Dodici arrivi, dodici partenze. Damiani, cosa fa la Cofidis?

09.12.2023
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Ieri sera ha preso ufficialmente il via la stagione della Cofidis. Al velodromo di Roubaix, non lontano dalla sede del team, è stata presentata la squadra che da 27 stagioni vediamo sfilare in gruppo. Ma il suo 2024 si annuncia come un anno particolare: dodici uomini che vanno e dodici che ne arrivano. Una vera rivoluzione ha coinvolto la Cofidis e per questo abbiamo chiesto a Roberto Damiani, storico direttore sportivo del team francese, cosa stia succedendo. Il cambio è corposo e questo prevede un grosso lavoro di adattamento, di coinvolgimento.

La Cofidis tra l’altro riguardo alla classifica a punti delle squadre non naviga in acque super tranquille, è quattordicesima. Nelle parti basse delle prime 18 i distacchi sono molto corti, quindi quando ci sono rivoluzioni simili e partono uomini come Simone Consonni o Victor Lafay, bisogna valutare con oculatezza ogni situazione. 

Roberto Damiani (classe 1959) è alla Cofidis dal 2018 (foto Instagram)
Roberto Damiani (classe 1959) è alla Cofidis dal 2018 (foto Instagram)
Roberto, dodici corridori che vanno e altrettanti che ne arrivano. Un bel po’. Ti era mai capitata una rivoluzione simile?

Più che altro si è trattato di una scelta quasi obbligata. E’ un fatto che 5 dei 12 partenti fossero a fine carriera. Più che di rivoluzione parlerei al contrario di un ricambio nel segno della continuità. Lo scorso anno cambiammo pochissimo, quest’anno di più.

Perdete però dei nomi importanti. Su tutti Simone Consonni, Victor Lafay e Davide Cimolai…

Sono scelte. Con tutto il bene che gli voglio e l’ottimo rapporto umano, credo che per quel riguarda Simone si fosse chiuso un ciclo. E lo stesso vale per Davide. Per Cimolai è venuto meno il lavoro che doveva fare con lo stesso Consonni. E’ stata una scelta della squadra non rinnovargli il contratto. Mentre per quel che riguarda Lafay è stata una scelta sua. Già lo scorso anno aveva ipotizzato l’idea di cambiare team, ma poi si era trovato bene. E credo si sia visto anche al Tour.

Assolutamente e infatti rimpiazzarlo non è facile…

Lui ha grandissime qualità, ma non nella costanza di rendimento. Noi gli abbiamo fatto un’ottima offerta, ma c’è chi gli ha offerto molto di più. Penso anche che se un atleta deve rimanere solo per i soldi, è meglio che parta. Chi l’ha preso ha fatto un ottimo acquisto, spero solo non batta i nostri atleti!

A San Sebastian, seconda tappa del Tour 2023, la vittoria di Lafay con un gran colpo da finisseur
A San Sebastian, seconda tappa del Tour 2023, la vittoria di Lafay con un gran colpo da finisseur
Però guardandola in chiave positiva, avete preso dei corridori promettenti, e da italiani pensiamo soprattutto a Stefano Oldani, che su carta dovrebbe avere anche un certo spazio…

Io sono convinto che Oldani nel tempo si dimostrerà il miglior acquisto della Cofidis per il 2024-2025. Ho già iniziato a lavorare con lui e sono rimasto stupito dalla sua determinazione. Sì, da noi avrà lo spazio che non aveva prima. Giustamente nella sua precedente squadra era chiuso da corridori del calibro di Van der Poel. In più arriva da noi negli anni buoni del corridore: è alla quinta stagione da professionista. Noi vogliamo supportarlo al meglio e lui vuol mettersi in gioco.

Chi ti aspetti possa fare bene oltre ad Oldani?

Penso ad Axel Zingle, io credo che lui possa essere una bella sorpresa, anche per le classiche. Ogni anno si è portato a casa due o tre vittorie e già questo non è poco. Gli abbiamo fatto fare il Tour sapendo benissimo che per lui sarebbe stata dura, ma sapevamo anche che sarebbe stata un’esperienza molto importante che solo lì puoi fare sei vuoi correre a certi livelli. Poi per le volate vedo bene Alexis Renard, sin qui aveva lavorato per Coquard, adesso anche lui sarà più libero. Poi ci sono dei corridori esperti come gli Izaguirre e Ben Hermans, quest’ultimo arrivato quest’anno. Lui così, come Elissonde, li abbiamo presi perché per la salita eravamo un po’ leggerini. Hermans ed Elissonde saranno vicini ai nostri due leader, Ion Izaguirre e Guillaume Martin.

Stefano Oldani (classe 1998) arriva alla Cofidis con grandi speranze. Può davvero fare il salto di qualità
Stefano Oldani (classe 1998) arriva alla Cofidis con grandi speranze. Può davvero fare il salto di qualità
In questo contesto, con cinque atleti a fine carriera, è scesa anche l’eta media…

Abbiamo preso Oliver Knight, un giovane inglese molto bravo sul passo e nelle crono. Lo abbiamo messo dentro come stagista in Lussemburgo questa estate e si è ben inserito. E poi, ragazzi, questo è quanto si poteva fare con il nostro budget, diciamolo pure. Fino a che non metteranno un tetto agli ingaggi continueremo ad avere due o tre super formazioni che vincono quasi tutto e hanno lo strapotere. Okay, complimenti alla Jumbo-Visma per i suoi tre Grand Tour, ma questo non è accattivante per lo sport. Si è visto nella Formula 1, nel calcio… Alla fine le classifiche le fanno il portafoglio e i tifosi si avviliscono.

In questo contesto anche voi direttori sportivi, Roberto, assumete un ruolo ancora più importante, sia nella tattica di corsa che nel fare le formazioni. Con i punti in ballo dovrete essere dei cecchini…

Sicuramente ogni errore di valutazione sarà pagato caro in termini di punti, così come un’azione giusta porterà tranquillità. In questo contesto emerge la qualità di chi sa decidere, scegliere e gestire i corridori e la squadra in generale. Anche se è cambiata radicalmente negli anni, la figura del direttore sportivo resta importante. Io lo dico sempre: «Il diesse è l’unica figura fondamentale nel ciclismo». Perché tu puoi avere la miglior formazione del mondo, ti può mancare un massaggiatore o un corridore, ma se alla partenza sul tavolo del giudice non c’è la licenza del direttore sportivo, la squadra non parte. Per fortuna devo dire che con il team manager Cedric Vasseur c’è un grande spirito di collaborazione e tutti insieme si decide: sia quando si sbaglia, che quando si fa bene.

Bégo a viso aperto. Ecco chi è l’iridata juniores

10.10.2023
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«Attenti alla Bégo, perché va davvero forte». Lo aveva detto Federica Venturelli in primavera, aveva visto lontano. Julie Bégo, francese, neo campionessa del mondo juniores, è una abituata a bruciare le tappe. Neanche il tempo di conquistare la maglia iridata che l’ha messa in un cassetto, perché già dal giorno dopo ha preso posto alla Cofidis per gareggiare con le più grandi, per prendere confidenza con quello che sarà il suo nuovo mondo.

Parlandoci, non è qualcosa che stupisce perché una delle prime impressioni che si ricava dal dialogo è la sua forte autostima, sicurezza di sé e di quel che l’aspetta. Ci siamo trovati di fronte a una ragazza più matura dei 18 anni compiuti a gennaio. Desiderosa sì di lasciare un segno, ma che guarda anche al di là, intorno ad essa. D’altronde il suo approdo al ciclismo è giunto al termine di un lungo processo.

In Scozia, la francese Bégo ha centrato il momento giusto per la fuga, dopo un attento studio del percorso
In Scozia, Bégo ha centrato il momento giusto per la fuga, dopo un attento studio del percorso

«Ho sempre fatto molto sport con i miei genitori, fin da quando ero piccola – racconta la ciclista di Bourgoin-Jallieu – sci alpinismo, mountain bike, seguendo loro. Per un po’ mi sono dedicata all’atletica leggera agonistica, all’età di 10 anni. Mi piaceva moltissimo correre all’aria aperta, facevo soprattutto cross, intorno ai 3 chilometri. Può sembrare strano, ma quel che non mi piaceva tanto era l’aspetto agonistico, dovermi applicare con la testa. Così dopo un anno lasciai, preferivo pedalare con la mia mtb nei giri intorno casa. Era una cosa per me stessa, ma poi ho pensato che anche nella mtb potevo provare le competizioni e da lì è iniziato tutto».

I media riportano che tu eri sicura già mesi prima della tua vittoria mondiale, che cosa te lo faceva dire?

Non è proprio così, dicevo che già da inizio stagione avevo puntato l’obiettivo sui mondiali. Avevo visto il percorso, studiato ogni particolare e lavorato per essere al meglio per quel giorno. Gli allenamenti sono stati fondamentali, mi sono dedicata anima e corpo. Soprattutto ai rilanci, azioni di 30 secondi o un minuto che per me erano un mondo nuovo. Era quello che volevo e alla fine l’ho avuto.

Bégo ha esordito con la Cofidis al Giro dell’Emilia, chiudendo 28esima (foto Cofidis/Getty Images)
Bégo ha esordito con la Cofidis al Giro dell’Emilia, chiudendo 28esima (foto Cofidis/Getty Images)
Tra le avversarie della tua categoria, nel corso dell’anno chi hai visto come tua principale avversaria, in funzione anche del futuro?

Diciamo che ce ne sono almeno due. Una è Cat Ferguson che mi sono ritrovata davanti al Trofeo Binda, lei è molto forte allo sprint e alla Bizkaikoloreak in Spagna, la gara a tappe dove mi ha dato molto filo da torcere. L’altra è Federica Venturelli, la sconfitta al Tour du Gevaudan pur avendo lo stesso tempo non l’ho mandata giù. E’ davvero fortissima, penso che saranno avversarie dure anche nella categoria superiore.

Subito dopo i mondiali sei entrata alla Cofidis gareggiando contro le più forti. Quali sono state le tue prime sensazioni?

Sono stata molto felice di accedere subito alla squadra principale, appena conquistata la maglia iridata. La Cofidis mi è venuta incontro anche nella mia esigenza di proseguire gli studi: frequento ingegneria alla Scuola Politecnica Universitaria di Savoia e voglio la laurea. Per me questa esigenza viene anche prima del ciclismo perché una carriera sportiva non dura per sempre e io voglio costruire il mio futuro. Il team manager, mi ha proposto di anticipare i tempi e gareggiare sin da subito contro le più grandi, per acquisire esperienza. Queste gare sono per me importantissime, mi stanno facendo scoprire un mondo nuovo.

Per Julie la carriera ciclistica deve andare di pari passo con lo studio (foto Cofidis/Getty Images)
Per Julie la carriera ciclistica deve andare di pari passo con lo studio (foto Cofidis/Getty Images)
Per te cambia tutto: distanze, avversarie più esperte, modo di correre. Sei mai preoccupata per questo?

Non posso negare che tutto ciò un po’ mi ha stressato. Mi sono subito accorta che è tutto un altro livello, un altro correre, già arrivare al traguardo diventa una conquista. Poi in gara è tutto molto continuo, non c’è mai una pausa, si va sempre a tutta e questo è molto difficile. Comunque mi sto abituando molto velocemente. Alla Tre Valli Varesine ad esempio sono caduta proprio sull’ultima salita, ma per il resto ero lì col gruppo e già riuscivo a essere propositiva. Mi serve solo un po’ di tempo.

Il titolo mondiale ti dà maggiore pressione, temi i giudizi della gente se non riuscirai subito a vincere?

So che il giudizio della gente può essere impietoso, soprattutto sui social, ora ci si aspetta molto da me. Ma quel che conta è la mia fiducia in me stessa, il ciclismo lo vivo per me stessa, cerco di essere abbastanza corazzata a quel che dicono di me. Non mi preoccupo se non vincerò subito, quel che conta è avere la consapevolezza di quel che posso fare. Di quel che pensa la gente non mi interessa.

Con la maglia del Team Feminin Chambery, dove la Cofidis l’ha fatta correre nel biennio da junior (foto team)
Con la maglia del Team Feminin Chambery, dove la Cofidis l’ha fatta correre nel biennio da junior (foto team)
Tu hai vinto il titolo mondiale ma vai forte anche nelle corse a tappe: che cosa preferisci fra queste e le corse in linea?

Io preferisco le gare a tappe perché ti offrono più chance. Ho sempre la sensazione che nelle gare d’un giorno, se non va tutto alla perfezione, non hai modo di rimediare. Nelle corse a tappe c’è meno pressione, se un giorno va male c’è quello successivo per rimettere le cose a posto. A ben pensarci trovo in tutto questo anche un po’ d’ironia perché un po’ rappresenta il decorso della vita. C’è poi un altro aspetto che mi piace delle corse a tappe ed è l’influsso che può avere la stanchezza. I valori cambiano nel corso della gara e quando le mie avversarie sono stanche, è allora che si fanno le differenze, perché credo di avere buone capacità di recupero e di resilienza per fare la differenza. Certo, le gare juniores non sono la stessa cosa, staremo a vedere.

Come ti definiresti, come ciclista e come persona?

Ah, beh, come ciclista, penso di essere una a cui piace attaccare. Mi piace prendere le corse di petto e probabilmente questo rispecchia anche il mio modo di essere nella vita.

Agli europei di Drenthe la Bégo ha vinto il bronzo nel team relay, ma in linea ha chiuso 13esima
Agli europei di Drenthe la Bégo ha vinto il bronzo nel team relay, ma in linea ha chiuso 13esima
C’è una ciclista che ti piace maggiormente, a cui ti ispiri?

Marianne Vos, perché è una che ha vinto tutto e dappertutto, sia le classiche che le grandi corse a tappe, ha lasciato un’impronta indelebile in questo mondo, è davvero eccezionale. Il suo curriculum è impressionante.

Che cosa rappresenta per una ciclista francese il Tour de France, nato da poco?

Significa molto per me. Ho sempre visto il Tour de France come un viaggio. Quando dico alla gente che vado in bicicletta, che sono una ciclista tutti immediatamente pensano al Tour e mi chiedono se ci parteciperò. Penso sia un sogno per tutti coloro che fanno questa professione, una tappa obbligata.

796 Monoblade RS: una freccia alla caccia del tempo

04.10.2023
3 min
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Look è pronta a sorprendere con la nuova 796 Monoblade RS: la bici da cronometro nata per dare la caccia al tempo. Realizzata in maniera precisa e funzionale, la Monoblade RS va alla conquista di ogni singolo istante, per ciò è stata costruita con tanta precisione e meticolosità. Un’aerodinamica senza compromessi, modellata in ogni tubo e angolo per tagliare l’aria, grazie agli studi in galleria del vento. 

La 796 Monoblade RS sarà la nuova bici per le prove contro il tempo del Team Cofidis
La 796 Monoblade RS sarà la nuova bici per le prove contro il tempo del Team Cofidis

Precisa al secondo

La 796 Monoblade RS ha un rapporto peso/rigidità estremo, talmente elevato da risultare davvero efficace in ogni situazione. Si tratta di una bici che è in grado di dominare in maniera importante la velocità. Look ha utilizzato una composizione di carbonio appositamente creata grazie a test sui materiali, così da fornire il miglior design. 

L’azienda francese ha fatto ricorso alle fibre Ultra High Modulus: leggere ma allo stesso tempo molto rigide. Queste, combinate con altre fibre ad alta resistenza poste nelle aree chiave come movimento centrale, tubo sterzo e tubo sella, garantiscono il perfetto equilibrio tra reattività e leggerezza. Il risultato è una bicicletta completa che pesa meno di 9 chili (taglia M), capace di velocità mozzafiato e accelerazioni potenti su tutti i tipi di terreno.

Il manubrio permette una regolazione al millimetro della posizione in sella
Il manubrio permette una regolazione al millimetro della posizione in sella

Ergonomica

La nuova bici da cronometro di Look offre il giusto equilibrio tra prestazioni e semplicità, senza dimenticare la posizione in sella. Il manubrio Aergo e il reggisella W3T offrono tante opzioni di regolazione, eliminando così la necessità di sostituire parti o, addirittura, scollegare cavi. 

Un elemento essenziale nella 796 Monoblade RS è il manubrio integrato in carbonio, il quale combina una basebar/attacco manubrio larga 40 centimetri. Le estensioni sono regolabili in tutte le direzioni: larghezza, lunghezza, altezza, inclinazione e rotazione, compresi anche gli appoggi per i gomiti. Questo livello di precisione consente di regolare e ottimizzare la posizione al millimetro, ottenendo un comfort e prestazioni senza precedenti. 

Veloce

La 796 Monoblade RS è stata progettata per ottenere i migliori risultati possibili in ogni gara contro il tempo, che sia un prologo o una Ironman. Tutto è stato posizionato per non influenzare negativamente la prestazione e perdere preziosi watt. Così il portaborracce è posizionato sul telaio per migliorare aerodinamica e accessibilità. 

Compatibile con trasmissioni a ingranaggi singoli o doppi, la 796 MONOBLADE RS offre la precisione e l’efficienza di una bici da corsa tradizionale unita a prestazioni aerodinamiche eccezionali.

Il telaio è in vendita al prezzo di 6.990 euro.

Look

Riflessioni con Cimolai, mentre Van den Berg beffa tutti

02.08.2023
7 min
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BIELSKO-BIALA – Prima del via di questa temuta frazione incontriamo Davide Cimolai. Di certo, vista l’altimetria non è tappa per il corridore della Cofidis. In più non c’è neanche un leader per cui lavorare. Di solito quando è così, è il momento migliore per fare delle riflessioni con i corridori.

Il pallino della corsa oggi tocca ad altri, non ad un velocista come “Cimo”. Tocca a Kwiatkowski, agli UAE Emirates, Majka e Almeida, e tocca a Mohoric.

«Matej, sembra proprio che questi ragazzi – Formolo e Majka sono lì vicino – ti vogliono attaccare», scherziamo noi. E lui: «Dici davvero? Incredibile questa cosa! Mi troveranno pronto», ride e se ne va verso la partenza.

Non sa però che a beffare lui e tutto il gruppo in questa quinta frazione del Tour de Pologne sarà Marijn Van den Berg.

Bravo Van den Berg

Il corridore della EF Education-Easy Post già ieri ci è andato vicino. Evidentemente gli arrivi che tirano sono i suoi. Oggi ha vinto, ieri è arrivato secondo alle spalle di Kooij e ad inizio stagione si era preso il Trofeo Ses Salines ad Alcudia, il cui finale ugualmente tirava un po’. 

Marijn è uno dei “prodotti” di quel favoloso vivaio che è la Continental Groupama-Fdj. Sembra che Marc Madiot si sia impuntato proprio dopo averlo perso: i ragazzi che crescono nella sua società lì devono restare. Almeno i migliori. Motivo per cui proprio negli ultimi due anni ne ha fatti passare 13 in prima squadra.

Mentre Van den Berg alza le braccia Davide Cimolai rientra nel circuito finale per completare la tappa. I velocisti, troppo staccati, sono stati fermati e poi hanno ripreso la loro marcia. L’anello di Bielsko-Biala, circa 7 chilometri, è troppo corto per contenere la corsa dalla testa alla fine. E così ci tornano alla mente le battute fatte con “Cimo” al mattino.

Davide Cimolai (classe 1989) è tornato in gara dopo quasi tre mesi di stop
Davide Cimolai (classe 1989) è tornato in gara dopo quasi tre mesi di stop
Cimo, in questa stagione non ti abbiamo visto moltissimo. Come è andata?

Fondamentalmente mi sono voluto specializzare nel ruolo di ultimo uomo. Fino all’inizio del Giro d’Italia è andato tutto bene. Ho fatto vincere Brian Coquard in diverse corse. E’ il Giro che purtroppo mi è andato male.

Cosa non ha funzionato nella corsa rosa?

Prima la caduta con Remco, poi ho preso il Covid in maniera molto pesante. Da lì si sono dilatati tantissimo i tempi. Sono tornato a correre qui in Polonia dopo quasi tre mesi.

Ecco perché non ti abbiamo visto molto…

Eh già, il mio Giro è durato otto giorni. Però adesso va meglio. Sono qui al Polonia. Giusto da ieri sono ritornato ad avere buone sensazioni. Ho lavorato bene per Walscheid e con la testa sono già alla Vuelta! Voglio finire bene la stagione.

Cosa significa “buone sensazioni”? Voi corridori usate spesso queste parole, ma nel concreto cosa succede?

E’ difficile da spiegare. Un corridore, soprattutto superati i 30 anni, quando non corre per due o tre mesi come nel mio caso, si può allenare bene finché vuole, ma ha bisogno di ritrovare il ritmo gara. E questo mi mancava. Poi una volta in corsa c’è fatica e fatica. C’è quella buona, quella che costruisce, che giorno dopo giorno, anche se sei stanco, ti fa migliorare. Ed è il mio caso.

Altrimenti c’è la fatica che ti affossa…

Esatto, quella che non ti fa recuperare mai. Questo Polonia per me è importante per tanti motivi. In primis non vorrei cadere e poi giorno dopo giorno, voglio ritrovare quel fuorigiri che mi manca. Tornando alle sensazioni: vedi che stai bene perché il cuore è fresco. E’ “alto” (i battiti cardiaci raggiungono picchi elevati, ndr) ed elastico. Poi le buone sensazioni le completi nel recupero: io sono fresco. Ogni giorno sto meglio.

Cimolai, nel finale pedala sereno nel gruppetto. Eccolo ad una tornata dal termine
Cimolai, nel finale pedala sereno nel gruppetto. Eccolo ad una tornata dal termine
Il mondiale sarebbe stato un obiettivo? Poi tu con quel percorso hai un certo feeling…

Decisamente. Quel percorso mi porta bei ricordi. Un mondiale è differente da un campionato europeo, ma quel che ho fatto qualche anno fa è ancora vivo in me. Ci speravo ad inizio anno…. ma poi chiaramente bisogna essere onesti, non era proprio fattibile. Ora voglio ritrovare il miglior colpo di pedale. Poi giocherò le mie carte alla Vuelta. E poi ancora, perché no, potrei sognare la maglia azzurra per i campionati europei.

Cosa significa “giocare le mie carte alle Vuelta”? Intendi sempre come ultimo uomo o altro?

Dipende da come andranno le cose. Lo dico apertamente: io sono in scadenza di contratto, ma conto di restare in questa squadra. A 34 anni ho deciso di specializzarmi in questo ruolo, ma la Vuelta può essere una buona occasione anche per ottenere dei risultati personali.

In questo ruolo tirerai per Consonni?

In questi due anni ho lavorato sia per Coquard che per Consonni. La situazione in squadra è che Coquard di sicuro resterà qui, Simone non si sa. Quindi se resto lo faccio per Coquard, col quale mi sono trovato bene.

Fare l’ultimo uomo è sempre più difficile. Il livello si alza sempre di più anche in questo caso. Al Tour per esempio lo ha fatto Van der Poel. Come ci si specializza? Tu sei stato anche un velocista, ma hai chiesto qualche consiglio a qualche esperto?

Ho la mia esperienza: come avete detto ho fatto delle volate io stesso. E molte già ne ho tirate. Poi avendo lavorato tanto con Guarnieri, ho potuto imparare molto da lui. Non è facile, perché è vero che non hai la responsabilità della vittoria però questa molto dipende da te. La cosa difficile dell’ultimo uomo è il tempismo. E’ facile partire troppo presto perché ci si fa prendere dal panico. In quei momenti concitati la cosa più difficile è mantenere la calma e riuscire a partire nel momento giusto.

Verso la crono 

Ormai il grosso della folla ha lasciato la zona d’arrivo. Il sole finalmente ha portato un po’ di gradito tepore. Fa strano vedere come noi mediterranei siamo a nostro agio, mentre i polacchi hanno qualche gocciolina sulla fronte e vestano in canottiera. Vi possiamo assicurare che non si superano i 25-26 gradi.

Domani si deciderà la corsa. E’ in programma la cronometro individuale Katowice-Katowice di 16,6 chilometri. Tutti danno come favoriti Almeida in primis e Kwiatkowski a seguire.

Oggi il polacco è arrivato quarto e quindi a secco di abbuoni. “Kwiato” aveva preso in mano le redini della corsa. Aveva messo la sua Ineos-Grendiers a tirare. Ma nel finale, gli è mancato quello spunto. Quel pizzico di brillantezza… magari le fatiche del Tour iniziano a farsi sentire.

Domani dovrà recuperare 18” a Mohoric, oggi secondo, e 6” ad Almeida, oggi terzo. Non sarà facile, ma come ha detto lui stesso la motivazione per questa corsa è enorme.

E Cimolai? Beh, lui se la potrà prendere con un po’ più di tranquillità e fare l’ultimo uomo al meglio delle sue possibilità dopodomani a Cracovia.

Lafay splendido a San Sebastian. E le tattiche dei big?

02.07.2023
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SAN SEBASTIAN – Sembra quasi che il Tour de France dello scorso anno non sia finito. Sembra che quello di quest’anno sia il secondo capitolo di un libro iniziato undici mesi fa. Tadej Pogacar che attacca nella prima parte e Jonas Vingegaard dietro che rincorre con tutta la squadra.

Per carità, è bello, bellissimo. E’ il top del ciclismo e magari tutti i giorni fosse così, ma da un punto di vista tecnico viene da chiedersi se non ci sia qualche errore. Il dubbio è legittimo. Pensiamo a quel che è successo oggi verso la splendida San Sebastian o Donostia come la chiamano qui nei Paesi Baschi.

La Jumbo-Visma con una squadra fortissima, in superiorità numerica e al termine di un super lavoro è riuscita a perdere una corsa “vinta”. Mentre Pogacar e la UAE Emirates stanno spendendo molto. Cosa che lo scorso anno lo sloveno pagò nella seconda metà di Tour.

Pogacar tira dritto dopo l’Alto de Jaizkibel e Vingegaard non lo molla di un centimetro
Pogacar tira dritto dopo l’Alto de Jaizkibel e Vingegaard non lo molla di un centimetro

UAE, nessun errore 

I ragazzi di Andrej Hauptman – il direttore sportivo di Pogacar e compagni – stanno benissimo. Come ci ha detto Moreno Moser pochi giorni fa, forse in salita sono persino più forti dei Jumbo e vederli correre è un piacere. Poco dopo l’arrivo abbiamo scambiato qualche battuta proprio con il direttore sportivo sloveno.

Andrej, i tuoi ragazzi hanno un grande gamba…

Anche oggi è andata bene. Abbiamo controllato la corsa e per noi è stato un bene che non sia andata via una fuga troppo numerosa. Abbiamo preso l’abbuono e tenuto la maglia.

ll forcing sullo Jaizkibel dunque era per i secondi di abbuono?

Più che altro volevamo la corsa chiusa fino alla cima e poi, sì, se possibile prendere i secondi con Tadej. Otto secondi…

Però poi Pogacar ha continuato?

No, non ha continuato. E’ solo sceso con un passo normale e ha atteso il gruppo.

Si è detto spesso che l’anno scorso avete sprecato molto nella prima parte, non state commettendo lo stesso errore?

Non penso che sia un errore. Quando sei in maglia, devi onorarla e noi lo abbiamo fatto.

Yates sembra davvero in palla. E’ davvero un secondo capitano?

Adam ha già dimostrato che è un campione. E per noi è molto importante avere due corridori di questo livello da un punto di vista tattico.

Dopo ieri, anche oggi Vingegaard non ha dato il cambio a Pogacar: che idea ti sei fatto? E’ un segno di “debolezza” da parte del danese?

Ogni squadra fa la sua corsa e la sua strategia. E poi dietro aveva Van Aert che poteva vincere la tappa. Ognuno guarda ai suoi interessi.

In casa UAE Emirates sembrano tranquilli e certi della tattica che stanno portando avanti. Anche Alberto Contador ci ha detto la sua in merito: «Anche io non penso che Pogacar stia sprecando troppo. O almeno non sta sprecando più di Vingegaard… Solo che lui ha già guadagnato dei secondi di abbuono».

Ancora una cornice di pubblico pazzesca nei Paesi Baschi. Ma c’erano anche tanti francesi. Il confine è vicino
Ancora una cornice di pubblico pazzesca nei Paesi Baschi. Ma c’erano anche tanti francesi. Il confine è vicino

Beffa Van Aert

Alberto, che è acclamato a gran voce dalla folla ancora numerosa alle transenne, passa poi ad analizzare la volata di San Sebastian. Semmai è stato più colpito da questo di “errore”, ammesso che di errore si possa parlare, che non da quello presunto della UAE.

«Alla fine stiamo parlando del Tour – ha spiegato il grande campione – Lafay ha colto una vittoria che può cambiare la sua vita ed è stato bravissimo. Anche ieri è stato forte e non è un caso che sia arrivato davanti oggi.

«Se lo sono fatto scappare, bueno, però è facile parlare a corsa finita. Ieri è stata una giornata dura. Oggi anche. E le gambe erano al limite per tutti (il riferimento è alla “non chiusura” su Lafay nell’ultimo chilometro, ndr). Certo è che se si fa di nuovo la corsa… il finale è diverso. Ma questo è il ciclismo e questa sua imprevedibilità è il bello».

Che confusione

Dopo l’arrivo, in direzione dei bus, il primo in assoluto a passare è stato proprio Wout Van Aert, il battuto di giornata. Era nero in volto. Ormai è un po’ che il “vecchio Wout” perde. E’ sempre lì, ma non riesce a mettere il sigillo. E non si può certo dire che vada piano.

Davanti al bus del team giallonero tanti tifosi, ma anche tanto silenzio. Anche loro devono riordinare le idee.

«Eravamo solo Kelderman e io a tirare – ha detto Tiesj Benoot alla stampa olandese Pidcock ha un po’ mescolato le carte, quando mi sono spostato e c’era lui. Io stavo mollando ma ho dovuto riprendere, altrimenti Wout sarebbe rimasto scoperto». 

Alle sue parole si sono aggiunte quelle del direttore sportivo dei Jumbo-Visma, Frans Maassen: «Forse Vingegaard (che non ha tirato, ndr) poteva fare di più. E forse anche Wout poteva partire prima, ma ha visto che a ruota aveva Pogacar e avrebbe fatto vincere lui».

La grinta di Lafay, a 100 metri sente “i bestioni” che rimontano. Ma lui ha ancora forza e fa velocità. Un colpo da manuale del ciclismo
La grinta di Lafay, a 100 metri sente “i bestioni” che rimontano. Ma lui ha ancora forza e fa velocità. Un colpo da manuale del ciclismo

Lafay, il finisseur

E allora è giusto anche rendere onore a Victor Lafay. Il francese della Cofidis ha messo a segno non un colpo, ma “il colpo” da finisseur: uno scatto, uno, secco, vincente, potentissimo. Ai 950 metri si è lanciato come se l’arrivo fosse lì a 150 metri. Invece a 150 metri c’era la svolta di 90 gradi a sinistra. Ci è entrato a “cannone” e poi ha spinto come un forsennato.

Dietro, vuoi per la gamba al limite come dice Contador, vuoi perché forse avranno pensato che calasse o semplicemente perché hanno pensato troppo, quando sono partiti era troppo tardi. Merita un applauso per un gesto tecnico da manuale. 

«Il mio attacco non era programmato – racconta Lafay, col volto che è il ritratto della felicità – è stato un colpo d’istinto, di follia. Mi sono trovato lì. L’unica cosa che ho pensato, ma non tanto in quel momento, è che non sarei arrivato in volata con quei corridori».

E’ il pallonetto del giocatore che vede il portiere fuori dai pali. Il tiro da tre punti allo scadere. E’ Tchmil che vince la Sanremo del 1999. Chapeau.

«Sullo Jaizkibel stavo bene. Ho faticato, mi sono sfilato quel tanto da non perdere terreno e restare coperto e sono riuscito ad arrivare bene alla fine. Quando sono partito non pensavo alla vittoria. Spingevo e guardavo il computerino: 500 metri, 400 metri… solo alla fine ci ho creduto».

Dopo la vittoria al Giro d’Italia del 2022, un altro grande colpo per questo ragazzo di Lione. E fanno sorridere le parole rubate al suo diesse, Thierry Marichal, a fine corsa: «Per una volta che non facciamo proclami, che non diciamo di provare a vincere questa tappa o quella maglia, abbiamo conquistato un successo inaspettato e bellissimo».

Look 795 Blade RS, dal Team Cofidis al mercato

01.07.2023
5 min
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FRANCOFORTE – Dopo averla vista in dotazione ai corridori del Team Cofidis, la nuova bici race di Look viene presentata ufficialmente. E’ la 795 Blade RS e sotto molti punti di vista fa collimare l’aerodinamica della piattaforma T20 da crono, alla leggerezza della Huez.

La nuova Look sancisce anche il ritorno del marchio transalpino ad altissimi livelli di ricerca, sviluppo e lavorazione del carbonio, ma anche in fatto di performances. Entriamo nel dettaglio della bici, anche grazie ad alcune dichiarazioni di Jean Marc Hillairet, ingegnere di Look Cycle.

La nuova Look 795 Blade RS, nella versione che vedremo al TDF
La nuova Look 795 Blade RS, nella versione che vedremo al TDF

Un blend di carbonio

«Prima di giungere alla soluzione definitiva, abbiamo provato 25 soluzioni, 25 diversi blend di fibre di carbonio – ci racconta Hillairet – un lavoro complesso, lungo e mai affrontato in precedenza. La nuova 795 Blade RS è differente da qualsiasi bicicletta, telaio e produzione Look del passato.

«Uno degli obiettivi era ed è quello di far collimare la leggerezza, l’efficienza aerodinamica ed il corretto bilanciamento tra rigidità, stabilità e reattività, sfruttando anche le forme ed i volumi delle tubazioni. Un altro fatto che ha giocato un ruolo primario è stato l’utilizzo di grandi quantità, rispetto alle produzioni del passato, di fibre ad elevata resistenza. Nessun compromesso, nessuna via di mezzo».

Hillairet entra nel dettaglio della nuova bici
Hillairet entra nel dettaglio della nuova bici

Lo sviluppo dei dettagli

«Look sviluppa, produce e plasma il carbonio da sempre. Telai e forcelle, pedali e componenti, ma è pur vero che la tecnologia è cambiata, le richieste sono cambiate, gli stessi materiali si sono evoluti. Va da sé che le stesse metodologie di lavorazioni hanno subito grandi variazioni.

«La parti più complicate sono state quelle con le piccole dimensioni, quelle che molti considerano dettagli e che invece sono importantissime ai fini della sicurezza e del bilanciamento ottimale di una bicicletta che è un pacchetto unico. Il collarino di tenuta dello stem, ad esempio. Oppure l’aver creato un cockpit modulabile, molto rigido una volta assemblato e facile da gestire da atleti, ma anche dai meccanici».

Come è fatta

E’ un monoscocca in carbonio che adotta 5 tipologie differenti di fibra composita, tra altissimo (ben il 25% del telaio) e alto modulo, ultra resistenti e fibre “più” standard (UHM, HM e UHR, IM e HR). Ha ovviamente una geometria marcatamente corsaiola, perché si rivolge ad un’utenza di agonisti e non è slooping. Non è ribassata nelle sezioni centrale e posteriore per essere maggiormente efficiente in fatto di aerodinamica e per sfruttare al meglio tutta la bicicletta in diverse situazioni.

Attorno al telaio è stata disegnata una serie di componenti che entrano a far parte del nuovo pacchetto 795 Blade RS, come ad esempio la forcella ed il manubrio integrato, sempre Look. Anche il seat-post fa parte del sistema, con il profilo posteriore tronco.

La scatola del movimento centrale alterna forme rotonde a nervature evidenti, con un impatto laterale squadrato. E’ del tipo T47. E’ un chiaro esempio di quanto ha influito il know-how della bici da crono.

Alcuni numeri

Rispetto alla versione più anziana, molto usata dai pro’, la nuova 795 Blade RS è più rigida del 7% e il 10% più aerodinamica. Ha un valore alla bilancia dichiarato di 905 grammi (taglia small) e di 425 grammi per la forcella. Ma per fornire un altro interessante numero, la bici in dotazione al Team Cofidis in taglia media, ha un peso dichiarato di 7 chilogrammi con le nuove ruote Corima MCC 47 tubeless.

A listino è disponibile in 4 allestimenti ai quali si aggiunge il kit telaio (telaio, forcella, serie sterzo e manubrio integrato, reggisella, ad un prezzo di listino di 5.390 euro).

La prima si basa sulla nuova trasmissione Campagnolo SuperRecord Wireless e le ruote Corima MCC Evo 47 tubeless, con un prezzo di listino di 12.990 euro.

La seconda ha il medesimo prezzo della precedente, le stesse ruote, ma cambia la trasmissione, per via dello Sram Red AXS eTap. Si passa ad un terzo allestimento con Shimano Dura Ace alla base e le ruote Corima 47 WS Evo tubeless, con un prezzo di 9.790 euro.

L’ultimo allestimento prevede la trasmissione Shimano Ultegra Di2 e le ruote Corima 47 WS Evo tubeless, con un prezzo di listino di 8.490 euro.

Ognuna di queste biciclette ha lo stesso modulo di carbonio per il frame-kit. Cinque le taglie disponibili: XS e S, M, L e XL. Le livree cromatiche sono quattro ed in occasione del Tour de France i corridori del Team Cofidis utilizzano la versione speciale e celebrativa di Look Replica.

Look

Thomas Champion, passione Giro e premio della fuga

30.05.2023
5 min
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ROMA – Nell’ammiraglia della Cofidis, affianco a Roberto Damiani, c’era Noemi, la fidanza di Thomas Champion. Il diesse lombardo lo ha definito un attaccante vecchio stile. Un coraggioso. Un corridore che in questo ciclismo super ponderato ci sta bene. «Ne servirebbero di più come lui», ha detto il tecnico.

Abbiamo imparato a conoscere questo ragazzo filiforme nel corso delle 21 tappe che da Fossacesia ci hanno portato a Roma e lo abbiamo fatto soprattutto per le sue fughe, i suoi attacchi, grazie ai quali è salito sul podio dei Fori Imperiali. A Thomas infatti è andato il premio “La Fuga”: con i suoi 650 punti ha preceduto Derek Gee, altra novità di questo Giro.

Thomas, davvero un bel Giro d’Italia per te…

Sì, davvero un bel Giro. Mi sono divertito molto sulle strade italiane. Il Giro è il grande tour che volevo assolutamente fare e penso di averlo fatto bene. Con la squadra, non avevamo nessuno per la classifica generale, quindi avevamo la libertà di poter attaccare, di prenderci dei giorni di “pausa” o di provare a resistere in montagna, se volevamo provare a ottenere un risultato ed è stato davvero piacevole correre con questi presupposti.

E tu li hai sfruttati.

Ero in testa alle classifiche della Fuga e degli sprint intermedi… Ho lottato per entrambi. Alla fine questo era il mio secondo grande Giro. Ho 23 anni, sono abbastanza giovane ed è buono in prospettiva.

Cosa sapevi del Giro d’Italia prima di venirci?

Era il grand tour che volevo assolutamente fare, anche più del Tour de France… e non so perché, ma l’Italia è bella. E’ il Paese delle Dolomiti. Volevo andarci, scoprirle…

Il francese della Cofidis è entrato nella prima fuga del Giro verso San Salvo. Poi altre quattro fughe buone e altri tentativi
Il francese della Cofidis è entrato nella prima fuga del Giro verso San Salvo. Poi altre quattro fughe buone e altri tentativi
Beh, le hai scoperte. Come le hai trovate?

Molto dure! Ma in generale i vostri paesaggi, il cibo, la gente per le strade, gli spettatori, i paesini (come nella foto di apertura, ndr)… È stato pazzesco. Alla gente piace andare in bicicletta qui e capiscono quando sei un corridore. Quindi cosa dire: amo l’Italia, ha delle corse molto belle.

I senatori cosa ti avevano detto del Giro?

In realtà non troppo. Io sono arrivato abbastanza tardi alla bici da strada. Prima andavo in mountain bike e non seguivo molto la strada. Ho iniziato a seguire il ciclismo dai tempi di Froome, Quintana

Thomas, hai detto che volevi vedere le Dolomiti, ma c’è stato un paesaggio che ti è piaciuto particolarmente?

L’arrivo di Campo Imperatore mi è piaciuto molto. Ma anche Crans Montana, non era l’Italia ma non importa, era sempre montagna e io adoro questi paesaggi. Il passo prima di Crans, non ricordo il nome (Croix de Coeur, ndr) era pazzesco, con la neve a lato, il pubblico. Ma in generale è stato bello, spesso abbiamo visto anche il mare.

A proposito di mare. A Napoli l’hai mangiata la pizza?

No, ma Giorgio, il nostro cuoco, è italiano, quindi ci ha preparato la pizza nel giorno di riposo.

Thomas è rimasto affascinato dalle montagne, soprattutto dalle Dolomiti
Thomas è rimasto affascinato dalle montagne, soprattutto dalle Dolomiti
Scherzi a parte, che tipo corridore è Thomas Champion?

Direi scalatore. O almeno, da dilettante ero uno scalatore. Tra i professionisti è diverso. Almeno per ora, anche se sono al 100% delle mie possibilità, non mi è possibile vincere in montagna, a meno che non sia in una fuga. Contro i leader non è possibile. Quindi penso di essere un passista-scalatore o qualcosa del genere perché comunque mi piace fare lunghi sforzi, andare in fuga, lavorare con la squadra… Spesso mi fanno tirare in testa al gruppo nelle gare di livello inferiore, ma faccio molto e mi piace questo tipo di sforzo, quindi diremo corridore, scalatore abbastanza tenace.

Hai mostrato un’ottima condizione: come ti sei preparato per questo Giro? Avevi fatto anche un po’ di altura prima di venire in Italia?

In realtà per niente. Io, sono stato chiamato tre giorni prima…

Veramente?

Sì, si… mi è stato detto all’inizio della stagione che dovevo fare il Giro d’Italia ma poi mi hanno detto che non ci sarei più venuto. Abbiamo cambiato i piani con la squadra. Quindi ho fatto i Paesi Baschi, il Romandia… e sono arrivato al Giro già un po’ stanco.

E’ chiaro… Quando hai saputo dunque che avresti fatto il Giro?

La sera della tappa più dura del Romandia. Mi chiamano e mi dicono: “Cosa fai il mese prossimo?”. Perché vai al Giro…”.

Thomas ha accumulato 650 punti, 167 in più di Gee
Thomas ha accumulato 650 punti, 167 in più di Gee
E tu?

Ho detto: accidenti! Se lo avessi saputo prima avrei cambiato il mio avvicinamento. Alla fine mi sono ritrovato al Giro all’improvviso, mal preparato. Per fortuna la forma è stata buona fino alla fine, dispiace solo che poteva essere migliore.

Visti i tuoi tanti attacchi con una condizione migliore, magari una tappa la portavi a casa…

Non possiamo saperlo…

Da quale parte della Francia vieni?

Dalle Alpi, Aix les Bains, Chambery non sono lontano dalla Svizzera.. 

Zone del Delfinato…

Sì del Delfinato, del Tour… 

C’è qualche corridore che hai ammirato in questo Giro?

Direi Geraint Thomas. Lui è un leader perfetto, con carisma, esperto e la sua Ineos Grenadiers corre veramente bene. Non lo conosco, ma mi è sembrato gentile quelle volte che ci sono capitato vicino.

L’evoluzione di Laporte, l’occhio dell’ex diesse Damiani

02.04.2023
4 min
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Christophe Laporte. E’ lui uno dei personaggi del momento. Il corridore della Jumbo-Visma sta crescendo sempre di più. Ormai è a pieno titolo un big. La consacrazione è avvenuta nel team olandese, ma la base ha radici francesi. La base è firmata Cofidis.

Roberto Damiani Laporte lo ha diretto in passato. E conosce molto bene sia l’atleta che l’uomo. Con il suo aiuto dunque, conosciamo meglio il corridore che è ormai ben più della semplice ombra di Wout Van Aert.

Roberto Damiani (classe 1959) ha diretto Laporte per quattro stagioni (foto Instagram)
Roberto Damiani (classe 1959) ha diretto Laporte per quattro stagioni (foto Instagram)
Roberto, Laporte…

Non mi sorprende affatto – ci precede Damiani – di quel che sta facendo. Ho lavorato con lui quattro anni ed era già in Cofidis da quattro. Certamente le sue prestazioni attuali sono frutto dell’ultimo lavoro fatto, della sua maturità ma tutto questo viene dal lavoro fatto prima in Cofidis.

E che lavoro è stato?

Un lavoro graduale. Quando lui è arrivato in Cofidis veniva dalla mountain bike, fu una scoperta del settore giovanile della nostra squadra. Iniziò come apripista di Bouhanni. Poi nel 2019 gli fu data carta bianca per le volate e vinse nove corse. Okay, si può dire che non erano corse di altissimo livello, e cavolate simili, perché vincere non è mai facile, ma furono pur sempre nove corse. Non una o due.

Quindi non ti stupisce…

Che Laporte vinca delle corse lo trovo normale, che vinca delle corse importanti fa piacere. Ha l’età giusta, la maturazione fisica e mentale. Poi sono più contento se vince un Cofidis! Ma in alternativa fa piacere che vinca lui, che oltre ad essere un bravo atleta è anche una brava persona.

Laporte da apripista a “carnefice” di Bouhanni, fu poi un jolly per Viviani
Christophe Laporte vince la prima tappa all’Etoile de Besseges 2021 davanti a Nacer Bouhanni
Dopo la Gand-Wevelegem un giornalista ha chiesto a Laporte se non avesse perso del tempo in Cofidis. Lui ha risposto di no e che è stata un’esperienza molto importante. Cosa ne pensi?

Ho sentito qualcosa di simile anche da parte di alcuni tecnici. Che dire: è facile prendere un corridore dalla Cofidis e poi mandarlo forte. E’ vero. Ed è vero perché con noi creano un’ottima base. Lavorano bene. Noi rispettiamo, forse a volte anche più del dovuto, i nostri corridori, il loro processo di crescita, abbiamo modi sin troppo gentili e ci schieriamo dalla parte dell’atleta, ma come si dice in medicina “ante non nuocere” e mai esageriamo con i carichi di lavoro. In Jumbo-Visma hanno approfittato di questo lavoro, della maturazione della persona e ora lo mettono in evidenza. Se un giornalista pensa che Laporte da noi abbia perso tempo, pensate il tempo che ha perso quel giornalista a fare il suo mestiere…

Heijboer, capo della performance della Jumbo-Visma, ci ha detto che non solo si ritrovato un super corridore, cosa che in parte lo aveva sorpreso, ma anche un leader. Anche in Cofidis era un leader oppure il “fiore doveva germogliare”?

Diciamo che spesso lo è stato. Quello che ho notato io è che è stato molto professionale, super corretto. Era stato preso per tirare, anche quando era meno giovane lo ha fatto mettendosi al servizio di Viviani. Christophe capì bene l’investimento che fu Elia per la Cofidis e non battè ciglio. Neanche durante un Tour de France. Lui, francese, eseguì gli ordini di squadra alla lettera. E anche per questo oggi mi fa piacere vederlo vincere.

Ci sta. Parole non banali…

Semmai fu un leader silenzioso. E comunque chi vince nove corse in un anno un leader lo diventa. Solo che nonostante quei successi si mise sempre a disposizione della squadra.

Per Damiani, Laporte (classe 1992) potrà essere protagonista già alla prossima Roubaix, nonostante i presumibili ordini di scuderia
Per Damiani, Laporte (classe 1992) potrà essere protagonista già alla prossima Roubaix, nonostante i presumibili ordini di scuderia
Guardiamo avanti: ha ancora dei margini secondo te?

Beh, adesso è ad un livello alto… molto alto. In queste gare del Nord può fare molto e può essere protagonista. E io credo che potrà essere in primo piano anche alla Parigi-Roubaix, pur stando in quella squadra con Van Aert. Ricordo che arrivò sesto con noi in una Roubaix.

C’è qualcosa che ti ha colpito di questo atleta? Qualcosa che ricordi in modo particolare?

Come ho accennato: la sua correttezza, specie nei confronti di Viviani. E poi un suo cambiamento.

Quale?

Pochi giorni fa ho letto che gli pesa non poco il fatto di stare via da casa. E in effetti ricordo che dopo il Covid forzammo un po’ la mano per portarlo in altura. Faceva fatica a stare fuori anche un solo giorno in più. Adesso invece lo sento parlare di ritiri, di tre settimane di altura… Questa evoluzione fa parte della maturazione di una persona. Quando dico che a volte imporsi alla lunga paga e che siamo buoni! Capisco bene il sacrificio di stare lontano da casa, di lasciare i figli piccoli, ma i sacrifici danno i loro frutti. Christophe lo ha capito. Fare l’altura non è una moda.

Dall’Arabia risponde Consonni. Simone re a Maraya

04.02.2023
5 min
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«Sto facendo i bagagli e sto lavando le scarpe. Con il tratto di sterrato erano diventate marroni», succede anche questo ad un corridore, campione olimpico, che ha vinto da poco una corsa. Da Simone a Simone. Dopo il racconto della bella vittoria di Velasco di ieri, qualche ora prima, aveva alzato le braccia al cielo anche Simone Consonni.

Al Saudi Tour il corridore della Cofidis ha raccolto una vittoria pesante. Erano le dieci di sera in Arabia Saudita quando Simone ci ha raccontato tutto. Stava riordinando le sue cose appunto. Il volo del rientro in Italia sarebbe avvenuto di buon mattino. E probabilmente mentre esce questo articolo Consonni è in viaggio.

Simone Consonni (classe 1994) ha vinto ieri a Maraya. Questo successo gli ha permesso di chiudere 7° nella generale
Simone Consonni (classe 1994) ha vinto ieri a Maraya. Questo successo gli ha permesso di chiudere 7° nella generale

Come un quartetto

A Maraya battuti nomi di peso, nel vero senso della parola, a partire da quel mostro di watt che è Dylan Groenewegen, quarto all’arrivo. Nella foto di apertura si nota, col casco azzurro, come l’olandese chini la testa, tanto che poi è stato saltato anche da Malucelli e Ackermann. Simone li ha battuti su un arrivo particolare: 500 metri al 6%-7%. Strada larga. Per certi traguardi serve una centrale nucleare di watt.

«E’ stata una volata tiratissima e lunghissima – racconta Consonni con tono squillante – ma quando ai 150 metri ho saltato Groenewegen mi sono detto: “Oggi non può saltarmi più nessuno”. E ho tirato dritto. Ho spinto come se non ci fosse un domani, come se fossi stato nei giri finali di un quartetto alle Olimpiadi. E’ stato davvero un arrivo duro. Tirava tanto».

Tra sterrati e deserto quanta polvere, ma che scenari in Arabia Saudita…
Tra sterrati e deserto quanta polvere, ma che scenari…

Watt e peso

Dicevamo di un arrivo duro. In questi casi azzeccare il rapporto è importantissimo ed è vero che servono tanti watt, ma con 500 e passa metri di salita inizia a contare anche il peso dell’atleta. E così dai watt puri si può accennare anche al rapporto potenza/peso. Ed è quello che forse ha agevolato Consonni.

Il lombardo è stato potentissimo, come Groenewegen, ma negli 50-70 metri gli 80 e passa chili del “bestione” della Jayco-AlUla si sono fatti sentire.

«Con che rapporto ho fatto lo sprint? Dietro non lo so, immagino non con l’11, anche perché da quest’anno uso il 56. E poi questi arrivi mi piacciono, sono ideali per me. Posto che lo scorso anno ho vinto una volata super piatta». Vista la velocità con cui è uscito dalla testa del gruppo siamo certi che non avesse il 56×11: la sua cadenza era nettamente superiore a quella di tutti gli altri.

«Finalmente – prosegue Simone – ho passato un buon inverno. Uno dei pochi in cui ho potuto fare una preparazione senza grossi intoppi o problemi fisici. Già in ritiro mi sentivo bene, avevo buone sensazioni. Computerini, test, potenziometri e strumenti vari me lo dicevano. E questa settimana al Saudi ha confermato queste buone sensazioni (è andato bene anche nella frazione più dura, ndr)».

Il fatto che Consonni abbia vinto ci fa un po’ sorridere. Poche ore prima usciva l’articolo in cui Endrio Leoni lo metteva tra i migliori sprinter italiani, ma anche tra coloro che vincono poco. E forse avrebbe fatto meglio a fare l’apripista, visto che è anche bravo a muoversi in gruppo.

«Eh – sorride Consonni – che dire… alla fine ho fatto un po’ tutta la mia carriera nel mezzo, tra fare le volate e tirarle. Ho provato a fare l’apripista con Kristoff, Gaviria, Viviani… ma a 28 anni voglio provare a vedere fin dove posso arrivare».

Dalla terza frazione in poi la Cofidis ha lavorato per Consonni
Dalla terza frazione in poi la Cofidis ha lavorato per Consonni

Più spazio…

Lo scorso anno Simone aveva concluso la stagione con dei buoni piazzamenti e una vittoria. Man mano stava acquisendo più spazio e più fiducia in squadra. Sarà sempre più così?

«Lo scorso anno – dice il lombardo – avevo già avuto un bel po’ di spazio e lo stesso sarà quest’anno. Avrò un determinato ruolo in base alla giornata: come sto, come è l’arrivo, a chi è più adatto in squadra… Per esempio qui al Saudi nelle prime due tappe ero in appoggio a Max Walscheid, in queste ultime frazioni è stato il contrario. Anche perché io stavo bene, c’era questo arrivo adatto a me, in più ero anche messo bene nella generale: squadra e compagni mi hanno dato fiducia.

«Mi piace questo ruolo di fiducia. Mi ricorda i tempi della Colpack! Quando le volate erano piatte piatte mi buttavo nella mischia magari per chi era super veloce, penso a Lamon… Ma quando la corsa era un po’ mossa loro ricambiavano».

Da Monaco 2022 (in foto) a Grenchen: i Campionati europei sono importantissimi in chiave olimpica per Simone e gli azzurri
Da Monaco 2022 (in foto) a Grenchen: i Campionati europei sono importantissimi in chiave olimpica per Simone e gli azzurri

Subito pistard

Ma il tempo di festeggiare è poco… per non dire che è già finito. La giostra del ciclismo gira veloce ed è già tempo di Campionati europei. Dalla prossima settimana Consonni sarà impegnato a Grenchen in pista.

«Eh già, da 4-5 ore (ieri, ndr) sono tornato pistard! La testa è già lì – conclude Consonni – ci tengo molto a questi europei. Ci mancheranno un po’ di tattica e di tecnica, visto che abbiamo tutti corso parecchio su strada e girato poco in pista, ma ci arriviamo bene fisicamente.

«Ganna a San Juan è stato spettacolare anche in salita. L’altro giorno Milan ha vinto qui in Arabia… Anche io potrò dare il mio contributo. E non sarà solo il quartetto di Ganna e Milan. Ho alzato la mano anche io!».