Van Aert, sfinito e deluso: «Chiedo scusa al Belgio»

26.09.2021
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Ancora una volta Wout Van Aert si conferma un grande signore. Era l’uomo più atteso, è diventato il grande sconfitto. Nonostante tutto, nonostante fosse deluso (il suo volto parlava chiaro), è tra i primi a presentarsi ai giornalisti. E mentre attacca a parlare si sente in lontananza l’inno francese. A quel punto il campione della Jumbo-Visma si lascia andare ad una smorfia, tra le guance impolverate. Sorseggia di tanto in tanto una Coca e racconta…

Van Aert si concede ai microfoni a fine gara. La sua delusione è tanta
Van Aert si concede ai microfoni a fine gara. La sua delusione è tanta

Van Aert senza gambe

«Ho capito che le cose non erano al meglio sul primo attacco di Alaphilippe nel circuito grande – dice Van Aert – Ci ho messo un po’ a rispondere al suo affondo e soprattutto non me la sono sentita. E questo non era un buon segno. Però poi la corsa tutto sommato si era messa bene. Siamo andati via in 17 e in 3 eravamo del Belgio. Potevamo vincere. E ci abbiamo anche provato. Remco (Evenepoel, ndr) ha fatto un lavoro egregio. Andava talmente forte che mi ha permesso tutto sommato di essere tranquillo dal punto di vista tattico. Perché nessuno poteva scattare con quel ritmo.

«Piuttosto ci ha sorpreso l’attacco dei francesi al primo giro nel circuito esterno, quando hanno cercato metterci pressione con Cosnefroy. Io non me lo aspettavo. Lì si è rotta la corsa – come a dire che sia stato il momento chiave – mancavano 180 chilometri. Abbiamo fatto un’ora folle. Io l’attacco me lo aspettavo al secondo passaggio».

Stuyven, stanchissimo, ha perso il podio in volata
Stuyven, stanchissimo, ha perso il podio in volata

Quella voce a Stuyven

Van Aert però continua a difendere la squadra. E in effetti il Belgio il suo lavoro lo ha fatto.

«La tattica – riprende Wout – era giusta, non credo che abbiamo commesso errori. Nel finale eravamo in tre e con me e Jasper (Stuyven, ndr), cioè coloro che dovevano esserci. Il problema è che nessuno di noi aveva le gambe per le medaglie.

«Forse l’unico errore l’ho fatto io e me ne prendo la responsabilità: e cioè non avere detto un po’ prima a Stuyven che non ero al massimo, magari poteva fare qualcosa di diverso. Però è anche vero che in quella situazione eravamo ancora in tre. Più che altro se glielo avessi detto prima, al momento dello scatto decisivo di Alaphilippe poteva stargli dietro. Magari gli avrei dovuto dire proprio io: “vacci Jasper”. Non credo che avrebbe vinto, ma magari avrebbe preso una medaglia, cosa che sarebbe stata una ricompensa per lui, per la squadra, per la sua città…».

Scuse al Belgio

Waout “porta la croce” dunque. Forse si dà sin troppe colpe. Una cosa è certa: il pubblico era tutto per lui. Anche ieri sera le strade e le piazze di Leuven inneggiavano a lui. E chi lo conosce ci dice che non è questione di pressione. Ci è abituato. Ogni domenica nel cross, in ogni grande evento Wout è chiamato a vincere.

A questo punto ci si chiede perché, essendo Van Aert così veloce, il Belgio non abbia addormentato la corsa e puntato alla volata. Un po’ come hanno fatto le olandesi ieri.

«Perché non abbiamo aspettato il gruppo con i compagni dopo l’attacco di Alaphilippe? Perché meglio essere in 3 su 17 che in sei nel gruppo – ribatte lui – Tanto più che quei tre erano i nomi previsti. E poi una volta nel circuito la corsa si sarebbe rotta di nuovo. No, quella era la situazione giusta.

«Sono deluso chiaramente, per me e per la squadra. Chiedo scusa al Belgio. Ero preparato e non so perché non ero in forma. Però non ho rimpianti. Sarebbe stato peggio se avessi fatto secondo. O se avessi perso per aver commesso errori tattici. La verità è che alla fine ha vinto il corridore più forte».

Con i suoi attacchi, Evenepoel ha decimato le altre nazionali. Anche se la Francia ha tenuto botta, per sua stessa ammissione
Con i suoi attacchi, Evenepoel ha decimato le altre nazionali. Anche se la Francia ha tenuto botta, per sua stessa ammissione

Evenepoel uomo squadra

E a proposito di Evenepoel. Il folletto della Deceuninck-Quick Step dopo l’arrivo è stato molto chiaro. Si è lasciato andare anche a qualche sorriso distensivo. Prima del via era finito nel tritacarne mediatico di colui che non avrebbe corso per la squadra, ma solo per sé stesso. Invece…

«Stamattina prima del chilometro zero – racconta Remco – ho ripetuto a Wout che nel finale se ci fossero stati tutti e due avrei lavorato per loro. E’ successo che mi sia ritrovato davanti molto prima del previsto, ma a quel punto ho spinto per far lavorare gli altri. E infatti l’Italia soprattutto e anche l’Olanda hanno perso dei corridori.

«Io ho dato il massimo. E credo che abbiamo corso bene. Purtroppo c’è chi è andato più forte, ma noi siamo arrivati nel finale esattamente come volevamo e con chi volevamo».

Remco o Wout? Per chi fa il tifo il Belgio?

25.09.2021
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Remco Evenepoel o Wout Van Aert? Il tifo del Belgio ciclistico (e non solo) è letteralmente spaccato a metà. Tuttavia l’ago protende per uno dei due e, almeno per il momento, a spuntarla è Wout Van Aert. Vederlo in azione tra la sua gente è stato emozionante anche per noi. Il giorno della crono quando si stava scaldando davanti al bus del Belgio c’era davvero il mondo. Cori quando è arrivato Evenepoel, cori e applausi quando è arrivato Van Aert.

Per farci gli affari loro, abbiamo chiesto ai colleghi giornalisti belgi chi è il più amato tra i due? E perché?

Van Aert ed Evenepoel al campionato nazionale 2021. Con lo loro Theuns (nel mezzo)
Van Aert ed Evenepoel al campionato nazionale 2021. Con lo loro Theuns (nel mezzo)

Wout avvantaggiato dal cross 

«Sicuro che il più amato è Wout – dice Guy Van den Langenbergh dell’Het Nieuwsblad – ha maggiore visibilità da più tempo. Ha vinto tantissimo nel ciclocross e questo lo rende molto popolare. E resta molto aperto ai suoi fans, molto semplice. Non è cambiato. Remco invece deve ancora cercare il suo cammino, sta crescendo sia come corridore che come persona. Ma non è allo stesso livello di Wout. Lui c’è sempre: d’inverno, d’estate, in primavera… sempre al centro dei media, è spontaneo. Remco non è così spontaneo in tal senso. Wout ha un’altra immagine: è sposato, ha dei figli, non li nasconde al pubblico. E questo piace…

«Remco è molto conosciuto tra i supporter del ciclismo, Wout è conosciuto da tutti, anche da mia madre che ha 84 anni. E per lei Wout è una star, Remco è un ciclista. Sembra che Remco sia sul piedistallo? Beh, se tutti gli dicono che il più forte corridore del mondo, che vincerà il Tour… poi è normale che a 21 anni non abbia sempre i piedi per terra».

Merckx ha detto che Remco correrà per sé e non per la squadra: cosa ne pensa Guy? «Io non credo. A Tokyo si è detto che il suo attacco prima del Mikuni Pass fosse sbagliato, in realtà è perché non ce la faceva visto come è andata. Ha cercato di fare qualcosa. Piuttosto ricordiamoci che due anni fa ad Harrogate ha aiutato Gilbert a rientrare. Non può permettersi un errore del genere per ottenere il supporto di tutto il Belgio, per guadagnare credito verso il gruppo, verso il cittì, i compagni… Magari attaccherà perché dovrà “aprire il finale”».

Tante scritte sull’asfalto del circuito di Leuven per Wout…
Tante scritte sull’asfalto del circuito di Leuven per Wout…

Differenze e similitudini

«Sono due tipi differenti – ribatte Joeri De Knopp dell’Het Laaste Nieuws – Remco ha un carattere più impulsivo, il suo modo di fare, di reagire (come abbiamo visto anche a Trento con Colbrelli)… non tutti lo amano. E’ il carattere di un ragazzino. I tifosi che amano Van Aert sono di più. Ma chi ama Remco lo ama al 100%. Wout nella sua carriera ha già avuto tanti successi, mentre Evenepoel deve iniziare a costruire di fatto la sua carriera».

Ma forse in questa minor popolarità di Evenepoel c’è lo zampino della caduta al Lombardia dell’anno scorso, un incidente che di fatto ha bloccato la sua crescita. Remco sembrava lanciato alle stelle. Come se all’improvviso si fosse rotto l’entusiasmo intorno a lui.

«Può essere, ma attenzione – riprende De Knopp – Remco ha tantissimi supporter: dalle Fiandre Occidentali a quelle Orientali, nel Limburgo, in Vallonia… Piuttosto quell’incidente gli ha dato popolarità per tutto quello che ha dovuto fare successivamente per tornare al suo livello: il dolore, la fatica, la rinascita… Ma anche Wout ha vissuto qualcosa di simile, dopo la caduta al Tour de France due ani fa. No, io credo che la differenza tra i due la faccia il loro carattere. Wout è più grande, corre da più anni, ha già costruito la sua immagine. 

«Se Remco si rende conto di questa differenza di popolarità? Eh… lui è come è. Non credo che voglia essere il personaggio principale. Certo, ha un passato diverso. Ha giocato a calcio, è stato anche all’estero e ha tirato fuori spesso questa storia. Ma ripeto, la grande differenza, come ho detto, la fanno i due caratteri».

Il Fans Club di Evenepoel R.EV 1703, uno dei più grandi
Il Fans Club di Evenepoel R.EV 1703, uno dei più grandi

I club di Remco…

La differenza di età e soprattutto il ciclocross sono i motivi che anche secondo Ann Braeckman, freelance per diverse testate e sempre in prima linea nel ciclismo, segnano il solco fra Van Aert ed Evenepoel.

«E’ difficile comunque dire il perché di questa differenza di popolarità – dice la giornalista – Wout corre da più tempo e ha vinto tre mondiali nel ciclocross. Si batte sempre: in salita, nel cross, a crono e dà sempre tutto. Inoltre i suoi duelli con Van der Poel lo hanno aiutato. Remco, invece, è giovane. E’ la nuova star, pedala da neanche cinque anni. Non ha lo stesso carattere. Ha fatto delle cose per le quali in Belgio non c’è troppa abitudine, se sei un ciclista… Lui giocava a calcio in Olanda e nelle Fiandre hanno detto subito: che lì non erano modesti, non parlano bene in pubblico e quindi ha ripreso tutto ciò da lì. E’ chiaro che è meno popolare. Ma per me non è così grave che Remco abbia certe uscite. Alla fine ha 22 anni e già tanta attenzione mediatica».

Resta il fatto che domenica a Bruges quando è arrivato Evenepoel c’è stato un boato, ma quando è arrivato Van Aert è letteralmente esplosa la piazza.

«E’ anche vero però che Wout è arrivato dopo e si stava giocando l’oro. Inoltre consideriamo che da quelle parti, Fiandre Occidentali, il ciclocross è molto popolare e ci sta che abbia molti supporter. Ma Remco per esempio ha molti fans club. Ne ha uno grandissimo che è venuto a Trento con 42 persone. Ha un vero marchio, R.EV 1703: 1703 è il Cap di dove abita e R.EV 1703 è anche la targa della sua auto. Van Aert, invece, ha i tifosi, ovunque… magari anche lui ha dei club. Posso dire che nelle gare di cross si vede tanta gente che ha le sue maglie. 

Infine una considerazione sulla gara di domani e su come potrà correre il giovane rampante. «Non credo comunque che domenica Remco correrà a modo suo – conclude Ann – Se per qualche suo sbaglio il Belgio non dovesse vincere sarebbero guai: avrebbe molto da perdere».

Van Aert e il misterioso prototipo di scarpa “visto” ai mondiali

22.09.2021
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Hanno destato non poca curiosità le misteriose scarpe che Wout Van Aert ha utilizzato nella cronometro iridata di Flanders 2021. Ad accorgersene, come noi stessi abbiamo scritto, è stato proprio Filippo Ganna. Il campione del mondo aveva visto una sporgenza sui talloni del belga pochi istanti prima del via. Ma non si vedeva nulla di più, in quanto tutto era coperto dal copriscarpa. Che si trattasse di un prototipo?

Soluzione da triatleti

Cerchiamo di fare chiarezza. La scarpa per la cronometro che sta utilizzando Van Aert è una soluzione inedita per l’asso belga, ma non assoluta. E’ qualcosa che deriva dal triathlon. Tra i primi a proporla ci fu Lake, brand dell’Illinois, almeno cinque anni fa ed è poi stata ripresa anche da altri marchi, tra cui Specialized. Una sola motivazione: facilitare la calzata. In pratica con l’apertura posteriore era più agevole infilare il piede (per di più inumidito dalla prova del nuoto).. Nel caso di Van Aert invece la motivazione è principalmente aerodinamica. Ma non solo (forse).

Prototipo Shimano?

Il corridore della Jumbo-Visma aveva già utilizzato questa scarpa alle Olimpiadi di Tokyo, almeno così ci avevano detto. In realtà, abbiamo verificato, le ha usate anche prima. Ce le aveva già nella prima crono del Tour de France. In effetti ci sembrava strano che sperimentasse qualcosa di nuovo ai Giochi.

Wout utilizza scarpe Shimano e da quel che ci dicono i tecnici, a realizzare questa scarpa misteriosa è Shimano stessa. Solo che che non viene mostrata in quanto sarebbe un prototipo. Marco Cittadini, di Shimano Italia, ci ha confidato che non sarebbe la prima volta che il brand giapponese porta avanti dei progetti in gran segreto a stretto contato con gli atleti. Era già successo per esempio nella Mtb con Van der Poel, che utilizzava le ultime scarpe di Shimano (le S-Phyre) già da un anno.

Scarpa full carbon

La scarpa di Van Aert in ogni caso è una scarpa super performante, ma la cui calzata dovrebbe ricalcare quella da strada, almeno da una rapida analisi del posizionamento delle tacchette (non troppo arretrata come si usa fare a crono adesso). Dovrebbe essere tutta in carbonio, molto simile a quella in foto, che ci è arrivata dallo staff della Jumbo-Visma, ma ripetiamo sempre “made in Shimano”. Una scarpa “molto” da pista. E infatti l’hanno utilizzata diversi pistard anche a Tokyo.

Si tratta di una scarpa che massimizza la spinta, essendo super rigida, e che bada poco all’areazione, visto che al massimo l’atleta ci deve pedalare per 50′. Migliora anche l’aerodinamica, ma parliamo davvero di poco. Siamo in pieno “regno” dei marginal gains.

Sarà vero che Van Aert e Van der Poel sono imbattibili?

21.09.2021
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Se non fosse stato un cronoman, Adriano Malori avrebbe avuto un futuro da tennista. Ogni volta che gli mandi di là una palla o un’idea, lui te ne rispedisce due. E così alla fine il taccuino degli appunti esplode e ti ritrovi a gestire una bella abbondanza. Così, mentre nei giorni scorsi si parlava della crono iridata di Ganna, il discorso di colpo ha piegato verso Van Aert e Van der Poel. Perciò, avendo approfondito nelle scorse settimane le ragioni della superiorità di Pogacar e Roglic, sarebbe stato un peccato lasciarsi sfuggire l’occasione. Anche perché i due saranno gli annunciati protagonisti dei mondiali di domenica, su un percorso che strizza l’occhio alle loro qualità.

«Sono abbastanza inavvicinabili per due motivi. Il primo è che sono gli unici in grado di fare tutte le accelerazioni con la stessa potenza – Adriano ha pochi dubbi – il secondo è che sono in grado di tenere l’andatura molto a lungo, per cui se prendono vantaggio andare a riprenderli è piuttosto difficile».

Van Aert sa scattare a raffica e poi sa tenere l’andatura: un mix fra il ciclocross e la crono
Van Aert sa scattare a raffica e poi sa tenere l’andatura: un mix fra il ciclocross e la crono
Spiegati meglio, per favore.

Se un professionista in corsa deve fare dieci scatti, farà il primo a 900 watt e poi fatalmente comincerà a calare. Loro due sono abituati a farli sempre alla stessa intensità, perché nel cross fanno accelerazioni da 1.000 watt praticamente a ogni curva. Inoltre con il fatto che sono cresciuti uno accanto all’altro, confrontandosi ogni domenica d’estate e d’inverno, hanno da anni lo stimolo di superarsi. Si migliora solo lottando con i migliori, discorso valido per loro, per i nostri giovani, per chiunque…

Mentre il discorso delle fughe?

Nelle classiche spesso lo schema è lo stesso. Il corridore attacca, quelli dietro si organizzano e rientrano e si forma un gruppetto. Loro invece hanno la forza di mantenere la velocità. La prova è che Van Aert ha appena fatto secondo nel mondiale a cronometro e anche Van der Poel al Tour ha fatto una grande crono. E secondo me lui e Valgren saranno la sorpresa del mondiale…

Forcing di Van der Poel al Fiandre, un solo corridore riesce a chiudere: è Asgreen, non a caso anche lui forte a crono
Forcing di Van der Poel al Fiandre: chiude Asgreen, non a caso anche lui forte a crono
Si sta riprendendo dal mal di schiena, ma ha vinto ad Anversa.

Secondo me dopo la figuraccia che ha fatto alle Olimpiadi, si starà allenando in silenzio e quindi è ancora più pericoloso. La loro capacità di lavorare è quello che gli permette di diventare ancora più forti.

Ad esempio?

Sanno analizzare le eventuali lacune e correre ai ripari e questo probabilmente è dovuto al fatto che sanno che l’altro non perdona errori. Van Aert è migliorato in salita, Van der Poel ha imparato anche ad aspettare i finali e sicuramente durante l’inverno lavorerà sulla cronometro.

Alaphilippe può impensierirli sugli strappi più ripidi,ma ha vita dura
Alaphilippe può impensierirli sugli strappi più ripidi,ma ha vita dura
Sono davvero imbattibili?

Uno che può dargli fastidio e che in alcune occasioni può batterli è Alaphilippe. In una corsa con strappi secchi e molto ripidi, la sua struttura fisica e le sue qualità gli permettono di scappare alla loro marcatura. Ma deve esserci l’arrivo in cima, perché basta un tratto di falsopiano e quei due tornano sotto e poi lo battono in volata.

Ma questo pensando al prossimo mondiale potrebbe non essere uno scenario possibile…

Infatti a Leuven giocheranno sul loro terreno, a casa loro e sulle loro strade. Saranno davvero sue pessimi clienti per chiunque.

Morini: «Quando Pippo ha visto Van Aert prima del via…»

20.09.2021
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Ancora una vigilia di tensioni, di passioni, ma anche di gioie immense, per Federico “Fred” Morini. L’osteopata-fisioterapista umbro ormai è diventato una colonna portante della nazionale e di Filippo Ganna in particolare.

Anche ieri, a Knokke Heist, ha fatto con Pippo e per Pippo la spola tra l’hotel Nelson e la rampa di lancio iridata, che stava proprio sul Mare del Nord. E in questa mattina grigia e ben più fresca di ieri Fred racconta. Un divanetto all’esterno dell’hotel è il posto ideale per rivivere le emozioni. I ragazzi sono fuori per una sgambata e c’è un momento di tranquillità.

Fred Morini ex pro’, è oggi uno dei massaggiatori (fisioterapista) della nazionale
Fred Morini ex pro’, è oggi uno dei massaggiatori (fisioterapista) della nazionale
Fred, ormai hai più medaglie tu che tutti gli altri azzurri!

Sono un bel portafortuna e mi fanno anche divertire! Perché poi le medaglie le vincono e di conseguenza me le godo anche io.

Rispetto a quella olimpica che tipo di vigilia è stata? Meno tensione?

Mah, credo che ogni grande evento generi tensione. Ogni corsa è a sé stante. Ogni corsa ha un tipo di attesa, anche a di livello di nervosismo psicofisico. Tanto più quando c’è di mezzo un certo Filippo Ganna: l’obiettivo è sempre massimo.

Come ha fatto Pippo, secondo te, a trovare la concentrazione dopo la sbornia olimpica?

E’ stato facile ritrovarla, anche se alcuni dicono che sarebbe stato difficilissimo. Ganna sa di essere un grande atleta, sa di essere un vincente. Negli anni ha acquisito un grande livello di autostima e questa autostima fa sì che quando si mette in testa un obiettivo lo porta a casa. E dopo le Olimpiadi. sentendolo parlare, si è capito che il mondiale a crono sarebbe stato un altro suo grande obiettivo.

Non lo aveva dimenticato…

No, no… ce l’aveva in testa e il risultato ieri lo ha dimostrato ancora di più. Perché comunque per vincere ha avuto a che fare con un grande atleta. Ha vinto in casa sua e per riuscirci ha dovuto fare una super performance. Così come ha fatto a Tokyo in quella parte finale del quartetto.

Anche nei giorni prima del via Ganna è sempre rimasto rilassato. Eccolo scherzare con Sobrero
Anche nei giorni prima del via Ganna è sempre rimasto rilassato.
Vediamo le tue mani belle segnate dal lavoro: cosa sentivano nei suoi muscoli e nel fisico di Ganna alla Vigilia?

Quello che ho sentito la sera prima è stata la prontezza fisica, perché poi devo essere sincero sui suoi muscoli ci è passato prima Piero Baffi, il quale ha fatto un ottimo lavoro. Con me Pippo ha fatto più un trattamento osteopatico, forse anche per essere tranquillo. Quasi una sorta di rito scaramantico. Perché poi questo spesso accade. Però Pippo stava bene e non avrebbe avuto bisogno di me e degli altri per vincere. Si è presentato al Mondiale in grande condizione.

Non lo hai mai visto nervoso prima del via? Sai, quelle piccole incertezze che si hanno prima di partire…

Sempre tranquillo. Anche nel bus, prima della partenza, era molto rilassato (è arrivato in bici da solo, foto apertura, ndr). Poi ovviamente ha dei tempi e degli schemi da seguire: riscaldamento, indossare il body… A volte si denota un po’ di tensione, ma proprio negli ultimi minuti prima della partenza, come è stato anche a Tokyo. A quel punto comincia a chiudersi in sé stesso come è giusto che sia. In quelle fasi è sicuramente alla ricerca della concentrazione. Però Pippo ieri è stato scherzoso fino all’ultimo. E fino alla fine è stato lucido.

Cosa intendi?

Nella tensostruttura dietro la rampa di lancio, dove arrivavano gli atleti, è stato bello vedere come Pippo abbia studiato Van Aert con gli occhi. Si è proprio visto. Pippo lo ha osservato in tutto e questo mi ha affascinato. Era molto concentrato ma al tempo stesso ha seguito tutti i movimenti di Wout. Se glielo chiediamo oggi forse non se lo ricorda neanche…

Ganna e Van Aert gli ultimi a partire, eccoli in camera di chiamata (foto Morini)
Ganna e Van Aert gli ultimi a partire, eccoli in camera di chiamata (foto Morini)
Cosa è successo là sotto al tendone?

E’ arrivato prima Pippo di Van Aert, nonostante sarebbe partito dopo. Si è seduto e poco dopo è arrivato Van Aert. Si sono scambiati delle battute. Wout è andato subito a salutarlo, un bellissimo gesto. Poi c’è stato il check delle bici e la cosa ancora più bella è stata appunto vedere Pippo che lo ha ha spiato in tutto e per tutto. Per esempio è stato catturato da una sporgenza sul tallone delle scarpe di Van Aert, che poi abbiamo scoperto essere un “Boa” posteriore. Per dire quanto fosse lucido.

E poi ieri sera grande festa…

Nei limiti. Il nostro chef (Mirko Sut, ndr) ha preparato una torta e abbiamo stappato una bottiglia. Ma è finita lì, perché sappiamo che la settimana è ancora lunga e l’Italia è qui per per portare a casa dei risultati, a cominciare dal team relay di dopodomani.

Abbiamo iniziato scherzando dei tuoi tanti titoli, Fred. Ma davvero: quanti ne hai vinti?

Tanti, il merito non è mio, ma soprattutto dei ragazzi sulla strada o sulla pista. Da quando sono in Nazionale con Pippo siamo già al terzo Mondiale, due su strada e uno su pista, più un europeo. Poi un titolo europeo domenica scorsa con Colbrelli. L’Olimpiade e l’altra medaglia olimpica con Elia Viviani. Dai, sono diventato un po’ un talismano portafortuna!

Van Aert vola, ma è ancora secondo. L’urlo strozzato di Bruges

19.09.2021
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L’urlo di Bruges viene smorzato da Filippo Ganna. Per carità, i fiamminghi sono sportivi, ma quando lo speaker annuncia il nostro eroe la risposta della piazza è molto più pacata. Come è normale del resto. Nella cronometro individuale che apriva i mondiali 2021, Pippo ha messo in riga due belgi, i due beniamini di casa: Remco Evenepoel e soprattutto Wout Van Aert.

Ganna strozza l’urlo della folla di Bruges. Tantissima gente anche lungo il percorso
Ganna strozza l’urlo della folla di Bruges

Finale thrilling a Bruges

Proprio Pippo e Wout sono riusciti a farci “mangiare le unghie” in una crono, cosa a dir poco rara. Per tre quarti d’ora abbondanti hanno viaggiato sul filo dei secondi. Avvio a favore di Van Aert, parte centrale in pareggio e finale a favore di Ganna. Il loro gap? Solo 5,37”, il resto del mondo lontano.

Van Aert è davvero amato dal suo popolo. Quando è arrivato al bus per il riscaldamento si è alzato un vero boato. Un boato che è stato ancora più grande quando a Bruges ha concluso la sua prova decisamente in testa. Lui a terra, contava i secondi mentre Ganna continuava a mangiarsi l’asfalto. E quel cronometro che prima scorreva velocissimo sembrava si fosse inchiodato all’improvviso. Il verdetto lo conosciamo.

Van Aert ha provato il percorso iridato per la prima volta (dopo i sopralluoghi precedenti) lo scorso venerdì
Van Aert ha provato il percorso iridato per la prima volta (dopo i sopralluoghi precedenti) lo scorso venerdì

Tanto lavoro… per la strada

«Van Aert ha preparato meglio la prova su strada – ci dicono subito dal suo staff della Jumbo – Ha fatto un enorme lavoro a Livigno. Ha dormito a 3.000 metri di quota. Era contentissimo di come è andata in Inghilterra, al Tour of Britain». Nella gara inglese Wout aveva trovato le risposte che voleva, come sempre accade dopo tanto lavoro. Era brillante. E la “sverniciata” ad Alaphilippe ne era stata la dimostrazione simbolo.

Poi ecco i mondiali e la pressione che man mano inevitabilmente cresce. Van Aert non ha neanche più provato troppo il percorso nella settimana finale. Ha girato solo a ridosso della gara. Ma aveva già fatto i suoi sopralluoghi mesi prima.

Van Aert (27 anni) in conferenza stampa
Van Aert (27 anni) in conferenza stampa

Van Aert deluso

A caldissimo Van Aert si chiara deluso della sua medaglia d’argento.

«Non è divertente – dice il belga – arrivare di nuovo secondo, tanto più che ho preso così poco distacco. Non è facile da accettare, ma non sono deluso della mia prestazione. Sto bene, credo di essere in forma. Alla fine mi ha battuto uno specialista. Sapevo che dopo gli europei sarebbe andato più forte».

«Su un percorso così piatto l’aerodinamica contava tantissimo e tutto era stato curato al massimo. I distacchi? Ho fatto la mia gara, sapevo che le informazioni erano corrette e che lui – indicando con la bottiglietta in mano Ganna durante la conferenza stampa – sarebbe andato veloce. No, nn sono partito troppo forte, ma ho cercato di spingere al massimo, di mantenere alta la velocità sempre e fino sull’arrivo di Bruges».

«Io resto super motivato. Siamo partiti bene ed è stato super pedalare nelle Fiandre con così tanto pubblico».

Quanta Jumbo! Affini mostra i dati della crono a Dumoulin che, infortunato, è ospite della tv locale
Quanta Jumbo! Affini mostra i dati della crono a Dumoulin che, infortunato, è ospite della tv locale

Affini doppio compagno

A godersi la sfida c’era anche Edoardo Affini, compagno di entrambi: di Ganna in nazionale e di Van Aert alla Jumbo-Visma.

«Li conosco tutti e due – dice il mantovano – certo Pippo lo conosco meglio perché siamo cresciuti insieme. Ha fatto una cosa spettacolare. Si è confermato campione del mondo e c’è solo da togliersi cappello. Tanta gente che gli ha dato conto nell’ultimo periodo. Secondo alcuni si dovrebbe vincere sempre ma non è così. Specialmente adesso che il livello è tanto alto come si è visto anche oggi. Van Aert pure è andato fortissimo».

Con Edoardo, proviamo a metterci nella testa di Va Aert, cosa passa nella mente di chi ha perso una gara così lunga e importante per appena 5,3”?

«Secondo me passano tante parole che non si possono dire! Penserà dove può averli persi quei secondi, se ha fatto male qualche curva… Ma c’è davvero poco da pensare. Se lo conosco bene ha dato tutto, come al solito del resto. Lui è veramente un animale da corsa. In certe situazioni si esalta. E poi correva in casa, ma non credo abbia accusato la pressione. Dopo diverse stagioni ai vertici penso si sia fatto le ossa. E’ sottoposto a queste pressioni tutto l’anno, specialmente qui in Belgio dove il ciclismo lo mangiano a colazione e lo spalmano sul pane! Dal mio punto di vista, quando abbiamo corso insieme, non fa percepire che sia sotto pressione.

«Se ha speso troppo in Inghilterra? Secondo me Wout ha fatto un ottimo avvicinamento… e io starei attento a lui domenica. E la chiudo qui…».

Zitti tutti, suona l’Inno di Mameli. Ganna, il sogno è realtà

19.09.2021
4 min
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«Ognuno di noi ha il suo stress personale. Io per confermare la maglia, gli altri per cercare di vincerla. Quando stamattina mi sono svegliato, ho capito che avevo il sogno di vincere e quando ho tagliato il traguardo, ho pensato che il sogno si era avverato. Ma non è stato facile. Non è mai facile…».

Ha impostato la crono prevedendo di crescere nel finale: tattica vincente
Ha impostato la crono prevedendo di crescere nel finale: tattica vincente

Sinfonia azzurra

Le sei di un pomeriggio che non dimenticheremo tanto presto. L’apertura dei mondiali di Flanders 2021 parla italiano e lo fa con la potenza del nostro gigante. Ganna ha vinto la maglia iridata della crono con una rimonta strepitosa ai danni di Van Aert. Quasi sette secondi di ritardo al primo intermedio. Meno di un secondo al secondo. Sei secondi di vantaggio sul traguardo. Raramente una sfida a crono ha avuto una tensione così alta, mentre Evenepoel friggeva sulla hot seat, avendo però capito che il suo miglior tempo avesse ormai i minuti contati.

Di colpo sul traguardo i tifosi belgi si sono spenti e adesso Van Aert ed Evenepoel masticano complimenti a denti stretti e raccontano la sconfitta. Ganna no, lui sorride e si fa largo col suo inglese in un mare di sensazioni bellissime. Quando nella grande piazza del podio è risuonato l’Inno di Mameli, il pubblico ha mantenuto il silenzio. E alla fine l’applauso per l’azzurro è stato ugualmente fragoroso: da queste parti i campioni di ciclismo non hanno passaporto. La sala stampa l’hanno ricavata dietro le quinte dell’auditorium cittadino, un enorme salone nel centro di Bruges. E Pippo stasera sembra più alto del solito.

E’ arrivato stremato, questa volta lo stress prima del via era tanto
E’ arrivato stremato, questa volta lo stress prima del via era tanto
Sembrava fossi partito piano…

Sono partito piano, come si fa in una crono di 44 chilometri. Volevo evitare di finire subito nella zona rossa. E quando a metà gara ho capito di non averla ancora raggiunta, ho pensato che si poteva combinare qualcosa di buono. Non ero nelle mie condizioni preferite. Non è facile rimanere calmi, non è facile tenermi calmo. Ho avuto nei miei compagni dei grandi motivatori. La squadra, la nazionale, gli allenatori. Vincere davanti a due di loro in questa regione del mondo, che è pazza per il ciclismo, vale doppio.

I tifosi intanto ti dicevano di rallentare…

E allora ho capito che forse stavo chiudendo il gap e mi sono messo a spingere più forte. Ringrazio Wout e Remco per avermi costretto a lavorare più forte. Quando le cose non vanno come vorresti, la motivazione viene dai rivali. Quando ho visto Evenepoel così forte nella corsa di Trento e ho letto delle vittorie di Van Aert in Gran Bretagna, ho pensato che di avere un altro buon motivo per fare una grande prestazione.

Sul podio, in Belgio, fra due belgi: il publbico è stato lo stesso molto sportivo
Sul podio, in Belgio, fra due belgi: il publbico è stato lo stesso molto sportivo
Si può dire che sia la tua vittoria più bella?

La vittoria dell’anno scorso a Imola è arrivata in modo strano. Dopo il Covid, dopo una stagione assurda. Quest’anno ho scritto su un foglio i miei obiettivi e fra loro c’era anche questa crono. Questo non significa che sia stato facile, non è facile realizzare un sogno. Ma nella mia testa adesso c’è la conferma che Imola non fu per caso e che ho saputo farlo ancora. Imola in qualche modo ha cambiato la storia…

In che senso?

Se non avessi vinto, non sarei mai andato a Tokyo con l’idea di puntare alla crono. Sarei andato solo per la pista, dove abbiamo davvero un bel gruppo. Ma i piani sono cambiati, è arrivato un altro sogno. Ogni corsa fa storia a sé.

Ti dispiace non correre domenica su strada?

Un po’ sì, avrei voluto aiutare Sonny e Matteo, ma non voglio precipitare le cose. Ho tanto da fare e voglio recuperare. C’è gente che dopo le Olimpiadi è andata in vacanza, io non mi sono mai fermato.

Le crono si vincono con i dettagli e nelle curve: 6″ dopo una prova di 43,3 chilometri sono pcohissimi
Le crono si vincono con i dettagli e nelle curve: 6″ dopo una prova di 43,3 chilometri sono pcohissimi
Che cosa pensi del fatto che hai vinto davanti a due belgi?

Un po’ mi dispiace per loro e un po’ per i loro tifosi. Oggi ho battuto uno che sa vincere nel cross, in salita, negli sprint e nelle crono, forse il miglior corridore degli ultimi 2-3 anni. Ma l’ho battuto per sei secondi. Vuol dire che sostanzialmente abbiamo fatto la stessa gara e che le crono davvero ormai si decidono per una curva.

Tafi Roubaix

La Roubaix in ottobre, per Tafi sarà speciale

19.09.2021
4 min
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Le menti di tutti sono proiettate verso il Mondiale di Leuven, a maggior ragione dopo l’esito della cronometro maschile che ha inaugurato la rassegna iridata, ma poi? Poi il calendario stilato dall’Uci proporrà altri due weekend di fuoco, perché domenica 3 ottobre, esattamente una settimana dopo, ci sarà il recupero della Parigi-Roubaix e 6 giorni dopo ancora il Lombardia. Una sequela senza fine di grandi eventi, concentrata in poche giornate un po’ per forza di cose, considerando che il calendario è stato dovuto rimodellare in base alle esigenze Covid (e già si parla di un nuovo spostamento della Roubaix 2022, ma questa volta per esigenze elettorali).

Una Parigi-Roubaix a fine stagione che cosa significa, soprattutto che cosa comporta per chi vuole o forse avrebbe voluto esserne protagonista? Da questa domanda si dipana la chiacchierata con Andrea Tafi che non è solo uno degli uomini capaci di entrare nella leggenda della classica del pavé e l’ultimo italiano a riuscirci, ma ne è rimasto un profondo appassionato ed esperto di tutte le sue sfumature.

«Correre la Roubaix a inizio ottobre cambia molto, principalmente negli equilibri che mette in campo – spiega il toscano – solitamente quelli che preparano la stagione delle classiche del Nord non sono gli stessi che poi puntano a quelle di fine stagione e la prova francese spostata di calendario sicuramente rimescola un po’ le carte, ma io sono convinto che quelli che davvero puntano alla vittoria saranno gli stessi degli anni scorsi, quelli che lo avrebbero fatto anche ad aprile».

Roubaix folla 2019
I tratti in pavé della Roubaix sono sempre stati un richiamo incredibile per il pubblico: potrà essere così anche il 3 ottobre?
Roubaix folla 2019
I tratti in pavé della Roubaix sono sempre stati un richiamo incredibile per il pubblico: potrà essere così anche il 3 ottobre?
Dal punto di vista tecnico, quanto cambia per la corsa?

Dipende, io credo che il fascino rimanga intatto anche se si corre in ottobre. Secondo me la corsa sarà molto influenzata da quel che avverrà al Mondiale, considerando anche che si corre in Belgio. Sarei portato a dire che belgi e olandesi saranno un po’ più avvantaggiati rispetto al solito, ma molto dipenderà da chi sarà davvero mentalizzato verso la corsa, perché è chiaro che la Roubaix è una classica diversa da ogni altra.

Il clima influirà correndosi a inizio ottobre?

Io non credo proprio. Se andiamo a guardare, il clima di marzo-aprile da quelle parti non è molto diverso da quello di ottobre, anzi forse uscendo dall’estate c’è possibilità di trovare temperature leggermente più alte rispetto al solito. Poi come sempre molto dipenderà se ci sarà pioggia o meno: ricordo che in un periodo gli organizzatori andavano a bagnare i tratti di pavé per renderli più spettacolari e epici…

Parigi Roubaix 1981
La Parigi-Roubaix del 1981, corsa sotto un vero diluvio con l’iridato Bernard Hinault dominatore
Parigi Roubaix 1981
La Parigi-Roubaix del 1981, corsa sotto un vero diluvio con l’iridato Bernard Hinault dominatore
Il percorso invece resta quello di sempre…

Quello non cambia, i corridori si troveranno ad affrontare oltre 257 chilometri di cui 55 in pavé, diviso in 30 settori, uno diverso dall’altro, molti semplici nel complesso, altri dove davvero si potrà fare la differenza in base alla difficoltà del selciato e alla lunghezza.

Il Lombardia si correrà sei giorni dopo: non c’è il rischio che la “corsa delle foglie morte” (ma anche quelle di contorno nell’arco della settimana) venga penalizzata nella partecipazione?

Forse avverrà, ma teniamo presente che si tratta di un evento eccezionale, di un recupero in extremis per non togliere la Roubaix dal calendario per il secondo anno consecutivo. Io poi sono convinto che siano due gare così diverse nella loro conformazione richiedano quindi caratteristiche così particolari che chi punterà alla prova francese non sarà lo stesso di chi vorrà emergere in Italia. Poi come detto molto dipende dal Mondiale, non è improbabile che entrambe le gare possano diventare delle rivincite, ma lì dipenderà dalle condizioni psicofisiche dei protagonisti dopo Leuven.

Van Aert Roubaix 2019
Un distrutto Wout Van Aert dopo la Roubaix del 2019: finì 22°, ma non era ancora esploso…
Van Aert Roubaix 2019
Un distrutto Wout Van Aert dopo la Roubaix del 2019: finì 22°, ma non era ancora esploso…
Tu avresti puntato a questa Roubaix così particolare?

Senza ombra di dubbio: la mia stagione ottimale ha sempre avuto un andamento standard. Io mi preparavo per essere al meglio per la Campagna del Nord, poi staccavo e ricominciavo a emergere d’estate, spesso al Tour, non è un caso se abbia fatto 6 Grande Boucle contro soli 3 Giri d’Italia. Il Tour mi dava la spinta per il finale di stagione, per puntare alle ultime grandi classiche, quindi la Roubaix di ottobre l’avrei finalizzata senza problemi.

Te la senti di fare qualche nome?

I nomi da fare sarebbero tanti, ma è chiaro che i primi sono Van Aert e nel caso Van Der Poel, anche per la loro capacità di andare nel ciclocross. Fra gli italiani sarebbe stato bello vedere Bettiol, io però una speranza su Davide Ballerini e anche su qualche altro ce l’ho…

Nizzolo Gran Bretagna 2021

Nizzolo: «Attento Sonny, ho visto i tuoi rivali…»

18.09.2021
4 min
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Facciamo un salto indietro: mentre a Trento ci si giocava il titolo europeo, molti altri big erano a battagliare al Giro di Gran Bretagna, compreso il campione uscente Giacomo Nizzolo. I due eventi sono paralleli non solo dal punto di vista temporale, perché entrambi erano chiamati a dare indicazioni anche per gli imminenti Mondiali di Leuven. E se dalle nostre parti si festeggiava per l’impresa di Sonny Colbrelli, in terra albionica i segnali arrivati in chiave mondiale sono molto netti.

Considerando il percorso trentino, Giacomo Nizzolo aveva scelto, d’accordo con il cittì Davide Cassani di non difendere la propria maglia di campione europeo e andare in Gran Bretagna per affinare la gamba in vista del Mondiale, con un percorso a lui più adatto e dove potrà essere un’ottima scelta tattica alternativa. Nella gara di ben 8 tappe, il portacolori della Qhubeka ha potuto anche misurare lo stato di forma di altri favoriti per la gara di Leuven, coloro che a Trento non c’erano, per avere un quadro più completo della situazione.

Nizzolo Warrington 2021
La volata della tappa di Warrington con Hayter che beffa Nizzolo. Per lui un 2° posto soddisfacente
Nizzolo Warrington 2021
La volata della tappa di Warrington con Hayter che beffa Nizzolo. Per lui un 2° posto soddisfacente
Come ti sei trovato in quella settimana?

Molto bene, a conti fatti è stata la scelta giusta, ho potuto allenarmi per migliorare ancora la mia condizione, anche se non ho vinto non sono deluso, anzi dopo la seconda piazza a Warrington abbiamo deciso insieme con la squadra di non gareggiare nelle ultime due tappe per poter preparare la successiva trasferta in Belgio nelle corse di preparazione al Mondiale.

Che tipo di gara era?

Una corsa a tappe davvero impegnativa, con pendenze importanti, molte salite, percorsi sempre mossi tanto è vero che di volate vere e proprie ce n’è stata una sola. Era l’ideale per far fatica, nel vero senso della parola. Noi sulla carta dovevamo correre per Simon Clarke e consentirgli di far classifica, ma la caduta nella cronosquadre del terzo giorno ha compromesso tutto. Una gara molto bella, ho potuto apprezzare anche il suo disegno, fuori dalle grandi città, sempre in spazi ampi, su stradine strette, in mezzo alla natura.

Giro Bretagna 2021
Il podio finale del Giro di Gran Bretagna, vinto da Van Aert davanti a Hayter (a sinistra) e Alaphilippe
Giro Bretagna 2021
Il Giro di Gran Bretagna è andato a Van Aert, terzo Alaphilippe: ora sfida diretta a Leuven
Considerando che nella corsa britannica c’erano tutti i grandi assenti di Trento, hai avuto un palcoscenico privilegiato per capire chi ci troveremo di fronte. Partiamo dal grande favorito di Leuven, Wout Van Aert…

Arriva alla gara di casa nella forma migliore, questo è sicuro e ha soprattutto una fame pazzesca. In Gran Bretagna ha ribaltato la situazione nel weekend finale, si è dimostrato una spanna sopra gli altri, sempre in controllo. Chi pensava che si sarebbe nascosto è stato smentito dai fatti, ha voluto dimostrare apertamente che in Belgio bisognerà fare i conti con lui e che è stanco dei secondi posti. Per me sarà difficile batterlo.

Il campione uscente Alaphilippe come lo hai visto?

Ha chiuso terzo a 27”, è certamente molto brillante e arriva anche lui alla gara iridata nella forma che voleva, anche se lo vedo un gradino sotto a Van Aert proprio dal punto di vista della condizione fisica. D’altronde Julian è molto conosciuto per essere una sorta di variabile impazzita, sa come Van Aert vorrà che vada la corsa e farà di tutto per scombinargli i piani.

Nizzolo Barbero 2021
Nizzolo con Carlos Barbero saluta nell’ultima gara con indosso la maglia di campione europeo
Nizzolo Barbero 2021
Nizzolo con Carlos Barbero saluta nell’ultima gara con indosso la maglia di campione europeo
La Gran Bretagna ha detto di avere Pidcock come capitano, eppure c’è Ethan Hayter che continua a mostrare una condizione straordinaria di ritorno da Tokyo, ha rischiato di vincere un’altra corsa a tappe…

Non è una sorpresa, chi lo considera solo un velocista sbaglia. Hayter è uno che sugli strappi brevi va forte, tiene i ritmi degli specialisti, ma considerando le caratteristiche dei due e soprattutto quelle del percorso credo che i tecnici britannici bene abbiano fatto a puntare su Pidcock, anche se sicuramente Hayter è un outsider da tenere in dovuta considerazione.

E Nizzolo come arriva al Mondiale?

Nella forma giusta per affrontare una bella sfida e svolgere i compiti che mi verranno dati. Io dovrò rimanere nel gruppo principale, se la corsa si metterà in un certo modo per una volata abbastanza affollata io dovrò esserci, certamente non starà a me andare in fuga. L’importante è che arrivo a Leuven come volevo io.