Il Grande Slam? Per Gilbert c’è chi può riuscire nell’impresa

09.01.2024
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In questi giorni si torna a parlare di Grande Slam, visto che la prossima settimana partono gli Australian Open di tennis. Qualcuno dirà: «Che cosa c’entra questo con bici.PRO? Ho sbagliato sito?». No, perché anche il ciclismo ha il suo Grande Slam, anche se se ne parla poco. Troppo poco vista la sua importanza e soprattutto la sua difficoltà. Quasi ogni sport ha la sua “serie imperiale” di vittorie, il traguardo precluso a quasi tutti e nel ciclismo esso consiste nella collezione delle 5 Classiche Monumento.

Nella storia del ciclismo solo in tre sono riusciti nell’impresa del Grande Slam: il più grande vincitutto dell’intera storia sportiva, Eddy Merckx e gi altri belgi Rik Van Looy e Roger De Vlaeminck, campione forse troppo trascurato per quel che ha fatto. Chi ci è andato davvero vicino è stato Philippe Gilbert, altro corridore belga al quale la grande impresa è sfuggita davvero di poco, arenandosi contro la Milano-Sanremo corsa per ben 18 volte con due presenze sul podio.

Per Gilbert l’unico ostacolo rivelatosi insormontabile è stata la Sanremo: per lui, due terzi posti
Per Gilbert l’unico ostacolo rivelatosi insormontabile è stata la Sanremo: per lui, due terzi posti

Gilbert ha sempre avuto ben presente l’importanza e soprattutto la difficoltà di una simile collezione e vede oggi due corridori in grado di riuscire dove lui ha fallito: «Pogacar e Van Der Poel sono i più vicini, mancano ad ognuno di loro due tasselli per completare il mosaico, ma non è assolutamente semplice metterli insieme. Quello ciclistico è il Grande Slam forse più difficile da ottenere perché ogni gara ha caratteristiche proprie ed è davvero difficile riuscire a essere competitivo in tutte. Serve una completezza che quasi nessuno ha».

Fra i due chi ritieni abbia più possibilità?

Credo che Pogacar abbia tutto per realizzare il sogno, ma non subito. Lo sloveno ha già dimostrato di saper andare sul pavé, ma sa bene che gareggiare alla Roubaix è pericoloso e incide sulla stagione. Potrà riuscirci fra qualche anno, focalizzando questo impegno, preparandosi a dovere per esso. D’altro canto non è un caso se a vincerla sono per lo più corridori vicini o che hanno superato i 30 anni. Serve esperienza, è la caratteristica fondamentale per vincerla.

A Pogacar mancano Sanremo e Roubaix. centrare l’obiettivo il 16 marzo potrebbe voler dire tentare sul pavé nel 2025
A Pogacar mancano Sanremo e Roubaix. centrare l’obiettivo il 16 marzo potrebbe voler dire tentare sul pavé nel 2025
Per Pogacar ritieni che la Roubaix sia più difficile da vincere che la Milano-Sanremo?

No, al contrario. La Milano-Sanremo è difficile per tutti perché è impronosticabile. Non è una corsa dove si fa selezione, si arriva alla Cipressa tutti insieme e all’imbocco del Poggio tutti i favoriti sono ancora lì. Se guardate, avranno perso contatto solo i 2-3 con qualche acciacco fisico e un paio di pretendenti presentatisi all’appuntamento ancora in eccesso di peso, gli altri ci saranno tutti. Certo, dipende da che posizione si prende, ma poi fare selezione su quelle poche rampe è complicato, si lavora sul filo dei secondi. Alla fine è una corsa lunghissima, dove i tanti chilometri provocano tanta fatica ma senza grandi difficoltà.

Van der Poel può riuscire nell’impresa?

Per l’olandese è più difficile l’impresa. Io penso che la Liegi possa anche essere fattibile, se una serie di condizioni coincidono e non gli rendono la gara troppo dura. Il Lombardia però mi sembra troppo almeno nella sua forma attuale: il Muro di Sormano è una scalata sulla quale uno del suo peso (75 chili, ndr) paga pegno. Non è un caso se io ho vinto il Lombardia prima che introducessero questa nuova difficoltà. Per lui credo proprio che sia troppo.

Van der Poel deve vincere Liegi e Lombardia. La prima è già difficile, il Sormano resta forse troppo arduo
Van der Poel deve vincere Liegi e Lombardia. La prima è già difficile, il Sormano resta forse troppo arduo
Nel tennis solo Rod Laver è riuscito a completare il Grande Slam nello stesso anno, Djokovic ha sfiorato l’impresa per due volte. Nel ciclismo è possibile vincere tutte e 5 le classiche nello stesso anno?

Per me no, ci sono troppe varianti. Anche un fuoriclasse nella condizione ideale si troverà ad affrontare corse che richiedono caratteristiche lontane fra loro: potrai trovare la formula perfetta per la Sanremo, ma avrai il peso giusto per la Roubaix? E nel caso come riuscirai ad affrontare le salite della Liegi? E’ davvero impossibile. Io parlo per la mia esperienza: ho vinto Liegi e Lombardia che pesavo 69 chili, quando ho trionfato a Fiandre e Roubaix avevo un peso forma di 74 chili. E cambia tutto…

Proviamo a vedere se c’è qualcun altro che potrebbe riuscirci, ad esempio Van Aert…

Ha 29 anni e finora ha vinto solo la Sanremo, mi pare difficile. Le stagioni sono passate e Wout ha collezionato tanti piazzamenti, ma pochi centri. Uno che secondo me poteva riuscirci per le sue caratteristiche era Kwiatowski, se non avesse deciso di mettersi a disposizione degli altri. Se lo avesse programmato, credo che in qualche anno avrebbe anche potuto farcela, soprattutto dopo che nel 2017 aveva centrato la Sanremo che è un po’ il terno al lotto dell’intera collezione.

Per Gilbert Kwiatkowski aveva tutto per riuscirci, ma ha fatto scelte diverse
Per Gilbert Kwiatkowski aveva tutto per riuscirci, ma ha fatto scelte diverse
E tra i più giovani?

Uno che potrebbe è Evenepoel perché va bene su ogni terreno. Ha vinto due volte la Liegi, al Fiandre ha dimostrato di potercela fare. Certo, dovrebbe centrare la Sanremo e preparare la Roubaix, che sarebbe per lui la corsa più ostica. Sicuramente per la corsa francese è ancora un po’ acerbo, ma può davvero completare la raccolta.

Tu sei arrivato a un passo: la Sanremo era diventata un’ossessione?

Non direi. Il Grande Slam è stato invece uno stimolo, la motivazione per andare avanti. Mi ha dato modo di sognare e questo è già un grande risultato. Io sono contento di quel che ho fatto, so che ci sono andato vicino e non è da tutti.

Evenepoel ha le caratteristiche per centrare il pokerissimo. Fiandre e Lombardia sono i primi passi
Evenepoel ha le caratteristiche per centrare il pokerissimo. Fiandre e Lombardia sono i primi passi
E’ più difficile collezionare le Classiche Monumento o i Grandi Giri?

Le prime, non c’è dubbio. In un grande Giro devi essere a tutta per tre settimane e superare indenne quelle 2-3 tappe fondamentali, poi è cosa fatta. Non è un caso se ad aver realizzato la tripletta nel corso degli anni siano stati molti più corridori che per le classiche. Il Grande Slam è quello, non ci sono dubbi né discussione…

Venturelli è diventata grande. Si parte subito con gli europei

09.01.2024
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L’Università a Brescia. L’ingresso nel mondo delle pro’ poche settimane fa in ritiro in Spagna. Il suo primo evento ufficiale da domani in Olanda agli europei su pista. Tutto il resto più avanti. E’ diventata grande Federica Venturelli, che ha iniziato il 2024 subito calata perfettamente nella parte (in apertura foto K13/Luis Solana).

E questa settimana non si farà mancare nulla. Il fiato lo userà non solo per pedalare, ma anche per soffiare sulle candeline della torta di compleanno. La cremonese della UAE Development Team festeggerà i 19 anni venerdì nel velodromo di Apeldoorn, prima di potersi concentrare a fondo sulla disciplina che le ha assegnato il cittì Villa. Domenica 14 gennaio correrà l’inseguimento individuale, in cui è già stata campionessa continentale e mondiale in entrambe le stagioni da junior. Fra un impegno e l’altro, siamo riusciti a sentire Venturelli, ormai navigata negli incastri del suo personale “tetris”e sempre brava a spiegare tutto quello che fa.

Federica, nemmeno il tempo di realizzare di essere passata elite, che c’è già una corsa importante che ti attende.

Proprio così, anche se inizialmente non ero sicura di farli, non era nei programmi. Lo abbiamo deciso circa un mese fa. Quando sono rientrata dal ritiro con la squadra, sono andata a Montichiari per lavorare con le altre ragazze. Ho cercato di affinare la condizione ed anche l’intesa con le compagne nelle prove di quartetto, che però non farò.

Cosa ti aspetti da quella prova?

Intanto parto sapendo che sarà più lunga e più difficile da gestire. Da junior l’inseguimento individuale è di due chilometri, mentre da elite sono tre, quindi mezza gara in più da fare. Per me sarà un tipo nuovo di sforzo. Non se ne parla di medaglie o piazzamenti (sorride, ndr). L’obiettivo al momento è fare esperienza e cercare di realizzare una buona prestazione. Sono migliorata anche nella cosiddetta ansia da prestazione, perché ho capito che la gara è il solo momento in cui si mette in pratica il lavoro degli allenamenti. Credo di essermi preparata bene, pertanto sono serena e tesa il giusto. Sicuramente essere già agli europei elite nell’anno olimpico è un motivo di grande orgoglio per me. Poi ovvio che spero di andare forte e superare le qualificazioni per le fasi successive.

Agli europei di Apeldoorn Venturelli disputerà l’inseguimento individuale, dove da junior è stata campionessa continentale e mondiale
Agli europei di Apeldoorn Venturelli disputerà l’inseguimento individuale, dove da junior è stata campionessa continentale e mondiale
Come ti sei trovata col gruppo azzurro delle grandi?

Benissimo (risponde raggiante, ndr). Sono molto contenta di come mi hanno accolta. Pensavo che avrei fatto più fatica, invece si vede subito che è un gruppo affiatato. Con Chiara (Consonni, ndr) c’era un briciolo di confidenza in più perché eravamo assieme al ritiro della UAE, però tutte le ragazze mi hanno dato consigli.

Ecco, il training camp in Spagna con il tuo nuovo club invece com’è andato?

Molto bene anche quello. Sia la prima squadra che noi del devo team eravamo nello stesso hotel. Facevamo chiaramente allenamenti separati, ma per le riunioni e le cene eravamo assieme. Anzi a tavola ci siamo sempre sedute mischiate per favorire la conoscenza fra tutte. Lì abbiamo avuto modo di confrontarci con le atlete più esperte ed è un aspetto importante per potersi migliorare.

Tra le ragazze della prima squadra con chi ti sei rapportata maggiormente?

Come dicevo prima per Consonni, conoscevo già bene Silvia (Persico, ndr) per il ciclocross. Lei è sempre stata un mio riferimento, anche per il salto di qualità che ha fatto negli ultimi anni. Devo dire però che mi hanno colpito molto Bertizzolo e Magnaldi per la loro forte personalità. Quando mi ricapiterà l’occasione, vorrei approfondire la conoscenza con loro per avere i loro punti di vista.

Altri particolari?

Tutte le ragazze sono molto precise nell’alimentazione. Ho capito che una buona prestazione passa da qui. Nel complesso ho notato subito una grande cura dei dettagli, della grande organizzazione che c’è dietro e degli allenamenti più intensi. E poi mi ha fatto una buona impressione l’essere state valutate dalla fisioterapista della squadra. Non mi era mai capitato prima di avere uno screening di questo genere. Lo reputo molto interessante.

Il programma gare di Federica Venturelli cosa prevede?

L’agenda è fitta, contando anche l’Università dove ho l’obbligo di frequenza (è iscritta alla facoltà di Farmacia a Brescia, ndr). Lo studio non potevo lasciarlo perché mi piace e mi serve, ma a dire il vero non ho idea di come farò per conciliare tutto (sorride, ndr). Battute a parte, farò il calendario del devo team, ma potrebbero esserci anche le gare con la nazionale. Sia in Nations Cup su pista sia su strada con le U23. So che ci verrà data l’occasione di correre anche col team WorldTour, ma non saprei quando tra tutti questi impegni. Infine ci sarebbe ancora il ciclocross. C’è un’ipotesi-mondiale, sempre che arrivi la convocazione, ma prima ci sarebbe anche la prova di Coppa del mondo a Benidorm a metà gennaio.

Campionessa in bici e a scuola. Ad ottobre Venturelli ha ricevuto l’onoreficenza di “Alfiere del Lavoro” da Mattarella
Campionessa in bici e a scuola. Ad ottobre Venturelli ha ricevuto l’onoreficenza di “Alfiere del Lavoro” da Mattarella
Ti sei posta degli obiettivi per questa stagione?

Premetto che la scelta di andare in un devo team è dovuta proprio anche per prendere meglio coscienza dell’impegno tra studio e ciclismo. Arrivando dalla categoria juniores, sapevo che erano due mondi totalmente differenti e l’ho visto subito. Fino all’anno scorso ero un’atleta che su strada faceva un po’ tutto, quest’anno invece non credo. Ad esempio farò gare a tappe più lunghe di quelle di due-tre giorni da junior. Avrò modo di capire quali sono i miei limiti ovunque. D’altronde sono una ragazza a cui non piace stare con le mani in mano…

Resistenza e intensità diverse: il piano di Giorgi per Fiorelli

08.01.2024
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«Ho trovato un ragazzo generoso, disponibile e soprattutto un grande lavoratore», parole di Andrea Giorgi su Filippo Fiorelli, suo nuovo allievo. Da quest’anno coach e dottore, Giorgi infatti segue la preparazione dell’atleta siciliano in prima persona. 

E’ stato Fiorelli stesso nel ritiro della VF Group–Bardiani a dirci di aver cambiato strada e di essersi affidato al preparatore interno. 

Fiorelli è un talento in seno a questo team e anche uno dei corridori italiani con più potenziale. Questa potrebbe essere la sua occasione.

Andrea Giorgi, medico della VF Group-Bardiani, si è unito al gruppo dei Reverberi dalla scorsa stagione
Andrea Giorgi, medico della VF Group-Bardiani, si è unito al gruppo dei Reverberi dalla scorsa stagione

“Made in Bardiani”

«Il team – spiega Giorgi – voleva che da quest’anno si centralizzasse il più possibile il controllo degli atleti, anche per questo sono aumentati quelli seguiti internamente da me e Borja Martinez, altro coach dello staff medico, ed è stato preso anche il nutrizionista (Luca Porfido, ndr). C’è stata questa possibilità di cambiare e Filippo era propenso a fare un altro passo. Così dopo un anno di lavoro in cui comunque lo supervisionavo (era allenato da Alberati, ndr) abbiamo deciso di provarci».

Giorgi spiega che con Fiorelli si lavora bene, primo perché come detto è uno stakanovista e poi non si tira mai indietro di fronte alle novità. Tra i due c’è sempre un punto d’incontro. Se Filippo è troppo stanco, magari si aggiusta il tiro in corsa.

«Ci sentiamo quotidianamente – spiega Giorgi – Filippo vuole fare le cose per bene e per ogni cosa mi chiede consiglio. C’è un confronto costante. Siamo entrambi chiari. Se piove, se è stanco, se il rullo non funziona… come si aggiusta il tiro? Per esempio all’inizio ha avuto dei problemi con la nuova metodologia in palestra. “Con questi carichi mi serve la sedia a rotelle, altro che la bici”, mi diceva. Però si è adattato presto».

Filippo Fiorelli (classe 1994) da quest’anno è seguito dal dottore e preparatore Giorgi (foto Gabriele Reverberi)
Filippo Fiorelli (classe 1994) da quest’anno è seguito dal dottore e preparatore Giorgi (foto Gabriele Reverberi)

Obiettivo resistenza

Giorgi e Fiorelli stanno lavorando soprattutto su una direttiva: la resistenza. Arrivare meglio ai piedi delle salite, significa poterle affrontare meglio. E di conseguenza sfruttare lo spunto veloce di Filippo. 

«Non so perché, ma nelle professional la parte aerobica è meno curata rispetto che nelle WorldTour – dice Giorgi – poi magari ci sta che i più forti finiscono nelle WorldTour anche per doti fisiche naturali, ma è un dato di fatto, lo dicono i numeri, che nel WorldTour curano di più la componente aerobica.

«Nel caso di Filippo quindi ho insistito subito sulla resistenza soprattutto, ma anche sull’ipertrofia del muscolo. Ed ho inserito delle intensità più elevate. Questo anche perché volevo che arrivasse più pronto al primo ritiro. E così è stato. Anche col peso, il suo tallone d’Achille, era a posto. Alle misurazioni del caso e alla plicometria a ultrasuoni era perfetto. Tanto è vero che gli ho fatto i complimenti. Ed era è solo un mese e mezzo che lavoravamo insieme».

Anche i test fisici danno ragione al duo Giorgi-Fiorelli. La capacità aerobica del siciliano è migliorata.

«Certe intensità che lo scorso anno erano un problema adesso sono quasi il suo recupero – spiega il preparatore – io ricordo Masnada quando era all’Androni. In quei tre anni la sua capacità aerobica è andata sempre migliorando e infatti adesso guardate dove è.

«A 5 watt/chilo nel WorldTour ormai passeggiano, mentre i nostri fanno fatica. Dovevamo arrivare a questo standard perciò e ci stiamo avvicinando. Migliorando la capacità aerobica si è più freschi e quindi più resistenti quando la corsa entra nel vivo». Aspetto quest’ultimo, ancora più importante per le caratteristiche di un corridore come Fiorelli che deve sfruttare il suo spunto veloce nel finale.

Il siciliano non ha paura di buttarsi in volata, né teme i mostri sacri dello sprint come accadde lo scorso anno a Salerno
Il siciliano non teme i mostri sacri dello sprint come accadde lo scorso anno a Salerno

Corse mosse

Per Giorgi, Fiorelli non è un velocista puro. Secondo il toscano, Filippo fa le volate perché sa stare in gruppo, ha grinta e forza. Ma una volata di gruppo farebbe fatica a vincerla.

«Però – continua Giorgi – se resiste sullo strappo le sue possibilità aumentano notevolmente. Di Philipsen e Milan ce ne sono pochi, loro hanno anche un treno e wattaggi mostruosi. Filippo può vincere altre corse: quelle con i gruppetti ristretti o gli sprint dove si arriva dopo uno scollinamento».

«La sua corsa? Una tappa mossa, come del resto ha già fatto vedere, una Per Sempre Alfredo, una Coppa Sabatini o una Veneto Classic. E questa benedetta tappa al Giro d’Italia. In fin dei conti non ci è andato lontano neanche lo scorso, come a Salerno per esempio. Non dico la Sanremo solo perché la Classicissima è molto lunga e Filippo sta lavorando adesso sulla resistenza, ma in futuro…».

La VF Group-Bardiani è tornata a Benidorm (foto Gabriele Reverberi)
La VF Group-Bardiani è tornata a Benidorm (foto Gabriele Reverberi)

Evoluzione sì, rivoluzione no

Da qualche giorno la VF Group-Bardiani è tornata a Benidorm. Nel corso di gennaio Giorgi insisterà parecchio anche sull’intensità, caratteristica che comunque serve con l’avvicinarsi delle gare. E contestualmente sarà ridotta la palestra. Anche questo è stato un bel cambiamento per Filippo. Prima faceva la parte a secco con meno carico e non usciva in bici. Adesso invece quando fa la palestra i carichi sono ben più pesanti e al pomeriggio salta in sella.

«Io credo – conclude Giorgi – che il suo monte ore settimanale sia aumentato non di molto: il 10-15 per cento al massimo. Quel che più è cambiato è come sono distribuite le intensità nell’arco dell’allenamento. Non c’è mai un’uscita tutta uguale. Filippo sa che nella prima ora deve fare questo lavoro. Nella seconda questo e così via. Anche i recuperi sono variati parecchio: non sono mai troppo blandi.

«Ricordiamo poi che parliamo di un ragazzo di quasi 30 anni e non si poteva stravolgergli la vita, ma i suoi valori sono cresciuti un bel po’ e in Z2 siamo ben al di sopra dei 300 watt».

Chiuso il Regioni, Scotti rilancia con grandi progetti

08.01.2024
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Su un inedito percorso disegnato nel parco del Divino Amore a Roma, si è conclusa la seconda edizione sperimentale del Giro delle Regioni di ciclocross. Attenzione all’aggettivo perché ha un forte peso nel progetto di Fausto Scotti, che chiude la sua stagione di impegni organizzativi e già si proietta verso un nuovo anno che si prospetta ricchissimo di sorprese.

Dopo le grandi sfide del Giro d’Italia, Scotti ha messo su due confronti nazionali, prima a Gallipoli in Puglia e poi a Roma, lasciando però da parte il tradizionale teatro delle Capannelle per scegliere un nuovo approdo: «Quando si fanno queste scelte si sa bene a che cosa si va incontro – afferma l’ex cittì della nazionale – avevamo un percorso tutto nuovo da disegnare, strutture da studiare e con il tempo che abbiamo avuto, con il fango che si è creato è venuto fuori un ciclocross di stampo belga. E’ un teatro ideale per un grande evento, dove c’è tutto anche se una struttura come Capannelle, dove tutto è davvero nello spazio di pochi metri, è molto più facilmente gestibile».

Grande giornata per la Cycling Café con le vittorie di Cominelli e Bulleri (foto Bit&Led)
Grande giornata per la Cycling Café con le vittorie di Cominelli e Bulleri (foto Bit&Led)
A conti fatti ti puoi ritenere soddisfatto dell’andamento della challenge?

Certamente sì, considerando che per il secondo anno consecutivo abbiamo potuto mettere in piedi un’edizione fortemente ridotta, solo due prove allestite soprattutto per dimostrare di esserci. In Puglia abbiamo avuto numeri leggermente inferiori alle nostre aspettative, ma a Roma sono arrivati in oltre 350 pur avendo il giorno prima un’altra importante prova nazionale in Friuli. Proprio il problema delle concomitanze è ormai improcrastinabile per la federazione. Non si possono dare concessioni di calendario nazionale a 50 gare quando solo un terzo rispettano davvero tutti i dettami e soprattutto non si può continuare su questa strada delle concomitanze che penalizzano tutti.

Che prospettive ci sono per questo circuito?

Molto buone perché già ho ricevuto richieste e penso che il prossimo anno avremo intanto due nuove prove, in Basilicata e Campania. Perché funzioni servono però soldi e infatti siamo in contatto con due grandi sponsor che hanno mostrato interesse, se entreranno potremo davvero mettere in pratica le nostre idee. Ma noi guardiamo all’attività complessiva: basti pensare che per il Giro d’Italia abbiamo ricevuto 15 nuove richieste. I nostri progetti però vanno ben oltre…

Al Regioni erano presenti tutte le categorie con spazio anche per i più piccoli per avvicinarli al ciclocross (foto Bit&Led)
Al Regioni erano presenti tutte le categorie con spazio anche per i più piccoli per avvicinarli al ciclocross (foto Bit&Led)
A che cosa puntate?

Oltre alle challenge abbiamo due grandi idee. La prima è allestire un grande weekend a inizio 2025 legato ai Campionati Italiani giovanili, con 4 e 5 gennaio per le prove tricolori e il 6 gennaio per un evento internazionale, il tutto nel bellissimo teatro di Follonica nostro storico partner per il Giro d’Italia. Il secondo è ancora più ambizioso: vogliamo portare la Coppa del mondo a Torino.

Un colpo di scena. Da che cosa nasce?

Grazie all’esperienza e alla collaborazione del gruppo di Cantoira possiamo mettere su una struttura e un tracciato che saranno pienamente all’altezza del massimo evento internazionale a tappe. Ho già parlato con Flanders Classics e c’è grande disponibilità in merito anche perché ho presentato un progetto molto meno economicamente oneroso di quello di Vermiglio. Avremo bisogno dell’ok di Comune e Regione dove c’è grande sensibilità verso le due ruote, sperando che il Tour de France non assorba tutte le risorse ma diventi anzi un volano per nuove iniziative. Poi avremo bisogno di un grande sponsor con il quale condividere questa grande opportunità.

La prima tappa era stata a Gallipoli con la nazionale italiana al via, qui Elisa Ferri (foto organizzatori)
La prima tappa era stata a Gallipoli con la nazionale italiana al via, qui Elisa Ferri (foto organizzatori)
Torniamo al Giro delle Regioni. Agonisticamente che cosa hai trovato?

Io guardo sempre le gare con occhio molto tecnico e sono rimasto letteralmente elettrizzato soprattutto dalle gare giovanili. Ci sono ragazzini che hanno una tecnica impressionante, c’è un livello generale che è molto alto e se questi ragazzi trovassero strutture adeguate che permettessero loro di fare regolare attività avremmo veri fuoriclasse polivalenti. Per farli maturare serve però una struttura che attualmente il ciclismo non ha, per questo dico che andrebbe rivisto tutto il sistema, legato a concezioni ormai vetuste. Fra tutti segnalo un nome: Nicola Carrer, pugliese vittorioso fra gli Esordienti 1° anno, mi ha davvero impressionato.

E nelle categorie assolute?

Si vede che ormai siamo in piena atmosfera Tricolori, c’è stato un bello spettacolo. Nella gara principale ha vinto Cominelli che è in grande forma battendo Antonio Folcarelli che mi stupisce sempre, lui che al mattino si alza quando è ancora buio per lavorare al mercato, eppure se guardate bene è il più costante di tutti, non esce mai dai primi 5. Fra le donne ha trionfato la Bulleri, completando la grande giornata della Cycling Café ma dietro è emersa la lucana Dalila Langone, ancora junior eppure capace di far sua la classifica generale.

Il podio femminile con a sinistra Dalila Langone, prima nella classifica generale e sorpresa della challenge (foto Bit&Led)
Il podio femminile con a sinistra Dalila Langone, prima nella classifica generale e sorpresa della challenge (foto Bit&Led)
Ora che gli impegni agonistici sono finiti, che farà Fausto Scotti?

Si rimette subito a lavorare perché c’è già da impostare la nuova stagione e come si è visto di carne al fuoco ce n’è davvero tanta. Oltretutto mi stanno arrivando anche molte offerte dall’estero, per allestire gare e non solo, anche da grandi team professionistici. Insomma, non c’è tempo per fermarsi…

EDITORIALE / Il mercato dei giganti e due squadre da capire

08.01.2024
6 min
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Chissà se dalla finestra del Suitopia Suites di Calpe, guardando verso la stagione che lo attende, Remco Evenepoel (foto Wout Beel in apertura) avrà soltanto pensieri felici. E mentre uno di noi è già in volo verso il ritiro della Soudal-Quick Step per andare a chiederglielo, l’osservazione delle manovre di mercato racconta una serie di situazioni davvero interessanti. Due squadre in particolare (e non senza sorpresa) sembrano fortemente indebolite: la Ineos Grenadier e il team del campione belga. Come mai?

Fusioni e scorie

E’ sempre più credibile che la fusione fra le due fosse pronta e organizzata ben prima di quella, saltata fuori in seguito, della Soudal con la Jumbo. Da quanto tempo il padre di Evenepoel raccontava della fantastica offerta ricevuta per suo figlio? Non vi era parso insolito che la Ineos lasciasse partire così tanti corridori di peso, senza avere la certezza che ne sarebbero arrivati altri per sostituirli? Poi qualcosa è andato storto, magari l’acquisto delle quote del Manchester United da parte di Ineos ha sconsigliato spese folli nel ciclismo, ed è stato necessario correre ai ripari. La successiva ipotesi di fusione fra Soudal e Jumbo avrebbe potuto supportare Lefevere e chiudere il buco di Visma, ma non aveva alle spalle lo studio necessario.

Sivakov arriva al UAE Team Emirates per la squadra del Tour accanto a Pogacar: bel colpo di mercato
Sivakov arriva al UAE Team Emirates per la squadra del Tour accanto a Pogacar

Così Pavel Sivakov è finito alla UAE Emirates. Tao Geoghegan Hart alla Lidl-Trek. Daniel Martinez alla Bora-Hansgrohe. Ben Tulett alla Visma-Lease a Bike. Luke Plapp alla Jayco-AlUla. Alla Ineos restano Geraint Thomas con un anno di più ed Egan Bernal, della cui integrità avremo conferme quest’anno. E’ arrivato Tobias Foss, ma non è certo questo lo standard di mercato cui ci aveva abituato la squadra britannica, che nel frattempo ha perso parti significative dello staff: su tutti Matteo Tosatto e Rod Ellingworth, capo supremo delle operazioni sportive.

Basta Landa?

La Soudal-Quick Step invece ha smantellato la struttura per le gare fiamminghe e quella di supporto per i velocisti, che spesso si integravano. E’ arrivato Moscon, ottima scommessa, che da solo non può però raccogliere l’eredità di una squadra che su certi percorsi ha insegnato al mondo intero.

Sono partiti, fra gli altri, Bagioli (Lidl Trek), Jakobsen (DSM Firmenich), Davide Ballerini e Morkov (Astana), Tim Declercq (Lidl Trek), Rémi Cavagna (Movistar). L’obiettivo, neanche troppo misterioso, era quello di supportare Evenepoel nel primo assalto al Tour, invece per farlo è stato ingaggiato solo Mikel Landa. Ottimo atleta, che però ha 34 anni: l’ultima volta che ha lavorato per un leader ne aveva 10 di meno e masticò amaro prima di sacrificarsi per Aru. Cosa pensa davvero Evenepoel della stagione che lo aspetta?

Tao Geoghegan Hart è uno dei talenti per le corse a tappe, ora in ripresa da un infortunio (foto Lidl-Trek)
Tao Geoghegan Hart è uno dei talenti per le corse a tappe, ora in ripresa da un infortunio (foto Lidl-Trek)

Lidl-Trek regina del mercato

Altri non sono restati a guardare. La Lidl-Trek ha speso tanto, forte dell’arrivo del nuovo sponsor che già ai mondiali di Glasgow aveva tappezzato le strade. Sono arrivati fra gli altri, come detto, Tao Geoghegan Hart, Milan e Bagioli. Il primo una maglia rosa l’ha già vinta e ha margini notevoli, se si pensa che prima di cadere al Giro era a pochi secondi da Roglic e aveva vinto il Tour of the Alps. Milan non è solo un velocista e potrebbe sorprendere molti nelle classiche del pavé. Bagioli è sulla porta dell’exploit e per la prima volta trova un gruppo che gli dà fiducia piena.

Il UAE Team Emirates continua nell’opera di rinforzo del gruppo attorno a Pogacar, con l’arrivo di Sivakov che può davvero spostare gli equilibri. E dato che lo sloveno ha deciso di razionalizzare i suoi sforzi, non ci sarà da meravigliarsi nel vedere in prima linea corridori come Ulissi, solitamente usati per tirare, e ora rivalutati per la loro possibilità di fare risultato e punti.

Punto per punto

Proprio questo sarà uno dei temi della stagione. E se il Tour potrebbe giovarsi dei nuovi equilibri, per cui a Pogacar e Vingegaard si aggiungeranno Roglic ed Evenepoel, anche il resto del calendario potrebbe subire un’impennata inattesa. Avendo capito che non è il caso di ridursi all’ultimo per conquistare i punti necessari, quasi tutte le grandi squadre hanno preferito disegnare due attività parallele. In un gruppo hanno messo i pezzi grossi dei Giri o delle Classiche Monumento, nell’altro quel che serve per vincere o essere comunque protagonisti. La sensazione di molti è che si assisterà a un anno pazzesco, come nella stagione del Covid, in cui non ci saranno corse di transizione o di studio, ma una serie di sfide all’ultimo punto fra corridori che finalmente potranno correre con la briglia sciolta.

Il cambio maglia di Roglic è stato il colpo del mercato 2024: il suo obiettivo è il Tour (foto Instagram)
Il cambio maglia di Roglic è stato il colpo del mercato 2024: il suo obiettivo è il Tour (foto Instagram)

Dente per dente

Tornando al mercato, in casa Bora-Hansgrohe, dopo l’arrivo di Roglic, si è assistito alla scalata di Red Bull, che ha rilevato il 51 per cento della società. L’operazione a lungo andare coinvolgerà Van Aert e Pidcock, sponsorizzati dal colosso asutriaco? Roglic è un vincente vero e forse, proprio per questo, non ha digerito l’ordine di regalare la Vuelta a Kuss. Con la prospettiva di perdere Visma, la Jumbo ha apprezzato gli euro della squadra tedesca e lo ha lasciato andare.

Per contro e per un imprevedibile contrappasso, la Bora ha gestito assai male la vicenda di Uijtdebroeks. Il belga lamentava l’ordine di dare precedenza a Vlasov nella classifica della Vuelta e da quel momento tutto per lui è diventato brutto, compresa la bici alla Crono delle Nazioni. Con un po’ più di lungimiranza, si poteva lasciargli spazio. Vlasov non avrebbe mai vinto la Vuelta, Cian magari ci riuscirà, ma lo farà a questo punto con la squadra olandese.

La Visma-Lease a Bike per contro ha gestito l’arrivo del giovane belga con il solito pelo sullo stomaco. I contratti sono contratti e non si può forzare la mano in barba a ogni regolamento. Loro invece l’hanno fatto, come già a suo tempo con Van Aert e non v’è dubbio che lo faranno ancora (un recente tentativo, poi fallito, sarebbe stato fatto con Andreas Kron della Lotto-Dstny). Mentre Richard Plugge continua a teorizzare la Super Lega, nel team che ha perso Van Hooydonck sono arrivati Jorgenson (per sostituirlo la Movistar ha rispolverato Quintana) e appunto Uijtdebroeks. 

Uijtdebroeks finalmente felice nella nuova squadra dopo troppe forzature (foto Visma-Lease a Bike)
Uijtdebroeks finalmente felice nella nuova squadra dopo troppe forzature (foto Visma-Lease a Bike)

Chi paga il prezzo?

Tutto intorno ci sono le squadre che faticano per mettere insieme il pranzo con la cena: non solo professional, ma anche WorldTour. E mentre quelli che restano a piedi cercano ricovero in situazioni più piccole e diversamente accoglienti, ci sono i più deboli che ne fanno le spese. Alcuni sono costretti a smettere senza aver avuto il tempo di capire e farsi capire. Altri si renderanno conto presto di quanto si alzerà il livello in ogni santo giorno del calendario e scopriranno che sarà sempre più dura strappare un titolo ai giganti del WorldTour. Con buona pace di chi disegna i calendari e pensa si possa continuare a mettere tutti nella stessa insalatiera. Cos’altro dire? Non vediamo l’ora di partire…

Stojnic va in Ungheria per ritrovare la strada per l’Italia

08.01.2024
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C’è chi non si arrende. Chi vede intorno a sé nuovi giovani che approdano al massimo consesso del ciclismo ancora immaturi, oppure corridori affermati che lasciano le squadre del WorldTour trovando spazio nelle professional a danno di più giovani, o ancora ciclisti che, pur essendo ancora pienamente in grado di competere, sono costretti ad appendere la bici al chiodo. Veliko Stojnic non fa parte di queste categorie.

Il corridore serbo, a cui non è stato rinnovato il contratto dalla Corratec, ci crede ancora: vuole continuare a correre e per far questo è tornato un po’ alle sue radici, approdando in una squadra, il LotuS Cycling Team, che non è neanche una continental, ma che resta pur sempre un “gancio” per rimanere ancorato a questo circo sfrenato, dove è facilissimo perdere i riferimenti.

«Io ho aspettato una risposta dalla Corratec», racconta Stojnic da Sombor, a casa sua, dove finalmente dopo 5 anni in giro per il mondo ha potuto festeggiare ieri il Natale ortodosso con la famiglia. «Sapevo che arrivando corridori da squadre WorldTour, i posti sarebbero diminuiti. A metà dicembre ho capito che per me non c’era più posto, ma ormai altre strade non c’erano. Il mio preparatore mi ha allora proposto di seguirlo al LotuS Team, una squadra con licenza ungherese, ma con forte matrice serba. Ormai non avevo altre opzioni aperte, così ho accettato».

Il serbo ha militato in Italia per 4 anni, i primi due alla Vini Zabù, poi al Team Corratec. Qui con Konychev
Il serbo ha militato in Italia per 4 anni, i primi due alla Vini Zabù, poi al Team Corratec. Qui con Konychev
Che tipo di squadra è?

E’ un po’ come un team under 23 italiano. Io avevo già lavorato con loro nelle categorie giovanili, come detto la LotuS ha una radice serba. Ora sta cercando proprio attraverso questo club di allargare i suoi orizzonti per dare ai ragazzi una direzione per poter crescere in questo ambiente. L’attività sarà prevalentemente svolta nelle gare balcaniche e fra Croazia e Slovenia. Prove di categoria Uci 1.2. E’ una squadra multinazionale come ormai sono la maggior parte dei team: ci sono 3 ungheresi e 3 serbi, ma anche atleti da Israele, Svezia, Repubblica Ceka, Kazakistan. Se dovessi trovare un corrispettivo mi viene in mente l’iniziativa di Zappi, ma a un livello un po’ più basso, anche se l’ambizione è quella di diventare intanto una continental.

E’ chiaro che per te cambia molto. Approdi però in una Nazione dove il ciclismo è in grande evoluzione…

Sicuramente, sulla spinta di Attila Valter diventato una colonna della Visma-Lease a Bike ma anche di altri corridori di ottimo livello. E’ un circuito virtuoso: i corridori di livello portano attenzione e quindi un maggior afflusso di denaro. Molte aziende ungheresi stanno investendo nel ciclismo e questo favorisce la crescita del movimento.

Per Veliko vestire la maglia della nazionale è un onore, ma non sempre la Serbia accede alle gare titolate
Per Veliko vestire la maglia della nazionale è un onore, ma non sempre la Serbia accede alle gare titolate
Avviene lo stesso da te in Serbia?

No, il livello è molto più basso perché non c’è tradizione e non ci sono corridori di riferimento. Per noi trovare una strada per emergere è molto difficile, per questo iniziative come quella della LotuS possono essere molto importanti, perché danno una direzione. Il problema vero è che mancano gli sponsor, le aziende che hanno voglia di investire.

Eppure nei Paesi vicini l’attività è molto maggiore…

In Slovenia sicuramente, ma è un caso a parte. Anche la Croazia è nella nostra stessa situazione. Non c’è un esempio da seguire. In Serbia lo sport è tutto “palle e palline”: calcio, basket, tennis, le discipline di riferimento sono queste. La bici è vista solamente come un mezzo di trasporto, da questo punto di vista ce ne sono sicuramente molte di più che in Italia.

Nel 2020 Stojnic è stato protagonista al Uae Tour, perdendo di poco la maglia a punti contro Ewan
Nel 2020 Stojnic è stato protagonista al Uae Tour, perdendo di poco la maglia a punti contro Ewan
Ti manca un po’ il nostro Paese?

Sì, mi manca il ciclismo italiano. Ci riflettevo in questi giorni, solitamente a questo punto ero già nel pieno dei ritiri, dell’attività. Ritrovarmi fermo da una parte mi fa piacere perché posso stare con la mia famiglia, dall’altra però mi sento strano. Mi manca l’adrenalina dell’attesa, il lavoro con i compagni di squadra. So che appena comincerà l’attività mi mancheranno le corse, ma dovrò abituarmi.

Hai 24 anni, ritieni questo un passo indietro?

Diciamo che lo ritengo un modo per rimanere in gruppo. Non mi dispiacerebbe tornare in Italia, trovare un nuovo approdo a livello più alto. Ma perché ciò avvenga devo meritarmelo e per fortuna devo dire che il programma di gare del team è già abbastanza qualificato, le occasioni per emergere ci sono.

Stojnic ha corso l’ultimo Giro d’Italia finendo 100°, con un 21° posto come miglior risultato parziale
Stojnic ha corso l’ultimo Giro d’Italia finendo 100°, con un 21° posto come miglior risultato parziale
Ti vedremo ancora correre da queste parti?

So che sono state inviate richieste anche per molte gare italiane, ma trovare un invito è difficile, ci sono molti team in Italia e quindi giustamente lo spazio principale viene dato a loro. Io spero che comunque maturi qualche occasione per tornare in Italia dove ho molti amici.

Quando inizierà la vostra stagione?

Dal 10 al 28 gennaio saremo in ritiro in Spagna e ne effettueremo un secondo a febbraio prima di una serie di gare fra Croazia e Slovenia. Intanto per ora mi godo la famiglia e mi alleno a casa, anche se il clima non è proprio l’ideale…

Gregoire, 20 anni: l’insaziabilità dei numeri uno

08.01.2024
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«Non pensavamo che sarebbe successo così presto – racconta Romain Gregoire, vent’anni – ma è una buona cosa. Ci motiva ogni giorno in allenamento sapere che la squadra ha fiducia in noi. Avere nuove responsabilità è tutto ciò che chiedo. E’ speciale avere corridori più esperti che lavorano per te, ma essere leader non è qualcosa che si chiede: deve venire con i risultati e le prestazioni. Bisogna essere all’altezza ed è ciò che mi spinge nel lavoro di ogni giorno».

Sette in pagella

L’aria di rinnovamento nella Groupama-FDJ, di cui vi abbiamo detto attraverso le parole di Lorenzo Germani e quelle di Philippe Mauduit, passa per il gruppo di giovani che nel 2023 Marc Madiot ha fatto passare in blocco nel team WorldTour. Sono i ragazzi di Gannat, che fra gli under 23 avevano spadroneggiato in lungo e in largo e potrebbero rimpiazzare in un solo colpo le vecchie glorie del team francese. Fra loro, Gregoire è quello che fra il 2021 e il 2022 aveva più impressionato, ma neppure lui si aspettava un inserimento così rapido e importante nella prima squadra. Anche se poi, a leggere le sue parole nel sito della squadra, ci si chiede se il senso di perenne insoddisfazione che trasmette sia una molla o un disagio.

«E’ stata una stagione positiva – prosegue – perché ho raggiunto i miei obiettivi e soprattutto la vittoria. Ci sono riuscito per cinque volte, comprese due classifiche generali (Quattro Giorni di Dunkerque e Tour du Limousin, ndr), cosa che davvero a inizio stagione non immaginavo. In più mi sono guadagnato la convocazione per la Vuelta e non l’ho finita completamente morto. E’ una stagione da 7 in pagella, non oltre perché so che posso fare meglio. Mi sarebbe piaciuto essere più utile alla squadra. Mi sarebbe piaciuto vincere a livello WorldTour e non sono ancora riuscito a farlo. Forse è anche normale, forse sono duro con me stesso, ma è anche il modo per spingermi a migliorare. Non credo che essere un neopro’ sia un’attenuante. Per me, una volta che siamo nella stessa squadra, non importa se siamo lì da dieci anni o sei mesi».

La Strade Bianche ha conquistato Gregoire. All’8° posto si è aggiunto lo stupore per il tifo e i paesaggi
La Strade Bianche ha conquistato Gregoire. All’8° posto si è aggiunto lo stupore per il tifo e i paesaggi

Margini di crescita

Le aspettative vengono da fuori, ma anche da se stessi. E per fortuna la sua ultima frase viene in parte contraddetta dalle sensazioni dopo il campionato francese, chiuso in ventesima posizione sui 23 corridori che hanno concluso la prova.

«Più vinci – ammette – più hai aspettative e più tutto diventa difficile. Per 3-4 anni sono riuscito a fare quello che volevo, ma questo è solo l’inizio. Il bello del 2023 è che abbiamo rispettato alla lettera il piano fatto a dicembre, in ogni momento sapevo per cosa stavo lavorando e questo mi ha consentito di mettere ottimamente a frutto le fasi di allenamento. Spero che sia sempre così, in modo da continuare nella crescita. Al campionato nazionale di Cassel avevo grandi ambizioni, ma alle spalle di Madouas che ha dominato, io ho capito che mi manca la solidità di qualche anno in più tra i pro’ per lottare con i primi in una gara come quella, lunga 220 chilometri, con tanta fatica e tanto caldo. Ho fatto quello che potevo, ho cercato di resistere il più a lungo possibile e poi il serbatoio si è svuotato».

Un metro e 76 per 64 chili, Gregoire parla senza peli sulla lingua: «Essere leader è bello, ma devi meritartelo»
Un metro e 76 per 64 chili, Gregoire parla senza peli sulla lingua: «Essere leader è bello, ma devi meritartelo»

Il Limousin e la Vuelta

Questo ragazzo è insaziabile. La primavera e l’estate gli hanno portato infatti le vittorie di Dunkerque e del Limousin, dove per la prima volta si è rivisto il Gregoire sbarazzino e sicuro degli anni precedenti. Due tappe vinte, una attaccando a 15 chilometri dall’arrivo, con la squadra al suo fianco: un’anticipazione di futuro che lo ha molto colpito. Invece pare che il contraltare della Vuelta abbia raffreddato l’entusiasmo. 

«Il lavoro ha iniziato a dare i suoi frutti – ricorda – abbiamo corso come ci piace e sono riuscito a vincere due tappe e a conquistare la classifica generale. Invece della Vuelta non sono troppo soddisfatto. Avrei preferito essere più attivo in corsa, ma non c’erano molte tappe per gli scattisti e quando c’erano non ho avuto le gambe per vincere (il riferimento è al giorno di La Laguna Negra, in cui è stato battuto da Herrada, ndr). E’ un peccato, ma in futuro mi piacerebbe migliorare il mio livello in salita per giocarmi certi finali».

Settimo nella 2ª tappa della Vuelta, Gregoire ha ottenuto anche il 2° posto nell’11ª. Esperienza positiva? Per lui a metà
Settimo nella 2ª tappa della Vuelta, Gregoire ha ottenuto anche il 2° posto nell’11ª. Esperienza positiva? Per lui a metà

L’eredità di Pinot

Resta da capire se oltre all’eredità sportiva, Gregoire e i suoi… fratellini siano sulla strada giusta per raccogliere il testimone di Thibaut Pinot. Prima di salutarli, sul pullman della squadra, il vecchio capitano ha detto parole incisive e toccanti sul prendersi cura della squadra. Le parole di un condottiero che mai in carriera, nonostante le offerte, ha valutato la possibilità di vestire un’altra maglia.

«Le parole di Thibaut – precisa infatti Gregoire – vanno collegate al fatto che è stato fedele alla squadra per 14 anni, avendoci trovato gli stessi valori che ha nella sua vita. Ci ha detto di rimanere autentici. Ha detto di aver trovato qui una nuova famiglia e gli piacerebbe che continuasse così anche con noi. Qualcuno riuscirà a trasmettere le sue stesse emozioni? Certamente no. Penso che Thibaut sia stato un’eccezione nel ciclismo, anche nello sport in generale. Il suo ritiro al Lombardia ne è stata un’altra prova. Però cercherò di seguire le parole che ha detto sul pullman, di rimanere reale e autentico. E vedremo dove mi porterà».

Due anni alla Uae, ma ora Zanetti ha scelto un’altra strada

07.01.2024
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Il cambio di squadra di Linda Zanetti ha destato molto rumore nell’ambiente. Le parole di Bertogliati risuonano ancora forti, nella sua analisi dei due anni della giovanissima elvetica al UAE Team Adq, il primo nel team principale, il secondo in quello Development dove volevano lasciarla a dispetto del suo ottimo 2023. Una decisione che non è piaciuta al manager e ha spinto la svizzera fra le braccia della Human Powered Health.

Linda Zanetti, 21 anni, nel 2023 ha affrontato 53 giorni di gara con 6 vittorie e 12 Top 10 (foto Instagram)
Linda Zanetti, 21 anni, nel 2023 ha affrontato 53 giorni di gara con 6 vittorie e 12 Top 10 (foto Instagram)

Grazie al UAE Team Adq

Dopo l’intervista a Bertogliati era importante sentire direttamente dalla Zanetti il suo parere, le sue idee sul recente passato e soprattutto sulle sue prospettive, ma chi si aspettava da lei parole di fuoco rimarrà deluso.

«A conti fatti – dice – non posso che ringraziare la Uae perché mi ha dato una grande opportunità. Quando sono arrivata, ero una novizia a tutti gli effetti ed è stata davvero dura. Ho dovuto imparare tanto, io ero una biker proiettata in una disciplina completamente nuova, affrontando gare che erano impossibili da finire. Nel secondo anno sono passata al devo team ed è stata la decisione giusta, con gare più adatte a me, ma certamente all’inizio un po’ di delusione c’era, mi sentivo declassata».

Per Linda un prestigioso podio agli europei U23, dietro la vincitrice Pluimers e Shackley
Per Linda un prestigioso podio agli europei U23, dietro la vincitrice Pluimers e Shackley
Il tuo però è stato un anno decisamente positivo, con 6 vittorie e il bronzo europeo per under 23…

E pensare che avevo iniziato male la stagione, forse proprio perché psicologicamente mi sentivo bocciata, ma poi ho capito che avevo tanto da imparare e piano piano ho trovato il ritmo giusto, quella forma che l’anno prima non avevo mai raggiunto.

Con quei risultati pensi che meritavi la promozione nella prima squadra?

Non devo dirlo io. Ho parlato tanto con i miei procuratori su che cosa fosse meglio per me. Io avrei anche continuato, ma l’esperienza fatta doveva portarmi a nuovi sviluppi, così mi hanno consigliato di accettare la proposta della Human Powered Health, perché il loro progetto si attaglia maggiormente alle mie aspettative e possibilità. Credo in questi due anni di avere imparato tanto, ma so che la strada è ancora lunga e devo fare ancora molto. Ora entro in un team dove affronterò gare del massimo livello, in una squadra strutturata e con compiti precisi che mi verranno assegnati. Sarà un altro passo di crescita.

Il 2023 non è stato sempre semplice: qui la caduta e il ritiro alla Vuelta Andalucia, dopo il 2° posto iniziale
Il 2023 non è stato sempre semplice: qui la caduta e il ritiro alla Vuelta Andalucia, dopo il 2° posto iniziale
Hai mai avuto nostalgia della mountain bike?

E’ il mio primo amore, ogni tanto anche vedendo le gare un po’ di malinconia mi viene, ma fa parte del passato. Qualche volta mi alleno ancora fuoristrada, ma non è un’attività che si sposa benissimo con la strada. E’ più un divertimento, qualcosa per uscire dai rigidi schemi di preparazione.

Eppure vieni da un ambiente, quello elvetico, dove la doppia attività è quasi un must, soprattutto sentendo le idee di Telser che è il nume tutelare del ciclismo femminile rossocrociato…

E’ vero, le ragazze da noi vengono indirizzate verso ogni disciplina, quasi spremute per far emergere le loro attitudini. Quando sei giovanissima è bello applicarsi su tutto per conoscersi meglio. Poi però bisogna fare una scelta e io mi sento una stradista al 100 per cento.

La vittoria in Olanda, alla EPZ Omloop van Borsele ha dato un’impronta alla sua stagione (foto organizzatori)
La vittoria in Olanda, alla EPZ Omloop van Borsele ha dato un’impronta alla sua stagione (foto organizzatori)
Qual è stato il momento più bello della tua passata stagione?

Non uno solo. In maglia Uae la prima vittoria, alla EPZ Omloop van Borsele. Ero partita per fare i traguardi volanti e lavorare per le compagne, poi mi sono ritrovata in fuga cercando di tenere e alla fine ce l’ho fatta. E’ stata una vittoria totalmente inaspettata, per il team e per me, mi ha dato nuovo vigore. Poi il successo al Tour de l’Avenir, quando vinci con la maglia della tua nazionale tutto ha un sapore diverso. Inoltre non conoscevo le mie compagne di squadra e in poco tempo si era formato un bel gruppo, è stata una grande esperienza.

Come ti trovi nel nuovo team?

Abbiamo effettuato il nostro primo ritiro a dicembre, importante per mettere chilometri, ma soprattutto per conoscerci. Mi piace molto il progetto alla base della squadra, completamente incentrato sulle ragazze e dove potrò crescere senza pressioni, potendo fare gare importanti. Per me è stato studiato un buon programma, con tante gare importanti.

Per Zanetti primo approccio con le compagne in Spagna, trovando subito una bella sintonia (foto Instagram)
Per Zanetti primo approccio con le compagne in Spagna, trovando subito una bella sintonia (foto Instagram)
Sai già quali?

Inizierò a fine mese con la Clasica de Almeria, poi il Uae Tour. In primavera farò poche classiche del Nord, probabilmente un paio, e gareggerò soprattutto in Spagna, in un contesto più adatto al mio attuale livello.

Questo è l’anno olimpico. E’ vero che sei molto giovane, ma nel fondo del cuore una speranza di convocazione ce l’hai?

Più che una speranza, è un sogno. So che non ho abbastanza esperienza anche se la Svizzera ha diritto a 4 posti. Sono in tante a competere per una chiamata, io so che avrò altre possibilità in futuro. Ma d’altronde penso anche che sono i risultati e il comportamento in corsa a determinare le scelte, quindi devo pensare solo a fare la mia parte.

Aitor Galdos al timone della Euskaltel Euskadi che rinasce

07.01.2024
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L’UCI ha sempre tante cose da fare e si dedica spesso a battaglie di vitale importanza, come quella per cui nella primavera del 2021 ha costretto Mikel Landa a dimettersi dalla carica di presidente della Fundacion Euskadi. Il basco si era fatto avanti nel 2018, a fronte al declino della Fondazione che per anni aveva portato il ciclismo basco nel mondo. Secondo i dirigenti di Aigle, tuttavia, il conflitto di interessi rischiava di essere troppo alto. Essendo corridore di un altro team (al tempo la Bahrain Victorious), lo spagnolo avrebbe potuto mettersi a collaborare in gara con gli atleti della Euskaltel-Euskadi. Al momento di fare un passo indietro, il campione di Vitoria si è rivolto ad Aitor Galdos, ex corridore basco e nostra vecchia conoscenza, dai tempi in cui aveva seguito fra i dilettanti in Italia il suo amico Igor Astarloa.

Aitor è entrato nella Fondazione. Ha imparato a conoscerla. E’ diventato il manager della squadra femminile. E ultimamente è diventato presidente e general manager della Fundacion Euskadi, che si compone di due squadre professionistiche (femminile e maschile), un team U23 e tutta la trafila della scuola a partire dai bambini.

La partenza del Tour da Bilbao ha ricordato al mondo che cosa rappresenti il ciclismo da quelle parti. E basta sentire l’orgoglio con cui tutti ne parlano, per toccare con mano una passione che in certi momenti è quasi carnale. Aitor Galdos ha 44 anni, è stato professionista dal 2005 al 2012. La sua “creatura” appare sulla porta di una seconda giovinezza, quasi abbia trovato la spinta per rinascere agli antichi fasti.

Da cosa è composto il ciclismo della Fundacion Euskadi?

Abbiamo la Euskaltel-Euskadi, professional maschile. La Laboral Kutxa-Fundacion Euskadi, continental femminile. La squadra di sviluppo degli under 23 che è pure sponsorizzata da Kutxa. E poi la scuola di ciclismo fin dai bambini, poi esordienti e allievi. Io sono il general manager e ogni squadra ha la sua gente. In tutto, tra staff e corridori, ci sono 125 persone.

Alla base c’è sempre la filosofia del team arancione di una volta?

La stessa filosofia, cioè portare avanti il ciclismo basco. La mentalità è sempre quella, lo stesso progetto attraverso cui sono passati corridori come Landa e anche io. C’è ancora parte dello staff di quella squadra. Vogliamo far crescere i ciclisti dei Paesi Baschi, ma i tempi sono cambiati e mentre prima i corridori erano solo di qui, adesso ci sono anche degli stranieri (nel team femminile corrono ad esempio quattro italiane: Quagliotto, Silvestri, Tomasi e Tonetti, ndr). Questo fa bene anche ai nostri corridori.

Quanto è forte ancora la passione per il ciclismo nei Paesi Baschi?

I Paesi Baschi sono un territorio di ciclisti. Non abbiamo soltanto le grandi corse, come la Clasica San Sebastian e il Giro dei Paesi Baschi. Ce ne sono tante altre, anche per gli U23. Il ciclismo è parte della nostra cultura. Siamo cresciuti sempre andando a vedere il Tour de France sui Pirenei. Siamo cresciuti con Indurain, con la Euskaltel-Euskadi e con questa marea arancione. Avete visto la partenza del Tour de France da Bilbao? Siamo una regione con neanche due milioni e mezzo di abitanti e abbiamo avuto la partenza del Tour de France con tre tappe. E adesso Bilbao vuole la partenza del Tour delle donne, lo hanno annunciato l’altro giorno.

Il pubblico di Bilbao alla partenza del Tour 2023: uno spettacolo di suoni e colori
Il pubblico di Bilbao alla partenza del Tour 2023: uno spettacolo di suoni e colori
Mikel è davvero fuori da tutto?

Totalmente. Come corridore non poteva fare di più, però ha dato la spinta. E’ sempre attento a cosa facciamo, ci segue.

Ci sono stati gli anni di Lejarreta, Astarloa, Iban Mayo, Igor Anton, di chi sono innamorati oggi i tifosi baschi?

Oggi i nomi sono quelli di Mikel Landa e Pello Bilbao. I fratelli Izagirre. Ragazzi che hanno vinto corse al Giro e al Tour e fatto il podio alla Vuelta. Sono loro i corridori che i bambini baschi vedono in televisione e in un modo o nell’altro sono passati tutti per la Fondazione Euskadi. Io ho corso quattro anni con quella maglia. Dopo gli anni in Italia, avrei avuto anche altre offerte, ma per un ciclista di qui vestire la maglia arancione era il massimo. Ho fatto le migliori corse al mondo ed era un orgoglio, perché quella maglia ci rappresentava.

La squadra di oggi ha gli stessi valori?

E’ nata da poco, ma ha lo stesso DNA. Questo è un Paese in cui si lavora, ci sono tante fabbriche e abbiamo la mentalità che per ottenere le cose bisogna lavorare sodo. Che nessuno ti regala niente. La gente ci segue perché si riconosce in quello che facciamo, siamo ancora una squadra vicina alla gente.

Il ciclismo spagnolo adesso si aggrappa ad Ayuso e Rodriguez, c’è un giovane basco in arrivo?

Abbiamo tanti corridori buoni, ma il ciclismo è cambiato tanto. Questi campioni che stanno uscendo così presto sono la causa della troppa fretta per gli altri giovani, ma non tutti sono pronti, per i motivi più diversi. Non è che se un corridore di 22 anni non è ancora venuto fuori, non possa uscire a 24-25 anni e diventare ugualmente un campione. Ci sono corridori forti e ci saranno sempre, noi lavoriamo per farli uscire e per far crescere nuovamente questa squadra.

Vai ancora in bici?

Ogni tanto, meno di quel che vorrei. Il lavoro che faccio è impegnativo, ti porta a stare tante ore e tanti giorni fuori da casa e non è facile. Cerco di fare sport per essere in forma e per avere la mente libera dai tanti pensieri che ho per la testa. Per cui ogni tanto vado a farmi un giro, anche se evidentemente la condizione è calata tantissimo e al massimo posso dire di fare delle passeggiate. Ricordo bene cosa significhi allenarsi, quello che faccio è un’altra cosa.