Pauline Ferran-Prévot, Visma Lease a Bike Women, Strade Bianche 2026

Vos rinuncia al Fiandre: ora tutte per Ferrand-Prévot

04.04.2026
5 min
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Nella passata stagione il conto è stato di una Monumento a testa per quanto riguarda le corse del pavé: Lotte Kopecky si è aggiudicata il Fiandre, mentre Pauline Ferrand-Prévot aveva trionfato sulle pietre della Roubaix. Quest’anno le aspettative ricadranno ancora su di loro, vincitrici uscenti. Con la certezza di trovare altre avversarie agguerrite e pronte a dare filo da torcere al Team SD Worx e alla Visma. L’Italia si aggrappa al nome della solita Elisa Longo Borghini e a quello di Letizia Borghesi. La notizia dell’ultima ora in casa Visma è che Marianne Vos salterà il Fiandre a causa della morte del padre. 

Dopo aver curiosato nell’avvicinamento alle Classiche del Nord di tutte le protagoniste siamo andati anche in casa Visma Lease a Bike. La formazione olandese arriva come una delle favorite, con Pauline Ferrand-Prévot pronta a fare le proprie mosse sullo scacchiere del Fiandre, in attesa di conoscere i risvolti che porteranno alla Roubaix.

Roubaix 2025: prima partecipazione e prima vittoria per Pauline Ferrand-Prévot
Roubaix 2025: prima partecipazione e prima vittoria per Pauline Ferrand-Prévot

Obiettivi divisi

Pauline Ferrand-Prévot sarà quindi il principale riferimento per la Visma Lease a Bike Women alla Ronde. Con la francese che al rientro nelle corse su strada, avvenuto nel 2025, è stata capace di dominare in diversi ambiti. Prèvot ha vinto la Roubaix con un’azione solitaria. Mentre in estate, non senza qualche polemica sulla gestione della preparazione e del peso, ha vinto anche il Tour de France Femmes

«Siamo sicuri – racconta il diesse Jan Boven – nel correre in queste gare con una leader del calibro di Ferrand-Prévot, il programma era chiaro: Marianne e Pauline sarebbero dovute dividere i gradi di capitane al Fiandre, perché alla Roubaix ci sarà solamente Marianne Vos (la settimana che porta alla Roubaix toglierà i dubbi sulla sua partecipazione o meno, ndr). Avevamo deciso di differenziare il calendario perché sono due atlete diverse tra di loro e dopo le corse sul pavé si andrà a correre sui muri delle Ardenne». 

Strade Bianche 2026, Pauline Ferrand-Prévot, Visma Lease a Bike Women
Per Pauline Ferrand-Prévot l’unica apparizione nel 2026 è stata alla Strade Bianche, finita al 29° posto
Strade Bianche 2026, Pauline Ferrand-Prévot, Visma Lease a Bike Women
Per Pauline Ferrand-Prévot l’unica apparizione nel 2026 è stata alla Strade Bianche, finita al 29° posto
Come mai questo cambiamento?

Pauline Ferrand-Prévot ha fatto una Roubaix davvero impressionante, vincendo alla sua prima partecipazione e con un vantaggio di un minuto su tutto il resto del gruppo. Però una volta ritornata a correre nelle Ardenne era meno brillante, di conseguenza abbiamo deciso di fare qualche modifica. 

Per quanto riguarda Marianne Vos?

La sua assenza alla Sanremo Women non era legata a malanni o qualche altro problema, ci sono stati dei problemi personali e ha deciso di rinunciare (legati a problemi di salute del padre, venuto a mancare in questi giorni e motivo per cui Vos non correrà al Fiandre, ndr).  

Pauline Ferran-Prévot, Visma Lease a Bike Women, Strade Bianche 2026
Pauline Ferran-Prévot ha cambiato approccio al periodo delle Classiche preferendo allenarsi a casa e correre meno
Pauline Ferran-Prévot, Visma Lease a Bike Women, Strade Bianche 2026
Pauline Ferran-Prévot ha cambiato approccio al periodo delle Classiche preferendo allenarsi a casa e correre meno
In che modo lavorerete ora al Fiandre?

Il percorso lo conosciamo bene, anche se qualcosa è cambiato nella prima parte negli ultimi anni. Ma dal punto di vista tattico posso dire che dovremo capire come muoverci, ma non abbiamo solo Ferrand-Prévot, possiamo contare su altre atlete davvero forti come Daniek Hengeveld e Lieke Nooijen (che ha fatto terza alla Dwars Door Vlaanderen mercoledì, ndr). 

Le tattiche cambiano molto di anno in anno?

Qualcosa sì, dipende dal livello delle avversarie e dal nostro. I punti importanti sia del Fiandre che della Roubaix li sappiamo benissimo, ma fare qualche ricognizione ci permette di rivedere i punti importanti. Quello che posso dirvi è conosciamo molto bene il percorso e prepareremo un ottimo piano per quello.

Alla Dwars Door Vlaanderen Lieke Nooijen ha colto un ottimo terzo posto dietro Reusser e Vollering, anche lei sarà una pedina per la Visma
Alla Dwars Door Vlaanderen Lieke Nooijen ha colto un ottimo terzo posto dietro Reusser e Vollering, anche lei sarà una pedina per la Visma
Nel ciclismo femminile Fiandre e Roubaix sono corse paragonabili?

Non direi, anzi. Sicuramente ci sono atlete di primo livello che possono fare bene in entrambe le gare, ma se guardate all’ordine di arrivo vedrete tanta differenza. 

Cosa avete imparato sulle Classiche dall’anno scorso? 

Che possiamo davvero giocare le nostre carte e che abbiamo due atlete molto forti, tanto da poter competere anche in altre gare. 

Liegi-Bastogne-Liegi 2025, Pauline Ferrand-Prévot, Visma Lease a Bike Women
Dopo il Fiandre Pauline Ferrand-Prévot farà rotta verso le Ardenne per correre Freccia Vallone e Liegi-Bastogne-Liegi
Liegi-Bastogne-Liegi 2025, Pauline Ferrand-Prévot, Visma Lease a Bike Women
Dopo il Fiandre Pauline Ferrand-Prévot farà rotta verso le Ardenne per correre Freccia Vallone e Liegi-Bastogne-Liegi
E’ la seconda stagione di Ferrand-Prévot alla Visma, cosa avete imparato su di lei?

Che è una vera vincitrice, quando dice: «Sono pronta», vuol dire che lo è davvero. Vuole sempre avere qualche nuovo obiettivo, quindi siamo sicuri che arriva qui al Fiandre nella miglior condizione possibile.

Con la rinuncia dell’ultima ora da parte di Marianne Vos le tattiche in casa Visma Lease a Bike Women cambieranno. La notizia è arrivata ieri tramite i canali social della formazione olandese che in un video ha ufficializzato i sei nomi che prenderanno parte domani alla Ronde. Sarà Katharina Sadnik a prendere il posto della Vos, con i compiti di leader che passeranno (probabilmente) sulle spalle della sola Pauline Ferrand-Prévot. La francese ha già dimostrato grandi doti di leadership, chissà se questa investitura le possa dare un’ulteriore motivazione per andare a caccia del suo primo Fiandre, dove lo scorso anno fu seconda alle spalle di Lotte Kopecky.

Davide Ballerini, recon Fiandre 2026 (foto Yuri Belezeko)

Meno di 24 ore alla Ronde, le ultime dal percorso con Ballerini

04.04.2026
5 min
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ANVERSA (Belgio) – Il clima è quello solito: cielo velato, sole che raramente accende i colori, ma non piove. E per essere in Belgio in questo periodo dell’anno è una bella giornata. Con ieri si sono concluse le ricognizioni sul tracciato del Giro delle Fiandre: 278 chilometri, 16 muri da Anversa a Oudenaarde. Le ultime pedalate servono per ripassare, saggiare, testare. C’è chi cerca risposte, chi vuole rivedere l’ingresso su quel muro, chi “tasta” il pavé. La “nostra” ricognizione la viviamo con Davide Ballerini.

Il “Ballero” e la sua XDS Astana l’hanno fatta giusto ieri, quando non pioveva. Ma c’è chi aveva preferito farla giovedì. In questo secondo caso le difficoltà sono state maggiori, soprattutto sul Koppenberg, infangato e ancora sotto lavori di manutenzione: molti sono scesi di sella. Remco Evenepoel, al debutto nella Ronde, arrancava. Poi c’è chi fa la recon a tutta. Indovinate chi? Tadej Pogacar ha aggredito i muri come fosse già in gara.

Ma andiamo sul percorso con Ballerini (in apertura foto di Yuri Belezeko – XDS Astana).

Davide Ballerini (classe 1994) ha ottenuto un incoraggiante 15° posto alla In Flanders Classic. E' una delle migliori speranze italiane
Davide Ballerini (classe 1994) ha ottenuto un incoraggiante 15° posto alla In Flanders Classic
Davide Ballerini (classe 1994) ha ottenuto un incoraggiante 15° posto alla In Flanders Classic. E' una delle migliori speranze italiane
Davide Ballerini (classe 1994) ha ottenuto un incoraggiante 15° posto alla In Flanders Classic
Innanzitutto come stai Davide? Come arrivi a questo Fiandre?

Bene, ho lavorato tanto, speriamo che questo lavoro dia i suoi frutti. Le sensazioni anche delle corse precedenti non sono male. Le gare sono servite anche un po’ per sgolfare.

La volta scorsa infatti ci avevi parlato un po’ del ritmo. Avevi messo in previsione che nelle prime uscite sarebbe potuto mancare…

Ovviamente ho fatto la In Flanders Fields Classic in cui stavo bene, poi non è arrivato il risultato perché sono rimasto un po’ chiuso in volata, ma è stato importante avere le gambe per arrivare là davanti. Poi ho fatto anche la Dwars door Vlaanderen, ma non avevo ancora recuperato dalla gara prima e non ero brillantissimo. Vediamo domani. La condizione c’è.

Hai già qualche idea di come ti potrai muovere?

Cerchiamo di fare un po’ quello che sono riuscito a fare l’anno scorso, magari anticipare.

Il profilo del Giro delle Fiandre: 278,2 km, oltre 2.200 metri di dislivello, 3 tratti di pavè e 16 muri
Il profilo del Giro delle Fiandre: 278,2 km, oltre 2.200 metri di dislivello, 3 tratti di pavè e 16 muri
Il profilo del Giro delle Fiandre: 278,2 km, oltre 2.200 metri di dislivello, 3 tratti di pavè e 16 muri
Il profilo del Giro delle Fiandre: 278,2 km, oltre 2.200 metri di dislivello, 3 tratti di pavè e 16 muri
Passiamo alla ricognizione vera e propria, Davide. Voi della XDS Astana che tratto avete provato?

Abbiamo fatto dai chilometri centrali in poi, cioè dal primo Oude Kwaremont fino al secondo. E’ la porzione più importante della gara, il cuore della corsa dove si presume si deciderà gran parte della gara. E poi perché, chi più e chi meno, gli altri muri, le altre stradine le conosciamo.

Quali sensazioni hai avuto sul percorso? Com’è il fondo? Cambia molto di anno in anno?

Giovedì aveva fatto qualche scroscio d’acqua e in certi punti, come sul Koppenberg, non è mai facile. Mentre ieri, quando abbiamo girato noi, era bello. Quanto cambia il percorso? Direi che non cambia moltissimo. Anche i muri sono sempre ben mantenuti. Il Kwaremont, per dire, è sempre quello.

Si è parlato di qualche piccolo cambiamento: in cosa consistono?

Tratti di raccordo sostanzialmente. Forse il cambiamento più importante è stata l’eliminazione di un pezzettino di pavé dopo il Molenberg, ma nulla di che. Al posto di quello hanno inserito però un muro: il Berendries. Alla fine sono sempre gli stessi pezzi che mettono, tolgono e rimettono, anche in base ai lavori e alla viabilità. Il Fiandre non cambia.

Pogacar pizzicato sul Koppenberg. Lo sloveno lo ha aggredito dribblando i cicloamatori
Pogacar pizzicato sul Koppenberg. Lo sloveno lo ha aggredito dribblando i cicloamatori (foto Instagram)
Pogacar pizzicato sul Koppenberg. Lo sloveno lo ha aggredito dribblando i cicloamatori
Pogacar pizzicato sul Koppenberg. Lo sloveno lo ha aggredito dribblando i cicloamatori
Qual è secondo te il momento più duro?

Di sicuro il tratto che riguarda il primo Oude Kwaremont. Oltre alla difficoltà del muro, è un punto nel quale la gara entra nel vivo. Soprattutto per questo direi. E resta molto dura, ovviamente, anche la sequenza dopo il secondo Kwaremont con Paterberg, Koppenberg e gli altri. Insomma, questi due sono i momenti chiave. Lì bisogna sopravvivere e cercare di fare il possibile.

Davide, hai nominato due muri sacri come Koppenberg e Paterberg, ma c’è un muro che secondo te è un po’ insidioso?

Per me il Molenberg. Si fa a circa 100 chilometri dall’arrivo, ma è un trampolino di lancio per tanti corridori che potrebbero anticipare i movimenti dei big. Se ben ricordo anche Mads Pedersen negli anni scorsi aveva anticipato lì. Il problema è che in tanti vogliono muoversi in quel punto, ma non è facile. Per essere davanti lì devi esserlo già dal Leberg. E come me lo vorranno anche altri atleti. Insomma, è tutta una concatenazione di situazioni che per stare davanti ti fanno soffrire.

Clima già caldo nelle Fiandre. Impazza il "totonomi" e quello di Van Aert è in ascesa
Clima già caldo nelle Fiandre. Impazza il “totonomi” e quello di Van Aert è in ascesa
Clima già caldo nelle Fiandre. Impazza il "totonomi" e quello di Van Aert è in ascesa
Clima già caldo nelle Fiandre. Impazza il “totonomi” e quello di Van Aert è in ascesa
Abbiamo accennato al meteo: per domani dovrebbe essere buono. Voi che informazioni avete?

Un po’ nuvoloso, ma senza pioggia. E’ già una nota molto importante. Il Fiandre è una gara dura, sono più di 280 chilometri: se in più dovesse piovere, peggiora. Il pavé diventa come sapone.

Invece dell’atmosfera generale cosa si dice? Si è parlato tanto di Van Aert…

Di sicuro Wout van Aert sta salendo di condizione, però sappiamo tutti che Pogacar potrebbe essere un gradino sopra tutti. Ovviamente bisogna vedere, perché in una gara del genere può succedere di tutto. Tadej ha dimostrato di avere la gamba per fare la differenza. Mathieu van der Poel non è da sottovalutare, anche se magari nelle ultime gare non è stato il solito dominatore. Il problema è che il livello si è alzato in generale, ancora una volta. Se Pogacar guadagna 20 watt, tutti guadagnano 20 watt e la differenza rimane la stessa.

Davide Ballerini
Ballerini studia le gomme. Domani userà tubeless da 30 mm.
Davide Ballerini
Ballerini studia le gomme. Domani userà tubeless da 30 mm.
Parlaci invece del setup della tua X-Lab. Che rapporti userai?

Userò una doppia corona 55-40 e una cassetta posteriore 11-34. Sono piuttosto standard in questo senso, mentre semmai nelle gare precedenti ho provato pressioni differenti delle gomme.

E come è andata?

Se non piove, dopo le ricognizioni di questi giorni ho deciso che le gonfierò a 3,7 bar all’anteriore e 3,9 al posteriore con coperture da 30 millimetri.

Brandon Fedrizzi, E3 Saxo Juniores 2026, volata, vittoria (foto E3 Saxo)

La prima di Fedrizzi sul pavé: lavoro di squadra e sprint perfetto

04.04.2026
5 min
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La seconda stagione nella categoria juniores di Brandon Fedrizzi è partita subito con il piede giusto. Il corridore della Borgo Molino infatti è reduce da un fine settimana ricco di soddisfazioni grazie al successo alla E3 Saxo Juniores ottenuto con la maglia della nazionale. Nella trasferta belga, guidata dal cittì Dino Salvoldi, gli azzurri si sono distinti per una gestione di gara eccezionale, che ha poi portato alla vittoria di Fedrizzi, la prima sui muri del Nord e per questo dal sapore ancora più speciale (in apertura, foto E3 Saxo). 

«In questi giorni sono tornato ad allenarmi con un po’ di intensità – racconta Fedrizzi – visto che gli impegni non mancano e lunedì saremo al Gran Premio del Perdono. Sarà una corsa impegnativa, ma anche qui ci tengo a fare bene, diciamo che il periodo è positivo quindi cercherò di sfruttare la condizione».

Brandon Fedrizzi, E3 Saxo Juniores 2026, volata, vittoria (foto E3 Saxo)
Brandon Fedrizzi regola la volata di gruppo sul traguardo di Harelbeke, solo dopo scoprirà di aver vinto la E3 Saxo Juniores (foto E3 Saxo)
Brandon Fedrizzi, E3 Saxo Juniores 2026, volata, vittoria (foto E3 Saxo)
Brandon Fedrizzi regola la volata di gruppo sul traguardo di Harelbeke, solo dopo scoprirà di aver vinto la E3 Saxo Juniores (foto E3 Saxo)

La prima internazionale

Vincere la E3 Saxo Juniores è un bel segnale, un passo in avanti deciso per il ragazzo che già al primo anno nella categoria aveva fatto vedere cose interessanti. Tanto da attirare le attenzioni del WorldTour della Wanty, diventata ora Lotto-Intermarché. 

«E’ stato il mio primo successo fuori dall’Italia – ci dice Fedrizzi – quindi ha un sapore speciale. Tra l’altro all’inizio non pensavo nemmeno di aver vinto, perché l’ultima segnalazione della motostaffetta segnalava due corridori al comando. Correvamo senza radioline quindi era impossibile comunicare, siamo arrivati nel finale e abbiamo fatto lo sprint come previsto nei giorni precedenti. Ho vinto la volata di gruppo ma credevo di aver fatto terzo, solo dopo qualche minuto mi hanno detto della vittoria. Ovviamente ero felicissimo, così come in miei compagni che hanno fatto un lavoro bellissimo».

E3 Saxo Juniores Nations Cup, Brandon Fedrizzi, Noah Schnyder (SVI) e Mikolaj Legieć (POL)
Il podio della E3 Saxo Juniores: 1° Brandon Fedrizzi; 2° Noah Schnyder (SVI); 3° Mikolaj Legieć (POL) (foto E3 Saxo)
E3 Saxo Juniores Nations Cup, Brandon Fedrizzi
Il podio della E3 Saxo Juniores: 1° Brandon Fedrizzi; 2° Noah Schnyder (SVI); 3° Mikolaj Legieć (POL) (foto E3 Saxo)
Come si prepara una corsa come la E3 Saxo?

Siamo arrivati in Belgio mercoledì insieme al cittì Salvoldi e per un paio di giorni abbiamo fatto diverse ricognizioni e pedalato sui tratti di pavé. Il meteo era davvero brutto, ha anche grandinato, però è stato utile per capire cosa vuol dire pedalare sui muri con la pioggia. 

E’ tanto diverso?

La ruota dietro scivola, quindi ti trovi a pedalare in maniera un po’ differente, c’è da fare attenzione a tenere bene il contatto con il terreno. Da questo punto di vista Patrik Pezzo Rosola mi ha dato una grande mano, anche in corsa. Mi sono affidato a lui per le parti più tecniche, vista la sua esperienza nel ciclocross. 

Cosa vi ha detto Salvoldi, invece?

Ci ha raccomandato di stare davanti, soprattutto nel primo tratto di pavé dove a suo modo di vedere sarebbe iniziata la corsa vera. E aveva ragione, infatti noi siamo stati bravi nel rimanere sempre nelle prime posizioni e uniti. Da quel momento siamo entrati nel vivo. 

E3 Saxo Juniores 2026, Italia (foto E3 Saxo)
Fedrizzi, qui a sinistra, ha potuto contare sul supporto dei compagni per gestire la corsa (foto E3 Saxo)
E3 Saxo Juniores 2026, Italia (foto E3 Saxo)
Fedrizzi, qui a sinistra, ha potuto contare sul supporto dei compagni per gestire la corsa (foto E3 Saxo)
Quali sono stati i consigli del cittì?

Mi ha detto di correre tranquillo e di avere pazienza, che le corse al Nord non finiscono mai, fino all’ultimo metro può succedere di tutto. 

Che tattica avevate previsto?

Fino ai meno dieci chilometri dall’arrivo ognuno di noi era libero di provare a fare la sua corsa. Se nel finale fosse arrivato un gruppo numeroso, sarei stato io il corridore indicato per la volata. Nell’ultimo settore di pavé eravamo davanti in cinque, ma con poco vantaggio sul gruppo. Così una volta ripresi ci siamo organizzati. A quindici chilometri dall’arrivo sono andato all’ammiraglia da Salvoldi e mi ha detto cosa fare. 

Lo dici anche a noi? 

Metterci davanti e girare, per chiudere sulla fuga di giornata e arrivare in volata. I miei compagni hanno fatto un lavoro eccezionale, considerando anche che il livello era altissimo. D’altronde era una gara di Nations Cup, con i migliori sei atleti per nazionale. 

Partita la stagione e Fedrizzi si è fatto trovare pronto
Fedrizzi per il suo secondo anno da juniores ha cambiato squadra, passando alla Borgo Molino Vigna Fiorita
Partita la stagione e Fedrizzi si è fatto trovare pronto
Fedrizzi per il suo secondo anno da juniores ha cambiato squadra, passando alla Borgo Molino Vigna Fiorita
Per questo avevi il dubbio che la fuga fosse irraggiungibile?

A quindici chilometri dall’arrivo, quando sono andato all’ammiraglia da Salvoldi, avevano ancora un minuto di vantaggio. Per questo dico che i miei compagni hanno fatto un lavoro grandissimo. 

Che livello hai trovato in questa prima esperienza internazionale del 2026?

Credo di essere migliorato tanto, o almeno questa è la sensazione che mi porto a casa. I ragazzi al secondo anno sono molto forti, tanto che anche noi avevamo individuato chi seguire. Prima della gara ci eravamo segnati i numeri degli avversari da non lasciare andare in fuga. 

Fedrizzi nel 2025 ha colto 5 vittorie, compresa l'ultima gara stagionale e ben 20 Top 10
Fedrizzi ha notato una crescita importante tra il primo e il secondo anno da juniores
Fedrizzi nel 2025 ha colto 5 vittorie, compresa l'ultima gara stagionale e ben 20 Top 10
Fedrizzi ha notato una crescita importante tra il primo e il secondo anno da juniores
Avete affrontato muri come Eikenberg, Oude Kwaremont e il Paterberg, che effetto fa?

Bellissimo, c’era anche tantissimo pubblico a bordo strada. Poi per me era la prima volta, quindi me la sono davvero goduta. Sono duri, molto, per fortuna non ha piovuto perché la gara sarebbe diventata davvero caotica. 

Ora che altre gare ti aspettano? 

Oltre al GP Perdono vorrei far bene a San Vendemiano e al campionato italiano. Con la nazionale dovrei fare la Corsa della Pace, un’altra gara in Francia e il Baron. Di impegni ce ne sono, non vedo l’ora di affrontarli. 

Giro delle Fiandre 2024, Koppenberg, Mathieu Van der Poel, Matteo Jorgenson

Un altro Koppenberg bagnato, Mozzato fra ricordi e ambizione

04.04.2026
7 min
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Mancavano 44 chilometri all’arrivo, quando approfittando del fango sul Koppenberg, Van der Poel piazzò l’attacco decisivo. Dietro tutti misero piede a terra, mentre l’olandese in maglia iridata (con lui Jorgenson e poco dietro Pedersen, entrambi staccati) volava alla conquista del terzo Giro delle Fiandre. Nel gruppo di coloro che furono costretti a scendere di sella viaggiava anche Luca Mozzato che da quell’attacco di Mathieu ottenne persino un vantaggio. Il gruppo dietro infatti si coalizzò per inseguirlo, nessuno tentò azioni solitarie e quando si presentarono all’ultimo chilometro pensando alla volata, il vicentino tirò fuori lo sprint della vita e ottenne il secondo posto.

Lassù Mozzato ha vinto le sue corse e in tante altre si è piazzato bene, ma quel secondo posto nella Ronde cambiò la sua storia. E sì che nel momento in cui fu costretto a scendere di bici, non lo avrebbe mai pensato. Ma che cos’è questo Koppenberg e perché anche domani, stando ai racconti dei corridori che fra ieri e oggi lo hanno assaggiato, rischia di essere nuovamente uno dei punti della svolta?

Luca Mozzato, classe 1998, qui alla In Flanders Field. E' pro' dal  2020, il contratto con la Tudor arriva al 2028
Luca Mozzato, classe 1998, qui alla In Flanders Field. E’ pro’ dal 2020, il contratto con la Tudor arriva al 2028
Luca Mozzato, classe 1998, qui alla In Flanders Field. E' pro' dal  2020, il contratto con la Tudor arriva al 2028
Luca Mozzato, classe 1998, qui alla In Flanders Field. E’ pro’ dal 2020, il contratto con la Tudor arriva al 2028

La schiena del coccodrillo

Quando vi si arriva dopo la svolta a destra e la stradina stretta che lo introduce, il Koppenberg appare come la schiena di un coccodrillo addormentato sulla collina. A novembre è il teatro di una gara di cross sentitissima da queste parti. La sua elevazione è irrisoria – appena 77 metri sul livello del mare – e fu introdotto nel Giro delle Fiandre per la prima volta nel 1975. Bassa la quota, alta la pendenza: media dell’11 per cento, massima del 22, per una lunghezza di 700 metri. Il fondo in pavé e le due scarpate di terra che lo delimitano ai fianchi fanno sì che quando piove si trasformi in un toboga strettissimo e scivoloso.

La storia del Fiandre è piena di foto di corridori che salgono a piedi e proprio questo suo essere angusto fu la ragione per cui nel 1987 si decise di toglierlo di mezzo. C’era infatti Skibby in fuga con due minuti sul gruppo. E mentre il danese scalava il Koppenberg sulla canalina di destra, venne urtato e fatto cadere dall’auto della direzione corsa che tentò improvvidamente di passarlo. Skibby cadde, la sua bicicletta ne uscì distrutta e il Fiandre lo vinse il belga Criquielion. Tanto bastò per dichiarare la salita fuorilegge, quando magari sarebbe bastata un po’ di attenzione in più da parte di quell’autista.

In ogni caso, il Koppenberg è tornato nel percorso del Fiandre a partire dal 2002 e oggi si trova a 44 chilometri dall’arrivo, dopo il primo passaggio nel circuito del Qwaremont e del Paterberg, in una posizione strategicamente decisiva. Non ci stupiremmo se Pogacar tentasse l’assolo da lì, mentre tutti lo aspettano in qualche tratto successivo.

Nel fango con le tacchette

Mozzato ricorda. La Tudor Pro Cycling in questi giorni di vigilia ha soggiornato a Kortrijk, ma per stanotte si è spostata ad Anversa, in modo da non dover viaggiare domattina per raggiungere la partenza. Fra i marginal gain c’è anche quella mezz’ora di sonno in più e la possibilità di fare colazione con calma.

«Misi piede a terra intorno a metà del Koppenberg – dice – perché il problema non fu tanto pedalare o portare la bici in cima al muro, quanto ritrovarsi in mezzo a tanti corridori, uno accanto all’altro, su quella strada strettissima. C’era stata la lotta per prendere le posizioni e non potendo andare più di tanto in larghezza, appena il primo perse una pedalata e quello accanto sbandò per evitarlo, successe il panico. Un disastro. Fu una reazione a catena e se perdi quel poco di inerzia che riesci ad avere, è davvero finita.

«Cosa pensi in quei momenti? La reazione – prosegue Mozzato – fu provare ad uscire più velocemente possibile. Sul momento e per pochi secondi, pensai di poter ripartire in bici. Poi vidi uno o due corridori che mi passavano andando a piedi ed erano più veloci di me e allora scesi nuovamente anche io. “Se lo fanno loro – pensai – e non sono più forti di me, devo farlo anch’io”.

«Per cui passammo il pezzo più duro spingendo la bici e poi, una volta che cominciò un po’ a spianare, uno dopo l’altro iniziammo a ripartire. Camminare con le tacchette non è divertente a prescindere, se poi ci mettete il pavé bagnato, diciamo che quello non fu il momento più bello della giornata».

Reagire o anticipare?

Anche Mozzato pensa che il Koppenberg potrebbe essere uno dei punti di svolta della corsa e su questa prospettiva si sta ragionando per capire come contrastare gli attacchi o fare come l’ultima volta: lasciarli andare e provare a inseguirli. Se fosse uno solo, l’inseguimento di gruppo avrebbe un senso. Se andassero via in tre o quattro, allora la situazione sarebbe meno semplice da sbrogliare.

«Dipende da come stai – dice Mozzato – e dalle tue caratteristiche. Per come sono io, se l’obiettivo è quello di arrivare davanti come ho fatto due anni fa, mi converrà salire il Koppenberg e le salite successive al mio ritmo e sperare di arrivare il più avanti possibile. Se invece sei un corridore capace di prendere più vento, allora puoi provare l’anticipo. Così che se i big attaccano, ti raggiungono una volta che hai passato il Koppenberg.

«Io sto bene. Ho fatto un bell’inizio di stagione, è mancato lo squillo chiaro e forte, ma penso che al momento possiamo essere abbastanza soddisfatti. Mancano le due classiche più belle, la condizione è buona, ma il Fiandre per me rimane una corsa durissima. Ho un rapporto speciale, ma so anche che se non sei un fenomeno come Van Der Poel, Van Aert o Tadej, per ottenere un risultato si devono mettere in fila tutti i fattori. Per come si corre adesso, cioè con tanti attacchi da lontano, nascondersi nel gruppo è diventato più difficile. Si va talmente forte, che a un certo punto saremo tutti in fila indiana».

Sul podio di Kuurne per un buon inizio: Mozzato secondo dietro Brennan e prima di Trentin
Sul podio di Kuurne per un buon inizio: Mozzato secondo dietro Brennan e prima di Trentin
Sul podio di Kuurne per un buon inizio: Mozzato secondo dietro Brennan e prima di Trentin
Sul podio di Kuurne per un buon inizio: Mozzato secondo dietro Brennan e prima di Trentin

L’esempio di Trentin

Dall’Arkea alla Tudor, dall’essere il solo corridore di riferimento per il Nord al ritrovarsi accanto a Trentin e Kung (purtroppo infortunato), il cambiamento di vita e ambiente per Mozzato sta sortendo a suo dire ottimi frutti.

«Mi sto trovando veramente bene – dice Mozzato – dopo tanti anni nelle squadre francesi, il fatto di cambiare la mentalità in generale è stato uno stravolgimento che mi ha fatto bene. Si vedono delle cose nuove, in squadra si parla una lingua diversa e per il momento sono contento. Nelle squadre in cui ho corso, c’erano dei grandi corridori, però mai nessuno esperto di classiche come ad esempio Trentin. Matteo è sempre davanti e puoi farci affidamento. Quindi per me, che mi considero ancora un corridore in divenire, è davvero un bel vantaggio avere accanto un uomo così».

Sul pavé scivoloso del Fiandre, in questi giorni che si annunciano ancora bagnati, le scelte tecniche si somigliano un po’ tutte. «Abbiamo adottato soluzioni simili a quelle dell’anno scorso. Quindi ruote ad alto profilo, copertone da 30 bello morbido e per il resto la bici che uso tutti i giorni. Ruota libera 10-36 e poi io sono uno di quelli che ancora non è passato alla monocorona, per cui davanti uso la doppia: il 41-54.

«Il 41 non si usa per tanto tempo, però magari su certi muri ti permette di salvare un po’ la gamba. Saranno in tutto 5 o 6 minuti per volta, ma sommandoli in una corsa di 6 ore e mezza, magari respiri un po’ di più».

Giro del Belvedere 2025, Lorenzo Mark Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies

Pasqua in Veneto con Piva, Belvedere e Recioto: le Classiche U23

03.04.2026
6 min
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Il fine settimana di Pasqua mette in fila le tre classiche italiane del calendario under 23 di primavera: Trofeo Piva, Giro del Belvedere e Palio del Recioto. Una tre giorni di gare che danno il via a un periodo intenso e impegnativo. Per le squadre, italiane ma anche straniere, questi impegni ravvicinati rappresentano un primo banco di prova importante per capire la condizione dei propri corridori in vista dei mesi di maggio e giugno. 

Solitamente il Trofeo Piva, che cade sempre nel primo fine settimana di aprile, apre la primavera under 23. Mentre Giro del Belvedere e Palio del Recioto sono l’appuntamento fisso della Pasquetta ciclistica e del martedì successivo. Il 2026 ci propone invece queste corse una in fila all’altra, con un trittico tutto da correre in territorio veneto

Spazio agli scalatori

Da qualche anno queste gare sono diventate terreno di caccia degli scalatori, ricordiamo le vittorie di Pavel Novak e di Filippo Turconi al Trofeo Piva. Mentre al Giro del Belvedere dello scorso anno fu Lorenzo Finn a vincere davanti a Jakob Omrzel, con il Recioto preda del talento di Lorenzo Nespoli. 

Proprio con Alessio Mattiussi, diesse del devo team della Bahrain Victorious, analizziamo l’importanza di queste tre gare, e il fascino di averle una in fila all’altra. Un trittico che porterà i grandi nomi del ciclismo giovanile a scontrarsi sugli strappi e le salite venete

«Con Piva, Belvedere e Recioto – racconta Alessio Mattiussi – si apre un bel ciclo di corse, infatti poi saremo alla Roubaix Espoirs, In Flanders Field U23 e altre corse al Nord. La cosa positiva è che le tre classiche italiane e le altre all’estero ci permettono di schierare tutti i corridori. Aspetto non secondario nella gestione delle energie». 

Come si affrontano?

Con il fatto che non si tratta di una gara a tappe, ma di tre corse distinte, c’è la possibilità di schierare atleti diversi in ognuna. Infatti tra Trofeo Piva, Giro del Belvedere e Palio del Recioto avremo con noi sei o sette ragazzi, uno o due in più di quelli che possono gareggiare (le squadre possono schierarne cinque per gara, ndr). 

Scelta legata anche ai percorsi?

A diversi aspetti. Sono gare molto belle ma estremamente impegnative, avere uno o due corridori in più ci permette di fare qualche rotazione. Inoltre questa scelta è legata al fatto di far correre tutti e di dare ai ragazzi la possibilità di mettersi alla prova come capitano. 

Entriamo nel tecnico, che corse sono?

Piva e Belvedere da un lato sono abbastanza simili: gare da all-rounder dove c’è da avere doti di fondo ma anche esplosività. Generalmente hanno uno scenario più aperto, mentre il Palio del Recioto premia lo scalatore migliore. Una cosa è certa, sono percorsi esigenti.

Raccontaci…

Nessuna delle tre ha una partenza facile, con un tratto in pianura, ma si sale subito. I vari circuiti portano il gruppo a scalare diverse volte le stesse salite, o comunque a mettere subito tanto dislivello nelle gambe. Inoltre i finali sono tosti, parecchio. Piva e Belvedere sono più da strappi brevi e intensi, mentre il Recioto propone due salite lunghe

I percorsi di queste corse sono insidiosi, con continui sali e scendi e strade strette (foto Bolgan)
I percorsi di queste corse sono insidiosi, con continui sali e scendi e strade strette (foto Bolgan)
Hai parlato di scalatori, voi con chi arriverete?

Jackowiak, Borremans, Feldhoffer, Rosato, Basso e De Gendt. Forse avremo un settimo, ma decideremo all’ultimo momento. 

Tre ragazzi di primo anno, due di secondo e uno di terzo, insomma tanti giovani…

Si tratta di una scelta “obbligata”. Nel senso che sono gare da scalatori e noi abbiamo fatto un ricambio in squadra e i nostri corridori da salita sono tutti di primo o secondo anno. Un bel banco di prova per loro, perché il livello sarà altissimo vista la grande partecipazione di devo team e formazioni continental forti.

Si parla di scalatori e salite, che risposte arrivano da queste tre gare?

Di solito ci si segna i nomi che poi saranno protagonisti al Giro Next Gen. Pensate allo scorso anno con Lorenzo Finn e il nostro Jakob Omrzel, che si sono giocati il Belvedere. Con Omrzel che ha vinto il Giro Next Gen all’ultima tappa

Dal punto di vista logistico come farete?

Andremo su il sabato (domani, ndr) per fare qualche sopralluogo. Abbiamo scelto un hotel per tutti e tre i giorni, così chi non corre avrà l’appoggio per allenarsi. Avendo tutte e tre le corse una dietro l’altra abbiamo modo di fare una bella attività, anche se molto intensa. 

L’appuntamento è al Piva, per dare il via a tutto…

Esatto! Porteremo anche l’uovo di Pasqua, così festeggiamo insieme.

Wout Van Aert

Cinque nomi per il Fiandre e perché: la previsione di Pozzato

03.04.2026
6 min
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Pochi giri di parole, tanta schiettezza e diretti al punto: cinque nomi per il Giro delle Fiandre e perché. A tenere banco in questa preview è Filippo Pozzato, uno che di Nord ne sapeva parecchio. E anche di corridori.

La seconda Classica Monumento della stagione va in scena fra 42 ore, più o meno. Ci sono tutti i più grandi. Dai due super pretendenti, Pogacar e Van der Poel, fino agli outsider più di lusso, passando per Pedersen, Asgreen e, non ultimo, anche Evenepoel… E Pozzato chi mette in questa top 5? Scopriamolo insieme.

Filippo Pozzato, Fiandre
Filippo Pozzato ha puntato su Van Aert come il favorito numero uno del prossimo Fiandre
Filippo Pozzato, Fiandre
Filippo Pozzato ha puntato su Van Aert come il favorito numero uno del prossimo Fiandre

Van Aert a sorpresa

«Cinque nomi sono tanti!», esordisce Pozzato… Come a dire che tanto i pretendenti più accreditati sono noti e sempre quelli. Ma il vicentino ci stupisce subito: «Vado controcorrente, il mio favorito è Wout Van Aert. E vi dirò di più: lo era anche alla Sanremo.
«Il perché? Perché è quello che è più in crescendo di tutti. Secondo me Wout ci arriva un po’ più fresco degli altri. Hanno corso poco anche gli altri, ma lui è stato fermo a inizio anno quando si è fatto male al piede».

Pozzato ci rivela poi la grande stima che nutre per Van Aert, un corridore che gli piace moltissimo. Attorno ai Monumenti ci gira da un bel po’: per lui vincere un Fiandre o una Roubaix sarebbe una vera liberazione, come lo è stato qualche giorno fa per Pogacar alla Sanremo. E immaginiamo lo sia anche per l’intera nazione belga.

Omloop 2026, Van der Poel
Un Van der Poel fortissimo, ma troppo “magro” in vista del Fiandre?
Omloop 2026, Van der Poel
Un Van der Poel fortissimo, ma troppo “magro” in vista del Fiandre?

VdP d’argento

«Al secondo posto dico Mathieu Van Der Poel. Vedo lui alla piazza d’onore perché qualcosa gli può mancare rispetto a Van Aert o anche Pogacar. Vi dico la verità, io non l’ho visto benissimo. Non fraintendetemi, a me Van der Poel piace molto. Era il super favorito di tutti alla Sanremo e forse era troppo scontato, per questo ho detto Van Aert… anche per fare un nome diverso da quello che dicevano tutti».

Oltre al discorso dell’andare controcorrente, Pozzato fa però un’analisi interessante e decisamente più tecnica riguardo al posizionare Van der Poel al secondo posto.

«Alla Sanremo io non l’ho visto benissimo. Non era super pimpante come sempre. Non so se si è fatto male quando è caduto. Ho visto che aveva sangue sulle mani, però non mi sembrava forte di gamba, potente come di solito. E anche quando ha vinto a Harelbeke, non l’ho visto super potente. Innanzitutto quel giorno non c’era gente del suo livello, ma la pedalata mi sembrava un po’ appesantita. Addirittura mi sembra troppo magro di gambe, più asciutto del solito. Che poi forse non è meno magro, ma meno tonico».

Tutto sommato anche alla In Flanders Fields lui e Van Aert (battuto da Ganna a Waregem), non sono andati all’arrivo e di solito nel ciclismo attuale, quando qualche calibro grosso parte, nessuno lo riprende. Questa teoria potrebbe avere risvolti molto interessanti proprio domenica. «Però aggiungo – dice Pozzato – che era anche una corsa facile. Il Kemmel era lontano dall’arrivo».

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Tom Pidcock, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team
Pozzato è rimasto colpito dalla forza di Pogacar nella discesa del Poggio. Ma stavolta forse non gli basterà per il Fiandre
Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Tom Pidcock, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team
Pozzato è rimasto colpito dalla forza di Pogacar nella discesa del Poggio. Ma stavolta forse non gli basterà per il Fiandre

Tadej “solo” terzo

Nella classifica di Filippo Pozzato, incredibilmente “solo” al terzo posto troviamo Tadej Pogacar. Sentiamo cosa ci dice Pippo. «Secondo me per lui sarà dura staccare tutti quanti. Di nuovo. Anche perché poi ormai se lo aspettano. Pogacar è uno che va di forza e per fare la differenza quasi certamente attaccherà nello stesso punto (l’Oude Kwaremont, ndr). E magari stavolta gli prendono le misure».

«Chiaro che anche gli altri devono avere le gambe, perché l’ultima volta erano attaccati a lui nel momento giusto, ma Tadej li ha tolti di ruota. Però, secondo me, questa volta la Alpecin-Premier Tech può mettergli fastidio. Guardiamo come hanno corso alla Sanremo: sei il più forte? Bene, cavoli tuoi, fai tu la corsa… E io farei lo stesso, non sto criticando la loro strategia. Perché così facendo possono pensare di sfiancare la sua UAE Emirates».

La prevedibilità è dunque il boomerang di Tadej, secondo Pozzato. Perché per il resto anche lui esalta le doti atletiche dello sloveno.

«Pogacar non si discute – spiega Pozzato – sapete dove mi ha impressionato alla Sanremo? Nella discesa del Poggio. Io cerco di guardare proprio l’aspetto tecnico e lui dopo le curve ha rilanciato due o tre volte tanto da mettere in difficoltà Pidcock. Capito? Pidcock in discesa! E lì ti accorgevi che era ancora forte, potente, che aveva la gamba piena. E non perché andasse giù più forte nelle curve, ma perché era più potente. Ha corso la Sanremo col 56! Ha fatto 300 chilometri con quel rapporto e poi ci ha anche vinto la volata. Perché poi l’ha vinta lui. Pidcock per me non ha sbagliato niente».

Christophe Laporte, Jasper philipsen
Che Laporte sia veloce lo testimonia anche il podio della In Flanders Fields dove ha tenuto testa a Jasper Philipsen
Christophe Laporte, Jasper philipsen
Che Laporte sia veloce lo testimonia anche il podio della In Flanders Fields dove ha tenuto testa a Jasper Philipsen

Spunta Laporte

E’ il francese, nonché compagno di squadra di Van Aert, il quarto della lista del Fiandre secondo Pozzato. Parliamo di Christophe Laporte. Un altro che si sta facendo rivedere dopo due stagioni a dir poco anonime.

«Al quarto posto – dice Pozzato – dico Laporte perché può correre un po’ di rimessa, con Van Aert che fa da punta. Chiaramente Laporte non va forte come i primi tre sugli strappi. E’ uno che dunque per vincere, deve giocare di rimessa, può stare a ruota. Ed è anche molto veloce in finale. Insomma, può vincere e lavorare. Anche lui è uno di quelli che quest’anno è tornato, ha una certa esperienza. Ha vinto qualche corsa di quelle giuste. Laporte è uno che sa muoversi in Belgio. Vincendo il campionato europeo ha dimostrato di essere un atleta che è davanti nelle corse che contano».

Florian Vermeersch
Florian Vermeersch: Pozzato lo mette come quinto favorito del Fiandre…
Florian Vermeersch
Florian Vermeersch: Pozzato lo mette come quinto favorito del Fiandre…

Chiude Vermeersch

Chiude la lista dei top 5 di Filippo Pozzato un altro belga, Florian Vermeersch, anche lui come Laporte compagno di squadra di un favoritissimo: Tadej Pogacar. Ma forse per Vermeersch l’incognita maggiore, più che i muri del Fiandre, potrebbe essere proprio Pogacar.

E infatti Pozzato spiega: «Se non lo usano prima per aiutare Pogacar, Florian è uno di quelli che può arrivare davanti. Ha già vinto un mondiale gravel, ha una buona gamba, sa muoversi benone, è davanti sui muri ed è anche “velocino“. Mi piace molto anche lui.

«Per Vermeersch vale lo stesso discorso fatto per Laporte: non è ancora all’altezza di quei tre davanti, però viene subito dopo. Lui e Laporte, correndo allo stesso modo, se la potrebbero giocare… sempre se si venissero a creare determinati scenari. Questi sono i cinque nomi che secondo me potenzialmente potrebbero giocarsi il Fiandre di domenica».

Prima di chiudere però non possiamo non incalzare Pozzato dicendogli che ha fatto fuori Mads Pedersen. Anche in questo caso Pippo ha la risposta pronta. «Gran corridore. Lo vorrei mettere dentro, ma ha saltato anche la In Flanders Fields perché era malato. Insomma, abbiamo pochi elementi per giudicare la sua condizione. In soldoni: non so come sta e per questo non lo metto nei primi cinque».

E sull’ultimo aggiunto della lista, Remco Evenepoel? Pozzato non ha dubbi: «Come motore sarebbe tra i primi cinque, però non l’ho mai visto sul pavè. E soprattutto un certo tipo di pavè».

Dwars door Vlaandern 2026, UAE Team Emirates

Squadra esperta e motore caldo: la ricetta di Baldato

03.04.2026
6 min
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Baldato conosce il Fiandre e anche la Roubaix. Le avrebbe pure vinte, se non si fosse trovato davanti due mostri sacri. Al Fiandre, giusto trent’anni fa, un grande Bartoli che peraltro vestiva come lui la maglia della MG-Technogym. Mentre due anni prima, nel fango della Roubaix, il vicentino si era dovuto piegare all’attacco di Tchmil.

Per vincere il Fiandre, Baldato ha dovuto aspettare di diventare direttore sportivo al UAE Team Emirates e con Pogacar quella soddisfazione se l’è presa per due volte. E proprio vedendo il calendario del campione del mondo, che quest’anno ha fatto due corse e le ha vinte, ci siamo chiesti che cosa significhi esserne il direttore sportivo e preparare la squadra per quando Tadej arriverà alla prossima corsa. In questo caso specifico, lo sloveno è atterrato ieri in Belgio, oggi si è concesso la recon sul percorso e domenica assalterà nuovamente il Fiandre.

Come si tiene… calda la squadra perché sia pronta per l’arrivo di Pogacar?

Purtroppo abbiamo perso Tim Wellens, gli altri sono tutti corridori collaudati. Abbiamo avuto una riserva da sciogliere fino alla gara di Waregem, ma gli altri sono Rui Oliveira, Niels Politt, Morgado, Bjerg e Vermeersch, che hanno già fatto il Fiandre con Tadej l’anno scorso. La squadra è fatta. In realtà era già stata fatta da Matxin sulla carta già a dicembre, quando abbiamo fatto i programmi, ed è tuttora quella.

Quanto è importante il fatto che abbiano già corso il Fiandre con lui?

E’ fondamentale. Al Fiandre è importante essere davanti nei punti chiave e quello la squadra lo sa, siamo preparati. La ricognizione del venerdì serve a vedere se ci sono piccoli cambiamenti, ma il succo è lo stesso. Kwaremont, Molenberg, Kruisberg, Koppenberg. I ragazzi che abbiamo sono esperti, speriamo che vada tutto bene. L’anno scorso ci furono un paio di cadute, ma trovammo Morgado e Bjerg che andarono oltre le attese e sopperirono quel che mancava.

Il meteo che cosa dice? Il Koppenberg sarà asciutto o ci sarà fango?

Adesso che parliamo c’è la classica pioggerellina belga – sorride Baldato – con quelle solite nuvole che passano e lasciano giù qualcosa. Il rischio pioggia potrebbe esserci, però mancano ancora tre giorni. A guardare le previsioni ieri, il rischio era superiore. In teoria non dovrebbe piovere, ma una sciacquatina ci può stare e potrebbe bagnare il pavé. Per ora continuiamo a monitorare, non possiamo fare altro.

Con il terzo posto alla Omloop Nieuwsblad e ad Harelbeke, Vermeersch è l'uomo più in forma della UAE
Con il terzo posto alla Omloop Nieuwsblad e ad Harelbeke, Baldato conferma che Vermeersch è l’uomo più in forma della UAE
Con il terzo posto alla Omloop Nieuwsblad e ad Harelbeke, Vermeersch è l'uomo più in forma della UAE
Con il terzo posto alla Omloop Nieuwsblad e ad Harelbeke, Baldato conferma che Vermeersch è l’uomo più in forma della UAE
Quali sono gli uomini che Baldato si aspetta di trovare in prima linea?

Quello più in condizione, che sta veramente bene, è Florian Vermeersch. Abbiamo ritrovato un Morgado in condizione, cui manca ancora un po’ di esperienza, di cattiveria e di determinazione in alcuni momenti chiave, ma le gambe ci sono. In queste corse contano anche la determinazione, la decisione e la capacità di non frenare. Ci sono situazioni in cui, se tiri troppo i freni, ti trovi dietro alla decima posizione e sei tagliato fuori. La squadra è ugualmente ben strutturata per sfidare Van Der Poel, Van Aert o tutti i più forti.

Pogacar è arrivato ieri e oggi la ricognizione servirà per valutare per l’ultima volta i materiali, ma quello è un lavoro che si è già fatto in precedenza?

L’ha già fatto con i meccanici dopo la prima ricognizione di dicembre e l’ha rifatta il mese scorso quando è venuto per un paio di giorni con Vermeersch e il meccanico. Loro sanno tutto, certo più di me. Hanno fatto tutte le considerazioni in caso di pioggia e sulle pressioni. Su questo aspetto si è già lavorato dall’inverno, anche sulla scorta dei dati che abbiamo raccolto l’anno scorso. Non abbiamo cambiato tantissimo: c’è una nuova versione sia delle coperture sia delle ruote, ma sappiamo bene come si comportano.

Che tipo è Tadej nelle ricognizioni: gli capita di ripetere qualche passaggio?

Non è uno che torna indietro e ripassa la curva, semmai prova qualche affondo in un tratto piuttosto che in un altro. Ormai il Fiandre ce l’ha anche lui nella testa, ha la sua esperienza, non è più la prima volta. Ne ha già fatti tre, questo sarà il quarto. Negli anni ha fatto anche molte ricognizioni e anche i muri sono sempre gli stessi. Li conosce bene.

Fu Matteo Trentin nel 2022 a guidare Pogacar nelle ricognizioni del primo Fiandre. Per Baldato l’esperienza di Tadej ormai è solida
Fu Matteo Trentin nel 2022 a guidare Pogacar nelle ricognizioni del primo Fiandre. Per Baldato l’esperienza di Tadej ormai è solida
Negli anni di Baldato corridore si passavano due settimane lassù per trovare la sintonia con le strade e il clima. Pogacar arriva tre giorni prima e magari stacca tutti…

E’ cambiato veramente il ciclismo, il modo di approcciare le corse. I materiali rendono più facile guidare su certe strade, questo è certo. Ma visto che ho la possibilità di guardare gli allenamenti che fa, posso dire che quando è a casa, non rimane sul divano e va a fare solo passeggiate. Simula le gare e questo sul piano mentale costa anche più che correre. A Tadej non fa paura la fatica, per contro dobbiamo stare attenti alla pressione mediatica dei tifosi e dell’ambiente.

Sta diventando pesante?

Non si è mai sottratto, però ora dobbiamo essere bravi a lasciargli un approccio tranquillo, normale. Che abbia qualche ora in cui può veramente rilassarsi e pensare a qualcosa che non sia solo la corsa o dare retta ai tifosi, ai media e tutto il resto.

Anche perché il suo calendario non finisce con la Roubaix…

Infatti non dimentichiamo che dopo la Roubaix ci sono le Ardenne, poi il Romandia, il Giro di Svizzera e il Tour, mentre magari Van der Poel dopo la Roubaix tirerà un po’ il fiato. Conosco Tadej da un po’ di anni, sicuramente l’affetto del pubblico e la pressione della gente sono sempre di più. Per anni è stato ultra disponibile, ora tocca a noi proteggerlo.

Baldato riconosce che le pressioni di tifosi e media su Pogacar iniziano a farsi trabordanti (foto @alenmilavec)
Baldato riconosce che le pressioni di tifosi e media su Pogacar iniziano a farsi trabordanti (foto @alenmilavec)
Come direttore sportivo te la senti la responsabilità di guidare uno così forte?

Assolutamente, è così ogni volta. Grazie a lui ho coronato il mio sogno di vincere il Fiandre, perché c’ero andato tante volte vicino alla BMC senza però riuscirci. Lo abbiamo vinto per due volte e ho avuto la fortuna di guidarlo per quattro volte alla vittoria del Lombardia. Dico fortuna, perché per dirigere Tadej non devi fare chissà cosa. Devi essere bravo a gestire i compagni e portarlo dove lui ha in mente di fare la corsa.

Domenica sarà lo stesso?

Certo. La mia preoccupazione maggiore è quella di far rendere la squadra alla sua altezza, per metterlo in condizione di fare la sua gara. Poi sta a lui con le sue gambe, la sua forza e la sua testa. Sa quello che deve fare, non dobbiamo dare tante indicazioni. Sa capire gli avversari, le situazioni e in che modo poter fare la differenza.

Il Catalunya visto da Fortunato, al passo in salita con i big

Il Catalunya visto da Fortunato, al passo in salita con i big

03.04.2026
5 min
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Non solo classiche. Chi non è interessato alle prove sui muri e sul pavé si concentra su altri eventi comunque di altissimo spessore che offrono molti spunti d’interesse. E’ stato così la scorsa settimana, fino a domenica per la Volta a Catalunya nella quale Jonas Vingegaard ha dato un’altra risposta da par suo a Tadej Pogacar, aggiudicandosi la seconda corsa a tappe di stagione e dimostrando che il suo cammino di avvicinamento al prossimo Giro d’Italia procede nel migliore dei modi.

In Catalogna Vingegaard si doveva confrontare con un altro di quella ristrettissima cerchia di fenomeni contemporanei che risponde al nome di Remco Evenepoel e le scintille ci sono state, a dir la verità più sul piano dialettico che atletico. Ma la gara ha detto anche altro: tra i protagonisti c’era anche Lorenzo Fortunato che con il suo 14° posto è risultato il migliore degli italiani.

Per Fortunato una  prestazione nel complesso soddisfacente, superiore al 14° posto finale
Per Fortunato una prestazione nel complesso soddisfacente, superiore al 14° posto finale
Per Fortunato una prestazione nel complesso soddisfacente, superiore al 14° posto finale
Per Fortunato una prestazione nel complesso soddisfacente, superiore al 14° posto finale

«Alla fine hanno tolto un arrivo in salita – dice – ma nonostante questo, è stata una corsa dura, molto dura. D’altronde il Catalunya non prevede cronometro, si decide tutto sugli arrivi in salita. Quindi alla fine emergono sempre i migliori».

Evenepoel ha detto che Vingegaard ha corso sempre in difesa. Tu che sei sempre stato nel gruppo di testa, puoi dire se veramente è stato così?

Bisogna intendersi: Jonas alla fine correva in difesa perché la Red Bull correva in attacco. Le prime quattro tappe sono procedute senza grandi sviluppi, a parte la terza dove il team del belga ha attaccato. Nella frazione contraddistinta dal vento, la squadra tedesca ha corso in attacco, quindi la Visma si è difesa intorno al suo capitano. Nel primo arrivo in salita i Red Bull hanno tirato tutto il giorno a un ritmo veramente alto, ma questo ha fatto gioco anche a Vingegaard. Il secondo giorno invece per metà tappa ha tirato la Visma, ma poi sul finale ha attaccato la Red Bull perché doveva recuperare il tempo perso il giorno prima.

Evenepoel ha provocato un po' Vingegaard, denotando il suo scarso spirito d'iniziativa
Al Catalunya Evenepoel ha provocato un po’ Vingegaard, più a parole tuttavia che con i fatti
Evenepoel ha provocato un po' Vingegaard, denotando il suo scarso spirito d'iniziativa
Al Catalunya Evenepoel ha provocato un po’ Vingegaard, più a parole tuttavia che con i fatti
Come hai visto quindi i due maggiori protagonisti?

In salita si è visto che alla fine Vingegaard aveva più gambe, quindi nell’economia totale della corsa io penso che il danese sia a un livello un po’ più alto di Remco in montagna. Evenepoel da parte sua ha dimostrato in pianura di essere veramente forte, anche più di Vingegaard pur non essendoci prove contro il tempo. Ma il Catalunya si corre e si vince in montagna e Jonas faceva un po’ il bello e il cattivo tempo…

La montagna è anche il tuo pane. Vedendo anche gli altri, chi è che ti ha impressionato?

Togli Vingegaard e la coppia Lipowitz ed Evenepoel, con il tedesco che non mi è sembrato per nulla male, sono andati forte anche la coppia Decathlon con Gall e Riccitello entrambi in top 10 e sempre nel vivo della corsa, ma soprattutto Lenny Martinez.

Evenepoel e Lipowitz, la coppia della Red Bull dove il tedesco ha preso le redini con il passare dei giorni
Evenepoel e Lipowitz, la coppia della Red Bull: il leader in Catalunya è stato il tedesco
Evenepoel e Lipowitz, la coppia della Red Bull dove il tedesco ha preso le redini con il passare dei giorni
Evenepoel e Lipowitz, la coppia della Red Bull: il leader in Catalunya è stato il tedesco
A proposito del francese, sembra che si stia un po’ specializzando in questo tipo di corse a tappe di una settimana o più. Secondo te è un corridore che potrebbe anche allungare e diventare un domani un candidato a essere protagonista in un Grande Giro?

Ne sono sicuro, perché è giovane (Martinez ha ancora 22 anni, ndr), ha solo bisogno di esperienza. Andare ai Grandi Giri per fare classifica non è facile, soprattutto essere forte nella terza settimana. Lui parte fortissimo nella prima, sta crescendo anche come abitudine allo sforzo e quindi secondo me vorrà puntare ad andare forte alle corse di tre settimane. Ora non so dire se vincerà prima o poi un Grande Giro, è però si può scommettere che avrà un radioso futuro.

Il tuo Catalunya com’è stato in generale, come lo giudichi?

Il mio obiettivo era arrivare nei 10 della generale, ma ho perso tempo nella seconda tappa quando il team di Evenepoel ha attaccato sulla penultima salita dove è esplosa la corsa. Ho chiuso con una top 10 al Coll de Pal, la frazione forse più severa, e posso dirmi soddisfatto. D’altra parte era la mia prima corsa dopo l’altura e quindi è un Catalogna positivo. Era dall’anno scorso che non avevo sensazioni buone perché non avevo più corso. Il fatto di essermi ritrovato comunque davanti in montagna con gente di quel calibro lo giudico positivamente. Il risultato un po’ meno, ma posso rifarmi nelle prossime corse.

Da sinistra Gall e Riccitello, la coppia della Decathlon che ha ben impressionato anche come amalgama
Da sinistra Gall e Riccitello, la coppia della Decathlon che ha ben impressionato al Catalunya
Da sinistra Gall e Riccitello, la coppia della Decathlon che ha ben impressionato anche come amalgama
Da sinistra Gall e Riccitello, la coppia della Decathlon che ha ben impressionato al Catalunya
Sono tutte tappe per te di avvicinamento al Giro d’Italia?

In realtà no. Adesso sarò al via ai Paesi Baschi e dopo decideremo che strada prendere. Non è ancora deciso al 100 per cento se sarò al via della Corsa Rosa, vedremo come si svilupperanno le prossime settimane.

Il Paesi Baschi è tanto diverso da questa corsa in Catalogna?

Mi dicono che è un po’ più nervosa. Io non l’ho mai fatta, ma vedendo il percorso mi pare comunque duro e quindi bisognerà andare forte in salita. Il canovaccio non cambia di molto, anche se sono salite un po’ un po’ più corte, ma più ripide, quindi per me può anche andare bene.

Il podio finale, con il danese seguito da Martinez a 1'22" e Lipowitz a 1'30"
Il podio finale del Catalunya, con il danese seguito da Martinez a 1’22” e Lipowitz a 1’30”
Il podio finale, con il danese seguito da Martinez a 1'22" e Lipowitz a 1'30"
Il podio finale del Catalunya, con il danese seguito da Martinez a 1’22” e Lipowitz a 1’30”
Dall’inizio della stagione sei dove pensavi di essere?

In questo momento sì. La mia stagione vera l’ho iniziata alla Milano-Torino. Le prime corse le ho prese per dare una mano alla squadra e lavorare, visto che era tanto tempo che non correvo. Ho fatto il ritiro in altura e sono arrivato a dei buoni valori. E’ chiaro che devo crescere in vista dei Grandi Giri, dell’estate.

In squadra come sta andando, che cosa noti di diverso rispetto allo scorso anno, quando si pensava molto al discorso punti?

Beh, quest’anno ci guardiamo un po’ meno, l’anno scorso magari c’era un po’ più di stress, soprattutto prima che iniziasse la stagione, perché nessuno pensava che avremmo fatto così tanti punti, neanche noi. Quest’anno siamo partiti più tranquilli, ma siamo comunque quarti in classifica e questo mi pare dica già tanto…

Parigi Roubaix 2025, Urska Zygart, Tadej Pogacar

La finestra di ripristino del glicogeno: il dopo corsa della UAE

02.04.2026
4 min
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Abbiamo avuto l’opportunità di partecipare a un webinar organizzato dalla Equipe Enervit, durante il quale Gorka Prieto-Bellver, responsabile della nutrizione del UAE Team Emirates XRG, e consulente della stessa Equipe Enervit, ha approfondito uno degli aspetti più delicati della nutrizione applicata al ciclismo professionistico: il ripristino del glicogeno muscolare dopo sforzi prolungati e ad alta intensità.

Gorka Prieto, nutrizionista UAE, ha parlato del ripristino del glicogeno
Gorka Prieto, nutrizionista della UAE Emirates, ci ha spesso guidato nei meccanismi della nutrizione della squadra
Gorka Prieto, nutrizionista UAE, ha parlato del ripristino del glicogeno
Gorka Prieto, nutrizionista della UAE Emirates, ci ha spesso guidato nei meccanismi della nutrizione della squadra

Il glicogeno

Nel contesto degli sport di endurance, il glicogeno rappresenta un’importante riserva energetica. Il glucosio si deposita a livello muscolare ed epatico sottoforma di glicogeno, poi, quando la richiesta energetica è elevata e deve essere soddisfatta rapidamente, quest’ultimo diventa il carburante principale. Tuttavia, il ruolo del glicogeno non si limita alla produzione energetica, ma modula la segnalazione cellulare, influenzando adattamenti metabolici e risposte fisiologiche all’allenamento, determinanti nel processo di recupero.

Per comprendere appieno i protocolli nutrizionali adottati dai professionisti, è utile fare un breve richiamo su come il glicogeno viene sintetizzato e immagazzinato. I carboidrati introdotti con l’alimentazione vengono digeriti, assorbiti e trasformati in glucosio, che può essere utilizzato immediatamente o immagazzinato sotto forma di glicogeno. Questo processo è strettamente dipendente anche dallo stato di idratazione: per ogni grammo di glicogeno immagazzinato, vengono legati circa tre grammi di acqua. Questo significa che il recupero delle scorte energetiche è indissolubilmente legato anche al ripristino dei liquidi. Una reidratazione insufficiente può quindi limitare la capacità dell’organismo di stoccare efficacemente il glicogeno, anche in presenza di un adeguato apporto di carboidrati.

La finestra per il ripristino del glicogeno inizia subito dopo lo sforzo e ha una durata di circa 4 ore (foto Fizza)
La finestra per il ripristino del glicogeno inizia subito dopo lo sforzo e ha una durata di circa 4 ore (foto Fizza)

Un ulteriore aspetto interessante riguarda l’adattamento intestinale: un’elevata disponibilità e un’assunzione frequente di carboidrati, come avviene negli atleti di alto livello, favorisce l’aumento dell’espressione dei trasportatori intestinali per il glucosio, migliorando nel tempo la capacità di assorbimento. Questo rappresenta un vantaggio strategico importante, soprattutto nelle fasi di recupero ravvicinate o durante competizioni a tappe.

La finestra di ripristino

Entrando nel cuore dell’intervento di Gorka Prieto, emerge con chiarezza il concetto di “finestra di ripristino” del glicogeno, ovvero un intervallo temporale in cui l’organismo è particolarmente efficiente nel ricostituire le proprie riserve. La prima fase è quella immediatamente successiva al termine dell’esercizio e si estende alle prime quattro ore. In questo periodo, la sensibilità insulinica è elevata e gli enzimi coinvolti nella sintesi del glicogeno sono particolarmente attivi: è qui che si gioca una parte fondamentale del recupero.

Un’assunzione non adeguata di carboidrati in questa fase significa ridurre l’efficienza del processo di risintesi. Per i professionisti del team UAE, l’introduzione di carboidrati avviene in modo tempestivo e con quantitativi significativi, che variano tra uno e due grammi di carboidrati per chilo di peso corporeo, per ogni ora di allenamento effettuata. 

Per gli atleti del UAE Team Emirates la reintroduzione di carboidrati avviene in modo tempestivo e con quantitativi significativi
Per gli atleti del UAE Team Emirates la reintroduzione di carboidrati avviene in modo tempestivo e con quantitativi significativi

Segue poi una seconda fase, più prolungata, che accompagna l’atleta fino al completo recupero nelle 24 ore successive. In questo intervallo il ripristino continua, ma con una velocità inferiore, richiedendo comunque un apporto costante e strutturato di carboidrati per riportare le scorte ai livelli ottimali. E’ una fase meno “urgente”, ma altrettanto strategica, soprattutto quando gli impegni agonistici si susseguono con tempi di recupero limitati.

Il monitoraggio

Ciò che emerge con forza dall’intervento è il livello di precisione e pianificazione che caratterizza la nutrizione nel ciclismo professionistico. Per monitorare la reale riserva di glicogeno e poter validare con precisione le strategie di carico di carboidrati, il Team UAE sfrutta un’analisi muscolare con tecnologia a ultrasuoni non invasiva.

Il ripristino del glicogeno non è quindi lasciato al caso, ma è il risultato di una strategia costruita nei dettagli, che tiene conto non solo delle quantità, ma anche delle tempistiche, della tolleranza individuale, delle richieste specifiche in base al percorso e al ruolo ricoperto dall’atleta in gara. 

Pogacar, Matxin, UAE
L’intervento di Gorka Prieto ha fatto capire come lo stesso recupero post gara o allenamento faccia parte della performance (foto Fizza)
Pogacar, Matxin, UAE
L’intervento di Gorka Prieto ha fatto capire come lo stesso recupero post gara o allenamento faccia parte della performance (foto Fizza)

Osservare da vicino questi approcci offre uno spaccato estremamente interessante su quanto la nutrizione rappresenti un pilastro imprescindibile per la performance negli sport di endurance. La gestione della finestra di recupero del glicogeno, in particolare, evidenzia come anche le ore successive all’allenamento o alla gara diventino parte integrante della prestazione stessa, in un equilibrio continuo tra fisiologia, metabolismo e strategia.