Alessandro Verre è il secondo corridore più giovane al Giro d’Italia, dietro solo a Matthew Riccitello della Israel Premier Tech. L’atleta dell’Arkea-Samsic si prepara al suo esordio in una grande corsa a tappe. Non traspare troppa tensione, anche se un punta c’è, d’altronde è la corsa dei sogni.
«Tutto sembra iniziato molti giorni fa – ci racconta Alessandro Verre – c’è tanto stress intorno al Giro. Solamente giovedì con il viaggio ed il problema avuto con la consegna delle bici da crono da parte del corriere. Le aveva la squadra in Francia, sono arrivate verso l’ora di pranzo e siamo andati subito a sistemare la posizione».
Ecco Pozzovivo e Verre, entrambi lucani, tra i due ci sono quasi 20 anni di differenzaEcco Pozzovivo e Verre, entrambi lucani, tra i due ci sono quasi 20 anni di differenza
Come mai?
Non mi trovavo con la posizione usata lo scorso anno, avevo dei dolori, soprattutto i giorni dopo averla usata.
La bici si trovava in Francia, vuol dire che l’hai usata poco quest’anno?
E’ la prima volta che la prendo in mano, non sono uno specialista di queste prove, anche se non le disdegno. Abbiamo fatto una pedalata per prendere le misure con la bici giovedì, volevamo visionare il percorso della crono, ma era troppo lontano dal nostro albergo. Così si è deciso di fare una pedalata sulle strade della terza tappa.
Quando hai scoperto che saresti venuto al Giro?
Due settimane fa, dopo le ultime corse. La squadra ha visto che stavo andando bene e che la condizione c’era, ed è arrivata la convocazione.
L’Arkea durante la presentazione delle squadre di giovedì sera, avvenuta a Pescara, Verre è il primo da destraL’Arkea durante la presentazione delle squadre di giovedì sera, avvenuta a Pescara, Verre è il primo da destra
Che cosa hai fatto per curare al meglio l’avvicinamento?
Sono stato dodici giorni in ritiro sull’Etna. Ho fatto qualche allenamento per migliorare i cambi di ritmo, mi ero accorto che mancasse qualcosa in quell’ambito. Non ho mai affrontato allenamenti troppo intensi.
Cosa pensavi da solo in cima al vulcano, ti ha sopraffatto l’emozione di questa convocazione?
Ho cercato di pensarci il meno possibile, sono un po’ scaramantico, meno ci penso meglio sto. In fondo vado in bici per piacere, già questo è un ottimo passatempo, poi tutti i giorni avevo la salita per tornare in hotel. Insomma, facevo prima a pensare quanto fosse dura, anche perché dovevo farla tutti i giorni (dice con una risata, ndr).
Quindi pochi pensieri sul Giro?
Pochi, preferivo guardare il panorama e concentrarmi sul lavoro da fare, mi davo delle piccole sfide per portare a casa il dislivello che volevo.
Il lucano ha trascorso dodici giorni in ritiro sull’Etna prima di partire per il GiroVerre ha cercato di stemperare la tensione concentrandosi sulla salita e gli allenamentiIl lucano ha trascorso dodici giorni in ritiro sull’Etna prima di partire per il GiroVerre ha cercato di stemperare la tensione concentrandosi sulla salita e gli allenamenti
L’anno scorso la corsa rosa era passata da casa tua, quest’anno torna, qualcuno ti verrà a trovare?
Praticamente l’anno scorso mi è entrato in casa, quest’anno arriva a Melfi, che è un’oretta da dove abito. Non so se qualcuno verrà a salutarmi, non mi sono sentito con nessuno, lasciamo la sorpresa.
L’arrivo di Lago Laceno dista 120 chilometri dal tuo paese, Marsicovetere. L’hai già fatta?
Mai! Volevo andare a fare una ricognizione, ma la neve me lo ha impedito, l’affronterò anche io ad occhi chiusi. In Costiera sono andato spesso in inverno per sfuggire dal freddo, è un percorso mosso che si addice tanto alla fuga.
Mentre quella di Bergamo?
Su quelle strade mi sono allenato per un anno intero quando correvo alla Colpack. Quella sarà una tappa davvero impegnativa, pronti via e si fa passo Valcava dal lato di Lecco, il più duro. Poi Selvino, un’altra breve salita ed infine Roncola e città alta. Non sarà una passeggiata. E’ la nostra tappa di casa visto che si arriva vicino alla sede di Bianchi.
La tappa di Bergamo la conosce bene, su quelle strade si è allenato per un anno intero quando era alla ColpackLa tappa di Bergamo la conosce bene, su quelle strade si è allenato per un anno intero quando era alla Colpack
Se pensi al Giro cosa ti viene in mente?
E’ la corsa che sognavo da bambino, dopo scuola e dopo gli allenamenti tornavo a casa per guardare tutte le tappe.
Tensione?
Lo sto vivendo nella maniera più tranquilla possibile, la tensione un pochino c’è, in fondo è una grande corsa a tappe. Andrò avanti giorno per giorno con un due parole guida.
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Sulla ciclabile della Costa dei Trabocchi a partire dalle 13,50 si sfideranno i grandi protagonisti del Giro d’Italia. La caccia alla maglia rosa parte con una cronometro di 19,6 chilometri che da Fossacesia arriva a Ortona. E quando si parla di crono, la bici diventa più importante che mai.
In questo articolo vi proponiamo le bici di tre pretendenti di spicco, tre atleti che (almeno) un grande Giro lo hanno già vinto e che puntano forte sulla maglia rosa. Parliamo della Cervélo di Primoz Roglic, della Specialized di Remco Evenepoel e della Pinarello di Tao Geoghegan Hart.
La Cervélo P5 di Roglic. Ruote Reverse: lenticolare posteriore e una 77 mm anterioreIl manubrio 3D Vision, un monoscocca “fluido”Protesi curatissime. Tra Sram e Vision hanno fatto un grande lavoro per incastonare i comandi del cambio e far distendere i pollici a RoglicIl monocorona di Primoz. Pulizia totaleQuei grumi bianchi (che si notano anche sul telaio) sono della particolare cera per il trattamento della catenaIl fermacatena (Wolf Tooth) per il mono lascia davvero poca luceLa Cervélo P5 di Roglic. Ruote Reverse: lenticolare posteriore e una 77 mm anterioreIl manubrio 3D Vision, un monoscocca “fluido”Protesi curatissime. Tra Sram e Vision hanno fatto un grande lavoro per incastonare i comandi del cambio e far distendere i pollici a RoglicIl monocorona di Primoz. Pulizia totaleQuei grumi bianchi (che si notano anche sul telaio) sono della particolare cera per il trattamento della catenaIl fermacatena (Wolf Tooth) per il mono lascia davvero poca luce
La Cervélo di Primoz
Seguiamo l’ordine alfabetico dei costruttori e iniziamo con la Cervélo P5 di Roglic. Spicca la sua livrea nero e oro, che ci ricorda che Primoz è il campione olimpico in carica contro il tempo.
Questa è una bici collaudata, ma sulla quale in casa Jumbo Vismasi è lavorato molto anche per quel che concerne il gruppo Sram. Per esempio si è lavorato non poco per incastonare i comandi remoti al vertice delle protesi del manubrio Vision, affinché l’aerodinamica non venga intaccata. Manubrio che è uno stampato su misura per Primoz.
Comandi elettronici ovviamente per lo Sram Red Axs che ritroviamo anche all’interno delle leve freno sulla piega. Per la crono di questo pomeriggio lo sloveno ha scelto una scala posteriore 11-28 e un monocorona da 58 denti, secondo la filosofia del brand americano.Da segnalare il “ferma catena” che è fissato “al millimetro” sopra la catena. Il passaggio sia verticale che laterale della stessa è veramente ridotto all’osso, così come i rischi che possa uscire.
La Pinarello Bolide di Tao. Ruote Princeton: posteriore lenticolare anteriore a tre razze con profilo ad onda 75-80 mmPad quadrati e protesi standard Da notare quanto il cambio Shimano sia in linea con il carro e non sporgaBorraccia e alloggio appositamente studiati nel nuovo modello della Bolide per essere più aero“Dentro” la bici. La ruota a tre razze esalta la pulizia aerodinamicaLa Pinarello Bolide di Tao. Ruote Princeton: posteriore lenticolare anteriore a tre razze con profilo ad onda 75-80 mmPad quadrati e protesi standard Da notare quanto il cambio Shimano sia in linea con il carro e non sporgaBorraccia e alloggio appositamente studiati nel nuovo modello della Bolide per essere più aero“Dentro” la bici. La ruota a tre razze esalta la pulizia aerodinamica
La Pinarello di Tao
C’è poi la Pinarello Bolide di Geogehgan Hart. Si tratta chiaramente della nuova versione con freno a disco. Una linea massiccia rispetto alla Cervélo e alla Specialized, ma forse anche più aero, parlando del semplice telaio, merito proprio di tubazione più profilate. In casaIneos Grenadierssolo Ganna ha il manubrio 3D, gli altri Tao (e Thomas incluso) utilizzano il manubrio Most con le regolazioni per gli spessori e le protesi.
Riguardo al setup, vedi i rapporti, alcune decisioni saranno proprio all’ultimo minuto prima della crono. Fonti non ufficiali, dicono che il re del Giro 20202 potrebbe sostituire la doppia corona con una mono full carbon. Ma la dentatura sarà la stessa.
«Tao – dice Matteo Cornacchione,meccanico della Ineos-Grenadiers – utilizzerà una corona da 60 denti all’anteriore, mentre la scala posteriore sarà 11-30, come per tutti gli altri 7 compagni, ma ad 11 rapporti e non 12 come su strada.
«Per quanto riguarda le gomme utilizziamo un tubeless da 28 millimetri sul posteriore e un 25 all’anteriore. Dai nostri studi in galleria del vento è emerso che con questa bici con questo setup è più efficiente».
La catena che vediamo adesso è solo “appoggiata”. «Le catene per la crono – va avanti Cornacchione – le montiamo proprio all’ultimo. Prima facciamo un trattamento simile a quello che facemmo per Ganna prima del record dell’Ora, ma nel complesso è un processo un po’ più snello».
La Specialized Shiv di Remco. Ruote Rival: posteriore lenticolare, anteriore da 64 mmIl manubrio è uno stampato 3D. Anche qui doppi comandi su leve e protesiLa corona è full carbon ed è da 58 dentiMentre all’interno c’è una “tradizionale” corona da 46 dentiIn casa Soudal si preferisce il copertoncino per esaltare le qualità del cotone. Qui un modello specifico per la cronoLa Specialized Shiv di Remco. Ruote Rival: posteriore lenticolare, anteriore da 64 mmIl manubrio è uno stampato 3D. Anche qui doppi comandi su leve e protesiLa corona è full carbon ed è da 58 dentiMentre all’interno c’è una “tradizionale” corona da 46 dentiIn casa Soudal si preferisce il copertoncino per esaltare le qualità del cotone. Qui un modello specifico per la crono
La Specialized di Remco
Chiudiamo con la Specialized Shiv di Evenepoel. Oggi Remco correrà con la maglia di campione belga della crono. Per lui un assetto classico. Ma la posizione è stata leggermente rialzata sul manubrio. E’ stato aggiunto uno spessore così che il re della Vuelta 2022 possa essere ancora più chiuso tra mani e volto.
«Si cerca di dare agli atleti sempre qualcosa di meglio – dice Fausto Oppici, meccanico della Soudal-Quick Step – soprattutto sul fronte dell’aerodinamica, curata oggi nel minimo particolare: dal semplice filo del computerino che pende alla borraccia.
«E a proposito di borraccia, vedremo se Remco correrà con quella tradizionale o quella aero. Perché quest’ultima tende a saltare. E non è escluso che possa correre senza borraccia del tutto. Ma questo lo deciderà Remco in accordo con i direttori sportivi. Noi siamo pronti ad ogni evenienza. «Per quanto riguarda i rapporti, Remco ha scelto un 60-46 all’anteriore e una scala 11-30 al posteriore».
Come ci si alimenta tra Romandia e Giro d’Italia? A guidarci in questo “viaggio” è Filippo Zana(in apertura foto Pizzorni, ndr) che ci parla della sua esperienza. Il corridore della Jayco-AlUla da quest’anno lavora con Laura Martinelli, nutrizionista che spesso chiamiamo in causa.
Il campione italiano si appresta dunque ad affrontare il Giro. La settimana che precede una grande corsa a tappe è sempre particolare, dal punto di vista sia della preparazione che dell’alimentazione. C’è chi è ancora un po’ indietro col peso, chi non è la top con la forma. Ma di base quel che è fatto è fatto e quindi non si possono improvvisare né diete, né chissà quali allenamenti.
Il campione italiano in azione al Romandia. Per lui, che veniva direttamente dall’altura, un buon 17° postoIl campione italiano in azione al Romandia. Per lui, che veniva direttamente dall’altura, un buon 17° posto
Filippo, raccontaci come è andata e come sta andando questa settimana dal punto di vista alimentare. Cosa hai mangiato subito dopo il Romandia?
Domenica sera sono tornato a casa, tra l’altro all’una di notte perché dopo la tappa sono rientrato da Ginevra al Veneto in macchina. Quindi ho mangiato sul bus la pasta che aveva preparato la squadra, poi strada facendo mi sono fermato a prendere un panino. Non il massimo, ma era chiaramente una necessità.
Dal lunedì come hai iniziato a regolarti?
Ho cercato di tenermi basso con le calorie e con i carboidrati soprattutto. Quindi ho dovuto mangiare poco.
Problemi di peso?
No, no… perché facendo poco bisognava mangiare poco. Ho cercato di aumentare un po’ le proteine e di affiancarci delle verdure. Però i carboidrati non li ho tolti del tutto perché bisognava anche recuperare tra una corsa a tappe ed l’altra. E non è facile, perché dopo una gara si ha sempre fame, ma bisogna mantenere il buon peso raggiunto.
Quindi rispetto alla tua colazione standard, per dire, cosa è cambiato?
A colazione direi non molto, semmai a pranzo. Come ho detto ho ridotto i carboidrati. Quindi ho tolto un po’ di pasta ed eliminato il pane.
Soprattutto nella prima parte della settimana, Zana ha aumentato l’introito di verdureSoprattutto nella prima parte della settimana, Zana ha aumentato l’introito di verdure
Pasta in bianco o condita?
Con pomodoro semplice.
E in bici cosa hai fatto?
Lunedì ho fatto un’ora e mezza, super tranquilla. Martedì invece riposo totale. E per questo ho cercato di mangiare ancora un po’ meno. Mercoledì ho fatto due ore e mezza e poi sono partito per il Giro. A pranzo ho mangiato del salmone e delle gallette e anche in serata mi sono concesso un secondo.
E a quel punto dal giovedì ti sei affidato alle cure del team, sia per gli allenamenti che per il il cibo…
Esatto. E abbiamo ripreso a mangiare anche dei carboidrati. In pratica, fino al mercoledì c’è stato uno scarico di carboidrati, mentre da giovedì si è invertita la rotta. Anche perché giovedì abbiamo fatto tre ore abbondanti con dei piccoli lavori sui 5′ più intensi. Giusto per risvegliare l’organismo dopo tre giorni tranquilli.
Come è stato questo aumento di carboidrati?
E’ un po’ particolare in questo caso perché il ritorno in corsa è una crono e alla fine si tratta di uno sforzo sì intenso, ma anche breve. Non è che si spreca chissà quanto. E anche le prime tappe non sono difficili e non essendoci un consumo esagerato non si esagera poi tanto con i carboidrati.
Zana e i suoi compagni quando prendono la pasta dal buffet della squadra la pesano già cotta Zana e i suoi compagni quando prendono la pasta dal buffet della squadra la pesano già cotta
Facciamo allora un esempio concreto. Se di solito mangi 120 grammi di pasta, in questi casi quanta ne mangi?
Di solito per il peso quando siamo in squadra ci basiamo sulla pasta già cotta, perché quando ci arriva sul buffet chiaramente la troviamo così. Quindi prendo circa 300 grammi… e spero che non sia condita così significa che è di più!
Quanto varia questo apporto di carboidrati, tra la fase di scarico e quella di carico e ancora nei giorni in cui si inizia a correre?
Nella fase di scarico l’apporto dei carbo si riduce di un terzo (cosa che ribadisce anche la nutrizionista Martinelli, ndr). Durante le tappe molto dipende dalla lunghezza e dalla durezza della tappa. Perché anche se è corta ma ci sono 4.500 metri di dislivello è chiaro che il dispendio energetico varia. Per questo è difficile stabilire una quantità precisa. Bisogna mangiare per recuperare bene. L’obiettivo è avere le energie per il giorno successivo.
A livello di integratori invece, questa settimana come è stata gestita?
Classici aminoacidi e proteine e anche vitamina C e multivitaminici che vanno sempre bene.
Se quindi dovessi dire una cosa differente di questa particolare settimana pre-Giro d’Italia, che cosa diresti?
Che ho mangiato poco! E’ stata duretta, ma ho visto che in generale questi sacrifici fatti ne sono valsi la pena. L’ho visto anche in altura. Ho ottenuto dei miglioramenti. Quindi sono contento e lo faccio volentieri.
L'integrazione è uno dei temi più affrontati nello sport attuale e nella comunicazione, ma da sola non basta per sostenere la performance. Alla base c'è altro
Poche ore e scatterà il Giro d’Italia numero 106. C’è grande adrenalina per lo scontro fra Remco Evenepoel e Primoz Rogic, ma ciò che bolle in pentola è molto di più. C’è anche uno scontro fra squadre. Una sfida che si estende anche a chi punta alle tappe.
Con Claudio Cozzi abbiamo passato in rassegna i team della corsa rosa. L’occhio di un tecnico esterno è quel che ci vuole per questa analisi. Cozzi, infatti da questa stagione è sull’ammiraglia della Tudor, e per la prima volta dopo 20 anni non è al via del Giro. Ma la speranza è che ci torni presto…
Claudio Cozzi (classe 1966) da quest’anno siede sull’ammiraglia della Tudor Pro CyclingClaudio Cozzi (classe 1966) da quest’anno siede sull’ammiraglia della Tudor Pro Cycling
Sfide ai piani alti
Si parte dalle squadre che si giocano la classifica generale. La Jumbo-Visma, senza Foss e Gesink, è innegabile che perda qualcosa. Foss è campione iridato a cronometro e va fortissimo anche in salita. E Gesink è uno scalatore esperto che conosce molto bene il Giro. Di certo sono pedine molto importanti che Roglic non ha più.
«La squadra più forte a livello di qualità di corridori – dice Cozzi – sarebbe stata di gran lunga la Jumbo-Visma con quelle due pedine. Lo sono ancora, ma un po’ meno. Hanno inserito Dennis e Oomen, forse perdono qualcosa in salita ma guadagnano un filo sui percorsi misti.
«Anche la UAE Emirates ha una buona squadra. Loro hanno Almeida e lui davvero potrà essere il terzo incomodo. Un vero outsider, anche perché va abbastanza bene a crono. Sono ben attrezzati per la salita. Hanno Formolo, Vine, McNulty e Ulissi. Diego è ideale anche per qualche arrivo più esplosivo, tipo quello di Melfi. No, non sono messi male».
«La Jumbo-Visma è forte come detto, così come la Ineos-Grenadiers e la Soudal-Quick Step: queste sono le più equilibrate. Anche la Bora-Hansgrohe nel complesso ha una buona squadra, ma la vedo un pelino sotto. Vlasov è bravo e può stare tra i primi cinque, ma ho qualche punto di domanda sulla sua tenuta».
Dennis ha sostituito Foss (Covid). Se sarà quello del 2020, determinante nel Giro di Tao, allora la Jumbo non avrà perso nulla. Anzi…Dennis ha sostituito Foss (Covid). Se sarà quello del 2020, determinante nel Giro di Tao, allora la Jumbo non avrà perso nulla. Anzi…
Tattiche al risparmio?
«In generale vedo squadre abbastanza equilibrate e credo che alla fine la differenza la faranno i capitani. Vedete nel ciclismo moderno che differenze fanno certi corridori? I Pogacar, i Vingegaard, gli Evenepoel, i Roglic… questi fanno un’altro ciclismo. Sono di un’altra categoria, specialmente in salita. Forse in questo Giro non ci saranno delle sgasate come quando c’è Pogacar, ma il livello è molto buono».
«Nelle prime nove tappe, dalla prima alla seconda cronometro, ce ne sono almeno tre impegnative nel mezzo e non è poco. Va da sé che la squadra per gli uomini di classifica è molto importante. Le energie vanno ben ponderate. E c’è poi un’altra variante alla quale bisogna stare attenti ed è il Covid – come abbiamo visto – che è ancora attivo».
«Il modo di correre delle squadre sta un po cambiando. Io non penso, ma magari mi sbaglio, che la Jumbo vada a prendere il controllo della corsa già dall’inizio, come fa di solito con quelle velocità folli. Penso per esempio alla Milano-Sanremo: normalmente alla fuga si lasciano 8-9 minuti, quest’anno hanno cominciato a tirare quando ne avevano solo 3. Loro hanno questo potenziale, ma non rischieranno di finire la squadra per chiudere su tutti. Tutte quelle tirate pesano sull’economia di una corsa di tre settimane».
«Anche per questo spero che arrivino le fughe come due anni fa. In quel Giro arrivarono perché di base dopo la prima settimana, col percorso che c’era, erano andati via tutti i velocisti e non c’erano squadre che controllavano».
Non solo Cavendish. Per Cozzi l’Astana può fare bene anche con Moscon e Luis Leon Sanchez Non solo Cavendish. Per Cozzi l’Astana può fare bene anche con Moscon e Luis Leon Sanchez
Per le volate…
C’è poi la sfida per chi va a caccia di tappe e qui forse ci sono un paio di team che partono davvero ben attrezzati. Ci vengono in mente la EF Education-EasyPost, con tante pedine di qualità, e la Trek-Segafredo, tutta per Pedersen che potrà fare sia le volate di gruppo che quelle a plotone ridotto.
«In effetti – dice Cozzi – Magnus Cort (della EF, ndr) ha molte possibilità. Al Romandia per esempio era l’ultimo dei velocisti a staccarsi. Mollava solo quando la Ineos spingeva davvero forte, ma gli altri velocisti erano tutti dietro da un pezzo.
«E in tal senso ho visto bene anche Gaviria e la sua Movistar. Poi c’è Cavendish. Sempre al Romandia si è fermato dopo due tappe, però ho parlato con lui – eravamo in albergo assieme – e mi ha detto che non erano male le sue sensazioni.
«La DSM ha Dainese. Lui mi piace tanto. E’ uno velocissimo e che rimonta da dietro. E anche Groves della Alpecin-Deceuninck può fare gli sprint. Ma loro con la squadra che hanno, vedi Oldani, possono puntare anche ad altre frazioni».
«Bene anche la Intermarché-Wanty. Può andare a caccia di tappe sia con Bonifazio che è veloce e l’ho visto tenere bene in salita, sia con Rota. Non so perché non abbiano portato Meintjes e Goossens, sono due ottimi corridori per la montagna. Ma Valerio (Piva, ndr) è bravo, li fa correre bene. E vedrete che una tappa la vincerà».
Non l’ha inserita tra le primissime squadre per la classifica, ma per il tecnico della Tudor anche la Bahrain di Caruso è un team equilibratoNon l’ha inserita tra le primissime squadre per la classifica, ma per il tecnico della Tudor anche la Bahrain di Caruso è un team equilibrato
Il favorito è…
Infine, a Cozzi chiediamo un commento sui ragazzi della sua ex squadra, la Israel-PremierTech, e un pronostico sul re del Giro 2023.
«Per quanto riguarda la Israel – dice il diesse – Simon Clark, sarà un cacciatore di tappe, dipende che lavoro dovrà fare ma lui è bravo per certe cose. E poi Riccitello non è male: ragazzo giovane, ottimo scalatore. Sono sicuro che nel futuro emergerà, non so se già quest’anno in qualche tappa di salita potrà essere davanti. E poi c’è Pozzovivo che vedo tra i primi dieci… come al solito»
«Per il Giro, invece, sarei contento se vincesse Evenepoel. Lui è un attaccante, un cowboy! Però io penso che sarà ancora una sfida fra Jumbo e Ineos. Sono squadre esperte, solide. Senza contare che Matteo (Tosatto, ndr) è sveglio.
«Ma questo vale anche per Bramati (della Soudal, ndr). Non perché sono miei amici, ma loro due sono due top player».
Bocciare una novità perché “si è sempre fatto così”. E quello che è successo quando Pogacar ha proposto di invertire Giro e Vuelta. Cosa dice Martinelli?
Si comincia con la crono. E come ogni volta che va così, il ciclismo mette in mostra tutta la tecnologia di cui dispone. I corridori si trasformano in macchine da corsa, capaci di velocità fuori dal comune, dopo allenamenti e studi che dallo schermo di un computer approdano alla galleria del vento, poi alla pista, infine alla strada. Ci sono le bici. Ci sono gli accessori, come casco, occhiali, copriscarpe e guanti. C’è il body. Le aziende che producono abbigliamento studiano ogni refolo di vento attorno al corpo dei loro campioni.
Poi, in parziale contraddizione con tutto questo, quando la crono deve farla il leader della classifica (non quella di apertura, chiaramente), per esigenze di sponsorizzazione gli tocca indossare il body ufficiale. In quel caso sta a chi produce le maglie per la corsa, adattare il vestito al campione.
Il Giro d’Italia 2023 partirà domani con una crono individuale dalla ciclabile della Costa dei Trabocchi in AbruzzoIl Giro d’Italia 2023 partirà domani con una crono dalla ciclabile della Costa dei Trabocchi in Abruzzo
Santini e la crono
Si fa questo ragionamento con Stefano Devicenzi di Santini, che al Giro veste la Trek-Segafredo e quando sarà luglio vestirà nuovamente la maglia gialla del Tour. Cosa c’è dietro un body da crono? E come si fa quando c’è da vestire un corridore con cui non s’è mai lavorato e bisogna farlo magari poche ore prima della crono?
«Nel body da crono – spiega Devicenzi – ci sono ricerca e tecnologia. Però attenzione, puoi anche utilizzare i materiali più avanzati, ma se non lo confezioni con cognizione di causa, disperdi il potenziale del materiale. Oltre a questo, c’è dietro anche una ricerca legata al modo di assemblare i vari pezzi di tessuto, per dare ai materiali una struttura che esalti la loro intrinseca tecnologia. Il tessuto è velocissimo, perché la galleria del vento dice che ha una penetrazione dell’aria molto alta, ma se costruisci il body in modo che non sia performante, che crea pieghe e tamburelli sul corpo dell’atleta, allora il body non funziona».
Pedersen indossa il body di leader della Parigi-Nizza: notare la gamba più lunga davanti e meno dietroPedersen indossa il body di leader della Parigi-Nizza: notare la gamba più lunga davanti e meno dietro
Come nasce il body da crono?
Si fa prima il disegno sul corpo dell’atleta e poi si scelgono i tessuti in base alle esigenze. Si parte da una base standard, la stessa che viene messa a disposizione dei vari team amatoriali, poi per gli atleti professionisti si fa un lavoro di personalizzazione. Questo con i team che sponsorizzi. Il problema c’è quando il body non lo puoi adattare al corpo o non puoi farlo sino in fondo, come per il leader della classifica generale (Santini è fornitore ufficiale di tutte le corse di Aso, ndr). Il fatto che non sia cucito addosso rischia di vanificare la superiorità delle tecnologie adottate.
Quindi il leader del Tour nelle crono ha un handicap?
No, perché la situazione può essere gestita. La sera prima della crono, andiamo a fare un meeting con ognuno dei leader che dovranno usare il nostro body e che, purtroppo per loro ma meglio per noi (sorride, ndr), non potranno usare il loro. Andiamo negli hotel per cucirglielo addosso, così da esaltare le proprietà tecniche dei tessuti utilizzati.
Come fate?
Ci troviamo in una stanza con il corridore sui rulli, la sarta al fianco e la macchina da cucire sul tavolino. La nostra grande signora Rosita. Accanto a lui c’è anche la modellista o più spesso proprio Monica Santini che individua i punti su cui intervenire. A quel punto si fa un “taglia e cuci” immediato. Nel caso di Van Aert l’anno scorso sono stati fatti proprio dei tagli, come una serie di coriandoli, lavorando su tutto il corpo per metterglielo a misura.
Il leader della classifica deve utilizzare il materiale ufficiale del Giro: qui Hindley nella crono di Verona del 2022Il leader della classifica deve utilizzare il materiale ufficiale del Giro: qui Hindley nella crono di Verona del 2022
Dicevi però che si parte da una base standard.
Esatto, un modello che viene fatto secondo criteri assoluti e tecnologie su misura, come la manica cucita in un certo modo, il fondo della gamba con un particolare elastico e tutto il resto. Poi per ogni atleta, serve un lavoro sartoriale. Quindi si prende il body di base e si va a ridisegnarglielo addosso, ma senza stravolgere il modello.
Ridisegnare?
Vuol dire semplicemente riprendere le cuciture in alcuni punti, eliminare alcune pieghe, allungare o accorciare la manica o la gamba. Lo stesso modello avrà misure diverse su corridori diversi. Magari per uno che è più alto, si allunga una cucitura sulla schiena o la si accorcia. E come quando fai un abito sartoriale.
Per lo sviluppo si usano chiaramente le squadre sponsorizzate?
I body su cui si lavora sono quelli che hanno dimostrato di essere i più veloci in galleria del vento. In particolare, sponsorizzare la nazionale australiana ci permette una ricerca più approfondita perché c’è più tempo a disposizione, visto che loro ragionano su progetti olimpici quindi con quattro anni a disposizione. Grazie a loro abbiamo individuato accorgimenti preziosi.
Fitting su Vingegaard alla vigilia della crono di Rocamadour, 20ª tappa del Tour 2022Fitting su Vingegaard alla vigilia della crono di Rocamadour, 20ª tappa del Tour 2022
Ad esempio?
Ad esempio, se guardate i body del Tour de France, noterete dalle foto laterali che l’elastico della gamba non è dritto, ma è più lungo nella parte anteriore dove c’è il ginocchio e più corto dietro la coscia dove ci sono i tendini. Se poi il corridore è magro, in quel punto dietro al ginocchio, fra tendini e articolazione, si crea un vuoto: quella che noi chiamiamo una taschina che incide sull’aerodinamica e sulla quale bisogna intervenire. Stesso discorso per i guanti…
Cosa succede con i guanti?
Con le protesi attuali, quando i corridori piegano i polsi e mettono le mani sul manubrio, si creano delle piccole pieghe. Sicuramente il tessuto è più aerodinamico della pelle, ma la pelle non fa quelle pieghe. Un corridore forte della Ineos con cui parlai di questo aspetto, preferiva correre senza guanti proprio per evitare quelle grinze.
Il body ha tasche?
C’è una tasca per il numero, cui si accede da dentro, che chiamiamo “no pins”. Fuori è completamente liscio, c’è solo uno strato di plastica trasparente, che permette di non usare le spille. Poi c’è la taschina per la radio, che viene pure posizionata dall’interno ed è minuscola, come quella che si mette sul pantaloncino per le tappe in linea. Questa viene collocata abbastanza in alto e lontana dalla colonna vertebrale, per evitare che in caso di caduta possa creare danni molto seri.
L’adattamento del body da crono per Van Aert ha dovuto tenere conto dela sua conformazioneRosita, sarta espertissima di Santini, al lavoro su Van Aert. Dietro, Monica SantiniL’adattamento del body da crono per Van Aert ha dovuto tenere conto dela sua conformazioneRosita, sarta espertissima di Santini, al lavoro su Van Aert
Il body da crono è comodo?
Rispetto a quelli di qualche anno fa, vedi una differenza incredibile. Quelli attuali sono cortissimi, sembrano quasi dei body da bambino. Sono veramente piccoli, eppure sono in taglia S o M, cioè taglie normali. Qualche anno fa non si era così attenti. Di certo non è fatto per stare in posizione eretta, ma per riprendere una terminologia dello sci, per stare a uovo. Serve per andare veloci e in certe situazioni il comfort è un fattore cui si può parzialmente rinunciare.
Ecco il nuovo body per la Bahrain Victorious, prodotto da Alè appositamente per il Tour de France. Tre tessuti diversi. Progettato in galleria del vento
Il podio dell’edizione 2019 del Giro d’Italia ce lo ricordiamo tutti. Carapaz davanti a Nibali e Roglic. Una sfida a tre iniziata fin dalle prime tappe con gerarchie che si sono poi chiarite nei tapponi alpini. Quell’anno abbiamo visto un Primoz pimpante e in rosa fin dalla prima tappa, com’è suo solito fare. Successivamente si è creata la sfida fra i tre senza esclusioni di colpi. Una battaglia di nervi che Valerio Agnoli ha vissuto al fianco dello Squalo. Arrivi a bocca chiusa, abbuoni, cambi non dati. Dettagli che nel 2019 hanno incoronato Carapaz e lasciato l’amaro in bocca agli altri due litiganti.
Siamo alla vigilia dell’edizione 106 della corsa rosa e con Valerio riavvolgiamo il nastro fino a quattro anni fa, per capire quale Primoz Roglic ci dobbiamo aspettare nelle prossime tre settimane.
Primoz Roglic è spesso un corridore difficile da leggere in corsaPrimoz Roglic è spesso un corridore difficile da leggere in corsa
Partiamo con un identikit del Roglic che hai conosciuto…
Roglic è un calcolatore, un top rider. E’ una persona che non lascia trasparire la fatica. Anche guardandolo in viso non ti rendi conto se sta male o se sta bene. Questo è segno di grande maturità atletica. E’ anche un killer nei momenti determinanti della corsa.
Un profilo indecifrabile…
Quando un corridore è illeggibile e non ti permette di fare supposizioni, diventa difficile. Roglic è un corridore duro, testardo. Non alza quasi mai bandiera bianca se non perché allo stremo. E’ un atleta che muore sulla bici, pur di raggiungere il risultato.
Un lato meno forte di Primoz?
Onestamente faccio fatica. Quando si parla di top rider è difficile trovare punti deboli. Sono campioni che si fanno trovare sempre pronti al posto giusto al momento giusto. Normalmente quando un corridore è stanco e un po’ giù di concentrazione, magari perde l’attimo e incappa in qualche buco. Invece Roglic è un matematico, in tutte le varie avversità di una corsa è lì sempre attento. Quando poi ci aggiungi una squadra come la Jumbo-Visma di livello top, con compagni di squadra di cui ti puoi fidare le cose poi vengono tutte facili. Lo posso affermare per esperienza personale.
Agnoli un gregario di lusso per NibaliAgnoli un gregario di lusso per Nibali
Tornando a quel Giro del 2019, Roglic, Carapaz e Nibali partivano come favoriti. Era così che avevate previsto la corsa?
Richard e Primoz erano i corridori “scomodi”. Ogni giorno quando facevamo la riunione, erano i nomi da attenzione in ogni fase della corsa. Dalle fermate fisiologiche ai vari movimenti in gruppo. Era una marcatura a uomo. In gara ci sono delle dinamiche che non sono solo limitiate al correre davanti. In momenti come la presa del sacchetto al rifornimento si doveva stare attenti a come si muovevano i compagni di squadra per non rimanere mai sorpresi.
Roglic partì subito vestendo la maglia rosa alla partenza di Bologna…
Io credo che sia proprio una caratteristica di Roglic. Non dico dettare legge, ma far capire come sta. Nel ciclismo moderno in generale è il lato emotivo che premia la performance. Dietro ogni grande corridore si nasconde la psicologia sportiva. Questa può influenzare ed essere determinante quanto un attacco. Far vedere di essere là davanti ad un traguardo volante, prendere un abbuono, arrivare a bocca chiusa. Sono tutti dettagli che se poi vengono notati fanno la differenza.
Tu e Vincenzo li notavate questi particolari nelle prestazioni di Roglic?
Dopo la tappa, quando si era sul bus, si faceva qualche piccola annotazione. Vincenzo però era un corridore che la maggior parte delle cose, quando gliele facevi notare, le stava già metabolizzando e ragionava sul come avrebbe potuto rifarsi. A volte ci parlavo e a posteriori mi raccontava che in quel momento stava pensando già alla tappa successiva, a come avrebbe dovuto attaccare e prendere quella determinata salita.
Nel 2019, Primoz indossò la maglia per cinque tappeNel 2019, Primoz indossò la maglia per cinque tappe
Vi è capitato di giocarci su questi aspetti?
Si agiva con piccole azioni. Arrivare davanti in una volata di gruppo, chiudendo ventesimo, con il tuo avversario più indietro. Questo poteva causare anche nervosismi preziosi.
Dal tuo punto di vista hai sempre visto una sfida a tre oppure Carapaz si è infilato tra i due litiganti?
Vincere un Giro non è una casualità. Quando vinci queste corse ti metti a confronto con un’infintà di variabili. Carapaz era uno di quelli da attenzionare e ha sempre fatto parte della battaglia per la maglia rosa.
Il neo di quel Giro fu la tappa di Courmayeur, dove ci fu lo stallo tra lui e NIbali. Pensi che potrebbe essere un limite anche oggi il suo essere calcolatore e non impulsivo?
No. In quel caso penso anche che fu un po’ fuorviata la dichiarazione di Vincenzo all’arrivo. Quando due grandi campioni si scontrano, è normale che uno dei due prevalga sull’altro. In quel caso Carapaz sfruttò l’occasione e ne fece un vantaggio.
Qui Nibali e Roglic nel duello che è costato a entrambi ogni sogno di gloriaQui Nibali e Roglic nel duello che è costato a entrambi ogni sogno di gloria
Attualizzando a questa vigilia, Evenepoel arriva come super favorito. Roglic su che piano lo metti?
Io credo che le tre settimane sono dure e si gestiscono molto con l’esperienza. Io vedo Primoz come favorito, ma esclusivamente per l’esperienza che ha, tra duelli e situazione come quella che abbiamo appena citato. C’è da dire che Remco è un fenomeno. E’ un opportunità che Dio ci ha mandato insieme a questa nuova generazione di campioni. Sarà veramente un bel Giro già dalla crono. Evenepoel è arrivato perfetto a questo appuntamento. Mi sono allenato per anni anche io sul Teide e so come si prepara una corsa lassù. Lo seguo sui social e ho visto e notato che lui e i suoi compagni avevano tutti il sorriso. Quando si arriva con questo clima ad una corsa a tappe si fa la differenza. Noi nel 2010 con Ivan Basso e poi con Vincenzo in Astana eravamo dei gruppi ben amalgamati e ho un po’ rivisto quel clima.
L’ultima crono di Roglic, nonostante sia un suo punto forte, non andò bene e arrivo terzo dei tre favoriti anche in quella frazione. L’incubo di La Planche des Belles Filles è sempre lì. Pensi che sia un punto a suo favore o sfavore?
Nella prima settimana e mezza ci sono tanti corridori freschi. La seconda metà invece si vedono i grandi corridori. Le differenze si fanno sui dettagli, quanto riesci a integrare bene, non guardare il telefono per dedicarti alle attività di recupero. Andare sempre a letto 10 minuti primadel solito… A fine Giro ti fanno guadagnare un giorno. Sono tutti dettagli che non vediamo e che in una cronometro o un finale possono determinare il risultato, che tu sia cronoman oppure no.
Sono già un paio di stagioni che scorrendo gli ordini di arrivo delle gare under 23 e non solo, spunta un nome italiano che italiano non è. Luke Lamperti (nella foto di apertura di Alexis Dancerelle) ha la bella abitudine di farsi vedere ogni volta che sale su una bicicletta e mette il numero. Il suo divertimento si traduce in risultati, non corre mai per essere una semplice presenza.
Due vittorie lo scorso anno, già il doppio in questa stagione dove su 23 giorni di gara ha centrato la top 10 ben 15 volte. Va bene nelle corse d’un giorno come nelle gare a tappe, al Tour de Bretagne ha centrato il podio finale risultando il migliore dei giovani. E poi ha quel cognome che incuriosisce. Eppure la prima particolarità che emerge dalla chiacchierata non riguarda le sue origini, ma la sua provenienza sportiva.
«Ho corso nel motocross quando ero solo un ragazzino – racconta – poi ho iniziato ad allenarmi in bicicletta a circa 10-11 anni, ma pensando sempre in funzione delle moto. Solo che mi sono innamorato della bicicletta, così ho deciso di cambiare e non ho più mollato la presa».
La volata vincente nella prima tappa del Tour de Bretagne, chiuso al 3° posto (foto Vincent Michel)La volata vincente nella prima tappa del Tour de Bretagne, chiuso al 3° posto (foto Vincent Michel)
Il tuo cognome tradisce le origini italiane. Quale legame hai con l’Italia?
A dir la verità mi chiamo Luciano Glenn Purdy, quindi anche il mio primo nome è italiano, ma le mie radici sono lontane, risalgono a miei bisnonni che emigrarono da Lucca. La connessione, al di là del nome, è lontana. La lingua si è persa, ma sono sempre convinto che qualcosa resti con il grande Paese dal quale provengo. In Italia non ho gareggiato lo scorso anno, ma nel 2021 ho svolto molta attività e mi piace sempre molto.
Quest’anno hai già ottenuto 4 vittorie, che cosa è cambiato, ti senti più maturo?
Sì, indubbiamente. Rispetto a un anno fa vedo una grande differenza, mi sento più intelligente, più forte, più reattivo. E’ stato davvero un bell’inizio di stagione per me e per il team, faccio parte di un gruppo di ragazzi molto forte e ben amalgamato, questo mi permette di ottenere molte più vittorie.
Sei più un corridore da corse a tappe o classiche di un giorno?
Diciamo che le corse in linea mi piacciono di più e sono un obiettivo, ma credo di essere ancora molto giovane e dovermi costruire. Faccio un po’ di tutto, vado bene negli sprint come in salita, quindi non sono certo un velocista puro, ma ho armi per tutti i percorsi e per questo le corse d’un giorno sono le più adatte.
Il californiano è al terzo anno al Trinity Racing. Ora aspetta la chiamata di un team WorldTourIl californiano è al terzo anno al Trinity Racing. Ora aspetta la chiamata di un team WorldTour
C’è qualche tipo di percorsi dove ti trovi più a tuo agio?
Quelli belgi sono il mio ideale, dove mi diverto di più e posso fare meglio. A me piacciono i percorsi vallonati, quelli dove non ti annoi mai, devi stare sempre all’erta, non amo quando c’è calma piatta prima dello sprint. Come detto non sono un velocista puro e per fare bene devo prima mettere in difficoltà chi è più specializzato. Sui percorsi belgi questo mi riesce meglio.
Sei al terzo anno nel Trinity Racing: come ti trovi nel team?
E’ davvero una bella squadra. C’è molto supporto. Abbiamo ottimi sponsor e siamo tutti ragazzi molto forti, non c’è un vero e proprio leader, inoltre andiamo tutti d’accordo e quando vince uno, abbiamo vinto tutti. Abbiamo un bel calendario di gare con molte opportunità, mi piace molto la squadra e sarò sicuramente triste quando alla fine dovrò abbandonarla.
Lamperti è nato il 31 dicembre 2002. E’ al terzo anno fra gli U23 ed è andato sempre migliorandoLamperti è nato il 31 dicembre 2002. E’ al terzo anno fra gli U23 ed è andato sempre migliorando
Peter Kennaugh, il vostro team manager ci raccontava di come voi del team chiediate proprio tutto prima di una corsa, anche i più piccoli particolari. Anche tu sei molto pignolo nell’avvicinamento a una corsa?
Credo sia normale perché è uno sport piuttosto complicato, quindi ovviamente devi essere molto attento a sapere su quali strade stai correndo o conoscere con certezza la concorrenza, perché è molto competitivo. Non si tratta di pignoleria, ma fa parte della professionalità, questo è un mestiere e devi prenderlo molto sul serio se vuoi emergere e lo si fa già da queste cose, prima della corsa.
Molti corridori sono passati dal Trinity per approdare nel WorldTour, come Tom Pidcock. Tu pensi di fare subito il salto o attenderesti ancora un anno?
Questo è il mio terzo anno nella categoria, sto imparando molto ma inizio a sentirmi pronto per il grande salto quindi spero che già nel 2024 sarò in un team di primo piano. E’ ancora presto per dire quale, ma sono molto ottimista, d’altronde sappiamo tutti che questo è un passaggio, siamo un team giovane con tutti ragazzi che puntano a questo.
Volta ao Alentejo, primo successo in stagione favorito anche da Walker (a destra, terzo alla fine)Volta ao Alentejo, primo successo in stagione favorito anche da Walker (a destra, terzo alla fine)
Qual è la vittoria che ricordi con più piacere?
La prima di quest’anno, sì, davvero una bella vittoria. Era la prima tappa della Volta ao Alentejo in Portogallo, la squadra ha fatto un lavoro perfetto dandomi praticamente un vantaggio sugli altri che ho potuto sfruttare quando il gruppo si è spaccato e con Max Walker (finito terzo, ndr) ho completato l’opera consegnando al team il successo. E’ stata la mia prima vittoria della stagione, quindi sì, resta speciale.
Come viene considerato il ciclismo negli USA oggi?
Non è così grande, non come una volta. Abbiamo molti sport più importanti, sport dove girano cifre pazzesche. Quindi il ciclismo non è così diffuso negli Stati Uniti, ha poche gare di alto livello e poche possibilità per emergere. Ho capito presto che se volevo far qualcosa, dovevo spostarmi.
Quali sono i tuoi obiettivi adesso?
Vorrei vincere qualcuna delle grandi classiche. So che è un azzardo ed è più facile a dirsi che a farsi, considerando anche i grandi campioni che ci sono in questo periodo. Ma parliamo di un sogno e tante volte i sogni diventano realtà. Io lavoro ogni giorno per quello e ogni giorno mi ci avvicino un po’.
Il Tour de Bretagne di Alessio Magagnotti: due vittorie di tappa, tanta fatica nelle gambe e un grande esercizio per la mente. Un blocco di lavoro importante per il futuro
PESCARA – Roglic non trema, ma probabilmente sente la corsa. Lo capisci dalle rispostine sfuggenti durante l’intervista della vigilia, di ben altro tono rispetto alla giovialità della Tirreno-Adriatico: niente di strano, probabilmente lo sarebbe il contrario. Se Evenepoel giusto ieri ha detto di essere tanto cresciuto rispetto al Catalunya, dove fu al suo livello in salita, e di essergli superiore nella crono, lo sloveno fa pretattica e svia ogni frase degna di un titolo. Proprio ieri, fra l’altro, sulla squadra si è abbattuta la tegola di un’altra positività al Covid. Persi in un primo momento Gesink e Foss, sostituiti da Dennis e Van Emden, anche quest’ultimo è incappato in un tampone positivo. Ovvio dire che nel team olandese nessuno abbia fatto salti di gioia.
«Possiamo essere felici per i corridori che abbiamo – spiega Roglic – ma non partiamo con il team perfetto che avevamo progettato. Dovremo farci i conti, ma penso che alla fine abbiamo trovato la soluzione migliore».
Tutta la squadra in altura, anche se alla fine Foss e Gesink sono stati fermati dal Covid. E con loro anche Van Emden (foto Instagram)Tutta la squadra in altura, anche se Foss e Gesink sono stati fermati dal Covid. Con loro anche Van Emden (foto Instagram)
Il Covid, ancora…
Il Covid che pensavamo di esserci lasciati alle spalle ha gestioni differenti, demandate alla sensibilità e la responsabilità del medico di squadra. Sta di fatto che la Jumbo-Visma ha rispolverato i protocolli anti-Covid degli scorsi anni, per cui vedremo in che modo sarà possibile lavorare con loro.
«Cerchiamo di stare attenti – spiega Roglic – quello che possiamo fare è questo, oltre a dare il massimo sulla strada. Non si possono comparare Gesink e Foss con i ragazzi che li hanno sostituiti, ma ugualmente abbiamo fiducia in loro. Il percorso resta lo stesso, ripristiniamo il protocollo Covid e guardiamo avanti».
Dopo il Catalunya, Roglic è salito sul Teide per recuperare (foto Instagram)Dopo il Catalunya, Roglic è salito sul Teide per recuperare (foto Instagram)
Sempre al massimo
A Evenepoel non risponde direttamente, così come a chi gli chiede se si senta più forte rispetto al Giro del 2019 e se avrà problemi a gestire la crono finale di Monte Lussari, che tanto ricorda la Planche des Belles Filles: teatro della debacle al Tour 2020.
«Rispetto a quattro anni fa – dice – sono certamente più forte. Di sicuro si cresce, diventi più vecchio e più esperto. Vedremo se basterà. Abbiamo fatto tutto quel che serviva. Remco è in super forma, ma non credo che il Giro d’Italia sarà solo una lotta fra noi due. C’è un gruppo di campioni e corridori forti che diranno la loro. Il punto sarà essere il migliore sabato nella prima crono, poi sulle salite. Non c’è da sbagliare nulla. Il Giro si vince avendo il massimo livello più a lungo degli altri. E io di sicuro posso competere su tutti i terreni. L’obiettivo sarà stare bene, con la squadra attorno».
Sul Teide si è lavorato anche per la crono. Il Giro ne propone tre che potrebbero essere decisive (foto Instagram)Sul Teide si è lavorato anche per la crono. Il Giro ne propone tre che potrebbero essere decisive (foto Instagram)
Il Friuli e i tifosi
Quanto all’avvicinamento, la differenza fra i due contendenti non è poi così netta. Entrambi hanno corso il Catalunya e poi si sono trasferiti sul Teide, da cui il belga è sceso per correre (e vincere) la Liegi.
«Andare sul Teide – sorride Roglic – era necessario per recuperare dopo il Catalunya, che è stato duro, e per creare il giusto clima in squadra. Anche se due di quei ragazzi alla fine li abbiamo persi. Ci siamo concentrati sul fare una bella preparazione, curando certamente la parte in bicicletta, ma anche le ore fuori dalla bici. Avere una bella complicità è importante almeno quanto arrivare con energie ancora fresche alla settimana finale, che è per tradizione la più dura e lo sarà anche quest’anno. Quella cronometro alla fine richiederà ottime gambe. Per evitare che accada lo stesso del Tour 2020 basterà andare più forte. Ma soprattutto sono molto curioso ed eccitato al pensiero che, essendo molto vicini al confine sloveno, potrei trovare tanti dei miei tifosi e quella potrebbe trasformarsi in una spinta notevole».
Roglic ha conosciuto la maglia rosa. Al Giro del 2019 la indossò per le prima 5 tappeRoglic ha conosciuto la maglia rosa. Al Giro del 2019 la indossò per le prima 5 tappe
Maglia rosa a Roma
Il saluto Roglic lo dà con una di quelle battutine fatte solo per sviare il discorso. Così quando un collega gli chiede se per lui, avendo dovuto riassortire la squadra, sarebbe un problema prendere presto la maglia rosa, Roglic risponde con una risatina nervosa e irriverente.
«La maglia rosa – dice – non so quando sia meglio prenderla, se presto o tardi. La cosa migliore è averla dopo la tappa di Roma».
Il giornalista lo guarda perplesso. Sullo stesso argomento, Evenepoel gli ha dato una risposta molto più approfondita. Il duello fra i due si consumerà anche nelle interviste.
PESCARA – «Non voglio che il mio eventuale stress si ripercuota sui compagni», parole da vero leader. Parole di Remco Evenepoel. Il campionissimo della Soudal-Quick Step alla vigilia del Giro d’Italia, ha parlato con una maturità nuova. Almeno così ci è parso.
Sorridente, solare, sicuro ad ogni domanda della sua conferenza stampa, Remco ha sempre risposto a testa alta, dando la sensazione di avere già tutto sotto controllo. E’ così che il campione del mondo si appresta ad affrontare il suo terzo grande Giro.
Remco Evenepoel (classe 2000) nella conferenza stampa all’antivigilia del Giro d’ItaliaRemco Evenepoel (classe 2000) nella conferenza stampa all’antivigilia del Giro d’Italia
Dal Giro 2021
Evenepoel si appresta ad affrontare il suo secondo Giro, ma stavolta tutto è diverso. E’ diverso perché sono passati due anni e due anni sono un’eternità quando ne hai appena 23 e sei alle prime stagioni di professionismo. E’ diverso perché nel frattempo hai vinto tanto.
In bacheca ha messo una Vuelta e un campionato del mondo. Senza toccare le Liegi e tutto il resto. E’ diverso perché in quel 2021 Remco era ancora nella fase post incidente del Lombardia quando per un soffio non finì la carriera… se non di più.
«Per il precedente Giro d’Italia – ha detto Evenepoel – avevo fatto una preparazione di sei settimane, stavolta sono mesi che ci lavoro. Sono mesi che mi alleno, mangio e dormo… Il che è stato anche noioso, ma è stato utile. Anche con il peso sono okay. E poi vengo da corse come il UAE Tour, il Catalunya e ho vinto la Liegi, cosa che mi dà molta fiducia. Mentre la volta scorsa non avevo mai gareggiato».
Giro 2021: il belga era al suo primo grande Giro. Ottenne due quarti posti: San Giacomo e Campo Felice (in foto). Si ritirò dopo 17 tappeGiro 2021: il belga era al suo primo grande Giro. Ottenne due quarti posti: San Giacomo e Campo Felice (in foto). Si ritirò dopo 17 tappe
Leader vero
E la fiducia Evenepoel la ripone anche nella squadra. Il belga dopo la Vuelta dello scorso anno ha capito quanto questa sia fondamentale. E non è una frase fatta per un campione come lui, così giovane e così “tutto istinto”.
«Sono due mesi che sto con questi ragazzi e sono orgoglioso di essere il leader del nostro gruppo. Darò il massimo, ma al tempo stesso sono super rilassato. Stiamo vivendo il tutto senza stress e dobbiamo vivere positivamente ogni tappa. Per questa sfida serviranno tante energie positive. E poi non voglio mettergli pressione per il mio eventuale nervosismo».
Remco riserva poi un pensiero ai compagni che all’ultimo sono stati sostituiti, vedi Masnada: «Mi spiace che Fausto non ci sia. Quando sta bene è uno dei gregari più forti in assoluto per la salita. Senza contare che è anche italiano e gli italiani al Giro hanno una super motivazione. Ma Hirt lo sostituirà bene.
«C’è Ballerini che è un corridore fortissimo su tutti i terreni. Rispetto alla Vuelta abbiamo cambiato qualcuno, ma era normale, anche perché è diverso il percorso».
Il ceco Jan Hirt (a destra) dovrà sostituire in salita Fausto Masnada (a sinistra)Il ceco Jan Hirt (a destra) dovrà sostituire in salita Fausto Masnada (a sinistra)
Team e rivali
«Credo che abbiamo una squadra equilibrata e tra le più forti. Noi e la Jumbo-Visma siamo costruite per stare attorno ad un uomo. Altre squadre come Bahrain-Victorious,UAE Emirates,Ineos-Grenadiers… hanno più pedine e possono inventarsi qualcosa. Anche se secondo me, la Ineos ha un progetto preciso intorno a Thomas».
Evenepoel sa bene che la grande sfida è quella con Primoz Roglic. I due si sono sfidati senza esclusione di colpi già al Catalunya e in quell’occasione ad avere la meglio è stato lo sloveno.
«Non potremmo combattere come al Catalunya – spiega Evenepoel – qui siamo in una corsa di tre settimane, lì di una sola. Qui ci sono tre crono, lì nessuna. E’ chiaro che è tutto diverso. Primoz è un corridore molto forte. Credo di essere alla sua altezza, ma io sono cresciuto molto dal Catalunya».
Al Catalunya grandi duelli tra Evenepoel e Roglic. Alla fine l’ha spuntata lo sloveno… Sarà così anche in questo Giro?Al Catalunya grandi duelli tra Evenepoel e Roglic. Alla fine l’ha spuntata lo sloveno… Sarà così anche in questo Giro?
Primoz e non solo
Il guanto di sfida dunque è lanciato. Non che cambi molto per Remco e forse neanche per Primoz, ma tutti aspettano al varco questi due assi. E li aspettano già da dopo domani. Ma quella rosa è una sfida che si vincerà non solo a colpi di pedale, ma anche di attenzione ai particolari: da quelli in corsa a quelli fuori corsa.
«Prendere la maglia sarebbe bello, ma “anche no”», questo è stato il concetto espresso da Remco, consapevole che poi va difesa e che si spenderebbero troppe energie per difenderla.
«Io credo che sabato i favoriti siano Ganna e Kung. Il mio obiettivo è quello di arrivare in rosa a Roma e per questo nella crono voglio guadagnare più tempo possibile sugli avversari per la classifica generale.
«Anche stamattina ho fatto 4 ore con parecchio dietro motore alternando la bici da strada con quella da crono. Devo dire che è un percorso impegnativo, soprattutto nel finale, e che ho trovato parecchio vento contro».
Remco si è allenato meticolosamente per questo appuntamento. E’ davvero magro (foto Instagram)Remco si è allenato meticolosamente per questo appuntamento. E’ davvero magro (foto Instagram)
Attenzione a 360°
«E’ un Giro d’Italia molto impegnativo, specie nella terza settimana. Quali saranno le tappe chiave oltre alle crono? Dico che le tappe quattro, sette ed otto non vanno sottovalutate e lo stesso quelle di Crans Montana e di Bergamo».
Oltre allo stress, un’altra insidia “da fuori” è il Covid. Dalle positività della Liegi se ne è tornato a parlare parecchio. Roglic ha perso due pedine di peso come Foss e Gesink. Mader è andato a casa. E la stesa sorte, seppur non si trattasse di Covid ma di un altro virus, è toccata giusto al compagno Masnada. Ma per non rischiare nulla la Soudal-Quick Step lo ha lasciato a casa.
«Staremo attenti anche al Covid – ha concluso Remco – ci laveremo le mani, useremo la mascherina… Ma la vivremo serenamente».