Un grande Pogacar: debutto perfetto, fino alla caduta

13.04.2025
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ROUBAIX (Francia) – E’ persino comprensibile che Tadej Pogacar non faccia salti di gioia, ma ascoltandolo mentre risponde alle domande e guardandolo negli occhi si capisce quale fantastico balsamo sia la vittoria e quanto, per contro, oggi lo sloveno sia davvero stanco. Altre volte è stato sfinito, ad esempio al Fiandre, ma aver vinto aveva trasformato il suo umore. Nonostante fosse al primo assaggio di questa corsa così massacrante, si è mosso da vero campione. Tanto che nel momento stesso in cui è caduto, mancavano 38 chilometri all’arrivo, si era lanciato all’attacco di Van der Poel senza il minimo timore reverenziale. Già da una ventina di chilometri la Parigi-Roubaix si era trasformata in un violento corpo a corpo, la caduta l’ha chiusa.

«Shit happens – dice in inglese – per quella caduta non si può dire altro e me ne scuso. Quando segui una moto da lontano e vedi che gira, capisci che c’è una curva. Ma quando gli sei così vicino e quella gira all’ultimo, allora magari sbagli. Però sono scuse, avrei dovuto sapere che lì c’era una curva. Credo che sia stata un’ottima gara per la nostra squadra. Abbiamo ottenuto un terzo e un quinto posto, non è facile mettere due corridori in top 5. Penso che possiamo tornare l’anno prossimo, di nuovo con una squadra forte, ed essere motivati per giocarci la vittoria».

Pogacar voleva la pietra più grande e c’è andato davvero vicino
Pogacar voleva la pietra più grande e c’è andato davvero vicino

Ancora loro due

Si sono ritrovati nuovamente in due: Pogacar e Van der Poel. Per un po’ c’è stato anche Philipsen, ma era scritto che non avrebbe retto altri attacchi. Gli altri invece erano già da tempo finiti nelle retrovie per un numero di forature in linea con il tipo di corsa, ma che raramente negli ultimi anni avevano appiedato i favoriti. Ha bucato subito Ganna e dopo di lui anche Pedersen, poi lo stesso Van der Poel, il cui vantaggio però era ormai tale da non destare preoccupazioni.

«Mathieu è un grande campione – spiega Pogacar – e uno dei migliori corridori del mondo. E’ un enorme onore lottare contro lui e, come ho sempre detto, se fossi più giovane e fossi un tifoso di ciclismo, sarebbe il mio idolo. Lottare contro lui mi dà anche un po’ di motivazione supplementare. Quando mi sono ritrovato con lui e con Philipsen ho pensato che mi ero cacciato in una situazione poco felice. Essere in fuga verso un velodromo con due dei corridori più veloci al mondo non è stata esattamente un’idea felice. Poi Philipsen si è staccato e ammetto di aver provato a farlo faticare. Invece Mathieu è stato troppo forte».

Consumo da record

Ha attaccato e risposto agli attacchi. Alla vigilia, il suo nutrizionista aveva spiegato che dalla lettura dei watt si potesse pensare che i tratti in pavé siano impegnativi come salite e la conferma arriva direttamente da Pogacar, che tiene una mano sulla guancia, come un bambino che le prova di tutte per non addormentarsi.

«E’ stata una gara piatta – sorride – ma in termini di potenza penso che sia stata una delle gare più impegnative che abbia mai fatto nella mia vita. Inoltre con quei colpi e tutto lo stress sul corpo, è stata davvero difficile. Forse ho pagato anche l’inesperienza e mi piace pensare che la prossima volta che verrò qui, non la troverò difficile come oggi. Avevo già detto che il mondiale di Glasgow fosse stato la corsa di un giorno più dura, ma oggi credo di averlo superato. Ci sono stati meno rilanci e meno fasi da 600 watt per 30 secondi, però il consumo energetico è stato sicuramente superiore».

Per questa primavera, il bilancio è di 2-1 per Van der Poel, che ha anche vinto la Sanremo
Per questa primavera, il bilancio è di 2-1 per Van der Poel, che ha anche vinto la Sanremo

Divertito, nonostante tutto

E quando gli chiedono se gli dispiaccia che di qui in avanti non ci saranno ulteriori scontri di questo tipo con Van der Poel, nello sguardo di Pogacar riaffiora il monello dei momenti più allegri, di quando si è divertito pur avendo fatto una fatica bestiale. Stessa cosa quando la domanda riguarda il Tour e se si sia chiesto cosa ci stesse a fare sul pavé, pensanto alla sfida francese.

«Non siate malinconici – dice – faremo altre corse, troveremo altri avversari, metteremo in scena altri duelli. Se mi sono divertito? Un po’, ma non ti diverti mai davvero quando vai a tutto gas per 5 ore. Però sì, è stato davvero bello. Mi dispiace deludervi, non c’è una sola volta in cui abbia pensato ai Tour de France. E’ ancora così lontano, insomma. Il programma nell’immediato prevede che domenica prossima io sia all’Amstel Gold Race, ma vediamo come mi sveglierò domattina».

In Centramerica sboccia una nuova Tomasi, sprinter di rango

13.04.2025
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La voce al telefono tradisce subito tutta la sua gioia. Da noi è tardo pomeriggio, per Laura Tomasi è ancora mattina e si appresta ad affrontare l’ultima prova della sua lunga trasferta in El Salvador, con il Giro a tappe e 4 classiche locali. Una trasferta proficua, che le ha portato la sua prima vittoria in maglia Laboral Kutxa e due podi (il terzo sarà proprio dopo la telefonata, nella classica conclusiva). Per la ciclista di Miane un bilancio decisamente sontuoso.

«Un’esperienza bella – esordisce la Tomasi – ma non lo dico solamente per i risultati. Io non ero mai stata da questa parte dell’Atlantico, per me era tutto nuovo, ma devo dire che a parte il caldo umido un po’ pesante in alcuni frangenti, ci siamo davvero divertite».

La volata vincente della Tomasi che ha portato a casa anche tre secondi posti (foto Laboral Kutxa)
La volata vincente della Tomasi che ha portato a casa anche tre secondi posti (foto Laboral Kutxa)
Raccontaci che tipo di gare avete affrontato…

La prima, il Grand Prix Boqueron, consisteva in una cronoscalata su un vulcano, per me è stato un po’ prendere le misure con questo tipo di gare. Il giorno dopo partiva il Giro di El Salvador, che consisteva in un breve prologo serale e 4 tappe. Non avevo mai gareggiato alle 20,30, è stato qualcosa di abbastanza strano anche se erano solo 2 chilometri. Poi abbiamo affrontato 4 tappe, non molto lunghe rispetto ai nostri canoni abituali, ma abbastanza movimentate.

Come vi siete strutturate?

Noi avevamo principalmente due obiettivi: correre per la classifica e per i traguardi di tappa. In questi io sono stata abbastanza soddisfatta con due piazze d’onore, in una finendo davanti ad Arianna Fidanza, ma nelle tappe a noi non congeniali dovevamo lavorare per Usoa Ostolaza che puntava alla vittoria e alla fine le è sfuggita per soli 2”, con Yanina Kuskova terza. In quel caso il prologo è stato determinante per favorire la vincitrice, la svizzera Hartmann che ha bissato il successo del 2024. L’ultima tappa non era sufficiente per recuperare, anche se Usoa ha vinto.

Il podio del GP El Salvador con la Tomasi al centro fra Sara Fiorin e l’irlandese Griffin (foto Laboral Kutxa)
Il podio del GP El Salvador con la Tomasi al centro fra Sara Fiorin e l’irlandese Griffin (foto Laboral Kutxa)
La vincitrice fa parte della Ceratizit: il confronto per la vittoria è stato con la formazione tedesca del WorldTour?

Con loro e con la Roland, altra squadra della massima serie. In gara la differenza con le formazioni sudamericane e del posto si vedeva, soprattutto nella gestione della corsa. Io credo che sia un discorso legato soprattutto all’esperienza, è chiaro che poter correre continuamente con le squadre WorldTour aiuta, poi in questi contesti gestisci un po’ la situazione dal punto di vista strategico.

Poi è arrivata la vittoria…

Sì, il calendario della trasferta prevedeva anche altre tre classiche d’un giorno, io mi sono aggiudicata la prima, il GP El Salvador in una volata generale, come anche l’ultima, il GP Surf City si è concluso allo stesso modo, ma lì sono arrivata dietro alla polacca Rysz. Il bilancio è comunque altamente positivo e mi dà molta fiducia per il mio ritorno in Italia.

Il caldo umido è stato il principale ostacolo delle corse disputate nel Paese centroamericano
Il caldo umido è stato il principale ostacolo delle corse disputate nel Paese centroamericano
Ora sei al secondo anno nel team basco, come ti trovi?

Molto bene, perché con l’andare del tempo ho visto che hanno una visione dell’attività molto simile alla mia, puntando a competere sempre più con le squadre più forti. In questo modo noi abbiamo la possibilità di crescere, di maturare. Certo, queste in Centro America non erano proprio gare come le classiche belghe, ma essere state protagoniste con vittorie e podi a ripetizioni ha comunque un suo significato.

Questo dipende anche dalla gestione del team, un po’ diversa da quella maschile molto più nazionalista, dove non ci sono stranieri?

Sono due entità diverse, dipendenti entrambe dalla Fondazione Euskadi, ma ognuna procede per proprio conto, con un suo staff e sue regole. Oltretutto abbiamo anche sponsor completamente diversi. Nel nostro team siamo di più nazioni, ma posso assicurare che noto un fortissimo senso di appartenenza: i Paesi Baschi mi sono sempre piaciuti per questo, c’è un legame indissolubile con il territorio e se per la squadra maschile è un po’ totalizzante, per noi si fonde con le nostre diverse culture. A me piace molto questa commistione.

Il team basco è multinazionale. In El Salvador c’era anche Arianna Fidanza
Il team basco è multinazionale. In El Salvador c’era anche Arianna Fidanza
E adesso?

Adesso si torna in Italia e inizia la preparazione per la Vuelta. E’ chiaro che per la nostra squadra la corsa a tappe iberica ha un sapore particolare, vogliamo fare bene anche se avremo di fronte tutto il meglio del ciclismo mondiale. Ma abbiamo dimostrato di sapercela cavare in ogni frangente e questo carico di fiducia che mettiamo in valigia ci aiuterà sicuramente. Mettere una firma anche in una volata della Vuelta non sarebbe male…

Si parte: quali rifornimenti per Ganna? Tante borracce

13.04.2025
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Pronti per la Parigi-Roubaix. Ieri abbiamo visto la gara delle donne, oggi tocca agli uomini: da Compiegne a Roubaix, quasi 260 chilometri, 55,3 dei quali in pavé. Una prova così richiede massima attenzione sotto ogni aspetto, anche quello dei rifornimenti. Rifornimenti che sono gestiti da una “triade”: il nutrizionista, i direttori sportivi e i massaggiatori.

Tra i rappresentanti di quest’ultima categoria, ci siamo rivolti a Piero Baffi, massaggiatore, ma anche fisioterapista e osteopata della  Ineos Grenadiers e in particolare uomo fidato di Filippo Ganna. Baffi ci spiega come si gestisce la parte dei rifornimenti a terra in una gara dalla planimetria lineare come la Roubaix. Una gestione che parte sin dal venerdì… come vedremo.

Fare i rifornimenti alla Roubaix è un vero caos. Questi vengono effettuati quasi sempre all’uscita dei settori in pavè
Fare i rifornimenti alla Roubaix è un vero caos. Questi vengono effettuati quasi sempre all’uscita dei settori in pavè
Piero, dicevamo dei rifornimenti a terra. Come vi organizzate per la Roubaix?

Quest’anno con i rifornimenti fissi imposti dall’organizzazione c’è stato un grande cambiamento. Direttori sportivi e nutrizionista indicano se distribuire i sacchetti o le borracce. Se il diesse, studiando la tappa o la corsa come in questo caso, reputa che ci sia un tratto tranquillo, allora resta fedele al “vecchio sacchetto”, altrimenti si va sulle borracce…

Cioè l’alimentazione liquida…

Principalmente è così, ma anche borracce e gel, borracce e barrette.

Oggi, come accennavamo, ci sono tre figure che gestiscono i rifornimenti. Un tempo era quasi tutto nelle mani del massaggiatore…

Esatto, si parte dal nutrizionista, il quale decide cosa devono mangiare gli atleti. Poi tocca ai direttori sportivi. Loro decidono i vari punti in cui distribuire i sacchetti o le borracce. Infine ci sono i massaggiatori che preparano il tutto.

Per la Roubaix avete previsto dei sacchetti?

Per una corsa intensa e complicata come la Roubaix si privilegiano le borracce. Borracce di acqua, di sali, di malto e soprattutto borracce con il gel attaccato, come accennavo. Noi in Ineos abbiamo sostanzialmente due borracce: una di acqua e una con sali minerali e carboidrati.

Come diceva Baffi, Pippo ormai predilige sempre di più l’alimentazione liquida
Come diceva Baffi, Pippo ormai predilige sempre di più l’alimentazione liquida
Come vengono distribuite?

Di solito si fa un’auto per punto con due massaggiatori. La nostra regola è che il primo che trovano a bordo strada ha l’acqua, mentre il secondo ha i sali. Il lato è obbligatorio, ed è a destra. Solo al Tour dello Yorkshire era a sinistra ed era difficile. In Australia e in altre gare inglesi, dove ugualmente si guida a sinistra, il rifornimento era normale, a destra. Ma il vero problema oggi è un altro.

Quale?

Col fatto che sono stati stabiliti i punti fissi, in ogni punto di ristoro ci sono 50 persone più o meno (2 per team, ndr) in pochissimo spazio. Per carità, poi ci si abitua a tutto, ma all’inizio soprattutto i corridori non erano contenti. Prima invece ogni squadra mandava le proprie auto lungo la corsa a piacimento. Un altro problema è che a volte questi punti fissi di rifornimento sono posti in tratti impensabili, come una discesa… per dire.

Hai detto che darete preferenza alle borracce. Quante ne consuma un corridore alla Roubaix?

Partiamo dai punti fissi, che in una prova così lunga sono tanti: l’organizzazione ne ha decretati 28 più due feed zone ufficiali. Ogni massaggiatore ha almeno cinque borracce per punto. Noi copriremo 14 punti. Se pensiamo che se ne preparano sempre un po’ di più di quelle che serviranno, si fa presto ad arrivare a 150 borracce solo per il rifornimento a terra fra tutti. In più c’è il frigo nelle ammiraglie. Alla fine, quindi, ogni corridore tra rifornimenti a terra e ammiraglia ne consumerà non meno di 15.

Piero Baffi è osteopata e fisioterapista di Ganna, ma come tutti coloro che rientrano nell’ampia figura del massaggiatore aiuta nei rifornimenti
Piero Baffi è osteopata e fisioterapista di Ganna, ma come tutti coloro che rientrano nell’ampia figura del massaggiatore aiuta nei rifornimenti
Okay a privilegiare l’alimentazione liquida, ma in una corsa tanto lunga ci sarà anche qualcosa di solido. Cosa mangiano gli atleti?

Ora vanno molto di moda delle rice crispy con marshmallows. In corse così lunghe come la Roubaix questi si preparano in anticipo. Si mettono in un sacchettino, che sia a terra o in ammiraglia, prima del via. Di solito con questi cibi solidi ci partono, li mettono nella tasca. Prima del via noi massaggiatori li prepariamo e loro li prendono da un tavolo sul bus. A quel punto l’autista prende ciò che è avanzato e lo mette nella prima ammiraglia.

Piero, tu sei il massaggiatore di Ganna. Cosa ci puoi dire qualcosa dei suoi gusti?

Pippo non mangia quasi più cibo solido, ma in gare così lunghe è ancora “vecchio stile” e non disdegna un paninetto col prosciutto cotto. Lui e Puccio sono così, ma anche qualche spagnolo. Anche eventuali barrette, di regola, si mettono in tasca prima del via.

E con le borracce?

Pippo, come gli altri, cerca di stare sui 120 grammi di carboidrati l’ora, in ogni caso mai sotto i 90-100 grammi. Poi dipende anche da come va la gara. Riguardo ai gusti, da quest’anno con un nuovo sponsor questo “problema” non sussiste in quanto abbiamo un solo tipo di gel che tra l’altro è senza sapore. A Pippo piacciono le cose al cioccolato, specie per quanto riguarda i prodotti di recovery.

Ganna e i suoi durante la ricognizione. In queste fasi si testano anche i materiali e i portaborracce affinché tengano bene (foto Instagram)
Ganna e i suoi durante la ricognizione. In queste fasi si testano anche i materiali e i portaborracce affinché tengano bene (foto Instagram)
Quando preparate il rifornimento?

Il cibo, cioè le cose solide, si prepara il giorno prima, mentre le borracce si preparano già dal venerdì. Il solido che deve essere più fresco si fa la sera prima, anche perché con gare così lunghe si lascia l’hotel molto presto. Al Fiandre, per dire, siamo partiti dall’hotel alle 7, quindi al mattino non hai tempo di fare nulla.

E il tuo lavoro di “rifornitore” come funziona oggi? Al Fiandre la planimetria è un dedalo e si possono fare tagli, alla Roubaix invece è lineare…

Il direttore sportivo stabilisce i punti di riferimento da coprire. Non è detto che siano tutti quelli fissi prestabiliti, magari uno o due si saltano come abbiamo visto. Di solito ogni macchina, cioè due massaggiatori o comunque due persone dello staff, fa due punti a testa, mentre chi fa l’arrivo – i massaggiatori che vediamo in tv con lo zainone sulle spalle – ne fa uno. Alla Roubaix, che è molto lunga, i punti diventano tre. Io dovrò fare 4 punti e so che avrò 40 borracce pronte e altrettante il mio compagno in auto.

Quindi devi studiare bene le tue tappe?

La sera si guardano i vari punti da raggiungere. I diesse ti indicano su Veloviewer il punto con il numero della tua macchina e sai che devi andare lì. Ci si aiuta anche con Google Maps, anche per verificare eventuali chiusure stradali. Ma alla Roubaix per certi aspetti è più facile, essendo in linea. Al Fiandre magari il navigatore pretendeva di attraversare la strada dove passava la corsa. Alla Roubaix corri da un punto all’altro sfruttando l’autostrada. Magari su Google Maps metti la via prima del punto preciso, così sei sicuro di avvicinarti e poi prosegui a piedi o, se si può, con Veloviewer.

Ferrand-Prevot, la strada dell’Inferno oggi luccicava

12.04.2025
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ROUBAIX (Francia) – Pauline Ferrand-Prevot arriva dopo aver vinto la corsa del pavé e si siede con la faccia fresca e allegra di chi ha passato una bella giornata, ma senza particolare trasporto. Forse si può spiegare col fatto che aver vinto le Olimpiadi sia al di sopra di ogni emozione sportiva, ma la spiegazione vera la fornisce lei ridendo spensierata.

«La Roubaix non era nel mio programma – dice divertita e un po’ stupita – normalmente a quest’ora sarei dovuta essere in altura per tre settimane. Dopo la Strade Bianche e la Sanremo, ho parlato con il mio coach e gli ho chiesto di fare il Fiandre. Loro hanno parlato e mi hanno autorizzato a farlo. Una settimana più tardi gli ho chiesto di lasciarmi fare la Roubaix ed è stata davvero una decisione dell’ultimo momento. Mi hanno accontentato di nuovo ed è quello che mi piace della squadra. Ho un ruolo libero e vado avanti come voglio. In questa prima stagione, ho dovuto scoprire cosa potevo fare. Anche se l’obiettivo principale è vincere il Tour de France, penso che Fiandre e Roubaix siano stati un’ottima gara di allenamento per imparare a tenere le posizioni in gruppo. Sappiamo infatti che le prime tre tappe del Tour saranno abbastanza tecniche e io voglio allenarmi per difendere la mia posizione. Penso che questa gara sia stata il migliore allenamento».

Vigilia con la febbre

Ci sono ragazze là fuori, affrante e sfinite sui loro pullman, che darebbero una mano per essere qui al suo posto, con il pavé e i fiori del vincitore. Invece lei che la Roubaix l’ha appena vinta al primo assalto ha l’atteggiamento quasi irriverente di chi è abituato a vincere su traguardi più importanti. Le domande si susseguono: dal racconto dell’attacco al dispositivo Gravaa per gonfiare e sgonfiare i tubeless sulla sua Cervélo che a sentirla le hanno salvato la vita.

«Non mi sentivo molto bene negli ultimi giorni – racconta – alla Strade Bianche ero caduta e ho dovuto prendere a lungo gli antibiotici. Non ho mai recuperato del tutto, tanto che ieri ho dovuto sospendere l’allenamento perché non mi sentivo bene. Questa mattina non avevo più la febbre, per cui ci siamo detti di provare soltanto per aiutare Marianne (Vos, ndr). Non ero sicura delle mie condizioni, ma in gara ho cercato di dare il 100 per cento. L’obiettivo era di rendere la gara più dura possibile per stancare le velociste e portare Marianne fino allo sprint. E’ ciò che ho fatto».

Nonostante la Roubaix sia il suo sogno, Vos abbraccia Ferrand-Prevot: un gesto di grande classe
Nonostante la Roubaix sia il suo sogno, Vos abbraccia Ferrand-Prevot: un gesto di grande classe
Il tuo attacco era funzionale alla vittoria di Marianne?

Così doveva essere. Mi ha chiesto lei se potevo attaccare sul settore di pavé. Le ho detto che erano tutte già a tutta, quindi forse era più intelligente aspettare un po’ e attaccare sull’asfalto. E’ ciò che ho fatto e ho approfittato del fatto che dietro non si siano organizzate. Ho cercato di far funzionare il piano, non avevo in mente di vincere la gara, ma volevo lavorare per la squadra.

Hai raccontato di aver usato il dispositivo per sgonfiare i tubeless sul pavé e rigonfiarli sull’asfalto: ne puoi parlare?

E’ stato davvero utile poter abbassare la pressione sulle pietre, mi sentivo più comoda, saltavo di meno e avevo maggiore aderenza nella ruota posteriore. Essere poi in grado di rigonfiarlo sull’asfalto è stato ugualmente utile. Tornavo a 4 bar e riuscivo a fare una buona velocità. Lo avevamo già provato al Fiandre, è 400 grammi più pesante e non mi era sembrata una buona idea, invece per la squadra non c’è stato da parlarne e alla fine credo che siamo stati fortunati ad averlo. Credo che dal prossimo anno tutti vorranno usarlo, ma forse noi per allora avremo più margine.

In azione solitaria: Ferrand Prevot ha messo a frutto l’esperienza da fuoristradista e tutta la tecnologia possibile
In azione solitaria: Ferrand Prevot ha messo a frutto l’esperienza da fuoristradista e tutta la tecnologia possibile
Come sceglievi i punti in cui cambiare la pressione?

Mi piace molto studiare il percorso, soprattutto su VeloViewer, dove puoi vedere tutto. Mi piace sapere dove passeremo e negli ultimi giorni ho studiato un po’, sono tornata a scuola. Per cui ho deciso che avrei sgonfiato in alcune curve, mentre nei tratti successivi su asfalto avrei rigonfiato. Siccome l’operazione richiede un po’ di watt, ho cercato di usarlo nei tratti più lunghi, per non sprecare troppe forze. Quindi bisogna studiare il percorso per sapere dove conviene avere meno pressione e dove riportarla in alto. Sicuramente negli ultimi 15 chilometri ci ha aiutato molto avere 4 bar, mentre sul pavé si scendeva a 2.1-2-2: una grande differenza.

Adesso il Tour?

E’ il prossimo grande obiettivo della mia carriera. Vincere le Olimpiadi a casa l’anno scorso è stata la più bella vittoria che abbia mai avuto. Ora mi sono divertita a tornare in su strada, a lavorare come squadra insieme alle miee compagne ed è stupendo. Sulla mountain bike vincevo solo per me, ora non ci sono solo io al centro. Non ho più pressione, mi sento così bene e sono felice. Però adesso dobbiamo rendere la squadra più forte per poter vincere su altri fronti e anche io devo lavorare per superare meglio le salite più lunghe. Questo sarà il prossimo passaggio.

Questa la Cervélo S5 con cui Ferrand-Prevot ha vinto la Roubaix: monocorona e i mozzi con il sistema Gravaa
Questa la Cervélo S5 con cui Ferrand-Prevot ha vinto la Roubaix: monocorona e i mozzi con il sistema Gravaa
Qualcuno può pensare che sia troppo facile. Vinci in mountain bike, vieni qui e vinci la Roubaix: è davvero così facile?

Se mi aveste visto l’anno scorso al mondiale su strada, avreste capito che non c’è stato niente di facile. Durante l’inverno c’è stato tanto lavoro da fare. Ho dovuto essere paziente, avere fiducia nel processo. Il ciclismo su strada è uno sport completamente diverso, quindi ho dovuto riabituarmi a tutto. Ora mi sento abbastanza comoda nel gruppo. Ma ad esempio al Fiandre non ho avuto la fiducia in me stessa per attaccare.

Mentre oggi?

Oggi l’ho avuta. Ogni settimana è un passo verso l’alto, è un bel processo. Sinceramente non ho mai pensato di vincere e non volevo mettermi in una situazione in cui mi chiedessero di vincere. Ho solo chiesto di poter lavorare al massimo. Quando sono entrata nel velodromo, ho pensato a quello che mi stava succedendo, a quello che dovevo fare. Ed è stata una sensazione piuttosto strana.

Niente da dire: la foto dell’arrivo è venuta proprio bene…
Niente da dire: la foto dell’arrivo è venuta proprio bene…
Tu nell’ultimo giro e il gruppo che entrava…

Sono andata in crisi (ride, ndr). Ho pensato che rischiavo di avere la foto dell’arrivo con loro dietro, mentre io volevo una bella foto. Però in realtà è venuta davvero bene. E ora pensiamo alle prossime corse, con la testa sono già alla Vuelta, più ancora che alle classiche delle Ardenne. Quella settimana in Spagna servirà per costruire la squadra del Tour. E la cosa mi incuriosisce molto.

Seconda a Roubaix: Borghesi commossa, ma non incredula

12.04.2025
4 min
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ROUBAIX (Francia) – Dopo il sesto posto del Fiandre, il secondo della Roubaix. Poco prima di salire sul podio, Letizia Borghesi si è ritrovata al centro del prato accanto a Lorena Wiebes e Pauline Ferrand Prevot e per la prima volta da un po’ di tempo a questa parte non si è sentita fuori posto. Aveva da poco conquistato il secondo gradino nella classica del pavé, anticipando tutte le atlete più attese del gruppo. Le era sfuggita soltanto la francese, che ha dimostrato per tutto il giorno di avere una super gamba. E anche adesso raccontando il momento, la trentina dimostra una lucidità da grande e non da ragazzina impressionata per il grande piazzamento.

«A dire la verità – sorride – mi sono sentita più fuori posto in passato, quando sapevo delle mie capacità, però non riuscivo a concretizzare. E’ un circolo vizioso, perché quando vuoi veramente qualcosa e non arriva, accumuli sempre più stress, un po’ di nervosismo che ti porta a fare degli errori. Dopo il sesto posto del Fiandre mi sono sentita in pace, più tranquilla. Per cui sono arrivata alla Roubaix un po’ più spensierata. Ovviamente sempre nervosa perché è una gara importantissima, però più consapevole che se qualcosa fosse andato storto, avevo già dalla mia il risultato del Fiandre».

Aspettando di andare sul podio con Ferrand Prevot e Wiebes, Borghesi si è sentita al suo posto
Aspettando di andare sul podio con Ferrand Prevot e Wiebes, Borghesi si è sentita al suo posto

La ressa nella zona mista dopo il podio coinvolge ovviamente Pauline Ferrand Prevot e Lorena Wiebes e forse i giornalisti di quassù si chiedono chi sia l’italiana che ha conquistato il secondo posto. Lei si muove a suo agio e spiega che la EF Education-Oatly nel finale aveva la doppia opzione di Alison Jackson per lo sprint e lei per anticipare. E mentre si racconta con gli altri, la memoria scava nei ricordi e ci torna in mente la sua vittoria di tappa al Giro d’Italia del 2019 a Carate Brianza quando aveva appena 21 anni e l’anno dopo quel problema alla vista, che si pensò legato al Covid ed era invece un rarissimo virus dal quale è uscita se non più forte, di certo più consapevole. Poi arriva da noi e si passa a parlare in italiano.

Ci racconti l’emozione di salire su un podio così importante?

Oggi è stato veramente incredibile. Sapevo che avevo una condizione veramente grandiosa dopo le Fiandre. Già dalla Omloop Nieuwsblad ho avuto veramente delle buone sensazioni, ma questa era la gara a cui puntavo da inizio stagione. E’ la mia gara speciale, ce l’ho nel cuore già dall’anno scorso, quando ero arrivata tredicesima. Mi ero promessa che un giorno avrei vinto o perlomeno sarei arrivata sul podio, quindi oggi è stato veramente fantastico. Anche perché la gara era iniziata male…

La Roubaix di Letizia Borghesi era iniziata con un inseguimento dovuto a foratura
La Roubaix di Letizia Borghesi era iniziata con un inseguimento dovuto a foratura
Era iniziato con una caduta anche il Fiandre del sesto posto, che cosa è successo oggi?

Una foratura nel primo settore, per cui ho dovuto inseguire ed è stata veramente tosta. Però nel finale ho avuto ancora delle buone gambe e ho deciso di rischiare il tutto per tutto e provare a prendermi questo podio, invece di aspettare la volata. Eravamo d’accordo che io avrei provato ad anticipare sullo strappetto a quattro chilometri dall’arrivo. C’è stato un tentativo di attacco che ho seguito, ho provato a collaborare, ma non ha funzionato. Pensavo ormai che non si riuscisse più ad andare via, però a un chilometro e mezzo dall’arrivo ho visto l’occasione e sono andata a tutta. L’ultimo giro è sembrato veramente lungo, sono così contenta.

Perché hai detto che è la tua corsa?

Io vengo dal ciclocross, quindi il pavé è qualcosa che ho nel sangue. Mi piacciono tutte le classiche, il mio punto forte è quando le gare sono veramente a esaurimento. Tante salite o settori a tutta fuori soglia, perché ho una grande durabilità. Quindi nelle gare del Nord, le classiche in genere, riesco ad esprimermi al meglio. Potrei aggiungere che vado bene con il freddo, la pioggia e il vento, però oggi non è stato il caso. E’ stata una Roubaix in versione estiva.

Sul podio, Boghesi è commossa: l’attacco nel finale è riuscito benissimo
Sul podio, Boghesi è commossa: l’attacco nel finale è riuscito benissimo
Cambia qualcosa adesso nella tua percezione e forse anche nella tua carriera?

Sicuramente ho sempre creduto nelle mie capacità e sono sempre migliorata anno dopo anno, senza mai forzare le tappe. Ho rispettato i tempi della maturazione del mio corpo e quest’anno ho salito il gradino finale che mi ha portato a gareggiare alla pari delle big. Questo piazzamento mi dà tanta confidenza per le gare che vengono, sono consapevole di potermi giocarmi qualcosa di grande e anche che posso avere una posizione di leader nella squadra. E’ qualcosa di eccezionale e sicuramente è una bella conferma che siamo sulla giusta strada.

Il pavé tra ingegno e dita incrociate. Chicche dalla Roubaix

12.04.2025
7 min
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Stagione dopo stagione il pavé resta una fucina di soluzioni tecniche che prendono forma grazie all’esperienza ed all’ingegno dei meccanici, grazie ad un numero sempre maggiore di materiali a disposizione. Con il passare degli anni ne scompaiono alcune e compaiono altre, grazie anche a biciclette e componenti che hanno subito mutazioni importanti, vedi i tubeless, i freni a disco e la rigidità di mezzi che sono sempre più veloci.

Vediamo come si comportano i diversi player in questione, dai meccanici, fino ad arrivare ad alcune aziende coinvolte direttamente, o chiamate in causa per fornire supporto.

Il pavé è un banco di prova per atleti e mezzi
Il pavé è un banco di prova per atleti e mezzi

Expander maggiorati di Deda per le forcelle

«Diversi team, con bici differenti ci hanno chiesto i nostri expander lunghi 70 millimetri per le forcelle in carbonio – argomenta Davide Guntri di Deda – buona parte delle sollecitazioni, non solo sul pavé, passano dalla zona dello sterzo e dalla forcella, fattore che si è amplificato nella generazione delle bici disco.

«Avere un expander maggiorato, inserito nello stelo della forcella, offre garanzie maggiori nei termini di robustezza, tenuta del blocco dello sterzo e naturalmente in fatto di sicurezza. La lunghezza degli expander standard – conclude Guntri – varia in base alle scelte dei brand di bici, la media è 40 millimetri, alcuni li usano anche da 30».

Gomme larghe ed inserti sempre più diffusi

«Il denominatore comune è legato alle gomme larghe, principalmente la sezione da 32 – ci dice Tommaso Cappella, Project Manager e Team Liaison di Vittoria – e per ogni pneumatico ci sarà anche un inserto Air-Liner Road (gli Air-Liner sono utilizzati anche da altri team non supportati tecnicamente, ndr).

Come sempre – conclude Cappella – abbiamo messo a disposizione dei team le versioni tubeless Corsa Pro Control e Corsa Pro».

Ruote gravel e pressioni non troppo basse

«Le velocità sempre più elevate portano all’utilizzo di ruote con cerchio molto alto – racconta Stig Kristiansen, direttore sportivo del Team Uno-X Mobility – Il pavé della Roubaix è più impegnativo, rispetto a quello delle Fiandre, quindi alle ruote alte è obbligatorio associare pneumatici larghi. Alcuni corridori, in occasione della Roubaix, useranno le DT Swiss GRC, come ha fatto per esempio il Team Tudor alla Strade Bianche.

«Difficilmente – conclude Kristiansen – scenderemo sotto le 4,5 atmosfere di pressione, in modo da minimizzare il rischio di pizzicature. Nei mesi scorsi abbiamo inoltre testato l’utilizzo di un inserto sulla ruota anteriore, è efficace e sicuro, assorbe un solo watt, rispetto alla configurazione con il solo tubeless ed in caso di foratura permette al corridore di proseguire la marcia. Dare assistenza dall’ammiraglia nelle corse del pavé è sempre molto complicato».

Inserti Air-Liner Road, sempre più usati, anche da team non sponsorizzati
Inserti Air-Liner Road, sempre più usati, anche da team non sponsorizzati

Il nastro manubrio doppio è quasi scomparso

«Qualche soluzione molto gettonata in passato è scomparsa, o quasi, ad esempio il doppio nastro manubrio non lo chiede più nessuno – ci racconta Gabriele Tosello, responsabile dello staff dei meccanici del Team Astana – mentre si cercano di fissare le parti mobili della bici. Nello specifico applichiamo della tela vetrata sul reggisella, per evitare spostamenti ed abbassamenti indesiderati.

«E poi un rinforzo al nastro tubeless dei cerchi. Di norma sono due giri di nastro, per il pavé diventano tre. Si aumenta la quantità di liquido sigillante, fino a 50 cc – conclude Tosello – e si predilige una tipologia di liquido più denso, capace di chiudere eventuali forature in un lasso ridotto di tempo. Per quanto concerne gli pneumatici, tutti avranno i tubeless Continental con gli inserti Vittoria Air-Liner. Per il resto dita incrociate».

Alla Sanremo tutte le Trek sottoposte al controllo tecnologico UCI
Alla Sanremo tutte le Trek sottoposte al controllo tecnologico UCI

Ruote gravel, inserti e bici standard per Lidl-Trek

«Trek Madone per tutti i corridori che saranno al via della Roubaix – ci racconta Mauro Adobati, meccanico del Team Lidl-Trek – nessuno userà la Domane e tutti hanno scelto di montare le ruote gravel Bontrager 49V con il canale interno da 25 millimetri. Tubeless da 32 millimetri ed inserti tra cerchio e pneumatico. Aumenteremo la quantità di liquido sigillante a 60 cc per ogni tubeless – prosegue Adobati – rispetto ai 40 che sono previsti nella normalità. Molti dei nostri corridori useranno un nastro manubrio con spessore maggiorato, rispetto al modello da crono, sottilissimo, usato normalmente.

«Qualche particolarità è legata ai comandi satellitari Sram Blips – conclude Adobati – che monteremo sulla sezione orizzontale del manubrio in modo da poter cambiare marcia anche con presa alta. Rispetto al passato nessuno ha chiesto di fare delle variazioni al bikefitting e di alzare la battuta dell’attacco manubrio. A parte qualche variazione dell’ultimo istante, tutti dovrebbero correre con la trasmissione 1×13 XPLR».

Il mozzo con il compressore per le donne Visma

Marianne Vos e la Ferrand-Prévot, entrambe della Visma-Lease a Bike, al Fiandre hanno utilizzato il mozzo anteriore Gravaa, quello con il regolatore di pressione per il tubeless.

Gli uomini invece non hanno utilizzato questo dispositivo, come non hanno usato il monocorona. Vedremo cosa adotteranno gli olandesi in ottica Roubaix.

Cornacchione ha qualche idea non banale

«Anni addietro andare alla campagna del pavé era un impegno enorme, soprattutto per lo staff dei meccanici – racconta Matteo Cornacchione, meccanico del Team Ineos-Grenadiers – ora le bici sono uguali tutto l’anno. Qualche corridore cambierà semplicemente il nastro manubrio, optando per uno più spesso, ma nulla più.

«La grande differenza, come si usa dire, la guerra si farà con la gestione degli pneumatici e loro pressioni. A mio parere – prosegue Cornacchione – sarà interessante vedere le combinazioni delle trasmissioni. Non meravigliamoci se vedremo corone da 60 denti. Soprattutto chi ha ufficialmente disponibile il monocorona. Non escludo soluzioni mono anteriore anche per chi ha Shimano. Ormai tutto è possibile».

Quale setting utilizzerà Pogacar?

«Qualche piccola variazione sulla Colnago V4Rs, ma nulla di eclatante – ci dice Maurizio Da Rin, meccanico che gestirà la bici di Pogacar in vista della Roubaix – 55-40 le corone anteriori e 11-30 i pignoni posteriori, sempre pedivelle da 165 e setting biomeccanico senza cambiamenti. Pogacar ha chiesto di aumentare la superficie nastrata del manubrio – prosegue Da Rin – di solito lui utilizza pochissimo nastro, oltre ad una piccola aggiunta anche sotto le leve, per proteggere le dita.

«Sulla bici monteremo i tubeless da 32, davanti e dietro i Continental GP5000 TR in versione classica. la pressione di gonfiaggio verrà definita poco prima della partenza, anche in base al meteo».

Masciarelli e i ragionamenti di un ragazzo diventato uomo

12.04.2025
5 min
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Sono passati poco più di due anni dal ritorno in Italia di Lorenzo Masciarelli, l’abruzzese emigrato in Belgio per seguire il sogno del ciclocross. Il volto giovane sorridente è rimasto tale, solo che ora sui lineamenti di Masciarelli si è fatto largo un primo accenno di barba. Insomma, il ragazzino sta diventando grande e si è fatto uomo. Per questo all’inizio della terza stagione in maglia MBH Bank-Ballan-Csb siamo andati da lui per parlare a quattrocchi. La vita ha messo Lorenzo davanti a tante scelte e innumerevoli esperienze. Sicuramente queste hanno creato un bagaglio difficilmente replicabile dai suoi coetanei, ma per Masciarelli è arrivato anche il momento di guardarsi indietro a fare un primo bilancio (in apertura foto Jacopo Perani).

«Quando sono tornato pensavo di essere più maturo». Racconta Lorenzo Masciarelli mentre dalla sua Pescara si dirige a San Vendemiano per la corsa di domenica. «Ma non è stato così, dovevo trovare serenità e un modo diverso di vivere la vita qui in Italia. Sinceramente è stato difficile riallacciare il filo con tutto».

«Gli ultimi due anni – prosegue – sono serviti a questo. Arrivavo dal Belgio con molta pressione addosso, che mi ero messo io stesso. Penso che il 2025 mi sia servito per fare uno step mentale importante da questo punto di vista. Mi sento più sereno e tranquillo».

Lorenzo Masciarelli è giunto al suo terzo anno in maglia MBH Bank-Ballan-Csb (foto Jacopo Perani)
Lorenzo Masciarelli è giunto al suo terzo anno in maglia MBH Bank-Ballan-Csb (foto Jacopo Perani)
Una pressione che arrivava da te?

Ce l’ho sempre un po’ avuta. Quando sono andato in Belgio ero piccolo, avevo appena terminato la categoria allievi ma andavo forte e mi sentivo pronto. Nei due anni da junior volevo dimostrare di essermi guadagnato quel posto e di meritarmelo. Senza dimenticare che la mia famiglia mi aveva seguito trasferendosi lì, non me lo hanno mai fatto pesare ma dentro di me c’era questa voglia di dimostrare il mio valore anche per loro. 

Come a non deluderli?

Mi dicevo: «Cavolo sono venuti fin qui per seguirmi, ora sta a me fare il massimo per diventare professionista, lo devo anche a loro». La mia famiglia non mi hai mai fatto questo tipo di ragionamento, lo voglio precisare. Però è chiaro che nella mente di un ragazzino si crei questo meccanismo.

Masciarelli si era trasferito in Belgio alla Pauwels Sauzen – Bingoal al primo anno junior per correre nel ciclocross
Masciarelli si era trasferito in Belgio alla Pauwels Sauzen – Bingoal al primo anno junior per correre nel ciclocross
Quest’inverno sei tornato a fare cross, hai mai pensato che saresti potuto rimanere in Belgio e seguire la tua passione?

Quando sono tornato a correre da quelle parti a dicembre ho pensato a tutto questo. Sono contento della scelta che ho fatto. L’unica cosa che mi è dispiaciuta è aver fatto il secondo anno junior con il Covid, senza magari sarebbe andato tutto in maniera differente. Ne ho parlato con Mario De Clercq (coordinatore tecnico della Pauwels Sauzen-Bingoal, la squadra dove correva Masciarelli, ndr) e secondo noi l’errore è stato quello di trasferirmi troppo presto. 

In che senso?

Magari avrei dovuto fare la categoria juniores in Italia e andare in Belgio una volta diventato U23. Quando mi sono trasferito ero piccolo e lasciare gli amici mi è pesato molto. Inoltre lassù non avevo molti coetanei con i quali uscire e fare la vita di un diciassettenne. Se avessi aspettato magari sarei salito da solo, senza portare dietro tutta la famiglia e le cose sarebbero andate in maniera differente. 

Dopo due stagioni di pausa lo scorso inverno è tornato a correre nella disciplina che lo ha lanciato (foto NB Srl)
Dopo due stagioni di pausa lo scorso inverno è tornato a correre nella disciplina che lo ha lanciato (foto NB Srl)
Quando sei tornato in Italia questo sentimento del voler dimostrare l’hai abbandonata?

Tutt’altro. E’ sempre stato un mio punto debole. Alle gare volevo far vedere di essere forte quindi ero alla costante ricerca di conferme e risultati: podi, vittorie o piazzamenti. Questo aspetto mi ha portato spesso a sbagliare sia nella preparazione che nell’alimentazione. La squadra e la mia famiglia mi hanno sempre lasciato sereno però dentro di me avevo questo meccanismo. 

Che ti portava a stressarti?

Sì. Sentivo il dovere di passare professionista. Vedevo tanti ragazzi della mia età o più giovani entrare nel WorldTour e mi sentivo di doverlo fare anche io. Anche ora lo voglio ma è un aspetto che vedo con maggiore serenità e divertimento. 

Eri tornato in Italia perché tutti avevano intravisto le tue qualità su strada, ora tralasciando gli altri tu come ti vedi a distanza di due anni?

Devo ancora capire che corridore sono ma sento di essermi allontanato dall’aspetto delle corse a tappe. Mi piacciono le gare di un giorno dure ed esigenti, le sento mie. Sinceramente quando sono tornato dal Belgio pensavo di essere più esplosivo, invece è un aspetto che mi è mancato. Anche se con il ritorno al ciclocross ho ritrovato un po’ questa qualità

Dopo tanti anni a rincorrere qualcosa ora l’abruzzese vuole correre con serenità e per se stesso (foto Jacopo Perani)
Dopo tanti anni a rincorrere qualcosa ora l’abruzzese vuole correre con serenità e per se stesso (foto Jacopo Perani)
Sei al quarto anno U23, è un aspetto che ti pesa?

Se penso agli anni passati dico di no. Le stagioni precedenti le vivevo con molta più pressione. Il percorso che sto facendo mi piace, sento di essere cresciuto e di aver avuto la serenità per farlo. Non sono sicuro, con il senno di poi, che sarei stato pronto ad entrare in un devo team o a passare professionista. Nonostante sia l’ultimo anno da under sono sereno, sento che ho ancora dei margini e che posso migliorare.

Guardando solo a te stesso ci dici un obiettivo del 2025?

Voglio essere competitivo in tutte le gare. Sicuramente mi rimane la voglia di trovare una vittoria, ma con meno pressioni. Quest’anno ho lavorato un po’ su questo aspetto anche grazie a uno psicologo e sono riuscito a trovare la serenità che mi mancava. 

UAE Emirates, le regole per mangiare sul pavé

12.04.2025
5 min
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COMPIEGNE (Francia) – La presenza di Pogacar alla Roubaix, come spiegava Pino Toni un paio di giorni fa, significa spingere verso l’alto ogni dettaglio all’interno del UAE Team Emirates. Questo non vuol dire che senza il campione del mondo la squadra sarebbe andate a sfidare il pavé senza ambizioni, ma che certo avrebbe avuto una minore necessità di portare tutto al limite. Superiore attenzione ai sopralluoghi (in apertura foto Fizza/UAE Emirates) e ai settaggi della bicicletta. Una maggiore presenza sui social (anche se questo non inciderà minimamente sulle prestazioni). Superiore attenzione sulla supplementazione in corsa. Va bene garantire a tutti la base migliore, ma ritrovarsi al via con qualcuno che può puntare alla vittoria spinge ad andare oltre il meglio. Anche nel mangiare.

«In realtà – spiega Gorka Prieto, nutrizionista del team – le classiche del Nord e la stessa Roubaix sono diverse da una tappa piatta del Tour perché certo mangiano di più. Ci sono più punti in cui prendere il rifornimento, ma in compenso è più difficile prenderlo. Ci sono gare in cui mangiano le stesse quantità, ma meno punti in cui passargli il sacchetto».

Le barrette in allenamento: per mangiare in corsa nelle classiche si ricorre più spesso a gel e borracce
Le barrette in allenamento: per mangiare in corsa nelle classiche si ricorre più spesso a gel e borracce
I muri del Fiandre, ma anche il primo settore di pavé domani arrivano rispettivamente dopo tre e due ore di corsa: significa che si comincia a mangiare con calma?

Al contrario, iniziamo a mangiare dall’inizio perché altrimenti se ti dimentichi di farlo, puoi arrivare vuoto alle prime fasi impegnative. Quando poi si parla di classiche, mangiano sempre un po’ di più, perché parliamo di percorsi più impegnativi. Il Fiandre è durato 6 ore, mangiano più che in una tappa di 4 ore. Ma per il resto, non c’è niente di così diverso.

Si riesce a quantificare il consumo calorico tra muri e settori di pavé?

Alla fine noi guardiamo i watt, non c’è un modo diverso per guardare l’energia che si spende sul pavé rispetto all’energia che spende in una salita. Se guardiamo i watt, otteniamo le informazioni che ci servono. E dalla nostra osservazione, è venuto fuori che un settore di pavé può essere anche più impegnativo di un tratto in salita. Se si va a tutta, spingono oltre i 420, 450, forse 500 watt che quando sei in salita significa andare a tutta. Anche considerando i watt per chilo, le differenze sono minime.

Per la Roubaix avete studiato qualcosa di particolare da mettere nelle borracce?

Mangiano lo stesso di un’altra gara, non cambia niente. Anche se è cambiato il regolamento sui punti di rifornimento, si riesce a fare tutto lo stesso, perché alla fine mettono più punti. A patto che anche gli organizzatori imparino a sceglierli nel modo giusto. Nelle prime gare, ci siano ritrovati con il rifornimento in discesa e a quelle velocità prendere la borraccia è difficilissimo e anche pericoloso.

Impossibile per Pogacar trovare il tempo per mangiare o bere sui muri: alla Roubaix sarà lo stesso
Impossibile per Pogacar trovare il tempo per mangiare o bere sui muri: alla Roubaix sarà lo stesso
Al Fiandre c’è stato forse il primo caldo vero in gara, domani sarà coperto con rischio di pioggia. Come cambia il consumo dei corridori?

Con il caldo del Fiandre, sapevano di dover assumere ogni ora la quantità pattuita di sodio, che chiaramente è legata alla temperatura. Per questo, quando si dispongono i punti di rifornimento, abbiamo anche noi, come tutte le squadre, un’applicazione in cui si guardano il vento, il caldo, l’umidità, ogni fattore ambientale. Una volta che hai stabilito quali siano le variabili ambientali, puoi mettere più elettroliti oppure più sali o carboidrati.

Quanto tempo prima fate questo tipo di valutazione?

Io lo faccio il giorno prima, quindi oggi. Si può provare ad anticipare, ma mi è capitato di farlo tre giorni prima e di essermi ritrovato con tutt’altro tempo. E’ sempre bene arrivare più vicino possibile. Il giorno prima posso sapere con sufficiente precisione se domani sarà caldo oppure freddo.

Percorsi nervosi, strade strette, alimentazione prevalentemente liquida con aggiunta di gel?

All’inizio magari si mangia più facilmente, ma poi viste le condizioni ambientali, è più facile prendere un gel e spremerlo in bocca. I gel Enervit che usiamo hanno 30-40 grammi di carboidrati e sono più facili rispetto a prendere una barretta, aprirla, mangiare un pezzo col rischio che ti cada. Anche per loro è più semplice mettersi in tasca più gel che barrette.

In che modo si compongono i fatidici 120-130 grammi di carboidrati per ora in una Roubaix?

Non esiste uno schema fisso dei prodotti con cui arrivare a quella quota. La fisiologia del corpo richiede che vengano assunti nella quantità prestabilita, non quale sia il mezzo di trasporto. Quello che importa è mangiare i carboidrati e per le caratteristiche di queste corse, in cui è molto facile cadere, è più semplice prendere borracce e gel e mangiare poi quello che serve.

A che temperatura sono le borracce che passate ai corridori?

Bel tema. Se è caldo, la temperatura giusta perché la digestione sia precisa è da 10 a 13 gradi. La borraccia troppo fredda è un rischio per l’ingestione, ma quando è caldo davvero gliela passiamo ugualmente, perché la usano per versarla in testa e abbassare la temperatura corporea. Ma di base, la borraccia da bere si aggira fra 10 e 13 gradi: non di più e non di meno.

In che modo riesci a gestire tutti questi aspetti se non sei presente alla gara?

Parlo ogni giorno con il corridore, quindi faccio tutto io con il cuoco. Loro hanno tutto su una app, in cui possono vedere la la quantità di cibo che indico. Io parlo con loro, con il cuoco e anche con il direttore. Alla fine, essendo organizzati così, non bisogna essere in tutte le gare. Abbiamo sviluppato questa app con la squadra che permette a me di non essere presente e a loro di verificare tutto nel telefono. In questi giorni ad esempio sono al Giro dei Paesi Baschi, ma credo che ormai in tutte le squadre si regolino così.

Prossima gara dopo i Baschi?

Il Giro d’Italia. Quello ad esempio lo seguirò tutto.

Parigi-Roubaix: i consigli per decifrare il percorso

11.04.2025
6 min
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Due giorni per gli uomini, appena uno per le donne. La Parigi-Roubaix suona al pari di un regolamento di conti per qualcosa che si è messo in moto alla Sanremo, ha fatto il punto al Fiandre e si ripeterà domenica. Sta succedendo quel che un tempo era la regola e che ultimamente si era perso: gli stessi corridori in tutte le corse, anche quelle che in apparenza non sono le più adatte.

Pogacar, Van der Poel, Pedersen, Ganna, Stuyven e poi una rosa che si va allargando, perdendo forse di peso specifico, ma componendo un quadro di altissima competitività. E allora andiamo a guardare come è fatta la terza Monumento del 2025 e in quale scenario si svolgerà la sfida di domenica. 

I tre di Sanremo si sono incrociati nuovamente al Fiandre e ora, assieme a Pedersen e Van Aert, si sfideranno ancora a Roubaix
I tre di Sanremo si sono incrociati nuovamente al Fiandre e ora, assieme a Pedersen e Van Aert, si sfideranno ancora a Roubaix

400 metri di differenza

La Parigi-Roubaix numero 122 misura 259,2 chilometri. Il via sarà dato alle 11,10 da Compiegne, l’arrivo è previsto fra le 17,03 e le 17,35 nel velodromo di Roubaix. Le previsioni del tempo sono da qualche giorno tendenti al brutto. Dovrebbe piovere e la pioggia su quelle strade potrebbe riscrivere verdetti già scolpiti.

Il chilometraggio complessivo dei settori in pavé sarà leggermente inferiore rispetto allo scorso anno. Partendo dal primo di Troisvilles (chilometro 95), si contano 30 settori per un totale di 55,3 chilometri (in calo rispetto ai 55,7 del 2024). Differenza di 400 metri che può dire poco come fare la differenza tra chi vince e chi perde.

Vinto il Fiandre, Pogacar è ora puntato sulla Roubaix. Poi per lui, Amstel, Freccia e Liegi.
Vinto il Fiandre, Pogacar è ora puntato sulla Roubaix. Poi per lui, Amstel, Freccia e Liegi.

I 31 settori di pavé e le loro stelle

Ecco a seguire i 30 settori di pavé che decideranno la Parigi-Roubaix numero 112. Il primo a Troisville, l’ultimo in quel breve tratto lastricato prima di entrare nel velodromo. Sono tre quelli a 5 stelle, salgono a sei quelli a 4 stelle. La numerazione è inversa rispetto all’avvicinamento al traguardo. Il settore numero 8 è composto da due tratti di pavé. Le donne affronteranno gli ultimi 17 settori.

N.Settore (km fatti – lunghezza)Difficoltà
30Troisvilles a Inchy (km 95,8 – 2,2 km)⭐⭐⭐
29Viesly a Quiévy (km 102,3 – 1,8 km)⭐⭐
28Quiévy a Saint-Python (km 104,9 – 3,7 km)⭐⭐⭐⭐
27Saint-Python (km 109,6 – 1,5 km)⭐⭐
26Vertain a Saint-Martin-sur-Ecaillon (km 116,7 – 2,3 km)⭐⭐⭐
25Verchaing-Maugré a Quérénaing (km 128 – 1,6 km)⭐⭐⭐
24Quérénaing a Artres (km 130,9 – 1,3 km)⭐⭐
23Artres a Famars (km 133,8 – 1,2 km)⭐⭐⭐
22Quérénaing a Maing (km 138,5 – 2,5 km)⭐⭐⭐
21Maing a Moncheaux-sur-Ecaillon (km 141,6 – 1,6 km)⭐⭐⭐
20Haveluy a Wallers (km 154,5 – 2,5 km)⭐⭐⭐⭐
19Trouée d’Arenberg (km 163,9 – 2,3 km)⭐⭐⭐⭐⭐
18Wallers a Hélesmes (km 170 – 1,6 km)⭐⭐⭐
17Hornaing a Wandignies (km 176,8 – 3,7 km) ⭐⭐⭐⭐
16Warlaing a Brillon (km 184,2 – 2,4 km)⭐⭐⭐
15Tilloy to Sars-et-Rosières (km 187,7 – 2,4 km)⭐⭐⭐⭐
14Beuvry a la Forét a Orchies (km 194,1 – 1,4 km)⭐⭐⭐
13Orchies (km 199,1 – 1,7 km)⭐⭐⭐
12Auchy lez Orchies a Bersée (km 205,2 – 2,7 km)⭐⭐⭐⭐
11Mons-en-Pévèle (km 210,6 – 3 km)⭐⭐⭐⭐⭐
10Mérignies to Avelin (km 216,7 – 0,7 km)⭐⭐
9Pont-Thibault à Ennevelin (km 220 – 1,4 km)⭐⭐⭐
8Templeuve – L’Epinette (km 225,4 – 0,2 km)
8Templeuve – Moulin-de-Vertain (km 226 – 0,5 km)⭐⭐
7Cysoing to Bourghelles (km 232,4 – 1,3 km)⭐⭐⭐
6Bourghelles to Wannehain (km 234,9 – 1,1 km)⭐⭐⭐
5Camphin-en-Pévèle (km 239,4 – 1,8 km)⭐⭐⭐⭐
4Carrefour de l’Arbre (km 242,1 – 2,1 km)⭐⭐⭐⭐⭐
3Gruson (km 244,4 – 1,1 km) ⭐⭐
2Willems to Hem (km 251,1 – 1,4 km)⭐⭐
1Roubaix, Espace Crupelandt (km 257,8 – 0,3 km)

L’ingresso nella Foresta

Di nuovo rispetto allo scorso anno, ma in continuità rispetto alla chicane del 2024, la deviazione prima dell’ingresso di Arenberg toglie dal mazzo la situazione potenzialmente più pericolosa. Parlandone con i media, il direttore di gara, Thierry Gouvenou, ha spiegato la logica alla base della scelta di disegnare un anello attorno a Querenaing con due nuovi settori di pavé, lunghi rispettivamente 1.300 e 1.200 metri.

«Non sono particolarmente difficili – ha spiegato – ma significa che avremo cinque settori consecutivi senza asfalto. A quel punto, prima di entrare nella Foresta, i corridori faranno una deviazione attraverso il sito minerario di Arenberg. Ci saranno quattro curve a 90 gradi nel volgere di 600 metri. L’approccio al settore dovrebbe essere quindi più fluido rispetto al tornante che avevamo disegnato lo scorso anno. La comunità di Porte du Hainaut ha fatto riasfaltare un piccolo tratto che necessitava di rattoppi».

L’ispirazione di Stablinski

Inserita nel percorso nel 1968 per l’insistenza del francese Stablinski, la foresta di Wallers-Arenberg è il passaggio più suggestivo della gara. Il vero nome del settore, per come riportato sulla guida tecnica, è Trouée d’Arenberg, mentre il nome della strada è La Drève des Boules d’Hérin.

Si incontra a 90 chilometri dall’arrivo e il colpo d’occhio è spettrale e affascinante, come una lama di 2,3 chilometri inizialmente in discesa, che taglia in due la distesa di alberi alti. Nel giorno della corsa, i bordi sono assaliti da una massa di persone che lasciano ai corridori a malapena lo spazio per passare. Il posizionamento in gruppo prima della Foresta è fondamentale ed è questo il motivo per cui i chilometri precedenti sono sempre stati teatro di volate, spallate e varie… cortesie.

Roubaix 2023, Van Aert fora nel Carrefour de l’Arbre, Van der Poel prende il largo
Roubaix 2023, Van Aert fora nel Carrefour de l’Arbre, Van der Poel prende il largo

Due settori a 5 stelle

Dentro e fuori in continuazione, con i massaggiatori all’uscita dei settori di pavé e gli uomini con le ruote che spuntano sul ciglio in ogni situazione critica.  Oltre alla Foresta, i settori a cinque stelle sono Mons en Pévèle e il Carrefour de l’Arbre.

Il primo (numero 11) è lungo 3 chilometri e si incontra a 48,6 chilometri dal traguardo di Roubaix. I corridori sono già oltre la fatidica soglia dei 200 chilometri e sanno che hanno davanti il settore più malconcio dell’intero menù.

Il secondo (numero 4) invece è lungo 2,1 chilometri e si trova 17 chilometri dal traguardo. Sarà per la fatica o per la sua durezza, è il pavé che decide la corsa, con il fondo scassato e curve tecniche che favoriscono chi è più bravo a guidare.

A quel punto non resta che il glorioso arrivo nel velodromo André Pétrieux: una pista in cemento lunga poco meno di 500 metri, sulla quale i corridori devono ancora completare due giri.

La Roubaix Femmes del 2024 è stata vinta da Lotte Kopecky in volata su Elisa Balsamo
La Roubaix Femmes del 2024 è stata vinta da Lotte Kopecky in volata su Elisa Balsamo

La quinta per le donne

La quinta edizione della Parigi-Roubaix Femmes partirà domattina da Denain, su una distanza totale di 148,5 chilometri, la stessa del 2024. Resta invariato anche il conteggio dei chilometri sul pavé: le donne affronteranno gli ultimi 17 settori del percorso maschile, per un totale di 29,2 chilometri. Per loro non è prevista la Foresta di Arenberg, ma sulla via della parità anche questo potrebbe essere un muro da abbattere.

I vincitori uscenti delle due Roubaix sono da un lato Mathieu Van der Poel e dall’altro Lotte Kopecky, entrambi iridati al momento del trionfo francese, come già accaduto nel recente Fiandre. Con Pogacar lanciato alla conquista del celebre blocco di pavé e la belga in grande spolvero, l’opzione è nuovamente sul tappeto.