La Roubaix con la Colpack: il diario di un’avventura

08.05.2023
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ROUBAIX (Francia) – Quelle che si dipingono sui volti dei ragazzi della Colpack-Ballan, al termine della Paris-Roubaix Espoirs, sono espressioni di fango e fatica. La corsa under 23 più dura del calendario ha lasciato nei giovani del team bergamasco tanti insegnamenti e la voglia di tornare. Ci si può innamorare di una corsa anche se questa ti mastica ad ogni settore di pavé, per poi sputarti nel velodromo di Roubaix senza capire bene come ci sei arrivato. 

L’esperienza di Milesi

Nicolas Milesi, al primo anno con la Colpack, ha già corso su queste strade nel 2022, quando ha affrontato la Paris-Roubaix Juniores. I chilometri tra l’anno scorso e quest’anno sono aumentati, passando da 111 a 162. Aggiungere una tale distanza da queste parti cambia totalmente le sensazioni. Il bergamasco è il primo dei suoi al traguardo e parla volentieri, rimanendo lucido. 

«In partenza non mi sentivo al massimo – racconta mentre si toglie il fango dal volto – andando avanti con i chilometri stavo sempre meglio. Ma ormai non ero più parte del primo gruppo. Sono andato ad un ritmo costante per tutta la corsa, anzi con il passare dei chilometri riprendevo qualcuno dei gruppetti davanti a me.

«Non ho mai avuto problemi, né meccanici né di cadute – spiega –  avevo fiducia nei miei mezzi e nella mia capacità di guida. Arrivo dalla mountain bike e sono consapevole di saper muovere bene la bici. Mi ha influenzato molto la prima parte di corsa, non ero brillantissimo e non sono rimasto sempre nelle prime posizioni. Sul finale mi sono sbloccato un po’ ed ho fatto secondo nella volata del mio gruppetto, chiudendo tre scatti negli ultimi chilometri, volevo comunque dare il massimo. Nel corso della gara mi sono trovato spesso accanto a corridori forti, come Herzog, campione del mondo juniores in carica. Chiaramente il parterre era di prima scelta, considerando che oggi c’era anche Segaert, corridore della Lotto Dstny».

Alessandro Romele ha pagato un po’ di inesperienza, ma ha detto che vuole tornare qui per rifarsi
Alessandro Romele ha pagato un po’ di inesperienza, ma ha detto che vuole tornare qui per rifarsi

La voglia di Romele

La Roubaix di Romele è iniziata nella sua mente venerdì sera, quando è andato a letto presto per preparare il viaggio. Lui e Milesi sono stati i riferimenti di questa Colpack, hanno guidato la ricognizione di sabato e sono stati i primi a scendere dal pulmino e prepararsi domenica mattina alla partenza. 

«Indubbiamente era un palcoscenico di altissimo livello – analizza Romele – non ci potevamo aspettare di fare una passeggiata. Comunque penso che abbiamo fatto la nostra gara, ci sono stati degli episodi sfortunati, ma non è una scusa. Per essere la prima volta penso vada bene così, questa gara è un obiettivo e lo sarà per tutta la mia vita. Penso di essere adatto per corse del genere, piano piano arriviamo e ci sarà sicuramente una seconda volta

«Sono caduto presto – racconta ancora – però sono riuscito a rimanere abbastanza davanti. Ero leggermente avvantaggiato rispetto a Milesi e Cretti, insieme siamo andati avanti ancora poco. Ad un certo punto ho forato e mi sono fermato a cambiare la ruota, ma ormai ero nel terzo gruppo. Mi sono rassegnato, mollando leggermente di testa, ed in questa corsa è una cosa che ti condiziona molto». 

Cretti analizza

Il primo rifornimento della Colpack era piazzato al termine dei primi quattro tratti di pavé, quelli visionati ieri dai ragazzi. Le pale eoliche ai lati, che si stagliano alte nel cielo, sembrano guardiane silenti di immense distese verdi. Campi attraversati da ruvide strade di pietra e tappezzati dal giallo delle coltivazioni di colza. 

«Sono partito con l’idea di dare il massimo – ammette Cretti dopo l’arrivo – ma anche di divertirmi. In questo periodo sto andando bene e ciò mi ha dato una bella spinta morale. La mia corsa, però, è durata fino al chilometro 120. Da lì in poi mi sono fatto portare al traguardo (dice con un sorriso, ndr). Non avendo mai corso sul pavé, qualcosa in meno degli altri sentivo di averlo. Negli ultimi settori la bici rimbalzava nei buchi, ero completamente finito!».

I ragazzi della Colpack hanno fatto il sopralluogo sabato, ma le pietre erano asciutte, una condizione opposta rispetto alla corsa
I ragazzi della Colpack hanno fatto il sopralluogo sabato, ma le pietre erano asciutte, una condizione opposta rispetto alla corsa

«Sapevamo benissimo – racconta – che avremmo dovuto prendere i primi tratti davanti, oppure provare ad andare in fuga. Però gli squadroni dei “devo team” si sono messi a controllare la corsa e chiudevano su ogni attacco. Anche io ho provato ad anticipare due volte, ma mi hanno subito stoppato. Moralmente sono felice – dice sereno – ho preso i primi settori di pavé davanti, ma arrivavo sempre a tutta fin dai chilometri prima, quindi una volta entrato sfilavo. Avere una squadra forte in questi casi aiuta a risparmiare nei tratti di asfalto per poi accelerare sulle pietre».

Dolori su tutto il corpo

Scossi e mossi dalle pietre, una gara totalmente corsa come se si fosse in uno shaker, che ti mischia ossa e muscoli. Ci sono corridori ai quali arriva prima il mal di schiena piuttosto che quello alle gambe. 

«Avevo tutto il fango negli occhi e sugli occhiali – chiude Milesi – anche se quelli al primo di settore di pavé erano già inutilizzabili. Ora che sono un po’ più freddo, ho un gran dolore alla schiena, mentre in corsa erano le braccia e le mani a soffrire. 

La Roubaix Espoirs è stata vinta per distacco da Tijl De Decker (Lotto Dstny Development)
La Roubaix Espoirs è stata vinta per distacco da Tijl De Decker (Lotto Dstny Development)

«La pioggia – dice Romele mentre si cambia – ha modificato totalmente le sensazioni provate ieri durante la ricognizione. Le condizioni dei settori peggioravano ed il fango aumentava la difficoltà di guida e la stanchezza. I dolori piano piano si sono diffusi a tutte le parti del corpo complicando ancora di più il tutto».

«Neli ultimi tratti – aggiunge Cretti – la corsa era finita, ero in un gruppetto di venti e mi staccavo anche da loro. Mi infilavo nelle buche del pavé e faticavo ad uscirne, ero stanco morto. Nessun dolore particolare, abbiamo solo menato troppo (chiude con una risata, ndr)».

L’urlo di Milan fa tremare San Salvo

07.05.2023
5 min
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SAN SALVO – Pasqualon e la sua barba ridono e sprizzano felicità. Il suo compagno di stanza Jonathan Milan ha appena schiantato il gruppo dei velocisti e nella vittoria c’è stato il potente zampino del corridore veneto approdato quest’anno alla Bahrain Victorious.

«Lo sapevo che oggi avrebbe vinto – grida Pasqualon per farsi sentire nella baraonda del dopo arrivo – perché ha la gamba, lo avevamo visto nella cronometro. Ero certo che se l’avessi lasciato al posto giusto, avrebbe fatto una grande volata. Ho fatto il doppio lavoro, ma così abbiamo preso la rotonda davanti. Non doveva partire prima dei 300 metri. Così è andata ed è stato fantastico.

«Il finale era difficile e c’era quella strettoia. Abbiamo fatto 20 chilometri davanti per non prendere rischi. Gli dicevo di guardare avanti. Eravamo in tre: Johnny, Caruso e io. La cosa importante era metterli entrambi nella posizione giusta, perché Damiano è in classifica e la caduta c’è stata fuori dai 3 chilometri. Quando ho visto che Damiano era al sicuro, mi sono dedicato a Milan…».

Pasqualon lo ha pilotato alla grande: i due sono compagni di stanza
Pasqualon lo ha pilotato alla grande: i due sono compagni di stanza

“Solamente” la volata

A San Salvo c’è la gente delle grandi occasioni. Una marea di pubblico che ha invaso il villaggio d’arrivo e poi si è riversata sulle transenne, cosicché quando Milan lascia esplodere la sua volata, l’arrivo trema e poi esplode. Johnny passa e non smette di urlare. Il suo diesse Pellizotti, raggiunto al telefono, dice che non era certo che Jonathan potesse districarsi nel caos della prima volata del Giro, in mezzo a velocisti freschi e scaltri come gatti selvatici. Ma quando davanti alle ruote del friulano si è aperto il varco e Bonifazio si è spostato, allora la musica è cambiata.

«I ragazzi hanno fatto veramente un ottimo lavoro – mormora Milan e sembra quasi in trance – mi hanno tenuto tranquillo nelle prime posizioni. Per tutti gli ultimi chilometri mi ripetevano sempre: “Ora stai tranquillo, stai tranquillo, stai dietro di noi. Stai coperto. Bevi. Mangia”. Alla fine mi hanno guidato nelle prime posizioni del gruppo e io ho dovuto… solamente fare la mia volata. Sono davvero contentissimo per questo. Devo dire un immenso grazie alla squadra…».

La tappa si è trascinata a lungo al piccolo trotto: nel finale l’andatura è impazzita
La tappa si è trascinata a lungo al piccolo trotto: nel finale l’andatura è impazzita

Un urlo liberatorio

Il sorriso. Il silenzio. Le parole a bassa voce. Qualche lacrima. Nell’intervista durante il viaggio di andata verso Pescara, avevamo avuto la sensazione del bambino al cospetto della corsa dei sogni. Nonostante sia un campione olimpico, l’idea di debuttare al Giro lo scuoteva dentro. E oggi che il sogno di vincere una tappa si è avverato, guardandolo negli occhi e ricordando le prime chiacchierate di quando era dilettante, riconosciamo un’emozione che forse non aveva mai provato prima

«Quell’urlo – racconta – è stato liberatorio. Mi sono passate in testa tante cose. Tanti allenamenti fatti a tutta. I brutti momenti passati all’inizio stagione con le cadute. La stanchezza che ho avuto addosso. Poi ho pensato alla mia famiglia che mi guardava da casa – qui si commuove e trattiene a stento una lacrima – ecco tutto qua. Mio padre aveva corso il Giro prima di me, non sapete quanto sia importante esserci arrivato».

Quando ha potuto sprigionare la sua potenza, alle spalle si è scavato un solco
Quando ha potuto sprigionare la sua potenza, alle spalle si è scavato un solco

Vigilia nervosa

Aveva sviato ogni attesa legata alla crono, non avendola preparata. Il suo avvicinamento al Giro non è stato dei più sereni. Il trapelare delle voci per cui il prossimo anno andrà alla Trek avrebbero potuto guastare i rapporti in squadra e forse qualche mal di pancia in casa Bahrain Victorious c’è anche stato. Invece alla fine la squadra ha scelto per il meglio. Pellizotti ribadisce che se hanno deciso di portarlo, la fiducia è massima.

«Dopo le classiche – dice Milan raccontando gli ultimi tempi – mi sono allenato il più possibile per non soffrire le salite e arrivare alla fine delle corse il più veloce possibile e credo che abbiamo fatto un ottimo lavoro. Quando ho tagliato la linea del traguardo è stata un’emozione che mi è salita dentro. Ero praticamente scioccato e lo sono tutt’ora per la volata che ho fatto».

Raccontando la sua vittoria, Milan è passato da momenti di gioia, all’incredulità, fino alle lacrime
Raccontando la sua vittoria, Milan è passato da momenti di gioia, all’incredulità, fino alle lacrime

Grazie al CT Friuli

Prima di salutare, qualche parola di gratitudine va anche al Cycling Team Friuli, in cui è sbocciato. Fu Roberto Bressan tre anni fa a portarlo al cospetto di Marco Villa in un ritiro azzurro in Slovenia, perché potesse valutarlo e farne una delle colonne del quartetto d’oro a Tokyo. E furono ancora loro a convincerlo delle sue potenzialità anche su strada: l’autorità e lo stupore con cui Jonathan vinse in volata la tappa di Rosà al Giro U23 del 2020 fu solo l’antipasto della potenza mostrata oggi.

«La cosa speciale di quella squadra – sorride – sono l’amore e la passione che i direttori sportivi e tutto lo staff mettono nel tirare su gli atleti. Penso che il segreto del fatto che in quell’angolo di Friuli ci siano tanti buoni corridori è solo questo. Perché di fatto io sono lo stesso di stamattina, solo con un risultato in più. Mi sono messo in gioco, tutta la squadra oggi lo ha fatto e mi ha dato fiducia e per questo devo ringraziare veramente tutti. Non penso di essere cambiato tanto in questi pochi minuti…».

In attesa che Milan torni dalle premiazioni, al bus Bahrain si stringono mani e si commenta la corsa
In attesa che Milan torni dalle premiazioni, al bus Bahrain si stringono mani e si commenta la corsa

La serata ha il sapore dolce della vittoria tricolore. Il Giro d’Italia è bello quando ci fa parlare italiano ed è anche meglio quando a farlo è un giovane di grande talento su cui costruire un’ipotesi di futuro. In casa Bahrain Victorious stasera si brinderà e poi si tornerà a guardare il percorso. Domani può essere un’altra bella giornata, altre per Milan ne verranno. Caruso è uscito indenne dalla trappola della caduta. Con il mare davanti e le montagne ancora bianche alle spalle, il Giro manda in archivio la seconda tappa. Ci vediamo domani.

Sorrisi e un brivido, il primo giorno in rosa di Remco

07.05.2023
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SAN SALVO – «Ieri sera Remco ha tenuto un piccolo discorso, ma quel che ha detto è top secret», inizia così il racconto Patrick Lefevere patron della Soudal-Quick Step di Evenepoel. La prima giornata in maglia rosa del belga e del suo clan sembra essere stata tranquilla. Quasi un proseguimento della festa di ieri.

Tappa tranquilla, salvo quel brivido a 3,7 chilometri dall’arrivo. Lo scarto improvviso di un corridore e di Davide Ballerini, alla cui ruota c’era proprio Evenepoel, e tutto era già passato. Ma che spavento. In quel frangente c’è stato giusto il tempo di “fare la conta”. «Ci siamo tutti. Remco sta bene». E’ questo quel che si saranno di certo detti i ragazzi di Lefevere.

Patrick Lefevere è il team manager della Soudal-Quick Step (a destra Alessandro Tegner). Lo abbiamo incontrato dopo l’arrivo di San Salvo
Patrick Lefevere è il team manager della Soudal-Quick Step. Lo abbiamo incontrato dopo l’arrivo di San Salvo

Volare bassi

«C’è una bella atmosfera nel nostro clan – dice Lefevere – ma questo è normale quando si vince. Eravamo concentrati tutti per la crono di ieri e tutti siamo venuti consapevoli qui in Italia. Sappiamo quanti sacrifici ha fatto Remco e quanti ne hanno fatti i suoi compagni. E’ stato fatto un lungo lavoro per preparare questo goal. E quando si riesce a vincere è un piacere ulteriore».

Un piacere ulteriore. Gioia, euforia, ma anche grande serietà. Nonostante la maglia rosa, nonostante la Liegi, ma forse sarebbe più facile dire, nonostante Remco, si vola bassi.

Lefevere sa che il viaggio è solo all’inizio e lui in oltre 40 anni di ciclismo ha l’esperienza e il sangue freddo per capire che nulla è ancora fatto.

Poco dopo il via Remco ha salutato sua moglie Oumaima, anche lei in rosa
Poco dopo il via Remco ha salutato sua moglie Oumaima, anche lei in rosa

Calici sì, maglia no?

Giusto però festeggiare. Giusto godersi un trionfo, quello di ieri, che è stato schiacciante e maggiore delle aspettative.

«Vero – va avanti Lefevere – ieri sera i ragazzi hanno fatto festa ma io non ho dovuto frenare nessuno. Sono dei professionisti. Tra l’altro Remco neanche beve. Ha versato il Prosecco nei calici dei compagni e dello staff. Poi ha fatto questo discorso di un minuto. Quel che ha detto resta tra noi, ma posso dire che ha ringraziato i compagni e tutto lo staff.

«Perché questa è una vittoria di tutta la squadra. Remco stesso si è reso conto che questa crono è stata preparata da tempo, già solo per la scelta dei rapporti, per dire».

Intanto i compagni di Evenepoel rientrano al bus alla spicciolata. Remco invece non c’è. Lui è alle premiazioni e alle interviste. E’ l’onere della maglia rosa. E forse anche per questo la Soudal-Quick Step vorrebbe perderla momentaneamente. 

Ma è anche vero che giusto dopo l’arrivo, Evenepoel ha dichiarato che: «Lungo il percorso ho sentito che la maglia rosa è davvero speciale in Italia. Tutti ti chiamano, ti salutano. Per me significa molto indossarla». Vedremo come andrà questa storia…

Per il campione belga una giornata tranquilla. Era sorridente in gruppo. Poi un po’ di tensione nel finale
Per il campione belga una giornata tranquilla. Era sorridente in gruppo. Poi un po’ di tensione nel finale

Tranquilli ma non troppo

«E’ stata una giornata tranquilla, almeno fino agli ultimi 7 chilometri – ha proseguito Lefevere – poi sono arrivati davanti i velocisti e noi abbiamo pregato che andasse tutto bene, almeno fino ai -3. Lì sei fuori dal pericolo – Lefevere fa una pausa – che poi non sei fuori pericolo, ma certo se c’è una caduta ai 3,7 chilometri come oggi può essere un problema. Tanto più che è stato il corridore davanti a Remco a fare la manovra sbagliata».

«Per fortuna – ha commentato lo stesso Evenepoel – è andato tutto bene. Siamo rimasti davanti per evitare guai. Ma quella è stata una caduta abbastanza seria. Ho visto sbandare quel corridore. Siamo riusciti a stare fuori dai pericoli grazie alla squadra. Nell’immediato è stato uno shock, ma poi sono tornato subito a concentrarmi».

Una cosa è certa: questa caduta un po’ di tensione l’ha creata in casa Soudal. Davide Bramati, si affaccia un secondo dal bus e ci fa una smorfia, come a dire “che rischio”. Ma fa parte del gioco: serenità e, se vogliamo anche ottimismo, sono fondamentali in questi casi.

«Come detto le cose vanno bene, l’atmosfera è buona e il leader è tranquillo – conclude Lefevere – e poi io vedo dei ragazzi molto motivati. Sanno bene di cosa è capace Remco dopo due Liegi, dopo la Vuelta e per questo hanno fiducia in lui. E lui li ripaga con le vittorie».

Senza Cicco, Trek a Pedersen. Popovych spiega

07.05.2023
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SILVI MARINA – «Faccio sicuramente meno di un anno fa – dice Popovych con gli occhi che di colpo si intristiscono – perché non è più la stessa cosa. In quei primi mesi di guerra era un caos, mancava tutto. Adesso hanno da vestirsi e da mangiare, gli mancano solo le persone che stanno perdendo. Ho un amico in prima linea. Hanno tutto, tanta gente è tornata a casa anche dall’estero. Non faccio più i viaggi con il furgone, però è sempre difficile. Ho smesso di leggere news da tre settimane perché ci sto male. Ho appena sentito quel mio amico, perché ieri gli sono saltati i nervi. Ha perso due ragazzi con cui stava dall’inizio della guerra e si sta incolpando per averli mandati a prendere una cosa nella trincea in cui sono morti. Ho provato a dargli supporto mentale, quello che possiamo fare è sperare che finisca…».

Silvi Marina si specchia nel mare, in questo dolce avvio di Giro d’Italia. L’hotel della Trek-Segafredo è un gigante sulla spiaggia, in cui assieme alla squadra americana alloggiano Jumbo-Visma e Jayco-AlUla. Popovych ci ha raggiunto nel giardino dopo aver finito di parlare con i corridori, ma con lui il punto sugli amici e la famiglia in patria è un passaggio doloroso e necessario. Sapere da chi c’è dentro è diverso dal sentirlo in tivù.

Popovych guida al Giro la Trek-Segafredo assieme a De Jongh e Baffi. Qui con Andrea Morelli di Mapei Sport
Popovych guida al Giro la Trek-Segafredo assieme a De Jongh e Baffi. Qui con Andrea Morelli di Mapei Sport

Ciccone a casa

A una settimana dal Giro, la squadra ha deciso che Ciccone sarebbe rimasto a casa. L’abruzzese si è negativizzato a cinque giorni dalla partenza, ma ha passato una settimana senza andare in bici e non hanno voluto rischiare, spostando il baricentro dalla parte di Mads Pedersen (foto di apertura).

«Di fatto – spiega Popovych – abbiamo solo sostituito Ciccone con Amanuel Ghebreigzabhier. Pedersen aveva deciso di venire al Giro già da novembre così avevamo impostato la squadra anche su di lui, l’organico è stato sempre questo. Gli uomini che aiutano Mads avrebbero aiutato anche “Cicco”. La sua idea era puntare alle tappe, ma visto che da quest’anno sembra andare più forte, gli avremmo messo accanto uomini come Mollema e Tesfatsion per aiutarlo in salita. Gli altri in pianura sono… macchine (ride, ndr), per cui sarebbe stato al coperto in ogni tappa».

Due eritrei in corsa nella Trek-Segafredo: Tesfatsion e Ghebreigzabhie (s destra)
Due eritrei in corsa nella Trek-Segafredo: Tesfatsion e Ghebreigzabhie (s destra)
Giorni fa Dainese ha detto di temere Pedersen per la sua capacità di andare in fuga.

Lo vedremo giorno per giorno. L’anno scorso Pedersen ha fatto vedere grandi cose su diversi percorsi. Ci giocheremo tutte le carte possibili e inventeremo le cose giorno per giorno. Cercheremo di rendere la corsa dura quando si arriverà in volata, per eliminare i ragazzi più veloci e permettergli di fare le sue volate di 500 metri. Oppure potremo entrare nelle fughe.

Che effetto fa pensare che c’è ancora il Covid a cambiare le cose?

Dispiace, ma in questo periodo te lo devi aspettare. Parlando fra noi siamo consapevoli che fra 3-4 giorni qualcuno potrebbe anche andare a casa per il Covid. Questa la realtà del mondo di adesso. Per Giulio ci è dispiaciuto, ovviamente, il Giro parte da casa sua. Però abbiamo parlato. Gli ho detto: «Si volta come un giornale e si fanno i programmi per prossime corse». Per uno come lui a questo punto è meglio un Tour al top della condizione, che un Giro col rischio di ritirarsi.

Yaro, ti rendi conto che giusto vent’anni fa sul podio del Giro c’eri tu?

Ho pensato che siano passati vent’anni quando mi avete detto di cosa avremmo parlato. Avevo 23 anni, ora ne ho 43. Quel che successe nel 2003 non lo percepivo neanche io. Ho detto spesso che in quei primi anni in Italia, dai 20 ai 22 anni, neppure io capivo che potesse essere un lavoro. Per me è stato sempre un divertimento, un grande divertimento. Da noi in Ucraina la cultura del ciclismo non è mai esistita. In quel periodo mio papà non capiva cosa facessi, finché non venne qua a vedere di persona.

Mollema avrebbe lavorato anche per Ciccone: ora aiuterà Pedersen e cercherà la fuga
Mollema avrebbe lavorato anche per Ciccone: ora aiuterà Pedersen e cercherà la fuga
Tu non gli raccontavi nulla?

Certo, ma i miei genitori pensavano che fossi lontano per divertirmi. Da noi in televisione o sui giornali non facevano vedere le corse. La mia famiglia non sapeva cosa stessi facendo e anche io lo prendevo sempre come un gioco. Solo quando ho cominciato a fare risultati, allora ho cominciato a capire.

Che cosa significò salire sul podio del Giro a 23 anni?

Il Giro d’Italia per me è stato sempre una cosa particolare, una corsa di famiglia. Nel 1999 arrivai in Italia con la nazionale Ucraina. Dal 2000 rimasi con Olivano Locatelli. Vivendo qua, il Giro era la corsa di casa, la corsa della gente, un ambiente particolare. Quando nel 2009 venni al Giro con Armstrong, lui si stupiva di quanta gente mi conoscesse in ogni paese. La gente veniva a chiedere e salutare. E’ sempre stato un piacere.

Terzo al Giro del 2003, dietro Simoni e Garzelli: un Popovych d’annata
Terzo al Giro del 2003, dietro Simoni e Garzelli: un Popovych d’annata
Hai mai pensato che vincendo quel Giro la vita sarebbe cambiata?

Sarebbe cambiata di sicuro, è diverso vincere da essere sul podio. Ma io non ho rimpianti, non passo il tempo a pensare cosa sarebbe successo. Ho fatto e sto facendo la mia vita. Quando ci sono cose che non vanno come devono, volto la pagina e penso a quel che verrà. Sarebbe cambiato qualcosa di certo, ma non ci ho mai pensato.

Dopo il Liberazione, Montagner non si ferma più

07.05.2023
4 min
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Coppa Dondeo, Gran Premio Liberazione e come se non bastasse il titolo regionale, tutto nello spazio di pochissime settimane. Aprile ha rivelato al popolo del ciclismo il talento cristallino di Andrea Montagner, ultimo arrivato nella sempre effervescente nidiata della Borgo Molino. Friulano di 17 anni, Montagner si è adattato subito alla nuova categoria junior e promette di regalare altre soddisfazioni, entro però i margini consentiti dalla scuola.

«Sono al terzo anno di Agraria – spiega il giovanissimo friulano – e non è sempre semplice organizzarsi. Spesso i compiti vengono dati all’ultimo e trovare tempo e spazio per allenarsi non è facile, anche se io esco in bici appena finite le ore di scuola. Ma poi c’è lo studio a casa, insomma di tempo libero non ce n’è, senza contare poi le trasferte. Dopo giugno la situazione sarà sicuramente più agevole».

Per Montagner, classe 2006, questa è la prima stagione al Borgo Molino dopo 4 anni alla Libertas Ceresetto
Per Montagner, classe 2006, questa è la prima stagione al Borgo Molino dopo 4 anni alla Libertas Ceresetto
Fino allo scorso anno eri alla Libertas Ceresetto, ora il tuo team ha una sede lontana da casa…

Questo è un altro problema, ma devo dire che la squadra mi aiuta molto, spesso i tecnici si sobbarcano la trasferta e vengono a controllare i miei allenamenti, praticamente tutte le settimane. Alla Libertas Ceresetto sono stati 4 anni fondamentali per la mia formazione ciclistica, ma ora la situazione è diversa.

In che maniera?

La squadra mi dà molto supporto, è davvero un bel team dove si è formato subito uno splendido gruppo fra ragazzi e tecnici. Non manca davvero nulla e si vede che ci tengono, la distanza non facilita la costruzione del gruppo al di fuori delle gare, ma bisogna adattarsi e il fatto che mi vengano a trovare a casa mi è d’aiuto.

Ti alleni quindi da solo, non hai paura?

Eh, non è facile… Sì, paura ne ho, ma questa si traduce in grande attenzione perché so che degli automobilisti non ci si può fidare. Le strade del Tagliamento sono molto trafficate, io cerco itinerari meno battuti, ma capita anche di doversi sobbarcare chilometri nel traffico e tocca stare sempre con le antenne dritte.

Al Borgo Molino puntano molto su Montagner, anche se la distanza impedisce frequenti allenamenti in gruppo
Al Borgo Molino puntano molto su Montagner, anche se la distanza impedisce frequenti allenamenti in gruppo
Che percorsi trovi?

In questo devo dire di essere abbastanza fortunato abitando in collina. Posso allenarmi molto bene su qualsiasi terreno e soprattutto in montagna, non devo spostarmi molto e posso migliorare su ogni terreno, è un vantaggio che sto cercando di sfruttare.

Ma quali sono i tracciati che preferisci?

Non sono uno scalatore puro, ma in montagna vado abbastanza bene, preferisco i percorsi abbastanza duri, dove c’è possibilità di fare selezione. Il tracciato del Liberazione era ideale in questo senso, sono riuscito a fare quanto mi ero prefissato.

Corridore che ama i percorsi duri, il friulano privilegia i successi con attacchi da lontano
Corridore che ama i percorsi duri, il friulano privilegia i successi con attacchi da lontano
Molti dicono che il percorso di Roma sia atipico, dove c’è da rilanciare sempre ma non sia altimetricamente tra i più severi…

Non la penso così. Giro dopo giro le pendenze si sommano nelle gambe, praticamente l’unico tratto veramente piano è quello di Caracalla, l’arrivo… E’ un percorso difficile, ci sono strappi a ogni tornata, è normale che alla fine ci sia selezione. Io ho provato subito a uscire, poi con Gabriele De Frabitiis abbiamo trovato l’azione giusta e proprio sfruttando gli strappi sono riuscito a staccarlo e arrivare da solo. E’ stata decisamente la mia vittoria più bella.

Non ti sei però fermato lì, visto che pochi giorni dopo hai vinto anche il titolo regionale…

Sì, ho cercato di recuperare dopo la trasferta di Roma, fatto un po’ di scarico e quando sono tornato in gara ero brillante come allora. E’ stata una corsa più facile, ma sicuramente mi dà buone indicazioni anche come capacità di recupero. Non ho mai fatto una corsa a tappe, non so come mi potrei trovare con impegni ripetuti giorno dopo giorno ma questi piccoli segnali mi rincuorano.

Il friulano al suo primo successo 2023 alla Coppa Dondeo, battendo Etienne Grimod
Il friulano al suo primo successo 2023 alla Coppa Dondeo, battendo Etienne Grimod
Che tipo di corridore ti piace?

Uno come Pogacar che va forte su qualsiasi terreno e in qualsiasi tipo di corsa. Vorrei essere come lui, essere capace di dire la mia anche in un grande Giro. Io penso di avere le caratteristiche giuste per poter correre per la classifica, ma non avendo la minima esperienza specifica, per ora è solo un sogno.

Dopo tre vittorie di fila che cosa ti aspetti ora?

Non mi sono posto obiettivi specifici, anche se non nascondo che vorrei provare a conquistare la maglia tricolore. Poi c’è un’altra maglia che vorrei vestire, quella azzurra: per ora non mi è arrivata alcuna convocazione, ma se continuo a far bene magari presto il telefono squillerà…

Sprinter e tappe veloci: Mozzato scopre le carte

07.05.2023
5 min
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Con la tappa di oggi, la Teramo-San Salvo inizia il Giro dei velocisti. Quest’anno le tappe per le ruote veloci non mancano e neanche gli sprinter. Al via ci sono Cavendish, Dainese, Pedersen, Consonni, Bonifazio, Gaviria, Matthews… mentre non c’è Luca Mozzato.

Con il corridore della Arkea-Samsic abbiamo fatto un’analisi dei velocisti e delle tappe a loro congeniali: “chi, può andare forte e dove”. Il veneto non è al Giro d’Italia in quanto si è aggregato molto tardi al team francese e quando è arrivato ormai i piani erano fatti.

Luca era stato allertato per la corsa rosa, ma poi visto che stava andando bene, per non stravolgergli i programmi nel breve periodo, è stato inserito nei papabili per il Tour.

Luca Mozzato (classe 1998) è arrivato all’Arkea-Samsic nel corso dell’inverno
Luca Mozzato (classe 1998) è arrivato all’Arkea-Samsic nel corso dell’inverno
Luca, tu che sei in gruppo, che idea ti sei fatto del percorso di questo Giro in relazione ai velocisti?

Di tappe per uomini veloci, e non solo velocisti puri, ce ne sono tante. Dico tra le otto e le dieci (qui tutte le frazioni del Giro, ndr). Mi riferisco anche a velocisti resistenti sulle brevi salite. Il primo che mi viene in mente è Mads Pedersen. Questo Giro è perfetto per lui.

Dici?

Sì, perché i classici piattoni ormai non ci sono quasi più e poi è difficile per le squadre degli sprinter controllare la corsa. Mi aspetto anche che qualcuno possa anticipare, viste le tante salitelle finali. E se le fughe arriveranno molto dipenderà dalle condizioni dei velocisti stessi.

Chi sono i più forti per te… in questo Giro?

Come ho detto Pedersen, che tra l’altro vedo favorito per la maglia ciclamino. Poi ci sono Groves della Alpecin-Deceuninck, Cort Nielsen della EF Education-EasyPost, Matthews della Jayco-AlUla… tutti uomini veloci e resistenti. Loro si possono giocare le volate anche se arrivano gruppi di 50-60 atleti. Per me in quella di Napoli, per dire, potrebbero anche arrivare davanti.

Mads Pedersen, sprinter che tiene anche nelle tappe più dure, può puntare deciso alla maglia ciclamino
Mads Pedersen, sprinter che tiene anche nelle tappe più dure, può puntare deciso alla maglia ciclamino
Stando a questi profili l’Italia può contare su Fiorelli e Albanese…

Sì, ma molto dipenderà dalla loro condizione e da come andrà ad evolversi nel corso del Giro. Può starci anche che qualcuno di loro possa crescere durante le tre settimane. “Alba”, per quel che l’ho visto in corsa sin qui, mi sembra stia benone.

E invece i velocisti puri?

Loro sono Cavendish, Dainese, Gaviria e ci metto anche Milan. Al Romandia ho visto un buon Gaviria. Certe volate bisognava guadagnarsele e lui ci è riuscito. E poi quando si staccava aveva tutta la sua Movistar intorno, segno che la squadra crede in lui.

Di Cav invece cosa ci dici?

Lui è sempre pericoloso. Anche lo scorso anno ha vinto una tappa e resta un totem per tutti noi velocisti. Dovrà avere però anche la testa giusta. La tappa perfetta per Cavendish è quella di Caorle. Però non ha un vero apripista. Bool non c’è e Luis Leon Sanchez è esperto, ma non è quello il suo ruolo.

Kaden Groves è da molti, Mozzato incluso, ritenuto una possibile mina vagante tra le ruote veloci
Kaden Groves è da molti, Mozzato incluso, ritenuto una possibile mina vagante tra le ruote veloci
Speriamo non sia venuto solo per mettere dei chilometri nelle gambe in vista del record del Tour e che torni a casa dopo 10 giorni…

Magari ne farà anche di più. Dipenderà molto da come starà. A volte s’innesca un circolo virtuoso e se stai bene andare avanti non ti costa poi troppa fatica. Anche stare quelle 3-4 ore a tutta per rientrare nel tempo massimo diventa un’altra cosa rispetto a quando stai male. In quel caso molli.

Quindi se dovessi dire un favorito per le volate pure e un favorito per quelle “da guadagnarsi” chi diresti?

Gaviria tra gli sprinter puri e Pedersen tra gli altri. Non dimentichiamo che Pedersen ha tutta la squadra a disposizione e chiaramente potrà fare bene anche nelle volate di gruppo.

Le frazioni in cui ci sarà la volata “di sicuro”, quelle per velocisti puri, sono…

San Salvo, Salerno, Tortona, Cassano Magnago, Caorle e Roma. Anche se quella di Cassano Magnago, col Sempione, è legata da come sarà affrontata la salita. Perché se la fuga dovesse andare via poco prima del Gpm sono dolori. Significherebbe che hanno fatto la scalata forte e che è una fuga di gambe. Il gruppo sarebbe rotto e recuperare terreno non sarebbe facile. Lo spazio ci sarebbe, ma sarebbe più complicato riorganizzare il lavoro delle squadre e ne servirebbero almeno 3-4 a tirare insieme.

Simone Consonni (classe 1994) quest’anno ha vinto una tappa al Saudi Tour. In questi primi giorni di Giro ci è parso magrissimo
Simone Consonni (classe 1994) quest’anno ha vinto una tappa al Saudi Tour. In questi primi giorni di Giro ci è parso magrissimo
E le frazioni intermedie che potrebbero “trasformarsi” in volate?

Ci metto quella di Fossombrone, ma dipenderà più da come sarà andata la corsa nelle prime fasi, che non tanto dal Gpm di 4ª categoria nel finale.

Perché secondo te?

Perché quello è duretto, ma è un tipo di sforzo che il velocista può anche superare. Per la tappa di Viareggio vale un po’ il discorso di quella del Sempione. Poi non sarei stupito se si arrivasse in volata, magari non di gruppo completo, anche a Napoli. E forse ci metto pure quella di Rivoli, almeno per i velocisti-resistenti.

Evenepoel infallibile: crono perfetta e la maglia rosa

06.05.2023
6 min
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ORTONA – Cattaneo gli ha fatto da cavia. I meccanici della Soudal-Quick Step hanno montato sulla sua bici l’anteriore da 100 millimetri. E quando il bergamasco ha confermato che il vento stava calando, Evenepoel ha lasciato che montassero anche a lui la stessa ruota ed è andato alla partenza. Poco meno di 22 minuti dopo, il belga ha tagliato il traguardo davanti a tutti, rifilando distacchi pesanti in proporzione alla lunghezza della crono. Ganna, secondo, era contrariato ma anche arreso: più di così non poteva fare. E anzi, nel tratto di salita ha perso meno che in pianura.

Scelta la bici per la crono, ecco quella di scorta. Ruota da 100 all’anteriore
Scelta la bici per la crono, ecco quella di scorta. Ruota da 100 all’anteriore

Corona da 60

Remco arriva da noi dopo aver esaurito le interviste fiamminghe nella zona mista. I giornalisti belgi sono arrivati in massa, come pure i tifosi del piccolo belga. Per l’arrivo di Roma, se tutto va come sperano, ne arriveranno 600. Desta interesse la scelta da noi annunciata stamattina della guarnitura da 60 denti, che accoppiata alla ruotona anteriore lasciano capire che il campione del mondo volesse fare una gara d’attacco.

«Ogni crono che ho fatto negli ultimi tempi – spiega – l’ho fatta con il 60, mi ci trovo bene. Non è una rapporto facile da sostenere, ma alla Vuelta ho capito che posso girarlo bene e che può darmi un bel vantaggio. Con il 60 ho vinto in Spagna e sono arrivato terzo al mondiale, poi abbiamo vinto la cronosquadre al UAE Tour. Insomma, mi sento a mio agio».

Nel tratto pianeggiante della ciclabile, con il 60 e le ruote da 100, Remco ha scavato un bel solco
Nel tratto pianeggiante della ciclabile, con il 60 e le ruote da 100, Remco ha scavato un bel solco

Respinto Roglic

E’ calmo: di buon umore, ma calmo. Sa che il Giro è ancora lungo, ma sentirsi dare il benvenuto al momento del suo ingresso lo ha rimesso in pace con una corsa che l’ultima volta lo aveva respinto malamente.

«Era una prova abbastanza piatta – va avanti a spiegare Evenepoel – volevo andare con un bel ritmo dall’inizio fino della salita, poi fare il massimo nella scalata, recuperare il possibile dallo scollinamento all’ultimo chilometro e poi dare tutto nel finale. Saremmo stati contenti di guadagnare 15 secondi sui rivali diretti. Sarebbe stato già un ottimo inizio, invece ne abbiamo più di 30 ed è fantastico. Sarà banale, ma è meglio cominciare con un bel vantaggio che essere costretto a inseguire.

«In realtà però sono sorpreso del margine e che soltanto Ganna e Almeida siano stati sotto i 30 secondi. Su Roglic ho guadagnato più o meno come alla Vuelta (nella crono di Alicante gli prese 48”, ndr), ma questa era più breve. Il piano era di andare il più veloci possibile fin dall’inizio ed è andata davvero bene».

Rosa a orologeria

Nei giorni scorsi ha raccontato che il primo Giro di cui ha memoria è quello del 2008, vinto da Contador con la magia dell’Astana. Ora che lo stesso simbolo fascia lui, a tratti lo tocca col palmo della mano. E se non fosse per la mascherina con cui si protegge da ogni possibile insidia, siamo certi che sarebbe lì a sorridere.

«E’ un grande onore – dice – ma non penso che la maglia rosa fosse l’obiettivo più grande per oggi. Volevo guadagnare tempo, ma ovviamente è un bell’extra venuto con la vittoria di tappa. Ho già detto che è più importante per me averla a Roma, quindi adesso provo una bella sensazione, ma penso che non la terrò troppo a lungo, forse sarà meglio provare a cederla per non sfinire la squadra. Dipenderà dalla gara. Le prossime due tappe saranno per velocisti, la quarta è lunga e si presta a fughe e imboscate. Martedì potrebbe essere il giorno giusto per lasciarla andare. Ma prima per un paio di giorni voglio godermela. 

La bocca era mascherata, ma gli occhi ridevano in modo inconfondibile: la rosa non era belga dal 2001 con Verbrugge
La bocca era mascherata, ma gli occhi ridevano in modo inconfondibile: la rosa non era belga dal 2001 con Verbrugge

Un chilo di muscoli

Il bilancio è importante e l’occhio si sofferma su un aspetto che non è sfuggito in queste ultime settimane. Evenepoel è molto tirato nella parte superiore del corpo, ma le gambe sembrano toniche e più potenti. In precedenti interviste si è parlato di 2 chili di massa magra in più.

«In realtà – precisa lui – sono più pesante di un chilo rispetto alla Vuelta, ma ho la stessa percentuale di grasso. Quindi significa che è tutto peso funzionale. E’ solo il mio metabolismo, ci siamo accorti che sono uscito dall’inverno con più muscoli che durante la stagione. Quindi sono ai minimi quanto a percentuale di grasso e non posso scendere oltre, perché significherebbe perdere muscolo. Per cui d’ora in avanti si tratterà di portare questo livello fino all’ultima settimana, ovviamente cercando di stare in piedi sulla bici e di non ammalarmi. Questo è l’obiettivo».

Strane ricorrenze

Sua moglie Oumi lo aspetta sui gradini, con il cappello da pescatore in testa, i jeans e il mazzo di fiori. La maglia rosa si allontana al piccolo trotto, specificando che se e quando perderà il primato, sarà contento di indossare nuovamente la sua maglia iridata.

Nel 1990 del precedente scudetto del Napoli, Gianni Bugno indossò la rosa il primo giorno nella crono di Bari e non la perse più. Remco dice che la lascerà andare ed è possibile. Gli sfugge forse il fatto che al posto della rosa, indosserà certamente la bianca. Potrebbe essere davvero un Giro in cui non vedremo mai la maglia iridata. Ma per ora non glielo diciamo…

Se Remco vola, Almeida guida gli altri uomini di classifica

06.05.2023
6 min
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ORTONA – Appena 19,6 chilometri di Giro d’Italia e la classifica è già più che assestata. “Colpa” di Remco Evenepoel che ha messo tutti in fila nella suggestiva crono da Fossacesia Marina ad Ortona, lungo la Ciclabile della Costa dei Trabocchi.

Tolto il campione della Soudal-Quick Step, andiamola a vedere questa classifica, almeno per quel che concerne i corridori che hanno messo nel mirino la maglia rosa. Belga in testa con 29” su Almeida, 40” su Geoghegan Hart, 43” su Roglic…

Dopo l’arrivo Roglic fila via. Si fermerà parecchie decine di metri dopo. Lo sloveno è 6° a 43″ da Evenepoel
Dopo l’arrivo Roglic fila via. Si fermerà parecchie decine di metri dopo. Lo sloveno è 6° a 43″ da Evenepoel

Roglic ottimista

E partiamo dallo “sconfitto di giornata”, Primoz Roglic. Oggi il corridore della Jumbo-Visma ha incassato un bel distacco.

Da come si era messa dopo il primo intermedio poteva essere peggio. Rispetto ai colleghi di classifica non si è fermato subito dopo l’arrivo. All’inizio credevamo perché fosse furioso, in realtà era per trovare un punto meno affollato e scongiurare eventuali contagi Covid, vista la situazione che ha vissuto la sua squadra nelle ultime ore con continui cambi di atleti.

E sì perché poi Primoz è stato disponibile. Chiaramente non sorrideva. Si aspettava di più. Ad una veloce analisi della sua prova, Roglic forse ha un po’ sbagliato partenza e magari cadenza (un po’ troppo bassa, almeno vista da fuori) ma nel finale in salita è stato più veloce di Evenepoel di un secondo.

Non che sia questo a fare la differenza, ma tale dato ci dice di un atleta che non era alla frutta, che non è andato alla deriva. Ed è questo quello di buono che deve prendersi.

«E’ stata una crono più difficile di quel che mi aspettassi – ha detto Roglic – ma ormai è andata. Le gambe erano buone e sono ottimista per i prossimi giorni. Ho cercato di fare del mio meglio».

Poi prima di andare mentre da un balcone gli urlano «Bravo Primoz» e lui contraccambia con un saluto, si volta e aggiunge: «E poi mancano ancora venti tappe!».

Solo Ganna e Remco hanno fatto meglio di Almeida. Il portoghese è 3° a 29″ da Evenepoel
Solo Ganna e Remco hanno fatto meglio di Almeida. Il portoghese è 3° a 29″ da Evenepoel

Che Almeida!

Chi è andato benone è Joao Almeida. Tutti si aspettavano il duello Remco-Primoz e invece il primo uomo di classifica alle spalle del belga è il portoghese della UAE Emirates.

«Siamo molto contenti della prova di Joao e della squadra – racconta un sorridente Baldato – La possibilità di avere McNulty partito poco prima, ci ha aiutato molto per definire il passo di Almeida. Questo ci ha aiutato a verificare le medie ipotizzate e a stare su certi tempi e certi wattaggi. E poi avevamo la certezza che le soluzioni tecniche erano quelle giuste».

E il passo è stato buono. Baldato dice che dopo i primi due chilometri lo hanno dovuto calmare un po’. Joao infatti era partito sin troppo forte. Poi si è assestato e nel tratto finale in salita è stato 4” più rapido di Evenepoel.

«Un dato molto buono – spiega Baldato – per me ha influito anche il fatto che Almeida avesse Caruso nel mirino. E’ stato uno stimolo in più, un riferimento. Ma in ogni caso servivano le gambe».

E Joao le aveva. Una cosa che ci ha colpito è che tra i tanti arrivati della classifica, Joao ci è parso il più fresco, il più presente. Insomma, il portoghese esce da Ortona tra i super promossi.

E così la UAE che proprio con McNulty e Vine si è mostrata competitiva, segno che il miglioramento sui materiali è stato tangibile. Durante l’inverno ci hanno lavorato moltissimo.

Non la miglior giornata per Caruso e i suoi compagni. Damiano è 31° a 1’28” dal belga
Non la miglior giornata per Caruso e i suoi compagni. Damiano è 31° a 1’28” dal belga

Caruso e Haig non ridono

E i bocciati sono i Bahrain-Victorious. Pellizotti dice che tutto sommato i distacchi erano nella media, più o meno quelli ipotizzati. Anche se ammette che Remco è andato molto forte.

L’immagine di Caruso ripreso proprio sull’arrivo non è bella, però è anche vero che Damiano esce alla distanza.

Non bene neanche Jack Haig. L’australiano addirittura ha incassato 1’36”, 8″ in più del siciliano. Buitrago è andato oltre i due minuti, 2’02” per la precisione. Ma lui era il meno cronoman e in qualche modo era pronosticato un distacco così importante. La Bahrain però è squadra solida e con direttori sportivi validi. Pelizzotti, Volpi e Stangelj sapranno come sostenere i loro ragazzi già da questa sera.

Geoghegan Hart è stato autore di una prova corposa: 4° a 40″ da Remco (foto Instagram)
Geoghegan Hart è stato autore di una prova corposa: 4° a 40″ da Remco (foto Instagram)

Tao c’è…

Con 40” di distacco da Evenepoel troviamo Tao Geogehgan Hart. L’inglese della Ineos Grenadiers, è arrivato quarto. Il suo diesse Tosatto già da questo inverno ci ha detto il re del Giro 2020 sarebbe tornato al vertice. Per ora è lì. E anche il compagno Geraint Thomas si è difeso benone.

«Oggi era importante non perdere troppi secondi – ha commentato l’altro direttore sportivo, Cioni – sia lui che Thomas sono andati bene direi. Non è male come inizio. Se mi aspettavo un Remco così? No, sinceramente pensavo fosse un pochino più vicino. Si sa che lui quando va… vola.

«Spero sia stato in una giornata super. Ma essere a tutta adesso potrebbe essere uno svantaggio nell’ultima settimana. Come si dice in questi casi: il Giro è lungo. Poi se dovesse portare la maglia fino a Roma… chapeau».

Vlasov sui rulli dopo la sua crono. Il russo è abbastanza soddisfatto. E’ 10° in classifica a 55″ da Evenepoel
Vlasov sui rulli dopo la sua crono. Il russo è abbastanza soddisfatto. E’ 10° in classifica a 55″ da Evenepoel

Vlasov intelligente

Chi ha fatto una buona cronometro nel complesso è Aleksandr Vlasov. Il corridore della Bora-Hansgrohe ha chiuso al decimo posto a 55” da Evenepoel e al pari di Thomas. Mentre fa defaticamento sui rulli con grande serenità ci dice che è soddisfatto della sua crono. Gli mostriamo la classifica sullo smartphone e commenta: «Non male, no? Le gambe erano buone».

La crono del russo è stata particolare. Lui, il meno cronoman tra i primi, è stato più bravo in pianura che in salita. Ma è stata una scelta tecnico-tattica voluta. 

«Abbiamo dato più importanza alla parte in pianura – ha detto Gasparotto – perché è lì che si poteva perdere molto. Per questo Alex è partito con una ruota anteriore molto alta (da 100 mm, ndr) e un passo volutamente sostenuto per la pianura. In salita si trattava di fare uno sforzo più breve. In più lì la velocità era più bassa e si perdeva meno.

«Remco tra il primo e il secondo intermedio ha fatto oltre 58 di media, quindi è andato sempre sui 61-62 all’ora. Se in quel segmento Vlasov va a 54-55 perde molto. Molto più che in salita».

«E poi Remco non va guardato. Almeno per le prime dieci tappe. Perché le prime dieci? Perché al Catalunya ha mostrato che in questo lasso di tempo esprime sempre gli stessi wattaggi, pertanto è inattaccabile. Poi si può vedere. Non è detto che faccia la stessa cosa alla terza settimana.

«Che poi se letta al contrario era la grande forza di Nibali. Lo Squalo nelle ultime tappe esprimeva gli stessi wattaggi delle prime, mentre gli altri calavano».

Intermarché-Circus sceglie Deda per le crono

06.05.2023
7 min
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CAMPAGNOLA CREMASCA – Deda è al fianco del Team Intermarché-Circus-Wanty, una collaborazione tecnica che prende forma grazie alla fornitura iniziale per le bici da cronometro. La particolarità non è esclusivamente legata alla partnership tecnica, ma al fatto che sia stata la squadra belga a contattare l’azienda lombarda.

Un’azienda storica del ciclismo mondiale
Un’azienda storica del ciclismo mondiale

Siamo stati nel quartier generale di Deda, per capire meglio come nasce e cosa si cela dietro il rapporto tra una grande azienda e un team WorldTour. Hanno risposto ai nostri quesiti, Fabio Guerini, Davide Guntri e Fausto Parodi, rispettivamente responsabile marketing, responsabile delle relazioni tra Deda e le squadre pro’ e ingegnere capo.

Come nasce la collaborazione con il Team Intermarché-Circus-Wanty?

Sono stati loro a contattarci – risponde Guerini – un passaggio del tutto particolare e non scontato in un mondo che associa le forniture tecniche alle sponsorizzazioni e contratti. Il primo incontro con lo staff tecnico del team c’è stato in occasione della partenza del Tour de France 2022 a Copenhagen.

Le torri e le prolunghe sulla bici da crono di Girmay (foto Deda)
Le torri e le prolunghe sulla bici da crono di Girmay (foto Deda)
C’è stata una richiesta specifica, oppure il primo approccio è stato una sorta di 360°?

Il focus principale ha riguardato il materiale da montare sulle bici da cronometro. Il responsabile dell’area tecnica del team – continua Guerini – si è concentrato sul fatto che avevano bisogno di un partner forte nel segmento crono. Abbiamo fornito subito alcune estensioni Deda Jet2 che sono state montate sulle bici – afferma Guntri – e valutate da loro con i test in galleria del vento. I risultati sono stati eccellenti.

Quindi per voi potrebbe essere un team da sfruttare come ricerca e sviluppo per il futuro?

Sì certo. In questo è da considerare la massima apertura e disponibilità del team stesso – argomenta Guerini – che non solo è un veicolo di promozione per Deda, ma ha anche dei margini tecnici di sviluppo che sono enormi e altrettanti legati alla crescita in termini di risultati.

Il materiale per le crono e c’è la nuova Lenticolare

Davide Guntri: «Per ora rimaniamo nell’ambito crono, con la fornitura delle nuova lenticolare Deda Hero DB e le prolunghe Jet2. Le protesi sono un prodotto sviluppato di recente, ma che al momento della prima fornitura era già presente nel nostro portfolio, mentre la ruota lenticolare fa il suo debutto proprio con Intermarché. Nessuno ci vieta di pensare a forniture di altri componenti per eventuali test, ma dipende anche dalla disponibilità del team. Qui è da considerare una valutazione tecnica legata alle loro bici convenzionali, che adottano ruote loro, le NewMen che rientrano nel pacchetto Cube, come il manubrio integrato. Vedremo, ma per ora si parla solo di crono».

Si parla prima fornitura, di cosa si tratta?

La ruota lenticolare Hero DB da 1.070 grammi – ci dice l’ingegnere Fausto Parodi – con tutta probabilità è una delle più leggere della categoria. La prima volta che è stata usata dai corridori ha sorpreso per scorrevolezza, efficienza e peso ridotto. Ne abbiamo mandate 13 come primo slot, ne stiamo spedendo altre e 90 protesi Jet2. Queste ultime non sono state modificate perché rispondevano agli ultimi requisiti imposti dall’UCI, l’unica variazione che abbiamo fatto è stata la piastra in alluminio CNC di alloggio per il manubrio Cube. La maggior parte degli atleti utilizzerà quelle in taglia media da 370 millimetri.

Tecnicamente, conosciamo già le prolunghe, ma invece la nuova lenticolare?

E’ tutta in carbonio – ci spiega Parodi – ad eccezione del mozzo in alluminio, con un corpo centrale lavorato, scavato ed alleggerito. E’ una ruota lenticolare asimmetrica. La costruzione della nuova Deda Hero prevede tre pezzi. La due pannellature laterali in carbonio unidirezionale, applicate al cerchio che è tubeless e non prevede l’inserimento del tape. Il canale è naturalmente chiuso con il carbonio. La valvola rimane coperta da uno sportellino laterale, che è stato leggermente modificato, rispetto alla versione iniziale, proprio grazie ad alcuni feedback che sono arrivati dalla squadra. Il mozzo ha il meccanismo d’ingaggio con la ruota dentata e le tre palette montate sul perno centrale. I cuscinetti sono sigillati.

La tendenza delle appendici in taglia media

Davide Guntri: «Anche grazie all nuove regole imposte dall’UCI, relative alle misure e proporzioni, c’è la tendenza di allungare il corridore sulla bicicletta da cronometro. Al tempo stesso lo stesso atleta viene lasciato alto sugli appoggi del manubrio, in modo che non venga schiacciato il ventre ed il muscolo del diaframma. Ecco che le protesi leggermente più lunghe offrono dei vantaggi, ma senza sacrificare la forza che molti corridori esprimono arpionando le protesi durante il massimo sforzo. In parallelo è da considerare una statura media del corridore che è sempre maggiore».

Prosegue incessante lo studio dell’ergonomia legata ai manubri
Prosegue incessante lo studio dell’ergonomia legata ai manubri
Da parte vostra, quanto tempo e’ necessario per sviluppare un nuovo prodotto?

Dipende dalla categoria del prodotto e dal focus del componente stesso. Possiamo ideare un componente e darlo ai pro da testare – ci racconta Parodi – ma se viene usato in gara, questo componente deve rientrare nella produzione standard e nel listino; è una regola UCI. Paradossalmente una ruota è più semplice da sviluppare, ma sono comunque necessari almeno 6 mesi per la validazione del progetto. Come minimo un anno, dalla prima bozza alla sua presenza nel catalogo. Per fare un buon manubrio le complicanze sono maggiori e diverse. Sono necessari almeno 3-4 mesi per il solo disegno. Sotto questo punto di vista, qualcosa è migliorato nelle ultime stagioni, da quando si utilizza la macchina 3D.

Fino alla fine del 2022, Deda è stata al fianco anche di Pogacar
Fino alla fine del 2022, Deda è stata al fianco anche di Pogacar
Quindi avere la possibilità di “sfruttare” un Team World Tour non è cosa da poco!

Per noi è fondamentale – argomenta Guerini – perché oltre agli stress test da condurre sul campo, si ha l’opportunità quotidiana di interfacciarsi con professionisti di livello altissimo, che forniscono dei riscontri e idee continue.

Nella stanza dei “giocattoli”, la storia dei manubri e qualche chicca
Nella stanza dei “giocattoli”, la storia dei manubri e qualche chicca
Ma quanto costa sviluppare e produrre un componente?

Anche in questo caso le variabili in gioco sono diverse – rispondono Guerini e Parodi – e la categorizzazione del componente è una di queste. Indicativamente si può considerare un proporzione di 1/100, rispetto al prezzo di listino proposto all’utilizzatore. Disegnare, sviluppare e testare, produrre e promuovere un prodotto è un meccanismo molto costoso al giorno d’oggi.