Il body è come un simbolo, non si tratta solo di un capo tecnico

Il body è un simbolo, non solo un capo tecnico

29.07.2026
5 min
Salva

Il body nel ciclismo attuale è come il cappellino, simbolo negli anni 80 (e non solo), è come la borraccia, da sempre rappresentativa. Un indumento, un capo tecnico, ma anche uno strumento pensato e sviluppato per migliorare la prestazione.

Cosa c’è nel dietro le quinte di un capo d’abbigliamento in tessuto sintetico di pochi grammi, con uno spessore risicato che fatica ad arrivare al millimetro, che ormai è il riferimento per i pro’? Abbiamo chiesto a Steve Smith, Global Brand Manager Castelli, che ci svela il dietro le quinte di un (nuovo) body subito vincente, quello in dotazione ai corridori del Team Soudal-Quick Step.

Il body è come un simbolo, non si tratta solo di un capo tecnico
Il nuovo Castelli Sanremo 8S Veloce ha esordito al Giro con Paul Magnier
Il body è come un simbolo, non si tratta solo di un capo tecnico
Il nuovo Castelli Sanremo 8S Veloce ha esordito al Giro con Paul Magnier
Si chiama Castelli Sanremo 8S Veloce

Ad oggi è il body ufficiale degli sprinter del team belga, vittorioso al Giro 2026 grazie a Paul Magnier, è il body utilizzato da Tim Merlier super protagonista nelle volate al Tour de France 2026. Sanremo 8S Veloce è l’erede del body presentato nel 2025 ed è frutto di sviluppi provenienti da direzioni diverse, partendo dall’aerodinamica, passando dai tessuti, fino ad arrivare all’ergonomia legata alle necessità del corridore. Entriamo nel vivo dell’intervista con Steve Smith.

Cosa è cambiato rispetto al body 2025?

Il vecchio body è risultato una base di lavoro molto solida e concreta, tant’è vero che non stato facile trovare una via di miglioramento. Poi abbiamo iniziato a ragionare sulle caratteristiche di alcuni corridori rappresentativi già coinvolti nel progetto precedente, su tutti Tim Merlier. Dati alla mano abbiamo visto che Merlier era ed è più efficiente in termini di aerodinamica quando si lancia in fuorisella, rispetto alla posizione da seduto. Abbiamo analizzato la forma del suo corpo che ha spalle piuttosto larghe ed un bacino strettissimo. Abbiamo ottimizzato l’ergonomia del capo e l’applicazione dei tessuti in modo da far scivolare l’aria più velocemente nella zona della vita e delle cosce.

Il body è come un simbolo, non si tratta solo di un capo tecnico
Merlier “spianato” e super efficiente in volata in fuori sella
Il body è come un simbolo, non si tratta solo di un capo tecnico
Merlier “spianato” e super efficiente in volata in fuori sella
Quasi logico, pensiamo ad un lavoro di concerto…

Diventa quasi logico dopo che il lavoro è stato fatto, ma come accade per buona parte delle cose, trovare la giusta chiave di lettura è uno degli aspetti più complicati.

Avete modificato qualcosa dopo i problemi di Merlier al ginocchio?

No, il body è rimasto quello. Il corridore ha modificato leggermente la posizione in sella, ma nulla è variato nel modo in cui esprime grande velocità.

E’ lo stesso body usato da Magnier al Giro?

Esatto, quello in dotazione al team, non quello ciclamino. Con le vittorie di peso, Castelli Sanremo Veloce speedsuit ha debuttato al Giro.

Il body è come un simbolo, non si tratta solo di un capo tecnico
Steve Smith di Castelli
Il body è come un simbolo, non si tratta solo di un capo tecnico
Steve Smith di Castelli
Immaginando un’ipotetica scala dei valori. Quanto è più veloce il nuovo body?

La versione precedente risulta migliore a velocità fino ai 50 chilometri orari, da quel punto in avanti il nuovo è progressivamente più veloce. Traducendo in numeri, sempre considerando il rapporto progressivo a parità di atleta, se con il vecchio Merlier fosse arrivato a 70 chilometri orari, con il nuovo sarebbe arrivato a 71. In un paio di volate al Tour è andato anche oltre. Il confronto con un kit standard, maglia/bib non è stato considerato.

Un body solo per gli sprinter?

Parliamo di un indumento estremamente tecnico figlio di una ricerca che tassello dopo tassello è arrivata al quarto anno. Cerchiamo di rendere più veloce un body, al tempo stesso di mettere un corridore o più corridori nelle condizioni di vincere. Posso dire che a breve arriverà un body molto efficiente disegnato per massimizzare le posizioni da seduti in sella.

Quante tipologie di body riservate ai corridori?

Diciamo tre, poi le forniture sono specifiche considerando la tipologia di corridore e le sue caratteristiche.

Anche Tim Merlier è stato valutato nel wind tunnel (foto Castelli)
Anche Tim Merlier è stato valutato nel wind tunnel (foto Castelli)
Fatti su misura corridore per corridore?

Non proprio, nel senso che abbiamo dei modelli specifici con ergonomia pro’ che si adattano alla perfezione ad 8 corridori su 10. Talvolta sono necessari piccoli aggiustamenti. A spanne 1 volta su 10 si presenta la necessità di costruire un body sulle caratteristiche fisiche di un atleta fisicamente molto particolare.

Body significa aerodinamica oppure c’è dell’altro?

I corridori di oggi sono molto diversi dagli atleti dei primi anni 2000 e 2010. Sono loro per primi a chiedere strumenti che permettano di limare tempo, guadagnare velocità ed essere più performanti. C’è l’aerodinamica che è un argomento molto ampio, ma c’è anche il comfort, al tempo stesso ci sono le corse che sono molto più veloci e durano meno se consideriamo il lasso di tempo in bici. Ad esempio le tappe del Tour che abbiamo appena visto, una media di 3 ore e mezza di corsa o superiore di poco. Tutto è cambiato compresa la percezione e le necessità dei corridori.

Il body è come un simbolo, non si tratta solo di un capo tecnico
In fase di sviluppo anche un body “quasi” specifico per chi resta seduto in sella
Il body è come un simbolo, non si tratta solo di un capo tecnico
In fase di sviluppo anche un body “quasi” specifico per chi resta seduto in sella
Magari più scomodi, ma più performanti?

Come ti dicevo le necessità sono cambiate. Se il body diventa uno strumento per essere più veloce e guadagnare tempo, quella sensazione di discomfort è percepita in modo maggiore da chi lo vede dall’esterno, non dall’atleta che lo usa.

Per quanto riguarda gli investimenti e sponsorizzazioni? Ne vale la pena?

Se dovessi fare una valutazione molto stretta, quasi miope, direi che non ne vale la pena, i soldi in ballo sono davvero tanti. Però bisogna mettere sul piatto della bilancia tanti fattori. Partiamo dal presupposto che Castelli è un racing brand e non può fare a meno del professionismo. Da sempre c’è l’obiettivo di innovare, trovare nuove soluzioni che poi sono applicate a cascata sulle diverse fasce del catalogo Castelli. L’azienda che vediamo oggi ha affrontato un percorso che non è ancora terminato.

Velocisti, Tour de France 2026, Tim Merlier

Il Tour de France dei velocisti: l’analisi di Martinello

17.07.2026
5 min
Salva

Tim Merlier trova la sua terza vittoria di tappa in questo Tour de France, lo fa sul traguardo Chalon-sur-Saone al termine di una volata ben più delineata rispetto a quella dell’altro giorno, vinta da Waerenskjold a Nevers. Il gruppo le ha provate tutte per far saltare il banco dei velocisti, ma oggi l’occasione era troppo ghiotta per lasciarla scivolare via. Volata è stata, con Jasper Philipsen che continua il suo periodo negativo nonostante la Alpecin-PremierTech abbia preso in mano la situazione all’ultimo chilometro. Il belga è rimbalzato una volta esposto al vento e per Merlier è stato fin troppo facile saltarlo

Silvio Martinello è la voce tecnica che ha accompagnato il pubblico di Rai Sport in questa volata e nelle tappe precedenti del Tour de France. Insieme a lui abbiamo analizzato lo sprint che ha premiato ancora Merlier e i suoi compagni. 

Jasper Philipsen, Tour de France 2026
Jasper Philipsen ha faticato a trovare la volata giusta in questo Tour de France
Jasper Philipsen, Tour de France 2026
Jasper Philipsen ha faticato a trovare la volata giusta in questo Tour de France

Philipsen spento

Alla flame rouge la Alpecin-PremierTech prende in mano la situazione con il treno pronta a lanciare Jasper Philipsen verso il suo riscatto, ma al momento di fare la volata qualcosa non funziona e il belga si trova ancora a raccogliere i cocci di un Tour stregato. 

«Penso che quello di Philipsen sia un problema di gambe – dice Martinello – non sembra essere nella condizione migliore. Un dettaglio non da poco se poi continua ad intestardirsi nel farsi lanciare in prima posizione. Inoltre Van Der Poel è un corridore eccezionale, ma se ti lascia scoperto a 250 o 300 metri la volata si fa ancora più lunga e difficile».

Merlier e Stuyven

Dall’altra parte c’è un Tim Merlier che può contare su un alleato del calibro di Jasper Stuyven che oltre alle grandi qualità atletiche ha anche una predominanza tattica non indifferente. Lo si era notato già al Giro d’Italia come Stuyven riuscisse a spostare gli equilibri in favore del velocista di riferimento. Alla corsa rosa toccò a Paul Magnier mentre alla Grande Boucle è la volta di Tim Merlier. 

«Merlier sta dimostrando di essere il miglior velocista di questo Tour de France – continua Silvio Martinello – ha vinto tre tappe sempre in maniera pulita. L’unica occasione sprecata è stata quella di Nevers due giorni fa. La sua squadra lavora al massimo e poi ha un alleato del calibro di Stuyven. Anche ieri lo ha portato fuori da una situazione difficile con una tirata magistrale, così come a Bordeaux. Dopo la partenza di Evenepoel, l’arrivo di Stuyven alla Soudal è un ritorno alle Classiche e a questo tipo di tappe».

Kooij e Girmay 

Alle spalle di Tim Merlier e Jasper Philipsen si sono contraddistinti Olav Kooij e Biniam Girmay, con il primo al suo esordio al Tour de France e già capace di vincere una tappa. L’eritreo invece ha collezionato diversi piazzamenti senza tuttavia brillare.

 «Quella della Decathlon CMA CGM – analizza Martinello – è stata una scelta coraggiosa e interessante. Il bilancio del suo primo Tour de France non può che essere positivo, soprattutto grazie alla vittoria di tappa conquistata a Pau. Per il resto ci sono stati due momenti in cui avrebbe potuto raccogliere qualcosa in più, in particolare a Nevers. Lì non ha seguito Cees Bol, altrimenti avrebbe vinto per distacco.

«Girmay – al contrario – prosegue – ha trovato sempre qualcuno di più veloce, non è mai riuscito a tirare fuori la testa. La squadra lo supporta bene, premesso che gli uomini migliori a supporto ce li hanno Alpecin e XDS Astana. Solo che con il passare delle tappe diventa difficile fare la differenza».

Mads Pedersen, Tour de France 2026, Lidl-Trek
Mads Pedersen è lanciato verso la conquista della maglia verde
Mads Pedersen, Tour de France 2026, Lidl-Trek
Mads Pedersen è lanciato verso la conquista della maglia verde

Maglia verde

Il simbolo del primato per i velocisti, che contraddistingue il leader della classifica è saldamente in mano a Mads Pedersen, il quale non ha brillato nelle volate, ma ha una qualità superiore che gli permette di raccogliere punti anche in tappe dove i velocisti puri alzano bandiera bianca. La Lidl-Trek ha già assaggiato il gusto amaro dell’assenza di Stuyven durante il Giro. E’ così che, probabilmente, la squadra tedesca potrebbe aver deciso di giocare un ruolo secondario nelle volate. 

«Hanno provato a cambiare il regolamento dei punti nelle volate – conclude Martinello – ma Pedersen è un martello capace di resistere anche in tappe impegnative. Credo sia il favorito per la maglia verde, soprattutto perché a mio avviso le occasioni per i velocisti sono finite. Rimane Parigi, ma il percorso è impegnativo. Per tutti tranne che per Pedersen, che potrà dire la sua anche nella tappa conclusiva».

Tour de France 2026, Bergerac, Tim Merlier, caldo, acqua

Merlier sfinito, ma che soddisfazione battere Philipsen

12.07.2026
5 min
Salva

Ha tagliato il traguardo poi è andato a sedersi sui gradini, evidentemente sfinito. Tim Merlier ha centrato ieri il secondo successo sul traguardo di Bergerac, dopo quello di Bordeaux del giorno precedente e questa volta l’ha fatto partendo da tanto dietro. Per qualche istante a dire il vero ha temuto di non poter dire la sua, ma proprio il ritardo con cui ha lanciato lo sprint gli ha permesso di trovare la velocità giusta per superare tutti. Compreso Philipsen che, uscito ai 200 metri dalla ruota di Van der Poel, ha pensato di avere tutto quello che servisse e invece è finito anche fuori dal podio.

«Mi do un 10,5 su 10 – ha detto Merlier, che già l’anno scorso aveva fatto disperare Milan – perché ho continuato a crederci e non ho mollato. La squadra ha fatto di nuovo un lavoro fantastico. Dopo l’ultima salitella, ero cotto, oggi il caldo mi ha messo a dura prova. Avevo bisogno di un attimo per recuperare e Valentin Paret-Peintre è arrivato al momento giusto con ghiaccio e borracce. Negli ultimi otto chilometri, Stuyven è rimasto calmissimo, sembrava che stesse giocando alla PlayStation. Siamo stati nella posizione perfetta per tutto il tempo, anche se è stata una lotta».

La vittoria di Bergerac è stata la secondo di questo Tour, dopo Bordeaux del giorno prima
La vittoria di Bergerac è stata la seconda di questo Tour, per Merlier dopo Bordeaux del giorno prima
La vittoria di Bergerac è stata la secondo di questo Tour, dopo Bordeaux del giorno prima
La vittoria di Bergerac è stata la seconda di questo Tour, per Merlier dopo Bordeaux del giorno prima

Philipsen, bollenti spiriti

Philipsen è arrivato più nervoso che sfinito e si è infilato nella vasca del ghiaccio senza aggiungere una parola, con buona pace dei giornalisti che si sono affidati ai commenti dei tecnici. Sembrava il giorno perfetto, ma ciò che più ha colpito – visto il risultato per lui deludente – è stata la facilità con cui in una sola curva ai 1.100 metri dal traguardo, Philipsen sia riuscito a passare dalla ventesima alla quinta posizione. Forse se non avesse perso tutto quel terreno nell’impostazione della volata, avrebbe iniziato lo sprint un po’ prima e avrebbe avuto la velocità necessaria per vincere. Resta la sensazione che l’anno iniziato in sordina stenti a decollare.

I fratelli Roodhooft, che guidano la Alpecin-Premier Tech, hanno evidenziato ciò che è andato meglio rispetto alle due volate precedenti. Hanno sottolineato che il treno funziona, dato che come il giorno prima, Philipsen è stato portato nel finale in modo impeccabile. Questa volta uno scarto nel finale ha messo fuori gioco Jonas Rickaert, ma Van der Poel è riuscito a prendere il suo posto in modo impressionante.

«La condizione fisica c’è – ha detto Philip Roodhooft – la potenza c’è. Sappiamo che il Tour dura tre settimane. C’è ancora molta fiducia. La maglia verde è uno dei nostri obiettivi, vogliamo mantenere intatte le nostre possibilità di vincerla. E per questo continueremo a correre in appoggio di Jasper Philipsen».

Il 2022 è stato l'ultimo anno di Merlier in squadra con Philipsen
Il 2022 è stato l’ultimo anno di Merlier in squadra con Philipsen
Il 2022 è stato l'ultimo anno di Merlier in squadra con Philipsen
Il 2022 è stato l’ultimo anno di Merlier in squadra con Philipsen

Le antiche ruggini

Chissà se nelle considerazioni che ciascun corridore fa dentro di sé dovendo esultare per una vittoria o digerire una sconfitta c’è anche il nome di chi ha battuto o chi gliel’ha inflitta. Merlier e Philipsen (32 anni il primo, 28 il secondo) erano i due velocisti emergenti della allora Alpecin-Deceuninck. Anzi, Merlier c’era arrivato un anno prima, nel 2020, quando Philipsen era ancora un corridore della UAE Emirates. Quando però Jasper arrivò alla corte dei fratelli Roodfhooft e loro furono costretti a fare una scelta, puntarono sul più giovane lasciando andare Merlier alla Soudal Quick Step.

Tim non la prese benissimo, ma ha saputo ripagare i nuovi datori di lavoro con un raccolto di 51 vittorie dal 2023 a oggi, incluso un campionato europeo. I numeri di Philipsen sono più bassi: le vittorie infatti sono 40, ma fra esse c’è anche la Milano-Sanremo. Sta di fatto che quando si accende la mischia, i due spesso si cercano.

«Quando ho perso Jasper nell’ultimo chilometro – ha ammesso Merlier dopo la vittoria – sono stato superato da tutte le parti. Si sono quasi scontrati nell’ultima curva, Ackermann e Girmay hanno quasi litigato. E’ stata una volata lunghissima. Ho iniziato a sprintare appena usciti dalla curva a 450 metri dal traguardo.

«Negli ultimi 50 metri non riuscivo più a pedalare, è una volata che rivedrò spesso. Pensavo fosse finita, ma mi sono detto: “Proverò a sprintare per recuperare e puntare al podio”. Alla fine, sono arrivato con una velocità tale che si è trasformato in una tipica volata di Merlier».

Tutta la Alpecin del Tour è pronta per supportare Philipsen, qui nel gruppo con Van der Poel
Tutta la Alpecin del Tour è pronta per supportare Philipsen, qui nel gruppo con Van der Poel
Tutta la Alpecin del Tour è pronta per supportare Philipsen, qui nel gruppo con Van der Poel
Tutta la Alpecin del Tour è pronta per supportare Philipsen, qui nel gruppo con Van der Poel

Il sogno verde

In casa Alpecin si consolano col fatto che Philipsen sia riuscito a imporsi nei traguardi intermedi in cui è andato a caccia dei punti per la maglia verde: volate che però hanno poco in comune con quelle in cui si lotta per la vittoria. Resta per il momento defilata la posizione di Mathieu Van der Poel, che per ora rimane nei panni di appoggio per l’amico velocista, in attesa di percorsi più adatti a lui.

Anche Merlier avrebbe il sogno di lottare per la maglia a punti e le due vittorie sono l’incentivo giusto per sognarla. «Mi piacerebbe – ha risposto Merlier – però Mads (Pedersen, ndr) è uno scalatore migliore di me per gli sprint intermedi. Ho sempre sognato di indossare la maglia verde almeno per un giorno, ma per vincerla dovrei cambiare il mio programma di allenamento e anche allora sarebbe difficile competere con Mads».

Ci sono ancora due volate per provarci, ma forse il piacere più sottile gliel’ha dato sentire Philipsen ammettere che al momento l’uomo più veloce del Tour è lui. A tutto il resto ci sarà il tempo di pensare domani…

Simone Consonni, UAE Tour 2026, Lidl-Trek

Consonni: il treno di Milan e uno sguardo ai rivali

02.03.2026
5 min
Salva

I giorni di Simone Consonni stanno scorrendo tranquilli verso l’inizio della Tirreno-Adriatico, che avverrà da Camaiore il prossimo 9 marzo. Nel frattempo ha avuto modo di smaltire le prime volate e gustarsi i successi ottenuti tra AlUla Tour e UAE Tour insieme al suo capitano Jonathan Milan. Cinque vittorie in dodici giorni di corsa, un bottino niente male per il treno della Lidl-Trek, che quest’anno ha perso due pedine importanti come Stuyven e Hoole. 

«Rispetto alla scorsa stagione – dice scherzando Simone Consonni – siamo in vantaggio sulla tabella di marcia. Alla fine abbiamo vinto cinque delle sette volate disponibili, considerando che in una Milan è caduto direi che siamo a buon punto. A conti fatti l’unica volata persa è stata quella contro Malucelli all’AlUla».

Jonathan Milan, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Al UAE Tour Jonathan Milan ha vinto tre tappe, un ottimo bottino per essere a inizio stagione
Jonathan Milan, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Al UAE Tour Jonathan Milan ha vinto tre tappe, un ottimo bottino per essere a inizio stagione
Vi aspettavate di partire così forte?

Paradossalmente in gare come quelle che abbiamo fatto, arrivare con una condizione non al massimo è quasi un vantaggio. Un velocista riesce a restare più fresco in quei fuorigiri da pochi minuti. Inoltre siamo partiti, sia in Arabia Saudita che negli Emirati, con il treno al gran completo. 

Tutti chiamati all’appello per spolverare gli ingranaggi…

Esatto, poi al UAE Tour abbiamo inserito una nuova pedina: Max Walscheid. Non era la corsa perfetta per provare il leadout a causa delle strade tanto diverse da quelle che trovi nelle principali corse in Europa. Carreggiata larga, nessun riferimento, insomma è difficile mettere il gruppo in fila prima degli ultimi 700 metri. Però abbiamo gestito bene tutte le situazioni, così come Johnny (Milan, ndr). 

Jonathan Milan, Simone Consonni, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Tra Arabia Saudita e Emirati Arabi la Lidl-Trek si è presentata con il treno per le volate al gran completo, con Consonni sempre accanto a Milan
Jonathan Milan, Simone Consonni, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Tra Arabia Saudita e Emirati Arabi la Lidl-Trek si è presentata con il treno per le volate al gran completo, con Consonni sempre accanto a Milan
Come si è inserito Walscheid?

Bene, io lo conoscevo già perché ho corso con lui alla Cofidis, per due stagioni. Edward Teuns ci ha fatto un anno alla Sunweb. Poi la forza del nostro treno non è tanto la posizione, ma l’intesa che abbiamo. E’ capitato, anche lo scorso anno, di cambiare posizione e svolgere compiti diversi

Quali risposte si cercano nelle prime volate?

Ritrovare quella confidenza tipica di un treno come il nostro. Poi quest’anno per noi era importante partire bene visto che abbiamo perso due corridori come Hoole e Stuyven. Vero che lo “zoccolo duro” rimane, ma cambiare certe dinamiche e meccanismi non è affatto facile. Con cinque vittorie sembra tutto perfetto, tuttavia ci sarà tanto da fare e da lavorare.

AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan
L’unico capace di mettersi alle spalle il gigante friulano è stato Malucelli all’AlUla Tour
AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan
L’unico capace di mettersi alle spalle il gigante friulano è stato Malucelli all’AlUla Tour
Anche Milan ha detto di essere soddisfatto, ma che all’AlUla e al UAE Tour mancassero i diretti rivali come Philipsen o Merlier. 

Qui vado in controtendenza rispetto a Milan, vincere non è mai scontato. Un esempio è Philipsen all’Algarve, dove ha ottenuto solo piazzamenti. Tutti si aspettano che i velocisti di riferimento riescano sempre a vincere e dominare, ma non è così. 

Che rapporto avete con gli altri velocisti e i loro treni, li osservate? Studiate le loro mosse?

Quando si guarda all’ordine dei partenti sai già quali saranno i velocisti pericolosi e come lavorano, in base anche agli uomini che hanno a disposizione. Ad esempio Merlier è uno che non ama lanciare le volate dalla testa del gruppo, preferisce rimontare, così come Kooj. Philipsen, invece, vuole lanciare lo sprint davanti. 

Tour de France 2025, Tim Merlier si conferma uno dei principali rivali per Milan nelle volate, sarà così anche questa’anno?
Tour de France 2025, Tim Merlier si conferma uno dei principali rivali per Milan nelle volate, sarà così anche questa’anno?
Si cambia l’approccio alla volata o si lavora sempre allo stesso modo?

Noi di base teniamo il nostro modo anche perché siamo una squadra a cui piace imporsi e dettare il ritmo della volata. E’ ovvio che guardiamo le volate degli altri, ma non è una cosa spasmodica. Bene o male sappiamo il tipo di velocista che incontreremo e come si muoverà il suo treno. 

Giriamo la domanda, qual è il treno che ti stimola di più?

Se parliamo di Merlier, lui è uno che fa quasi tutto con Bert Van Lerberghe e a livello di gestione della volata lo porta sempre sul finale. Al contrario il treno della Alpecin con Groves, Rickaert e Van Der Poel lo rispetti. Partendo però dal presupposto, senza voler sembrare altezzoso, che secondo me noi alla Lidl-Trek abbiamo un treno incredibilmente forte. Non in termini di valore assoluto ma di coesione. 

C’è qualcosa che va al di fuori del vostro controllo?

Quando parliamo degli altri treni ti direi il tocco di classe che ha Merlier, un qualcosa che in pochi velocisti hanno. Però sono convinto che la nostra forza sta nel treno ma anche nell’avere il velocista con il tocco di classe migliore, una cosa che aggiunge valore a tutto l’insieme che abbiamo creato. 

Jasper Philipsen
Vincere non è mai scontato, lo conferma la partenza a rilento di Philipsen in Algarve
Jasper Philipsen
Vincere non è mai scontato, lo conferma la partenza a rilento di Philipsen in Algarve
Qual è il tocco che lo rende tale?

La fame. Milan non parte mai per il secondo posto, in qualsiasi aspetto legato al ciclismo. Ha una voglia di competere incredibile, non c’è mai stata una volta in cui dicesse di non sentirsi pronto o stanco. Capita di non sentirsi al 100 per cento, ma quando poi va in gara non vacilla mai. Vuole vincere, sempre. 

Questa cosa la trasmette anche a voi?

Sì, secondo me ci mette l’asticella sempre più alta, con nuovi obiettivi e vittorie da cercare. Ad esempio, in questo inizio di stagione abbiamo vinto cinque volate su sette, però Milan guarda al fatto di averne perse due. Credo sia anche l’aspetto che rende certi atleti dei trascinatori all’interno del team, ed è una caratteristica che ha anche Mads Pedersen. Loro sono due personaggi che ti fanno fare il salto di qualità alla squadra. Non ci si può girare intorno.

Paul Magnier, Soudal Quick-Step

Raccagni Noviero: uno sguardo da dentro sul talento di Magnier

30.10.2025
6 min
Salva

La prima stagione nel WorldTour per Andrea Raccagni Noviero si è conclusa in Cina, dall’altra parte del mondo. Una trasferta che ha visto i ragazzi della Soudal Quick-Step conquistare cinque delle sei tappe previste, tutte con l’autografo del giovane talento francese Paul Magnier.

Il mese di settembre è stato il periodo di maggior raccolta per il velocista classe 2004, in diciotto giorni di corsa ha conquistato quattordici successi. Dalla Francia alla Cina, passando per Slovacchia e Croazia, Paul Magnier non ha lasciato praticamente nulla agli avversari. Solamente qualche briciola.

Paul Magnier, Soudal Quick-Step, Tour of Guangxi 2025
Tour of Guangxi, Magnier infila il quinto successo in sei tappe
Paul Magnier, Soudal Quick-Step, Tour of Guangxi 2025
Tour of Guangxi, Magnier infila il quinto successo in sei tappe

Ricalibrare

Andrea Raccagni Noviero si sta godendo le vacanze in Repubblica Ceca dove da qualche tempo ama passare i periodi di stacco insieme alla fidanzata, atleta di biathlon, e fa il punto su questa prima esperienza tra i grandi del ciclismo mondiale. Una stagione lunga, partita a gennaio dalla terra dei canguri e terminata dieci mesi dopo in Cina

«Come primo anno era iniziato abbastanza bene – racconta – ma non al meglio, nelle gare più impegnative facevo più fatica del previsto. Questo perché a inizio anno la squadra mi aveva consigliato di rallentare un pochino con i carichi e le ore in vista dei tanti impegni. Però abbiamo capito che per performare mi serviva qualche ora di allenamento in più, così nel mese di aprile, dopo la Roubaix, ho cambiato qualcosa. Maggior volume e lavori ad alta intensità per migliorare i valori fuori soglia. In questo modo ho visto un cambio di passo notevole e sono fiducioso in vista del prossimo anno. Dovrei ripartire dall’Australia, dove avrò qualche chance per provare a mettermi in mostra».

La stagione 2026 di Raccagni Noviero dovrebbe partire dall’Australia, come fatto quest’anno all’esordio nel WT
La stagione 2026 di Raccagni Noviero dovrebbe partire dall’Australia, come fatto quest’anno all’esordio nel WT
Torniamo un attimo indietro sul finale da record di questo 2025…

L’ultima parte di stagione l’ho corsa spesso accanto a Paul Magnier, prima in Slovacchia e poi in Cina. Sulle undici tappe a disposizione ne ha vinte nove, direi che il bilancio è più che positivo. Non c’è stato solo lui, anche perché mentre noi in Cina festeggiavamo con Magnier la squadra ha raccolto successi anche con Tim Merlier ed Ethan Hayter

La cosa impressionante di Magnier è stata la costanza e la facilità nell’inanellare vittorie. com’è correrci insieme?

E’ un ragazzo molto simpatico, ma anche uno capace di trascinare il gruppo. Quando si corre con lui si respira un’aria buona in squadra, certo che vincere aiuta a distendere gli animi ed essere sereni. 

Paul Magnier, Andrea Raccagni Noviero Soudal Quick-Step
Magnier e Raccagni Noviero festeggiano la terza vittoria di tappa consecutiva in Slovacchia
In corsa è un leader?

Pur avendo solamente ventuno anni è molto sicuro e determinato, quando c’è lui la strategia è chiara: stare davanti, tenere chiusa la corsa e portarlo allo sprint. In tutto questo Magnier è uno che parla e si fa sentire tanto anche attraverso la radio. Inoltre è sicuro e determinato, ci aiuta a posizionarci e a farci capire quello di cui ha bisogno. Chiaro che non si corre sempre in gestione.

Ci fai un esempio?

Quello che ho descritto prima è la situazione ideale, gara adatta alle sue caratteristiche e che finisce sicuramente allo sprint. Nelle tappe più complicate, come l’ultima al Tour of Guangxi, abbiamo corso in difesa. Il percorso prevedeva uno strappo impegnativo da fare cinque volte, noi abbiamo lavorato per tenere chiusa la gara ma quando la strada saliva dovevamo tenere il suo passo. Nell’ultimo giro si è staccato, io gli sono rimasto accanto e in pianura siamo rientrati. E’ stata una grande fatica, ma poi ha vinto la volata…

Paul Magnier, Andrea Raccagni Noviero Soudal Quick-Step
Il clima in squadra è sempre sereno alle corse, complici i grand successi di questo finale di stagione
Paul Magnier, Andrea Raccagni Noviero Soudal Quick-Step
Il clima in squadra è sempre sereno alle corse, complici i grand successi di questo finale di stagione
Un segnale forte.

Fa capire che non è solo uno sprinter, ma anche un corridore estremamente resistente. Infatti potrebbe essere adatto alle classiche del pavé, magari non quelle dei muri ma una Omloop Het Nieuwsblad, la Gent-Wevelgem o la Roubaix addirittura. E comunque come velocista Magnier ha dimostrato di essere tra i migliori al mondo, non tra i primi tre, ma non è molto lontano.

Uno di quei tre, Merlier, lo ha in squadra…

Per questo ho detto che Magnier può essere da classiche, in quelle corse Merlier fa fatica, mentre lui no. Allo stesso modo credo che per arrivare al livello dei primi al mondo (Philipsen e Milan, ndr) gli manchi solamente la costanza nello sfidarli. Deve mettersi alla prova. 

Per Boonen, Paul Magnjer è la carta giusta che la Soudal può giocare al tavolo delle classiche
Magnier è la carta giusta che la Soudal può giocare al tavolo delle classiche?
Per Boonen, Paul Magnjer è la carta giusta che la Soudal può giocare al tavolo delle classiche
Magnier è la carta giusta che la Soudal può giocare al tavolo delle classiche?
Tu come ti trovi con lui?

Bene, molto bene. Poi come detto prima, quando si vince così tanto è difficile trovarsi male. Mi piace anche il mio ruolo in gara, che all’inizio doveva essere quello dell’ultimo uomo, poi con il cambio di dieta e ritmo sono diventato il penultimo o anche qualche posizione prima. Magnier ha il suo ultimo uomo di fiducia che è Dries Van Gestel, ma in alcune gare si sono aggiunti al gruppo Lampaert e l’ultimo uomo di Merlier.

Com’è vederli all’opera?

Incredibile, abbiamo tanto da imparare. Alla fine quando conta sono capaci di fare un’accelerazione ai 700 metri dall’arrivo per portare fuori il velocista dal gruppo. Ti chiedi come fanno, ma la risposta è facile: sanno limare benissimo. Noi magari nel finale facciamo dieci minuti di fuori soglia, mentre loro giocano con le posizioni e risparmiano tantissime energie. 

Paul Magnier, Soudal Quick-Step, Jasper Philipsen, Alpecin Deceuninck
Elfstedenronde Brugge, Magnier guarda Philipsen, arrivo al fotofinish, ma la spunta il giovane del Wolfpack
Cosa manca a Magnier per lottare contro i migliori velocisti al mondo?

Pochissimi dettagli, ha dimostrato di avere potenza e forza a volontà. Forse, se devo trovare qualcosa, una posizione più aerodinamica in volata. Se si guarda a uno sprinter come Philipsen, si vede tanta differenza, lui è molto più schiacciato sulla bici rispetto a Magnier. Anche se una volta lo ha battuto, alla Elfstedenronde Brugge a giugno. Quindi penso sia proprio una questione di abitudine.

Tour: sprinter e scalatori puri a rischio estinzione? Parla Bramati

09.08.2025
6 min
Salva

Poche tappe per velocisti e scalatori puri in difficoltà con i big. L’ultimo Tour de France è stato un bel crocevia per sprinter e grimpeur puri. Una volta c’erano dieci giorni di “piattoni” e la Grande Boucle diventava il festival dei velocisti, ma forse era anche troppo. Oggi invece nei percorsi si inseriscono difficoltà, strappi, pavé. Pensiamo alle prime tappe già con le sfide fra Pogacar e Van der Poel o le fughe di Healey. Per contro, corridori Lenny Martinez e Valentin Paret-Peintre, bravissimi in salita, hanno dovuto anticipare per non essere schiacciati dagli uomini di classifica. Ci chiediamo perciò che futuro ci sia al Tour per queste due tipologie di ciclisti.

Per questo ragionamento abbiamo coinvolto Davide Bramati, direttore sportivo della Soudal-Quick Step. Il “Brama” aveva in corsa sia il velocista puro, Tim Merlier, e lo scalatore Paret-Peintre. Proprio i quei giorni Thierry Gouvenou, responsabile per ASO dei tracciati, per esempio aveva detto che per motivi di share televisivo e di attenzione si sta pensando di eliminare o limitare al massimo le tappe piatte.

Davide Bramati (qui al microfono di Jens Voigt) è direttore sportivo della Soudal dal 2010
Bramati (qui al microfono di Jens Voigt) è direttore sportivo della Soudal dal 2010
Davide, dunque, come vedi il futuro per queste due categorie così particolari e specifiche?

Il giorno che Gouvenou ha rilasciato quell’intervista c’era stata una tappa anomala con tanto vento contro e quindi meno bagarre. In più le tappe precedenti erano state affrontate ad alta velocità e ci stava un giorno di “relax”, però secondo me le tappe in volata e i velocisti ci saranno sempre. I velocisti sono parte del ciclismo e della sua storia. Magari si faranno delle volate con finali diversi o con qualche strappo, perché alla fine magari guarderanno anche la sicurezza al fine di arrivare con gruppi meno numerosi o più allungati. Però è giusto avere delle volate anche nei Grandi Giri, non puoi fare secondo me tre settimane impegnative.

Però è anche vero che c’è un importante incremento delle salite, tante volte ormai si arriva in volata dopo 2.000-2.500 metri di dislivello: cambierà negli anni il fisico del velocista? Sarà un po’ meno da 2.000 watt e un filo più scalatore?

Sicuramente il velocista dovrà essere sempre più pronto anche a passare certe salite. Penso per esempio alla seconda tappa che ha vinto Milan: non era un percorso facile. Eravamo sui 2.000 metri, forse le salite erano un po’ lontane dall’arrivo, però sicuramente il velocista ha faticato. E infatti si erano staccati. Di certo in futuro lo sprinter dovrà adeguarsi se i percorsi saranno sempre più duri: non dovrà solo mantenere l’esplosività, la velocità, ma dovrà anche migliorare in salita.

Chiaro…

Però torno indietro, ma non penso che cambierà tanto, almeno spero. In un Grande Giro i metri di dislivello sono già veramente tanti, metterne ancora più per avere meno volate, mi sembra portare il nostro sport su altre vie. E’ già molto duro, è sempre più duro e nonostante tutto le velocità che si stanno facendo sono pazzesche.

Prendiamo il tuo Merlier, per esempio, ci lavori da anni ormai: hai notato una sua trasformazione?

Tim in questi ultimi due anni è migliorato in salita e non ha perso la sua esplosività, la sua velocità. L’anno scorso ha vinto la tappa di Roma al Giro d’Italia, quindi l’ultima, superando le grandi montagne, quest’anno ha finito il Tour de France… In questi ultimi due anni lo vedo migliorato in salita senza aver perso il suo spunto.

Nel tempo anche i velocisti puri saranno destinati a dover tenere di più in salita. Qui Merlier contro Milan
Nel tempo anche i velocisti puri saranno destinati a dover tenere di più in salita. Qui Merlier contro Milan
C’è stata una tappa dell’ultimo Tour in cui Tim non è riuscito a tenere per giocarsi la volata?

Sì, ma non per questioni di dislivello. Penso alla prima vittoria di Milan. Quel giorno Merlier forò a 10 chilometri dall’arrivo e con le velocità di adesso paghi dazio. Ha cambiato bici, è rientrato però aveva speso troppo. C’erano questi ultimi tre chilometri in cui si girava a destra, la strada saliva, c’era una rotonda, da lì scendevi a tutta velocità e poi altre due rotonde prima dell’ultimo chilometro in leggera salita. Lì, ai 500-600 metri dall’arrivo, ha pagato lo sforzo per tornare in posizione per poter disputare lo sprint.

Passiamo agli scalatori. Voi in Soudal-Quick Step siete stati bravi nella gestione Paret-Peintre. Però viene da chiedersi se uno scalatore potrà mai tornare a fare classifica al Tour de France…

Sono convinto che in questo ciclismo se uno scalatore puro decide di non fare classifica è meglio. Voi avete nominato Martinez e Valentin, emblema di questa categoria. Noi non siamo mai partiti con l’idea di puntare alla maglia a pois, tutti eravamo venuti con un altro obiettivo che ben sapete (fare classifica con Remco Evenepoel, ndr) e di conseguenza i piani sono cambiati. Il giorno del Ventoux entrare nella fuga era importante e non facile: erano già state fatte le prime due ore a 52-53 all’ora. Per uno del suo peso era importante avere dei compagni vicino come di fatto è accaduto. Penso che per un vero scalatore l’obiettivo dipenda soprattutto da ciò che vuole la squadra.

Cioè?

Penso all’aiuto nel tenere la posizione: se è lui che deve essere aiutato o se deve aiutare. Se può riposarsi nelle tappe di pianura oppure se deve tenere. E torniamo al discorso del fare classifica o no. Per me è meglio che sia libero e punti alle tappe. Oggi se sei nei primi dieci della classifica e vai in fuga non è facile che ti lascino andare. Se sei al ventesimo posto è più facile.

Nella tappa del Ventoux. le prime due ore sono state corse a velocità supersoniche. Gli scalatori puri erano in difficoltà
Nella tappa del Ventoux. le prime due ore sono state corse a velocità supersoniche. Gli scalatori puri erano in difficoltà
Quindi anche per il futuro sarà un po’ destinato o a tirare per un vero big o a uscire di classifica?

Non è detto, non è facile rispondere: alla fine quanti scalatori puri c’erano davvero in gruppo al Tour? Restiamo sempre a quei due nomi. Nella tappa del Ventoux, come detto, hanno fatto le prime due ore in pianura ad oltre 50 di media e non è così scontato che atleti con quelle caratteristiche restino in gruppo. Al Tour tutte le tappe sono state fatte a velocità folli e sicuramente loro spendono di più di un corridore-scalatore di 60-63 chili, questa è la differenza. Però sicuramente sono corridori che quando la strada sale si vede che hanno ancora qualcosa in più. Nel caso di Martinez e Paret-Peintre sono ancora giovani, bisogna aspettare per giudicare.

Quindi secondo te in chiave futura al Tour de France chi è più a rischio: lo sprinter o lo scalatore puro?

E’ una domanda a trabocchetto e non è facile poter rispondere. Ad oggi io terrei il ciclismo esattamente com’è, perché è veramente un ciclismo spettacolare, corso ad alti livelli. Bisognerà capire cosa succederà fra qualche anno quando non ci saranno più questi tre-quattro dominatori assoluti. Magari si apriranno altri scenari. Io credo che certe frazioni piatte e certi corridori ci saranno sempre, sono parte del ciclismo.

E gli scalatori? Passeranno ancora gli scalatori da 50-55 chili, i Pozzovivo della situazione?

Dipenderà da quel che vogliono le squadre. Però dipende anche dal corridore. Valentin per esempio nonostante i suoi 52 chili a Parigi, sotto quell’acqua e sul pavé, è arrivato diciassettesimo: non è poco su quel percorso per uno come lui. Quindi in qualche modo sa essere competitivo anche su altri terreni.

Milan e Merlier: il confronto tecnico con Silvio Martinello

16.07.2025
6 min
Salva

Il Tour de France riparte oggi da Tolosa con un probabile arrivo allo sprint ed è lecito pensare che ci sarà di nuovo una sfida fra Tim Merlier e il nostro Jonathan Milan. Una sfida che è anche tecnica. E quando si parla di tecnica e volate, quale miglior interlocutore di Silvio Martinello?

L’ex sprinter (e pistard) veneto fa un’analisi dettagliata dei due: rapporti, caratteristiche fisiche, tecnica. Ma alla base c’è una differenza chiave. Milan ha più margine di crescita rispetto a Merlier e questo, in ottica futura, fa ben sperare.

Classe 1963, Silvio Martinello, è stato un pistard e professionista su strada per 15 stagioni
Classe 1963, Silvio Martinello, è stato un pistard e professionista su strada per 15 stagioni
Silvio, iniziamo questo parallelismo fra Milan e Merlier, che sembra un po’ la bestia nera di Jonathan…

La bestia nera… direi piuttosto che è un velocista con caratteristiche diverse. Tim è il classico velocista che non vorresti mai avere a ruota, perché ha quella capacità di saltarti negli ultimi metri, quel cambio di ritmo micidiale che spesso è letale. Milan è migliorato molto, soprattutto nella capacità di farsi trovare nel posto giusto al momento giusto. Ve lo ricordate al Giro d’Italia 2023 quando vinse una tappa, ma poi ne buttò via tante perché era fuori posizione?

Sì, vero…

Rimontava sempre, ma se sei fuori posizione quando è il momento di lanciare lo sprint, perdi. Per quanto tu possa essere forte, qualcuno ti arriva davanti. Ecco, su questo Milan è cresciuto molto. Anche la tappa che ha vinto, l’ha vinta praticamente senza squadra. E’ stato lui a muoversi bene negli ultimi metri, capendo e leggendo perfettamente la situazione.

Come dici te, ha stupito per le posizioni, ma anche per le tempistiche…

Sì, posizione e tempismo. E’ migliorato tanto ed era il suo tallone d’Achille. Le sue qualità non si discutono: il motore c’è, è potentissimo. E’ il classico velocista che avrebbe bisogno di un treno votato solo a portarlo agli ultimi 200 metri, cosa che oggi si fa meno. Jonathan si sta adattando bene, ma poi ci sono anche gli avversari.

Cioè?

Gli sprint non sono corsie fisse: vince chi è più veloce, ma anche chi ha la miglior posizione e chi sceglie il momento giusto. Da questo punto di vista Merlier, come dicevo, è uno che nessuno vuole a ruota. Con Philipsen tagliato fuori dai giochi, i tre sprinter di riferimento erano loro, e infatti sono gli unici ad aver vinto finora in questo Tour. E credo che saranno ancora loro due a giocarsi le prossime tappe, salvo sorprese che nelle volate ci stanno sempre.

Milan e Merlier: si nota la differenza delle spalle e della testa soprattutto. Jonny rivolge lo sguardo del tutto in avanti (foto Instagram)
Milan e Merlier: si nota la differenza delle spalle e della testa soprattutto. Jonny rivolge lo sguardo del tutto in avanti (foto Instagram)
Da un punto di vista stilistico, cosa ci dici?

Questa continua ad essere una pecca per Milan: ondeggia troppo, muove le spalle, e questo non lo aiuta. Se un giorno riuscisse a correggersi – cosa complicata alla sua età, l’ho già detto in passato difficile che un pro’ cambi troppo – può migliorare. Ma nel ciclismo nessuno è imbattibile. Se dovesse riuscire a correggersi, a quel punto batterlo in volata diventerebbe durissima.

Perché guadagnerebbe aerodinamica abbassandosi con le spalle?

Certo. A quelle velocità, sopra i 70 all’ora, la posizione fa la differenza. Lui è molto alto e non mette mai la testa sotto le spalle: guarda avanti, punta l’arrivo. Ha però un motore eccezionale che non si discute.

E Merlier?

Anche lui, ma di certo è più composto. E’ alto, ma sta più schiacciato. Il sedere è più basso o in linea con le spalle, e questo migliora l’aerodinamica. Forse quella è la piccola differenza decisiva.

A Chateauroux si è notata una differenza anche nei rapporti: Milan aveva il 54×10, Merlier un 56×11…

Di certo Jonathan non ha tirato il 10, altrimenti sarebbe stato più duro, mentre era più agile di Tim. Si vedeva. Merlier è stato abilissimo anche a scegliere il momento giusto: sono partiti quasi insieme, ma lui lo ha leggermente anticipato, spingendo il rapporto più pesante. Attenzione però, siamo sicuri che Milan sia più agile?

Spiegaci meglio…

Milan magari aveva un 54×11 che è più agile del 56×11 di Merlier, ma la differenza è minima: roba di pochi centimetri. Secondo me è quel modo di pedalare che lo fa apparire più agile di quel che è realmente, il che è paradossale visto il fisico. Uno come Jonathan non dovrebbe avere problemi a spingere rapportoni. Credo sia una questione di stile personale, ma anche di esperienza.

Un’esperienza?

Milan è al suo primo Tour. Io ho fatto la mia ultima Grande Boucle nel 1999, sono passati 26 anni e magari le cose sono cambiate, ma ho sempre trovato che le mischie al Tour siano più complesse di quelle del Giro. C’è più tensione, più concorrenza. Milan sta facendo molto bene, ha anche focalizzato la maglia verde che è un obiettivo importante. Tra l’altro secondo me, questo obiettivo gli sta togliendo un po’ di brillantezza.

Perché?

La differenza di punti ai traguardi intermedi è minima, ma solo Milan sprinta con quella determinazione per la maglia verde. Gli altri pensano più all’arrivo finale. Questa è una differenza anche nervosa, non solo di energia. Per questo dico che Jonathan ha bisogno di imparare. E’ giovane, ha margini e queste esperienze lo aiuteranno di sicuro. Poi è anche vero che se punti a quella classifica i traguardi volanti sono determinanti.

Silvio, si è notato che hanno modificato l’ordine del treno. Simone Consonni non è più l’ultimo uomo..

Vero, lo avevo notato subito. Simone forse non è brillantissimo in questo momento e credo che abbiano scelto di cambiare proprio per questo motivo. Al Tour devi raccogliere risultati. Meglio invertire i ruoli con Stuyven, ma ripeto: Milan si muove bene anche da solo. Merlier, invece, sta facendo molto da solo, più del solito.

L’arrivo al photofinish di Dunkerque fra Merlier e Milan al colpo di reni. I due sono davvero vicini e non solo in questa occasione (immagine fornita da Tissot)
L’arrivo al photofinish di Dunkerque fra Merlier e Milan al colpo di reni. I due sono davvero vicini e non solo in questa occasione (immagine fornita da Tissot)
Altre piccole differenze che hai notato?

Sono due velocisti diversi, ma fortissimi. A me Merlier piace molto, da sempre. Ha un atteggiamento umile, e per un velocista non è scontato, spesso hanno personalità più informali, fuori dalle righe. Non lo conosco di persona, ma da come parla e si muove mi sembra uno concreto, educato. Mentre tecnicamente non dimentichiamoci che Merlier viene dal ciclocross: certe abilità di guida se le è portate dietro.

Sono entrambi da volata lunga?

Sì, ma più Milan. Merlier se lo hai a ruota ti salta nove volte su dieci. Al tempo stesso, se serve, prende anche l’iniziativa. Anche per questo, nella mia personale classifica di gradimento degli sprinter oggi, Merlier è davanti a tutti.

Anche a Philipsen?

Sì, anche a Jasper Philipsen. Philipsen ha caratteristiche simili a Milan e Pedersen, un altro grande sprinter.

Ecco, per un treno super Pedersen potrebbe fare da apripista a Milan? E anche viceversa?

Il contrario (Milan che tira per Pedersen) lo vedo difficile. Pedersen potrebbe fare da ultimo uomo, ma mi chiedo se accadrà. Van der Poel fa l’apripista a Philipsen e Groves, ma lui non fa volate di gruppo. Pedersen invece sì e le vince Non è un caso che abbiano programmi separati.

Silvio, con la tua esperienza: a chi paragoneresti Milan e Merlier tra i velocisti del passato?

E’ facile. Per caratteristiche fisiche e tecniche, Milan lo avvicino a Cipollini o Petacchi, magari con un treno tutto per lui. Merlier invece mi ricorda Danny Nelissen: il classico velocista belga o comunque del Nord cresciuto nelle mischie, con abilità innate nel muoversi da solo. E, nel suo caso, sfruttando anche ciò che ha imparato dal cross.

Merlier bestia nera di Milan. VdP show. E un pensiero a Savio

13.07.2025
6 min
Salva

Caro Gianni Savio, vogliamo credere che oggi nell’ammiraglia della Alpecin-Deceuninck si siano ispirati a te. Che attacco quello di Mathieu Van der Poel e Jonas Rickaert! Con quel piattone davanti al manubrio nessuno si sarebbe mosso e invece… Due compagni, pronti via sin dal chilometro zero. Tutto perfetto: la macchina ad assisterli, le mille borracce a ripetizione per proteggerli dal vento, quella voglia di gettare il cuore oltre l’ostacolo in una tappa piatta. La gestione delle energie con uno dei due a sacrificarsi di più. E dietro, i compagni a rompere i cambi. Una sinfonia ciclistica. I fondamentali di una volta che valgono anche in questa era super tecnologica. E per poco, caro Gianni, non sono arrivati. Eh no, perché Tim Merlier ha messo tutti d’accordo.

La tappa forse più piatta del Tour de France, senza nemmeno un Gpm di quarta categoria, ha regalato una suspense incredibile e inaspettata soprattutto. Van der Poel e Rickaert hanno tenuto tutti sulle spine, mettendo in crisi le squadre dei velocisti, che nel finale si sono presentate con un solo uomo davanti al capitano… o addirittura con il velocista da solo.

Mathieu Van der Poel e Jonas Rickaert sono partiti subito dopo il via. Di fronte a loro 173 km nella pianura della Loira
Mathieu Van der Poel e Jonas Rickaert sono partiti subito dopo il via. Di fronte a loro 173 km nella pianura della Loira

Merlier, bestia nera di Milan

A Chateauroux, Merlier ha concesso il bis. E non lo ha fatto a caso: ancora una volta davanti a Jonathan Milan, confermandosi la sua bestia nera. Il finale, con la strada che calava impercettibilmente, ha reso lo sprint velocissimo. La sensazione non è tanto che Milan sia partito presto, quanto che gli mancasse un dente.

Il campione europeo è sembrato il solito gatto, pronto a scartare da una ruota all’altra. Ma oggi è apparso più potente che mai, forse anche più che nella sua prima vittoria qualche giorno fa. Ma è chiaro: lui e Milan viaggiano su un altro pianeta. Hanno più watt. Appartengono alla categoria degli over 1.800 watt, come ci diceva Andrea Pasqualon.

«E’ stata davvero difficile – ha detto Merlier – Ho avuto una buona giornata e anche in gruppo ci siamo mossi bene. Non abbiamo fatto rifornimento negli ultimi 60 chilometri per via del nervosismo e delle velocità, quindi ho sofferto parecchio il caldo. Per fortuna tutte le squadre hanno collaborato per chiudere sui due fuggitivi. Anche grazie a Remco Evenepoel siamo riusciti a evitare un ventaglio.
Lo sprint? Ero a ruota di Bert Van Lerberghe, è la prima volta che siamo insieme al Tour. Ho molta fiducia in lui e nella sua capacità di pilotarmi. Mi ha portato forte nell’ultimo chilometro e a circa 200 metri ho deciso di partire. Sono felice per questa seconda vittoria di tappa».

Velocità folli, il gruppo si è spezzato tra l’inseguimento ai due fuggitivi e il vento
Velocità folli, il gruppo si è spezzato tra l’inseguimento ai due fuggitivi e il vento

Parola a Bramati

Negli ultimi due anni Milan e Merlier si sono affrontati in molti in sprint: In 16 di questi, entrambi sono finiti nella top 10. In 11 casi ha vinto uno dei due, ma il bilancio pende nettamente verso il belga: 8-3. Anche quest’anno al UAE Tour se le sono date a suon di primi e secondi posti. E ora rieccoli, di nuovo, al Tour.

«Anche l’anno scorso – racconta Davide Bramati, diesse della Soudal-Quick Step – hanno duellato tanto e continuano a farlo. Tutti e due hanno mancato il primo giorno, a Lille, quando c’era in palio anche la maglia gialla, ma poi sia loro che noi abbiamo voltato pagina. Ieri ha vinto Milan, oggi ha rivinto Tim. Questo è lo sport, questo è il ciclismo. Sono gli sprinter più forti di questo Tour, specie dopo la caduta di Philipsen. Si sono dimostrati i più veloci».

Questa vittoria nasce dal passato. A Chateauroux, la Soudal (allora Deceuninck) aveva già vinto con Cavendish. E “Brama” svela un retroscena: «Più che impostare la volata in base al rivale, abbiamo studiato la nostra. Ieri, già nel trasferimento post tappa verso l’hotel, abbiamo iniziato a guardare il filmato del 2021, lo stesso arrivo in cui vinse Cav. Ma era tutta un’altra situazione: la squadra aveva preso in mano la volata. Nel treno c’erano Alaphilippe, Ballero (Ballerini, ndr), Morkov… Ci siamo fatti un’idea. Poi certo, la riunione la fai, ma la realtà è un’altra.

«Questo finale non era banale. Forse non ci si rende conto: oggi è stata la seconda tappa più veloce della storia del Tour. Nella seconda ora hanno fatto 54,5 di media. Van der Poel e Rickaert hanno fatto un grande numero e il gruppo, di conseguenza, è andato fortissimo. C’era anche vento. Bene così: siamo alla terza vittoria e siamo davvero contenti».

Merlier batte Milan. Il friulano però consolida la maglia verde
Merlier batte Milan. Il friulano però consolida la maglia verde

56 vs 54

Senza un vero treno, oggi i velocisti si sono dovuti arrangiare. L’esperienza contava più del solito. Più di ieri, quando era sì uno sprint di gruppo, ma più “di gambe” che di velocità, visto che l’arrivo tirava. E quindi si torna a parlare di tempistiche e di rapporti.

«Non so se lo abbia spinto, ma Tim aveva il 56×11 – dice Bramati – l’esperienza conta. Solo l’anno scorso ha fatto 16 vittorie e anche quest’anno siamo lì. Un corridore come lui sa quando ci sono momenti importanti e oggi si è mosso bene. A un certo punto, all’ultimo chilometro, sembrava ancora dietro. Ma poi si è visto come è risalito. Ha fatto una grande cosa».

Sappiamo invece che Jonathan aveva la corona da 54 denti, quella vista già a Dunkerque. E’ anche vero che con il gruppo SRAM possono usare il 10. Non crediamo abbia fatto lo sprint col 10, altrimenti sarebbe stato più “duro” di Merlier col 56×11. A meno che anche il belga avesse il pignone da 11. Ma l’agilità è il marchio di fabbrica del friulano, che viene dalle cadenze della pista.

«Come‘è Merlier in riunione? Si sapeva che c’erano punti pericolosi per il vento e penso che la squadra sia stata presente, Remco compreso. Anzi, a un certo punto proprio Evenepoel ha dato una mano ai ragazzi. E vedrete che Tim aiuterà Remco quando ce ne sarà l’occasione».

E domani? Parla ancora Bramati

Domani si sale. Velasco ci aveva detto in tempi non sospetti che era tostissima. In XDS-Astana erano andati anche a visionarla.
«Domani – conclude Bramati – è una tappa importante e poi finalmente ci sarà il giorno di riposo, che servirà tantissimo. Nella storia recente non ricordo dieci tappe consecutive, soprattutto a queste velocità. Ci sarà da soffrire sia davanti… che dietro».

Una tappa che doveva essere facile si è trasformata in un piccolo inferno del nord, ma con 32 gradi. Anche i giganti hanno faticato.
«Sono davvero stanco – ha detto Tadej Pogacar, un po’ triste per la perdita di Almeida – Van der Poel e Rickaert hanno fatto un lavoro fantastico. E’ stata una corsa infernale grazie a loro. Sono andati fortissimo. Chissà cosa gli passava per la testa. Noi dietro eravamo tutti in sofferenza».

A proposito di domani, caro Gianni Savio, non fa niente se i fuggitivi del primo chilometro non sono arrivati. Gli eroi sono loro. «Domani – come avresti detto tu – ci si riprova». Rickaert ha vinto il premio della combattività. Anche questo, caro Gianni, ne siamo sicuri, ti sarebbe piaciuto.

Milan, la verde o le tappe? Zero dubbi per Petacchi

10.07.2025
7 min
Salva

Mancano due tappe alla prossima volata. Se ne riparlerà sabato a Laval Espace Mayenne e per allora Jonathan Milan potrebbe dare la svolta al suo Tour che per ora è fatto della maglia verde, della distrazione che lo ha privato del primo sprint e del secondo posto di Dunkerque dietro Merlier. Il Tour non è il Giro, vincere non è per niente semplice.

Per farcelo spiegare ci siamo rivolti ad Alessandro Petacchi, l’ultimo italiano vincitore della maglia verde. Uno che prima di vincere al Tour dovette prendergli le misure. La prima volta nel 2001 ottenne come miglior piazzamento un terzo posto. La volta successiva, nel 2003, si ritirò il settimo giorno nel tappone di Morzine, ma fece in tempo a vincere 4 volte. Da allora non corse più il Tour. Ci tornò nel 2010: vinse 2 tappe e la maglia verde. Il primato mancava all’Italia dal 1968 di Franco Bitossi e Petacchi è l’ultimo ad averla conquistata. Potrà Milan portare a Parigi quel primato?

«Fossi in lui – dice Alessandro – fra tornare a casa con la maglia verde o con qualche tappa vinta, non avrei dubbi e punterei alle tappe. Ha tutte le carte in regola per poterlo fare, quindi non vedo perché debba pensare già da ora alla classifica a punti. Se vincerà aumenterà la consapevolezza e potrebbe venirgli tutto più facile. E a quel punto via con la maglia verde».

Nel 2010, correndo per la Lampre, Petacchi conquista la maglia verde, che mancava all’Italia dal 1968
Nel 2010, correndo per la Lampre, Petacchi conquista la maglia verde, che mancava all’Italia dal 1968
Se Milan ha i mezzi per vincere – e ne siamo certi – come mai finora ha incontrato qualche difficoltà di troppo?

Perché il Tour è una gara completamente diversa. Se vai a fare una classica, trovi corridori adatti al suo percorso. Al Tour invece ci sono tutti i migliori per ciascuna specialità, quindi è chiaro che il livello sia altissimo. Vincere alla prima partecipazione non è facile. Io vinsi nel 2003 e posso considerarlo il mio primo Tour da competitivo, perché la prima volta non ero ancora Petacchi e non andai con l’idea di vincere le volate. Quando tornai nel 2003, fu tutta un’altra cosa. Sabato scorso, nella prima tappa c’è stato il ventaglio ed è andata via così. Nella terza, Merlier ha vinto con merito…

La Lidl-Trek è forte, ma è un fatto che al Tour si sgomiti molto più che in altre corse.

La Lidl-Trek è attrezzata benissimo, però non è semplice ritrovarsi sempre al momento giusto. Riguardando la volata, devo dire che Merlier se l’è meritata. Era da solo. Evenepoel gli ha dato una mano fino a 2,5-3 chilometri dall’arrivo. Poi si è arrangiato completamente da sé. C’è un momento che risale da solo e se lo fai quando in testa c’è una squadra che va a tutta, vuol dire che hai grandi gambe. Vincere rimontando Milan, che non è l’ultimo arrivato, significa che sta andando davvero forte.

Credi che l’assenza di Philipsen possa rendere le cose più agevoli?

C’è un avversario importante in meno. Uno che veniva da una vittoria e dalla maglia gialla, quindi sarebbe stato molto motivato. Fondamentalmente parliamo del velocista più forte che negli ultimi tempi non vinceva più come prima.

La caduta di Philipsen, già vincitore della prima tappa, ha tolto dal Tour un avversario tostissimo
La caduta di Philipsen, già vincitore della prima tappa, ha tolto dal Tour un avversario tostissimo
E’ più difficile fare delle volate lineari perché nei finali si va più forte?

Non lo so. Perché poi alla fine, quando sei al vento, sei al vento. Le forze in campo sono quelle. E’ vero che tutti hanno bici più performanti, però le hanno tutti e per questo alla fine vengono fuori le qualità atletiche. Anche noi si andava forte, mi pare che le velocità delle volate siano sempre quelle. Forse ci arrivano più veloci, perché il gruppo va più forte, ma con certi mezzi quasi viene da sé. La bici e tutta la tecnologia ti aiutano, questo è sicuro. Alla fine se stai a ruota, il risparmio c’è ugualmente, quindi non so se sia la giusta chiave di lettura.

Quindi?

Quindi mi pare che Merlier avesse un rapporto leggermente più duro di Milan. Ora c’è questa moda di usare i rapportoni, anche se al Tour credo che li abbiano bloccati al 54 ed è una fortuna. Usavano il 56 per avere la catena dritta, che poi quanta differenza ci sarà mai? Merlier andava forte, ma aveva una frequenza di pedalata non altissima. E così rischi, perché se perdi leggermente velocità, con quei rapporti non ce la fai a riprenderla. Noi facevamo le volate col 53×11 e la frequenza di pedalata era giusta per delle velocità paragonabili a quelle di ora. Non mi sembra ancora che facciano le volate 80 all’ora.

Secondo Endrio Leoni i treni di oggi sono meno potenti di quelli di prima, le velocità sono più basse e questo impedisce di avere delle volate regolari.

Non è così semplice. E’ vero che ci sono più squadre attrezzate ed è vero che c’è tanta confusione, quella la vedo anch’io. Si esce fuori col treno molto più vicino all’arrivo, perché evidentemente non si riesce a tenere a lungo certe velocità. Chi sta dietro è avvantaggiato anche per risalire, perché sfruttando la scia evidentemente è più facile venire avanti. Stare davanti è difficile, quindi forse per questo ci sono continuamente questi cambi in testa al gruppo. Quanto ai treni, una volta non erano tantissimi. In più si correva in 9, mentre ora sono 8. Un uomo in meno secondo me fa differenza. Potrebbe essere uno scalatore in più per l’uomo di classifica, ma anche un corridore in più per le volate.

Declerq non è al Tour, la sua presenza avrebbe aiutato nel gestire la prima tappa? Secondo Petacchi sì
Declerq non è al Tour, la sua presenza avrebbe aiutato nel gestire la prima tappa? Secondo Petacchi sì
La Lidl-Trek ha lasciato a casa Declercq, ma hanno Skjelmose per la classifica…

E’ chiaro che hanno puntato sul prendere la maglia gialla nella prima tappa. Ed è evidente che una squadra come loro, con i corridori e i passistoni che hanno, il primo giorno si sia fatta sorprendere. Hanno sottovalutato la situazione e mi ha sorpreso che ci sia caduto anche un corridore come Stuyven. E’ ovvio che se cerchi di tenerti gli uomini per il finale e stai un po’ più rintanato, prendi meno vento. Però in una tappa come quella, ti ci vuole il grande lavoratore che tiene la squadra davanti. Declerq è uno che magari a 15 dall’arrivo ti fa a 7-8 chilometri a 55 all’ora e ti tiene davanti. Gli dai due cambi e lui fa il suo lavoro, impedendo che ti sorprendano. Secondo me nella prima tappa erano nascosti, perché volevano utilizzare tutti gli uomini per fare un grande treno. Però ti ci vuole anche chi lavora e tiene davanti i corridori. Poteva essere Nys, però l’hanno messo vicino a Skjelmose.

Torniamo alla maglia verde: dici che Milan ha tutti i mezzi per vincerla?

Dipende da chi trovi, con chi lotti. Nel 2010, io ho lottato fino all’ultimo giorno con Thor Hushovd e se fossi uscito dai primi quattro a Parigi avrei perso da Cavendish. Hushovd non era velocissimo nelle volate di gruppo, ma il problema è che andava in fuga in tutte le tappe. Andava in fuga anche sull’Aubisque, scollinava davanti e andava a fare il traguardo volante. Per me era difficile prendere punti in quelle tappe, però spesso e volentieri finché non andava via la fuga, mi toccava seguirlo perché lui attaccava su ogni strappo. Voleva andare in fuga e prendere punti. E siccome i punti ai traguardi volante non sono pochi, lui si piazzava sempre sull’arrivo e poi andava a prendere i punti nelle tappe complicate.

Quindi Milan?

Io non sono andato al Tour pensando alla maglia verde, Johnny dovrà andare a cercarsi i punti. Dalla decima tappa in poi ci saranno un paio di volate e poi i punti andranno presi nei traguardi volanti di montagna, dove però se ne assegnano di meno.

Nel secondo posto di Dunkerque, Merlier è stato imbattibile ma il treno Lidl-Trek non è stato impeccabile
Nel secondo posto di Dunkerque, Merlier è stato imbattibile ma il treno Lidl-Trek non è stato impeccabile
Non eri andato per la verde?

No. Tornavo al Tour dopo sette anni, sperando di vincere e per vedere come stessi. Ho vinto la prima tappa. Poi ne ho vinta un’altra. E a quel punto, dopo due tappe vinte, si è cominciato a parlare della maglia a punti.

Quindi Milan farebbe bene a pensare alle vittorie?

Di sicuro in salita va più forte di Merlier. In alcune tappe l’ho visto andare veramente bene. Al Delfinato ha vinto una tappa di 3.000 metri di dislivello ed è andato forte anche al campionato italiano. Secondo me le gambe le ha, poi è chiaro che fare un Tour è diverso. Perché c’è la stanchezza e ci sono tante salitelle messe nel finale in cui potrebbe avvantaggiarsi.

Peccato che la tappa di Parigi non sia la classica sui Campi Elisi…

Peccato fare questi cambiamenti, non lo condivido. Secondo me i Campi Elisi erano duri anche nel modo tradizionale, perché andare verso l’Arco di Trionfo non è proprio una passeggiata. Però evidentemente avranno i loro motivi. L’anno scorso siamo arrivati a Nizza e hanno fatto una tappa diversa. Quest’anno altro cambiamento. Potevano rifare i Campi Elisi, visto che il Tour è già abbastanza lungo e soprattutto duro. Ai velocisti di certo non hanno fatto un favore…