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Simmons: barba rossa e maglia verde. Un americano sul Cippo

12.03.2022
5 min
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Capelli e barba rossa, lentiggini e un anello incastonato nel lobo dell’orecchio sinistro. I selfie col publico, il “dammi il cinque” con i tifosi e due occhi buoni. Quinn Simmons, 21 anni, è proprio il classico americano country. Gli manca solo la camicia di flanella a quadri!

Noi scherziamo, ma questo è un corridore vero. Il portacolori della Trek-Segafredo ha vinto il mondiale juniores al secondo anno in di categoria. E la scorsa stagione si è portato a casa una tappa e la classifica generale del Tour de Wallonie.

L’americano anche in corsa non ha lesinato “i cinque” col pubblico a bordo strada
L’americano anche in corsa non ha lesinato “i cinque” col pubblico a bordo strada

Obiettivo verde

E’ al terzo anno alla Trek-Segafredo ed è sempre cresciuto un po’. E la sua crescita è culminata oggi ai 1.367 metri del Cippo di Carpegna. Sulla salita dedicata a Pantani, con una grinta e una forza di quelle importanti, il barbuto americano man mano ha fatto fuori i suoi compagni di fuga. E parliamo di gente come Alaphilippe, Honorè, Aranburu… che sono ben più scalatori di lui. 

«E’ stata dura? Certo che è stata dura – racconta Simmons in zona mista – E’ stata una lunga giornata: 215 chilometri con così tanti metri di dislivello non sono mai facili. E’ stato un lungo viaggio tra queste montagne».

«Avevamo un obiettivo con la squadra. E l’obiettivo era mettere almeno uno di noi in fuga per andare a prenderci definitivamente questa maglia. Ce l’abbiamo fatta. Quando puoi conquistare una maglia in una gara del WorldTour è davvero bello. E per me è la prima volta. Quindi, ovviamente, sono felice».

«Sono soddisfatto della mia prestazione e di quanto sto facendo. Alla fine sono davvero solo al mio secondo anno da pro’. Penso che sia difficile contare il primo anno con il Covid e tutto il resto».

Con quel “tutto il resto”, probabilmente Simmons, fa riferimento alla squalifica impostagli dal team per un presunto Tweet a sfondo razzista. Ma evidentemente deve aver imparato la lezione. Tanto che la stessa Trek-Segafredo gli ha già prolungato il contratto di un anno, fino al 2023.

Simmons (classe 2001) in fuga durante la Apecchio-Carpegna. Alto 182 centimetri per 72 chili, non è uno scalatore puro
Simmons (classe 2001) in fuga durante la Apecchio-Carpegna. Alto 182 centimetri per 72 chili, non è uno scalatore puro

Motore grosso, grosso

Obiettivo centrato dunque. La maglia verde Simmons se l’è presa nel corso della quarta tappa di questa Tirreno-Adriatico e l’ha proprio cercata. Anche quel giorno, verso Bellante, c’era un circuito finale. Anche quel giorno era in fuga. E anche quel giorno Quinn è stato l’ultimo a cedere al ritorno del gruppo e a rilanciare proprio per andare a caccia di punti sui Gpm. 

«Questa maglia la cercavamo – spiega Paolo Slongo, uno dei diesse della Trek-Segafredo – oggi volevamo la fuga a tutti i costi. In realtà anche ieri Quinn ci aveva provato. E ci era pure riuscito, a dire il vero. Solo che sul primo Gpm si era toccato con Alaphilippe, aveva danneggiato una ruota e per fermarsi cambiarla aveva perso la fuga appunto. Ma soprattutto aveva perso i punti dei Gpm».

«Ha un gran bel motore questo ragazzo. Ha vinto da giovane e si è presto adattato al ciclismo dei grandi. Ha un grande potenziale anche in prospettiva. E’ un corridore da classiche. E’ uno da Fiandre, anche se tiene bene in salita ed è molto veloce. Gli piace un sacco la Strade Bianche (la scorsa settimana è stato settimo, ndr)».

L’americano è stato un’ottimo biker. E ogni tanto la usa ancora. Tra le sue passioni anche arrampicata e scialpinismo (foto Instagram)
L’americano è stato un’ottimo biker. E ogni tanto la usa ancora. Tra le sue passioni anche arrampicata e scialpinismo (foto Instagram)

Dna da biker

E questo non è un elemento da poco. Simmons infatti un po’, un bel po’, di offroad ce l’ha nel Dna. Questo ragazzo viene da Durango, Colorado, uno dei templi della Mtb. Una delle località dove è nata la ruote grasse. E con la quale lui stesso ha mosso le prime pedalate, tanto da prendere parte anche alla Coppa del mondo juniores e da vincere il titolo nazionale nel cross country.

Forse anche da questo si capisce il suo stile. Il suo modo di essere molto biker appunto.

«Eh sì – riprende Slongo – Quinn è un tipo naif. Ma nel senso buono! E’ un ragazzo a cui piace proprio andare in bici, stare nella natura. Lo vedete così grosso, con la barba, ma è un compagnone, in squadra scherza. Non è un taciturno».

Quinn dopo l’arrivo. Con 10 punti di vantaggio su Pogacar la maglia verde è matematicamente sua
Quinn dopo l’arrivo. Con 10 punti di vantaggio su Pogacar la maglia verde è matematicamente sua

Uomo squadra

E a questo giudizio di Slongo, si sposano bene le parole dopo l’arrivo (e i fatti in corsa) dello stesso Simmons.

«Ho fatto il mio lavoro – dice Simmons – Una volta presi i punti del Gpm, in discesa sono andato regolare e così al giro dopo ho anche potuto aiutare “Cicco” nella scalata finale. Anche per questo è stata una giornata di successo per noi della Trek».

Dicevamo un tipo naif. Poco prima del passaggio sotto la campana dell’ultimo giro, quando era già nel tratto transennato, Quinn ha messo il piede a terra. Ha visto un massaggiatore e all’improvviso ha fermato la bici. 

Cosa era successo?

«Oh – ribatte quasi stupito – come cosa era successo? I miei piedi erano freddi! Mi sono infilato i copriscarpe – mentre ce li indica – avevo visto quanto faceva freddo lassù e mi sono coperto».