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Fabio Felline

Felline, l’eterno ragazzino è diventato grande

29.12.2020
7 min
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Fabio Felline viaggia verso la sua 12ª stagione da professionista eppure ha solo 30 anni. Una carriera che ha ancora molto da dire e che forse ancora deve trovare la sua dimensione definitiva. 

Quella che ne segue è la bella chiacchierata con un ragazzo davvero intelligente che ha raccolto meno di quel che poteva. Con Fabio guardiamo avanti, prima però partiamo dal finale di questa stagione. Una bella vittoria al Memorial Pantani (foto in apertura) e il folle inizio del Giro d’Italia che ha visto protagonista l’Astana. Partiamo da qui.

Un inizio schock, Fabio. In 24 ore avete perso un capitano e mezzo…

Davvero! E’ successo un qualcosa d’incredibile. E per me al contrario di quel che si possa pensare non è stata neanche fortuna. Aver perso due elementi così importanti (Miguel Angel Lopez e Vlasov, ndr) mi ha costretto a lavorare il doppio, il triplo e gli spazi per me si sono ridotti…

Fabio Felline
Giro 2020: Felline tira per capitan Fuglsang
Fabio Felline
Giro 2020: Felline tira per capitan Fuglsang
Eh sì perché comunque al contrario di quanto accaduto alla Ineos-Grenadiers che ha perso Thomas, voi il leader ancora ce lo avevate. Fuglsang ti ha bloccato…

Esatto. Tante volte mi sono sentito dire per radio: tieni duro ancora un po’, stagli vicino… in situazioni che per me non avevano senso e che magari non erano sul mio terreno, ma che invece erano giuste dal punto di vista del capitano. Però se da un lato non ho avuto troppo spazio, dall’altro la nota positiva è che sono stato costretto a rendere al massimo per 21 giorni e non ho mai avuto un passaggio a vuoto. E’ stata una bella conferma e questo mi rende contento. Persino quando ho vinto la maglia verde alla Vuelta ho avuto delle giornate no.

Una bella conferma: la squadra lo ha apprezzato?

L’Astana mi ha apprezzato sin da subito. Mi ha preso nonostante venissi da due stagioni non facili. Mi ha voluto per quel che posso ancora fare e per quel che avevo fatto in passato. Ma alla base di quelle due stagioni no ci sono stati dei problemi.

Che problemi?

Faccio una premessa: io sui social sono molto poco attivo e non tutti sapevano delle mie vicissitudini. Nel 2017 ero partito bene, poi a metà stagione ho avuto la toxoplasmosi. Mi dissero: tranquillo, passa in due, tre mesi. La primavera successiva ancora ce l’avevo. In estate riprendo e solo nel finale di stagione ricomincio a stare benino. Nella primavera del 2019 riparto molto bene. Cado e in una corsa in Francia e inizio a sentire dolore ad un ginocchio, ma vado avanti. Fatto sta che a forza di spingerci su ho lesionato la testa del perone. Altro stop. Riprendo a giugno. Faccio un bel Giro di Svizzera e mi mandano al Tour. Vado all’Eneco, sono settimo nella generale, all’ultima tappa mi tocco con Hirschi e Kueng prendo un buco ed esco di classifica. Giustamente non avendo più 20 anni queste cose non fanno notizia e nessuno le sa. E neanche io ne parlo sui social.

Fabio Felline
Felline (sinistra) terzo nella Castrovillari-Matera, sempre al Giro 2020
Fabio Felline
Felline (sinistra) terzo nella Castrovillari-Matera al Giro 2020
Beh non è facile poi ritrovarsi in questo ciclismo…

Non è facile. E anche quando fai cose buone non sempre sono viste se non sei davanti. Però devo dire che da parte di tutti in Astana ci si è dati una bella svegliata, anche tatticamente. Siamo presenti. In questo finale di stagione ho vinto il Pantani, ho trovato continuità, c’è stato un buon seguito mediatico. Insomma è un buon punto di partenza.

Partenza, hai lanciato in qualche modo il 2021. Che programmi hai?

Un programma importante. A gennaio faremo un ritiro in Spagna, quindi andrò sul Teide e farò un calendario di alto livello. Inizio dalla Spagna con Murcia, Almeria e Ruta del Sol. Passo alle prime classiche in Belgio, Het Nieuwsblad e Kuurne, e poi alle corse italiane, Strade Bianche, Tirreno e Sanremo. A quel punto tireremo una linea e vedremo se ci saranno anche le Ardenne e il Giro.

Caspita, un programmone! Ma sarà solo in appoggio a qualche capitano oppure avrai anche i tuoi spazi? Tanto più che Fuglsang sembra tornare a puntare sulle classiche e Vlasov sul Giro… 

Mi hanno detto che avrò anche i miei spazi. Su Vlasov il team punta molto, anche perché da quel che ho capito è all’ultima stagione e da lui vogliono ottenere il massimo. Con Vlasov è il primo anno che corro. Sai, è russo, hanno una mentalità particolare però devo dire che per quel poco che siamo stati insieme siamo andati molto d’accordo.

L’Astana ha preso dei giovani molto interessanti, Battistella, Piccolo, Sobrero… Ti coinvolgeranno nei loro programmi? Alla fine hai l’età e l’esperienza giusta. Non sei né il 20 enne e né il 37 enne: “parli una lingua” più simile alla loro rispetto a quella che potrebbe avere il corridore a fine carriera…

Io faccio parte del gruppo di Zazà (Stefano Zanini, ndr) e loro sono seguiti da Martinelli, dipenderà dal calendario, ma capiterà che alcune volte si starà insieme e io potrò avere un ruolo da insegnante.

Fabio Felline
Felline (sinistra) al suo primo Giro delle Fiandre nel 2010, eccolo andare di fuga
Fabio Felline
Felline (sinistra) al suo primo Giro delle Fiandre nel 2010
Varcata la soglia dei 30 anni che sogni ha Felline oltre il ciclismo?

Ho tantissime idee. Già nel 2012 avevo aperto insieme a due soci un centro dedicato allo sport. Ogni giorno c’era una figura di riferimento: una volta il nutrizionista, una volta il biomeccanico, una volta il preparatore… poi uno dei tre soci ha pensato bene di fregare me e l’altro e la cosa non è andata a buon fine. Magari un domani potrei riaprire questo centro. Ho alcuni amici che senza volerlo si sono laureati o hanno studiato per questo settore. Mi piace il discorso della preparazione. Non sono un nerd della tecnologia però penso di sapere parecchie cose e di poter rispondere a molte domande. Ecco, mi vedo dentro al ciclismo più con un ruolo così che non come direttore sportivo. Poi nella vita mai dire mai…

E i sogni del corridore?

Ho tanti sogni nel cassetto, anche perché sono pochi quelli che ho aperto! Sogno di vincere una classica, non chiedermi quale: una qualsiasi. E poi anche delle tappe. Ho dieci podi nelle tappe dei grandi Giri, ma non ne ho mai vinta una. Penso possano essere alla mia portata.

Tu sei stato uno dei primissimi a passare giovanissimo, avevi 19 anni e andasti alla Footon-Servetto. Una rarità, anzi caso unico, in quell’epoca (2009-2010), che differenze vedi con i ragazzini che passano oggi e che già volano?

Sai facevo questa riflessione proprio qualche giorno fa e sono giunto alla conclusione che sono passato giovane ma con la mentalità vecchia. Oggi passano e li fanno emergere. Pogacar a 21 anni ha vinto il Tour. Quando i miei tecnici mi portarono al Tour a 21 anni gli dissero che erano degli assassini. I primi anni da pro’ mi allenavo meno dei dilettanti. Mi hanno fatto vivere il ciclismo in modo differente. Il primo potenziometro l’ho avuto nel 2013 quando arrivai all’Androni Giocattoli, cioè al quarto anno da pro’. Come programmi, calendari, lavori… sono professionista dal 2014-2015 se guardo indietro. Oggi è diverso. Se un giovane passa e non va forte è un “nulla”. Io non dico che questa cosa mi abbia penalizzato, ma di sicuro mi ha rallentato. E magari ho perso quel treno. Ricordo che Bettini era cittì. Vinsi il Pantani e feci quarto a Prato. Paolo venne da me e mi disse: ti porterei a Valkenburg ma sei troppo giovane. Okay, feci quelli da U23 fu una bella esperienza, ma stop.

Fabio con Pippo, il trovatello riportato dalla Sicilia durante l’ultimo ritiro in Trek
Fabio con Pippo, un trovatello riportato dalla Sicilia
Cosa puoi dare ancora in questo ciclismo? Vai bene a crono, tieni in salita, sei veloce… dal tutto al niente però il passo è breve, oggi serve specializzarsi: che pensi?

Ho risposto un sacco di volte a questa domanda e dico che o sei un Valverde o sei uno “stolto”! Comunque c’è del vero. A livello personale magari ci sarà un risveglio in questa mia seconda parte di carriera. Ma se così non fosse bisognerà essere intelligenti e onesti con sé stessi e capire che forse è il momento di essere utile a qualcuno e diventare un gregario di lusso, l’uomo fidato. In questo caso mi torna utile quel che ho visto all’ultimo Giro. Ripeto, se mi accorgo di non emergere più può essere una soluzione. Anche perché ho più di 30 anni, vorrei continuare ancora e in ballo ci sarebbe anche l’aspetto remunerativo.

Felline ha l’idee chiare. E’ maturo, ha imparato e capito tante cose e non ha più l’etichetta dell’eterno giovane. Certo vorremmo che aprisse il cassetto delle classiche e tirasse fuori dal cilindro magari un bel Monumento, da tifosi italiani non sarebbe affatto male. Ma poi starà solo a lui trovare la sua strada. Intanto ha ritrovato quella per l’Italia. Da Monaco se ne è tornato a Torino, dove adesso convive con la sua fidanzata Nicoletta. E da qui può ripartire fortissimo.