La Eolo-Kometa cerca sponsor: caro Basso, cosa c’è?

27.05.2023
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LONGARONE – Gli ultimi tre anni tra le professional e ieri la Eolo-Kometa ha diffuso un comunicato in cui si annuncia la ricerca di un primo nome che le permetta di crescere. La squadra avrebbe i mezzi per mantenere lo stesso livello, si legge, ma l’obiettivo è diventare più grandi. Sembra di leggere gli annunci attraverso cui negli ultimi anni Patrick Lefevere e Jonathan Vaughters hanno trovato gli attuali sponsor: una strategia di cui abbiamo parlato direttamente con Ivan Basso, che in questi giorni del Giro è in fermento proprio per dare alla sua squadra il futuro che ai suoi occhi merita.

Luca Spada con sua moglie Tiziana. Fra le attività di famiglia, anche Dinamo: azienda che produce integratori
Luca Spada con sua moglie Tiziana. Fra le attività di famiglia, anche Dinamo: azienda che produce integratori

Mercoledì sera al Giro è tornato Luca Spada. Nel luglio del 2021, il signor Eolo ha venduto il 75 per cento della sua azienda a Partners Group, il fondo che oggi è chiamato a rinnovare la sponsorizzazione del team. I dati in termini di ritorno di immagine sono entusiasmanti, ma ormai non si tratta più di una partita fra poche teste, quanto di un’operazione che dovrà necessariamente tenere conto di tutti gli azionisti. Se Eolo avrà voglia di crederci, la squadra sarà disposta a tenere le porte aperte. Altrimenti si seguiranno altre direzioni.

Come nasce questo comunicato?

In questi tre anni, che sono sei contando anche i tre come continental, questa squadra ha costantemente vissuto un processo di crescita, valutando e rivalutando alcuni corridori. Credo che le due vittorie di tappa al Giro (quella di Fortunato nel 2020 e quella di Bais quest’anno, ndr) siano le ciliegine sulla torta, ma non ci sono solo quelle. Bais nello specifico è un corridore che si è rivalutato molto. Albanese si è rigenerato e come lui anche Fortunato. In questo Giro d’Italia abbiano raggiunto 10 piazzamenti nei dieci, una presenza costante che nasce da un metodo di lavoro.

La Eolo-Kometa ha corso un ottimo Giro, vincendo una tappa e piazzandosi spesso: Basso ne è orgoglioso
La Eolo-Kometa ha corso un ottimo Giro: Basso ne è orgoglioso
Quale ragionamento ha fatto scattare tutto questo?

Abbiamo degli ottimi giovani, due sono attualmente fra i primi dieci alla Corsa della Pace. E allora ritengo che questa squadra debba avere un budget che la allinei alle migliori professional europee, per ambire a seguire il percorso di altre che ci hanno preceduto. La Bora, ad esempio: era una continental, è diventata professional e poi WorldTour. E’ un percorso fisiologico che secondo me, con costanza e determinazione, è alla nostra portata.

Perché quel comunicato?

I nostri sponsor continuano a darci fiducia. Con alcuni abbiamo contratti pluriennali, con altri stiamo cercando di rinnovare. Però è chiaro che ne cerchiamo di nuovi e il modo migliore è quello di dirlo. Grazie all’arrivo di nuovi investitori sappiamo di poter fare un ulteriore salto di qualità per il quale ci sentiamo pronti. Non sarò più io a pregarli, chi non vuole starci deve sapere che possiamo andare avanti ugualmente.

Alla partenza da Longarone, Basso ha salutato Ryder Hesjedal, re del Giro 2012
Alla partenza da Longarone, Basso ha salutato Ryder Hesjedal, re del Giro 2012
La struttura che c’è dietro era già nata per qualcosa di più grande?

Ogni anno abbiamo cercato di capire quali fossero le aree su cui investire. Avevamo un budget e di volta in volta abbiamo deciso come distribuirlo per crescere come struttura. Quest’anno ad esempio abbiamo speso decine di migliaia di euro nei ritiri in altura sul Teide, che per me sono stati per anni un cruccio. Non ero mai riuscito a farli e invece quest’anno ci siamo riusciti. Abbiamo ingaggiato Ellena ed è anche giusto che Zanatta, con cui lavoro da anni (i due sono insieme in apertura, ndr) e che ha in mano la responsabilità della direzione sportiva, possa guadagnare per quello che vale. 

Hai parlato della Bora, che è diventata WorldTour con l’arrivo di Sagan. Avere più budget permetterebbe di ingaggiare qualche corridore di nome?

Chiaro, questo è uno degli obiettivi, ma noi abbiamo anche atleti di valore che senza il budget necessario, saremmo costretti a cedere. “Juanpe Lopez”, che l’anno scorso è stato in maglia rosa, era nostro ed è andato alla Trek-Segafredo perché non potevamo tenerlo. Vogliamo continuare a investire sui giovani.

Durante questo Giro, Davide Bais ha conquistato la tappa di Campo Imperatore
Durante questo Giro, Davide Bais ha conquistato la tappa di Campo Imperatore
Può bastare per crescere a certi livelli?

Abbiamo due atleti, Piganzoli e Tercero, due corridori molto simili che sono costantemente tra i migliori d’Europa. Se abbiamo la bravura e la pazienza di tirar fuori il loro talento, in due o tre anni avremo sicuramente corridori di un certo valore. Fra due anni, Piganzoli potrebbe essere un novello Zana e magari potrebbe vincere una tappa al Giro.

Quindi dietro la ricerca dello sponsor c’è in realtà la volontà di raccontare bene quello che avete costruito?

Abbiamo questa ambizione e siamo convinti che se questo messaggio viene amplificato, si riesce a catturare l’attenzione di qualcuno cui possiamo spiegare che cosa stiamo facendo. Quello sarebbe già un interessante primo passo. E chissà che dai contatti che verranno fuori, non nasca qualcosa di importante…

Gambe e tattica, Buitrago succede a Nibali

26.05.2023
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TRE CIME DI LAVAREDO – La vittoria di Santiago Buitrago sotto le Tre Cime probabilmente è figlia della delusione di ieri. In Valle di Zoldo il colombiano della Bahrain-Victorious avrebbe voluto fare meglio. Molto meglio. Quella era una delle frazioni che aveva cerchiato in rosso.

Ma il Giro d’Italia è così. Un giorno stai bene e uno paghi. Succede agli uomini di classifica, figuriamoci ad un ragazzo di neanche 24 anni.

Questa mattina quando la fuga è andata, lui era sempre guardingo. Non si era mai mosso prima. Poi sono state la gambe e le prime pendenze dolomitiche a mettere in chiaro le cose. A quel punto la Ineos-Grenadiers ha lasciato fare e “Santi” si è potuto mettere comodo.

Spesso il colombiano è stato “messo in mezzo”: gli oneri di chi è il più forte. Usare una buona tattica è stato vitale
Spesso il colombiano è stato “messo in mezzo”: gli oneri di chi è il più forte. Usare una buona tattica è stato vitale

Una fuga difficile

Comodo per modo di dire. La sua esuberanza poteva essere il rivale numero uno. E anche i compagni di fuga, avversari insidiosi.

Per tutta la tappa il suo direttore Franco Pellizotti gli ha dovuto dire di non perdere mai di vista la testa della corsa, che poteva essere pericoloso, ma anche di non tirare sempre lui. Cosa non scontata, quasi un ruolo che ti casca addosso quando chi è in fuga con te sa che sei il più forte.

Gestire la fuga di oggi non è stato semplice dunque per Buitrago e anche per la sua squadra. Proprio perché era il più forte, molti facevano affidamento su di lui per l’impulso della fuga. E questa cosa in corsa i suoi compagni di attacco gliel’hanno fatta pesare.

«Tanti corridori – ha detto Buitrago – mi hanno detto che dovevo tirare io perché ero quello più vicino in classifica. Ma io volevo giocarmi diversamente le mie carte. E poi pensavo alla tappa. Volevano che chiudessi sempre io e per questo non volevo una gara aperta. Avrei dovuto fare tanti scatti».

«Ma in questo Pellizotti mi ha aiutato molto. Soprattutto nel finale, quando Gee ha attaccato prima della spianata, mi ha detto di stare tranquillo. Io però lo vedevo. Era lì a trenta metri. Franco mi ha detto di non scattare. Solo ai 1.500 metri mi ha detto di dare tutto. E così ho fatto». 

Nibali ha premiato Buitrago. Lo Squalo aveva vinto quassù 10 anni fa, quando Santi aveva appena 13 anni e sognava di diventare un pro’
Nibali ha premiato Buitrago. Lo Squalo aveva vinto quassù 10 anni fa, quando Santi aveva appena 13 anni e sognava di diventare un pro’

Nel ricordo di Nibali

«Vincere sulle Tre Cime, una delle salite più importanti di questo Giro, per di più da solo, è stata una vera emozione. Mi ricordavo quando aveva vinto Nibali quassù, con la neve. Io ero un bambino e oggi mi ha premiato lui. Alle sue spalle c’erano tanti colombiani: Betancur, Uran, Duarte».

In sala stampa, dalla mascherina che Rcs Sport ha imposto dopo i tanti casi di Covid, di Buitrago si scorgono solo gli occhi. E come spesso accade nei colombiani lo sguardo è sempre velato da un filo di nostalgia.

«Il sacrifico più grande per me è stare lontano dalla mia famiglia – spiega Santi – perché è vero che ad Andorra, dove vivo quando sono in Europa, ho molti amici, ma non è la stessa cosa che stare a casa. Sono qui da gennaio. Non è facile.

«Oggi però sono contento, perché il mio Giro sin qui era stato un po’ grigio». 

Pellizzotti sfinito

Franco Pellizzotti completa il giro attorno al Rifugio Auronzo e va a parcheggiare la sua ammiraglia, un anello obbligato che fa incolonnare le auto già per il ritorno a valle a fine tappa. E’ lui che ha seguito ogni metro di Buitrago. 

«Sono sfinito – racconta Pellizotti – in pratica mi sono diviso fra Buitrago in testa e Milan in coda al gruppo. Oggi per Jonathan era molto dura». Ma certo a dominare è il sorriso. 

«La vittoria di Santi? Alla grande. Si è preso la tappa più bella di questo Giro. Quando lo affiancavo gli dicevo di gestirsi, perché io conosco molto bene questa scalata e so che sono tre chilometri e mezzo terribili. Interminabili.

«Gli ho detto di prendere Gee come punto di riferimento, ma non di chiudere subito su di lui. Ed è stato bravissimo ad eseguire il tutto».

Buitrago (classe 1999) conquista la tappa delle Tre Cime. La dedica è per la famiglia. «E per tutti coloro che sanno dei miei sacrifici»
Buitrago (classe 1999) conquista la tappa delle Tre Cime. La dedica è per la famiglia. «E per tutti coloro che sanno dei miei sacrifici»

Classifica in futuro?

Ieri Buitrago è rimasto fuori dalla fuga ed era deluso. Oggi si è voluto rifare. «Ieri era più teso – confida Pellizzotti – oggi più tranquillo. Sapeva di avere una buona condizione. Dopo la vittoria dell’anno scorso a Lavarone ci aspettavamo, e soprattutto lui si aspettava, di ripetersi e oggi ha vinto una tappa splendida. Perché qua vincono in pochi».

«Mentre per la classifica abbiamo voluto testarci. Santiago è un ragazzo giovane, non dobbiamo guardare gli altri giovani che vanno già forte, lui deve crescere… e sta crescendo. Noi non gli mettiamo pressione. Lo aspettiamo… basta che ci creda lui».

«La classifica – replica Buitrago – arriverà quando imparerò a gestire le tre settimane, quando saprò andare forte a crono e in pianura… Ma un giorno arriverà qual momento».

Altro passo verso il quarto posto: le Tre Cime di Caruso

26.05.2023
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TRE CIME DI LAVAREDO – Prima la pioggia, poi il sole e il caldo, finché di colpo sul traguardo si è abbassata una nuova aria gelida e la temperatura è scesa a dieci gradi. Buitrago ha vinto la tappa, davanti a Gee e Cort Nielsen. Roglic ha trovato la grinta per saltare Thomas sulla riga. Dopo di loro Almeida e, insieme a lui, sul traguardo è passato anche Damiano Caruso, stanco ma non sfinito. Ha la faccia nerissima per il freddo e l’acqua presi in abbondanza sul Passo Tre Croci e così la prima cosa che fa è infilarsi nel giubbino felpato con l’asciugamano attorno al collo.

Alla partenza da Longarone, Caruso era di buon uomore: consapevole di stare bene
Alla partenza da Longarone, Caruso era di buon uomore: consapevole di stare bene

Obiettivo quarto posto

Dunbar si è staccato proprio nel finale, il siciliano ha retto bene e si è ripreso il quarto posto in classifica generale. Manca la crono di domani, poi potrà dire di essere il primo alle spalle del podio dei più forti.

«L’avevo detto – racconta – non mi arrendo. Sapevo che il discorso podio fosse pressoché chiuso, però il quarto posto non lo regalo (Damiano ha ora 42 secondi di vantaggio su Dunbar, ndr) perché, comunque sia, per me e anche per gli italiani è un buon risultato. Insomma, questa è stata una giornata più che soddisfacente per il mio team. Domani andiamo a fare l’ultima cronoscalata e sarà sicuramente un’altra bellissima gara, con un finale incerto tra i primi tre. Io spero di definire il mio piazzamento…».

De Plus e Arensman hanno fatto un ritmo che Caruso ha definito «bastardo» e ha impedito gli scatti
De Plus e Arensman hanno fatto un ritmo che Caruso ha definito «bastardo» e ha impedito gli scatti

Il ritmo bastardo

Mentre davanti gli uomini della Ineos Grenadiers scandivano il ritmo più adatto per Thomas, Caruso ha preso il suo passo e l’ha portato fino al leggendario traguardo del Giro.

«Onestamente il Giau non è stato affrontato con un grandissimo ritmo – ammette – ma quest’ultima salita sicuramente è stata sufficiente per portarci tutti al limite. Oltre alle pendenze, qui la quota fa il suo gioco e quindi alla fine è venuto uno spettacolo totale. Davanti per gli uomini in fuga e dietro per quelli di classifica.

«Uno vorrebbe provare ad attaccare, ma quando c’hai un Arensman e un De Plus che tirano a un ritmo così bastardo, dove vai? E se loro già tirano a 6,5 watt/chilo, cosa ti vuoi inventare? E’ impossibile fare la differenza, è già tanto se non ti staccano. Forse per questo viene penalizzato lo spettacolo, ma fa parte del gioco. Conosciamo questi squadroni…».

Al livello del 2021

E’ un Caruso più che buono, difficile dire se al livello di quello che nel 2021 arrivò secondo alle spalle di Bernal e riuscì a vincere una tappa. Di certo però il campo partenti di questo Giro parrebbe avere una superiore consistenza.

«Sull’ultima salita – ricorda – avevo buone sensazioni, poi hanno cominciato a forzare. Quando è partito Roglic, chiaramente non potevo seguirlo. Però mi sono detto: “Il mio passo è buono, continuo così e forse riesco a ritornare sotto”. Infatti dopo un po’ mi sono girato e ho visto che dietro si era fatto il vuoto. Quest’anno mi sembra che il parterre sia stato di primo’ordine. Davanti a me, ma anche alle spalle ci sono tutti ottimi corridori. Quindi vi dirò: se confermato, il quarto posto mi soddisferebbe molto».

Caruso ha tagliato il traguardo alle Tre Cime in 7ª posizione, assieme ad Almeida
Caruso ha tagliato il traguardo alle Tre Cime in 7ª posizione, assieme ad Almeida

Pronto per la… spiaggia

Infine, prima che riprenda la via di valle per raggiungere il pullman parcheggiato poco sopra il lago di Misurina, gli chiediamo qualcosa su come finirà il Giro d’Italia.

«Dipende come andrà domani – dice – perché qualcuno può ancora pagare lo sforzo di oggi. Però Thomas, mi sembra abbastanza in controllo. Oggi sono proprio contento per la nostra squadra e per tutto il Giro della Bahrain Victorious. Volevamo piazzare uno dei nostri in fuga e Buitrago è stato veramente bravo, perché non era facile. Alla fine questa era la tappa per lui. Da buon colombiano, a queste altitudini ci va a nozze, sono felicissimo per il ragazzo e per la squadra.

«Penso che per noi siano state tre settimane ampiamente positive. Anche le mie sensazioni sono andate in crescendo. Sono praticamente pronto per andarmene al mare. Non vedo l’ora di tornarmene a casa mia…».

Il viaggio di Montaguti, dal Giro alla sua Forlì inondata

26.05.2023
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Questa è la storia di Matteo, la storia di uno dei tanti che ha visto la sua vita sconvolta dall’alluvione. Sera del 17 maggio. Una sera come tante nella carovana del Giro d’Italia: i corridori vanno a riposare, gli staff preparano il necessario per il giorno dopo, chiunque faccia parte di quel grande carrozzone ha qualcosa da fare. Anche Matteo Montaguti, agente di commercio della Castelli, mette ordine fra le varie carte di lavoro pensando al mattino dopo. Ma il telefono comincia a squillare e sente che nelle stanze attigue avviene lo stesso.

Matteo è un ex professionista forlivese di 39 anni. Di giri da corridore ne ha fatti ben 9, è stato pro’ dal 2008 al 2019 togliendosi anche una soddisfazione personale al Tour of the Alps 2017. Nell’anno del Covid era in moto per la Rcs come ricognitore, poi ha trovato lavoro alla Castelli, restando nell’ambiente.

Matteo Montaguti ha 39 anni. Ha corso dal 2008 al 2019, per 8 stagioni è stato all’AG2R
Matteo Montaguti ha 39 anni. Ha corso dal 2008 al 2019, per 8 stagioni è stato all’AG2R

«Matteo, qui è una tragedia…»

Il telefono squilla, lui risponde. Bastano poche parole per fargli cadere il mondo addosso: «Forlì, la mia terra, era inondatata. Io abito nella zona nord – racconta a giorni di distanza – e per fortuna la mia casa non è stata invasa dall’acqua, siamo abbastanza in alto, ma tutta la parte sud era sommersa, le case di parenti, amici, conoscenti, chi ha perso tutto, chi ha rischiato la vita».

E’ una notte insonne quella che Matteo passa. La televisione racconta la catastrofe, già si discute se sia colpa del cambiamento climatico, delle mancate opere di prevenzione, ma dietro le polemiche ci sono vite in gioco. Si capisce subito che quell’ambiente così festante e indaffarato fino al giorno prima è diventato qualcosa di estraneo, Montaguti si sente un pesce fuor d’acqua.

«Non aveva senso restare – ricorda – ho chiesto che qualcuno in azienda mi sostituisse, dovevo tornare. La Castelli mi è stata vicino e l’ho apprezzato molto. Ho rimesso tutto in macchina alla meglio e sono partito».

La città è sommersa dall’acqua, dove ci si spostava in auto di colpo era necessario il gommone (foto Getty Images)
La città è sommersa dall’acqua, dove ci si spostava in auto di colpo era necessario il gommone (foto Getty Images)

Il miracolo dell’autostrada

Raggiungere Forlì non è cosa semplice: la pioggia continua incessante a cadere aggiungendo danno a danno. «Sapevo che non sarebbe stato semplice, ma dovevo tornare a casa – raccunta Montaguti – sono passato quando l’autostrada era stata appena riaperta, altrimenti non so come avrei fatto. Sono arrivato a casa di sera tardi, un viaggio lunghissimo partendo da Bra in Piemonte, dove pure stava piovendo e per ogni chilometro che passava sentivo un sussulto al cuore».

A casa danni non ce ne sono, il sollievo per vedere che in famiglia stanno tutti bene non porta però sorrisi. Basta guardarsi attorno, la Forlì che conosceva non c’è più. Neanche il tempo di riposare, un rapido cambio di abiti, si tirano fuori gli stivali di gomma e via, a dare una mano.

I capannoni quasi inondati. Un’immagine che dice tutto del dramma romagnolo (foto Getty Images)
I capannoni quasi inondati. Un’immagine che dice tutto del dramma romagnolo (foto Getty Images)

La forza della solidarietà

«Non ci sono parole per descrivere quello che ho visto. Amici che hanno perso tutto. Interi quartieri sotto l’acqua. Persone che per salvare quel poco che potevano rischiavano la vita in case pericolanti e anche chi non voleva lasciarle, nonostante tutto. Ma c’è anche qualcosa di buono in quello che ho visto.

«Ho visto gente arrivare da ogni parte d’Italia. Ragazzi che non si sono messi paura, che non hanno esitato a sporcarsi le mani. Dialetti di tutti i tipi intorno a me, come se fossimo diventati una sola, gigantesca famiglia. Italiana. E’ qualcosa che non dimenticherò».

Il lavoro procede giorno dopo giorno: «Qualche ora di sonno e si ritorna nell’acqua, ma la nostra sembra la fatica di Sisifo: svuotiamo una casa, la liberiamo dai fiumi d’acqua e il giorno dopo è di nuovo allagata. Le fogne hanno ceduto e finché questa valanga d’acqua e fango non defluisce verso il mare, ci troviamo sempre nella stessa situazione. La pioggia poi non aiuta, ma non molliamo».

La bici continua ad avere una sua funzione, anche in condizioni davvero estreme (foto Getty Images)
La bici continua ad avere una sua funzione, anche in condizioni davvero estreme (foto Getty Images)

Il Giro in Romagna

Il Giro sembra lontano anni luce, altro che qualche centinaio di chilometri. Ma tra una spalata e l’altra c’è tempo per riflettere: «Quando questa valanga d’acqua si è riversata eravamo a Camaiore, avevamo lasciato l’Emilia il giorno prima arrivando a Viareggio. Che cosa sarebbe successo se i tempi fossero coincisi? Non c’era possibilità di andare avanti. E’ vero che il Giro d’Italia ne ha affrontate tante nel corso della sua storia, ma qui? Magari saltava una tappa, due, ma come rimettevi insieme la carovana quando era praticamente impossibile anche solo uscire o entrare in Romagna?».

Quando si è saputo che Matteo aveva lasciato la corsa rosa per impugnare la pala, anche le telecamere di Rai 3 si sono mosse.

«Tutta questa notorietà non la volevo – si schermisce – si è parlato di me più adesso che nei lunghi anni di professionismo. Si dovrebbe parlare invece dei tantissimi che ogni giorno si aggiungono al nostro lavoro, ma non bastano mai, abbiamo ancora bisogno di gente. Ci sono garage ancora sommersi dall’acqua, scuole chiuse, aziende da rimettere in funzione. Noi però non ci arrendiamo, la razza romagnola è così, ci rimbocchiamo le maniche e lavoriamo, le polemiche le lasciamo ad altri. Anche se…».

I corridori per le strade di Scandiano. Era solo il giorno prima della grande alluvione
I corridori per le strade di Scandiano. Era solo il giorno prima della grande alluvione

Una conclusione amara

La voce di Montaguti si fa un po’ velata, perché queste giornate gli hanno lasciato anche un senso di amaro in bocca. E Matteo spiega il perché.

«Avrei voluto che il nostro ambiente – dice – fosse più pronto, sollecito, sensibile. Non dico che il Giro dovesse fermarsi, ma almeno un segnale… Tanti in quel mondo hanno legami con questa terra, diretti o meno. Capisco che sia un lavoro, ma ci sono valori che prescindono. Io comunque non smetterò mai di dire grazie alla Castelli per la sensibilità dimostrata e soprattutto a ogni persona che ha messo da parte la sua vita per venirci a dare una mano… Ma c’è ancora bisogno».

Squadra unita e fughe: il Giro del “senatore” De Marchi

26.05.2023
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ODERZO – Alessandro De Marchi firma autografi appena sceso dal bus. Il friulano è stato autore di un bel Giro d’Italia. Era un po’ che non lo vedevamo così spumeggiante. E quando il “Dema” va forte tutti i tifosi sono contenti, perché il Rosso di Buja è così: è uno di quei corridori a cui tutti vogliono bene. Anche ieri è stato tra coloro che più hanno gioito per la vittoria del compagno Filippo Zana.

Il corridore della Jayco-AlUla è andato in fuga spesso. Tutti ancora abbiamo negli occhi l’abbraccio con Clarke a Napoli. I due erano stati ripresi ai 300 metri dopo una giornata in avanscoperta. Ma in questo suo settimo Giro d’Italia c’è molto più. E in questo “più” c’è anche la sensazione che De Marchi se lo sia goduto. Per esempio, c’è un video amatoriale – che il friulano ha ripostato sulle sue pagine social – che lo ritrae sulle rampe di Bergamo Alta mentre interagisce col pubblico a bordo strada.

C’è l’armonia che si respira nel team di Brent Copeland. C’è il rapporto con Filippo Zana. Ci sono la responsabilità e l’onore di condividere il viaggio con dei compagni di lungo corso come Michael Matthews.

Il selfie di Matthews dopo il successo di Zana. Si nota un’atmosfera bella, ed è ovvio, ma anche spontanea cosa meno scontata
Il selfie di Matthews dopo il successo di Zana. Si nota un’atmosfera bella, ed è ovvio, ma anche spontanea cosa meno scontata
Alessandro, come sta andando questo Giro? Che giudizio ci dai?

Bene direi! E’ forse uno dei Giri in cui mi sono sentito meglio. E quando dico meglio intendo in tutto: dal clima con la squadra, alle sensazioni in gara, a come abbiamo e come ho interpretato la corsa fino ad adesso.

E sembra anche che ti sia divertito…

Sì, perché quando stai bene ovviamente ti diverti. Ma per divertirti devi avere gamba, tranquillità e serenità, ingredienti che ti permettono di divertirti appunto anche in mezzo alla fatica. E’ sempre un Giro di tre settimane, non dimentichiamolo.

Sei uno dei senatori del gruppo, ma in questa squadra sei arrivato quest’anno. Ci sei entrato subito da senatore?

Mi sono integrato molto bene e forse anche questo è uno dei motivi per cui queste tre settimane le ho vissute così bene. Ho trovato un clima rilassato ma professionale. Un ambiente in cui sono stato valorizzato fin da subito e qui al Giro c’è stato il vero riconoscimento di tutto ciò. Vedo in concreto quello che pensano… e non solo da parte dei compagni, ma anche da parte dallo staff. Insomma è la situazione di cui avevo bisogno.

Non solo Zana. De Marchi è stato, ed è, vicino anche a Dunbar (alla sua ruota)
Non solo Zana. De Marchi è stato, ed è, vicino anche a Dunbar (alla sua ruota)
Fiducia insomma. E invece, i due “ragazzini” terribili, Dunbar e Zana? Te li aspettavi così forte? Sei vicino a loro?

Ovviamente, essendo uno di quelli più esperti ho un certo ruolo. Soprattutto nel finale, quando le cose sono difficili, gli sto vicino. E’ un ruolo un po’ speciale, particolare, ma è una cosa che mi fa molto piacere. No, non sono sorpreso da come si stanno comportando. Ho trascorso con Pippo parecchio tempo in ritiro in altura. L’ho osservato e ho capito meglio anch’io come potermi relazionare al meglio con lui. Ed essergli utile.

E con Dunbar?

Più o meno la stessa cosa. Ci stiamo aiutando a vicenda tutti quanti e il fatto di essere molto uniti ci dà forza l’uno con l’altro. E credo si veda da come ci stiamo muovendo.

Alessandro, si parla sempre di valori, di numeri, ma veramente in questo Giro siete andati così piano come si dice da fuori? O come è sembrato in qualche occasione?

Mah… queste cose le lascio a chi sta seduto alla scrivania. Questo è il mio settimo Giro d’Italia e la fatica che sto facendo, la durezza della gara è sempre la stessa. Una corsa di tre settimane magari si decide nei dettagli, nelle piccole cose, e certe tattiche, certi sforzi vanno valutati. Se poi non abbiamo fatto Crans Montana a 6 watt/chilo, vuol dire che non era la giornata per farli. 

C’è una fuga che hai preso e che non ti aspettavi e al contrario una che invece ti è sfuggita?

Direi di no. Quelle che volevo prendere le ho prese… Ovviamente il rimpianto c’è, però ho imparato che non posso stare qui a frustarmi per aver mancato questa o quella fuga.

Quando dici del rimpianto a cosa ti riferisci? A Napoli? 

Più che altro alla frazione di Campo Imperatore. Per assurdo poteva essere anche la più semplice da prendere per come si era creata. E poi da gestire per come si era messa. Però insomma… Il giorno prima ero stato fuori a Napoli… e ora cosa ci possiamo fare?

Verso Bergamo Alta, Alessandro si è goduto la folla. Il friulano si è inserito in tre fughe buone. Più altri tentativi. Un Giro vivace dunque
Verso Bergamo Alta, Alessandro si è goduto la folla. Il friulano si è inserito in tre fughe buone. Più altri tentativi. Un Giro vivace dunque
Come si dice: col senno del poi…

Siamo tutti bravi.

Cosa ci possiamo aspettare in questo finale?

Un gran Giro fino alla fine. Lo spazio c’è sempre per me e per i miei compagni (come si è visto anche ieri, ndr). Senza dimenticare che Dunbar merita la giusta attenzione. Può ottenere un grande piazzamento nella generale e dobbiamo supportarlo.

Ultima domanda, da osservatore super partes, chi vedi favorito?

Io tifo per “G”, Thomas. Tifo per lui per una questione di età (i due hanno compiuto 37 anni a distanza di pochi giorni, ndr), di generazione, perché è una persona che stimo e perché credo che una sua vittoria farebbe bene a tutti quanti. In più lo vedo tranquillo…

E dove si deciderà il Giro per te: sulle Tre Cime o sul Lussari? Tanti pensano che i conti si faranno tutti sul Lussari…

Un po’ qui e un po là. Non possiamo togliere il valore alle Tre Cime, ma nemmeno puntare tutto sul Lussari.

Tre per la rosa: Thomas pronto per la sfida decisiva

26.05.2023
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VAL DI ZOLDO – Quando quelli della Ineos vengono al Giro sembrano più rilassati che al Tour. Fu così nel 2020 con Geoghegan Hart e l’anno successivo con Bernal, ma soprattutto quando arrivò Froome, che capovolse il Giro del 2018 con un’impresa leggendaria che abbinò gambe e sorrisi. In apparenza le cose vanno così anche con Geraint Thomas, maglia rosa anche dopo la tappa di ieri.

Il gallese, che in carriera ha già vinto un Tour, due ori olimpici e tre mondiali su pista, si muove in corsa e nel protocollo con i gesti lenti di chi c’è già stato e sa di non dover sciupare le energie. Nel frattempo parla, risponde e sembra più simpatico rispetto a quanto di lui si dice nel gruppo.

Questo è quello che ha detto ieri dopo essersi salvato agevolmente dal forcing di Kuss e Roglic a Val di Zoldo, mentre Almeida ha pagato pegno.

Ieri all’arrivo di Val di Zoldo, per Thomas una torta e una bottiglia Astoria per il 37° compleanno
Ieri all’arrivo di Val di Zoldo, per Thomas una torta e una bottiglia Astoria per il 37° compleanno
Siete tre in 39 secondi: si possono fare previsioni?

Penso che siamo tutti molto simili, ma non tutti uguali nello stesso giorno. Oggi so che potrei essere io, domani potrebbe andare meglio a un altro. Sul Bondone ha sofferto Roglic, a Val di Zoldo è toccato ad Almeida. Quindi è importante avere delle solide basi, superare anche le Tre Cime di Lavaredo e pensare che sicuramente nella cronometro ci saranno delle differenze.

Il Roglic di Val di Zoldo è più consistente di quello del Bondone?

L’ho visto molto più forte, certamente come me lo aspettavo a inizio Giro. Oggi (ieri, ndr) non c’è stata nessuna sorpresa, ma qualcuno ha un po’ pagato e non mi stupisce. E’ stata una giornata super dura. Con il caldo che abbiamo provato, è sembrata una gara completamente diversa rispetto alle prime due settimane. Anche per questo sono felice di essere davanti e in grado di rimanere in gara.

Al via da Pergine, nella tappa di mercoledì, foto ricordo con due bambini che lo hanno atteso a lungo
Al via da Pergine, nella tappa di mercoledì, foto ricordo con due bambini che lo hanno atteso a lungo
Sembri molto calmo: è così davvero o stai recitando un copione?

Non sto tutto per il tempo con il risultato finale nella testa. Ho vinto il Tour e sono salito sul podio altre tre volte volte e questo è un bel bonus. Ho 37 anni, dovrei essere su una spiaggia e non qui a giocarmi il Giro.

E allora perché sei venuto?

Per me è un bonus enorme, mi sto davvero divertendo e voglio approfittarne al massimo, perché so che la carriera non durerà per sempre. E’ bello godersi i bei momenti perché ce ne sono stati anche di negativi. Mi piace essere in rosa, per cui darò tutto. Devo provare a mantenerla, ma questo non mi mette troppa pressione.

La tua esperienza sarà un vantaggio decisivo?

Non sono sicuro. Immagino di avere fiducia e convinzione, so come farlo. La stessa storia vale per la squadra intorno a me, che ha un’esperienza di anni. Allo stesso tempo, anche un ragazzo giovane come Almeida non ha niente da perdere. Lui ha davanti a sé molti anni davvero belli e potrebbe semplicemente rimanere bloccato, per cui penso che tutti abbiamo punti forti e punti deboli.

Anche nella tappa di Caorle per Thomas 10 minuti di pioggia: quasi un tributo al Giro 2023
Anche nella tappa di Caorle per Thomas 10 minuti di pioggia: quasi un tributo al Giro 2023
Aver vinto il Tour ti tornerà utile?

Io penso di sì. Mi sento sicuro, in un certo senso quella vittoria mi toglie un po’ di pressione. Non mi sento come se questo Giro fosse una vittoria decisiva per la carriera. Ho fatto 12 Tour, cinque volte il Giro e una Vuelta, quindi penso che tutto questo in qualche modo entri in gioco, anche solo per dire ai ragazzi come muoversi durante la corsa.

Come è stato festeggiare il compleanno al Giro d’Italia?

E’ stato un grande giorno. I fan italiani sono stati semplicemente incredibili. Mi gridavano: «Auguri, auguri!». Sono stato sorpreso, ad essere onesto, il tifo è stato incredibile. Quindi mi sto davvero divertendo e spero che possa continuare.

Quando Roglic ha attaccato, hai potuto vedere i dati sul computerino?

E’ stato tutto un fatto di sensazioni. Come ho già detto, non guardo mai la potenza, proprio non la visualizzo sullo schermo. Vedo solo la distanza, il tempo e le mappe. Nel corso degli anni questa è stata la mia qualità migliore, insieme allo sforzo per non avere troppi alti e bassi. Spero di poter continuare così, perché domani (oggi) sarà un giorno enorme, il più grande del Giro.

Thomas ha ritrovato la maglia rosa dopo l’attacco sul Bondone
Thomas ha ritrovato la maglia rosa dopo l’attacco sul Bondone
La tappa di Caorle è stata veloce e facile, come l’hai passata?

E’ stato uno dei giorni più semplici di quest’anno. Abbiamo preso 10 minuti di pioggia, forse perché non possiamo avere un solo giorno senza bagnarci. La cosa principale è stata solo assicurarsi che ci alimentassimo bene. Per il resto, ho cercato di salvare le gambe il più possibile. Penso che i miei avversari siano ancora entrambi pericolosi.

Conosci le strade che ti aspettano verso le Tre Cime di Lavaredo?

Quello no, non ho fatto alcuna ricognizione. Tutto quello che so me lo dicono Tosatto e Puccio, che conoscono molte strade, ma sul road book non ho visto niente. Domani (oggi, ndr) visto il percorso, si può definire la tappa regina, ma penso che molto potrebbe cambiare in qualsiasi momento della giornata. Dovrò essere pronto.

Dopo averlo visto in crisi sul Bondone, il Roglic che ha attaccato ieri fa molta più paura
Dopo averlo visto in crisi sul Bondone, il Roglic che ha attaccato ieri fa molta più paura
Se potrai, potresti anche attaccare?

Penso che ci impegneremo per cogliere un’opportunità, ma ovviamente nel modo giusto. Non ci lasceremo trasportare e continueremo a crescere come abbiamo fatto finora. Possiamo anche avere un piano e rispettarlo, ma bisogna anche essere in grado di adattarsi sulla strada, perché in questa gara possono succedere tante cose.

La tappa Longarone-Tre Cime di Lavaredo partirà alle 11,35. I corridori affronteranno il Passo Campolongo, il Valparola, il Giau, il Passo Tre Croci e l’arrivo alle Tre Cime. Nel pomeriggio, fra le 17 e le 17,30, sapremo se Thomas avrà mantenuto la maglia rosa e se sarà lui domani a partire per ultimo nella crono di Monta Lussari.

Zana infilza Pinot e si regala il giorno più bello della vita

25.05.2023
5 min
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VAL DI ZOLDO – «Oggi dovevo cercare di prendere la fuga – racconta Zana – ma non è che sia così scontato. Ci sono riuscito e le squadre di classifica ci hanno dato spazio, perché non facevamo paura. Così ho cercato di giocarmi le mie carte ed è andata benissimo. E’ un sogno che si realizza e penso anche che sia un punto di partenza. E’ il primo anno che preparo bene il Giro e devo ringraziare la squadra e Marco Pinotti, che mi hanno dato l’opportunità di essere qui e di arrivarci al 100 per cento».

Una vittoria così se la sognava da bambino e forse per questo appena inizia a parlarne, gli si increspa la voce. Adesso di colpo si mettono in fila i ricordi. Quando Amadori lo schierò come leader al Tour de l’Avenir del 2021 e gli mise accanto Marco Frigo, che lo aiutò a conquistare il terzo posto finale. Anche la vittoria 2022 nella Adriatica Ionica Race si trasforma in un piccolo gradino necessario per crescere. Poi il tricolore vinto in volata su Rota e Battistella, con lo stesso gesto delle braccia e i mondiali da riserva. Nulla è mai per caso.

La volata a due con Pinot è stata ben studiata: Zana è partito ai 160 metri e ha rimontato il francese
La volata a due con Pinot è stata ben studiata: Zana è partito ai 160 metri e ha rimontato il francese

Un nuovo Zana

Il Monte Pelmo domina e in qualche modo schiaccia l’arrivo, dando alla scena la maestosità che merita. Lo Zana timido dei primi tempi nella nuova squadra ha ceduto il posto a un atleta sicuro. Lo avevamo già notato stamattina alla partenza da Oderzo. Prima parlandone con Brent Copeland, poi quando gli abbiamo chiesto di fare due chiacchiere e abbiamo notato la cura in ogni cosa. Il body tricolore, la bici tirata a lucido e la gamba piena e tonica in contrasto con il busto magro. Ma soprattutto la sicurezza nella voce, dopo giorni di lavoro duro e concreto.

E’ la sottile differenza tra avere uno scopo (in questo caso quello di tirare per un leader) e doverselo cercare ogni giorno. Alla Jayco-AlUla ha trovato una direzione. E’ cresciuto, progettando un nuovo se stesso dall’ottima base costruita alla Bardiani. E se oggi è riuscito a vincere lo deve al suo talento, certamente, ma anche ai tanti miglioramenti di questi primi mesi.

Oderzo ha accolto il Giro con gerani rosa alle finestre, prosecco e una folla che metteva allegria
Oderzo ha accolto il Giro con gerani rosa alle finestre, prosecco e una folla che metteva allegria
Dopo l’arrivo hai urlato mille volte «Yes», una volta anche alla radio: che cosa è esploso in quel momento?

E’ stato il mio ringraziamento a tutta la squadra che ha fatto tanto per me, dal programma mirato alla preparazione. Mai avrei pensato di arrivare al primo anno nel WorldTour con questi risultati. Abbiamo fatto tanti sacrifici, ma vederli realizzati è un’altra cosa.

Pinot le ha provate tutte per staccarti…

E io gli sono andato dietro ogni volta. Stavo bene, sto bene. Ho pensato che se ne avesse avuta di più, mi avrebbe lasciato lì. Sono rimasto a ruota, ho dato qualche cambio e sono andato verso la volata.

Sapevi di essere più veloce?

La verità? Credevo fosse più veloce, ma ho pensato che forse era stanco e che avesse fatto fatica anche lui. Non so con quale rapporto ho fatto lo sprint, non ricordo nemmeno se ho calato qualche dente. Ho dato tutto. Mi sono girato. Ho visto che avevo vinto. Ed è scoppiato tutto…

Quanto è diverso fare un Giro d’Italia avendo un obiettivo chiaro, piuttosto che cercare ogni giorno la fuga per se stessi?

Fino a ieri stavamo già facendo un buon Giro, il morale alto per tutti, quindi c’è tanta motivazione. Adesso sarà anche meglio. Mi piace molto avere un leader, mi piace veramente aiutarlo. Penso che facendo così, le cose arrivano anche più facilmente e oggi ne abbiamo avuto la prova.

Pinot ha fatto il forcing sulla salita. Zana ha dato qualche cambio, ma ha giocato bene la sua carta
Pinot ha fatto il forcing sulla salita. Zana ha dato qualche cambio, ma ha giocato bene la sua carta
In effetti non avevi mai lavorato prima per un capitano…

Infatti è tutto nuovo per me, però mi trovo veramente bene, mi stanno facendo crescere molto e sono veramente contento.

Vincere così a fine della terza settimana può far sperare che il progresso continui?

Bè, lo spero davvero.

L’altro giorno sul Bondone, Dunbar ti ha chiesto di andare un po’ meno…

Ne abbiamo parlato. Io ero andato in fuga e poi ho tirato per 2-3 chilometri, lui doveva arrivare fino in cima, quindi è diverso. Adesso abbiamo un buon quarto posto da difendere, magari anche da migliorare e quindi sicuramente domattina andremo in corsa con il coltello tra i denti e vedremo cosa saremo capaci di fare.

Che effetto fa portare questa maglia tricolore sulle strade e oggi che effetto fa averci vinto?

E’ emozionante. E’ bellissimo avere un sacco di tifosi sulle strade, è un segno che ti contraddistingue. Sento proprio l’affetto della gente.

Alla partenza, Zana con un tifoso: «Speriamo che quella tricolore – gli ha detto il signore – presto diventi rosa come questa!»
Alla partenza, Zana con un tifoso: «Speriamo che quella tricolore – gli ha detto il signore – presto diventi rosa come questa!»
Hai raccontato spesso della tua passione per il cavallo, fare legna e stare in campagna.

Ho questa passione per l’agricoltura (sorride, ndr). Dieci anni fa con un po’ di premi guadagnati nelle gare da giovane, ho comprato il mio cavallo e quando sono a casa è la mia passione. Insomma, un po’ di svago per avere anche qualcos’altro fuori dalla bici che mi faccia staccare un po’ di testa. E’ una passione che magari un giorno potrebbe diventare un lavoro. Vedremo. Intanto però cerchiamo di far durare la carriera da ciclista il più a lungo possibile. Penso che questa sia una delle giornate più belle della mia vita.

Stamattina dovevi prendere la fuga e l’hai presa. Il fatto di correre sulle strade di casa ti ha motivato?

Nella riunione sul pullman ci spiegano i punti in cui bisogna stare un po’ attenti. Ci diciamo quello che dovremmo fare, ognuno dice la sua. Poi comunque durante la tappa succede sempre che le cose cambino, però il fatto di conoscere il percorso è stato un valore aggiunto. Il vantaggio di correre su strade che ho percorso tante volte, unito al fatto di avere le gambe buone…

Kuss esalta Roglic, frusta Thomas e stacca Almeida

25.05.2023
5 min
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VAL DI ZOLDO – Sepp Kuss è forse il più fresco tra coloro appena arrivati sul primo arrivo dolomitico di questo Giro. Il gregario di lusso di Primoz Roglic schiva il caos post linea d’arrivo e prosegue la sua scalata facile, facile in direzione della vetta dello Staulanza. Vuole sciogliersi un po’.

Mentre pedala – e noi gli corriamo a fianco – ci racconta della sua tappa. I complimenti per il lavoro svolto sono d’obbligo e lui ringrazia con un sorriso vagamente timido ma sincero. Il Pelmo da una parte e il Civetta dall’altra incastonano questa giornata che per la Jumbo-Visma è stata positiva.

La Ineos-Grenadiers ha controllato la tappa e in alcune occasioni ha fatto la selezione. Ma poi sulla salita più dura è bastato un guizzo dello scalatore americano, forse più forte di questo Giro d’Italia, e tutto è cambiato.

L’americano Sepp Kuss (classe 1994) è sembrato essere il migliore in salita del gruppo, al netto del lavoro per il suo capitano
Kuss (classe 1994) è sembrato essere il migliore in salita del gruppo, al netto del lavoro per il suo capitano
Sepp, ancora un super lavoro… Qual era il vostro obiettivo oggi?

L’obiettivo era guadagnare tempo, se possibile. Primoz non vedeva l’ora che arrivasse questa tappa. E quella salita (Coi, ndr) in particolare.

Perché?

Perché era una salita ripida, seguita da breve discesa e poi ancora un paio di chilometri tutti da spingere… Insomma un finale esplosivo: poteva essere un buon terreno per lui e credo lo sia stato.

Abbiamo visto che spesso vi siete parlati: cosa ti chiedeva Roglic durante la salita?

D’impostare un ritmo duro e poi avrebbe valutato quando attaccare. Quando abbiamo visto che Almeida si era staccato un po’ abbiamo forzato ancora di più. Io poi ho ho cercato di stare lì il più a lungo possibile. Così nel finale avrei potuto spingere ancora e aumentare il divario.

Dopo il Bondone adesso c’è più fiducia in voi per il resto del Giro?

Sì… penso di sì. Domani c’è ancora una tappa molto difficile e vedremo. Ora non fatemi parlare in salita però che sono davvero stanco!

Dopo l’arrivo, Thomas dà una pacca sulla spalla a Roglic che poi contraccambia
Dopo l’arrivo, Thomas dà una pacca sulla spalla a Roglic che poi contraccambia

Fiducia Kuss

Poco dopo Kuss gira la bici e scende verso il suo massaggiatore e il suo staff. Prende da bere, gli passano una mantellina e un fischietto per tornare ai bus, che sono un paio di chilometri più a valle. In quei frangenti però l’americano – va detto – è stato super disponibile. E ha raccontato ancora.

«Sapevamo che Primoz stesse bene – continua Kuss – abbiamo sempre avuto tutto sotto controllo, anche stamattina sulla Crosetta. Nessun problema: semplicemente Primoz si era rilassato un attimo. Ma siamo risaliti subito. Più che altro c’è stato uno scarto improvviso e ci siamo ritrovati appena dietro. Anch’io ho dormito un po’ in quel momento! Le altre squadre devono aver immaginato che Primoz stesse soffrendo e hanno accelerato».

Kuss dice che ormai lui e Primoz in certi momenti si conoscono a memoria. Sanno quanto e come devono spingere. Rassicura che sul Bondone non si è trattato di una crisi per il suo capitano, ma di un giorno non super che può capitare in una tappa tanto difficile. «Se davvero Primoz non fosse stato bene, non avrebbe recuperato per una giornata così dura come quella di oggi».

Lo sloveno era più a suo agio su queste pendenze, ma l’inglese si è difeso benissimo non cedendo un centimetro
Lo sloveno era più a suo agio su queste pendenze, ma l’inglese si è difeso benissimo non cedendo un centimetro

Thomas, Roma più vicina

Ma poi ci sono gli avversari. Geraint Thomas  è stato un gatto a ricucire sullo sloveno.

Dopo l’arrivo i due si danno una reciproca pacca sulla spalla. Alla fine hanno guadagnato un bel gruzzolo di secondi (21″) su Almeida. E’ stata un’alleanza del momento. Da domani saranno avversari di nuovo, ma certo per Thomas è un giorno in più alle spalle. E un giorno più vicino a Roma… con la maglia rosa sul petto.

«Non vi aspettavate una tappa così dura? Io sì – dice Matteo Tosatto – io la conoscevo. Avete visto cos’era la penultima scalata?». Il direttore sportivo della Ineos mangia delle caramelle morbide. La tensione fa bruciare energie anche ai diesse in ammiraglia. Però il veneto è sorridente.

«Sorrido perché c’è il sole! Thomas ha risposto subito. Se perdi un po’ di secondi e hai la gamba è meglio così. “G” ha  dimostrato di stare bene. Un’altra tappa andata… su».

Si è detto che la Ineos-Grenadiers, e Thomas in particolare, siano esperti nel gestire certe situazioni, ma le gambe restano basilari e Tosatto mette sempre prima le gambe.

«Se hai esperienza, ma sei senza gambe, con l’esperienza non ci fai niente. Ma – conclude il “Toso” – guardiamo a domani. L’ho detto stamattina in riunione ai ragazzi che Roglic sarebbe stato il più pericoloso. E domani lo sarà ancora di più. Per questo dico che ogni giorno è diverso e che bisogna stare calmi».

Almeida (sullo sfondo) li vede andare via. Il portoghese ha ceduto 21″ a Roglic e Thomas e li ha persi quasi tutti nel finale
Almeida (sullo sfondo) li vede andare via. Il portoghese ha ceduto 21″ a Roglic e Thomas e li ha persi quasi tutti nel finale

Almeida stringe i denti

«Purtroppo non è andata proprio come ci aspettavamo – commenta il diesse UAE, Fabrizio Guidi abbiamo perso qualche secondo di troppo. In fondo alla discesa di Coi Joao era quasi rientrato, ma non è riuscito a chiudere. Un peccato che Vine abbia fatto “quel dritto” lungo la discesa, altrimenti li avrebbero ripresi.

«Però non posso dire nulla ai ragazzi. Sono stati bravi. Anche per radio li incitavo».

All’arrivo, a dispetto di Kuss, Joao Almeida era quello più provato. Sul Bondone, Roglic nel finale ha recuperato, lui ha perso. Non un gran segnale per le prossime due tappe.

Il portoghese della UAE-Emirates ha trovato anche un bel po’ di tifosi connazionali lungo la via. Come sempre ha dato tutto e ha corso con intelligenza. Ha davvero stretto i denti. Per un po’ è tornato l’Almeida metronomo che conoscevamo. Il ragazzo che in salita non risponde a mezzo scatto. Forse ha ragione Guidi quando dice che senza quel dritto scendendo dal Coi le cose sarebbero state diverse. Per un istante tra il gruppetto di Joao e quello della maglia rosa c’erano davvero solo 50 metri.

«Ma a questo punto del Giro è così – chiosa Guidi – quando ci sono queste tappe di montagna una volta tocca ad uno, una volta tocca ad un altro… A Thomas non è mai toccato? E infatti il Giro lo vince chi non incappa in queste giornate».

Van Wilder e le salite, un altro giorno di (quasi) solitudine

25.05.2023
4 min
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ODERZO – Oggi ancora montagna. L’arrivo a Val di Zoldo anticipa il tappone dolomitico che domani porterà il gruppo alle Tre Cime di Lavaredo. Sul pullman della Soudal-Quick Step c’è spazio da vendere per i due corridori rimasti. La squadra belga che doveva sbancare il Giro con Evenepoel è arrivata alla fine con Serry e Van Wilder, dato che la tracheite ha tolto di mezzo Ballerini. Eppure martedì, una di quelle due maglie ha brillato sulla cima del Bondone, grazie al sesto posto di Van Wilder, l’alter ego di Remco: quello deputato a cedergli la bici in caso di problemi meccanici e a stargli accanto nelle tappe più importanti.

Dopo il ritiro di Ballerini, Van Wilder sul pullman con Serry, Bramati e il personale rimasto (foto Soudal-Quick Step)
Dopo il ritiro di Ballerini, Van Wilder sul pullman con Serry, Bramati e il personale rimasto (foto Soudal-Quick Step)

Il giorno del Bondone

Sul traguardo trentino siamo riusciti a scambiarci appena poche parole, fradicio com’era sotto la pioggia che in qualche modo è stata provvidenziale, perché ha risparmiato al gruppo la salita ai 28 gradi che avrebbero fatto peggio della salita stessa.

«E’ stata una giornata difficile – ha detto – ma avevo buone gambe. Nel momento in cui la UAE Emirates ha accelerato con Vine e Ulissi, ho capito che dovevo lasciar perdere e tenere il mio ritmo. L’ho imparato nelle ultime due stagioni e funziona davvero bene, perché molti davanti a me sono scoppiati nel tener duro e dopo un po’ li ho ripresi. Ho un po’ di raffreddore, cerco di divertirmi, anche se non è facile. Sono contento di avere delle buone gambe. Mi viene solo da pensare che se Remco fosse stato ancora qui, avrebbe avuto un grande aiuto da parte mia. Ma ormai possiamo farci poco…».

Con Evenepoel al via verso Lago Laceno, nel giorno in cui Remco lascerà la maglia rosa
Con Evenepoel al via verso Lago Laceno, nel giorno in cui Remco lascerà la maglia rosa

Senza Remco

Quando lo incontriamo alla partenza, il tono di voce è già più severo, spia della concentrazione necessaria al via di una tappa così importante. Intendiamoci, nessuno nella squadra gli ha chiesto nulla, ma se il corridore ha carattere, difficilmente va alla sfida con sufficienza.

«Ho lavorato tanto – spiega – per avere questa forma nella terza settimana. Negli ultimi giorni sentivo che le gambe stavano migliorando e ora sto bene, quindi sono contento del risultato del Bondone. Non è stato facile entrare nell’idea di non avere più Remco da aiutare. C’è voluto qualche giorno, diciamo fino alla fuga nella dodicesima tappa (il giorno di Rivoli, Ilan è stato sesto, ndr), quando ho fatto il cambio nella mia testa».

Tre giorni dopo il ritiro di Evenepoel, in fuga verso Rivoli: inizia così il nuovo Giro di Van Wilder
Tre giorni dopo il ritiro di Evenepoel, in fuga verso Rivoli: inizia così il nuovo Giro di Van Wilder

Obiettivo Roma

Ma a che punto arriva un simile cambio? Cosa può succedere nella consapevolezza di un atleta, che ha la stessa età del suo capitano e in tutte le classifiche, sin da quando erano bambini, gli è arrivato alle spalle? Quando Remco vinse l’oro nella crono juniores di Innsbruck, Ilan arrivò settimo. Agli europei di Zilin dello stesso anno, Evenepoel vinse e Van Wilder si piazzò secondo davanti a Tiberi.

«Arrivare a Roma con una bella classifica – dice – sarebbe bello, ma voglio solo fare del mio meglio ogni giorno. So che in salita posso difendermi bene, se poi mi riuscirà di farlo anche nella crono, allora la buona classifica seguirà da sé. Per il resto – ammette abbassando lo sguardo – non è una bella sensazione essere rimasti in due, ma dobbiamo andare avanti perché Roma è ormai alle porte. Allargando un po’ lo sguardo, non credo che questi giorni segneranno un nuovo inizio nella mia carriera. Non è la prima volta che dimostro di poter essere un buono scalatore. Quella del Bondone è stata una bella esibizione, ma sapevo di poterla fare». 

Ieri all’arrivo di Caorle con Serry, ma da oggi si torna a salire
Ieri all’arrivo di Caorle con Serry, ma da oggi si torna a salire

I complimenti di Remco

Proprio dopo la tappa trentina, Joao Almeida ha raccontato di aver scambiato dei messaggi con Pogacar, che gli ha consigliato di attaccare e prendersi la maglia. Nei giorni precedenti Thomas si è detto dispiaciuto per i compagni persi lungo la strada, ma che Ganna gli scrive ogni giorno nella chat di squadra e nella tappa di Cassano Magnago si è fatto trovare sulla strada per incitarli. Che rapporti ci sono dunque fra Evenepoel e due compagni rimasti?

«Non ci sentiamo tanto spesso – spiega Van Wilder prima di andare verso la partenza – ma ovviamente sta seguendo il Giro. Dopo il Bondone mi ha detto che ho fatto una bella prestazione».