Vittoria e Telemos Capital: una svolta importante

23.12.2022
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Vittoria è riconosciuta come uno dei migliori produttori di pneumatici per biciclette al mondo, grazie al forte know-how e agli stabilimenti produttivi tra i più avanzati ed efficienti del settore.

Oggi la storia dell’azienda di Brembate si arricchisce di un nuovo ed importante capitolo. Il fondo di investimenti londinese Telemos Capital lo scorso 12 dicembre ha infatti annunciato la firma di un contratto vincolante per l’acquisizione della maggioranza di Vittoria. L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare la leadership di Vittoria nella produzione di pneumatici ad alte prestazioni e di accelerarne la crescita globale.

Un ruolo importante sarà svolto da Wise Equity, realtà che dal 2000 si occupa della gestione di fondi di Private Equity investendo in piccole e medie imprese italiane.

Vittoria ha un forte know-how nella produzione di penumatici dedicati al ciclismo
Vittoria ha un forte know-how nella produzione di penumatici dedicati al ciclismo

Crescita internazionale

L’arrivo di Telemos Capital permetterà a Vittoria di accelerare i piani di espansione internazionale e lo sviluppo di nuovi prodotti, servizi e canali di vendita. L’azienda continuerà ad investire nella sostenibilità, innovazione e ricerca e sviluppo partendo dai propri siti produttivi avanzati e dal Vittoria Park. L’unico parco al mondo dedicato all’innovazione e all’esperienza di tutte le discipline del ciclismo, inaugurato di recente nei pressi della sede Vittoria di Brembate.

Stijn Vriends, Chairman & CEO di Vittoria ha commentato con queste parole l’acquisizione da parte di Telemos Capital: «In Vittoria ci impegniamo a realizzare gli pneumatici per bicicletta più avanzati, per offrire le migliori esperienze a tutti i ciclisti. Il supporto di Wise Equity è stato fantastico negli ultimi anni e siamo molto contenti che Telemos, con tutta l’esperienza nella crescita di brand internazionali di cui gode, abbia deciso di unirsi al nostro viaggio!»

Philippe Jacobs direttore esecutivo di Telemos Capital
Philippe Jacobs direttore esecutivo di Telemos Capital

Un’acquisizione che sa di privilegio

L’acquisizione di una realtà come Vittoria viene vista dal management di Telemos Capital, oltre che come un investimento, come un privilegio. A testimoniarlo sono le prime dichiarazioni di Philippe Jacobs, Executive Chairman of Telemos Capital che così ha commentato: «Da più di 60 anni, Vittoria è sinonimo di ciclismo ad alte prestazioni. Come testimoniato dalle innumerevoli vittorie e record conseguiti in tante e diverse discipline ciclistiche. Per noi è un privilegio essere i nuovi proprietari di un marchio così leggendario, siamo entusiasti di unire le nostre forze con il team Vittoria».

Jacob Polny, Chief Investment Officer di Telemos Capital ha aggiunto: «Crediamo profondamente nelle attuali tendenze di consumo nel ciclismo e nelle altre categorie del mondo outdoor e siamo impressionati dai risultati raggiunti da Vittoria finora. Non vediamo l’ora di collaborare con Stijn e con il Vittoria leadership team, e di contribuire con la nostra esperienza a costruire e a far crescere un altro marchio leader internazionale».

Il Vittoria Park è un’area rivolta all’utenza, ma anche allo sviluppo interno dei prodotti
Il Vittoria Park è un’area rivolta all’utenza, ma anche allo sviluppo interno dei prodotti

Un ruolo attivo sarà svolto come detto da Wise Equity. Paolo Gambarini, Founding Partner di Wise Equity, ha così commentato la nuova acquisizione da parte di Telemos Capital: «Vittoria è l’esempio perfetto di come Wise Equity supporta le aziende italiane e il loro management ad eccellere nel mercato globale. Negli ultimi anni, la crescita di Vittoria è stata impressionante e ha contribuito ad aumentare ulteriormente la sua leadership negli pneumatici premium per bicicletta. Questa posizione dominante sarà rinforzata dai recenti investimenti nel Vittoria Park, nell’Innovation Center e nella prima fabbrica a zero emissioni di CO2 nell’industria del ciclismo. Non vediamo l’ora di continuare la collaborazione con Vittoria, ora rafforzata da Telemos».

L’operazione di acquisizione si concluderà all’inizio del 2023. Gli advisor di Wise Equity e Vittoria sono stati Baird, Simmons & Simmons, OC&C, KPMG, Fieldfisher e Spada&Partners. Gli advisor di Telemos Capital sono stati Lincoln, Linklaters, Oliver Wyman e PwC. L’advisor del management è stato Fides Partners.

Vittoria

Con Vittoria Re-Cycling la gomma ha una nuova vita

07.12.2022
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Vittoria crede sempre più all’importanza dell’economia circolare e alla sostenibilità dei propri prodotti. Recentemente l’azienda bergamasca ha lanciato in collaborazione con esosport il programma Re-Cycling. Come suggerisce il nome, il suo obiettivo è quello di favorire il riciclo di pneumatici e camere d’aria per biciclette. Stiamo parlando di un programma che per la sua importanza e per gli obiettivi che si propone ha ottenuto il patrocinio della Federazione Ciclistica Italiana.

Sede Vittoria Group vista dall’alto con il nuovissimo Vittoria Park a circondarla
Sede Vittoria Group vista dall’alto con il nuovissimo Vittoria Park a circondarla

Numeri inaccettabili  

In Italia ogni anno vengono gettati nella raccolta indifferenziata circa 2 milioni di pneumatici per biciclette e circa 2 milioni di camere d’aria sempre per biciclette per un totale di circa 1.000 tonnellate di rifiuti destinati a discariche e inceneritori. A fronte di questi numeri non più sostenibili, Vittoria ha deciso di fare qualcosa di concreto attraverso il programma Re-Cycling coinvolgendo negozi di ciclismo e ciclofficine di tutta Italia. Al suo fianco l’azienda bergamasca avrà Esosport, realtà marchigiana nata nel 2009 e specializzata nel recupero e riciclo di materiali di scarto nel mondo dello sport.

Granulato generato da pneumatici e camere d’aria da bici
Granulato generato da pneumatici e camere d’aria da bici

Il negozio al centro

Come anticipavamo, il programma Vittoria Re-Cycling mette al centro i negozi di biciclette. Aderendo al programma, ciascun negoziante potrà godere gratuitamente del servizio di ritiro e smaltimento a norma di legge di copertoni e camere d’aria fuori uso fornito da esosport

Lo stabilimento ESO RECYCLING di Tolentino ospita un innovativo macchinario in grado di trattare e trasformare pneumatici e camere per biciclette in materia prima, sotto forma di granuli, che possono essere utilizzati per realizzare pavimentazioni antitrauma per parchi giochi e superfici sportive.

Facili da riconoscere

I punti vendita che hanno aderito al programma Vittoria Re-Cycling sono facilmente riconoscibili. Oltre ai contenitori per gli pneumatici e camere d’aria fuori uso, Vittoria fornirà loro in maniera gratuita materiale di comunicazione come pannelli pubblicitari, dépliant e cartelli da esporre in negozio. In questo modo, si vuole sensibilizzare il consumatore finale sull’importanza di rifornirsi presso commercianti che si impegnano attivamente a favore della sostenibilità.

In meno di due mesi, molti negozi hanno fatto richiesta di aderire al Vittoria Re-Cycling. Questo dato testimonia non solo la sempre maggiore attenzione al tema della sostenibilità da parte di tutta la filiera, ma anche il bisogno dei negozianti di ricevere supporto economico, legale e logistico per un corretto ritiro e smaltimento di pneumatici e camere d’aria da bici ormai fuori uso.

Ecco lo stabilimento di ESO Recycling a Tolentino
Ecco lo stabilimento di ESO Recycling a Tolentino

Una volontà comune 

Il programma Re-Cycling nasce dal desiderio condiviso di Vittoria e Esoport di introdurre anche nel mondo legato alla bicicletta il tema della circolarità.

Stijn Vriends, Presidente e CEO di Vittoria ha così commentato la nuova iniziativa promossa dalla sua azienda: «Dobbiamo lavorare duramente per creare una vera circolarità nell’industria del ciclismo. Con il programma Vittoria Re-Cycling, compiamo un primo importante passo. Promettiamo che ne seguiranno molti altri!».

Alle parole di Stijn Vriends si aggiungono quelle di Nicolas Meletiou, Managing Director ESO: «Siamo lieti che Vittoria abbia colto la valenza del nostro progetto di trasformazione dei rifiuti sportivi. Ogni piccolo gesto, come la raccolta, l’avvio al recupero e la trasformazione di pneumatici e camere d’aria di biciclette può rappresentare un valore per la sostenibilità ambientale, oltre a rappresentare un messaggio educativo di grande importanza. L’economia circolare è una grande opportunità da cogliere per ridurre l’impatto dei rifiuti sull’ambiente: è un gioco di squadra, si fa insieme».

Oltre a Vittoria Re-Cycling, l’azienda bergamasca è impegnata in una serie di iniziative volte a ridurre l’impatto ambientale delle attività e dei prodotti. Vittoria è parte di Shift Cycling Culture, un ente il cui obbiettivo è quello di ridurre in modo strutturale le emissioni di gas serra. Inoltre, Vittoria sta costruendo in Thailandia il primo sito produttivo di pneumatici per biciclette al mondo a zero emissioni di CO2 che entrerà in funzione nel 2023.

Vittoria

Vittoria Park, dove anche i grandi ritornano bambini

04.11.2022
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Una mattinata nel Vittoria Park di Capriate. L'approfondimento con Loredana Calò, Alberto Arnoldi e Alex Cavalleri che se ne prendono cura, lo gestiscono, progettano le attività e accolgono il pubblico.

Partiamo dalla fine del discorso, mentre tutto intorno il sole carezza i dossi del Vittoria Park e il brusio dell’autostrada è un sottofondo appena percettibile (in apertura la foto dell’inaugurazione è di Annalisa Flori). La stradina in stile Roubaix richiama una bici da strada, dei ragazzi saltano nell’area mountain bike. Un paio di freeriders spiegano come dovrebbe essere fatto un appoggio all’uscita della curva.

L’enorme totem del Vittoria Park lo rende visibile anche da lontano
L’enorme totem del Vittoria Park lo rende visibile anche da lontano

L’ora di motoria

All’interno della Vittoria House invece, Loredana Loi tira fuori l’argomento anticipando la domanda che era sorta spontanea entrando nel parco.

«All’interno dell’Academy – dice la Managing Director del Vittoria Park – potrebbero arrivare anche le scuole. Abbiamo numerose richieste da quelle di questo bacino, ma anche di zone un po’ più lontane per portare qua i bambini. Anziché fare la classica ora e mezza di educazione motoria a scuola, hanno chiesto di farla all’interno del nostro parco. Quindi stiamo offrendo dei pacchetti nei quali avremo l’ingresso, l’istruttore, ma anche la possibilità di avere la bicicletta che verrà fornita da alcuni dei nostri partner».

Il ciclismo nelle scuole è da sempre un miraggio che adesso in questo scorcio della provincia bergamasca può concretizzarsi, aggiungendosi alle altre (poche) località che il modo l’hanno trovato seguendo vie differenti.

Alex e Alberto in prova sul percorso del Vittoria Park: i due provengono dal mondo MTB
Alex e Alberto in prova sul percorso del Vittoria Park: i due provengono dal mondo MTB

Cinque ettari di piste

Vittoria Park, una superficie di 50.000 metri quadri accanto allo stabilimento Vittoria, subito fuori dall’uscita di Capriate. In qualche misura, arrivandoci senza averlo mai visto, fa pensare al mondo dei Teletubbies, con la Vittoria House coperta di prato verde, sotto a un tratto di pista in asfalto.

«In 5 ettari di terreno – spiega Alberto Arnoldi, Bike Park Supervisor – abbiamo cercato di costruire e di riprodurre a 360 gradi tutte le discipline del ciclismo. Per la parte più didattica e per le persone che vogliono approcciarsi al mondo del ciclismo, abbiamo una parte mountain bike divisa su tre livelli di difficoltà, facile, medio e difficile. Tutte queste aree sono suddivise e sono strutturate per fare in modo che la persona si approcci in modo graduale alle difficoltà del parco.

«E per voi che amate il ciclismo su strada – sorride – abbiamo un anello d’asfalto di circa un chilometro, lungo il quale abbiamo riprodotto il terreno delle tre grandi classiche del ciclismo che sono il Fiandre, la Parigi-Roubaix e la Strade Bianche». 

A corollario del pedalare liberi, spiega, è nata la Vittoria Academy, dedicata al mondo dei bambini e agli adulti. Entrambi hanno come approccio comune la progressione didattica e la crescita nelle varie discipline.

La Vittoria House

La Vittoria House fa pensare ai genitori che accompagnano i figli o alla meritata birra di fine allenamento. L’arredo è moderno, con legno e cristallo che si integrano molto bene nel verde dei dintorni.

«La struttura suddivisa è in due parti – spiega Alex Cavalleri, Workshop Manager di Victoria Park – in un locale c’è la zona bar e all’interno anche una piccola zona shop dove vendiamo i prodotti Vittoria. Nel secondo locale c’è una zona adibita al mondo business, quindi un auditorium per programmare qualsiasi tipo di evento, congresso e show.

«Tra i vari servizi c’è la possibilità di noleggiare diverse tipologie di bici messe a disposizione dai diversi brand che vorranno far testare i loro modelli anche prima del lancio ufficiale. Tutti gli ospiti che entreranno al Vittoria Park avranno un riferimento tecnico per piccole manutenzioni, piccoli setup e consigli tecnici su sfruttare al meglio la propria bicicletta».

La pump track si trova nell’area skills, accanto al grande air bag
La pump track si trova nell’area skills, accanto al grande air bag

Tutto con un’app

Il Vittoria Park, fa notare Cavalleri, è una struttura a 2.0 totalmente digitale, che non prevede l’uso di contanti. Ogni ospite dovrà scaricare l’applicazione Vittoria Park, registrarsi con un proprio account e acquistare le due diverse tipologie di biglietti. Da una parte, quello gratuito come visitatori, che gli permetterà di passeggiare lungo i sentieri pedonali e di entrare nella Vittoria House. Dall’altra parte, il biglietto per il ciclista, che può scegliere un’entrata giornaliera o la mezza giornata.

«Per il futuro stiamo organizzando dei pacchetti di training session da due ore – spiega – e anche la possibilità di un abbonamento per i nostri ospiti più assidui. Tramite l’applicazione Vittoria Park si possono anche noleggiare le biciclette e tutti i dispositivi di protezione individuale».

Le tariffe per ora prevedono il giornaliero a 48 euro, la mezza giornata a 24.

Tre diversi livelli

Loredana Calò, come detto, è la Managing Director del Vittoria Park e spiega che la struttura nasce come un progetto per rispondere all’esigenza di Vittoria di disporre di un’area test e per venire incontro alle esigenze del pubblico.

«Tutto il parco – spiega – è stato sviluppato su tre diversi livelli, sia per l’approccio al consumatore sia per il testing delle nostre gomme, perché questo ci permette appunto di stressare l’utilizzo degli pneumatici. E’ un progetto molto importante perché si basa sul tre fronti strategici che sono appunto tutta l’area di fun and learning e di well being, perché vogliamo rispondere a un segmento di consumatori che cercano il benessere e il miglioramento di se stessi. Abbiamo anche l’aria di branding, un’opportunità sia per Vittoria sia per le aziende che sono con noi nelle diverse partnership, di esporre prodotti, far vedere e testare i propri prodotti sia internamente nelle piste del parco sia con lo stesso consumatore.

«Un grande laboratorio di test all’aperto – conclude – che si arricchirà anche di test all’interno l’anno prossimo grazie ai Vittoria Labs. Quindi diciamo che è un asset strategico per tutta la categoria. Vogliamo diventare un polo di integrazione di tutte le conoscenze e le competenze, per sviluppare nuovi progetti, raccogliere dati e feedback dei nostri consumatori o semplicemente anche per fare eventi».

Vittoria, risultati incredibili dalla pista

03.11.2022
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Sono passate poco più di due settimane dai campionati del mondo su pista di Saint Quentin en Yvelines. Per l’Italia si è trattata di una rassegna iridata davvero positiva con ben 4 medaglie d’oro conquistate grazie ai successi di Filippo Ganna, Elia Viviani, Martina Fidanza e dal quartetto femminile. Se dobbiamo però trovare il trionfatore assoluto della rassegna francese non possiamo fare a meno di indicare il nome di Vittoria Group.

L’oro nell’inseguimento a squadre femminile è una delle medaglie più belle per la nazionale di Villa
L’oro nell’inseguimento a squadre femminile è una delle medaglie più belle per la nazionale di Villa

Numeri incredibili

Per comprenderne appieno il trionfo basta snocciolare alcuni numeri: su 66 medaglie disponibili, ben 58 sono state vinte da atleti che hanno gareggiato con pneumatici Vittoria e A Dugast. Delle 22 medaglie d’oro assegnate al velodromo di Saint Quentin en Yvelines, 18 portano la firma di Vittoria e A Dugast.

Più di 20 squadre nazionali tra cui Australia, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti hanno fatto affidamento sugli pneumatici in cotone ad alte prestazioni prodotti da Vittoria Group. Complessivamente gli atleti gommati Vittoria hanno conquistato almeno una medaglia in tutte le discipline maschili e femminili.

Tra le nazionali supportate dall’azienda bergamasca c’era anche il Belgio
Tra le nazionali supportate dall’azienda bergamasca c’era anche il Belgio

Partnership giovane e vincente

La collaborazione fra Vittoria e A Dugast è davvero giovane. L’azienda olandese è entrata a far parte di Vittoria Group solamente nel 2021. Stiamo parlando di una realtà leader a livello mondiale nella costruzione artigianale di tubolari in cotone e seta.

I recenti mondiali su pista hanno confermato che siamo di fronte ad una collaborazione vincente, destinata a raccogliere successi anche in futuro grazie all’affidabilità degli pneumatici in cotone realizzati dai due brand. Vittoria ha messo a disposizione delle varie nazionali il Pista Oro mentre A Dugast il Piste Latex.

Pista Oro, esperienza top

Pista Oro nasce dall’esperienza accumulata in pista da Vittoria grazie ai modelli Pista Speed e Pista Control. Il Pista Oro presenta la mescola potenziata con grafene più aggiornata per offrire la massima velocità e affidabilità. La versione speciale dell’innovativa tecnologia della mescola al grafene di Vittoria, specificatamente realizzata per ridurre la resistenza al rotolamento degli pneumatici per applicazioni su pista, è accoppiata alla carcassa in cotone super elastica.

Il cotone rende la carcassa molto flessibile consentendo allo pneumatico di conformarsi al suolo, fornendo una guida più fluida, un rotolamento più efficiente e un migliore grip. Per aumentare la resistenza complessiva del Pista Oro, Vittoria utilizza il filato Corespun, un particolare tipo di filato composto da cotone e fibre di aramide combinate. Inoltre, il profilo slick del battistrada rende il Pista Oro il tubolare più veloce disponibile per le piste in legno.

Sulle 66 medaglie disponibili 58 sono state conquistate da corridori che hanno utilizzato copertoni Vittoria
Sulle 66 medaglie disponibili 58 sono state conquistate da corridori che hanno utilizzato copertoni Vittoria

Piste Latex, velocità e leggerezza

Piste Latex utilizza le tecnologie più avanzate e i materiali migliori per garantire velocità estrema e massima leggerezza. Il battistrada e la carcassa estremamente sottili consentono un’accelerazione ottimale e la minor resistenza al rotolamento possibile. Il battistrada in lattice e il filato di cotone/seta della carcassa offrono prestazioni di guida impareggiabili su piste in legno.

Ernesto Garcia Domingo, Chief Commercial Officer del marchio, ha commentato con queste parole i tantissimi successi ottenuti ai recenti mondiali su pista: «In Vittoria Group lavoriamo duramente per realizzare gli pneumatici per bicicletta più avanzati del pianeta. Siamo molto felici di vedere così tanti atleti vincere con questi pneumatici. Vogliamo ringraziare tutte le squadre nazionali che si sono affidate a Vittoria e A Dugast per la loro fiducia e il loro contributo nel migliorare ogni giorno i nostri prodotti».

Vittoria

Vittoria Terreno Dry, lo pneumatico gravel campione del mondo

24.10.2022
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Due medaglie d’oro conquistate nel primo campionato del mondo dedicato al gravel. Pauline Ferrand-Prévot e Gianni Vermeersch hanno alzato le braccia al cielo a Cittadella in sella ai Vittoria Terreno Dry. Pneumatici in grado di destreggiarsi sui terreni asciutti, duri e sconnessi del percorso iridato a velocità impressionanti. 

Affidabili e scorrevoli queste coperture hanno colmato il divario tra battistrada slick e battistrada per tutte le condizioni. La chiave di questo successo è l’esclusivo design a “squame di pesce” angolate, che consente alla parte centrale del battistrada di rotolare velocemente e fornire trazione in curva e in frenata.

Scelti per vincere

Sia Ferrand-Prévot che Vermeersch hanno avuto una cosa in comune oltre a vincere davanti a tutti. Entrambi si sono affidati alle gomme gravel Vittoria Terreno Dry, come hanno fatto molti altri corridori durante il weekend, scegliendo tra un’ampia gamma di quattro diverse misure, da 31 mm a 38 mm. Oltre alle sezioni differenti sono disponibili due costruzioni, il Tubeless standard più leggero (carcassa Gravel Lite TLR) e quello rinforzato (carcassa Gravel Enduro TNT).

Oltre a tutti i corridori WorldTour dei team sponsorizzati da Vittoria e ai biker come Pauline Ferrand-Prévot, altri specialisti del gravel come Nathan Haas, Nicholas Roche, il Team Amani e il Team Wish One hanno corso utilizzando diverse versioni di Terreno Dry.

Battistrada tecnologico

Il percorso di 190 chilometri del mondiale è stato un banco di prova che ha consacrato i Terreno Dry ai vertici del mercato gravel. Sono stati in grado di eccellere su una combinazione di strade in ghiaia, sentieri boschivi, piste ciclabili e strade asfaltate prima di correre attorno alle spettacolari mura di Cittadella.

Questo modello di punta firmato Vittoria vanta una parte centrale del battistrada a squame di pesce, composto da una serie di forme esagonali che si incastrano tra loro e che sono tutte leggermente inclinate verso l’alto nella direzione del rotolamento. Questo permette allo pneumatico, rotolando in avanti, di salire su queste micro-rampe e dare la sensazione di pedalare su una gomma slick. Al contrario, non appena si frena e la forza va nella direzione opposta a quella del rotolamento, le micro-rampe affondano nel terreno.

Il disegno a squame di pesce fornisce grip e scorrevolezza costanti
Il disegno a squame di pesce fornisce grip e scorrevolezza costanti

Sensazioni di scorrevolezza

Provare per credere, il disegno del Terreno Dry ha un’intelligenza costruttiva che si può misurare toccandolo con mano. Se si fa scorrere il dito in una direzione dello pneumatico e poi lo si fa nell’altra direzione, sembra di toccare due modelli differenti. Infatti è in grado di offrire una presa sul terreno in frenata e in curva che si adatta all’angolo di piega. Questo design si oppone alla deriva e fornisce tutta la trazione di cui si ha bisogno. Frena, sale e, soprattutto, rotola in maniera efficace come si è visto al campionato del mondo. 

Le combinazioni sono svariate. Le tipologie di copertura sono quattro: Tubeless TLR, Tubeless TNT, pieghevole o rigido. Le misure sono cinque: 650x47c e 700x31c-33c-35c-38c. I prezzi consultabili sul sito partono da 22,95 euro.

Vittoria

Cannondale SuperSix Evo Hi-Mod Di2, l’ultima colorazione

23.09.2022
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All’expo di Misano abbiamo visto anche l’ultima novità del cavallo di battaglia Cannondale, la SuperSix Evo Hi-Mod con trasmissione Shimano Dura Ace Di2.

La bicicletta si basa sul frame-kit già esistente. Accattivante l’abbinamento cromatico che prevede una colorazione gunmetal green brillante. Non è un’edizione limitata come quella del Tour de France. L’abbiamo fotografata e ora vediamo i dettagli.

Le forme e il design sono quelli della Evo che già conosciamo
Le forme e il design sono quelli della Evo che già conosciamo

SuperSix Evo, sempre lei

E’ una bicicletta che nel suo percorso di evoluzione è cambiata parecchio, ma ha mantenuto un fascino particolare. Questa che vediamo è la top di gamma tra le SuperSix Evo Hi-Mod, lo è tecnicamente con il carbonio ad alto modulo e lo è per l’allestimento. Il prezzo di listino è di 11.999 euro.

L’allestimento

Il kit telaio comprende anche il seat-post full carbon e il comparto manubrio con la soluzione semi-integrata Save SystemBar, con piega in carbonio e stem in alluminio. L’angolazione della piega è aggiustabile.

Ci sono le ruote HollowGram 45 SL che, a nostro parere, sono il giusto compromesso tra aggressività e gestione durante la corsa, versatili e anche moderne nell’impatto estetico. Sono panciute, hanno un canale interno da 21 millimetri di larghezza e sono tubeless ready. Vestono la bicicletta e non sono “invadenti”. Hanno i mozzi in alluminio che si basano sul sistema Rachet di DT Swiss.

La bicicletta prevede anche il sensore Cannondale montato alla ruota. Questo si connette alla app e contribuisce a tracciare la vita della bicicletta, oltre a fornire un’infinità di dettagli utili all’utilizzatore.

La sella è la Fizik Tempo Argo R3 con rails in carbonio e gli pneumatici sono i Vittoria Corsa da 25.

Al top con il Dura Ace

La trasmissione è Shimano nella sua totalità, significa che c’è anche la guarnitura. La Cannondale SuperSix Evo necessita di appositi adattatori per supportare l’asse passante con 24 millimetri di diametro, quello della guarnitura Shimano. In questo caso abbiamo due ghiere in alluminio con una finitura cromatica che si abbina alla colorazione della bici. La combinazione del cambio è 52/36 e 11/30.

Le taglie previste sono sette, come vuole la piattaforma SuperSix Evo: 48 e 51, 54, 56 e 58, 60 e 62.

Cannondale

La “prima” di Albanese, merito (anche) del dietro motore con Cassandra

28.08.2022
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Un urlo liberatorio come spesso accade. Un urlo di gioia e di rabbia al tempo stesso per Vincenzo Albanese. Qualche giorno fa, il corridore della Eolo-Kometa ha vinto al sua prima corsa da professionista. E’ successo a Limoges, capitale del Limousin francese.

E “Alba” stava correndo proprio il Tour du Limousin. Una terra di grande tradizione. E’ da quelle zone per esempio che viene Luc Leblanc, vincitore del mondiale di Agrigento del 1994. Ma quella è tutta un’altra storia.

Albanese cercava questa affermazione da un sacco di tempo. Aveva di fatto già vinto una corsa con dei pro’, era il Matteotti del 2016, ma lui era formalmente ancora un under 23. Questo successo ha un altro spessore e un altro valore.

Il suo team manager Ivan Basso ha sempre esaltato questo atleta. A volte gli ha tirato le orecchie, ma sempre a fin di bene e perché sapeva dell’enorme potenziale del suo corridore.

Albanese (classe 1996) stremato e soddisfatto dopo la volata lunga e vittoriosa di Limoges
Albanese (classe 1996) stremato e soddisfatto dopo la volata lunga e vittoriosa di Limoges
Vincenzo, finalmente è arrivata… 

Davvero, ci voleva proprio. Dopo un anno e mezzo buono, ma fatto solo di piazzamenti e podi, sfortune, e di tutto e di più… Anche per la testa è stato importante alzare le braccia al cielo. Alla fine ero contento lo stesso di come stesse andando, ma si sa: la vittoria è la vittoria. Vanno bene i piazzamenti: questi dicono quanto si è costanti, ma vincere è un’altra cosa.

Ci sei arrivato passo dopo passo. E forse in questo caso tutto è partito dal campionato italiano. Il tricolore è stato una delusione? Zanatta quel giorno ci disse prima del via che si lavorava per te…

Non è andata bene. La squadra mi aveva dato fiducia al 110%, tanto che abbiamo gestito noi la gara sin dal primo chilometro, mostrando una grande compattezza del team. Spesso noi corriamo così: da grande squadra. E anche quel giorno non abbiamo mandato nessuno in fuga. Erano tutti per me. Quando poi nel finale sono andati via quei cinque un po’ ho dormito, ma mi aspettavo anche che con tanti corridori forti e tante squadre rimaste dietro, qualcuno facesse qualcosa. Ma forse le gambe erano quelle che erano anche dietro. Ho raccolto un ottavo posto, ma certamente non ero soddisfatto. Era stato l’ennesimo piazzamento che confermava che Albanese era sempre lì, ma non vinceva.

Dopo quella gara cosa hai fatto?

Ho staccato. E ho ripreso proprio al Limousin, a distanza di quasi due mesi. In pratica dopo l’italiano sono rimasto in Puglia, nella zona di Monopoli, Fasano, le Tremiti… una settimana con la mia fidanzata, Cassandra. Una settimana totalmente senza bici. Poi sono tornato a casa a San Marino e lì ho ripreso a pedalare. A fine luglio sono andato in altura.

Il toscano in altura sullo Stelvio, eccolo fare i rulli a quota 2.700 metri (foto Instagram)
Il toscano in altura sullo Stelvio, eccolo fare i rulli a quota 2.700 metri (foto Instagram)
Dove?

A Livigno. O meglio, prima a Livigno a 1.800 metri, e poi sono salito ancora. Mi sono spostato ai 2.700 metri dello Stelvio. In tutto ho fatto venti giorni di altura. Sono sceso. Sono stato quattro giorni a casa e sono partito per il Limousin.

Beh, non è facile vincere al rientro…

Vero, ma sin da subito ho avuto sensazioni ottime. Ma dalle sensazioni ottime alla vittoria c’è un mondo! Anche altre volte avevo avuto sensazioni simili, ma non avevo vinto. Però sentivo di stare veramente bene. Da una parte è così: quando non te lo aspetti, arriva la vittoria. Altre volte invece sei lì ad inseguirla, a pretenderla… e resti senza niente in mano. 

Non te lo aspettavi quindi?

No, sapevo di stare bene, ma non avevo aspettative. Tanto più dopo l’altura. Non avevo mai vinto, figuriamoci al rientro dopo due mesi senza gare nelle gambe. Tutto sembrava andasse come sempre. Anche nei primi giorni stavo bene, mi piazzavo, ero tra i primi 8-15 corridori… E bisogna considerare che il livello era alto. In Coppa di Francia si corre col coltello fra i denti, per le squadre francesi quelle sono tutte gare importanti. C’erano squadre WorldTour con corridori che uscivano dal Tour o altre gare di primo livello. Senza dimenticare i “nostri”, Ulissi, Trentin. E vincere quando ci sono corridori di questo calibro… non è cosa da poco.

Hai vinto al rientro. In montagna hai svolto un lavoro particolare o hai fatto un’altura “standard”?

Nel complesso direi standard: poca intensità nella prima parte, ma ho lavorato anche sull’esplosività nella seconda.

Tipo?

Facevo diverse ripetute forti tra i 2′ e i 5′. Le ho fatte a bassa quota e nell’ultima settimana. Poi una volta sceso in pianura, ho continuato a farle. Diciamo anche quel genere di sforzo sono il mio pane. E’ quello stesso spunto che mi ha permesso di anticipare il gruppo a Limoges.

All’italiano di Alberobello la Eolo-Kometa aveva lavorato compatta proprio per Albanese
All’italiano di Alberobello la Eolo-Kometa aveva lavorato compatta proprio per Albanese
Hai fatto anche dietro motore?

Prima della gara, a casa, ho fatto dietro macchina. Come sempre del resto. 

Con chi lo fai, per curiosità?

Allora, per fare dietro moto ho degli amici esperti nella zona di Reggello, vicino Firenze. Mentre il dietro macchina lo faccio con Cassandra.

Dai, forte questa cosa! E come se la cava la tua fidanzata?

Beh, diciamo che strappa un po’, ha il “piede pesante”, però quelle sue accelerate mi hanno hanno dato brillantezza di sicuro!

Rispetto al peso come sei messo?

Bene – risponde deciso Albanese – adesso sono nel peso forma. Anzi, al Limousin ero anche sotto i 70 chili, 69-68. Non ero mai stato così magro. Ma quest’anno devo dire che non ho avuto problemi in tal senso e non ne ho avuti sin dall’inizio della stagione. Ci ho lavorato già dall’inverno. Poi di questo periodo è più facile perdere quel paio di chili tra caldo e corse.

La vittoria di Albanese è stato il 20° piazzamento stagionale nei primi dieci
La vittoria di Albanese è stato il 20° piazzamento stagionale nei primi dieci
Il mondiale è per corridori veloci e finisseur come te: ci pensi?

Sinceramente un po’ sì: ci penso. E’ da gennaio che do il massimo e dall’alto dovranno fare le proprie scelte. Se andrò in Australia sarò onorato e felice, altrimenti proseguirò la stagione con il mio team andando a caccia di un’altra vittoria.

E in quali gare?

Ormai riprenderò a settembre in Repubblica Ceca al Tour of South Bohemia. Poi farò le gare del calendario italiano come il Giro di Toscana, la Coppa Sabatini, il Pantani e, appunto, speriamo il mondiale. Se non dovessi fare il mondiale ci sarà la Cro Race in Croazia e quindi tutte le altre classiche italiane di ottobre.

La Coppa Sabatini: la gara di Peccioli è perfetta per le tue caratteristiche: ondulata con un arrivo su uno strappo non eccessivamente duro… 

La Coppa Sabatini è bellissima. E’ una delle mie corse preferite. E poi è vicino a casa e da buon toscano ci tengo a fare bene. 

Vittoria e UniCredit per un investimento votato alla sostenibilità

23.08.2022
3 min
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Nei giorni scorsi Vittoria ha lanciato, attraverso UniCredit, un sustainability-linked bond dal valore di cinque milioni di euro legato al tema della sostenibilità. L’obiettivo dichiarato è quello di finanziare attività ESG e investire in capacità di produzione e innovazione in Tailandia e in Italia.

Il minibond avrà una durata di 6 anni e in fase iniziale sarà sottoscritto completamente da UniCredit. Come conseguenza di questa operazione finanziaria, si è venuta a creare una salda collaborazione tra la stessa UniCredit e Vittoria. 

L’obiettivo di questa nuova collaborazione è quello di avere una riduzione dell’impatto ambientale ed un maggiore sostegno sociale
L’obiettivo di questa nuova collaborazione è quello di avere una riduzione dell’impatto ambientale ed un maggiore sostegno sociale

Obiettivi precisi

Vittoria riceverà da UniCredit un bonus sotto forma di riduzione del tasso cedolare al raggiungimento di specifici obiettivi di sostenibilità fissati al momento dell’emissione del bond. Per supportare il finanziamento di questi investimenti, l’azienda ha optato per il lancio di bond relativi ad iniziative ESG che hanno obiettivi ambiziosi in ambito ambientale, sociale e di governance quali la riduzione di emissioni di CO2, la diminuzione di infortuni sul lavoro e la promozione della diversità tra i dipendenti nei prossimi anni.

Ecco la sede di Lion Tyres Thailand (LTT), il polo industriale di proprietà di Vittoria Group
Ecco la sede di Lion Tyres Thailand (LTT), il polo industriale di proprietà di Vittoria Group

Un nuovo centro in Thailandia

Vittoria ha piani di crescita e di investimento ambiziosi. In particolare sono due i progetti lanciati di recente che aumenteranno ulteriormente la leadership del Gruppo nel settore: un nuovo sito di produzione vicino a Bangkok in Thailandia e il Vittoria Park presso il quartiere generale di Brembate.

La nuova fabbrica, la cui apertura è prevista all’inizio del 2023, sarà parte integrante di Lion Tyres Thailand (LTT), il polo industriale di proprietà di Vittoria Group, e servirà a duplicare la capacità produttiva del Gruppo nei prossimi anni. La nuova struttura è realizzata e costruita seguendo linee guida ESG stringenti e sarà ad emissioni zero. Questo sarà possibile grazie all’utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili (tra cui pannelli solari), materiali sostenibili e innovativi processi di produzione elettrificati.

Il Vittoria Park

Un altro progetto in cui l’azienda crede molto è il Vittoria Park che sta sorgendo presso la sede di Brembate, cuore pulsante dell’intero Gruppo. 

Nelle intenzioni del management aziendale si tratterà del primo centro al mondo dedicato all’esperienza e all’innovazione di tutte le discipline del ciclismo concepito per lo sviluppo degli pneumatici per bicicletta. L’area di 5 ettari contiene più di 4 km di percorsi, diversi tratti tecnici, e la Vittoria House, l’area polifunzionale dove i ciclisti possono incontrarsi e condividere le loro esperienze. 

Il Vittoria Park conterrà al suo interno anche il Bicycle Tyre Innovation Center con i suoi macchinari high-tech per testare gli pneumatici. Il Park sarà quindi il primo complesso al mondo in cui lo sviluppo dei nuovi pneumatici avviene in strutture al coperto e all’esterno. Rinforzerà inoltre la ricerca e lo sviluppo verso materiali e prodotti sempre più sostenibili e facili da riciclare. 

Stijn Vriends Vittoria President & CEO
Stijn Vriends Vittoria President & CEO

Parola ai protagonisti

Stijn Vriends, Presidente e CEO di Vittoria Group ha così commentato l’accordo raggiunto con UniCredit: «Prendiamo seriamente le nostre iniziative ESG e siamo quindi molto soddisfatti che il mercato ci supporta contribuendo al loro finanziamento».

Marco Bortoletti, Regional Manager UniCredit Lombardia, ha aggiunto il suo pensiero: «Siamo contenti di supportare progetti di sostenibilità e di consolidare la nostra collaborazione con un partner internazionale e innovativo come Vittoria, con la quale abbiamo costruito una partnership duratura».

Vittoria

Finalmente Rota! E adesso il bilancio non è più a zero

06.08.2022
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Finalmente è arrivata. Lorenzo Rota ha vinto la sua prima corsa da professionista! Sembra incredibile visto il buon corridore che è, ma è proprio così. La vittoria è arrivata nella seconda frazione dello Sazka Tour, una breve corsa a tappe in Repubblica Ceca.

Avevamo lasciato Rota al limite delle lacrime in quel di Alberobello. Quel giorno pochi come lui volevano la vittoria e quel titolo. Tra i corridori delle WorldTour al via, era senza dubbio quello più affamato.

Eppure anche quella volta fu secondo.

«Ci provo da tanto tempo – ci disse il lombardo – l’ho presa bene al Giro dopo la sconfitta da Oldani, ma anche stavolta no».

Grande lavoro per la Intermarché Wanty Gobert: Pozzovivo (ieri terzo), Taaramae e Rota (in terza ruota) i capitani di giornata
Grande lavoro per la Intermarché Wanty Gobert: Pozzovivo (ieri terzo), Taaramae e Rota (in terza ruota) i capitani di giornata

Prima vittoria

Sulle rampe di Pustevny, perla delle montagne a cavallo tra Slesia e Moravia, e a due passi dal confine slovacco e più precisamente da casa di Sagan, la storia di Rota ha preso un altro corso.

«So che questa vittoria non è un italiano o un San Sebastian – dice Rota – ma vincere è… sempre vincere! E’ da tanto tempo che la cercavo. Questo zero in casella mi pesava parecchio. Che dire: sono contento!

«Spero d’ora in poi di essermi sbloccato e di non sbagliare più i finali di corsa».

«Quel giorno ad Alberobello, la mia delusione non era tanto per quella circostanza ma perché iniziavano ad essere tante le “botte”. E accumula, accumula.. ero arrivato al limite. Però adesso, a mente fredda, dico anche che ero stanco, poco lucido. E magari mi comporterei in maniera diversa».

E la sua lucidità traspare sin da subito e da come racconta il finale vittorioso di ieri.

«Qui siamo una squadra forte e volevamo la corsa dura. Avevamo lavorato tutto il giorno, specie sulle salite. Poi nel finale c’era questa scalata impegnativa di 7,5 chilometri. La tattica era che io dovessi scattare ai -4,5 dall’arrivo e così ho fatto. Ironia della sorte mi è venuto dietro Filippo Zana. A quel punto essendo noi in superiorità numerica ho mollato. Quindi è scattato Taaramae.

«Credevo vincesse lui perché aveva guadagnato 25″. Invece gli altri hanno tirato. Così ai 400 metri lo abbiamo ripreso, ai 300 sono partito e… è andata bene!».

Il finale era parecchio stretto. Ma Rota e gli altri lo conoscevano bene, anche perché ci erano passati già durante la corsa (salvo svoltare un po’ prima del traguardo) e perché era lo stesso arrivo dell’anno precedente. Il sangue freddo però non gli è mancato.

Al Wallonie Rota ha trovato tappe più veloci rispetto all’attesa, ideali però per fare ritmo (foto @cyclingmedia_agency)
Al Wallonie Rota ha trovato tappe più veloci rispetto all’attesa, ideali però per fare ritmo (foto @cyclingmedia_agency)

La rinascita

Ma facciamo un passo indietro. Torniamo laddove questa vittoria ha, molto probabilmente, la sua genesi. Ad Alberobello se ne andò con la delusione. Ma il “giorno dopo” Lorenzo aveva già il piglio di chi aveva ripreso a lavorare sodo. L’altura, il rientro alle gare, ancora dei buoni piazzamenti, il lavoro per la squadra… Fino ad oggi.

«Dopo l’italiano – riprende Rota – sono rimasto alcuni giorni in Puglia. La mia famiglia ha una casa nei pressi di Ostuni: un po’ di relax, mare… riposo assoluto. Avevo bisogno di staccare totalmente. Di azzerare tutto.

Dopo quei giorni in Puglia, Rota ha ripreso a darci sotto. Se ne è andato in altura sul Bernina dove è rimasto per 15 giorni. E da lì è rientrato alle corse.

«Sono rientrato al Tour de Wallonie, dove ho fatto quarto. Sono rimasto un po’ deluso da questa corsa: credevo che il percorso fosse un po’ più duro. Poi ho insistito per andare a San Sebastian, ma il recupero tra le due gare era poco. Senza contare che l’ultima tappa era piena di pavé. E si è fatta sentire.

«Infatti a San Sebastian non stavo benissimo, però sono riuscito ugualmente ad entrare nei primi dieci».

Rota (classe 1995) ha siglato la sua prima vittoria da pro’, nonostante sia uno dei migliori italiani nel ranking UCI. E’ anche leader della gara
Rota (classe 1995) ha siglato la sua prima vittoria da pro’, nonostante sia uno dei migliori italiani nel ranking UCI. E’ anche leader della gara

Dettagli rivisti

Rota è un professionista serio, uno che lavora sodo e cerca il dettaglio. E forse proprio questa ricerca della perfezione ha cambiato qualcosa, speriamo definitivamente.

Lui stesso ha chiesto di rivedere alcuni dettagli al suo preparatore.

«Mi segue Luca Quinti – dice Rota – me lo ha presentato Fausto Masnada. Lavoro con Luca da tre anni e devo dire che sono tre anni che sono a buoni livelli. Il merito dunque è anche suo. E della squadra (la Intermarché Wanty Gobert, ndr) che mi lascia la possibilità di avere un coach esterno.

«Non lo fanno tutti i team, ma loro hanno capito che a volte conta anche la stabilità mentale che può darti un allenatore. E io con Luca parlo molto, mi fido. Quando non sono d’accordissimo su alcune cose ci confrontiamo».

«Proprio perché lui è meticoloso, dopo l’italiano ha rivisto e analizzato i file di tutte le mie volate e ci siamo resi conto che negli ultimi anni avevamo lavorato molto sulla salita e poco per questo genere di sforzi. Quindi avevo perso un po’ di spunto. Già dall’ultimo ritiro in quota pertanto abbiamo rivisto alcune cose e siamo tornati a lavorare un po’ di più sul minuto, i due minuti a tutta».

E a quanto pare ha funzionato, caro Lorenzo.