Masciarelli e la pericardite scoperta grazie all’incidente

16.05.2023
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«Sono uscito a fare allenamento – racconta Masciarelli, in apertura col padre Andrea – con Giulio (Ciccone, ndr) e con un gruppo di ragazzi. Quando siamo arrivati vicino alla Tiburtina, ci siamo immessi in una rotonda. C’era una macchina ferma e appena siamo passati è ripartita e noi l’abbiamo presa. Sono caduto e ho battuto il braccio. Ho chiamato l’ambulanza perché mi faceva male. E alla fine mi tocca dire: per fortuna che ho avuto l’incidente, altrimenti mi sarei fatto male in modo diverso e più grave…».

Il cuore dei corridori veri non fa lo stesso lavoro del nostro. Il Covid ma anche una semplice influenza sono una minaccia concreta. Ci sono atleti che hanno smesso di correre dopo una febbre non curata, Ulissi probabilmente per motivi analoghi ha dovuto subire un intervento. In questi giorni, i social e i bar traboccano di facili commenti spesso superficiali sul ritiro di Evenepoel dal Giro, sbagliato probabilmente nei modi ma non nella sostanza. Questa allora è la storia, a suo modo emblematica, di quello che è successo ieri a Lorenzo Masciarelli, abruzzese del Team Colpack, rientrato quest’anno in Italia dopo l’esperienza di ciclismo e vita in Belgio.

L’incidente che ha coinvolto Masciarelli e Ciccone si è verificato in questa rotonda fra Chieti e Pescara
L’incidente che ha coinvolto Masciarelli e Ciccone si è verificato in questa rotonda fra Chieti e Pescara
Che cosa è successo dopo l’incidente?

Abbiamo chiamato l’ambulanza e sono andato in ospedale per farmi controllare il braccio, perché mi faceva male. Appena arrivato, dato che c’era stato un trauma da impatto, mi hanno fatto un elettrocardiogramma e hanno visto che qualcosa non tornava. Poi sono andato a fare la TAC e francamente al cuore non ho più pensato. Venivo da due ore e mezza di allenamento spinto, ho pensato che fosse un po’ affaticato. Le solite cose che succedono anche quando fai la prova da sforzo e ti dicono che sei un po’ stanco.

Per il resto, a parte la botta, stavi bene?

Ero stato male nei giorni precedenti. Avevo un po’ di tosse e di catarro, facevo fatica a respirare. La settimana prima avevo fatto un tampone ed era negativo. Un altro me l’hanno fatto in ospedale ed era negativo, perciò pensavo a un’influenza, tanto che stavo facendo anche l’aerosol. L’unica cosa era la tosse e il fatto che all’inizio mi bruciasse un po’ il petto, infatti in bici non andavo benissimo. Comunque hanno fatto altri esami e hanno visto c’era una leggera bronchite, quasi polmonite, però proprio una macchia piccola. Si vedeva che stava svanendo, però ugualmente hanno voluto ripetere l’elettrocardiogramma.

Lorenzo Masciarelli è stato trasportato in ambulanza all’ospedale di Chieti
Lorenzo Masciarelli è stato trasportato in ambulanza all’ospedale di Chieti
E cosa è venuto fuori?

Mi hanno mandato dal cardiologo per una visita più approfondita, perché hanno riscontrato che il battito non era regolare, c’era qualcosa che non andava. Dalle analisi del sangue avevano visto che avevo la troponina leggermente più alta del normale (è una delle spie di possibili problemi al carico del miocardio o del pericardio, ndr) e quando il cardiologo mi ha visitato, ha visto che c’è un’infiammazione del pericardio. Mi ha detto che è leggera, ma devo rimanere in ospedale per accertamenti. Nel frattempo ho finito di fare altri accertamenti e nel frattempo mi hanno di fatto tre analisi del sangue.

Cosa cercavano?

Hanno controllato la variazione dei parametri e visto che la troponina non si era ancora abbassata, nonostante avessero iniziato a darmi un antinfiammatorio. Mi hanno fatto la coronarografia, cioè hanno inserito un catetere nell’arteria del braccio per vedere se ci fossero lesioni sulle arterie che portano sangue al cuore, per capire se il problema fosse dovuto all’impatto o piuttosto al fatto che stavo male e allenandomi ugualmente era arrivata l’infiammazione.

La pericardite è un’infiammazione del pericardio, la sottile membrana che fascia il cuore (foto La Nurse)
La pericardite è un’infiammazione del pericardio, la sottile membrana che fascia il cuore (foto La Nurse)
Come è andata?

Per fortuna dalla coronarografia non è risultato niente, poi ho rifatto l’ECG da cui si è visto che il cuore sta bene. Rimangono alti i valori della troponina che indicano la leggera infiammazione del pericardio. Per cui adesso dovrò fare un po’ di riposo, perché l’infiammazione è dovuta al fatto che ho continuato ad allenarmi forte nonostante avessi questa influenza addosso. Non si è capito se ci sia di mezzo il Covid, i tamponi sono stati negativi, ma non so se per esempio l’ho avuto nelle settimane precedenti.

Non avevi avuto segni che lo facessero pensare?

Ero stato fermo 2-3 giorni per una caduta nella corsa di Roccastrada, con un piccolo strappo dietro la spalla. Quando poi ho ricominciato mi sembrava strano che avessi perso così tanto in bici, perché mi sentivo un po’ affannato. La tosse persisteva e globalmente non mi sentivo granché. Quando poi è venuto fuori che c’è questa infiammazione, ho collegato anche il fatto che dopo le salite avevo sempre l’affanno e forse dipendeva dall’infiammazione al cuore e da un principio di sinusite.

Se non avessi avuto l’incidente e avessi continuato per altre tre ore e poi anche nei giorni successivi, ti hanno detto cosa avresti rischiato?

Mi hanno detto che rischiavo forte, che se non me ne fossi accorto e magari avessi continuato ad allenarmi e correre, non sarebbe stato piacevole. Il cuore sarebbe peggiorato, l’infiammazione che ora è leggera sarebbe peggiorata e avrei rischiato anche di dover smettere di correre. Così invece con due settimane di recupero, dovrei tornare a posto. C’è gente come Garofoli che è stata ferma per mesi e altri che hanno dovuto smettere di correre per problemi cardiaci (corridori che hanno smesso di correre per miocarditi ci sono sempre stati, anche prima del Covid, ndr).

In azione al Palio del Recioto, Masciarelli corre con la Colpack da quest’anno (photors.it)
In azione al Palio del Recioto, Masciarelli corre con la Colpack da quest’anno (photors.it)
Alla fine bisognerà ringraziare la sorte per l’incidente in quella rotatoria?

Probabilmente sì. E poi bisogna ringraziare i medici dell’ospedale di Chieti, che sono stati bravissimi a farmi tutti quegli esami.

Per quanto tempo ancora dovrai restare in ospedale?

Fino a venerdì, per fare la risonanza magnetica al cuore. Adesso sono collegato a un holter per registrare i battiti e in base a quello vedranno se posso tornare a casa o converrà aspettare qui fino a venerdì.

Frigo, il diario del mio primo Giro d’Italia. I sospiri del via

16.05.2023
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BOLOGNA – Marco Frigo è al primo Giro d’Italia. E il primo Giro è come il primo amore: non si scorda mai. Altre sensazioni, altre emozioni. E’ un punto di arrivo e di partenza. Per un bambino che pedala, specie se italiano, è (quasi) tutto.

In queste tre settimane, con il corridore della Israel-PremierTech faremo una sorta di diario del suo Giro. Il racconto di quel che vive, pensa e fa Marco durante la corsa rosa.

E di cose ce ne sono da raccontare. Basterebbe dire che Frigo è in camera con Domenico Pozzovivo… per il più classico del “vecchio e giovane”.

Marco Frigo (classe 2000) nei suoi primi chilometri in assoluto al Giro a Fossacesia. Ottima posizione per lui
Marco Frigo (classe 2000) nei suoi primi chilometri in assoluto al Giro a Fossacesia. Ottima posizione per lui

Due respiri e si parte

E come ogni diario che si rispetti, partiamo dall’inizio, anzi dalla vigilia.
«E’ stata tranquilla – attacca Frigo – abbiamo fatto la ricognizione della crono e lì ho cominciato a vivere veramente l’aria del Giro. Siamo arrivati alla partenza e stavano ancora allestendo tutto. Questo mi ha fatto concentrare, perché comunque volevo fare una buona cronometro. Era la prima crono al mio primo Giro, non potevo non farla a tutta».

La notte Frigo la passa sereno. Finalmente tranquillo e ammette che ultimamente non ha più “problemi di farfalle nello stomaco”, testuali parole. Ma quando sale sulla rampa il giorno dopo…

«Quello è stato il momento più emozionante. Sulla rampa ho avuto cinque secondi di brividi. E’ stato un sentimento di orgoglio per tutto l’impegno profuso in tanti anni per arrivare ad essere professionista. Ero un pro’ che faceva il Giro. In più mettici questa atmosfera così “luccicosa”… Però poi ho fatto due respiri profondi e appena sono partito sono stato atleta al 100 per cento. Ho seguito il passo che i tecnici mi avevano programmato».

Nel giorno di riposo, Frigo scherza sul sassolino nella scarpa che gli è capitato a Napoli (foto @noa_toledo_arnonphoto)
Nel giorno di riposo, Frigo scherza sul sassolino nella scarpa che gli è capitato a Napoli (foto @noa_toledo_arnonphoto)

Prime tappe e un sassolino

Dopo Ortona sono iniziate le tappe e la loro routine: corsa, mangiare, dormire… E tutto sommato visto l’andamento tattico di questo Giro, Frigo ha vissuto un approccio soft.

«Un po’ più di stress c’è stato la sera di Campo Imperatore: frazione lunga, il trasferimento prima in funivia, poi il viaggio in bus. Siamo arrivati molto tardi in hotel. Giusto il tempo di cenare e dopo venti minuti ero a letto. E a me piace fare le cose con calma.

«A livello di corsa invece, in questa prima settimana lo stress maggiore c’è stato nella tappa di Napoli. Non saprei dire un vero perché, ma siamo partiti forte, nelle discese siamo andati a tutta e lo stesso nel finale siamo andati forte – purtroppo – e abbiamo ripreso Clarke. In più avevo un sassolino nella scarpa.

«Avevamo iniziato già ad accelerare nelle prime fasi e sentivo questo fastidioso sassolino. Ogni tanto si muoveva, ma non c’è stato un momento per togliere la scarpa e farlo uscire. Questo fa capire che quella tappa è stata la più ostica sin qui».

Prima settimana filata via bene per il veneto. Marco vuole fare esperienza e puntare un giorno sulle corse a tappe
Prima settimana filata via bene per il veneto. Marco vuole fare esperienza e puntare un giorno sulle corse a tappe

La gamba c’è

Tutto sommato Frigo ha passato una buona prima settimana. Racconta che il poco stress nelle prime frazioni lo ha introdotto per gradi nel clima del Giro e che qualche energia magari si è anche risparmiata. 

«Alla fine – va avanti il veneto – sono arrivato bene al primo giorno di riposo. Non lo bramavo a tutti i costi. Per me ci sarebbe potuta essere anche un’altra tappa oggi (ieri per chi legge, ndr). Forse anche perché la seconda crono l’ho affrontata in modo diverso. Con i tecnici è stato deciso di non farla a tutta, ma di andare secondo le sensazioni. Pensate che nei primi 7 chilometri neanche ho guardato il potenziometro. Ho preso un passo e poi ho capito che lo avrei potuto tenere fino a Cesena».

L’incontro con Frigo nel giorno di riposo a San Giovanni in Persiceto (Bologna)
L’incontro con Frigo nel giorno di riposo a San Giovanni in Persiceto (Bologna)

Il coinquilino Pozzovivo

«Col “Pozzo” – racconta Frigo – mi sto trovando davvero bene. Il mio obiettivo è quello di essere quanto più “spugna” possibile. Cercare di rubare da lui ogni piccolo particolare. Di fatto è un mese, dal Tour of the Alps, che siamo insieme. 

«Ho trovato una persona umile, educata e disposta ad aiutare – racconta Frigo – abbiamo instaurato un bel rapporto. Parliamo non solo di ciclismo. Lui è appassionato di politica ed è un’enciclopedia un po’ su tutto.

«Vi dico questa. Pochi chilometri dopo il via della prima tappa in linea, dopo una curva a sinistra siamo capitati in un vigneto e mi fa: “Guarda Marco, quel vitigno è… (non ricordo il nome) e dà un bianco molto pregiato che è ottimo col pesce”.

«Oppure quando mi ha detto della sua vittoria a Lago Laceno. Tra virgolette aveva dichiarato di volerla vincere. Domenico aveva detto ai suoi tifosi che avrebbe attaccato su quel tornante e poi su quel tornante ha attaccato veramente».

Tra le altre cose che Pozzovivo insegna e che Frigo apprende ci sono le previsioni meteo. Marco ha parlato addirittura di interpolazioni. Anche Frigo è un cervellone. E’ iscritto a ingegneria. E un paio di volte lui e Domenico si sono ritrovati a discutere di scienza. Erano su posizioni contrapposte e ne è nato un bel dibattito. Il Giro d’Italia è anche questo…

«Però qualche domanda me la fa anche lui. Per esempio sull’utilizzo di alcuni social o sull’utilizzo della tecnologia. Lì vado forte!».

In gruppo Marco parla spesso con Zana, compagno di tante avventure tra gli U23
In gruppo Marco parla spesso con Zana, compagno di tante avventure tra gli U23

Si riparte

Un bel viaggio per Marco sin qui. Oggi si riparte. Marco sta bene, è motivato e inizia a pensare alle tappe più avanti. «Per ora – dice Frigo – è tutto okay, magari fra una settimana sarà diverso. Ma per ora mi godo la corsa e il gruppo».

Un gruppo diverso quello del Giro a quanto pare. Il modo di correre è differente rispetto ad una breve corsa a tappe o ad una classica e anche i movimenti del plotone di conseguenza ne risentono. Marco racconta di una Ineos-Grenadiers che vede muoversi come vera squadra, di Formolo e Bettiol che sono due bei chiacchieroni, delle conversazioni con Zana, con cui da under 23 ha condiviso parecchio in nazionale.

«Questa settimana – racconta Frigo – in gruppo si è parlato un po’ del meteo, ma anche delle partite di Champions League. Dopo il derby di andata, con Cimolai ci siamo fatti i complimenti per la vittoria della nostra Inter contro il Milan!».

Cos’è l’allenamento nutrizionale. Risponde Enervit

16.05.2023
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Mai come in questi ultime stagioni, l’alimentazione, l’integrazione e la nutrizione in genere (non solo per chi pratica sport) stanno cambiando e “l’allenamento nutrizionale” entra nel gergo comune.

Approfondiamo l’argomento con Elena Casiraghi, esperta in nutrizione sportiva dell’Equipe Enervit e autrice del suo blog SportEat. Con lei entriamo nello specifico dei carboidrati e del loro utilizzo, prendendo come riferimenti la nuova linea Enervit C2:1PRO e una delle granfondo di riferimento, la Nove Colli di Cesenatico.

Elena Casiraghi (foto Valentina Celeste)
Elena Casiraghi (foto Valentina Celeste)

Enervit C2:1 Pro e la Nove Colli

«Gli integratori Enervit C2:1PRO – spiega Casiraghi – rappresentano l’ultima frontiera della ricerca legata al sostegno energetico dell’atleta. Si tratta della prima linea completa di prodotti con formulazione unica a base di glucosio e fruttosio in rapporto 2:1, in grado di fornire numerosi vantaggi. Ovvero, massimo assorbimento di carboidrati per ora, fino a 90g/h, massima tollerabilità e digeribilità, praticità e varietà di formati per ogni esigenza, dolcezza contenuta. Sono prodotti ad altissima densità energetica, con formati innovativi, formulazioni brevettate e certificate Doping Free (Cologne List).

«Qui si spiega anche il nome di un pool di prodotti richiesti, sviluppati e testati con gli atleti professionisti – continua Elena Casiraghi – risultato della collaborazione con UAE Team Emirates, Trek-Segafredo ed FCI. Sono facili da usare e da modulare anche grazie ai loro formati che forniscono blocchi di carboidrati da 30 grammi».

I nuovi integratori Enervit C2:1PRO
I nuovi integratori Enervit C2:1PRO

La Nove Colli è una delle gran fondo amatoriali più partecipate e alcune sezioni del suo percorso, oltre ad essere una palestra di allenamento per diversi pro’, sono stati affrontati in varie occasioni dal Giro d’Italia. A prescindere dalla lunghezza del percorso, il tracciato della manifestazione romagnola è tecnicamente complicato da gestire ed il lungo, che passa i 200 chilometri, mette alla prova chiunque. Una strategia d’integrazione corretta e il giusto allenamento nutrizionale alle spalle possono fare la differenza, prima, durante, ma anche nell’ottica di un recupero ottimale.

Una corretta strategia d’integrazione può fare la differenza?

Parlare di strategia d’integrazione è corretto, ma lo è ancora di più trattare l’argomento dell’allenamento nutrizionale. Ogni sportivo, di qualsiasi livello dovrebbe mettere sullo stesso piano l’allenamento fisico al pari di quello dove il soggetto è l’alimentazione e l’integrazione. L’uscita in bici serve anche per allenare il nostro corpo ad alimentarsi, ad integrare e stimolare i trasportatori intestinali a lavorare durante lo sforzo.

IsoCarb solubile, uno dei suoi vantaggi è la modulabilità (foto Enervit)
IsoCarb solubile, uno dei suoi vantaggi è la modulabilità (foto Enervit)
Quindi l’allenamento ci serve anche per conoscere le individualità?

Sì, è così. Esistono delle linee guida scientifiche che sono utili a sviluppare/costruire un piano di integrazione personalizzato e a costituire la base di un corretto allenamento nutrizionale. Sappiamo che se ci alleniamo entro le due ore sono sufficienti 30 grammi di carboidrati ogni 60 minuti. Se invece passiamo la soglia delle due ore dobbiamo entrare nell’ottica di assumere più energia in corso di esercizio perché questo ci permette di preservare il più possibile le riserve dell’organismo.

Esiste un’indicazione di partenza?

L’indicazione per una durata uguale o maggiore è quella di assumere 60 grammi di carboidrati per ogni ora, a partire sin dalla prima ora. Gli atleti amatori esperti e i professionisti arrivano ad ingerire ed assimilare anche oltre i 90 grammi di carboidrati ogni 60 minuti, quando lo sforzo dura oltre le due ore. Ci si arriva per gradi. Ed è per questo che l’allenamento nutrizionale conta.

Il gel resta uno dei prodotti base dell’integrazione più moderna (foto Enervit)
Il gel resta uno dei prodotti base dell’integrazione più moderna (foto Enervit)
Un amatore riesce ad assimilare grandi quantità di carboidrati?

Ci sono diverse categorie di amatori. Se andiamo verso quelli evoluti, che si allenano molto, con livelli d’intensità elevati, in modo specifico e costante, per loro è fondamentale pensare ad una strategia d’integrazione con almeno 60 grammi di carboidrati ogni ora. E’ una quantità ben tollerata dal nostro organismo, che ci garantisce un’assimilazione lineare.

Se invece si vuole fare di più?

Se vogliamo andare oltre allora è indispensabile scegliere una miscela di carboidrati ben precisa: una non vale l’altra. Quelle 2:1 infatti permettono di massimizzare l’apporto di energia, ridurre il rischio di problemi addominali e hanno una più bassa dolcezza.

Dimensioni contenute e ottimo apporto di energia
Dimensioni contenute e ottimo apporto di energia
Cosa significa?

Prendiamo ad esempio la linea Enervit C2:1PRO. E’ una formula ottimale e brevettata, ottenuta grazie al glucosio, in forma di maltodestrine e fruttosio con il rapporto 2:1. Questo permette di sfruttare due trasportatori di zuccheri a livello intestinale anziché uno solo. Il fruttosio, infatti, possiede un trasportatore tutto suo. Abbinarlo in queste concentrazioni a uno zucchero come il glucosio permette di avere fino al 50% di energia in più nella stessa unità di tempo. Non solo…

Cosa?

Il rilascio di energia sarà immediato, ma al tempo stesso graduale nei minuti che seguono l’ingestione. In pratica: più energia e più a lungo, abbassando il rischio di stress intestinale.

La nuova linea C2:1 Pro non “interferisce” con gli altri prodotti
La nuova linea C2:1 Pro non “interferisce” con gli altri prodotti
Possiamo considerare questa categoria di prodotti Enervit adatta a tutti?

Certo! Gli integratori Enervit C2:1PRO sono adatti ai professionisti, a chi vuole migliorare e ha già una buona cognizione del training, ma anche al neofita che inizia. Sono modulabili e si combinano anche con le altre linee di integratori. Al tempo stesso hanno un’elevata densità energetica in poco spazio, pensando ad esempio che la formula solubile permette di inserire 90 grammi di carboidrati in una sola borraccia, con una dolcezza contenuta. I prodotti della linea Enervit C2:1PRO necessitano di periodi di adattamento, come d’altra parte tutti gli integratori di carboidrati per sportivi.

Uno sguardo alla Nove Colli. Ci puoi dare alcune dritte per gestire al meglio l’evento che vivremo sulla bici?

Partendo dal presupposto che la preparazione per una Nove Colli inizia molto tempo prima, sarebbe buona cosa aumentare l’apporto di carboidrati ai pasti a partire dal giovedì, mantenendo il piatto proteico ai pasti e diminuendo le verdure, se non addirittura eliminarle il giorno prima della gara. E’ fondamentale non ingolfare il nostro motore, mangiando troppo ed esagerando con quantitativi eccessivi di pasta e riso ai quali non siamo abituati.

Partenza Nove Colli 2018
Uno scorcio della partenza oceanica della Nove Colli
Partenza Nove Colli 2018
Uno scorcio della partenza oceanica della Nove Colli
A colazione e nelle prime fasi immediatamente successive allo start?

Anche per quanto concerne la colazione è importante non ingolfare lo stomaco e l’intero processo digestivo. Consideriamo che la prima colazione viene fatta molto presto, ad un orario poco consono alle abitudini di molti. La levataccia avviene dopo 5 ore e mezza o 6 ore dopo che siamo andati a letto, quindi il glicogeno epatico è stato lievemente intaccato. Non serve abbuffarsi! La colazione ci serve per carburare, per iniziare la giornata.

Quindi cosa conviene assumere?

Enervit Carbo Flow può essere un’ottima soluzione poiché in poco volume offre un’elevata disponibilità di energia e per di più di quella a lento rilascio. Risulta più importante alimentarsi ed integrare durante la pedalata ed iniziare sin dalla prima ora per preservare il glicogeno muscolare ed epatico. Può essere utile una gelatina Pre Sport 45-30 minuti prima della partenza, ma non bisogna improvvisare. In tutto questo gioca un ruolo primario l’idratazione ed è importante arrivare idratati in griglia.

Il recupero è fondamentale ed inizia dalla gara stessa (foto Fizza-Team UAE Emirates)
Il recupero è fondamentale ed inizia dalla gara stessa (foto Fizza-Team UAE Emirates)
E invece per il recupero?

In realtà la fase di recupero inizia quando siamo ancora in gara. Il giusto e costante apporto di carboidrati riduce la fase di ricostruzione e la rende qualitativamente migliore. E poi, dopo aver assunto una miscela per il recupero quanto prima come Enervit R2, è del tutto piacevole godersi gli alimenti che il territorio offre, senza eccedere. Dopo tutto, lo sport è anche piacere!

Capito l’errore del Gran Sasso, Petilli riaccende la sfida

16.05.2023
4 min
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Il riposo trascorre fra Modena e Reggio Emilia, in un giorno senza pioggia. Petilli finisce i massaggi alle 16,40, il pomeriggio è ancora lungo e c’è tutto il tempo per fare due chiacchiere. Il ricordo della resa sul Gran Sasso fa ancora male, ma i chilometri hanno iniziato a lenirlo e presto sarà il momento di riprovarci. Intanto però, quando ci ripensa, il lecchese si mangia le mani per non essersela giocata al meglio. Ha dato più di una volta la sensazione di poter staccare Bais e Vacek, invece alla fine ha dovuto inchinarsi ad entrambi. Terzo a 16 secondi, tutti accumulati in quegli ultimi 300 metri.

La fuga dei tre verso Campo Imperatore partita ai meno 211. All’inizio c’era anche Mulubrhan
La fuga dei tre verso Campo Imperatore partita ai meno 211. All’inizio c’era anche Mulubrhan
Hai recuperato?

Mi sto riprendendo. Se comunque sono arrivato a quel punto, ho l’obbligo di crederci ancora. Fino ai meno 5, più o meno, ero sicuro di vincere, forse anche troppo. L’errore più grosso che ho fatto è stato quello di essere troppo sicuro di me stesso.

Perché?

Ho voluto la fuga dal mattino, perché le possibilità di vincere contro i migliori erano davvero poche. D’altra parte era molto difficile che la fuga arrivasse con una tappa così lunga e soprattutto perché eravamo solamente in quattro. Poi ho visto che dietro lasciavano fare e ci ho creduto. Bais e Vacek li ho visti parecchio in difficoltà all’inizio della salita finale. Solo che invece di muovermi, mi sono messo ad aspettare gli ultimi chilometri, che erano quelli più duri, per provare a fare la differenza. Li ho sottovalutati e nel finale l’ho pagata.

Hai lanciato tu la volata…

Sinceramente, quando siamo arrivati alla volata mi sentivo già sconfitto. La svolta secondo me c’è stata ai meno 5, quando è iniziato il pezzo più duro e ho provato ad attaccare. E’ stato un attacco deciso, infatti Vacek si è staccato subito, solo che mi ha sorpreso Bais, che mi è rimasto attaccato a ruota. A quel punto per provare a staccarlo ho accelerato, ma il vento contrario così forte mi ha ammazzato, mi ha spezzato le gambe. E da lì ho iniziato a soffrire…

Petilli si è sentito a lungo più forte di Vacek e di Bais, ma forse ha giocato male le sue carte
Petilli si è sentito a lungo più forte di Vacek e di Bais, ma forse ha giocato male le sue carte
Quindi il vento c’era effettivamente?

C’era davvero. Infatti vedendo com’è andata la corsa dietro, col senno di poi mi sono spiegato perché non sia riuscito a fare la differenza. Potevo gestirla un po’ meglio, non recrimino come ho corso, però potevo provare un’altra tattica, prendendomi qualche rischio in più lontano dall’arrivo. Quando a inizio salita ho visto che erano in difficoltà nel darmi i cambi, avevo quasi pensato di attaccare. Provare ad andare da solo, visto che avevamo tanto vantaggio. Invece ho avuto paura di saltare o che comunque da dietro mi avrebbero ripreso. E così, pur non essendo veloce, mi sono rassegnato allo sprint. L’idea era provare ad arrivare da solo, ma loro sono stati migliori.

Era prevedibile che il gruppo non venisse a prendervi?

Al mattino non me l’aspettavo, la tappa era facile da controllare proprio grazie al vento. Invece c’è stato un tentennamento tattico. La DSM voleva solamente tenere la maglia rosa e tra Soudal e Jumbo nessuno ha voluto prendersi la responsabilità di tirare, col rischio che magari vincessero gli altri. In tante corse ho sempre attaccato al primo arrivo in salita, perché nessuno ha la certezza di vincere e quindi non sempre una squadra si prende la responsabilità piena di fare la corsa.

Come è stato rialzarsi dalla sconfitta?

Il giorno dopo sono stato a testa bassa (sorride, ndr), perché la tappa di Fossombrone non è stata semplice e ho sofferto un po’. Però sono riuscito ad arrivare senza problemi, quindi c’è stata la cronometro che ho usato ancora per recuperare. Il giorno di riposo è stato molto utile. Si resetta come ho sempre fatto, scacciando il rammarico, visto che non ci si può fare più niente.

La crono è stata un altro momento di recupero: ora l’obiettivo di Petilli sono le grandi salite
La crono è stata un altro momento di recupero: ora l’obiettivo di Petilli sono le grandi salite
Il Giro riparte senza Evenepoel. Come vivete questo ritorno di Covid?

Sta mettendo un po’ di stress. Era passato tutto, sembrava che ormai fosse un brutto ricordo, invece ecco tante positività e tanti abbandoni. Ovviamente la prima cosa è stata riprendere tutte le precauzioni possibili, cioè igienizzarsi le mani quando si è in mezzo a tanta gente, indossare la mascherina e quelle piccole attenzioni che potrebbero aiutare. Per il resto, purtroppo non ci si può fare nulla. Questo virus è più contagioso delle vecchie influenze e così bisogna avere qualche precauzione.

Il fatto di fermare il corridore positivo dipende solo dalla valutazione del medico?

Sì, decide il dottore. Secondo me in qualsiasi ambito la salute viene prima di tutto, quindi anche se per regolamento un corridore potrebbe continuare, se il medico dice di no per la sua salute la prima cosa è fermarsi. Giri d’Italia se ne faranno sicuramente altri.

Il ritorno alla mascherina…

Purtroppo cambia anche per noi. Ad esempio fino ad ora, quando alle partenze ci chiedevano gli autografi, eravamo sempre disponibili. Adesso dovremo stare attenti anche solo a fare le foto con i tifosi.

Primo giorno di riposo. Il medico e il Covid di Remco

15.05.2023
6 min
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REGGIO EMILIA – Covid, protagonista in questo giorno di riposo al Giro d’Italia. La notizia di Remco Evenepoel (foto Wout Beel in apertura), arrivata ieri sera dopo le 22,30, ha sconquassato la corsa rosa e dato un pugno forte al ciclismo. Dopo quello con Pogacar alla Liegi, perdiamo un altro duello. Si chiude il sipario dunque per Evenepoel. Il lupetto in rosa resta da solo sul bus della squadra belga.

Ma oltre la delusione, e se vogliamo anche la rabbia, questo discorso va approfondito. E noi lo abbiamo fatto con il dottor Emilio Magni, medico in forza all’Astana Qazaqstan. Di fronte a queste situazioni si alza un vespaio. Un vespaio le cui tante tesi spesso non si basano su fondamenta solide. E per questo diventano polemiche da bar.

E’ vero: il Giro perde parecchio. C’è delusione. E’ stato il sentimento comune che in questa giornata abbiamo saggiato nei vari hotel visitati, su tutti quello della Soudal-Quick Step chiaramente, e non si può che prenderne atto. Però si può cercare di capire meglio come stanno le cose. Perché c’è un Covid per tutti e un Covid per gli atleti.

Il dottore dell’Astana-Qazaqstan, Emilio Magni…
Il dottore dell’Astana-Qazaqstan, Emilio Magni…
Dottor Magni, il Covid ancora gira a quanto pare…

Sì, gira nel nostro mondo e anche in quello delle persone normali. La situazione pertanto è da monitorare con attenzione pur sapendo che la pandemia, almeno in termini numerici, si è esaurita e la sintomatologia ora è abbastanza controllabile. 

E allora perché si fermano i corridori?

Perché la tutela della salute dei ragazzi resta primaria e prendere delle precauzioni è una cosa doverosa da parte nostra.

Lei con Ciccone, ha saggiato per primo gli effetti del rientro post Covid. Un rientro forse un po’ troppo veloce, ma all’epoca non si sapeva molto…

Esatto all’epoca era una situazione nuova che ci trovò tutti impreparati, anche noi medici. Mi ricordo di Ciccone, era l’estate del 2020, quindi all’inizio del Covid e lui ebbe dei problemi di salute abbastanza importanti. Poi, nel mondo agonistico pur nel rispetto dei parametri clinici, si cerca sempre di non perdere tempo, di velocizzare il tutto. Poi però ci siamo dovuti scontrare con le conseguenze che il Covid ha apportato sul piano della performance. Un prezzo alto è stato pagato… da tanti ragazzi.

Sul pullman della Soudal-Quick Step rimane il lupetto rosa: Remco è andato via
Sul pullman della Soudal-Quick Step rimane il lupetto rosa: Remco è andato via
E questo è il quid più grande: il prezzo e la performance. Stiamo vivendo il caso di Evenepoel. Nei due giorni prima del ritiro non era al top, anche se sostanzialmente stava bene, ma lo si ferma perché poi non si hanno certezze sulla salute. E’ così?

In alcuni casi si tratta anche di un eccesso di prudenza, però, come dicono i medici: meglio eccedere che non essere poi in difetto. Per quanto riguarda la tutela della salute del ragazzo, anche se non conosco eventuali sintomi, resta sempre il discorso di un contatto virale e i casi del passato ci hanno dimostrato che le localizzazioni virali poi possono colpire anche organi vitali importanti che a loro volta possono dare conseguenze anche gravi. Come miocarditi, problemi cardiorespiratori…

Voi avete in casa l’esempio di Garofoli

La miocardite inizialmente spaventava veramente. Poi per fortuna i dati hanno ridimensionato un po’ questo problema. Ho parlato con tanti colleghi che fanno la risonanza miocardica, l’unico vero esame che riesce a individuare eventuali focolai di infiammazione miocardica, e anche loro hanno detto che effettivamente questo pericolo esiste, ma non è numericamente importante. Tuttavia anche di fronte a un caso devi prendere le precauzioni. Se poi non ti va bene?

Il tifoso, e anche noi, ci poniamo delle domande. Perché Remco si ferma e Aysuo invece termina la Vuelta da positivo al Covid?

Cosa dire: sono anche dei regolamenti interni. Magari in quella squadra ci sono protocolli stabiliti da tempo nel caso in cui si verifichi qualche positività al virus e vengono prese determinate decisioni. Da un punto di vista medico però questo aspetto interessa poco e in tal senso capisco benissimo i colleghi della Soudal-Quick Step che hanno preso la difficile decisione di mandarlo a casa. Io avrei fatto la stessa cosa.

Già a Fossombrone, qui sulla salita dei Cappuccini, Evenepoel (in maglia iridata) non era al meglio. Il Covid cominciava a fare effetto
Già a Fossombrone, qui sulla salita dei Cappuccini, Evenepoel (in maglia iridata) non era al meglio. Il Covid cominciava a fare effetto
Perché allora gli sport, tipo il calcio, non fanno tamponi o comunque non hanno più positivi al Covid?

Sono due realtà completamente diverse.

Quando dice due realtà, intende anche due sforzi differenti?

Sì, due sforzi, ma anche due mondi differenti, con due approcci diversi anche a livello di cultura, di provvedimenti da prendere. Io non ho esperienza nel calcio e non ci voglio mettere bocca, ma so quel che succede nel ciclismo. E credo che nel nostro mondo ci si stia muovendo bene. Certo, dispiace perdere una maglia rosa. Dispiace per i colleghi, per il corridore, per lo spettacolo. Mandare a casa una maglia rosa, che tra l’altro ha vinto la tappa il giorno stesso, sembra un ossimoro, una cosa contraria a sé stessa. Però se faccio un discorso esclusivamente medico sposo, come ripeto, la decisone dei colleghi belgi.

Cosa può portare dunque il Covid in un ragazzo, un atleta intendiamo, anche se non ha grossi sintomi?

Lo spauracchio principale è questa localizzazione miocardica del virus. Poi, ma è un ambito meno importante per me – medico – che devo salvaguardare la saluta del corridore, c’è sempre una riduzione della performance. Viene meno il recupero tra uno sforzo e l’altro, sia tra una tappa e la successiva, ma anche all’interno della stessa giornata.

In casa Soudal-Quick Step ci hanno detto che uno dei motivi che ha spinto i dottori a fare il tampone a Remco ieri sera sia stato il fatto che non sia riuscito ad esprimere i suoi valori durante la crono. Visto che anche il giorno prima a Fossombrone aveva scricchiolato, hanno fatto due più due…

Tanti ragazzi, anche nostri, che hanno preso il Covid, pur stando bene hanno riferito per mesi e mesi che dopo un paio di sforzi intensi, come succede durante una corsa, hanno faticato veramente tanto fino all’arrivo. Non riuscivano a recuperare sul momento e a tornare sui loro livelli nel lungo periodo.

Verso le 12 i compagni di Remco si apprestano ad uscire. Hanno avuto la notizia durante la cena di ieri sera. Il morale? Bassino…
Verso le 12 i compagni di Remco si apprestano ad uscire. Hanno avuto la notizia durante la cena di ieri sera. Il morale? Bassino…
Il Covid, o comunque i suoi strascichi, sono anche il motivo per cui i corridori si ammalano più spesso?

Sì, ma facciamo chiarezza. Per quanto riguarda il discorso dell’influenza nella sua forma classica, il fatto di essere stati un paio d’anni con le mascherine ha ridotto notevolmente i casi, perché il virus trovava questa barriera che negli anni precedenti non c’era. In più chi ha avuto il Covid sicuramente ha un’alterazione del patrimonio immunocompetente. Quindi si può anche pensare che i successivi problemi di salute si possano imputare ad un deficit immunitario conseguente al Covid.

E’ possibile standardizzare e quindi ipotizzare un recupero? Oppure ogni soggetto ha sue tempistiche?

Difficile da dire. Per il momento stiamo ancora raccogliendo i dati. Nel nostro piccolo, nella nostra squadra, abbiamo notato che è un discorso soggettivo. Per dire, c’è chi addirittura sul piano della prestazione, e non della salute sia chiaro, ha perso un anno. E chi invece dopo un paio di mesi già aveva di nuovo ottime sensazioni ed esprimeva oggettivamente delle prestazioni decorose.

Quindi se Evenepoel fra una settimana dovesse stare bene, potrebbe puntare al Tour de France?

Tra una settimana non lo so, ma se i sintomi non sono forti, non mi sentirei di escluderlo. Poi starà al suo staff medico valutarlo di settimana in settimana.

Valerio Conti ha lasciato la corsa, ma non il Giro

15.05.2023
4 min
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CESENA – Cos’è un ciclista. E’ Valerio Conti che con il bacino fratturato porta a termine una tappa. Qualche mattina fa, al via di una tappa, ecco che tra i mezzi della Corratec-Selle Italia vediamo un ragazzo con le stampelle. «Ma quello è Valerio Conti», ci diciamo.

E’ raro per un corridore che si è ritirato. Di solito in questi casi c’è il fuggi fuggi. Invece eccolo tra i diesse Serge Parsani, Fabiana Luperini e Francesco Frassi (nella foto con lui in apertura).

Valerio Conti (classe 1993) era al suo ottavo Giro d’Italia
Valerio Conti (classe 1993) era al suo ottavo Giro d’Italia

Diesse aggiunto

Il laziale non se né andato dal Giro d’Italia. Dopo il ritiro, avvenuto la mattina di Atripalda, Conti ha voluto tenere duro ancora in qualche modo. La scelta di non tornare a casa, letta dal suo punto di vista, alla fine non è neanche così sbagliata.

«Cosa avrei fatto a casa? Mi sarei continuato a fasciare la testa – ha raccontato Valerio – almeno qui non ci penso troppo. E poi mi piace stare in squadra. Posso aiutare i compagni e lo staff . Se non posso essere presente con le gambe, lo sono con la testa, che tante volte è più importante delle gambe stesse. Posso dare un sostegno a gente che non ha mai fatto un grande Giro. Gli metto a disposizione la mia esperienza: in qualche modo è importante anche questo. Pensate che sono salito anche in ammiraglia.

«Ripeto, mi piace e sto vivendo emozioni nuove, oltre al fatto che mi sto anche divertendo. Sto vivendo il Giro da un altro punto di vista. E poi sono rimasto perché in questa squadra si sta bene, c’è un bel clima e davvero posso dare una mano a questi ragazzi».

Il laziale dovrà stare fermo per un paio di settimane. Poi potrà tornare in sella
Il laziale dovrà stare fermo per un paio di settimane. Poi potrà tornare in sella

Ritorno vicino

Per esempio Vacek, non aveva più il suo Garmin e Valerio è andato a prendergli il suo. Glielo ha montato e lo ha riferito al direttore sportivo. Una sorta di diesse aggiunto…

Ammiraglia, consigliere, ma certo Conti era venuto qui per fare bene al Giro con la bici. Si era preparato molto bene. Aveva passato dei mesi in altura, era magro, motivato… c’erano tutti i presupposti perché potesse rilanciarsi alla grande.

«Questo era un Giro importante per girare pagina – spiega Conti – l’altro giorno a Campo Imperatore mi sono rivisto parecchio in Karel (Vacek, ndr) e questo mi ha emozionato. Mi ha fatto pensare…

«Io però guardo avanti. Alla fine adesso ho dolore, ma dovrò stare così per due settimane poi potrò subito risalire in bici. Magari sarò al via al Giro di Slovenia. Il programma per ora è questo. La stagione è lunga e ho occasione per fare bene. Vorrei disputare un buon campionato italiano, quello è l’obiettivo. Ma se così non fosse, allora userò quelle corse per ritrovare la forma ottimale».

Nonostante Valerio abbia appena 30 anni è il più “vecchio” della Corratec… la sua esperienza era preziosa per i ragazzi
Nonostante Valerio abbia appena 30 anni è il più “vecchio” della Corratec… la sua esperienza era preziosa per i ragazzi

In gara con la frattura 

Valerio è caduto nella tappa verso Melfi. La botta è stata forte, ma sul momento tra il muscolo caldo e l’adrenalina non lo ha sentita tanto. Il giorno dopo però, verso Lago Laceno, la frattura e le botte hanno presentato il conto.


«Sono partito con un dolore allucinante – racconta Conti – ho fatto tutta la tappa, soffrendo tantissimo. A fine corsa non riuscivo più a scendere neanche di bici… ma nel vero senso della parola. Mi hanno aiutato per scendere di sella. A quel punto mi hanno portato all’ospedale e lì è emersa questa piccola frattura ileo pubica.

«Per fortuna che non dovrò stare fermo tanto tempo e neanche dovrò fare una riabilitazione. Si risalderà da sola. Anche per questo sono qua. Alla fine seguo i ritmi della squadra (non si mangia troppo, come si farebbe a casa travolti dalla noia, dr) e poi non devo camminare così tanto: tra bus, ammiraglia, hotel…».

EDITORIALE / Parità e ambiente fanno rima con ipocrisia

15.05.2023
5 min
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Bacchettando il ricorso agli elicotteri sul Gran Sasso e parlando di parità e ambiente, l’Unione Ciclistica Internazionale ha scritto un’altra pagina nella sua raccolta di ipocrisie.

«Questo fatto – fa sapere con un comunicato il governo centrale del ciclismo – costituisce un vantaggio che va contro i principi di fair play e le disposizioni regolamentari per garantire la parità di trattamento per il trasferimento delle squadre ai loro alberghi. Inoltre, l’uso di un elicottero da parte di alcuni corridori per questo scopo va contro il principio della riduzione dell’impronta di carbonio, come indicato nelle specifiche degli organizzatori dell’Uci WorldTour. L’Uci adotterà le misure e le sanzioni necessarie per garantire che tale pratica non si verifichi in futuro. L’Uci condanna fermamente questo comportamento che va contro i principi di fair play ed equità, valori fondamentali dello sport».

Il presidente dell’UCI Lappartient non ha dettato la svolta tecnica che ci si aspettava da lui: la politica resta al centro
Il presidente dell’UCI Lappartient non ha dettato la svolta tecnica che ci si aspettava da lui: la politica resta al centro

La parità

Cominciamo dalla parità. Ci sono parità e fair play nel fatto che ad esempio, preparando il Giro, la Jumbo Visma, la Ineos oppure la Soudal-Quick Step abbiano potuto pagarsi così tanti giorni di ritiro dall’inizio dell’anno? Ci sono squadre che i ritiri li lasciano alla discrezione e alle tasche degli atleti?

Si può considerare equo far correre i team professional nello stesso gruppo dei WorldTour, esponendoli spesso a figure barbine? C’è parità nella possibilità di mettere a punto l’assetto da crono spendendo una fortuna in galleria del vento? Ci sono corridori di squadre più piccole che a malapena ricevono la bici prima del Giro.

C’è parità nel fatto che basti avere un mucchio di soldi e si possano portare il WorldTour e il campionato del mondo in qualsiasi angolo, compreso il deserto del Qatar? E’ segno di equità il fatto che si spremano risorse ovunque, per mantenere in piedi la sede di Aigle che ha i costi di una reggia?

Giro d’Italia 2010, Zoncolan: vince Basso, Nibali settimo. I due scendono a valle in elicottero
Giro d’Italia 2010, Zoncolan: vince Basso, Nibali settimo. I due scendono a valle in elicottero

La funivia intasata

Gli elicotteri di Campo Imperatore appartengono a una società di cui si serve l’organizzazione del Giro e che, a pagamento, potevano trasportare gli atleti a valle. La storia del ciclismo è piena di leader portati via in elicottero, perché di colpo si è ritenuto di stigmatizzarne l’uso?

Dopo la deludente tappa sul Gran Sasso, le squadre hanno portato via i loro atleti con le ammiraglie. I pochi che si sono azzardati a scendere con la funivia, fra loro Bettiol, si sono fermati davanti alla fila dei tifosi. Rispetto al passato infatti non era stata prevista una corsia preferenziale per la gente del Giro. Passino i giornalisti che, come chi scrive, hanno impiegato un’ora per raggiungere il Quartier Tappa ai piedi del monte, forse nei confronti degli atleti occorreva un altro riguardo, che i team più ricchi hanno ritenuto di pagare, avendone la possibilità.

Le due squadre accusate per l’uso dell’elicottero sono state la Soudal-Quick Step (in apertura Evenepoel) e la Bahrain: qui, Caruso
Le due squadre accusate per l’uso dell’elicottero sono state la Soudal (in apertura Evenepoel) e la Bahrain: qui, Caruso

La parità dei salari

C’è parità nel fatto che con il solo stipendio di un Pogacar o di Evenepoel si possa pagare l’intera stagione di una professional? Altre leghe dello sport professionistico hanno da tempo previsto un tetto ai compensi o comunque hanno trovato il modo per distribuire diversamente i talenti più forti nelle varie squadre. Nel ciclismo della parità, i più ricchi comprano tutto e gli altri si arrangino.

Il problema sorge quando qualcuno se ne accorge e sicuramente vedere andar via i primi della classe su un elicottero anziché nell’ammiraglia potrebbe aver fatto storcere il naso a qualcuno: a chi non è dato di saperlo, visto che i piccoli sono abituati ai privilegi dei grandi. Forse allora c’è da pensare che uno squadrone che non abbia fatto ricorso all’elicottero si sia lamentato con l’Unione Internazionale?

Ci sono professional dal budget inferiore allo stipendio di Pogacar: c’è parità in questo?
Ci sono professional dal budget inferiore allo stipendio di Pogacar: c’è parità in questo?

Ambiente e ciclismo

E poi l’ambiente, punto molto caldo che sta a cuore a tutti. Dopo aver stabilito multe e squalifiche per chi butta borracce e carte di barrette fuori dai luoghi preposti, adesso si parla degli scarichi degli elicotteri. Perché invece non parlare del numero sconsiderato di veicoli che seguono le corse? Quante ammiraglie? Quanti auto e mezzi che non c’entrano nulla con la corsa?

C’è parità ed è ecologico che ci siano squadre con il camion cucina, il camion officina e il camion ristorante, oltre chiaramente al pullman, mentre ce ne sono altre che hanno il camion officina e il pullman e ad averli si sentano anche ricche?

Insomma, bacchettando il ricorso agli elicotteri l’UCI non ha fatto un gesto necessariamente sbagliato, ma che stride terribilmente con la realtà dei fatti e l’evidenza di uno sport in cui i soldi hanno da tempo scavato un solco incolmabile fra i soggetti che ne fanno parte. Non prendere atto di questo e colpire una delle manifestazioni della disparità è il chiaro segno che non si abbia il minino interesse nell’appianarla. Conta solo che nessuno se ne accorga.

Savino: la Soudal, il Belgio e un nuovo inizio

15.05.2023
4 min
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LE CATEAU CAMRESIS (Francia) – Tra i giovani in partenza dall’Italia a inizio stagione, c’era Federico Savino, passato alla Soudal Quick Step Devo Team. Il toscano si era messo in luce nel suo ultimo anno da junior con buoni risultati, tra cui una vittoria alla Corsa della Pace, in Repubblica Ceca.

Lo incontriamo alla partenza della Paris-Roubaix Espoirs, faccia sorridente e occhi nascosti da ampie lenti nere. Non è la sua prima corsa all’estero, ma a queste latitudini non ha mai corso, la curiosità c’è, la condizione un po’ meno.

Savino parla con Casalini della Colpack prima della partenza della Paris-Roubaix Espoirs
Savino parla con Casalini della Colpack prima della partenza della Paris-Roubaix Espoirs
Sono un po’ di mesi che ormai sei tra i belgi, come sta andando?

Tutto bene, non rimpiango la mia decisione, questo è sicuro. Alla fine la Soudal Quick-Step è una squadra a tutto tondo, siamo praticamente trattati da professionisti, quindi non posso desiderare di meglio.

Cosa intendi? 

Che tutto è curato in maniera scientifica, quasi maniacale. Non viene lasciato nulla al caso e la programmazione viene fatta in ogni dettaglio.

La condizione com’è?

Un po’ sottotono, ho avuto un infortunio al ginocchio un paio di mesi fa, ma ora è tutto rientrato. La mia presenza alla Parigi-Roubaix era in dubbio, è stato deciso tutto in fretta e furia. 

In che modo funziona la logistica con la squadra, quante volte vai in Belgio?

Poche, praticamente solo per correre, anche perché ho ancora la scuola da finire e quindi per ora la priorità è quella. Abbiamo fatto un ritiro in Spagna ad inizio anno, per il resto sono tutti allenamenti che faccio a casa. 

Una corsa difficile che inizialmente non doveva correre a causa di un infortunio al ginocchio (foto Instagram)
Una corsa difficile che inizialmente non doveva correre a causa di un infortunio al ginocchio (foto Instagram)
E’ cambiato molto il modo di allenarti?

Si tratta di un metodo molto più scientifico e preparato, devi seguire le tabelle che vengono date dall’allenatore. Facciamo tanti allenamenti in Zona 2, aggiungiamo qualche lavoro ad alta intensità ma mai fuori soglia, quelli li lasciamo per la gara. Il più grande cambiamento è, come dicevo, la programmazione. L’anno scorso mi allenavo per correre ogni domenica, è capitato spesso di arrivare a corse importanti e che mi sentissi scarico. Questo è impossibile ora, perché tutto è programmato perché si sia pronti nei momenti giusti.

Come ti rapporti con il preparatore?

Mi alleno spesso a casa, visto che sto ancora andando a scuola. Il mio preparatore di riferimento lo sento una volta ogni due giorni. Ho installato Training Peaks e lui mi carica gli allenamenti e monitora quello che faccio. Dal mio lato mi trovo gli allenamenti pronti sul Garmin e seguo quello che mi dice il computerino.

In corsa hai notato dei cambiamenti?

Sì, riesco ad essere molto più fresco in gara, se guardo i dati vedo che i numeri sono cresciuti parecchio rispetto all’anno scorso. E’ come se il fatto di allenarsi facendo ripetute ad alta intensità, ma non massimali, mi permetta di avere un livello più alto. La fatica che faccio in allenamento diventa uno standard, così in corsa è più facile spingere di più.

La Soudal-Quick Step è un mondo totalmente nuovo, dove ogni minimo dettaglio è curato alla perfezione (foto Instagram)
La Soudal-Quick Step è un mondo totalmente nuovo, dove ogni minimo dettaglio è curato alla perfezione (foto Instagram)
Per quanto riguarda l’Integrazione invece?

Non ci è data una dieta da seguire, siamo abbastanza liberi, dobbiamo rimanere in un range calorico da assumere. 

Sei passato dalla Work Service alla più grande squadra belga, che effetto ti fa?

Ad ogni corsa abbiamo gli occhi puntati addosso, tutti ci guardano: dagli appassionati agli avversari. In gruppo i miei compagni sono spesso marcati. Io mi trovo a lavorare tanto per loro, come giusto che sia, ed imparo tanto anche a livello di gestione della gara.

Il corridore classe 2004 è alto 191 centimetri e pesa 70 chilogrammi (photors.it)
Il corridore classe 2004 è alto 191 centimetri e pesa 70 chilogrammi (photors.it)
A proposito, come organizzate l’approccio tattico alla corsa?

Siamo sempre preparati, conosciamo il percorso e ci vengono segnalati i tratti pericolosi, come quelli con tanto vento. Ho imparato quest’anno – dice ridendo – cosa vuol dire fare un ventaglio, solo qui al Nord questa condizione viene sfruttata sempre. Non importa che la gara sia iniziata da dieci chilometri o che sia alla fine. Ho capito una cosa.

Cosa?

Quando c’è vento la corsa è a sfinimento, l’ho imparato sulla mia pelle ad una delle mie prime gare, sempre qui in Francia. Di fatica se ne fa tanta, ma ho appreso tanti trucchi e segreti, ed ancora ne devo scoprire.

Tampone positivo, Evenepoel a casa. Spiegata la crono

15.05.2023
5 min
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«E’ con il cuore pesante che annuncio che devo lasciare il Giro dopo essere risultato positivo al Covid-19 in un test di routine», scrive Remco Evenepoel in un comunicato sui social. «La mia esperienza qui è stata molto speciale e non vedevo l’ora di continuare la battaglia nelle prossime due settimane. Non posso ringraziare abbastanza il personale. Anche i miei compagni di squadra, che si sono sacrificati tanto in preparazione a questo Giro. Sono ancora molto orgoglioso perché posso lasciare il Giro con due vittorie di tappa e quattro maglie rosa».

A Cesena è arrivata anche sua madre Agna, che indossa la mascherina (foto LaPresse)
A Cesena è arrivata anche sua madre Agna, che indossa la mascherina (foto LaPresse)

Segnali inconfondibili

Qualcosa in realtà si poteva sospettare. «Ho il naso chiuso – ha detto nella conferenza stampa dopo la crono – devo stare attento a non ammalarmi o prendere un virus che non voglio nominare, perché porterebbe solo sfortuna».

Poi come spiegazione per la crono al di sotto delle attese ha indicato di aver scelto un ritmo sbagliato, la partenza troppo veloce per la quale al primo intermedio aveva 31 secondi di vantaggio su Roglic, poi era calato. Poi ha parlato dei postumi delle cadute nella tappa di Salerno, dato che dalle ferite continuava a uscire del liquido sporco. Ma non era per questo e dopo il test è stato tutto più chiaro.

Inizialmente il calo di Evenepoel nella crono di ieri è stato letto come conseguenza di una partenza troppo veloce
Inizialmente il calo di Evenepoel nella crono di ieri è stato letto come conseguenza di una partenza troppo veloce

Come Ganna e Aleotti

Il calo del belga era stato troppo netto per non pensare che ci fosse un problema, ma la voglia di scorgere qualche crepa nella sua presunta invulnerabilità aveva fatto pensare ad altro. Come spiegarsi che di colpo il suo rendimento a cronometro fosse diventato così… normale? Infatti era Covid, null’altro che il maledetto virus che negli ultimi giorni aveva causato il ritiro di Ganna e Aleotti, Conci e Uran.

Remco negli ultimi giorni aveva parzialmente abbassato la guardia, usando sempre meno la mascherina e forse la disinvoltura può essergli costata cara. I test di routine si sono svolti ieri sera sul pullman della squadra. Evenepoel è risultato positivo, il resto della Soudal-Quick-Step per ora è a posto.

In crisi a Fossombrone, ma non era normale che il campione della Liegi subisse certe pendenze
In crisi a Fossombrone, ma non era normale che il campione della Liegi subisse certe pendenze

L’occhio del padre

Sabato dal Belgio sono arrivati la moglie, che già si era vista a Pescara, il padre e la madre, per seguirlo nella seconda cronometro del Giro. E forse non avendolo visto per qualche giorno, a loro per primi la difficoltà di Fossombrone e la crono vinta per un solo secondo sono parsi ancora più strani.

«Abbiamo saputo del test – ha detto a Het Nieuwsblad il padre Patrick – solo dopo il comunicato della squadra e un messaggio dallo stesso Remco. Il tampone positivo è stato una sorpresa, ma anche la conferma di quello che avevamo visto. Ci eravamo accorti sabato nella tappa di Fossombrone che qualcosa non andasse. Inizialmente avevamo pensato che la crisi potesse dipendere dalla caduta di giovedì, ma da piccoli dettagli della pedalata e dalle sue parole di capiva che qualcosa non andasse.

«E’ stato chiaro proprio nella crono – prosegue – se non avesse avuto il Covid avrebbe guadagnato molto di più. L’aveva preparata con metodo. Il risultato non è stato normale. Subito dopo l’arrivo sono andato da lui. Mi ha subito detto: “Papà, non sto bene”».

Ieri con suo padre Patrick, Evenepoel ha ammesso per la prima volta di non sentirsi bene (foto Belga)
Ieri con suo padre Patrick, Evenepoel ha ammesso per la prima volta di non sentirsi bene (foto Belga)

Prima la salute

In attesa di farci spiegare meglio da un medico come mai soltanto nel ciclismo si verifichino casi che portano al ritiro, mentre altrove sembra che il Covid sia sparito o non abbia conseguenze, suo padre è andato avanti nel discorso, portandolo forse all’estremo, ma facendo capire che la prudenza non è mai troppa.

«Supponiamo che non avessero fatto il controllo – ha detto ancora a Het Nieuwsblad – e che Remco avesse corso ancora per qualche giorno. Siamo sicuri che non avremmo rischiato di trovarci in una situazione simile a quella di Colbrelli? (Il paragone può essere chiaramente una forzatura, ma di fatto non ci sono certezze né una letteratura medica che spieghi gli effetti del Covid sul cuore degli atleti, ndr). Non vale assolutamente la pena di rischiare. Il Covid è molto pericoloso per un atleta di alto livello. Supponiamo che il virus colpisca il suo muscolo cardiaco. Per questo ogni medico di squadra allontana immediatamente e giustamente il proprio corridore dalla gara se il test è positivo. Tutti i corridori hanno moglie o addirittura dei figli. Ma alla fine questa è una corsa e la salute viene prima di tutto. Remco lavorava per il Giro da ottobre. Ma se ad un certo momento la salute è in pericolo, la scelta è rapida. Il medico avrà preso la decisione per tutelare la salute di Remco e anche quella dei suoi compagni di squadra».

Il naso chiuso degli ultimi giorni era stato attribuito al freddo patito a Campo Imperatore
Il naso chiuso degli ultimi giorni era stato attribuito al freddo patito a Campo Imperatore

Nel giorno di riposo non si parlerà d’altro. Domani Geraint Thomas partirà verso Viareggio vestendo la maglia rosa, in un Giro che cambia faccia e forma. E’ la settimana che introduce le grandi montagne, ma Evenepoel non ci sarà. Chissà che a questo punto, se il decorso del Covid sarà breve come gli auguriamo, non si aprano per lui le porte del Tour.