a parlare di Barale e Ciabocco.

Albert Timmer, qui al Giro del 2016, è stato pro’ dal 2007 al 2017
Albert Timmer, qui al Giro del 2016, è stato pro’ dal 2007 al 2017
Conosci Francesca dall’anno scorso: l’hai vista migliorare nella prima stagione?

Abbiamo visto un grande miglioramento nel suo sviluppo durante la stagione, in tutti gli aspetti come atleta e sul piano umano.

Qual era il suo livello di gara al suo arrivo?

Come ho detto, ha mostrato molto potenziale ed è stata importante per la squadra in molte gare. Ma a noi piace sviluppare i ciclisti soprattutto quando sono giovani in tutti gli aspetti del ciclismo, per cui l’abbiamo messa alla prova anche in gare che forse non erano le più adatte.

Come si è adattata allo stile della squadra?

Molto bene. I valori che abbiamo come squadra lei li ha anche come persona, in più porta un tocco italiano.

Quali sono i suoi possibili obiettivi nel 2023?

Avrà davvero un bel programma per questa stagione, dove inizieremo a guardare anche al suo sviluppo personale e alle sue ambizioni. Quindi ci sarà qualche cambiamento di calendario rispetto al 2022 e avrà un ruolo importante nel supportare Juliette Labous nelle gare più importanti.

A proposito di Eleonora Ciabocco, invece: dove l’avete vista brillare?

Era già entrata nel nostro radar nel 2021, grazie al suo titolo nazionale e al secondo posto ai campionati europei. Quello che le abbiamo visto fare nella scorsa stagione ha solo confermato i nostri pensieri su di lei.

Lei è un’atleta diversa da Francesca: che futuro vedi per lei?

E’ presto per dirlo davvero, ci piace sviluppare le nostre ragazze nei primi anni in tutti i tipi di gare. Quindi le lasceremo un primo anno più aperto.

Eleonora Ciabocco ha raggiunto il team olandese da quest’anno (foto Team DSM)
Eleonora Ciabocco ha raggiunto il team olandese da quest’anno (foto Team DSM)
Abbiamo visto Francesca Barale a Liegi nel suo primo anno di WorldTour, Eleonora proverà qualche grande gara nel 2023?

Con l’attuale programma WorldTour della squadra, anche Eleonora farà un mix di alcune grandi gare e altre più piccole. Pensiamo che sarà positivo per il suo sviluppo anche avere un assaggio delle grandi gare.

Vivrà a Sittard come i ragazzi del “devo team” o starà a casa?

Eleonora sarà al KCC (Keep Challenging Center, la cittadella nella città di Sittard in cui sorge il quartier generale della squadra, ndr) solo a volte, ma teniamo anche presente che deve ancora andare a scuola (ed essere promossa), quindi miriamo a trovare un buon equilibrio. Con la scuola e ciò che è importante anche per trovare un buon equilibrio tra vita privata e ciclismo.

Agostinacchio vuol diventare un crossista puro

25.01.2023
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Filippo Agostinacchio non sembra un under 23, almeno da come parla. La sua postura, quel modo di guardarti dritto negli occhi, la chiarezza dei suoi concetti… sembra di avere di fronte un atleta ben più maturo. Ma non c’è solo questo.

Agostinacchio, classe 2003, è una realtà del nostro fuoristrada. Uno dei talenti più promettenti della mtb, è anche una delle speranze azzurre del ciclocross… e non solo in vista dei prossimi mondiali di Hoogerheide. E sì che tra l’altro la categoria U23 è forse la nostra migliore tra gli uomini. Pensiamo a Toneatti, Masciarelli, Leone… 

Filippo Agostinacchio commosso sul podio di Ostia, sta per vestire la maglia tricolore
Agostinacchio commosso sul podio di Ostia, sta per vestire la maglia tricolore

Filippo re d’Italia

«Ecco lui – ci racconta Filippo sul podio di Ostia in riferimento al compagno Leone – è stato sfortunato sul rettilineo d’arrivo (aveva perso un pedale, ndr). Mi sarebbe piaciuto giocarmi la vittoria anche con lui. Vincere due gare nazionali in due giorni (il sabato avevano conquistato il team relay, ndr) è una cosa che non mi sarei mai aspettato all’inizio di questa rassegna tricolore. Venivo da una settimana di influenza molto pesante. Mi sono concentrato sul recupero più che sugli allenamenti e alla fine questa scelta ha dato i suoi frutti».

Con Toneatti in corsa con gli elite, Filippo e i suoi compagni avevano stretto nella morsa Masciarelli. Alla fine, però erano scappati in tre, appunto Agostinacchio, Leone e Masciarelli. Poi in volata Agostinacchio è stato il più veloce.

Masciarelli, Leone e Agostinacchio… “in fuga” all’ultimo giro del tricolore U23
Masciarelli, Leone e Agostinacchio… “in fuga” all’ultimo giro del tricolore U23

Alla Beltrami 

Agostinacchio è già un grande della mtb, nel cross sta crescendo forte e non è un caso che il team Selle Italia-Guerciotti se lo sia assicurato sin dai tempi degli juniores. Ma anche per lui suonano le sirene della strada. Però è interessante capire perché suonano queste sirene. A quanto pare infatti non si tratta del “solito” passaggio.

«Le sirene della strada – spiega Agostinacchio – sono già suonate perché quest’anno correrò con il Team Beltrami. Però non abbandonerò del tutto la mountain bike: farò le gare più importanti del circuito internazionale. Devo ancora definire bene con la squadra il programma ma la direttrice è quella. Posso dire che sicuramente farò le prove di Coppa del mondo, quelle europee e i campionati italiani e chiaramente in tutto ciò ci sarà la strada.

«Ho fatto questa scelta, quella di spostarmi su strada intendo, perché il mio fine è quello di concentrarmi sul ciclocross in quanto ho visto che non c’è nessun vero italiano che si sta concentrando al momento su questa disciplina. Ed è una disciplina che mi affascina veramente. Voglio diventare uno specialista e per diventare uno specialista del cross in questo momento servono le grandi corse su strada. Volenti o nolenti è questa la via maestra, perché ti dà una gamba diversa. Voglio quindi fare la strada in preparazione all’inverno del cross».

«Perché ho scelto Beltrami? Perché ha investito sul ciclocross. Già quest’anno ha creato una squadra molto interessante con alcuni elementi di spicco come Federico Ceolin e mi allettava il fatto che investissero così tanto nel fuoristrada pur essendo un team professionistico.

«Mi possono far fare le gare su strada, senza pressioni, proprio perché sanno qual è il mio fine… che è anche il loro. È forse, anzi senza forse, la prima squadra in Italia che crede così tanto nella strada e nel fuoristrada e quindi questo mi ha convinto».

Guerciotti ride. Sul podio Leone, Agostinacchio e la famiglia del team giallo-nero
Guerciotti ride. Sul podio Leone, Agostinacchio e la famiglia del team giallo-nero

Crescita totale

Ecco dunque le idee chiare di Agostinacchio. Il valdostano è anche un ottimo scrittore. Ha un suo blog in cui racconta i pre e i post delle sue gare, fa considerazioni e forse anche da qui si capisce la sua sicurezza e la sua personalità nel parlare. 

«E’ qualcosa sulla quale ho lavorato tanto – spiega Filippo – perché fino all’anno scorso ero un ragazzo un po’ timido, introverso. Espormi sui social anche col mio canale Youtube, mi ha aiutato un sacco. Perché parlare così alla gente o davanti a una telecamera, mi ha aperto un mondo nuovo.

«Ci ho lavorato con il mio mental coach, Roberto Spedicato, che ringrazio. E’ ormai dagli italiani dello scorso anno di cross che mi aiuta. E’ giusto un anno che lavoriamo insieme e questo è il frutto del nostro lavoro. L’anno scorso ho fatto un “DFN” (ritiro, ndr) ai campionati italiani per un infortunio e quest’anno… eccomi qui».

Agostinacchio è un ottimo biker, da qui le sue doti tecniche (foto Instagram – @evigarbolinophotographer)
Agostinacchio è un ottimo biker, da qui le sue doti tecniche (foto Instagram – @evigarbolinophotographer)

Verso la strada

Per un atleta che nasce biker il passaggio su strada non è poi facile. Si presentano delle difficoltà, ma è del tutto normale. E anche in questo caso Agostinacchio non “cade dal pero”.

«Della strada – spiega – mi “spaventano” le distanze perché non ho mai fatto grandi chilometraggi o ore in tutta la mia carriera. Quest’anno per esempio ho fatto circa 12.000 chilometri in tutto, quindi sono consapevole che dovrò alzare, e tanto, il monte ore.

«E non è un caso che per fare questo passaggio abbia aspettato questa stagione. Prima infatti volevo  finire la scuola. Adesso che sono più libero posso sfruttare al meglio questa grandissima opportunità che mi dà il team Beltrami».

«Però in generale non sono spaventato… anzi. Al termine di questa stagione del cross vedremo come andranno le cose, perché io comunque tra cross e mtb sono due anni che non stacco davvero e un paio di settimane mi serviranno, anche mentalmente, per rifiatare. Poi vediamo, magari finisco la stagione del cross che sono ancora abbastanza fresco e posso pensare di tirare avanti per le prime corse professionistiche su strada».

Simmons fa piangere Richeze: una botta secca e via

25.01.2023
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Avevano pensato lo stesso attacco, ma Simmons l’ha fatto prima e ha vinto. Richeze è passato dietro con la testa bassa. E quando lo abbiamo visto venirci incontro, piangeva. Sarebbe stata la vittoria in casa nella corsa di fine carriera, avrebbe avuto un gran sapore.

La terza tappa della Vuelta a San Juan si è conclusa all’interno del Circuito Villicum, con pubblico sugli spalti e un finale thrilling. Stava tutto a entrare in testa nell’ultima curva e da lì fiondarsi sul traguardo, anticipando i velocisti e i loro treni.

Il piano di Baffi

«Abbiamo realizzato quello che avevamo pensato ieri sera e ribadito stamattina. A volte si fanno mille piani, ma quando riescono c’è grande soddisfazione».

Adriano Baffi parla con motivato orgoglio, mentre Simmons dal palco saluta e alle spalle del tecnico della Trek-Segafredo Cataldo, Vacek e Aberasturi ripassano la tattica messa perfettamente in atto.

«E’ caduto nella prima tappa – ricorda Baffi – ma gli ho detto di far finta che non ci fosse mai stata. E’ come se ieri avessimo ricominciato ed è venuto il terzo posto. Oggi abbiamo vinto. Il ragazzo aveva qualità quando è arrivato, sapevamo che le avesse ancora e adesso sta imparando il modo giusto di correre, meno impulsivo. Oggi doveva stare a ruota dei compagni fino al momento giusto e così è andata».

Baffi ha spiegato che quel tipo di attacco era stato studiato dalla sera prima
Baffi ha spiegato che quel tipo di attacco era stato studiato dalla sera prima

L’ultima curva

Venerdì si arriva sul Colorado, che gli ricorderà casa sua. Lui alla battuta sorride e incassa l’ennesima salva di complimenti. Quando lo incontrammo a Calpe disse che il fuoco per quest’anno sarebbe stato vincere, non importava come. C’è riuscito al terzo giorno.

«Avevamo parlato di questo finale – racconta l’americano dai capelli e la barba rossi – era la mia sola chance per vincere, non essendo un velocista. Mathias (Vacek, ndr) mi ha guidato alla perfezione a quell’ultima curva. La squadra oggi ha lavorato tutto il giorno per me, è persino facile fare un minuto di sforzo quando gli altri ti aiutano a questo modo. Baffi me l’ha detto di scordarmi del primo giorno e di tenere fede al piano. Mi ha infuso grande energia».

Richeze anticipato

Anche Richeze l’aveva cerchiata di rosso, sapendo di non avere il ritmo né le gambe per contrastare corridori più avanti di lui nella condizione.

«Non correvo da giugno – dice – e nonostante tutto, questo secondo posto ha un sapore amaro. Non sono in grado di fare uno sprint di gruppo con tutti gli altri, io uso il 54 e mi pare duro, loro usano il 56. Volevo attaccare, ne avevo parlato con Fernando (Gaviria, ndr). Sapevo che chi fosse partito per primo in quella curva, avrebbe preso il giusto vantaggio. Solo che mentre ero lì per partire, Simmons mi ha anticipato. Ha avuto più resistenza di me. Ho provato a uscire, ma non ho avuto le gambe per chiudere».

A Calpe, Simmons ci aveva confessato la sua voglia di vincere e ora è al settimo cielo
A Calpe, Simmons ci aveva confessato la sua voglia di vincere e ora è al settimo cielo

Colorado, casa sua

Baffi ha anche detto che con Simmons sono venuti guardando più lontano della singola tappa. E che uno come lui, che lo scorso anno alla Tirreno si fece in fuga il Carpegna, sull’Alto del Colorado potrebbe anche tenere duro.

«E’ una grande salita – sorride – e io peso 72 chili. Difficile per me tenere il passo dei colombiani, che sono più leggeri. In squadra c’è Vacek che potrebbe pensare alla classifica, ma è chiaro che arriveremo a quell’ultima salita molto vicini e io non mi farò indietro. Se arriveremo in cima in un gruppo ristretto, farò certamente lo sprint. Arrivo a casa mia, arriverò fino in cima (ridendo, ndr)».

Il messaggio di Cavendish

Mentre Richeze se ne va, la domanda un po’ perfida gliela facciamo. Avresti dedicato l’eventuale vittoria a Mark Cavendish?

«No – dice – per me è una cosa superata. Comunque mi ha scritto. Ha detto che non avrei dovuto parlare in giro e avrei dovuto prima sentire lui o il suo procuratore. Gli ho risposto che l’ho cercato per giorni e non ha mai risposto e che ho detto semplicemente la verità. Allora ha detto che dovrei avercela anche con Gaviria e Viviani che non mi hanno aiutato. Gli ho risposto che loro sono stati chiari dall’inizio, hanno detto che non riuscivano e comunque non sono stati loro a promettermi un posto in squadra. Lui non chiede scusa, ma va bene così. Se avessi vinto, non sarebbe stata per lui. Adesso faccio un giretto in bici, perché ho le gambe di legno. Domani potrebbe essere buona, se riesco a passare le salite. Potrei andare in fuga o pensare all’ultima tappa, vincendola come nel 2017. Sarebbe il modo migliore per concludere la carriera».

Scartezzini: la via di Parigi passa per San Juan

24.01.2023
5 min
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Ognuno qui a San Juan ha il suo scopo. I velocisti puntano alle volate. Gli scalatori aspettano l’Alto del Colorado. C’è chi lavora per gli uni e chi per gli altri. E poi c’è chi, come i pistard azzurri, macina chilometri e ritmo per l’obiettivo degli europei su pista che si svolgeranno a Grenchen dall’8 al 12 febbraio.

La macchia azzurra è più nutrita rispetto a quello che si vede nelle foto, perché nella Ineos Grenadiers, Ganna e Viviani corrono per lo stesso scopo, così che alla fine Marco Villa si ritrova ogni giorno a visionare una bella fetta del suo gruppo. Rispetto ai quartetti olimpionici e iridati manca solo Jonathan Milan, che debutterà il 30 gennaio al Saudi Tour.

Gli azzurri in Argentina, una foto prima dell’allenamento e si va
Gli azzurri in Argentina, una foto prima dell’allenamento e si va

Tutto in mezzo anno

Fra gli azzurri, Michele Scartezzini sa già che d’ora in avanti non ci saranno più appuntamenti interlocutori e che questa corsa gli permetterà di costruire la base su cui poggiare gli europei, ma anche le prove di Coppa del mondo (Jakarta il 23 febbraio, il Cairo 14 marzo, Milton 20 aprile) che, assieme alla sfida di Grenchen e ai mondiali di agosto, costituiranno la base della qualificazione olimpica.

Per alcune di quelle date, gli stradisti non ci saranno perché impegnati nelle classiche e il peso dell’azzurro poggerà su altre spalle.

«La qualifica olimpica prima di tutto», dice. «Siamo qui a San Juan per fare un bel volume e iniziare il 2023 al massimo. Sarà fondamentale per questa stagione che inizia con i campionati europei. Poi ci saranno queste tre Coppe abbastanza vicine e il mondiale di agosto. Succederà tutto in mezzo anno…».

A San Juan anche Viviani: 6° nella prima tappa, con un occhio anche alla pista
A San Juan anche Viviani: 6° nella prima tappa, con un occhio anche alla pista
Diciamo che avere la panchina lunga dovrebbe permettervi di tenere alta l’asticella, giusto?

Sicuramente penso che Marco (Villa, ndr) abbia, tra virgolette, la fortuna di avere sempre a disposizione comunque una metà del gruppo, perché gli altri saranno appunto a fare le classiche. Nei giorni scorsi parlavo con Elia (Viviani, ndr), che dovrebbe venire al Cairo se non dovesse fare la Parigi-Nizza. Sarebbe una bella cosa.

L’abbondanza, lo abbiamo detto spesso, è per metà un vantaggio e per metà un grattacapo nel fare le selezioni.

Sicuramente è difficile gestirla. Il problema sta anche nelle scelte del CIO che ha tolto un ulteriore posto (anziché i 6 corridori previsti alle ultime Olimpiadi, i team saranno composti da 5 atleti che dovranno partecipare a tutte le specialità qualificate, ndr). Per Marco era stato difficile a Tokyo, ora sarà anche peggio. Abbiamo già fatto i conti con queste scelte dure e sofferte, però funziona così. E se qualcuno del quartetto non dovesse stare bene, cosa che chiaramente non auguro a nessuno, abbiamo la fortuna di avere pedine valide per sostituirlo.

Michele Scartezzini è nato nel 1992 a Isola della Scala. Corre nella Arvedi Cycling e fa parte delle Fiamme Azzurre
Michele Scartezzini è nato nel 1992 a Isola della Scala. Corre nella Arvedi Cycling e fa parte delle Fiamme Azzurre
Lo scorso anno ci raccontasti che la tua è ormai una preparazione da pistard: cambia qualcosa quest’anno?

No, diciamo che bene o male adesso la mia linea è quella: la strada per fare volume e lo specifico invece che viene fatto in pista. E’ quello che ci serve. Parlo di me, almeno, di Lamon e anche di Boscaro, perché appunto siamo con le Fiamme Azzurre. Adesso c’è questo progetto, quindi il nostro obiettivo è quello olimpico.

Balsamo e Longo Borghini sono uscite dalle Fiamme Oro, per voi specialisti il corpo militare resta una risorsa?

Certamente, perché diciamo che con il nostro sistema a livello maschile, si sapeva già che senza questi corpi e non essendo professionisti, non avremmo avuto possibilità. Invece fra le donne è arrivato il professionismo, applicano ormai tutti i criteri del World Tour, quindi capisco che fra di loro ci sia qualcuno cui conviene uscire dal corpo. Sono scelte che bisogna affrontare valutando quale sia quella migliore.

Manlio Moro, ultimo innesto del quartetto, a San Juan con la nazionale
Manlio Moro, ultimo innesto del quartetto, a San Juan con la nazionale
Che effetto fa vedere Montichiari strapieno, adesso anche con i velocisti?

E’ una cosa bellissima, anche per noi ragazzi. Non ci siamo più solo noi dell’endurance, ma vedi i velocisti: sono tanti e cominciano ad andare anche forte. Non è che si allenano e basta. Li vedi che fanno palestra, sono una realtà che finora pensavamo fosse limitata ai bestioni olandesi e inglesi. Adesso anche i nostri stanno crescendo in quel modo, quindi mi fa davvero piacere vederli girare.

Fare le Coppe del mondo vuol dire anche provare a vincerne qualcuna?

Sicuramente dopo gli ultimi anni, quando vado in una Coppa del mondo, sta diventando non dico obbligatorio ma quasi, fare almeno un podio. Non vado lì dicendo che voglio fare il miglior risultato possibile. Già dagli europei, se avrò la possibilità di fare l’americana, vado per vincere, non per dire che puntiamo a fare un podio. E’ arrivato il momento di puntare sempre al massimo.

A tavola da velocisti, fra watt e chili: Malucelli racconta

24.01.2023
6 min
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Velocisti e salita, una coperta molto corta. Con queste parole giorni fa Marco Benfatto ci aveva guidato nel mondo degli uomini veloci: quelli… condannati dal fisico a un certo tipo di prestazioni e ad attenzioni maniacali per tenere a bada il peso. Fra i casi portati ad esempio, il tecnico padovano aveva citato Matteo Malucelli (immagine photonews in apertura).

«Matteo è molto bravo – le sue parole – perché avendo studiato Ingegneria, è molto matematico nei ragionamenti. Calcola le calorie e si alimenta in base a quello che consuma. Ormai è tutto calcolato e tutto studiato, non scappa niente».

Da quest’anno Malucelli corre nella belga Bingoal. E’ pro’ dal 2017 (photonews)
Da quest’anno Malucelli corre nella belga Bingoal. E’ pro’ dal 2017 (photonews)

Squadra nuova, bici nuova

Il riferimento ci è parso interessante e con uno di quei giochi che la tecnologia rende possibile, abbiamo chiamato il velocista romagnolo. Lui in partenza dalla Spagna verso casa, prima di volare al Saudi Tour. Chi scrive dall’hotel di San Juan, in attesa dell’inizio della corsa argentina.

«Sono pronto per cominciare – ha detto Malucelli dall’aeroporto – era ora. Dopo quello che abbiamo passato con la Gazprom, ci voleva un periodo di normalità e lavoro fatto bene. Le gambe ci sono. Anche la bici è a posto. Chiaro che in allenamento con la squadra non vedi differenze, perché siamo tutti alla pari, quindi si dovrà aspettare di essere in mezzo al gruppo. Però la bici De Rosa mi piace e le nuove ruote Ursus sembrano davvero veloci».

La Bingoal correrà quest’anno con bici De Rosa e con le nuove ruote Ursus (photonews)
La Bingoal correrà quest’anno con bici De Rosa e con le nuove ruote Ursus (photonews)
Parliamo di alimentazione e velocisti?

Negli anni ci sono più attenzione e consapevolezza di quello che si mangia. Al primo da pro’, col peso era proprio una guerra e un po’ lo è ancora. Ma non è vero, come dicono, che per un velocista avere un chilo in più non cambia nulla. Già in salita facciamo fatica, se siamo anche pesanti, addio…

Benfatto parla di grande attenzione da parte tua.

Una volta ero più maniacale, ho avuto periodi in cui pesavo tutto. Invece adesso ho imparato a regolarmi e mangio in base a quello che ho fatto e che devo fare. Devi sapere cosa metti nel piatto. Ad esempio che le patate non sono verdura, ma carboidrati. Che ci sono carni più grasse di altri. Che i legumi sono proteine. E poi le quantità. Se devi allenarti forte, magari fai una colazione più robusta. Se hai scarico, puoi permetterti di farne una con pochi zuccheri. Diciamo che con gli anni ho maturato una discreta conoscenza alimentare.

Questa vittoria al Giro di Sicilia 2022 è l’emblema del riscatto di Malucelli dopo la chiusura della Gazprom
Questa vittoria al Giro di Sicilia 2022 è l’emblema del riscatto di Malucelli dopo la chiusura della Gazprom
In cosa consiste il tuo essere attento?

Cerco di guardare tutto, soprattutto in allenamento. Se devo fare un lavoro intenso, faccio il calcolo dei carboidrati che ci sono nelle barrette e in quello che porto, sapendo quanti dovrò consumarne. Ma giù dalla bici non sono uno che non mangia e che, se capita, va via di testa.

Stessa cosa quando non sei a casa?

Se vado in hotel, non ho la bilancia e non so mai come vengono cotti i cibi che mi arrivano nel piatto o prendo dal buffet. Per cui compongo i piatti tenendo conto dei principali macronutrienti.

Fra le cose da sapere, c’è che le patate sono molto ricche di carboidrati (foto ricetta.it)
Fra le cose da sapere, c’è che le patate sono molto ricche di carboidrati (foto ricetta.it)
Vale a dire?

Se faccio tanto, metà del piatto sarà riempito con la pasta, quindi carboidrati, mentre l’altra metà divisa fra proteine e verdure. Se non devo fare tanto, il rapporto si inverte. Nella mia testa vado a comparti e soprattutto evito il secondo giro al buffet. Mangio, mi alzo e vado via.

Perché dicevi che il chilo in più si sente, eccome?

Noi velocisti abbiamo la fortuna di essere molto muscolosi, quindi abbiamo il metabolismo basale più alto e di conseguenza bruciamo di più. Ma rispetto a uno scalatore abbiamo meno watt. Per cui facendo il rapporto potenza/peso, il nostro viene più basso. Se aggiungi un chilo, va giù di brutto. Diverso se aggiungi un chilo a chi ha molti più watt. In proporzione, quel chilo incide diversamente. Devi essere magro, altrimenti porti con te una zavorra, ma devi anche essere forte.

I legumi sono una preziosa fonte di proteine (foto Tutto fa brodo)
I legumi sono una preziosa fonte di proteine (foto Tutto fa brodo)
In gruppo lo capiscono?

A volte provo a farlo capire ai miei compagni scalatori che pesano 10 chili in meno e hanno gli stessi watt. E gli dico: già pesare più di voi e avere meno watt, significa fare la stessa salita con una cassa d’acqua sulle spalle. Se aggiungo un chilo, quindi una bottiglia, cambia qualcosa? Quel chilo in più per me equivale circa all’uno per cento in più, sono dati importanti. Vuol dire che può fare la differenza. In questo vedo il mio approccio da ingegnere, so dare un valore a numeri cui spesso non si pensa.

In che modo è cambiato il tuo rapporto con il peso?

Quando ero alla Caja Rural, ne avevo perso parecchio e non andavo. Il mio obiettivo è vincere, non essere magro. Quindi è meglio arrivare a una volata in meno, se in mezzo c’è tanta salita, ma essere capace di vincere quando ci arrivo bene.

Malucelli ha eliminato dal suo menù le carni più grasse, fra cui quella di maiale
Malucelli ha eliminato dal suo menù le carni più grasse, fra cui quella di maiale
Hai eliminato degli alimenti?

Mangio tutto, tranne quando voglio dimagrire e allora elimino gli alimenti con più calorie. Non mangio salame né carne di maiale, preferisco un petto di pollo, ma se c’è una grigliata capita che una salsiccia la mangi. Evito le carni grasse e i formaggi, anche se mi piacciono molto. La carne rossa fatico a digerirla, quindi la mangio una o due volte alla settimana.

Con gli alcolici come ti regoli?

Per fortuna non sono un amante. Fra una birra e un gelato, scelgo il gelato. Mi limito perché so che l’alcol non aiuta l’atleta, ma a tavola un bicchiere di vino ci sta spesso bene.

Un gelato a fine allenamento non incide troppo sul bilancio calorico
Un gelato a fine allenamento non incide troppo sul bilancio calorico
E il gelato?

Non smetterei di mangiarlo. Anche lì, dipende dai gusti. Pare che quelli cremosi siano i più calorici, ma se ne mangi uno al rientro dalla bici, non fa grossa differenza. E poi tanto fanno le abitudini, come per l’alcol. Se bevi una birra ogni tanto, non cambia nulla. Se la bevi tutti i giorni, allora è diverso. La coperta è davvero corta, Benfatto ha detto bene. Trovare il giusto compromesso non è facile, ma nemmeno impossibile.

Veljko Stojnic, il serbo diventato toscano

24.01.2023
4 min
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Il capello corto e biondo, i lineamenti tipici dell’uomo dell’Est e un italiano praticamente perfetto, Veljko Stojnic (in apertura foto Sirotti) è ormai una colonna portante del Team Corratec. Ormai da anni vive nelle zone di San Baronto e a tutti gli effetti l’Italia e la Toscana sono la sua seconda patria.

Lo abbiamo incontrato nel ritiro della sua squadra a Montecatini mentre era indaffarato fra abbigliamento, foto, riunioni… e in procinto di spiccare il volo per la Vuelta a San Juan. Purtroppo la corsa argentina non è iniziata al meglio per il serbo. Veljko è incappato in un problema intestinale, molto frequente quando si viaggia in paesi “esotici”.

Veljko Stojnic (classe 1999) durante la distribuzione delle nuove divise
Veljko Stojnic (classe 1999) durante la distribuzione delle nuove divise
Veljko, ormai sei di casa qui in Toscana…

Eh sì, ormai sono cinque anni che sono a San Baronto. Sono arrivato nel 2018, da juniores alla Franco Ballerini e poi sono passato pro’ nel 2020 sempre qui in Toscana. E ormai sono fisso qui!

Come sei arrivato in Italia?

Nel 2018 feci metà stagione al centro UCI di Aigle, poi sono tornato a casa a metà anno. Non avevo squadra. Ho corso quel poco con la nazionale serba. Ho ottenuto dei buoni risultati e ho mandato un’e-mail ad un allenatore della nazionale slovena che conoscevo in cui dicevo che ero alla ricerca di una squadra. Lui a sua volta ha girato la mail ad alcune squadre in Italia e ha risposto la Ballerini. Mi contattò Andrea Bardelli. E mi misi d’accordo con lui per venire qui. E da lì è iniziato tutto per venire in Toscana.

E cosa ricordi?

Che non capivo tanto! Bardelli mi portava in giro, mi presentava, mi faceva conoscere tutti, ma io non capivo chi fossero e cosa mi dicevano. Ero timido. Ora invece conosco tutti in zona, saluto e parlo con tutti… come se fossi a casa mia.

Il serbo (maglia viola) all’attacco lo scorso anno al Giro di Sicilia (foto Instagram – Sirotti)
Il serbo (maglia viola) all’attacco lo scorso anno al Giro di Sicilia (foto Instagram – Sirotti)
E ormai sei toscano?

Sì! Mi piace la mentalità toscana. Sono accoglienti. Quando sono arrivato mi ha aiutato molto la famiglia Iacchi. La mia vita era difficile e loro mi hanno accolto a braccia aperte. Davvero mi hanno aiutato molto con il loro ambiente famigliare. E poi della Toscana mi piace molto la cucina, i piatti con i funghi! Ma il pane non mi piace tanto…

Come passi le tue giornate?

Per ora sto cercando casa. Sto ancora valutando se stare ancora nella zona della famiglia Iacchi a Rufina o magari trovare casa proprio qui a Montecatini, che tutto sommato è comodo anche per le trasferte. Una cosa è certa, quest’anno resto qui… in Serbia non si può fare il corridore. Sei da solo, non sempre il tempo è buono. Mi sveglio la mattina faccio colazione e poi devo solo pensare a fare il corridore. Tutta la giornata ruota attorno alla bici, dall’allenamento all’alimentazione. Non è come a casa in cui esci con gli amici o sbrighi delle commissioni per la famiglia.

Stojnic con Alessandro Iacchi. La sua famiglia ha accolto Veljko
Stojnic con Alessandro Iacchi. La sua famiglia ha accolto Veljko
Alessandro Iacchi è anche un tuo compagno qui alla Corratec. Come è correre con lui?

Alessandro è un po’ come un fratello ormai. L’anno scorso eravamo in squadre diverse, ma quest’anno ci siamo ritrovati insieme.

Sei ancora molto giovane (Stojnic è un classe 1999), che corridore sei?

Sto provando a calare un po’ di peso per cercare di andare più forte in salita. E per questo penso e spero di essere competitivo nelle gare di un giorno più dure, tipo il Giro dell’Appennino, o magari a fare bene in qualche classifica di qualche breve corsa a tappe. 

Oltre a fare bene in queste gare, qual è il tuo obiettivo quest’anno?

Migliorare, crescere e magari trovare una squadra WorldTour. Quella che mi hanno dato in questa squadra è una grande opportunità e spero di fare tanto per me e per loro.