L’XDS Astana vola nel ranking e Conci ci mette del suo

26.02.2025
5 min
Salva

Tutti parlano della UAE Emirates, capace nella scorsa settimana di fare en plein di vittorie parziali nello stesso giorno nelle tre principali corse a tappe e di sfiorare il filotto nelle classifiche finali, scongiurato solo da Vingegaard nella Volta ao Algarve. La squadra degli Emirati domina la classifica parziale del ranking Uci per questa stagione, ma la cosa che stupisce è che alle sue spalle c’è l’XDS Astana, capace di un inizio di stagione col botto non solo grazie alle imprese di Christian Scaroni, ma anche di Nicola Conci (i due insieme in apertura).

La volata in Francia premia Godon, alla sua sinistra Conci è terzo davanti a Champoussin
La volata in Francia premia Godon, alla sua sinistra Conci è terzo davanti a Champoussin

Una sfrenata caccia ai punti Uci

La formazione kazaka è alla forte ricerca di punti per evitare la retrocessione dal WorldTour e tutti si sentono parte in causa in questo ambizioso progetto. Nel quale si è subito immerso Conci, arrivato dall’Alpecin per trovare una nuova dimensione. E i risultati premiano anche lui, che domenica al Tour des Alpes Maritimes è tornato ad assaporare il podio.

«La stagione è iniziata bene, team nuovo, nuove motivazioni, un inverno trascorso lavorando senza intoppi – racconta il 28enne trentino mentre si sottopone a una seduta sui rulli – ma se devo essere sincero non mi sento ancora al punto che vorrei, perché in corsa continuo a far fatica, a non sentire che mi viene tutto facile. Significa che devo lavorare ancora e che c’è margine e considerando il risultato di Vence è un bel segnale».

Per Conci il lavoro all’XDS Astana cambia rispetto al passato, ora è anche un finalizzatore
Per Conci il lavoro all’XDS Astana cambia rispetto al passato, ora è anche un finalizzatore
In Francia però sei stato protagonista non solo come spalla di Christian…

Paradossalmente la cosa che mi è piaciuta di più non è tanto il podio della seconda giornata, quanto il lavoro fatto nella prima per posizionarlo davanti all’imbocco della salita. Era fondamentale per permettergli di giocarsi la vittoria, come poi è stato. Io ho tenuto fino a 400 metri dall’arrivo, poi le gambe erano diventate di piombo… Il giorno dopo, quando abbiamo messo al sicuro la vittoria in classifica, Scaroni ci ha lasciati liberi di giocarci le carte in volata, a me e Champoussin e infatti abbiamo fatto 3° e 4°.

E’ quel che ti aspettavi cambiando squadra?

Diciamo che ho trovato un team in piena ricostruzione, teniamo conto che sono stati cambiati più della metà dei corridori. E’ chiaro che questo significa una piena ristrutturazione anche nell’impostazione del gruppo, delle corse. Noi abbiamo portato uno spirito nuovo, forse anche inconsapevolmente. Tutti sappiamo che l’obiettivo in ogni corsa è fare più punti possibile, quindi cambiano completamente le strategie. Ognuno è chiamato a tener duro fino alla fine, a conquistare anche quel piazzamento nelle retrovie che però ti garantisce un gruzzoletto di punti sempre utile alla causa. E’ un bel gruppo, che si sta cementando intorno alla causa.

Conci dopo lo sprint con Fortunato. Il gruppo è l’arma in più della formazione kazaka, che punta alla salvezza
Conci dopo lo sprint con Fortunato. Il gruppo è l’arma in più della formazione kazaka, che punta alla salvezza
Questo però significa anche strategie completamente diverse da quelle alle quali eri abituato, con un team (l’Alpecin Deceuninck) che aveva un leader dichiarato prima del via…

Qui non è che tutti partono per vincere, sia chiaro. Le tattiche le costruiamo in corso d’opera. In Francia ad esempio avevamo tre giovani che lavoravano per gli altri nelle prime fasi di corsa, permettendoci di arrivare più freschi alla fase cruciale. Di base i capitani erano Scaroni e Champoussin che erano gli uomini più in forma. In Australia, dove avevo corso prima, avevamo invece Higuita come leader, che però all’inizio aveva avuto problemi, quindi siamo anche in grado di cambiare in corso d’opera. Infatti abbiamo lavorato per Gate che ha avuto ottimi riscontri. Domenica eravamo davanti io, il francese e Fortunato, almeno uno doveva fare risultato, alla fine l’abbiamo fatto in due… Comunque, per tornare alla domanda, qui la prospettiva è diversa, ci sono sempre almeno 2 o 3 punte.

Il trentino ha fatto la campagna di gennaio in Australia, dove la fatica si è fatta sentire
Il trentino ha fatto la campagna di gennaio in Australia, dove la fatica si è fatta sentire
Quanto influisce questo su di te?

Basterebbe pubblicare i dati per capire a che livello siamo. Domenica era una corsa 2.1, ma i riscontri sono da WorldTour. Noi comunque non guardiamo al livello delle corse perché sono tutte di valore, sappiamo che dobbiamo arrivare davanti e fare di tutto per riuscirci. La sera di sabato, ad esempio, ero in camera con Scaroni e mi ha preannunciato che, se avesse difeso la maglia, nel finale avrebbe dato libertà a noi per fare risultato. Essere coinvolti tutti dà morale, ognuno gioisce per il risultato dell’altro, è questo lo spirito di cui parlavo prima e probabilmente il nostro attuale livello nella “classifica” scaturisce da questo.

E ora che cosa ti aspetta?

Sono ancora in Francia per la Faun Ardeche e la Drone Classic, non dovevo farle ma alcune defezioni mi hanno chiamato in causa e mi fa piacere perché sono corse che mi piacciono molto. Poi avrò il blocco delle corse italiane: nella Strade Bianche per ora sono riserva nel team, invece so che andrò a Laigueglia, Tirreno-Adriatico e Milano-Torino. Poi una pausa prima delle classiche ardennesi, quando a correre sarà il gruppo che attualmente si sta caricando in altura al Teide.

Passato all’Alpecin nel 2022, nello stesso anno aveva colto il suo ultimo podio al Veneto Classic
Passato all’Alpecin nel 2022, nello stesso anno aveva colto il suo ultimo podio al Veneto Classic
Sei tornato sul podio dopo 3 anni, alla vittoria ci pensi?

Come si fa a non farlo? Io sono passato pro’ dopo soli due anni da dilettante, tutti si aspettavano molto, ma la vittoria non è ancora arrivata. Ora so che è però nelle mie corde e devo dire che ho anche un grande mezzo a mia disposizione. Me ne sono accorto sin da quando sono arrivato, per me la bici del brand cinese è all’altezza delle migliori del WorldTour. Ho tutto a disposizione per centrare l’obiettivo, devo solo trovare l’occasione giusta.

Velo, il nuovo cittì femminile che si ispira a… Julio Velasco

25.02.2025
6 min
Salva

Le anticipazioni delle settimane scorse hanno trovato conferme nel consiglio federale del 22 febbraio con un effetto domino tra i cittì delle varie nazionali. La guida delle nazionali femminili su strada è andata a Marco Velo, che lascia quella delle crono e rileva il ruolo che fu di Paolo Sangalli nell’ultimo quadriennio. Una scelta neanche tanto a sorpresa se ci si riflette con attenzione.

Il 51enne tecnico bresciano aveva già avuto modo di conoscere il movimento femminile attraverso le crono negli eventi internazionali, raccogliendo anche diversi titoli, ma d’ora in poi si tratterà solo di approfondire le tre categorie in maniera più continuativa. Se elite e U23 sulla carta sono più semplici da seguire, anche solo per un discorso di visibilità mediatica, Velo sa che dovrà avere uno sguardo più completo sulle juniores. Per farlo si avvarrà di un paio di figure fidate ed uno staff pronto ad appuntarsi tutto quanto ne valga la pena. Appena rientrato dal UAE Tour, ne abbiamo approfittato subito per sentire le sensazioni del nuovo cittì femminile, scoprendo con piacere anche chi è il suo modello di riferimento e per quale motivo.

Passaggio di consegne. Velo subentra a Sangalli e assieme a Longo Borghini sembra indicare i prossimi obiettivi
Passaggio di consegne. Velo subentra a Sangalli e assieme a Longo Borghini sembra indicare i prossimi obiettivi
Marco l’investitura è arrivata che eri negli Emirati. Hai già appuntamenti in agenda?

Mentre ero giù mi sono organizzato per questi giorni con diverse telefonate. Tra oggi e domani, visto che abito a pochi minuti dal velodromo, sarò in pista a Montichiari per alcuni test di valutazione con le juniores. Tutte ragazze selezionate per la pista che possono tornare utili anche su strada. Anche quando curavo le crono, col Team Performance della pista c’è sempre stata un’ottima collaborazione. E sarà così ancora con Diego Bragato, che è diventato il cittì della pista femminile. Se ci pensate, a parte Longo Borghini e pochissime altre, tutte le altre ragazze del giro azzurro fanno doppia attività.

Cosa cambia dal ruolo che avevi prima?

Prima avevo una forte collaborazione con Sangalli, specialmente per i riscontri che ricevevo sulle juniores. Adesso la situazione si è ribaltata. In tutta questa nuova situazione sarò aiutato da Marta Bastianelli e Silvia Epis, ma anche dalle stesse società giovanili con le quali saremo sempre in contatto. Marta l’ho sentita molto motivata ed è un carrarmato (dice sorridendo, ndr). Fra poco partorirà e mi ha già detto che sarà disponibile per la nazionale, ma le ho detto di non correre troppo. Silvia invece seguirà il giovanile, come sempre, ed è una garanzia in quel senso.

Da cittì delle crono Velo ha lavorato con le juniores nei Mixed Relay. Approfondirà la categoria con l’aiuto di Marta Bastianelli e Silvia Epis
Da cittì delle crono Velo ha lavorato con le juniores nei Mixed Relay. Approfondirà la categoria con l’aiuto di Marta Bastianelli e Silvia Epis
Quanto senti di conoscere il mondo femminile?

Naturalmente saranno fondamentali gli aiuti di Marta e Silvia per farmi entrare in questo settore in modo più completo. So che devo crearmi un bagaglio di conoscenze maggiori rispetto a prima e so che dovrò vedere le gare delle juniores per farmi meglio un’idea quando non sarò impegnato con le corse di RCS Sport. Le società giovanili devono stare tranquille anche se non mi dovessero vedere perché ci sarà sempre qualcuno sul campo gara. Grazie a Marta e Silvia le juniores saranno sempre monitorate. Loro saranno i miei occhi quando sarò assente.

Pensi che il tuo ruolo durante le corse RCS ti possa limitare più del dovuto?

No, tutt’altro. Penso che sia una risorsa da sfruttare a nostro favore. Sarò direttore di corsa della Strade Bianche Women e della Sanremo Women, quindi potrò vedere da vicino come si evolve la gara. E anche al Giro Women sarà uguale. Sono tutte occasioni per capire come stanno le nostre ragazze, ma anche le avversarie. Rispetto a prima vedrò le corse sotto un altro punto di vista.

La nazionale femminile è una di quelle che ha conquistato più medaglie. Ti spaventa raccogliere questa eredità o la vedi come un ulteriore stimolo?

Bisogna fare un discorso più ampio. Non sono spaventato dalle medaglie, così come sono fiducioso e motivato di poter fare bene. Tuttavia so che ci sono aspettative alte. Il grande lavoro sarà mantenerle e gestire le critiche che potrebbero arrivare qualora non centrassimo dei risultati. E’ un aspetto che ho considerato e che sono pronto ad affrontare. Vorrei essere all’altezza dei miei predecessori, soprattutto per la cura del gruppo in termini di armonia e solidità che si è formato negli anni scorsi.

Basandoci sulle tue scelte da cittì delle crono negli eventi internazionali, l’impressione è che non avrai problemi a guidare la nazionale femminile. Che idea ti sei fatto?

Ho sempre detto che i Mixed Relay, sia dei pro’ che dei giovani, sono stati utili per fare un grande lavoro di gruppo e di equilibrio tra uomini e donne. Le scelte di alcune atlete potevano essere considerate delle scommesse, che poi però siamo riusciti a vincere. La mia percezione è quella di essere sulla stessa lunghezza d’onda delle ragazze, ma so che avrò bisogno di tutti per mantenerla tale. A breve faremo una riunione con il nostro staff per capire bene cosa fare e come muoverci.

Julio Velasco ha vinto tutto nel volley maschile e femminile. Velo si ispira a lui e lo vorrebbe incontrare direttamente (foto AFP)
Julio Velasco ha vinto tutto nel volley maschile e femminile. Velo si ispira a lui e lo vorrebbe incontrare direttamente (foto AFP)
Marco Velo cittì delle nazionali femminili su strada ha già dei suoi dogmi da adottare in corsa?

La costruzione della tattica la si farà in base alla condizione delle ragazze e alle caratteristiche del percorso. Tra elite, U23 e juniores siamo ben coperti in tutti i terreni, dovremo solo stabilire gli avvicinamenti ai vari obiettivi. Più che tatticamente, il mio compito sarà quello di essere un cittì che sappia motivare le proprie atlete. Le donne sono molto più meticolose degli uomini e bisogna stare attenti a come ci si rapporta con loro quando si punta ad un obiettivo. In questo senso il mio modello è una persona che non c’entra nulla col ciclismo.

A chi ti riferisci?

Il mio riferimento è Julio Velasco. Lui ha vinto quasi tutto col volley maschile e a Parigi ha conquistato un oro olimpico storico con la nazionale femminile. Lui per me ha un grande metodo di lavoro. Sono rimasto colpito da Velasco durante una convention organizzata dal CONI in cui lui ha spiegato come alzare o mantenere alta l’asticella. Non ho mai avuto modo di parlarci direttamente, ma mi piacerebbe farlo anche pranzandoci assieme, magari sfruttando il nuovo ruolo da cittì. Lui ha tanto da insegnare ed io posso solo che imparare. L’Olimpiade di Los Angeles 2028 è un grande obiettivo, ma non dobbiamo correre. Uno a cui chiedere consigli e spunti ce lo abbiamo.

Caro Lamon: cosa hai visto nei giovani talenti del quartetto?

25.02.2025
5 min
Salva

Francesco Lamon è il filo conduttore dell’inseguimento a squadre azzurro su pista, la sua presenza al campionato europeo di Zolder è la conferma della sua importanza nel progetto. Il veneto è uscito dall’impegno continentale su pista con una buona gamba, tanto da sfruttarla per vincere lo Spinners Dubai. Un appuntamento su strada negli Emirati da quale è rientrato proprio ieri. 

«Avevo già corso a Dubai a gennaio – racconta mentre si dirige in palestra per allenarsi – ma l’impegno dell’altro giorno era più semplice. Ho corso con la maglia della Dubai Police. Ho deciso di fare questa gara dopo l’europeo su pista per sfruttare la condizione, visto che sul parquet la stagione non sarà così impegnativa».

Francesco Lamon ha sfruttato la condizione dell’europeo per correre e vincere lo Spinneys Dubai 92 Cycle Challenge
Francesco Lamon ha sfruttato la condizione dell’europeo per correre e vincere lo Spinneys Dubai 92 Cycle Challenge

Il nuovo ciclo

Il campionato europeo di Zolder ha acceso i riflettori sul quadriennio olimpico di Los Angeles 2028. I lavori sono ufficialmente iniziati. Francesco Lamon lo ha iniziato accanto a un’ondata di giovani talenti azzurri, ragazzi di vent’anni che si sono subito messi in mostra. 

«Iniziare questo 2025 insieme ai giovani – prosegue – è stato bello, mi sarebbe piaciuto riuscire a conquistare una medaglia. Ci è mancato davvero poco, ma penso che abbiano dato il massimo. Avendo girato poco insieme, visti gli impegni su strada e i vari ritiri, credo che il tempo fatto sia da considerarsi molto buono (il giovane quartetto ha fatto registrare 3’54″169, ndr). E’ un gruppo con dell’ottimo materiale sul quale lavorare e investire. Esserci giocati la medaglia di bronzo fino all’ultimo è stato un bel segnale e un ottimo punto di partenza».

Il quartetto che ha conquistato il quarto posto agli europei di Zolder era formato da: Lamon, Favero, Grimod e Boscaro
Il quartetto che ha conquistato il quarto posto agli europei di Zolder era formato da: Lamon, Favero, Grimod e Boscaro
Pensi possano seguire le orme di Ganna, Consonni e Milan?

Quando ho visto arrivare Ganna e Milan si vedeva che avessero qualcosa di fuori dal comune, un talento incredibile. Paragonarli ai giovani di ora è un azzardo, ma a livello di caratteristiche li vedo simili. Di “Jonny” e “Pippo” ce ne sono solo due al mondo. E’ difficile sovrapporli, ma questi giovani hanno talento, lo si è visto.

Da cosa?

I tempi fatti registrare da Favero e Grimod nell’inseguimento individuale non sono banali. Favero, che ha già corso il mondiale su pista dello scorso anno con noi, ha conquistato il quarto posto e ha girato in 4’08”. Un tempo di tutto rispetto considerando che è all’inizio della sua avventura, e l’inseguimento individuale è uno sforzo che più lo si fa più si capisce come affrontarlo. 

Francesco Lamon, a destra, è stato il punto di riferimento per i giovani in questa rassegna continentale
Francesco Lamon, a destra, è stato il punto di riferimento per i giovani in questa rassegna continentale
Su che aspetti hai lavorato maggiormente con loro?

Più che sulle prestazioni, quelle ci sono, c’era da essere bravi nel tenerli tranquilli. A loro giustamente manca l’esperienza e gestire la tensione non è facile. Hanno vent’anni, anche io alla loro età vivevo così le gare. Ho cercato di non far pesare questo aspetto e penso di esserci riuscito, rispetto al mondiale è andata molto meglio. Soprattutto con Favero. 

Come mai?

Dopo la caduta al mondiale dello scorso anno partiva più titubante ma sono riuscito a tenerlo sereno, anche con qualche battuta. Alla fine con un sorriso gli ho detto: «Peggio del mondiale non può andare». Credo che la forza del gruppo sia importante e anche sdrammatizzare aiuta i giovani. Cadere e sbagliare è normale e fa parte della maturazione. Favero a questo europeo ha fatto vedere ottime cose. 

I valori in campo sono ottimi, Favero (20 anni domani) ha conquistato il quarto posto nell’inseguimento individuale
I valori in campo sono ottimi, Favero (20 anni domani) ha conquistato il quarto posto nell’inseguimento individuale
Rispetto a quando arrivarono Ganna e Milan il quartetto è il riferimento della pista azzurra, per i giovani c’è più apprensione?

Quando loro due entrarono nell’orbita della pista, non eravamo una delle nazionali di riferimento. Ora la pressione è più alta, i giovani come Grimod e Favero arrivano in un contesto maggiormente incanalato. 

A livello di caratteristiche fare dei paragoni è difficile, ma come atteggiamento?

In questi ragazzi vedo la stessa determinazione che c’era negli occhi di Milan e Ganna. Questa cosa serve per aiutarli a sconfiggere l’ansia, abituarsi a far parte di un progetto grande e ambizioso. Bisogna prendere dimestichezza con il rappresentare una nazionale importante. 

Favero aveva già corso tra gli elite al mondiale del 2024, esordio sfortunato vista la caduta (in foto è consolato da Milan)
Favero aveva già corso tra gli elite al mondiale del 2024, esordio sfortunato vista la caduta (in foto è consolato da Milan)
Come lo si fa?

Rimanere presenti nell’ambiente. Quest’anno gli appuntamenti sono pochi, ci sarà una sola Coppa del mondo. Creare un gruppo non sarà facile visto che si correrà di meno, però questi ragazzi devono mantenere l’abitudine di venire in pista a girare. Se spariscono per sei mesi non va bene, serve continuità. 

Il fatto che sia arrivato Salvodi che li ha avuti da juniores è un vantaggio…

Sicuramente lui li conosce e loro conoscono il suo metodo di lavoro e sanno cosa vuole dagli atleti. 

Riscaldamento con gli elastici anche per la strada. Perché?

25.02.2025
4 min
Salva

Con Marco Compri, uno dei tecnici della Federciclismo esperto di palestra ed esercizi, affrontiamo un tema che sta emergendo con forza tra i professionisti in questa stagione: l’uso degli elastici nel riscaldamento pre-gara. Li vediamo sempre più spesso, adottati da squadre di primo piano come UAE Team Emirates e Ineos Grenadiers, e quando un corridore come Tadej Pogacar ne fa uso, il dibattito diventa ancora più interessante (in apertura foto Fizza).

L’efficacia di questi strumenti era già nota in sport esplosivi come la BMX o la pallavolo, ma il loro impiego nel ciclismo di endurance apre nuove prospettive. In più, la Soudal-Quick Step ha introdotto il sistema Hytro, una tecnologia che sfrutta compressione ed elastici per il recupero. Per capire meglio questi approcci, ne parliamo con Compri.

Marco Compri, è uno degli esponenti del Centro Studi Federale. E’ un vero esperto di forza
Compri, è uno degli esponenti del Centro Studi Federale. E’ un vero esperto di forza
Marco, perché gli elastici stanno diventando popolari nel riscaldamento pre-gara?

In discipline esplosive come la BMX il loro utilizzo è consolidato da anni. Sono strumenti pratici, facilmente trasportabili e non richiedono spazi attrezzati, rendendoli perfetti per i contesti di gara. Il loro impiego nel ciclismo su strada ha ragioni specifiche: non tanto per l’attivazione muscolare degli arti inferiori, quanto per la stabilizzazione del tronco e il controllo del mezzo.

Perché?

Lavorare sulla parte alta del corpo aiuta i corridori a mantenere una postura più efficiente in sella, migliorando la trasmissione di forza e la resistenza alla fatica.

Qual è il beneficio degli elastici per la parte superiore del corpo?

Nel ciclismo, stabilità e controllo sono fondamentali. Gli elastici permettono di rinforzare core, spalle, tricipiti e dorso, migliorando il fissaggio del manubrio e la gestione della bicicletta in situazioni di sforzo. Inoltre, aiutano ad ampliare i range articolari e a innalzare la temperatura corporea, preparando il corpo all’intensità della gara. Per chi ha limitazioni articolari, gli elastici consentono di lavorare in sicurezza senza sovraccaricare le strutture muscolari.

Però su strada li abbiamo visti utilizzare soprattutto per gli arti inferiori…

Per le gambe l’efficacia è più limitata. L’elastico offre una resistenza progressiva che non rispecchia la biomeccanica della pedalata, rendendolo meno adatto a riprodurre gli schemi motori della corsa. Può essere utile per un’attivazione leggera, ma è più efficace abbinarlo a esercizi come i drop jump, balzi con tempi di contatto ridotti che stimolano la reattività muscolare e l’attivazione ormonale. Se si utilizza per le gambe, meglio optare per carichi bassi e tensioni moderate.

Bernal (poco prima dell’infortunio) si stava scaldando con gli elastici (immagine Instagram)
Bernal (poco prima dell’infortunio) si stava scaldando con gli elastici (immagine Instagram)
E come riscaldamento?

Dico che è pura attivazione. Si fa con esercizi ed elastici non troppo tensionati (duri, ndr) e dovrebbe essere seguito da un esercizio più funzionale, magari qualche minuto di rulli. Ma nel caso della strada, quindi di uno sforzo di endurance, l’utilizzo degli elastici è dunque attivazione. Un’attivazione pratica… come dicevamo, visto che si possono utilizzare ovunque.

Quali sono i criteri per un utilizzo efficace degli elastici nel ciclismo su strada?

Come ogni strumento, il valore degli elastici dipende da come vengono impiegati. Nel ciclismo di endurance il focus non deve essere sulla potenza esplosiva ma sulla stabilità e sulla capacità di controllare la bicicletta.

Chiaro…

Per questo il loro utilizzo è più indicato per il potenziamento del core e della parte superiore del corpo, mentre per le gambe possono essere impiegati solo in fase di attivazione e con carichi adeguati. Ripeto, la loro versatilità li rende uno strumento utile, ma devono essere inseriti in una programmazione ben strutturata.

Il sistema Hytro, scelto dalla Soudal-Quick Step, prevede l’utilizzo di pantaloncini specifici e una fascia che restringe (foto Instagram)
Il sistema Hytro, scelto dalla Soudal-Quick Step, prevede l’utilizzo di pantaloncini specifici e una fascia che restringe (foto Instagram)
Cosa puoi dirci invece sul sistema Hytro adottato dalla Soudal-Quick Step? Sono sempre delle fasce, ma diverse, giusto?

E’ per il recupero, uno dei capisaldi su cui si fonda la performance. Oggi sempre più aziende investono in ricerca e sviluppo di tecnologie che ottimizzano e accelerano tale importante aspetto. Hytro è una di queste ma ci sono anche altre aziende (Graphene-X, G-FIT, Rheos Gear, FlexGraphene True Grit Wear) hanno tecnologia analoga incentrata sull’uso del grafene, che migliora la circolazione sanguigna (nel caso di Hytro c’è anche una vasocostrizione) per il recupero post-allenamento/competizione.

E come funzionano?

Hanno proprietà termoregolatrici. I prodotti di queste aziende sfruttano tutti le proprietà peculiari del grafene (tra cui quella di essere un buon conduttore in grado di scaricare la carica elettrostatica accumulata durante la giornata e di conseguenza di abbassare i livelli di cortisolo nel nostro organismo, e di essere un materiale ottimo nel dissipare calore) per migliorare la performance.

Ineos si allarga in America. Ma non vuole fermarsi lì…

25.02.2025
6 min
Salva

Uno sguardo verso l’Europa, con l’accordo stretto con la Continental tedesca Lotto Kern-Haus PSD Bank che accoglie gli under 23, un altro oltreAtlantico, cooptando la Hot Tubes Develpment Cycling che da quest’anno diventa il vivaio juniores della Ineos Grenadiers. La strada per tornare ai livelli del passato, per il team britannico, passa per una completa ristrutturazione della sua filiera guardando all’estero. Toccherà a Dario Cioni e Simon Watts tenere le fila della struttura e i collegamenti con il team a stelle e strisce, che ha nell’effervescente Toby Stanton il suo presidente e fondatore.

La squadra a stelle e strisce si è allenata a lungo in Arizona. Sarà in Europa in primavera
La squadra a stelle e strisce si è allenata a lungo in Arizona. Sarà in Europa in primavera

Rintracciato durante il ritiro prestagionale al caldo dell’Arizona, Stanton accoglie con entusiasmo l’idea di raccontare la sua creatura organizzativa e presentarsi così al pubblico di appassionati del Vecchio Continente: «Ho fondato questa squadra nel 1992. La storia è abbastanza curiosa: io avevo corso un po’ da junior, poi però avevo smesso, ma alcuni ragazzi del posto mi hanno chiesto di portarli a una gara perché avevo un furgone. Essendo piuttosto bravi, li ho portati ai campionati nazionali quell’anno e abbiamo vinto. Ma ciò significava che l’anno dopo sarei dovuto tornare perché eravamo campioni nazionali in carica, così è iniziato tutto».

Come siete andati avanti?

Uno dei miei vecchi corridori, Ian Boswell, era approdato alla Sky. Ebbe una bella carriera. Quindi avevo una specie di legame lì. Avevo un mio amico che lavorava alla Sky, Robbie Ketchel. Viveva non molto lontano da me, quindi gli ho parlato di un corridore che avevo, Magnus Sheffield che poi sapete bene chi è diventato.

Toby Stanton, fondatore del team americano con i suoi ragazzi
Toby Stanton, fondatore del team americano con i suoi ragazzi
Secondo te questo matrimonio con la Ineos sarà utile per l’affermazione dei corridori statunitensi?

Sì, ma la strada per la loro evoluzione c’è già, pochi considerano che ora ci sono più americani nel tour mondiale di quanti ce ne siano mai stati. Una volta avevamo Lemond e pochi altri, poi Hampsten e Phinney, poi la generazione di Armstrong, ma non c’era un livello medio come ora. Non c’era finora un sistema di scouting o di sviluppo, quindi non c’era un modo davvero buono per tutte queste squadre europee di riconoscere chi erano i buoni americani. Per un europeo è diverso, già a 15 anni un corridore ha gli occhi addosso di procuratori e team di alto livello. La nostra attività è un po’ nascosta, puoi trovare qualcosa su Procyclingstats ma in realtà non vanno neanche a cercarla.

Magnus Sheffield, forse il maggior talento espresso negli ultimi anni
Magnus Sheffield, forse il maggior talento espresso negli ultimi anni
Da dove nasce però l’accordo con il team britannico?

Penso che Ineos fosse interessata a noi perché siamo una delle due sole squadre in America che gareggiano fuori dal continente. Andiamo in Europa e ci gareggiamo regolarmente. Solo così puoi farti un’idea di quanto sono bravi questi ragazzi. Sanno che il percorso per arrivare al contratto da pro’ significa che devono correre in Europa da juniores e a meno che non riescano a entrare nella squadra nazionale degli Usa, ci sono pochissime opzioni per entrare in una squadra di livello. Diciamo che si fidano del modo in cui sviluppo gli atleti e sviluppo le persone. Io non guardo solo al ciclista, ma all’uomo in formazione. Quindi quando AJ August era al primo anno da junior, Cioni è venuto da me, ha trascorso qualche giorno con la squadra e ha avuto modo di conoscere me e gli atleti. I due che stava osservando ora sono alla Ineos.

Andrew J August è l’ultimo talento espresso dal vivaio della Hot Tubes. Oggi è al 2° anno alla Ineos
Andrew J August è l’ultimo talento espresso dal vivaio della Hot Tubes. Oggi è al 2° anno alla Ineos
Che cosa è successo quando si è saputo del vostro accordo?

Mi sono arrivate tantissime richieste soprattutto dalla Gran Bretagna. Abbiamo addirittura avuto messaggi di protesta perché non eravamo un team britannico, ma noi siamo un pezzo del programma di sviluppo Ineos, la geografia non conta. Credo che in definitiva il loro obiettivo sarebbe avere un partner di sviluppo in vari Paesi, compresa l’Italia. Avere molte partnership con buoni programmi in modo che possano vedere il talento ovunque.

Qual è la situazione del ciclismo statunitense e perché dopo il boom d’inizio secolo c’è stato un calo di attenzione?

Questa è una bella domanda. Non è un problema di atleti come ho già detto, ma di gare, di calendario. E’ davvero costoso fare una gara in America perché la polizia ha costi alti ed è difficile chiudere le strade. L’America aveva un sacco di gare locali e regionali, ma non competevano con le grandi gare. Il Tour della California, dello Utah, del Colorado, quando sono arrivate queste grandi gare hanno in un certo senso eliminato le più piccole. E’ semplicemente più difficile organizzare gare in America di quanto non fosse prima. Molti quindi si dirottano verso la mtb, più agevole da gestire e con numeri molto maggiori.

Artem Shmidt ha iniziato la sua carriera alla Hot Tubes venendo poi presto in Europa. Anche lui è alla Ineos
Artem Shmidt ha iniziato la sua carriera alla Hot Tubes venendo poi presto in Europa. Anche lui è alla Ineos
I campioni attuali del ciclismo mondiale, da Pogacar a Evenepoel, quanto sono conosciuti negli Usa?

Molto. Ogni junior, ogni master, ogni corridore li conosce. Abbiamo accesso a ogni gara online, possiamo guardare ogni gara e penso che il numero di spettatori in America sia molto, molto alto. Ogni corridore americano sa che aspetto ha Remco, sa che aspetto ha Tadej. La Strade Bianche ad esempio ha un’audience altissima. Senza parlare di Giro, Tour, Vuelta.

Verrete in Europa e per quali corse in particolare?

Sì, credo che abbiamo programmato 3 o 4 viaggi in Europa. Non so se saremo in Italia. So che saremo in Belgio, Francia, Germania e Spagna.

Enzo Edmonds ha solo 17 anni, ma Stanton è sicuro che farà una grande carriera visti i valori che esprime
Enzo Edmonds ha solo 17 anni, ma Stanton è sicuro che farà una grande carriera visti i valori che esprime
Attualmente chi sono i corridori più forti nel vostro team?

Ho un team forte nel complesso, ma non ho, almeno al momento, un ragazzo, un corridore dominante come un AJ August o un Magnus Sheffield. E’ davvero difficile dirlo con gli juniores perché crescono molto in fretta. Un ragazzo che l’anno scorso era solo in mezzo al gruppo, se matura fisicamente, all’improvviso potrebbe essere un atleta fenomenale. Ad esempio ci sono i due figli di David Zabriskie, che ha corso fino al 2013. Fisicamente sono promettenti, ma finché non li mettiamo in gara con altri atleti davvero bravi, è davvero difficile dire che valore hanno. Oppure c’è Edmonds che si è messo in luce nel 2024 anche in Europa. Ora ci sono 15 ragazzi, le dinamiche delle gare stanno cambiando molto, molto velocemente. Ma finché non li metti in gara, non lo sai mai.

Zabel, il re di 4 Sanremo, fa le carte alle donne

25.02.2025
7 min
Salva

Dici Zabel e pensi alla Sanremo. Poi ci sono le sei maglie verdi consecutive del Tour e un totale di oltre 200 vittorie, ma la Sanremo resta il fiore all’occhiello (in apertura quella del 2001, su Cipollini e Vainsteins). Per quattro volte l’ha vinta e una l’ha persa, nel 2004, alzando le braccia troppo presto e spalancando la porta a Freire. Il tedesco di Unna, professionista dal 1993 al 2008, è oggi uno dei riferimenti di Canyon anche per quanto riguarda il team femminile di Kasia Niewiadoma, Soraya Paladin e Chiara Consonni. Per questo, alla vigilia della prima Milano-Sanremo donne, ci è venuto in mente di cercarlo per farci dare qualche ispirazione sulla Classicissima di primavera. Sarà per le donne quello che è dal 1907 per gli uomini?

Non è dato ancora sapere quale sia il percorso della gara. Si parla di 154 chilometri da Genova a Sanremo, con un circuito iniziale che porterà le ragazze già in fila sull’Aurelia, nel punto in cui termina la discesa del Turchino. Non una distanza da Sanremo, piuttosto in media con le altre classiche del calendario WorldTour: più breve del Fiandre che ne misura 163.

Che cosa era la Sanremo per Erik Zabel?

Ricordo ancora quando uscivi dal tunnel del Turchino. A volte ci entravi che a Milano faceva freddo e c’era nebbia, ma quando arrivavi al mare dopo quella galleria, sentivi come se davvero fosse arrivata la primavera. Fu amore a prima vista. Nel 1993, quando ero neopro’, feci la Tirreno. Ero in buona forma e la squadra (la Telekom, ndr) mi selezionò per la Sanremo. Arrivai 94°, ma me ne innamorai. Anche se per i primi quattro anni non riuscii a finire nella top 10, mi è sempre piaciuta.

Che cosa la rende così difficile da vincere?

E’ una miscela di distanza e altimetria, sono quasi 300 chilometri. Il finale è spaventoso. Diciamo che gli ultimi 50-60 chilometri sono sempre affascinanti. Ci sono tantissime cose che succedono sui Capi, sulla Cipressa e sul Poggio. Io non ero abbastanza forte per scappare sul Poggio, per cui cercavo di tenere la ruota dei più forti e passare in cima con i migliori dieci. Il mio obiettivo principale è sempre stato non perdere contatto, come per molti altri sprinter.

Una tattica che ha dato buoni frutti…

Ci sono sempre i finisseur e gli specialisti delle classiche che cercano di attaccare sul Poggio, come Pogacar. Penso che questo sia il fascino della Milano-Sanremo. E’ uno dei pochi Monumenti in cui ci sono diversi tipi di corridore che possono cercare di vincere. Vengono tutti insieme per questa gara. Ci sono tante tattiche diverse, ma il mio obiettivo è sempre stato quello di mantenere le ruote.

Se la corsa sarà troppo breve, Lotte Kopecky diventerebbe secondo Zabel la favorita numero uno
Se la corsa sarà troppo breve, Lotte Kopecky diventerebbe secondo Zabel la favorita numero uno
Pensi che per le donne andrà alla stessa maniera oppure la distanza forse è insufficiente perché Capi, Cipressa e Poggio siano incisivi?

Penso che 150 chilometri siano una distanza già seria. Dall’altro lato, per gli uomini la Milano-Sanremo è la gara più lunga del calendario, per cui RCS dovrebbe fare qualcosa di simile e farne la gara più lunga del calendario femminile. In quel caso avremmo situazioni simili a quelle degli uomini. Ci sarebbero Kasia Niewiadoma o Demi Vollering, le specialiste dei Grandi Giri. Ma ci sarebbe Lotte Kopecky, che va bene in salita e potrebbe arrivare bene al finale. E poi ci sono tante atlete italiane che possono passare bene quelle salite. Penso che potrebbe diventare qualcosa di speciale. In una gara di 150 chilometri, penso che la migliore sarebbe Lotte Kopecky.

Le gare delle donne sono spesso imprevedibili. La Canyon//Sram ha Niewiadoma e Consonni. Daresti a entrambe le stesse occasioni?

E’ sempre buono avere diverse carte da giocare, per essere preparati agli scenari più vari. Se i Capi e la Cipressa saranno veloci e duri, avrai immediatamente una scelta e in quel caso la gara sarà più adatta per Kasia. Se c’è un po’ di vento di fronte sulla Cipressa, gli sprinter possono provare a tenere duro. A quel punto l’obiettivo principale saranno la discesa del Poggio e prendere posizione per via Roma. Come per gli uomini. Più difficili saranno le circostanze, più ci saranno gli uomini di classifica. Ad esempio come quando vinse Nibali…

Cosa ricordi?

Tutti erano molto stanchi al termine di una gara difficile. Vincenzo è stato il più forte e ha vinto con grande classe. Ma in altri anni c’era vento a favore oppure i favoriti si sono guardati troppo a lungo e gli sprinter sono rimasti con loro. E ovviamente se ti porti un velocista in via Roma, per lo scalatore non c’è speranza.

La vittoria di Nibali nella Sanremo del 2018 fu propiziata da una corsa molto dura
La vittoria di Nibali nella Sanremo del 2018 fu propiziata da una corsa molto dura
E’ importante avere un team forte per rendere la gara più difficile?

Abbiamo visto queste ultime due edizioni con il team di Tadej Pogacar. Hanno cercato di rendere la gara più difficile. Hanno preso il controllo. Sono state edizioni veloci, soprattutto l’ultima. Il gruppo è stato selezionato già sulla Cipressa: erano tanti davanti, ma tanti si sono staccati. Se una squadra controlla per 300 chilometri, non le restano gli uomini per rendere la corsa ancora più difficile nel finale. E se ci sono in giro campioni come Mathieu Van der Poel e Wout van Aert che non commettono errori, a volte riescono ad approfittarne, come la Alpecin lo scorso anno con Philipsen.

In una corsa tanto lunga, in cui non si possono sprecare energie, avere la squadra accanto può essere la chiave per il successo?

Se puoi proteggere il tuo leader e lo porti il più fresco possibile alla volata, allora hai fatto un ottimo lavoro. Sarebbe importantissimo avere un compagno accanto dopo il Poggio. Le ragazze non sono dei robot, sono meno controllabili degli uomini. Quindi puoi avere il giorno perfetto, ma anche un giorno storto, puoi sentirti super o non così bene. Stiamo parlando di esseri umani, ma nei miei occhi una delle atlete più importanti può essere, ad esempio, Soraya Paladin. Perché Soraya è in grado di diventare il regista in gruppo. Ha una visione perfetta della corsa e delle tattiche. Sa cosa fare. E’ importante avere qualcuno all’interno della squadra che sia consapevole della situazione e che possa prenderne il controllo.

La bicicletta per la Sanremo è speciale oppure ormai le bici sono relativamente standard?

Per la Sanremo serve una bici aero. Poi bisogna avere delle ruote ad alto profilo da 60 millimetri. Ruote molto veloci, con coperture da 28-30 mm, le gomme tubeless e una resistenza più bassa possibile. Bisogna avere la bicicletta più veloce possibile.

Soraya Paladin, qui al Trofeo Palma Femina 2025, è l’atleta che può guidare la Canyon//Sram alla Sanremo
Soraya Paladin, qui al Trofeo Palma Femina 2025, è l’atleta che può guidare la Canyon//Sram alla Sanremo
Qual è stata l’ultima volta che hai scalato la Cipressa o il Poggio?

Almeno dieci anni fa.

Tornerai alla Sanremo quest’anno?

No, non credo (ride, ndr). Penso di andare alla Strade Bianche e vedere il team in Toscana. La Milano-Sanremo è una gara meravigliosa da guardare in tv, però non è facile da seguire. I corridori sono molto veloci e per superarli a volte non basta l’autostrada. In più bisogna dirlo, fino agli ultimi 60 chilometri si vede meglio dal divano.

Pogacar e la Colnago Y1Rs, prove (ben riuscite) di intesa

24.02.2025
4 min
Salva

Dategli una bicicletta e indicategli l’arrivo, al resto Tadej Pogacar pensa da sé. Il campione del mondo ha divorato il UAE Tour in sella alla nuova Colnago Y1Rs, utilizzandola anche per vincere le tue tappe con l’arrivo in salita a Jabel Jais e a Jebel Hafeet. Non si tratta di scalate a doppia cifra su cui anche 100 grammi farebbero la differenza (figurarsi i 600 grammi che la dividono dalla V4Rs), ma parlando di salite su strade larghe e tendenzialmente veloci, l’impiego della nuova bicicletta aerodinamica ha prodotto i frutti sperati.

«Mi è servito un po’ di tempo per adattarmi alla Y1Rs – ha spiegato Pogacar a corsa conclusa – e devo dire che è una bicicletta fantastica. Ha un bell’aspetto ed è sia veloce che rigida. Posso dire con piacere di averla già usata per vincere la mia prima gara della stagione e penso che i nostri ragazzi più veloci se ne serviranno per vincere qualche sprint».

Pogacar ha sfruttato ottimamente la Colnago Y1Rs sulle salite pedalabili del UAE Tour
Pogacar ha sfruttato ottimamente la Colnago Y1Rs sulle salite pedalabili del UAE Tour

I mozzi argentati

Sulla Colnago di Pogacar facevano bella mostra di sé anche le nuove ruote ENVE SES 6.7, con un montaggio diverso da quelle utilizzate dai compagni nella corsa emiratina. La differenza salta facilmente agli occhi nella foto della tappa di Jabel Jais, in cui la Y1Rs l’ha utilizzata anche Jay Vine. I mozzi in uso all’australiano erano neri e non argentati come quelli del capitano, che li ha utilizzati anche per la ruota anteriore nella cronometro del secondo giorno.

Ci sarà da capire se si tratti di nuovi modelli o di una configurazione personalizzata, come avviene anche per guarnitura e freni. Il UAE Team Emirates ha per questo un contratto con Shimano, ma non è un mistero che in passato la squadra abbia utilizzato ugualmente componenti Carbon-Ti.

Pesante ma più veloce

La bicicletta attualmente in uso alla squadra pesa intorno ai 7,4 chili: 600 grammi più del minimo consentito, ma il vantaggio in termini di aerodinamica sarebbe tale da compensare il valore sulla bilancia. Gran parte delle migliorie riguarda la parte anteriore della bici, mentre la modifica di quello che un tempo avremmo chiamato piantone elimina una serie di turbolenze.

Gli studi aerodinamici effettuati da Colnago con la Khalifa University di Abu Dhabi e il Politecnico di Milano in modo specifico sulla sezione frontale della nuova bici (si parla dell’impiego di 70 sensori di pressione) hanno rilevato un risparmio aerodinamico del 19 per cento. Come dire che andare a 50 all’ora su una V4Rs costa 415 watt a fronte dei 395 della Y1Rs. Viste le qualità atletiche degli uomini in questione, l’utilizzo su salite veloci risulta piuttosto redditizio.

Il punto della “Longo”

Discorso ancora opposto per le donne, che sulle stesse salite del loro UAE Tour hanno utilizzato la bici più leggera, come ci ha confermato Elisa Longo Borghini, vincitrice di Jebel Afeet e della classifica finale.

«La nuova bicicletta è decisamente veloce – ci ha detto – e ed è anche molto leggera, non mi stupisce che i ragazzi l’abbiano usata per la tappa di Jebel Hafeet. Io per essere sicura ho usato il V4Rs perché è stata la bici che ho utilizzato di più nell’ultimo periodo e con cui ho fatto anche tutto il blocco di gennaio sul Teide. Però sono sicura che con una pratica maggiore avrei potuto utilizzare anche la Y1Rs. E’ sicuramente una bicicletta rigida, molto veloce e allo stesso tempo leggera. E se fai un buon bike fitting, è anche molto maneggevole in curva e si guida in modo molto reattivo».

Grimod: l’europeo tra i grandi e l’onda verde della pista

24.02.2025
5 min
Salva

PONTE SAN MARCO – Il camper della Biesse Carrera Premac è a pochi passi dal foglio firma della Coppa San Geo, prova elite e under 23 che apre il calendario italiano insieme alla Firenze-Empoli. Pochi passi fuori dal camper si intravedono le teste dei ragazzi del team continental bresciano, chiediamo di parlare con Etienne Grimod e in pochi secondi lo vediamo sbucare fuori. Il valdostano supera di pochi i 190 centimetri e quando vediamo la sua testa uscire ci viene naturale chiederci come facesse a stare comodo dentro a quel van. Lui sorride e con fare accogliente ci segue per l’intervista

Etienne Grimod è uno dei volti nuovi che abbiamo visto sfrecciare sul parquet del velodromo di Zolder ai recenti campionati europei su pista. Ha 19 anni compiuti da poco e pochi giorni fa si è affacciato nel mondo degli elite nelle discipline del quartetto e dell’inseguimento individuale. Da junior è stato uno dei volti della pista azzurra, guidato da Dino Salvoldi ha conquistato un mondiale e un europeo. Nel 2023 ad Anadia ha fatto parte del quartetto che ha fatto registrare il record del mondo nell’inseguimento di categoria, al suo fianco c’erano Juan David Sierra, Renato Favero e Luca Giaimi. I primi due sono stati anch’essi protagonisti all’europeo elite. 

Dopo l’europeo su pista è il momento di iniziare la seconda stagione da U23 con la Biesse Carrera Premac
Dopo l’europeo su pista è il momento di iniziare la seconda stagione da U23 con la Biesse Carrera Premac

Tra i grandi

Lo aveva anticipato il cittì della pista Marco Villa, ora ex visto che dal recente Consiglio federale sono arrivati dei cambiamenti per quanto riguarda il quadriennio 2025-2028, che questo appuntamento continentale avrebbe aperto le porte a tanti giovani. Un modo per lanciare il prossimo grande appuntamento: Los Angeles 2028. Etienne Grimod è uno dei ragazzi della nuova leva portati a Zolder per prendere le misure e i ritmi dei grandi della pista.

«L’Europeo è andato bene – ci racconta – non me l’aspettavo ma eravamo in forma. E’ mancato qualcosa per salire sul podio nell’inseguimento a squadre, ma in quello individuale sono andato forte, segnale che stavo bene. Il primo appuntamento con i grandi è stata prima di tutto una bellissima esperienza. Ho imparato molto da chi questo ambiente lo vive da anni, come Francesco Lamon. Lui è uno dei riferimenti per le mie discipline».

Il quartetto che ha ottenuto il quarto posto a Zolder era composto da: Francesco Lamon, Davide Boscaro, Renato Favero e Etienne Grimod
Il quartetto che ha ottenuto il quarto posto a Zolder era composto da: Lamon, Boscaro, Favero e Grimod
Cosa vi ha detto?

Di non preoccuparci, che siamo giovani e di fare quello che saremmo riusciti come se fosse un allenamento. Tutte parole utili, anche perché non siamo mai stati così tranquilli prima di una finale di un quartetto.

Com’è stato entrare nel quartetto sapendo che cos’è il quartetto per la pista italiana?

Diciamo che è stata una grande emozione correre nella categoria maggiore. Entrare nel quartetto sapendo che a Tokyo hanno vinto l’oro e che a Parigi sono riusciti a conquistare il bronzo è un onore. 

E qual è il momento che ti è rimasto?

Direi il gruppo. Non mi aspettavo di trovare un così grande affiatamento. Eravamo tanti atleti di differenti età ma siamo stati benissimo insieme. Poi devo dire che mi è piaciuta anche la mia prestazione nell’inseguimento individuale (il valdostano è arrivato sesto, ndr).

Etienne Grimod ha corso anche nell’inseguimento individuale, per lui il sesto posto con il tempo di 4’09” e 838
Etienne Grimod ha corso anche nell’inseguimento individuale, per lui il sesto posto con il tempo di 4’09” e 838
Ci racconti i passi di avvicinamento a questo primo europeo?

A novembre e dicembre ero spesso a Montichiari a girare. Poi sono stato in ritiro con la squadra in Spagna e infine c’è stata la settimana prima dell’europeo che abbiamo fatto interamente lì a Montichiari. E’ stato bello vivere così tanto il velodromo e girare con tanti ragazzi con i quali non avevo mai lavorato prima. Nella settimana di lavoro prima di partire per Zolder ho lavorato insieme agli altri del quartetto: Lamon, Boscaro, Galli e Favero (Grimod è subentrato per la finale che è valsa il bronzo al posto di Galli, ndr). 

Cosa avete fatto?

Abbiamo testato le varie combinazioni. Alla fine serviva avere un certo feeling in vista dell’Europeo. 

Quando ti è arrivata la comunicazione che avresti fatto l’europeo come ti sei sentito?

Mi trovavo a Sanremo, dove ho una casa, per allenarmi su strada. L’ho presa benissimo, sinceramente non me l’aspettavo.

Con i suoi 192 centimetri Grimod spicca per doti atletiche e fisiche fuori dal comune
Con i suoi 192 centimetri Grimod spicca per doti atletiche e fisiche fuori dal comune
Ma sull’emozione che ti porti di questa esperienza?

E’ che si tratta solo del primo europeo elite. Penso a quanti ce ne potranno essere e fare già parte di questa squadra con un livello abbastanza alto mi fa dire: «Cavoli, sono andato abbastanza bene e si può ancora migliorare tanto».

Una volta lì con Sierra e Favero, voi che siete stati i pilastri del quartetto juniores, cosa vi siete detti?

Ci conosciamo da tre anni, siamo come fratelli: andiamo in vacanza assieme e facciamo tutto insieme. Da un lato questo è stato un vantaggio perché parlavamo di tutto, senza problemi. Grazie al nostro rapporto non ho sentito la tensione nell’avvicinamento alla gara. A fine europeo ero in viaggio con Favero in aereo, e pensavo al nostro percorso. Da juniores siamo passati alla categoria elite, non è che ce ne siano stati tanti come noi. Ho pensato a Consonni, Milan e Ganna che sono amici da una vita, così ho guardato Favero e gli ho detto: «Mi sa che siamo sulla buona strada».

Grimod, Favero e Sierra torneranno a lavorare su pista con Salvoldi che da poco è stato nominato cittì della disciplina (foto Federciclismo)
Grimod, Favero e Sierra torneranno a lavorare su pista con Salvoldi che da poco è stato nominato cittì della disciplina (foto Federciclismo)
Ora il cittì della pista sarà Salvoldi, con il quale avete lavorato da juniores, un modo per proseguire un cammino in vista di obiettivi più grandi?

Il suo arrivo può essere un vantaggio, sicuramente ci conosce molto bene. Ma alla fine abbiamo lavorato con Villa un anno, quindi anche lui ci stava iniziando a conoscere. Sono due tecnici completi, non penso sia un cambiamento così grande. Con Salvoldi ci troveremo bene, visto che conosciamo già il metodo di lavoro. Vedremo come andrà.

EDITORIALE / Tessere FCI per i media, un vero pasticcio

24.02.2025
5 min
Salva

Anche a non volerci vedere un secondo fine, bisognerà parlare di un goffo tentativo di gestire la situazione. Oltre che dei nuovi commissari tecnici, negli ultimi giorni si è fatto un gran parlare del tesseramento che la FCI ha richiesto per i cosiddetti OPM (operatori media).

La necessità di partenza è quella di avere sulle strade delle corse figure formate e assicurate: esigenza sacrosanta. E poi c’è probabilmente quella di sanzionare chi commettesse irregolarità, dato il varo del sistema dei cartellini gialli anche per gli operatori. Quello tuttavia si può fare benissimo anche con il semplice accredito, imponendo l’accettazione della normativa UCI sul tema. In ogni caso, per dare tale formazione, è stata istituita una serie di corsi online (il prossimo mercoledì 26 febbraio). In essi, né più né meno, vengono ripetuti i concetti che ciascun fotografo ascolta nelle riunioni tecniche prima di ogni corsa importante. Costo del corso: 30 euro.

Potrebbe avere un senso se il corso riguardasse operatori alle prime armi. Tuttavia, visto il livello dei partecipanti, parecchi dei professionisti coinvolti avrebbero potuto insegnare l’arte agli insegnanti.

Fatto il corso e per avere la tessera, è stato imposto l’obbligo di tesseramento per una società affiliata alla FCI. Il tesseramento prevede l’assicurazione e il gioco è fatto. Costo del tesseramento: 60 euro.

In più, ottenuta la tessera, l’operatore dovrà munirsi di una pettorina verde a suo carico, qualora l’organizzatore non gliene fornisse una.

Jan Tratnik, San Daniele, Giro d'Italia 2020
Linea di arrivo del Giro: sono il servizio accrediti di RCS Sport e l’ufficio stampa a gestire gli accessi. Non può andarci chiunque
Jan Tratnik, San Daniele, Giro d'Italia 2020
Linea di arrivo del Giro: sono il servizio accrediti di RCS Sport e l’ufficio stampa a gestire gli accessi. Non può andarci chiunque

Solo per italiani

La norma vale ovviamente per i media italiani e non per gli stranieri che seguiranno le corse italiane. Per loro sono sufficienti la tessera professionale e la sottoscrizione di un’assicurazione che li copra durante il lavoro. Anche la maggior parte degli operatori italiani ha la sua assicurazione – individuale o prevista dall’azienda per cui lavora – ma sembra che questo non interessi a chi ha previsto l’iter formativo federale.

Della questione è stata investita l’UCI. Dopo la segnalazione del board di AIJC, l’Associazione internazionale dei giornalisti di ciclismo, da Aigle hanno fatto sapere che ignorassero la situazione.

«Comprendiamo pienamente le vostre preoccupazioni – si legge nella risposta dell’ufficio stampa UCI – e ci dispiace apprendere degli ostacoli che giornalisti e fotografi stanno affrontando in questo momento in Italia». In una seconda mail hanno poi aggiunto di essersi messi in contatto con la FCI per avere chiarimenti.

In fondo basterebbe richiedere in sede di accredito una tessera professionale e l’indicazione dell’assicurazione. Sarebbe semplicissimo: sarebbe bastato coinvolgere i media e chiedere un’indicazione. Se il punto è la possibilità per l’UCI di imporre sanzioni amministrative, sarà l’UCI a dover trovare il modo per farlo.

Wilco Kelderman, Stelvio, Giro d'Italia 2020
Gli operatori media delle aziende che producono e seguono le grandi corse sono assicurati e formati da anni di esperienza
Wilco Kelderman, Stelvio, Giro d'Italia 2020
Gli operatori media delle aziende che producono e seguono le grandi corse sono assicurati e formati da anni di esperienza

Il rischio del bavaglio

Quanto baccano per una tessera? Non esattamente, perché c’è un risvolto cui pochi pensano e che invece costituisce il vero nodo della vicenda.

Nel momento in cui diventi tesserato della FCI, sei tenuto ovviamente a osservare una serie di norme etiche. Se un tesserato si lancia in una serie di critiche nei confronti della Federazione, che la stessa possa ritenerle lesive della sua immagine, è prevista l’apertura di un procedimento disciplinare. Questo potrebbe sfociare in una serie di sanzioni, fra cui l’inibizione dai luoghi di gara.

Se però il tesserato è un giornalista che, nell’esercizio delle proprie funzioni, ritenga di dover criticare l’operato federale, allora il discorso si complica e il procedimento di cui sopra diventa un bavaglio.

Andrea Fin, tesserato FCI e giornalista, è stato deferito e multato per aver accostato l’immagine di Dagnoni al Marchese del Grillo (photors.it)
Andrea Fin, tesserato FCI e giornalista, è stato deferito e multato per aver accostato l’immagine di Dagnoni al Marchese del Grillo (photors.it)

I doveri del giornalista

E’ già successo e sarebbe potuto succedere decine di volte. Ai giornalisti della Gazzetta dello Sport, nel periodo delle famose 8 domande al presidente Dagnoni circa la storia dei fondi irlandesi. E probabilmente anche il sottoscritto avrebbe rischiato qualche tirata d’orecchi. Quando s’è parlato di bilanci, dopo le sbavature dell’ultimo campionato italiano e persino dopo questo editoriale.

I giornalisti professionisti e i pubblicisti, quelli veri, devono sottostare alla Legge sulla Stampa e al Testo Unico dei Doveri del Giornalista. Gli altri, basterebbe semplicemente non accreditarli alle corse. Invece il paradosso è che attualmente sarebbe possibile negare l’accredito a un professionista sprovvisto di quella tessera, mandando in strada chi l’ha fatta e non ha altre qualifiche.

Luca Bettini sulla moto di Guido Bontempi: decenni di esperienza, servono un corso e una tessera FCI?
Luca Bettini sulla moto di Guido Bontempi: decenni di esperienza, servono un corso e una tessera FCI?

L’ondata delle tessere

Se poi volessimo vederci dell’altro, ma non crediamo sia il caso o speriamo che non lo sia, questa norma riguarda tutti gli eventi FCI del calendario. Gare di professionisti, elite, U23, juniores, allievi, esordienti, giovanissimi. Uomini e donne. Strada, mountain bike, ciclocross, forse anche pista. Se ciascuno di coloro che vogliono fare foto, riprese o interviste dovesse tesserarsi, che bella ondata di quote federali (più i 30 euro del corso) arriverebbe nelle casse?

E’ un’altra delle ipotesi di cui alcuni parlano e hanno parlato, ma a nostro avviso non la più probabile. A noi resta la sensazione, come già detto, di un goffo tentativo di gestire la situazione, affrontata senza la competenza che un tema del genere dovrebbe invece prevedere. Tocca all’UCI trovare una via condivisa a livello mondiale. Per evitare di essere sempre noi quelli che hanno avuto la percezione intelligente del problema e anziché risolverlo l’hanno ingarbugliato ancora di più.