La forza della normalità: servirebbe un Covi in ogni squadra

17.12.2024
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BENIDORM (Spagna) – Mentre Diego Ulissi lo scorso anno non gradì troppo il fatto di essere stato escluso dal Giro d’Italia per fare punti nel resto del calendario, ad Alessandro Covi la cosa andò parecchio a genio. La sfortuna del piemontese fu che ebbe appena il tempo di cominciare la stagione e venne raggiunto, nell’ordine, dal Covid, da un grosso problema ai tendini e a seguire da un trauma cranico per caduta. Quando ha ricominciato a correre, le sue occasioni erano praticamente finite e così si è dato da fare come gregario, mettendo in fila però il sesto posto al Memorial Pantani e il secondo al Matteotti.

Nella giornata dedicata ai media nel ritiro del UAE Team Emirates, in mezzo a tante stelle del firmamento ciclistico, andare a cercare Covi è un atto rivoluzionario. Quando gli abbiamo dato appuntamento prima che uscisse per l’allenamento, qualcuno dello staff lo ha persino preso in giro. Forse se ne è stupito anche lui, sottovalutando la forza dell’umanità e dell’umiltà. Dovrebbe esserci un Covi in ogni grande squadra, per questo gli abbiamo chiesto di fare due chiacchiere. E quando viene a sedersi con quel che resta di una criniera giallo platino, riconosciamo lo sguardo mite e i bagliori folli del ragazzino che incontrammo per la prima volta fra gli under 23. Solo che nel frattempo Covi ha imparato a tenere a bada i suoi slanci di simpatica follia.

Il secondo posto al Matteotti dietro Aular non ha reso Covi particolarmente felice: c’è da capirlo
Il secondo posto al Matteotti dietro Aular non ha reso Covi particolarmente felice: c’è da capirlo
Non c’è più “lo zio Diego” e la squadra cambia ancora.

Ulissi se ne è andato e la squadra è davvero cambiata tanto negli anni. E’ sempre più internazionale, è la numero uno al mondo, quindi sono onorato di essere qui. Italiani siamo rimasti in pochi, speriamo pochi ma buoni (ride, ndr). Il prossimo sarà il sesto anno, sono qui da tanto. L’ho vista crescere in ogni aspetto, l’effetto è impressionante e penso che crescerà ancora tantissimo. Siamo nel posto in cui meritiamo di essere, cioè in cima alle classifiche mondiali. Negli anni abbiamo lavorato per quello, era un obiettivo della squadra. Per questo è un onore esserne parte e correre con questa maglia.

Discorso da calciatore, ma ti si perdona. Vista tanta concorrenza, è difficile guadagnarsi il posto nelle gare che contano?

Ovviamente ci sono tantissimi corridori forti. Se ti guardi intorno, vedi tanti campioni, quindi devi meritarti ogni cosa. Bisogna andare forte, il segreto è quello.

L’anno scorso fu fatta la scelta di non correre i Grandi Giri per puntare alle corse di un giorno, la rifaresti?

L’anno scorso, come avete detto, sono stato particolarmente sfortunato. A partire dalla Tirreno ho avuto un susseguirsi di problemi che mi hanno fatto saltare 30 giorni di bici nei tre mesi centrali della stagione. Ho saltato proprio le gare in cui sarei andato per fare bene. Sono andato avanti correndo per due settimane e fermandomi nelle due successive. Quindi non sono riuscito a rendere come avrei voluto. Nel finale di stagione invece ho trovato un equilibrio. Non ho più avuto problemi sulla mia strada e sono riuscito a fare delle buone prestazioni. Sperando che tutto questo prosegua fino all’anno prossimo, vorrei davvero provare a fare qualche risultato. Mi piace l’idea di stagione che avevamo immaginato già l’anno scorso. A me piace correre. E anche se il Giro per noi italiani è la corsa più importante, per me vincere è fondamentale. Quindi spero di tornare ad alzare braccia al cielo. Soffro questa situazione, mi manca.

Nell’hotel si gioca con la mitologia egizia. Quello non è un puma, ma per scherzare con il Puma di Taino, va più che bene
Nell’hotel si gioca con la mitologia egizia. Quello non è un puma, ma per scherzare con il Puma di Taino, va più che bene
Anche perché andare al Giro con certi leader significa soprattutto tirare, no?

E difficile avere il proprio spazio. Poi magari l’occasione capita ugualmente, però andando in una gara con un livello minore nei giorni del Giro, c’è più possibilità di fare il proprio risultato, che porta punti alla squadra. Ovviamente aiutare per me non è mai stato un problema, l’ho sempre fatto volentieri. Però quello che mi dà motivazione allenandomi è sicuramente vedere dove posso arrivare al confronto con i migliori corridori del gruppo. Ho visto che la gamba per tornare a quei livelli c’è e voglio davvero sfruttare l’anno prossimo per vincere delle gare. Che sia il Giro d’Italia o un’altra, per me è importante alzare le braccia al cielo.

Sei qui da sei anni, che cosa è cambiato nel tuo lavoro?

Il modo di approcciarsi con l’alimentazione. Un po’ anche gli allenamenti, però alla fine la bici è sempre pedalare nello stesso modo, quindi la palestra e gli esercizi sono sempre quelli. Quello che cambia sono dei piccoli particolari. Quel che noto è che prima si lavorava di più, si faceva più quantità. Ora c’è più qualità, lavori specifici che durano più a lungo durante un allenamento più corto. Una volta facevi sei ore piano, adesso se ne fanno quattro, ma a ritmo più sostenuto.

Come si trova il Covi brillante e persino dissacrante di un tempo in questi schemi così precisi?

Mi sto adattando, mi stanno piegando (ride, ndr). Alla fine è una conseguenza del ciclismo che c’è adesso. Ti guardi in giro, sono tutti super professionali e lo sono diventato anch’io. Se vuoi stare a questi livelli, devi fare tutto al 100 per cento.

Le corse in Veneto sono state le ultime di Covi con Ulissi: qui il Giro del Veneto, poi la Veneto Classic
Le corse in Veneto sono state le ultime di Covi con Ulissi: qui il Giro del Veneto, poi la Veneto Classic
Non hai ancora un calendario gare, ma potendo scegliere dove andresti?

Ho visto più o meno il calendario, ma ancora non ne abbiamo parlato. Per cominciare direi Laigueglia, che mi piace tantissimo e ci sono affezionato. Poi la Tre Valli a fine stagione, che reputo la gara di casa. Quest’anno siamo stati sfortunati con il meteo, ma speriamo di tornarci l’anno prossimo e vincerla. Nel mezzo mi piacerebbe fare bene al campionato italiano. Non so esattamente dove sarà, però è sempre una gara che ti dà la motivazione per fare bene.

Due soli italiani nella WorldTour (tu e Baroncini), tre nella Gen Z (Giaimi, Sambinello e Stella). Come sono i rapporti con i più giovani?

L’anno scorso ho avuto modo di conoscere Luca Giaimi, che era l’unico italiano. Adesso ce ne sono altri due e almeno li ho conosciuti. Con Luca è stato un reciproco cercarsi, un po’ mi ha cercato lui e un po’ l’ho cercato io. Ha una casa vicino ai miei familiari a Varese, quindi ogni tanto ci siamo trovati anche in allenamento per poi creare un legame di amicizia. Un po’ come Ulissi e me, ho fatto e sto facendo del mio meglio per trasmettergli qualcosa. Speriamo che farà una buona stagione.

Ti mancherà Ulissi?

Diego mi mancherà a livello di amicizia, questo è certo. Come maestro di ciclismo, quando è andato via mi ha detto che quello che aveva da insegnarmi, me l’ha trasmesso tutto. Ho preso tanto da lui, ma ognuno ha la sua personalità, per cui sto facendo anche del mio per trovare la mia strada. Ormai ho 26 anni e un pacchetto di esperienze grazie al quale posso trasmettere qualcosa anche io. Speriamo che il sistema funzioni anche con questi giovani.

Zamperini respira (a metà) e riparte dal devo team dell’Arkea

17.12.2024
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BREMBATE – Edoardo Zamperini, il campione italiano under 23, non passerà professionista nel 2025 dopo una stagione di ottimi risultati con la maglia della U.C. Trevigiani-Energiapura Marchiol. Lo scalatore veneto ha mostrato di poter fare grandi cose, ma forse queste non sono bastate per attirare l’attenzione dei team professionistici. Sia italiani che esteri. Mandata giù la delusione con un boccone amaro Zamperini ripartirà dal devo team dell’Arkea-B&B Hotels (in apertura foto Nicolas Mabyle/DirectVelo). 

«Ho finito la stagione al Del Rosso – ci racconta dentro il bar del Vittoria Park mentre fuori i crossisti si danno battaglia nel Trofeo Guerciotti – era una domenica. Il martedì successivo mi ha contattato l’Arkea dicendomi che nella formazione di sviluppo si era liberato un posto. Uno dei ragazzi era passato con il WorldTour (Giosuè Epis, ndr) e che volevano prendermi, dato che stavano cercando uno scalatore».

Giornata Fan Club di Zamperini, il corridore veneto premiato insieme allo staff dell’U.C. Trevigiani-Energiapura Marchiol
Giornata Fan Club di Zamperini, il corridore veneto premiato insieme allo staff dell’U.C. Trevigiani-Energiapura Marchiol

La parola data

Viste che le acque erano rimaste calme, forse fin troppo dopo la stagione disputata dal giovane classe 2003 dal fisico alto e slanciato, la Trevigiani era rimasta in parola. Se non avesse trovato un’alternativa degna sarebbe rimasto con la formazione under 23 (che dal 2025 diventerà continental, ndr). 

«Il devo team dell’Arkea farà qualche gara in più all’estero – prosegue – quindi il progetto diventa interessante. Anche con la Trevigiani ho corso fuori dall’Italia, ma solo una volta alla Ronde de l’Isard. Appena il team francese mi ha chiamato, ho parlato con la squadra e mi hanno lasciato il via libera. In Trevigiani hanno riconosciuto che questo per me è comunque un passo in avanti».

Durante la Ronde de l’Isard Zamperini stava facendo vedere ottime cose, poi la frattura della clavicola ha fermato tutto (foto DirectVelo/Florian Frison)
Durante la Ronde de l’Isard Zamperini stava facendo vedere ottime cose, poi la frattura della clavicola ha fermato tutto (foto DirectVelo/Florian Frison)
Ti saresti aspettato un maggiore interesse dal mondo dei professionisti?

Non posso negarlo. Però, da un certo punto di vista, essendo ancora al quarto anno da under, non è così male. Alla fine posso fare anche gare di categoria e crescere ulteriormente. Avrò comunque l’occasione di essere affiancato al team WorldTour in qualche occasione. Inizierò a prendere familiarità e a capire determinate dinamiche. In più potrò ancora fare qualche gara con gli under 23.

Farai un calendario a metà…

Sì, non dico che sia quasi meglio, perché comunque passare professionista mi avrebbe tolto un pensiero, che invece mi rimane ancora. Però è un passaggio intermedio. Sono un atleta che ha sempre fatto le cose gradualmente, passo dopo passo. 

L’avvicinamento al Giro Next Gen non è stato dei migliori e la prestazione ne ha risentito (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)
L’avvicinamento al Giro Next Gen non è stato dei migliori e la prestazione ne ha risentito (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)
Avrai più occasioni per metterti in mostra?

Non è come qui in Italia dove bisogna puntare a fare bene in quelle cinque gare di rilievo internazionale che ci sono nel calendario. Con un devo team ogni gara è buona per farti vedere.

Dopo una stagione del genere ti saresti aspettato più contatti, ce ne sono stati?

Ci sono stati due contatti con Tudor e Tour de Tietema dopo la Ronde de l’Isard. Dopo il Giro Next Gen nessuna delle due si è fatta avanti perché comunque l’ho corso abbastanza sottotono visto che venivo dall’infortunio. Molti team ora guardano i vari siti di statistiche, ma quelli servono fino a un certo punto. Magari hanno visto che al Giro Next Gen non ho fatto bene, ma non sapevano che mi ero rotto la clavicola alla Ronde de l’Isard un mese prima. 

Zamperini al Giro della Valle d’Aosta è tornato a farsi vedere (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)
Zamperini al Giro della Valle d’Aosta è tornato a farsi vedere (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)
In Francia stavi andando davvero forte. 

Vero, però alla fine di tutto sono caduto e nelle statistiche viene fuori DNF (Did Not Finish, ndr). Adesso tutti sanno i risultati che fai, ma si fa fatica a contestualizzarli. E’ un po’ il bello e il brutto del ciclismo moderno.

Non si è mosso nulla nemmeno dopo la vittoria del campionato italiano?

Subito dopo la vittoria del tricolore pensavo di trovare una sistemazione, comunque avevo fatto un’ottima primavera e quella era la ciliegina sulla torta. E invece…

I contatti con il team TDT Unibet si sono raffreddati, gli olandesi hanno preferito Sergio Meris (in prima posizione, photors.it)
I contatti con il team TDT Unibet si sono raffreddati, gli olandesi hanno preferito Sergio Meris (in prima posizione, photors.it)
C’è qualcosa che ti rimproveri?

La cosa che è mancata maggiormente è stata una bella prestazione al Giro Next Gen e forse qualche gara in più all’estero. Poi sapete, bisogna sempre essere al posto giusto nel momento giusto, ma non è facile. Riuscire a diventare professionista è uno dei passaggi più difficili della carriera, e quest’anno ne ho avuto la dimostrazione. Però basta continuare a crederci.

Non hai mai mollato.

Mai. Dopo la pausa di metà stagione ho continuato a lavorare e comunque qualche bel risultato nel finale di stagione è arrivato. 

Zamperini nel finale di stagione ha colto altri podi, che hanno convinto l’Arkea a puntare su di lui (photors.it)
Zamperini nel finale di stagione ha colto altri podi, che hanno convinto l’Arkea a puntare su di lui (photors.it)
Arrivare al quarto anno da U23 ti preoccupa? Oppure sei consapevole di poter ancora migliorare?

Pensare di fare il quarto anno da under 23 in Italia mi preoccupava molto. Essere in un devo team mi preoccupa molto meno, sono in un team che può comunque decidere di puntare su di me. Anche se dovessi avere infortuni o periodi negativi saprebbero a cosa sono dovuti e riuscirebbero a capire la situazione. 

Hai parlato con gli altri italiani del devo team?

Sia Milesi che Epis mi hanno detto che è un gruppo molto organizzato. Comunque la prima squadra è una WorldTour, quindi il team di sviluppo lavora allo stesso modo. Ho già avuto modo di andare in ritiro con loro e devo dire che mi sono trovato bene fin da subito. L’ambiente è familiare e non ci sono distinzioni tra WorldTour e devo team. La sera ci trovavamo tutti insieme in hotel e parlavamo del più e del meno. 

Sei pronto quindi per il 2025?

Sono molto motivato, non vedo l’ora di iniziare.

Le renne, i salmoni, l’aurora boreale e i piani di Zana

17.12.2024
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ALTEA (Spagna) – Dopo i primi cinque minuti a chiacchierare con Filippo Zana, veniamo a sapere che il vicentino e la sua compagna sono stati in vacanza in Finlandia. La curiosità è tanta. Perciò, mettiamo da parte per un attimo il ciclismo e diventiamo turisti da tastiera. Lui sorride e tutto sommato gli farà anche piacere non parlare di sella, pedali e tabelle.

«Ci piaceva l’idea di fare una cosa un po’ diversa – racconta – e soprattutto volevamo vedere l’aurora boreale. E’ stato bellissimo. Ogni giorno facevamo piccole camminate, in un giro che è partito da Rovaniemi ed è arrivato quasi a Capo Nord. I primi giorni era… freschino, intorno ai 10 sotto zero, poi è cambiato ed è risalito a 6-7 gradi sopra lo zero. E’ stato molto strano, lo diceva anche la gente di lì. Non potrei viverci, perché non c’è niente. A me piace la natura, è stato bello, ma fa buio dal primo pomeriggio, non ce la farei».

Filippo Zana, classe 1999, è professionista dal 2020. Nel 2022 è stato campione italiano
Filippo Zana, classe 1999, è professionista dal 2020. Nel 2022 è stato campione italiano

Alcol test di mattina

L’aurora l’hanno vista più di una volta e l’esperienza è stata completata da vari assaggi di tipicità, dal salmone alla renna, passando per varie preparazioni.

«Ho assaggiato tutto tranne l’orso – ammette Zana – mentre la renna la fanno in tutti i modi possibili. Ce ne sono branchi a perdita d’occhio. La fanno a spezzatino, ma anche il filetto. E i filetti sono anche quelli di salmone, che fanno anche in una zuppa alle erbe che è molto buona. E poi bevono molto, direi troppo. Basti pensare che ci hanno fermato alle 11 del mattino e mi hanno fatto un alcol test…».

Leader per caso

Fin qui le vacanze, durate per tre settimane, ma il clima del ritiro ci richiama all’ordine. Ci sono i massaggi che premono, una stagione da riassumere e una da ricordare. La ripresa degli allenamenti è passata per una prima settimana a dir poco blanda e per un aumento progressivo delle ore e della concentrazione.

«Il 2024 è stato un anno di esperienza – ricorda – mi sono ritrovato a fare il capitano al Giro d’Italia dopo la caduta di Dunbar. Inatteso, certo, ma mi ha insegnato tanto. Ho capito che se un Grande Giro non lo prepari, si soffre. Mi ha fatto crescere? Forse sì, ma è stato davvero duro, fisicamente e mentalmente. Ero partito per puntare a qualche traguardo parziale, ma se devi fare classifica, sei meno libero di muoverti. Per cui se dovessi fare nuovamente il Giro puntando alla classifica, quantomeno vorrei arrivarci diversamente. Abbiamo vissuto un giorno per volta, mentre per fare classifica serve un’altra programmazione».

Il Giro di Zana è stato un continuo tenere duro per salvare una buona classifica
Il Giro di Zana è stato un continuo tenere duro per salvare una buona classifica

Manca la vittoria

La sintesi è che in questo ciclismo che va a mille all’ora, prima si capisce di che pasta si è fatti e prima si trova il proprio posto. A stare nel mezzo del guado, si rischia di perdere la rotta.

«C’è stata un’accelerazione molto brusca da dopo il Covid – riflette Zana – e l’aumento di tutto è diventato esponenziale. Forse l’evoluzione maggiore l’ha avuta l’alimentazione. Ora tutti hanno il nutrizionista, mentre a sentire i racconti appena poco prima non c’era nulla di tutto questo. Unitamente alle preparazioni e ai nuovi materiali, questo ha fatto crescere le velocità e i ritmi. Basta guardare la media del Giro d’Italia, la più alta da anni.

«Per questo, per il corridore che sono e il modo in cui ho vissuto il Giro, avrei preferito andare a caccia di tappe. Mi è mancata la vittoria, ho fatto dei piazzamenti alla Vuelta, ma vincere è un’altra cosa. A volte serve anche fortuna, stargli dietro, essere più pronti. E ho capito che ormai non si va più alle corse per prepararsi. Quando attacchi il numero devi essere competitivo e arrivarci con la preparazione giusta, perché ogni volta trovi qualcuno che a quella corsa ci punta».

Rigato e i progressi di Toniolli: «La vittoria più bella della Top Girls»

16.12.2024
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A qualunque ora lo chiami, Lucio Rigato risponde sempre. Non si ferma mai anche se ne avrebbe tutti i diritti per farlo dopo una vita nel ciclismo. E parla sempre con schiettezza come fanno gli uomini della sua età e della sua terra. Da Ferragosto poi la solidità interiore della sua Top Girls Fassa Bortolo è stata messa a dura prova, ma poco alla volta si è tornati a parlare del 2025.

L’organico della formazione trevigiana subirà un sostanziale rinnovamento, sempre nel segno delle giovani, anche se Rigato per un attimo, vista la riforma ProTeam voluta dall’UCI, ha vacillato se proseguire o meno con la sua Continental. E anche per la Top Girls, così come abbiamo visto per la BePink, gli inviti già arrivati per la prossima stagione sono un ottimo punto di partenza.

Virgina Bortoli è una delle riconfermate della Top Girls. Qua nella vittoria ad Arcade davanti a Giuliani e Zontone (foto facebook)
Virgina Bortoli è una delle riconfermate della Top Girls. Qua nella vittoria ad Arcade davanti a Giuliani e Zontone (foto facebook)
Lucio facciamo un bilancio del 2024. Com’è andato?

Siamo molto soddisfatti e personalmente direi che è andato molto bene. Abbiamo ottenuto otto vittorie, abbiamo partecipato a sei gare a tappe, tra cui il Giro Women e abbiamo avuto Segato che ha vestito la maglia azzurra all’Avenir Femmes. Questo è l’aspetto tecnico, mentre sotto il profilo umano poteva andare decisamente meglio. Sono tanti anni che sono in questo mondo e purtroppo ho fatto il callo alla sfortuna perché so che certe cose possono succedere.

Immaginiamo tu faccia riferimento all’incidente di Toniolli. Come sta?

Alice per noi è stata la vittoria più bella. Era fratturata in tanti punti, è stata in coma, ma sapere che si sta riprendendo molto bene vale più di un successo. Naturalmente ci vuole della pazienza e dell’equilibrio a livello psicologico. Alice vuole tornare a correre e chiama Slongo, che cura la nostra preparazione, per prepararle le tabelle di allenamento. Bisogna tenerla a freno (dice con un sorriso misto ad emozione, ndr) e da una parte sono contento che si senta così. Previsioni non se ne possono fare, ma ha fatto progressi inaspettati. In ospedale la chiamano la “miracolata” perché nemmeno i dottori credevano a questi suoi veloci miglioramenti. Purtroppo i problemi sono stati altri.

Lucio Rigato è l’anima della Top Girls. In più di 30 anni di attività, ha guidato tante atlete di spessore internazionale (foto facebook)
Lucio Rigato è l’anima della Top Girls. In più di 30 anni di attività, ha guidato tante atlete di spessore internazionale (foto facebook)
Cosa intendi?

L’ho già detto più volte e non ho paura a ripeterlo. Nel trattare il suo caso è mancata l’umanità. Molta gente ha voluto marciare su questa notizia per fare scoop sulla pelle della ragazza e della sua famiglia. Tutta questa situazione, con le tante informazioni false che sono state messe in giro, ci ha segnato come società. Chi mi conosce sa che la mia filosofia è sempre stata quella di aiutare le mie ragazze, che sento come mie figlie.

Tu hai tanta esperienza, ma c’è qualcosa di nuovo che ti ha insegnato questa vicenda?

Ho quasi quarant’anni di ciclismo e pensavo di aver visto tutto. Sono stato toccato dalla morte di Chiara Pierobon che mi è venuta a mancare mentre era con noi sul furgone. Credevo di essere grande, grosso e vaccinato a certe cose ed invece no. Ho scoperto ancora di più la disonestà di tanta gente. Quando ho letto certe cose, ho dovuto andare per vie legali e sporgere denunce. C’è un limite a tutto. Adesso gli avvocati seguiranno il loro iter, però per noi è importante che Alice stia bene e che si possa pensare all’anno prossimo comprendendo lei.

La tua idea ce l’avevi detta già un anno fa, ma Lucio Rigato come ha affrontato la questione delle Professional femminili?

Vi confesso che ero deciso a smettere, poi sono arrivati una serie di inviti per il 2025, ed altri arriveranno, e questi mi hanno fatto cambiare idea. Mi basterebbe fare la stessa attività di questa annata. E’ ovvio però che per l’Italia questa riforma segna l’inizio della fine delle nostre Continental. Stanno obbligando i vivai a smettere. Se chiudono formazioni come la nostra, chi farà crescere le giovani? Perché nessuno fa mai uno studio su quante juniores smettono di correre? Dietro la nascita dei devo team ci sarà sicuramente un interesse, ma queste squadre pensate così non hanno molto senso se poi hai delle atlete che corrono al massimo 15 gare in un anno.

Per il ciclismo italiano può esserci una soluzione?

Adesso in Italia non c’è la possibilità concreta di fare una Professional e per fortuna che abbiamo individualità di caratura mondiale. Io credo che qualcosa dovrebbe fare la Federciclismo, quanto meno in termini di intermediazione. Bisognerebbe prendere spunto dalla Francia e dalla Spagna, le cui squadre hanno contributi economici dalle regioni o dalle province. Qua da noi invece non succede, eppure parliamo di un ciclismo femminile cresciuto tantissimo a livello nazionale ed internazionale. Se non cambierà qualcosa, rischiamo quindi di spendere le nostre risorse per fare una formazione che magari non viene più invitata da nessuna parte.

Intanto per il 2025 che squadra hai allestito?

Abbiamo fatto un po’ di movimenti. Monticolo, Missiaggia, Bariani e Palazzi hanno smesso di correre. Segato è andata alla BePink ed è giusto che abbia fatto la sua scelta per perseguire altri obiettivi. Ripartiamo con le conferme di Bortoli, De Vallier, Reghini, Castagna, Pavesi e Toniolli, che per me fa parte della squadra. Sono arrivate Luccon e Foligno dalla Horizons e poi abbiamo preso tre juniores molto interessanti.

Chi sono?

Zambelli dalla Biesse-Carrera, Siri dalla Conscio Pedale del Sile e Bulegato dal Breganze Millenium. Faremo i primi test nei prossimi giorni, poi ad inizio gennaio faremo un ritiro a Spresiano a casa mia. Speriamo di fare risultati. Di sicuro alle nostre ragazze non mancheranno tutte le varie figure professionali che abbiamo sempre messo a disposizione per la loro crescita. Sappiamo fare il passo non più lungo della gamba. E’ per questo che sono orgoglioso della nostra realtà, dove sono passate tante campionesse.

Toselli e i 5 anni alla Vangi: storie, avventure e tanti ricordi

16.12.2024
7 min
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Cinque anni con la stessa squadra e poi l’addio, Ivan Toselli saluta la Vangi-Sama Ricambi-Il Pirata e passa tra gli under 23. L’allievo che ha festeggiato la vittoria del campionato italiano imitando il suo idolo Mathieu Van Der Poel è diventato grande. Forse lo era già da prima, quando ad appena tredici anni prese il treno per andare al ritiro di Sezze, nel Lazio, con la maglia della Vangi. Dal 2020 al 2024, crescendo, imparando e vincendo, ma soprattutto perdendo, dice lui

Come racchiudere un periodo così lungo e importante della propria vita in un’intervista? Difficile, speriamo di esserne in grado, perché la storia personale di Ivan Toselli merita di essere conosciuta. Intanto partiamo dalle novità, ovvero che dal 2025 sarà under 23 e correrà con la Technipes #InEmiliaRomagna di Davide Cassani

L’esordio con il team Il Pirata è arrivato nel 2020, Toselli (al centro) era al secondo anno da esordiente
L’esordio con il team Il Pirata è arrivato nel 2020, Toselli (al centro) era al secondo anno da esordiente

Un addio sentito

Ma ora facciamo i passi con il giusto tempo, parliamo di queste cinque stagioni vissute tutte con la Vangi. E’ arrivato da piccolissimo, se ne va ormai grande e sicuramente più maturo

«I primi tre anni – racconta il laziale – l’ultimo da esordiente e quelli da allievo li ho corsi con Il Pirata. Poi nel 2023 hanno aggiunto la formazione juniores ed è diventata Vangi-Sama Ricambi-Il Pirata. Salutarli è stato difficile, ho avuto un po’ il magone. Sono stato bene con loro e sono cresciuto tanto».

Nei due anni da allievo Toselli ha continuato a vestire la stessa maglia, vincendo spesso
Nei due anni da allievo Toselli ha continuato a vestire la stessa maglia, vincendo spesso
Come sei arrivato alla Vangi?

Grazie a una chiamata di Andrea Campagnaro, mi aveva visto a una corsa del suo paese quando ero esordiente primo anno, nel 2019. Ricordo che durante l’inverno non vedevo l’ora che iniziasse la stagione successiva. Per me correre con la maglia della Vangi era un sogno. Insomma, era la squadra di riferimento ad ogni gara.

Che sensazione hai provato quando hai indossato la loro divisa per la prima volta?

Ero felicissimo, non stavo più nella pelle. Però ammetto che mi sembrava strano avere come compagni di squadra i ragazzi che fino a pochi mesi prima erano avversari. Questa è stata una costante dei miei anni qui alla Vangi. Ogni volta che ho trovato avversari forti poi l’anno dopo li ho avuto al mio fianco. L’ultimo è stato Enea Sambinello nel 2024. 

Campionato italiano allievi 2021 e l’esultanza alla VDP per festeggiare il tricolore
Campionato italiano allievi 2021 e l’esultanza alla VDP per festeggiare il tricolore
Da allievo avevi stupito tutti ottenendo grandi risultati…

Al primo anno nella categoria avevo vinto il campionato italiano e poi erano arrivati tanti piazzamenti. Nel 2022, invece, ho vinto la Coppa d’Oro. Sicuramente sono state due stagioni che ricordo con grande piacere. Alla fine del secondo anno da allievo mi aveva anche contattato la Auto Eder per andare a correre da loro. 

E tu?

Pensavo fosse uno scherzo. Mi aveva scritto Christian Schrot su Instagram. Pensai di accettare, poi parlando con le persone che avevo intorno rifiutai. Mi consultai anche con Davide Cassani, una figura importante nella mia carriera fino ad ora. La decisione di non andare alla Auto Eder derivò anche dal fatto che andare all’estero al primo anno da juniores sarebbe stato troppo impegnativo

Nel 2022 Toselli ha trovato la vittoria alla Coppa d’Oro, una conferma del talento del giovane laziale (foto Coppa d’Oro)
Nel 2022 Toselli ha trovato la vittoria alla Coppa d’Oro, una conferma del talento del giovane laziale (foto Coppa d’Oro)
Non si fecero più sentire?

No. La cosa non andò avanti. Ma non ho rimpianti, sono felice di aver fatto il mio percorso. 

Vincere così tanto da allievo ha alzato molto le aspettative su di te una volta juniores, come le hai gestite?

Di quello che pensa la gente non me ne frega molto. Tutti si aspettavano potessi fare dei bei risultati, in un certo senso replicare quello che avevo fatto da allievo. Queste due stagioni da juniores non sono state facili, ma mi hanno fatto crescere tanto dal punto di vista mentale. A me interessa andare in bici e divertirmi nel farlo. Sono un corridore leggero e nella categoria allievi e juniores non ci sono tantissime gare adatte a me. Allora mi diverto quando attacco, quando provo e mi muovo in anticipo.

Il 2023 è stato l’anno più complicato con la frattura della clavicola e una condizione mai al top (photors.it)
Il 2023 è stato l’anno più complicato con la frattura della clavicola e una condizione mai al top (photors.it)
Il 2023 è stato l’anno più nero?

Sicuramente. E’ stato veramente brutto, mi sono rotto la clavicola e ho perso praticamente tutta la stagione. Mi sono ripreso solamente nelle ultime gare. Quest’anno, invece, sono riuscito a tornare alla vittoria, che mancava dalla Coppa d’Oro del 2022. Trovare il successo dopo quasi un anno e mezzo è stato davvero una grande soddisfazione. Nonostante tutto anche il 2024 non è stata una stagione fortunatissima. Ho rotto l’altra clavicola, la destra, e ho saltato il Giro della Lunigiana. Ma ho ritrovato la voglia di attaccare senza paura, temevo di averla persa e invece non è accaduto.

Sei contento della scelta di andare alla Techinipes?

Molto. Cassani è una figura di riferimento per me e correre nella sua squadra sarà un bellissimo stimolo. Il team fa un calendario interessante, ho visto con grande interesse quello che ha fatto Crescioli con loro quest’anno.

Nel 2024 Toselli ha ritrovato la voglia di attaccare, qui all’Eroica Juniores Nations Cup (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
Nel 2024 Toselli ha ritrovato la voglia di attaccare, qui all’Eroica Juniores Nations Cup (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
Come mai Cassani è così importante per te?

Perché nel mio periodo più difficile, nel 2023, mi invitò a stare una settimana a casa sua. Mi portò da diversi specialisti per far visitare la spalla e ci allenammo insieme sulle strade dei mondiali di Imola. 

In che modo arrivi tra gli under 23?

Mi sento forte, soprattutto mentalmente. Arrivo da tante sconfitte e questo mi ha permesso di creare una “corazza” in grado di subire e affrontare le delusioni. Molti ragazzi arrivano da vincenti e poi appena perdono si sciolgono. Io questo passo l’ho già fatto. 

Toselli nel 2024 è tornato alla vittoria, a Predappio. Qui dopo l’arrivo insieme a Fabrizio Vangi (foto Fruzzetti)
Toselli nel 2024 è tornato alla vittoria, a Predappio. Qui dopo l’arrivo insieme a Fabrizio Vangi (foto Fruzzetti)
Hai vissuto tutte le epoche della Vangi, compresa l’ultima con Matteo Berti.

Lui ha rivoluzionato la squadra e l’ha resa grande. Gli devo un grazie immenso perché ci ha portati a essere una delle poche realtà di livello nella categoria. 

Quale ricordo porti con te di questi cinque anni?

I ritiri a Calenzano o a Massa ad allenarci tutti insieme. Sia in inverno che durante l’estate difficilmente stavo a casa. Il mare, anche se vicino, lo abbiamo visto solo in sella alla bici ma ci siamo divertiti veramente tanto. 

Toselli in prima fila con a sinistra Sambinello, nel 2023 erano avversari, nel 2024 sono stati compagni di team
Toselli in prima fila con a sinistra Sambinello, nel 2023 erano avversari, nel 2024 sono stati compagni di team
Sei stato tanto lontano da casa, a che età sei andato via da solo per la prima volta?

A tredici anni ho preso il treno da solo per andare a Fezze. All’epoca la squadra aveva la sede lì. Ricordo che sbagliai treno, presi quello per Latina. Mio padre chiamò Trenitalia, un controllore mi trovò e mi fece scendere alla stazione successiva. Alla fine presi il treno giusto e arrivai. 

Sei diventato grande presto…

Sono avventure e storie che rimarranno sempre dentro di me e che mi hanno fatto diventare quello che sono ora. Sono cresciuto e maturato tanto, per questo forse ho tanta fame e voglia di andare in bici. 

La figura di Davide Cassani è stata fondamentale per lui, infatti passerà U23 con la Technipes
La figura di Davide Cassani è stata fondamentale per lui, infatti passerà U23 con la Technipes
Un desiderio di Ivan Toselli per il 2025?

Ritornare all’attacco e cercare di togliermi tante soddisfazioni, soprattutto nelle gare importanti. Ci proverò, statene certi. 

Allora buona fortuna e ci vediamo alle gare.

Grazie! A presto!

EDITORIALE / Ubi maior, minor cessat

16.12.2024
5 min
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Ubi maior, minor cessat. Quando l’altro giorno Matxin ha annunciato la presenza di Ayuso al Giro d’Italia e poi ha aggiunto che potrebbe esserci anche Pogacar, il giovane spagnolo non ha fatto salti di gioia. Ovviamente ne avevano già parlato, ma sentirsi chiedere dalla stampa se per lui cambierebbe qualcosa, ha costretto Ayuso ad aprire gli occhi e fare l’inchino. Se ci sarà Pogacar, si correrà in modo completamente diverso, perché sarà lui il capitano.

Poche ore dopo, dal ritiro mallorquino della Red Bull-Bora è arrivata la conferma che anche Roglic correrà il Giro d’Italia, già conquistato nel 2023 (in apertura, immagine Red Bull-Bora). Lo sloveno, che è ironico e realista, ha dichiarato che farà i suoi programmi sulla base di quelli di Pogacar, andando dove non sarà Tadej. Era una battuta? Se c’è Pogacar, non si vince: ubi maior, minor cessat. Anche per questo nei giorni scorsi anche O’Connor ha spiegato il motivo per cui al Tour bisogna comunque andare. E l’apice del ciclismo, si partecipa pur consapevoli di essere sconfitti.

Pogacar, qui nel ritiro di Benidorm, è il riferimento e lo spauracchio del gruppo
Pogacar, qui nel ritiro di Benidorm, è il riferimento e lo spauracchio del gruppo

Pellizzari e il Giro

Il ciclismo non è una scienza esatta, lo ha spiegato bene Matej Mohoric, ma si sta lavorando perché lo diventi. Pogacar ha ringraziato perché nel 2024 gli è andato tutto liscio. Ricorda bene infatti la caduta della Liegi 2023 che gli costò la Doyenne e la preparazione per il Tour. E magari è consapevole che un Vingegaard al meglio gli avrebbe reso la vita più dura. Tuttavia il suo strapotere spingerà sempre di più gli avversari a concentrarsi sugli obiettivi raggiungibili.

Per questo motivo, la Red Bull-Bora-Hansgrohe del Giro vedrà accanto a Roglic gregari come Hindley, Martinez, Aleotti, Sobrero e Moscon. Manca Tratnik, che verosimilmente sarà il pilastro per la squadra del Tour. E manca anche Pellizzari, stella nascente del ciclismo italiano, che per ora è riserva e dovrà semmai guadagnarsi il posto a suon di risultati. Sarebbe un peccato non vederlo nuovamente al via, ma anche nel suo caso, la regola è ancora la stessa. Ubi maior, minor cessat. Piace la scelta di Piganzoli di insistere ancora un anno con la Polti-Kometa. Si metterà nuovamente alla prova nel Giro, prima di diventare un numero (pur importante) in squadre più grandi.

Giulio Pellizzari, passato alla Red Bull-Bora, per ora è riserva al Giro
Giulio Pellizzari, passato alla Red Bull-Bora, per ora è riserva al Giro

Chiude il CT Friuli

E’ notizia di poche settimane fa che il Cycling Team Friuli chiuderà la sua storia di successi fra gli under 23, diventando a tutti gli effetti il devo team della Bahrain Victorious. Roberto Bressan le ha provate tutte per difendere l’identità della sua squadra, ma alla fine è stata fatta la scelta più logica. Andrea Fusaz era da tempo uno snodo decisivo fra i preparatori del team WorldTour e dispiace semmai che Fabio Baronti, cresciuto alla sua scuola, non abbia trovato posto e sia passato alla Jayco-AlUla.

Proprio la squadra australiana nel frattempo ha assorbito la Hagens Berman Jayco di Axel Merckx, protagonista di una storia di talenti lanciati nel WorldTour. Mentre la Lotto-Kern-Haus è entrata nell’orbita della Ineos Grenadiers. Anche in questo caso, neanche a dirlo: ubi maior, minor cessat.

I team WorldTour sono gli unici a possedere le risorse per mandare avanti uno sport diventato costosissimo, con buona pace degli altri che per sopravvivere hanno la doppia opzione di restare piccolini finché ce la fanno o farsi assorbire. L’esempio della BePink-Bongioanni di Walter Zini è perfetto per illustrarlo. Il team manager milanese aveva adocchiato uno sponsor polacco che gli avrebbe permesso di fare il salto tra le professional, ma alla fine l’azienda ha preferito diventare il terzo nome della Canyon-Sram. Essere il terzo nome di una grande squadra è stato ritenuto più redditizio dell’essere il primo di un team più piccolo. Ubi maior, minor cessat, tanto per cambiare.

Daniel Skerl è l’ultimo neopro’ del Team Bahrain Victorious nato nel CT Friuli
Daniel Skerl è l’ultimo neopro’ del Team Bahrain Victorious nato nel CT Friuli

L’esempio di Piemonte e Friuli

In questo quadro, cosa dovrebbe fare il presidente della Federazione ciclistica italiana? Può a nostro avviso concentrarsi sulla base, puntando a riportare in alto i numeri dei tesseramenti che da troppi anni a questa parte vivono una picchiata apparentemente incontrollata. Va bene preoccuparsi per le società U23 che spariscono, ma varrebbe forse la pena lavorare prima su quelle di base che intercettano i talenti e gli danno una forma.

Vi siete mai chiesti come mai il Piemonte e il Friuli, regioni che pure non hanno grandissime squadre, sfornano o hanno sfornato atleti di primissima fascia? Ganna, Longo Borghini, Sobrero, Barale, Covi, Balsamo, Gasparrini, Mosca, De Marchi, Viezzi, Cimolai, Buratti, Olivo, Fabbro, Milan, Cecchini, Skerl. Sono bandiere nate negli anni da società giovanili che lavorano bene e portano ragazzi sani e motivati fin sulla porta delle categorie internazionali. Li prendono dalla strada, la pista, il cross e anche dalla mountain bike. Hanno tecnici competenti e capaci anche di essere animatori del movimento. Coinvolgono le famiglie come si è sempre fatto e come in realtà accade sempre meno di frequente.

Anche in quelle categorie ci sono genitori purtroppo sensibili alla corte di team più grandi. Ne è l’esempio quanto accaduto di recente nella squadra di Jacopo Mosca. Se non si lavora su numeri e non si fa capire che c’è un tempo per essere grandi e uno per crescere, la sorgente si esaurirà. E a quel punto saranno guai seri. E’ vietato, parlando di bambini, rassegnarsi al cinismo di “Ubi maior, minor cessat”. Dal futuro presidente federale, ci aspetteremmo la determinazione nel fare scelte impopolari, assieme al coraggio di lasciar andare qualche medaglia. Meglio investire sul futuro o continuare nella conta dei trofei?

Come nasce il calendario? Il ruolo, centrale, del preparatore

16.12.2024
5 min
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Ogni stagione ha una preparazione meticolosa che parte molti mesi prima del via ufficiale. Per le squadre WorldTour, stilare il calendario degli impegni rappresenta un momento cruciale. Non si tratta solo di incastrare corse e date, ma di progettare una strategia che consideri le esigenze del team, i dati fisiologici e le richieste personali degli atleti. Maurizio Mazzoleni, sport manager e responsabile dell’area performance dell’Astana-Qazaqstan, ci racconta questo lavoro dietro le quinte durante il ritiro invernale della squadra in Spagna.

La stesura del calendario non si limita a una semplice programmazione: è un mosaico complesso in cui ogni pezzo deve combaciare per garantire che gli atleti siano al massimo della forma nei momenti decisivi della stagione. Questo processo richiede mesi di lavoro e la collaborazione di diverse figure professionali: preparatori, direttori sportivi, medici e gli stessi corridori. Vediamo come prende forma una stagione agonistica.

Il dialogo è importantissimo per Mazzoleni che qui è con Ballerini
Il dialogo è importantissimo per Mazzoleni che qui è con Ballerini
Maurizio, mi hai detto che questo ritiro rappresenta un momento cruciale per la stesura dei calendari. Ci spieghi il tuo ruolo in questo processo?

Ricopro il ruolo di sport manager, il che significa che coordino le attività dell’area performance e quelle organizzative della squadra. Questo comprende non solo la pianificazione dei calendari, ma anche il lavoro con tutte le figure che ruotano attorno all’atleta: direttori sportivi, medici, preparatori, e così via. L’obiettivo è strutturare al meglio ogni aspetto per iniziare la stagione con basi solide.

In che modo viene stilato un calendario? C’è una fase di raccolta dati o è tutto deciso qui, durante il ritiro?

La stesura del calendario è un lavoro complesso e strategico, che inizia mesi prima. Già da ottobre si valutano gli obiettivi della squadra per la stagione successiva. Nel nostro caso, l’obiettivo principale è accumulare più punti possibile per mantenere la posizione nel WorldTour. Questo ci porta a scegliere con attenzione le competizioni migliori per i nostri atleti, considerando sia le loro caratteristiche che le possibilità di ottenere risultati. Durante il ritiro, finalizziamo il lavoro iniziato nei mesi precedenti, combinando dati fisiologici, esperienze pregresse e input dai direttori sportivi.

I ragazzi del team in Cina per un impegno istituzionale con il nuovo sponsor X-Lab: hanno già iniziato la loro stagione con il ritiro in Spagna
I ragazzi del team in Cina per un impegno istituzionale con il nuovo sponsor X-Lab: hanno già iniziato la loro stagione con il ritiro in Spagna
Hai parlato di punti UCI: come si scelgono le gare e gli atleti per ogni competizione? Non è detto che il miglior atleta lo si porti alla corsa più importante, magari te lo giochi laddove ha maggior possibilità di fare bene, giusto?

Esatto. La scelta si basa su diversi fattori. Valutiamo la forma fisica prevista degli atleti, le loro statistiche e il tipo di gara. Come dicevo, non sempre è utile schierare il corridore migliore nella corsa più importante. A volte è più efficace puntare su gare di livello inferiore, dove le probabilità di ottenere punti sono maggiori come dicevate. Ad esempio, se un nostro corridore ha più chance di vincere una corsa ProSeries rispetto a una gara WorldTour, potrebbe essere più utile mandarlo lì. Però vorrei dire che non siamo i soli ad adottare ormai questa strategia

Chiaro…

E’ un metodo ormai utilizzato da tutte le squadre, anche quelle di vertice. Strutturare la stagione in modo scientifico aiuta a ottimizzare i risultati. Ad esempio, ci sono atleti di punta che vengono gestiti per massimizzare il punteggio in eventi specifici, evitando di sovraccaricarli con troppi grandi giri. Guardate la UAE Emirates l’anno scorso proprio con Ulissi (oggi in Astana, ndr). La chiave è la pianificazione mirata.

Quanto conta il parere del corridore nella stesura del calendario?

Il parere del corridore è fondamentale. Alla fine, sono loro a correre e devono sentirsi motivati. Se un atleta manifesta una preferenza per una determinata gara, cerchiamo di accontentarlo, compatibilmente con gli obiettivi della squadra. Spesso, questa preferenza deriva da un legame particolare con la corsa o dalla voglia di riscatto. Durante il primo incontro di team building a ottobre, abbiamo intervistato tutti i nostri 30 corridori per conoscere le loro esigenze e preferenze. Partendo da lì, abbiamo lavorato per incastrare le loro richieste con le nostre strategie.

Per arrivare a momenti così (qui la vittoria di Syritsa al Langkawi) dietro c’è una programmazione certosina
Per arrivare a momenti così (qui la vittoria di Syritsa al Langkawi) dietro c’è una programmazione certosina
Una volta stabilito il calendario, come si procede?

Dopo aver definito il calendario, ogni atleta riceve un programma personalizzato. L’allenatore sviluppa il piano di allenamento in base agli obiettivi stagionali, il direttore sportivo fornisce supporto logistico e il medico monitora lo stato di salute. Questo lavoro d’équipe è fondamentale per preparare al meglio gli atleti. Ovviamente, durante la stagione possono verificarsi imprevisti come infortuni o malattie, ma avere una struttura solida permette di adattarsi rapidamente.

Qual è il ruolo del medico in questa fase?

Il medico non interviene direttamente nella scelta delle competizioni, ovviamente, ma è informato sul calendario e sui carichi di lavoro previsti. Il suo compito è garantire la miglior assistenza possibile agli atleti, sia in caso di necessità, sia come supporto durante le fasi di preparazione più intense. In generale avere un piano ben strutturato è fondamentale, ma altrettanto importante è saperlo adattare alle circostanze. Ogni atleta ha esigenze diverse e ogni stagione presenta sfide imprevedibili. Lavorare in squadra e mantenere un dialogo aperto con gli atleti è la chiave per ottenere i migliori risultati.

Ayuso fa rotta sul Giro e lavora per superare Pogacar

16.12.2024
6 min
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BENIDORM (Spagna) – Prima di Roglic, la dichiarazione d’amore al Giro d’Italia l’ha fatta Juan Ayuso. E’ stato Matxin, il capo dei tecnici del UAE Team Emirates ad annunciarne la presenza e subito dopo lo spagnolo l’ha confermato. Verrà al Giro per tentare di vincerlo, come ha già fatto nel 2021 fra gli under 23. Il nodo che resta da sciogliere riguarda l’eventuale presenza di Pogacar, che per decidere aspetterà il 19 dicembre e la presentazione della Vuelta. E’ chiaro che in quel caso cambierebbe tutto, ma nel parlarne Ayuso minimizza e tira dritto.

Il terzo posto alla Vuelta del 2022 sembra lontanissimo. I successivi problemi al ginocchio e il quarto posto del 2023 hanno confermato che la sostanza è tanta, mentre il ritiro dall’ultimo Tour con qualche sbavatura nei rapporti con i compagni ha lasciato un interrogativo che il Giro potrebbe risolvere definitivamente.

«Io vado al Giro – sorride Ayuso – se poi ci viene anche Tadej, allora saremo in due e non è un problema. Sono completamente concentrato sul Giro, è uno degli obiettivi più grandi per la prossima stagione. In termini di preparazione per me non cambia nulla. Ci si prepara sempre al meglio delle proprie possibilità, nel miglior modo possibile. Se Tadej ci fosse, correremmo in un modo, se non lo fa, cambierebbe tutto, ma il focus sul Giro non cambia».

Pogacar, Ayuso e il Tour a Firenze. Lo spagnolo lascerà la corsa dopo 13 tappe
Pogacar, Ayuso e il Tour a Firenze. Lo spagnolo lascerà la corsa dopo 13 tappe
E’ stato il tema del 2024, il fatto di essere in una squadra con così tanti leader e non avere il tuo spazio. TI senti mai schiacciato?

Non userei questi termini, ma è vero che siamo una delle migliori squadre del mondo per cui ho molti compagni di livello molto alto. Questo fa crescere il livello di tutti, perché se vuoi avere una possibilità, devi dimostrarti all’altezza, non puoi semplicemente chiederlo, perché potrebbero esserci dei corridori migliori di te. Quindi penso che anche questa sia una motivazione, sai che devi continuare a lavorare e non puoi rilassarti.

Parlando del Giro con Tadej, sei riuscito a farti dare qualche consiglio?

Penso che per Tadej sia tutto più facile che per ciascuno di noi, quindi è abbastanza difficile ottenere dei consigli. E’ il migliore del mondo e tutto ciò che fa lo fa sembrare più facile di quanto in realtà non sia. Ho molti amici al di fuori del ciclismo che non guardano molto le corse. Poi vedono Tadej fare certe cose e pensano che sia normale. E io invece gli dico che non lo è. Tadej Pogacar è un bravo ragazzo da avere intorno ed è meglio averlo dalla tua parte che come avversario.

Sai spiegarti perché gli viene tutto così facile?

Perché è il migliore del mondo. È come quando vedi Messi con la palla e come gira intorno a tutti. Anche quello può sembrare facile, poi però vedi tutti gli altri e capisci che non possono farlo. Penso che nel ciclismo lui sia come Messi.

Prima crono del 2024 alla Tirreno: Ayuso si lascia indietro Ganna per un secondo e Milan di 12″
Prima crono del 2024 alla Tirreno: Ayuso si lascia indietro Ganna per un secondo e Milan di 12″
Avete entrambi dei contratti a lungo termine, quindi per tutto il resto della tua carriera avrai intorno Tadej. Cosa pensi che succederà fra un anno o due?

Se lui oggi è considerato il miglior corridore al mondo, immagino che per fare meglio dovrò prendere io il suo posto. Ma se azzardassi una cosa del genere, voi della stampa chissà cosa direste. Per cui mi limiterò a dire che un giorno mi piacerebbe essere migliore di lui, perché è il miglior corridore del mondo. Sogno di essere come lui, quindi per riuscirci dovrei batterlo. Ovviamente non voglio che questo crei un malinteso perché Tadej non è un rivale, ma il mio metro di paragone. Lui mette l’asticella e tu devi cercare di raggiungerla.

Dopo il Tour si vociferava che fra voi due non corresse buon sangue…

La relazione fra noi è perfettamente normale. Abbiamo passato molto tempo insieme, specialmente quest’anno, preparando il Tour. E anche l’anno scorso, quando lui si allenava per il Tour e io per il Tour de Suisse. Abbiamo passato molto tempo in ritiro e questo crea delle amicizie. E’ stato difficile per me non poterlo aiutare al Tour, mentalmente mi sono sentito incapace di dimostrare quello che ero in grado di fare. Ne abbiamo parlato in privato e penso che abbia capito la situazione. Lo apprezzo molto per questo, perché pur essendo un campione si prende sempre del tempo anche per questi dettagli. E per quanto riguarda il contratto, ora sono contento e non ho bisogno di pensarci.

Quando si è svolta questa conversazione fra voi?

Andato via dal Tour, la volta successiva ho visto Tadej in Canada. Ci tenevo a dirgli che quello che era uscito sulla stampa non era vero e volevo che lo sentisse direttamente da me. Ma l’ho anche ringraziato per un paio di cose per le quali gli ero molto grato e poi l’abbiamo chiusa lì, perché mi è parso che abbia capito alla perfezione quello che volevo dirgli.

Tirreno-Adriatico 2024, tappa di Valle Castellana: Vingegaard in fuga da solo, Ayuso insegue con Hindley
Tirreno-Adriatico 2024, tappa di Valle Castellana: Vingegaard in fuga da solo, Ayuso insegue con Hindley
Diventare il migliore al mondo è una bella scalata, dove vedi che devi migliorare di più?

Per ora penso a ogni piccolo aspetto. Mi piacerebbe migliorare di più in salita perché mi considero uno scalatore, ma se guardo le mie vittorie, la metà di esse sono venute sulla bici da crono. E’ strano, ma del resto se si vuole vincere una classifica generale, bisogna andare forte anche contro il tempo. Ora per me è difficile recuperare uno o due minuti in salita, ma posso guadagnarli nella cronometro e questo viene in mio favore. Ma se voglio cercare di colmare il divario da corridori come Vingegaard, Remco e Roglic, devo assolutamente diventare uno scalatore migliore.

Non significa mettersi troppa pression?

La pressione che metti su te stesso non è la stessa che può venirti dall’ambiente. Quando sono andato al Tour, volevo fare del mio meglio e avere questo tipo di motivazione è molto importante perché è quello che faccio da quando ero piccolo. E’ un plus che mi motiva di più.

Cambierai la tua preparazione?

Non so ancora dirlo nei dettagli, ma forse ci sarà più carico di lavoro. Fino ad ora, anche a causa della mia età, probabilmente non mi allenavo lo stesso numero di ore degli altri. Quindi un aspetto sarà quello di cercare di aumentare le ore generali, intervenendo poi con dei lavori specifici. Ci sono vari tipi di mitologia sui tipi di allenamento, ma preferisco attenermi a quello che penso abbia davvero funzionato per me. D’altra parte, penso che sarebbe un errore fare 20 anni di carriera allo stesso modo, quindi voglio sperimentare cose nuove.

Juan Ayuso ha compiuto 22 anni il 16 settembre. E’ pro’ dall’estate 2021
Juan Ayuso ha compiuto 22 anni il 16 settembre. E’ pro’ dall’estate 2021
Hai già vinto un Giro d’Italia da U23, qual è il tuo rapporto con l’Italia?

La verità è che fare il Giro mi riporta alla mente tanti bei ricordi, perché ho corso per metà anno alla Colpack. Quattro o cinque mesi a Bergamo in cui sono stato molto bene e le gare da under 23 che ho fatto in Italia mi hanno permesso di fare un salto molto importante grazie al quale sono arrivato di qua con molta più fiducia. Mi piace correre in Italia. L’anno scorso la Tirreno è andata bene per certi versi, ma fare secondo non mi è piaciuto tanto, quindi spero di tornarci il prossimo anno e che il Natale mi porti fortuna e buoni risultati.

Milano Sanremo 2005, Alessandro Petacchi

Vent’anni dopo la sua Sanremo, quella del 2025 con Petacchi

15.12.2024
7 min
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Alessandro Petacchi ha vinto la Milano-Sanremo nel 2005 con uno sprint imperiale. Erano anni in cui spesso si arrivava in via Roma con il gruppo compatto e a spuntarla erano i velocisti. Nel frattempo il ciclismo è cambiato, e vedere la Classicissima decidersi con una volata di molti corridori è diventato sempre più raro. E forse per questo più affascinante.

Abbiamo raggiunto al telefono Petacchi per farci raccontare quali sono, secondo lui, i possibili scenari della prossima Sanremo, che si correrà il 22 marzo 2025. Vent’anni dopo la sua. 

Il podio della Milano-Sanremo 2024: Michael Matthews, Jasper Philipsen, Tadej Pogacar
Milano-Sanremo 2024, Jasper Philipsen e Tadej Pogacar
Petacchi, parliamo di Milano-Sanremo, la classica più imprevedibile del calendario.

La Sanremo è la gara più incerta tra le cinque Monumento, perché è la prima della stagione, il percorso è vario e conta anche più del solito la condizione degli atleti. Ogni edizione sono almeno 10-15 che possono vincerla. Non come il Lombardia o la Roubaix, dove i nomi sono due o tre. La Sanremo è sicuramente la più complicata da indovinare e la sua bellezza sta esattamente lì.

Iniziamo da sua maestà Pogacar. Il 2025 potrebbe già essere l’anno buono per quella che è forse la Monumento più difficile da vincere per lui? 

Sicuramente il suo obiettivo è vincere più classiche possibili. L’ha detto e ridetto, e l’ha anche fatto. Quel che è certo è che se l’ha vinta Nibali, può vincerla anche lui. Sa che deve fare il diavolo a quattro in salita perché non può arrivare in una volata di gruppo. Deve avere anche un po’ di fortuna, lui stare benissimo e gli altri un po’ meno. Ma questa è la Sanremo ed è il suo bello, la può vincere davvero qualunque tipo di corridore.

Lo scatto di Pogacar sul Poggio nell’edizione 2024
Lo scatto di Pogacar sul Poggio nell’edizione 2024
Se fossi in ammiraglia della UAE che tattica faresti? L’anno scorso hanno spremuto la squadra sulla Cipressa ma poi sul Poggio il capitano non aveva più molti uomini…

Per come la vedo io non hanno sbagliato più di tanto. Sul Poggio non serve troppo la squadra, quando sei nelle prime posizioni e hai 2-3 compagni bastano, talmente si va veloce. Comunque cercherei di portare gli uomini più adatti, passisti-scalatori, anche se è normale che la UAE abbia corridori più da corse a tappe. Per dire, uno come Adam Yates non è adattissimo alla Sanremo. 

Quindi come li faresti muovere?

Farei lavorare la squadra sulla Cipressa perché è lì che devi mettere tutti al limite, soprattutto i velocisti, cosa che l’anno scorso non gli è riuscita. Perché se vai in difficoltà sulla Cipressa, la Sanremo non la vinci, questo è chiaro. Poi Wellens e Del Toro me li terrei sul Poggio. Però devono stare anche loro bene, anzi benissimo, e non è facile. Ricordiamoci che comunque l’anno scorso Pogacar ha fatto terzo nonostante gli scatti in salita. Non avevo mai visto una cosa simile, di solito chi attacca lì poi si stacca. Ma lui è Pogacar e infatti è un corridore eccezionale, ed è giusto che vinca questa corsa prima o poi.

L’abbraccio fra Van der Poel e il vincitore 2024 Jasper Philipsen
L’abbraccio fra Van der Poel e il vincitore 2024 Jasper Philipsen
L’altro grande favorito è Van der Poel. La sensazione è che l’anno scorso più che cercare di vincerla abbia voluto farla perdere a Pogacar per favorire Philipsen. Credi che nel 2025 andrà ancora così?

Credo che Van der Poel farà la sua corsa fino in cima al Poggio e poi vedrà. Se poi in fondo alla discesa ci dovesse essere ancora Philipsen, credo che correrà per lui. Se invece già sul Poggio lui e Pogacar riuscissero ad andare, credo si darebbero cambi regolari fino in fondo, anche perché, almeno in teoria, Van der Poel in volata sarebbe avvantaggiato. Quest’anno ha tirato un po’ il freno in discesa, anche perché aveva già vinto la Sanremo, l’anno prossimo vedremo, potrebbe essere sia questo che quello.

Un altro favorito ogni anno è Van Aert, che sembra fatto apposta per questa gara. Non a caso è l’unica Monumento che ha vinto finora. Dopo le cadute del 2024 sarà ancora capace di essere tra i protagonisti?

Mi è dispiaciuto tanto che quest’anno sia caduto prima di Fiandre e Roubaix.  Avevano ragionato bene, facendo meno gare più mirate, un avvicinamento perfetto. Speriamo che questo sia il suo anno buono. Certo, se scattano Van Der Poel e soprattutto Pogačar, Van Aert non può cercare di rispondere, deve tenerli il più vicino possibile salvando la gamba, senza per forza seguire in prima persona. Anche perché Pogačar peserà 15 chili in meno di lui. Comunque gli scenari sono tantissimi. 

Julian Alaphilippe Wout Van Aert
Van Aert ha vinto la Sanremo nel 2020, battendo allo sprint Alaphilippe
Julian Alaphilippe Wout Van Aert
Van Aert ha vinto la Sanremo nel 2020, battendo allo sprint Alaphilippe
Per esempio?

Se nel gruppetto in cima al Poggio ci fosse ancora Philipsen, per Van Aert andrebbe bene, perché così potrebbe temporeggiare e capire un po’ la situazione. Se dovesse arrivare in una volata a due contro Van der Poel l’olandese credo sarebbe avvantaggiato, perché la velocità di partenza sarebbe probabilmente più bassa. In uno sprint a tre, invece, magari proprio con Pogacar che dovrebbe anticipare, potrebbe essere avvantaggiato Van Aert. Quali che siano gli scenari, quando uno come Van Aert parte e sta bene può sempre vincere, quindi non si può non considerarlo.

Passiamo a Matthews, che l’anno scorso è arrivato secondo, e sembra voglia puntarci ancora. Secondo te se la può giocare contro gli altri mostri sacri?

Credo proprio di sì. Si è già piazzato molto bene, è vero che comincia ad avere una certa età ma è molto veloce, e tra quelli veloci è quello che forse fa meno fatica in salita. Pur con le dovute differenze mi ricorda Freire, che non a caso ha vinto tre Sanremo. Matthews deve fare un po’ la stessa gara di Van Aert, cercare di resistere e poi fare la sua volata. Come tra l’altro ha fatto quest’anno, dove non a caso è arrivato secondo per pochissimo. Anche perché l’arrivo è ottimo per lui, tende un po’ all’insù, la velocità non è mai altissima e si equilibrano le forze.

Nel 2024 Michael Matthews ha sfiorato la vittoria, arrivando secondo di un soffio
Nel 2024 Michael Matthews ha sfiorato la vittoria, arrivando secondo di un soffio
Anche Pedersen è un nome da tenere in grande considerazione?

Sicuramente. Anche se uno che col suo fisico ha bisogno di alte velocità per dare il meglio, è anche capace di partire lungo, ai 300 metri, perché vuole lanciarsi al meglio. In una Sanremo può fare una grande volata, è un arrivo adattissimo a lui. Se scollina il meglio possibile e poi, magari, ha ancora uno come Stuyven a fianco, per gli altri sono dolori. Ecco, se io avessi un compagno come Stuyven in una gara così, lo seguirei come un’ombra.

Parlando di compagni di squadra di Pedersen, Milan potrebbe avere delle possibilità o il tracciato è troppo duro per lui?

L’ostacolo per lui potrebbe essere non il Poggio, ma la Cipressa. Anche se il primo vero scoglio è Capo Berta, io capivo lì se potevo vincere oppure no. Ci arrivi dopo 260 km veloci e lì fai il primo vero sforzo, perché tutti vogliono stare davanti per non correre rischi in discesa e lì capisci come stai. Quest’anno Milan ha speso molto già sul Berta e poi infatti ha pagato sulla Cipressa. Ma se la prossima volta riuscisse a stare bene a ruota e risparmiare energie, perché no. Anche se non è facile per lui avendo in squadra un corridore come Pedersen, in teoria più adatto. Però in Lidl-Trek potrebbero voler provare a giocarsela con le due punte, e allora può provare a fare la sua gara. Gambe permettendo, naturalmente.

L’anno scorso Ganna ha dimostrato di potersela giocare con i migliori
L’anno scorso Ganna ha dimostrato di potersela giocare con i migliori
Un italiano che abbiamo visto brillante l’anno scorso è Filippo Ganna.

La Sanremo è una gara a cui tiene e in cui ha dimostrato di poter fare molto bene. Peccato per quest’anno: era in ottima posizione sul Poggio, ma poi ha avuto quel problema al cambio. Lui può provare uno scatto appena dopo la discesa, anche se è in un gruppetto di 10-15 corridori e se parte da dietro ce la può fare. Un chilometro e mezzo ai 60 all’ora lui ce l’ha… Poi chiaro che sarebbe più facile se tutti fossero isolati, senza compagni di squadra, perché chi va a prenderlo poi ha perso.

Quali sorprese potrebbero esserci l’anno prossimo?

Se ci fosse un meteo avverso allora potrebbe cambiare tutto. Un corridore singolo in gran forma soffre meno anche il freddo e la pioggia, ma le squadre invece sono più disunite, le discese fanno più selezione, c’è più nervosismo generale. E questo conta, molto.

Secondo Petacchi una possibile sorpresa potrebbe essere il giovane belga Arnaud De Lie, qui in fuga con Van der Poel
Secondo Petacchi una possibile sorpresa potrebbe essere il giovane belga Arnaud De Lie, qui in fuga con Van der Poel
Per quanto riguarda possibili outsider invece?

Bauhaus è uno che ci prova sempre, uno tosto, potrebbe regalare sorprese. Poi anche De Lie è un corridore che può vincere una Sanremo. Va forte negli strappi, è vero che è molto giovane, ma ha grandi qualità.

Alessandro, finiamo con una domanda impossibile per la classica più imprevedibile. Ma dopotutto siamo qui apposta. Vent’anni dopo di te, chi vince?

Diciamo che vedere vincere la maglia di campione del mondo è sempre bello… Se vince la Sanremo contro un lotto di avversari di questo calibro, che sono sulla carta molto più adatti a lui a questa corsa, sarebbe davvero qualcosa di unico. D’altronde Pogacar ci ha abituati a stravolgere le normali regole del ciclismo.