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Dalla paura alla vittoria, stavolta spunta Jakobsen

24.01.2023
5 min
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Seconda volata alla Vuelta a San Juan e questa volta vince Jakobsen che batte Gaviria. Sono partiti da Valle Fertil e sono arrivati a Jachal dopo 201,1 chilometri, attraverso lande spelacchiate, senza un alito di vento né segnale per i cellulari. Giusto a un certo punto, presso un gruppo sparuto di case, un cartello avvisava che lì si poteva telefonare. Fuga ripresa e poi arrivo in volata.

Vanno così forte che quando passano sull’arrivo non osano neppure alzare le braccia dal manubrio e vanno a fermarsi in fondo alla strada, dove l’asfalto finisce e i massaggiatori li aspettano. Rispetto alle facce rabbiose di ieri, il finale ha ben altro sapore. Solo Jakobsen ha esultato, staccando appena il pugno.

«Ieri ho avuto paura – dice – non volevo cadere. Siamo solo all’inizio di stagione, ma ci sono nove squadre WorldTour e tutti gli sprinter migliori. Andiamo velocissimi, siamo ai livelli di un Tour de France».

Riunione nella notte

Ride Fabio, che si sta riprendendo quel che la caduta del Polonia stava per portargli via. E forse per questo ieri dopo la tappa nella sua squadra erano tutti furibondi. Al punto da pretendere giustizia e correttivi.

«Ieri il finale era molto pericoloso – racconta – per questo la notte scorsa abbiamo parlato con gli organizzatori e ci hanno promesso che oggi sarebbe stato meglio e così è stato. Non ci sono ricette particolari per avere più sicurezza.

«Sarebbe bello che non ci fossero persone nel percorso su cui corriamo, mentre ieri addirittura lo attraversavano. Il gruppo è qualcosa di strano che passa sulle strade ad alta velocità, abbiamo bisogno di poliziotti e transenne che ci guidino. Ieri ho scelto il lato più sicuro per non cadere, ma ho sbagliato strada e perso Lampaert e Morkov. Non volevo cadere, siamo qui per preparare la stagione e vorrei riportare la pelle a casa».

Un treno fantastico

Lo disse a Popsaland, nel corso della presentazione della Soudal-Quick Step: se riesco a lanciarmi nel modo giusto, sono l’uomo più veloce del mondo. E oggi in qualche modo ne ha offerto la prova, anche se Gaviria alle sue spalle è parso in crescita.

«Il nostro treno – spiega l’olandese campione d’Europa – ha iniziato a lavorare al chilometro zero, con Jan Hirt e Pieter Serry che ha fatto la maggior parte del lavoro, tenendo la fuga sotto controllo. E’ una fortuna avere al mio fianco gente così esperta. Poi Remco è passato davanti ai 3 chilometri dall’arrivo ed è stato un onore vedere la maglia iridata sacrificarsi per me. Ha una classe immensa. Ha portato da solo Lampaert e Morkov al finale e quei due sono la combinazione migliore, perché mi hanno lanciato con la velocità giusta. Quando le cose vanno così diventa tutto facile, un po’ meno che dirlo (ride, ndr). Io avevo buone gambe e ho fatto il resto».

A chi si chiede come mai in quella squadra si vinca così tanto in volata, basterà rileggere i nomi e il palmares dei corridori impegnati in questo piccolo sprint argentino.

Morkov e Lampaert hanno pilotato e lanciato Jakobsen nell’ultimo chilometro
Morkov e Lampaert hanno pilotato e lanciato Jakobsen nell’ultimo chilometro

Gaviria di ritorno

Si diceva di Gaviria, che è motivato, magro, sorridente, leggero di spirito e già perfettamente a suo agio con la nuova bicicletta.

«Sono contento per il rendimento della squadra – dice il colombiano – che si è messa a mia disposizione. Stiamo vivendo un cambiamento, a partire da Unzue. Non ho chiaramente un treno a mia disposizione, ma oggi tutti hanno lavorato sodo per prendere la fuga e questo per me è stato importante, perché mi ha fatto sentire la loro fiducia.

«E’ stato uno sprint complicato, ma credo di aver preso la posizione più conveniente. E’ stata una volata veloce, ma non è stata la mia migliore degli ultimi due anni. Se lo fosse stata, avrei vinto…».

Dopo l’arrivo, parlando con Amadio, Fernando raccontava la volata e il suo sorriso lasciava capire che le sensazioni giuste siano ormai sulla via del ritorno.

Alle spalle del podio, Gaviria spiega ad Amadio le dinamiche del finale
Alle spalle del podio, Gaviria spiega ad Amadio le dinamiche del finale

Ogni vittoria è grande

Jakobsen sorride, la paura di ieri è svanita: la vittoria è un balsamo benefico. La maglia di campione europeo rischiara la penombra del tendone sotto cui si svolge la conferenza stampa.

«Mi piace pedalare – dice – mi piace correre. E’ il lavoro dei miei sogni. Due anni fa in quella caduta ho rischiato di perdere tutto e quello che ho vissuto non lo auguro a nessuno. E’ bello essere qui, fare sprint è quel che mi riesce meglio. Ogni volta che vinco dopo quella caduta, per me è qualcosa di speciale».

La tappa è finita, la gente non accenna a sfollare, in questa provincia argentina che si specchia quasi nel Cile. Oltre le Ande che riempiono l’orizzonte, c’è il mare. E’ bello pensare che là in cima, da qualche parte, ci sia un condor che getta lo sguardo verso il Pacifico.