Lorena Wiebes e Lotte Kopecky: sono loro le punte di questo inizio di stagione per il Team SD Worx-Protime. Sei successi per la campionessa olandese in dieci giorni di gara, mentre per la belga le vittorie sono solamente due, ma su traguardi importanti: Nokere Koerse e Sanremo Women. Tuttavia la formazione belga non conta solamente sulla forza delle sue due leader, infatti la rosa permette di arrivare alla corse con diverse opzioni. Alla guida dell’ammiraglia della SD Worx-Protime, in queste uscite di inizio stagione, abbiamo visto spesso Gian Paolo Mondini.
Il diesse, che da un anno lavora con la SD Worx dopo essere stato per quattordici anni uomo Specialized, ha preso le misure e capito i meccanismi alle spalle dello squadrone belga, che dopo la vittoria di Sanremo punta al Nord e al pavé.
Lotte Kopecky in questa prima parte di stagione ha ottenuto due vittorie: la prima alla Nokere KoerseTre giorni dopo è arrivata invece la firma sulla Sanremo Women: 2ª vittoria della SD Worx in due stagioniLotte Kopecky in questa prima parte di stagione ha ottenuto due vittorie: la prima alla Nokere KoerseTre giorni dopo è arrivata invece la firma sulla Sanremo Women: 2ª vittoria della SD Worx in due stagioni
Manca poco alle Classiche del Nord, a Fiandre e Roubaix vedremo ancora Kopecky e Wiebes a dividersi il ruolo di capitane?
Assolutamente, anche perché arrivano da due percorsi di avvicinamento molto diversi, ma al momento mi sento di dire che sono sulla stessa lunghezza d’onda. Kopecky aveva bisogno di correre e con Nokere e Sanremo ha trovato il colpo di pedale giusto. Mentre Wiebes si è dimostrata una delle velociste più forti in gruppo (forse la più forte, ndr).
Due pedine importanti per gestire la corsa…
Rispetto alle prime uscite stagionali, Fiandre e Roubaix sono corse molto più aperte, contano molto le variabili esterne e le dinamiche di gara. C’è da tenere in considerazione il meteo, l’andamento della corsa e tanto altro. Sarà importante stare davanti e capire come muoversi in base ai momenti.
Lorena Wiebes dopo le volate di inizio 2026 è arrivata in forma anche nelle classiche del pavé Alla In Flanders Field uno sprint di forza per la campionessa olandese della SD WorxLorena Wiebes dopo le volate di inizio 2026 è arrivata in forma anche nelle classiche del pavé Alla In Flanders Field uno sprint di forza per la campionessa olandese della SD Worx
Kopecky arriva al Fiandre da vincitrice uscente, come la vedi quest’anno?
Ha fatto l’avvicinamento che ci eravamo prefissati, correndo bene e crescendo in termini di condizione. Al Binda si è difesa egregiamente, mentre alla Nokere ha vinto, così come alla Sanremo. Allo stesso modo Wiebes arriva dal terzo posto alla Roubaix del 2025. Insomma, le carte da giocarci le abbiamo.
Senza dimenticarci di Blanka Vas, che sta andando bene.
E’ sempre meglio avere più carte al Nord. Se Blanka Vas riesce a stare davanti nelle salite, mette in difficoltà le avversarie, perché è forte anchein volata. Inoltre la sua presenza nel gruppo di testa permette alle altre compagne di attaccare, per noi il suo è un profilo molto importante.
Blanka Vas sarà una pedina importante per il team SD WorkxBlanka Vas sarà una pedina importante per il team SD Workx
In questo inizio di stagione abbiamo visto una grande Anna Van Der Breggen…
Lei tornerà a correre nelle Ardenne, in questo momento si trova in altura e farà un periodo di preparazione in vista di Amstel, Freccia e Liegi, per poi andare alla Vuelta Espana Femenina. Alla Liegi correrà anche Kopecky, è una gara che le piace molto, dove lo scorso anno ha fatto quinta. Senza dimenticare che in squadra abbiamo anche Mischa (Bredewold, ndr) che nel 2025 ha vinto l’Amstel e ha fatto buoni piazzamenti nelle Fiandre.
Van Der Breggen che programma farà?
Con il fatto che il Giro d’Italia Women ha cambiato date, anticipando la partenza di una settimana, ci siamo trovati a fare dei cambiamenti. Dovremo capire se tra Vuelta e Giro ci sarà modo di tornare in altura per fare un richiamo di preparazione. Ma mi sembra difficile. La certezza è che Anna rimane per correre tutti e tre i Grandi Giri.
Anna Van Der Breggen tornerà a correre alle Ardenne dopo un periodo in altura per preparare l’approccio ai Grandi GiriAnna Van Der Breggen tornerà a correre alle Ardenne dopo un periodo in altura per preparare l’approccio ai Grandi Giri
Come lo scorso anno.
Esatto, chiaramente dopo una stagione di rodaggio dovrebbe essere più agevolata e speriamo di vederla protagonista. Tre stagioni di pausa (dal 2022 al 2024, ndr) sono tante, quindi serviva sicuramente un periodo di adattamento.
Un incastro possibile quello dei tre Grandi Giri?
Sì, anche perché in campo femminile parliamo comunque di corse di una settimana o poco più. Ripeto: dobbiamo decidere come gestire il periodo tra Vuelta Femenina e Giro Women. Per il resto, a luglio Van Der Breggen sarà in altura per preparare il Tour. Lei è un’atleta dotata di grande recupero, aspetto che le permette di dare il massimo anche dopo tanti giorni di gara.
MASSA MARITTIMA (GR) – Dopo aver vestito la Tudor Pro Cycling, Assos è diventato partner tecnico del Team EF-Easy Post, un accordo che non è passato inosservato a nessuno, agli operatori del settore, tanto quanto a molti appassionati. Assos rappresenta da sempre un punto di arrivo nell’ambito dei capi tecnici, ma anche fedele alla tradizione e quell’accostamento (identificativo) con la Svizzera.
Dal Team Tudor al Team EF-Easy Post, dall’eleganza e lo stile in bianco e nero, ad una squadra che ha fatto dell’immagine, della stravaganza e del “fuori dagli schemi” un punto di forza. Abbiamo raccolto parallelamente le risposte di Claire Deschamps e Luca Zanasca, rispettivamente responsabile marketing global e manager sviluppo di Assos.
Al fianco di EF-Easy Post, una svolta epocale per AssosAl fianco di EF-Easy Post, una svolta epocale per Assos
Come nasce l’accordo tra Assos ed il Team EF-Easy Post?
Il contratto con il Team Tudor era in scadenza. Come Assos avevamo l’opportunità di rinnovare, ma per noi era anche necessario dare una sferzata, un cambio di rotta strategico, principalmente in termini di immagine. EF-Easy Post cercava un partner tecnico di livello, tanto tecnologico, quanto votato alla crescita e all’innovazione. La collaborazione nasce in questo modo, un’ottima opportunità per entrambi i player.
Un accordo che visto dall’esterno è stato come un terremoto…
Anche in Assos ci siamo resi conto di questo, abbiamo avuto la percezione proprio di un terremoto. Il Team Tudor è un team svizzero, serio e lineare, in un certo senso come è da sempre Assos e questa virata forse era inaspettata. Comunque sì, per noi è una svolta importante. Era necessaria, perché nella logica di un mercato che cambia ed evolve, è necessario andare verso un’utenza, una fetta di consumatori dove Assos è sempre arrivata poco. In molti l’hanno definito un cambiamento di hype.
Claire Deschamps è la responsabile marketing global di Assos (foto @Roofowler BCA)Claire Deschamps è la responsabile marketing global di Assos (foto @Roofowler BCA)
Un ingresso difficile in un team non svizzero?
No, forti anche di un biglietto da visita molto positivo che Assos si è creata in gruppo. I corridori tra loro parlano molto, anche se di team diversi. Il nostro arrivo in EF è stato percepito in modo estremamente positivo, questo ci ha aiutato.
Esiste un fattore, o più di uno che vi ha portato nella direzione di EF?
L’immagine che il team trasmette all’esterno: fresca, innovativa, ambiziosa, comunque tecnologica. Non in secondo piano per noi era importante affrontare anche la categoria del ciclismo femminile. Il team perfetto. Una visione ampia con le due compagini, maschile e femminile, che sono alla pari.
Luca Zanasca, corridore fino al 2016, è il responsabile sviluppo in AssosLuca Zanasca, corridore fino al 2016, è il responsabile sviluppo in Assos
World Tour maschile e femminile fa rima con investimenti importanti. Ne vale la pena?
Sì, ne vale la pena ed i fattori da considerare sono diversi. Lasciando da parte l’esposizione mediatica, l’immagine, aspetto già menzionato, un team World Tour ti spinge sempre al limite ed oltre nella ricerca. La stessa ricerca è utilizzata per i capi delle collezioni top, ma a cascata viene usata anche per le categorie più in basso nella scala dei valori, che non esisterebbero senza la top level.
Quindi le tecnologie non sono esclusivamente uno strumento di marketing?
Decisamente no, oggi c’è un lavoro enorme che viene fatto dietro le quinte ed in fasi diverse. Un esempio: andare in galleria del vento con il team e sviluppare in parallelo dei body con caratteristiche diverse, per corridori differenti, non è uno strumento di marketing, è prima di tutto ricerca. C’è la costruzione di un valore tangibile.
Investimenti enormi e ricerca su forme e tessuti di nuova generazioneInvestimenti enormi e ricerca su forme e tessuti di nuova generazione
Cosa vi ha colpito del team?
L’organizzazione. Oggi come oggi un team che orbita nel WorldTour è un’azienda, ma ogni sodalizio ha le proprie peculiarità. In EF ognuno ha un ruolo ben definito ed è incredibile quanto sia trainante la compagine femminile. C’è anche un approccio molto costruttivo da parte di tutti.
Sono arrivate richieste particolari?
In generale c’è un focus parallelo che tiene conto della performance, che però non vuole sacrificare l’immagine. Sotto il profilo tecnico, ad Assos è stato chiesto di fornire capi aero concept, con effetto cooling, confortevoli e ovviamente capi tecnici per la protezione contro gli elementi come pioggia e freddo. Il know-how di Assos non ha avuto paura di queste richieste. Diciamo che il punto che fa la differenza è il comfort, fattore che in passato era menzionato poco o nulla.
I nuovi capi vengono presentati al team corredati di numeri, analisi, dati (foto @Roofowler BCA)I nuovi capi vengono presentati al team corredati di numeri, analisi, dati (foto @Roofowler BCA)
Ci sono atleti deputati allo sviluppo dei capi?
Ci sono dei veri e propri gruppi di lavoro, parte maschile e quella femminile, ma è il team ad organizzare tutto, poi è facile immaginare che i feedback possono arrivare da ogni singolo atleta.
Il team ha formulato un vero e proprio ordine ad Assos?
Sì, la squadra compila un order form con i quantitativi. Noi come Assos abbiamo chiesto i numeri della fornitura dello sponsor precedente, giusto per avere dei riferimenti.
Solo numeri o anche capi del vostro competitor?
Anche i capi tecnici.
Alaphilippe e Valgren: il primo ora vestito Sportful dopo due anni con Assos, il secondo che veste da quest’anno i capi del brand svizzeroAlaphilippe e Valgren: il primo ora vestito Sportful dopo due anni con Assos, il secondo che veste da quest’anno i capi del brand svizzero
Quanti indumenti avete fornito, al netto di prototipi ed indumenti in fase di studio?
Per ogni atleta, uomo e donna, sono state fornite 10 jersey estive e 8 salopette. Ogni corridore ha in dotazione i body, diversi per numero e caratteristiche. Il body per il velocista è differente da quello fornito allo scalatore, così anche per il cronoman. Sui capi di protezione e sui materiali per il training c’è un focus più concentrato, significa numeri ridotti. Non ci fermiamo mai, perché stiamo lavorando sui capi 2027.
Alla scorsa Milano-Sanremo abbiamo visto in azione un’importante novità a livello tecnico tra le file della UAE Team Emirates XRG: la monocorona. Lo scorso anno Pogacar perse, se non proprio la Roubaix, di certo la possibilità di giocarsela fino alla fine con Van Der Poelproprio a causa di un problema alla catena in seguito alla scivolata, altrimenti di per sé innocua. Incidente che non sarebbe accaduto se già allora avesse avuto questa soluzione sulla propria bici.
All’indomani della (tanto sospirata) vittoria alla Classicissima, abbiamo contattato Alberto Chiesa, capo meccanico della squadra emiratina, per farci raccontare dall’interno come sia nata questa scelta tecnica e quando e quanto verrà usata in futuro.
Alberto Chiesa, capo meccanico del UAE Team Emirates, con Tadej PogacarAlberto Chiesa, capo meccanico del UAE Team Emirates, con Tadej Pogacar
Alberto, prima gara di Pogacar con la monocorona e subito una vittoria pesantissima…
Avevo già vinto la Sanremo con Simon Gerrans nel 2012, ai tempi del team GreenEDGE. Ma questa è una soddisfazione diversa, più bella. Qui Pogacar è caduto, si è rialzato ed è comunque riuscito a fare quello che ha fatto. La fortuna è che aveva la monocorona e nell’incidente non è caduta la catena, se avesse avuto la doppia, la sua gara sarebbe finita lì.
Arriviamo subito al dunque allora. Quando avete scelto la corona singola?
Abbiamo iniziato a svilupparla l’anno scorso su richiesta di Tadej e l’abbiamo usata in qualche corsa piatta con alcuni corridori, ma mai con lui. Il cambiamento radicale c’è stato quest’anno al UAE Tour, quando Del Toro ha vinto la prima tappa utilizzando la monocorona. Poi Pogacar l’ha montata nei suoi test prima delle la Sanremo e lì è stata presa la decisione finale. A quel punto anche tutti gli altri corridori hanno scelto quella soluzione.
Pogacar ha così tanto potere in squadra?
Quando il leader fa una scelta, gli altri lo seguono, perché avevano capito che era la strada giusta. Diciamo che lui è abbastanza influente su questo tipo di decisioni.
Pogacar ha scelto la monocorona per la Sanremo e tutti i suoi compagni l’hanno seguitoPogacar ha scelto la monocorona per la Sanremo e tutti i suoi compagni l’hanno seguito
A livello tecnico quali sono i vantaggi rispetto alla doppia corona?
Principalmente il fatto di non avere il deragliatore, una cosa in meno che può dare problemi. Per quanto riguarda il peso invece siamo lì, su una corsa del genere è trascurabile. Con la doppia magari schiacci il pulsante per sbaglio e ti cade la catena.
Aspetti negativi invece?
Attualmente non ne vedo. Certo non si può usare in ogni gara, ma per quelle senza troppo dislivello attualmente per noi è la scelta migliore.
Monocorona che però, almeno per ora, non è prodotto dal vostro fornitore tecnico ufficiale…
Shimano non lo fa, quindi fino a quando non lo avrà in catalogo possiamo usare il materiale di Carbon-Ti. Immagino che a breve arriverà anche Shimano con quest’opzione, ma ancora non si sa nulla di ufficiale.
Carbon-Ti è un’azienda italiana scelta dalla UAE Emirates per le sue personalizzazioni in carbonioCarbon-Ti è un’azienda italiana scelta dalla UAE Emirates per le sue personalizzazioni in carbonio
State studiando qualche altra novità per le prossime Monumento, ad iniziare dal Fiandre?
Credo che correremo il Fiandre con la doppia e la Roubaix con il monocorona. Ma le variabili sono molte e alla fine decidono sempre i corridori. La scelta poi dipende tanto dal meteo, se c’è vento contro oppure o no, perché questo aumenta il dispendio energetico e di conseguenza la doppia, in una corsa dura come il Fiandre, può tornare utile. Per il Fiandre poi stiamo lavorando su due diversi set-up del telaio.
Cioè?
Per ora non posso dire di più su questo aspetto…
Fingeremo di accontentarci. Per quanto riguarda i rapporti posteriori invece la scelta è già stata fatta?
Sicuramente 11-34 al Fiandre e 11-30 alla Roubaix. Poi appunto c’è da vedere se monocorona da 54, perché lì ci sono solo dentature pari, o con la doppia 55-40 o 55-42.
L’anno scorso Pogacar perse l’occasione di giocarsi la Roubaix per la caduta della catena dopo una scivolata. Con la monocorona andrà meglio?L’anno scorso Pogacar perse l’occasione di giocarsi la Roubaix per la caduta della catena dopo una scivolata. Con la monocorona andrà meglio?
Quindi, immaginiamo, doppia anche per la Liegi?
Direi di sì, però non si sa mai. Perché alla fine decide sempre lui. Noi possiamo dare consigli secondo la nostra esperienza, ma l’ultima parola resta sempre al corridore. Perciò non escludo mai niente a priori, come dicevo prima le variabili da tenere in considerazione sono molte e alcune le puoi sapere solo a ridosso della gara. Due giorni prima i ragazzi provano il set-up e poi si può modificare fino alla sera prima della partenza. Noi comunque abbiamo sempre tutte le opzioni disponibili per far loro affrontare al meglio ogni percorso in ogni condizione.
Ultima domanda: il futuro è già segnato? Nel senso che tra uno o due anni vedremo in gruppo solo bici con la monocorona, allo stesso modo in cui ora in gruppo vediamo solo freni a disco?
Non credo, perché almeno per ora la mono è abbastanza vincolante. E’ vero che in termini di sviluppo metrico ormai non c’è differenza, però poi c’è da tenere conto del peso del pacco pignoni, e certe tappe dure non puoi farle in quella modalità. Vedremo come sarà l’evoluzione, ma credo che le due opzioni debbano continuare ad esistere.
Pippo Ganna centra a Waregem la prima vittoria in una classica del Nord, la prima in una corsa di un giorno. Come nell’ultima strappata di un inseguimento individuale (solo che stavolta sotto le ruote c’erano muri e tratti in pavé), quando è uscito dall’ultima curva, il piemontese ha cambiato ritmo. Ha visto Van Aert e si è lanciato nella scia. Lo ha preso e lo ha saltato a doppia velocità a capo di una volata lunghissima, quasi una fucilata, mentre l’altro per l’ennesima volta si è ingobbito sul manubrio.
Finora per Filippo c’erano state cronometro e tappe: 31 cronometro, 2 classifiche generali, 6 tappe. Per vederlo vincitore di una prova in linea si deve tornare alla Roubaix U23 del 2016, quando era ancora U23 con la maglia della Colpack. La Dwars door Vlaanderen dà spessore ai due podi di Sanremo, al terzo di Harelbeke nel 2025, all’ottavo dell’ultimo Fiandre e il sesto della Roubaix 2023. Queste sono le sue strade e ha detto bene Trentin di recente sulla necessità di farne seriamente un obiettivo.
Un podio di giganti: Van Aert è alto 1,90 per 78 chili; Ganna 1,93 per 83 chili; per finire Waerenskjold che arriva a 1,95 per 92 chiliUn podio di giganti: Van Aert è alto 1,90 per 78 chili; Ganna 1,93 per 83 chili; per finire Waerenskjold che arriva a 1,95 per 92 chili
Primo nonostante la sfortuna
Se Waregem era un test in vista del Fiandre, ha detto che Van Aert è in crescita e anche Pedersen è sulla via del ritorno. E mentre è rimbalzata la notizia del debutto di Evenepoel (ma non si è ancora capito se sia un pesce d’aprile o un progetto concreto), spiace quasi constatare che vinto oggi, Ganna volerà a casa e tornerà da queste parti fra dieci giorni per la Roubaix. Se però servirà per farlo arrivare forte e cattivo alla sfida del pavé, allora le obiezioni torneranno nel cassetto.
«Oggi la squadra ha fatto un lavoro straordinario per me – ha detto Pippo dopo aver abbracciato e ringraziato i compagni – e mi ha dato un supporto enorme. Alla fine, ho cercato di ripagare tutto il loro sostegno con una vittoria fantastica. Wout (Van Aert, ndr) ha fatto una prestazione impressionante e raggiungerlo non è stato facile, ma le mie gambe mi hanno portato al traguardo ed è una vittoria incredibile per me».
Rottura della ruota davanti e poi del manubrio, ma Ganna non si è perso d’animoRottura della ruota davanti e poi del manubrio, ma Ganna non si è perso d’animo
Van Aert sull’Eikenberg
La corsa si è accesa sull’Eikenberg, dove proprio Van Aert ha sferrato il suo attacco più deciso, ritrovandosi prima in testa con Gregoire e Larsen e poi da solo. Quasi nello stesso momento Ganna è stato rallentato da un problema meccanico, ma è rientrato rapidamente in gruppo. Quando poi ha intuito che fosse arrivato il momento giusto, ha attaccato di nuovo a 6 chilometri dal traguardo, con una serie di scatti da togliere il fiato. Negli ultimi due, ha ripreso Vermeersch e ha proseguito verso l’ultimo chilometro.
«E’ stata una fatica enorme – riprende Ganna – e ho cominciato a crederci all’ultima curva. Il gruppo alle mie spalle stava inseguendo molto forte e pensavo che mi avrebbero raggiunto, ma sono davvero felice e spero che sia di buon auspicio per la squadra in vista delle prossime gare. Sono stato un po’ sfortunato nella prima parte. Prima ho rotto la ruota anteriore e ho dovuto cambiare bici. Poi il manubrio in un tratto di pavé e ho dovuto cambiarla ancora: spero che la sfortuna sia finita qui. Questa è una delle mie vittorie più importanti, soprattutto qui nell’università del ciclismo».
Van Aert è in condizione e si è capito, ma il traguardo di Waregem resta stregato per luiVan Aert è in condizione e si è capito, ma il traguardo di Waregem resta stregato per lui
Wout guarda al Fiandre
Van Aert l’ha presa con spirito. Lo scorso anno sullo stesso traguardo fu ugualmente secondo, ma il piazzamento fu vissuto come una sorta di dramma, con la Visma Lease a Bike in superiorità numerica e la vittoria infine centrata da Neilson Powless.
«Sarebbe stato bello – ha sorriso – se il traguardo fosse stato 150 metri prima. Ho provato di tutto per vincere, a partire da quando mi sono ritrovato in testa dopo l’Eikenberg. Gregoire e Larsen erano dei buoni compagni di fuga, ma la velocità calava e ho dovuto attaccare. Pensavo di avere ancora abbastanza margine per farcela, ma quando dopo l’ultima curva ho visto Ganna e la sua ruota accanto a me, ho capito che era finita».
Anche il decimo posto di Pedersen è un segnale interessante in vista del FiandreAnche il decimo posto di Pedersen è un segnale interessante in vista del Fiandre
«E’ frustrante essere arrivati così vicini alla vittoria – prosegue Van Aert – soprattutto perché ho sentito a lungo di essere il migliore. All’ingresso dell’ultima curva, pensavo ancora di poter vincere e questo conferma le mie buone sensazioni. Cosa farò ora? Il meno possibile fino a domenica per ricaricare le energie. Sono pronto per il Fiandre, non vedo l’ora».
Finalmente un’altra classica che parla italiano, dopo la Parigi-Tours di Trentin dello scorso anno. E se è vero, come Ganna ha raccontato alla Tirreno-Adriatico, che la sua preparazione è stata diversa per arrivare più avanti con una condizione migliore, allora forse proprio la Roubaix potrebbe trasformarsi in un interessante momento della verità. Il testimone di Colbrelli aspetta ancora di essere raccolto.
Insieme a Edoardo Affini riviviamo la vittoria di Van Aert alla Roubaix, una rincorsa durata otto anni (di cui sei vissuti insieme) ma il lavoro non finisce qui
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Un destino segnato? Forse, ma la bravura sta anche nel saperlo modellare. Celia Gery difficilmente avrebbe potuto fare qualcosa di diverso da quello che fa: correre in bicicletta. Ha iniziato a 8 anni, seguendo le orme di papà Pascal e di suo fratello Loris, che corre nello SCO Digione. Ma corrono anche la sua gemella Evan e sua sorella Perrine, nel VC Rambertois. Il nome Gery compare spesso negli ordini di partenza delle gare francesi. Ma a Celia non basta correre, lei vuole vincere. E lo fa spesso…
La Gery, qui all’Appennino, è nata il 4 gennaio 2006 a Talencieux, nell’ArdecheLa Gery, qui all’Appennino, è nata il 4 gennaio 2006 a Talencieux, nell’Ardeche
Due discipline amate allo stesso modo
Alla Gery piace il suo lavoro, è sempre piaciuto. Ha iniziato nell’offroad, all’AS Peaugres, correva in mountain bike e nel ciclocross, ma la prima ben presto l’ha messa da parte, quando ormai aveva appreso le giuste nozioni di guida, per dedicarsi alla strada, al ciclismo che conta e che vale una professione. Ma il ciclocross, quello non l’ha mai mollato: «Non chiedetemi di scegliere, non potrei farlo – ha dichiarato un giorno ai giornalisti sulla solita domanda di qual era il suo vero amore – amo entrambe le discipline in egual modo, anche se, a essere sinceri, il mio grande sogno è conquistare il titolo mondiale fra le elite del ciclocross».
I giornalisti. Celia non li ama molto, questo va detto. Le interviste la mettono a disagio, si sente sotto pressione molto più di quando è in sella, in un grande evento. Alcuni articoli usciti in passato non le sono piaciuti e anche quando è nella zona mista, nei grandi eventi dove la vittoria ha in questo senso un prezzo da pagare, fatica a rispondere. Un po’ per timidezza endemica, un po’ perché l’afflusso dei media per lei è pesante.
La Gery vanta nel ciclocross 2 titoli mondiali e 3 europei di categoria. E’ campionessa nazionale eliteLa Gery vanta nel ciclocross 2 titoli mondiali e 3 europei di categoria. E’ campionessa nazionale elite
In bici diventa una furia…
Vorrebbe passare invisibile, sotto silenzio, ma non è così facile quando collezioni maglie titolate una dopo l’altra e vinci corse in serie come tre tappe al Tour de l’Avenir oppure dai scacco matto a tutte ai mondiali in Rwanda, con l’aiuto delle sole due compagne di squadra inviate così lontano, senza neanche troppe illusioni. Nel descriverla, la miglior fotografia arriva dalla sua ex allenatrice Camille Chauvrin: «Una leonessa in bici, ma timida appena scesa». Ma quella timidezza non deve trarre in inganno perché nasconde una forza d’animo clamorosa e lo hanno capito molto presto, nel suo Paese.
Sin da quel giorno del 2024. Campionato francese juniores, la Gery è in fuga con Amandine Muller. Mancano 31 chilometri al traguardo, una vettura della carovana si muove senza la dovuta avvedutezza. Un urto, le due ragazze sono a terra. Celia neanche sta a pensare ai danni, alle botte. Vuole solo una bici per ripartire e quando lo fa, è una furia. Va a velocità doppia, le riprende tutte, vincerà con 3 minuti di vantaggio su tutte. Sinceramente, non vi ricorda qualcuno?…
In Rwanda ha sfruttato al meglio il lavoro della Bunel, vincendo pur con sole 2 compagne in garaLa Gery sul podio mondiale 2025, con la Chladonova sua rivale anche nel ciclocrossIn Rwanda ha sfruttato al meglio il lavoro della Bunel, vincendo pur con sole 2 compagne in garaLa Gery sul podio mondiale 2025, con la Chladonova sua rivale anche nel ciclocross
Neanche il dolore è riiscito a fermarla
Oppure quell’altro giorno. Ciclocross, Coupe de France a Pierric, dove la Gery vince nonostante una frattura al polso. Perché per lei è così, il dolore? Un ostacolo da superare, da non ascoltare, se c’è altro, così tanto altro in gioco: «Il ciclismo è stato la mia passione sin da subito, mi ha permesso di essere davvero me stessa. Fatico molto di più a stare ferma al banco di scuola che a farmi oltre 100 chilometri pedalando, è sempre stato così…».
Per questo non le pesa essere sempre sul pezzo. Tra ciclocross e strada, praticamente non si ferma mai. Il suo 2026 è iniziato con una grande sorpresa, la vittoria forse più inaspettata per lei, quella al campionato francese di ciclocross, gareggiando fra le elite, dando una severa lezione a una specialista di primo piano come Amandine Fouquenet, grande favorita della vigilia, staccata di 33” ricavati grazie alla sua pulizia nella guida perché i numeri dicono che la velocità era la stessa. All’arrivo il suo sguardo diceva tutto: «Mi sono sorpresa da sola” raccontava al suo entourage.
Al Tour de l’Avenir la Gery aveva vinto 3 tappe, finendo settima, dopo aver corso anche il Giro donneAl Tour de l’Avenir la Gery aveva vinto 3 tappe, finendo settima, dopo aver corso anche il Giro donne
A scuola dalla Vollering
Neanche il tempo di archiviare il bronzo mondiale U23, una medaglia con un fondo amaro, che si è tuffata nella stagione su strada e lo ha fatto senza paura, cogliendo subito una Top 10 ma soprattutto risultando protagonista in tutte le prove, soprattutto quelle WorldTour, anche al Giro dell’Appennino dove anzi il suo 4° posto nella volata vinta dalla Persico non appaga le sue ambizioni. Ora ha tutte le classiche nel mirino.
«Parto per la campagna del Nord con delle idee – ha affermato – ma non mi pongo troppi obiettivi se non dare sempre il meglio di me stessa. Quel che conta per me è il feeling con la FDJ-Suez che è ottimo. Ho in squadra un esempio come Demi Vollering e posso imparare molto da lei, anzi mi aiuta anche con l’inglese: all’inizio faticavo molto ma ora va sempre meglio e riesco a esprimermi».
Domenica la francese sarà in gara al Giro delle Fiandre, vinto nella sua versione per juniores nel 2023Domenica la francese sarà in gara al Giro delle Fiandre, vinto nella sua versione per juniores nel 2023
Barra puntata sul 2028 e l’America…
Il suo modello però è tutto tricolore, quella Pauline Ferrand Prevot della quale vuole ripercorrere le gesta, magari raccoglierne l’eredità a Los Angeles 2028 a cui non fa mistero di puntare con decisione, come anche al Tour de France: «Ma per poterlo fare devo crescere molto a cronometro. Il ciclocross mi ha reso più pungente, battagliera, ma devo migliorare in altre caratteristiche come ad esempio la resistenza alla velocità nelle corse contro il tempo. Ora faccio fatica a gestire quello sforzo che in una grande corsa a tappe ha un peso non indifferente. Ma datemi tempo, solo quello». E considerando i suoi 20 anni da poco compiuti, ne ha tutto il diritto…
Terzo alla Milano-Sanremo, secondo alla In Flanders Fields, Wout van Aert sta tornando. Qualcuno lo aveva persino schernito sui social quando, alla vigilia della Classicissima, lui stesso disse di essere lì per giocarsela con Tadej Pogacare Mathieu van der Poel. Ma come era possibile? Quei due avevano vinto tutti i Monumenti degli ultimi anni e lui arrancava… E invece alla fine non c’è andato lontano.
E se anche un coach esperto come Pino Toni, prima ancora della corsa, ha detto: «Guardate che Van Aert andrà forte», allora davvero è lecito pensare che l’asso della Visma-Lease a Bike si sia definitivamente ripreso.
A fare il punto della situazione ci aiuta, come spesso capita, Edoardo Affini, uno dei fedelissimi di Wout. Affini è uno da Nord, uomo da Classiche, uno di quelli che un team mette in pista quando servono i cavalli pesanti. Ma soprattutto è ormai un veterano della Visma e come pochi altri conosce Van Aert.
Edoardo Affini (classe 1996) è ormai una certezza della Visma per il Nord e non soloEdoardo Affini (classe 1996) è ormai una certezza della Visma per il Nord e non solo
Innanzitutto, Edoardo, come stai tu e come sta andando?
Io sto abbastanza bene, direi. Ho fatto Parigi-Nizza, Sanremo e poi appunto siamo venuti qua per cominciare questa settimana di Classiche. Tra l’altro, giusto l’altro ieri ho “vinto” un pass per la Dwars door Vlaanderen di oggi, che non dovevo fare. Ma Timo Kielich è caduto alla In Flanders Fields. Si è rotto la clavicola e, visto che io ero già qui, è toccato a me!
Come ti sembra, per voi della Visma, questo primo scorcio di stagione?
Direi che come squadra ci stiamo comportando abbastanza bene. Se guardiamo i risultati, bene o male siamo piazzati più o meno in tutte le corse che abbiamo fatto, sia con Wout ma anche con gli altri ragazzi. Siamo partiti col piede giusto. Poi vediamo oggi (la gara parte alle 12,09 da Roeselare e arriva a Waregem, ndr) e ovviamente gli appuntamenti più importanti: Giro delle Fiandre e Parigi-Roubaix.
Abbiamo rivisto un buon Van Aert, cosa ci dici di lui Edoardo? Come lo vedi dopo tanti anni che lo conosci?
Bene. Siamo stati in ritiro assieme a Sierra Nevada, eravamo proprio in appartamento io e lui. Si vedeva che stava lavorando bene, che era in forma. Soprattutto mi è parso determinato. Poi purtroppo prima dell’Omloop Het Nieuwsblad è stato male: ha preso un virus intestinale che l’ha buttato un po’ a terra ed è stato un peccato. Però è stato bravo alla Tirreno-Adriatico. E’ andato lì cercando di ricostruire la condizione. Da quello che ho capito, vedendo gli highlights delle tappe, siamo andati anche con fiducia alla Sanremo.
L’ordine d’arrivo della Sanremo: Pogacar, Pidcock e Van Aert. Wout mancava dal podio di una Monumento dalla Roubaix 2023L’ordine d’arrivo della Sanremo: Pogacar, Pidcock e Van Aert. Wout mancava dal podio di una Monumento dalla Roubaix 2023
Raccontaci un po’ della Classicissima…
Peccato per la caduta. E il cambio bici, perché alla fine il problema grosso è stato che hanno dovuto cambiare bici sia lui sia Matteo Jorgenson. Ed è stato lì che abbiamo perso tanto tempo. Quello che ha dimostrato alla Sanremo, tornando sotto, stringendo i denti sul Poggio e poi attaccando nel finale, è stato un bel segnale. Un segnale importante anche di testa.
Insomma, quando ha fatto quella dichiarazione, che appunto a Sanremo se la sarebbe giocata, è perché il campione si conosce. Aveva fiutato una gamba importante…
Di certo nella caduta lui ha perso più terreno di Pogacar e Van der Poel, poi da lì a dire che sarebbe restato con loro è difficile. Sono situazioni che non puoi prevedere, non è matematica. Quel che è certo è che dalla caduta fino a quando l’ho riportato, assieme ai compagni, sotto alla Cipressa ha dovuto spingere forte. Vero che era a ruota, ma si volava e certi sforzi non sono gratis. Poi anche tornare sotto sulla Cipressa stessa, fare la discesa a tutta, riportarsi sul gruppo sull’Aurelia… non ha avuto neanche tempo di rifiatare che già era sul Poggio.
Insomma un finale caotico, duro e comunque è venuto via dalla Liguria con un podio che sa di speranza. E invece lassù che sensazioni ci sono, Edoardo? Qual è l’atmosfera anche mediatica attorno a Van Aert?
Quassù Wout è un vero idolo. Cominciano a parlarne già nelle settimane prima: di cosa saranno le Classiche, del duello. Prima erano solo loro due, Van der Poel e Van Aert, negli ultimi anni si è aggiunto anche Pogacar. E io direi che si può inserire tranquillamente anche Mads Pedersen, perché è un altro calibro molto grosso.
L’amore per Van Aert è sempre stato fortissimo in Belgio, ma adesso i tifosi sono tornati a fremereL’amore per Van Aert è sempre stato fortissimo in Belgio, ma adesso i tifosi sono tornati a fremere
Però queste sue belle prestazioni hanno risvegliato un po’ gli animi?
Direi di sì. Penso che certe azioni abbiano dato fiducia prima di tutto a Wout stesso. E ovviamente anche al pubblico sulle strade o a casa. Qui, la sera, nei vari talk show che fanno in televisione si parla del Fiandre. Da noi è impensabile. E se Wout dovesse vincere una di queste corse, sarebbero davvero tutti contenti. Quassù Van Aert è al pari di un giocatore della nostra Serie A.
Edoardo, tu che lo conosci da tanti anni, ti sei accorto in queste ultime corse che qualcosa era cambiato? Parliamo proprio in gara…
L’ho rivisto bello deciso, anche con noi compagni. Era più chiaro nelle indicazioni, nelle richieste. Più motivato non direi, perché lui lo è sempre stato e perché, nonostante tutto, è sempre un leader. Anzi, il leader. Però nelle ultime uscite lo vedi che è un filino più convinto. Sicuramente è un circolo virtuoso: fa delle belle prestazioni, si carica e via così.
Anche perché poi quello che gli mancava alla fine erano un po’ di risposte, dopo tutte le sfortune degli ultimi anni. Contestualmente vanno tutti fortissimo e ci vuole un attimo a perdere un po’ di fiducia, anche se ti chiami Van Aert…
Ormai il livello è talmente alto che è così. E’ alto non solo nei migliori, ma è elevatissimo il livello generale del gruppo, dei gregari. Si sposta tutto sempre di più verso l’alto e ci sono sempre meno margini di errore o percentuali di forma che mancano.
Edoardo scorterà Van Aert anche alla RoubaixEdoardo scorterà Van Aert anche alla Roubaix
Tu per esempio stai migliorando i tuoi valori nel corso degli anni?
Abbastanza. Non tutti gli anni sono uguali, però se prendiamo il riferimento da quando sono passato professionista nel 2019 ad adesso, il miglioramento è stato abbastanza importante e costante. Il problema è che migliorano tutti e quindi, se per una stagione non lo fai, resti indietro, perdi tempo.
Ed è quello che ha intralciato Van Aert in questi ultimi anni. Oggi invece come affronterà la Dwars door Vlaanderen? In vista del Fiandre si correrà un po’ al risparmio?
Risparmio di cosa?! Credo si provi a portare a casa la corsa. Anche perché qui di corse tranquille non ne esistono più.
LODI (LO) – Cesare Benedetti è alla sua seconda stagione in ammiraglia della Red Bull-BORA-hansgrohe, anche se il debutto ufficiale era arrivato a pochi mesi dal ritiro dalle corse, nel 2024. Qualche esperienza per prendere le misure e poi lanciarsi in questa avventura, che lo ha tenuto nel mondo del ciclismo ma guardandolo da un’altra prospettiva. Può sembrare banale, ma quando passi una vita in bici, non è facile scenderne e osservare tutto da un’angolazione differente.
«Nel 2025 ho spaziato dalla categoria under 23 ai professionisti, passando anche da un paio di esperienze con la formazione juniores», ci racconta mentre si prepara tra le ammiraglie per la seconda tappa della Coppi e Bartali. «Ho avuto modo di vedere tutti gli aspetti di questo nuovo mestiere, sia a livello tattico, ma anche logistico e organizzativo».
Cesare Benedetti e alla sua seconda stagione come diesse del team Red Bull-BORA-hansgroheCesare Benedetti e alla sua seconda stagione come diesse del team Red Bull-BORA-hansgrohe
Come definiresti la prima stagione da diesse?
Intensa, anche solo per imparare a usare la strumentazione, computer, file, documenti, presentazioni. Tutte nuove applicazioni e metodi di lavoro che prima non erano nei miei pensieri. Però una volta presa la mano si va sempre più veloci. Quest’anno avrò ancora un bel programma, sarò sempre con under 23 e team WorldTour. Inoltre ci sono corse come questa dove insieme ai pro’ abbiamo corridori della squadra Rookies.
L’approccio con le categorie giovanili è stato facile?
Mi sono dovuto abituare a tante cose, ma soprattutto mi sono dovuto rifare un’idea delle categorie under 23 e juniores. Rispetto a quando ci correvo io, vent’anni fa, si fa tutto in maniera più professionale. E’ stato quasi uno shock, già con gli juniores, perché alla fine si lavora in maniera abbastanza simile al WorldTour.
Lorenzo Finn è in crescita, secondo Benedetti un altro anno nel devo team gli sarà utile per crescere e migliorare ancoraLorenzo Finn è in crescita, secondo Benedetti un altro anno nel devo team gli sarà utile per crescere e migliorare ancora
In cosa vedi certi somiglianze?
I carichi di lavoro sono ancora diversi, ovviamente, anche perché bisogna lasciare ai giovani quel margine di crescita che servirà loro quando passeranno professionisti. Però i ragazzi hanno tante informazioni in più, quindi a livello di approccio tecnico e di conoscenza sono mondi ormai molto vicini.
Hai lavorato tanto con Lorenzo Finn, uno che il talento sembra proprio averlo…
Siamo consapevoli che ci sia una grande dose di talento, ha vinto due mondiali consecutivi in due categorie differenti. Tuttavia allo stesso modo si deve cercare di non metterlo sotto pressione. E’ una cosa che si fa soprattutto per lui, anche perché le cose non vanno sempre bene. Possono capitare dei momenti di difficoltà in cui non gira tutto secondo le aspettative.
Donati ha iniziato alla grande il suo secondo anno alla Red Bull-BORA-hansgrohe, con due vittorie di tappa al Giro di SardegnaDonati ha iniziato alla grande il suo secondo anno alla Red Bull-BORA-hansgrohe, con due vittorie di tappa al Giro di Sardegna
Certi momenti fanno parte della carriera, no?
Assolutamente, quando uno è abituato che gli vengono le cose facili, a livello psicologico, non è facile se ci sono imprevisti o dei periodi in cui si va meno forte di quanto ci si sarebbe aspettati. Lorenzo (Finn, ndr) è un ragazzo molto attento, sia dal punto di vista tecnico che umano.
Che cosa pensi della sua scelta di restare nel devo team?
Avrà comunque modo di correre con i professionisti, come fatto in Sardegna, qui alla Coppi e Bartali e come farà poi al Tour of the Alps. Nel frattempo le gare under 23 gli permetteranno di fare esperienza nel gestire la squadra e i momenti della gara. Correre senza radioline costringe i ragazzi a imparare a comunicare, e questo credo sia parte del processo per abituarsi a diventare leader.
Con il fatto che al Tour de l’Avenir parteciperà con la squadra cambia qualcosa nella preparazione?
Non cambierà molto, perché è vero che nel 2025 aveva corso l’Avenir con la nazionale, ma comunque aveva seguito un programma di avvicinamento fatto da noi. Al momento però ci concentriamo sull’arrivare pronti al Giro Next Gen, che sarà il primo vero obiettivo stagionale.
Alessio Magagnotti, qui nella volata di Massalengo all’ultima Coppi e Bartali, sta facendo diverse esperienze che gli saranno utili in futuroAlessio Magagnotti, qui nella volata di Massalengo all’ultima Coppi e Bartali, sta facendo diverse esperienze che gli saranno utili in futuro
Un altro profilo interessante è quello di Davide Donati…
E’ cresciuto fisicamente, ma già l’anno scorso mentalmente era pronto come corridore. Ha una buonissima visione di corsa e sa dove deve essere al momento giusto. Per cui credo che nelle prossime gare, soprattutto in quelle under 23 potrà dire la sua.
Tra i nuovi c’è Magagnotti, che già si è fatto vedere e si è preso qualche responsabilità.
Ha un carattere molto tranquillo, come molti velocisti. Sicuramente un po’ di pressione la sentirà, può essere normale quando si entra in un devo team, ma al momento lo vedo sereno. Il potenziale c’è, questo sicuramente, ma anche per lui vale il discorso che deve crescere e maturare. Avrà modo di fare una stagione più programmata, aspetto che può permettergli di fare un bel salto di qualità.
Sembrava uno scherzo, invece è vero. Domenico Pozzovivo torna a correre diciotto mesi dopo il Giro di Lombardia del 2024 in cui chiuse la carriera. Chi lo conosce e lo segue su Strava ha sempre saputo che il lucano non si è mai fermato del tutto, ma questo mondo non è capace di curiosità e regala aggettivi ogni volta che qualcuno prova a sovvertirne le regole non scritte. Se tutto va come auspica, Domenico tornerà in gruppo con la Solution Tech-Nippo a partire dal Tour of the Alps.
«Il problema – dice Pozzovivo con la solita ironia – è che tanta gente non sa che nel frattempo la mia vita non si è fermata. Non ero a casa depresso perché volevo tornare a correre. Le mie giornate erano strapiene anche prima di prendere questa decisione. Porterò comunque avanti le attività che ho intrapreso, la mia prerogativa è riuscire a fare tante cose insieme e le manterrò.
«Non mi sono pentito di aver smesso. Da quando è nata Diana, anzi da due mesi prima, non ho mai dormito fuori casa. Ho visto tutti i giorni quello che ha fatto – prosegue Pozzovivo – e i suoi progressi. Mi sono sempre interfacciato con lei da papà a tempo pieno, me la sono davvero goduta. In più, studiando come un pazzo, sono riuscito a prendere una laurea specialistica biennale in un solo anno. Insomma, non rimpiango di aver smesso».
Passato professionista con Reverberi, dal 2013 alla Ag2R fino al 2023 con la Israel, Pozzovivo ha corso nel WorldTourPassato professionista con Reverberi, dal 2013 alla Ag2R fino al 2023 con la Israel, Pozzovivo ha corso nel WorldTour
C’è stato un momento decisivo che ti ha fatto prendere la decisione?
Più che altro è stato un periodo. L’anno scorso l’allenamento non era la prerogativa delle mie giornate e ugualmente, a livello di prestazioni, sono stato tutto l’anno sui massimi livelli che ho mai avuto, anche piùdel miglior Pozzovivo. Ho battuto tanti miei personali ed ero alla finestra, dicendo che prima o poi sarei scoppiato, non sarei andato più avanti e mi sarebbe venuta la nausea della bici.
Invece?
Non è successo. Tutto l’anno ho avuto una bella costanza di rendimento, pur con le mie 16-18 ore a settimana, perché il tempo era il fattore limitante. Dovevo prendermi cura della bambina, andare all’università, nel frattempo ho iniziato a fare il preparatore e quindi avevo veramente poco tempo. Però quando ti si stringono i tempi, studi come ottimizzarlo.
E ci sei riuscito?
Penso di aver fatto la qualità migliore da quando corro. E questo mi ha piano piano fatto balenare nel cervello questa curiosità. Perché non vedere cosa significano su strada questi valori? Ovvio che ci sono anche i contro, si parla di rischi e tutto il resto. Però alla fine potersi gestire un calendario di gare un po’ meno rischiose e adatte alle mie caratteristiche, ha reso la scommessa interessante.
Il fatto di aver allenato Alex Schwatzer, tornato alle gare così avanti, può aver inciso?
Può aver avuto il suo peso, perché Alex è stato l’apripista di ritorni agonistici cui nessuno avrebbe creduto. Il fatto che lui, nonostante ovviamente vicissitudini diverse, abbia avuto la voglia di tornare, ha avuto il suo contributo.
La collaborazione fra Pozzovivo e Scimone è iniziata nel 2005. A destra Valentina, moglie di DomenicoLa collaborazione fra Pozzovivo e Scimone è iniziata nel 2005
In che modo hai trovato squadre?
La prima cosa che ho dovuto fare è stato convincere Raimondo (Scimone, da vent’anni procuratore di Pozzovivo, ndr). All’inizio sembrava una battuta. Gli ho detto: «Visto che l’anno scorso sono andato forte senza grandi sacrifici e divertendomi, perché non prepariamo l’italiano? Faccio solo l’italiano». Però non c’era la formula per farlo da isolato, a volte le idee si scontrano con la realtà. Per cui alla fine ho deciso di tornare a correre. E vediamo cosa produrrà la messa su strada di questo corridore di 43 anni.
Qual è la molla che ti spinge a farlo? Sai che sui social sei stato anche bersaglio di qualche insulto, su Pozzovivo sono state scritte parole forse ingiuste…
Mi spinge soprattutto la curiosità scientifica. L’anno scorso sono stato un po’ alla finestra per capire per quanto tempo riuscissi a mantenere determinate critical power. Da quella curiosità, è nata anche l’idea di vedere a che livello posso essere in un gruppo che ha la metà dei miei anni.
Diciamo che tutto sommato un’esperienza simile l’aveva fatta anche Davide Rebellin, anche se lui non aveva mai interrotto…
Lui è stato il precursore di questo tipo di cose. Ovviamente ci sono sempre delle barriere ideologiche, non so come definirle, di consuetudine, che spingono la gente a pensare che certe cose non si devono fare. Nei commenti c’è scritto “pietoso” e cose del genere, ma alla fine non è così. In tutte le cose della vita ci sono gli estremi, in un senso e nell’altro. C’è chi è maturato estremamente giovane e chi invece è riuscito ad avere una superiore longevità. Le carriere si accorciano, ma ci sono anche le eccezioni che fanno parte della varietà del mondo.
Hai fatto i tuoi tempi migliori in allenamento: non c’è il rischio che in gara cambi tutto, anche alla luce del maggior numero di ore?
Se fossi un giovane mai sperimentato, dire di sì. Però la durabilità è una mia cifra distintiva, quindi so di averla. Ho avuto determinati picchi e qualche volta, facendomi del male, ho ricercato i picchi durante gli allenamenti di endurance. Resto un atleta che può ripetere delle prestazioni anche a fine gara, quei tempi non sono dei fuochi di paglia che si possono fare solo nelle prime ore.
Sin dagli ultimi anni di carriera, Pozzovivo è stato uno degli attori della Squalo Tv con Nibali e Lello FerraraSin dagli ultimi anni di carriera, Pozzovivo è stato uno degli attori della Squalo Tv con Nibali e Lello Ferrara
Come allenatore e nutrizionista, Pozzovivo è il preparatore di se stesso?
L’allenamento è stato un processo in cui negli ultimi anni ho introdotto sempre varietà, non mi sono mai tenuto stretto i vecchi metodi, li ho sempre messi in discussione. Magari la necessità di dover ottimizzare ancora di più i tempi mi ha fatto virare su una qualità estrema, quasi al limite. Una volta, facendo tutta quella qualità, si pensava di essere davvero esposti all’overtraining, invece non è avvenuto.
Dal punto di vista dell’alimentazione?
Gli studi che ho fatto nell’ultimo anno e mezzo mi hanno permesso di migliorare tanti aspetti che io magari pensavo di far bene e invece mi sottoponevano a degli stress esagerati che erano controproducenti, soprattutto per il mantenimento del peso. In più ho sperimentato il fatto di allenarmi senza andare in altura e questo mi ha fatto capire che ne facevo troppa.
Debutto al Tour of the Alps?
Se la burocrazia della registrazione andrà a buon fine, l’idea è quella. Anche altre volte in passato mi sono trovato ad aspettare tanto un contratto, ma allora era molto più snervante, perché davvero ci tenevo a correre. Qui alla fine non c’è niente da perdere perché le mie ore di allenamento le avrei fatte comunque.
Tua moglie Valentina come l’ha presa?
All’inizio le perplessità ci sono state, però erano legate soprattutto alla gestione della vita familiare, in cui adesso ci dividiamo il compito di accudire nostra figlia, che è ancora piccola per andare al nido. Quindi nelle settimane in cui mancherò, toccherà a lei. Ora che questo aspetto sembra risolto e Valentina potrà continuare il suo dottorato senza problemi, la situazione si è sistemata. Io comunque non lascerò le attività che ho avviato e alla fine anche lei è favorevole perché così Diana avrà la possibilità di vedere il papà in bicicletta.
Lombardia 2024: l’ultima corsa di Pozzovivo accanto a sua moglie Valentina. Diana nascerà il 20 dicembreLombardia 2024: l’ultima corsa di Pozzovivo accanto a sua moglie Valentina. Diana nascerà il 20 dicembre
Il tuo orizzonte si ferma a questa unica corsa, oppure l’idea è di arrivare a fine stagione?
No, l’idea è di arrivare a fine stagione, anche perché c’è in ballo anche il discorso dei punti che può fare molto comodo alla squadra. Anche contribuire a farle avere l’invito per il Giro d’Italia, per me potrebbe essere un grande obiettivo.
Alla fine sarai contento se?
Se sarò stato in grado di esserci nelle gare in cui c’è tanta salita. Tanti di quelli della mia generazione, che hanno smesso, fanno il tifo per me, perché alla fine è un riscatto anche per loro. Negli ultimi anni sono stati presi a sassate da questi giovani così forti, mi incuriosisce vedere che cosa potrà fare il mio motore in un gruppo popolato da loro…
Sul Blockhaus è ancora Pozzovivo il miglior italiano. Una gestione di corsa super saggia. Ha risposto bene al forcing di Porte. E ha deciso: farà classifica
LODI (LO) – Per Roberto Capello questa Settimana Internazionale Coppi e Bartali è stato un secondo approccio al ciclismo dei grandi. Cinque tappe dove ha preso le misure con un modo di correre totalmente differente rispetto a quello che ha sperimentato fino allo scorso anno nella categoria juniores. Nonostante fosse in un team internazionale, il Grenke Auto Eder, le differenze quando si mette il numero sulla schiena tra i pro’ ci sono, eccome.
La notizia arrivata durante la pausa invernale, che ha destato una certa curiosità, è la scelta dello stesso Roberto Capello di cambiare squadra. Infatti il piemontese non ha proseguito il cammino iniziato con la RedBull-BORA (di cui il Team Grenke è squadra di sviluppo nella categoria juniores, ndr) ma è passato alla EF Education-Aevolo, devo team della EF Education EasyPost con la quale scoprirà il WorldTour nel 2027.
Roberto Capello ha esordito in maglia EF Education-EasyPost al Visit South Aegean GP (foto Nassos Triantafyllou)Roberto Capello ha esordito in maglia EF Education-EasyPost al Visit South Aegean GP (foto Nassos Triantafyllou)
Subito tra i grandi
Quando lo avevamo intervistato per farci raccontare questo passaggio, aveva sottolineato che con la formazione americana sentisse di poter avere più spazio per emergere.
«Con la squadra mi sto trovando bene – ci racconta – anche se non ho ancora corso tra gli under 23, ma ho fatto il mio esordio direttamente con la squadra WorldTour. Mi hanno dato la possibilità di fare un bel calendario di gare, di fare esperienze senza pressione e di prendermi i miei tempi. Infatti a giugno avrò uno stacco per preparare al meglio la maturità, poi dovrei ripartire dal campionato italiano».
Roberto Capello, il terzo, ha corso alla Settimana Coppi e Bartali accumulando chilometri e le prime esperienze con i pro’Roberto Capello, il terzo, ha corso alla Settimana Coppi e Bartali accumulando chilometri e le prime esperienze con i pro’
L’adattamento in queste prime uscite con i professionisti come sta andando?
Nei giorni alla Coppi e Bartali ho avuto la fortuna di avere al mio fianco Samuele Battistella, mi sta facendo un po’ da guida. E’ un corridore di grande esperienza e inoltre è italiano, diciamo che parlare la stessa lingua aiuta molto, anche nelle piccole cose.
Quali sono le cose che chiedi?
Come andare a fare il rifornimento all’ammiraglia e quando. In che modo posizionarsi in gruppo a seconda delle fasi di gara. Sto cercando di essere una spugna, ogni gesto o parola che Battistella mi dice lo assimilo o almeno ci provo.
Com’è vedere da dentro il professionismo?
Sicuramente partire accanto a corridore del calibro di Roglic o altri campioni, che l’anno scorso guardavo in televisione, fa un certo effetto. Però stare in gruppo, seguirli, è stato bello. Alla Milano-Torino c’era un sacco di gente che mi conosceva e che ha fatto il tifo per me. Anche se sono arrivato dietro, è stato comunque bellissimo.
Il compito di Capello (qui il secondo in maglia EF) era quello di imparare e dare una mano ai compagni in alcuni frangenti di garaIl compito di Capello era quello di imparare e dare una mano ai compagni in alcuni frangenti di gara
In che modo avete gestito il salto di categoria?
Per quanto riguarda gli allenamenti, le ore non sono cambiate molto: ero abituato già dallo scorso anno a farne tante. Cambiano i lavori specifici, ne sto facendo meno, ma questo è anche dovuto al fatto che correrò di più. Nel 2025 ho fatto 30 giorni di gara, che da junior non sono tanti, ma nemmeno pochi. Però il numero di giorni aumenterà, soprattutto se continuerò a fare gare da cinque o sei tappe.
Quali differenze hai trovato tra il mondo EF e quello RedBull?
La professionalità è al massimo in entrambe le squadre, cambia l’approccio alle cose. In RedBull tutto è più quadrato, schematico. Mentre in EF si respira un clima leggermente più “rilassato”. La squadra non si aspetta che porti risultati subito, mi lasciano lavorare e imparare. Se c’è da dare una mano in corsa ovviamente mi metto a disposizione, ma senza lo stress di dover dimostrare qualcosa.
State già programmando i lavori in ottica del salto nel WorldTour il prossimo anno?
Questa è una stagione di transizione, ad aprile correrò il Tour of the Alps. Gli obiettivi nelle gare under 23 arriveranno nella seconda parte di stagione, dovrei fare il Tour de l’Avenir (che da quest’anno ospiterà anche i devo team, ndr). Vorrei farmi comunque vedere per meritarmi una convocazione in nazionale in vista di mondiali ed europei.
Durante l’inverno Roberto Capello ha lavorato in maniera leggermente diversa, ma non ci sono stati grandi cambiamenti nella preparazione (foto Instagram)Durante l’inverno Roberto Capello ha lavorato in maniera leggermente diversa, ma non ci sono stati grandi cambiamenti nella preparazione (foto Instagram)
Hai parlato con il cittì Amadori?
Certamente, ma non può certo fare le convocazioni senza nulla di concreto in mano. Correndo spesso tra i professionisti e in gare di alto livello non è facile ottenere risultati, ma magari farmi vedere in supporto ai compagni può essere comunque una chiave. Poi quando mi sarà data l’occasione dovrò mettermi in luce nelle corse al mio livello, come appunto il Tour de l’Avenir o il Giro delle Valle d’Aosta. Ma per conoscere quale sarà il mio calendario da maggio in poi c’è da attendere ancora qualche settimana.
Ci sarà da avere pazienza…
E’ un aspetto che ho imparato durante l’inverno, ma anche in queste prime gare. Sono ancora molto giovane, spero di migliorare un pezzettino alla volta e di arrivare ad ottenere dei buoni risultati nel prossimo futuro.