Search

Il Tour di Pogacar: motore, fame e testa da campione

19.07.2021
6 min
Salva

Ieri Tadej Pogacar ha vinto il Tour de France. Ovviamente doveva essere una notizia importante, eppure quasi non lo è sembrata, dando più l’idea dell’ufficialità formale di un qualcosa che era già assodato per tutti. Già, perché il Tour è stato veramente in mano a Pogacar fin dalle Alpi, anzi, da prima ancora, dalla crono vinta nella quinta tappa, ormai 20 giorni fa, praticamente da quando si è iniziato a fare sul serio per la generale. Tutto sotto controllo, tutto liscio. In fondo il grande campione fa sembrare semplici delle vere e proprie imprese, ma vincere la Grande Boucle in realtà non è mai scontato. E una vittoria così, con questa supremazia, merita sicuramente un approfondimento per tentare di analizzarne le radici, i meriti e le colpe, se ce ne sono, dei rivali. Per farlo ci avvaliamo di un campione olimpico che al Tour ha partecipato per ben 4 volte, Silvio Martinello, con il quale abbiamo condiviso… il viaggio francese ogni giorno su Facebook.

Dopo la caduta del terzo giorno, il Tour di Roglic ha preso una china discendente, fino all’inevitabile ritiro
Dopo la caduta del terzo giorno, il Tour di Roglic ha preso una china discendente, fino all’inevitabile ritiro

Nessuna sorpresa, tanti meriti

Andiamo dritti al punto: Martinello come ce lo spieghi questo dominio dello sloveno al Tour?

Innanzitutto era il favorito principale avendo vinto il Tour dell’anno scorso e arrivando a questo con una stagione strepitosa. Poi stiamo parlando di un corridore che ha i connotati del fuoriclasse con molte stagioni di grandi soddisfazioni davanti a sé, quindi non si può certamente considerare un vincitore a sorpresa.

Quindi solo merito suo?

Principalmente sì, ci tengo a sottolinearlo. C’è da dire che è rimasto avvantaggiato dal fatto che il suo principale rivale, ovvero il connazionale Roglic sia stato tagliato fuori da una caduta. Avevano entrambi iniziato molto bene il Tour. Ripensando alle prime due frazioni, quelle vinte da Alaphilippe e VdP, i due sloveni arrivarono uno secondo e l’altro terzo insieme. Si pensava che una volta iniziate le grandi montagne, la situazione sarebbe stata Roglic-Pogacar davanti e il terzo in classifica a 7′. Poi c’è stato il ritiro di Primoz e quindi Pogacar è rimasto solo. Per cui certo l’assenza del più grande rivale ha aiutato Tadej, ma non sapremo mai quanto. Anche perché sotto un certo punto di vista il forfait del connazionale gli ha creato pure delle difficoltà.

In che senso?

La Jumbo-Visma si sarebbe presa le sue responsabilità nel controllo della corsa, condividendole con la squadra rivale. Responsabilità che invece così nelle ultime due settimane sono state quasi esclusivamente sulle spalle del UAE Team Emirates, tranne che per il grande lavoro fatto in alcune frazioni dalla Ineos per cercare di mettere in difficoltà Pogacar.

La Ineos secondo Martinello ha fatto bene a mettere Pogacar sotto pressione. Tadej ha poi risposto da campione
La Ineos ha fatto bene a mettere Pogacar sotto pressione. Tadej ha poi risposto da campione

Avversari impeccabili…

Ecco parliamo anche delle altre squadre, c’è stato qualche errore degli avversari che ha spianato ulteriormente la strada al vincitore?

Secondo me no. La Ineos ha fatto bene a provare a mettere lo sloveno alle corde e infatti l’unico momento difficile che ha attraversato è emerso dopo l’atteggiamento che aveva assunto la Ineos Grenadiers, isolandolo ed esponendolo all’attacco di Vingegaard sul Mont Ventoux. Poi lo abbiamo detto da subito che le due squadre con la struttura per condizionare la corsa erano la Jumbo-Visma e la Ineos ed è evidente che quanto sia accaduto abbia dimezzato la loro potenza di fuoco.

Potenza di fuoco?

Soprattutto la Ineos era partita con 2/3 capitani e senza la caduta di un campione come Thomas poteva muoversi diversamente. Errori comunque non ne ho colti e ribadisco che non sono d’accordo con chi pensa che la Ineos abbia sbagliato ad essere aggressiva. Non potevano rinunciare a provarci e allo stesso tempo con la classifica corta tra i primi 10, attaccare aiutava anche a staccare gli altri pretendenti per il podio. Ogni formazione, quindi, ha fatto il suo dovere.

Mont Ventoux: Vingegaard attacca e si volta, Pogacar è con lui, ma sta per cedere. Unico suo giorno di crisi
Mont Ventoux: Vingegaard attacca e si volta, Pogacar sta per cedere. Unico giorno di crisi

…ma Tadej di più!

Tornando su Tadej, perché ha trasmesso a tutti questa sensazione di dominio assoluto?

Perché ha avuto solo il passo falso del Ventoux, poi ha fatto praticamente ciò che voleva, dominando sulle Alpi oltre ogni pronostico e vincendo sui Pirenei entrambe le tappe con una gestione perfetta degli avversari. Ha vinto meritatamente il suo secondo Tour consecutivo, correndolo senza sbavature. Veramente non riesco a trovarne neanche una. Anche sul Mont Ventoux ha gestito la situazione delicata con intelligenza da campione, dimostrando di avere quella maturità mentale ed esperienza che serve in quei momenti, nonostante la giovane età. Poi certo uscire dalle Alpi con quel vantaggio lo ha aiutato a non andare nel panico.

Che cosa dici della gestione delle energie? C’è stato un calo?

E’ stato molto bravo anche in questo. Era prevedibile un calo e in effetti sui Pirenei non ha staccato Vingegaard e Carapaz, ma non sapremo mai se sia dipeso solo da una loro crescita o anche da un suo cedere un po’. Anche queste tappe sono state terreno di conquista per lui, ma non ha fatto il vuoto come sulle Alpi. Forse è più corretto dire che è rimasto sempre costante, regolare.

Quindi anche l’avvicinamento è inattaccabile?

Certo, cosa vuoi dire ad uno che ha vinto ovunque abbia corso tranne praticamente al campionato nazionale? La preparazione e l’assalto alla vittoria del secondo Tour consecutivo sono stati straordinari, i risultati sono lì a testimoniarlo.

Sorriso e tutto sotto controllo, una vittoria parsa facile, che facile non è stata. Una vittoria da campione
Sorriso e tutto sotto controllo, una vittoria parsa facile, che facile non è stata
Si poteva pensare che andando già forte prima potesse arrivare un po’ corto al grande impegno…

Evidentemente siamo di fronte ad un ragazzo con un motore di altissima cilindrata e con una capacità mentale decisamente non comune. Ha 23 anni! Non è ancora sazio e mi auguro che con le soddisfazioni economiche non gli passi questa fame. Tanti fanno fatica a gestire fama e gloria e nel ciclismo ti aspettano al varco. Se fa un passaggio a vuoto alle Olimpiadi o al Tour dell’anno prossimo, qualcuno già inizia a pensar male.

Cosa deve fare ora?

Deve farsi passare velocemente la sbornia e mettersi a testa bassa a lavorare, anche se finora ha dimostrato di avere consapevolezza di ciò che vuole e di dove vuole arrivare. Auguriamoci che questo appetito gli rimanga a lungo perché ci farà divertire. Anche se non è dei “nostri”, chi è appassionato di ciclismo non può far altro che applaudire.

Sui Pirenei ha dimostrato di essere abbastanza…famelico?

Decisamente. Era chiaro che lui avesse il Tour in tasca dopo la prima settimana, al di là dei vari imprevisti che potevano capitargli, quindi li avrebbe potuto gestire. Invece è andato a cercare quei successi per vincere in maglia gialla, onorando così la grande corsa francese e anche gli avversari.

Forse troppo?

Certo il ciclismo è pieno di casi di “a te la tappa, a me la maglia”, ma questa occasione non si è mai presentata, perché sono sempre arrivati in 3 e a Luz Ardinen se non fosse partito lui, avrebbe vinto Enric Mas. Non ha umiliato gli avversari, anzi l’esatto opposto perché hanno perso contro il più forte. Ha mostrato la giusta fame! Se questo significa essere “cannibale” come lo ha etichettato qualcuno in senso dispregiativo, allora chiamatelo pure cannibale.